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Ampliamento Alì a Granze di Camin (PD), la soluzione secondo gli abitanti della zona sta nel recupero dei capannoni dismessi, non nel consumo di altro suolo agricolo

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Legambiente Padova, Comitato Cittadini Granze di Camin, Wigwam Presidio, gruppo Urbanistica e Contesto, Isde medici per l’ambiente hanno tenuto lo scorso 27 gennaio una conferenza stampa per presentare i primi quattro elaborati sullo studio “Analisi del ciclo di vita e modelli di riequilibrio dei sistemi urbani – il caso Alì spa”.

Da una nota rilasciata in occasione dell’organizzazione della presentazione stampa si legge: “ll controverso progetto della società Alì spa di costruire un mega capannone della logistica su un’area di 15 ettari agricoli a Granze di Camin ha scatenato nell’ultimo anno e mezzo l’opposizione degli abitanti della zona che, sostenuti da numerose sigle e comitati, hanno finora bloccato il progetto e lo hanno reso un caso nazionale. Anche il tentativo dell’Amministrazione comunale di Padova per cercare di uscire dall’impasse, commissionando uno studio del ciclo di vita del progetto, ha suscitato la reazione dei cittadini, delle associazioni e dei comitati, che lo hanno analizzato mettendone in evidenza le numerose opacità e criticità”. A questo riguardo, gli organizzatori dell’incontro stampa hanno risposto:

“Ai cittadini di Granze di Camin non interessa che sia Tizio o Caio a presentare il progetto, la nostra non è una battaglia contro Alì ne contro la famiglia Canella. La nostra è una battaglia per salvare gli ultimi terreni agricoli rimasti in zona e i cittadini che qui vivono. Tanto che la nostra proposta di delibera che ha raccolto quasi 1500 firme recita “si chiede di realizzare l’opera in terreni già compromessi” cioè recuperando capannoni dismessi e siccome il progetto è quello di un hub regionale quello dovrebbe esser l’orizzonte di ricerca.

Durante questi mesi, ci siamo informati molto sul progetto, lo abbiamo analizzato in profondità e vorremmo che tutti quelli che si esprimono (giornalisti, consiglieri, assessori etc.) facessero lo stesso ma siamo disponibili a farvelo conoscere nel dettaglio (è un bel bambino di 3,5 Kg).

Questo progetto, a dispetto del dichiarato non ha nulla di Green, le piantumazioni previste sono quelle obbligatorie (leggete le carte, vedrete che sono riusciti anche a metterne meno di quante ne aveva richieste il settore verde) e i pannelli fotovoltaici aiutano a diminuire i costi ma non rappresentano alcun beneficio per la collettività, quello che non emerge sono invece i paurosi dati che riguardano il futuro peggioramento del traffico, argomento nemmeno sfiorato nelle relazioni (nei documenti però l’arch. Benvenuti augura di avere i soldi per la creazione di una nuova uscita della tangenziale -in poche centinaia di metri già congestionati- per lenire gli effetti di tale hub e che per noi cittadini porterebbe ad un mostruoso aumento della, già insopportabile, quantità di Tir che ad oggi circondano il quartiere notte e giorno) la perdita di servizi ecosistemici ed il pericoloso precedente che concedere questa variante darà luogo (saranno infatti altre le ditte che corroborate da un esito positivo fiuteranno l’affare).

È per questi motivi che con Legambiente Padova , Urbanistica e Contesto, ISDE sezione di Padova e Wigwam Presidio abbiamo analizzato approfonditamente tutti i progetti e lo studio di Terre srl che oltre a NON essere dell’ Università come invoice viene presentato per dargli autorevolezza ed una parvenza di imparzialità utilizza un metodo di analisi adatto allo scopo di monetizzare (il meno possibile) il danno.

Riteniamo questo approccio e queste conclusioni inaccettabili per una comunità che vive già ora sotto una cappa di inquinamento come in nessuna altra zona (i dati ARPAV indicano la centralina di Granze come quella con più sforamenti di PM10 anche più di quella dentro al camino dell’ inceneritore i PM2.5 nemmeno sono rilevati, ma chiediamo che si inizi a farlo) quindi un NO al consumo di suolo significa anche salvaguardare i cittadini, non solo di Granze di Camin ma di tutta la zona.

La nostra è una battaglia di civiltà per la nostra vita che troppo spesso è stata messa in contrapposizione agli interessi economici che NON corrispondono a quelli della cittadinanza.

Qui non è questione di fare morire l’apparato economico della città, ma di bloccare la morte e le malattie delle persone che la abitano, il vero sviluppo sostenibile è solo quello che coniuga salute pubblica ed il legittimo interesse dei privati, qui si esalta il solo spirito imprenditoriale senza entrare nel merito di un progetto chiaramente sbilanciato verso l’interesse del privato con un evidente intento speculativo.

