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2 febbraio 2018, in attesa di Anteprima Amarone (3-5/2/18) dedicata al 50° della Denominazione, Verona ospita il primo incontro internazionale dedicato alla sostenibilità in viticoltura

Venerdì 2 febbraio 2018 Verona sarà capitale della sostenibilità. I più grandi professionisti del settore di tutto il mondo, infatti, si sono dati appuntamento a partire dalle ore 9 nel centro congressi della Camera di Commercio di Verona (corso Porta Nuova 96), per la prima edizione del Sustainable Winegrowing Summit (SWS), incontro internazionale itinerante interamente dedicato alla sostenibilità, con un focus specifico sulle nuove tecnologie di precision farming a basso impatto ambientale. Il summit sarà ospitato ogni anno in un paese diverso, per favorire costantemente il dialogo tra gli organismi di certificazione e gli operatori di settore, al fine di creare un vero e proprio International Sustainable Winegrowing Network (ISWN).

Il convegno inaugura la tre giorni dedicata al 50° della Denominazione. “Oggi i produttori di vino di alta qualità non possono non confrontarsi con questi temi, dalla gestione sostenibile delle risorse naturali, all’innovazione delle tecniche gestionali e necessità di adattare le tecniche di coltura ai cambiamenti pedoclimatici – spiega Olga Bussinello, direttore del Consorzio per la Tutela dei Vini Valpolicella, organizzatore del convegno, che inaugura i festeggiamenti per il 50° della Denominazione a cui è dedicata l’edizione 2018 di Anteprima Amarone.

Due le sessioni nelle quali interverranno gli esperti mondiali: la prima dedicata allo State of the Art dei programmi di viticoltura sostenibile nelle diverse aree, dove gli speaker saranno Olga Bussinello (Consorzio per la Tutela dei Vini Valpolicella), Willi Klinger (Austrian Wine Marketing Board), Steve Lohr (California Sustainable Winegrowing Alliance), Beth Vukmanic Lopez (SIP Certified), James Hook (McLaren Vale Grape Wine & Tourism Association), Stephanie L. Bolton (Lodi Sustainable Winegrowing Commission), con la partecipazione del direttore de La Verità, Maurizio Belpietro come moderatore; seguirà un light lunch, dove verranno serviti i vini sostenibili dei Paesi ospiti. La seconda parte della giornata sarà invece incentrata su tematiche più strettamente economiche, con la partecipazione dei più alti esponenti istituzionali del settore, come Beatrice La Porta (Wine Observatory of Sustainability), Kajsa Nylander (System Bolaget), Carolyn O’Grady-Gold (LCBO) e il presidente del Consorzio Andrea Sartori, con la moderazione del direttore di TeleArena, Mario Puliero.

Riduci, Risparmia, Rispetta. L’adozione del protocollo RRR – “Riduci, Risparmia, Rispetta” – che certifica, sul piano tecnico e attraverso il monitoraggio sull’utilizzo dei prodotti fitosanitari da parte delle aziende, la salvaguardia degli equilibri ambientali della Valpolicella, dimostra il costante impegno del Consorzio nel raggiungere l’eccellenza del vigneto anche attraverso il benessere del territorio. “Stiamo entrando ufficialmente nel terzo anno dalla nascita del protocollo e ad oggi sono state coinvolte 114 aziende e 915 ettari. Lo scopo resta quello di ottenere la certificazione del 60% della superficie vitata”, dichiara il presidente del Consorzio, Andrea Sartori. “Il raggiungimento di questo obiettivo porterà ad un maggior valore commerciale del prodotto e una più intensa richiesta sul mercato che migliorerà il bilancio economico aziendale. La collaborazione con gli organismi internazionali di settore sarà imprescindibile punto di forza per costituire una rete che garantisca la gestione sostenibile delle risorse naturali”, conclude Bussinello.

