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Green Deal e Pac 2021-2027 a portata di clic

Un esauriente quadro del Green Deal in rapporto alla PAC post 2020 è disponibile sul sito internet e sul profilo Facebook di Veneto Agricoltura. Grazie ad una serie di slide e un video del prof. Angelo Frascarelli, dell’Università di Perugia, è possibile inquadrare la nuova “strategia europea per l’ambiente”, appunto il Green Deal, che punta a trasformare l’Europa nel primo continente “neutro” dal carbonio entro il 2050.

Il percorso per arrivarci prevede una serie di tappe “forzate”. In estrema sintesi, entro il 2030 l’UE intende portare al 55% (rispetto al 1990) il livello di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra, per poter così tagliare il traguardo nel 2050. Nel frattempo, il Green Deal dovrà prevedere una serie di azioni intese a stimolare l’uso efficiente delle risorse, grazie al passaggio a un’economia circolare e pulita, arrestare i cambiamenti climatici, mettere fine alla perdita di biodiversità e ridurre l’inquinamento. Il documento elaborato dalla Commissione illustra inoltre gli investimenti necessari e gli strumenti di finanziamento che l’UE metterà a disposizione per facilitare il raggiungimento di questi importanti obiettivi.

Il Green Deal riguarderà tutti i settori dell’economia, in particolare quelli dei trasporti, dell’energia, dell’edilizia, vari comparti industriali, le TIC, e ovviamente l’agricoltura. Ed è proprio sul binomio Green Deal e Agricoltura che Veneto Agricoltura, d’intesa con i giornalisti agroambientali di Unaga e Argav, ha promosso a Verona un seminario durante il quale Frascarelli ha fatto il punto sull’importante ruolo che l’agricoltura europea, e in particolare la PAC post 2020, avrà nell’ambito del Green Deal.

Fonte: Servizio Stampa Verona Agricoltura

 

 

Lutto in casa Argav

E’ mancato dopo una lunga malattia Pierino Bedin, papà del giornalista e consigliere Argav Alessandro Bedin, responsabile dell’Ufficio Verde Pubblico del comune di Montecchio Maggiore (VI).

Il direttivo e i soci Argav esprimono ad Alessandro e alla sua famiglia sentite condoglianze e vicinanza in questo momento di dolore.

Pandemia Coronavirus (Covid-19), dal Veneto l’annuncio che in Cina riapre la prima azienda sanificata con macchinari italiani che guardano alla tecnologia aerospaziale

Arriva dall’Italia il primo macchinario esportato in Cina per la sanificazione degli ambienti dal coronavirus, denominato dall‘Oms (Organizzazione mondiale della Sanità) Covid-19: l’importante notizia arriva da Idrobase Group, azienda con sede a Borgoricco, in provincia di Padova ed unità produttiva anche a Ningbo, città di quasi 8 milioni di abitanti nella provincia dello Zhejiang; lo stabilimento nell’Estremo Oriente riaprirà grazie ad una validata (Istituto Zooprofilattico delle Venezie) innovazione italiana che, applicando la tecnologia “state-of-the-art” utilizzata nelle stazioni aerospaziali statunitensi, ha creato un’unità di sanificazione superfici, capace di eliminare, già nei primi 90 minuti di utilizzo, il 95% dei virus presenti nell’ambiente.

Come funziona. “L’innovativo macchinario – annuncia Giovanni Mastrovito, fisico con specializzazione in nanotecnologie e direttore Scientifico di “Pure Air Ion” – non si limita a purificare l’aria, che attraversa il catalizzatore, ma grazie ad un semiconduttore costituito da un materiale a base di particelle di biossido di titanio (di dimensioni inferiori a 100 miliardesimi di metro) genera, a seguito di esposizione alla radiazione luminosa (UV- VIS), coppie elettrone-lacuna (uno dei due portatori di carica, che contribuiscono al passaggio di corrente elettrica nei semiconduttori), che danno luogo a reazioni di ossido-riduzione indotte dal contatto l’acqua (umidità dell’aria) per creare radicali ossidrili e con l’ossigeno per creare anioni superossido. Miliardi di queste specie altamente ossidanti – prosegue Mastrovito – vengono create in miliardesimi di secondo, producendo una cascata di reazioni di ossidazione e diffondendo una fitta rete di molecole (ROS – Reactive Oxygen Species), che sanificano superfici ed ambiente. Attraverso la nuova tecnologia AHMPP (Photo Promotore Molecolare Avanzato Idratato) viene prodotta una coltre di ossidanti che, grazie all’azione di luce ed umidità dell’aria, attiva la decomposizione delle sostanze organiche ed inorganiche nocive: è un fenomeno assolutamente naturale, simile a quanto si verifica durante un temporale.”

Con una ricerca, durata un decennio in aerobiologia ed in biotecnologia, si è sviluppato un sistema di purificazione dell’aria, che utilizza una avanzata foto ossidazione idrata catalitica, che utilizza una tecnologia di nuova generazione (AHMPP), che non si basa su filtri od attraversamento dell’aria attraverso purificatori, ma assorbe e converte la parte dell’energia luminosa in elettroni e lacune di elettroni. La fotocatalisi è il fenomeno naturale, per cui una sostanza, detta fotocatalizzatore, modifica, attraverso l’azione della luce (naturale o artificiale), la velocità di una reazione chimica, imitando la fotosintesi clorofilliana: il suo processo chimico, infatti, è un’ossidazione, che induce la decomposizione delle sostanze organiche e inorganiche.  Gli ossidanti prodotti dal sistema AHMPP sono mortali anche per il coronavirus, ma non danneggiano nè le persone, nè gli animali domestici.

Primato italiano. Tale tecnologia, basata sull’immissione di particelle disgreganti nell’aria, è anche “green”, perché permette un forte risparmio energetico, non utilizzando gli energivori filtri ad alta efficienza. “Come italiani siano orgogliosi di poter annunciare di essere i primi ad avere affinato un know-how, che può rivelarsi determinante nel contenere il diffondersi del pericoloso virus, permettendo un normale ritorno alle quotidiane attività: da quelle lavorative alle domestiche, a quelle scolastiche – commenta Bruno Ferrarese, presidente di Idrobase Group – Il nostro è un tassello di concreta speranza nella lotta mondiale al diffondersi dell’epidemia, permettendo un facile accesso alle necessità di igiene pubblica e diffusa, evidenziate dalla globalizzazione anche delle malattie.”

Fonte: Servizio stampa Idrobase Group

Glifosate, agenzia per la protezione dell’ambiente Usa esclude pericoli, Confagricoltura ne rilancia l’uso

L’Agenzia per la protezione dell’ambiente Usa (Epa) esclude qualsiasi pericolo per la salute umana derivante dall’utilizzo del glifosate, erbicida utilizzato particolarmente nelle tecniche di agricoltura conservativa. È il risultato del suo ultimo studio, che si schiera nuovamente a favore della sostanza, al centro, da anni, di diatribe mediatiche e giudiziarie a proposito di una sua presunta cancerogenità.

“L’agenzia ha concluso – si legge nel documento pubblicato – che non vi sono motivi di preoccupazione quanto a rischi di tipo alimentare per alcun segmento della popolazione, neanche seguendo le ipotesi più prudenziali applicate nelle valutazioni (come residui al massimo livello di tollerabilità, applicazione diretta all’acqua e trattamenti sul 100% delle colture). L’agenzia ha inoltre concluso che non sussistono rischi né di tipo residenziale, né di tipo professionale, né per gli astanti non-occupazionali”.

“La valutazione dell’agenzia statunitense – sottolinea Lodovico Giustiniani, presidente di Confagricoltura Veneto – conferma quanto sostenuto da tempo, sulla base della scienza e non del pregiudizio, dalla nostra organizzazione: riteniamo importante continuare a utilizzare questa sostanza non solo da un punto di vista economico, perché si rischierebbe di mettere in crisi numerose imprese agricole, ma anche ambientale perché l’utilizzo di prodotti fitosanitari come questo consentono non solo un efficace controllo delle infestanti, ma anche una conseguente riduzione al minimo delle pratiche di coltivazione dei terreni e delle emissioni di gas serra, preservando il suolo e permettendoci di produrre cibo per tutta la popolazione. Anche questa vicenda evidenzia come, prima di ricorrere alla demonizzazione di alcune modalità produttive, sia opportuno analizzare le questioni tenendo nella massima considerazione i pareri espressi dalla comunità scientifica internazionale”.

La posizione pro glifosate dell’Epa è solo l’ultima in ordine di tempo. Prima si erano già espresse in maniera positiva l’Efsa (European Food Safety Authority), l’Echa (European Chemicals Agency), la German BfR, il Jmpr (Joint Fao/Who Meeting on Pesticide Residues) e le autorità regolatorie di Australia, Canada, Corea, Nuova Zelanda e Giappone. Anche l’Epa si era già espresso nel merito l’anno scorso, sottolineando come procurare allarme sul potenziale cancerogeno dei prodotti contenenti questa sostanza attiva sarebbe stato “in contraddizione con la valutazione scientifica dell’agenzia” e sarebbe stata quindi “una dichiarazione falsa e fuorviante”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

Nella riserva naturale integrale di Bosco Nordio, a Chioggia (VE), immortalato anche l’istrice

Evento eccezionale nella Riserva Naturale Integrale Bosco Nordio, gestita da Veneto Agricoltura, a Sant’Anna di Chioggia (Ve). Una delle fototrappole posizionate tra il fitto degli alberi ha ripreso per pochi istanti un bel esemplare di istrice intento a perlustrare il sottobosco. Le attività di monitoraggio faunistico in corso nella Riserva, nell’ambito del progetto europeo Interreg Adrion Impreco, continuano dunque a regalare belle sorprese.

Dopo i tassi, i caprioli, i daini, le volpi e le faine, ripresi in più occasioni, è ora la volta dell’istrice, a conferma della straordinaria biodiversità che contraddistingue il Bosco Nordio. Le attività di fototrappolaggio, coordinate da Veneto Agricoltura, si avvalgono della collaborazione di Alessandro Favero, studente del corso di Laurea di Scienze Ambientali dell’Università Ca’ Foscari di  Venezia, e la supervisione del professor Stefano Malavasi e della dottoressa Arianna Spada.

L’istrice era già stato segnalato in passato in questo territorio, e precisamente in località Porto Fossone nel 1818, dal naturalista chioggiotto Fortunato Luigi Naccari. Oggi, gli esperti confermano che nelle regioni dell’Italia nordorientale questo roditore risulta in espansione, nonostante le barriere ecologiche quali i grandi fiumi (Adige e soprattutto Po) rappresentino degli ostacoli. Finora solo un numero limitato di individui è stato osservato a nord di queste “barriere” e per la provincia di Venezia i pochi rinvenimenti si riferiscono esclusivamente ad animali investiti sulle strade. Bosco Nordio, considerata anche la sua estensione di oltre 100 ettari, potrebbe dunque rappresentare un rifugio favorevole anche per l’insediamento dell’istrice. Il bosco termofilo, con caratteristiche simili alla macchia mediterranea (habitat tipico della specie) si presenta infatti particolarmente adatto alla sua presenza. Le indagini di fototrappolaggio proseguiranno nei prossimi mesi per verificare se quella registrata nei giorni scorsi rappresenta una presenza stabile all’interno della Riserva, ed eventualmente per stimare il numero di individui presenti.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Piantare più piante – tra cui la paulownia – come misura antismog cittadino, a Padova avviata una rete tra imprenditori agricoli, ma servono incentivi

Boschi e fasce verdi contro smog e polveri sottili. Per ripulire l’aria dall’inquinamento e dalla concentrazione di Pm 10 e per ridurre la produzione di anidride carbonica la soluzione è piantare più alberi, in città come in campagna, lungo le strade più trafficate e a ridosso di zone residenziali e produttive. Lo conferma Coldiretti, in occasione dell’emergenza inquinamento nelle principali città italiane, fra cui Padova fra i capoluoghi con l’aria più “malata” del Paese, ricordando che le piante e i boschi contribuiscono a ridurre la quantità di anidride carbonica nell’aria, ad abbassare la temperatura e a bloccare al diffusione delle polveri sottili.

A Padova e provincia la qualità dell’aria è problematica per molte settimane all’anno sia in prossimità del capoluogo che di altri centri della provincia, ricorda Coldiretti Padova. I dati diffusi in questi giorni lo confermano e costituiscono un preoccupante campanello d’allarme. Dall’aumento della superficie boschiva, attraverso la messa a dimora di piante da parte di agricoltori pronti ad intraprendere questa attività, potrebbero nascere delle vere e proprie “oasi  verdi” e fasce di protezione dall’inquinamento.

Una pianta che non necessita di trattamenti chimici. Nella nostra provincia c’è una coltivazione emergente che potrebbe dare una risposta a questa necessità. E’ la paulownia, una pianta ad alto fusto e a crescita accelerata, dalla quale si ricava, dopo pochi anni, anche dell’ottimo legno. Ogni ettaro di paulownia, spiegano gli esperti di Coldiretti Padova, è in grado di assorbire dalle 28 alle 32 tonnellate di anidride carbonica all’anno, vale a dire che ogni pianta consuma dai 32 ai 36 chilogrammi di CO2 ogni dodici mesi. Il tutto con la possibilità di ricavare un legno leggerissimo e al tempo stesso resistente ed elastico dopo cinque sei anni. Una volta tagliata, la pianta “ricaccia” dalle radici e riprende perciò a crescere, fino ad arrivare anche a cinque – sei cicli, senza dover ricorre a trattamenti chimici.

Rete d’impresa. “Da un paio d’anni stiamo lavorando per costruire una rete d’impresa di produttori di paulownia – spiega Massimo Bressan, presidente di Coldiretti Padova – anzitutto per realizzare una filiera del legno, prodotto ideale per costruire mobili, arnie, ma anche arredi per le navi, considerato il peso ridotto, insieme a stoviglie alternative alla plastica. I numerosi e grandi fiori di questa pianta dal terzo anno possono contribuire a produrre fino a 5 quintali di miele per ettaro, con beneficio anche per le api che si trovano in un ambiente non contaminato perché questa pianta non richiede trattamenti fitosanitari. A questo si aggiunge la capacità delle piante di assorbire molta anidride carbonica fin dai primi mesi di vita, grazie alle gigantesche foglie che possono arrivare a misurare ben 80 centimetri.

Attualmente in Veneto la paulownia viene coltivata su una superficie di poco più di 200 ettari, di cui 50 a Padova, ma le potenzialità per far crescere la filiera ci sono tutte, a patto che le aziende siano adeguatamente sostenute a livello finanziario, come per le altre coltivazioni, attraverso incentivi ad hoc per incrementarne la produzione. Vanno pertanto gli strumenti adeguati per agevolare il più possibile questa coltivazione che non richiede cospicui investimenti iniziali e che può costituire, per molte imprese, un interessante integrazione al reddito”.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Padova

Wigwam e bombe ecologiche: parte il progetto per il Sito contaminato di interesse nazionale Caffaro di Torviscosa (UD) con Ministero dell’Ambiente

Il 2020, per Rete Wigwam inizia con un nuovo progetto, risultato vincitore di un bando del Ministero dell’Ambiente, mirato alla consapevolizzazione sui temi ambientali, della popolazione scolastica residente intorno all’area SIN (Sito contaminato di Interesse Nazionale) Caffaro di Torviscosa nella Riviera Friulana.

Il progetto, che sarà realizzato con un contributo del Ministero destinato alle associazioni riconosciute che operano nel settore ambientale, si inserisce nell’azione di educazione ambientale destinata alle scuole più sfortunate, quelle situate all’interno dei 41 siti contaminati d’interesse nazionale, che sono tra i luoghi più inquinati d’Italia e nei cui territori docenti e alunni si trovano a dover combattere una quotidiana battaglia contro l’inquinamento e il degrado ambientale.

Le attività, vedranno convolti in primis la Wigwam Local Community della Riviera Friulana nel cui territorio si trova la SIN Caffaro di Torviscosa; le scuole facenti parte dell’Istituto Comprensivo “Università Castrense” di San Giorgio di Nogaro; la Capitaneria di Porto – Guardia Costiera, Direzione Marittima di Trieste / Ufficio Circondariale Marittimo di Porto Nogaro; l’Istituto di Ricerca riconosciuto Agriteco di Venezia-Marghera; l’Unione Nazionale dei Giornalisti Agroalimentari e Ambientali e la sua associazione regionale ARGA Friuli Venezia Giulia ed infine, per la sua consolidata esperienza, il Venice Resilience Lab delle Comunità Locali Wigwam della Città di Venezia e di Venezia-Marghera.“Ogni rivoluzione – afferma il ministro dell’Ambiente Sergio Costa non può non partire dai piccoli gesti quotidiani di tutti noi. Cambiare il paradigma ambientale si può, a partire dalle nuove generazioni. Ritengo fondamentale promuovere il più possibile l’educazione ambientale e penso che con questi progetti finanziati dal Ministero si possa dare il via a una transizione ecologica solida. Con il valido supporto delle associazioni ambientaliste si può scrivere una nuova pagina anche in alcuni dei territori più inquinati d’Italia, quelli che ricadono nei SIN, dove cittadini, insegnanti e alunni devono combattere quotidianamente contro l’inquinamento, una piaga che con la conoscenza, la consapevolezza e l’entusiasmo dei fanciulli può essere progressivamente sconfitta”.

Fonte: Servizio stampa Wigwam

A Padova il laboratorio nazionale per le “superpiante” del futuro

I ricercatori dell’Università di Padova stanno lavorando alle superpiante del futuro: radicchio e lattuga in grado di crescere con poca acqua e senza prodotti chimici, pomodori e peperoni arricchiti da un surplus di vitamine, altre orticole con più minerali e sostanze nutritive. E ancora: mele resistenti alla ticchiolatura, patate che si autodifendono dalla peronospora, grano duro con alte qualità panificatorie, mais che non soffre per la siccità.

Genome editing. Gianni Barcaccia, direttore del dipartimento Dafnae e docente di genetica agraria e genomica applicata dell’Università di Padova, ha annunciato la grande rivoluzione delle biotecnologie in agricoltura al convegno “New Plant breeding techniques” svoltosi a fine 2019 a Padova, promosso da Confagricoltura Padova. “Le nuove tecniche di miglioramento genetico delle piante, come il genome editing, sono l’inizio di una grande rivoluzione: possiamo intervenire sui genomi delle piante, in maniera precisa e mirata, modificandole in maniera sostanziale sia per adattarsi ai cambiamenti climatici in corso, sia per renderle più resistenti alle malattie e migliorarne le proprietà”, ha riferito Barcaccia.

Nuove tecniche di miglioramento genetico. Al convegno, al quale hanno partecipato i massimi esperti nazionali del settore, si è fatto il punto sulle nuove tecniche di miglioramento genetico, le Nbt (New plant breeding techniques), che nei prossimi anni rivoluzioneranno il mondo dell’agricoltura e della produzione di cibo nel mondo. Un’innovazione necessaria, ha spiegato Michele Barbetta, presidente di Confagricoltura Padova, “perché il nostro lavoro di agricoltori sta diventando sempre più incerto e difficile a causa degli andamenti climatici alterati, dei parassiti alieni e del mercato globale. Abbiamo bisogno di un’agricoltura che abbia una sostenibilità anche economica mediante la coltivazione nei nostri campi di piante migliorate, che potranno essere le stesse varietà tradizionali del nostro territorio, ma più adatte a un ambiente ostile e alle attuali necessità dell’umanità”. Un concetto ribadito da Massimiliano Giansanti, presidente nazionale di Confagricoltura e Lodovico Giustiniani, presidente di Confagricoltura Veneto: “Gli agricoltori sono imprenditori e non fanno beneficenza. Il settore agricolo ha bisogno di ricerca e innovazione per crescere ed essere competitivo sul mercato globale. La scienza può darci un grande supporto nello sviluppo, ma urge un quadro normativo che ci permetta di competere alla pari nel mondo”.

Ricerca. Il paradosso è, infatti, che dal 2012 già si sperimentano in laboratorio le nuove tecniche, come il genome editing, ma non si possono applicare alle colture in campo perché la Corte di giustizia europea, nel 2018, ha stabilito che siano da considerarsi ogm. Quindi vietate. Barcaccia ha spiegato che l’Università di Padova ha inviato ricercatori nel mondo a imparare le tecniche più innovative: ad Adelaide per imparare come rendere resistenti le viti ai patogeni, in Virginia per lavorare a rendere superfood radicchio e lattuga. Ma servono nuove direttive europee per poi poterle applicare alle colture in tutto il Veneto e in Italia. L’europarlamentare Herbert Dorfmann ha dato qualche spiraglio di speranza: “Il nuovo piano verde che verrà affrontato dal Parlamento Ue propone la riduzione del 50 per cento degli antiparassitari, ma sottolinea l’importanza delle nuove tecnologie”. E se Deborah Piovan, portavoce di “Cibo per la mente”, che riunisce 14 associazioni nell’agroalimentare italiano, ha rimarcato come i finanziamenti per la ricerca siano diminuiti in Italia in quasi dieci anni del 38 per cento, Dorfmann ha rassicurato che in Europa si investirà di più: “I fondi per la ricerca saliranno da 4 a 9 miliardi”.

Sul fronte vino.Riccardo Velasco, direttore del Centro di viticoltura ed enologia Crea, ha spiegato che anche sul fronte “vino” si stanno facendo passi da gigante, con la creazione di cloni di vitigni resistenti a malattie come oidio e peronospora. Mario Enrico Pè, presidente della Società italiana genetica agraria, ha annunciato l’avvio di un corso teorico pratico per ricercatori, che impareranno in laboratorio i nuovi strumenti molecolari per effettuare cambiamenti nel dna delle diverse specie. Infine Giuseppe Carli, presidente di Assosementi, ha rimarcato come l’industria sementiera guardi con grande interesse al futuro biotech; “Non si può più usare la caravella per attraversare l’oceano. Anche l’agricoltura non può restare ferma all’aratro, ma usare l’innovazione per affrontare le nuove sfide”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Padova

Che informazioni troviamo nelle etichette dei prodotti confezionati? 100 secondi per saperlo.

In questo video della serie «100 secondi» realizzata dal Laboratorio comunicazione della scienza dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie si scoprono quali sono le informazioni che si trovano sulle etichette dei prodotti alimentari confezionati che devono essere specificate dai produttori secondo il Regolamento UE 1169 del 2011.

Fonte: IZSVe

Il “Principe rosso” di Chioggia in mostra a Berlino sogna di diventare un ingrediente Igp per le grandi catene del fast food

Anche quest’anno il Consorzio tutela Radicchio di Chioggia Igp sarà presente al Fruit Logistica di Berlino, il principale appuntamento per il settore ortofrutticolo internazionale, in calendario sino a venerdì 7 febbraio. Come ormai consuetudine, la postazione del Consorzio è collocata nello spazio espositivo collettivo della Regione Veneto (Hall 2.2, Stand C13), nel padiglione dove è concentrata gran parte della presenza italiana. Guida la delegazione il presidente Giuseppe Boscolo Palo, accompagnato dal consigliere Patrizio Garbin e dall’addetto stampa Umberto Tiozzo; ci sarà anche Pietro Cigna, direttore dell’Ortomercato di Chioggia, a conferma dell’azione sinergica tra le due realtà per la promozione e la commercializzazione del famoso “Principe Rosso”.

Grande interesse per il prodotto pronto al consumo. «Questa missione a Berlino – spiega il presidente del Consorzio di tutela, Giuseppe Boscolo Palo – fa parte di un progetto di promozione cofinanziato dal Ministero delle Politiche Agricole. Fruit Logistica è un appuntamento obbligato – prosegue Boscolo – per consolidare l’azione di penetrazione nel Nord Europa, un mercato particolarmente importante per l’elevato potere d’acquisto di queste popolazioni, fortemente interessate soprattutto al prodotto pronto al consumo, tagliato e lavato. Per questo abbiamo recentemente aggiornato il disciplinare di produzione, già approvato dal Ministero delle Politiche Agricole ed ora al vaglio della Commissione Europea; così dalla prossima campagna produttiva di primavera oltre al miglioramento delle performances in campagna e allo snellimento delle procedure di commercializzazione, sarà possibile l’apposizione di marchi identificativi comunitari anche sulle buste del prodotto tagliato, lavato e pronto al consumo”.

Segreta speranza. Il presidente del Consorzio, confessa con un sorriso, la speranza di attirare già a Berlino l’attenzione delle grandi catene del fast food, per provare a replicare il successo della “Cipolla rossa di Tropea Calabria IGP”, che l’anno scorso è stata impiegata da Mc Donald’s per confezionare oltre 10 milioni di hamburger, nella cui ricetta c’è anche dell’insalata. Una foglia croccante di “Radicchio di Chioggia” pesa circa 20 grammi: messa negli hamburger assorbirebbe più di 2000 quintali di prodotto, facendo quasi quintuplicare i quantitativi di radicchio a marchio commercializzati nell’ultima annata. E naturalmente i nostri confezionatori di IV gamma sono già pronti a fornire il prodotto, lavato, sfogliato a misura del burger e pronto all’uso in buste per il fast food.»

Fonte: Servizio stampa Consorzio di tutela Radicchio di Chioggia Igp