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Uso dei prodotti fitosanitari, approvate dalla Regione Veneto le disposizioni per l’accertamento di violazioni al piano nazionale

La giunta regionale ha approvato le disposizioni che definiscono le modalità di accertamento e contestazione delle violazioni del PAN (Piano Nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari), sia da parte degli agricoltori, ma anche dei rivenditori. “Viene data così continuità al percorso volto a garantire il processo di cambiamento delle pratiche di utilizzo dei prodotti fitosanitari verso forme caratterizzate da maggior compatibilità e sostenibilità ambientale e sanitaria”, spiega l’assessore regionale all’agricoltura.

L’iter era già iniziato nel luglio del 2012, con l’approvazione di una delibera regionale (n. 1379) che riguardava la prima proposta di Regolamento comunale sull’uso dei prodotti fitosanitari, provvedimento poi aggiornato a inizio agosto 2016, tenendo conto delle precisazioni introdotte nel frattempo dal PAN. Con un ulteriore provvedimento del 28 marzo scorso era stata effettuata la ricognizione delle Strutture regionali competenti per le diverse azioni ed attività previste dal PAN e era stato istituito un gruppo di lavoro interdisciplinare per promuovere, programmare e monitorare, in forma unitaria e coordinata, quanto disciplinato dal documento programmatico nazionale.

La competenza di controllo è affidata al Servizio regionale di vigilanza; alle AULSS competenti per territorio; all’AVEPA nell’esercizio delle proprie funzioni; agli ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria. Si tratta, al contempo, anche di uno strumento di delega ai comuni, nel cui territorio sono accertate le trasgressioni, per l’applicazione delle sanzioni amministrative già definite dalla legge regionale 28 gennaio 1977, n. 10 in materia di “disciplina e delega delle funzioni inerenti all’applicazione delle sanzioni amministrative di competenza regionale”.

Sanzioni. In questo modo sarà possibile sanzionare la mancanza di verifica da parte dei rivenditori del certificato di abilitazione all’acquisto ai soggetti cui vengono venduti i prodotti fitosanitari, nonché l’eventuale mancata informazione da parte dei rivenditori stessi agli acquirenti in merito al corretto uso e smaltimento di prodotti fitosanitari e agli eventuali rischi per la salute umana e l’ambiente. Sul fronte degli utilizzatori professionali, la possibilità di accertamento e sanzione riguarderà, tra l’altro, il corretto impiego dei prodotti fitosanitari come da prescrizioni in etichetta e la presenza di controllo funzionale delle attrezzature dedicate alla distribuzione dei presidi fitosanitari.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

 

Fieracalli 2017, sempre più spazio al turismo equestre

Fieracavalli riserva anche quest’anno ai 120mila italiani appassionati di equiturismo molte proposte legate alla vacanza a cavallo. La più importante rassegna internazionale dedicata al mondo equestre, in programma alla Fiera di Verona da giovedì 26 a domenica 29 ottobre 2017, torna quindi a puntare anche per la sua 119ª edizione sulla riscoperta dei territori attraverso il cavallo.

Dal cartaceo al web. In un intero padiglione (il numero 1) si potranno trovare tutte le informazioni necessarie per fare le valigie e saltare in sella. Si va dalla prima guida Italia a cavallo realizzata da Touring Club e Fieracavalli, fino alle soluzioni più hi-tech. Horse Touring, portale turistico online per cavalli e cavalieri, permette infatti di sperimentare prima virtualmente alcuni degli oltre 7mila chilometri di ippovie del Paese, grazie a un visore 3D. E se non bastassero gli itinerari lungo lo Stivale organizzati da maneggi, alberghi e strutture ricettive attrezzate, si può anche uscire dai confini nazionali alla scoperta delle valli francesi, del vecchio West americano o dei paesaggi desertici dell’Arabia Saudita, accompagnati da tour operator stranieri.

Primo master di turismo equestre. A Fieracavalli, poi, quest’anno l’equiturismo sale anche in cattedra, con la collaborazione di Earth Academy (European Academy for Rural Territories Hospitality) e Ciset-Cà Foscari-Università di Venezia, per dare vita in fiera al primo master di Turismo Equestre: due giornate di formazione (27 e 28 ottobre) per approfondire con esperti e operatori le potenzialità di crescita e di business in questo settore.

