• Informativa per i lettori

    Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Policy nel menu
  • Post più letti

  • Archivio articoli

Previsioni vendemmiali 2023 nel Triveneto: qualità delle uve buona, ma non eccezionale, rese produttive in aumento di qualche punto percentuale per quasi tutte le cultivar

wine 3646190_1920Venerdì 18 agosto scorso sono stati presentati on line le previsioni vendemmiali 2023 nel Triveneto nel corso del secondo focus del Trittico Vitivinicolo Veneto, “storico” evento (49^ edizione) organizzato da Regione del Veneto e Veneto Agricoltura in collaborazione con Avepa, Arpav, Crea-Ve e Uvive. “Dovremmo affrontare sempre più tematiche relative ad eventi meteorologici estremi: si ripresenteranno annate siccitose come il 2022, o annate particolarmente piovose come quest’anno. La viticoltura regionale e italiana sta dimostrando di essere in grado di affrontare queste situazioni climatiche che non sono neanche più dei cambiamenti, ma la realtà attuale. Problema principale di questa annata sono state le malattie fungine, a cui i viticoltori hanno saputo rispondere bene, con ottimi risultati, grazie a trattamenti sempre più mirati e precisi. Per questo in Veneto ci si attende rese produttive in leggero aumento, così come la produzione complessiva, anche per l’incremento delle superfici vitate”, commentato Nicola Dell’Acqua, direttore di Veneto Agricoltura.

Un’annata che viene definita da più voci come difficile. “Gli elementi che hanno caratterizzato l’annata finora sono stati l’instabilità climatica e le frequenti precipitazioni, anche a carattere grandigeno, e l’alta pressione delle malattie fungine, peronospora su tutti e in particolare nei vigneti a conduzione biologica” – ha sottolineato Patrick Marcuzzo del Crea VE di Conegliano nel suo intervento, per poi entrare nel dettaglio dei dati raccolti da un panel di tecnici e agronomi delle più importanti cantine e produttori del Veneto. “Nelle aziende che applicano la difesa integrata, i danni causati dalla peronospora sono stati nell’ordine del -5/10% di perdita quantitativa, mentre nelle aziende che applicano il metodo di coltivazione biologica tali perdite sono state superiori, per lo più comprese tra il -10/20%. Superiore al 2022 anche l’incidenza di altre fitopatie come il mal dell’esca e la botrite, mentre la flavescenza ha avuto un incremento meno significativo. La grandine ha colpito duramente diversi areali produttivi, con perdite della produzione che hanno raggiunto anche il -20%”.

Rese produttive. Nel complesso, in virtù di una maggiore fertilità delle gemme e un maggiore ingrossamento degli acini per le buone disponibilità idriche, ci si attende un aumento delle rese produttive per la maggior parte delle varietà in tutte le province. Di conseguenza, considerando anche l’entrata in produzione di nuove superfici vitate, la produzione complessiva di uva raccolta in Veneto dovrebbe salire a circa 15,9 milioni di quintali, in crescita del +5/6%.

La vendemmia dovrebbe iniziare con 5-10 giorni di ritardo rispetto alle consuete date, a seconda delle cultivar più precoci o tardive. I primi grappoli saranno quelli delle varietà precoci (Pinot e Chardonnay per basi spumante) il cui inizio ufficiale è in programma tra il 28 agosto e i primi giorni di settembre, ma va detto che in alcune aree del vicentino e del padovano la raccolta potrebbe iniziare già dalla prossima settimana. Seguirà la vendemmia di tutte le altre varietà: la Glera (Prosecco) dovrebbe partire dal 15 settembre, Merlot dal 18, Corvina dal 20, Garganega dal 25, solo per citare alcuni tra i principali vitigni veneti.

Sintesi previsioni vendemmiali nel Triveneto. Nella provincia di Belluno la produzione viene prevista sostanzialmente in linea con quella dello scorso anno (+2/3%), salvo nelle zone colpite da grandinate. A Padova e Rovigo invece le previsioni sono più ottimistiche e ci si attende una produzione superiore del +10% rispetto al 2022 per le principali varietà. Fanno eccezione, nella provincia di Rovigo, il Merlot, la cui resa dovrebbe essere invariata, e il Pinot grigio, per cui si prevede una minor produzione (-10%) a causa degli estirpi dovuti agli attacchi di Flavescenza dorata. Nella provincia di Treviso ci si attende un incremento della produzione di Glera (+10%) e invece una riduzione dei quantitativi dei vitigni a bacca rossa (-3/5%), più elevati per le varietà non Doc/Docg, non tanto per questioni fenologiche e climatiche (fatte salve le zone colpite da eventi grandigeni) ma per scelte imprenditoriali di prediligere l’impianto di vitigni a bacca bianca. A Venezia, ottima fertilità, numero di grappoli e ingrossamento degli acini fanno prevedere un aumento produttivo soprattutto per Glera e Chardonnay, mentre più stabile dovrebbe essere la produzione delle varietà a bacca nera, sempre fatto salvo gli areali danneggiati dalla grandine. Gli stessi effetti positivi, a cui si aggiunge l’entrata in produzione di nuove superfici vitate, si prevede sosterranno la produzione in maniera più significativa anche nelle province di Vicenza e Verona. A Vicenza è atteso un aumento dei quantitativi raccolti di circa il +15% per tutte le varietà, mentre a Verona l’incremento di produzione dovrebbe attestarsi a circa il +10% per i principali vitigni coltivati e al +5/7% per le varietà minori, sia bianche che nere. Nel Nord Est, nelle due provincie autonome di Trento e Bolzano, ci si attende una maggior produzione di circa il +10/15%, da un lato per le condizioni meteorologiche più favorevoli rispetto al 2022 e dall’altro per l’entrata in produzione di nuovi vigneti. Quest’ultimo aspetto ha invece inciso poco o per nulla sui risultati previsti nella regione autonoma Friuli-Venezia Giulia, dove la produzione è attesa in crescita del +5/10%, esclusivamente per l’andamento climatico, laddove non si sono avuti fenomeni grandigeni o problematiche fitosanitarie (peronospora).

