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Consorzio tutela vini Colli Euganei “fa ordine” nella nomenclatura dei propri vini

I grandi vini rossi dei Colli Euganei si chiameranno “Colli Euganei Doc” senza nessun’altra specificazione. Lo ha deciso lo scorso 31 ottobre l’Assemblea dei Soci del Consorzio di Tutela Vini Colli Euganei, riunita nella sede consortile di Vo’. “Con questa decisione – spiega il presidente del Consorzio, Gianluca Carraro –, si è compiuta un’ulteriore fondamentale semplificazione del nostro disciplinare di produzione, dopo quella già adottata per il Serprino sul finire dello scorso anno.

Nel caso del Serprino, decidemmo di enfatizzare soprattutto il nome di questa storica varietà di uva presente nel nostro territorio, adottando la dicitura Serprino dei Colli Euganei Doc. Adesso, invece, per i nostri vini rossi ottenuti da quelle uve di origine bordolese che si sono perfettamente acclimatate in zona fin dalla metà dell’Ottocento, si è scelto di porre un fortissimo accento proprio sul nome del territorio, così come avviene in tutte le grandi denominazioni nazionali ed estere. Se fino ad ora si parlava di Cabernet o di Merlot prodotti sui Colli Euganei, sottolineando in tal modo la varietà dell’uva rispetto al territorio, d’ora in poi quando berremo un Colli Euganei Doc esalteremo il territorio d’origine, senza necessità di dare rilievo al vitigno. Come avevamo previsto nel piano strategico adottato a luglio 2024, il Colli Euganei Doc diventerà così il riferimento dell’espressione vocazionale del territorio e quindi della denominazione di origine. In questo modo intendiamo rimarcare la nostra identità di luogo storico del vino rosso italiano da uve bordolesi”.

I produttori che ne avessero necessità potranno continuare ad aggiungere l’indicazione della varietà di uva utilizzata (Cabernet, Merlot, Carmenère), ma in tal caso il nome del vitigno dovrà essere stampato più piccolo rispetto alla menzione “Colli Euganei”, che avrà invece il massimo rilievo.

Più in dettaglio, il nuovo disciplinare della Doc Colli Euganei, che per essere esecutivo dovrà ora passare al vaglio della Regione Veneto e del Comitato Nazionale Vini, emanazione del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste (Masaf), prevede che nell’etichettatura dei vini rossi dei Colli Euganei l’eventuale indicazione delle uve Cabernet Franc, Carmenère, Cabernet Sauvignon e Merlot debba comunque seguire quello della denominazione e sia riportato al di sotto della menzione “denominazione di origine controllata” o della sigla “DOC”. Inoltre, i caratteri di stampa dell’eventuale nome del vitigno dovranno avere un’altezza massima pari alla metà di quella dei caratteri che compongono la denominazione “Colli Euganei” e usare lo stesso carattere tipografico, stile grafico, spaziatura, evidenza, colore e intensità di colore, in modo che l’enfasi sia sempre e comunque sul nome geografico dei Colli Euganei.

“Con il nuovo anno – preannuncia Carraro – ci ripromettiamo di consultare la filiera produttiva in merito a eventuali iniziative concernenti i vini bianchi locali, così come in futuro saranno oggetto di approfondita valutazione le prospettive della Docg del Fior d’Arancio, alla luce dei cambiamenti in essere sui mercati internazionali”.

Fonte: servizio stampa Consorzio tutela vini Colli Euganei

 

Belluno. Formaggio Piave Dop: 15 anni di eccellenza casearia tra tradizione e mercati globali

Quindici anni di storia, un +35% di crescita in fatturato, presenza in oltre 30 Paesi e un nuovo riconoscimento gastronomico: il premio Piave Gourmet. Il Consorzio per la Tutela del Formaggio Piave DOP celebra nel 2025 un anniversario che testimonia il successo di un prodotto nato tra i pascoli delle Dolomiti e divenuto ambasciatore del Bellunese nel mondo. E lo ha fatto nella sua sede di Busche (Belluno), con un appuntamento che ha visto la presenza di tanti soci e allevatori, il presidente Modesto De Cet e la direttrice Chiara Brandalise, il sindaco di Cesiomaggiore, il prefetto ed il questore di Belluno, i rappresentanti regionali e delle Forze dell’Ordine.

La storia del Piave DOP affonda le radici nella tradizione casearia delle Dolomiti bellunesi, Patrimonio UNESCO. Nel nome rivive il fiume Piave, simbolo storico del territorio. Nel 2010 nasce il Consorzio, con una missione chiara: difendere la Denominazione d’Origine Protetta attraverso un Disciplinare rigoroso e valorizzare un formaggio che interpreta l’identità di una terra e della sua gente.

Dal 2010 il fatturato del Consorzio è cresciuto del 35%, raggiungendo 18,5 milioni di euro nel 2024. Ogni anno vengono prodotte in media 350.000 forme, di cui circa il 10% esportate in 30 mercati esteri, tra cui Stati Uniti, Canada, Giappone e Australia. Un risultato che premia la qualità e l’autenticità di un prodotto capace di conquistare consumatori sempre più attenti. A testimonianza della sua eccellenza, il Piave DOP ha ottenuto in questi 15 anni oltre 71 premi e riconoscimenti, sia locali sia internazionali, rafforzando la propria immagine attraverso la partecipazione a 105 fiere internazionali e la realizzazione di campagne di comunicazione mirate.

La qualità del Piave DOP è garantita dal rispetto scrupoloso del disciplinare europeo: latte esclusivamente bellunese, proveniente per l’80% da razze tipiche alpine, filiera controllata, certificazioni CSQA e costante vigilanza contro abusi e imitazioni. Il formaggio si distingue per le sue cinque stagionature – Fresco, Mezzano, Vecchio, Vecchio Selezione Oro e Vecchio Riserva – ciascuna con un profilo sensoriale unico, dalle note dolci e delicate del Fresco alle sfumature più complesse e alpine del Vecchio Riserva. Accanto alla tutela, cresce l’impegno nella promozione: eventi e degustazioni per i consumatori, formazione dedicata agli operatori della distribuzione, presenza a fiere ed eventi istituzionali per consolidare la cultura delle DOP. Un lavoro che contribuisce a rafforzare la reputazione del Piave come formaggio di alta qualità, radicato nel territorio ma conosciuto a livello globale.

Ad animare la celebrazione dei 15 anni del Consorzio Formaggio Piave DOP, una originale tavola guidata con brillante ironia da Patrizio Roversi, che ha saputo intrecciare storie di vita e di lavoro trasformandole in un racconto di identità e orgoglio bellunese. Ad aprire il dialogo è stato Dimitri Biasuz, casaro storico, simbolo umano di una filiera che tiene insieme mani, passione e territorio. “Ho iniziato come “bocia” nel 1981 – ha raccontato – e da allora non ho mai smesso di imparare.” Dietro al suo sorriso, però, c’è un concetto forte: sacrificio. “Fare il casaro non è un mestiere, è una scelta di vita – ha spiegato –. Servono attenzione, dedizione e notti insonni. Se sbagli, comprometti il lavoro di tutti. È un lavoro di responsabilità, ma anche d’amore per la terra e per la comunità.” Biasuz, che è anche allevatore, ha ricordato l’importanza di custodire le piccole aziende di montagna: “Quando chiude una stalla, non perdiamo solo latte, ma un pezzo di paesaggio, di cultura, di civiltà”.

Accanto a lui, Antonio Bortoli, storico direttore generale di Lattebusche, ha ripercorso oltre mezzo secolo di crescita cooperativa, ricordando gli anni difficili in cui la piccola realtà di montagna dovette convincere le latterie locali a unirsi. “Ci dicevano di no – ha ricordato – ma abbiamo insistito, credendo nel valore del ‘fare insieme’. Oggi Lattebusche è la prima cooperativa lattiero-casearia del Veneto, con 23 fusioni e oltre 160 milioni di euro di fatturato, ma soprattutto con la stessa missione di sempre: lavorare solo il latte dei nostri soci e restare radicati nel territorio”.

Bortoli ha raccontato anche l’evoluzione tecnologica e la grande intuizione che ha reso unico il Piave DOP: l’uso del latte innesto e del siero innesto, che hanno permesso di preservare i fermenti naturali del territorio senza mai ricorrere a conservanti. “Nel 1965 – ha ricordato – è nato un formaggio che per la prima volta non usava formaldeide. È stato un salto epocale, e ancora oggi quel principio guida la nostra qualità”.

A dare respiro internazionale, l’intervento di Oscar De Bona, presidente dell’Associazione Bellunesi nel Mondo, che ha raccontato il ruolo del Piave DOP come ambasciatore della terra d’origine: “Ogni bellunese emigrato sa che il formaggio Piave è un pezzo di casa. Lo regaliamo ai rappresentanti delle comunità all’estero: è il nostro biglietto da visita nel mondo”. A chiudere la tavola, lo chef Fabio Campoli, che ha legato gastronomia e identità culturale: “Il turismo enogastronomico è una forma di educazione al bello. Il Piave è una biblioteca di sapori, un racconto che va servito, non solo gustato.” Tra una riflessione e una ricetta – dagli gnocchi con crema di Piave e melograno agli spaghetti con guanciale e scaglie di Piave stagionato – Campoli ha ricordato che la cucina è memoria condivisa, “un modo per tramandare cultura attraverso il gusto”.

Durante l’evento è stato assegnato il Premio “Piave Gourmet”, dedicato ai ristoratori che meglio interpretano la cucina del territorio. L’edizione 2025 premia la Trattoria “da Ciliotta” di Limana (chiusa a fine 2024), celebre per il suo risotto al Piave Vecchio, diventato un piatto-simbolo della tradizione locale. Per quasi vent’anni i titolari, Loris Bogo ed Eleonora “Lolli” Roffarè, hanno portato avanti una cucina autentica, legata ai sapori della montagna bellunese. Il loro risotto – profumato di pascoli e memoria contadina – rimane una delle interpretazioni locali più genuine e apprezzate del Piave DOP in cucina.

Quindici anni di tutela, crescita e promozione segnano un capitolo importante per il Consorzio Piave DOP, che guarda avanti con l’obiettivo di rafforzare la presenza internazionale, investire nella sostenibilità e coinvolgere le nuove generazioni nella cultura casearia. La forza del progetto sta nelle radici profonde: la montagna, il fiume Piave, le comunità che custodiscono un patrimonio di saperi e tradizioni. L’avventura continua, perché il Piave DOP non è solo un formaggio, ma un’eccellenza che appartiene a tutti.

Fonte testo e foto: servizio stampa Consorzio per tutela del formaggio Piave Dop

Il Consorzio di bonifica Adige Euganeo annuncia l’arrivo di nuovi misuratori di portata per una migliore gestione idrica

Il Consorzio di Bonifica Adige Euganeo ha ottenuto un finanziamento dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (Masaf) destinato all’installazione di nove misuratori di portata presso altrettante fonti di prelievo idrico ad uso irriguo. L’assegnazione è avvenuta in seguito all’approvazione del Decreto DISR I n. 358623 del 01/08/2025 del Ministero, che ha messo a disposizione complessivamente oltre 2,6 milioni di euro per finanziare interventi su almeno 61 fonti di prelievo idrico con concessione pari o superiore a 100 l/s. Il Consorzio Adige Euganeo è rientrato tra i 14 enti partecipanti al bando che hanno ricevuto l’assegnazione delle risorse.

Questo intervento, dal costo totale di € 225.400,00, è mirato a dotare di strumentazione specifica nove impianti cruciali per la gestione del servizio irriguo, oggi sprovvisti di misuratore. Attualmente, il computo del volume d’acqua prelevato da fiumi e canali avviene in modo indiretto attraverso misurazioni matematiche e stime. L’applicazione di questa nuova strumentazione consentirà invece al Consorzio di contabilizzare con maggiore precisione il reale prelievo d’acqua, fornendo i dati di output necessari per un corretto bilancio idrico dei volumi prelevati durante la stagione e supportando una programmazione più puntuale dei futuri investimenti infrastrutturali. L’obiettivo primario è evitare sprechi e correggere valori sovra o sottostimati del consumo idrico.

L’installazione di questi dispositivi si rivela particolarmente strategica nel contesto attuale, caratterizzato dal rinnovo delle concessioni di derivazione dall’Adige e da tutti i fiumi. Tali concessioni tendono, nella migliore delle ipotesi, a confermare le portate storicamente derivate, non consentendo un prelievo maggiore di acqua, nonostante i cambiamenti climatici che mettono a dura prova le colture con prolungati periodi di siccità. In questa prospettiva, lacapacità di misurare e conoscere con esattezza il prelievo d’acqua consente una gestione più oculata della risorsa, essenziale per migliorare la fornitura alle campagne. Le opere previste, che saranno appaltate secondo le norme del Codice dei Contratti Pubblici, dovranno essere completate e rendicontate entro marzo 2026, garantendo una rapida esecuzione del progetto.

Il progetto prevede la fornitura e la posa di misuratori di portata elettromagnetici adatti per l’installazione sotterranea o permanente sott’acqua e la possibilità di archiviazione e trasmissione dei dati in sicurezza tramite comunicazione criptata con la rete mobile. Inoltre, una volta alimentata elettricamente dal punto di allaccio del Consorzio, la nuova strumentazione di misura della portata verrà facilmente inserita nella rete di telecontrollo consortile.

Fonte testo e foto: servizio stampa Consorzio di bonifica Adige Euganeo

La protesta degli agricoltori contro il taglio della Pac di 90 milioni di euro (9 per l’Italia) arriva a Bruxelles

Il taglio di 90 miliardi di euro alla Politica Agricola Comune mette a rischio la sicurezza alimentare dell’Unione Europea e il futuro di milioni di agricoltori. È la denuncia lanciata da Coldiretti nel corso della grande mobilitazione pacifica a Bruxelles, dove migliaia di agricoltori provenienti da tutta Europa hanno gridato: “Non è questa l’Europa che vogliamo”.

“La presidente Von der Leyen sta portando avanti una strategia irresponsabile che colpisce al cuore l’agricoltura europea e penalizza in modo pesantissimo anche il Veneto – dichiara Carlo Salvan, presidente di Coldiretti Veneto –. Tagliare le risorse della Pac per dirottarle su altre voci di spesa significa minare la sovranità alimentare, aumentare la dipendenza dalle importazioni e mettere a rischio la salute dei cittadini. Senza agricoltori non c’è cibo, senza cibo non c’è futuro”.

La riduzione del 25% dei fondi Pac e la loro confluenza in un Fondo Unico Agricolo rappresentano una minaccia concreta soprattutto per i giovani agricoltori, per le aree rurali e per le aziende che operano nel rispetto di elevati standard ambientali, sanitari e sociali. Per l’Italia il taglio ammonta a 9 miliardi di euro, che diventano 90 miliardi se si considera l’intera Unione Europea.

“Mentre Stati Uniti, Cina e grandi potenze mondiali investono sull’agricoltura come settore strategico, l’Europa sceglie di smantellare il proprio sistema produttivo – prosegue Salvan –. Così si favorisce l’ingresso di prodotti stranieri che non rispettano le nostre stesse regole su pesticidi, ambiente e diritti dei lavoratori, come nel caso del Mercosur. Questo non è libero scambio, è concorrenza sleale”.

Coldiretti ribadisce la necessità di un’Europa diversa: più coraggiosa, meno burocratica e realmente vicina ai cittadini. Un’Europa che difenda il ruolo dell’agricoltura, garantisca reddito agli agricoltori, investa nelle filiere locali e promuova la trasparenza attraverso l’etichettatura obbligatoria di origine.

“Siamo europeisti convinti – conclude Salvan – ma questa Europa deve cambiare rotta. Servono risorse certe per la Pac, reciprocità negli accordi commerciali e rispetto per chi ogni giorno lavora nei campi custodendo territorio, ambiente e identità. Contro i contadini non si governa”.

Fonte testo e foto: servizio stampa Coldiretti Veneto

All’artista Andrea Pennacchi il premio Argav 2025. Fabrizio Stelluto confermato presidente dei giornalisti agroambientali di Veneto e Trentino-Alto Adige

Fabrizio Stelluto, direttore dell’agenzia giornalistica radiotelevisiva Asterisco Informazioni e responsabile dell’Ufficio Comunicazione di ANBI (Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue), è stato confermato presidente di ARGAV dall’Assemblea svoltasi a Monselice, nel Padovano, lo scorso 13 dicembre; Renzo Michieletto è stato confermato vicepresidente, così come rimangono in direttivo: Gian Omar Bison, Emanuele Cenghiaro, Maurizio Drago, Romina Gobbo, Marina Meneguzzi, Mauro Poletto, unitamente ai membri di diritto Efrem Tassinato, Donato Sinigaglia, Mimmo Vita.

Le nuove entrate sono quelle di Sara Zanferrari, Clara Grossi e Riccardo Panigada, unitamente a Mattia Frizzera (Trentino Alto Adige) nel Comitato Tecnico-Scientifico assieme ai confermati Alessandro Bedin, Andrea Saviane, Sandra Chiarato, Edoardo Comiotto.  Gli aderenti hanno eletto Mirka Cameran (Segretaria Tesoriere), Nadia Donato, Giorgio Pavan, Ornella Michieletto.

“Nel prossimo mandato proseguiremo l’attività formativa, che ci caratterizza da sempre, puntando a essere sempre più un network professionalizzato per essere punto di riferimento non solo per il mondo agricolo e ambientale, ma anche per enti locali e soggetti del territorio – dichiara Fabrizio Stelluto, Presidente di Argav. Contestualmente proseguiremo l’impegno all’interno della categoria e del Sindacato, di cui siamo gruppo di specializzazione, su temi come la formazione e la libera professione, senza dimenticare la salvaguardia della libertà di stampa in Italia e all’estero.”

In occasione dell’Assemblea associativa, in cui è intervenuto anche il presidente UNARGA, Roberto Zalambani,  è stato consegnato l’annuale Premio Argav destinato a personalità, che con la loro attività diano lustro al territorio; quest’anno la scelta è caduta sull’attore ed autore Andrea Pennacchi che, nel ritirarlo, si è detto particolarmente onorato di un riconoscimento attribuito da suoi conterranei. Recita la motivazione: “Sguardo sornione ed ironico è un osservatore critico di questo Veneto, che non solo gli ha dato i natali, ma ne attraversa la produzione artistica. Fedele a se stesso, si infila nei personaggi,  prendendone le misure e facendole proprie. A dispetto di una fisicità importante  entra sempre in punta di piedi,  ma poi si prende lo spazio necessario, affermandosi. Voleva fare il pilota  e di quel sogno rimane lo sguardo dall’alto  a disegnare una terra,  che ci aiuta a conoscere con gli spettacoli e la scrittura per indurci ad esserne progenie migliore: missione quasi impossibile, ma lui non sembra tipo da arrendersi. Per questo, gli diciamo grazie.”

Come tradizione, Andrea Pennacchi sarà protagonista di una “lectio magistralis” in occasione dell’Assemblea Argav di metà anno.

Giornalisti nel mirino: 220 reporter uccisi a Gaza dopo il 7 ottobre 2023, 67 i giornalisti uccisi nel mondo da dicembre 2024 a oggi

(di Giovanni Stefani, presidente Italian Travel Press) Oggi nel mondo ci sono 59 guerre attive. Mai così tante dopo la Seconda Guerra Mondiale. Sono coinvolte decine di Paesi e milioni di persone, con crisi umanitarie devastanti. Si parla molto dell’Ucraina e di Gaza, ma c’è anche il Sudan, c’è il Myanmar, c’è l’Africa sub-sahariana. Cosa sappiamo veramente di queste guerre? Chi ci racconta la verità, o almeno un pezzo di essa? E che prezzo stanno pagando i giornalisti che provano a documentare i massacri? Ha cercato di dare qualche risposta l’incontro “Giornalisti nel mirino”, ospitato dalla parrocchia della Santissima Resurrezione, di cui è parroco don Nandino Capovilla, e promosso l’11 dicembre 2025 a Marghera (Venezia) da Argav con il supporto dell’Ordine dei Giornalisti, del Sindacato dei Giornalisti, di Italian Travel Press, di Unarga, di Ucsi Veneto e di Greenaccord.
I numeri dicono già molto: 220 reporter uccisi a Gaza dopo il 7 ottobre 2023, il giorno dell’attacco di Hamas a Israele; 67 i giornalisti uccisi nel mondo nell’ultimo anno, da dicembre 2024 ad oggi. Ma le vittime non sono, come si può pensare, gli inviati di guerra delle grandi testate, perché in molti teatri di guerra nemmeno si può entrare, come a Gaza. “Sono cronisti locali – ha detto il professor Paolo De Stefani, docente di Diritto Internazionale all’Università di Padova –  intervenuto all’incontro -, sono persone del posto che non potevano non raccontare quanto stava accadendo. E hanno pagato con la vita l’aver preso in mano uno smartphone o una telecamera per portare all’attenzione di tutti i bombardamenti, le uccisioni, le distruzioni”.
Una testimonianza forte e diretta è arrivata da Gaza. In collegamento video la giornalista e scrittrice Shrouq Aila, autrice del libro “Hanno ucciso Habibi” (edizioni Wetlans Afterwords), ha raccontato la morte del marito, che si è sacrificato per salvare lei e la loro bambina di 11 mesi, e alcuni aspetti della vita odierna a Gaza: “Ci sono condizioni disumane, anche dopo il cessate il fuoco – ha detto – Siamo in un incubo, fatto di macerie e fango, e gli aiuti internazionali arrivano col contagocce”.  La relazione di Romina Gobbo, consigliere Argav, delegata di Italian Travel Press per il Nordest e giornalista esperta di aree di crisi, è stata incentrata sul desolante panorama di guerre e povertà che riguarda numerosi Paesi: dall’Afghanistan al Sud Sudan, dalla Siria al Burkina Faso, fino all’Uganda e all’Ucraina, c’è un mondo che implora attenzione e sostegno. E il ruolo dei giornalisti è ancora fondamentale per portare alla luce le situazioni più drammatiche, mettendo da parte il cinismo, ma facendo affiorare il cuore e l’umanità.
Di seguito, trovate l’articolo pubblicato da La Nuova Venezia il 14 dicembre scorso in merito all’incontro

L’Osservatorio del Paesaggio trentino annuncia la quarta edizione del Premio Giulio Andreolli – Fare paesaggio, candidature entro il 30 settembre 2027

La Provincia autonoma di Trento ha presentato la quarta edizione del “Premio Giulio Andreolli – Fare paesaggio” una selezione di azioni che si distinguono per sostenere la salvaguardia e la valorizzazione del paesaggio nel territorio della Convenzione delle Alpi. Quella di Giulio Andreolli, ingegnere, architetto, e paesaggista, è stata una delle voci più autorevoli nel dibattito che in Trentino ha portato alla crescita e al consolidamento di una nuova cultura del paesaggio.

Partecipare è facile e completamente gratuito. L’unico onere richiesto è relativo alla compilazione online di un modulo di descrizione dell’iniziativa accompagnato dal caricamento di materiale integrativo. Le candidature devono pervenire entro il 30 settembre 2027. Per tutte le informazioni relative al bando e per partecipare si rinvia al sito http://www.premiofarepaesaggio.it.

Un piano regolatore, la costruzione di un edificio, la ristrutturazione di una casa, il recupero di un paesaggio rurale, un progetto educativo nelle scuole, una campagna informativa sono tutte azioni che concorrono a “fare paesaggio”. E sono tutti esempi di possibili candidature al premio “Fare paesaggio”, qualora sostengano la salvaguardia e la valorizzazione del paesaggio nel territorio definito dalla Convenzione delle Alpi. Il Premio è aperto al contesto europeo ed è finalizzato a valorizzare esperienze che si sono distinte per i caratteri di innovazione, sostenibilità ed esemplarità, esprimendo obiettivi di elevata qualità paesaggistica.

La “selezione” riguarderà tre ambiti tematici: “Programmazione, pianificazione e gestione del territorio”; “_Segni nel paesaggio”; “Cultura, educazione e partecipazione”. In occasione di questa quarta edizione è prevista l’attribuzione di una “Menzione Speciale Energia e Paesaggio”, riservata alle candidature che abbiano affrontato con efficacia il tema del delicato rapporto tra il paesaggio alpino e le produzioni energetiche da fonti rinnovabili.

Per la valutazione delle proposte è stata istituita una giuria internazionale di esperti presieduta dal prof. Alberto Ferlenga dello IUAV. La Giuria è composta inoltre dall’architetto Dario Castellino, dall’ingegner Giulia Boller dell’ETH di Zurigo e dall’agronomo paesaggista Annachiara Vendramin. Il Premio è curato dall’Osservatorio del Paesaggio trentino della Provincia autonoma di Trento che si avvale per l’organizzazione della TSM-STEP Scuola per il Governo del Territorio e del Paesaggio.

13 dicembre, soci Argav in Assemblea a Monselice (Padova) per il rinnovo delle cariche sociali e la consegna del premio Argav 2025

Sabato 13 dicembre 2025 i soci Argav si incontreranno a Villa Contarini (via G. Verdi, 4) a Monselice (Padova) per l’Assemblea elettiva (prima convocazione ore 6, seconda convocazione ore 10) per il rinnovo degli organi associativi. Questo l’ordine del giorno: insediamento organi assembleari; relazione del Presidente uscente, Fabrizio Stelluto; discussione; presentazione candidature; elezioni nuovi organi dirigenti 2025- 2029.

A seguire, alle ore 12, è prevista la consegna del Premio Argav 2025, e alle ore 13 il tradizionale pranzo natalizio.

Foto credits Villa Contarini (Monselice)

13-15 dicembre, al via la Fiera internazionale dell’agricoltura di Santa Lucia di Piave (Treviso)

“Ci sarà qualche sorpresa, ma confermiamo ancora una volta la nostra formula vincente:  convegnistica di qualità e di servizio per gli agricoltori; tecnica in campo, con le macchine di ultima generazione; spettacoli, quest’anno soprattutto equestri. Non mancherà una mostra dedicata allo Schiesòn, il più antico lunario italiano pubblicato senza interruzioni dal 1716, vera e propria istituzione per le famiglie del territorio, a cura dell’Associazione Internazionale Trevisani nel Mondo”. A riassumere il programma della Fiera internazionale dell’agricoltura di Santa Lucia di Piave (Treviso), che prende avvio oggi sino al prossimo 15 dicembre, è Alberto Nadal, amministratore unico dell’Azienda speciale Fiere di Santa Lucia.

Ci saranno importanti focus organizzati da Condifesa TVB, Confagricoltura Treviso, Coldiretti Treviso, Cecat di Castelfranco, Veneto Agricoltura, CREA – Centro di Ricerca per l’Agricoltura e Ambiente Laboratorio di gelsibachicoltura di Padova, nell’ottica della sostenibilità, dell’agricoltura di precisione e rigenerativa e delle nuove professionalità necessarie a consolidare il ruolo di competitor dell’agricoltura trevigiana in campo nazionale ed estero.

Tra i temi, la nutrizione del vigneto tramite il suolo e la rizosfera; le tecnologie che cambiano l’agricoltura; innovazione e sostenibilità nel vigneto: strumenti robotici, strategia di difesa fitosanitaria e possibilità di accesso ai finanziamenti del CSR (Complemento di sviluppo rurale); il comparto dell’olio extra vergine d’oliva: mercati, criticità, prospettive e opportunità; il Registro dei Gelsi con la Rete Bachicoltura Serica e i Laboratori didattici per i bambini delle scuole primarie “conosciamo gelso e baco”.

“Secondo Coldiretti” dice ancora Alberto Nadal “nei prossimi anni occorreranno 5000 professionisti della sostenibilità avanzata, ad esempio, il data analyst agricolo, capace di leggere i dati in campo, o il supply sustainable chain manager, professionista che lavora sulla filiera da agricoltura a trasformazione e distribuzione, ottimizzando le risorse, riducendo gli sprechi e garantendo tracciabilità e trasparenza ambientale. Solo innovando in questo senso, con l’ausilio ormai irrinunciabile dell’intelligenza artificiale ma senza rinunciare alle risorse umane, potremo assicurare lunga vita alla nostra agricoltura e al nostro agroalimentare, oltre che il futuro dei nostri figli”.

Lo spettacolo, per bambini e adulti, sarà garantito da numerosi eventi equestri: dalle dimostrazioni di salto a ostacoli alla forgiatura e ferratura a caldo del cavallo, da “Pedali al galoppo e bolle di sogno” (spettacolo di magia) a un torneo medioevale, fino alla presentazione del cavallo andaluso, razza tra le più antiche e versatili. La Baby Farm sarà animata da un ricco programma di giochi, oltre che da “Prendi la patente junior” nella grande pista di trattori a pedali. Infine, nello spazio Il Cortile all’interno del Padiglione filanda, laboratori, letture animate e Agrigame, i giochi da tavolo rurali.

Fonte testo e foto: servizio stampa Fiera internazionale dell’agricoltura di Santa Lucia di Piave

11 dicembre, a Venezia-Marghera Argav presenta l’incontro “Giornalisti nel mirino”, in memoria dei giornalisti/e caduti/e per raccontare la realtà

L’abbiamo chiamata “Giornalisti nel mirino” ed è l’iniziativa che, in occasione della Giornata Mondiale dei Diritti Umani, Argav terrà giovedì 11 dicembre p.v. dalle ore 14 nella sala della parrocchia SS. Resurrezione, a Venezia-Marghera ((via Palladio 1), in ricordo delle centinaia di giornalisti/e caduti/e per raccontare la realtà.

Gli interventi previsti sono a cura di Shrouq Aila (videomessaggio), scrittrice palestinese, autrice del libro “Hanno ucciso Habibi”; don Nandino Capovilla, parroco, già coordinatore nazionale di Pax Christi; Paolo De Stefani, docente dell’Università di Padova, che parlerà de “La crisi del Diritto umanitario internazionale”; Romina Gobbo, consigliere Argav e giornalista di aree di crisi, che parlerà dei rischi dei giornalisti corsi nei teatri di guerra, in dialogo con Clara Zanardi, fondatrice e responsabile della casa editrice Wetlands Afterwords. A Introdurre l’incontro, sarà Fabrizio Stelluto, presidente Argav.

L’iniziativa, che gode del patrocinio di Ordine Giornalisti del Veneto, Sindacato Giornalisti Veneto, Unione Nazionale Associazioni Regionali Giornalisti Agroambientali (Unarga), Italian Travel Press, Greenaccord, Ucsi (Unione Cattolica Stampa Italiana) Veneto, vuole contribuire a promuovere l’appello  “La stampa internazionale entri a Gaza” e la raccolta di fondi per i giornalisti e le giornaliste palestinesi, nell’ambito della campagna “Alziamo la voce per Gaza”, promossa da Ordine dei giornalisti e Federazione nazionale della stampa Italiana.