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23 febbraio 2020, nel Delta polesano tutti a “pulire Scano Boa”

A 6 anni di distanza dal rogo che distrusse il casone in canna di Scano Boa (celebrato dallo scrittore polesano Gianantonio Cibotto), tradizionale ricovero d’emergenza dei pescatori nella laguna del Basson, a Porto Tolle (RO), Stefano Cacciatori, figlio di Marino, uno dei pioneri del turismo del Delta del Po e tra i più grandi conoscitori del fiume, organizza in collaborazione con DeltaPo Experience la giornata a Scano Boa PER Scano Boa.

Raccolta dei rifiuti dall’arenile. “ll rogo del casone di canna, consumatosi il 12 marzo 2014, ci spinge a sensibilizzare qua­nte più persone poss­ibili sulla bellezza e sulla fragilità di Scano Boa e dei suoi casoni. Navigando nella Riserva delle Bocche del Po di Pila e nella Laguna del Basson con due barche a fondo piatto raggiungeremo Scano Boa, per visitare i due casoni dei “Pumiti” e quello ricostruito dopo l’incendio. Con l’occasione raccoglieremo quanti più rifiuti possibili dall’arenile, prima che inizino le attività di nidificazione dell’avifauna”, spiega Cacciatori. La partenza è alle 09:00 da Pila, ritrovo in via Curtatone 2 al bar “Da Giannino” ritorno ore 12:30 circa. Prenotazione obbligatoria 0426.380314 – 3347035765 info@marinocacciatori.it

Fonte: Marino Cacciatori

Due soci Argav eletti nei nuovi organismi di gestione dell’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani (Inpgi)

Sono due i giornalisti veneti soci Argav che sono stati eletti nei nuovi organismi di gestione dell’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani (Inpgi).

Donato Sinigaglia

Nicola Chiarini

Si tratta di Donato Sinigaglia (ex Gazzettino), con 592 preferenze, eletto al Consiglio generale per i pensionati e di Nicola Chiarini, entrato a far parte del Comitato amministratore della gestione separata con 1790 voti. Ai colleghi i complimenti del direttivo e dei soci Argav nonché un augurio di buon lavoro.

Ambiente, assessori di Veneto, Lombardia, Piemonte ed Emilia-Romagna scrivono al Ministro Costa per intervento nazionale contro smog in pianura padana

Gli assessori regionali all’ambiente delle quattro regioni del bacino padano, nel corso di un recente incontro, hanno deciso di scrivere una lettera congiunta al Ministro dell’Ambiente per chiedere interventi urgenti del Governo in modo da far fronte ai problemi legati alla qualità dell’aria.

Le richieste. “Si tratta di una lettera a quattro firme, quindi, anche dell’Emilia Romagna, – sottolinea l’assessore regionale all’Ambiente del Veneto – nella quale, innanzitutto, chiediamo, l’immediata attuazione delle misure nazionali previste dal Protocollo d’intesa collegato al Piano di azione per il miglioramento della qualità dell’aria nazionale come previsto dalla Commissione Europea”. Tra le richieste degli assessori l’anticipazione dell’applicazione in Italia del Regolamento Ecodesign per fissare specifiche ambientali più rigorose in materia di impianti domestici a biomasse, rendere obbligatoria la certificazione dei pellets e dei generatori di calore alimentati a biomasse combustibili solidi e adeguare la disciplina nazionale in tema di incentivi. “Non si tratta solo di richieste – sottolinea l’assessore del Veneto – noi vogliamo essere coinvolti nella gestione di una questione, che sta molto a cuore a tutta la popolazione del bacino padano. Ricordo che stiamo parlando della pianura più grande d’Europa, dove vive 40 per cento della popolazione italiana e dove si produce più della metà del PIL nazionale. Il Governo non può restare indifferente al problema della qualità dell’aria nei nostri territori”.