Fonte: Servizio stampa Verona Fiere

Progetto europeo Life WolfAlps, la Regione Veneto vuole uscirne ma…

“Questa mozione è utile a qualcuno per cavalcare lo stato d’animo degli allevatori che in realtà vengono presi in giro proprio da chi dice di volerli difendere e rappresenterà per loro un grave danno, poiché uscendo da WolfAlps si vedranno negare le recinzioni antilupo e i cani pastori”. A dirlo è il consigliere regionale del Veneto Andrea Zanoni, vice presidente della Commissione Ambiente, nel commentare il suo “no” alla mozione presentata dai consiglieri regionali del Veneto Sergio Berlato e Nicola Finco, che hanno chiesto alla Regione di uscire dal progetto europeo, passata alla fine con 26 voti favorevoli, 12 contrari e 5 astensioni.
Migliaia di lupi in Veneto, o una quindicina? “È sconcertante tanta ignoranza: il percorso Life Ue non si può interrompere, pena la restituzione di tutti i fondi già erogati. Inoltre, necessita comunque di misure obbligatorie per ulteriori cinque anni dopo la sua fine prevista per maggio 2018. In aula c’è stata pure la penosa, tentata ritirata di Berlato costretto dalla sua stessa maggioranza a fare retromarcia, cambiando e annacquando la richiesta di recessione al Progetto Life sostituendo “recedere subito” con “recedere non appena possibile”, non è passata perché il regolamento non ha consentito in dichiarazione di voto di modificare la mozione”, afferma il vicepresidente della commissione Ambiente, che contesta anche i dati forniti dai presentatori della mozione. “Gli stessi consulenti della Regione hanno attestato che i lupi in Lessinia non sono migliaia, sono sei, altri quattro o cinque sull’altopiano di Asiago e una coppia sul Grappa e una sul Col Visentin nel Bellunese. In totale quelli accertati con analisi sono 12, al massimo arriviamo a 15. Questo risulta dai monitoraggi “genetici” effettuati dal Corpo forestale.
Pastori abruzzesi e recinzioni in aiuto agli allevatori. Continua Zanoni: “Prima di arrivare agli abbattimenti il Piano nazionale lupo, ancora in fase di approvazione, prevede ben 22 azioni, che riguardano prevenzione, monitoraggio, informazione e studio. E se si arriva all’abbattimento si parla del 5% come soglia massima della popolazione totale, ovvero nel caso del Veneto si potranno abbattere 0.7 lupi, cioè nessun abbattimento”. “Come solito costume – insiste Zanoni – la maggioranza è brava a scaricare su altri le responsabilità, che sono invece in capo alla Giunta. Se si fosse cominciato a fare prevenzione già ad aprile non ci sarebbero state predazioni. Ma siamo in gravissimo ritardo. Grazie ai fondi Life Ue sono stati acquistati tre pastori abruzzesi e consegnati ad altrettanti allevatori della Lessinia, le richieste sono però di almeno altri 20 cani. Nel 2016 sono state fornite delle recinzioni a 12 pastori che sono servite a riparare da eventuali predazioni notturne i capi di bestiame, quest’anno l’acquisto è avvenuto appena una settimana fa e non sono ancora state ancora messe in opera”.
Mozione dalle pretese illegali. “Le colpe sono della Regione, non dell’Europa – afferma Zanoni – i fondi finora sono stati utilizzati per gran parte dal Corpo forestale per attività di monitoraggio, analisi e raccolta campioni. E anche il problema dei risarcimenti è dovuto a lungaggini burocratiche imputabili all’Ufficio Caccia regionale. I ritardi di Palazzo Balbi sono la causa principale del clima in atto, proporre traslocazione e sterilizzazione del lupo come vuole fare adesso, fuori tempo massimo, è un’azione inutile e che trova il netto parere negativo con Ispra. E’ quindi una mozione dalle pretese illegali, che si scontra con i dati scientifici a disposizione e va contro le buone tecniche di gestione della fauna selvatica. Non possiamo votare sotto la spinta dell’emotività, a causa di certi servizi mediatici. Non è così che si difendono gli allevatori, con questa mozione le vere vittime sono proprio loro perché non otterranno più i cani pastori né le recinzioni elettriche mentre i lupi resteranno perché sono specie protette”.
Fonte: Consiglio Regionale del Veneto

Rifiuti speciali, nel 2015 aumentata la produzione, a determinarla il settore costruzione e demolizioni

