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15 gennaio: a Vicenza, nella Biblioteca Internazionale La Vigna, presentazione del libro “Bellezza e produttività nel giardino e nel paesaggio rurale italiano”

copertina

Mercoledì 15 gennaio alle ore 17.30 si terrà alla Biblioteca Internazionale La Vigna, in collaborazione con l’Associazione Amici dei Parchi, la presentazione del libro “Bellezza e produttività nel giardino e nel paesaggio rurale italiano” a cura di Antonella Pietrogrande (Olschki 2024). E’ un nuovo incontro del ciclo LIBER&LECTIO, una serie di incontri culturali promossi dal Consiglio Scientifico della Biblioteca vicentina su temi attuali, ma con radici antiche, a rispecchiare il prezioso patrimonio bibliotecario, con opere che dal XV secolo arrivano ai giorni nostri.

Nella storia del paesaggio italiano, la tensione verso la bellezza e la ricerca della produttività sono sempre sussistite in equilibrio dialettico, dall’antichità sino ai giorni nostri; da questa unitarietà tematica, tuttavia, emergono alcune differenze regionali, espressione tanto degli aspetti multiformi del territorio italiano quanto della passata storia sociopolitica della Penisola. Il presente volume tenta di approfondire questo particolare binomio, analizzando la permanenza del rapporto utile-dulci nell’economia della villa e offrendo una serie di esempi relativi alla reintroduzione di pregiati vitigni, frutteti e orti in diversi siti storici, a testimonianza del rinnovato interesse per il giardino e il paesaggio produttivo.

Interventi: Antonella Pietrogrande, Gruppo Giardino Storico dell’Università di Padova e curatrice del libro, Anna Chiara Vendramin, agronomo paesaggista, che parlerà di “Bellezza e produttività in alcuni giardini del vicentino, alla luce dei recenti interventi di restauro grazie ai fondi PNRR”,

Raffaele Cavalli, vicepresidente Biblioteca internazionale La Vigna e referente scientifico dell’Università di Padova per Villa Revedin Bolasco, parlerà del “Rapporto tra villa e campagna nel sistema territoriale castellano”. Partecipazione in presenza, è gradita la registrazione: https://bit.ly/4fMrbrV

Come per i fondatori di Apple, Amazon e Google, il “garage di casa” fatale anche per Lorenzo Furlan, Premio Argav 2024, entomologo di importanza internazionale

(di Marina Meneguzzi, consigliere Argav) “Stralunato come deve essere uno scienziato, ma determinato come un dirigente. Mai stanco di ricercare, ha portato originali tasselli al mosaico della conoscenza umana. Fedele al motto “Nemo propheta in patria” è diventato entomologo di fama internazionale. Eclettico comunicatore spiega da anni la necessità di non forzare la natura, incapace di accettare che lo capiscano più gli insetti degli uomini. Onorati ed orgogliosi di conoscerlo, gli attribuiamo il Premio Argav 2024 nella speranza che i suoi costanti appelli per pratiche agronomiche e stili di vita più sostenibili trovino il maggiore ascolto possibile”. Così, il presidente Argav Fabrizio Stelluto ha motivato l’assegnazione dell’edizione 2024 del Premio Argav, che ricordiamo premia esponenti veneti o trentini, oppure altrove nati, che abbiano positivamente illustrato le terre cui fa riferimento la nostra associazione, a Lorenzo Furlan, nato a Valdobbiadene (Treviso) nel 1961 e cresciuto a San Donà di Piave (Venezia), laureato in Scienze Agrarie a Padova.

E le ricerche sul mondo degli insetti posizionano il ricercatore ed entomologo, nonché dirigente all’Innovazione e Sperimentazione a Legnaro (Padova) di Veneto Agricoltura, nel ristretto elenco degli scienziati mondiali più importanti del settore.

La specie da cui ha iniziato la sua carriera di scienziato è quella degli elateridi, una famiglia di coleotteri che negli anni Ottanta del secolo scorso non erano ancora stati classificati, chiamati dai contadini Ferretti o “picoi feri”, in quanto sono lunghi e stretti e sembrano dei piccoli chiodi. Piccoli ma micidiali, perché possono distruggere intere coltivazioni di mais, girasole, barbabietola, colza, ma anche orticole come la lattuga, il radicchio, la patata e il pomodoro.