Sabato prossimo abbiamo invitato a Granze di Camin tutti gli amministratori (assessori, consiglieri ed i membri della nostra consulta) perché vedano con i loro occhi dove e come viviamo e per spiegargli le nostre posizioni, li attendiamo fiduciosi rammentando al nostro Sindaco che è lui per legge il primo responsabile della salute pubblica e noi la nostra salute siamo pronti a tutelarla sino in fondo”.

Hanno poi invitato a firmare la petizione:

https://www.change.org/p/stop-al-cemento-no-ampliamento-magazzino-ali-a-granze-di-camin

A Fieragricola 2024 il futuro dell’agricoltura: Verona capitale dell’agribusiness fra meccanizzazione, zootecnia, digitalizzazione

bovinodalattefieragricolaLa 116ª edizione di Fieragricola, rassegna internazionale di agricoltura, è in programma a Veronafiere dal 31 gennaio al 3 febbraio prossimi, con focus trasversali dedicati a meccanica agricola; zootecnia; colture specializzate come vigneto, frutteto, olivo; energie rinnovabili; chimica verde; servizi; multifunzionalità delle imprese agricole; tecnologie hi-tech per la crescita dell’agricoltura sostenibile.

I numeri di Fieragricola. Undici padiglioni occupati e un’area esterna destinata alle prove dinamiche dei mezzi agricoli, 820 espositori provenienti dall’Italia e da 20 Paesi esteri (Austria, Repubblica Ceca, Cina, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Libano, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Regno Unito, Slovenia, Spagna, Stati Uniti, Svezia, Svizzera, Turchia, Ungheria), delegazioni e buyer internazionali provenienti da 28 Paesi accreditati (Albania, Algeria, Armenia, Azerbaijan, Cile, Costa Rica, Croazia, Danimarca, Egitto, Etiopia, Georgia, Ghana, Guatemala, Kazakhstan, Kenya, Macedonia del Nord, Mozambico, Pakistan, Polonia, Repubblica Ceca, Senegal, Serbia, Slovacchia, Spagna, Tunisia, Turchia, Ungheria e Uzbekistan) per incontri B2B specifici per ogni segmento della manifestazione, una superficie espositiva di 52mila metri quadrati occupati.

Oltre 140 convegni. Fieragricola 2024 ospiterà, inoltre, gli stand del Ministero dell’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste (padiglione 8, stand I2) e di Casa Veneto di Regione Veneto (padiglione 4, stand D4), una porta aperta nel dialogo fra imprese agricole, espositori e istituzioni. Di grande richiamo la parte convegnistica, con oltre 140 convegni nei quattro giorni di manifestazione (sul sito www.fieragricola.it tutti gli appuntamenti) e un filo conduttore per la 116ª edizione della rassegna internazionale di Veronafiere: l’agricoltura nel clima che cambia. «Quella del cambiamento climatico è una delle più impegnative sfide che l’uomo si trova a fronteggiare e il mondo della produzione agricola è il più esposto – ha specificato Marino Berton, coordinatore scientifico di Fieragricola –. Dobbiamo utilizzare al meglio le innovazioni sia tecnologiche che di governance per aumentare la resilienza degli agroecosistemi ai cambiamenti. Dovremo accelerare il processo di digitalizzazione dell’agricoltura e utilizzare le nuove opportunità che la genetica responsabile ed equilibrata è in grado oggi di fornire per piante più resistenti alle alte temperature e agli stress idrici, insieme ad un approccio agronomico che ci permetta di utilizzare con più efficienza e sostenibilità le risorse naturali come l’acqua e il suolo, il sole». I convegni e il workshop organizzati da Fieragricola sul tema del climate change, in particolare, si rivolgono agli operatori agricoli e puntano a «indicare strategie, tecniche, pratiche per attivare processi di adattamento al clima che cambia, per continuare a produrre con qualità, in modo sostenibile e competitivo», ha chiarito Berton.

Confermati i grandi concorsi zootecnici, nel ring allestito nel padiglione 10. La zootecnia, con tre padiglioni, si conferma regina della manifestazione, fra spinte tecnologiche – come la robotica – e valorizzazione dei reflui nella duplice direzione della fertilizzazione organica e della produzione energetica di biogas e biometano, in ottica di circolarità dell’agricoltura. Fieragricola ospiterà la 22ª edizione dello European Open Holstein, Red Holstein & Jersey Show, con le migliori bovine da latte di razza Holstein, Red Holstein e Jersey; la 54ª edizione della Mostra nazionale della razza Bruna italiana e il concorso del ceppo OB- Original Brown. Riflettori accessi anche sulla didattica, grazie alla collaborazione fra Aia (Associazione italiana allevatori) e Anafibj (Associazione nazionale allevatori razza frisona italiana, bruna e jersey) e gli istituti tecnici agrari italiani.

