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Dal 23 marzo iniziano le visite del corso “Fra le ville venete – Il museo diffuso della Riviera del Brenta, fra Milanese e Saccisica” dell’Associazione La Brenta Sicura, iscrizioni entro il 15 marzo

0-1L’Associazione La Brenta Sicura, con il prezioso supporto scientifico degli architetti Massimo Benetollo, Mauro Manfrin, Antonio Sarto, propongono anche quest’anno il corso di conoscenza delle ville venete della Riviera del Brenta ma anche nei vicini territori del Miranese e della Saccisica, come era stato pensato dall’architetto Antonio Draghi (scomparso nel 2022) nella sua lungimirante visione di Museo Diffuso, ovvero di valorizzazione delle ville e dei paesaggi che si affacciano sulle storiche acqua del Naviglio del Brenta. Le iscrizioni, finalizzate ad avere al massimo 40 partecipanti, sono da effettuare entro il 15 marzo. La partenza delle visite è prevista il 23 marzo, orario 9-11. 

L’aspetto che il corso cercherà di far conoscere sarà orientato al rapporto tra i giardini e il “verde” nelle ville: si partirà da villa Pisani a Stra, l’eccellenza turistica della Riviera, con il suo parco storico, il labirinto, l’area degli agrumi e l’apparato di statue, arredi e percorsi che la contraddistingue. Si continuerà nei parchi pubblici che si sviluppano lungo il fiume Muson nel centro storico di Mirano, tra i mulini, di sopra e di sotto e quindi a Mira, partendo dalle aree naturalistiche dei Molinetti per arrivare al parco giardino annesso a villa Levi-Morenos, una delle ville che meriterebbero il recupero per un uso collettivo.

Tra le ville recuperate da conoscere, si visiterà una delle più importanti e significative della Riviera, villa Ferretti Angeli realizzata a Dolo su progetto dell’architetto Vincenzo Scamozzi, con il suo oratorio e gli spazi esterni, per spostarsi quindi nel graticolato romano di Pianiga dove si trova villa Calzavara-Pinton. Il tour proseguirà nei territori bonificati della Saccisica visitando villa Roberti a Brugine e infine a Noventa Padovana dove conosceremo la rinnovata villa Giovanelli Colonna.

Non poteva mancare la proposta per un punto di osservazione diverso, quello che porterà i corsisti con il battello lungo il Naviglio, percorrendo un tratto di quella via d’acqua storica di collegamento tra Padova e Venezia che meriterebbe maggiore attenzione da parte dei cittadini e delle amministrazioni e con l’opportunità di visitare i borghi risalendo gli argini piuttosto che arrivare dalle trafficate vie carrabili. Perché talvolta è importante scegliere il punto di vista appropriato per cogliere appieno il senso dei luoghi, la loro storia e il significato che caratterizza il loro presente, per riuscire anche a progettare adeguatamente il loro futuro.

Per ogni informazione sui costi è disponibile la mail eventibrentasicuro@gmail.com e il numero whatsapp 347 2305979

Fonte: Associazione La Brenta Sicura

Al via l’Osservatorio dei Cittadini sulle piene nel territorio del fiume Adige

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Integrare il sistema di gestione delle emergenze da alluvioni nel veronese e vicentino attraverso la collaborazione e lo scambio di informazioni tra Amministrazioni e cittadini così da creare una comunicazione bidirezionale, in grado di coinvolgere attivamente la cittadinanza al fine di renderla partecipe durante un evento alluvionale. È questo l’obiettivo dell’“Osservatorio dei Cittadini sulle piene” che coinvolgerà i comuni ricadenti nella parte veneta del bacino dell’Adige sia nella provincia veronese che vicentina.

Cittadini sentinelle del territorio. L’Osservatorio si presenta attraverso una piattaforma virtuale, amicoalpiorientali.eu, che permette di visionare in tempo reale i dati delle stazioni di monitoraggio che verranno installate in siti strategici lungo il corso del fiume Adige. Inoltre, grazie all’applicazione mobile COapp, scaricabile su ogni smartphone e facile da usare, i cittadini potranno inviare segnalazioni territoriali e ricevere notifiche in anticipo in caso di pericolo di alluvione, verificare il livello dei corsi d’acqua in diversi luoghi di interesse. Uno strumento che darà vita a una community gestita dai tecnici dell’Autorità di bacino Distrettuale delle Alpi Orientali che, tramite una cabina di regia, coinvolgeranno – con ruoli diversi e integrati tra loro – cittadini, amministrazioni comunali e stakeholder dei comuni del territorio veronese e vicentino.

Attualmente sono già attivi tre Osservatori dei cittadini: sul bacino del Brenta-Bacchiglione, sul bacino del Tagliamento e sul bacino del Piave, quest’ultimo operativo dal 14 febbraio scorso.

Fonte: Servizio stampa Ordine degli Ingegneri di Verona

Maltempo, Anbi Veneto, le casse anti allagamento salvano il territorio, ma sono necessari anche i bacini multifunzione

 

Retrone 28-2-2024I Consorzi di bonifica sono stati impegnati in questi giorni, con squadre che operano 24 ore su 24, a fronteggiare eventi meteo che hanno messo a dura prova soprattutto i territori vicentini e padovani. Attraverso gli impianti idrovori hanno cercato svuotare il più velocemente possibile l’acqua presente nel reticolo idraulico in gestione e nelle campagne. In alcuni punti lo scarico nella rete principale è stato rallentato per consentire il passaggio delle onde di piena causate anche dai rilasci dei bacini più a monte. Particolarmente delicata è stata la situazione del reticolo afferente al fiume Gorzone (nella foto in alto Alessandro Bedin)  i cui livelli hanno costretto a tener spenti alcuni impianti di pompaggio causando allagamenti in diverse aree, per lo più agricole.

Aumento temperatura in quota pericolose. “È una corsa contro il tempo – spiega Francesco Cazzaro, presidente di ANBI Veneto – perché in queste ore ore sono previste ulteriori precipitazioni che, secondo le previsioni, dovrebbero essere meno intensi, ma che destano preoccupazione perché si preannunciano diffusi e interesseranno terreni già saturi e una rete idraulica ai limiti. In questo contesto, incideranno anche i prossimi aumenti delle temperature in quota e il conseguente scioglimento delle nevi che andrà ad aumentare gli apporti a valle.”

Rimpiangeremo l’acqua dolce di questi giorni la prossima estate? Aggiunge Cazzaro: “Le casse di laminazione realizzate dopo l’alluvione del 2010 hanno dimostranto la loro grande utilità nel garantire la sicurezza delle aree urbane.È opportuno comunque ricordare che esse hanno funzione di sicurezza idraulica e dunque, necessariamente, passato il maltempo, saranno svuotate; è dunque importante affiancare a queste grandi strutture, una rete di bacini multifunzione in grado di trattenere l’acqua in eccesso per utilizzarla nelle campagne nei momenti siccitosi. La situazione meteorologica che stiamo attraversando in queste ore sarà sempre più frequente a causa del cambiamento climatico; l’auspicio è che tra qualche mese, con la stagione irrigua, non ci si trovi a rimpiangere l’acqua dolce che si sta riversando sul nostro territorio e che è destinata a defluire a mare.”

Fonte: Servizio stampa Anbi Veneto

In Polesine, sinergie in atto tra agricoltura e cooperazione per aumentare il reddito delle aziende

Villa Nani 1-02-2024 (2)Creare unione tra le aziende agricole su percorsi comuni. In un momento delicato per l’agricoltura e per la stessa sopravvivenza delle imprese del primario, in cui i malumori esplodono in direzioni diverse, la cooperativa di prodotti e servizi per l’agricoltura Villa Nani di Castelguglielmo, in provincia di Rovigo, lancia il suo messaggio di unità e comincia per prima a dare l’esempio. Tutto il mondo dei soci, dei clienti e dei simpatizzanti che fa rete attorno alla vivace realtà cooperativistica altopolesana, ha mostrato il proprio consenso e approvazione, partecipando in massa all’annuale incontro tecnico primaverile: un approfondimento dei mezzi e delle tecniche di coltivazione più economicamente sostenibili con l’intervento di relatori specializzati, uno sguardo al percorso cooperativistico attuale dal punto di vista del Coordinamento di Confcooperative ed un immancabile momento conviviale, che crea nuove reti e collaborazioni, col tocco di uno chef d’eccezione, il sindaco di Bagnolo di Po, Amor Zeri.

Unirsi per fare massa critica. “La forza sinergica tra agricoltura e cooperazione per aumentare il reddito delle aziende” è il titolo della serata che si è svolta, la scorsa settimana, alla sala Polifunzionale di Runzi a Bagnolo, sede della Pro loco di Bagnolo di Po, che da anni collabora alle iniziative di Villa Nani.  «La cooperativa è sempre più radicata nel territorio e continua a raccogliere adesioni – ha commentato il presidente Damiano Giacometti. – È una grande soddisfazione, ma anche una responsabilità e una sfida entusiasmante. Non credo che ci siano altre strade per difendere il reddito delle nostre aziende agricole, se non unirsi per fare massa critica e, a nostra volta riuniti in cooperativa, creare dei percorsi assieme ad altre strutture cooperativistiche di secondo livello. Dobbiamo valorizzare e difendere la nostra agricoltura e il nostro territorio, che non è l’insieme dei singoli campanili». Oltre ai relatori tecnici, ha partecipato alla serata Emilio Pellizzari della cooperativa vicentina Agriberica e del Coordinamento cerealicolo veneto di Confcooperative, che ha segnalato le nuove opportunità da cogliere in collaborazione tra le coop di un territorio, e anche tracciato l’identikit della cooperativa economicamente sostenibile.

Tra gli interventi tecnici, si è parlato di concimazione, di irrigazione con ala gocciolante per mais e soia, di soluzioni per apportare sostanza organica al terreno, di mappatura satellitare delle campagne. Villa Nani ha presentato i servizi finanziari dedicati all’azienda agricola, con pagamenti rateali specifici e finanziamenti ad hoc.

Fonte: Servizio stampa Villa Nani

Alluvione a Vicenza febbraio 2024: bene i bacini di laminazione ma fermare il consumo del suolo è una priorità, oltre a lavorare con la Natura e non contro

Retrone 28-2-2024(di Alessandro Bedin, consigliere Argav) Nel 2010 c’è stata la grande alluvione a Vicenza; e si è ripetuta anche in questi giorni di fine febbraio 2024. Secondo diversi residenti è stata una alluvione tanto quanto quella del 2010. Secondo il governatore Zaia i bacini di laminazione (in particolare quello di Caldogno, realizzato a seguito dell’alluvione del 2010), hanno salvato la città e sarà necessario realizzarne altri ancora. Bisognerebbe essere più precisi. Sicuramente i bacini di laminazione hanno reso meno disastrosa l’alluvione di questi giorni ma il consumo di suolo (impermeabilizzazione del territorio), è un altro punto cardine sul quale non ci si interroga ancora e non si vuole incidere in nessun modo.

Ogni metro quadrato di suolo impermeabilizzato e morto è un metro quadrato di suolo in meno per l’assorbimento di acqua piovana. Se pensiamo che una casetta monofamiliare può impermeabilizzare centinaia di metri quadrati di suolo, immaginiamo cosa possono fare grandi centri commerciali ed industriali. E Vicenza ha una storia importante. Nel 2004 l’Accademia Olimpica di Vicenza ha certificato, con dati scientifici inequivocabili, che l’urbanizzazione aveva superato di 10 volte le reali necessità della Provincia di Vicenza di avere edifici (di tutti i tipi). Nel 2017 la Confartigianato ha censito i capannoni abbandonati e solo per la provincia di Vicenza il numero era 2.170! Sono passati vent’anni e durante questo periodo l’impermeabilizzazione sistematica del territorio non si è mai fermata, anzi. L’indice demografico non è in attivo, anzi!

Dopo questa ennesima alluvione (anche se non totale), bisognerebbe essere onesti e dire che si è affrontato un problema complesso solo in modo monodisclipinare, cioé idraulico, senza considerare altri aspetti. Così, considerato solamente da un punto di vista idraulico, il Retrone (nella foto in alto) è stato rettificato negli anni ’60 e all’inizio del secolo in corso è stata confermata questa rettifica senza pensare di recuperare vecchi meandri del fiume che assolvevano lo scopo di rallentare e trattenere l’acqua anziché spedirla velocemente a valle come avviene ora (anche se è stato realizzato un piccolo bacino di laminazione a Creazzo).

Se vediamo il problema in modo multidisciplinare, come ci insegnano i manuali e le pubblicazioni di questi ultimi anni (ma ancora poco conosciuti o non resi operativi da tutti), bisogna dire che fermare il consumo di suolo è la priorità.

Poi lavorare con la Natura e non contro, sfruttando le innumerevoli potenzialità della vegetazione di infiltrare acqua piovana in profondità. Non avete mai visto quando piove cosa succede agli alberi? Diventano dei corsi d’acqua verticali; l’acqua scorre attraverso i rami, il tronco e l’acqua si infiltra nel terreno attraverso un apparato radicale che è sempre molto più esteso di quanto vediamo sopra la superficie del terreno. Sicuramente sarà necessario anche realizzare nuovi bacini di laminazione ma se pensiamo solo a questi crediamo davvero che una risposta semplice e monodisciplinare possa affrontare e risolvere un problema complesso?

Se è vero che alcune pavimentazioni delle aree urbanizzate sono state realizzate in materiali permeabili è anche vero che ciò non è sufficiente. Una giusta presenza di alberi che, attraverso apparati radicali estesi possono aiutare notevolmente all’efficacia di infiltrazione di acqua in profondità, sono indispensabili (anche per il miglioramento microclimatico, e soprattutto nei parcheggi che si vedono ancora realizzati senza alberi o con alberelli striminziti in spazi insufficienti per poter svilupparsi secondo le caratteristiche della specie).

Esperienze come il progetto Beware dell’alto vicentino non possono essere progetti sperimentali isolati e volontari ma diffusi e obbligatori per rendere il territorio urbanizzato una sorta di spugna con tanti interventi diffusi di infiltrazione d’acqua. La narrazione è complessa e articolata e così devono essere le risposte: multidisciplinari, articolate, non mono direzionali.

2-4 marzo 2024, a Godega di Sant’Urbano (TV) torna il Festival delle Dop Venete 

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Si avvicinano le date del Festival delle Dop, evento promosso da Regione del Veneto e Veneto Agricoltura, che avrà luogo dal 2 al 4 marzo 2024 presso la Fiera di Godega di Sant’Urbano (TV).

In mostra i prodotti dell’agroalimentare regionale insigniti dei marchi di qualità dell’Unione Europea, quali le Dop (Denominazioni di Origine Protetta), le Igp (Indicazioni Geografiche Protette) e le Sta (Specialità Tradizionali Garantite), oltre ai prodotti a marchio Qv (Qualità Verificata).
Nella giornata di domenica 3 marzo, nell’area show-cooking, A.Pro.La.V (Associazione Regionale Produttori Latte del Veneto) propone tre degustazioni di formaggi aperte al pubblico (su prenotazione). Inoltre, U.Vi.Ve (Unione Consorzi Vini Veneti DOC e DOCG) organizza una masterclass rivolta a enologi e alla stampa di settore. Per maggiori dettagli sul programma e altre informazioni utili, è possibile consultare il seguente link

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Focolaio di influenza aviaria in un allevamento di tacchini nel Padovano, rafforzati i controlli nel pollame e la sorveglianza nelle specie selvatiche

influenza-aviaria-autorita-europee-raccomandano-maggiore-protezione-dagli-uccelli-selvaticiL’influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI) continua ad essere una seria minaccia per la sanità pubblica e la sostenibilità dell’industria avicola a livello globale. Il Centro di referenza nazionale per l’influenza aviaria presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe) ha confermato lo scorso 20 febbraio una positività da virus H5N1 HPAI in un allevamento di circa 39.000 tacchini da carne nel comune di Piove di Sacco, in provincia di Padova. Le autorità sanitarie, a seguito della convocazione dell’Unità di Crisi Regionale, hanno immediatamente disposto le azioni di gestione del focolaio e il monitoraggio negli allevamenti avicoli siti nelle zone di restrizione.

Si tratta di un evento molto particolare in questo periodo in Italia, anche se gli esperti considerano elevato il livello di rischio per gli allevamenti almeno fino a metà marzo. La vicinanza geografica degli allevamenti avicoli alle zone umide della Laguna veneta, maggiormente frequentate da uccelli acquatici, impone di rafforzare l’applicazione delle misure di biosicurezza nel pollame e la sorveglianza nei volatili domestici e selvatici.

Cambiano le specie coinvolte, aumentano i genotipi virali. “In Europa si è osservato un cambiamento delle specie di uccelli selvatici coinvolte e una maggiore diversificazione genetica del virus H5N1 – dichiara Calogero Terregino, direttore del Laboratorio di referenza europeo (EURL) per l’influenza aviaria presso l’IZSVe – mentre in Italia quest’anno il numero di soggetti positivi tra gli anatidi è stato inferiore rispetto agli anni precedenti, nonostante l’epidemia di HPAI in Europa nel biennio 2022-2023 abbia nel complesso superato l’anno epidemiologico precedente. Gli esatti motivi non sono ancora del tutto chiari ma è probabile che molte specie aviarie stiano acquisendo una graduale resistenza verso i virus HPAI, il che rende la loro circolazione ancora più subdola e difficile da intercettare se non con un grande sforzo di campionamento”. Tra le novità di questa ultima stagione invernale, in Europa si è assistito a un cambiamento delle specie più coinvolte dall’infezione dei virus HPAI. Se da un lato c’è stato un drastico crollo dei casi identificati nei gabbiani e nelle sterne, che lo scorso inverno erano stati decimati dal virus, altre specie sono state Invece pesantemente colpite, come nel caso delle gru cenerine, morte a migliaia in tutta Europa.

Sul fronte virale è stato osservato un forte calo dei rilevamenti del genotipo H5N1 denominato BB, che ha circolato ampiamente in Europa negli uccelli marini durante i mesi estivi. Da ottobre 2023 invece è aumentato il numero di altri genotipi in circolazione, molti dei quali non erano mai stati rilevati in Europa. Il cambiamento nella prevalenza dei genotipi individuati e l’aumento della loro diversità, probabilmente è dovuto alla diminuzione del numero di casi nei gabbiani e all’aumento della prevalenza nelle anatre e in altre specie di uccelli selvatici.

Altra novità rispetto agli anni precedenti è l’aumento ritardato del numero di positività ai virus HPAI negli uccelli acquatici, probabilmente a causa di un inizio più tardivo della migrazione invernale di diverse specie di uccelli selvatici per le alte temperature registrate in autunno; ad esempio, la migrazione autunnale del fischione nei Paesi Bassi ha raggiunto il suo picco circa 2-3 settimane più tardi nel 2023 rispetto ai tre anni precedenti. Negli anni precedenti questo aumento era già stato osservato all’inizio di ottobre, mentre quest’anno si è verificato solo a partire da novembre.

Tra le specie più pericolose per la diffusione dei virus HPAI ritroviamo sempre le anatre selvatiche (germani, alzavole, fischioni, codoni, mestoloni, canapiglie). Queste specie sono in grado di trasportare virus anche molto patogeni per il pollame senza manifestare sintomatologia. Per questo motivo la cosiddetta sorveglianza attiva, ossia quella rivolta sugli animali apparentemente sani, è fondamentale per identificare il virus.

Collaborazione con le associazioni venatorie e i Centri di recupero della fauna selvatica. Negli ultimi due anni i laboratori di virologia di Padova e Verona dell’IZSVe hanno svolto un’intensa attività di sorveglianza negli uccelli selvatici per acquisire informazioni essenziali sulla diffusione dei virus HPAI. Ancora Terregino: “Tra le armi di cui disponiamo per combattere l’influenza aviaria c’è sicuramente la sorveglianza negli uccelli selvatici, in particolare degli uccelli acquatici migratori, perché ci permette di intercettare precocemente la presenza del virus in un determinato territorio e di prendere le appropriate misure di prevenzione. La sorveglianza nei selvatici è importante anche per ampliare le nostre conoscenze sulla dinamica di diffusione di questi virus, capaci di adattarsi facilmente a nuove specie attraverso le quali possono colonizzare nuovi territori.” Per le attività di sorveglianza sono state coinvolte le associazioni venatorie, i singoli cacciatori, le valli da pesca della Laguna Veneta i Centri di recupero della fauna selvatica (CRAS). La collaborazione con queste realtà si è rivelata molto preziosa ai fini dell’individuazione precoce della circolazione di virus influenzali aviari HPAI nell’avifauna selvatica su tutto il territorio. Le associazioni venatorie e i singoli cacciatori hanno messo a disposizione i carnieri per cercare il virus che gli uccelli cacciati possono albergare al loro interno o trasportare sul piumaggio. In Veneto, gli animali conferiti tra ottobre 2022 e febbraio 2024 sono stati 2.809, dalle province di Verona, Padova, Rovigo e Venezia. Sono stati eseguiti 3.229 esami, con una positività del 2,3%. Sono state inoltre coinvolte le valli da pesca della Laguna Veneta che rappresentano delle ottime aree di svernamento per molti volatili selvatici. Qui, con la collaborazione dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), sono state installate delle gabbie utilizzate per catturare e poi rilasciare gli uccelli acquatici dopo essere stati inanellati, al fine di studiare i loro spostamenti durante le migrazioni. Anche da questi soggetti si prelevano campioni (tamponi) per ricercare i virus influenzali. Grazie anche al contributo dei Centri di recupero della fauna selvatica, sono stati identificati alcuni casi di infezione da virus HPAI in Veneto, Piemonte ed Emilia Romagna in queste specie. Su 1.992 campioni analizzati, è risultato positivo il 2,36%, valore che conferma quanto osservato negli animali cacciati.

Fonte: Servizio stampa IZSVe

Soci Argav a Creazzo alla scoperta di giardini didattici e specialità al broccolo fiolaro

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(di Alessandro Bedin, consigliere Argav) Oramai una tradizione. Sabato 3 febbraio scorso Argav ha fatto visita a Creazzo (VI) per un pranzo a base di broccolo fiolaro alla pizzeria Bellavista, da Graziano Cortese (nella foto in alto, credits A. Bedin).

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L’occasione è stata anticipata da una breve visita al percorso ciclo-pedonale lungo il fiume Retrone per vedere la semplificazione della sistemazione idraulica, un bacino di laminazione e il relitto di un vecchio meandro del fiume, quand’era ancora meandriforme. Prima di salire in collina per il pranzo è stata fatta una breve visita all’area di pertinenza della scuola A. Manzoni (foto in alto), che è stata oggetto di un finanziamento del Ministero dell’Istruzione nel 2022, per “la realizzazione o la risistemazione di orti didattici e di giardini a fini didattici, innovativi e sostenibili, all’interno di uno più plessi delle istituzioni scolastiche del primo ciclo, volti anche a riqualificare giardini e cortili, trasformandoli in ambienti di esplorazione e di apprendimento delle discipline curricolari, delle scienze, delle arti, dell’alimentazione, degli stili di vita salutari, della sostenibilità, favorendo nelle studentesse e negli studenti una comprensione esperienziale e immersiva del mondo naturale e una educazione ambientale significativa e duratura”.

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I giardini didattici consentono di poter apprendere in modo cooperativo, assumendo responsabilità di cura nei confronti dell’ambiente e dell’ecosistema, con impatti emotivi positivi e gratificanti. La cura di questi spazi scolastici può, altresì, favorire anche il coinvolgimento dei genitori e dei volontari, rafforzando il ruolo della scuola nella comunità. Un’opportunità di poter portare gli alunni, bambini e ragazzi del paese, a fare esperienze nella Natura, magari con il coinvolgimento dei genitori e quindi della comunità.

L’IZSVe sostiene le Cucine economiche popolari di Padova

cucine-03Salvare il cibo dallo spreco e ridurre l’impatto ambientale ed energetico dovuto al suo smaltimento. Per farlo basta un piccolo gesto di solidarietà. È questo l’obiettivo dell’iniziativa promossa dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe) a sostegno delle Cucine economiche popolari di Padova, attraverso la distribuzione di alimenti integri a lunga conservazione recuperati dai laboratori e riutilizzabili a fini di solidarietà sociale. “Grazie a una normativa esistente, la legge cosiddetta del ‘Buon Samaritano’, è possibile inviare alimenti che non vengono utilizzati per le analisi di laboratorio, ma ancora perfettamente commestibili e sicuri” – dichiara la dg Antonia Ricci – “Abbiamo scelto di dare una mano alle Cucine Popolari perché sono una bellissima realtà che ogni giorno offre circa 300 pasti a persone in difficoltà provenienti da più di 80 paesi diversi da tutto il mondo: davvero un posto senza confini! Con questo gesto vogliamo contribuire ad evitare un inutile e costoso spreco, anche in termini ambientali, e aiutare chi si occupa di accoglienza e sostegno a chi è in difficoltà.”

Si tratta di alimenti che vengono prelevati nell’ambito dei campionamenti per i controlli ufficiali e conservati in laboratorio come ‘controcampioni’, destinati nella stragrande maggioranza dei casi ad essere distrutti. Finora sono state effettuate quattro consegne per un totale circa 835 kg di alimenti.Le prime consegne alle Cucine popolari sono cominciate a febbraio, con 562 kg di olio, riso, pasta, farine, tonno, legumi, frutta secca e cracker, e proseguiranno nel tempo con cadenza regolare. Altri 273 kg di alimenti, come per esempio quelli per l’infanzia, sono stati portati all’Emporio Solidale gestito dalla Cooperativa Alisolidali, sempre a Padova, dove è possibile fare la spesa, gratuitamente, da parte di famiglie in difficoltà.

I prodotti alimentari conservati nei laboratori IZSVe sono: riso, pasta, farine, caffè, tonno, legumi, cereali, frutta a guscio, spezie, cacao, tè, bevande, olio (semi, extra-vergine di oliva, arachidi, canapa), vino e birra, prodotti per l’infanzia (omogeneizzato, farine, succhi, pasta, biscotti), miele, cracker. Nel 2023 le Cucine economiche popolari hanno garantito più di 77.500 pasti, 2.600 prestazioni sanitarie e 4.650 docce.

Fonte: Servizio stampa IZSVe

 

Disponibilità della risorsa idrica in Veneto nel mese di gennaio 2024

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Nel mese di gennaio le precipitazioni medie sono state superiori del 40% rispetto al valore atteso, anche se concentrate soprattutto nella fascia pedemontana della regione. Nell’anno idrologico la situazione della bassa pianura è infatti assai diversa dalle aree pedemontane, con ad es. 171 mm a Rovigo da ottobre ad oggi, contro un valore medio regionale di 436 mm. Inoltre le precipitazioni si concentrano in pochi eventi distanziati l’uno dall’altro, con diversi giorni successivi senza precipitazioni.

La copertura nevosa al termine del mese vede un’annata che si sta riportando faticosamente sulla fascia bassa di un range di normalità. La parte iniziale della stagione è stata scarica di risorsa, ovvero di quella neve che a seguito di processi di ricongelamento sarebbe la più duratura all’arrivo della primavera.

Temperature. Gennaio ha fatto registrare, in particolare nella parte finale del mese, su tutta la regione temperature abbondantemente superiori alla media storica del periodo. Peraltro il mese si chiude complessivamente con un’anomalia in eccesso di temperatura rispetto alla media dopo che le due prime decadi si erano attestate appena sotto la media. È il sintomo che l’ultima parte del mese è stata caldissima, con grande rischio per la tenuta della risorsa nivale.

E’ sempre più importante contemplare il ruolo della componente evapotraspirativa ai fini della valutazione sulla disponibilità di risorsa idrica: l’indice SPEI a 3 mesi infatti segnala la presenza di diffusi fenomeni siccitosi; le falde sono generalmente in lenta ripresa, ad eccezione del comprensorio veronese ancora in grave crisi.

Fonte: Servizio stampa Anbi Veneto