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Pfas, 9 domande su alcune criticità che meritano la risposta dalla Regione Veneto

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Riceviamo dal gruppo Mamme No Pfas, Italia Nostra, Legambiente, Isde, Rete Gas Vicentina, Cillsa, Il Mondo di Irene, Acqua bene comune Vicenza, Cgil Veneto, Medicina Democratica, questo comunicato stampa, che volentieri pubblichiamo.

Il processo Miteni sta ormai volgendo al termine e a febbraio inizieranno la requisitoria del pubblico ministero e le arringhe delle parti civili e delle difese.

Auspichiamo che il procedimento giudiziario si concluda in tempo utile per accertare e sanzionare le eventuali responsabilità, evitando di cadere nel rischio di prescrizione relativo ai diversi reati contestati. Ma al momento restano irrisolte alcune criticità che meritano risposta, dopo quasi 12 anni dalla scoperta della contaminazione da parte delle autorità pubbliche. Sono nodi da dipanare dato che la situazione della contaminazione è ben lontana dall’essere risolta e il silenzio rischia di avvolgere un disastro ambientale di portata epocale.

Le associazioni firmatarie ritengono pertanto utile rivolgere alcune domande ai diversi enti e organismi competenti:

• Registriamo poca trasparenza circa lo stato della bonifica, sia per il terreno sia per la falda. Oltre ai tavoli istituzionali, nella recente audizione in commissione parlamentare è emersa l’esistenza di un ulteriore Tavolo di cui non si conosce né la composizione, né i contenuti discussi e tanto meno le priorità stabilite e i risultati conseguiti. Vista la situazione del territorio, in cui il plume contaminante continua a fuoriuscire dal sito Miteni e con una popolazione già gravemente danneggiata, riteniamo grave questo modo di agire connotato da poca trasparenza e scarsissima informazione verso chi subisce i danni gravissimi di questo inquinamento. Perché non è dato sapere nulla dei lavori di questi Tavoli in cui si sta discutendo della bonifica, di chi vi partecipa e di quale sia l’oggetto di queste discussioni?

• Dalle informazioni a disposizione la bonifica non è ancora iniziata e neppure la messa in sicurezza del sito ex Miteni è stata realizzata. Abbiamo notizia di conferenze dei servizi, riunioni tecniche e ricorsi al TAR che allontanano nel tempo le soluzioni. Nel frattempo l’inquinamento continua inesorabilmente a scendere verso valle e a propagarsi, bioaccumulandosi in ambiente e negli organismi. Per quale motivo ad oggi non si ha notizia dell’avvio di un’indagine per omessa bonifica, che pur costituisce un reato gravemente punito dalla legge (Art. 452-terdecies c.p.)?

• A che punto sono le indagini epidemiologiche e quali sono le ragioni per le quali allo studio di mortalità nella popolazione veneta, condotto dal professor Annibale Biggeri, e ai suoi drammatici esiti in termini di eccessi di mortalità, non è stato dato adeguato riscontro e seguito in termini di misure conseguenti?

• Perché non si aggiornano i dati epidemiologici dello studio sui lavoratori Miteni a 5 anni di distanza dalla ricerca Girardi-Merler per cercare risposte scientifiche agli impatti della contaminazione? È una questione di costi o di volontà politica? L’Inail ha riconosciuto la malattia professionale ad alcuni ex lavoratori Miteni per la presenza di alti livelli di PFAS nel loro sangue. È fondamentale non sottostimare quanto sta avvenendo, come verificatosi in passato.

• Visto il perdurare del rilascio di sostanze PFAS in falda, perché la Regione Veneto non aggiorna la mappa delle zone impattate, andando a ricomprendere nuove aree toccate dalle dinamiche di falda? Perché non vengono disposti campionamenti sui terreni per una definizione più precisa della portata dell’inquinamento chimico prodotto?

• Data la situazione di base già compromessa del territorio, dei corsi d’acqua e della falda, è possibile conoscere se sono pronti gli esiti dei nuovi campionamenti degli alimenti anche in ragione delle normative europee più recenti, per evitare ulteriori fonti di esposizione e tutelare i consumatori e la popolazione?

• Non sarebbe utile e opportuno, a discrezione dei medici curanti, poter chiedere per pazienti vulnerabili o potenzialmente molto esposti il dosaggio dei PFAS nel sangue, soprattutto per il PFOA e PFOS, dichiarati dallo IARC rispettivamente “certamente cancerogeno” e “possibile cancerogeno”?

• Da quanto emerge dall’ultimo rapporto sulla sorveglianza sanitaria condotta nella Regione Veneto si evince che nelle due ULSS (8 Berica e 9 Scaligera) a oggi, secondo i dati presentati, risultano sopra soglia per il PFOA ben 16.222 individui. Considerando che tale dato attiene al secondo round dei soggetti che hanno volontariamente preso parte al piano di sorveglianza, quali misure ulteriori di intervento si intendono prendere per affrontare questa emergenza sanitaria?