Passi successivi. “Abbiamo chiesto un incontro al Ministro nel quale discutere più apertamente le nostre proposte e valutare le nostre richieste – conclude l’assessore della Regione del Veneto – ci aspettiamo che il ministro, vedendo che si tratta di una lettera che valica anche gli schieramenti politici, decida finalmente di prestare attenzione alle nostre richieste”.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

Stasera al Wigwam di Arzerello di Piove di Sacco (PD) si riunisce il direttivo Argav

Mercoledì 19 febbraio 2020 alle ore 18.45 nella sede del circolo di campagna Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (via Porto 8), in provincia di Padova, si riunirà il direttivo Argav con il seguente ordine del giorno: approvazione verbale precedente, comunicazioni del Presidente, comunicazione della Segretaria; domande iscrizione nuovi soci; prossime attività 2020, varie ed eventuali.

 

20-21 febbraio 2020, a Treviso ci sono le giornate internazionali sul paesaggio

Hiri Mountain Tel Aviv

Suolo “come” paesaggio è il tema al centro della sedicesima edizione delle giornate internazionali di studio sul paesaggio, progettate dal Comitato scientifico della Fondazione Benetton Studi Ricerche, con il coordinamento di Luigi Latini e Simonetta Zanon, che si svolgeranno giovedì 20 e venerdì 21 febbraio 2020 negli spazi Bomben di Treviso.

Un binomio semplice solo in apparenza. Il suolo, infatti, in molte analisi, viene troppe volte posto come dato immanente, scontato, come se si trattasse di un fattore ininfluente, o al massimo neutro rispetto all’intervento umano che si insedia al di sopra di esso. «Il titolo dell’incontro si presenta all’insegna di un binomio apparentemente semplice, data la vicinanza tra lo sguardo sul paesaggio e quello sull’estensione dello spazio aperto e inedificato. L’interesse crescente per il tema terra ci invita però a un approfondimento che queste giornate cercheranno di esplorare, parlando appunto di “suolo come paesaggio”, e non solo di “suolo e paesaggio”. Se spesso, giustamente, parliamo di suolo in termini di mero consumo, richiamandoci alle molte forme di impoverimento della città e del territorio praticate dalla nostra società, più raramente, mettiamo al centro dell’attenzione la stessa natura (o nature) del suolo, nei suoi diversi aspetti ambientali, ecologici, estetici e sociali. Le giornate di studio guarderanno dunque al suolo come tessuto connettivo, nutrimento e processo vitale che accompagna la nostra esperienza di vita, dimensione fisica ed estetica nella quale risiede la sostanza dei luoghi abitati e il senso della nostra appartenenza al paesaggio», afferma Latini.

Pluralità di voci. A caratterizzare la due giorni è, oltre alla originale declinazione del tema, anche la pluralità delle voci coinvolte nell’analisi: architetti, agronomi, pianificatori, progettisti, ma anche artisti. Personalità individuate in riferimento alla loro preparazione accademica e scientifica ma anche per il loro aver realmente operato sul tema, nell’ambito di ricerche o progetti di particolare livello o originalità in Italia e all’estero. La partecipazione alle giornate di studio è libera, fino a esaurimento dei posti disponibili. Per ragioni organizzative si prega ugualmente di comunicare la propria adesione tramite il form online disponibile nel sito www.fbsr.it. Per gli architetti e gli agronomi/forestali è stato richiesto ai rispettivi ordini professionali il riconoscimento dei crediti formativi. È prevista la traduzione simultanea in italiano e in inglese di tutti gli interventi. Diretta streaming nel sito, per informazioni: paesaggio@fbsr.it

