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Amarone della Valpolicella, le ragioni di un successo mondiale

anteprima-amaroneAmarone della Valpolicella: chiusasi ieri a Verona la tre giorni organizzata dal Consorzio di tutela, che ha visto la partecipazione di 78 cantine che hanno presentato in degustazione a stampa, appassionati e operatori l’annata 2013 insieme ad una selezione di annate storiche, l’Osservatorio Vini Valpolicella ha fatto il punto sull’export e sul mercato interno.

La vocazione all’export dell’Amarone della Valpolicella è confermata dall’aumento del 3% in valore delle esportazioni nel 2016 sul 2015. Emerge dalle elaborazioni dell’Osservatorio curato da Wine Monitor sui dati rilevati su un campione di aziende molto significativo dal punto di vista dei volumi esportati. E cresce del 5% anche il giro d’affari 2016 del “sistema Amarone” – 286 imprese che mediamente nel periodo 2010/2016, hanno annualmente imbottigliato in media poco meno di 110.000 ettolitri del pregiato vino – per un controvalore stimato attorno ai 330 milioni di euro. “La fisionomia produttiva delle denominazioni vini Valpolicella – commenta Christian Marchesini, presidente del Consorzio – è cambiata: dal 2005 al 2016 le aziende agricole produttrici di uva sono diminuite a favore di quelle che chiudono la filiera dall’uva alla bottiglia. All’interno di questo processo si collocano anche gli accorpamenti per acquisti o subentro generazionale. L’ettarato, dal 2006 in poi, è aumentato di circa 2.000 ettari e con esso la produzione di uva, in seguito all’acquisizione di diritti di impianto precedentemente al blocco dei vigneti Valpolicella del 2010. Ogni anno, inoltre, il Consorzio richiede alla Regione in accordo con le associazioni di categoria la selezione qualitativa dell’uva da Amarone fissando la percentuale di cernita in vigneto che non potrà comunque mai essere superiore ai 78 quintali ad ettaro previsti dal disciplinare”.

Il 65% di Amarone venduto all’estero. L’estero, evidentemente, rappresenta una componente fondamentale del mercato dell’Amarone, essendo la propensione all’export pari a circa il 65% del prodotto imbottigliato, con Germania (18%), USA (11%), Svizzera (11%) che si configurano come i principali Paesi di destinazione. Congiuntamente, questi tre mercati assorbono circa il 40% delle bottiglie esportate. A ruota seguono UK (10%), Canada (7%) e Svezia (7%), con aumenti rilevanti in particolare nel caso del Regno Unito e del Paese scandinavo. Al contrario il ruolo dei mercati asiatici appare ancora marginale: Cina e Giappone pesano congiuntamente per meno del 5%, sebbene il valore dell’export in questi due Paesi sia cresciuto a doppia cifra rispetto al 2015.

Mercato nazionale in crescita. Buone le performance dell’Amarone della Valpolicella anche sul mercato nazionale, che assorbe il rimanente 35% del giro d’affari, con un incremento del 10% in valore. L’Horeca (alberghi, ristoranti, enoteche) detiene un ruolo di primo piano pesando per circa il 25% delle vendite del mercato Italia, a cui va associata gran parte della quota detenuta dai grossisti (32%), che in molti casi rivendono il grande rosso della Valpolicella proprio a ristoranti ed enoteche. Marginale, invece, come è naturale che sia, il peso della gdo: secondo i dati IRI, nel 2016 sono state vendute in iper, super e negozi a libero servizio meno di 470.000 bottiglie di Amarone e cioè circa il 3% di tutte le bottiglie prodotte. D’altronde l’incidenza del canale moderno figura sempre ridotta per i “grandi” rossi italiani, pari al 5% nel caso del Brunello di Montalcino, 3,3% per il Barolo, mentre arriva al 10% nel caso del Chianti Docg (ma in questo caso ci troviamo di fronte ad un quantitativo di bottiglie prodotte dieci volte superiore all’Amarone). “L’aumento in valore delle vendite di Amarone in Italia – sottolinea Olga Bussinello, direttore del Consorzio – è particolarmente lusinghiero vista la staticità del nostro mercato interno. Nella gdo, è molto significativa la crescita in valore del 18,5% nel 2016 rispetto al 2015 dell’Amarone della Valpolicella, perché superiore a quella degli altri rossi blasonati che, probabilmente, sono stati più spesso oggetto di promozioni. Inoltre, la notorietà del brand Amarone nell’alta ristorazione era stata evidenziata dal focus di WineMonitor/Nomisma nel 2015 su un campione di 96 ristoranti stellati italiani, in cui risultava presente in carta nell’86% dei casi, dietro solamente al Barolo e a pari merito con il Brunello di Montalcino. Tuttavia, l’Amarone, pur eccellente e conosciuto, richiede una spiegazione, un racconto. Per questo il consumatore lo sceglie prevalentemente al ristorante, in enoteca e anche in cantina, come dimostra il continuo aumento delle vendite dirette in azienda”.