Rifiuti speciali, aumenta nel 2015 la produzione nazionale (+2,4% rispetto al 2014) e si attesta a poco più di 132,4 milioni di tonnellate. I rifiuti speciali non pericolosi segnano un +2,3% (pari a oltre 2,8 milioni di tonnellate) mentre i rifiuti speciali pericolosi
crescono del 3,4%, pari a 300 mila tonnellate. A incidere maggiormente sull’aumento della produzione, sono i rifiuti speciali non pericolosi del settore delle costruzioni e demolizioni (43,9%) mentre il contributo più significativo alla produzione di rifiuti speciali pericolosi è determinato dal settore manifatturiero (39,2% del totale), corrispondente a quasi 3,6 milioni di tonnellate. Si tratta di dati contenuti nella sedicesima edizione del Rapporto Rifiuti Speciali dell’ISPRA, pubblicazione che ogni anno fornisce il quadro dettagliato e aggiornato sulla produzione e gestione dei rifiuti speciali in Italia.
Più rifiuti desti nati al recupero di materia. Dal report emerge che, nel 2015, i rifiuti speciali gestiti in Italia sono stati pari a 136 milioni di tonnellate, di cui 127,7 milioni (93,8%) non pericolosi e i restanti 8,4milioni di tonnellate (6,2%) pericolosi. Rispetto al totale gestito, il recupero di materia,con il 65,1%, è la forma di gestione prevalente (88,6 milioni di tonnellate), seguita da altre operazioni di smaltimento come il trattamento chimico-fisico e biologico, raggruppamento preliminare e  ricondizionamento preliminare (18,6 milioni di tonnellate). Appare significativo il dato relativo al recupero di materia, che rispetto al 2014, fa registrare un aumento di oltre 5 milioni tonnellate.
Si conferisce meno in discarica. Rispetto all’anno precedente, nel 2015 le discariche destinate allo smaltimento dei rifiuti speciali sono diminuite di 28 unità. A livello nazionale, i rifiuti speciali smaltiti in discarica sono 11,2 milioni di tonnellate: 9,9 milioni di tonnellate di rifiuti non pericolosi (88,5%) e 1,3 milioni di tonnellate di rifiuti pericolosi (11,5%). In generale, una diminuzione del totale smaltito in discarica, a livello nazionale, pari a 200 mila tonnellate (-1,8%). Nel 2015 è in diminuzione del 2,9%, rispetto al 2014, la quantità totale di rifiuti speciali esportata all’estero (in tutto 3,1 milioni di tonnellate, di cui 2,2 milioni di tonnellate sono non pericolosi, 955 mila tonnellate sono pericolosi); in particolare, tali rifiuti , provengono da impianti di trattamento dei rifiuti e sono inviati principalmente in Germania. I rifiuti speciali importati da altri Paesi sono invece diminuiti del 6,6% e provengono soprattutto da Germania e Ungheria.
Dati consultabili su sito web. Da quest’anno i dati sulla produzione e gestione dei rifiuti speciali, annualmente aggiornati daISPRA, sono consultabili sul sito web del Catasto Rifiuti, all’indirizzo http://www.catasto-rifiuti.isprambiente.it. La copertura temporale riguarda, attualmente gli anni 2014 e 2015 e la consultazione può essere effettuata a vari livelli di disaggregazione, a partire dalle informazioni su scala nazionale e per macroarea geografica, sino ad arrivare ai dati di dettaglio regionale.
Fonte: Servizio Stampa Ispra

Emergenza siccità, in Italia si perdono 9 litri di pioggia su 10, necessaria una nuova cultura della prevenzione

In Veneto si è già alla terza ordinanza della Regione sullo stato di crisi per siccità. Il provvedimento ha lo scopo di contingentare l’acqua, perché la situazione è d’emergenza, come conferma Coldiretti che ieri, a Roma, ha presentato il “Dossier Siccità”.

2017, tra i più caldi e siccitosi da oltre 200 anni. Secondo i dati raccolti lungo tutta la Penisola, salgono a circa 2 miliardi le perdite provocate alle coltivazioni e agli allevamenti da un andamento climatico del 2017 del tutto anomalo che lo classifica tra i primi posti dei più caldi e siccitosi da oltre 200 anni, ma segnato anche da disastrosi incendi e violenti temporali che si sono abbattuti a macchia di leopardo. “E’ necessario passare dalla gestione dell’emergenza con enorme spreco di risorse, per abbracciare una nuova cultura delle prevenzione in una situazione in cui quasi 9 litri di pioggia su 10 sono perduti”. E’ quanto ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo all’Assemblea nazionale con un focus dedicato alla eccezionale situazione di crisi idrica del Paese. L’Italia resta un paese piovoso con circa 300 miliardi di metri cubi d’acqua che cadono annualmente, ma per le carenze infrastrutturali se ne trattengono solo l’11%, secondo Coldiretti.