Fonte: Servizio stampa Consorzio Tutela vini Valpolicella

 

 

Il Veneto oltre l’emergenza siccità, a Fieragricola, giovedì 1 febbraio 2018 ore 13.30, Anbi Veneto incontra la stampa per fare il punto sulla situazione

I dati degli ultimi anni relativi alle precipitazioni piovose dimostrano che il Veneto, come tutto il Paese, si troverà sempre di più a far fronte a lunghi periodi siccitosi. La questione non può più essere trattata come emergenza ma attraverso misure strutturali che necessitano di progetti a lungo termine e nuove risorse.

Incontro rivolto alla stampa. A questo riguardo, Anbi Veneto organizza l’incontro stampa “Il Veneto oltre l’emergenza siccità” – Dal nuovo Piano Irriguo Regionale agli strumenti per il risparmio idrico“, che si terrà a Veronafiere nel Padiglione 3 – Area Forum giovedì 1 febbraio alle ore 13.30 nell’ambito di Fieragricola, in corso fino al 3 febbraio. All’incontro saranno presenti Giuseppe Pan, assessore all’Agricoltura, Caccia e Pesca, Regione del Veneto, Giuseppe Romano, presidente Anbi Veneto, Andrea Crestani, direttore Anbi Veneto, Francesco Vincenzi, presidente Anbi.

Gli strumenti in via di definizione. L’istituzione del nuovo Piano Irriguo regionale, previsto nella legge di stabilità regionale 2018, rappresenta un nuovo fondamentale tassello nell’efficientamento della rete irrigua, affiancandosi ad altre misure quali il Piano Irriguo Nazionale, i nuovi strumenti finanziari previsti nella Legge di Stabilità dello Stato, l’aggiornamento sui fondi del Programma di Sviluppo Rurale Nazionale (PSRN) e sui Fondi di Sviluppo e Coesione (FSC), nonché le innovazioni tecnologiche messe in campo dai consorzi di bonifica per il risparmio idrico e il riuso delle acque di depurazione. L’incontro presenterà una panoramica su tali strumenti, partendo dal nuovo Piano Irriguo regionale, attualmente in fase di definizione, e che dovrà essere adottato entro giugno.

Fonte: Servizio stampa Anbi Veneto

Biodistretti e agricoltura sostenibile, un mondo possibile

(di Alessandro Bedin, consigliere Argav) Sabato 25 novembre 2017 si è tenuto a Padova un incontro dell’ISDE (International Society of Doctor for Environment), medici per l’Ambiente, nel quale è stato ricordato Lorenzo Tomatis, uno dei fondatori dell’associazione che sosteneva come “tutti gli uomini siano responsabili per l’ambiente ma i medici lo siano doppiamente”.

Pesticidi, un tempo armi di guerra, oggi “armi” nei campi agricoli. Tomatis fu tra i primi a indicare gli effetti transgenerazionali da esposizione di molecole cancerogene. Nella breve introduzione per presentare l’Isde, sono stati sottolineati alcuni obiettivi di tale associazione come “recuperare il ruolo etico della professione medica, privilegiare le politiche di prevenzione, informare e coinvolgere sulle problematiche ambientali.” E’ stato poi evidenziato come i pesticidi (prodotti fitosanitari) sono stati impiegati per la prima volta nel secondo conflitto mondiale come “armi biologiche” e poi utilizzati da allora in avanti ancora come “armi” nei campi agricoli. Mentre prima dell’avvento della chimica i migliori difensori dell’ambiente erano gli agricoltori che garantivano la fertilità del suolo anno dopo anno con l’apporto di sostanza organica, ora la si sta perdendo (per la parte di suolo che è rimasto).