Il programma è suddiviso in tre sezioni. La prima, Nature del suolo, sarà dedicata alle diverse declinazioni, di natura scientifica, sociale ed estetica che ci aiutano ad allargare il concetto di suolo, per smuovere l’idea di “suolo monolitico” e considerarlo nelle sue diverse forme, strutture, stratificazioni ecc. Accanto a una riflessione dell’autorevole paesaggista svizzero Christophe Girot, A proposito di terra, topologia e suolo, questa sezione ospiterà una relazione dell’urbanista Rosario Pavia che invita a guardare al suolo, sempre più inquinato, devastato e malato, come sistema ecologico complesso da cui dipende la vita del pianeta. «Solo rigenerando il suolo», afferma «è possibile contenere la catastrofe climatica e i fenomeni sociali e politici a essa connessi». Giacomo Certini, professore di pedologia nella Scuola di Agraria dell’Università di Firenze, parlerà di suoli terrestri, ma anche extra-terrestri, spingendo l’attenzione sulla necessità di coniare una definizione “cosmica” di suolo, inclusiva, cioè, anche di quei materiali che un giorno potrebbero provvedere al sostentamento di colonie umane al di fuori del nostro pianeta. «Con alcuni di questi substrati – quelli della Luna e di Marte», spiega Certini, «siamo già entrati in contatto e ne abbiamo verificato le potenzialità produttive, al netto di alcune ovviabili carenze nutrizionali e presenza di composti fitotossici».

La seconda parte, Suolo urbano, terre di città, si concentrerà sui temi urbani, quelli in genere più dibattuti per l’intensità dei fenomeni di conflitto in atto, ma anche quelli più ricchi di sperimentazioni progettuali. Anna Lambertini, architetto e paesaggista, proporrà una lettura in profondità di luoghi e spazi aperti, per raccontare come nel progetto di paesaggio vengano esplorate le relazioni che legano la vita e le attività in superficie con ciò che accade negli strati non visibili dei suoli urbani. I paesaggisti francesi François Vadepied e Mathieu Gontier dell’agenzia Wagon Landscaping presenteranno alcuni esempi di “giardini urbani”. «In città, i nostri suoli sono sempre più impermeabili» spiegano. «Come possiamo avviare una forma di riconversione e una dinamica di riconquista da parte degli esseri viventi? Dal 2009, l’agenzia “lavora sull’asfalto”, meravigliosa lavagna nera che, scrostata e lavorata appena, nasconde un fondo di suolo povero e drenante, propizio per l’arrivo di un’intera colonia di piante pioniere e vagabonde. Questo esempio consente di immaginare una possibile reversibilità di tutte le superfici impermeabili». Giorgio Prosdocimi Gianquinto, professore di Orticoltura e floricoltura all’Università di Bologna, porterà la riflessione sull’”invenzione di suolo”, attraverso esperienze di coltivazioni urbane con finalità alimentari, ma anche ecologico-ambientali, estetico-ricreative, educative, sociali e terapeutiche, che danno luogo a forme innovative, spesso creative, di orti urbani. Laura Fregolent, architetto, si focalizzerà sui processi di urbanizzazione e uso del suolo, a partire da una domanda: come i contesti diffusi di urbanità e urbanizzazione allargata e diversificata si adattino o possano adattarsi ai mutati quadri economici e quali siano le strategie e le politiche da implementare in un’ottica di qualità ambientale e dell’abitare?

La terza sezione, Visioni, esperienze sul campo, cui sarà dedicata l’intera giornata di venerdì 21 febbraio, attraverserà un ampio panorama di esperienze. Antonio Perazzi, paesaggista e scrittore, affronterà la dimensione del giardino attraverso la descrizione di alcuni suoi progetti e il racconto del giardino di Prospect Cottage, creato dal regista Derek Jarman (1942-1994) in un suolo contaminato nel sud dell’Inghilterra, capace di ridare vita a un paesaggio apocalittico. Tilman Latz, dello studio Latz + Partner, fondato da Peter Latz, autore di importantissimi e pionieristici progetti, tra cui il Duisburg Nord Landscape Park, ex area industriale siderurgica nella regione della Ruhr in Germania, introdurrà il tema della bonifica di aree industriali dismesse come opportunità per una nuova attitudine progettuale, a partire dal suolo. Un’altra realtà complessa, quale quella della Terra dei fuochi, sarà invece al centro della relazione degli agronomi Fabrizio Cembalo Sambiase e Antonio di Gennaro, autori di numerosi progetti di paesaggio per curare le ferite – gli spazi agricoli mortificati, le cave, le discariche – di questa piana campana massacrata dall’abusivismo e dai rifiuti. Laura Zampieri, architetto, parlerà dell’interazione di acqua e suolo nel progetto di paesaggio; mentre Juan Manuel Palerm Salazar, architetto, ragionerà sulla bellezza dell’aridità e sulla preponderanza della materia nei progetti di paesaggio nei terreni aridi e nelle terre fragili. Sono previste, inoltre, testimonianze e riflessioni più orientate allo sguardo sia estetico che filosofico, nelle quali il suolo rappresenta una condizione di esilio e di reinvenzione, oppure una forma di coscienza paesaggistica, personale o collettiva, mutuata dal dialogo con l’arte. Dalla coscienza civica e l’ossessione di difendere il suolo, narrate dall’urbanista Paolo Pileri a partire dal racconto-saggio Rovina (2007, Einaudi) di Simona Vinci, al suolo come esperienza estetica, nel lavoro degli artisti torinesi Andrea Caretto e Raffaella Spagna, che proporranno un viaggio tra il mondo aereo, visibile, e l’universo sotterraneo, invisibile, attraversando le pratiche dell’azione collettiva e collaborativa, dell’installazione ambientale, della scultura.

