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13 gennaio 2024, i soci Argav in visita al Presepio artistico e al territorio di Segusino (TV)

particolare maiale presepio segusino

Sabato 13 gennaio p.v. i soci Argav visiteranno, come da tradizione, il Presepio artistico e il territorio di Segusino (TV), grazie alla consueta ospitalità degli amici segusinesi, che ci pregiamo di avere quali soci onorari.

Programma. Ore 10:30, ritrovo a Segusino, zona Chiesa Parrocchiale – Presepio Artistico (indicazioni per il navigatore: viale Italia, 270 Segusino – TV); ore 10:45 visita al Presepio Artistico, edizione 2023 dal titolo: “..e Noi? …800 anni da quella volta”: un’edizione, che celebra gli 800 anni dalla nascita del primo presepio della storia, realizzato a Greccio da San Francesco nel 1223; ore 11:45: trasferimento nella vicina Valdobbiadene, presso l’enoturismo Col Saltarel, sede dell’azienda agricola Vanzin Miriam: Miriam è una ventenne, che durante l’estate gestisce, assieme alla sorella minore, malga Molvine (da non confondere con Malga Molvine Binot, che dista poche centinaia di metri) al confine tra il territorio del comune di Valdobbiadene e quello di Segusino; la nuova sede invernale di malga Molvine è l’enoturismo, che andremo a visitare e dove si trovano i prodotti della malga (formaggi e prodotti caseari) e dell’azienda agricola (insaccati e prosecco); ore 12:30 ca.: momento conviviale nell’enoturismo Col Saltarel; ore 14:45: trasferimento in una cantina di Valdobbiadene per una degustazione di prosecco, ore 16:00 ca. saluti finali.

26 gennaio 2024, al via il 34° corso di aggiornamento sul giardino storico e sul paesaggio contemporaneo dell’Università di Padova dal tema “Il paesaggio può salvare il pianeta?”, lezioni in presenza e on line sino al 30 maggio

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Il paesaggio, risultato di un continuo processo di trasformazioni e di stratificazioni, frutto della relazione tra fenomeni naturali e azione antropica, è l’espressione della storia e della geografia di un territorio, delle pratiche e dei valori sociali degli abitanti che vi sono insediati. Nella nostra quotidianità, a questa incessante metamorfosi, a questa dialettica di grandi e piccole mutazioni si sono ora sommati l’impatto della crisi climatica globale e la conseguente constatazione della fragilità del pianeta. In che modo la crisi eco-climatica contemporanea si riflette nei paesaggi che ci circondano? In che modo la nostra percezione di questi paesaggi è trasformata dalla consapevolezza del cambiamento ambientale globale?  In che misura la necessità percepita di reagire, di adattarsi a ciò che minaccia l’abitabilità del pianeta porta a una trasformazione delle pratiche progettuali e delle politiche nel campo del paesaggio? “Queste domande saranno al centro del XXXIV corso promosso dal Gruppo Giardino Storico-Università di Padova”, spiega Antonella Pietrogrande, coordinatrice del corso, che quest’anno sarà dedicato a al nostro fondatore Patrizio Giulini e al suo sapere botanico in difesa del patrimonio naturale”.

La vulnerabilità della Terra ci chiede oggi di adottare una nuova cura. Continua Pietrogrande: “Riteniamo, infatti, che riferirsi al paesaggio come forma e livello di comprensione della complessità dei processi naturali, culturali e sociali che modellano e fanno evolvere i nostri ambienti ma anche come campo di azione e di creazione possa essere un giusto approccio ai problemi posti all’umanità dalla crisi eco-climatica globale che stiamo vivendo. Di fronte a fenomeni estremi è necessario assumere una mentalità di prevenzione per ridurre il rischio e il costo sociale della transizione. La complessità e il valore sistemico che improntano il paesaggio possono indicare la strada per immaginare, progettare e realizzare nuovi paesaggi, frutto del confronto multidisciplinare, dell’attività di ricerca e sperimentazione di nuove competenze e di politiche coraggiose. Il pianeta ci chiede di abbassare le temperature e ridurre la precarietà dei sistemi urbani, di presidiare le montagne e contrastare gli incendi e il dissesto idrogeologico, di risparmiare l’acqua e diminuire la siccità: tutto ciò si tradurrà in nuovi paesaggi. Nuovi paesaggi energetici, portatori di contenuti formali, simbolici ed estetici, consoni ai luoghi d’impianto, ma anche rappresentativi dei valori della nostra epoca; paesaggi futuri per curare la terra e sfamare l’umanità, imparando da quei paesaggi ereditati che sono sopravvissuti al successo dell’agricoltura industriale”.

Giardino storico, punto di partenza e risorsa. E ancora: “Come progettare questa nuova azione paesaggistica che tenga conto, alla grande scala, dei problemi eco-climatici incombenti e nello stesso tempo non dimentichi la complessità delle situazioni locali, delle molteplici forme di rapporto culturale con le realtà ambientali? Quali esperienze sono già state fatte in questo campo e quali conclusioni se ne possono trarre? Torneremo quindi a occuparci anche del giardino storico, l’argomento che ci contraddistingue, non come di un soggetto di ricerca e sapere chiuso, ma piuttosto come di un punto di partenza per una riflessione più complessiva sul paesaggio e come di una risorsa in termini di conoscenze scientifiche, tecniche, botaniche e ambientali, sviluppate, sperimentate e sedimentate nei secoli.  Come curare i giardini storici in quest’epoca di cambiamenti climatici? Su quali valori puntare? Come progettare una loro gestione che garantisca continuità e trasmissibilità dei dati? Come si sta procedendo nel restauro dei giardini storici italiani finanziati dal Pnrr il cui obiettivo è anche di favorire le funzioni che hanno dirette ricadute ambientali (riduzione dell’inquinamento ambientale, regolazione del microclima, generazione di ossigeno, tutela della biodiversità)? Per analizzare questi fenomeni saranno presentati come di consueto diversi punti di vista, oltre agli strumenti che permettono di comprenderli e analizzarli. Riflettere su questi problemi, coniugando la storia del paesaggio e del giardino con le esigenze oggi poste dalla fragilità del pianeta, è il compito che si dà il XXXIV corso del Gruppo Giardino Storico dell’Università di Padova.

Per partecipare al corso si può versare un contributo di partecipazione (anche quest’anno fissato a 30 €) preferibilmente dal mese di gennaio. Ulteriori informazioni giardinostoricounivpadova.it

Fonte: Gruppo Giardino Storico Università di Padova, Foto credits Crete senesi, foto di Serge Briffaud, 2023

Presentato a Verona il 2° dossier sulle infiltrazioni mafiose nelle filiere agroalimentari venete, i primati regionali fanno gola al malaffare

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I primati dell’agroalimentare veneto fanno gola al malaffare. I fenomeni illegali non risparmiano le filiere del sistema regionale proprio per le ottime perfomance del comparto che rappresentano una ricchezza, terreno fertile per gli interessi illeciti. A confermarlo, il secondo rapporto promosso dall‘Osservatorio Agromafie-Fondazione promosso da Coldiretti con il contributo della Regione Veneto e presentato all’Università di Verona a fine novembre 2023.

Come quello precedente, il dossier è frutto di un lavoro collettivo, messo in campo da un tavolo cui hanno partecipato attivamente l’ex Ispettorato Interregionale del lavoro del Nord-Est, i carabinieri del Reparto Tutela Agroalimentare, il nucleo di Polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza di Venezia, l’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari (ICQRF) del Nord-est, oltre ai dirigenti della Coldiretti regionale e dell’Osservatorio per il contrasto alla criminalità organizzata e mafiosa  e la promozione della trasparenza.

Nel  dossier sono sono stati affrontati temi importanti che i relatori hanno esposto quali le nuove forme di caporalato,  ma anche  il tema delle pratiche commerciali sleali con il ruolo di vigilanza dell’ICQRF, e le indebite appropriazioni di fondi comunitari. Il volume racchiude inoltre  il punto di vista dei cittadini, delle imprese, delle istituzioni sulla percezione del malaffare nel comparto agroalimentare.

Un business che in Italia vale 24,5 miliardi di euro con una crescita che sembra non risentire della stagnazione dell’economia italiana e internazionale. Dal rapporto emerge un quadro dove si evidenzia che il settore agricolo in Veneto cresce e genera occupazione, come testimonia l’incremento di oltre l’11% del numero di occupati nel settore, in controtendenza rispetto all’andamento complessivo della Regione, pressoché stabile (-0,2%). Una crescita che interessa tutte le province ad eccezione di Belluno con un trend in controtendenza rispetto all’andamento nazionale, che perde il 2,1%. “Serve garantire la legalità a tutela di tutti gli agricoltori e dei consumatori – ha detto Carlo Salvan, presidente di Coldiretti Veneto –. Gli interessi delle organizzazioni criminali nel settore agricolo sono in crescita. Il cibo è divenuto una delle aree prioritarie di investimento della malavita che ne comprende la strategicità in tempo di crisi perché consente di infiltrarsi in modo capillare nella società civile e condizionare la via quotidiana della persone”.

Con oltre 82mila le imprese agricole censite nella Regione, il 7%del totale nazionale, il settore agricolo genera un fatturato di oltre 6 miliardi di euro in aumento dell’8% nell’ultimo quinquennio. Un ruolo cruciale è assunto dalle attività connesse con la Regione Veneto che si colloca al 5° posto in Italia con 5.698 aziende, subito dopo la Toscana al primo posto (7.624), la Lombardia (6.347), il Trentino Alto-Adige (6.203) e l’Emilia-Romagna (5.725). Tra le principali attività al primo posto l’attività agrituristica con 1.454 realtà dislocate sul territorio regionale. Inoltre, con 9 miliardi di prodotti agroalimentari regionali destinati sui mercati internazionali, l’export regionale contribuisce ad alimentare i buoni risultati raggiunti dal cibo italiano sulle tavole di tutto il mondo. Le performance della Regione coprono il 14% dell’export agroalimentare complessivo italiano, che nel 2022 ha raggiunto il record storico di 61 miliardi di euro. Crescono in questa direzione tutte le Province venete, dai migliori risultati di Vicenza (+60%) a Rovigo (+7%).

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto

“Pensieri obliqui” di Fabrizio Stelluto, la rubrica settimanale del presidente Argav su Verde a Nordest

Schermata 2023-12-26 alle 16.53.35Verde a Nord Est è la trasmissione più longeva nel panorama televisivo locale. È nata nel 1995 da un’idea di Placido Manoli e Silvano Facco e oggi va in onda in un network di emittenti per una copertura capillare del territorio che comprende Veneto, Friuli, Trentino, Emilia Romagna e, da qualche anno, anche in Piemonte e Lombardia (a questo link  gli orari di emissione). Ogni puntata dura trenta minuti ed è un viaggio diverso alla scoperta di un paesaggio rurale, di un’azienda agricola, di tradizioni e sapori identitari. Aspetti inscindibilmente legati alla promozione del territorio e al turismo, in particolare quello lento e sostenibile. I servizi sono realizzati dai conduttori Andrea Marcato e Laura Ferrari che con le loro interviste portano “nel cuore” delle produzioni agricole, ma anche dei fatti di attualità legati al settore primario, al turismo e all’ambiente. La regia di Verde a Nordest oggi è affidata a Luigi Piasentin.

Da qualche tempo anche il presidente Argav Fabrizio Stelluto partecipa alla trasmissione con uno spazio, chiamato “Pensieri obliqui” in cui, in pochi minuti, cerca di dare delle chiavi di lettura per capire meglio cosa succede dal punto di vista agroambienale in Veneto.

L’anno idrologico 2022-23 del Veneto, il rapporto Anbi

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Nell’anno idrologico che ci siamo lasciati alle spalle sono caduti in Veneto circa 997 mm di precipitazioni contro una media storica (1994-2022) di 1.114 mm. Gli apporti del periodo sono quindi inferiori alla media di circa -10% e sono stimabili in circa 18.362 milioni di m3 di acqua (dati Arpav). Figlio della grave siccità patita nel ‘21-’22, l’anno idrologico è stato caratterizzato, in particolare, dalle alte temperature medie registrate in tutto il territorio regionale. Emblematico, in questo senso, è l’importante aumento in inverno delle temperature minime (+ 1,8°) e massime (+1,1°C) rispetto alla media storica con ampie ripercussioni sull’anticipato scioglimento della riserva nivale. La piovosità invece, pur leggermente sotto la media storica, ha garantito una gestione irrigua senza criticità nel corso della stagione estiva. Come trascinamento della grave siccità del 2022 le falde acquifere sono rimaste su livelli di criticità sintomo delle dinamiche lente che caratterizzano questo comparto ambientale e indicatore della grande attenzione che dobbiamo garantire a questa preziosissima risorsa.

I dati. Piovosità. Le massime precipitazioni sono state rivelate sui rilievi Bellunesi e Vicentini, mentre le minime precipitazioni sono state rilevate dalle stazioni di Concadirame (RO) con 610 mm, Vangadizza (Legnaro VR) con 671 mm e Cologna Veneta (VR) con 691 mm. A livello di bacino idrografico (solo parte Veneta), rispetto alla media 1994-2022, sono state riscontrate condizioni di deficit pluviometrico su: Livenza (-21%), Piave (-16%), Brenta (-15%) e Adige (-12%), mentre la situazione è prossima alla media nei restanti bacini: su Lemene (-6%), Bacino Scolante (-5%), Sile (-4%), Tagliamento (-3%), Pianura tra Livenza e Piave (-2%), Po (+4%) e Fissero-Tartaro- Canal-Bianco (+5%).

I bacini montani dei principali fiumi Veneti hanno generalmente subito una scarsità di risorsa fino al mese di dicembre 2022, frutto da un lato di esigenze di laminazione delle piene e dall’altro come trascinamento della stagione siccitosa 2021/2022. Con l’inizio del 2023 si è assistito ad una progressiva risalita dei livelli più tipicamente in linea con i valori attesi.

Risorse nivali. L’anno idrologico 2022/23 è partito piuttosto scarico di precipitazioni nevose di rilievo. Nell’ambito dei rilievi montani interessanti per la disponibilità di risorsa idrica nel bacino delle Alpi Orientali solo nei mesi di dicembre e febbraio si è avuta una certa abbondanza del parametro Swe (snow-water equivalent) tale da mantenere il valore in linea con le medie del decennio precedente. Negli altri mesi detto valore si è mantenuto vicino ai valori minimi del periodo se non al minimo storico. Questa carenza è stata particolarmente rilevante a partire dalla fine di febbraio. Di fatto, l’inverno è stato caratterizzato da un innevamento complessivamente scarso ma in linea con molti degli inverni degli ultimi anni. Non può sfuggire come le temperature, generalmente sempre al di sopra delle medie storiche del periodo, giochino un ruolo chiave nel determinare un rapido scioglimento (dati: Autorità di Bacino distrettuale delle Alpi Orientali).

Temperature. La variazione delle temperature in Veneto ha visto un andamento generalmente altalenante, con fasi calde nella terza decade di maggio, nella terza decade di giugno, nella seconda decade di luglio e nella seconda decade di agosto e fasi fredde in aprile, nella seconda decade di maggio e dal 21 luglio al 10 agosto. Particolarmente interessante l’andamento delle temperature medie e massime nelle stagioni invernali e primaverili, a dimostrazione che il cambiamento climatico è uno stato di fatto a cui è necessario adattarsi nel più breve tempo possibile. In particolare, è ben apprezzabile il significativo aumento delle temperature massime e soprattutto minime nel periodo invernale (fonte dati: Arpav).

L’anno idrologico è il periodo compreso tra il 1° ottobre e il 30 settembre dell’anno successivo. Spiega Francesco Cazzaro, presidente Anbi Veneto: “Si tratta, convenzionalmente, dell’arco temporale tra l’inizio delle piogge autunnali e la fine dell’estate seguente. La pubblicazione è uno strumento che nasce dall’esigenza di raccontare un anno di monitoraggi della disponibilità di risorsa idrica in Veneto. Per farlo, abbiamo utilizzato i dati che Anbi Veneto raccogli mensilmente nel bollettino della risorsa idrica, avvalendoci della competenza tecnica delle società specializzate Radarmeteo e Hypermeteo e rielaborando i dati di Arpav e delle Autorità di Bacino. L’analisi di questi dati ci ha portato immancabilmente a riflettere sull’importanza di agire per l’adattamento al cambiamento climatico attraverso lo studio e l’applicazione di soluzioni basate sulla natura in un’ottica di sostenibilità ambientale e socioeconomica. I Consorzi di bonifica sono al lavoro su questi temi come dimostra l’impegno in un progetto di dottorato di ricerca presso l’Università di Padova e la partecipazione al progetto Life integrato ClimaxPo. Dallo sviluppo di queste consapevolezze, nasce poi il desiderio di portare nelle scuole con il progetto “Acqua Ambiente Territorio”, anche quest’anno in partnership con la Regione del Veneto e l’Usr per il Veneto, il valore della risorsa idrica, del territorio agroecologico del Veneto e la necessità della loro salvaguardia a favore delle future generazioni”.

Fonte: Servizio stampa Anbi Veneto

La Commissione europea propone nuove norme per migliorare il benessere degli animali durante il trasporto e di cani e gatti allevati

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Come annunciato nella strategia “Dal produttore al consumatore“, l’agenda del Green Deal europeo per un’agricoltura e una produzione alimentare sostenibili, lo scorso 7 dicembre la Commissione europea ha proposto la più profonda riforma da 20 anni a questa parte delle norme Ue sul benessere degli animali durante il trasporto. La Commissione propone inoltre, per la prima volta in assoluto, nuove norme dell’Ue in materia di benessere e tracciabilità di cani e gatti allevati, detenuti e commerciati a fini economici come animali da compagnia.

Il pacchetto prevede una revisione delle attuali norme dell’UE per la protezione degli animali durante il trasporto, al fine di migliorare il benessere del miliardo e 600 milioni di animali trasportato ogni anno nell’Ue e dall’Ue. Le nuove norme riflettono i dati, le conoscenze scientifiche e gli sviluppi tecnologici più recenti. Le nuove norme sul benessere e la tracciabilità di cani e gatti introdurranno, per la prima volta, standard uniformi dell’UE per l’allevamento, la stabulazione e la manipolazione di cani e gatti negli stabilimenti di allevamento, nei negozi di animali da compagnia e nei rifugi. Al fine di combattere il commercio illegale e controllare meglio le condizioni di benessere degli animali negli stabilimenti, anche la tracciabilità di cani e gatti verrà rafforzata, rendendone obbligatoria l’identificazione e la registrazione nelle banche dati nazionali. Infine, la Commissione propone ulteriori passi per reagire all’iniziativa dei cittadini europei “Fur Free Europe” (Basta pellicce in Europa)”. che chiede il divieto dell’allevamento di animali da pelliccia e della vendita di prodotti contenenti le loro pellicce nel mercato unico. La Commissione plaude all’iniziativa, riconoscendo che il benessere degli animali continua a destare profonda preoccupazione nei cittadini europei.

Norme migliori per il trasporto di animali. La proposta presentata è focalizzata su una serie di settori chiave, essenziali per garantire un buon benessere degli animali durante il trasporto: i tempi di viaggio verranno abbreviati, e durante i viaggi lunghi gli animali dovranno essere scaricati per essere alimentati, abbeverati e riposare. Norme speciali si applicheranno agli animali da macello e agli animali vulnerabili (ad esempio i vitelli non svezzati) o gravidi; le misure minime volte a garantire uno spazio sufficiente ai diversi animali saranno aumentate e adattate a ciascuna specie; il trasporto a temperature estreme sarà soggetto a condizioni rigorose, ad esempio all’obbligo di trasporto esclusivamente notturno qualora la temperatura sia superiore a 30 gradi. Inoltre, in caso di temperature inferiori a 0ºC, i veicoli stradali dovranno essere coperti e la circolazione dell’aria nel compartimento animale è controllata, al fine di proteggere gli animali dall’esposizione al vento durante il viaggio. In presenza di temperature inferiori a -5ºC, in aggiunta alle misure citate, la durata del viaggio verrà limitata a un massimo di 9 ore; anche le norme per l’esportazione di animali vivi dall’Unione saranno inasprite: ad esempio, verranno migliorati i controlli svolti nei Paesi terzi, in modo da adeguarli alle norme in vigore nell’UE; dovremo sfruttare al massimo gli strumenti digitali per facilitare l’applicazione delle norme in materia di trasporti (ad esempio localizzazione in tempo reale dei veicoli; banca dati centralizzata).

Maggior benessere per cani e gatti. Nel 44% circa dei nuclei famigliari nell’Ue vive un animale da compagnia. Il commercio di cani e gatti è cresciuto notevolmente negli ultimi anni, e oggi rappresenta un importo annuale pari a 1,3 miliardi di euro. Tuttavia, le norme in materia di benessere degli animali per l’allevamento, la detenzione e il commercio professionale di cani e gatti divergono notevolmente da uno Stato membro all’altro. In molti casi si riscontrano anche pratiche non conformi alle norme e abusi. Inoltre, il commercio illegale di cani e gatti ha registrato un forte aumento, sostenuto da un mercato online in crescita, che rappresenta attualmente il 60 % di tutte le vendite di cani e gatti nell’Ue. Una nuova relazione pubblicata il 7 dicembre denuncia la portata del commercio illegale di cani e gatti, nonché le lacune giuridiche che lo rendono attualmente possibile. La proposta non contiene nuove regole per i cittadini e i proprietari di animali da compagnia ma, per la prima volta in assoluto, si applicheranno standard minimi riguardo all’allevamento, alla stabulazione, alla cura e al trattamento di tali animali in tutta l’Ue; grazie a una serie di rigorosi requisiti in materia di tracciabilità, oltre ai controlli automatizzati sulle vendite online, le autorità potranno più agevolmente controllare l’allevamento e il commercio di cani e gatti, mentre gli acquirenti avranno la possibilità di verificarne la corretta identificazione e registrazione; gli Stati membri dovranno offrire una formazione agli addetti alla gestione degli animali, mentre tutti coloro che acquisteranno un cane o un gatto riceveranno informazioni sull’importanza della proprietà responsabile; le importazioni di cani e gatti dovranno soddisfare standard di benessere equivalenti.

Risposta all’iniziativa dei cittadini europei “Fur Free Europe” (Basta pellicce in Europa). L’iniziativa chiede alla Commissione di intervenire per vietare: la detenzione e l’abbattimento di animali allo scopo esclusivo o principale di produrre pellicce e l’immissione sul mercato dell’UE di pellicce di animali d’allevamento e di prodotti che le contengono. Inoltre l’iniziativa solleva importanti questioni relative alla protezione della salute umana, animale e ambientale. La Commissione le valuterà basandosi sul proprio approccio “One Health“, che ha come principio fondamentale il riconoscimento del legame indissolubile tra salute umana, animale e ambientale. La Commissione ha incaricato l’efua di fornire un parere scientifico sul benessere degli animali allevati per la produzione di pellicce. Sulla base di questo contributo scientifico e di una valutazione dell’impatto economico e sociale, la Commissione deciderà in merito all’azione più appropriata.

Prossime tappe. Le due proposte legislative saranno ora trasmesse al Parlamento europeo e al Consiglio. Per quanto riguarda l’iniziativa dei cittadini europei, l’Efsa avvierà la sua valutazione scientifica sulla base della richiesta della Commissione e formulerà il proprio parere scientifico entro il marzo 202. La Commissione proseguirà inoltre i lavori preparatori su altre proposte in materia di benessere degli animali, come annunciato nella strategia “Dal produttore al consumatore”.

Fonte: Servizio stampa Rappresentanza in Italia Commissione europea

Un unico biglietto per visitare i luoghi della Scienza a Padova

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Oltre al più antico Orto botanico universitario, Padova conserva intatto dal Cinquecento anche il primo teatro anatomico stabile che, insieme alle scoperte fatte da Galileo Galilei nei 18 anni migliori della sua vita, la rendono culla della scienza moderna. E’ possibile visitare ancora oggi i luoghi in cui il metodo scientifico ha trovato espressione nello studio diretto delle piante per la botanica e in quello del corpo umano per la medicina. Ricche collezioni universitarie, composte nell’arco di secoli, permettono inoltre di approfondire aspetti affascinanti della Natura che collegano passato e presente: cambiamenti climatici e biodiversità, antiche civiltà e impatto delle attività umane sul Pianeta, specie di milioni di anni fa in dialogo con le 3.500 del mondo vegetale viventi ancora oggi tra Orto antico e Giardino della biodiversità.

Da novembre questo viaggio è compreso nel biglietto integrato Padova Città della Scienza, che permette di accedere all’Orto botanico, al Palazzo del Bo e al nuovo Museo della Natura e dell’Uomo, con l’aggiunta fino al 28 gennaio 2024 dei musei universitari che aderiscono all’iniziativa Domenica al museo. La visita a Palazzo del Bo è prevista nel week-end e nei giorni festivi, quando è disponibile il tour “Palazzo del Bo e il ‘900 di Gio Ponti”, da percorrere in autonomia con il supporto degli audio QRcode posti lungo il percorso. Il biglietto Padova Città della Scienza, singolo o famiglia, è valido per sei mesi dalla data di emissione ed è acquistabile anche in versione “due siti”, consentendo di scegliere quali dei tre luoghi visitare (l’Orto botanico è chiuso dall’8 gennaio all’8 febbraio 2024). Tutte le tipologie di biglietto integrato sono disponibili anche in versione GIFT, sia individuale che famiglia: un regalo utile e originale per persone curiose e desiderose di approfondire il complesso rapporto tra la specie umana e la natura. Ulteriori informazioni a questo link.

Fonte: Orto Botanico di Padova

Vendemmia 2023, i dati finali in Veneto segnalano un calo della produzione di vino di circa il 13 per cento rispetto al 2022

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Si è svolto a Lonigo (VI) giovedì 21 dicembre scorso il terzo e ultimo appuntamento del trittico 2023 nella Cantina Collis Wine Group, tradizionale focus di fine anno organizzato da Regione del Veneto, Veneto Agricoltura e Avepa.

I dati finali dell’ultima vendemmia 2023 nel Veneto, suddivisi per area e tipologia di uva. La produzione vendemmiale è stata di circa 13,6 milioni di quintali di uva (13.646.900), in calo del -9,3% rispetto alla vendemmia 2022. I problemi fitosanitari, in particolare peronospora, e climatici, con forti eventi grandigeni, hanno ridotto le iniziali stime positive. A uscirne penalizzate sono state soprattutto le uve a bacca bianca (-10,4%) rispetto alle uve a bacca nera (-4,6%) e le produzioni Doc (-11,8%), mentre hanno registrato lievi aumenti di produzione le uve destinate a Igt (+1,6%) e i vini varietali/generici (+12,2%). Si tratta in gran parte di uve destinate alla produzione di vini Doc (70%), Docg (10,1%) e Igt (16,3%), a conferma dell’alta specializzazione raggiunta dai produttori veneti. Di conseguenza, anche la produzione di vino è diminuita rispetto all’anno precedente, scendendo a 10.917.000 milioni di ettolitri (contro i 12.600.000 circa del 2022), con un calo del -13,4%. Nel terzo trimestre 2023, l’Italia presenta un fatturato di circa 5,65 miliardi di euro, (-1,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente), un calo limitato dal contestuale incremento dei prezzi medi di vendita, considerando che le variazioni in termini quantitativi è stata anche superiore.

La superficie vitata, invece, nel Veneto è rimasta sostanzialmente invariata a 101.176 ettari: al primo posto il vitigno Glera (38.117 ettari, +3,8%), seguono Pinot Grigio (15.254 ettari, -4,6%), Garganega (8.600 ha, -2%), Corvina (6.980 ha, invariati), Merlot (5.790 ha, -3,3%), Chardonnay (5.486 ha, invariati) e via via tutti gli altri.

Export. Considerando i principali mercati di destinazione del vino italiano, in valore, nei primi mesi del 2023 le flessioni maggiori si registrano verso gli Stati Uniti (-8,2%), che costituisco il principale mercato di destinazione del vino nazionale con una quota del 23,3% e il Canada, dove le vendite sono diminuite del -17,9%. In crescita, invece, i valori esportati verso la Germania (+4,5%) e il Regno Unito (+3,9%) che rispettivamente detengono una quota del 15,3% e del 10,4% delle esportazioni di vino dall’Italia. Curiosità, tra i principali paesi di destinazione dell’export italiano, il maggiore incremento si registra nelle vendite verso la Francia (+20,3%).

I dati definitivi 2022. Alessandra Liviero, dirigente Economia e Comunicazione di Veneto Agricoltura porta alla luce i dati definitivi sull’andamento 2022 nei mercati internazionali: “L’anno scorso abbiamo avuto un incremento del valore delle esportazioni del 14% con 2,84 miliardi di euro. Il Veneto è il primo esportatore in Italia, rappresentando il 36% delle esportazioni nazionali complessive. Nei primi 9 mesi del 2023 la Regione ha già esportato per 2,04 miliardi di euro, segnando una contrazione, per la prima volta dopo anni, dell’1,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, in linea comunque con il trend nazionale”.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Disponibilità della risorsa idrica in Veneto a novembre 2023, il bollettino Anbi. Tra i dati rilevati, un preoccupante aumento di temperatura di 2 °C rispetto ai livelli preindustriali.

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Novembre ha fatto registrare in Veneto temperature altalenanti, con situazioni anomale rispetto alla media storica. In questo senso è sempre più importante contemplare il ruolo della componente evapotraspirativa ai fini della valutazione sulla disponibilità di risorsa idrica. L’indice Spei (indicatore di siccità al suolo) infatti segnala la presenza di diffusi fenomeni siccitosi. L’anomalia di temperatura (in crescita rispetto alla media storica) pone significativi problemi ai fini della disponibilità di risorsa anche perché determina lo scioglimento anticipato delle  nevi che sono occorse e che potranno avvenire nel corso del periodo invernale. Le precipitazioni medie sono state di poco inferiori al valore atteso, comunque concentrate nello spazio di pochi giorni. Il valore medio di precipitazione di 115 mm contro una media storica di 135 mm, vede comunque una distribuzione estremamente disomogenea sul territorio. Si va dagli oltre 200 mm occorsi nel bellunese, ai 40 mm del rodigino. Vediamo le componenti che determinano la risorsa idrica in Veneto nelle specifico.