I suoi studi, fatti nel laboratorio costruito nel garage di casa (in linea con i fondatori di Google, Amazon, Apple, tanto per citare i colossi americani originati nello stesso modo) e con l’aiuto concreto della mamma, che nutriva gli insetti mane e sera, sono stati i primi in materia.  Ad aiutarlo via via diverse persone: dal professor Giuseppe Platia di Gatteo (Forlì-Cesena) che gli ha insegnato il metodo di allevamento per gli insetti in questione, all’ingegner Biasio, direttore al tempo della ricerca della De’ Longhi, che lo ha aiutato trasformando un forno a microonde in una cella colturale, dai sigg. Sandrin e Redolfi, titolari dell’azienda Rosa Meccanica di Pordenone, specializzata nella produzione di materiale plastico, che lo hanno aiutato a fare gli stampi resistenti per le trappole (e che oggi vende in tutto il mondo) ad altri scienziati stranieri, un ungherese, un russo e un tedesco, che lo hanno aiutato a costruire le trappole. Alla fine, il suo metodo – classificazione, biologia, monitoraggio, trappole – è usato in tutto il mondo.

Mai domo, per concludere la carriera vorrebbe arrivare a fare una tabella della suscettibilità delle colture agli elateridi, ponendo come unità di riferimento le soglie di danno individuate per il mais. A Veneto Agricoltura, il suo gruppo di ricerca sta sperimentando scenari di agricoltura del futuro, provata dai cambiamenti climatici, che consentano di aumentare la sostanza organica dei terreni, ripristinare una buona biodiversità e ridurre il ricorso ai fitofarmaci (vedi video sottostante)=. Questo a beneficio dell’ambiente e di tutte le specie viventi. Anche gli insetti, tra cui gl iimpollinatori selvatici così utili al ciclo vitale del creato, non se la passano molto bene, nonostante la riduzione dei fitofarmaci più pericolosi.

11 gennaio, i soci Argav visitano il Presepio artistico di Segusino (Treviso) dedicato al tema della denatalità (Culle vuote, cucce piene)

Natività Presepio Segusino 2021Sabato 11 gennaio i soci Argav saranno a Segusino (Treviso) per la tradizionale visita al Presepio artistico, quest’anno dedicato al tema della denatalità (“Culle vuote, cucce piene”).

Dopo aver visto il Presepio, ospiti dell’Associazione Amici del Presepio, si visiterà l’azienda agricola “Al Figher” della segusinese Federica Coppe (28 anni), che produce nel periodo estivo mirtilli, confetture e miele, e l’enoturismo “Tenuta Torre Zecchei”, a Bigolino di Valdobbiadene (Treviso), locale di recente inaugurazione, che dà la possibilità di soggiornare e fare percorsi di degustazioni per scoprire le varietà del Valdobbiadene DOCG e del prosecco DOC abbinati a prodotti locali.

Cogliamo l’occasione per fare ai nostri lettori 
i migliori auguri di felice anno nuovo!

10 gennaio, ore 9.45, a Legnaro (Padova), ultima parte del Trittico vitivinicolo Veneto dedicato al consuntivo della vendemmia 2024

uva

Venerdì 10 gennaio p.v., nella sala agricoltura della Corte Benedettina a Legnaro (Padova), si rinnova l’appuntamento regionale dedicato al mondo del vino del Veneto, ma non solo, con l’ultimo incontro del Trittico Vitivinicolo 2024, giunto alla 50esima edizione e che avrà inizio alle ore 9:45.

Il vigneto veneto registra più di 100 mila ettari di superficie potenziale e una produzione di uva che, secondo le prime stime del 2024, dovrebbe attestarsi a circa 14 milioni di quintali, in crescita del +3,5%, così come il volume totale di vino prodotto in regione, stimato in circa 11 milioni di hl. Per quanto riguarda l’export, dopo il rallentamento del 2023, i dati del primo semestre 2024 mostrano un netto recupero dei valori esportati, in aumento del 5,7%.

Sarà quindi l’occasione per un’analisi dei risultati definitivi della vendemmia 2024, con dati e tendenze per il futuro del settore, nonché un focus mirato sui mercati europei e internazionali per approfondire le dinamiche di mercato fondamentali per ottimizzare le strategie produttive e commerciali, con particolare attenzione alle opportunità e alle sfide del mercato svizzero. Non mancherà un momento per guardare alle prospettive internazionali, per un confronto sulle sfide globali del comparto vitivinicolo, sulle strategie di resilienza e sugli strumenti innovativi per garantire la sostenibilità e la competitività delle aziende vinicole venete.

Programma

Saluti e introduzione dei lavori, Nicola Dell’Acqua, direttore di Veneto Agricoltura e Federico Caner, assessore all’Agricoltura della Regione del Veneto. Seguiranno: “Consuntivo della vendemmia 2024 in Veneto: produzioni e certificazioni dei vini veneti”, Nicola Barasciutti (Direzione agroalimentare Regione del Veneto), Luca Furegon (Dirigente settore Produzioni Agricole Avepa); Alessandra Liviero (Dirigente U.O. economia e comunicazione di Veneto Agricoltura) farà un intervento sull’export del vino veneto, mentre Fabio Franceschini, responsabile Commerciale Camera di commercio italiana per la Svizzera, presenterà un report sul mercato vitivinicolo in Svizzera, tra minacce e opportunità. Infine, Enrico Battiston, Head of Unit Viticulture – OIV (International Organisation of Vine and Wine), farà una panoramica sulla congiuntura vitivinicola mondiale e sulle strategie in atto e da intraprendere per una viticoltura resiliente. A moderare l’incontro sarà il giornalista Argav e tesoriere Unarga, Efrem Tassinato. Al termine dell’incontro è previsto un brindisi per festeggiare il 50° anniversario dell’evento informativo sul comparto vitivinicolo veneto. Partecipazione gratuita, necessario confermare la propria presenza registrandosi nel sito Venetoagricoltura.org.

Fonte: servizio stampa Veneto Agricoltura

Lorenzo Furlan, premio Argav 2024, intervistato da “Il Gazzettino”

Oggi, lunedì 6 gennaio, nelle pagine di cultura de “Il Gazzettino”, c’è l’intervista a Lorenzo Furlan, premio Argav 2024, fatta da Edoardo Pittalis, giornalista, scrittore ed editorialista del quotidiano veneto

 

 

Fieno, latte e miele, dalla cultura contadina dell’Alto Adige, alcuni salutari consigli per il 2025 (e oltre!)

Bagno di fieno Alto Adige

I trattamenti benessere hanno una lunga tradizione nella cultura contadina dell’Alto Adige, perché nelle vicinanze dei masi crescono piante ed erbe medicinali con principi attivi naturali, che le famiglie contadine hanno sempre utilizzato per la salute fisica e mentale, traendone benefici.

Alcuni agriturismi Gallo Rosso in Alto Adige si sono specializzati in vacanze benessere e offrono trattamenti speciali come il “bagno di fieno”, sperimentato da sempre in primis dai contadini altoatesini che, dormendo nell’erba appena tagliata dopo la faticosa raccolta del fieno, si svegliavano il giorno dopo rinvigoriti. Questo perché l’erba dei prati di montagna, provenendo esclusivamente da quote elevate, contiene molte specie di erbe che hanno un effetto particolarmente positivo sul corpo.

Prima del bagno, il fieno viene immerso in acqua a 40°C, in modo che rilasci oli essenziali stimolanti per il corpo che, attraverso la pelle, raggiungono articolazioni, muscoli e ossa, ma anche il sistema nervoso vegetativo.
 In questo modo, lo stress diminuisce e l’energia vitale aumenta. I masi Gallo Rosso che offrono il trattamento “bagno di fieno” sono: il Naturoase Stegerhof a Trodena, un maso con un’area benessere, cabina a infrarossi, sala relax e sauna finlandese. Il Naturoase propone anche trattamenti Kneipp, che prevedono camminate nell’acqua efficaci nel rafforzamento del sistema immunitario. Il bagno di fieno che vi si pratica utilizza l’energia rivitalizzante delle erbe di montagna ricche di fiori e fragranze, che aiuta ad essere in forma per ogni attività fisica; il Niederhof a Lana, con piscina con acqua salata, idromassaggio, sauna e la possibilità di fare massaggi; lo Zwiglhof a San Candido, che, oltre al bagno di fieno, nell’area benessere ha dei letti con il fieno, perché gli ospiti vi possano riposare. Il fieno proviene dal prato a 1700 metri della malga di proprietà “Oberwiese” ed è completamente naturale ed essiccato all’aria.

Il bagno nella lana di pecora è un’esperienza davvero molto speciale

Negli agriturismi altoatesini la lana viene utilizzata in molti modi diversi. Durante un bagno nella lana, il corpo viene avvolto in un vello naturale di pecora, che rapidamente attiva la circolazione sanguigna. Le tossine vengono così rilasciate e la pelle diventa più morbida ed elastica. La lana di pecora non solo trasmette relax, ma rilascia anche calore naturale, così da allentare anche le tensioni più profonde. I masi Gallo Rosso in cui si pratica il bagno nella lana sono: l’Oberfahrerhof a San Genesio Atesino, il Bacherhof a Nalles in cui viene offerta anche l’esperienza del bagno contadino, un trattamento con una lunga tradizione nel mondo rurale e che consiste in un bagno nell’acqua della fonte minerale o sulfurea di proprietà del maso, dove i contadini della zona curavano i loro mali.

Il massaggio al miele della schiena ha origini russo-tibetane

Con un effetto depurante e purificante, scioglie le contratture muscolari e grazie ad una particolare tecnica, la picchiettatura, l’energia del miele d’api viene applicata direttamente sulla schiena, riducendo gli accumuli di tossine, levigando la pelle e tonificando i tessuti.
Lo Schnagererhof a Bressanone/St.Andrä è un maso Gallo Rosso ad offrire il massaggio al miele. Il maso Nigglerhof a Dobbiaco prepara ai propri ospiti “bagni benessere” con vari elementi naturali: latte e miele, fiori di fieno, lavanda, pino cembro.

Gallo Rosso è il marchio che dal 1998 promuove e favorisce l’attività di 1.600 agriturismi in Alto Adige e che appartiene all’Unione Agricoltori e Coltivatori Diretti Sudtirolesi (Südtiroler Bauernbund). Sin dalle origini lo scopo principale di Gallo Rosso è stato quello di sostenere i contadini dei masi nello sviluppo di attività da affiancare all’agricoltura. La filosofia dell’associazione è quella di avvicinare le persone allo stile di vita degli agricoltori altoatesini. L’obiettivo di questo progetto è dare agli agricoltori altoatesini nuove fonti di reddito e nel contempo dare ai visitatori la possibilità di conoscere il mondo contadino dell’Alto Adige. La classificazione dei masi che offrono alloggio (Agriturismo in Alto Adige) è organizzata in fiori, da 2 a 5; più alto è il numero dei fiori, più numerosi sono i criteri soddisfatti dalla struttura. Inoltre, attraverso standard qualitativi elevati e criteri severissimi, l’Associazione sostiene il lavoro di oltre 120 masi che si dedicano alla produzione di prodotti gastronomici genuini (Sapori del maso), alla ristorazione contadina, o all’artigianato autentico (Artigianato contadino). Ultimo pilastro nato nel 2023 è la Scuola di cucina di Gallo Rosso.

Oltre all’offerta wellness, i masi Gallo Rosso propone agli ospiti una colazione equilibrata con molti prodotti deliziosi del maso e appartamenti accoglienti, arredati in legno, in cui trascorrere un confortevole soggiorno. Per ulteriori informazioni: gallorosso.it

Trento. Fondazione Edmund Mach, ricerca sul legame tra alimentazione e salute del cervello

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Tempo di bilanci per il progetto NeuroTOm, finanziato dall’Unione Europea nell’ambito delle azioni Marie Skłodowska-Curie e condotto dalla Fondazione Edmund Mach (Fem) in collaborazione con l’Università di Wageningen. Sotto la supervisione di Urska Vrhovsek e coadiuvata dal team dell’Unità di Metabolomica di FEM, la post-doc Ana Kovačič, titolare del finanziamento, ha esplorato come i composti neuroattivi presenti nei pomodori possano influenzare la salute del cervello attraverso l’asse intestino-cervello.