L’agricoltura del futuro con «Fieragricola Tech». Focus su innovazione e digitale al padiglione 11 con il «Fieragricola Tech», dedicato all’agricoltura digitale, ai sistemi per l’irrigazione smart, alle energie rinnovabili, agli strumenti di biosolutions per la protezione del suolo in ottica rigenerativa.

I premi di Fieragricola. Fieragricola, inoltre, sarà l’occasione per la consegna di prestigiosi premi, assegnati da alcune delle case editrici che da decenni raccontano la storia, l’evoluzione e le prospettive dell’agricoltura. A Verona saranno infatti consegnati il «Premio Innovazione» dell’Informatore Agrario per le categorie meccanica agricola, prodotti fitosanitari e fertilizzanti, zootecnia, energie rinnovabili, start up e nuove tecnologie; i premi «Allevatore dell’anno 2023» nelle categorie bovine da latte, bovini da carne, suini; «Il contoterzista dell’anno 2023» per le categorie giovani, diversificazione, innovazione, precision farming, donne.

Fonte: Servizio stampa Veronafiere

Disponibilità risorsa idrica in Veneto a dicembre 2023, i dati Anbi Veneto

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Nel mese di dicembre le precipitazioni medie sono state inferiori del 23% rispetto al valore atteso, comunque concentrate nello spazio di circa 3 giorni (1, 13 e 31). Il valore medio di precipitazione di 63 mm contro una media storica di 82 mm, vede comunque una distribuzione estremamente disomogenea sul territorio. Si va dagli oltre 200 mm occorsi nel bellunese, ai 50 nelle zone pedemontane ai 10 mm del rodigino.

L’inizio del mese è stato fresco rispetto alla temperatura media storica, subito seguito da una fase calda culminata a Natale facendo registrare il giorno più caldo del mese. Le tanto attese nevicate sono state registrate nel corso di tutto il mese, che si è concluso comunque con scarsi accumuli (-29% nelle Dolomiti rispetto alla media e – 50% nelle Prealpi – dati ARPAV). L’aumento delle temperature massime registrato rimane un segnale molto preoccupante per la futura tenuta delle riserve nivali. È un dato estremamente preoccupante che comporta grandi sconvolgimenti per il bilancio idrologico, vista l’influenza della temperatura sullo scioglimento nivale e sulla determinazione di ondate di calore.

Falde. I pozzi rilevati dai consorzi di bonifica registrano un graduale ritorno verso valori medi (dopo la grave crisi di un anno fa con valori di circa un metro più bassi), anche se si deve segnalare una tendenza al ribasso a fine mese.

L’indice Spei contempla anche l’effetto della componente evapotraspirativa nel monitoraggio degli eventi siccitosi. Per questo è più «solido» nel descrivere la realtà rispetto all’indice SPI che contempla invece solo le precipitazioni. In questo senso si veda come l’effetto delle temperature combinato a precipitazioni vicine alla media storica ma concentrate in pochissimi giorni, denoti la presenza di anomalie siccitose in gran parte della parte meridionale e litoranea della regione.

Fonte: Servizio stampa Anbi Veneto

Vino. Consorzio Valpolicella, Amarone Opera Prima con l’annata 2019 (2-4 febbraio, Verona), la denominazione guarda al futuro tra clima, produzione e mercati

Save The Date AOP 2023_DEFAmarone Opera Prima, la preview delle annate del Consorzio vini Valpolicella, taglia il traguardo della ventesima edizione e, per la presentazione del millesimo 2019 di 70 aziende, punta i riflettori sul futuro del “re dei rossi veneti” tra nuove tendenze di consumo, cambiamenti climatici e metamorfosi dei mercati. La tre giorni, in programma a Verona nel seicentesco Palazzo della Gran Guardia (piazza Bra) dal 2 al 4 febbraio, apre così il calendario delle anteprime in Italia.

A fare da prologo all’evento, venerdì 2 febbraio, saranno due masterclass riservate alla stampa di settore nazionale ed estera (solo su invito): “Amarone, the next big thing in wine collecting?” guidata da JC Viens, italian wine expert (ore 11.00) e “Amarone: the new wave” condotta da Filippo Bartolotta, wine expert e storyteller (ore 14.00). In entrambi gli appuntamenti, in degustazione una selezione di annate di Amarone per evidenziare l’attitudine di uno dei fine wine italiani più famosi al mondo a diventare asset di investimento per i collezionisti e per raccontarne l’evoluzione produttiva.