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Alto Vicentino/2. La tradizione contadina rivive nell’Ecomuseo della Paglia di Crosara di Marostica. Per chi desidera, possibilità di imparare l’arte dell’intreccio.

Cappelli Ecomuseo Crosaradi Marina Meneguzzi, consigliere Argav) Trecento anni, per la precisione dal 1640 al 1950. Tanto è durata la storia e il primato di Crosara di Marostica in fatto di lavorazione della paglia di frumento utilizzata per creare elegantissimi cappelli e borse di alta moda esportati in Italia e all’estero. A testimoniarne l’antica grandezza, offuscata soprattutto dall’avvento nel secondo dopoguerra delle materie plastiche, oggi è un piccolo e prezioso Ecomuseo, dal 2001 parte della rete museale dell’Alto Vicentino.

Situato al centro del paese, crocevia (da qui il nome Crosara) fra l’antica strada armentaria percorsa dalle greggi che salivano verso l’altopiano dei Sette comuni e le vie che collegano San Luca e Pedalto, altre frazioni di Marostica, l’Ecomuseo è un edificio a tre piani riqualificato (nella foto di apertura un particolare della prima sala, foto Marina Meneguzzi), un tempo sede del Comune e poi della scuola elementare. A custodirlo e ad arricchirlo quando possibile con un lavoro appassionato di ricerca e recupero di testimonianze, è “Terra e Vita”, in convenzione con il comune di Marostica. L’associazione è composta da un gruppo di appassionati desiderosi di non far perdere alla comunità la memoria di una tradizione popolare che ha segnato la vita di migliaia di persone di tutte le età, dai bambini agli anziani, coinvolte quotidianamente nel faticoso lavoro della coltura e dell’intreccio. In occasione della nostra visita all’Ecomuseo lo scorso 10 giugno, abbiamo avuto modo di incontrare alcuni componenti di “Terra e Vita”, i valenti e infaticabili Enzina Pizzato, referente della struttura museale, Luigi Chiminello e Mario Passarin, rispettivamente presidente e vice presidente dell’associazione, Alice Pizzato, voce e volto social dell’Ecomuseo nonché Celestina Pivotto, splendida ottantasettenne, una delle ultime mitiche “Maestre Trecciaiole” rimaste.

Nel museo sono esposti manufatti e attrezzi rari, documenti originali, fotografie storiche. In particolare, è possibile ripercorrere le numerose fasi della lavorazione della paglia: dalla coltivazione del frumento vernisso, cioè invernale, nelle masière, i muretti a secco costruiti per ricavare le banchéte, lingue di terra magra sottratta al declivio del monte, alla preparazione dei fastughi, ricavati dagli steli più sottili del frumento e quindi della drèssa, ossia la treccia, lavorata da abili mani femminili. Quella più importante, sottile e pregiata era chiamata maglina di Marostica (3 mm di larghezza), utilizzata per realizzare cappelli e borse raffinati, mentre le drèsse più grosse venivano usate per borse e cappelli di uso quotidiano. Attorno a questa produzione si sviluppò anche un mercato che viene raccontato mettendo in evidenza, ahimè, lo sfruttamento del lavoro femminile. In mostra anche alcuni momenti caratteristici della giornata del contadino al ritorno dai campi. Inoltre, nell’ultima sala, l’esposizione documenta la produzione di ciliegie di Marostica Igp, attuale eccellenza agricola del territorio.

L’Ecomuseo della paglia nella tradizione contadina di Crosara è custode della tradizione e al contempo è luogo d’incontro e di conoscenza tra generazioni diverse. Viene anche mantenuto un legame profondo con i paesani emigrati altrove che, quando tornano a Crosara, visitano sempre il museo. Ogni Primavera, l’associazione organizza corsi serali di intreccio della paglia, alla fine delle lezioni si sarà in grado di realizzare una borsa o un cappello e magari, chissà se tra i corsisti e le corsiste, si nascondi una nuova Maestra o Maestro d’intreccio!

Apertura solo domenicale, ore 15-18 (aprile, maggio, novembre e dicembre), dalle 16 alle 19 da giugno a ottobre. Chiuso da gennaio a marzo, festività natalizie e pasquali. Possibilità di laboratori didattici per le scuole. Per informazioni e prenotazioni: tel. 0424 72357 (domenica pomeriggio) Enzina (0424 702140), Luigi (0424 702213), email ecomuseopaglia@libero.it

18-22 settembre 2023, a Isera (TN) la prima edizione della Summer School intitolata alla memoria del giornalista, socio Argav, Sergio Ferrari e rivolta a giornalisti e blogger del settore agricolo

Sergio Ferrari

I soci Argav trentini Giancarlo Orsingher (vice presidente Argav) e Pietro Bertanza (direttamente coinvolto nell’organizzazione del percorso di studi) ci informano di un’interessante iniziativa dedicata alla memoria di Sergio Ferrari, compianto giornalista trentino, socio Argav: si tratta della Summer School che si terrà a Isera (TN) dal 18 al 22 settembre 2023 alla Casa del Vino della Vallagarina, rivolta a giornalisti pubblicisti/professionisti e blogger (max 15, min 10) già operanti sul territorio nazionale, che si occupano di comunicazione in ambito agricolo nei media generalisti. La Scuola di alta formazione è organizzata da Agriduemila Hub Innovation Srl, società  interamente partecipata da Co.Di.Pr.A. di Trento, in collaborazione con Cooperazione Trentina e Casa del Vino

Obiettivi del corso. I temi come paesaggio, agroalimentare, enogastronomia, sostenibilità e cambio climatico, ormai tutti interdipendenti tra loro, trovano nelle cronache giornalistiche, anche generaliste, uno spazio prima sconosciuto. Numerose ricerche hanno dimostrato che i consumatori sono diventati più critici verso la comunicazione tradizionale: migliorano le tecniche di zapping e di zipping degli spot pubblicitari e di ad-block su Internet. Al contrario, il 92% delle persone afferma di fidarsi abbastanza delle raccomandazioni di altri individui che ritengono più informati o più esperti di loro. Aumentano invece i consumatori che utilizzano specificamente i media digitali per informarsi prima di decidere un acquisto. Gli addetti ai lavori, i giornalisti, si sono resi conto che gli italiani hanno quasi del tutto dimenticato il loro passato rurale e tutte quelle nozioni che erano alla base della loro cultura generale sulla produzione degli alimenti. I giornalisti sono quindi chiamati a fare tra tramite tra mondo rurale e mondo urbano. A questo bisogno di conoscenze specifiche vuole rispondere la Scuola di alta formazione “Sergio Ferrari”, con una preparazione approfondita sui temi che attraversano la produzione agroalimentare in questi tempi di grande evoluzione delle tecniche produttive, offrendo ai giornalisti strumenti adeguati per comprendere problemi e soluzioniSono pertanto necessarie conoscenze tecniche specifiche che spesso mancano a chi scrive di agricoltura e che generano incomprensioni, leggende metropolitane o nei casi più gravi delle fake news. Il giornalismo di oggi è spesso generico e obbliga i cronisti a occuparsi di tutto, non consentendo quindi una trattazione di tematiche agricole all’altezza dei bisogni di informazione del consumatore contemporaneo. È soprattutto una questione di metodo: gli argomenti tecnico-scientifici possono essere affrontati solo da chi conosce i problemi ed è in grado di scrivere senza il rischio di errori grossolani.

L’ammissione è su presentazione di domanda e su approvazione del Comitato scientifico sulla base di specifici requisiti. Nei 5 giorni di studio, sono previste 3 ore di lezione mattutina frontale, una giornata dedicata a visite a centri di ricerca, tavole rotonde pomeridiane con partecipazione di speaker, realtà produttive e aziende locali, aperitivi con degustazioni di prodotti del territorio. Ulteriori informazioni inerenti alla partecipazione a questo link.

Fonte: Agriduemila Hub Innovation srl

Rischio nelle coltivazioni, agricoltori sempre più obbligati a tutelarsi contro i danni meteo e fitopatie. L’esempio di Condifesa Trento.

Mele danneggiate Condifesa Trento

Centinaia di ettari in Vallagarina ed in Valsugana, in provincia di Trento, per valori assicurati di oltre 40 milioni di euro, sono stati interessati, in maniera diversificata, dalle grandinate di luglio scorso. Per fare il punto sui danni e sulle operazioni di campagna peritali, Condifesa Trento ha dato appuntamento ai soci dei due territori per portare la propria solidarietà e vicinanza agli agricoltori che, in alcuni casi, hanno visto, in pochi minuti, compromesse le proprie produzioni agricole, frutto di un intenso anno di lavoro in campo. I momenti informativi hanno permesso di valutare con gli associati e con i tecnici delle compagnie di assicurazione la situazione attuale delle campagne in un aperto confronto, che possa aiutare gli agricoltori ad affrontare le attività di perizia che avranno corso nei prossimi giorni.

Uva danneggiata Condifesa Trento

“Le aree maggiormente colpite – spiega Marica Sartori, direttore del Consorzio – vedono danni particolarmente importanti, fortunatamente sono aree ristrette dal punto di vista della superficie colpita in maniera distruttiva, dove registriamo una forte copertura assicurativa. Inoltre, abbiamo oltre un terzo della superficie coperta da rete antigrandine in Valsugana, a tutto vantaggio dell’agricoltore che responsabilmente ha adottato una strategia efficiente di risk management, aumentando la sostenibilità e la resilienza ai cambiamenti climatici della propria azienda. In Vallagarina la coltivazione principe resta la vite dove abbiamo oltre 1.570 ettari assicurati”. “Approccio a 360 gradi necessario e che stiamo spingendo da tempo – evidenzia Giovanni Menapace, presidente di Co.Di.Pr.A. – molti territori hanno già intrapreso questa strada con successo. Non parliamo solo di rete antigrandine, ma anche di coperture anti pioggia per i ceraseti, impianti antibrina a basso consumo di acqua, sino all’impiego dei satelliti per stimare il danno”. “Tecnologia fondamentale – continua Menapace – per contrastare il cambiamento climatico che stiamo toccando con mano tutti i giorni”.

Fonte: Servizio stampa Condifesa Trento

Granchio blu, la lotta si sposta in cucina. A settembre in Veneto la prima sagra dedicata alla specie aliena originaria delle coste Atlantiche dell’America che sta prendendo il sopravvento nei fondali delle nostre coste

tavolata coldiretti granchio blu

Dal granchio blu al rosmarino all’insalatina di granchio alla veneziana fino agli spaghettoni all’aglio saltati al granchio: sono alcuni dei piatti preparati dai cuochi pescatori e contadini della Coldiretti, in collaborazione con l’agriturismo Coda di Gatto a Eraclea (VE), per combattere a tavola l’invasione della specie aliena originaria delle coste Atlantiche che sta devastando quelle nazionali con danni per milioni di euro agli allevamenti di cozze e vongole e all’intero ecosistema.

Stanziamenti per contenere danni e proliferazione. “I cambiamenti climatici con il relativo riscaldamento delle acque hanno reso i nostri ambienti più idonei alla sopravvivenza e proliferazione del granchio blu, sottolinea Coldiretti. Il Consiglio dei Ministri con il decreto Omnibus ha deciso lo stanziamento di 2,9 milioni di euro a favore dei consorzi e delle imprese di acquacoltura che provvedono alla cattura ed allo smaltimento. Con decreto del Masaf – verranno individuate le aree geografiche colpite dall’emergenza, i beneficiari, le modalità di presentazione delle domande, i costi ammissibili ed i criteri di riparto”.

Da crisi a opportunità. L’obiettivo dell’iniziativa culinaria è mostrare una possibile soluzione per contenere l’eccessiva diffusione del granchio a beneficio della pesca per il consumo. “In questo modo – continua Coldiretti – sarebbe possibile trasformare quella che oggi è una calamità in un’opportunità, con l’inserimento nei menu a km zero, a partire dalle attività di ittiturismo, pescaturismo e dagli agriturismi sul litorale, nel rispetto delle normative territoriali”. Il granchio blu vanta tra l’altro proprietà nutrizionali importanti, grazie a una presenza forte di vitamina B12, estremamente preziosa per l’organismo umano ma ha anche un sapore delicato e gustoso. I prezzi per chi vuole acquistarlo si aggirano intorno ai dieci euro al chilo.

granchio bluDiffuso in tutte le coste italiane. “Il fenomeno sta assumendo le proporzioni di una vera e propria “calamità naturale” – denuncia Coldiretti -, che mina la sopravvivenza dell’economia ittica di molte regioni. Il granchio blu sta colpendo gli allevamenti di cozze e vongole, ma anche quelli di orate, lungo la costa nord dell’Adriatico, dalla sacca di Goro in provincia di Ferrara alla zona del Polesine, come la Sacca degli Scardovari a Porto Tolle (provincia di Rovigo) fino a Chioggia, nel Veneziano, e al Golfo di Trieste, in Friuli. Ma il crostaceo è ormai una minaccia anche nel Tirreno, a partire dalla Toscana dove sta assediando le coste da Orbetello, nel Grossetano, a Marina di Pisa. La presenza del granchio blu è stata segnalata un po’ lungo tutta la Penisola, dalla Puglia all’Abruzzo, dal Lazio alla Liguria, fino alla Sicilia. Oltre a devastare la biodiversità e l’ecosistema, il granchio blu danneggia anche le attrezzature di pesca, arrivando persino a tagliare le reti con le sue chele. Una minaccia per la sopravvivenza di oltre 3.000 imprese familiari nelle zone più colpite con la scomparsa di vere e proprie eccellenze alimentari”.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto

Alto Vicentino/1. Ciliegie di Marostica Igp, Torcolato Doc Breganze e olio evo della Pedemontana del Grappa danno vita a una “dolce impronta” che testimonia l’eccellenza delle produzioni agricole del territorio

Giuseppe Zuech Consorzio Ciliegia Marostica Igp

(di Marina Meneguzzi, consigliere Argav) Ciliegia di Marostica Igp, Torcolato Doc Breganze, Olio evo della Pedemontana del Grappa: sono i principali ingredienti de “La Peca del Salbaneo” (ovvero, “l’impronta del Salbaneo”, folletto di origine leggendaria), dolce emblema della Pedemontana Vicentina. La torta, composta da una frolla all’olio, un morbido strato di purea di ciliegie sormontato da un croccante strato di farina di mais e Torcolato e impreziosito da ciliegie semicandite e cristalli di zucchero, è stato ideato e realizzato per destagionalizzare l’offerta dei tre prodotti agricoli d’eccellenza del territorio dagli enti impegnati nel valorizzarli e tutelarli: il Consorzio di tutela della ciliegia di Marostica Igp, il Consorzio per la tutela della Doc dei vini Breganze e la Cooperativa Pedemontana del Grappa. A parlare ai soci Argav della dolce novità, creata da alcuni maestri pasticceri dell’Alto Vicentino, è stato Giuseppe Zuech, presidente del Consorzio della Ciliegia di Marostica Igp, in conclusione della visita da noi organizzata lo scorso 10 giugno all’Ecomuseo della Paglia di Crosara, frazione di Marostica, di cui parleremo in un prossimo post.

Peca Salbaneo

Una produzione seconda in Veneto solo alla ciliegia veronese. Coltivata tra il torrente Astico e il Brenta in zona collinare, la ciliegia di Marostica è parte integrante della cultura e della tradizione dell’Alto Vicentino. Vanta il primato di essere stata la prima fra le ciliege della comunità europea a ottenere nel 2001 il marchio Igp (Identificazione geografica protetta). Nel corso del tempo, è stata fatta una selezione delle varietà, oggi in tutto una quarantina tra precoci, medio precoci e tardive, a beneficio di quelle che si conservano meglio, caratteristica fondamentale per il commercio di un prodotto delicato e altamente deperibile come la ciliegia. Coltivata su un territorio ben esposto al sole, non soggetto a gelate tardive e ben ventilato in primavera ma nel contempo riparato dalle Prealpi Vicentine, anche la ciliegia di Marostica Igp deve fare i conti, come tutte le produzioni agricole, con il meteo, gli insetti alloctoni (in questo caso della Drosophila suzukii) e del cambiamento climatico in corso. Quest’anno, con 3 giorni di pioggia continuativi durante l’invaiatura a maggio, c’è stata una perdita del 40 per cento del prodotto rispetto ai raccolti precedenti (in media 4/5 mila quintali), anche se nella fase finale della maturazione c’è stato un recupero produttivo. “Il nostro è diventato sempre più un lavoro di specializzazione e di ricerca, praticato per fortuna anche da giovani agricoltori. E’ importante, infatti, dare continuità all’offerta nei mercati di un prodotto di alta qualità”, ha spiegato Zuech.

Cuoriforme, con buccia e polpa soda, dal gusto pieno e dolce. A Marostica ogni anno, fra maggio e giugno, si tengono sagre e mostre mercato dedicate a questo frutto delizioso, mentre nei ristoranti e negli agriturismi del territorio si possono gustare menù a tema. Nel periodo di produzione, oltre che nelle feste, le ciliegie si possono acquistare nelle aziende agricole e nei fruttivendoli che espongono il marchio ciliegia di Marostica Igp. Ricca di sali minerali (potassio fosforo, calcio, magnesio, manganese, rame e zinco) e vitamine (in particolare A e C),di polifenoli e zuccheri ben tollerati anche dai diabetici, la ciliegia è un frutto povero in caloriee (38 kcal per 100 gr di prodotto) con cui si può fare anche un tonico corroborante per il fisico e lo spirito. La ricetta prevede la cottura di1-2 kg di ciliegie con 0,75 cl di vino bianco e l’aggiunta di un cucchiaio di miele. Ulteriori informazioni a questo link

9 e 16 agosto, l’Orto botanico di Padova propone le visite guidate “Forte come una pianta” e “Natura tra le pagine”

sand-g3df2fbe0a_1920Due interessanti visite guidate sono in programma il 9 e 16 agosto p.v. all’Orto botanico di Padova. La prima è dedicata al tema “Forte come una pianta”, la seconda a “Natura tra le pagine”. Vediamole nello specifico.

Mercoledì 9 agosto ore 20, 20.15, 20.30, “Forte come una pianta”. Un viaggio quasi epico alla scoperta delle piante che sanno adattarsi e sopravvivere anche nelle condizioni più estreme. Resistenza a perturbazioni di ogni tipo, straordinarie capacità di guarigione, longevità leggendaria, dimensioni titaniche: le piante non smettono mai di stupirci! La crescita delle piante è regolata in maniera precisa: le piante, infatti, instaurano rapporti specifici con i diversi fattori ambientali, quali il clima, la disponibilità di acqua e di luce, la composizione del suolo, il vento e l’umidità, nonché l’interazione con altri organismi.

Mercoledì 16 agosto ore 20, 20.15, 20.30, “Natura fra le pagine”Il mondo vegetale è sempre stato fonte di ispirazione per poesie, racconti e romanzi di ogni genere. Dall’età classica ai giorni nostri, la visita conduce ad un affascinante percorso guidato tra foglie, alberi e fiori, attraverso le pagine di celebri opere letterarie. Storie affascinanti, personaggi e luoghi straordinari evocati in opere celeberrime tra cui le Metamorfosi di Ovidio, Il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry, Le Cronache di Narnia di C.S. Lewis, Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien, e tante altre.

Le visite si tengono all’aperto, per cui si consiglia di munirsi di repellente antizanzare. Il biglietto d’ingresso (tariffa unica 6 euro; gratuito 0-5 anni) è acquistabile online o presso la biglietteria dell’Orto (aperta dal martedì alla domenica e nei giorni festivi dalle 10 alle 18.15), fino ad esaurimento dei posti. In caso di maltempo gli eventi saranno rimandati rispettivamente a giovedì 10 agosto e giovedì 17 agosto. Chi è in possesso del biglietto riceverà un’apposita comunicazione via mail, all’indirizzo indicato in fase di acquisto, entro le ore 20 dell’8 agosto e del 14 agosto. Il biglietto – non rimborsabile – resterà valido anche nella data di recupero.

Protezione del suolo: l’Ue deve rimboccarsi le maniche

agricoltura

L’Ue si è impegnata a raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) delle Nazioni Unite, sette dei quali hanno un impatto diretto o indiretto sul suolo. Ciò nonostante, non esiste al momento una definizione comune di “gestione sostenibile del suolo” a livello Ue. La Commissione europea, però, sta lavorando a un’iniziativa legislativa sulla protezione, la gestione e il ripristino dei terreni dell’Ue e ha appena pubblicato la proposta di una nuova direttiva Ue sulla salute del suolo, che sarà dibattuta nei prossimi mesi dal Parlamento europeo e dal Consiglio dell’Ue.

L’obiettivo dell’Unione è rendere i terreni sani entro il 2050.  Secondo le ricerche, l’ecosistema del suolo in Europa continuerà a degradarsi a causa di svariati fattori. Circa il 25 % dei terreni dell’Ue presenta un’erosione superiore alla soglia sostenibile raccomandata e molti sono anche a rischio di perdita di biodiversità. Il suolo necessita di azoto per far crescere le piante. Una carenza di questa sostanza può portare al degrado del suolo, mentre un suo eccesso può provocare inquinamento idrico ed eutrofizzazione. Nel periodo 2012-2015 i valori più elevati di inquinamento nell’UE sono stati registrati a Cipro e nei Paesi Bassi; quest’ultimo Paese aveva anche il più alto valore noto tra il 2016 e il 2019, il periodo più recente per il quale sono disponibili dati.

L’audit è incentrato sul periodo 2014-2020 (le cui norme sono state prorogate a copertura del 2021 e del 2022), con uno sguardo anche al futuro sul periodo 2023-2027. La Corte ha verificato se la Commissione europea e gli Stati membri avessero utilizzato efficacemente gli strumenti dell’Ue per la gestione sostenibile dei terreni agricoli e del letame. Il campione di audit ha compreso cinque paesi: Germania, Irlanda, Spagna, Francia e Paesi Bassi. Secondo gli auditor della Corte dei conti europea, per quanto riguarda la “salute” del suolo in Europa le norme Ue mancano spesso di ambizione e gli Stati membri non fanno convergere i finanziamenti sulle aree con i problemi più urgenti. La relazione fa seguito a un’analisi secondo la quale il 60 %-70 % dei terreni in Europa non è sano, in parte a causa dell’inadeguatezza delle pratiche di gestione del suolo e del letame.

L’abuso di concimi in agricoltura ha un impatto negativo sulla qualità dell’acqua e sulla varietà animale e vegetale. La normativa dell’UE, come quella che disciplina la politica agricola comune (PAC) e la direttiva Nitrati, promuove i miglioramenti nella gestione del suolo e del letame. Secondo la migliore stima della Corte, i finanziamenti PAC destinati alla salute del suolo tra il 2014 e il 2020 sono ammontati a circa 85 miliardi di euro, mentre la direttiva Nitrati fissa un limite all’impiego di azoto da concime organico animale nelle zone inquinate.“Il suolo svolge un ruolo essenziale per la vita ed è una risorsa non rinnovabile”, ha dichiarato Eva Lindström, responsabile della relazione per la Corte dei conti europea. “In Europa, tuttavia, il terreno non è sano su vaste zone. È questo un grido di allarme: è ora che l’Ue si rimbocchi le maniche e riporti le nostre terre a uno stato di salute soddisfacente. Non possiamo voltare le spalle alle generazioni future. Gli imminenti cambiamenti alla normativa dell’Ue offrono ai legislatori dell’Unione l’opportunità di elevare gli standard dei terreni in tutta Europa”.

Attualmente, miglioramenti solo marginali. Gli auditor della Corte hanno constatato che lo strumento dell’Ue per indurre gli agricoltori a rispettare le condizioni ambientali (“condizionalità”) può potenzialmente consentire di fronteggiare le minacce per il suolo, dal momento che le relative norme si applicano all’85 % della superficie agricola. Eppure queste condizioni, che gli agricoltori devono soddisfare per percepire i pagamenti a titolo della PAC, non si spingono abbastanza in là. I requisiti che i paesi Ue pongono in relazione al suolo comportano scarsissimi cambiamenti alle pratiche agronomiche e possono apportare alla salute del suolo un miglioramento solo marginale. Nonostante alcune migliorìe introdotte per il periodo 2023-2027, i cambiamenti finora realizzati in alcuni Stati membri sono insufficienti e possono avere solo un impatto modesto sulla gestione sostenibile del suolo e del letame.

I paesi UE avrebbero dovuto destinare i finanziamenti alle aree che presentavano problemi del suolo acuti. Hanno invece fornito loro solo una piccola parte dei finanziamenti UE per lo sviluppo rurale, usati a sostegno delle pratiche agricole rispettose dell’ambiente che sono facoltative. I rispettivi programmi di sviluppo rurale contemplavano poche misure per la gestione del letame, malgrado i problemi noti relativi alle eccedenze di azoto. La Commissione fatica ad avere una visione globale delle pratiche adottate nei vari paesi per rispettare gli obblighi in materia di gestione del letame, poiché i dati da questi forniti sono incompleti. A causa di tali lacune, non si possono neanche calcolare medie per l’UE. Inoltre, le deroghe riducono l’efficacia delle restrizioni all’uso del letame. Prova ne è il fatto che l’inquinamento del suolo è aumentato nelle aziende alle quali sono state concesse deroghe ai limiti di azoto. La Corte nota in aggiunta che le procedure d’infrazione intentate nei confronti dei paesi in riferimento alla direttiva Nitrati richiedono molto tempo.

Fonte: Servizio stampa Corte dei conti europea

Pesca e programmazione europea/Flag Veneziano: presentati i risultati raggiunti nel periodo 2014-2020. Cambiamenti climatici e specie aliene tra le criticità da affrontare

Antonio Gottardo_presidente Flag Veneziano_convegno Flag Veneziano 27_07_2023Dall’area protetta di Caorle che punta alla tutela delle biodiversità e a una sostenibilità ambientale, economica e sociale, all’introduzione di sacchetti e reti da pesca biodegradabili anche finalizzati alla commercializzazione dei molluschi bivalvi, fino alla prima certificazione per la pesca sostenibile e la certificazione biologica della vongola chamelea gallina, ottenute con l’introduzione di  nuovi processi di pesca, lavorazione e trasformazione del prodotto. Ancora, lo sviluppo di attività di pescaturismo e ittiturismo nel territorio veneziano e di Cavallino, anche per far riscoprire ai turisti le tradizioni di pesca locali, e la proposta di percorsi formativi per i giovani sugli antichi mestieri in estinzione come il “molecante”, il pescatore di moleche. A tutto questo si affiancano interventi di importanza strategica per il comparto, come l’avvio di nuove produzioni locali (a partire dalle telline) e la valorizzazione di quelle di vongole, cannolicchi, fasolari, seppie…; l’identificazione precisa di aree idonee all’acquacoltura in mare; la costituzione del Consorzio ittico veneziano, con sede nella Casa della Pesca di Cavallino-Treporti, votato a diventare il punto di riferimento per le imprese di tutto il bacino nord della laguna di Venezia; l’apertura a Caorle, Pellestrina, Cavallino e Cortellazzo di veri e propri “centri servizi” per supportare le imprese nei processi di diversificazione delle attività e nello sviluppo di sistemi innovativi per la trasformazione, la tracciabilità e la commercializzazione dei prodotti ittici, anche in risposta a un consumatore sempre più attento ed esigente. Sono alcuni dei 33 progetti del Piano di azione locale “Promuovere lo sviluppo dell’economia marittima e lagunare della costa veneziana” predisposto e messo in atto dal Flag Veneziano, realizzati grazie ai contributi finanziari del Feamp, il Fondo europeo per gli Affari marittimi e per la Pesca 2014/2020 che ha garantito risorse per 3 milioni e 380mila euro rispetto a un budget complessivo di investimenti pari a 3 milioni e 720mila euro.  Progettualità  di cui si è fatto un bilancio a Caorle lo scorso 27 luglio in occasione del convegno “Flag Veneziano: risultati del Piano di azione Feamp 2014/20 e prospettive Feampa 2021/27”, e che hanno generato vere e proprie eccellenze e modelli innovativi di gestione della pesca e delle risorse del mare e portato il Flag Veneziano ad essere uno dei più virtuosi flag italiani per capacità di spesa (il 100% dei finanziamenti europei ricevuti è stato speso), con una ricaduta diretta delle risorse sulle imprese e sul territorio.

Gruppo di azione costiera, il Flag Veneziano riunisce 13 soggetti pubblici e privati (istituzioni, organizzazioni di produttori, associazioni di categoria, privato sociale) del Compartimento marittimo di Venezia, comprensivo del tratto di costa di Venezia, Cavallino-Treporti, Jesolo, Eraclea, Caorle e San Michele al Tagliamento, e ha attuato nelle zone costiere “strategie di sviluppo locale di tipo partecipativo” sostenute appunto dall’Unione Europea attraverso il Feamp. Si tratta di interventi fondamentali per un rilancio del comparto da lungo tempo in piena difficoltà, accentuata negli ultimi anni dalle continue crisi economiche globali e dagli eventi meteo estremi.

Sono oggi 267 le imbarcazioni autorizzate alla pesca marittima nel Compartimento Marittimo di Venezia (CMVE), ossia l’area di interesse del Flag Veneziano, di quasi 9.500 tonnellate la produzione locale totale, per un valore economico complessivo generato pari a circa 41 milioni di euro (2022, Osservatorio socioeconomico della Pesca e dell’acquacoltura di Veneto Agricoltura, Fleet Register UE, Agriteco). Dati che, se confrontati con il 2014, anno di inizio programmazione Feamp, ci confermano un trend generale in calo per la pesca locale, cominciato già negli anni precedenti: –18% del valore economico delle risorse ittiche, –10,1% della flotta peschereccia e –20.8% della produzione complessiva in tonnellate. Macronumeri che ci restituiscono una fotografia di perdurante criticità, sui quali certo ancora non può trovare visibilità l’effetto delle progettualità del concluso Piano di azione, i cui risultati sono però misurabili con evidenza sui specifici territori di riferimento. Perché si tratta di progettualità (e di risorse connesse), con un impatto positivo diretto sulla comunità peschereccia locale, ossia sulle imprese e le organizzazioni di gestione della pesca, rese più capaci di resistere oggi alle incertezze e alla concorrenza europea ma anche aiutate a costruire una nuova consapevolezza di sistema e una cultura di cooperazione..«Sarà un’estate di intenso lavoro “partecipativo” – ha detto Antonio Gottardo, presidente del Flag Veneziano, concludendo l’evento – fatta di incontri e confronto con gli attori locali.

Fonte: Servizio stampa Flag Veneziano

Vigneto veneto: dopo un 2022 in crescita, il 2023 si profila un’annata difficile, a metà agosto le previsioni vendemmiali 2023 di Veneto Agricoltura

Vigneto(0)

In attesa del secondo incontro del Trittico vitivinicolo, il tradizionale appuntamento che si terrà nella seconda metà di agosto e che darà le prime previsioni vendemmiali per l’annata 2023, le viti venete continuano ad essere sotto attacco: le continue piogge che si susseguono da fine maggio, se da una parte hanno sopperito alle carenze idriche dell’annata scorsa e dei mesi invernali, dall’altra hanno favorito lo sviluppo di malattie fungine, peronospora e oidio su tutte, in particolare negli impianti biologici. A questo si sono aggiunte le recenti grandinate che hanno in taluni areali produttivi danneggiato gravemente le piante e i grappoli, con conseguenze negative sulla produzione, da valutare nelle prossime settimane. C’è inoltre  il problema della flavescenza dorata,  che tuttavia è stata ben affrontato dagli agricoltori sotto la guida degli uffici fitosanitari regionali, che hanno coordinato la lotta obbligatoria e gli interventi più opportuni secondo le indicazioni degli esperti, in sintonia con i principali attori della ricerca scientifica, dal Crea Viticoltura ed enologia di Conegliano all’Università di Padova.

Il Rapporto 2022 sulla congiuntura agroalimentare venete, realizzato dall’Osservatorio Economico Agroalimentare di Veneto Agricoltura, ha tracciato l’andamento congiunturale della viticoltura veneta: la superficie vitata potenziale è ulteriormente salita, arrivano a 101.166 ettari (+1,3% rispetto al 2021), con quella già in produzione cresciuta a 94.708 ettari (+0,8%). Le statistiche definitive della vendemmia 2022 del Veneto mostrano un buon aumento della produzione di uva e vino. Infatti, la produzione complessiva di uva raccolta è stata pari a circa 15 milioni di quintali, con una crescita produttiva del +7,2% rispetto al 2021. Quasi il 75% di questa uva è stata prodotta in zona Doc, mentre quella prodotta in aree Igt è pari al 22,3% sul totale, col restante 2,8% rappresentato da uva varietale. La resa generale delle uve da vino venete è pari a 158,8 quintali ad ettaro (+6,4% rispetto al 2021), con le Doc che arrivano a 142 q/ha (+2,1%), mentre le Igt hanno toccato i 254 q/ha (+26,1%). Per quanto concerne i prezzi delle uve venete, si evidenzia una quotazione media per le varie tipologie di 0,76 €/kg, con una variazione del +0,7% rispetto al 2021. A livello provinciale, Verona col prezzo medio di 0,79 €/kg mostra un rialzo del +10,2%, mentre Padova perde il -9,9% (0,57 €/kg). Con la quotazione media di 0,91 €/kg, Treviso ha una crescita annua del +0,8%, mantenendo così la leadership dei prezzi delle uve in Veneto.

La produzione totale di vino, nel 2022, è stata di circa 11,9 milioni di ettolitri, con un rialzo del +8,6% rispetto all’anno precedente. Di questo, sono quasi 9,2 milioni gli ettolitri di vino Doc prodotti, con una quota sul totale di vino prodotto in Veneto che sale al 77,3%. Il vino bianco sfiora l’87% circa del totale dei Doc, in gran parte costituito da Prosecco e Pinot grigio. La quota dei vini Igt è scesa al 19,8% del totale col bianco che ne rappresenta il 57,7%. Il restante vino prodotto in regione è dato dal vino da tavola (2,9% sul totale). Anche nel 2022 il Veneto è stato leader in Italia per l’export di vino, visto che da solo realizza circa il 36% del totale esportato dal settore vinicolo nazionale: nell’ultimo anno le esportazioni di vino veneto sfiorano i 2,85 miliardi di euro, col fatturato che cresce del +13,4% rispetto al 2021. In crescita anche il valore economico generato dal comparto: il valore della produzione ai prezzi di base dell’uva da vino viene stimato dall’Istat a circa 400 milioni di euro, mentre il valore del vino si attesta a circa 957 milioni di euro, per un valore complessivo dei prodotti vitivinicoli di 1,36 miliardi di euro, in rialzo del +5,5% rispetto al 2021. Infine, c’è da evidenziare che, in questa prima parte dell’anno, le esportazioni di vino veneto hanno proseguito il loro trend di crescita, sfiorando, nei primi tre mesi dell’anno, i 630 milioni di euro, +3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Fonte: Servizio comunicazione Veneto Agricoltura