Il 64% delle acque sono inquinate da prodotti fitosanitari ma anche l’inquinamento atmosferico è dovuto in parte alle “moderne” tecniche di agricoltura intensiva e industriale. L’Italia ha il triste primato di consumare il 33% dei pesticidi impiegati in Europa e Veneto ed Emilia Romagna sono le regioni italiane che ne usano di più. Ma, contemporaneamente, sempre il Veneto, è una delle regioni con il più alto numero di aziende biologiche, è la Regione con un fatturato agricolo fra i più alti e nello stesso tempo quella in cui le manifestazioni popolari si susseguono sempre più numerose reclamando la messa al bando dei pesticidi. Le aziende biologiche sono molto attive nel campo della sperimentazione e della ricerca e il consumo di prodotti biologici è fra i più elevati. Dati negativi e positivi al contempo che rattristano ma anche fanno ben sperare.

Sono sorti e stanno sempre più sorgendo biodistretti in cui amministrazioni, aziende agricole, associazioni e gas (gruppi di acquisto solidale) hanno capito che la produzione locale biologica di qualità è una via sana, per noi e per l’ambiente, permette un ritorno della fertilità dei suoli, un aumento della biodiversità (che secondo studi scientifici porta a minori allergie – Haatela et al. 2013), e, nel lungo periodo, garantisce anche una maggiore resa, trattandosi di coltivazioni che sono meno suscettibili ai cambiamenti climatici. I biodistretti sono una sinergia per migliorare lo status del nostro ambiente e della nostra salute, ma soprattutto una visione lungimirante per lasciare ai nostri eredi una miglior possibilità di vita. Se tali realtà, sempre più interessanti e ben viste dalla popolazione, ci dovessero trovare un po’ scettici da un punto di vista economico, dovremmo allora anche considerare che la produzione di qualità (non di quantità) biologica è uno dei mercati più fiorenti.

Tutti i numeri dell’agricoltura veneta a Fieragricola 2018. Tra gli eventi proposti a Verona da Veneto Agricoltura, incontri su agricoltura di precisione, biodiversità, agroforestazione. Info anche su bionergie e cambiamento climatico.

Alla fine tutti i nodi arrivano al pettine. Il vecchio adagio vale anche per il comparto agricolo che proprio in questi giorni sta tirando le somme sui risultati della scorsa annata. Purtroppo, le conseguenze del cattivo andamento meteo registrato nel 2017 (ad aprile le gelate, in estate la siccità) non hanno consentito il raggiungimento di performance destinate a rimanere negli annali. Anzi. Veneto Agricoltura, che giovedì 1 febbraio (ore 11,30) in Fieragricola (31/1-3/2) oa Verona (stand Regione Veneto, padiglione 4) con AVEPA, ARPAV ed il marchio regionale agroalimentare QV (Qualità Verificata), presenterà i primi dati sull’annata agroalimentare regionale 2017, parla di “annata difficile soprattutto per quanto riguarda le rese di produzione di molte colture sia seminative (mais -14%, soia -23%) che legnose (mele -21%, vite -19%)”.

Zootecnica, risultati interessanti. I tecnici dell’Agenzia regionale anticipano invece che per gli allevamenti zootecnici i risultati 2017 sono piuttosto interessanti. Negativi invece gli scambi con l’estero. L’Agenzia regionale proporrà anche una serie di iniziative che ruotano attorno alle tre frontiere simbolo dell’innovazione sostenibile in agricoltura, ovvero l’agricoltura di precisione, la biodiversità e i sistemi agroforestali.

Agricoltura di precisione. Nella giornata inaugurale, mercoledì 31 gennaio (ore 15.00) presso l’Area FORUM del Padiglione 3, è previsto il focus Precision farming nelle colture erbacee che affronterà il tema dell’agricoltura di precisione analizzato da tre distinti punti di osservazione: le Linee guida recentemente pubblicate dal Ministero, le indicazioni pratiche sperimentate nell’azienda pilota dimostrativa “ValleVecchia” di Veneto Agricoltura grazie al progetto europeo LIFE “Agricare” e il rapporto tra imprese e ricerca. Il programma dell’incontro disponibile a questo link.