Programma. Il cartellone di Amarone Opera Prima entra nel vivo sabato 3 febbraio con l’avvio ufficiale della manifestazione che prevede in apertura, alle 11.00, il talk “Clima, produzione e mercati: la Valpolicella alla prova del cambiamento”. A riflettere senza tabù su un combinato disposto di forte attualità, e che vede il Consorzio vini Valpolicella fare da apripista a un confronto che coinvolge tutto il settore, saranno il presidente Christian Marchesini; Andrea Lonardi, vicepresidente del Consorzio e Master of Wine; Carlo Flamini, responsabile Osservatorio del vino di Unione italiana vini e Maurizio Ugliano, professore ordinario di Enologia dell’Università di Verona con la moderazione del direttore di Telenuovo, Andrea Andreoli. A seguire “Amarone Opera Prima: sipario con Vittorio Grigolo”: un vis- à- vis con uno dei più giovani e talentuosi tenori del panorama lirico mondiale e, dal 2013, anno del suo debutto in Arena, protagonista del Festival lirico della città scaligera. Alle 12.30 i settanta produttori della Valpolicella apriranno i banchi di assaggio per la stampa e dalle 16.30 fino alle 19.00 anche agli ‘Amarone lover’. Domenica 4 febbraio, l’evento è tutto dedicato al pubblico (dalle 10 alle 17.00, ingresso a pagamento) e si chiuderà con il party “Winenot X Amarone Opera Prima” promosso in collaborazione con l’associazione Winenot e il Gruppo Giovani del Consorzio vini Valpolicella (dalle 18.00 alle 23.00). L’ingresso per il pubblico e l’evento finale del 4 febbraio sono a pagamento. Info e prevendita biglietti su www.amaroneoperaprima.it

Fonte: Servizio stampa Consorzio vini Valpolicella

26 gennaio 2024, al Wigwam di Arzerello di Piove di Sacco (PD) corso di formazione giornalisti dedicato a pane, cereali e farine

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Venerdì 26 gennaio p.v. nel circolo di campagna Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (PD) si svolgerà dalle 18:30 alle 20:30 il corso per giornalisti Odg Veneto organizzato in collaborazione con Argav, dal titolo “Pane, cereali e farine: fra tradizione, innovazione e fake news alimentari”.

Programma. Il frumento rappresenta il 20% delle proteine e delle calorie consumate nel mondo; coltivato pressochè ovunque per la sua capacità di adattamento è un ancestrale elemento di cultura, attorno al quale si è sviluppata la civiltà mediorientale. In Italia, 600.000 ettari producono annualmente circa 3 milioni di tonnellate di grano tenero, pari al 40% del fabbisogno nazionale. Il pane è un prodotto alimentare, che intreccia la storia del Paese, ma il suo consumo è oggi messo in discussione da falsi miti alimentari, la cui diffusione sta avendo ripercussioni sull’equilibrata crescita soprattutto delle giovani generazioni. Ripercorrendo la storia del prodotto, il corso si propone di fare chiarezza tra caratteristiche nutrizionali e mode indotte.

Relatori. Fabrizio Stelluto, giornalista, presidente Argav e vice presidente Unarga, coordinatore del corso; Danilo Gasparini, docente Storia dell’Agricoltura e dell’Alimentazione, Università di Padova; Giuseppina Girlando, direttrice Servizio Igiene Alimenti e Nutrizione ULSS2 Treviso; Franco Zecchinato, agricoltore biologico e presidente Cooperativa agricola El Tamiso; Gianluca Fonsato, panificatore Confartigianato Veneto; Francesca Checchinato e Monica Plechero, docenti e ricercatrici Agrifood Management Innovation Lab Università Ca’ Foscari di Venezia. Iscrizione piattaforma formazione giornalisti (2 crediti).

Direttivo Argav. Il corso sarà preceduto dal direttivo Argav, chiamato a esprimersi sul seguente ordine del giorno: comunicazioni del Presidente, comunicazioni della Segretaria, domande iscrizioni nuovi soci, programmazione prossime attività 2024, varie ed eventuali.

Il futuro del kiwi è la scienza: innovazione varietale, portinnesti e buone prassi agricole

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Per il futuro del kiwi non esiste solo un’unica soluzione ma devono essere attivate un insieme di azioni. A partire da maggiori investimenti su scienza e sperimentazione per un rinnovo varietale più tollerante a malattie, moria e cambiamenti climatici, si deve attuare nel tempo un’attenta verifica dei portinnesti e delle loro finalità, adottare coperture contro grandine eccesso di piogge e freddo e seguire buone prassi agricole. Questo, in sintesi, quanto emerso durante il convegno “Quale futuro per il kiwi a Verona. Varietà a confronto” svoltosi a dicembre 2023 a Bussolengo (Vr) a cui hanno partecipato oltre 300 agricoltori e produttori e in cui sono emerse problematiche e soluzioni possibili a supporto della coltivazione di actinidia che ancora oggi rappresenta un settore strategico per la frutticoltura italiana e scaligera.

