• Informativa per i lettori

    Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Policy nel menu
  • Post più letti

  • Archivio articoli

Un inizio difficile per le entrate dell’Unione Europea basate sui rifiuti di imballaggio di plastica non riciclati

Secondo una relazione della Corte dei conti europea pubblicata lo scorso settembre, la risorsa basata sui rifiuti di imballaggio di plastica non riciclati, introdotta nel 2021, non ha funzionato. Le azioni volte a monitorare e a sostenere l’attuazione non sono state tempestive, con molti dei paesi dell’Unione Europea impreparati alla sfida. Problemi persistenti con la comparabilità e l’affidabilità dei dati, nonché la mancanza di controlli adeguati sui rifiuti di imballaggio di plastica effettivamente riciclati implicano probabili disfunzioni nel calcolo della risorsa.

Oltre a contribuire al rimborso dei fondi dello strumento europeo per la ripresa, la risorsa Ue basata sulla plastica mira a fornire un incentivo a ridurre il consumo di prodotti di plastica monouso, promuovere il riciclaggio e dare impulso all’economia circolare. È costituita da un contributo nazionale calcolato sulla base di un importo pari a 0,80 euro per chilogrammo di rifiuti di imballaggio di plastica non riciclati. Poiché i dati pertinenti sono disponibili solo a distanza di due anni, i contributi sono basati su previsioni che sono successivamente adeguate. Nel 2023 le entrate derivanti dalla risorsa propria basata sulla plastica ammontavano a 7,2 miliardi di euro, pari al 4 % delle entrate complessive dell’UE.

“Dopo aver utilizzato le stesse risorse per 33 anni, nel 2021 l’Ue ha introdotto una fonte aggiuntiva di entrate basata sui rifiuti di imballaggio di plastica non riciclati generati dagli Stati membri. Tuttavia, il metodo di calcolo di questa nuova entrata presenta ancora troppe debolezze”, ha dichiarato Lefteris Christoforou, membro della Corte responsabile dell’audit. “Pertanto, chiediamo alla Commissione europea di risolvere immediatamente il problema e che gli insegnamenti tratti in questa occasione vengano sfruttati nell’elaborazione di potenziali future fonti di entrate dell’Ue”.

La Corte dei conti europea segnala che solo cinque paesi Ue hanno recepito le disposizioni della direttiva sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio nella legislazione nazionale entro i termini, inducendo la Commissione europea ad avviare procedure di infrazione nei confronti dei 22 Stati membri rimanenti, delle quali una era ancora in corso al momento dell’audit. I controlli di conformità sono stati effettuati da un contraente esterno una volta considerato completato il recepimento della normativa europea. Nella maggior parte dei casi, tuttavia, la Corte ha notato che almeno una disposizione fondamentale (ad esempio, la definizione di “plastica” e di “imballaggio”, o il calcolo dei rifiuti di imballaggi di plastica generati e riciclati) non era stata adeguatamente recepita. Gli auditor della Corte rilevano che dare seguito a tali questioni può richiedere anni. Fino ad allora, i Paesi europei probabilmente continueranno a utilizzare definizioni incoerenti e metodi di compilazione errati che incidono sul calcolo dei rispettivi contributi: è per questo motivo che la Corte esorta la Commissione europea ad affrontare la situazione.

Per il primo anno di attuazione della risorsa basata sulla plastica (2021), la maggior parte (22) degli Stati membri avevano previsto una quantità inferiore a quella calcolata utilizzando i dati definitivi. Nel complesso, la quantità totale di rifiuti di imballaggio non riciclati prevista per il 2021 era di 1,4 miliardi di chilogrammi in meno rispetto alle quantità comunicate nel 2023. Di conseguenza, la risorsa basata sulla plastica per il 2021 è stata sottostimata di un importo di 1,1 miliardi di euro (circa un quinto dei 5,9 miliardi di euro riscossi quell’anno), ed è stato necessario compensarla con un’altra risorsa per riequilibrare il bilancio.

