• Informativa per i lettori

    Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Policy nel menu
  • Post più letti

  • Archivio articoli

4-8 settembre, l’avicoltura mondiale si dà appuntamento a Verona. Tra gli argomenti trattati: influenza aviaria, antibiotico-resistenza, sicurezza alimentare e sostenibilità allevamenti

integrazione-dati-epidemiologici-aviaria-2016-2017Si svolgerà da oggi sino all’8 settembre 2023 a Verona il XXII Congresso della World Veterinary Poultry Association (Wvpa). L’evento, ospitato nei padiglioni di Veronafiere, vedrà la partecipazione di esperti, scienziati, delegati e professionisti della ricerca avicola da ogni parte del mondo, per un totale di circa 1.800 persone. Il programma prevede conferenze di relatori di fama internazionale, alternate da sessioni tematiche e poster, che copriranno argomenti classici come le malattie infettive e parassitarie, fino a toccare i temi più di attualità come influenza aviaria, antibiotico-resistenza, zoonosi, sicurezza alimentare, benessere animale e sostenibilità degli allevamenti.

Una settimana che farà di Verona la capitale mondiale della scienza veterinaria del settore avicolo, come sottolinea il chairman del Congresso prof. Mattia Cecchinato, docente di malattie infettive all’Università degli Studi di Padova e presidente della Società italiana di patologia aviare (SIPA): “Verona è una delle realtà italiane leader nella produzione avicola e il Veneto, insieme a Lombardia ed Emilia-Romagna, rappresenta una delle più importanti aree di allevamento avicolo in Europa. Siamo orgogliosi di essere riusciti a portare questo appuntamento qui in Italia, previsto inizialmente per il 2021 ma posticipato a causa della pandemia“. La scelta di Verona appare oggi tanto più significativa vista l’ondata di influenza aviaria che nell’inverno 2021-2022 ha colpito duramente questo territorio, con 317 focolai negli allevamenti e quasi 14 milioni di capi abbattuti. L’epidemia di influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI) attualmente in corso, che sta coinvolgendo molte specie di uccelli selvatici e di mammiferi un po’ ovunque nel mondo, ha sollevato forti preoccupazioni all’interno della comunità internazionale per il potenziale pandemico che il virus potrebbe avere anche l’uomo.

L’influenza aviaria costituisce una delle sfide globali più difficili e impegnative che dovremo affrontare nel prossimo futuro dichiara Antonia Ricci, direttrice generale dell’IZSVe. “La crescita della produzione e del consumo mondiale di pollame rappresentano un punto critico in uno scenario come quello attuale di forte espansione dell’influenza aviaria. D’altra parte i cambiamenti climatici, economici e sociali espongono l’avicoltura a nuove condizioni produttive e nuovi rischi che dobbiamo saper gestire e controllare. Il Congresso mondiale di Verona è l’occasione giusta per affrontare questa sfida insieme, puntando su tre obiettivi prioritari: vaccinazione, biosicurezza e condivisione delle informazioni”. Il XXII Congresso WVPA apre lunedì 4 settembre con un workshop dedicato agli studi di efficacia vaccinale sull’influenza aviaria condotti in Europa e negli Stati Uniti, organizzato da IZSVe e SIPA. Il simposio sarà presieduto dal dott. Calogero Terregino, direttore del Laboratorio di referenza europeo (EURL) per l’influenza aviaria presso l’IZSVe, assieme ad uno dei massimi esperti mondiali di influenza aviaria, il dott. David Swayne, per anni alla guida del Southeast Poultry Research Laboratory (Stati Uniti). Porterà i saluti del Ministero della Salute il dott. Luigi Ruocco, direttore dell’Ufficio 3 – Sanità animale presso la Direzione generale sanità animale e farmaci veterinari. In questa occasione il dott. Francesco Bonfante, dirigente veterinario del Laboratorio di referenza europeo, presenterà un aggiornamento sugli studi di efficacia vaccinale in corso, condotti a partire dal 2022 presso l’IZSVe. I trial clinici sono mirati ad identificare la migliore tecnologia disponibile sul mercato e gli schemi di immunizzazione più efficaci e sostenibili per il settore dei tacchini da carne. Il confronto con gli esperti permetterà di analizzare anche gli aspetti più critici e rilevanti dell’applicazione dei vaccini in campo.

Da martedì 5 settembre si entra nel vivo con la relazione tenuta della dott.ssa Isabella Monne, dirigente veterinario responsabile del Laboratorio di genomica e trascrittomica ed esperto dell’Organizzazione mondiale della sanità animale (WOAH) per influenza aviaria e malattia di Newcastle presso l’IZSVe, che parlerà dei cambiamenti nelle dinamiche epidemiologiche del virus H5 HPAI e delle sfide che ci attendono per un migliore controllo dell’infezione. Nella stessa giornata si terrà la cerimonia ufficiale di apertura.