• Dal momento che ARPAV assiste la Sanità regionale nell’eseguire le analisi sui campioni che vengono raccolti per la tutela delle acque irrigue dei terreni agricoli, è possibile sapere se sono disponibili dati aggiornati al fine di implementare efficaci misure di prevenzione e limitare l’esposizione e la portata della contaminazione già in essere nonché ulteriori danni ad agricoltori e allevatori, anche a fronte delle recenti normative europee?

Le associazioni firmatarie, già costituite parti civili dall’avvio del giudizio, concludono sottolineando che in Veneto non si sta parlando solamente di una situazione di inquinamento diffuso, ma di una condizione di accertata contaminazione puntuale da fonte identificata, per la quale è in corso un processo penale-

I casoni lagunari ricostruiti in piazza nel Villaggio di Natale di Caorle (Venezia) per promuovere il pescato locale

unnamedA Caorle (Venezia) il villaggio natalizio, composta da oltre ottanta le casette distribuite per 2 chilometri lungo le vie cittadine, quest’anno si fa promotore del pescato locale. Storia e tradizione di sposano infatti nel “Villaggio dei Pescatori”, allestito in piazza Sant’Antonio con dei casoni tradizionali nei quali sarà offerto il pescato fresco di Caorle abbinato ai vini locali, con showcooking di ricette storiche per far rivivere i sapori autentici del territorio.

In mostra il saper fare antico

Per costruire le tradizionali costruzioni lagunari, un team di una decina di persone, aiutate dagli anziani del territorio, ha impiegato più di un mese, tagliando le canne che crescono “selvatiche” in laguna (materiale da costruzione d’eccellenza dei casoni, capace di far filtrare il fumo ma di fermare la pioggia) come si faceva un tempo e ha poi riallestito il casone come da tradizione. Un’esperienza che ha riportato in auge un saper fare antico, una tradizione, che la comunità di Caorle si sta impegnando a mantenere anche oggi viva. 

Proposti i tipici prodotti del mare caorlotto

Gli spazi saranno gestiti da figure storiche dell’enogastronomia locale, a loro sarà chiesto di proporre i tipici prodotti del mare caorlotto: il moscardino di Caorle, le cicale di mare (che tutti conoscono come “canoce”), ma anche seppie, calamari, triglie, vongole, canestrelli e sardine. La città lagunare è celebre anche per il suo mercato del pesce con trattative “silenziose” (i compratori sussurrano all’orecchio dell’astatore la propria offerta per la partita di pesce desiderata; ricevute varie offerte dai compratori, l’astatore aggiudica l’asta e invita chi ha fatto l’offerta più vantaggiosa a ripeterla a voce alta in modo che il procedimento sia trasparente per tutti) e l’occasione di mettere in mostra i casoni sarà unica nel suo genere. Il Villaggio di Natale chiuderà il 6 gennaio ed è organizzato da Confcommercio Portogruaro, Bibione e Caorle per il tramite della società di servizi Ascom Servizi Srl e dal Comune di Caorle, con il supporto della Fondazione Caorle Città dello Sport.

Fonte: servizio stampa Villaggio di Natale di Caorle

“Non tagliate i grandi alberi del Cansiglio”, l’appello di Toio de Savorgnani e Michele Boato, premi Argav rispettivamente nel 2016 e 2019

Cansiglio faggeta x webIl Cansiglio non è in vendita

di Toio de Savorgnani ( Mountain Wilderness) e Michele Boato (Ecoistituto del Veneto). Negli ultimi decenni, il versante friulano del Cansiglio è stato profondamente peggiorato, causando grandi perdite economiche ripianate con soldi pubblici. Le forze politiche hanno sostenuto uno sviluppo impattante, come se i grandi spazi naturali aperti non fossero un bene comune da conservare ma un terreno da conquistare e riempire di opere, meglio se molto costose. Purtroppo le Olimpiadi invernali di Corina-Milano 2026, costosissime ed enormemente impattanti, confermano questa tendenza, al di là degli ipocriti buoni propositi iniziali di “sostenibilità, utilizzo dell’esistente, economicità e condivisione delle finalità”.

Le azioni intraprese

Anno dopo anno, dal 1988, ci siamo ritrovati proteggendo la Foresta del Cansiglio (una delle più belle in Italia e nota in tutta l’Europa) contro diversi pericoli di sfruttamento inappropriato. All’inizio il tema principale è stata l’opposizione al collegamento sciistico tra il Pian Cavallo friulano e la parte veneta: non si diceva che, ad un primo impianto proposto negli anni ’80, poi ne sarebbero seguiti molti altri per trasformare tutta l’area in un grande comprensorio sciistico dal costo di oltre 200 miliardi di lire. Poi venne il periodo del recupero delle aree usate a scopi militari, i grandi radar sulla cima del monte Pizzoc e la base missilistica di Pian Cansiglio, che rischiavano di diventare insediamenti turistici o sportivi; sono stati fermati. In seguito ci siamo attivati per impedire l’abbattimento di 2000 cervi nella foresta; le nostre azioni hanno consentito il ritorno del lupo che ne ha fortemente limitato la presenza. Poi ci siamo opposti alla vendita del vecchio albergo San Marco, primo episodio di una potenziale privatizzazione a cascata di pascoli, aziende agricole, strutture turistiche. Abbiamo vinto ricordando che la Foresta del Cansiglio è stata dichiarata inalienabile fin dai primi anni del Regno d’Italia e tale è rimasta, quindi invendibile.