La Corte dei conti europea rileva che i paesi Ue utilizzano diversi metodi di compilazione e non effettuano un bilanciamento dei risultati ottenuti. Ha inoltre riscontrato che solo sei Stati membri avevano comunicato i dati relativi al riciclaggio all’atto di immissione in un’operazione di riciclaggio come richiesto dalla normativa, mentre altri avevano principalmente fatto ricorso a dati ottenuti al punto di uscita dall’impianto di cernita, e applicato tassi di scarto medio. Ciò fa sì che le stime degli Stati membri relativi alle quantità riciclate siano difficili da mettere a confronto e meno affidabili, e incide sulla rendicontazione del modo in cui i valori-obiettivo stabiliti dalla direttiva sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio sono raggiunti.

Infine, a causa di una mancanza di controlli adeguati, vi è un rischio elevato che alcuni rifiuti di imballaggio di plastica non siano effettivamente riciclati. In effetti, se i rifiuti dichiarati come riciclati sono inceneriti, scaricati o conferiti in discarica, ciò non solo costituisce un reato ambientale, ma si traduce anche in una indebita riduzione degli importi dovuti per la risorsa propria. La Corte dei conti europea rileva che lo stesso rischio si applica ai rifiuti di plastica esportati al di fuori dell’Unione Europea, in quanto gli Stati membri non possono attualmente verificare che le condizioni di riciclaggio in paesi terzi siano conformi alle disposizioni UE. Pertanto, raccomanda di adottare misure per mitigare tale rischio.

Fonte: servizio stampa Corte dei conti europea

2 febbraio, Giornata mondiale delle zone umide, i Consorzi di bonifica del Veneto richiamano l’attenzione su un patrimonio ambientale quantificabile anche economicamente

Sono 52 le zone umide con finalità di fitodepurazione realizzate, gestite e tenute in efficienza dai Consorzi di bonifica del Veneto, un totale di 433 ettari di superficie regionale a servizio dei cittadini, della fauna e della vegetazione in stretta simbiosi con l’acqua. La Giornata Mondiale delle Zone Umide, che si celebra il 2 febbraio, è dunque occasione per ANBI Veneto, l’associazione che rappresenta gli 11 Consorzi di Bonifica regionali, di richiamare l’attenzione su questo patrimonio di ambienti d’acqua, distribuiti a macchia di leopardo sul tutto il territorio regionale, che nel concreto testimoniano le competenze ambientali che il sistema dei consorzi sta sviluppando a fianco delle storiche missioni legate alla sicurezza idraulica e alla gestione della risorsa irrigua, con visite a zone umide organizzate dal Consorzio di Bonifica Bacchiglione, dal Consorzio di Bonifica Acque Risorgive e dal Consorzio Adige Euganeo, info nei siti e canali social dei consorzi.

Le funzioni svolte dalle zone umide

Svolgono funzioni di fitodepurazione (disinquinamento delle acque tramite piante), costituiscono habitat ideale per specie animali e vegetali, sono preziose per la sicurezza idraulica di campagne e centri abitati, talvolta rappresentano invasi per l’agricoltura. Le dimensioni sono le più disparate: molte zone umide non arrivano all’ettaro e fungono spesso da compensazione idraulica e ambientale a importanti infrastrutture viarie; altre, estese decine di ettari, sono veri e propri parchi. In ogni caso impreziosisco un territorio e caratterizzano il paesaggio.

I servizi offerti dalle zone umide

I servizi che generano per la collettività sono concretamente stimabili dal punto di vista economico. Uno studio pubblicato nel 2024 da ANBI Veneto, Regione del Veneto ed Etifor, spinoff dell’Università degli Studi di Padova, sul valore dei servizi ecosistemici derivanti dalla risorsa che scorre nei canali e nei fiumi gestiti dai Consorzi di Bonifica, ha stimato in 13.854.667 euro l’anno il valore delle attività di fitodepurazione svolte da queste zone, mentre ammonta a 143.504.299 euro l’anno il valore ecologico delle zone come habitat di biodiversità. “Nella corsa all’adattamento e alla mitigazione degli effetti del cambiamento climatico la realizzazione e gestione di aree umide è fondamentale per la sicurezza idraulica, la tutela della biodiversità e la salvaguardia della qualità delle acque – spiega il presidente di ANBI Veneto Francesco Cazzaro – è tuttavia un’azione che richiede adeguate dotazioni finanziare. Molte di queste aree, per esempio, sono state realizzate dalla Legge Speciale per la Salvaguardia di Venezia e della sua Laguna che riteniamo vada rifinanziata con risorse adeguate”.