Interventi. L’incontro, moderato dalla giornalista Ada Sinigalia, è stato organizzato dai Comuni di Bussolengo e Pescantina e dalla Fondazione prodotti agricoli di Bussolengo e Pescantina con il supporto di Valpolicella Benaco Banca. Il prof. Guglielmo Costa, già docente all’Università di Bologna, nel suo intervento ha illustrato a che punto è arrivata la scienza e la sperimentazione nello studio dell’actinidia mostrando ai presenti le diverse varietà e portinnesti oggi sul mercato. L’esperto ha sottolineato che: “La situazione del kiwi in Italia è problematica. Dopo un periodo in cui era presente un’unica specie esente da malattie, l’Hayward a polpa verde, che nei primi anni di coltivazione ha dato redditi elevati agli agricoltori, si sono realizzati molti impianti tanto da far diventare l’Italia il primo paese del mondo. Oggi c’è la Cina che copre oltre il 50% della superficie mondiale. Dopo diversi anni sono comparsi una malattia (Psa) che ha falcidiato diversi ettari italiani e una sindrome – la moria – che con un insieme di concause fa morire la pianta”. “Oggi – ha continuato Costa – ci sono diverse varietà di kiwi a polpa gialla e a polpa rossa che il mercato apprezza molto e che stanno prendendo il posto di quella a polpa verde ma che sono più sensibili alla malattia Psa. Il futuro è problematico: bisogna riuscire a creare una varietà, e quindi speriamo nelle tecniche di miglioramento genetico avanzato, resistente o meglio più tollerante alla malattia Psa che ha diverse varianti”.

Coltura rilevante per il comparto italiano e veronese. Di varietà di kiwi a polpa gialla ne ha parlato Giampaolo Dal Pane del Consorzio Dori Europe e di Dal Pane Vivai che, nella relazione “Il futuro del kiwi tra innovazione e rischi. Il progetto Dori”, ha mostrato diversi casi di coltivazioni ed evidenziato costi e benefici di nuovi impianti. Massimo Ceradini di Ceradini Group con l’intervento “Il modello Jingold: coltivare kiwi giallo con un progetto collaudato” ha a sua volta illustrato le potenzialità e i risultati di diverse varietà di kiwi a polpa rossa, gialla e verde oltre alle prospettive del mercato. Ugo Palara, responsabile tecnico di Agrintesa nelle conclusioni ha sottolineato: “Questo comparto produttivo rischia di perdere la leadership per una serie di motivi già evidenziati durante il convegno. Si parla molto di innovazione varietale, che è una delle strade per pensare al futuro del settore, ma dobbiamo porre l’accento anche su altri aspetti come la gestione agronomica e la ricerca di maggiore adattabilità ai cambiamenti climatici. Il kiwi, come altre piante da frutto, non è in grado, se non attraverso diverse soluzioni, di affrontare situazioni ambientali difficili. Dobbiamo lavorare intensamente con la ricerca su tanti campi, a partire da quello varietale, per ridisegnare e ristrutturare il settore e dare un futuro ai tanti coltivatori di kiwi in Veneto e in Italia”.

Fonte: Servizio stampa

Un futuro incerto per i biocarburanti in Unione Europea

SR 29-2023

Nell’ultima direttiva dell’Unione Europea sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili, i biocarburanti sono definiti come “carburanti liquidi per il trasporto ricavati dalla biomassa” e devono rispettare determinati criteri di sostenibilità.  Nel 2021 la maggior parte dei biocarburanti utilizzati nell’Ue derivava da colture, principalmente etanolo e biodiesel. Ma la strada che devono percorrere i biocarburanti è poco chiara e piena di asperità, avverte la Corte dei conti europea in una relazione pubblicata il 13 dicembre 2023. L’assenza di una prospettiva a lungo termine ha inciso sulla sicurezza degli investimenti, mentre i problemi di sostenibilità, la corsa alla biomassa e i costi elevati limitano la loro diffusione.