Analizzati quattro tipi di pomodori

Nella prima fase di attività sono stati analizzati quattro tipi di pomodori (datterini biologici e convenzionali, pomodori a grappolo e lavorati) per individuare sia composti neuroprotettivi, come polifenoli e aminoacidi, sia sostanze che richiedono ulteriori studi, come gli additivi alimentari. Questi elementi e il loro comportamento sono stati osservati in un modello simulato di digestione per riprodurne il percorso nell’organismo. I risultati del progetto condotto dal Centro Ricerca e Innovazione suggeriscono che alcune sostanze, tra cui la tomatina e il bisfenolo S, possono raggiungere il colon e da qui, potenzialmente, influenzare il cervello. Le informazioni e i dati ottenuti segnano un importante passo avanti nella comprensione del ruolo che può avere l’alimentazione nella prevenzione delle malattie neurodegenerative ed aprono nuove prospettive per future ricerche sulla dieta e la salute del cervello.
Il lavoro ha suscitato ampio interesse anche nella comunità scientifica internazionale con i risultati recentemente presentati ad importanti conferenze di settore, tra cui la Nordic Metabolomics Conference svoltasi a Turku, in Finlandia lo scorso agosto.

Fonte: servizio stampa Fem

Pranzi e cenoni, 10 regole per evitare sprechi e rischi alimentari durante le festività (e anche durante l’anno)

Pranzo di Natale Argav 2019 La Bulesca

Le feste natalizie sono occasioni in cui spesso si acquistano e preparano pietanze in abbondanza. Anche in questi momenti, però, si possono evitare inutili sprechi e i rischi che potrebbero derivare dalla gestione scorretta dei piatti preparati in anticipo e degli avanzi. Vediamo quindi le dieci regole, preparate dagli esperti dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe), per ridurre la possibilità di incorrere in questi rischi ed evitare allo stesso tempo lo spreco di cibo.

1. Non preparare troppe pietanze

Sembra banale, ma è la prima regola anti-spreco: per non dover gestire grandi quantità di avanzi, sforziamoci di non preparare più pietanze del necessario, commisurando la quantità del cibo al numero di commensali e considerando anche la loro età (bambini e anziani tendono a mangiare meno rispetto agli adulti).

2. Attenzione soprattutto ai cibi freschi

Ponderare bene le quantità da acquistare già durante la spesa, soprattutto per quanto riguarda gli alimenti freschi e deperibili, che per le loro caratteristiche costituiscono un terreno favorevole alla crescita dei microrganismi patogeni. Alcuni esempi? Latte e latticini, carne, pesce, uova, salse e creme a base di uova crude.

3. Non sovraccaricare il frigo

Evitare di riempire eccessivamente il frigorifero: se gli alimenti sono troppo vicini o ancor peggio compressi dentro l’elettrodomestico, si ostacola il circolo d’aria al suo interno, e di conseguenza il raffreddamento che permette la loro conservazione più a lungo.

4. Dopo la cottura, non lasciare i piatti a temperatura ambiente

Se si preparano in anticipo piatti cotti, è bene non lasciarli a lungo tiepidi a temperatura ambiente: è necessario raffreddarli velocemente e poi riporli in frigorifero. Per farlo, si può sciacquare sotto acqua corrente fredda la pentola in cui sono stati cotti i piatti, oppure i contenitori in cui sono stati inseriti gli alimenti porzionati. Per chi ne è dotato, è possibile utilizzare l’abbattitore.

5. Eliminare gli avanzi rimasti in tavola oltre le 4 ore

Non conservare avanzi di alimenti freschi o cucinati che siano rimasti a temperatura ambiente oltre le 4 ore: gli alimenti lasciati sulla tavola oltre questo tempo vanno eliminati.

6. Attenzione ai cibi più rischiosi

Le creme e le salse, specialmente quelle fatte in casa utilizzando uova crude, vanno conservate in frigorifero e consumate nel giro di poche ore. Per prepararle in sicurezza, utilizziamo solo uova extra fresche, e ricordiamo che non vanno mai lavate, per evitare di disseminare i batteri nelle pietanze o sulle superfici della cucina (lo stesso vale per il pollo!). La permanenza a temperatura ambiente di tartine o dolci con creme e salse non deve superare le 2 ore. Alcuni alimenti, quali i molluschi crudi o i formaggi freschi a base di latte crudo, vanno evitati dalle persone più fragili, come i bambini in età prescolare, le donne in gravidanza, gli anziani e le persone immunocompromesse.

7. Conservare correttamente gli avanzi in frigorifero

Dopo il pasto gli avanzi possono essere conservati in frigorifero per 2 o 3 giorni, ma vanno collocati in contenitori puliti e chiusi nei ripiani alti del frigorifero. Bisogna fare attenzione a tenere separati e non mescolare alimenti di tipo diverso. Nel caso di affettati, non conservarli oltre i 2 giorni.