Necessari interventi strutturali. “Non c’è programmazione in un Paese che è ricco della risorsa acqua, ma che deve fare i conti con cambiamenti climatici in atto. Aumento delle temperature estive, sfasamenti stagionali con autunno caldo e primavera anticipata, più elevato numero di giorni consecutivi con temperature estive elevate, ma soprattutto modificazione della distribuzione delle piogge e aumento dell’intensità delle precipitazioni con una forte perdita per scorrimento sono effetti dei cambiamenti climatici prevedibili che – insiste Moncalvo – richiedono interventi strutturali”.

Un paesaggio agreste che cambia con il clima. “La stessa richiesta vale anche per il Nordest – spiega Martino Cerantola, presidente regionale presente all’assise romana – il paesaggio veneto si sta lentamente modificando con l’introduzione di colture come il sorgo,  meno esigente rispetto al mais e le semine sempre più cospicue di cereali autunno vernini, che consentono di affrontare meglio le alte temperature. Lo sforzo degli agricoltori nella direzione dell’uso razionale dell’acqua, l’applicazione di sistemi di irrigazione a basso impatto e l’innovazione con colture meno idro-esigenti deve essere riconosciuto da una politica più attenta agli investimenti che potenzino la rete di invasi sui territori, creando bacini aziendali e utilizzando anche le ex cave e le casse di espansione dei fiumi per raccogliere l’acqua piovana”.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto

 

Fondi UE per l’agricoltura sempre meno consistenti, Commissione Europea caldeggia l’uso degli strumenti finanziari, come anche la Regione Veneto

Si è svolta a Tallinn, in Estonia, una conferenza internazionale organizzata dalla Commissione Europea insieme al Gruppo BEI per illustrare alle autorità dei Paesi europei, responsabili della gestione dei fondi FEASR (Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale), i meccanismi ed i vantaggi degli strumenti finanziari applicati al settore primario. All’incontro è intervenuto l’assessore regionale all’agricoltura del Veneto.

Contributi sempre più di misura. Conscia del fatto che in futuro i fondi per l’agricoltura non potranno essere consistenti quanto lo sono stati finora, già dall’inizio della programmazione 2014-2020 la Commissione Europea ha cercato di spingere il settore primario ad utilizzare strumenti finanziari piuttosto che l’utilizzo di contributi a fondo perduto. “Fin dagli inizi degli anni 2000, ka Regione del Veneto  ha istituito strumenti finanziari in agricoltura, fra cui il fondo di garanzia presso Veneto Sviluppo. Samo quindi particolarmente recettivi all’invito della Direzione Generale Agricoltura e Sviluppo Rurale europea di istituire nuovi strumenti finanziari in agricoltura. È nata così la cooperazione con Fondo Europeo per gli Investimenti (FEI) del Gruppo BEI, che ha posto le basi per la creazione di un fondo di garanzia di tipo “uncapped” (illimitata) in cui la Regione sosterrà il primo rischio di perdite (junior risk) a valere su 15 milioni di fondi FEASR. FEI e Cassa Depositi e Prestiti aggiungeranno proprie risorse di analogo importo per costituire un fondo di secondo rischio da utilizzare se le perdite da escussione dovessero superare il nostro stanziamento”.

Un esempio di buona pratica. L’assessore veneto ha sottolineato che, su invito della stessa Commissione Europea, hanno successivamente aderito a quest formula altre 10 regioni italiane, cosicché si sta formando una Piattaforma di Garanzia Agri, che sta suscitando  interesse nella stessa Commissione come potenziale esempio di best practice di attivazione di strumenti finanziari nel primario, in linea con le raccomandazioni europee in tal senso.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

Export vini, nel confronto Italia, Francia e Spagna, performance migliori del nostro Paese grazie agli spumanti, ma Francia ancora prima per valore delle esportazioni

Il centro studi di Confagricoltura ha effettuato un confronto sull’esportazione dei vini in Italia, Francia e Spagna nel periodo 2009-2016. Di seguito, i risultati.

Dati generali. Anche nel 2016, l’Italia è stata, con Francia e Spagna, uno dei tre principali paesi esportatori di vino al mondo. Un valore, quello dell’export-import del vino, passato, dai 25,6 miliardi di dollari del 2009 (anno in cui più forti si sono fatti sentire gli effetti della crisi economico-finanziaria mondiale) ai 33,8 miliardi di dollari del 2014, per poi attestarsi intorno ai 32 miliardi di dollari del 2015 e 2016. La crescita complessiva del 2016 rispetto al 2009 è poco inferiore al 25%, con gli spumanti a +38%.

Le quote di mercato. Fra il 2009 e il 2016, Francia, Italia e Spagna hanno sommato, in valore, quote del mercato mondiale del vino comprese fra il 51% e il 56% per i vini in bottiglia, del 80-86% per gli spumanti, del 38-44% per i vini all’ingrosso. Le crescite più significative del periodo riguardano gli spumanti italiani (dal 13% del 2009 al 23% del 2016) e i vini all’ingrosso spagnoli (dal 14% del 2009 al 18% del 2016). Le quote di mercato della Francia si sono ridotte di 3-4 punti percentuali per tutte le categorie di vini.

Le quantità esportate. Per quanto riguarda le quantità esportate, il nostro Paese è stato al primo posto fino al 2013, superato poi dalla Spagna dal 2014, soprattutto grazie alle vendite all’estero di vini all’ingrosso, generalmente crescenti per gli iberici e in flessione per l’Italia. Restano invece prevalenti le nostre esportazioni di vini fermi in bottiglia e di spumanti, con una costante crescita di queste ultime (+144% nel 2016 rispetto al 2009), e una contrazione delle prime dal 2012. E’ stata più contenuta la crescita delle esportazioni di vini spumanti per Spagna (+29% nel 2016 rispetto al 2009) e Francia (+54% nel 2016 rispetto al 2009).

Il valore dell’esportazione. Ben diverso è il peso sul mercato dei tre paesi a confronto se teniamo conto del valore dei vini esportati: nel 2016, la Francia è al primo posto con 8,2 miliardi di euro, seguita dall’Italia con 5,6 e dalla Spagna con 2,6. Gli incrementi di valore esportato più consistenti, fra il 2009 e il 2016, riguardano gli spumanti italiani (+213%), i vini all’ingrosso spagnoli (+84%), gli spumanti francesi (+65%). Nello stesso periodo, gli incrementi percentuali del valore rispetto agli incrementi percentuali della quantità sono nettamente superiori per la Francia (+49% rispetto a +18%) e soprattutto per l’Italia (+60% rispetto a +5%),
evidenziando un migliore posizionamento commerciale (qualità-prezzo) del prodotto; per la Spagna, l’incremento del valore esportato è poco superiore all’incremento quantitativo (+53% rispetto a +49%).

I prezzi di esportazione. Fra il 2009 e il 2016, l’Italia ha notevolmente incrementato i prezzi delle sue vendite di vino fermo in bottiglia all’estero, riducendo così la distanza rispetto alla Francia (da 1,81 euro/litro nel 2009, 1,47 euro/litro nel 2016); è invece rimasta pressoché invariata la differenza di prezzo fra lo Champagne francese e lo spumante italiano (da 11,28 euro/litro del 2009 a 11,54 euro/litro del 2016). Le esportazioni spagnole di tutte le categorie di vini spuntano prezzi sensibilmente inferiori a quelli di Francia e Italia. Sui vini imbottigliati e all’ingrosso l’Italia, rispetto alla Francia, ha recuperato rispettivamente 13 e 5 punti percentuali; sugli spumanti 4 punti percentuali. I prezzi di tutti i vini spagnoli, fra il 2009 e il 2016, hanno perso ulteriore terreno rispetto ai concorrenti.

Conclusioni. L’Italia, fra il 2009 e il 2016, ha incrementato il valore complessivo delle proprie esportazioni di vino del 60%, facendo meglio della Spagna (+53%) e della Francia (+49%). Questo positivo risultato è legato al maggior incremento dei nostri prezzi di vendita rispetto alla Francia e alla forte crescita delle quantità esportate di spumanti (+144% contro il +55% dei Transalpini). Le nostre vendite di vino all’estero nel 2016, tuttavia, continuano a caratterizzarsi, rispetto alla Francia, per quantità maggiori (+616 milioni di litri), ma valori notevolmente inferiori (-2,65 miliardi di euro); pesa, in particolare, il prezzo di vendita dello Champagne, superiore di oltre quattro volte a quello degli spumanti italiani. La Spagna è arrivata, nel 2016, ad esportare quantità di vini superiori alle nostre del 9,5%, ma il valore complessivo non arriva alla metà (47%).

 

 

 

 

 

 

 

Lo scenario macroeconomico dell’agricoltura italiana nell’ultimo decennio: redditi e prezzi altilenanti, aumentano export ed import

Il centro studi di Confagricoltura ha stilato un rapporto sullo scenario macroeconomico dell’agricoltura italiana nell’ultimo decennio. Questi i risultati.

I redditi. Dal 2007 (inizio della crisi economico-finanziaria mondiale) al 2010, il reddito netto delle impreseagricole, in Italia, è diminuito del 23%. Fra il 2010 e il 2013 è poi cresciuto dell’84%, inducendo a ritenere che gli effetti della crisi fossero superati. Invece, negli ultimi quattro anni (2013- 2016), è tornato a ridursi (-26%) evidenziando la persistenza di sensibili criticità di settore. Simile è stato l’andamento, sia pure con variazioni più contenute, del reddito medio generato da ciascuna unità di lavoro a tempo pieno: fra il 2013 e il 2016, si è ridotto del 19%. In precedenza (2010-2013) era cresciuto del 50,2%, dopo che, fra il 2007 e il 2010, era diminuito del 9,2%). In sostanza, entrambi i valori evidenziano una netta ripresa nel periodo 2010-2013 e poi un, sia pur parziale, ridimensionamento nel periodo successivo (2014-2016).

I prezzi. La riduzione dei redditi risente dell’andamento dei prezzi di cessione dei prodotti e dei servizi dell’agricoltura che, dopo la crescita registrata fra il 2010 e il 2013 (+17,8%), negli anni seguenti hanno segnato un costante decremento, che li ha portati, nel 2016 (-8% rispetto al 2013), nuovamente vicini ai valori del 2010. Questo andamento si è verificato nonostante la riduzione dei prezzi dei prodotti e dei servizi acquistati dagli agricoltori che, fra il 2013 e il 2016 hanno segnato -5%, dopo la crescita del 14% del periodo precedente (2010-2013).

Valore della produzione e valore aggiunto. Il valore complessivo della produzione agricola (coltivazioni, allevamenti e servizi connessi), derivante
dalla dinamica dei prezzi descritta in precedenza e dalle quantità prodotte, evidenzia una debole flessione fra il 2007 e il 2010 (-1%), una consistente ripresa fra il 2010 e il 2013 (+17,3%) e una nuova flessione (-3,6%) nel periodo successivo (2015 su 2013). Negli stessi intervalli temporali, il valore aggiunto segna rispettivamente -6,6%, +21,2% e -1,4%.

L’occupazione. Dall’inizio della crisi (2007), l’occupazione (unità di lavoro) nelle aziende agricole si è ridotta fino al 2014 (-10,7%), per quanto riguarda soprattutto i lavoratori indipendenti (-14,7%) e in misura più contenuta i dipendenti (-6,2%); è poi tornata a crescere nel 2015 e nel 2016 (+8,9%) con un recupero più forte dei dipendenti (+12,8%) rispetto agli indipendenti (+4,9%). In complesso, nel 2016 rispetto al 2007, gli occupati sono diminuiti del 2,7%, con i dipendenti in crescita (+5,8%) e gli indipendenti in flessione (- 10,5%). Nel 2016, gli addetti complessivi del settore agricolo (aziende agricole e servizi connessi) rappresentano oltre 1,1 milioni di unità di lavoro a tempo pieno, in costante crescita dal 2013 (+6%) dopo che nel periodo precedente (2007-2013) avevano registrato una flessione dell’11%).

Il commercio con l’estero. Negli ultimi dieci anni, la produzione agricola italiana ha fatto fronte ai consumi alimentari interni in misura tendenzialmente decrescente compresa fra l’80% e l’85% (stima Mipaaf – Costruire il futuro: difendere l’agricoltura dalla cementificazione – 2012); ha dovuto quindi ricorrere alle importazioni per la restante quota di consumi interni e per sostenere un crescente export di prodotti agricoli e di prodotti dell’industria agroalimentare. Fra il 2007 e il 2016, è costantemente cresciuto il valore dell’importazione di prodotti agricoli (+32,2%) ed altrettanto costantemente, ma in misura superiore, è cresciuto il valore dell’esportazione (+36,4%). Il saldo negativo è passato da circa 5,4 a quasi 7 miliardi di euro. Schematicamente, considerando che tra il 2007 e il 2016 la popolazione italiana è cresciuta di circa il 4% (e approssimativamente, in pari misura, dovrebbero essere cresciuti i consumi interni in valore e quantità), la rimanente quota dell’incremento di import ha reso disponibile una maggior quota di prodotto nazionale, soprattutto a denominazione d’origine e di alta qualità, per sostenere il notevole incremento di valore dell’export agricolo (+36%) e per l’assai più rilevante incremento di valore dell’export dell’industria agroalimentare (+64%). Quest’ultima, nel 2015 ha segnato per la prima volta un saldo attivo (1,1 miliardi), più che raddoppiato nel 2016 (2,4 miliardi). Fra il 2007 e il 2016 il saldo export-import dell’industria alimentare è passato da -4,3 a +2,4 miliardi di euro con un incremento di 6,7 miliardi di euro. Complessivamente l’export di prodotti agricoli e agroalimentari ha raggiunto nel 2016 i 38,3 miliardi a fronte di un import di 42,9 miliardi. Rispetto al 2007 l’export è cresciuto del 59% mentre l’import del 26%. Il saldo resta negativo, ma più che dimezzato.

