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Per le uve dei vini varietali sarà obbligatoria l’origine in etichetta

L’ultimo testo del regolamento sull’etichettatura dei vini diffuso dalla Commissione Europea garantisce che anche per i vini ‘varietali’ (cioè prodotti da vitigni internazionali quali Chardonnay, Merlot, Cabernet, Sauvignon e Shiraz) sarà obbligatorio indicare in etichetta l’origine delle uve.

Il testo, che sta per essere trasmesso dalla Commissione al Parlamento europeo ed al Consiglio, conterrà chiaramente l’obbligo di indicazione in etichetta non solo delle informazioni relative al luogo dove è avvenuta la trasformazione ma anche quelle del luogo di origine delle uve. Una specifica, come chiariscono dalla Commissione Europea “che si allinea con le regole già in vigore per altri prodotti alimentari”. Come per l’olio, insomma, sulle cui bottiglie si legge già oggi l’origine delle olive “Ue” o “extraUe” pur se la miscelazione e lavorazione avviene in Italia ed il prodotto viene venduto con forti richiami all’italianità.

Irrisolto il problema degli spumanti generici. I vini ‘varietali’ sono entrati nel mercato italiano nove anni fa sulla base del decreto ministeriale del 23 dicembre 2009 che recepiva il relativo regolamento europeo: la produzione di vini varietali da tavola viene da allora limitata dal Governo ai soli vitigni internazionali. Questi vini, che troviamo spesso sugli scaffali dei supermercati, non hanno solitamente nell’etichetta un’indicazione di origine territoriale, anche perché sono legati più alle caratteristiche dell’unico vitigno da cui sono prodotti piuttosto che a quelle di una ipotetica regione d’origine. Una situazione che resta ancora problematica per gli spumanti generici, cioè quelli non Doc o Igp: attualmente sull’etichetta viene indicato semplicemente il Paese dove avviene la spumantizzazione e non quello di provenienza delle uve.

Fonte: Garantitaly.it

Nasce in Valpolicella (VR) il primo corso universitario pubblico-privato in Italia di Politiche e Governance del territorio

terrazzamenti in Valpolicella

Nasce in Valpolicella il primo corso universitario pubblico-privato in Italia di Politiche e Governance del territorio, promosso dal dipartimento di Economia aziendale dell’Università di Verona, Scienze Giuridiche ed economiche, sotto la guida del professor Davide Gaeta, docente di Economia dell’impresa Vitivinicola e Politica Vitivinicola.

Il corso di aggiornamento professionale è stato pensato per chi è già inserito nel mondo del lavoro, o per chi ha iniziato un percorso di formazione professionale, per gli studenti e per tutte quelle persone che intendano approfondire i temi delle politiche e delle azioni di governo del territorio, con particolare riferimento alla Valpolicella ed alle sue potenzialità e criticità, ma prevede anche l’estensione ad altri territori di eccellenza nazionali ed internazionali.

La prima edizione del corso sarà focalizzata principalmente sui temi amministrativi ed economici dell’area, dal vitivinicolo al lapideo al turismo, e gli studenti, diplomati e laureati con una forte motivazione verso la cura e la gestione responsabile della Valpolicella e di possibili altri distretti di qualità, saranno chiamati ad approfondire temi e prassi oggi indispensabili per la formazione di nuovi amministratori pubblici e privati, attraverso il superamento di diversi moduli: diritto amministrativo, diritto pubblico, diritto tributario, economia politica, politica territoriale, gestione dell’impresa vitivinicola, comunicazione e promozione dei prodotti territoriali.
A fianco dell’Università di Verona, l’iniziativa è sostenuta sia dalle Amministrazioni Comunali del territorio (Fumane, che è capofila, San Pietro in Cariano, Marano, Pescantina, Negrar, Sant’Anna d’Alfaedo, Illasi, Mezzane, Dolcè e Grezzana) che dalle imprese, a partireda quelle vitivinicole. Ulteriori informazioni a questo link

Fonte: Winenews.it

Sicurezza alimentare. A.A.A. cercansi famiglie nel Nordest disposte a monitorare la temperatura del proprio frigorifero per una settimana. Adesioni entro fine dicembre 2018.

La temperatura è considerata uno dei fattori più importanti in grado di determinare ed influenzare la capacità di moltiplicazione e sopravvivenza dei microrganismi negli alimenti, in particolare in quelli pronti al consumo. Per questo, la conoscenza della temperatura reale di conservazione dei cibi a livello domestico permette di migliorare la sicurezza igienico-sanitaria degli alimenti pronti al consumo, diminuendo la durata della vita commerciale attribuita a questi prodotti e di conseguenza riducendo il rischio di esposizione dei consumatori a microrganismi pericolosi per la salute.

L’indagine. A questo proposito, il Ministero della Salute ha finanziato un’indagine nazionale sulla temperatura dei frigoriferi domestici (ricerca corrente PRC IZSLER 018/2016), con l’obiettivo di definire il livello medio della temperatura dei frigoriferi domestici italiani e valutare l’importanza di variabili geografiche, stagionali e demografiche. Lo studio servirà a ottenere informazioni utili: per le Autorità Sanitarie competenti, che svolgono attività di sorveglianza nell’ambito della sicurezza alimentare; per gli operatori del settore alimentare, che sono responsabili della corretta valutazione della shelf life assegnata agli alimenti pronti al consumo; per i consumatori, al fine di renderli consapevoli dell’importanza dell’adeguata temperatura di conservazione degli alimenti.

Possibilità di collaborare alla ricerca monitorando il proprio frigo per una settimana. L’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe), partner del progetto, sta cercando famiglie residenti in Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto-Adige che possano collaborare al progetto a titolo volontario e gratuito. I volontari dovranno essere disponibili a: ospitare nel proprio frigorifero per una settimana dei termometri forniti dall’IZSVe; ritirare i termometri presso la sede IZSVe più vicina al proprio comune di residenza, e riconsegnarli dopo il monitoraggio; compilare un semplice questionario alla fine della rilevazione.

Per dare la propria disponibilità basta compilare il modulo scaricabile qui sotto e inviarlo all’indirizzo frigoriferi@izsvenezie.it, oppure consegnarlo alla sede IZSVe più vicina, entro il 31/12/2018. Tra tutti quelli che daranno disponibilità ne saranno selezionati alcuni, che durante il 2019 effettueranno a turno il monitoraggio della temperatura del proprio frigorifero domestico. Nel modulo va specificata una persona di riferimento o la modalità attraverso cui si è venuti a conoscenza del progetto (es. sito web, Facebook, mailing list).

Fonte: Servizio stampa IZSVe

14 gennaio 2019, a Lonigo (VI) tutti i numeri dell’annata viticola 2018

Lunedì 14 gennaio, alle ore 9:30, nella cantina Collis Group a Lonigo (VI) si terrà il terzo appuntamento del Trittico vitivinicolo veneto, come di consueto dedicato al consuntivo dell’ultima vendemmia e non solo.

In programma. In occasione dell’evento, vero e proprio incontro plenario del mondo vitivinicolo regionale, promosso da Veneto Agricoltura con Regione Veneto e Avepa, saranno forniti i dati consuntivi dell’ultima vendemmia in Veneto, presentati gli ultimi dati sull’export del vino veneto e fatto il punto sull’evoluzione e le prospettive future delle Strade del Vino nella nostra Regione.

Ritorneranno i boschi…

Gli addobbi e le luci della festa non mancano, ma quest’anno l’albero di Natale allestito da Veneto Agricoltura sul prato antistante la propria sede di Legnaro-Pd (Agripolis) non poteva non ricordare quanto accaduto a fine ottobre nelle foreste del Nord-Est.

Gli oltre 10 milioni di metri cubi (ma si tratta ancora di una stima) di alberi schiantati al suolo in poche ore dalla tempesta di vento “Vaia” trovano infatti nell’allestimento natalizio di Veneto Agricoltura una sorta di simbolica rappresentazione di un dramma ma anche di una forte volontà politica e popolare, com’è riportato anche nell’esplicita scritta posta su una tabella in legno: “Ritorneranno i boschi”.

Un auspicio, una speranza, un augurio natalizio che si manifestano con la sistemazione di una serie di pezzi di tronco e di rami provenienti da alcune foreste del nord-est violentate dalla forza della natura: uno spezzone di abete bianco proveniente dai boschi della Val Paradiso in Valsugana, “nato” tra l’altro nel Vivaio di Veneto Agricoltura di Pian dei Spini in Cansiglio; e poi un pezzo di abete rosso della Val di Fiemme, di larice dell’Alpago, ecc.

Si tratta di un semplice gesto simbolico, rafforzato dalla sistemazione di piccole piante di faggio, di betulla ed altre varietà, con il quale Veneto Agricoltura vuole ricordare in questo periodo di Natale, anche ai tanti studenti e frequentatori di Agripolis, il dramma sociale, ambientale ed economico vissuto dalle popolazioni e dai territori montani del nord-est la notte dello scorso 29 ottobre. I boschi torneranno a respirare…

Da Mel (BL) ad Asiago (VI), la Grande Guerra ricordata in mostre d’arte, dedicate anche alle recenti calamità naturali che hanno colpito la montagna veneta

Il socio Argav Edoardo Comiotto ci rende partecipi di una bella iniziativa in corso fino al prossimo 30 dicembre nel seicentesco Palazzo delle Contesse di Mel (BL). Si tratta di una trentina di opere in mostra realizzate da 18 artisti che si sono ispirati al libro “Pikadi par an fià – Appesi per un fiato, di cui Comiotto è autore. La collettiva, che gode del patrocinio della provincia di Belluno, del comune di Mel e della pro loco Zumellese, è visitabile il sabato e la domenica dalle ore 9 alle ore 12 e dalle 15 alle 18. Il libro unisce storia e contesto socio-economico fra la fine dell’Ottocento e del Novecento e le vicende della Prima Guerra mondiale. Protagonista un giovane: Giuseppe Belunat, o meglio Bepi come è conosciuto dai suoi compaesani zumellesi, arruolato al Settimo Reggimento Alpini di Belluno. Attraverso la narrazione della sua vita, il lettore ha modo di immergersi in quel mondo ormai lontano nel tempo, ma che ha risvolti e situazioni emozionali tutt’ora presenti in tutti noi.

Una mostra che onora una terra colpita dalle recenti calamità naturali. Ad Asiago (Vi), invece, nel museo Le Carceri, fino al 6 gennaio 2019, si tiene la mostra “Parole e oggetti tra guerra e pace“, offerta gratuitamente da Bruno Zama e Gian Paolo Marchetti, due collezionisti e saggisti emiliano-romagnoli, per testimoniare la loro vicinanza e quella dell’Emilia Romagna alla cittadina dopo la recente calamità naturale della distruzione dei boschi. Realizzata con il patrocinio dell’assessorato al Turismo e Cultura del comune di Asiago, la mostra espone materiale bellico della Grande Guerra riutilizzato per la vita quotidiana e giornali nazionali originali. Curatrice dell’esposizione, la direttrice del museo, Lucia Spolverini, che ha approntato la mostra con la collaborazione delle associazioni “La Gavetta” (del vicentino), la “Squadriglia del Grifo” di Lugo di Romagna e la Cooperativa di solidarietà sociale “Il Faggio” di Asiago.

I collezionisti. Bruno Zama, faentino emigrato a Lugo di Romagna, bancario, colleziona oggetti bellici modificati, trasformati e riusati delle due Guerre Mondiali, studiandoli ha realizzato nel 2012 e 2014 due libri sui riutilizzi bellici. Dopo quei libri-cataloghi anche in Italia si è formato sull’argomento consapevolezza, conoscenza e coscienza ed un mercato di riutilizzi bellici inerti. Gian Paolo Marchetti è di Ferrara, dottore, ricercatore, appassionato della montagna, risulta fra le guide del parco della zona di Asiago, colleziona quotidiani originali dalla prima guerra mondiale e fino agli anni trenta, oltre a realizzare vari splendidi libri sulla Grande Guerra.

La mostra. Per la prima volta insieme, le mostre dei due collezionisti vanno a rappresentare il 1918, ultimo anno di guerra, con rari quotidiani di Gian Paolo Marchetti originali del periodo, ma anche tangibili oggetti bellici, modificati, trasformati e riutilizzati per la vita quotidiana della collezione Bruno Zama. Fra gli oltre 150 reperti di oltre 100 anni fa, spiccano un piccolo crocefisso realizzato da fante italiano in prima linea con il filo spinato, molti oggetti riusati dai soldati al fronte trasformando gavette, gavettini, copri-spolette, bombe a mano, proiettili, bossoli, badili. Oppure da abili agricoltori, o artigiani elmetti trasformati dopo il conflitto in scaldaletto, imbuti, scolapasta, in pale, o svuota letame detti “Stoss” (fra cui uno addirittura utilizzato fino alla sua parziale usura, che fu aggiustato grazie alla latta di una grossa scatola di sardine!) e tanti altri intriganti riutilizzi per la vita quotidiana. Ma anche bossoli in ottone bulinati, o trasformati, come portagioie, borse per l’acqua calda, porta caramelle, vasi di fiori, calamai, schiacciapatate, macinino, alcuni realizzati in prima linea per le esigenze dei soldati, altri son vere opere d’arte, realizzate nel primo dopoguerra da sapienti artigiani. In mostra simbolicamente anche rami e foglie di alberi abbattuti dalle intemperie, inseriti come ornamento nei vasi realizzati riutilizzando e modificando elmetti, o bossoli della Grande Guerra. Miseria che portò proprio alla necessità, per potere vivere, di trasformare gli oggetti bellici per la realizzazione di tali manufatti, riusando ciò che la guerra lasciò abbandonato sui campi di battaglia. Una valenza anche ecologica questa del riuso! Di grande impatto i laboratori didattici e le visite guidate per bambini a cura del museo (dalle 16,30 alle 17,30 del 24-28-30 dicembre 2018 e del 3 gennaio 2019). Orari ingresso mostra: tutti i giorni 10-12.30 e 15,30-18,30, tel. 0424-600255 museolecarceri@gmail.com, previste visite guidate dai curatori la mostra, info su http://www.asiago.to

 

39 mln per agricoltura e pesca e fondi a favore di bonifiche, lotta ai cambiamenti climatici e alla cimice nel bilancio di previsione 2019 del Veneto

Contrasto ai cambiamenti climatici, fondi per lotta alla cimice e almeno due milioni di euro per opere straordinarie e ordinarie dei Consorzi di bonifica per la manutenzione del territorio: sono alcuni degli stanziamenti più significativi del bilancio di previsione 2019 della Regione Veneto alla voce ‘agricoltura’.

Settore determinante per l’economia. “La legge di bilancio approvata ieri dal Consiglio regionale assegna 39 milioni di euro alle politiche per il settore primario – sottolinea l’assessore all’Agricltura Pan – di cui 27 per il cofinanziamento del Programma di Sviluppo Rurale 2014-2020 e del Feamp (pesca), i due programmi comunitari a cofinanziamento statale e regionale che insieme valgono interventi per oltre un miliardo e mezzo di euro a favore dell’agricoltura, dell’allevamento e della pesca. Si tratta di una leva finanziaria essenziale per continuare a garantire sviluppo e crescita ad un settore che rappresenta il pilastro della nostra economia, non solo per fatturato ed export, ma anche per la capacità di preservare e migliorare il territorio e per la valenza turistica, sociale e culturale che riveste”.

Nuove emergenze. Tra i nuovi capitoli dedicati all’agricoltura dalla manovra di bilancio 2019, Pan evidenzia i 200 mila euro stanziati per il risanamento dell’aria e affidati a Veneto Agricoltura “per la produzione e fornitura ai Comuni di alberi e arbusti al fine di ricostituire gli ecosistemi originari dei rispettivi territori” e i 300 mila euro per investimenti nella prevenzione dagli attacchi della cimice asiatica, come la realizzazione di reti anti-insetto. “Possono sembrare interventi modesti – commenta Pan – ma sono significativi, perché dimostrano l’attenzione e l’impegno dell’istituzione ad affrontare in termini fattivi due emergenze delle ultime stagioni – i cambiamenti climatici e i danni causati da infestazioni da insetti parassitoidi – in attesa che scienziati e centri di ricerca individuino soluzioni di maggiore efficacia”.