È proprio tra le province di Venezia, Padova e Treviso, territorio solcato da fiumi che si versano nella laguna Veneta, che è stata realizzata gran parte di queste zone umide. La connessa attività di fitodepurazione, infatti, va a supporto del fragile habitat lagunare e molte di queste zone umide non esisterebbero senza la Legge Speciale per la Salvaguardia di Venezia e della sua Laguna.

Fonte: servizio stampa Anbi Veneto

Al via la sesta edizione di Lagazuoi Wima, concorso dedicato ai progetti più innovativi per la montagna. Entro il 14 febbraio l’invio delle candidature

Torna la sesta edizione del Lagazuoi Winning Ideas Mountain Awards (WIMA), progetto curatoriale del Lagazuoi EXPO Dolomiti, spazio museale espositivo situato a quota 2.732 metri sopra Cortina d’Ampezzo (Belluno), focalizzato sulle idee innovative e sostenibili, legate al mondo della montagna. Il concorso premia soluzioni e prodotti originali, che arrivano da aziende, start-up, associazioni e cooperative che si adoperano affinché innovazione e sostenibilità in montagna si possano coniugare al meglio.

Tre sono le categorie in concorso: Attrezzature ed Abbigliamento da Montagna (vestiario ed accessori tecnici, adatti a quote e condizioni climatiche particolari); Servizi Digitali ed App (soluzioni innovative per vivere ed esplorare la montagna); Produzioni Enogastronomiche di Montagna (tipicità e processi innovativi, provenienti da comuni montani, situati sopra i 600 metri), categoria di cui Argav è partner.

C’è tempo fino alle ore 24.00 del 14 febbraio per partecipare al concorso. Sul sito http://www.lagazuoiwima.org sono disponibili il regolamento 2025 e la scheda d’iscrizione.

I migliori progetti saranno protagonisti di una mostra, che sarà inaugurata sabato 29 marzo 2025 negli spazi del Lagazuoi EXPO Dolomiti: sarà un momento di incontro, approfondimento e promozione della montagna. L’esposizione sarà aperta al pubblico fino a febbraio 2026. In un contesto unico, dominato dallo spettacolo delle Dolomiti patrimonio Unesco, si potrà scoprire il potenziale innovativo delle aziende e delle realtà, che credono ed investono nella montagna.

“Con questo premio –  spiega Stefano Illing, ideatore del Lagazuoi EXPO Dolomiti e promotore dei WIMA – abbiamo voluto valorizzare la capacità innovativa e progettuale di chi opera nei “territori alti”: In questi anni abbiamo dato visibilità a soluzioni e prodotti innovativi di aziende, start-up, associazioni e cooperative, che diffondono un’idea di montagna come luogo d’innovazione ed interazione virtuosa tra uomo ed ambiente. Il ruolo dei WIMA è quello di amplificare quanto di meglio si possa offrire a chi la montagna la vive tutto l’anno o la frequenta per passione.”

A presiedere la giuria, impegnata a scegliere le idee più innovative e virtuose delle tre categorie in gara, sarà Stefano Illing, che porterà il punto di vista e l’esperienza di chi vive e lavora in montagna; insieme a lui, tre giurie, una per ogni categoria, composte da giornalisti ed esperti: per la categoria “Attrezzatura ed Abbigliamento da Montagna” saranno Giampaolo Allocco (designer e punto di riferimento nell’ “industrial design” legato allo sport), Marco Di Marco (direttore di Sciare Magazine), Gian Luca Gasca (scrittore e reporter di montagna, responsabile contenuti de Lo Scarpone), Antonello Marega (presidente dell’European Platform for Sport Innovation); per la categoria “Servizi Digitali ed App per il Turismo Montano” saranno Max Cassani (giornalista de La Stampa), Claudio Lucchese (professore e coordinatore del corso di laurea in Hospitality Innovation and e-Tourism all’Università Ca’ Foscari di Venezia), Paola Pica (giornalista del Corriere della Sera, responsabile del mensile L’Innovazione); Salvatore Viola (direttore di Startup-News.it); per la categoria “Produzioni Enogastronomiche di Montagna” saranno Bruno Gambacorta (giornalista Rai, ideatore, autore e conduttore di Eat Parade, il primo telegiornale italiano, dedicato all’enogastronomia), Alberto Lupini (direttore del magazine Italia a Tavola), Filippo Polidori (“food guru” e Ad Polidori & Partners) e Ludovica Rubbini (chef del Sanbrite, stella rossa e verde Michelin, tra le 20 donne del cibo per Cook); in giuria, per tutte le categorie, ci sarà anche Matteo Stoppa (executive manager Bper Banca Private Cesare Ponti).