Risorse nivali. L’inizio del mese è stato fresco rispetto alla temperatura media storica, con nevicate anche a bassa quota nella prima decade del mese. È seguita una fase calda (situazione che favorisce un anticipato scioglimento della neve) a cui è seguita un’ultima decade ancora fresca ma non particolarmente nevosa. Gli indicatori di copertura nivale e spessore della neve al momento sono inferiori alle attese ma non preoccupanti. L’aumento delle temperature massime registrato è comunque un segnale molto preoccupante per la tenuta delle riserve nivali.

Piovosità. Si registra una netta disparità nella distribuzione delle piogge che ha visto la parte meridionale e montana della regione in deficit rispetto agli apporti medi storici. Le precipitazioni media a scala regionale sono state sotto le attese, essendo concentrate nell’arco di poche ore con lunghi periodi senza precipitazioni. Complessivamente è stato registrato un numero di giorni piovosi generalmente inferiore alla media storica con lunghi periodi senza alcuna precipitazione.

Acque sotterranee. La situazione presenta segnali di ripresa a seguito delle abbondanti precipitazioni occorse tra la fine di ottobre e l’inizio del mese. pur permanendo su valori inferiori a quelli attesi per il periodo. Il livello delle falde, ad eccezione dell’area Veronese, si sta riportando su valori medi del periodo.

Anomalie di temperatura. Novembre ha fatto registrare, in particolare nella parte centrale del mese, su tutta la regione temperature abbondantemente superiori alla media storica del periodo; ancora più rilevante il dato della temperatura media globale che tra il 17 e il 18 novembre ha visto un incremento di 2 °C rispetto ai livelli preindustriali. È un dato estremamente preoccupante che segnala come si stiano avvicinando i limiti massimi fissati dall’accordo di Parigi del 2015.

Indice Spei a tre mesi. L’indice Spei contempla anche l’effetto della componente evapotraspirativa nel monitoraggio degli eventi siccitosi. Per questo è più «solido» nel descrivere la realtà rispetto all’indice Sei che contempla invece solo le precipitazioni; In questo senso, mentre l’indice Sei descriverebbe una situazione di normalità su tutta la regione, l’indice Sei denota ancora la presenza di siccità, in particolare, legata alle alte temperature registrate nella prima metà del mese.

Fonte: Servizio stampa Anbi Veneto

Da Natale sino alla prima domenica di febbraio 2024 torna il Presepio Artistico di Segusino (TV), l’edizione 2023 intitolata “…e noi? …800 anni da quella volta”

Natività Presepio Segusino 2021

Era il natale del 1223 quando un giovane di nome Francesco, a Greccio – un piccolo paesino del Lazio – diede vita a quello che fu il primo presepio della storia. Oggi, 800 anni dopo, l’associazione Amici del Presepio Artistico di Segusino (TV), che si sentono un po’ anche “discepoli” di San Francesco, vogliono ricordare nell’edizione 2023 questo evento e, insieme, l’arte della presepistica.

L’ambientazione del presepio di Segusino è sempre stata “segusinizzata”, riproponendo attraverso varie ambientazioni locali la natività di Gesù con l’intento di trasmettere il messaggio che Gesù è nato per tutti, in ogni luogo, in ogni paese, in ogni casa. Quest’anno, l’allestimento, iniziato già a fine agosto, terrà conto del celeberrimo anniversario e sarà dunque intitolata “…e noi? …800 anni da quella volta”, in omaggio a San Francesco, ma anche a una persona cara ai presepisti segusinesi, un parroco missionario messicano di origini segusinesi, mancato poco tempo fa.

Allestito come di consuetudine presso la ex casa del Cappellano, in Viale Italia 270, il presepio artistico di Segusino sarà aperto (ingresso libero) tutti i pomeriggi dalla notte di Natale fino al 4 febbraio 2024, i giorni festivi anche al mattino, gli orari completi e tutte le informazioni si possono trovare sul sito www.presepiosegusino.it oppure telefonando al 334.3797867. Nel sito si possono trovare anche tutte le informazioni inerenti alla rassegna “Alla Scoperta dei Presepi e dei Borghi di Segusino” che mette in mostra vari presepi, allestimenti natalizi e borghi unici tutti da scoprire, unitamente ad una serie di eventi musicali da non perdere.

Fonte: Associazione Amici del Presepio Artistico di Segusino