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Approvati dalla Regione Veneto 15 progetti geotermici per l’area del Bacino Euganeo, in provincia di Padova

Con il Decreto n. 6 del 13 gennaio 2026, la Regione Veneto ha selezionato 15 interventi geotermici sperimentali che rappresentano l’esito del lavoro di monitoraggio, valutazione e pianificazione sviluppato negli ultimi anni sul Bacino Termale Euganeo, in provincia di Padova, nell’ambito del programma TREASURE, co-finanziato dall’Unione Europea.

Gli interventi prevedono la realizzazione di nuovi pozzi, l’utilizzo di pozzi esistenti e l’installazione di sonde geotermiche senza prelievo di fluido, con applicazioni destinate al teleriscaldamento, al riscaldamento di edifici pubblici e privati e al settore agricolo, in un’ottica di progressiva sostituzione delle fonti fossili con energie rinnovabili. La sperimentazione è stata progettata con particolare attenzione alla tutela del giacimento termale e alla salvaguardia dell’uso terapeutico dell’acqua, elemento centrale per l’identità e l’economia del territorio. Le attività di monitoraggio serviranno infatti a garantire che i nuovi utilizzi energetici non producano effetti negativi sulla qualità, sulla disponibilità e sulle caratteristiche delle acque termali, né sull’attrattività turistica del Bacino Euganeo.

Il progetto affonda le sue radici nella deliberazione della Giunta regionale n. 784 del 12 luglio 2024, con cui è stato avviato il ripristino del monitoraggio idrogeologico del Bacino Termale Euganeo e la valutazione del possibile utilizzo energetico della risorsa, in collaborazione con l’Università di Padova e il BIOCE (Bacino Idrominerario Omogenero dei Colli Euganei). Per sostenere queste attività, la Regione ha stanziato 230.000 euro destinati al monitoraggio ambientale e alla sperimentazione di progetti geotermici a prevalente interesse pubblico.

Ecoo l’elenco degli interventi approvati e la loro localizzazione. Abano Terme (4 progetti): Comune di Abano Terme – teleriscaldamento; Casa di Cura Abano Terme – riscaldamento; Lapietra S. Agata Srl – utilizzo agricolo; Società Agricola Mandruzzato Srl – riscaldamento e terapie animali. Montegrotto Terme (2 progetti): Comune di Montegrotto Terme – teleriscaldamento; S2 Srl – teleriscaldamento. Due Carrare(3 progetti): San Pelagio Snc – riscaldamento; Azienda Ortoflorovivaistica Simonetto Maurizio – utilizzo agricolo; Consorzio per la tutela dell’Asparago di Pernumia – utilizzo agricolo. Monselice (1 progetto): Consorzio per la tutela dell’Asparago di Pernumia – utilizzo agricolo. Conselve (1 progetto): Comune di Conselve – riscaldamento. Santa Caterina d’Este (1 progetto): Menin Antonio e C. Floricultura A.A.S. – utilizzo agricolo. Pernumia (2 progetti) per il Consorzio per la tutela dell’Asparago di Pernumia – utilizzo agricolo. San Pietro Viminario (1 progetto): Consorzio per la tutela dell’Asparago di Pernumia – utilizzo agricolo Regione.

«Con questi quindici progetti il Veneto rafforza il proprio impegno nella transizione energetica, puntando su una fonte rinnovabile come la geotermia che tutela l’ambiente, valorizza il territorio e contribuisce in modo concreto al miglioramento della qualità dell’aria», ha commentato l’assessore regionale all’Ambiente e al Clima Elisa Venturini. Che aggiunge: «La sostituzione delle fonti fossili con sistemi di riscaldamento geotermici consente di ridurre le emissioni in atmosfera, in particolare le polveri sottili, con benefici diretti per la salute dei cittadini e per il raggiungimento degli obiettivi climatici regionali».

Fonte: ufficio stampa Regione Veneto

Partnership tra Università di Padova e Consorzio di bonifica Adige Euganeo per formare figure professionali che studiano le calamità causate dall’acqua

Il Consorzio di bonifica Adige Euganeo e l’Università di Padova consolidano una collaborazione fondamentale nel settore della gestione del rischio idrogeologico. La sinergia si è concretizzata attraverso il contributo dell’Ente consortile al percorso formativo del Corso di Laurea Magistrale in Water and Geological Risk Engineering, gestito dal Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Ambientale (DICEA).