Fonte: servizio stampa Lagazuoi Wima

31 gennaio, al Wigwam di Arzerello di Piove di Sacco (Padova) corso di formazione giornalisti dal tema: “Dalle cave all’agricoltura di eccellenza, l’esempio dei Colli Euganei”

Si intitola “Dalle cave all’agricoltura d’eccellenza: l’esempio dei Colli Euganei”, il corso organizzato dall’Ordine Giornalisti del Veneto in collaborazione con Argav per venerdì 31 Gennaio p.v. nella consueta sede del Circolo di Campagna Wigwam, ad Arzerello di Piove di Sacco (via Porto,8); il corso, che avrà inizio alle ore 18.30, garantirà 2 crediti formativi (già presente in piattaforma). 

Il corso vuole aggiornare, a partire dalla narrazione degli eventi, sullo stato di un’area urbanizzata, oggetto della prima legge italiana di tutela ambientale e che ha saputo trasformarsi da terra degradata in meta di turismo internazionale. La realtà di un territorio minacciato anche dalle fake news. Un impegno, che viene da lontano, per la tutela dell’area euganea.

Relatori saranno i giornalisti e colleghi Argav Renato Malaman ed Efrem Tassinato, esperti sulla storia ambientale del territorio. A moderare l’incontro sarà Fabrizio Stelluto, presidente Argav.

Vendemmia 2024, in Veneto prezzi delle uve in calo

La vendemmia 2024 è stata considerata dagli esperti una delle più difficili per i viticoltori, a causa della situazione climatica e fitosanitaria. Tuttavia, la produzione dichiarata risulta sostanzialmente stabile anche se, considerando le giacenze di vino, anche i prezzi delle uve non sono stati positivi: la quotazione media registrata da tutte le uve del Veneto nella vendemmia 2024 è stata infatti pari a 0,66 €/kg, in calo del -3,5% rispetto all’anno precedente.

I prezzi medi alla produzione rilevati per le tre province prese in esame presentano tutti una variazione negativa rispetto al 2023: la diminuzione più elevata (-6,1%) è ascrivibile all’uva veronese che ha spuntato 0,76 euro/kg, restando così la provincia con la leadership delle quotazioni regionali dell’uva. Si presenta in calo anche il prezzo medio unitario di Treviso, che si è attestato al valore di 0,69 €/kg, facendo segnare un -3,4%. Meno intensa la riduzione dei prezzi medi delle uve padovane che, a fronte di una quotazione media di 0,52 €/kg, presentano una flessione del -0,7% rispetto al 2023.

Sono queste le indicazioni principali che emergono dal report sull’andamento dei prezzi delle uve che l’Osservatorio Economico Agroalimentare di Veneto Agricoltura realizza ogni anno al termine della vendemmia e ultimate le analisi statistiche sulle quotazioni dei prezzi delle uve rilevate presso le Camere di commercio provinciali (Padova, Treviso e Verona).

In regione, una buona parte delle varietà di uva hanno registrato variazioni negative del prezzo rispetto al 2023. Tra le uve DOC e DOCG, per Verona si registra un valore medio di 0,87 €/kg e un calo annuo del -7,7%, mentre a Treviso il prezzo medio delle uve atte a DOC è stato di 0,89 €/kg, in diminuzione del -5,0%. A Padova, invece, il valore medio delle uve destinate a vini a denominazione si è fermato a 0,61 €/kg e con un calo annuo del -1,3%.

Le quotazioni delle uve IGT hanno evidenziato una maggiore tenuta dei prezzi rispetto a quelli delle uve DOC e DOCG, con le tre province oggetto di analisi che mostrano variazioni annue leggermente positive, in particolare per quelle della provincia di Treviso (+1,4%). A differenza di quelle DOC, molte uve IGT mostrano quotazioni stabili rispetto al 2023, con anche qualche variazione positiva, più frequenti per le uve bianche rispetto alle nere.