Le foreste hanno un ruolo di estrema importanza

Siamo in pieno cambiamento climatico e le situazioni catastrofiche “eccezionali” stanno diventando sempre più frequenti, quasi normali, ma ben poco si fa per limitarne i danni. La tempesta Vaia è avvenuta esattamente 6 anni fa e il prossimo evento straordinario potrebbe arrivare fra poco, non tra 100-200 anni, come dimostrano le 3 alluvioni in Romagna o quanto accaduto a Valencia. Che sia totalmente colpa umana o solo in parte, o indipendente, resta la difficile realtà con cui fare i conti. In questa nuova situazione di tutto il pianeta, le foreste svolgono un ruolo di primaria importanza. Da quando l’Homo sapiens (termine meritato?) ha cominciato a far pesare la propria presenza, fino ad oggi, è stata tagliata metà delle foreste esistenti e il ritmo è sempre più accelerato. Sembra che ora ci siano circa 3.000 miliardi di alberi, ma ne vengono tagliati globalmente 3 milioni al giorno, a cui vanno aggiunti quelli persi, soprattutto con gli incendi, come in Siberia o (provocati) in Amazzonia.

Proteggere le foreste esistenti

Qualcuno, come il prof. Stefano Mancuso, propone di piantare nel mondo almeno 1.000 miliardi di alberi, una prospettiva che permetterebbe un netto cambio di tendenza; ma la prima regola è proteggere le foreste esistenti, soprattutto le più grandi, e ognuno deve fare la sua parte. Quindi l’attività delle associazioni ambientaliste dovrebbe concentrarsi sulla gestione delle nostre Foreste e il Cansiglio è una delle più importanti. Niente di quello che accade in questa foresta, gestita in base a una selvicoltura definita naturalistica, è irregolare o illegale e il controllo è sempre attivo, ma i problemi che si pongono a livello globale ci porta-no a delle prospettive nuove alle quali far sempre di più riferimento.

Stop al taglio dei grandi alberi

Con la manifestazione del 10 novembre di quest’anno, ci siamo per ora concentrati sul tema dei grandi alberi: in Cansiglio ce ne sono centinaia, e molti di loro sono destinati al taglio per lasciare spazio alla crescita dei nuovi alberi. Noi la riteniamo una scelta non più appropriata, che va rivista. I grandi alberi, memoria della Foresta vanno lasciati tutti. Ecco perché abbiamo chiesto alla Regione, alla sua azienda Veneto Agricoltura, e agli altri gestori del Cansiglio, di non tagliare, almeno in una fase temporanea, gli alberi con diametro dai 70 cm in su. Proponiamo un censimento per capire quanti sono i grandi alberi che, fuori dal Cansiglio, sarebbero dichiarati monumentali o di valore ecologico tale da non essere tagliati. Anche la selvicoltura, seppur naturalistica, si deve adeguare al presente e quindi questo tema dovrebbe uscire dalla ristretta cerchia dei forestali di professione per diventare argomento di riflessione con l’opinione pubblica, gli ecologi, i botanici, i biologi, le associazioni ambientaliste ed è questo il tema di lavoro che ci proponiamo, da ora e per i prossimi anni.

Piani agricoli nazionali: più verdi, ma non ancora abbastanza per gli obiettivi europei

BandiereBruxelles

C’è un abisso tra i valori-obiettivo climatico-ambientali dell’Unione Europea e i piani agricoli elaborati dagli Stati membri. Questa è la conclusione di una relazione pubblicata dalla Corte dei conti europea.

Piani poco ambiziosi

La politica agricola comune (PAC) per il periodo 2023-2027 ha dato agli Stati membri la flessibilità necessaria per riflettere nei propri piani gli ambiziosi obiettivi ecologici dell’UE. Tutti gli Stati membri si sono avvalsi delle esenzioni per le condizioni agricole e ambientali, mentre alcuni di essi hanno ridotto o ritardato l’applicazione delle misure verdi necessarie per ottenere i fondi dell’UE. Nel complesso, gli auditor della Corte concludono che i piani nazionali della PAC non sono molto più ambiziosi di prima per la tutela ambientale. I 378,5 miliardi di euro erogati dalla PAC 2021-2027 mirano, oltre che ad assicurare il sostegno a un reddito adeguato per gli agricoltori, alla sicurezza alimentare, e alla difesa dell’ambiente sottoposto ai cambiamenti climatici che possono anch’essi avere ripercussioni dirette sulla produzione agricola (in caso, ad esempio, di condizioni meteorologiche estreme). “L’impostazione della politica agricola comune è migliorata sotto il profilo ecologico. Tuttavia, rispetto al passato, non abbiamo riscontrato differenze sostanziali nei piani agricoli degli Stati membri”, ha dichiarato Nikolaos Milionis, responsabile per la Corte dei conti europea dell’audit. “La nostra conclusione è che le ambizioni climatico-ambientali dell’UE non trovano sponda a livello nazionale e che mancano, inoltre, elementi chiave per valutare la performance ecologica”.

Dopo le proteste, allentati dei requisiti a favore dell’ambiente

La nuova PAC ha introdotto maggiori condizioni per ottenere i fondi dell’UE, offrendo nel contempo agli Stati membri maggiore flessibilità nell’applicazione di determinate norme. Ha poi istituito i regimi ecologici, che premiano le pratiche benefiche per il clima, l’ambiente e il benessere degli animali, e ha riconfermato le misure di sviluppo rurale; in entrambi i casi ha previsto l’obbligo, assolto da tutti gli Stati membri, di assegnare una percentuale minima di fondi alle misure climatico-ambientali. Tuttavia, rispetto al periodo precedente, la Corte non ha riscontrato un miglioramento sostanziale dei piani PAC sotto il profilo ecologico. Inoltre, in risposta alle proteste degli agricoltori del maggio 2024 sono stati allentati alcuni requisiti di condizionalità (come la rotazione delle colture per migliorare la qualità del suolo, ora divenuta facoltativa) e, pertanto, l’impatto verde dei piani potrebbe essere ancora inferiore.

Disallineamento al Green Deal

La Corte ha inoltre rilevato che i piani PAC non sono ben allineati al Green Deal, che pure rappresenta una delle principali politiche dell’UE a favore del clima e dell’ambiente. Le norme non impongono agli Stati membri di includere nei rispettivi piani agricoli una stima dei contributi della PAC ai valori-obiettivo del Green Deal. A giudizio della Corte, l’aumento dei terreni coltivati con metodi biologici è l’unico obiettivo misurabile; peraltro, sarà molto difficile raggiungere il valore fissato dal Green Deal a questo riguardo per il 2030. Stando all’analisi, il conseguimento degli obiettivi del Green Deal dipende in larga misura da azioni che esulano dalla PAC. Gli auditor segnalano poi che il quadro di monitoraggio per verificare la performance ecologica della PAC è stato semplificato, ma manca di elementi chiave (ad esempio, la mera comunicazione delle azioni intraprese per ridurre le emissioni non è indicativa di una loro riduzione effettiva). La Corte ha raccomandato pertanto di rafforzare il quadro, in particolare definendo con chiarezza valori-obiettivo e indicatori di risultato che misurino i progressi compiuti.

Fonte: servizio stampa Corte dei Conti europea

Il problema della denatalità il tema 2024 del Presepio artistico di Segusino (Treviso), visitabile dalla vigilia di Natale sino al 2 febbraio 2025

Presepio Segusino particolare 2019 7“Siamo una società egoista in cui cani e gatti prendono il posto dei figli”: il paradigma dell’egoismo umano citato da Papa Francesco qualche tempo fa ha fatto molto riflettere i segusinesi, tanto da farli convergere all’unanimità nel dedicare l’edizione 2024 del Presepio artistico all’importante tema della denatalità, fenomeno che affligge in particolare l’Italia da qualche decennio a questa parte.

Affermano gli Amici del Presepio, soci onorari Argav: “Papa Francesco punta l’indice sulla negazione della genitorialità, affermando che la società contemporanea sta vivendo un inverno demografico un po’ dettato dall’egoismo, ma anche un po’ dettato (aggiungiamo noi) da situazioni economiche incerte che potrebbero far preferire ai figli, gli amici a quattro zampe; rischiando però di condannare la nostra società a restare orfana del futuro. Papa Francesco ha ribadito questo messaggio in occasione dell’Epifania di due anni fa, un messaggio che potrebbe apparire un po’ ironico, ma che a noi, Amici del Presepio di Segusino, ha fatto riflettere e ci ha portato indietro nel tempo agli anni 20-40 del Novecento: gli anni della fame, ma anche gli anni dove le famiglie erano numerose e dove non mancavano i figli. Quei figli che poi hanno dato vita allo sviluppo economico e alla crescita che oggi tutti noi, comodamente, viviamo”.

Genitori si diventa

Continuano gli Amici del Presepio: “L’accontentarsi delle cucce piene lasciando le culle vuote, nonostante Papa Bergoglio affermi che “non basta mettere al mondo un figlio per dire di esserne padri o madri”, ci dovrebbe portare a ragionare sia sul come si può essere genitori (e non necessariamente si può esserlo solo biologicamente, e qui infatti il Papa cita l’adozione) ma anche il “come” lo si è. Padri e madri non si nasce, lo si diventa. E non lo si diventa solo perché si mette al mondo un figlio, ma perché ci si prende responsabilmente cura di lui: nell’etica religiosa, laica e nella responsabilità, dove il tutto si esplicita in un atto di puro amore unito all’insegnamento dei valori della persona nella società. Nel Presepio di Segusino, edizione Natale 2024 ci sarà questo forte confronto: l’oggi e il ieri, il nuovo e il vecchio, le nuove famiglie ricche di cani e gatti e le grandi famiglie di un tempo ricche di bambini. Le cucce piene, le culle vuote e le culle quando erano piene; il tutto vicino a quella che è la nascita più importante: quella di Gesù. Senza ovviamente il voler giudicare nessuno (non è sicuramente nostro compito farlo), ma solo ed esclusivamente con la volontà di voler aprire uno spunto di riflessione.

Informazioni per la visita

Il Presepio Artistico di Segusino (Treviso), allestito come di consueto nella ex casa del Cappellano, in viale Italia 270, sarà aperto tutti i pomeriggi dalla notte di Natale fino al 2 febbraio 2025, e i giorni festivi anche al mattino, gli orari completi e tutte le informazioni si possono trovare sul sito internet www.presepiosegusino.it sui canali social Presepio Segusino, oppure telefonando al 334.3797867. L’entrata è libera.

Alla scoperta dei presepi e dei borghi di Segusino

Ritorna a Segusino anche l’iniziativa “Alla scoperta dei presepi e dei Borghi di Segusino” con vari presepi allestiti nei borghi e una serie di eventi (dettagli nel sito sopracitato e nei canali social Presepio Segusino).

Lo spirito del luogo di Galzignano Terme (Padova) rivive nel MuCE, museo dei Colli Euganei

Lo scorso 23 novembre si è tenuto a Galzignano Terme (Padova) un interessante corso di formazione per giornalisti che aveva come tema l’esperienza della cittadina euganea, fortemente concentrata a creare occasioni di sviluppo territoriali. Ne parla Fabrizio Stelluto, presidente Argav, nel suo intervento “Pensieri Obliqui” a Verde Nordest. Di seguito, trovate anche informazioni altrettanto interessanti sulla struttura museale che ha ospitato l’incontro, il MuCE (Museo dei Colli Euganei), che lo scorso 4 ottobre ha inaugurato una nuova sezione a “cielo aperto”. Ora esiste la possibilità di approfondire il territorio, la sua storia, la sua arte, la sua biodiversità attraverso 3 nuovi percorsi esterni e l’avvio ad un progetto di riscoperta di oltre 10 sentieri antichi attraverso contrade, valli e monti di Galzignano e Valsanzibio. 

Un approccio multidisciplinare

Il Museo dei Colli Euganei (MuCE), situato nel comune di Galzignano Terme, rappresenta un prezioso capitolo di cultura e storia, un luogo che invita i visitatori a immergersi nel ricco patrimonio naturale e umano del territorio euganeo. Con un approccio multidisciplinare e interattivo, il museo offre una narrazione coinvolgente che spazia dalla biodiversità alla geologia, e dall’archeologia alle tradizioni culturali del territorio.

Le sale espositive

Ceramiche RinascimentaliOltre alle storiche sezioni riguardanti l’archeologia, l’ornitologia e il termalismo, nel 2023 sono stati implementati percorsi tattili innovativi, dedicati all’arte e all’artigianato storico del territorio. Grazie a queste interazioni fisiche, è oggi possibile toccare e percepire le forme di fossili e reperti archeologici, rendendo l’esperienza museale più inclusiva e coinvolgente. Un’ulteriore novità è la sezione che esplora la storia locale attraverso castelli, chiese e monasteri, raccontati anche attraverso un percorso olfattivo che invita a scoprire le spezie, i frutti e le erbe officinali tipiche della zona. Questo approccio sensoriale non solo educa, ma arricchisce anche l’esperienza del visitatore, creando un legame profondo con il territorio. La sezione archeologica, in particolare, è un piccolo tesoro di reperti. Quelli di epoca romana testimoniano la storia del termalismo, praticato a Galzignano già in quei millenni. Alle ville di epoca veneziana, invece, è stata dedicata una mappa che permette di localizzarle e continuare la visita, dopo che nelle sale museali ne viene presentata la vita attraverso una ricca collezione di ceramiche rinascimentali che provengono da una residenza appartenuta al doge Giovanni Corner I. Da un quadro della prima metà del Settecento, che riproduce fedelmente il paesaggio comunale, si sta ora ricostruendo in forma virtuale l’ambiente in rapporto all’uomo nel XVIII secolo. Un’intera sezione è dedicata alla scuola, avendo avuto qui tra gli insegnanti Dino Durante, giornalista e scrittore. Anche la figura del pittore Mario Bocchini, è celebrata nel museo conservandone un ricco corpus di opere. Tra le acquisizioni recenti c’è un erbario che raccoglie e presenta la biodiversità botanica dei Colli Euganei. Fisicamente si tratta di 80 raccoglitori contenenti un totale di 4.400 campioni, che costituiscono l’Angolo dello Studioso, ossia il corpus dell’archivio dedicato all’approfondimento e alla ricerca. A questi si aggiungeranno altri 12 raccoglitori, con ulteriori 436 campioni didattici, che invece sono in esposizione nella sala ornitologica dove i 120 esemplari di uccelli imbalsamati, già contestualizzati da pannelli che riproducono i vari ambienti di vita, oggi vengono presentati con la possibilità di ascoltare il loro verso.