Fonte: servizio stampa Fondazione Benetton studi e ricerche

 

Pesce azzurro dell’Adriatico, un progetto europeo per il suo monitoraggio

L’obiettivo del progetto INTERREG Italia-Croazia “ITACA”, che vede quale capofila Veneto Agricoltura, è quello di analizzare in tempo reale i dati economici, ecologici e biologici della pesca nel Mar Adriatico e, successivamente, di indicare ai pescatori il quantitativo di pesce azzurro che ogni singolo mercato dei due Paesi transfrontalieri è in grado di assorbire nei vari periodi dell’anno. Tutto questo, in altre parole, significa pescare solo la quantità di pesce necessaria, puntando all’incremento del reddito dei pescatori e contemporaneamente alla salvaguardia del patrimonio ittico dell’Adriatico, principalmente acciughe e sardine.

Attività che si concluderà nel giugno del 2021. In questo ambito, si è svolto a Chioggia-Ve, presenti i rappresentanti dei soggetti partner del progetto (oltre a Veneto Agricoltura, Confcooperative del Veneto, Istituto Agronomico Mediterraneo di Bari, CNR di Ancona, AZZRI Regione Istriana; RERA Agenzia di Sviluppo delle Contee di Dalmazia e Spalato, Istituto Oceanografico di Spalato), un workshop organizzato da Confcooperative durante il quale é stata presentata una prima demo del modello di gestione della pesca di piccoli pelagici nell’area Adriatica. Come si può intuire, “ITACA” rappresenta un progetto di grande rilevanza economica ed ecologica, tanto da essere considerato uno dei principali cardini del Programma Interreg Italia-Croazia per l’Asse Prioritario Blue Innovation. L’attività del progetto proseguirà nei prossimi mesi con la realizzazione di una serie di incontri informativi con i pescatori per applicare il modello nelle diverse marinerie adriatiche. L’assegnazione finanziaria complessiva del progetto “ITACA” è di circa 1,8 milioni di euro, a supporto di un’attività che si concluderà nel giugno del 2021.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

 

 

Cimice, aperti in Veneto i bandi per risarcimento danni

Dal 14 febbraio scorso sono aperti i termini per la presentazione delle domande ad Avepa di risarcimento per i danni subiti dalle aziende frutticole nel 2019 a causa della cimice marmorata (Halyomorpha halis).  Il bando, che resterà aperto per 45 giorni, è stato pubblicato nel Bollettino ufficiale della Regione Veneto, ed è scaricabile a questo link.

Fondi riservati alle aziende del settore frutticolo. “La dotazione finanziaria supera i 3 milioni di euro ed è riservata alle aziende del settore frutticolo, secondo le indicazioni del tavolo verde – afferma l’assessore regionale all’agricoltura – Si tratta di una prima misura importante di supporto ad un settore che da un biennio sconta pesanti perdite di produzione e di fatturato, contabilizzati nell’ordine di 160 milioni di euro”. “Ricordo – aggiunge l’assessore – che la Regione ha già pianificato 4,5 milioni di euro di spesa per sostenere non solo l’azione risarcitoria nei confronti dei produttori, ma soprattutto un piano di ricerca scientifica per prevenire e contrastare i danni causati dalle specie aliene. Ora attendiamo altre, e spero maggiori, risorse dal piano nazionale del Ministero per le Politiche agricole e dall’Unione Europea”.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

In Polesine, cooperazione punto di riferimento per l’agricoltura

Formare un sano sistema di cooperazione per fare massa critica verso l’agroindustria fornitrice di mezzi tecnici e, contemporaneamente, difendersi da un mercato ingeneroso. E’ questo il messaggio arrivato dagli oltre cento soci presenti all’incontro di inizio annata della cooperativa agricola Villa Nani di Castelguglielmo, che si è svolto qualche giorno fa nella sala polifunzionale di Runzi (Ro).

L’agricoltura che cambia. Vincere le sfide attraverso la cooperazione era il titolo della serata, con numerosi relatori che hanno tracciato alcune linee guida per la coltivazione e fertilizzazione delle colture estensive convenzionali e biologiche, dato aggiornamenti su tecniche e nuove concimazioni, proposto azioni contro l’invasione dell’insetto cimice asiatica, iattura post moderna. “Attualmente le aggregazioni in agricoltura sono sempre di meno – ha commentato il presidente di Villa Nani, Damiano Giacometti – e le aziende agricole sempre più in balìa dei mercati. Ma la nostra struttura è andata complessivamente bene, consolidando nel 2019 i risultati del 2018, nonostante che le colture autunno vernine con raccolta estiva abbiano prodotto circa un 30-40 per cento in meno rispetto alle medie, a causa di una primavera dal clima avverso e di un’estate di bombe d’acqua. Abbiamo recuperato poi, con i cereali autunnali (mais e soia), attirando nuove aziende”.

Riferimento anche per i non soci. “I risultati e la partecipazione motivata che abbiamo visto all’incontro – ha concluso Giacometti – ci mostrano che Villa Nani è diventata un punto di riferimento per moltissime imprese agricole, anche non associate: questo ci rende orgogliosi, ma anche consapevoli di una grande responsabilità. Villa Nani ha sempre creduto nell’importanza di fare sistema in agricoltura in assoluta trasparenza per i soci e con i soci. Una formula che è sempre più apprezzata, che ci è riconosciuta anche dalle organizzazioni di categoria e che sta diventando sempre più importante”. A tal proposito, tra gli intervenuti, c’era il nuovo direttore di Cafer, Fabio Galeotti. La Cafer di Ferrara è una cooperativa di cooperative (e qualche azienda singola), cui aderisce Villa Nani, ed a sua volta è associata al gruppo cooperativo di acquisto di mezzi tecnici Agriteam. Con questa forma associativa di secondo grado, Villa Nani acquista agrofarmaci e fertilizzanti in modo sistemico garantendo prezzi competitivi ai soci, in modo che una singola azienda agricola medio-piccola, come è la maggioranza delle aziende polesane, non potrebbe assolutamente permettersi.

Fonte: Servizio stampa Villa Nani

Alti Pascoli della Lessinia, martedì 18 febbraio a Roma l’ultimo passaggio per la candidatura al Registro nazionale dei paesaggi rurali storici

Martedì 18 febbraio alle ore 11.30 nella sede dell’Enit, Agenzia nazionale del Turismo in via Marghera 2/6 a Roma, si svolgerà l’evento conclusivo del percorso di candidatura degli Alti Pascoli della Lessinia al Registro nazionale dei paesaggi rurali storici. Un territorio, quello della Lessinia, compreso tra le Regioni Veneto e Trentino Alto Adige, dove elementi di sostenibilità ambientale, persistenza delle attività produttive tradizionali, integrità paesaggistica e culturale, configurano un quadro di unicità a livello nazionale.