8. Congelare in contenitori adeguati

Se si vogliono congelare gli avanzi, evitare l’utilizzo di carta, cartone o vaschette di alluminio. Preferire invece contenitori chiusi adatti al contatto con gli alimenti e al congelamento, come i sacchetti monouso specifici per il congelatore.

9. Scongelare gli avanzi in modo corretto

Lo scongelamento degli avanzi va fatto in frigorifero, oppure in acqua fredda all’interno di un contenitore chiuso, per non eliminare i nutrienti dall’alimento con l’azione dell’acqua. In alternativa si può cuocere direttamente l’alimento congelato.

10. Riscaldare in modo uniforme

Prima di consumare gli avanzi, riscaldarli uniformemente fino al cuore del prodotto.

Per approfondire la conoscenza sui rischi alimentari e le buone pratiche per ridurli, è possibile consultare il sito web http://www.rischialimentari.it. Il sito presenta le informazioni essenziali da sapere sui microrganismi patogeni e le sostanze chimiche dannose che possono essere presenti negli alimenti, oltre che ulteriori raccomandazioni per la preparazione e il consumo sicuro degli alimenti da parte degli esperti in sicurezza alimentare dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe).

Fonte: servizio stampa IZSVe/foto archivio pranzo di Natale Argav

Rischi alimentari. Lavarsi le mani, una prassi igienica importante ma spesso sottovalutata

Schermata 2024-12-20 alle 23.09.24Nel 2019 l’Osservatorio dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe) ha svolto uno studio etnografico nelle cucine di alcune famiglie italiane per indagare i comportamenti e le abitudini delle persone durante la preparazione dei pasti, il loro consumo e il riordino successivo, così da individuare quali abitudini possono maggiormente esporre a rischi alimentari.
Dai risultati dello studio è emerso che la maggior parte delle persone osservate nello svolgimento delle loro pratiche quotidiane in cucina sottovaluta l’importanza di lavarsi le mani, un’operazione al contrario fondamentale per impedire che gli alimenti manipolati vengano contaminati da microrganismi potenzialmente patogeni. Molte delle persone coinvolte nello studio non si sono lavate affatto le mani prima di iniziare a preparare gli alimenti né prima di mangiare. Nei casi in cui ciò è avvenuto, spesso l’azione non è stata comunque svolta in modo efficace o al momento adeguato.

Le pratiche osservate dallo studio IZSVe

Ad esempio, spesso le persone coinvolte nello studio non si sono lavate adeguatamente le mani dopo aver toccato alimenti crudi (carne, pesce, pollame, uova, verdure). Oppure non le hanno lavate dopo aver toccato animali domestici o oggetti estranei alla preparazione degli alimenti, come sacchetti delle immondizie, pannolini, telefonini, telecomandi, pinze per capelli o la ciotola del cane, né dopo essere stati ai servizi igienici, aver starnutito o aver soffiato il naso. Oppure ancora, molti hanno vanificato l’igienizzazione delle mani immediatamente dopo averle lavate, utilizzando strofinacci sporchi per asciugarle. In alcune famiglie i bambini sono stati lasciato giocare con petti di pollo crudi, portando poi le mani sporche sul viso e sulla bocca e toccando altre persone, oggetti e superfici. Nella gran parte di casi, la pulizia delle mani durante la preparazione del pasto è stata eseguita passando frequentemente e velocemente le mani sotto il getto dell’acqua corrente del lavandino, ma senza l’utilizzo di detergente (compiendo quindi in modo distratto soltanto un risciacquo, scarsamente utile a fini igienici). Alcune delle persone osservate si sono lavate le mani soltanto a conclusione del pasto. Allo stesso modo, molto spesso i bambini sono stati invitati a lavare le mani solo dopo aver mangiato e non prima di iniziare. Il lavaggio delle mani in questi casi non era svolto per motivi igienici, ma piuttosto per evitare di sporcare o ungere i mobili e gli oggetti della casa. Infine, in alcuni casi, con le mani sporche le persone hanno manipolato anche gli avanzi del pasto e i contenitori puliti usati per la loro conservazione.

Il rischio derivante dalle mani sporche

Al contrario di tutto ciò, il lavaggio delle mani non è un’azione banale da sottovalutare: le mani infatti possono rappresentare un veicolo importante di contaminazione e/o cross-contaminazione degli alimenti. Per cross-contaminazione si intende il trasferimento non intenzionale di microrganismi o sostanze chimiche da un alimento a un altro, oppure da una qualsiasi fonte contaminata a un alimento. Questa può accadere per contatto diretto fra alimenti, ma anche in modo indiretto attraverso intermediari come appunto le mani di chi prepara gli alimenti, ma anche le superfici di lavoro, oppure gli utensili precedentemente toccati con le mani sporche. In particolare quando si manipolano alcune tipologie di alimenti crudi – come pollame, pesce e carne cruda – le superfici e gli oggetti che vi entrano in contatto vengono inevitabilmente contaminati dai microrganismi che sono naturalmente presenti su questi prodotti. Se successivamente lo stesso utensile viene utilizzato per alimenti pronti al consumo, come verdure o cibi cotti, questi ultimi vengono contaminati creando le condizioni che possono potenzialmente originare una malattia a trasmissione alimentare.

Quando lavarsi le mani per ridurre i rischi alimentari

Lavare correttamente le mani al momento giusto e nel modo corretto permette quindi di interrompere la trasmissione dei patogeni, ovvero la cross-contaminazione di alimenti e oggetti da cucina come strofinacci, utensili e stoviglie. Al fine di impedire la diffusione dei batteri patogeni e la loro proliferazione, ci sono dei momenti chiave in cui compiere il lavaggio delle mani. Innanzitutto, è necessario lavarsi adeguatamente le mani con sapone PRIMA di manipolare o consumare alimenti. In particolare, è fondamentale lavarsi le mani al rientro in casa dopo aver frequentato luoghi pubblici, come ad esempio uffici, mezzi di trasporto, stazioni, bar, ristoranti, ospedali ecc. Durante la preparazione e il consumo dei pasti, inoltre, le mani vanno sempre lavate DOPO: aver toccato alimenti crudi come carne, pesce, pollame e uova, ma anche verdura non lavata; aver tossito, starnutito o soffiato il naso; aver usato il bagno; aver cambiato un pannolino; essere stati a contatto con persone ammalate; essere stati a contatto con animali;aver maneggiato la spazzatura; aver maneggiato oggetti o utensili sporchi e/o estranei alla preparazione degli alimenti come per esempio telecomandi, telefonini, soldi, pinze per capelli, ciotole per il cibo degli animali domestici ecc.

Come lavarsi le mani in modo efficace

Sciacquare le mani continuamente sotto l’acqua corrente senza l’utilizzo di un detergente non ha l’efficacia di un lavaggio appropriato. Anzi, si rischia che le mani mal lavate ancora sporche contaminino gli strofinacci con cui ci si asciuga in seguito, creando proprio quelle condizioni che favoriscono le contaminazioni crociate. Il lavaggio delle mani deve quindi prevedere sempre l’utilizzo di SAPONE, che deve essere sufficiente a coprire tutta la superficie delle mani. L’operazione di lavaggio deve durare come minimo 40-60 secondi. Le mani vanno prima bagnate, va applicato il sapone frizionando palmo contro palmo, avendo cura successivamente di raggiungere con il detergente anche le zone in mezzo alle dita e il dorso della mano. Dopodiché le mani vanno risciacquate fino a completa eliminazione del detergente, e vanno asciugate preferibilmente con carta a perdere monouso, o quantomeno con panni o asciugamani puliti. In assenza di acqua corrente è possibile igienizzare le mani con appositi prodotti disinfettanti, come ad esempio gel a base alcolica. Anche con l’uso di questi prodotti sono richiesti 30-40 secondi per il lavaggio delle mani; l’azione va fatta inoltre con mani asciutte, altrimenti ne viene ridotta l’efficacia. Ricorda infine che questi prodotti, se usati frequentemente, possono provocare secchezza della cute.