I biocarburanti sono considerati un’alternativa ai combustibili fossili, con l’obiettivo di contribuire a ridurre le emissioni di gas a effetto serra nel settore dei trasporti e a migliorare la sicurezza dell’approvvigionamento dell’Ue. Per il periodo 2014-2020, sono stati assegnati circa 430 milioni di euro di fondi europei a progetti di ricerca e alla promozione dei biocarburanti. Tuttavia, il passaggio dalla fase iniziale di ricerca in laboratorio a quella di produzione può richiedere come minimo dieci anni. A ciò si aggiungono i frequenti cambiamenti nelle politiche, nella normativa e nelle priorità dell’Ue relative ai biocarburanti, che hanno reso il settore meno allettante e hanno inciso sulle decisioni degli investitori. “Con i biocarburanti si mira a contribuire al raggiungimento degli obiettivi di neutralità climatica dell’Ue e a rafforzare la sovranità energetica di quest’ultima. Tuttavia, con l’attuale politica in materia, l’Ue sta vagando senza una mappa e corre il rischio di non raggiungere la destinazione”, ha dichiarato Nikolaos Milionis, che ha diretto l’audit nell’ambito della Corte dei conti europea.

L’assenza di una tabella di marcia chiara è un problema messo in particolare evidenza dagli auditor della Corte. Si prenda come esempio l’aviazione. Essendo un settore difficile da elettrificare, i biocarburanti avanzati potrebbero rappresentare una buona opzione di decarbonizzazione. La nuova normativa ReFuelEU Aviation, adottata nel 2023, ha fissato il livello richiesto di carburanti sostenibili per l’aviazione (SAF) – inclusi i biocarburanti – al 6 % per il 2030, cioè a circa 2,76 milioni di tonnellate di petrolio equivalente. Al momento, però, la capacità di produzione potenziale nell’Ue raggiunge a malapena un decimo di quella cifra. Inoltre, non esiste ancora una tabella di marcia a livello Ue su come accelerarne la produzione, a differenza degli Stati Uniti. Il futuro dei biocarburanti è molto incerto anche nel settore del trasporto su strada. La scommessa ambiziosa sulle auto elettriche e la fine della vendita di auto nuove a benzina e a diesel prevista per il 2035 potrebbero far sì che i biocarburanti non abbiano un futuro su larga scala nel settore del trasporto su strada dell’Ue.

La Corte ha anche evidenziato tre problemi cruciali che i biocarburanti si trovano ad affrontare sul campo: sostenibilità, disponibilità di biomassa e costi. I benefici dei biocarburanti sull’ambiente sono spesso sovrastimati. Ad esempio, i biocarburanti derivanti da materie prime che richiedono terreni coltivabili (e quindi potenzialmente implicanti deforestazione) potrebbero incidere negativamente su biodiversità, suolo e acqua. Questa situazione suscita inevitabilmente questioni etiche riguardanti l’ordine di priorità tra beni alimentari e carburanti.  Inoltre, la disponibilità di biomassa limita la diffusione dei biocarburanti. La Commissione europea si aspettava di ottenere un aumento dell’indipendenza energetica grazie ai biocarburanti. Tuttavia, la dipendenza da paesi non-Ue (ad esempio, le importazioni di olio da cucina esausto da Cina, Regno Unito, Malaysia e Indonesia) è in realtà aumentata drasticamente a causa della crescente domanda di biomassa nel corso degli anni. Il problema è che il settore dei biocarburanti si contende le materie prime con altri settori, in particolare quello alimentare, ma anche quello dei prodotti cosmetici, farmaceutici e delle bioplastiche.  Infine, i biocarburanti sono più cari dei combustibili fossili e, di conseguenza, non sono ancora economicamente sostenibili. Le quote di emissione sono attualmente meno costose della riduzione delle emissioni di CO2 ottenuta utilizzando i biocarburanti, non sempre favorita dalle politiche di bilancio dei paesi dell’UE.

Tutto ciò significa che la diffusione dei biocarburanti avanzati è più lenta del previsto. Come richiesto, tutti i paesi dell’Ue hanno imposto obblighi in capo ai fornitori di carburanti, per far sì che la percentuale di energie rinnovabili fosse almeno del 10 % entro il 2020 nei settori del trasporto su strada e ferroviario, e del 14 % in tutti i settori dei trasporti entro il 2030. Ciononostante, gran parte dei paesi dell’Ue (per citarne solo alcuni: Grecia, Polonia, Romania, Francia e Spagna) non ha raggiunto i propri obiettivi.