Fondi messi a disposizione per i Consorzi di Bonifica del Veneto: un milione per opere di somma urgenza a seguito di calamità naturali e un altro milione per contribuire alle spese di gestione degli impianti di sollevamento e di irrigazione. Nel preventivo sono stati inseriti anche altri 200 mila euro per opere di completamento agli interventi del Piano irriguo regionale. “La manovra 2019 conferma anche per il prossimo anno il sostegno regionale al settore della pesca professionale, all’acquacoltura e alle associazioni di pesca sportiva. E istituisce un nuovo capitolo, con 200 mila euro di dote finanziaria, per i servizi veterinari, la squadra cinofila, i centri di recupero della fauna selvatica e la lotta al bracconaggio”. La Regione Veneto sosterrà attivamente l’accesso al credito delle imprese del primario, mettendo a disposizione 18 milioni di euro in fondi di garanzia per gli investimenti delle aziende.

Fonte: servizio stampa Regione Veneto

Gennaio 2019, nel Padovano, i grandi terroir di Francia salgono in cattedra

A gennaio 2019 a Rubano (Pd), nel centro congressi del ristorante La Bulesca, i quattro moschettieri dell’enologia d’oltralpe saliranno in cattedra con un master di prim’ordine, organizzato dall’Associazione Arte & Vino, partner di Argav in occasione di alcuni seminari legati al vino svoltosi nei mesi scorsi. Da Bordeaux, culla della moderna civiltà del vino alla Loira, regione dalla multiforme ricchezza enologica caratterizzata da un enorme patchwork enografico e geografico; dall’Alsazia, regno dei vini bianchi, enclave dei vini tedeschi in territorio francese e tra le terre vitivinicole francesi più antiche alla Borgogna, tra abbazie, cantine storiche, villaggi medievali e canali fluviali, dove nascono le migliori interpretazioni al mondo di Pinot Noir per i rossi e Chardonnay per i bianchi.

Le date degli incontri, docenti d’eccezione. Il primo incontro sulla Borgogna si svolgerà lunedì 7 gennaio 2019 ore 20.45 e sarà guidato da Giampiero Pulcini. Il secondo incontro lunedì 14 gennaio 2019 ore 20.45 riguarderà Bordeaux e i suoi vini a cura di Samuel Cogliati. Il terzo appuntamento lunedì 21 gennaio ore 20.45 con Ciro Fontanesi si parlerà di Alsazia. L’ultimo evento lunedì 28 gennaio 2019 ore 20.45 sulla Loira guidati da Francesco Falcone. Ulteriori info: Associazione Arte & Vino

Fonte: Servizio stampa Associazione Arte & Vino

Combattere la desertificazione nell’UE, la Corte dei conti europea avverte che i provvedimenti adottati finora mancano di coerenza

Stando ad una nuova relazione della Corte dei conti europea, la Commissione non ha un quadro chiaro delle problematiche rappresentate dalle crescenti minacce in termini di desertificazione e degrado del suolo nell’UE. A giudizio della Corte, i provvedimenti presi finora dalla Commissione e dagli Stati membri per combattere la desertificazione hanno una limitata coerenza; inoltre, la Commissione non ha valutato i progressi compiuti riguardo all’impegno di conseguire, entro il 2030, la neutralità in termini di degrado del suolo.

Il termine “desertificazione” descrive i processi, legati all’azione dell’uomo e del clima, che comportano problemi per le zone aride, quali una minore produzione alimentare, infertilità del suolo, diminuzione della resilienza naturale del terreno e una qualità dell’acqua inferiore. Le proiezioni relative ai cambiamenti climatici in Europa indicano che il rischio di desertificazione è in aumento. Zone calde semidesertiche esistono già nell’Europa meridionale, ed il fenomeno si sta estendendo a Nord. La desertificazione è non solo una conseguenza, ma anche una delle cause del cambiamento climatico: il degrado del suolo dà luogo all’emissione di gas a effetto serra, e i suoli degradati hanno una minore capacità di trattenimento del carbonio.

Tredici Stati membri dell’UE hanno dichiarato, nel quadro della Convenzione delle Nazioni Unite sulla lotta contro la desertificazione, basandosi sulle proprie autovalutazioni, di essere colpiti da desertificazione. Nel 2015, l’UE e gli Stati membri si sono impegnati ad adoperarsi intensamente per conseguire, entro il 2030, la neutralità in termini di degrado del suolo. Gli auditor della Corte hanno visitato cinque Stati membri dell’UE colpiti da desertificazione (Spagna, Italia, Cipro, Portogallo e Romania) e hanno verificato se il rischio di desertificazione nell’UE fosse affrontato in maniera efficace ed efficiente. La Corte ha constatato che, benché la desertificazione e il degrado del suolo siano minacce attuali e crescenti nell’UE, la Commissione non ha un quadro chiaro di tali problematiche ed i provvedimenti presi per combattere la desertificazione hanno una limitata coerenza.

Non esiste una vera e propria strategia Ue ma tante piccole azioni contro la desertificazione. “Stiamo assistendo ad un incremento della siccità, dell’aridità e del rischio di desertificazione dovuto ai cambiamenti climatici nell’UE”, ha affermato Phil Wynn Owen, il Membro della Corte dei conti europea responsabile della relazione. “La desertificazione può comportare povertà, problemi di salute dovuti alla polvere portata dal vento, nonché una diminuzione della biodiversità. Può anche avere conseguenze demografiche ed economiche, costringendo la popolazione a migrare lontano dalle aree colpite. Come auditor, abbiamo la responsabilità di attirare l’attenzione su questi rischi, che potrebbero generare crescenti pressioni sui bilanci pubblici, sia a livello dell’UE che nazionale”. Secondo la Corte, non esiste una strategia, a livello dell’UE, per far fronte alla desertificazione e al degrado del suolo. C’è invece una serie di strategie, piani d’azione e programmi di spesa, come la politica agricola comune, la strategia forestale dell’UE e la strategia dell’UE sull’adattamento ai cambiamenti climatici, che sono pertinenti ai fini della lotta contro la desertificazione, ma non specificamente mirati ad essa.I progetti dell’UE riguardanti la desertificazione sono inoltre suddivisi in diversi settori di intervento: lo sviluppo rurale, l’ambiente e l’azione per il clima, la ricerca e la politica regionale. Possono avere un impatto positivo sulla lotta alla desertificazione, ma vi sono timori riguardo alla loro sostenibilità a lungo termine.

Raccomandazioni. La Commissione e gli Stati membri raccolgono dati su vari fattori che incidono sulla desertificazione e sul degrado del suolo. Tuttavia, non è stata condotta una valutazione completa sul degrado del suolo a livello dell’UE, né è stata concordata alcuna metodologia al riguardo. Vi è stato un limitato coordinamento fra gli Stati membri, e la Commissione non ha fornito orientamenti concreti. La Commissione non ha valutato i progressi compiuti riguardo all’impegno di cercare di conseguire, entro il 2030, la neutralità in termini di degrado del suolo nell’UE. La Corte dei conti europea raccomanda di: definire una metodologia per valutare l’estensione della desertificazione e del degrado del suolo nell’UE e, su tale base, analizzare i dati pertinenti e presentarli regolarmente; valutare l’adeguatezza dell’attuale quadro normativo per l’uso sostenibile del suolo nell’intera UE, anche per quanto riguarda la lotta alla desertificazione e al degrado del suolo; illustrare in maniera dettagliata come potrà essere assolto l’impegno assunto dall’UE di raggiungere, entro il 2030, la neutralità in termini di degrado del suolo e riferire periodicamente i progressi compiuti; fornire orientamenti agli Stati membri sulla preservazione del suolo e la realizzazione della neutralità in termini di degrado del suolo nell’UE, compresa la diffusione di buone pratiche; ove da questi richiesto, fornire agli Stati membri supporto tecnico nell’elaborare piani d’azione nazionali per raggiungere entro il 2030 la neutralità in materia di degrado del suolo.

I 13 Stati membri dell’UE che, basandosi su proprie autovalutazioni, hanno dichiarato, nel quadro della Convenzione delle Nazioni Unite sulla lotta contro la desertificazione (UNCCD), di essere colpiti da desertificazione sono: Bulgaria, Grecia, Spagna, Croazia, Italia, Cipro, Lettonia, Ungheria, Malta, Portogallo, Romania, Slovenia e Slovacchia. La Corte presenta le proprie relazioni speciali al Parlamento europeo e al Consiglio dell’UE, nonché ad altre parti interessate, come i parlamenti nazionali, i portatori d’interesse del settore e i rappresentanti della società civile. La grande maggioranza delle raccomandazioni formulate nelle relazioni della Corte è posta in atto. Questo elevato livello di attuazione evidenzia il beneficio del lavoro della Corte per i cittadini dell’UE. La relazione speciale n. 33/2018, intitolata “Combattere la desertificazione nell’UE: di fronte a una minaccia crescente occorre rafforzare le misure”, è disponibile in 23 lingue dell’UE sul sito Internet della Corte (eca.europa.eu).

Fonte: Servizio stampa Corte dei conti europea

Panetthon 2018: è veronese il migliore panettone del Veneto, seguito da produzioni vicentine. Tra i migliori panettoni artigianali d’Italia, c’è invece una produzione Polesana.

Panetthon 2018, la giuria riunita per la finale

Si è conclusa lo scorso 2 dicembre a Osterie Meccaniche ad Abano Terme (Pd) l’edizione 2018 di Panetthòn, sfida solidale fra i migliori panettoni artigianali del Veneto – quelli prodotti senza additivi l’emulsionante E471 e con materie prime di alta qualità -, che ha incoronato il panettone di Saporè di San Martino Buon Albergo (VR). Sul podio, al secondo e terzo posto due pasticcerie della provincia di Vicenza: Olivieri 1882 di Arzignano e Il Chiosco di Lonigo.

Phanetton 2018, gli assaggi tra il pubblico partecipante

Il percorso di arrivo alla finale. Saporè, Il Chiosco di Lonigo e pasticceria Olivieri 1822 si erano guadagnati il podio già nella semifinale locale del 27 novembre a I Tigli a San Bonifacio e si sono confermati in cima alla classifica nel corso dell’evento finale. A votare il migliore panettone del Veneto una giuria tecnica composta da giornalisti ed esperti di enogastronomia ma anche il pubblico, chiamato ad esprimere un giudizio alla cieca. Ecco gli altri finalisti: pasticceria Marisa di Arsego di San Giorgio delle Pertiche (PD), pasticceria Celso di Padova e ristorante Val Pomaro di Arquà Petrarca (PD), che si erano qualificati nel corso della seconda serata il 28 novembre da Osterie Moderne a Campodarsego; Battistuzzi di Conegliano (TV), pasticceria Centeleghe di Farra D’Alpago (BL) e la pizzeria Rocca d’Asolo di San Vito di Altivole (TV) , che si erano guadagnati la finale il 29 novembre da Ezio ad Alano di Piave; l’Osteria Zero di Zero Branco (TV), la pasticceria Fabris di Fontanelle (TV) e la pasticceria Max di Treviso, che erano stati decretati i migliori della semifinale del 30 novembre al Perché a Roncade.

Sfida solidale. Ampia la partecipazione del pubblico all’evento che oltre ad aver espresso una preferenza sui 12 panettoni degustati, acquistando il biglietto di ingresso ha contribuito a sostenere due progetti: all’ “Amici di Adamitullo” dell’omonima Onlus creata da don Cesare Bullo che in Etiopia garantisce il sostegno ad attività scolastiche ed educative rivolte alle comunità locali e all’associazione Co-Meta di Padova che da qualche anno sostiene attività di cooperazione sociale rivolte ai bambini in Burkina Faso.

Ruggiero Carli

Tra i migliori panettoni artigianali d’Italia, invece, c’è il panettone artigianale di pasticceria Emporio Borsari di Badia Polesine (Ro), creato dal maestro pasticcere Ruggiero Carli, nuovo talento emergente della pasticceria d’eccellenza. il panettone classico si è aggiudicato la sesta posizione tra i finalisti di Tenzone del Panettone a Parma, l’evento che il 17 e 18 novembre scorso ha raccolto più di 36 maestri pasticceri professionisti da tutta Italia, fra nomi noti ed emergenti, per una sfida a colpi di lievitazioni ed interpretazioni innovative del dolce delle feste per eccellenza. Il panettone artigianale firmato Carli ha ricevuto dalla commissione tecnica la massima valutazione per la categoria “presentazione e packaging”, giudicando ottima anche la valutazione dell’aspetto visivo e dell’alveolatura, oltre che l’analisi olfattiva e gustativa.

Fonte: Servizio stampa Panetthon/Emporio Borsari