Un iter istituzionale, quello della candidatura, iniziato formalmente l’8 maggio 2019 con la costituzione a Verona di un’Associazione temporanea di scopo il cui obiettivo principale era quello di produrre un dossier di approfondimento sul territorio della Lessinia – richiesto dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali – per mezzo di un team di professionisti ed esperti profondi conoscitori di questo lembo di terra montano. Dopo i saluti istituzionali di apertura da parte di ENIT, il perito agrario Giuliano Menegazzi, coordinatore del progetto di candidatura, e ideatore nel 2015 assieme all’architetto Chiara Zanoni dell’iniziativa, illustrerà i motivi di unicità del territorio degli Alti Pascoli della Lessinia, che costituiscono anche i punti cardine del dossier. Accanto a lui Daniele Massella, allevatore e presidente dell’Associazione Tutela della Lessinia. A ricordare il significato e l’importanza del Registro dei Paesaggi rurali storici sarà Mauro Agnoletti, professore di Pianificazione dei sistemi agricoli e forestali e Storia ambientale presso la Scuola di Agraria dell’Università di Firenze. A mostrare in sintesi il lavoro svolto dal team operativo di professionisti e tecnici che per sei mesi e più hanno lavorato “sul campo” sarà il dottore forestale ed esperto alpicoltore Davide Pasut. A chiusura della mattinata, l’intervento della dottoressa Alessandra Albarelli, presidente nazionale di Federcongressi&Eventi, la quale illustrerà le opportunità di un nuovo sviluppo turistico per la Lessinia e gli ambienti rurali.

Elementi di unicità del territorio. Il territorio degli Alti Pascoli della Lessinia si sviluppa tra le province di Verona, Trento e Vicenza su una superficie di 10.387 ettari; rappresenta un paesaggio rurale prealpino tra i meglio conservati e tra i più significativi d’Italia, caratterizzato da fattori di unicità e storicità, tra i quali meritano di essere sottolineate le tracce di frequentazione preistorica e storica e il particolare uso della pietra locale. Nonostante i processi di abbandono della montagna italiana a seguito del boom economico, connessi con i fenomeni di globalizzazione e di trasformazione della zootecnia, in questi luoghi si è mantenuto integro un tessuto produttivo tenace e in grado di provvedere all’auto sostentamento, inserito armonicamente in un paesaggio oggi particolarmente apprezzato da un turismo attento alle produzioni locali e sostenibili, oltre che ai servizi ecosistemici, come quelli forniti dal mondo rurale.

Tra i motivi del successo attuale del territorio si possono annoverare l’ampia fruibilità fisica e visiva delle malghe dei Monti Lessini (una di queste, la “Casara di Malga Fittanze, è stata riprodotta in Vaticano lo scorso Natale come capanna per la Natività) e la dolcezza del territorio, che lo rendono gradito da escursionisti e famiglie, figure base del turismo rurale; la presenza di prodotti locali molto apprezzati, come gli gnocchi “sbatui” (fatti con acqua e farina e conditi con il burro), i formaggi (Monte Veronese di Malga presidio Slow food) e la pecora Brogna, esempio di biodiversità locale, rende inoltre questa zona particolarmente ricercata dal turismo gastronomico. Altrettanto importante l’insediamento stabile nel Medioevo di popolazioni germaniche conosciute come Cimbri, che hanno costituito per secoli una minoranza linguistica sopravvissuta fino ai giorni nostri e hanno contribuito nei secoli a dare alla Lessinia l’attuale conformazione strutturale con la creazione di sentieri e vie tra la pianura e la montagna, passando per il grande lavoro di “spietramento”, ovvero la raccolta delle pietre utilizzate per la costruzione dei muretti di confine delle malghe e di edifici in pietra adibiti ad abitazione per il periodo di monticazione, ad allevamento degli animali ed a trasformazione dei prodotti, alla costruzione di pozzi per la raccolta delle acque piovane e di pozze per l’abbeveraggio del bestiame.

Un territorio segnato anche dalla Grande Guerra vista l’importanza strategica, all’inizio del ventesimo secolo, della Lessinia quale zona di confine con l’impero austro-ungarico. Un territorio trasformato quasi un secolo dopo, nel 1990, nel “Parco Naturale Regionale della Lessinia” al fine di tutelare i caratteri naturalistici, storici, ambientali ed etnici del territorio. L’avvento dell’ente Parco ha portato anche alla crescita di una rete museale costituita da sette strutture, alcune di importanza internazionale. La trentennale attività dell’ente non sempre ha riscontrato i favori dei residenti, in particolare in ambito rurale.

La sfida prossima per il territorio degli Alti Pascoli della Lessinia sarà nel saper amministrare i cambiamenti attuali attraverso processi di valorizzazione delle produzioni, di salvaguardia dei metodi di produzione più sostenibili, di tutela del territorio, di incentivazione di politiche del lavoro specializzato necessario per le attività rurali, di dialogo con le istituzioni superiori e nel saper selezionare forme di turismo consapevole in linea con le direttive del Green Deal europeo. Anche per questo l’inserimento degli Alti Pascoli della Lessinia nel Registro viene considerato non un punto di arrivo, ma un punto di partenza per una nuova e durevole conservazione, a tutto tondo, del paesaggio.

La nascita del progetto. Come ricordato, nel 2015 Giuliano Menegazzi e Chiara Zanoni avevano inoltrato per la prima volta la richiesta di candidatura degli Alti Pascoli al Ministero, il quale, con la seduta di consiglio del 27 maggio 2016, aveva approvato la richiesta, con riserva. Lo stesso Ministero, attraverso l’Osservatorio Nazionale del paesaggio rurale, delle pratiche agricole e conoscenze tradizionali, aveva fatto sapere che «L’area (degli Alti Pascoli) è di sicuro interesse per il registro, ma si ritiene necessaria una sua più accurata perimetrazione e che si propone di approvare la proposta di candidatura con le raccomandazione espresse nella Valutazione». In pratica veniva richiesto ai soggetti promotori, tra cui l’Associazione di tutela della Lessinia e l’Associazione per la promozione e la tutela della pecora brogna – oggi confluite nell’Associazione temporanea di scopo Alti Pascoli della Lessinia assieme a sette comuni, due società agricole private e altri enti territoriali di tutela e valorizzazione – di predisporre un dossier definitivo tenendo conto sia delle integrazioni richieste, sia dei criteri di candidatura pubblicati sul sito della Rete Rurale Nazionale che, in estrema sintesi, riconducono a requisiti di persistenza, unicità e integrità del territorio preso in esame. Per raggiungere questo obiettivo, l’ATS ha messo insieme un team di esperti e professionisti, tutti profondi conoscitori del territorio, che da maggio a dicembre 2019 hanno lavorato affrontando varie tematiche per evadere la richiesta ministeriale.

Il comitato promotore e il team di esperti. In provincia di Verona ne fanno parte i comuni di Bosco Chiesanuova, Erbezzo, Roverè V.se, Sant’Anna d’Alfaedo, Selva di Progno e Velo Veronese, in provincia di Trento i comuni di Ala e Avio, in provincia di Vicenza il comune di Crespadoro. Il comitato è formato poi da associazioni di tutela del territorio: l’Associazione Tutela della Lessinia, l’Associazione per la promozione e la tutela della Pecora Brogna, il Consorzio per la Tutela del formaggio Monte Veronese D.O.P., il Consorzio di Tutela della Pietra della Lessinia e l’associazione proprietari Malghe della Lessinia. Partecipano attivamente alcuni esperti e professionisti: Ugo Sauro, già professore all’Università degli Studi di Padova, Luca Battaglini, professore ordinario all’Università degli Studi di Torino, Geremia Gios, ordinario all’Università di Trento, l’esperta di lingua e tradizione cimbra Antonia Stringher,lo storico Bruno Avesani, l’architetto Chiara Zanoni, il dottore forestale Sebastiano Lucchi, il collega Davide Pasut, i medici veterinari Antonio Scungio e Marcello Volanti e il perito agrario Giuliano Menegazzi. Ulteriori informazioni www.altipascolidellalessinia.it.