La filiera. La presenza dell’Amarone nei diversi canali di vendita è anche lo specchio della struttura della filiera dei vini Valpolicella, che vede il 39% delle bottiglie prodotto da piccole aziende (al di sotto delle 20 mila bottiglie). I dati dell’Osservatorio mostrano come siano soprattutto le grandi imprese della denominazione ad essere presenti sugli scaffali della Grande Distribuzione, che rappresenta un canale dove i piccoli produttori non entrano, alla luce delle condizioni economiche di accesso per loro spesso proibitive. Al contrario, le imprese più piccole hanno nella vendita diretta in azienda il principale sbocco commerciale, in alcuni casi per valori superiori al 50% del proprio fatturato.

Sei anni il “ciclo” dell’annata. Per capire le dinamiche di affinamento e immissione sul mercato, il Consorzio sta analizzando i dati delle giacenze di Amarone di fronte a una domanda di mercato che si fa sempre più pressante. “Abbiamo stimato un andamento medio delle giacenze, cioè il tempo in cui l’annata arriva pressoché ad ‘esaurirsi’, pari a sei anni – racconta Olga Bussinello. Il picco di imbottigliamento e immissione in commercio (80%) si colloca fra il quarto e il quinto anno dalla vendemmia, lasciando in cantina circa il 20% dell’annata. Si tratta di un dato medio, che risulta fortemente condizionato dalla domanda di mercato. Nelle annate particolarmente richieste, come la 2009, le giacenze tendono a ridursi lievemente. L’Amarone Riserva, che, per disciplinare, deve avere almeno quattro anni di affinamento per uscire sul mercato non è stato considerato. Sono delle stime puramente numeriche, che non tengono conto della qualità dell’annata, né delle scelte individuali delle aziende, ma solo della tendenza della denominazione ad allungare il più possibile l’affinamento dell’Amarone senza perdere quote di mercato”.

L’annata 2013. Colore intenso, ricco in profumi e alcolicità, con un ottimo potenziale di invecchiamento, il 2013 può definirsi un’annata di qualità medio-alta, che ha ben rappresentato il cambiamento climatico, dove variabilità e incostanza meteo sono fenomeni sempre più frequenti, che sottopongono la vite a regimi metabolici opposti ed estremi (proteici e zuccherini), portando a risultati finali a volte inaspettati, ma di grande interesse. Lo stress idrico in pre-invaiatura ha stimolato una intensa attività di sintesi antocianica, polifenolica e tannica. Gli alti valori termici e la carenza di precipitazioni nella fase di maturazione hanno permesso di ottenere uve più sane, mature e ricche di zuccheri. Il periodo autunnale dell’appassimento, inoltre, si è giovato di umidità relativa ridotta (mediamente al di sotto del 60%). Nel dettaglio, la commissione di degustazione del Consorzio ha riscontrato una grande eleganza fruttata nei vini di Mezzane, Illasi e Cazzano e una prepotente eleganza e potenza in quelli di Negrar. I vini della vallata di Fumane sono risultati contraddistinti da delicatezza olfattiva ed equilibrio gustativo, mentre quelli di San Pietro in Cariano da note di confettura. Nei vini della vallata di Marano è stata trovata una grande omogeneità territoriale con vini dall’ottima struttura. E’ stata riscontrata nei vini della Valpantena una sempre maggiore identità caratterizzata da morbidezza e grande piacevolezza.

Le ragioni della sua unicità. L’Amarone della Valpolicella è un vino, oltre che di pregio, assolutamente unico a livello mondiale perché nasce dalla combinazione di elementi peculiari: i vitigni autoctoni, una tradizione viticola ed enologica unica, un ambiente pedoclimatico irripetibile (terroir) e un paesaggio ben conservato e ricco di biodiversità. Pochi vini italiani hanno come l’Amarone una forte impronta territoriale, intesa come insieme di pratiche viticole impiegate su un insieme di vitigni locali, come Corvina, Corvinone, Rondinella (ma anche altri, antichi e storicamente presenti in Valpolicella, recuperati e in via di diffusione come l’Oseleta e lo Spigamonti) a cui si applicano tecniche idonee a valorizzare i loro caratteri qualitativi. La scelta delle migliori uve, per usarne al massimo il 65% del totale (o spesso percentuali inferiori), la loro messa a riposo in fruttaio e l’attesa per almeno 80-90 giorni prima della vinificazione, sono alcuni dei punti di unicità di questo grande rosso.