Il Museo che diventa “Diffuso”

Il MuCE, dunque, è una realtà moderna, dinamica, multimediale capace di porsi al servizio del turista e del visitatore, come dello studente e del ricercatore. Una realtà in continua crescita ed evoluzione. Ad ottobre 2024, infatti, il museo ha ulteriormente ampliato i suoi percorsi con nuove e più complete forme di approfondimento, assumendo una forma “diffusa”, ossia uscendo dalle mura dello stabile che lo ospita per abbracciare valli e colli, boschi, ville, sentieri e persone, che sono custodi di questa stessa cultura. E forse non potrebbe essere diversamente in un territorio come quello dei Colli Euganei, di recente nomina al MAB UNESCO, dove il paesaggio oltre ad essere originalmente bello contiene frammenti della cultura che l’ha generato nella forma, appunto, diffusa degli spazi aperti. In questo modo, davvero, il percorso museale si fonde con i sentieri antichi, percorsi da millenni dalla comunità che qui abita, oggi frequentati a piedi e in bici dai turisti del Parco Regionale dei Colli Euganei e del bacino termale Euganeo.

I sentieri

Quest’anno sono stati inaugurati i primi tre percorsi, ma ne sono stati mappati ben 10, nel territorio di Galzignano e Valsanzibio, già percorribili e parte di un progetto di ricerca che mira a ricostruire la percezione antica del paesaggio, restituendo alla comunità il suo territorio e la memoria delle sue storie e al turista un nuovo modo di vivere la natura, in forte connessione con la comunità ospitante. Alcuni sentieri mappati sono semplici e accessibili a chiunque, tanto da essere inseriti come percorsi inclusivi nel progetto, sostenuto dalla Fondazione Cariparo attraverso il bando Cultura OnLife. Nove di questi sentieri sono fruibili esclusivamente a piedi, uno è invece percorribile dalle biciclette e connette l’Anello dei Colli Euganei, patrimonio in capo alla Provincia di Padova, al MuCE e al territorio di Galzignano Terme. Proprio questo percorso, oggi inaugurato in una nuova veste, con pannelli e installazioni digitali, prende il nome “Sulla via delle terme” e connette l’area termale al Museo dei Colli, unendo anche il Golf, i Giardini di Valsanzibio e la Colombara, fornendo così un punto di vista unico sul territorio tra terme e colli. E’ la bicicletta che permette di ritrovare un contatto con gli altri musei accessibili e inclusivi, inseriti in un progetto dedicato attorno all’Anello della Ciclabile, come il MuBA a Battaglia, il Termalismo a Montegrotto e Villa Bassi ad Abano. I percorsi a piedi invece conducono alla riscoperta dei paesaggi del passato, ritrovando giardini storici, ville, conventi e monasteri, entrando nei boschi e osservando campi coltivati, valorizzando le eccellenze del territorio, come il vino, celebrato dal Consorzio dei Vini dei Colli Euganei, l’olio del Premio Pomea d’Oro e la ciliegia De.Co del Comune di Galzignano Terme, portando i visitatori direttamente dai produttori.

Mirantibus

I sentieri permettono esperienze coinvolgenti che non si limitano alla semplice osservazione, ma invitano i visitatori a interagire con il territorio, ampliando le informazioni e le emozioni che lo stesso museo può offrire. Basterà aprire la porta del MuCE e, attraverso una segnaletica dedicata, individuare l’itinerario per proseguire con l’approfondimento dei vari temi nella forma dinamica dell’escursione a piedi o su due ruote. Inoltre, l’applicazione Mirantibus, sviluppata da Fedriks S.r.l. per il MuCE, offrirà ai visitatori un utile strumento per orientarsi tra gli itinerari e ottenere informazioni sui principali luoghi d’interesse. Grazie a questa innovativa risorsa, sarà possibile intraprendere percorsi tematici che approfondiscono vari aspetti, dai contesti storici ai monumenti, fino agli elementi naturali. In sintesi, Mirantibus contribuirà a dare continuità alle esperienze vissute all’interno del museo, permettendo di esplorare in modo più approfondito l’intero territorio circostante.

Fonte: servizio stampa MuCE

Educazione alimentare. Figli dipendenti da energy drink e merendine, l’82% delle famiglie chiede aiuto

L’82% delle famiglie chiede un piano pubblico per salvaguardare la salute dei propri figli, sempre più dipendenti da energy drinks, merendine e cibi ultra-trasformati, una vera e propria dipendenza che crea enormi pericoli per il loro sviluppo. Un grido d’allarme da parte dei genitori che vedono fallire il ricorso a divieti o altre forme di coercizione proprio mentre si levano più forti gli allarmi del mondo medico scientifico. È quanto emerge dal Rapporto Coldiretti/Censis presentato in occasione del Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione tenutosi a Roma lo scorso 29 novembre.

Il progetto Semi’insegni

Una battaglia sostenuta da sempre da Coldiretti, che è impegnata a promuovere nelle scuole il progetto Educazione alla Campagna Amica, un percorso educativo che in Veneto prende il titolo di “Semi’nsegni” che dal 2003 ad oggi coinvolge ogni anno 20mila studenti degli istituti di ogni ordine e grado. L’obiettivo è quello di formare dei consumatori consapevoli per valorizzare i fondamenti della Dieta Mediterranea e fermare così il consumo del cosiddetto junk food che mette a rischio la salute e fa aumentare l’obesità, come sostenuto unanimemente dalla scienza medica. Un cibo fatto in laboratorio che, entrando sempre più prepotentemente nelle abitudini alimentari quotidiane, fa inevitabilmente da apripista a quello artificiale. “Un fenomeno, quello degli ultra-trasformati, che va combattuto – sottolinea Coldiretti Veneto – aumentando le ore di educazione alimentare nelle scuole e mettendo in campo campagne di sensibilizzazione per far conoscere i pericoli associati all’assunzione sistematica e continuativa di cibi ultra-trasformati, come chiesto dai genitori italiani. Un passo decisivo sarebbe la definizione di forme di etichettatura per evidenziare che un determinato prodotto appartiene alla categoria degli ultra-trasformati”.

Cibi ultraprocessati da vietare anche nelle mense scolastiche
e nei distributori automatici, limitandone anche la pubblicità

Ma l’utilizzo di questi prodotti va anche vietato nelle mense scolastiche e nei distributori automatici diffusi negli edifici pubblici, a partire proprio dalle scuole, con precisi limiti anche alla pubblicità, seguendo l’esempio del Regno Unito che ha vietato le fasce orarie di maggiore esposizione per bambini e adolescenti. “E del fatto che i propri figli appena possono scelgono cibi ultra-trasformati se ne è reso conto quasi un genitore su due (48%). E non sembrano funzionare i divieti, una strada scelta dal 37% di famiglie – secondo Coldiretti/Censis – che hanno imposto ai bambini di non mangiare merendine, caramelle, bibite gassate e junk food di vario tipo, anche dinanzi alle sempre più chiare evidenze scientifiche sui rischi ad essi collegati”. Dinanzi al sostanziale fallimento di politiche coercitive non sorprende, dunque, che oltre otto famiglie su dieci pensino che sarebbe importante attivare una grande campagna, dalla scuola al web, rivolta ai ragazzi sul tema dell’educazione al mangiare bene. Riconoscere di aver bisogno di un aiuto esterno per il raggiungimento di tale obiettivo, è un chiaro segnale dell’importanza che attribuiscono all’insegnamento di una buona educazione alimentare, considerandolo un dovere imprescindibile.

Il Giardino Salvi di Vicenza candidato a diventare “luogo del cuore” Fai, un invito a votarlo

Giardino Salvi VicenzaLa Biblioteca internazionale La Vigna invita a votare il Giardino Salvi, cuore verde di Vicenza, tra “I luoghi del cuore” Fai (Fondo ambiente italiano). Si tratta di uno storico parco dai monumenti simbolo – la Loggia Valmarana, la Longhena e l’ex Fiera – che si trova tra stazione, corso Palladio e corso Fogazzaro, e che merita di tornare a essere un luogo sicuro e vivibile per tutti. Partecipare al censimento “I Luoghi del Cuore”, promosso dal Fai e da Intesa Sanpaolo, è un’occasione per garantire interventi concreti di recupero e valorizzazione del Giardino. Il progetto della Delegazione Fai di Vicenza prevede spazi accoglienti per socializzare, leggere, sorseggiare un caffè, come nei parchi delle grandi città, riportando vita e sicurezza nell’area. Si può votare a questo link.

Descrizione del luogo

Voluto dal nobile Giacomo Valmarana verso la metà del’50  come “luogo di delizie” a fianco della sua dimora, il Giardino Salvi è un piccolo polmone elegante, luogo ricco di storia circondato da gioielli architettonici, numerosissime sono le testimonianze letterarie e iconografiche che evidenziano la sua importanza per la città di Vicenza. Nel 1591 vi viene costruita, forse da Leonardo Valmarana, la “Loggia palladiana”, spazio deputato alla gioia e alla spensieratezza. Nel 1592 il Giardino, aperto anche al pubblico e ai visitatori, appare come un luogo suggestivo, ricco di piante, una conigliera, uccelli variopinti e tartarughe. Per poi accrescerne il valore aristocratico, Luigi e Massimiliano Valmarana commissionano a Baldassarre Longhena, sul lato nord del Giardino, la Loggetta, destinata ad accogliere dotte riunioni accademiche. Passato in eredità ai fratelli Salvi nel 1813, il Giardino subisce numerose variazioni e diversi sono gli interventi che mirano al miglioramento del patrimonio di fiori e piante, anche con la costruzione di una serra calda. Nel 1878 il Comune di Vicenza ne diviene proprietario, nel 1897 viene abbattuto il muro di cinta verso corso SS Felice e Fortunato e il Giardino viene reso visibile anche dall’esterno per essere aperto definitivamente al pubblico nel 1907. Nel corso del XX secolo mantiene la sua struttura ottocentesca, ma vengono aggiunte numerose sculture, che lo rendono luogo della memoria e spazio espositivo per mostre d’arte e artigianato. Non è un caso che proprio qui, tra il 1947- 1948, vengano edificati, su proposta del neonato Ente Fiera ad opera dell’architetto Sergio Ortolani, i padiglioni per l’Esposizione della Fiera Campionaria, che, trasferita poi in zona industriale negli anni ’70, fa perdere a questo spazio la vitalità e il desiderio di goderlo appieno. 

Fonte: Biblioteca internazionale La Vigna

Monselice (Padova). Sabato 7 dicembre la premiazione dell’entomologo Lorenzo Furlan premio Argav 2024, premio speciale all’imprenditore Remo Pedon

E’ il sandonatese Lorenzo Furlan, dirigente di Veneto Agricoltura, ma soprattutto scienziato ed entomologo di fama internazionale, il Premio Argav 2024, indicato dal Consiglio direttivo Argav fra le personalità che, con la loro attività, danno lustro al Veneto. Il Premio sarà consegnato nel corso di una semplice cerimonia, che si terrà sabato 7 dicembre prossimo, alle ore 12.00, nel salone del ristorante Villa Contarini, a Monselice (Padova).

Premio speciale

Nell’occasione sarà anche attribuito un Premio speciale all’imprenditore vicentino, Remo Pedon, per i 40 anni dell’omonimo gruppo alimentare ed il suo impegno filantropico.

COP29: l’Ue presenta una tabella di marcia con i partner per raggiungere l’obiettivo collettivo di ridurre le emissioni di metano di almeno il 30%

BandiereBruxelles

In occasione della COP29 di Baku, in Azerbaigian, la Commissione europea in collaborazione con i paesi partner, l’Agenzia internazionale per l’energia e diverse Ong, ha presentato la Methane Abatement Partnership Roadmap, una nuova tabella di marcia per accelerare ulteriormente la riduzione delle emissioni  di metano associate alla produzione e al consumo di energia fossile. Wopke Hoekstra, Commissario Ue per l’Azione per il clima, ha dichiarato: “Ridurre le emissioni di metano provenienti dal settore dell’energia è un risultato facile da raggiungere per l’azione per il clima. Ha senso dal punto di vista economico perché contribuisce a rafforzare la sicurezza energetica riducendo nel contempo le emissioni. La tabella di marcia mostra la via da seguire per promuovere la cooperazione tra i paesi importatori e i paesi esportatori. Per l’Ue è chiaro: saremo in grado di affrontare efficacemente le emissioni di metano solo se collaboriamo in tutte le catene di approvvigionamento globali, con la partecipazione di tutti gli attori coinvolti”.

Le azioni da intraprendere

Nell’ambito dell’impegno mondiale sul metano, varato da Ue e Stati Uniti, oltre 150 paesi perseguono ora l’obiettivo collettivo di ridurre le emissioni antropogeniche globali di metano di almeno il 30% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2020. La nuova tabella di marcia definisce una serie di azioni concrete da intraprendere, tra cui un solido sistema di monitoraggio, comunicazione e verifica basato sui principi dell’Oil and Gas Methane Partnership 2.0 (OGMP 2.0) e un piano di progetto per ridurre le emissioni dei beni esistenti, completo di un calendario preciso, di un piano di investimenti e del fabbisogno di risorse umane. Tali partenariati sono stati annunciati dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen in occasione della COP28 di Dubai e si basano sulla dichiarazione comune degli importatori e degli esportatori di energia sulla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra provenienti dai combustibili fossili firmata da Unione europea, Stati Uniti, Giappone, Canada, Norvegia e Singapore in occasione della COP27. A seguito dell’avvio della tabella di marcia, i primi esempi di attuazione del partenariato saranno presentati in occasione della COP30 in Brasile.

Fonte: Rappresentanza Ue in Italia