Fonte: Servizio stampa Alti pascoli della Lessinia

 

Emergenza PFAS in Veneto, il punto della “situazione cantieri” delle opere emergenziali per portare acqua pulita nelle aree inquinate

Nicola Dell’Acqua, il Commissario delegato per i primi interventi urgenti di Protezione Civile in conseguenza della contaminazione da sostanze perfluoro-alchiliche (PFAS) delle falde idriche nei territori delle province di Vicenza, Verona e Padova, che ha l’incarico di completare le opere acquedottistiche necessarie a garantire acqua libera da PFAS entro il 21 marzo 2020, comunica quanto segue:

Lo stato dell’arte. “Ad oggi gli interventi previsti dal piano commissariale risultano realizzati al 50 per cento del primo lotto, che è quello che ridurrà la maggior parte del problema. Tutte le opere procedono secondo cronoprogramma nei tempi previsti. I lavori, nel rispetto della pausa invernale che consente interventi limitati, procedono a marce spedite e riprenderanno a ritmo più intenso nei mesi primaverili. Si conferma che il primo lotto dei lavori sarà completato entro novembre 2020, mentre il secondo lotto verrà completato entro la primavera del 2021. Si evidenzia che tutte le opere inserite nel piano commissariale erano già previste dal Modello Strutturale degli Acquedotti di Regione del Veneto (MOSAV). Il piano ha avuto come obiettivo l’accelerazione di tali interventi nel contesto dell’emergenza”.

Nello specifico. Lo stato di avanzamento dei lavori è il seguente: condotta di collegamento Lonigo-Belfiore e campo pozzi Bova (Soggetto attuatore Acque Veronesi). I lavori sono stati consegnati il 30 maggio 2019 e sono in corso di esecuzione. Ad oggi l’avanzamento di posa delle condotte si attesta su circa 8 km sui 18 km di progetto. Per quanto attiene alle nuove opere di captazione (campo pozzi) in Comune di Belfiore (VR) è stata superata positivamente la procedura di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.); condotta di collegamento Montecchio-Brendola-Lonigo (Soggetto attuatore Veneto Acque). I lavori sono stati consegnati in data 27/01/2020 e sono in corso di esecuzione. L’impresa sta realizzando il campo base principale in Comune di Brendola nei pressi di Via Giolitti. Sono altresì in corso le attività di fornitura e stoccaggio dei materiali per la posa della condotta. I lavori di bonifica bellica sistematica terrestre sono stati già eseguiti dall’ottobre 2019 a dicembre 2019 con esito positivo da parte del 5° reparto BCM Ministero della Difesa. Parallelamente sono state già condotte le verifiche sull’interesse archeologico dei siti coinvolti. Condotta di collegamento Ponso-Montagnana- Pojana Maggiore (Soggetto attuatore AcqueVenete). I lavori per la realizzazione dei 22 km di tubazioni da posare ed il serbatoio di accumulo da 10.000 mc di Montagnana sono in corso di aggiudicazione. Sono state avviate le procedure di esproprio e le attività tecnico amministrative propedeutiche alla consegna dei lavori. Nuovo pozzo di Recoaro e condotta di collegamento (Soggetto attuatore ViaAcqua). Sono stati avviati i lavori di posa della condotta, mentre le opere di captazione sono in fase di aggiudicazione. Entro il 2020 le opere saranno concluse”.

Finanziamenti. “Inoltre, il 6 febbraio è stata pubblicata l’ordinanza del Dipartimento di Protezione Civile Nazionale che formalizza il passaggio al Commissario del finanziamento integrativo pari a 23.530.00 euro, 20 milioni per l’annualità 2019 e 3.200.00 per il 2020, destinato a completare gli interventi emergenziali necessari a realizzare la nuova rete acquedottistica nelle aree inquinate da PFAS. L’ordinanza formalizza quando già disposto dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare a novembre 2019. Va ricordato che il Ministero ha disposto il finanziamento integrativo considerando che consentirà di completare l’approvvigionamento idrico alternativo alle fonti contaminate per la totalità del territorio interessato. Il finanziamento complessivo a disposizione del Commissario ammonta a 80 milioni di euro. Documenti e atti relativi all’emergenza PFAS sono disponibili nell’area dedicata del sito ufficiale della Regione del Veneto.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto