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Legge sul ripristino della Natura: il Parlamento europeo pronto ai negoziati con il Consiglio europeo sul testo approvato

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Premessa. Oltre l’80% degli habitat europei è in cattive condizioni. Per far fronte a ciò, il 22 giugno 2022 la Commissione europea aveva proposto un regolamento sul ripristino della Natura per contribuire al recupero a lungo termine delle aree terrestri e marine dell’UE danneggiate e per raggiungere gli obiettivi dell’Ue in materia di clima e biodiversità. Secondo la Commissione, la nuova legge apporterebbe notevoli benefici economici, in quanto ogni euro investito si tradurrebbe in almeno 8 euro di benefici. La legge, inoltre, risponderebbe alle aspettative dei cittadini in materia di protezione e ripristino della biodiversità, del paesaggio e degli oceani espresse nelle proposte delle conclusioni della Conferenza sul futuro dell’Europa.

Martedì 11 luglio scorso, dunque, dopo un dibattito, il Parlamento europeo ha adottato la sua posizione negoziale sulla legge europea inerente al ripristino della natura con 336 voti a favore, 300 contrari e 13 astensioni. Una mozione per respingere in toto la proposta della Commissione non è stata approvata (312 voti a favore, 324 contrari e 12 astensioni). I deputati hanno sottolineato che il ripristino degli ecosistemi è fondamentale per combattere il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità nonché ridurre i rischi per la sicurezza alimentare. Inoltre, hanno evidenziato che la proposta di legge non impone la creazione di nuove aree protette nell’Ue, né blocca la costruzione di nuove infrastrutture per l’energia rinnovabile. E’ stato approvato un nuovo articolo che sottolinea come tali impianti siano in larga misura di interesse pubblico.

Obiettivi per il 2030. Il Parlamento europeo ha sottolineato che la nuova legge deve contribuire al conseguimento degli impegni internazionali dell’Ue, in particolare quelli indicati nel quadro globale sulla biodiversità delle Nazioni Unite di Kunming-Montreal. I deputati hanno sostenuto la proposta della Commissione di attuare, entro il 2030, misure di ripristino della natura coinvolgenti almeno il 20% di tutte le aree terrestri e marine dell’UE. Il Parlamento ha proposto che la normativa si applichi solo una volta che la Commissione avrà fornito dati sulle condizioni necessarie per garantire la sicurezza alimentare a lungo termine e dopo che i Paesi dell’UE avranno quantificato le aeree da ripristinare per raggiungere gli obiettivi per ogni tipo di habitat. Il Parlamento vuole anche introdurre la possibilità di rinviare gli obiettivi di ripristino in caso di conseguenze socio-economiche eccezionali. Entro 12 mesi dall’entrata in vigore del regolamento, la Commissione dovrà valutare l’eventuale divario tra le esigenze finanziarie del ripristino e i finanziamenti UE disponibili e studiare soluzioni per colmare tale divario, in particolare attraverso un apposito strumento UE.

Il relatore spagnolo César Luena ha dichiarato: “La legge sul ripristino della natura è un elemento essenziale del Green Deal europeo e segue le raccomandazioni e i pareri scientifici che sottolineano la necessita di ripristinare gli ecosistemi europei. Gli agricoltori e i pescatori ne beneficeranno e verrà garantita una terra abitabile alle generazioni future. La posizione adottata invia un messaggio chiaro. Ora dobbiamo continuare a lavorare bene, difendere la nostra posizione durante i negoziati con i Paesi UE e raggiungere un accordo prima della fine del mandato di questo Parlamento per approvare il primo regolamento sul ripristino della natura nella storia dell’UE.” Il Parlamento è ora pronto ad avviare i negoziati con il Consiglio UE sul testo.

28 luglio 2023, incontro conviviale Argav al Wigwam di Arzerello (PD) all’insegna di musica e ambiente

wigwam-bimbi-2018.08.27 (1)Come da tradizione, i soci Argav si ritroveranno prima della pausa agostana per un incontro conviviale sull’aia del circolo di campagna Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (PD) (nella foto in alto un momento destinato all’ospitalità di ragazzi) il prossimo venerdì 28 luglio a partire dalle ore 19.30.

Ad arricchire la serata di contenuti saranno Giancarlo Mantovani, direttore del Consorzio di bonifica Delta del Po, che illustrerà due innovativi progetti di sbarramenti antisale alle foci dei fiumi Adige e Po, Gabriele Zambon, autore del libro “1970”, che parlerà del suo viaggio interiore attraverso la musica, eseguita dal vivo e Marco Prosdocimi, titolare azienda agricola Prosdi, che parlerà delle sue coltivazioni di ciliegie 100% sostenibili, Oscar Green Padova 2023. Al termine della serata, Efrem Tassinato, giornalista chef nostro anfitrione, preparerà la sua “mitica” versione estiva della pasta e fagioli.

La transizione verso l’economia circolare nell’Ue è in ritardo, fondi spesi per gestire i rifiuti invece che per impedirne la produzione

Economia circolare

L’approccio dell’“economia circolare” presenta vantaggi significativi in termini di sostenibilità. Per i cittadini, significa prodotti che durano più a lungo e/o più facili da riparare, aggiornare, rifabbricare, riutilizzare o riciclare. A livello di imprese, tale approccio offre una serie di potenziali vantaggi, comprese una maggiore efficienza nell’uso delle risorse e una minore esposizione alla volatilità dei prezzi. Circa l’80 % dell’impatto ambientale di un prodotto dipende, infatti, dalla sua progettazione.

Obiettivo disatteso. A fronte di ciò, l’Unione Europea ha compiuto progressi molto modesti nella transizione verso un’economia circolare: fra il 2015 e il 2021, il tasso medio di circolarità per tutti gli Stati dell’Ue-27 è aumentato soltanto di 0,4 punti percentuali. Sette di essi – Lituania, Svezia, Romania, Danimarca, Lussemburgo, Finlandia e Polonia – hanno addirittura fatto passi indietro. Gli auditor della Corte dei conti europea hanno quindi concluso che l’ambizione Ue di raddoppiare la percentuale di materiali riciclati e reintrodotti nell’economia entro il 2030 appare decisamente difficile da realizzare. “Preservare i materiali e ridurre al minimo i rifiuti è fondamentale se si vuole che l’Ue utilizzi efficientemente le risorse e raggiunga gli obiettivi ambientali del Green Deal,” ha dichiarato Annemie Turtelboom, della Corte dei conti europea. “Ma le azioni finora intraprese dall’Ue sono state inefficaci e la transizione verso l’economia circolare è quasi ferma in molti paesi europei.”

Un’economia circolare preserva quanto più a lungo possibile il valore dei prodotti, dei materiali e delle risorse e riduce al minimo i rifiuti. Per contribuire all’economia circolare, la Commissione europea ha preparato due piani d’azione: il primo, del 2014, conteneva 54 azioni specifiche, il secondo, del 2020, ha aggiunto 35 nuove azioni e fissato obiettivi che raddoppiano il tasso di circolarità, ossia la quota di materiale riciclato e reintrodotto nell’economia, per il 2030. Tali piani non erano vincolanti, ma miravano ad aiutare gli Stati membri ad aumentare le attività di economia circolare negli ultimi anni. Fino a giugno 2022, quasi tutti i paesi dell’UE disponevano o stavano elaborando una strategia nazionale per l’economia circolare.

Spesi i fondi per gestire i rifiuti invece che per impedirne la produzione. L’UE ha messo a disposizione ingenti finanziamenti, stanziando oltre 10 miliardi di euro tra il 2016 e il 2020 per investire nell’innovazione verde ed aiutare le imprese ad essere all’avanguardia nella transizione verso l’economia circolare. Invece, gli Stati membri hanno speso la stragrande maggioranza di questi fondi per gestire i rifiuti invece che impedirne la produzione attraverso la progettazione circolare, che avrebbe avuto probabilmente un impatto maggiore.

I piani dell’UE includevano anche una serie di misure per facilitare l’innovazione e gli investimenti. Gli auditor della Corte hanno trovato scarse prove dell’efficacia di tali misure nel contribuire all’economia circolare, il cui impatto si è rivelato solo modesto nell’aiutare le imprese a fabbricare prodotti più sicuri o ad accedere a tecnologie innovative che rendessero i processi produttivi più sostenibili. Gli auditor evidenziano anche il problema dell’obsolescenza programmata, la pratica di limitare artificialmente la vita utile di un prodotto per renderne necessaria la sostituzione. La Commissione europea ha concluso che non era fattibile rilevare l’obsolescenza programmata, ma che è chiaramente essenziale eliminarla per disporre di prodotti più sostenibili.

Fonte: Servizio comunicazione Corte dei conti europea

Estate 2023, tra alghe, granchi blu e caldo torrido, anche le lagune sono in sofferenza

L'invasione delle alghe nelle lagune polesane

Alghe, granchio blu, temperature eccessive e scarsa circolazione dell’acqua: le lagune polesane sono in sofferenza. Lo afferma Alessandro Faccioli, responsabile Coldiretti Impresapesca dettagliando il quadro della situazione dopo aver relazionato ampiamente al convegno organizzato dal Cur di Rovigo all’interno del corso di laurea in “Water and geological risk engineering”. Negli anni scorsi, particolarmente nel 2022, una combinazione di fenomeni ha causato una prepotente moria di vongole. Questi molluschi sono minacciati dal clima ormai tropicalizzato al quale si aggiunge un nuovo problema che non è più da sottovalutare: la presenza della specie invasiva del granchio blu.