Fonte: Corte dei conti europea

Informazioni generali

Il Gruppo per l’Idrovia Padova-Venezia-mare sollecita il supporto politico per la realizzazione dell’opera, venerdì 26 gennaio incontro a Stra (VE)

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Il “Gruppo per l’Idrovia”, composto da un gruppo di realtà del territorio Veneto (Confapi- Associazione delle piccole e medie industrie della provincia di Padova, Legambiente con i circoli di Albignasego, Selvazzano, Piove di Sacco, Gzip – Gruppo imprese della zona industriale di Padova, Rete Wigwam, Gli Amissi del Piovego, CIA – associazione di agricoltori di Padova e Venezia, Comitato spontaneo alluvionati di Montegrotto Terme, Associazione Intercomunale Brenta Sicuro) chiama alla partecipazione tutti i politici veneti, sia locali (sindaci) sia coloro che sono impegnati in Regione e in politica nazionale, della serata di conoscenza del rischio idraulico nel territorio veneto e al completamento del progetto Idrovia Padova-Venezia-mare in programma venerdì 26 gennaio a Stra (VE) alle ore 20.30 nella sala Spazio Extra nell’ex municipio di piazza Marconi.

Obiettivo. “L’intento è quello di sollecitare un dialogo fra Regione Veneto, che ha il compito di redigere i progetti e cercare le fonti di finanziamento e il Governo che può, anzi deve, a nostro avviso, assieme all’Europa, contribuire in modo determinate alla parte finanziaria di esecuzione del progetto“, dichiarano gli organizzatori, impegnati a sensibilizzare la popolazione tutta su quanto sia importante il tema dell’ambiente, delle sicurezza idraulica, delle risorse idriche della laguna e dei trasporti sostenibili.

Relatori. L’incontro, patrocinato dall’Amministrazione comunale di Stra, vedrà la presenza di Antonio Rusconi, ex segretario dell’Autorità di Bacino delle Alpi Orientali, che comprende Trentino Alto Adige, Veneto e Friuli-Venezia Giulia, che esporrà sulla reale situazione di sicurezza dei nostri territori, i punti di forza e le carenze. Parlerà, inoltre, del ruolo legato all’idrovia una volta completata e lo “stato dell’arte” attuale dell’opera, nell’ambito del Piano di Bacino in vigore. Parteciperà, inoltre, Simone Venturini, direttore di Technital, azienda leader nelle attività di costruzione delle opere di salvaguardia idraulica, che ripresenterà il progetto preliminare dell’opera, risalente al 2016 e redatto assieme a Beta Studio. “La presentazione entrerà nel dettaglio delle caratteristiche del progetto, al netto di varie inesattezze che circolano. Inesattezze che la Regione Veneto, protagonista positiva con l’approvazione del Progetto, non ha mai smentito“, aggiungono gli organizzatori. A moderare l’incontro sarà Paolo Dalla Vecchia, ex presidente del Consorzio Dese-Sile ed ex assessore provinciale per la provincia di Venezia.

Perché non è stato inserito tra i progetti finanziabili con il Pnrr? “Il progetto dell’idrovia – spiegano gli organizzatori – aveva tutte le caratteristiche per rientrare fra gli importanti progetti finanziabili dal Pnrr, sia nel capitolo transizione ecologica che infrastrutture che mobilità ecologica. In qualsiasi caso senza una progettazione avanzata (progetto definitivo ed esecutivo) rimangono nulle le possibilità di riuscire a recepire un qualsiasi finanziamento, sia esso nazionale che europeo per completare l’opera.Anche questo nuovo incontro si presterà a domande, chiarimenti, ed anche concrete proposte su quest’opera che rappresenta un autentico paradosso per il costo fin qui sostenuto e lo spreco, assieme al permanere dell’elevato rischio idraulico, che accompagna il suo mancato completamento”. 

Fonte: Gruppo per l’Idrovia Padova-Venezia-mare

17 gennaio 2024, a Santa Lucia di Piave (TV) il convegno “I cuochi contadini: una storia tutta Made in Italy”

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“I successi del turismo che portano il Veneto ai vertici nazionali in termini di fatturato sono strettamente legati al patrimonio agroalimentare regionale che oltre 60mila imprese agricole continuano a coltivare ed allevare per garantire la biodiversità enogastronomica. Un impegno strategico, espressione delle eccellenze della ‘Dop economy‘ che realizza, a livello regionale un bilancio di 3,70 mld di euro sugli 8 mld di produzione lorda vendibile. Se il concetto di “tornare nei luoghi della vacanza” è vincente gran parte del merito va alle attività di accoglienza, ospitalità e ristorazione promosse dai 1600 agriturismi localizzati negli oltre 300 piccoli borghi dove si custodiscono le tipicità locali che fanno grande il Made in Italy nel mondo”. Con questa premessa Coldiretti Veneto organizza il convegno “I cuochi contadini: una storia tutta Made in Italy” in programma mercoledì 17 gennaio alle ore 9.30 nello spazio della Filanda dell’Ente Fiera di Santa Lucia di Piave (TV).

Esperti del settore e rappresentanti istituzionali rifletteranno sulle nuove sfide offerte dal recente aggiornamento della legge regionale sull’agriturismo. Confermata la presenza dell’assessore al Turismo e Agricoltura, Federico Caner che illustrerà le novità per il settore a partire dal protagonismo degli “agrichef” la cui accademia nazionale ha radici venete. Da nord a sud d’Italia – ricorda Coldiretti – sono già oltre mille gli ambasciatori della Dieta Mediterranea e del Made in Italy, richiesti ai Villaggi di Coldiretti, alle rassegne di cucina fino alle trasmissioni televisive nazionali di punta, sono ora dei veri testimonial di piatti e ricette della tradizione rurale.  Una figura ricercata dai media e dai gourmet che con la formazione si è qualificata aggiungendo ulteriori perfomance ad una professione che abbina sia capacità di coltivazione e allevamento alla competenza ai fornelli, abbinando doti di narrazione e comunicative. Un mestiere ambito anche dalle nuove generazioni che intraprendono progetti di fattoria didattica, sociale, agricampeggi sviluppando le modalità emergenti del turismo, come quella esperienziale, creativa, integrata e slow.

Interventi. Su questo tema si confronteranno, dopo i saluti del sindaco di Santa Lucia di Piave Fiorenzo Fantinel, del  presidente dell’Ente Fiera Alberto Nadal e del presidente di Coldiretti Treviso Giorgio Polegato gli ospiti della tavola rotonda: il neo eletto presidente di Terranostra Dominga Cotarella – alla sua prima uscita nazionale in Veneto -, il direttore Fondazione Campagna Amica Carmelo Troccoli, Diego Scaramuzza presidente regionale Terranostra (nella foto in alto), moderati dal direttore di Coldiretti Veneto Marina Montedoro. “Gli agricoltori, da veri custodi, hanno conservato in secoli di storia e tradizione rurale centinai di prodotti strappandoli all’estinzione – spiega Carlo Salvan, presidente di Coldiretti Veneto che concluderà i lavori della mattinata  –  preservando razze e specialità che Coldiretti ha raccolto in un album creando così una ricchezza di “sigilli di Campagna Amica” ricercati souvenir dei soggiorni passati nei confini veneti, in sicurezza, tra colli, laghi, spiagge, altopiani e monti. La ricerca del buon cibo aiuta a salvare un tesoro di oltre 5.500 prodotti alimentari tradizionali vanto italiano – aggiunge Salvan – che non rappresenta solo un valore economico, ma anche storico, culturale ed ambientale”.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti

Qualità dell’aria in Veneto, situazione di “luci ed ombre” nei dati Arpav 2023

qualità aria

Secondo i i dati rilevati dall’Arpav e relativi all’anno 2023, provenienti dagli strumenti automatici della rete, nel complesso migliora la qualità dell’aria in Veneto. Per il quarto anno consecutivo viene ad esempio rispettato in tutte le stazioni di misura il valore limite annuale del biossido di azoto, con concentrazioni medie tendenzialmente inferiori o, al più, in linea con quelle dell’ultimo triennio. Anche i limiti annuali del particolato, sia PM10 che PM2.5, fissati rispettivamente a 40 e 25 microgrammi per metro cubo, risultano rispettati in tutte le centraline della rete aria.

Dal rapporto Arpav, si evince, però, che rimane ancora diffuso il superamento del valore limite giornaliero per il PM10, fissato a 50 microgrammi per metro cubo, da non sforare per più di 35 giorni l’anno: nel 2023 è stato rispettato in 11 centraline su 38, un dato comunque in miglioramento rispetto alle 8 stazioni sotto il limite del 2022. Viene inoltre evidenziato che nell’ultimo anno il numero medio di superamenti registrati è stato generalmente inferiore a quelli conteggiati nel 2022, e in linea con il 2021, uno degli anni con i livelli di PM10 più bassi. Infine, per quanto concerne l’ozono, nonostante un’estate con lunghi periodi di caldo intenso, il numero di superamenti della soglia è stato complessivamente inferiore al 2022, con un massimo nel mese di giugno. “I dati rilevati evidenziano un miglioramento – commenta l’assessore all’Ambiente Gianpaolo Bottacin –  visti anche gli enormi investimenti fatti dalla Regione per migliorare la qualità dell’aria. Resta il fatto che per la sua conformazione e per la forte antropizzazione, il bacino padano ha una forte criticità relativamente allo smog. Risulta quindi evidente che dovremo continuare a investire sul tema. Ma rassicura il fatto che le azioni messe in campo grazie al piano di tutela e risanamento dell’aria abbiano già dato buoni riscontri. Significa che la strada tracciata è quella giusta e che non dobbiamo abbassare la guardia”.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto