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Alle 18 a Treviso seminario pubblico sulla gestione degli alberi e sullo sviluppo della foresta urbana

Oggi, mercoledì 5 febbraio 2020, alle ore 18, l’Ordine dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali della Provincia di Treviso, in collaborazione con la Fondazione Benetton Studi Ricerche, propone, nell’auditorium degli spazi Bomben di Treviso, un seminario pubblico sul tema della gestione degli alberi e dello sviluppo della foresta urbana, a partire da alcune esperienze attuate nel Nord Europa.

L’evento, aperto a cittadini, tecnici e operatori coinvolti nella gestione degli alberi in città, è organizzato in occasione dei lavori a Treviso, in Fondazione Benetton, sino al 7 febbraio, del gruppo di lavoro internazionale TeSTTechnical Standards in Tree Work, progetto co-finanziato dall’Unione Europea mediante il Programma Erasmus+, e finalizzato all’innalzamento degli standard di lavoro in arboricoltura e al miglioramento della gestione del verde in città. Interverranno: Paolo Pietrobon, dottore forestale, Qualificare la gestione degli alberi europei. Il Progetto Erasmus+ TeST – Tree Standards in Tree Work; Jaroslav Kolařík, ingegnere forestale, con la relazione Experience with Arboricultural standards in the Czech Republic che illustrerà la positiva esperienza nello sviluppo di standard tecnici nella Repubblica Ceca, che ha consentito di innalzare la qualità della gestione degli alberi in ambiente urbano e la conservazione di alberi di pregio anche quale risposta ai cambiamenti climatici; Tom Joye, ingegnere forestale, che, nel suo intervento Tree management in Belgium, condividerà le migliori esperienze affinate nel suo paese, con una particolare attenzione allo sviluppo e alla conservazione di suoli adeguati alla vita degli alberi urbani e alla cura degli alberi monumentali.

Il gruppo di lavoro internazionale, coordinato dalla ceca Arboristica Akademie e dall’European Arboricultural Council, vede la partecipazione di undici partner provenienti da Germania, Belgio, Olanda, Spagna, Italia, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Lettonia, Lituania e Croazia, e al termine del soggiorno trevigiano procederà a licenziare la bozza definitiva dell’ETPS – European Tree Pruning Standard, documento tecnico che negli auspici diverrà lo standard comune nella gestione degli alberi in città per tutti i paesi partecipanti. Il contributo italiano al progetto vede l’impegno dei dottori forestali Paolo Pietrobon – che è anche presidente dell’Ordine dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali della provincia di Treviso – e Anna Barp, entrambi soci della Società Italiana di Arboricoltura e consulenti esperti di numerose pubbliche amministrazioni in materia di verde urbano.

La gestione degli alberi e lo sviluppo della foresta urbana costituiscono uno degli strumenti per la mitigazione climatica alla scala locale e rientrano tra gli strumenti inseriti dalle Nazioni Unite nell’Obiettivo 11 (rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili) dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità, sottoscritto nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU.

Ingresso libero. Auditorium spazi Bomben, via Cornarotta 7, Treviso. Per la partecipazione al seminario, saranno riconosciuti i crediti formativi ai Dottori  Agronomi e Dottori Forestali iscritti all’Ordine professionale. Per informazioni: Fondazione Benetton Studi Ricerche, T 0422 5121, www.fbsr.it

Fonte: Servizio stampa Fondazione Benetton Studi Ricerche

Fieragricola 2020, in Africa il 24 per cento della superficie agricola mondiale, difficoltà e potenziale sullo stesso piano

L’Africa è un Continente in ritardo strutturale anche in campo agricolo, con problemi organizzativi e tecnologici. Ne deriva una crisi di sistema della filiera che si evidenzia nella produzione di un’economia che, sebbene rappresenti il 24% della superficie agricola utilizzabile (Sau) mondiale, in termini di valore si ferma al 6%. È il combinato disposto di un’area gigantesca dalle forti contraddizioni, in cui le grandi potenzialità, frutto anche di una notevole ricchezza naturale, e le sconfinate aree rurali fanno a pugni con l’emergenza denutrizione e con un’agricoltura di pura sussistenza, mentre vola il deficit commerciale dell’agroalimentare e, paradossalmente, aumentano gli sprechi alimentari (al 15%) a causa di perdite lungo la filiera produttiva e distributiva.
Un Continente, infine, che rappresenta comunque il futuro in termini demografici (con oltre 1/4 della popolazione mondiale entro trent’anni), ambientali e commerciali. È il quadro di sintesi offerto dal report dell’Osservatorio Fieragricola – Nomisma “Agribusiness in Africa e le relazioni commerciali con Ue e Italia”, presentato a Veronafiere in apertura della 114ª edizione della manifestazione agricola scaligera. Al convegno, moderato dal direttore del Tg2 Gennaro Sangiuliano, hanno partecipato la ministra delle Politiche agricole Teresa Bellanova, la ministra dell’Agricoltura della Croazia Marija Vučković, che presiede il Consiglio dei ministri agricoli dell’Ue nel primo semestre 2020, il professor Giulio Tremonti, giurista, già ministro dell’Economia e delle Finanze; padre Mauro Gambetti, custode del Sacro Convento di Assisi, Denis Pantini, responsabile Area Agricoltura e Industria alimentare di Nomisma e, in collegamento da Bruxelles, l’europarlamentare Paolo De Castro, primo vicepresidente della Commissione Agricoltura e Sviluppo rurale e  relatore per il Parlamento europeo della proposta di riforma della Pac post 2020.
Lo stato attuale. Pur con un quadro economico-demografico ancora in via di sviluppo, nonostante i trend positivi della ricchezza prodotta in particolare in alcune aree del Nord e del Sud, l’Africa è in assoluto l’area a maggior potenziale tasso di sviluppo agricolo. Basti pensare che i 232 miliardi di dollari di valore della produzione discendono in gran parte da colture a seminativo (epicentro mondiale di coltivazioni di mais e sorgo), mentre le colture a maggior valore aggiunto (frutta e ortaggi) rappresentano ancora solo il 3% della superficie coltivata (1,1 miliardi di ettari la Sau complessiva). Anche l’allevamento, pur rappresentando il 20% della produzione mondiale di carne ovina e bufalina, non riuscirà a tenere il passo del fortissimo incremento demografico, facendo sempre più del Continente africano un importatore netto di alimenti di origine animale. Infine, anche sul piano dei macchinari – evidenzia il report – i margini sono enormi. A oggi infatti il rapporto tra macchine agricole e trattrici per ettaro coltivato è infinitesimale: un macchinario ogni 31 in Europa e addirittura uno ogni 50 in Italia.
Veronafiere in prima fila per non perdere opportunità. Per il presidente di Veronafiere, Maurizio Danese: «Nel 2000 “The Economist ” definì l’Africa il continente senza futuro. Non è così. Oggi l’Africa è considerata ricca di speranze e di risorse ed è al centro di un rinnovato dialogo con l’Unione europea attraverso la Task Force for Rural Africa, che ha creato una partnership operativa tra Ue e Unione africana.Ed è importante oggi poter fornire indicazioni utili ainquadrare il sistema agricolo italiano nel contesto europeo e le  relative opportunità di interscambio commerciale». «L’Europa – il commento del direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani – sta capendo l’importanza di lavorare su un rapporto complementare con l’Africa. Una partnership di prospettiva in termini commerciali e sociali che nel lungo periodo si rivelerà fondamentale e che non ci possiamo permettere di perdere, come sta accadendo, in favore di un nuovo  baricentro spostato a Est. Come Fieragricola, anche assieme a Ice e FederUnacoma, abbiamo avviato articolati percorsi di internazionalizzazione basati su attività promozionali e incoming – delle 30 delegazioni commerciali, invitate, 17 sono di stati africani –, mentre da tempo coltiviamo relazioni con importanti Paesi, dal Marocco al Sudafrica, dove siamo già presenti con nostre manifestazioni legate all’agricoltura».
Mercato. Negli ultimi dieci anni lo scenario delle importazioni agricole verso l’Africa ha infatti subito modifiche sostanziali, con la Russia che è diventata il principale fornitore di derrate agricole forte di una quota di mercato che dal 5% del 2008 è passataal 12%, grazie all’export cerealicolo. Per contro, perdono quote sia i Paesi europei che gli Usa a fronte di un nuovo player, l’India, che si sta prepotentemente facendo largo. I principali prodotti importati riguardano cereali (64% del totale), pesci e crostacei (13%), semi e frutti oleosi (8%). E se sulle derrate l’Italia gioca un ruolo marginale e in calo (l’1% del totale), nei macchinari vanta una storica posizione di leadership sempre più minata anche qui da fornitori orientali: l’India (al 23%), che precede il Belpaese (15%) nell’export di trattrici; la Cina, che domina (27%) sempre  sull’Italia (9%) nelle macchine agricole. Ed è proprio quest’ultima la voce più promettente nel breve periodo, con una crescita complessiva della domanda del 65% in 10 anni, da 1,4 a 2,3 miliardi di dollari. Anche l’Africa non è esente da una tendenza che si sta affermando su scala globale, che vede economie emergenti rafforzare le relazioni bilaterali tra di loro. Per il responsabile di Nomisma Agroalimentare, Denis Pantini: «In considerazione del progressivo aumento demografico e della relativa domanda alimentare, si comprende come la necessità per il Continente africano di un maggior sviluppo del proprio settore primario diventi fondamentale. Uno sviluppo che non può non passare da un contestuale incremento tecnologico e di dotazione di macchine in grado di aumentare la produttività in ottica sostenibile. Scendendo nel dettaglio del commercio di prodotti agricoli ed alimentari, si evince come la nostra bilancia commerciale presenti un saldo negativo di quasi 650 milioni di euro, determinato soprattutto dagli acquisti di derrate agricole africane riguardanti principalmente pesci (59%dell’import agricolo a valore), frutta e verdura (27%), per oltre un terzo rappresentati da agrumi, in gran parte provenienti dal Sud Africa». A questo link la sintesi per la stampa.
Fonte: Servizio stampa Veronafiere

Confermato anche per il 2020 il contributo regionale fino a 200 euro ad ettaro per la coltivazione della barbabietola da zucchero

Con l’approvazione del provvedimento che stanzia 800 mila euro, la Regione Veneto conferma anche per la campagna 2020 il contributo alle aziende agricole che coltivano barbabietola da zucchero.

Solo 2 i zuccherifici ancora in funzione in Italia, tra cui uno in Veneto. “La barbabietola da zucchero è una coltura importante – spiega l’assessore all’Agricoltura Pan – sia per mantenere i corretti avvicendamenti colturali nelle diverse aree produttive del Veneto, sia per conservare le caratteristiche agronomiche dei suoli e prevenire l’insorgere di problematiche fitosanitarie; ma anche per sostenere la filiera italiana dello zucchero, garantendo la materia prima ai due zuccherifici in funzione nel territorio nazionale, a Pontelongo nel Padovano e a Minerbio in Emilia. Pertanto riconfermeremo anche quest’anno il contributo fino a 200 euro ad ettaro per gli imprenditori agricoli bieticolo-saccariferi che rispettino per il 2020 l’impegno agroambientale di coltivare la barbabietola da zucchero su terreni aziendali”.

Le domande per accedere ai contributi saranno gestite da Avepa. I contributi saranno concessi alle aziende che non beneficiano sulle superfici in questione di altri aiuti per coltivazioni biologiche o pagamenti agroclimaticoambientali previsti dal Programma di sviluppo rurale. L’importo complessivo degli aiuti non potrà superare i 20 mila euro per impresa unica nell’arco di tre esercizi finanziari.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

Anteprima Amarone 2016 oggi apre al pubblico e mostra una Valpolicella sempre più “green”

Il colore simbolo è quello del rosso Amarone, ma nei 19 comuni della Doc Valpolicella si fa sempre più largo il verde, quello della sostenibilità. È quanto emerge –nell’ultima giornata di Anteprima Amarone 2016 – dalle rilevazioni di Avepa (l’Agenzia veneta per i pagamenti in agricoltura), che registra una repentina rivoluzione verde nelle aree enologiche simbolo del veronese.

In pochi anni (dal 2012 a fine 2019) il biologico in vigna è infatti cresciuto del 152% in termini di superficie, con un’impennata solo nell’ultimo anno di circa il 14% a fronte di una media nazionale ferma nel 2019 a +1%. “Una tendenza bio – ha detto il direttore del Consorzio tutela vini Valpolicella, Olga Bussinello – cominciata forse un po’ tardi ma che ora non accenna a rallentare, se si considera che anche gli ettari in conversione sono cresciuti nell’ultimo anno del 10,5%”. Ma a trainare i vigneti green in Valpolicella è soprattutto il progetto RRR (Riduci, Risparmia, Rispetta), la certificazione voluta per le aziende dal Consorzio a tutela dell’ambiente, che prevede l’adozione di tecniche innovative in vigneto ma anche la sostenibilità sociale e la tutela del paesaggio. Anche qui la crescita è in doppia cifra: +31% gli ettari RRR dall’inizio della certificazione, il 2017, a oggi. Complessivamente, rileva Avepa, in un’area di poco meno di 8.300 ettari Dop, poco meno di 1/4 sono green o lo stanno per diventare ufficialmente dopo il periodo in conversione (dati Sian, Avepa, Consorzio Valpolicella).

Appassimento, tecnica enologica candidata alla protezione Unesco. Anteprima Amarone 2016 (Verona, Palazzo della Gran Guardia) vedrà protagonista una delle annate più promettenti degli ultimi anni per il Re di un territorio che vanta un giro d’affari da circa 600 milioni di euro l’anno, per oltre la metà ascrivibile alle vendite del Grande Rosso. L’economia dell’Amarone nei 19 comuni della Valpolicella è portata avanti da un microcosmo di 2.273 produttori di uve e 272 aziende imbottigliatrici con 373 fruttai destinati all’appassimento – la tecnica enologica candidata a rientrare sotto la protezione Unesco -, per un giro d’affari che, secondo l’indagine interna svolta da Nomisma Wine Monitor, nel 2019 sfiora i 345 milioni di euro. Circa 15 milioni le nuove bottiglie di Amarone che entreranno in commercio quest’anno. Tra le iniziative del Consorzio in tema di monitoraggio, è in arrivo anche la stipula di un protocollo d’intesa con Avepa per la creazione dell’“Osservatorio Valpolicella”. Un outlook che consentirà di tenere sotto controllo le dinamiche socioeconomiche della filiera.

Fonte: Servizio stampa Consorzio tutela vini Valpolicella

Wuhan novel Coronavirus: come nasce un’emergenza epidemica

L’esistenza di mercati di animali vivi simili a questo in altri paesi asiatici e africani è da lungo tempo riconosciuto come un fattore di rischio per la sanità globale

Erano i primi giorni di gennaio quando hanno iniziato a circolare le prime voci relative ad un cluster di casi di polmonite in Cina. Le somiglianze con il caso SARS sono state lampanti da subito: stessi sintomi, stesso decorso della malattia, stessa correlazione con un mercato di animali vivi. A differenza di quanto successo nel 2002, quando ci vollero mesi prima di identificare la causa dell’epidemia, nel 2020 la scienza ha impiegato solamente 8 giorni a fornire nome, cognome e carta d’identità completa del virus.

Sebbene questo risultato abbia permesso di confermare in tempi record i sospetti degli esperti, la sequenza genetica di quello che oggi è conosciuto come Wuhan novel Coronavirus (nCoV) lascia ancora molti dubbi sull’origine dell’epidemia. Infatti, in natura esiste un’enorme diversità di coronavirus in molte specie di mammiferi ed uccelli. In particolare, ad oggi si conoscono almeno 50 virus appartenenti allo stesso cluster di SARS e di questo nuovo coronavirus che circolano nei pipistrelli rinolofi ma sono considerati innocui per l’uomo.

Perché Wuhan nCoV sta infettando l’uomo? Sebbene non esista ancora una risposta definitiva a questa domanda, i 18 anni intercorsi tra l’emergenza della SARS e oggi ci hanno insegnato diverse lezioni, che hanno sì a che fare con lo studio dei coronavirus ma riguardano anche la dimensione umana delle malattie infettive emergenti. Dal punto di vista virologico, oggi sappiamo che la capacità di infettare l’uomo dipende dalla compatibilità tra le proteine di superficie di un virus e i recettori umani. In parole semplici, un dato coronavirus deve avere la chiave giusta per aprire la serratura presente sulle cellule umane. Da qualche giorno i ricercatori hanno dimostrato come il Wuhan nCoV utilizzi efficacemente lo stesso recettore cellulare umano riconosciuto dal SARS CoV, spiegando quindi come sia stato in grado di infettare l’uomo. Tuttavia, la sorveglianza estensiva nei pipistrelli dal 2005 ad oggi non ha mai identificato virus con capacità simili nel pipistrello, ad eccezione di una sola variante considerata in grado di legarsi debolmente ai recettori umani. Ciò suggerisce che il passaggio diretto da pipistrello a uomo non sia sufficiente a scatenare l’epidemia nell’uomo, sia in passato, sia adesso.

Fattori sociali e culturali: da SARS a Wuhan nCOV. Diversi studi hanno tentato di ricostruire le cause scatenanti l’epidemia di SARS. Tra queste, non sono da dimenticare i fattori sociali e culturali, che si traducono in comportamenti umani profondamente radicati quali la caccia, il commercio e il consumo di animali selvatici, le scarse condizioni igienico-sanitarie dei mercati, la deforestazione e l’urbanizzazione spinta. Tutte queste condizioni, tipiche dei paesi tropicali, contribuiscono ad aumentare di molto i contatti tra diverse specie selvatiche, animali domestici e uomo, fornendo maggiori chances di trasmissione. Inoltre, la commistione innaturale di animali diversi in condizioni di forte stress tipiche dei mercati di animali vivi possono portare alla “creazione” di nuove varianti del tutto inaspettate, come se si trattasse di veri e propri laboratori di virologia. Il fatto che Wuhan nCoV somigli a un virus di pipistrello ma sia, a differenza della maggior parte di questi, in grado di infettare l’uomo è quindi probabilmente dovuto all’infezione accidentale di un ospite intermedio che ha fornito al virus la chiave giusta per entrare. Il passaggio potrebbe quindi essere ancora una volta lo stesso, dal pipistrello ad un altro animale all’uomo. Se il passaggio dai pipistrelli ai dromedari si stima essere avvenuto almeno una ventina d’anni prima dell’emergenza nell’uomo di un altro coronavirus epidemico, agente eziologico della sindrome detta MERS, ad oggi è ancora troppo presto per sapere da quanto Wuhan CoV circolasse e in quali ospiti. La scatola nera potrebbe essere nel mercato del pesce di Wuhan e saranno necessari campionamenti estensivi negli animali presenti per arrivare al nocciolo della questione. Nonostante il nome, è noto come in questo mercato fossero venduti moltissimi animali vivi, appartenenti a specie allevate ma anche catturate dal loro ambiente naturale. Sebbene la Cina abbia oggi bandito temporaneamente questo tipo di attività in risposta all’epidemia, è probabile che i mercati verranno nuovamente aperti una volta calato il silenzio, esattamente come successo nel 2003 a pochi mesi dall’ultimo caso di SARS. L’esistenza di mercati di animali vivi simili a questo in altri paesi asiatici e africani è da lungo tempo riconosciuto come un fattore di rischio per la sanità globale. Come visto, l’emergenza di malattie dal serbatoio animale è per lo più dettata dai numeri, dalla probabilità, ed è pertanto un rischio difficilmente calcolabile e prevedibile. Quindi, puntare il dito contro i pipistrelli e i virus che convivono in equilibrio con i loro ospiti naturali è non solo inutile ma anche dannoso perché distoglie la nostra attenzione dalle uniche cause di queste emergenze sulle quali l’uomo possa intervenire.

Fonte: IZSVe

Stasera al Wigwam di Arzerello di Piove di Sacco (PD) corso per giornalisti Odg-Argav sulle api, al termine si parla di come gustare al meglio il “museto” e dei trovatori medievali

Fabrizio Stelluto, presidente Argav, mentre modera l’incontro ad Arzerello (foto di archivio)

Una scoperta ed una nuova “chiave di promozione del territorio” è proposta dal libro “I trovatori alle corti di Este, Calaone e Ferrara, il più importante focolaio trobadorico del XIII secolo” che l’autrice, la socia Argav Luisella Fogo, presenterà stasera, venerdì 31 gennaio nella consueta sede del circolo di campagna Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (PD), in via Porto 8. A seguire sarà con noi anche Matteo Guidolin, presidente Ingorda Confraternita del Museto, che guiderà ad una piccola degustazione del ghiotto insaccato. Contribuiscono alla degustazione Italbontà di Codevigo (musetto) e Pastificio Artusi di Casalserugo (gnocchi di patata alle rape rosse).

La serata prenderà avvio alle ore 19 con il corso, aperto a tutti, Api ed insetti impollinatori in un ambiente che cambia”, moderato dal presidente Argav Fabrizio Stelluto, relatori: Paolo Fontana (ore 19.10), entomologo Fondazione Edmund Mach, presidente World Biodiversity Association “Api, clima e ambiente”; Michele Merella (ore 19.40), presidente Apidolomiti, “L’apicoltura nel bellunese, uno strumento per lo sviluppo territoriale”; Franco Mutinelli (ore 20.10), Istituto Zooprofilattico delle Venezie – Direttore Centro Referenza Nazionale Apicoltura, “Lo stato di salute delle api ”; Emanuele Rigato (ore 20.40), co-founder start up Smart Bugs, “Il progetto di ricerca BeeOShield”. Per gli iscritti all’Ordine dei Giornalisti, il corso darà diritto a 2 crediti formativi.

 

 

Green Deal e futura Pac, se ne parla sabato 1 febbraio 2020 a Verona a Fieragricola nell’incontro organizzato da Veneto Agricoltura, patrocinato da Argav e Unaga

Il Green Deal Europeo, presentato a dicembre 2019 dalla Commissione, prevede una serie di azioni per stimolare l’uso efficiente delle risorse, grazie al passaggio a un’economia circolare e pulita, arrestare i cambiamenti climatici, mettere fine alla perdita di biodiversità e ridurre l’inquinamento. Il documento, accolto con favore da tutte le parti sociali, illustra anche gli investimenti necessari e gli strumenti di finanziamento che l’UE metterà a disposizione. Il Green Deal riguarda tutti i settori dell’economia, in particolare i trasporti, l’energia, l’edilizia, vari settori industriali, le TIC, l’agricoltura, ecc. E’ proprio sul binomio Green Deal e agricoltura che sarà dedicato il seminario proposto da Veneto Agricoltura, d’intesa con Unaga e Argav, sabato 1° febbraio (ore 11:30) nello stand della Regione Veneto (Pad. 4) a Verona in occasione di Fieragricola.

L’importante tema sarà affrontato, tra gli altri, dal prof. Angelo Frascarelli dell’Università di Perugia che spiegherà come gli agricoltori europei siano sì pronti a fornire e sostenere una visione così ambiziosa come questa proposta dall’UE nei confronti del clima, ma a condizione che il Green Deal sia coerente con lo sviluppo del settore agricolo. Ormai da anni gli agricoltori europei chiedono politiche coerenti, redditi decenti e lo stop ad una rappresentazione “ingiusta” del comparto. Si tratta di concrete preoccupazioni che devono essere affrontate con urgenza, ancora più oggi di fronte ad un Green Deal che solleva più domande tra gli agricoltori europei di quante non siano le risposte che dovrebbe invece offrire. Avere una visione chiara sui cambiamenti climatici è per l’Unione Europea senz’altro obbligatorio, ma questo dovrebbe avvenire nell’ambito di un progetto concreto e realistico, che davvero “non lasci indietro nessuno”, come recita il documento della Commissione sul Green Deal.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Al via oggi a Verona sino a sabato 1 febbraio 2020 Fieragricola

È scattato il conto alla rovescia per la 114ª edizione di Fieragricola, rassegna internazionale di agricoltura, meccanica agricola, zootecnia, agroforniture, energie rinnovabili e servizi, in programma a Verona Fiere da oggi, mercoledì 29 gennaio  a sabato 1 febbraio. Attese, al convegno inaugurale dedicato all’agribusiness di Ue e Italia in Africa, la ministra alle Politiche agricole, Teresa Bellanova, e la ministra dell’Agricoltura della Croazia, Marija Vučković.

La manifestazione si conferma tra le più rilevanti nel panorama europeo e presenta numeri in crescita: 10 padiglioni occupati, 900 espositori (+8,2% sull’edizione 2018), una superficie netta di 67.600 metri quadrati netti (+18,7%), due aree demo esterne di 9.500 metri quadrati allestite per gli «special show», 800 capi di bestiame in esposizione (+14,3%), oltre 130 convegni, approfondimenti e corsi di formazione in calendario. Molti anche i premi e i concorsi in calendario nei quattro giorni di manifestazione.

Sicurezza prodotti, spreco, chimica e bio, Italia parte in pole. Lo studio realizzato dall’Osservatorio Fieragricola -Nomisma, presentato nei giorni scorsi a Roma, ha messo in luce come l’agricoltura italiana, in attesa del Green Deal europeo, il piano operativo sull’economia verde più importante della storia, sia già in vantaggio su uno dei paradigmi cardine: la salubrità e la sicurezza dei suoi alimenti, che presentano le percentuali più alte di prodotti che secondo i controlli dell’autorità per la sicurezza alimentare (Efsa) risultano essere assolutamente privi di residui, meglio di quanto possano vantare Francia, Spagna e Germania. Buone notizie anche sul fronte degli sprechi, con i rifiuti alimentari pro-capite (126 kg annui) del 16% inferiori alla media europea e in forte calo nell’ultimo decennio. Dalla tavola alla terra, secondo il report, le virtù si sommano: lo Stivale detiene il record Ue di superficie e incidenza bio per seminativi e colture permanenti con 1,5 milioni di ettari, davanti a Francia, Spagna e Germania, mentre calano anche le emissioni di gas serra (-12,3% negli ultimi vent’anni secondo Eurostat), che incidono per il 7% sul totale delle emissioni contro il 10% della media europea. Ma la sensibilità green degli agricoltori e dei prodotti italiani è ancora più evidente alla prova di agrofarmaci e fertilizzanti. Infatti, secondo l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), nell’ultimo decennio se ne è fatto sempre meno uso e spesso i consumi si sono dimezzati: è il caso degli insetticidi (da 1 ,2 kg di principi attivi ad ettaro a 0,6 kg), dei fungicidi (-30%), degli erbicidi (-20%), ma anche di azoto (-25%), anidride fosforica (-36%), ossido di potassio (-50%).

Biodiversità e foreste da proteggere, emergenza acqua ed erosione suolo. E proprio dalla tutela del territorio e delle sue risorse arrivano gli elementi su cui sarà fondamentale operare un salto di qualità. Se – per l’indagine Fieragricola Nomisma – sul fronte della tutela della biodiversità e delle aree boschive l’Italia è stabilmente nella top 5 dei Paesi Ue, è invece più problematica la gestione del fattore acqua, con il Belpaese fanalino di coda nel rapporto prelievi/risorse idriche, dove l’agricoltura incide per la metà del proprio utilizzo complessivo. Un problema  strutturale da mitigare attraverso sistemi intelligenti di gestione – come l’irrigazione di precisione – al pari dei consumi di energia da fonti rinnovabili che nel primario rappresenta solo il 2% dei consumi totali. Gravosi infine, e sempre più nemici della preservazione del territorio e dell’ambiente, i fenomeni di consumo del suolo, cresciuti del 50% solo negli ultimi 30 anni, così come l’erosione da acqua che vede il nostro Paese in cima alla classifica europea per i danni inferti al territorio da tali eventi metereologici. In media in Italia si verifica un’erosione di quasi 9 tonnellate di suolo per ettaro all’anno, contro i 4 della Spagna e i 2 della Francia.

Sostenibilità ambientale ma non economica. «È evidente – ha detto il responsabile agroalimentare di Nomisma e curatore dello studio, Denis Pantini – come dallo studio emergano gli enormi sforzi fatti negli anni dagli agricoltori italiani per rendere la propria attività più rispettosa dell’ambiente e come il loro operato sia fondamentale per la tutela dei nostri territori, soprattutto a fronte delle calamità prodotte dai cambiamenti climatici. Una sostenibilità ambientale che però non può essere scollegata da quella economica, senza la quale l’attività agricola stessa non può esistere. E da questo lato, purtroppo, negli ultimi cinque anni i redditi delle imprese agricole italiane non si sono mossi, a fronte invece di quelli degli agricoltori spagnoli e francesi». Sul piano economico complessivo, l’Italia è in testa nel panorama produttivo europeo come valore aggiunto (32,2 miliardi di euro, media ultimo biennio), al secondo posto dietro la Francia (76,3 miliardi di euro) per valore della produzione (56,7 miliardi di euro, media biennio), mentre è più indietro (4ª) nell’export, a 7,6 miliardi di euro. Critica invece la situazione relativa al reddito delle imprese, segnalato nell’ultimo quinquennio in calo nel Belpaese dell’1% a fronte di una media Ue a +6%, con Spagna e Francia a +11%.

Fonte: servizio stampa Verona Fiere

Il “Museto d’oro” 2020 va a Pierluigi De Meneghi, piccolo produttore di Spresiano (TV)

I premiati all’edizione 2020 del Museto d’Oro

Il suo segreto è il rispetto per i maiali: li alleva all’aperto, d’estate allestisce per loro anche una doccia fresca, il cibo è tutto di sua produzione – mais, frumento e orzo -. Ma l’ingrediente in più, quello che l’ha fatto vincere, è la musica: ha impostato un timer, ogni due ore la radiolina suona per venti minuti. “Me l’ha insegnato un veterinario trent’anni fa, diceva ai contadini che le mucche se ascoltano la musica fanno più latte, ed è vero. Per questo faccio ascoltare loro la radio e li tengo puliti. Se il maiale sta bene, la sua carne è migliore. E a quel punto fare un buon museto è facile: io ci metto solo sale e pepe”, spiega Pierluigi De Meneghi, piccolo produttore locale 55enne di Spresiano, in provincia di Treviso (30 maiali all’anno, azienda aperta nel 2015 sul solco di una decennale tradizione famigliare), che di primo lavoro è quadro in una azienda metalmeccanica.

È lui il vincitore del Museto d’Oro 2020, terza edizione del premio indetto dall’Ingorda Confraternita del Museto che venerdì 17 gennaio scorso (Sant’Antonio Abate, protettore dei norcini) ha celebrato sua maestà il maiale nella propria sede, l’azienda vinicola Caneva dei Biasio di Riese Pio X, nel Trevigiano, che per l’occasione ha presentato la bottiglia ufficiale della Confraternita per il 2020: uno spumante di Raboso rosato. A premiare De Meneghi, l’assessore regionale Federico Caner in rappresentanza della giuria. Sul podio si sono poi classificati l’azienda agricola Rossi di Musano di Trevignano (TV) e Galdino Massaro di Riese Pio X (TV) che entrano nell’albo d’oro della competizione (il primo anno aveva vinto Luciano Ceccato, il secondo The Kings of the Macha).

Grande interesse per i prodotti locali. La notte degli oscar suini ha confermato l’enorme interesse verso i prodotti locali, erano presenti anche le confraternite del Formaggio Piave e della Sopressa di Bassano a supportare i confratelli. Matteo Guidolin, Gran Norcino della Confraternita, è orgoglioso della riuscita dell’evento. “Ormai Riese Pio X è la capitale italiana del maiale”, dice anche nel ruolo di sindaco del Comune. “Promuovere il saper fare dei nostri artigiani del gusto sarà sempre più decisivo per il territorio”.

Fonte: Servizio stampa Ingorda Confraternita del Museto

31 gennaio 2020, novità in “casa Argav”, gi incontri mensili al circolo Wigwam accreditati come corsi di formazione riconosciuti dall’Ordine dei Giornalisti

Il 2020 porta un’importante novità per Argav: gli incontri mensili al circolo di campagna Wigwam, ad Arzerello di Piove di Sacco (PD), saranno accreditati come corsi di formazione, riconosciuti dall’Ordine dei Giornalisti. Per gli iscritti all’Albo, dunque, la partecipazione all’appuntamento dell’ultimo venerdì del mese comporterà l’acquisizione di 2 crediti formativi; l’invito ai colleghi, quindi, è ad isciversi attraverso la piattaforma Sigef.

La partecipazione resta ovviamente libera anche ai soci/e non giornalisti/e. Il Consiglio Direttivo ha già deciso i temi dei primi corsi: si inizierà il 31 Gennaio p.v., parlando di api; il 28 Febbraio sarà, invece, la volta della Politica Agricola Comune e dello Sviluppo Rurale 2021-2027, mentre in Marzo si affronterà il controverso tema della gestione faunistica. L’inizio dei corsi è previsto inderogabilmente alle ore 19.00 ed il termine sarà alle ore 21.00.

Il corso è gratuito ed il numero massimo di giornalisti partecipanti ammessi è 20. Programma. Ore 19.00 – Saluti: Ordine Giornalisti Veneto Sindacato Giornalisti Veneto, Fabrizio Stelluto, presidente Argav. Relazioni: Ore 19.10 Franco Mutinelli, Istituto Zooprofilattico delle Venezie – direttore Centro Referenza Nazionale Apicoltura, “Lo stato di salute delle api ”. Ore 19.40 Paolo Fontana, entomologo Fondazione Edmund Mach, presidente World Biodiversity Association “Api, clima e ambiente”. Ore 20.10 Michele Merella, presidente Apidolomiti, “L’apicoltura nel bellunese, uno strumento per lo sviluppo territoriale”. Ore 20.40 Emanuele Rigato, Co-founder start up Smart Bugs, “Il progetto di ricerca BeeOShield”. Al termine i partecipanti saranno ospiti alla conviviale mensile di Argav.