Appassimento salutare da tutti i punti di vista. Ciò che ancor più arricchisce di fascino e attese questo vino, è ciò che la ricerca scientifica ha evidenziato negli ultimi anni, ma che era già stato colto dalla gente del Valpolicella e che aveva travasato nella tecnica di appassimento. Le uve Corvina e Corvinone infatti, molto più delle varietà internazionali, nel corso dell’appassimento si arricchiscono di molecole dal grande valore salutistico e nutraceutico, tra le quali la più nota è il resveratrolo. Un esempio? Nella vendemmia 2015 la quantità di trans-resveratrolo nell’uva fresca di Corvina era di circa 140 microg/L, che dopo circa 80 giorni di appassimento, ai primi di dicembre, sono diventati oltre 1.200. Non solo. Nel corso della messa a riposo nelle uve avviene anche la sintesi di composti aromatici (come norisoprenoidi e terpeni) alcuni dei quali non presenti nelle uve fresche (es. germacrene). L’Amarone della Valpolicella è quindi il risultato di una combinazione non ripetibile altrove di interazione tra vitigni e ambiente, a cui si aggiunge una tecnica, l’appassimento, che in queste varietà autoctone porta alla sintesi di composti non presenti nelle uve fresche. Tanti elementi gestiti con scrupolo in vigneto e in cantina e codificati da un preciso disciplinare di produzione.  

Fonte: Servizio Stampa Consorzio Tutela vini Valpolicella

 

Presentato l’Atlante Floristico della provincia di Vicenza

copertina(di Alessandro Bedin, socio Argav) Sabato 21 gennaio, alle ore 17,30, si è tenuta presso Palazzo Chiericati a Vicenza la presentazione dell’Atlante Floristico della Provincia di Vicenza, pubblicazione curata dal Museo Naturalistico Archeologico di Vicenza e frutto del lavoro di Silvio Scortegagna, Davide Tomasi, Nicola Casarotto, Rizzieri Masin e Antonio Dal Lago.

achnatherumUn metodo innovativo di monitoraggio del patrimonio naturale. Si tratta di un lavoro importante che ha visto la discretizzazione del territorio in OGU (Operational Geographical Units), un metodo altamente innovativo per l’allestimento di atlanti corologici con l’individuazione di “specie target” carismatiche e di particolare valore simbolico ed evocativo per rarità. “E’ su queste specie, insieme alle endemiche e rare, che dovrebbe concentrarsi la futura azione di monitoraggio”, come indicato dal prof. Livio Poldini dell’Università di Trieste nella sua presentazione dell’Atlante. “L’augurio migliore è che questa splendida opera venga considerata strumento base per la salvaguardia del patrimonio naturale”.

Chi ben comincia…Un successo, quello del volume, registrato fin dai primi passi, visto che la sala messa a disposizione per questa iniziativa (con capacità di 120 posti) non è stata sufficiente ad accogliere i numerosi appassionati accorsi all’evento. Decine di persone, tra cui tecnici illustri, sono rimasti fuori dal palazzo dovendosi accontentare di acquistare l’Atlante messo a disposizione dall’organizzazione per consolare chi aveva intrapreso un viaggio anche di decine di chilometri per assistere alla presentazione dell’opera scientifica.

A Segusino (TV), il successo del borgo “paese dei presepi” si festeggia con prosecco “Quattro Gatti”

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Presepio artistico di Segusino, particolare della fontana della frazione Milies riprodotta nel presepe (foto Marina Meneguzzi)

(di Marina Meneguzzi, vice presidente Argav, video di Edoardo Comiotto, socio Argav) Quando si dicono le coincidenze. Il Presepio Artistico di Segusino, con cui i soci Argav hanno uno speciale legame per le tematiche legate al mondo rurale che lo animano, ha compiuto  i primi trent’anni di attività e, nel festeggiarli insieme lo scorso 7 gennaio, il presidente dell’associazione Amici del Presepio Carlo Stramare ha ricordato chi ne fu il promotore primigenio, don Odilio Longhin, oggi parroco nella parrocchia di chi scrive. Davvero, il mondo è piccolo!

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Presepio artistico di Segusino, particolare scena “Patire la fame”, tema 2016/17

Sacro e quotidiano. Certo, don Odilio a quel tempo non immaginava  di aver dato avvio ad un Presepe che oggi richiama migliaia di persone da tutto il Veneto, senza dubbio per la bellezza di esecuzione, che denota la maestria raggiunta dagli appassionati segusinesi che fin dall’estate progettano le novità da presentare ai visitatori il Natale seguente (da quest’anno, anche la registrazione vocale che illustra le varie scene). Un successo dato anche dal fatto che tanti visitatori possono “ritrovarsi” nelle scene di vita quotidiana proposte di anno anno, mentre i più giovani hanno la possibilità di vedere come vivevano i loro nonni e genitori quando non c’erano cellulari e internet. La Segusino del ‘900 condivideva infatti con il resto del Nordest situazioni di grande povertà – da qui il fenomeno della migrazione all’estero (tema 2014/15) e il patir la fame (tema 2016/17) -, nonché tragedie come il Vajont (tema 2013/14), la voglia di riscatto e l’insediamento delle prime industrie (tema 2016/17), l’amore per le tradizioni rurali, come la smonticazione (tema 2015/16).

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presepe di Milies

Un paese sempre più ricco di presepi. Nel corso del tempo, il succcesso del Presepe allestito nell’ex casa del cappellano, visibile fino al 5 febbraio tutti i pomeriggi e, nei giorni festivi, anche al mattino, e poi su prenotazione fino al 27 agosto (tel. 334.3797867), ha favorito l’allestimento di tanti altri presepi nelle frazioni e nei borghi, in alcuni casi molto particolari, come quelli di Milies, quest’anno fatti anche con sassi, tralci di vite oppure foglie di pannocchia.

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da sinistra, Carlo Stramare, presidente Associazione Amici del Presepio Artistico di Segusino e Marcello, cuoco del Bar alla Pesa di Segusino

Tra un presepe e l’altro, d’obbligo una sosta ristoratrice. La nostra, è stata al Bar alla Pesa, in centro paese (viale Italia 90, tel. 0423 979130), locale dotato di diverse salette-ristorante molto confortevoli. Ad accogliere gli avventori con calore e simpatia c’è Mirka, mentre ai fornelli c’è Marcello, che prepara gustosi primi piatti con pasta fatta in casa e secondi che guardano alla tradizione locale e veneta (formaggio s-céch, spezzatino di manzo, coniglio), il tutto a prezzi decisamente contenuti.

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soci Argav visitano la Cantina Produttori di Valdobbiadene-Val d’Oca

Non solo presepi. Segusino si trova a pochi chilometri dalla Cantina Produttori di Valdobbiadene, che abbiamo visitato nell’occasione grazie alla disponibilità del direttore Aldo Franchi. Fondata nel 1952, oggi la Cantina conta oltre seicento soci e una produzione annuale di 13 milioni di bottiglie, per il 90 per cento, prosecco Doc e Docg, commercializzate dal 2008 con le insegne Val D’Oca. Una cifra enorme che denuncia il grande successo internazionale conseguito dalla denominazione.

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Da sinistra, Aldo Franchi, Egidio Vettoretti (membro CdA Cantina Produttori Valdobbiadene), Denis Coppe, presidente pro loco Segusino, Giuseppe Stramare, produttore 4 Gatti, Damiano Mello, produttore 4 Gatti e sommelier

Investimenti. Un successo in continua crescita, tanto che la Cantina (fatturato 2015/16 pari a 40,9 mln di euro) ha investito 10 milioni di euro nella realizzazione di nuovi reparti di produzione, imbottigliamento e di uno straordinario magazzino automatizzato, comparti che dovrebbero essere inaugurati nel corso del 2017 e che dovrebbero portare al raddoppio della produzione nell’arco del prossimo ventennio.

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L’etichetta Quattro Gatti

Non solo quantità. La Cantina è molto attenta all’offerta di qualità e ha diversificato le linee con etichette di terroir, tra cui figura anche il prosecco Doc Extra Dry Quattro Gatti di Segusino, fatto con le uve conferite da 18 segusinesi che, visto il numero circoscritto, hanno scelto un modo simpatico per definire il loro eccellente vino, con cui abbiamo brindato.

Un borgo dalle tante meraviglie. Sarà per l’intima atmosfera che solo certi paesini di montagna sanno suscitare o per la genuina accoglienza della gente del posto, sta di fatto che la voglia di tornare nel borgo il prossimo Natale, ma anche a maggio per la fioritura dei narcisi oppure ad ottobre per la fiera franca, in noi è sempre viva. A ulteriore dimostrazione dell’incanto del Presepio Artistico, ecco due bei video girati dal collega Edoardo Comiotto.

 

 

29 gennaio-5 febbraio 2017, a Baver (TV) storia e tradizioni rurali rivivono in tre incontri

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chiesa di San Biagio, Baver (foto Marina Meneguzzi)

L’Associazione Culturale Borgo Baver onlus, che i soci Argav hanno avuto modo di conoscere e incontrare nel giugno 2015 in occasione della visita al borgo e al vigneto storico di Baver, in occasione del decimo anniversario dell’iniziativa “Alla ricerca delle nostre origini” e della prossima festa di san Biagio, patrono della comunità locale,  propone dal 29 gennaio al 5 febbraio 2017 una serie di incontri legati alla storia e alle tradizioni rurale.

Domenica 29 Gennaio 2017 – ore 15.30, Casa Dal Cin, Baver. Il giornalista Sergio Tazzer, autore di “Grande Guerra Grande Fame” e coautore di “Guerra & Pane”, racconta la storia della Grande Guerra legata, da un lato, all’aspetto del pane e del rancio dei belligeranti, e dall’altro, alla fame in trincea e fra la popolazione civile.

Venerdì 3 Febbraio 2017, Festa secolare di San Biagio, San Biagio-Baver, Pianzano Nel pomeriggio, come avviene da più di ottant’anni, davanti alla chiesa di Baver, verrà distribuito il pane di san Biagio che sarà benedetto durante la Messa (maggiori info http://www.baver.it)

Domenica 5 febbraio 2017 – ore 15.30,  Casa Dal Cin a Baver. Le strade che raccontano la storia: Alpi che uniscono, Alpi che dividono, incontro con lo storico Matteo Melchiorre, autore de “La via di Schenèr”, che racconterà di un’antica strada fra le montagne che collegava due comunità, unite e separate da un passo: lo Schenèr.

Fonte: Associazione Culturale Borgo Baver

Sisma in Italia centrale: Commissione europea aumenta il sostegno alle comunità agricole interessate. Ed il Wigwam Arzerello di Piove di Sacco propone il kit pasta alla Griscia solidale

terremoto-italia-centraleLa Commissione europea sta ulteriormente mobilitando gli strumenti a sua disposizione per offrire assistenza alle comunità agricole recentemente colpite dal terremoto aumentando la flessibilità nell’attuazione di diverse misure con effetto finanziario immediato.

Possibilità di triplicare il sostegno finanziario. Nelle regioni colpite, le autorità italiane potranno integrare la quota dei 21 milioni di euro di fondi UE ricevuti a luglio 2016 stanziata per le regioni colpite dal sisma con fondi nazionali fino al 200%, triplicando così il sostegno finanziario disponibile. La Commissione aumenterà dall’85 al 100% la percentuale di pagamenti anticipati per alcune misure di sviluppo rurale. Per ridurre la pressione sulle amministrazioni locali, questa possibilità sarà accompagnata dal rinvio da marzo a giugno 2017 del termine per la presentazione delle relazioni sui controlli relativi ad alcune misure di sviluppo rurale. Inoltre, la Commissione accoglierà la richiesta dell’Italia di aumentare i settori per i quali ha già autorizzato i pagamenti anticipati per alcuni regimi di pagamento diretto e ha acconsentito ad anticipare il pagamento di alcune misure di sviluppo rurale.

La politica di sviluppo rurale dell’UE può finanziare il ripristino del potenziale agricolo e forestale danneggiato dal recente terremoto. La riassegnazione di fondi finalizzata a rafforzare le misure già disponibili può essere adottata rapidamente. La Commissione prevede che le regioni interessate presentino proposte di modifica dei loro programmi ed è pronta a contribuire. Le misure di sostegno sono state presentate nel corso di una riunione tenutasi il 23 gennaio, a Bruxelles, a margine del Consiglio “Agricoltura”, tra il Commissario Hogan e Maurizio Martina, Ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali. Nel corso di un dibattito ad ampio raggio, Hogan ha espresso le sue più sentite condoglianze per le perdite e per la situazione difficile delle popolazioni dell’Italia centrale colpite dalle recenti scosse di terremoto, che hanno provocato danni ingenti alle comunità agricole nelle Marche, in Abruzzo, nel Lazio e in Umbria.

Impiego degli aiuti. Nell’ambito della misura di ripristino del potenziale produttivo agricolo danneggiato dall’evento catastrofico e di esecuzione di adeguati interventi di prevenzione, già prevista nei programmi pertinenti, le autorità italiane possono anche finanziare alloggi temporanei per il bestiame o altri investimenti opportuni finalizzati a preservare il potenziale di produzione. Gli aiuti allo sviluppo rurale sono a disposizione per gli investimenti connessi ai servizi di base e alla ricostruzione dei paesi nelle zone rurali colpite dal terremoto. Le autorità italiane hanno già annunciato che utilizzeranno parte dell’importo ricevuto nell’ambito del pacchetto di aiuti di luglio come sostegno una tantum per capo di bestiame (bovini, ovini/caprini, suini), quale reddito per superare l’anno interessato dalla catastrofe naturale, che sarà pagato esclusivamente nei comuni colpiti dal sisma (cofinanziamento UE/Stato membro).

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pasta alla griscia solidale

Pasta alla Griscia solidale. Un’altra iniziativa destinata ad aiutare le aziende agricole colpite dal sisma in centro Italia è promossa dal circolo di campagna Wigwam Arzerello di Piove di Sacco (PD), sede abituali degli incontri Argav, a cui ci si può rivolgere per ritirare o prenotare dei kit per la preparazione della pasta alla Griscia solidale. Il kit si componte di pasta di grano duro di montagna, guanciale di maiale nero dei Monti Sibillini e pecorino da grattugia dei Monti della Laga prodotti dalle aziende del territorio terremotato del Centro Italia. Il kit costa 20,00 Euro e si possono preparare 10-12 porzioni abbondanti. Maggiori info:  333-3938555 arzerello@wigwam.it

Fonte: Commissione Europea/circolo di campagna Wigwam Arzerello

 

Nuova zonizzazione Parco Colli Euganei, venerdì 27 gennaio la Regione incontra a Este (PD) sindaci e portatori d’interesse

Parco Colli EuganeiL’assessore al territorio, ai parchi e aree protette della Regione del Veneto, Cristiano Corazzari, ha convocato venerdì 27 gennaio, a Este (PD), i sindaci dei comuni del Parco Colli Euganei per avviare la discussione sulla nuova zonizzazione del parco stesso, così come previsto dalla normativa del Consiglio regionale.

In cerca di soluzioni condivise. “Entriamo nella fase operativa di ridefinizione del piano ambientale dell’area, lavorando d’intesa con i sindaci dei comuni Euganei e con l’Ente Parco, cercando di approdare in tempi celeri a soluzioni condivise che soddisfino sia le necessità di tutela di un territorio di straordinario valore naturalistico, per la  valorizzazione delle attività che si svolgono all’interno del parco e per contrastare più efficacemente fenomeni estremamente dannosi come la proliferazione dei cinghiali che sta provocando notevoli danni all’ambiente e alle colture”, afferma l’assessore. Che si dice convinto di poter finalmente contemperare le diverse esigenze che hanno anche recentemente provocato numerose polemiche sulla gestione dell’area protetta.

Stakeholder. “Ascolteremo le voci degli amministratori e di tutti i soggetti portatori d’interesse e prenderemo in considerazione le proposte che verranno avanzate e alla fine, insieme ai rappresentanti degli Enti locali, individueremo le soluzioni migliori, varando un provvedimento condiviso non solo per salvaguardare ma anche per rilanciare un territorio dalle grandi potenzialità. Sottolineo che non ci stiamo occupando solo del Parco dei Colli Euganei – ha concluso Corazzari – ma siamo impegnati a definire una governance complessiva dei parchi veneti che garantisca strumenti più snelli per gestioni più efficienti”.

Il disegno di legge Disciplina e valorizzazione della rete ecologica regionale e delle aree naturali protette. Spiega Corazzari: “E’ una proposta di riorganizzazione sotto il profilo giuridico, funzionale e operativo, degli Enti Parco naturali e delle aree protette  che incide concretamente sugli organi degli stessi Enti, sui nuovi aspetti concernenti la conservazione della natura e sulla valenza della pianificazione nei parchi, nonché sul ruolo degli stessi in materia autorizzativa. Nell’ottica della semplificazione e della razionalizzazione della gestione, oltre che del controllo della spesa pubblica, puntiamo così a unificare la normativa che attualmente disciplina i cinque parchi del Veneto in un Testo Unico. Vogliamo rendere pienamente compatibile in queste aree di pregio la presenza e le attività umane con l’ambiente stesso, facendo in modo che gli Enti chiamati a gestire e a valorizzare i parchi contemplino anche la salvaguardia della qualità della vita degli abitanti. In tal senso, per favorire la partecipazione attiva e responsabile delle popolazioni residenti nelle aree protette, prevediamo l’istituzione della ‘Consulta del Parco’, organismo che esprime, pur con funzioni consultive, la pluralità di interessi rappresentati dai vari soggetti che compongono l’economia e la società dei territori in cui i vari Enti Parco regionale operano”.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

 

Aviaria in due allevamenti a Mira (VE) e Piove di Sacco (PD), ordinanza regionale con restrizioni per evitare diffusione contagio.

influenza-aviaria-aggiornamenti-italiaI focolai di influenza aviaria riscontrati in allevamenti di volatili nei Comuni di Mira (Venezia) e Piove di Sacco (Padova) hanno portato all’emanazione da parte della Regione di un’ordinanza che dispone una serie di misure restrittive per contenere l’eventuale diffusione del virus.

L’ordinanza istituisce un zona definita “di protezione” e una definita “di sorveglianza”, così come segue: Zona di Protezione così delimitata, Comune di Mira: a ovest e a nord della Laguna di Venezia, a sud dell’Idrovia Padova-Venezia, Comune di Campagna Lupia: a est Ferrovia Venezia-Piove di Sacco e a ovest della Laguna di Venezia, Comune di Piove di Sacco: a est Ferrovia Venezia-Piove di Sacco e a nord della SS16, Comune di Codevigo: a nord della SS16 e a ovest della Laguna di Venezia, Comune di Campolongo Maggiore: a est Ferrovia Venezia-Piove di Sacco.
Zona di Sorveglianza così delimitata: Comune di Venezia: a sud di Marghera e della Ferrovia Venezia-Padova, Comune di Mira: a nord dell’Idrovia Padova-Venezia
– Comune di Mirano: a est dell’Autostrada A4, Comune di Pianiga: a sud-est dell’Autostrada A4, Comune di Dolo: a sud di via Cazzaghetto e est di via Arino, Comune di Fiesso: a est di via Pampagnina, Comune di Strà: a est di Case Zago, di via Brenton e Case Giantin, Comune di Fossò, Comune di Camponogara, Comune di Campagna Lupia: a ovest Ferrovia Venezia-Piove di Sacco, Comune di Vigonovo: a sud case Gianin, a est via Cesare Battisti, via Argine Fiume Brenta e via VillaMora,  Comune di Sant’Angelo di Piove di Sacco, Comune di Campolongo Maggiore: a ovest Ferrovia Venezia-Piove di Sacco, comune di Brugine, Comune di Piove di Sacco: a ovest Ferrovia Venezia-Piove di Sacco e a sud della SS16, Comune di Arzergrande, Comune di Pontelongo, Comune di Correzzola, Comune di Codevigo: a sud della SS16, Comune di Chioggia: a nord Sp7.

Tra le misure da applicare nella Zona di Protezione ci sono: il trasferimento del pollame e di tutti gli altri volatili in cattività all’interno di un edificio dell’Azienda. Qualora ciò sia irrealizzabile, essi vanno confinati in altro luogo della stessa azienda che non consenta contatti con altro pollame o volatili in cattività di altre aziende; i veicoli e le attrezzature utilizzate per trasporto o altri scopi vanno sottoposti a una o più disinfezioni; non sono ammessi, senza l’autorizzazione del veterinario ufficiale, l’ingresso o l’uscita da un’azienda di pollame, altri volatili in cattività o mammiferi domestici.

Tra le misure nella Zona di Sorveglianza ci sono: il divieto di movimentazione di pollame, pollastre, pulcini di un giorno, uova all’interno dell’intera Zona, salvo autorizzazione della Regione (il divieto non si applica al transito su strada o rotaia nella zona che non comporti operazioni di scarico o soste); il divieto di trasporto di pollame, pollastre, pulcini di un giorno e uova verso aziende, macelli, o centri di imballaggio o stabilimenti per la fabbricazione di ovoprodotti ubicati all’esterno della Zona di Sorveglianza. In entrambi i casi la Regione può autorizzare il trasporto in deroga.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

Spreco alimentare, l’Ue può e deve intervenire meglio secondo la Corte dei conti europea

Spreco alimentareIn base a una nuova relazione della Corte dei conti europea, sebbene una serie di politiche dell’UE abbia il potenziale per lottare contro lo spreco di cibo, detto potenziale non è sfruttato. Le azioni intraprese sinora rimangono frammentate ed intermittenti e manca il coordinamento a livello della Commissione. A giudizio della Corte, la proposta più recente dell’UE per trattare lo spreco alimentare, vale a dire la creazione di una piattaforma, non affronta fino in fondo i problemi menzionati nella relazione.

1/3 del cibo prodotto va sprecato o perso. Lo spreco di cibo è un problema mondiale che richiede un intervento a tutti i livelli. Le stime attuali indicano che, globalmente, circa un terzo del cibo prodotto per il consumo umano va sprecato o perso, con un enorme costo economico e ambientale. L’assenza di una definizione comune di “spreco alimentare” e di un valore di partenza condiviso rispetto al quale calibrare gli interventi di riduzione dello spreco ha ostacolato la realizzazione di ulteriori progressi, e ciò nonostante i ripetuti inviti del Parlamento europeo, del Consiglio, del Comitato delle regioni, del G20 e di altre istanze affinché l’UE contribuisca a ridurre lo spreco. “La relazione presentata dalla Corte alla Commissione ha individuato una serie di mancate opportunità e di potenziali miglioramenti che non richiederebbero nuove iniziative legislative o più fondi pubblici”, ha affermato Bettina Jakobsen, il membro della Corte responsabile della relazione. “Ma concentrando gli sforzi sulla creazione di una piattaforma, la Commissione, ancora una volta, non coglie l’occasione per risolvere il problema in maniera efficace. Ciò che serve ora è un maggior allineamento delle politiche esistenti, un miglior coordinamento e il chiaro obiettivo politico di ridurre lo spreco alimentare”.

Le raccomandazioni della Corte. Dopo aver analizzato le possibilità di un utilizzo più efficace delle attuali politiche, si raccomanda di tener conto dello spreco di alimenti nelle future valutazioni d’impatto e allineare maggiormente le diverse politiche dell’UE che lo possono combattere; di individuare e rimuovere gli ostacoli alle donazioni alimentari legati a disposizioni giuridiche, incoraggiare un’ulteriore sfruttamento delle possibilità di donazione esistenti e valutare come facilitare la donazione in altri settori d’intervento. Come precisato da Bettina Jakobsen, la nuova piattaforma non contribuisce in maniera significativa alla strategia concernente lo spreco di cibo e manca ancora una definizione chiara e univoca di spreco alimentare. La Jakobsen ha infatti aggiunto che “le raccomandazioni della Corte su come sviluppare la futura politica in materia sono state ignorate o accettate solo in parte, mentre la prima bozza delle linee-guida trasferisce semplicemente il problema agli Stati membri”.

Le azioni intraprese. La Corte ha esaminato, nella relazione, le azioni intraprese finora dall’UE per ridurre lo spreco alimentare nonché le modalità di funzionamento dei vari strumenti d’intervento. Ha rilevato che l’UE non ha contribuito ad una filiera alimentare efficiente sotto il profilo delle risorse, per mezzo di un’efficace lotta allo spreco di cibo. La Corte sostiene che lo spreco di cibo è un problema presente lungo l’intera filiera alimentare e che gli interventi dovrebbero quindi riguardare l’intera filiera. Si dovrebbe porre l’enfasi sulla prevenzione, dato che i benefici derivanti dall’evitare gli sprechi sono maggiori rispetto a quelli derivanti dall’occuparsene a posteriori. La Corte ha rilevato che l’impatto delle politiche dell’UE sulla lotta contro lo spreco di alimenti era stato valutato in misura palesemente insufficiente. Importanti settori di intervento, quali l’agricoltura, la pesca e la sicurezza alimentare, svolgono tutti un ruolo e potrebbero essere utilizzati per combattere meglio lo spreco alimentare.