Biodiversità. Giovedì 1 febbraio (ore 10,00) presso la Sala Puccini nella Galleria tra i Padiglioni 6 e 7, si terrà un incontro dedicato alla biodiversità intesa quale valore per l’agricoltura. Il focus, sostenuto dal Progetto BIONET che Veneto Agricoltura conduce con un’ampia rete di partner (Istituti agrari, Istituto Zooprofilattico delle Venezie, CREA, Provincia di Vicenza) nell’ambito del PSR Veneto, punta a mettere in evidenza il valore della biodiversità per le produzioni agricole. Tecnici e produttori si incontreranno forti anche dell’esperienza maturata nell’ambito di un altro progetto da poco concluso (VeroVeneto) che ha dato modo di misurare con metodo scientifico il grado di biodiversità e la qualità della produzione ortofrutticola veneta. Il programma di questo secondo incontro è disponibile a questo link.

Foreste. Venerdì 2 febbraio (ore 10.00), sempre presso la Sala Puccini, si terrà invece un convegno dedicato al ritorno dei sistemi agroforestali. Nell’occasione si parlerà di alberi tra le colture agrarie, elementi non intrusi ma fattori di produzione e stabilizzazione climatica. L’agroforestazione è una sorta di “ritorno al futuro” che è già realtà in diversi contesti agricoli europei e italiani. Ne parleranno i ricercatori (con due interventi europei), tecnici e produttori agricoli protagonisti di queste esperienze. Il programma è disponibile a questo link. Infine, presso lo stand regionale saranno presenti nei quattro giorni di fiera i tecnici del Settore di Veneto Agricoltura “Bioenergie e cambiamento climatico”, per fornire ai visitatori informazioni sulle attività progettuali in tema di biogas, biomasse solide e biocarburanti.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

31 gennaio 2018, a Bruxelles, il formaggio Asiago Dop veneto, lo speck alto-atesino e il pecorino romano salgono in cattedra come caso di successo di produzione agricola di qualità europea. Ma la Ue taglia del 90 per cento gli aiuti all’Italia per la promozione agroalimentare.

“Uncommon Flavors of Europe”, il progetto triennale di promozione negli USA e in Canada promosso dai Consorzi di Tutela Formaggio Asiago, Speck Alto Adige e Pecorino Romano e co-finanziato dalla UE, nell’ambito di “Enjoy, it’s from Europe”, è un caso di successo europeo. Il 31 gennaio 2018, i tre consorzi sono stati invitati a Bruxelles, dalla Commissione Europea, per presentare le iniziative e i primi risultati del percorso di informazione e promozione della produzione agricola di qualità europea durante uno dei più importanti ed attesi appuntamenti di presentazione del bando 2018 relativo ad azioni simili rivolte al mercato interno e ai mercati extra-europei.

Tagli. “Questo nuovo riconoscimento europeo, in un anno nel quale sono calati del 90% gli aiuti UE all’Italia per la promozione agroalimentare e molti progetti non verranno finanziati, ci rende orgogliosi e ci impegna ancora una volta di più a lavorare per far comprendere a mercati così importanti per il Paese, il valore e il significato della storia e della tradizione agricola europea che i nostri prodotti testimoniano”, affermano Fiorenzo Rigoni, Andreas Moser e Salvatore Palitta, rispettivamente presidenti del Consorzio di Tutela Formaggio Asiago, Speck Alto Adige e Pecorino Romano.