Conclusioni. In generale, i macroindicatori economici (redditi, prezzi) indicano che l’agricoltura italiana ha attraversato una fase negativa fra il 2007 e il 2010; nel triennio successivo (2011-2013) vi è stata una sostanziosa ripresa; negli ultimi anni (2014-2016) sono tornati a manifestarsi consistenti fenomeni regressivi anche se si è registrato un aumento dell’occupazione che ha seguito un andamento diverso, segnando il minimo nel 2013-2014 e una ripresa nei due anni seguenti. Segnali decisamente positivi vengono invece dal commercio con l’estero con un costante incremento del valore dell’export, fra il 2007 e il 2016, dei prodotti sia agricoli (+36%) , sia dell’industria agroalimentare (+64%). Tuttavia, per i modesti margini di crescita della produzione agricola (l’incremento della produttività è in parte vanificato dalla riduzione della superficie coltivabile), alla costante crescita dell’esportazione di prodotti agricoli (come detto + 36% fra il 2007 e il 2016) ha fatto riscontro una altrettanto costante crescita, per quanto leggermente più contenuta, delle importazioni (+32% nello stesso periodo). Il saldo degli scambi con l’estero dei prodotti dell’industria agroalimentare, negativo nel 2007 per 4,3 miliardi di euro, ha segnato nel 2016 un attivo di 2,4 miliardi di euro.

 

Enoturismo, nella zona del Prosecco crescita a due cifre ma offerta turistica ancora troppo frammentata, costituita una rete d’imprese per rafforzarla

Il territorio del Prosecco, il vino italiano più esportato nel mondo, è una delle destinazioni più ricercate dagli enoturisti di origine anglosassone (mercati USA e GB), un interesse che riguarda anche il turismo tedesco, russo, cinese e che si riflette nei numeri delle presenze: se il 2016 è stato positivo per tutto il Veneto (18milioni di arrivi), i territori della Pedemontana Trevigiana e della Valpolicella hanno registrato incrementi percentuali a due cifre. Di fronte ad una crescita così importante, ora è nata la rete d’impresa Prosecco Hills, che si pone l’obiettivo di rafforzare il tessuto dell’economia turistica, attualmente considerato troppo fragile e frammentario per imporsi sui mercati internazionali come brand unitario e con proposte di accoglienza commercialmente appetibili.

Gli aderenti. Il contratto di rete è stato sottoscritto da 16 imprese che hanno sede in tutta la fascia pedemontana trevigiana, dalle pendici del Grappa ad Asolo, passando per le colline del Prosecco Superiore DOCG, arrivando fino a Conegliano. Esse sono: Onda Verde Viaggi–Agenzia Incoming (Follina), Ai Cadelach–Hotel e Ristorante (Revine Lago), Castelbrando–Hotel e Ristorante (Cison di Valmarino), Latteria Perenzin–Caseificio e Ristorante (S.P. di Feletto), Vesparent Dolomiti – Noleggiatore Vespe (Vittorio Veneto), Canon d’Oro–Hotel (Conegliano), Coop Altamarca –Gastronomia (Miane), Al Castello–Ristorante (Conegliano), Via Roma Bike Rental–Noleggiatore e Meccanico MTB (Paderno del Grappa), San Giacomo–Hotel (Paderno del Grappa), Bosa Service–Transfer (Borso del Grappa), Garden Relais–Hotel e Ristorante (Borso del Grappa), Antica Abbazia–Hotel , Ristorante e Campeggio (Borso del Grappa), Ciclomeccanico–Noleggiatore e Meccanico MTB Punto Rosso Wilier (Cison di Valmarino), Latteria Soligo–Società Agricola Cooperativa (Farra di Soligo), Discovering Veneto–Agenzia Incoming (Onè di Fonte).