Fonte: servizio stampa IZSVe

Verso Fieragricola Tech, in programma a Veronafiere il 29-30 gennaio 2025: l’irrigazione “smart” come strumento per migliorare efficenza, qualità e conti in agricoltura

Quanto costa investire per migliorare l’uso efficiente dell’acqua attraverso sistemi di smart irrigation (irrigazione intelligente)? «Difficile dare una cifra esatta, perché dipende dagli strumenti tecnologici che si scelgono, ma il costo potrebbe aggirarsi intorno ai 1.000-1.500 euro all’ettaro per il monitoraggio dell’umidità del terreno, informazione di grande rilevanza per pianificare l’impiego irriguo». Lo ha detto Salvatore Gentile del Consorzio di Bonifica per il Canale Emiliano Romagnolo (Cer), nel corso del webinar «Smart Irrigation, tecnologie e strategie per il risparmio idrico», organizzato da Fieragricola e dalla rivista Terra è Vita del gruppo New Business Media – Edagricole di Bologna, in vista della quarta edizione di Fieragricola Tech, expo-conference in programma il 29 e 30 gennaio 2025 e rivolta a imprenditori agricoli, operatori del settore primario, dottori agronomi, agrotecnici, periti agrari, decisori aziendali, energy manager e studenti. Al centro dell’evento di gennaio, le aree tematiche che sono sinonimo di innovazione e che saranno i driver per un’agricoltura sempre più sostenibile sul piano economico, ambientale e sociale: robotica, meccanizzazione e automazione, smart irrigation, energie rinnovabili e bio-solution.

Un approccio più scientifico e preciso

Fondamentale, ha proseguito Gentile, è il passaggio «da una gestione dell’irrigazione basata su stime e abitudini a un approccio più scientifico e preciso, monitorando costantemente l’umidità del suolo, le condizioni atmosferiche e le esigenze specifiche di ogni coltura, per definire con esattezza quando e quanto irrigare». Fra gli strumenti a supporto dell’agricoltore è possibile adottare sensori per misurare l’umidità del suolo e fornire dati precisi sulle necessità idriche delle piante; immagini satellitari per monitorare lo stato delle colture e individuare eventuali stress idrici; modelli matematici in grado di simulare il bilancio idrico del suolo e che consentono di prevedere le esigenze irrigue. Oltre, naturalmente, al sistema Irriframe, messo a disposizione gratuitamente dal Cer, per indicare agli agricoltori il momento ideale per irrigare nei campi. Fra gli strumenti a supporto delle decisioni, il cui acronimo è Dss (Decision Support System), Gentile ha elencato una serie di opportunità che gli agricoltori possono adottare in campo, dai sensori ottici integrati per la conoscenza dello stato idrico e di vigore della vegetazione direttamente in loco, ai sensori termici per effettuare analisi sullo stress idrico vegetazionale, ai sensori in grado di calcolare l’accrescimento della vegetazione in termini di volume di biomassa e di monitorare variabili come la fissazione del carbonio e l’esigenza idrica.

«Quando una pianta è sottoposta a stress idrico – ha spiegato la professoressa Brunella Morandi del Dipartimento di Scienze e tecnologie agroalimentari dell’Università di Bologna – la sua fisiologia subisce profonde modifiche. In condizioni di siccità, le piante chiudono gli stomi (piccoli pori sulle foglie, ndr) per limitare la perdita d’acqua attraverso la traspirazione, innescando un effetto a catena: riduzione dell’assorbimento di anidride carbonica, necessaria per la fotosintesi, processo attraverso il quale le piante producono zuccheri. Ma meno zuccheri significa meno crescita, meno frutti e una qualità inferiore. Inoltre, la riduzione del flusso di acqua e zuccheri verso i frutti compromette il loro sviluppo e la loro maturazione». Aspetti tutt’altro che trascurabili in frutticoltura. Una delle soluzioni attuabili, che è stata sperimentata dai ricercatori dell’Università di Bologna, è la gestione dell’irrigazione attraverso strategie di «deficit idrico controllato, che consiste nel ridurre l’apporto idrico in alcune fasi fenologiche specifiche della pianta, così da favorire lo sviluppo di alcune parti della pianta a discapito di altre, ottimizzando le risorse idriche, ma senza avere conseguenze negative sulla crescita dei frutti». Accanto alla smart irrigation, la ricerca deve proseguire il proprio percorso, attraverso lo sviluppo di varietà vegetali più resistenti alla siccità, migliorando le tecniche di irrigazione di precisione e utilizzando la fertirrigazione e i biostimolanti per aiutare le piante a far fronte allo stress idrico. 

Fonte: servizio stampa Veronafiere