Fenomeno “acqua bianca”. “Non è la prima estate in cui gli ambienti lagunari si trovano in questa situazione – prosegue Faccioli -. Il quadro è peggiorato con l’arrivo della specie invasiva del Callinectes sapidus, un killer dei nostri molluschi che si sta appropriando delle nostre lagune, un danno non solo economico, che per il settore è decisamente grave, ma anche ambientale perché si sta mettendo a repentaglio la biodiversità. Nel frattempo, in questi giorni, è in atto la proliferazione di alghe di tipo ulva rigida e gracilaria e altre, in grandi quantità. Il fenomeno è dovuto allo scarso ricircolo idrico, ormai compromesso da tempo, un problema acuito dall’arrivo delle alte temperature. Le alghe, già visibili, stazionando in superficie, subiscono il fenomeno della decomposizione che, inevitabilmente, assorbe ossigeno dall’ambiente lagunare mettendo in difficoltà pesci e molluschi che vivono in quell’habitat. Questa decomposizione provoca un fenomeno comunemente chiamato “dell’acqua bianca”. Dal punto di vista visivo, le alghe stanno già invadendo la laguna; la proliferazione di queste e la loro decomposizione mettono a repentaglio l’ossigenazione dell’ambiente lagunare che necessita da tempo di interventi strutturali. La mancata ossigenazione della laguna porta alla moria delle altre specie che la vivono”.

Si confida nel Pnrr. “La situazione aggiornata degli ambienti di pesca è stata trasmessa anche al ministero competente tramite Coldiretti – prosegue Faccioli -. Sono indispensabili le soluzioni operative già chieste a più riprese dai pescatori alle istituzioni competenti: si tratta dei lavori di vivificazione. Sappiamo che sono molto costosi e le risorse sono difficili da reperire; per questo confidiamo nel Pnrr. Gli interventi sarebbero una soluzione a una questione economica e sociale dell’attività economica di pesca, ma affronterebbero allo stesso tempo un problema ambientale; le lagune sono ambienti fragili – conclude Faccioli -, sono ecosistemi basati su equilibri che oggi sono minacciati da più fronti, possiamo affermare con certezza che sono tutti fenomeni avversi legati ai cambiamenti climatici, ma anche la mancata operatività dell’uomo nella gestione delle lagune e delle bocche a mare ha sicuramente contribuito al peggioramento dell’ambiente”.

“Sosteniamo l’Igp della pesca e nettarina veronese”: i comuni scaligeri ambasciatori della denominazione insieme agli attori della filiera

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Le Amministrazioni comunali veronesi si fanno ambasciatrici della denominazione della pesca di Verona. Gli 11 Comuni della provincia scaligera maggiormente vocati alla peschicoltura si uniscono, con capofila Bussolengo, per sensibilizzare i propri produttori a valorizzare le pesche locali che possono nuovamente fregiarsi dell’Indicazione Geografica Protetta (IGP).

All’iniziativa aderiscono i Comuni di Bussolengo, Pescantina, Sona, Castelnuovo del Garda, Villafranca, Lazise, Sommacampagna, San Pietro in Cariano, Torri del Benaco, Pastrengo e Verona. Il via libera all’utilizzo del marchio Igp è stato dato nei giorni scorsi dal CSQA, ente certificatore veneto, che ha terminato i controlli. Gli obiettivi della certificazione sono molteplici: dare alle pesche e nettarine veronesi un riconoscimento per la loro qualità in un territorio storico vocato alla produzione, offrire un ulteriore impulso alle vendite e differenziarsi dalle pesche di altri territori nazionali e stranieri, tra cui Spagna e Grecia. La caratteristica che contraddistingue le pesche IGP è quella di essere strettamente legata al territorio di provenienza e presentarsi con peculiarità ben definite e garantite. Infatti, le Denominazioni, tra cui l’IGP, conferiscono un valore aggiunto ai prodotti agroalimentari di un determinato territorio con la tutela di standard qualitativi, la salvaguardia di metodi di produzione, fornendo ai consumatori informazioni chiare sulle caratteristiche delle produzioni.

La provincia veronese ha perso negli anni significativi ettari di superfici coltivate a pesche e nettarine arrivando a poco più di mille ettari nel 2022. Una tendenza che riguarda tutta Italia con un calo più al Nord che al Sud. Negli ultimi tempi, tuttavia, nel veronese si registra un nuovo interesse alla peschicoltura con installazione di impianti rinnovati per ottenere frutta di eccellenza, per la quale c’è una significativa domanda da parte del mercato. L’IGP potrebbe dare quindi un ulteriore impulso alle coltivazioni. “Fattore di questo successo è stato il gioco di squadra di tutti gli attori. L’obiettivo è dare un valore aggiunto al prodotto con la speranza che resti una maggiore marginalità ai produttori”, ha detto Marco Andreoli, presidente della Commissione agricoltura della Regione Veneto.

Offerta un’opportunità. “La valorizzazione dei nostri prodotti tipici – sottolinea il vicesindaco di Bussolengo Massimo Girelli – è una missione importante che ha l’obiettivo di sostenere la produzione locale oltre ad essere un veicolo per la promozione del territorio, la cui storia ed identità si esprime anche attraverso le tipicità, come nel caso della pesca che è simbolo di gusto ed eccellenza veronese. Come amministrazione siamo da sempre impegnati in questo senso anche attraverso eventi ed iniziative per far conoscere e apprezzare le nostre pesche ad un pubblico sempre più ampio. Il riconoscimento dell’IGP ci offre sicuramente un’opportunità e per questo vogliamo rafforzare la sinergia con gli altri Comuni e tutti gli attori coinvolti”. “La pesca veronese è il nostro frutto più rappresentativo – afferma l’assessore all’Agricoltura del comune di Bussolengo Giovanni Amantia – e il riconoscimento della denominazione IGP è una conferma alla qualità della produzione, che grazie alla filiera corta garantisce ai consumatori freschezza e genuinità. Merito del grande lavoro dei nostri agricoltori e di tutti i soggetti coinvolti che ogni anno si impegnano per portare sulle nostre tavole un prodotto buono, sano e gustoso. Come amministratori abbiamo il dovere di sostenere l’agricoltura locale perché possa crescere ed essere competitiva, creando valore per il territorio”. “Finalmente dopo anni di inattività – precisa Alex Vantini, il presidente di Coldiretti Verona – riparte il progetto di valorizzazione della pesca di Verona IGP, un prodotto di grande qualità del nostro territorio con una tradizione millenaria in una provincia, quella veronese, vocata alla frutticoltura. La Coldiretti ha voluto essere partner di questo percorso e inizieremo a breve l’iter per costituire il consorzio di tutela al fine di riuscire a garantire soddisfazione ai produttori per investire maggiormente su questa coltura e valorizzare il territorio della provincia scaligera”. “La nostra Fondazione si attiva per valorizzare i prodotti veronesi anche in collaborazione con le amministrazioni comunali del territorio. Per le pesche e nettarine locali utilizziamo il marchio Principesca, riconosciuto come sinonimo di qualità e certezza della provenienza da consumatori e grande distribuzione organizzata. Le denominazioni, come l’IGP, possono sicuramente dare un valore aggiunto alle produzioni agricole”, dice Gianluca Fugolo, presidente della Fondazione prodotti agricoli di Bussolengo e Pescantina .“La Certificazione di origine protetta – evidenzia Leonardo Odorizzi, produttore e rappresentante della Grande Bellezza Italiana, organizzazione incaricata della distribuzione del prodotto. – rappresenta la strada per portare ai consumatori i valori del territorio, dell’ambiente e la garanzia di un prodotto controllato e garantito da un disciplinare molto stringente per una qualità superiore. La Grande distribuzione organizzata sta dando ampio spazio ai prodotti dei territori per andare incontro alla richiesta del consumatore che cerca certezze per un acquisto consapevole. Per i produttori la certificazione è il modo migliore per distinguersi in un mercato sempre più globalizzato così da raccogliere le giuste remunerazioni per garantire il proseguimento dell’agricoltura italiana”.

Fonte: Servizio stampa Comune di Bussolengo

Visita Argav in Valsugana (TN) al parco-museo Arte Sella, magico luogo dove arte e natura si fondano da oltre 30 anni e al Maso Tezza, produttore di deliziosi piccoli frutti 

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(di Maurizio Drago, consigliere Argav) Pieno successo della giornata formativa Argav a Borgo e Telve Valsugana, in provincia di Trento, a cui hanno partecipato alcuni soci sabato 15 luglio scorso. A contribuire alla realizzazione dell’evento è stata la “Rete di Riserve del Fiume Brenta”, presieduta da Enrico Galvan a cui è stata consegnata la “Penna Argav” come riconoscimento del loro lavoro di valorizzazione e promozione del territorio.

Organizzata dal vicepresidente Argav e referente per il Trentino Giancarlo Orsingher, la giornata è culminata con la visita del parco-museo naturale “Arte Sella”. Immerse nel verde sono esposte grandi e significative opere di scultori e artisti provenienti dalle varie parti del mondo, tutte a significare quanto l’opera dell’uomo deve essere rispettosa della natura. Il presidente dell’associazione Arte Sella, l’ingegnere biomedico Giacomo Bianchi, ha guidato i soci Argav (nella foto in alto) percorrendo la grande esposizione di Nature Art nei boschi, un luogo magico dove arte e natura si incontrano e si fondono da oltre 30 anni. Tantissime le grandi opere da ammirare nascoste nel bosco o appoggiate sui fianchi della valle. Arte Sella è entrata a far parte di network internazionali quali Elan (European Land Art Network) e Grandi Giardini Italiani. Si possono effettuare le visite tutto l’anno, info a: www.artesella.it.

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Dopo il pranzo tenutosi al ristorante Dall’Ersilia a Malga Costa in Val di Sella, il gruppo Argav ha visitato l’azienda agricola “Maso Tezza” a Telve Valsugana (nella foto in alto), produttrice di piccoli frutti che poi vengono conferiti alla cooperativa Sant’Orsola di Pergine. L’azienda, a conduzione familiare, è gestita da Gustavo e Afra Pecoraro insieme ai figli Mirko e Giulia. A 720 metri di altitudine l’azienda si è dotata di serre per produrre fragole, ciliegie e mirtilli. Gustavo precisa di aver effettuato delle visite di formazione in Olanda per la piantumazione dei piccoli frutti, raccolti ogni giorno e conferiti a Sant’Orsola, poi venduti nei supermercati in Italia e all’estero per arrivare infine sulle nostre tavole.

Clima ed energia: obiettivi per il 2030 a rischio secondo la Corte dei conti europea

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Nell’ottobre 2022 la Commissione europea ha comunicato che l’UE aveva raggiunto i tre obiettivi per il 2020 in materia di energia e di clima. Secondo gli auditor della Corte dei conti europea, questo successo non è stato dovuto solo all’azione per il clima dell’UE, perché, con tutta probabilità, l’UE 27 non avrebbe raggiunto l’obiettivo senza la riduzione dei consumi energetici indotta dalla crisi finanziaria del 2009 e dalla pandemia di COVID-19. Nonostante ciò, la valutazione dell’UE sulla propria performance verde non indica chiaramente qual è l’impatto dei fattori esterni.

Gli auditor hanno anche riscontrato una scarsa trasparenza riguardo alle modalità con cui gli Stati membri dell’UE hanno raggiunto i rispettivi obiettivi nazionali vincolanti grazie ai meccanismi di flessibilità: alcuni paesi dell’UE non hanno contribuito come previsto e hanno utilizzato altri mezzi per raggiungere gli obiettivi, come l’acquisto di quote di emissioni o di energie rinnovabili da altri Stati membri che avevano ampiamente superato i propri obiettivi. Gli auditor hanno trovato informazioni limitate sui costi effettivi sostenuti dal bilancio dell’UE, dai bilanci nazionali e dal settore privato per raggiungere gli obiettivi e attuare le azioni che hanno avuto successo. È quindi difficile per i cittadini e i portatori di interesse stabilire se l’UE abbia conseguito complessivamente i propri obiettivi con un buon rapporto costi/efficacia e trarre insegnamenti su come raggiungere i prossimi obiettivi per il 2030.

Neutralità climatica. “Occorre maggiore trasparenza riguardo alla performance delle azioni attuate dall’UE e dagli Stati membri in materia di clima e di energia” ha dichiarato Joëlle Elvinger, responsabile dell’audio per la Corte dei conti europea. “Riteniamo inoltre che si debba tener conto di tutte le emissioni di gas a effetto serra causate dall’UE, comprese quelle prodotte dagli scambi commerciali e dal trasporto aereo e marittimo internazionale. Tanto più che l’UE si è impegnata a essere leader mondiale nella transizione verso la neutralità climatica”. Gli auditor confermano che l’UE si posiziona bene rispetto ad altri paesi industrializzati nella riduzione delle emissioni di gas a effetto serra. Tuttavia, non contabilizza tutte le sue emissioni, che sarebbero maggiori di circa un decimo se si fosse tenuto conto anche di quelle prodotte dagli scambi commerciali e dal trasporto aereo e marittimo internazionale.

Guardando al futuro, preoccupa soprattutto l’assenza di segnali che siano messi a disposizione sufficienti finanziamenti per raggiungere gli obiettivi più ambiziosi stabiliti per il 2030, in particolare da parte del settore privato che dovrebbe contribuire in misura significativa. La Commissione ha anche segnalato che i paesi dell’UE mancano collettivamente di ambizione nel perseguire l’obiettivo dell’efficienza energetica per il 2030, dato che il corrispondente obiettivo per il 2020 si è già rivelato il più difficile da raggiungere. Alcune proposte miranti a rendere ancora più ambiziosi gli obiettivi per il 2030 (in particolare, le proposte “Pronti per il 55 %” e REPowerEU) accresceranno ulteriormente il fabbisogno di finanziamenti. Queste si basano inoltre su ipotesi che non tengono sufficientemente conto di problemi noti (come la dipendenza energetica dalla Russia) oppure, come precedenti audit hanno mostrato, che non si concretizzano come previsto (ad esempio, il fatto che gli Stati membri attuino integralmente le politiche esistenti).

Fonte: Servizio stampa Corte dei conti europea

15 luglio 2023, soci Argav in Valsugana (TN) alla scoperta della Rete di Riserve del fiume Brenta, della produzione di piccoli frutti e di “Arte Sella”, rassegna di arte contemporanea nella natura

Schermata 2023-07-09 alle 16.48.56Grazie all’impegno del vicepresidente Argav Giancarlo Orsingher, oggi, sabato 15 luglio, i soci Argav saranno in Valsugana per una giornata formativa.