La direzione del corso è affidata al professor Pietro Teatini, figura di comprovata esperienza nel campo e già da anni in dialogo con il Consorzio di bonifica Adige Euganeo. Questo percorso accademico mira a formare nuove figure professionali capaci di ricoprire ruoli di leadership, a livello nazionale e internazionale, nell’analisi, nel monitoraggio e nella mitigazione dei rischi connessi ai fenomeni calamitosi di origine idrologica e geologica. Tali fenomeni includono sia gli eventi legati all’eccesso d’acqua, come alluvioni e frane, sia quelli connessi alla sua carenza, quali gli eventi siccitosi.

Il percorso formativo è incentrato sulla comprensione e sulla modellazione di sistemi geologici-idrologici-agro-forestali. L’obiettivo è di gestire su scala globale la pericolosità associata a questi fenomeni e i loro impatti sulla società, considerando i molti scenari determinati dal cambiamento climatico. Del resto, i dati evidenziano la criticità della materia: inondazioni, tempeste e smottamenti hanno colpito circa tre miliardi di persone tra il 1998 e il 2017, causando approssimativamente il 70% delle perdite economiche globali legate ai disastri. In un clima in continua evoluzione, la gestione dei rischi idrici e geologici continuerà a rappresentare una delle sfide cruciali per la società e per la pratica ingegneristica. Per questo, la laurea magistrale forma i nuovi leader globali nella scienza e tecnologia idrologica e geologica, fornendo un background interdisciplinare che include competenze all’avanguardia (dall’uso di satelliti, immagini aeree e monitoraggio remoto tramite droni, alla modellazione idrologica/idraulica/geologica, fino alla gestione dei big data) e una solida preparazione teorica (cambiamento climatico e ciclo dell’acqua, flussi d’acqua nell’ambiente, analisi dei rischi).

Nella formazione di questi studenti, quasi tutti provenienti da Paesi stranieri, il Consorzio di bonifica Adige Euganeo ha concorso fornendo una prospettiva territoriale reale. La partecipazione si è concretizzata con una lezione – tenuta presso il CPIA di Rovigo – che ha illustrato il ruolo strategico del Consorzio in un territorio fragile come quello compreso tra Adige e Bacchiglione, e le nuove sfide portate dal cambiamento climatico. A ciò si è aggiunta la visita ai principali impianti che insistono nell’area a ridosso della laguna di Venezia, dove il fenomeno della subsidenza è uno dei fattori che sta contribuendo a modificare il paesaggio. Gli studenti hanno potuto visionare l’idrovora Buoro a Cavarzere, il Ponte sospeso (sulla Strada Provinciale Chioggia Sp4, sito in cui l’abbassamento repentino del territorio è particolarmente evidente), il nodo idraulico delle Trezze, l’idrovora Casetta, l’idrovora Ca’ Bianca e l’idrovora Zennare (nella foto in alto) nel comune di Chioggia.

A conclusione della collaborazione didattica, uno studente del corso svolgerà uno stage presso il Consorzio per lavorare a un importante progetto previsionale. Tale opportunità sarà offerta nell’ambito di uno dei futuri interventi previsti dall’Ente, in particolare sul potenziale risezionamento del canale Legnosa nel territorio di Tribano per diversi chilometri. Lo studente dovrà creare un modello bidimensionale che sia in grado di prevedere i punti fragili del corso d’acqua in relazione ai diversi quantitativi idrici che possono interessare l’area, studiando i movimenti dell’acqua durante questi episodi. L’importanza di tali progetti con il mondo universitario risiede nell’apertura a un continuo dialogo, formativo non solo per i giovani studenti, ma anche per permettere una migliore circolazione e aggiornamento delle informazioni tra chi si occupa di ambiente e dei suoi mutamenti, attraverso la pluridisciplinarità di questi percorsi formativi.

Fonte testo e foto: servizio stampa Consorzio di bonifica Adige Euganeo

4-7 febbraio, Fieragricola dà appuntamento a Veronafiere

Con 816 espositori, 136 convegni e workshop, 11 padiglioni occupati per 52.000 metri quadrati, oltre a 6.000 metri quadrati di aree destinate alle più importanti mostre zootecniche a livello nazionale ed europeo e ai “Dynamic Show”, buyer e operatori del settore già accreditati da 28 Paesi, la 117ª Fieragricola, manifestazione internazionale di riferimento per l’agricoltura, dà appuntamento a Veronafiere dal 4 al 7 febbraio prossimi.

Il format di Fieragricola 2026 poggia su tre pilastri: trasversalità della manifestazione con tutti i principali settori dell’agricoltura rappresentati: meccanica, zootecnia, colture specializzate come vigneto, frutteto e oliveto, energie rinnovabili, servizi, multifunzionalità delle imprese agricole; alto tasso di innovazione come elemento di spinta per migliorare produttività, sostenibilità e competitività delle imprese agricole, celebrato anche dal claim della 117ª edizione di Fieragricola, «Full Innovation», e declinato nello specifico con un intero padiglione dedicato a Fieragricola Tech con focus dedicati ad agricoltura di precisione, digitalizzazione e robotica, smart irrigation, energie rinnovabili in agricoltura e biosolution. A rappresentare il terzo pilastro è la formazione, strumento insostituibile per traghettare l’agricoltura verso le nuove tecnologie, la transizione digitale ed ecologica, l’avvento dell’Intelligenza Artificiale nella raccolta, gestione ed elaborazione dei dati.

Oltre 130 convegni. Fieragricola dedica ampia attenzione a convegni, dibattiti, workshop: 136 eventi, che portano sotto la lente i grandi temi del settore, dal futuro della Politica agricola comune all’innovazione, dall’Intelligenza Artificiale alla robotica, dalla zootecnia alle energie rinnovabili, fino alle colture specializzate che sono il motore di un settore che in Italia fra agricoltura (72,2 miliardi di euro), silvicoltura (3,5 miliardi) e pesca (1,4 miliardi) vale complessivamente 77,1 miliardi di euro e costituisce la base per un sistema agroalimentare che realizza un fatturato complessivo di 700 miliardi, pari al 15% dell’intera economia nazionale.
 
Tra gli eventi in programma (il programma completo sul sito http://www.fieragricola.it) l’inaugurazione ufficiale di Fieragricola 2026, in programma mercoledì 4 febbraio ore 9-13 nella «Fieragricola Arena» del padiglione 7. Sempre mercoledì 4 febbraio, alle ore 12 nell’Area Forum Zootecnia del padiglione 9 la consegna del «Premio Contoterzista dell’anno 2025», organizzato dalla rivista Il Contoterzista – Edagricole in collaborazione con CAI Agromec. Alle ore 14:30 nella «Fieragricola Arena», Terra è Vita -Edagricole in collaborazione con ANBI-CER affrontano il tema «Uso sostenibile delle risorse idriche: le sfide dei Consorzi di bonifica alla luce della nuova normativa europea». Alle 15:15 nell’Area Forum Frutteto-Oliveto, la consegna del «Premio Innovazione Fieragricola», organizzato da Fieragricola in collaborazione con L’Informatore Agrario e che individua le aziende espositrici che hanno meglio saputo proporre tecnologie all’avanguardia.

Giovedì 5 febbraio, ore 9:30-10:45, nella «Fieragricola Arena» del padiglione 7, sarà presentata la ricerca «Full innovation», commissionata da Fieragricola e curata da Nomisma, con gli interventi di Federico Bricolo, presidente di Veronafiere, Paolo De Castro, presidente di Nomisma, Denis Pantini, responsabile Agrifood di Nomisma. La ricerca, in particolare, analizza il ruolo dell’innovazione dal punto di vista delle imprese agricole quale fattore strategico di sviluppo per affrontare le grandi sfide del settore, dai cambiamenti climatici a quelli di mercato. Parallelamente, la ricerca indaga su come è percepita dai consumatori l’innovazione per la produzione agricola ed alimentare.
 
Gli «Stati generali della zootecnia». Sul fronte zootecnico, Fieragricola ospiterà venerdì 6 febbraio (ore 11, Auditorium Verdi, Palaexpo -1) gli «Stati generali della zootecnia», organizzati da Veronafiere in collaborazione con Assalzoo, l’Associazione nazionale tra i produttori di alimenti zootecnici, che nel 2024 ha sviluppato un fatturato vicino a 9,9 miliardi di euro e che grazie a investimenti in ricerca e sviluppo nell’ordine del 150 milioni di euro all’anno contribuisce ad esplorare le nuove frontiere dell’alimentazione degli animali da reddito.

Fra gli eventi in programma nel ring, il 23° Open Holstein Dairy Show dedicato alla Black e Red Holstein (venerdì 6 febbraio) e le rassegne internazionali dedicate alle razze Jersey e Bruna (giovedì 5 febbraio). Venerdì 6 febraio, Anafibj, l’Associazione nazionale degli allevatori di Frisona Italiana, Bruna e Jersey, organizzerà la prima edizione della «Supreme Champions», una finalissima che incoronerà la regina assoluta fra le campionesse di razza Black e Red Holstein, Bruna e Jersey.

Sabato 7 febbraio la zootecnia d’eccellenza torna protagonista a Fieragricola 2026 con la Mostra Nazionale del Libro Genealogico della razza Bruna, uno degli appuntamenti più attesi e rappresentativi del settore, dove, allevatori, tecnici e appassionati potranno assistere a un evento che celebra la storia, la selezione genetica e il valore produttivo di una delle razze bovine più identitarie del panorama italiano. Grazie alla collaborazione con ANARB – Associazione Nazionale Allevatori Razza Bruna, Fieragricola si conferma ancora una volta il punto di incontro tra tradizione zootecnica e innovazione, valorizzando la qualità e la competitività delle filiere italiane.
Con AIA-ITALIALLEVA Associazione Italiana Allevatori va in scena una rassegna tecnico-divulgativa del patrimonio zootecnico italiano organizzata in collaborazione con le Associazioni Nazionali Allevatori di razza e specie.

Fonte: servizio stampa VeronaFiere

Roncade (Treviso). Molino Rachello riqualifica gli impianti strutturali all’insegna della sostenibilità

Non solo la revisione del 70% degli impianti di pulizia e stoccaggio del grano, ma anche un nuovo spazio per i corsi di formazione in sede e un obiettivo raggiunto di riduzione dei consumi elettrici del 3%. Con il termine dei lavori strutturali, che ha impegnato l’azienda in un piano di investimenti da 7 milioni di euro nell’ultimo anno, Molino Rachello di Roncade (Treviso) , che i soci Argav hanno visitato nel 2019, nserisce una nuova tessera nel mosaico della sostenibilità, guardando al futuro con fiducia.

Nel corso del 2025 l’azienda è avanzata lungo un percorso destinato a una produzione sempre più rispettosa dell’ambiente e delle persone: dalla sostituzione dei silos grano a un importante ampliamento dei silos farina, dal cambio di tutti i macchinari destinati alla pulizia e decorticazione del chicco di grano al revamping dei pannelli fotovoltaici installati precedentemente, che ora garantiranno una performance di 300 KW e una ulteriore riduzione dei consumi, aggiungendosi all’acquisto di energia da sole fonti rinnovabili.

Molino Rachello punta così all’ulteriore perfezionamento delle caratteristiche del grano destinato alla macinazione, per favorire la sana alimentazione e il benessere dei consumatori con crusca di qualità superiore e fibre migliori per il consumo e la lavorazione. Con l’ottimizzazione delle fasi di ricevimento e scarico della materia prima, verranno inoltre dimezzati i tempi di attesa per i trasportatori, assicurando una migliore movimentazione logistica dei piazzali dell’azienda.

Non da meno l’aspetto formativo: un nuovo spazio attrezzato con macchinari di ultima generazione e un’aula da 20 posti appena rinnovata contribuiranno all’ambiente ideale per i “professionisti dell’arte bianca”. Panificatori, piazzaioli, pasticceri e professionisti del settore avranno infatti l’opportunità di partecipare ai nuovi format di apprendimento in programma per il 2026, strutturati per offrire spunti tecnici e imprenditoriali, oltre a sessioni di consulenza tecnica personalizzata.

“Guardiamo avanti ai prossimi anni con fiducia e ottimismo – sostiene Gabriele Rachello, Ceo dell’azienda – il nostro impegno si esprime nel costruire un modello produttivo capace di rispettare l’ambiente, valorizzare la materia prima e migliorare il benessere delle persone che lavorano con noi, di chi utilizza i nostri prodotti e dei consumatori. La riduzione dei consumi energetici, l’efficientamento dei processi e la creazione di nuovi spazi formativi rappresentano passi concreti di un percorso che continueremo a portare avanti con responsabilità e visione. Vogliamo essere un punto di riferimento per una filiera sempre più sostenibile, innovativa e proiettata al futuro.”

Era il 1901 quando Andrea Rachello fondò il Molino a Cendon di Silea (TV), lungo il fiume Sile, dando vita con lungimiranza ad un percorso che oggi, dopo quasi 125 anni di storia e 6 generazioni, si contraddistingue per l’attenzione scrupolosa rivolta al rispetto della biodiversità e promuove la sana alimentazione. Tra i primi in Italia ad ottenere la certificazione Bio nel 1999, Molino Rachello è infatti riconosciuta in Italia per la promozione di percorsi di gestione sostenibile delle colture, costruendo una filiera 100% italiana che coinvolge oltre 30 aziende agricole distribuite in tre regioni. La massima rappresentazione di tale filosofia è il progetto “Oasi Rachello”, che prevede la coltivazione del grano in aree incontaminate e protette da ogni forma d’inquinamento, in cui si pratica un’agricoltura virtuosa, rispettosa e controllata, secondo un preciso disciplinare di coltivazione condiviso.

Fonte: testo e foto servizio stampa Molino Rachello

Stime di pioggia e intelligenza artificiale, connubio possibile?

L’intelligenza artificiale (AI) sta trasformando il modo in cui leggiamo, interpretiamo e prevediamo l’atmosfera. Negli ultimi anni, la ricerca sui modelli meteorologici basati su AI ha mostrato progressi significativi, soprattutto nella velocità di calcolo. Ma quando si tratta della variabile più complessa – la precipitazione – la fisica continua a mantenere un ruolo centrale.

È in questo spazio di transizione, tra innovazione algoritmica e solidità dei modelli numerici, che si colloca il nuovo lavoro del ricercatore di Fondazione CIMA, Luca Monaco: “Exploring the viability of a machine learning-based multimodel for quantitative precipitation forecast post-processing”. Uno studio che esplora il potenziale dell’AI nella fase di post-processing delle previsioni NWP (Numerical Weather Prediction)1, con l’obiettivo di aumentare l’accuratezza delle stime di pioggia. «L’AI in questo lavoro non sostituisce la fisica, ma ci permette di intervenire in segmenti della catena previsionale dove possiamo davvero fare la differenza», premette Monaco.

I modelli meteorologici basati su intelligenza artificiale mostrano già prestazioni elevate su variabili a bassa complessità, ma faticano con campi meteorologici caratterizzati da un’elevata variabilità spaziale e temporale, come la pioggia. La risoluzione spaziale è spesso insufficiente, i pattern precipitativi risultano appiattiti, e le stime non raggiungono ancora la qualità delle previsioni dei modelli numerici tradizionali. I modelli di previsione numerica, infatti, continuano a identificare meglio la struttura spaziale degli eventi precipitativi, soprattutto in aree complesse. «Se c’è un punto di forza dei modelli fisici, è la loro capacità di prevedere non solo la posizione della precipitazione, ma anche l’intensità», evidenzia Monaco. Da qui nasce l’idea alla base dello studio: non sostituire i modelli fisici, ma fondere le loro informazioni grazie al machine learning.

Il cuore dello studio è la costruzione di un multimodel basato su machine learning per combinare previsioni da diversi modelli fisici: COSMO-2I, COSMO-5M, IFS e BOLAM. L’obiettivo? Una previsione unica, più robusta e più accurata dei singoli input. La valutazione è stata condotta su 406 eventi di precipitazione tra il 2018 e il 2022 in Piemonte e Valle d’Aosta, selezionati per garantire la presenza di un segnale piovoso rilevante. Le osservazioni utilizzate provengono dai campi di Optimal Interpolation (OI)2 di ARPA Piemonte. Particolare attenzione è stata dedicata alla struttura del dataset: suddivisione ripetuta in training, validation e test per aumentarne la stabilità; classificazione degli eventi in estremi, stratiformi, convettivi e intermedi tramite clustering; uso di due architetture AI: Multilayer Perceptron e U-NET, confrontate con benchmark quali due regressioni lineari. I risultati mostrano chiari miglioramenti sulle soglie basse e intermedie di precipitazione, mentre la performance su soglie elevate è solo marginalmente migliore rispetto al benchmark in quanto fortemente condizionata dalla risoluzione delle osservazioni disponibili. 

«La qualità delle osservazioni è un punto cruciale: senza dati ad alta risoluzione e in formati adatti al machine learning, il potenziale dell’AI rimane limitato», sottolinea Monaco.

Uno degli aspetti più rilevanti emersi dal lavoro è il potenziale dei centri nazionali nella modellazione su area limitata. I grandi modelli AI globali avanzano rapidamente, ma il loro livello di dettaglio non è ancora sufficiente per molte applicazioni operative. In questo scenario, realtà come Fondazione CIMA possiedono due asset cruciali: dati ad alta risoluzione, spesso non disponibili ai grandi centri internazionali; competenze scientifiche maturate nella modellazione meteorologica locale. «Abbiamo un patrimonio di dati unico e la possibilità di costruire modelli AI interpretabili e affidabili. È uno spazio in cui possiamo davvero dare un contributo concreto alla meteorologia del futuro», afferma Monaco.

Questo lavoro, frutto del dottorato di Monaco al Politecnico di Torino e finanziato da ARPA Piemonte, rappresenta un passo importante nello sviluppo di strategie di post-processing AI-based. «Non dobbiamo avere paura delle grandi sfide: l’AI non è una scorciatoia, ma uno strumento che può ampliare ciò che già sappiamo fare», conclude il ricercatore.

Fonte: Garantitaly.it, da Cima Fondazione

Nuova giunta regionale: chi sono Dario Bond, assessore all’Agricoltura ed Elisa Venturini, assessore all’Ambiente

A dicembre 2025 si è insediata a Venezia la nuova Giunta regionale guidata dal presidente Alberto Stefani. Tra gli assessori di nuova nomina, evidenziamo coloro che seguiranno le tematiche da noi trattate, agricoltura (Dario Bond) e ambiente (Elisa Venturini).

Dario Bond è nato nel 1961 a Feltre, in provincia di Belluno. Laureato in Scienze agrarie, erborista, è stato consigliere comunale a Feltre dal 1989 al 1993 e presidente del Consiglio comunale. Poi consigliere regionale per due mandati e deputato alla Camera eletto nel 2018. Oltre all’agricoltura, Bond ha le deleghe Foresta, Montagna, Caccia e Pesca.

Elisa Venturini è nata nel 1979 a Piove di Sacco (Padova). Laureata in Giurisprudenza, è stata sindaco di Casalserugo dal 2008 al 2018, già Consigliere Delegato della Provincia di Padova e vicepresidente Anci Veneto, consigliere regionale nel 2023. Oltre all’Ambiente, ha assunto le deleghe Clima e Protezione Civile.

La cucina italiana Patrimonio Unesco

La cucina italiana entra a pieno titolo tra i patrimoni immateriali dell’umanità, confermando che il cibo non è solo nutrimento, ma anche cultura, storia e futuro. Un riconoscimento che celebra la capacità dell’Italia di trasformare la tavola in un luogo di incontro, dialogo e condivisione universale.  L’onore è stato ufficialmente ricevuto con l’iscrizione nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO, diventando la prima tradizione gastronomica al mondo riconosciuta nella sua interezza.

La decisione è stata presa all’unanimità dal Comitato intergovernativo dell’UNESCO, riunitosi a New Delhi, in India. Secondo la motivazione, la cucina italiana rappresenta una “miscela culturale e sociale di tradizioni culinarie”, un linguaggio universale capace di esprimere amore, cura di sé e degli altri, e di riscoprire radici culturali profonde. È, al tempo stesso, un ponte che permette alle comunità di condividere la propria storia e di raccontare il mondo che le circonda.

La candidatura è stata promossa dal Collegio Culinario Associazione culturale per l’enogastronomia italiana, in collaborazione con Casa Artusi, l’Accademia della Cucina Italiana e la rivista La Cucina Italiana. L’obiettivo è stato di valorizzare i principi che da sempre caratterizzano la tradizione gastronomica italiana, come il contrasto allo spreco alimentare e la riduzione del consumo di risorse, rendendo la cucina un modello di sostenibilità e responsabilità ambientale.

Con questo nuovo riconoscimento, l’Italia porta a 19 gli elementi iscritti nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale, cui si aggiunge un elemento nel Registro delle Buone Pratiche di Salvaguardia. A livello globale, l’UNESCO ha riconosciuto finora 788 elementi in 150 Paesi, confermando la straordinaria ricchezza delle tradizioni culturali che compongono il mosaico dell’umanità.

La cucina italiana è considerata inclusiva, capace di superare barriere culturali e generazionali. Non è soltanto un insieme di ricette, ma un vero e proprio modo di vivere, che unisce convivialità, creatività e rispetto per la natura. Il riconoscimento dell’UNESCO è anche un tributo al saper fare delle imprese agro-alimentari italiane, ambasciatrici nel mondo non solo del cibo, ma della cultura e della società italiana.

(Fonte: Garantitaly.it)

Sconfiggere la fame nell’Africa subsahariana: l’Unione europea deve focalizzare il proprio impegno sui Paesi più bisognosi

L’Unione europea ha stanziato miliardi per combattere la fame e la malnutrizione nell’Africa subsahariana, ma una nuova relazione della Corte dei conti europea svela che molti aiuti non sono andati ai più bisognosi e che si stenta a produrre risultati duraturi.

Sconfiggere la fame è una componente fondamentale degli obiettivi di sviluppo sostenibile promossi dalle Nazioni Unite ed è una missione che l’Unione europea si è impegnata a sostenere. L’UE svolge un ruolo di primo piano nella risposta mondiale, appoggiando l’assistenza alimentare, la nutrizione, la sicurezza alimentare e lo sviluppo di sistemi alimentari sostenibili. A tal fine, ha messo a disposizione ingenti finanziamenti: tra il 2014 e il 2020 ha firmato contratti per un valore di 17 miliardi di euro riguardanti iniziative di mitigazione della fame in tutto il mondo, a cui sono seguiti altri 6,2 miliardi di euro tra il 2021 e il 2024. Quasi metà di questi finanziamenti (oltre 11 miliardi di euro) erano destinati all’Africa subsahariana.

Un simile impegno finanziario ha fatto dell’UE uno dei maggiori donatori al mondo nella lotta contro la fame, contribuendo a mobilitare le risposte internazionali e a offrire una rete di sicurezza per milioni di persone in condizioni di insicurezza alimentare. Nel 2024, 295 milioni di persone di 53 Paesi diversi in tutto il mondo hanno dovuto far fronte a livelli elevati di insicurezza alimentare acuta: rispetto al 2023 necessitavano di assistenza urgente 13,7 milioni di persone in più. Anche la malnutrizione acuta tra le donne e i bambini è peggiorata, con oltre 37,7 milioni di minori di 5 anni gravemente malnutriti. Lo stesso vale per gran parte dei Paesi dell’Africa subsahariana, dove la situazione non mostra un miglioramento significativo nel tempo: come hanno potuto constatare gli auditor, qui persistono insicurezza alimentare, malnutrizione e altri problemi di fondo.

“Se i progressi continuano al ritmo attuale, nel 2030 ancora milioni di persone soffriranno di denutrizione, ancora milioni di bambini saranno vittime della malnutrizione nelle sue diverse forme e l’obiettivo di “Sconfiggere la fame” resterà ben lungi dall’essere raggiunto”, ha dichiarato Bettina Jakobsen, il Membro della Corte responsabile dell’audit. “Gli aiuti dell’UE all’Africa subsahariana devono essere meglio focalizzati sulle regioni più in difficoltà e devono tenere in maggiore considerazione le condizioni locali”.

Dall’audit è emerso che la Commissione non disponeva di una metodologia chiara e documentata per dare priorità alle regioni e alle comunità più bisognose, il che ha limitato l’efficacia degli interventi. L’impatto a lungo termine del sostegno dell’UE ha risentito anche di carenze nell’impostazione dei progetti, di un monitoraggio insufficiente e di difficoltà nell’affrontare le cause profonde dell’insicurezza alimentare. Benché le azioni dell’UE siano allineate alle politiche dei Paesi partner e abbiano favorito alcuni progressi, gli sforzi per ridurre la malnutrizione e l’insicurezza alimentare continuano a scontrarsi con grandi sfide come i cambiamenti climatici, i conflitti e l’instabilità economica. Questi fattori esterni, che vanno ben oltre la portata della sola azione dell’UE, rimangono ostacoli importanti per progressi duraturi.

La Corte invita la Commissione a rafforzare l’approccio alla lotta contro la fame e l’insicurezza alimentare indirizzando il sostegno con maggiore efficacia e applicando chiari criteri di attribuzione delle priorità. Raccomanda inoltre di migliorare l’impostazione dei progetti, rafforzare la connessione tra azione umanitaria, sviluppo e pace, potenziare il monitoraggio e la rendicontazione, nonché accrescere la sostenibilità dei progetti per assicurare un impatto duraturo.

Informazioni sul contesto

La fame resta una delle sfide globali più urgenti, che riguarda centinaia di milioni di persone in tutto il mondo. I conflitti, i cambiamenti climatici e le crisi economiche continuano ad acuire l’insicurezza alimentare, in particolare nell’Africa subsahariana, dove le comunità vulnerabili ne risentono maggiormente. Gli auditor della Corte hanno valutato i progetti finanziati dall’UE in Etiopia, Kenya e Zambia, hanno condotto esami documentali per Ciad, Niger e Sud Sudan, nonché hanno incontrato i portatori di interessi coinvolti. Hanno inoltre analizzato documenti riguardanti l’intera Africa subsahariana. Sono passati più di dieci anni dall’ultimo audit condotto in questo ambito, sfociato nella relazione speciale 01/2012 “Efficacia degli aiuti allo sviluppo forniti dall’Unione europea per la sicurezza alimentare nell’Africa subsahariana”. Questo nuovo audit cade al momento opportuno per valutare i progressi compiuti da allora e dare indicazioni per guidare le azioni future dell’UE. Contribuirà inoltre alla pianificazione del prossimo quadro finanziario pluriennale, affinché gli sforzi europei rimangano efficaci e consoni all’evolvere del panorama umanitario.

Fonte: servizio stampa Corte dei conti Europea

30 gennaio, al Wigwam Arzerello di Piove di Sacco (Padova) corso di formazione giornalisti Org Veneto in collaborazione con Argav sulla gestione sostenibile dell’acqua per produrre cibo

Venerdì 30 gennaio p.v., dalle 18.30 alle 20.30, al Wigwam Arzerello di Piove di Sacco (Padova) si svolgerà il corso di formazione giornalisti Org Veneto in collaborazione con Argav “La gestione sostenibile dell’acqua per produrre cibo: innovazione, ricerca e criticità. Nuovi linguaggi per raccontare il fabbisogno idrico in agricoltura” (2 crediti, iscrizione piattaforma Formazione giornalisti).

Programma

Grazie a ricerca ed innovazione, l’agricoltura ha fortemente ridotto il fabbisogno idrico; contestualmente la crisi climatica ha ampliato la gamma di colture bisognose di irrigazione. Quali sono gli strumenti per ottimizzare l’uso dell’acqua nei campi? Quali i valori ecosistemici, garantiti dalla distribuzione irrigua in una logica di circolarità? Quali gli errori giornalistici più comuni nell’affrontare le tematiche idriche? Ne parleranno: Fabrizio Stelluto, presidente Argav, responsabile comunicazione ANBI (Associazione nazionale consorzi gestione e tutela territorio e acque irrigue), che farà l’inquadramento della comunicazione idrica;  Raffaella Zucaro (Consorzio C.E.R.), che introdurrà il tema “Il confronto europeo sul futuro dell’acqua, cosa rischiamo”; Francesco Cavazza, ricervatore e divulgatore “Acqua Campus” – Consorzio C.E.R, il cui intervento previsto riguarda “Gli orizzonti della ricerca di un’eccellenza internazionale”; Filippo Moretto (Centro studi Anbi Veneto), che spiegherà cosa sono i servizi ecosistemici; Pablo Augustin Yaciuk (ricercatore al CNR -Consiglio nazionale delle ricerche), che parlerà de “Il progetto transfrontaliero Swamrisk”. Coordina Mauro Gambin, direttore “Con i piedi per terra”, giornalista Argav

Origine dei prodotti agroalimentari, Coldiretti Veneto scrive ai capigruppo regionali affinché operino per dare ancora più garanzie ai consumatori

Coldiretti Veneto ha inviato a tutti i capigruppo della nuova legislatura regionale una proposta di mozione per chiedere la modifica della disciplina sull’origine doganale dei prodotti agricoli e alimentari, con l’obiettivo di rafforzare la tutela del Made in Italy e garantire trasparenza ai consumatori. In particolare, l’organizzazione agricola chiede di escludere i prodotti agricoli e alimentari dall’ambito di applicazione del codice doganale, prevedendo come unico criterio per l’individuazione dell’origine del cibo l’indicazione del luogo di provenienza delle materie prime.“ L’obiettivo è chiaro: garantire trasparenza, corretta informazione ai consumatori e una reale tutela del nostro patrimonio agroalimentare”, afferma Carlo Salvan, presidente di Coldiretti Veneto (nella foto in alto).

Da sempre Coldiretti è in prima linea nella battaglia contro l’inganno sull’origine dei prodotti, una pratica che danneggia gravemente gli agricoltori, l’intero sistema agroalimentare e i cittadini. Un impegno che ha portato, negli ultimi 25 anni, a risultati fondamentali come l’introduzione dell’etichettatura obbligatoria dell’origine per numerose filiere, grazie a una costante azione di mobilitazione a livello locale, nazionale ed europeo. “La difesa dell’origine dei prodotti non è una battaglia di categoria, ma una questione di trasparenza e di giustizia  – aggiunge Salvan -, i consumatori hanno il diritto di sapere cosa mettono in tavola e gli agricoltori il diritto di non subire concorrenza sleale”.

Nel mirino di Coldiretti c’è in particolare la vigente disciplina doganale contenuta nel regolamento (UE) n. 952/2013, che stabilisce l’origine di un prodotto in base al Paese dell’ultima lavorazione o trasformazione sostanziale (cosiddetta origine non preferenziale). Un criterio che, applicato ai prodotti agroalimentari genera effetti distorsivi ed ambiguità.
“Questa norma consente di attribuire un’origine “Made in Italy” a prodotti che in realtà provengono dall’estero e arrivano nel nostro Paese solo per un’ultima fase di trasformazione – spiega Salvan –. Un esempio emblematico è quello del concentrato di pomodoro importato che viene lavorato in Italia al solo scopo di ottenere un’etichetta italiana pur partendo da materie prime di provenienza e qualità ben diverse”.

La battaglia contro l’inganno sull’origine rappresenta, per Coldiretti, il cuore della difesa del Made in Italy. Un impegno che ha portato anche a contrastare i traffici di cibo nei porti e a raccogliere oltre un milione di firme a sostegno di una normativa più equa. “Avere al nostro fianco le istituzioni, dai Comuni alla Regione Veneto, è strategico per dare ulteriore forza politica alla nostra richiesta di modifica della normativa europea – sottolinea Salvan –. Per questo chiediamo il sostegno autorevole del Consiglio regionale del Veneto affinché si faccia promotore di un’azione politica forte nelle sedi competenti”.

Fonte testo e foto: servizio stampa Coldiretti Veneto