Capofila della rete, con ruolo manageriale di indirizzo, è UNPLI Treviso, Unione della Pro Loco, presieduta da Giovanni Follador, ed ente organizzatore della rassegna Primavera del Prosecco Superiore. “Le aziende aderenti hanno colto l’opportunità messa in campo dalla Regione Veneto e dai fondi europei, chiedo ad altre aziende di iscriversi, perché più saranno più riusciremo ad affermare Prosecco Hills come meta turistica internazionale di qualità. Dobbiamo far conoscere ai turisti, troppi, che affollano le calli di Venezia, un altro Veneto, non certo inferiore”, ha affermato l’assessore regionale al Turismo, Federico Caner.

Presentato un progetto di promozione da 400 mila euro. La Rete d’impresa Prosecco Hills si è candidata ad accedere ai progetti finanziati dal nuovo POR (Programma Operativo Regionale) attraverso il FESR (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale). “Abbiamo presentato un progetto per un valore di 400 mila euro, che vede  la condivisione di calendari di eventi, pacchetti di offerte turistiche, infrastrutture digitali e attività di marketing. Confidiamo che la nostra proposta risulti assegnataria, partendo quindi concretamente già a settembre. Ma il primo più importante obiettivo resta quello di educare il territorio ad un cambio radicale di mentalità, per una cultura d’impresa che, attraverso una dimensione strutturata nell’offerta e una voce univoca nella comunicazione, sia capace di affermare l’appeal internazionale del territorio del prosecco. Dobbiamo dire un grazie all’Unpli regista di questa unione e all’entusiasmo delle prime 16 imprese aderenti. Ma questa è una rete aperta e il mondo delle cantine e dei produttori è pronto ad entrare e sarà benvenuto”, ha commentato Federico Capraro, titolare di un albergo della rete nonché presidente del Gruppo Provinciale Albergatori di Treviso.

La Coop di produttori di latte apre un B&B ed una scuola di cultura casearia. “Dobbiamo aprirci di più, ricevere e accompagnare i visitatori per far capire la storia di questo territorio e i sacrifici che qui si fanno per coltivare le viti o fare gli allevatori. Non solo vino, qui c’è il turismo religioso – penso all’Abbazia di Follina -, qui c’è una ristorazione d’eccellenza”, aggiunge anche Lorenzo Brugnera, presidente di Latteria Soligo, realtà entrata nella rete e che ha di recente annunciato la volontà di realizzare attorno allo stabilimento attività ricettive (da un B&B ad una scuola di cultura casearia). Maggiori info rete d’imprese Prosecco Hills, tel. 0438.893385 – proseccohills@gmail.com

Fonte: Servizio Ufficio Stampa di Unpli Treviso e Latteria Soligo

Cambiamenti climatici, un concorso creativo, scadenza 20 settembre 2017

L’Associazione Shylock Centro Universitario Teatrale di Venezia, in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari di Venezia, Europe Dirct Venezia Veneto e VCL Venice ClimateLab, organizza la quinta edizione del concorso internazionale di comunicazione e creatività per opere edite e inedite sul tema dei cambiamenti climatici. L’obiettivo è quello di incentivare un approccio interpretativo e attivo nei confronti di temi ambientali, con richiamo alla Strategia 2020, in particolare il pilastro dell’Europa Sostenibile.

Il concorso. Il target del concorso sono tutti gli autori di qualsiasi nazionalità che abbiano compiuto 15  anni al momento della scadenza della consegna degli elaborati. Tipologia degli elaborati: scrittura, arti rappresentative e figurative mediante l’utilizzo di linguaggi, strumenti e supporti tradizionali, digitali, alternativi e misti. I partecipanti possono partecipare a entrambe le seguenti sezioni e con più opere per ogni sezione: Sezione 1: candidatura di opere inedite da parte di autori individuali o collettivi. Sezione 2: segnalazione di opere edite e/o pubbliche a cura di autori, editori o altri soggetti terzi (individui o enti, collegati o estranei alle suddette opere). Viene suggerito ai partecipanti di documentarsi attraverso un approccio all’ultimo rapporto di sintesi dell’IPCC (Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico) che contiene indicazioni sulle politiche di adattamento e mitigazione.

Scadenze per la presentazione delle opere. 20 settembre 2017 – ore 24 per tutti i partecipanti; 20 ottobre 2017 – ore 24 per gli studenti e/o gruppi di lavoro di scuole superiori, università e accademie. Il concorso è patrocinato da: Viccs Venice Centre for Climate Studies – Universita’ Ca’ Foscari di Venezia, Ministero per l’Ambiente, la tutela del territorio e del mare, Cmcc – Centro Euromediterraneo per i cambiamenti climatici, Wwf Italia, Legambiente, Isde italia – medici per l’ambiente. Info complete: www.cut.it

Fonte: Europe Direct Venezia