Programma. Ore 9.30 – 10.00, ritrovo a palazzo Ceschi a Borgo Valsugana; incontro con Enrico Galvan, presidente Rete di Riserve del fiume Brenta, che ci introdurrà alla conoscenza di questa struttura, nata per favorire, aumentare e coordinare azioni di tutela e salvaguardia attiva degli oltre 770 ettari coperti dalle 33 aree protette dislocate in Valsugana, lungo il corso trentino del fiume Brenta. Alle ore 10.15, partenza per Val di Sella. All’arrivo, visita guidata ad “Arte Sella”, mostra d’arte contemporanea “en plein air”. Guida d’eccezione sarà Giacomo Bianchi, presidente ArteSella. Alle ore 13.15-14.30 si pranza al ristorante “Dall’Ersilia” a Malga Costa in Val di Sella. Dopodiché, verso le ore 15.15, si andrà a visitare l’azienda agricola “Maso Tezza”, produttrice di piccoli frutti a Telve Valsugana (TN).

I Consorzi di bonifica del Veneto all’assemblea nazionale di Anbi: le risorse per l’adattamento climatico ci sono, la burocrazia le ferma. A giugno in Veneto piovosità nella media, prelievi irrigui importanti soprattutto nella bassa padovana e nel polesine

Assemblea ANBI 2023“Tutte le Istituzioni intervenute all’Assemblea, a partire dal ministro all’ambiente Gilberto Pichetto Fratin, hanno ricordato che le risorse finanziare ci sono e non costituiscono un problema. Ma allora perché è così difficile calarle nei territori? Ci troviamo di fronte alla solita questione italiana: per vedere i finanziamenti e avviare i cantieri devono verificarsi situazioni estreme come la siccità o, peggio, l’alluvione in Romagna, e nominare così un Commissario che sburocratizzi la situazione. Dobbiamo costruire le condizioni perché si operi normalmente, in tempi ragionevoli. Noi siamo pronti, lo è altrettanto la politica?”. A chiederlo è Francesco Cazzaro, presidente di Anbi Veneto, l’associazione che riunisce i Consorzi di bonifica regionali, ai margini dell’Assemblea nazionale di Anbi tenutasi a Roma presso l’Hotel Sheraton Parco De’ Medici il 4 e 5 luglio scorsi. Un’assemblea che, nelle parole del presidente nazionale di Anbi Francesco Vincenzi, “ha ribadito la centralità del tema acqua nella discussione nazionale ed europea riguardante i cambiamenti climatici.”

Siccità destinata a tornare. “A fronte delle piogge di queste settimane – spiega Cazzaro – siamo ancora in deficit idrico con situazioni difficili nelle falde, che sono il nostro bacino di accumulo naturale sotterraneo e che richiederanno molto tempo per tornare su valori normali. La siccità, inoltre, è destinata a tornare, in un quadro generale di cambiamenti climatici.”Gli fa eco Andrea Crestani, direttore di Anbi Veneto: “I consorzi di bonifica sono gli unici enti che fin qui hanno portato a cantiere il 100% delle risorse del Pnrr assegnate. Siamo operativi nelle situazioni di emergenza, e l’esempio più recente è dato dall’alluvione in Romagna, ma anche protagonisti nelle progettualità per una gestione sempre più efficiente della risorsa idrica. Abbiamo però bisogno che le Istituzioni ci supportino con risorse e tempi certi perché l’adattamento al cambiamento climatico richiede pianificazione.” Tra i momenti più toccanti della due giorni, il ricordo dell’alluvione in Romagna e il riconoscimento dato ai Consorzi di Bonifica del Paese in supporto ai colleghi delle aree disastrate. Nell’occasione, tutti i Consorzi del Veneto hanno dato il contributo in termine di uomini e mezzi, il riconoscimento è stato dato ad Anbi Veneto in rappresentanza di tutto il sistema regionale.

Schermata 2023-07-11 alle 14.10.34Disponibilità risorsa idrica in Veneto a giugno 2023. Dal punto di vista delle piogge, il mese di giugno si presenta come spaccato a metà con una prima parte molto più piovosa della seconda. Se nei trenta giorni la piovosità media (98 mm) ha raggiunto e appena superato i livelli tipici del mese (97 mm), il merito è dovuto alle precipitazioni dei primi quindici giorni, quando sono scesi 77 mm di pioggia, pari all’80% della media del mese. Le precipitazioni non sono state omogeneamente distribuite: gli apporti più significativi si sono registrati nelle aree pedemontane, mentre molto più contenute (20 mm) le piogge nella bassa padovana e nel rodigino; qui, e più in generale nel Veneto centro meridionale, si è dunque registrata una generale ripresa della richiesta irrigua. Per il resto: livelli degli invasi alpini ok; falde stazionarie o in lentissima ripresa (livelli ancora molto bassi). Il mese di giugno ha fatto registrare temperature tendenzialmente superiori alla media storica del periodo. A livello di trend, un recente studio dell’ Organizzazione meteorologica mondiale (Wmo World Meterological Organization) sottolinea come sia altamente probabile (98%) l’eventualità che almeno uno dei cinque anni del periodo 2023-2027, e il quinquennio nel suo insieme, sarà il più caldo mai registrato, e molto probabile (66%) che la temperatura globale media nel periodo 2023-2027 superi di oltre 1,5°C i livelli preindustriali per almeno un anno.

Fonte: Servizio stampa ANBI Veneto

Confartigianato Veneto aggiorna la propria indagine sui capannoni dismessi inutilizzati nel territorio regionale: in 6 anni calano di 1.400 unità, ma ce ne sono ancora oltre 9 mila, in gran parte in ambiti rurali o in contesti urbani consolidati, poco funzionali ad un riuso produttivo

Schermata 2023-07-09 alle 16.32.59Cosa è successo al patrimonio edilizio industriale-artigianale veneto negli ultimi 6 anni (2016/2022)?Rispetto alle 10.600 unità immobiliari produttive inutilizzate in Veneto rilevate da Confartigianato Veneto nel 2016, dalla nostra precedente ricerca, nel 2022 ne stimiamo 9.200, rilevando una contrazione del 13%, pari a circa 1.400 unità immobiliari recuperate e riutilizzate in termini assoluti. Ad oggi, ogni 10 unità produttive, ve ne è una dismessa. A livello di superfici vi sono 18,15 milioni di mq di dismesso, in diminuzione del 16% rispetto alla precedente rilevazione del 2016.

Difficoltosa la riconversione se non ubicato in area produttiva e ad alta connessione stradale. “E’ una buona notizia che in Veneto, ancora uno dei territori più spreconi di suolo in Italia, si siano recuperati circa 3 milioni e mezzo di metri cubi di capannoni dimessi – afferma Roberto Boschetto,  presidente di Confartigianato Imprese Veneto-. Un recupero sicuramente agevolato da una crescita del valore aggiunto del settore manifatturiero che, secondo i dati Istat, è cresciuto del 12,9% tra il 2016 e il 2021. Anche se le imprese, secondo i dati Unioncamere, diminuiscono in termini numerici, crescono in modo rilevante gli addetti, +6,8% nel settore industriale e +14,6% nel settore della logistica. Una congiuntura quindi che conferma un cambiamento nella dimensione d’impresa e nel volume della produzione che porta con sé necessità diverse rispetto ad un tempo in termini di spazi, localizzazione ecc. Infatti -prosegue- è stato riconvertito prevalentemente il patrimonio di più grandi dimensioni, di tipologia riconducibile soprattutto al tipico capannone produttivo localizzato in area produttiva propriamente detta e posto in ambito ad alta connessione stradale. Il dismesso rilevato nel territorio al di fuori dagli ambiti produttivi propriamente detti, in contesti rurali, in ambiti impropri o inseriti in ambiti urbani consolidati risulta invece stabile e in alcuni casi in aumento. È evidente la difficoltà di riconvertire tali spazi – spesso di piccole-medie dimensioni, localizzati in ambiti a ridotta accessibilità e spesso inglobati alla residenza – che rappresentano il 41% del patrimonio produttivo inutilizzato ad oggi in Veneto in termini di unità immobiliari (circa 3.400 unità immobiliari produttive sulle 9.200 inutilizzate stimate) e il 30% in termini di superfici (5,3 milioni di mq)”.

Secondo i dati ISPRA e Arpav, la Regione Veneto si attesta ancora al 1° posto per superfici di edifici pro capite con 147 m2 ad abitante (a fronte di una media nazionale di 90 m2 ad abitante) e al 2° posto per incidenza di suolo consumato pari all’11,9% rispetto una media nazionale del 7,1%. Del nuovo suolo consumato irreversibile rilevato nell’anno 2020-2021 pari a 551 ettari, il 59% è da attribuire alla realizzazione di nuovi edifici industriali/produttivi e a spazi di pertinenza quali parcheggi e aree di movimentazioni mezzi. Particolarmente rilevante il peso del settore della logistica e dei trasporti nella produzione di nuovo suolo consumato: +50 ettari nell’ultimo anno disponibile (ma con una punta di 80 ettari nel 2018). Il comparto produttivo e quello logistico risultano i principali driver del consumo di suolo veneto.

Ma che consistenza ha in termini di superfici e immobili, il comparto produttivo del Veneto? – Sono oltre 37.000 le grandi superfici produttive/commerciali stimate su base dati Corine Land Cover, rilevando un peso del 17,2% sulla superficie consumata presente in regione, in costante crescita negli anni (+6,6% di superficie produttive/commerciali negli ultimi 6 anni). Dai dati dello stock catastale dell’Agenzia delle Entrate è possibile rilevare 97.130 unità immobiliari produttive, in crescita di 4.917 unità rispetto al 2016 e pari a +5,3% in termini percentuali. In Veneto ogni impresa attiva manifatturiera ha potenzialmente a disposizione 1,5 unità immobiliari produttive. La crescita dello stock si relaziona alle dinamiche del mercato del comparto. Secondo i dati rilevati dall’osservatorio del mercato immobiliare OMI, le compravendite del settore risultano in crescita esponenziale dal 2016 ad oggi: +53% di transazioni a fronte di valori medi di mercato in diminuzione del 3,1%. In Veneto un capannone nel 2021 vale in media 467 euro/mq a fronte di 482 euro/mq nel 2016.

Cosa manca da riconvertire e quale futuro per tali spazi? La dimensione media del patrimonio produttivo inutilizzato in Veneto è di 1.880 mq che scende a 1.440 mq se si escludono i grandi complessi produttivi. 1 unità immobiliare su 5 di tale patrimonio sarebbe da demolire in quanto inutilizzabile, mentre un 4% risulta incompiuto. Il 77% dell’inutilizzato è afferente alla tipologia del classico capannone, mentre un 20% è riconducibile a manufatti per lo più artigianali. Vi è poi un 3% di grandi plessi produttivi con superfici medie superiori a 10.000 mq. Il 41% di tale patrimonio e posto al di fuori delle aree produttive, in ambiti rurali o in spazi interclusi nei contesti urbani consolidati, poco funzionali ad un uso produttivo.

Quale futuro per questo patrimonio? La consistenza del patrimonio produttivo inutilizzato per tipologia, caratteristiche e localizzazione permette di individuare specifiche politiche di intervento e riconversione. Delle superfici produttive inutilizzate è possibile stimare pari al 24% il patrimonio produttivo inutilizzato che si suppone possa essere reimmesso sul mercato con la medesima funzione e in breve tempo, senza necessità di politiche e iniziative specifiche. 5,7 milioni di mq, pari al 31% dell’inutilizzato, per il loro riuso necessiterebbero di interventi di demolizione, che possono essere così stimati:  1 milioni di mq potrebbero essere avviati a politiche di rinaturalizzazione delle aree, usufruendo della L.R 14/2019 articolo 4 comma 2, in quanto localizzati in aree rurale; 2,6 milioni di mq potrebbero essere oggetto di politiche di rigenerazione urbana, in quanto localizzati in ambiti centrali urbani (mediante l’utilizzo di strumenti diversificati quali PUA, accordi di programma ecc); 2,1 milioni di mq che potrebbero essere oggetto di demolizione e ricostruzione in quanto localizzati in aree produttive. I rimanenti 9,1 milioni di mq potrebbero essere rifunzionalizzati usufruendo della L.R. 14/2017 art. 8, mediante l’utilizzo degli “usi temporanei”, ipotizzando per essi funzioni prevalentemente di welfare, se localizzati in aree produttive, o a vari usi, anche sociali, se localizzati in ambito urbano consolidato.

“Due i risultati principali che ci siamo prefissi con questa nuova indagine – aggiunge Boschetto -: stimare il mercato che sarebbe possibile attivare dalla riconversione di tale patrimonio che risulta essere pari a 7,51 miliardi di euro. Benefici economici che potrebbero attivarsi nell’ipotesi di un pieno e totale riutilizzo di questi immobili e delle relative superfici, ai quali vanno sommati i potenziali benefici sociali (risposte alla domanda di spazi alternativi anche per usi sociali, superfici a disposizione per la sostenibilità energetica, opportunità di nuovi servizi e funzioni per le comunità, incremento della sicurezza e della qualità del contesto urbano) ed ambientali (risparmio di suolo consumato, risparmio di CO2, rinaturalizzazione del suolo ecc) ricavabili a livello locale. In secondo luogo, mettere a disposizione un patrimonio informativo unico che può rappresentare la base utile per far maturare nel sistema delle imprese e nei Comuni maggiore consapevolezza sull’importanza di avviare processi di rigenerazione urbana. L’attenzione sulla pianificazione del territorio è infatti in carico alle Amministrazioni Comunali ma è anche vero che un ruolo importante lo riveste la Regione che può fissare limiti, vincoli ma anche agevolazioni per interventi che riportino a nuova vita edifici dismessi contribuendo così alla riduzione del consumo di suolo. E, proprio da alcuni mesi, la Regione Veneto sta lavorando a un Testo unico dell’edilizia e dell’urbanistica che punta ad un riordino della normativa in materia di urbanistica, edilizia, paesaggio. Il Testo unico si chiamerà “Veneto territorio sostenibile” e a breve sarà oggetto di confronto con gli amministratori pubblici, la Parti Sociali e gli addetti del settore. Siamo convinti che il nostro lavoro potrà avere un ruolo fondamentale come lo ebbe quello del 2017 per la approvazione della legge 14/2017 sul Consumo di Suolo”.

Fonte: Servizio stampa Confartigianato Imprese Veneto