Il programma “Uncommon Flavors of Europe” (Sapori d’Europa unici), di Asiago DOP, Speck Alto Adige IGP e Pecorino Romano DOP nasce per rafforzare la riconoscibilità, da parte del consumatore, delle caratteristiche distintive del prodotto d’origine, in contrapposizione con i prodotti denominati “comuni”, ovvero generici. Proposte inimitabili che, oggi, in USA e Canada, stanno ottenendo sempre maggiore interesse, grazie alla crescente curiosità e sensibilità di consumatori e ristorazione verso l’origine dei prodotti, le loro qualità, il loro impiego nell’incontro con la tradizione culinaria locale. Riconosciuto come uno dei dieci progetti italiani approvati dalla Commissione Europea selezionati su 199 presentati nel quadro dello stanziamento complessivo di oltre 30 milioni di euro di cui 23,6 co-finanziati dall’Unione nel triennio 2017-2019, “Uncommon Flavors of Europe” è stato presentato riscuotendo grande interesse, il 23 e 25 ottobre scorsi, a più di 100 giornalisti, cuochi ed importatori nell’ambito dello Starchefs – International Chefs Congress al Brooklyn Expo Center di New York e alla scuola alberghiera dell’Institut de tourisme et d’hôtellerie du Québec (ITHQ) a Montreal. Nei mesi successivi, il progetto ha avviato un’intensa attività di informazione e promozione dei tre prodotti testimonial di qualità europea avviando un dialogo diretto con i consumatori attraverso il web, i social media, la stampa e la TV. In questa prima fase, in particolare, sono state realizzate oltre 350 giornate promozionali, per il solo 2017, su un totale di 1750 programmate nel triennio 2017-2019, nei punti vendita delle maggiori catene di supermercati americani e canadesi, attività che ha offerto l’occasione di contattare direttamente 2,4 milioni consumatori negli Stati Uniti e oltre un milione in Canada. Nel 2018, le azioni del piano si svilupperanno e intensificheranno anche con attività rivolte al trade, come con il concorso LEARN & EARN, dedicato al settore professionale della grande distribuzione, che mette in palio viaggi in Italia e un road show informativo per operatori nei diversi stati USA. Il tutto con l’obiettivo di rafforzare il mercato dei prodotti agricoli europei di cui Formaggio Asiago, Speck Alto Adige e Pecorino Romano, protagonisti del progetto “Uncommon Flavors of Europe”, sono rappresentanti di eccellenza.

Fonte: Servizio Stampa Consorzio Tutela Asiago

Quote latte, pagina non felice della politica

“Quella delle quote latte in Italia è una pagina non felice della politica che ha creato un notevole danno all’Erario e pesanti distorsioni della concorrenza a discapito degli allevatori onesti”. È il commento di Fabio Curto, presidente del settore lattiero caseario di Confagricoltura Veneto, in merito alla sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea, che ha condannato l’Italia per non aver recuperato 1,3 miliardi di euro dai produttori lattieri in seguito al superamento delle quote latte nel periodo 1995-2009.

Un costo che ricade sulla collettività. “La maggioranza degli allevatori ha rispettato le quote di produzione o le ha acquistate, oppure ha già pagato i prelievi sulle eccedenze in caso di superamento dei limiti. Ora non possiamo farci carico di quei pochi che non hanno rispettato i livelli produttivi e la legge. I produttori in difetto hanno avuto tutte le possibilità di regolarizzare la loro posizione attraverso adeguate rateizzazioni”. Per la Corte – ricorda Confagricoltura – si tratta di una “situazione iniqua nei confronti dei contribuenti italiani“, poiché il costo è ricaduto sulla collettività. La Commissione stima che, su 2,305 miliardi di euro, ben 1,752 miliardi non siano ancora stati rimborsati dai singoli produttori che hanno materialmente commesso le violazioni. Una parte dell’importo sembra considerato perso o rientra in un piano a tappe di 14 anni, ma la Commissione stima che restino da recuperare ancora 1,343 miliardi. “Ci trasciniamo in problemi che si sarebbero dovuti risolvere negli anni trascorsi in un settore che oggi è completamente liberalizzato e che sta subendo enormi fluttuazioni di mercato. In questo momento sarebbe stato più opportuno avere risorse per favorire la competitività e non ulteriori pesi che vengono da lontano, una situazione che si è incancrenita e dove la politica non è intervenuta quando avrebbe dovuto”, conclude Curto.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

Questa sera all’incontro Argav-Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (PD) si parla di come conciliare sviluppo locale sostenibile e mercato globale nonché di auto elettriche di alta gamma

Come conciliare l’interesse dei territori con la necessità di una visione e una capacità di interscambio globale? La questione sarà al centro degli interventi in programma questa sera, venerdì 26 gennaio 2018, a partire dalle 19, ad Arzerello di Piove di Sacco (PD) nel circolo di campagna in via Porto 8, in occasione del tradizionale incontro di fine mese Argav-Wigwam, moderato dal presidente Fabrizio Stelluto.