Dagli ultimi dati presentati durante il terzo incontro del Trittico vitivinicolo, giunto alla sua 50^ edizione, che si è tenuto lo scorso 10 gennaio, è emerso che la superficie vitata in Veneto (cioè investita a vite, anche non ancora in produzione) ha raggiunto nel 2024 i 103.500 ettari (+2,3% rispetto al 2023), mentre la superficie in produzione è stata di circa 94.600 ha. La quantità di uva prodotta si attesta a circa 13,7 milioni di quintali (+0,7%) mentre la produzione di vino viene stimata in 11,65 milioni di ettolitri. Considerando la suddivisione delle uve prodotte per colore della bacca e per provincia, Treviso primeggia con quasi il 90% delle uve a bacca bianca mentre Verona è la provincia che più equamente distribuisce la percentuale tra bacca bianca e nera.

Il Prosecco DOC è la denominazione maggiormente diffusa, essendo coltivata su una superficie di oltre 27.000 ha, seguita da quella “Delle Venezie DOC” con circa 11.000 ettari e dalle superfici destinate a “Conegliano Valdobbiadene – Prosecco DOCG” e a “Valpolicella DOC”, entrambe con circa 8.600 ettari.

Fonte: servizio stampa Veneto Agricoltura

29-30 gennaio, a Verona, Fieragricola Tech accende i riflettori sull’importanza dei dati in agricoltura

«Oggi i dati in agricoltura rappresentano uno strumento per migliorare l’efficienza in azienda, per ottimizzare la gestione delle operazioni nelle imprese agricole e lungo le filiere agroalimentari e sono un mezzo tecnico che, in ultima analisi, incide sulla produzione, sulla redditività e sulla marginalità di un’azienda agricola. Ma i dati rivestono anche una utilità fondamentale non solo per imprenditori agricoli e catene di approvvigionamento, ma anche per dialogare con la Pubblica Amministrazione». Così Ivano Valmori, direttore di Agronotizie e accademico ordinario dei Georgofili ha sintetizzato il ruolo dei dati in agricoltura, una risorsa sempre più strategica nell’agricoltura moderna, intervenendo al webinar organizzato da Fieragricola Tech – expo conference di Veronafiere in programma i prossimi 29 e 30 gennaio 2025, con focus dedicati all’innovazione nei segmenti dell’automazione, robotica, smart irrigation, energie rinnovabili e biosolution – insieme con Image Line – Agricultural Hub, partner strategico della manifestazione.

Impossibile, dunque, fare a meno dei dati e dell’agricoltura digitale per tutte le 350 specie agrarie coltivate oggi in Italia, proprio perché è attraverso le informazioni raccolte in maniera scientifica attraverso macchine e mezzi agricoli, sistemi di supporto alle decisioni, satelliti, display e strumenti IoT che si riesce a prendere decisioni rapide in campo (versante agronomico), ma anche lungo la filiera (origine, salubrità, tipicità), per gli adempimenti legali delle imprese agricole (gestione e controllo registri di campo), per quelli amministrativi (attraverso i Caa, Centri di Assistenza Agricola delegati a raccogliere i dati per conto delle imprese agricole) e politici (Ministero dell’Agricoltura e Sovranità alimentare, Agea – Agenzia per le erogazioni in agricoltura, Unione europea).

Gli incontri sull’agricoltura digitale a Fieragricola Tech. La sfida dell’agricoltura digitale è articolata e complessa, anche per la rapidità stessa delle innovazioni nel settore, e nel corso di Fieragricola Tech gli operatori potranno approfondire diverse tematiche nei webinar organizzati da Veronafiere in collaborazione con l’Accademia dei Georgofili (la più antica istituzione del mondo dedicata all’agricoltura, fondata a Firenze nel 1753) e Image Line.

Il 29 gennaio (ore 9.30, Tech Forum Verde), focus sul tema «Interoperabilità in agricoltura: stato dell’arte e prospettive», con interventi del professor Gianluca Brunori (Università di Pisa) e Andrea Cruciani (Agricolus).

Il 30 gennaio (ore 9.30, Tech Forum Blu), riflettori accesi su «Intelligenza Artificiale in agricoltura: prospettive e attualità»; interverranno la professoressa Laura Ercoli (Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa) e il professor Marco Montali (Libera Università di Bolzano). Alle 10.45 (Tech Forum Verde), spazio al convegno «I dati per dare valore al Made in Italy: certificazione, carbon credits e sostenibilità». Ne parleranno il professor Giuseppe Liberatore (direttore generale di Valoritalia) e Roberta Farina (Crea).

Alle 15.30 (Tech Forum Verde), il professor Angelo Frascarelli (Università di Perugia) e Salvatore Carfì (direttore di Agea Coordinamento) affronteranno le nuove frontiere del «Quaderno di Campagna dell’agricoltore nel fascicolo aziendale: implicazioni pratiche».

A seguire (ore 16:30, Tech Forum Verde), la presentazione del nuovo sistema «Agrinput®: integrare Intelligenza Artificiale e Realtà Aumentata per l’uso consapevole dei mezzi tecnici in agricoltura», con il rilascio di una App dedicata. Ne parleranno il professor Marco Vieri (Università di Firenze) e Manuel Isceri (direttore di Agrofarma e Assofertilizzanti in Federchimica). Moderatore di tutti gli incontri sarà il direttore di Agronotizie, Ivano Valmori.

Fonte: servizio stampa Veronafiere

Neve: studio Fondazione Cima-Lab 24 Il sole 24 Ore lancia segnale d’allarme sulla disponibilità idrica nei prossimi mesi

“In previsione della stagione irrigua, il principale indicatore sulla disponibilità della risorsa da tener d’occhio in questa fase dell’anno è dato dai depositi nivali e i numeri presentati in queste ore dalla fondazione CIMA accendono più di qualche segnale d’allarme sulla disponibilità idrica nei prossimi mesi.” Lo afferma il presidente di ANBI Veneto Francesco Cazzaro in merito alla stima Fondazione Cima- Lab24-Sole 24 Ore che parla, su scala nazionale, di un -63% di presenza di neve in quota (da novembre 2024 al 10 gennaio 2025) rispetto alla media dello stesso periodo tra il 2011 e il 2023. Sul bacino dell’Adige, che interessa buona parte del Veneto, il dato si attesta su -61%, stesso dato sul bacino del Po.

“Le nevicate più importanti per la formazione dei depositi nivali sono quelle che si verificano nel tardo autunno. Attraverso un processo ripetuto di fusione e solidificazione derivante dalle variazioni di temperatura queste nevi riescono, infatti, a consolidarsi in uno strato di ghiaccio che si scioglie più lentamente contribuendo alle portate dei fiumi anche in primavera inoltrata. Le nevicate di gennaio e febbraio sono meno utili perché il manto nevoso che ne deriva ha difficoltà a compattarsi. Queste nevi sono destinate a sciogliersi molto velocemente con il primo aumento di temperature. Il patrimonio di acqua dolce che defluisce a mare prima ancora dell’avvio della stagione irrigua ci ricorda ancora una volta l’importanza di dotare i territori di opere in grado di invasare la risorsa per riutilizzarla nei periodi di bisogno.”

Fonte: servizio stampa Anbi Veneto

Premio speciale Argav 2024 a Remo Pedon, presidente dell’omonimo gruppo alimentare vicentino che non conosce crisi

È datato 13 Settembre 1984 l’atto fondativo dell’azienda Pedon di Colceresa (Vicenza) da parte dei fratelli Franco, Sergio e Remo. Già da qualche anno operavano con i grossisti alimentari; l’intuizione vincente è stata quella di affiancarle l’attività di confezionamento e vendita di legumi, ma nell’ottica dell’innovazione. “Dall’introduzione del codice a barre al presidio delle origini per il controllo della filiera, dal lancio dei prodotti bio e senza glutine all’attenzione ai temi etici e ambientali, fin da subito abbiamo voluto essere riconoscibili per il nostro essere sempre all’avanguardia” – dice Remo Pedon, presidente dell’azienda. “Come anche l’idea di creare un nuovo segmento, quello dei mix di cereali e legumi a cottura veloce”.

Nuova generazione

Con l’ingresso in azienda della seconda generazione rappresentata dai figli Paolo, Loris e Mattia e grazie a questa spinta innovativa, l’azienda Pedon si posiziona come supporto della marca privata e inizia il suo percorso di internazionalizzazione.

Nel 2015 porta una nuova rivoluzione alla categoria con I “Pronti”, legumi e cereali già cotti, pronti all’uso, in pratiche confezioni doypack da conservare a temperatura ambiente. Dei prodotti considerati difficili e lenti da preparare diventano così facili e già pronti al consumo. E infine l’ultima frontiera, quella del gusto, che si concretizza nel lancio di zuppe ed insalate di cereali e di una innovativa linea di snack di legumi.

Tutto questo in una logica di sostenibilità, ambientale e sociale. “Crediamo che solo una crescita e uno sviluppo responsabile possano aiutare a costruire un futuro migliore”, ha evidenzia Remo Pedon nel ritirare dalle mani del presidente Argav Fabrizio Stelluto lo scorso 7 dicembre 2024 a Monselice (Padova) il premio speciale Argav, attribuito dalla nostra associazione per celebrare i 40 anni del gruppo alimentare vicentino.

Dopo la “Tempesta Vaia”, negli orti forestali creati per l’imboschimento delle aree danneggiate nella montagna veneta, raccolto il “Miele della rinascita”

CittaDelMiele_striscia

Dalle fioriture spontanee dei boschi colpiti dalla tragica calamità naturale occorsa in particolare nell’area montana delle Dolomiti e delle Prealpi Venete tra il 26 il 29 ottobre 2018, quando violente piogge e un vento fortissimo di 200 km/ora colpirono un’area boschiva di oltre 40 mila ettari e abbatterono milioni di alberi, compromettendo per decenni il futuro dell’economia agro-forestale del territorio, è nato un miele speciale che testimonia la resilienza della natura e il valore della biodiversità. Si chiama il “Miele della Rinascita”, a definirlo così il gruppo di lavoro impegnato nella ricostruzione delle aree boschive distrutte e al recupero della biodiversità compromessa dopo quella che è stata chiamata la “Tempesta Vaia”.

Da quella distruzione ambientale prese forma il progetto LIFE VAIA, finalizzato al recupero delle foreste dai danni provocati dai cambiamenti climatici al patrimonio della biodiversità. Il Progetto, a valenza europea, è gestito in sinergia da dieci partner: Rigoni di Asiago (capofila), Veneto Agricoltura, Università di Padova-Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-Forestali (TESAF), Fondazione Edmund Mach, Comuni di Asiago e di Gallio, Fiera di Longarone Dolomiti, World Biodiversity Association (WBA), Association Française d’Agroforesterie (Francia), Università di Santiago di Compostela (Spagna) e Venetian Cluster.

“Il Miele della Rinascita” è stato prodotto e invasettato dalla Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige come produzione limitata, destinata a promuovere il progetto di recupero LIFE VAIA. È un miele originato da orti forestali che accompagnano il lavoro di imboschimento dei boschi danneggiati dall’evento meteorologico estremo. Il lavoro di recupero è affrontato con un approccio innovativo di misure agroforestali finalizzato alla preservazione dell’ecosistema, tutela della biodiversità e sviluppo di filiere produttive, in particolare nell’ambito dell’apicoltura e dei piccoli frutti per la trasformazione. Il sistema innovativo prevede la realizzazione – su limitate superfici di terreno – di orti forestali coltivati temporaneamente da varie specie erbacee e arbustive a valore commerciale (piccoli frutti, piante alimurgiche e officinali), in grado di garantire un reddito alternativo alle colture forestali. L’obiettivo del progetto è puntare a sviluppare e valorizzare i prodotti e i servizi sostenibili in aree boschive distrutte da eventi catastrofici, aumentando la resilienza ecologica, economica e sociale degli ecosistemi forestali e aiutandoli ad affrontare meglio i cambiamenti climatici.

Un miele speciale del quale Le Città del Miele, la rete dei territori che danno origine e identità ai mieli italiani, si fanno sostenitori ideali per promuovere e valorizzare il valore che accompagna la tutela della biodiversità territoriale. Le Città del Miele è la rete dei territori che danno origine e identità ai mieli italiani. Fin dalla sua nascita, nel 2001, collabora, a livello regionale e provinciale con il mondo dell’apicoltura sviluppando un’agenda nazionale di eventi promossi e sostenuti dalle Città associate. Un impegno che, nell’arco di vent’anni, è stato fondamentale per la conoscenza dei mieli e che ha consentito a più di 5 milioni e mezzo di consumatori di conoscere, degustare e scoprire la qualità e la diversità dei numerosi mieli italiani. – https://cittadelmiele.it/

Fonte: servizio stampa Le Città del miele

Nel Veronese, fino all’1 febbraio, “Sabati di gusto in cantina: Custoza Doc e broccoletto”

Custoza_Broccoletto

Proseguono fino all’1 febbraio gli appuntamenti di “Sabati di gusto in cantina: Custoza Doc e Broccoletto”, iniziativa che celebra l’unione tra l’eccellenza enologica del territorio in provincia di Verona e il suo prodotto agricolo più caratteristico. Otto cantine delle Terre del Custoza invitano a scoprire i tesori enogastronomici locali attraverso un’esperienza sensoriale di notevole interesse. L’evento diffuso si inserisce in un più ampio calendario di eventi organizzati da Pro Loco di Custoza, Associazioni dei Produttori e dei Ristoratori, che, fino a metà febbraio valorizzerà tutte le sfaccettature gastronomiche delle Terre del Custoza.

Le cantine

Albino Piona, Aldo Adami, Antica Corte Bagolina, Cantina di Custoza, Gorgo, Monte del Frà, Tabarini Damiano e Silvio e Villa Medici aprono le loro porte per un’esperienza immersiva nel mondo del Custoza Doc, proponendo visite guidate con degustazioni sia in orario mattutino che pomeridiano, permettendo ai visitatori di inserire l’esperienza in una giornata più ampia alla scoperta del territorio. Il format prevede un’ora di full immersion nel mondo del vino: una breve ma coinvolgente visita guidata seguita dalla degustazione di tre vini selezionati, abbinati a specialità locali che esaltano le caratteristiche del broccoletto di Custoza, presidio Slow Food. Un’occasione per apprezzare la versatilità di questo vino territoriale e la sua perfetta armonia con i prodotti della terra, magari concludendo con una cena presso i ristoranti locali che aderiscono alla manifestazione. “Questa iniziativa rappresenta la nostra visione del territorio”, afferma Roberta Bricolo, presidente del Consorzio tutela vino Custoza Doc. “Il Custoza non è solo un vino, ma è l’espressione di una terra ricca di tradizioni e sapori. La sinergia vino – broccoletto di Custoza dimostra come i nostri prodotti si esaltino a vicenda, creando un’esperienza gastronomica autentica e originale. Siamo particolarmente orgogliosi di poter offrire ai visitatori l’opportunità di riscoprire le eccellenze del territorio in un periodo dell’anno così suggestivo.

Partecipazione

L’evento diffuso, pensato per valorizzare un periodo di minor affluenza turistica invitando a scoprire le cantine e le Terre del Custoza anche in inverno, è proposta al prezzo promozionale di soli 15 euro a persona. Una proposta accessibile che si rivolge sia ai wine lovers più esperti che ai neofiti curiosi per scoprire le eccellenze del territorio, nonché alle aziende locali interessate a organizzare experience team building originali e dal forte legame con il territorio. La partecipazione è solo su prenotazione, contattando direttamente le cantine via telefono o e-mail. Si consiglia di prenotare con anticipo, dato il numero limitato di posti disponibili per ogni degustazione. Per maggiori informazioni e prenotazioni, si invita a contattare direttamente le cantine partecipanti: Albino Piona: info@albinopiona.it (min. 2 persone), Aldo Adami: accoglienza@cantinaaldoadami.com (min. 4, max. 8 persone), Antica Corte Bagolina: tel. 347 1134072 (min. 4, max. 16 persone), Cantina di Custoza: info@cantinadicustoza.it, Gorgo: visit@cantinagorgo.com (min. 2, max. 20 persone), Monte del Frà: tel. 045 510490 / 348 2996347 (min. 2, max. 20 persone), Tabarini Damiano e Silvio: info@cantinatabarini.com (min. 2, max. 14 persone), Villa Medici: silvia@cantinavillamedici.it (min. 2, max. 20 persone).

Per il programma completo delle attività: https://www.instagram.com/vinocustoza/ – https://www.facebook.com/vinoCustoza/

Fonte: servizio stampa Consorzio tutela vino Custoza Doc