Altro capitolo riguarda l’antibiotico-resistenza, tema al centro della relazione del dott. Luca Bano, direttore della SCT2 Treviso, Belluno e Venezia dell’IZSVe, in programma mercoledì 6 settembre. Per anni le infezioni batteriche del pollame sono state tenute sotto controllo mediante la somministrazione degli antimicrobici. Oggi invece molti paesi stanno promuovendo la strategia dell‘uso prudente del farmaco, per ridurre il consumo di antimicrobici negli animali d’allevamento, una tendenza evidente soprattutto in Europa e negli Stati Uniti ma con ancora alcune profonde differenze nel resto del mondo. Ulteriori info: https://wvpac2023.com

Fonte: Servizio stampa IZSVe

Pomodoro da industria, il maggior prezzo bilancia le perdite

raccolta pomodori

Le piogge e la grandine che hanno connotato l’estate 2023 in Veneto non sono state favorevoli per la coltivazione del pomodoro da industria, anche se il caldo di agosto ha permesso un recupero limitando le perdite di prodotto. Tuttavia, il maggior prezzo riconosciuto agli agricoltori grazie all’accordo con l’industria siglato nel maggio scorso, pari a 150 euro a tonnellata, bilancia in ogni caso i mancati guadagni, anche se bisognerà attendere la fine campagna a metà settembre per tracciare un conteggio definitivo.

Perdite di circa il 30 per cento, prezzo superiore del 20 per cento rispetto agli anni precedenti. “La campagna quest’anno è stata difficile, perché è piovuto molto e ha fatto freddo – sottolinea Camillo Brena, presidente della sezione di prodotto Pomodoro da industria e orticole di Confagricoltura Veneto, titolare di un’azienda a Taglio di Po nel Rodigino -. In Polesine ci sono stati tanti problemi dovuti all’eccesso di acqua, causando asfissia nelle piante e bacche molto piccole, mentre nelle province di Verona e Venezia la situazione è stata migliore. Possiamo, in generale, parlare di perdite medie di produzione fino al 30%, anche se c’è chi può vantare una raccolta ottimale. Fortunatamente l’accordo di maggio sul prezzo del pomodoro da industria ci permette di compensare le eventuali mancanze di prodotto, dato che è del 20% superiore rispetto a quello degli anni precedenti. Ora siamo al 60% della raccolta e ci auguriamo un settembre caldo e soleggiato, per consentirci di arrivare alla meta con buoni risultati”.

Da parte dell’industria la richiesta è alta, anche in conseguenza della mancanza di prodotto sul mercato dovuta all’alluvione in Romagna. In Veneto, secondo i dati di Veneto Agricoltura 2022, la superficie coltivata a pomodoro da industria è salita a circa 1.760 ettari (+ 2%), con Verona che conferma la leadership con circa 1.100 ettari (+14%), seguita da Rovigo (370 ettari, – 26%) e Venezia (200 ettari, + 25%). L’anno scorso la produzione fu di 114.000 tonnellate. In Italia quest’anno sono stati messi a coltura 68.600 ettari, il 5% in più rispetto alla scorsa stagione.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

Libri. E’ uscito “Come le strope”, storie delle battaglie ambientaliste in Veneto e nella bassa padovana

COP_Strope_Bassa

Nel dialetto della “bassa padovana” le “strope” sono  i rami del salice varietà Salix alba varietà vitellina, pianta igrofila localizzata soprattutto lungo i corsi d’acqua, che a differenza del “salice piangente”, punta i suoi rami verso l’alto. «Se “capitozzato”,  in breve tempo fa ricrescere rami giovani ancora più flessibili e tenaci». Le “strope” appunto. E sono esse ad ispirare il titolo del volume “Come le strope”, curato da Francesco Miazzi, edito da , casa editrice del consigliere Argav Emanuele Cenghiaro, e promosso dall’associazione Comitato Popolare Lasciateci Respirare di Monselice, cittadina ai piedi dei Colli Euganei in provincia di Padova. Proprio la tenacia di questi rami, utilizzati in mille modi dalla tradizione contadina,  sembra avere contraddistinto l’operato dei movimenti ambientalisti della zona, tantissimi come si può scoprire scorrendo le pagine del volume.

Tutto è iniziato negli anni Sessanta, con la battaglia per la chiusura delle cave che stavano devastando, più che deturpando, il paesaggio e l’ambiente. Questa lotta, vinta, è stata alla base della costituzione nel 1989, dopo un lungo e contrastato iter, del Parco Regionale dei Colli Euganei. Si passa poi alle battaglie per evitare la trasformazione dei cementifici in inceneritori, o contro la cementificazione selvaggia, ma anche più di recente per evitare il ridimensionamento dei confini del Parco e l’attuazione vera del suo Piano ambientale. Per terminare – dopo innumerevoli altre lotte che sarebbe riduttivo definire “locali” – con il recente scandalo dei PFAS.

Al volume hanno collaborato con i loro contributi un gran numero di associazioni e comitati, ma l’apertura è stata lasciata a note firme del giornalismo veneto, Francesco Jori, Gianfranco Bettin, Renzo Mazzaro, il socio Argav Renato Malaman, Gianni Belloni, a uno scrittore come Fulvio Ervas, e poi ancora a noti esponenti dell’ambientalismo padovano come Alessandro Tasinato, Adriano Resente, Paolo De Marchi, Gianni Sandon, Giada Zandonà, Toni Mazzetti, Gianni Boetto, Lauso Zagato e molti altri. 

Giornalismo d’inchiesta, premio Fnsi, “Dov’è Tina Merlin oggi”. Ecco il bando, elaborati entro il 10 novembre

premio_tina_merlinAl via la prima edizione del concorso dedicato al giornalismo di inchiesta territoriale e riservato a croniste e cronisti impegnati sul fronte dei diritti sociali, delle tutele del lavoro, della denuncia delle diseguaglianze e del rispetto dell’ambiente.  C’è tempo fino al 10 novembre. In palio 5.000 euro.

Nel 60° anniversario della tragedia del Vajont, la Federazione nazionale della Stampa italiana con il Comune di Longarone, la Fondazione Vajont, il Comune di Borgo Valbelluna, la Provincia di Belluno e la collaborazione dell’associazione culturale Tina Merlin, lancia il Premio nazionale sul giornalismo d’inchiesta territoriale “Dove è Tina Merlin oggi?” edizione 2023, riservato alle croniste e ai cronisti impegnati sul fronte dei diritti e delle tutele del lavoro, della denuncia delle diseguaglianze, del rispetto dell’ambiente, della cura del vero.

Nel rendere omaggio a Tina Merlin, tra le figure più significative del giornalismo italiano e tuttavia ancora poco conosciuta, confinata territorialmente e imprigionata in quello che ormai è diventato un cliché ingeneroso e riduttivo sintetizzato nell’espressione “quella del Vajont”, l’iniziativa intende valorizzare le “Tina Merlin” di oggi e l’informazione locale, l’attività spesso silenziosa e non riconosciuta delle colleghe e dei colleghi che lavorano nelle redazioni di provincia dove spesso nascono le grandi inchieste.Tina Merlin è la dimostrazione che il lavoro di qualità, le notizie originali, sono possibili solo con il giornalista in carne e ossa che è un valore aggiunto al tempo del dilagare dell’intelligenza artificiale, il cui antidoto è appunto il giornalismo d’inchiesta.

Obiettivo del premio è far diventare Tina Merlin memoria collettiva non solo del e nel mondo giornalistico, ma anche per il Paese tutto, attualizzando il suo esempio con la rivendicazione e la valorizzazione del giornalismo d’inchiesta come baluardo della libertà di stampa e del diritto-dovere di cronaca, principi garantiti dalla Costituzione e travi portanti della democrazia, come ha ricordato anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, da ultimo nell’intervento alla cerimonia della consegna del Ventaglio, il 23 luglio 2023.

Il premio, con cadenza annuale e che si svolgerà di volta in volta in regioni diverse, è riservato a croniste e cronisti, iscritte/i all’Ordine dei giornalisti, che su testate giornalistiche, a prescindere dal mezzo utilizzato e dai format scelti, hanno svolto inchieste giornalistiche su lavoro negato, lavoro sfruttato o valorizzato, lavoro precario, lavoro letale, su ambiente tutelato o violentato, su salute a rischio o garantita, su riscatto sociale, buona informazione o disinformazione, comunità resilienti, cura del vero, linguaggio inclusivo, inclusione e giustizia sociale. Sono ammesse le inchieste giornalistiche pubblicate su testate cartacee, tv, radio, web o podcast nel periodo compreso tra il 1° gennaio e il 31 ottobre 2023. I lavori andranno inviati entro il 10 novembre 2023 all’indirizzo di posta elettronica premiotinamerlin@fnsi.it. Il premio sarà consegnato nel corso di una cerimonia che si svolgerà il 16 dicembre 2023 a Longarone. La vincitrice/il vincitore riceverà un premio dal valore di 5mila euro.

Si può approfondire il bando della prima edizione del premio “Dove è Tina Merlin oggi?” al link

Fonte: Sindacato giornalisti Veneto

1-3 e 8-10 settembre, due fine settimana ad Asiago per gustare i sapori della montagna con Made in Malga  

Foto Made in MalgaMancano poche settimane al via all’11^ edizione di Made in Malga, rassegna nazionale dei formaggi di montagna nata 12 anni fa ad Asiago con il Consorzio di Tutela Formaggio Asiago, la collaborazione dell’Amministrazione Comunale e delle Associazioni economiche dell’Altopiano ed oggi anche di Guru Comunicazione.

Il calendario delle Masterclass propone un ricco ed interessante programma di degustazioni tematiche di formaggi di montagna più ricercati (Bagòss, Bettelmat, Storico Ribelle, Bitto, Castelmagno, Comté, Beaufort d’Alpage) abbinati a vini estremi: l’Asiago DOP in diverse stagionature con i Riesling della Mosella e i vini estremi del mondo (2 e 10 settembre all’Hotel Paradiso), formaggi a latte crudo con bollicine di montagna, formaggi del Piemonte con vini della regione, formaggi francesi con vini dello Jura, Parmigiano Reggiano prodotto di montagna con vini delle isole del Mediterraneo e i vini libanesi di Château Musar e formaggi e vini della Valle d’Aosta. Prenotazioni ed il programma completo sono sul sito madeinmalga.it

Oltre ai formaggi nei banchi del mercato c’è la salumeria di montagna. Dall’Alto Adige lo speck artigianale, salamini tirolesi, würstel artigianali in varie versioni la bresaola, i salumi di cinghiale, di cervo e capriolo. La norcineria abruzzese, i salumi tipici della Sardegna, il Nero dei Nebrodi ed il Nero di Calabria. Ed infine mieli, panificati di montagna, confetture, liquori, aceti balsamici, té e tisane, erbe officinali e cosmetici derivati dall’attività agricola.

In contemporanea a Made in Malga nei giardini di piazza Carli si svolge il Mountain Beer Festival dedicato alle birre artigianali di montagna che ospita 10 birrifici dell’arco alpino italiano. La grande Osteria di montagna  è la sosta ideale per un ristoro con appetitosi piatti tradizionali: gnocchi con le patate di Rotzo, pizzoccheri, casoncelli, bratwurst, tortel di patate, arrosticini, tagliate di pecora e birre artigianali. L’Asiago Bistrot propone taglieri per gustare il formaggio Asiago DOP nelle diverse stagionature al naturale, in versione fuso “con la raclette” e nelle focacce farcite.

Made in Malga 2023 è un evento organizzato da Guru Comunicazione e dal Consorzio Tutela Formaggio Asiago con la collaborazione del Comune di Asiago e i mandamenti delle Associazioni di categoria dell’Altopiano Ascom, Coldiretti e Confartigianato. Partecipa alla manifestazione il Consorzio Parmigiano Reggiano con il prodotto di montagna. Con il supporto degli sponsor: Despar Aspiag service srl, Pool Pack (packaging alimentare), Caseificio Pennar Asiago, Stringhetto (confetture e cioccolato) e Caseificio Brazzale.

Fonte: Servizio stampa Guru Comunicazione/Consorzio tutela Asiago Dop

Alto Vicentino/3. Visita a Marostica, la città di Prospero Alpini (1553-1616), che per primo fece conoscere in Europa la pianta del caffè 

Marostica3(di Marina Meneguzzi, consigliere Argav) Il racconto della visita dei soci Argav nell’Alto Vicentino – breve, parziale ma intensa – effettuata lo scorso 10 giugno si conclude dove avevamo invece iniziato, con il tour del centro storico di Marostica, in compagnia di Ornella Minuzzo, dell’associazione “Terra e Vita”.

La città degli scacchi. Con poco più di 14 mila abitanti, Marostica vanta origini antiche, ma è durante la dominazione degli Scaligeri (1311-1387), la dinastia che governò Verona per oltre cent’anni, che acquistò prestigio. Dal 1387 fino al 1404 passò sotto il dominio milanese di Gian Galeazzo Visconti, poi divenne un possedimento della Serenissima fino al 1797. Quattro porte d’ingresso al centro storico, 24 torricelle d’avvistamento e una possente cinta muraria lunga circa 1800 metri che collega i due castelli medievali – il camminamento di ronda consente una spettacolare panoramica sulla città murata – sono tutto ciò che oggi rimane dei secoli in cui la zona fu contesa da Vicenza e le Signorie limitrofe. E’ nota in tutto il mondo per la partita a scacchi con pedine viventi che si svolge in piazza Castello, dotata nel 1460 dai veneziani di un lastricato, detto il “liston”, su cui nel 1954 venne inserita la grande scacchiera per la rinomata partita a scacchi che si tiene, ogni due anni e negli anni pari, il secondo fine settimana di settembre (ven-sab-dom). Una tradizione iniziata nel 1923, che si vuole ispirata ad un evento cavalleresco occorso nel 1454, e che oggi coinvolge oltre cinquecento figuranti.

Tra le testimonianze storico culturali presenti ricordiamo alcune chiese: quella di Sant’Antonio abate fu fondata nel 1383 dagli Scaligeri e custodisce una preziosa pala d’altare opera dei Da Ponte. Ha un chiostro francescano del ‘400 e una torre campanaria di origine romana. La chiesa del Carmine, edificata per volontà della comunità tra il 1618 e il 1619, ha una facciata in stile barocco, un’aula unica di forma quadrata e affreschi soffittali del Graziani. La precede una scenica scalinata. Dalla chiesa dei Carmini, parte un sentiero panoramico, totalmente selciato e servito di luce e acqua potabile, che si snoda lungo parco Salin e raggiunge il Castello Superiore superando un dislivello di 133 metri. Il Castello Superiore, con fondazioni di origine romana, venne eretto nel Trecento dagli Scaligeri sul colle Pausolino (248 metri), e fu distrutto durante la guerra di Cambrai (1508/1516). La chiesa di Santa Maria Assunta è il principale e più antico luogo di culto di Marostica e risale probabilmente al IV secolo. Rimaneggiata nel Seicento, accoglie numerose opere artistiche.

Prospero Alpini. Il Castello inferiore di Marostica, è un bell’esempio di architettura militare medioevale. Costruito nel XIV sec. dagli Scaligeri in pietra arenaria locale, all’interno ospita sale affrescate, arredi d’epoca e spazi espositivi. All’interno vi è anche il Museo dei costumi della partita a scacchi e la spezieria del medico e botanico Prospero Alpini (Marostica 1553 – Padova 1616), personaggio illustre della cittadina, celeberrimo medico e botanico, che all’età di 40 anni insegnò all’Università di Padova, dove si laureò nel 1578. Fu uno dei primi prefetti dell’Orto botanico patavino. Per tre anni circa, fu al seguito del patrizio veneto Giorgio Emo, console al Cairo per la Serenissima. In Egitto ebbe modo di conoscere numerose specie vegetali, spontanee e coltivate, di largo uso nella terapeutica egiziana. Da quest’esperienza, pubblicò nel 1591 e 1592 due volumi, “De medicina Aegyptiorum e “De Plantis Aegypti Liber”, in cui descrive e disegna, fra le altre, la pianta del caffè. Alpini fu il primo botanico a parlare di questa bevanda in Europa. Altro personaggio illustre della cittadina, il geografo economico, studioso delle questioni migratorie Bernardino Frescura (Marostica 1868-Padova 1925). La casa natale di Prospero Alpini si trova nell’omonima via del centro storico, appena fuori le mura (nella foto in alto, credits Musei Alto Vicentino).

L’editoriale. Il contrasto al granchio blu non può essere uno show-cooking

granchio blu

(di Fabrizio Stelluto, presidente Argav) Si è soliti dire che gli italiani mostrano il meglio di sé nell’emergenza; è vero, ma ora c’è anche l’eccezione, che conferma la regola: l’invasione dei granchi blu, una calamità affrontata comunicativamente in maniera superficiale, come la si potesse risolvere, abbuffandosi del crostaceo alieno (a Settembre organizzeremo un corso di formazione sui problemi del comparto ittico).

L’informazione estiva, attenta più al costume che ad approfondire le questioni, è scappata di mano agli stessi promotori dell’utilizzo del granchio blu in cucina ed ora corrono ai ripari, evidenziando quanto perderemo della nostra tradizione culinaria (e non solo), se non si riuscirà a respingere l’animale invasore (con buona pace di chi lo vuole proporre come eccellenza alimentare veneta!).

Accettarne opportunisticamente la presenza fa parte della furbesca italianità, che se pare contrastare il problema, in realtà non lo risolve. E’ lecito allora chiedersi perché la soluzione gastronomica in grande stile va bene per i granchi blu, ma non per gli assai più buoni cinghiali, divenuti un problema per gli agricoltori (e non solo)? Vogliamo provare a cibarci coi siluri e le nutrie (altrove già lo fanno), tornando per altro a riutilizzarne il manto per le pellicce di castorino? E poi, perchè i granchi blu sì e la farina di grilli (per altro allevati) no?

La verità è che il granchio blu è una calamità, che sta azzerando la molluschicoltura e cui non si potrà certo rispondere a base di scorpacciate bensì, ad esempio, (re)introducendo fauna ittica antagonista; bisogna, però, davvero fare presto, altrimenti è come se svendessimo gioielli di famiglia, perché dietro ogni prodotto del territorio c’è veramente la storia e la cultura di una comunità. Dietro il granchio blu italiano non c’è nulla.

Ben fanno i pescatori di Goro che, catturati gli indesiderati ospiti, li (ri)spediscono negli Stati Uniti, dove pare siano ricercatissimi dai loro palati (e già questo la dovrebbe dire lunga sulle caratteristiche gustative…).

Infine, una domanda: della presenza del crostaceo alieno ci si è accorti quest’estate o qualcuno, in anni recenti, ha fatto orecchi da mercante a segnali premonitori? Con una battuta amara, una cosa è certa: l’emergenza granchio blu, che pregiudica il futuro di un importante settore della pesca italiana e la vita dei suoi operatori, non lo si può risolvere a tarallucci e vino.

Granchio blu:  Zaia al porto di Pila. “L’ultima” pasta ai frutti di mare servita dai pescatori di Coldiretti. Presentato il dossier: perdite di vongole e cozze fino al 90%

Zaia che parla

Si è chiusa con la provocatoria “ultima spaghettata di cozze e vongole” tra reti divelte e gusci rotti di molluschi l’incontro con i pescatori di Coldiretti con il Governatore Luca Zaia al porto peschereccio di Pila, frazione di Porto Tolle, nella Bassa Polesana. I granchi blu, presenti in una nassa dedicata alla sua raccolta, rappresentano un vero disastro per le lagune veneziane e polesane e Zaia è stato il primo presidente regionale a chiedere al Governo lo stato d’emergenza. Questo fenomeno, per i molluschicoltori, è davvero un’emergenza e oggi il Governatore ha incontrato proprio loro, i pescatori, di Porto Tolle e non solo, che da qualche mese soffrono quella che è una vera invasione che purtroppo sta mettendo a rischio un intero comparto composto migliaia di lavoratori.  “Abbiamo chiesto stato calamità a luglio e stato d’emergenza ad agosto, che non basterà, ma aiuterà moltissimo – ha affermato Zaia -. Si stima dal meno 80 al meno 90% di produzione per il prossimo anno perché i granchi si cibano di vongole e cozze, anche le semine, rompendo le reti, è un cataclisma”.

Sono intervenuti all’incontro organizzato a pochi metri dai pescherecci anche il presidente del Consorzio pescatori Luigini Marchesini, il presidente della cooperativa Pila Giovanni Franzoso, il sindaco di Porto Tolle Roberto Pizzoli. Presenti, inoltre, tantissimi rappresentanti istituzionali, sia politici che delle forze dell’ordine. All’incontro tra i pescatori c’erano l’assessore Cristiano Corazzari e la consigliera Laura Cestari per la Regione, il presidente delle Provincia Enrico Ferrarese e numerosi componenti delle forze dell’ordine, presenti diversi sindaci e assessori del territorio a sostegno della situazione. Presenti i rappresentanti di Coldiretti dal direttore regionale Marina Montedoro, i direttori provinciali Silvio Parizzi di Rovigo e Giovanni Pasquali di Venezia oltre al responsabile di Coldiretti Impresapesca Alessandro Faccioli e la presidente di Venezia Tiziana Favaretto.

Nell’ultima pubblicazione di Veneto Agricoltura su dati del 2021, il Veneto vantava di essere la seconda regione italiana per produzioni di vongole veraci (39,5% del valore della produzione nazionale) un dato oggi a rischio a causa del granchio. La produzione del 2022, su dati del Consorzio di Scardovari si attesta sui 52mila quintali di vongole e 20mila quintali di cozze; nel 2023 la produzione fino a inizio giugno era del 10% in più rispetto al 2022, poi è arrivata la crisi del granchio blu. A spaventare sono le previsioni del 2024: si stima almeno un -80% fino al 90%. Fino a ieri raccolti 3.300 quintali di granchi prelevati dalle lagune (dato fornito dal Consorzio cooperative pescatori di Scardovari martedì 22 agosto) che sono tutti andati allo smaltimento. In media se ne raccolgono circa 130 quintali al giorno.
Coldiretti è tra i primi ad aver mostrato la versatilità gastronomica del crostaceo infestante, ma sa che non è questa la soluzione al problema: si stanno cercando delle filiere alternative, come l’utilizzo in impianti biogas.  Ma come è stato chiaramente detto stamattina non sono i granchi che rappresentano il nostro territorio, i pescatori vogliono continuare a coltivare cozze e vongole e pescare.

Il granchio è una specie aliena; il suo nome scientifico è Callinectes sapidus ed è diventato velocemente un’emergenza: Coldiretti ha sempre portato ai tavoli istituzionali il punto della situazione chiedendo più attenzione a questo fenomeno che ora ha dimensioni inquantificabili. Più volte Coldiretti ha ribadito che le lagune polesane erano in uno stato di sofferenza ambientale che ha provocato altri disagi, economici e sociali. Se non si raccolgono  più molluschi non c’è più lavoro per gli addetti. E probabilmente non ce ne raccoglieranno per molto tempo, perché le perdite riguardano sia il prodotto maturo che quello presente nelle nursery, le zone di semina, infatti questi crostacei indesiderati stanno mangiando avidamente e indistintamente quello che trovano nelle lagune. Coldiretti quotidianamente fa una ricognizione della situazione, che purtroppo si sta aggravando di giorno in giorno.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto

25 agosto – 3 settembre 2023, al via la 29a edizione del Film Festival della Lessinia (con una speciale anteprima il 24/8)

29FFDL_ANHADUn’edizione che guarda alla storia, partendo dallo sguardo romantico dei viaggiatori europei di inizio Novecento sulle montagne italiane, per aprirsi a temi di stringente attualità come l’impatto del turismo e dei cambiamenti climatici di massa sulle terre alte. Un’edizione che mette al centro la Lessinia e Bosco Chiesanuova, in provincia di Verona, pur ampliando notevolmente la sua connotazione internazionale, che investe sulla programmazione cinematografica e di pari passo arricchisce le proposte culturali, laboratoriali ed espositive. Il 29°Film Festival della Lessinia (FFDL) (in alto una foto di un film in concorso), quasi ad anticipare la trentesima edizione del 2024, ha scavato nelle “radici” che lo hanno visto nascere, crescere e affermarsi come la seconda manifestazione cinematografica internazionale del Veneto. Sono 122 gli eventi in programma a Bosco Chiesanuova dal 25 agosto al 3 settembre: dieci giorni a cui si aggiunge una serata di anteprima il 24 agosto (novità assoluta) nella piazza della Chiesa.

Sul grande schermo del Teatro Vittoria, il programma cinematografico (mai così ricco per numeri e provenienze) tesse rimandi e approfondimenti tematici con le altre iniziative culturali: le presentazioni letterarie e le tavole rotonde di Parole Alte, il calendario di laboratori ed escursioni, le quattro mostre, i concerti, le offerte enogastronomiche con il coinvolgimento delle realtà produttive locali. E lo sguardo sempre rivolto ai temi del green e della sostenibilità che anche quest’anno sono rimarcati dall’adesione al manifesto e al progetto del Verona Green Movie Land (VGML).

Anteprima. Il Festival apre con un’anteprima che guarda al futuro del cinema. Sullo schermo sotto il campanile di Bosco Chiesanuova, il 24 agosto, il Festival propone una selezione di cortometraggi girati in formato verticale in collaborazione con Vertical Movie Festival. Il richiamo allo sguardo verticale crea parallelismi con la verticalità dell’ambiente montano. Ma sono i temi del Festival, in particolare quelli ambientali, a essere raccontati con una nuova e potenzialmente “esplosiva” forma cinematografica che guarda soprattutto alle giovani generazioni. La serata ha come ospite Salvatore Marino, direttore artistico del Festival, la cui sesta edizione si svolge a Roma, a ottobre.

È l’attore Fabio Testi l’ospite speciale della ventinovesima edizione, protagonista della serata di apertura (25 agosto) della rassegna per ricevere il Premio Protagonisti del Tempo. In quell’occasione è l’interprete dei testi che accompagnano un evento cinematografico unico, realizzato con Cineteca di Bologna e Museo del Cinema di Torino. Il Festival proietta 13 cortometraggi di inizio Novecento del Grand Tour sulle montagne italiane, dal celebre film Ascensione al Cervino di Mario Piacenza del 1911, rari frammenti di pellicole che conducono sull’altopiano della Carnia, nelle cave di Massa e Carrara, lungo gli Appennini fino al Vesuvio e all’Etna. La colonna sonora originale è composta ed eseguita dal vivo da Thomas Sinigaglia alla fisarmonica.

I film. Il Festival presenta 90 film provenienti da 40 Paesi con 27 anteprime italiane, di cui 4 anteprime mondiali. È la programmazione più ampia della sua storia, selezionata da 1004 opere giunte in selezione da 107 Paesi. Una selezione di 37 film sarà disponibile sulla piattaforma online MyMovies.it. Inoltre, il Festival amplia lo sforzo nella valorizzazione delle cinematografie emergenti presentando, in una rosa di Paesi di tutti e cinque i continenti, opere provenienti in special modo dall’Africa Nera (Burkina Faso, Benin e Ruanda) e da Nepal, Palestina, Armenia, Kazakistan, Marocco, Colombia. Sono attesi in Lessinia come ospiti oltre 20 registi e registe assieme ad alcuni protagonisti dei film.

La sezione Concorso conta 12 lungometraggi e altrettanti cortometraggi in competizione per la Lessinia d’Oro al miglior film in assoluto (sostenuto dal Comune di Bosco), la Lessinia d’Argento al miglior lungometraggio (sostenuto da Europe-Direct della Provincia di Verona) e al miglior cortometraggio; il Premio della Giuria internazionale composta dai registi Micol Cossali (Italia), Irene Gutiérrez Torres (Spagna), Stefan Pavlović (Paesi Bassi), Pedro Figueiredo Neto (Portogallo) e Fanny Rösch (Germania). Altri riconoscimenti sono: Premio del Curatorium Cimbricum Veronese al miglior film di regista giovane; Green Planet Movie Award al miglior film della sezione FFDLgreen (sostenuto da Log To Green); Premio della Cassa Rurale Vallagarina al miglior film sulle Alpi; Premio MicroCosmo della gIuria dei detenuti del Carcere di Verona; Premio dei bambini; Premio del pubblico Cantina Musella. Ulteriori info: Film Festival della Lessinia

Fonte: Servizio stampa Film Festival della Lessinia

Unicarve, rinnovati i vertici, prossimo passo il Piano di settore per la zootecnia bovina da carne da portare alla Conferenza Stato-Regioni. Dal 20 al 25 agosto a Padova il Congresso Internazionale di Scienza e Tecnologia della Carne

Fabiano BarbisanL’Assemblea generale di Unicarve (Associazione Produttori Carni Bovine) si è riunita loscorso 26 giugno al Crowne Plaza di Padova in occasione del convegno nazionale della zootecnia bovina da carne, ed ha approvato il bilancio delle attività svolte nell’anno 2022, con un saldo positivo. E’ stato infatti registrato  un aumento della base associativa, e un incremento delle attività sul fronte dei servizi ai soci nonché la partecipazione a progetti di settore, di respiro nazionale ed internazionale.

Eletto in sede assembleare il nuovo Consiglio direttivo, che rimarrà in carica per i prossimi quattro anni, con la riconferma all’unanimità del presidente Fabiano Barbisan (nella foto in alto). Unanimità raggiunta anche per l’elezione del vicepresidente Fabio Scomparin, figura importante della zootecnia bovina da carne in Italia, in quanto presidente della Stalla Sociale di Monastier (TV), un’azienda in continua crescita, sia sotto il profilo della qualità, sia per lo sviluppo economico di strutture e attività connesse con l’allevamento, nonostante le difficoltà di mercato in cui si dibatte il settore. Insieme a Barbisan e Scomparin, sono stati eletti i consiglieri Casimiro Andretta, Giorgio Durante (presidente della Cooperativa Allevatori di Volpago del Montello), Marco Fortuna (presidente dell’OP Scaligera), Mario Paolo Guzzo, Roberto Marchetti (settore vitelli a carne bianca),  Andrea Mezzanato, Gabriele Pangrazio, Willy Pesce, Ignazio Scappin (presidente della Stalla Sociale di Bonavigo), Fabio Taschini. Riconfermati i Sindaci revisori dei conti: Franceso Scappini, presidente del Collegio, Paolo Mingardo e Lucio Leoni. Nominato anche il collegio dei Probiviri con presidente Mariano Patergnani, membri Roberto Meneghini e Giampietro Omenetto. Nella prima riunione del nuovo Consiglio è stato preso in esame il Piano Carni Bovine Nazionale, riconfermando la validità del progetto e condivisa la necessità di dar vita ad un “Piano di Settore per la Zootecnia Bovina da Carne”, da portare, quanto prima, all’approvazione della Conferenza Stato-Regioni.

Si svolgerà a Padova, dal 20 al 25 agosto, il 69° Congresso Internazionale di Scienza e Tecnologia della Carne (ICoMST). L’ultimo in Italia si è tenuto a Roma nel 2002. Dopo una lunga pausa di 21 anni, Padova e l’Italia tornano ad essere il riferimento mondiale per la zootecnia da carne. Il tema principale del congresso è “From Tradition to Green Innovation”. Saranno ospiti diverse organizzazioni accademiche provenienti da oltre 55 paesi che incarnano la collaborazione delle menti più brillanti nella scienza della carne, nella ricerca e nell’innovazione. Famosi scienziati, ricercatori e studiosi presenteranno lavori di ricerca avanzati, discuteranno dei temi caldi, scambieranno idee e condivideranno le loro esperienze su tutti gli aspetti della scienza e della tecnologia della carne. Parlando di tradizione e di innovazione sostenibile nell’ambito della produzione di carne, non poteva mancare il supporto del Consorzio Sigillo Italiano che su questi temi sta organizzando tutta l’attività basata sui disciplinari di produzione SQNZ (Sistema di Qualità Nazionale in Zootecnia). Il percorso verso la sostenibilità, come sinonimo di qualità ed eccellenza, passa anche attraverso la ricerca e lo studio di tutte le fasi produttive. La partecipazione al congresso da parte del Consorzio Sigillo Italiano, e di tutte le organizzazioni associate, vuole essere un punto di partenza per intrecciare relazioni con il mondo accademico al fine di sviluppare progetti che possano coinvolgere in prima persona gli operatori della filiera ed in particolar modo gli allevatori, vero fulcro e punto di partenza per le produzioni di qualità.La partecipazione del Consorzio Sigillo Italiano a ICoMST si è resa possibile grazie al contributo fondamentale del Consorzio Carni Qualità Piemonte che ha messo a disposizione le risorse del progetto di comunicazione finanziato con i fondi del bando 2 della misura 3.2 del PSR 2014-2020 della Regione Piemonte annualità 2022/2023.

Fonte: Servizio stampa Unicarve/Consorzio Sigillo Italiano