Gli ospiti della serata. Saranno presenti Barbara Degani, sottosegretario del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e Mario Dalla Tor, componente della Commissione Agricoltura del Senato per un bilancio di fine legislatura sui temi dell’ambiente e la sostenibilità e dell’agricoltura; Eleonora Cerin, avvocato internazionalista e Bernd Faas, esperto sui temi della mobilità internazionale, co–fondatore di Eurocultura, che presenteranno il “Vademecum per l’internazionalizzazione: come prepararsi ad affrontare i mercati esteri”; Savino Cimarosto, titolare dell’azienda agricola I&S Farm di Sant’Erasmo (Venezia), che presenterà l’unica realtà di produzione biologica nella Laguna di Venezia; Giorgio Pirolo, designer, contitolare dell’azienda automobilistica FV- Frangivento, risposta italiana alla “mitica” Tesla, azienda statunitense leader nelle automobili elettriche di alta gamma.

Ingresso aperto al pubblico previa conferma. Al termine degli interventi, Efrem Tassinato, giornalista enogastronomico socio Argav e chef, presenterà e proporrà l’assaggio di una selezione di prodotti tipici delle Comunità Locali del Veneto. Ingresso aperto a tutti previa conferma, fino ad esaurimento dei posti disponibili.Info e accreditamenti: arzerello@wigwam.it – Tel. 333 3938555.

 

31 gennaio-3 febbraio 2018, a Verona la 113a edizione di Fieragricola fotografa i cambiamenti avvenuti in 10 anni nei campi e sul mercato

bovino da latte

È scattato il conto alla rovescia per il via alla 113^ Fieragricola, in programma a Verona dal 31 gennaio al 3 febbraio. La grande kermesse scaligera aprirà i cancelli a tanti pubblici: allevatori, agricoltori, cerealicoltori, produttori di energie rinnovabili, imprenditori forestali, agriturismi, venditori di mezzi agricoli, imprese agromeccaniche, agronomi e professionisti. La manifestazione, nata nel 1898, è stata presentata ieri a Roma, insieme a uno studio di Fieragricola e Nomisma sul tema “Agricoltura 2007-2017: cosa è cambiato?“.

La fotografia del decennio. Circa 180mila imprese in meno, con una decrescita della forza lavoro di quasi l’8%. Ma anche una buona tenuta del valore aggiunto (+3,9%) e un valore medio della produzione per azienda cresciuto dell’88 per cento. È la morfologia della campagna italiana post-crisi ritratta dallo studio Fieragricola-Nomisma. Per l’agricoltura la crisi ha fatto da acceleratore nella struttura, nei processi e nella competitività delle imprese agricole italiane, alla stregua di un selezionatore naturale che ha sostanzialmente espulso le aziende più deboli, quelle meno strutturate e organizzate, ma anche chi non è riuscito a intercettare le tendenze di una domanda profondamente cambiata. L’uscita dal mercato, in dieci anni, di quasi il 20% delle imprese agricole, in buona parte a conduzione diretta, ha coinciso infatti con diversi salti di qualità: dal valore della produzione, alla crescita (del 58%) della superficie media per azienda, alla produttività che, con 36mila euro per addetto, è oggi quasi il doppio rispetto alla media Ue. Inoltre, fa ben sperare sia l’ulteriore incremento delle aziende a conduzione femminile – oggi al 20% contro una media Ue del 13% – e gli incoraggianti ultimi sviluppi di imprese under 35, a +14% negli ultimi 18 mesi, sebbene l’età media sia ancora molto più alta dei colleghi europei.

L’Italia agricola a metà del guado. “Rispetto ad altri settori, come l’intero manifatturiero o le costruzioni, il nostro primario ha reagito prima alla recessione, cercando di irrobustirsi e innovarsi – ha detto il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani –. Possiamo dire che oggi siamo a metà del guado: più strutturati ma ancora non abbastanza rispetto ai competitor, più professionali ma in attesa del grande passo digitale e in parziale ripresa sul fronte delle nuove trattrici, più giovani in un comparto ancora tradizionalmente dominato da conduttori in età avanzata. Fieragricola in questo studio ha analizzato il decennio 2007-2017 per capire come procedere verso il definitivo salto di qualità. Non a caso il tema chiave della rassegna sarà dedicato alla nuova Pac e all’agricoltura 4.0″.

Cambiano i consumi: boom del bio. Secondo lo studio Fieragricola-Nomisma, negli anni pre e post-crisi è cambiata la struttura, ma anche la congiuntura; una rivoluzione condotta da una domanda che ha ridotto tutti i consumi alimentari (-10,7% in media), con punte legate a prodotti più voluttuari (-13% per vino e alcolici). A fare in parte da contraltare, il boom del biologico – cresciuto nella Gdo del 160% e nei campi del 56% – unitamente alla crescita dei prodotti a marchio (+87%) e all’attività sempre più multifunzionale del settore primario, con l’agriturismo che ha visto crescere del 35% le proprie strutture e con il boom del contoterzismo. Infine, un chiaroscuro legato all’export della nostra materia prima, da record nel 2017 (6,6 miliardi di euro), ma con il massimo storico anche dell’import (12,8 miliardi). Ne consegue un saldo negativo senza precedenti: -6,1miliardi di euro. Per il direttore area Agroalimentare di Nomisma, Denis Pantini: “Nel prossimo futuro i produttori avranno bisogno di nuovi strumenti  finanziari e di gestione del rischio per combattere volatilità dei prezzi ed effetti nefasti del cambiamento climatico e di nuovi modelli organizzativi per rafforzare la competitività ed integrare maggiormente la loro posizione nella filiera. Da questo punto di vista, lo sviluppo tecnologico e la digitalizzazione potranno favorire l’implementazione di modelli produttivi più efficienti”.

Alcuni numeri della fiera. Dieci padiglioni occupati, oltre 1.000 espositori, una superficie netta di 57mila metri quadrati (+4,4% sull’edizione precedente), un’area demo esterna di 7.500 metri quadrati allestita per gli Special Show, 980 animali (+63,3%), delegazioni commerciali provenienti da 33 Paesi esteri e tre concorsi sulle razze bovine (compreso il debutto della mostra europea della Limousine), più di 120 convegni in calendario nei quattro giorni di manifestazione, durante i quali sono previsti corsi di abilitazione professionale alla guida delle trattrici.

Fonte: Servizio Stampa Verona Fiere

 

 

26 gennaio-4 febbraio 2018, a Dosson (TV) c’è la 32a festa del radicchio. Ad inaugurare la manifestazione il 26 gennaio, un convegno aperto al pubblico sulle proprietà nutrizionali del radicchio veneto.

Nell’ambito della 32a Festa del radicchio di Treviso, che si terrà a Dosson dal 26 gennaio al 4 febbraio 2018, l’Associazione dei produttori radicchio di Dosson in collaborazione con DtoLabs- Centro di Eccellenza Analitica, organizzano il convegno aperto al pubblico della manifestazione”Le proprietà antiossidanti e nutrizionali del radicchio veneto“, che si terrà alle ore 18.30 venerdì 26 gennaio nella tensostruttura di via Fermi a Dosson di Casier (TV).

Lo studio. Nell’occasione, saranno presentati i risultati di una ricerca realizzata in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari di Venezia e la Regione Veneto relativa allo studio delle sostanze antiossidanti (flavonoidi ed antocianine) presenti nelle varietà autoctone del radicchio veneto. Saranno inoltre descritte le caratteristiche nutrizionali della pianta messe in luce dallo studio. Per informazioni 338-8268034.

Fonte: Associazione Produttori radicchio di Dosson

Avviato dal Gruppo Giardino Storico di Padova il 28° corso di aggiornamento, tema 2018 “La parte del selvaggio. Miti e figure della natura senza l’uomo”. Aperte ancora le iscrizioni, in programma fino a maggio incontri frontali, tavole rotonde e viaggi di approfondimento

foto di Franco Brevini (Università di Bergamo), docente lezione 25 gennaio 2018

(di Alessandro Bedin, consigliere Argav) Lo scorso 18 gennaio, in un’aula gremita e con ospiti da tutta Italia, è ufficialmente iniziato il 28° corso di aggiornamento organizzato dal Gruppo Giardino Storico di Padova. Nell’incontro introduttivo, curato da Antonella Pietrogrande (Gruppo Giardino Storico di Padova) e Serge Briffaud (École Nationale Supérieure d’Architecture et de Paysage de Bordeaux), si sono messi a fuoco i principali concetti e temi che verranno sviluppati nel corso di 9 incontri frontali, 4 tavole rotonde e due viaggi.

Il tema 2018 è “La parte del selvaggio. Miti e figure della natura senza l’uomo“, di certo affascinante ma può destare anche aspetti contrastanti e non da tutti “digeribili” (c’è nel nostro inconscio – forse – la presenza angosciante della selva oscura?). “Il paesaggio che piace è quello che ha subito un addomesticamento da parte dell’uomo”, riferiscono gli organizzatori del corso, e così la natura selvaggia la consideriamo come qualcosa di altro, mentre invece ne facciamo parte.

La ricerca di natura porta al proliferare delle riserve naturali integrali. Dicono ancora gli organizzatori: “Errante tra le rovine della sua modernità, minacciato dalla crisi ecologica globale, l’uomo occidentale vive il paradosso di un’attrazione irresistibile per una natura che, ai suoi occhi, pare essersi liberata di lui, ritornando alle origini. Questa ricerca di natura «pura» si traduce, su scala planetaria, nell’evoluzione delle politiche di conservazione ambientale e nel trionfo della rinaturalizzazione, con il moltiplicarsi delle riserve naturali integrali. Si afferma la ricerca di una «piena natura» che coinvolge sempre più le pratiche turistiche e del tempo libero, contrassegnate dal desiderio di una immersione dei corpi in luoghi dove restaurare le energie perdute e fondersi con ciò che incarna l’assolutamente altro. Il paesaggio è oggi uno degli spazi culturali in cui questo sogno di “inselvaggimento” si esprime in modo privilegiato. Ciò accade, in particolare, nelle sistemazioni urbane che pongono le città di fronte al loro inverso selvaggio, finora sfuggito o rifiutato; lo stesso vale per i giardini che mettono in scena il ritorno a una naturalità perduta. La natura selvaggia, in quanto costruzione culturale, è presente in ogni epoca e per ispiegarsi ricorre a immagini, concetti e racconti in cui ogni volta s’incarna”. Insomma, per capire ciò che ci circonda, forse, bisogna allontanarsi “per divenire capaci in seguito di riavvicinarsi in modo più giusto, più sereno”.

Il prossimo incontro si terrà giovedì 25 gennaio, dalle ore 16.00 alle ore 18.30 aula A, Complesso Didattico di Biologia e Biomedicina Fiore di Botta, via del Pescarotto 8, Padova, tema “Sull’invenzione della natura selvaggia”, a cura di Franco Brevini (Università di Bergamo). A questo link il programma del XXVIII CORSO 2018