Fonte: Servizio stampa Corte dei conti europea

27 gennaio, si parla anche del “caso Pfas” all’incontro Argav-Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (PD)

pfasimmagineVenerdì 27 gennaio 2017, a partire dalle ore 19 si tiene il tradizionale incontro conviviale di formazione Argav al circolo di campagna Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (PD), in via Porto 8. Saranno con noi Alberto Negro, per  un primo confronto a pochi mesi dalla sua nomina a direttore dell’agenzia Veneto Agricoltura, Marina Lecis,  geologa e Giorgio Destro, avvocato, per un aggiornamento sulla vicenda Pfas, Nadia Dal Zilio, “gnoccolaia“, per parlare dell’esperienza dell’azienda “So pronto” e, dulcis in fundo, Bottega Baltasar, gruppo musicale etnofolk, che presenteranno il loro CD “Sulla testa dell’elefante”.

Conegliano (TV), dal 27 gennaio al via il corso per periti estimatori in agricoltura

valutazione-dei-danniParte da Conegliano (Tv) la formazione dei periti estimatori in agricoltura. Una figura professionale sempre più richiesta con l’affermarsi della cosiddetta “difesa passiva” che consente, attraverso soluzioni assicurative e mutualistiche, di garantire la stabilità del reddito delle imprese agricole anche di fronte ad avversità atmosferiche o patologie. Una nuova professione sempre più strategica di fronte ai cambiamenti climatici.

Segreteria organizzativa nella scuola enologica Cerletti. A livello nazionale, è in fase di definitiva approvazione, proprio in questi giorni, il Piano assicurativo agricolo 2017 e, anche per questo l’appuntamento con il nuovo “Corso per Periti Estimatori danni da calamità naturali” è atteso per la stringente attualità e per la possibilità di offrire tutti gli aggiornamenti alle figure professionali del settore. E non è un caso se il corso nazionale parte anche quest’anno dalla capitale del Prosecco DOCG, territorio all’avanguardia nazionale in ambito agricolo, trovando nella Scuola Enologica “Cerletti”, cuore pulsante dell’innovazione e ricerca nell’area, la sua segreteria organizzativa.

Più di 1.000 iscritti ogni anno, 14 istituti superiori agrari di tutta Italia, 3 ordini professionali coinvolti (Periti Agrari, Dottori Agronomi e Forestali e Geometri), 11 grandi compagnie assicurative internazionali, 7 Consorzi di Difesa provinciali e 2 regionali, sono numeri che danno la misura del progetto di formazione. La segreteria organizzativa in capo all’ISISS Cerletti, mira a trasformare l’istituto in un polo nazionale interprofessionale di ricerca e formazione nel settore delle avversità atmosferiche, in grado di affrontare problematiche che vanno dalla stima dei danni relativi ai fortunali allo studio dei cambiamenti climatici, alle metodologie più innovative nella stima, sia ai nuovi strumenti assicurativi.

Le novità 2017. “Puntiamo a dare un approccio più pratico e sperimentale soprattutto ai corsi di aggiornamento – spiega Giovanni Follador, coordinatore del corso – coinvolgendo nella docenza sempre più professionalità di comprovata e sicura competenza; affrontando nuove tematiche utili all’espletamento dell’attività peritale (es. l’approccio comportamentale della perizia) e approfondendo tematiche specifiche come nuove tecniche colturali e l’innovazione dei prodotti, per fornire al perito una formazione il più possibile completa”.

La campagna formativa si aprirà venerdì 27 gennaio e proseguirà fino all’inizio di aprile con corsi di avviamento (aperti a praticanti, neo diplomati e laureati), e corsi di aggiornamento rivolti a chi già svolge la professione peritale, hanno la durata di 16 ore (in due giornate di frequenza dalle ore 9 alle 18) e prevedono il rilascio di un certificato di partecipazione oltre a consentire il riconoscimento di crediti previsti dagli ordini professionali. Quattordici sedi del corso in tutta Italia, per l’iscrizione è sufficiente compilare l’apposito form nel sito www.isisscerletticonegliano.gov.it entro il sabato precedente l’inizio del corso scelto.

Date e sedi. Corsi di avviamento. 27/28 gennaio, Conegliano (TV); 10/11 febbraio, Brescia; 17/18 febbraio, Cesena (FC); 28/1 febbraio/marzo, Vercelli. Corsi di aggiornamento. 21/22 febbraio, Roma Actinidia e altro; 3/4 marzo – Todi (PG) Uva da vino e olive. 7/8 marzo, Buttapietra (VR) Soia, Frumento e Cereali minori. 14/15 marzo, Trento, Pomacee.17/18 marzo, Palidano (MN) Cucurbitacee. 21/22 marzo, Finale Emilia (MO) Mais. 24/25 marzo, Locorotondo (BA) Pomodoro e cucurbitacee. 28/29 marzo, Gradisca (GO) Uva da vino. 31/1 marzo/aprile, Cremona, Pomodoro. 7/8 aprile, Imola (BO) Drupacee.

Fonte: Servizio Stampa Condifesa Treviso