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Vinitaly 2023 chiude con un exploit di presenze da Usa e Asia e dà l’arrivederci al 14 aprile 2024

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Il vigneto Italia vale 56,5 miliardi di euro, per un corrispettivo a ettaro di 84 mila euro, quattro volte più della media delle superfici agricole. A rilevarlo, l’analisi dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly, il salone internazionale appena conclusosi segnando 93 mila presenze complessive, di cui 29.600 straniere. La crescita rispetto all’ultima edizione è stata quasi totalmente determinata dagli ingressi di buyer esteri (+20% circa) provenienti da 143 Paesi, che in questa edizione hanno rappresentato un terzo del totale degli operatori accreditati. Di questi, oltre mille top buyer selezionati e ospitati da Veronafiere e da Ice-Agenzia. Vinitaly and the City, il “fuorisalone” veronese da quest’anno ritornato totalmente nella sfera organizzativa della fiera di Verona, ha inoltre registrato oltre 45 mila degustazioni (+50% sul 2022) da parte dei winelover nel centro storico di Verona. Nel 2024 Vinitaly andrà in scena dal 14 al 17 aprile.

L’osservatorio Uiv-Vinitaly ha effettuato una ricognizione sui valori dei 674 mila ettari del vigneto nazionale che, da Nord a Sud della Penisola, generano un’economia da oltre 30 miliardi di euro l’anno e rappresentano al contempo uno degli investimenti più redditizi in assoluto sul piano fondiario. Il mercato risponde con un boom di transazioni, dettate in particolare da fondi e family office interessate soprattutto alle regioni a maggior vocazione enologica e di conseguenza a maggior tasso valoriale, come Alto Adige, Trentino, Veneto, Toscana e Piemonte. Le quotazioni massime più alte dei filari italiani – a volte sopra il milione di euro per ettaro – si riscontrano in provincia di Bolzano, nella zona di Barolo e Barbaresco, sulle colline di Conegliano e Valdobbiadene e a Montalcino. Si va dai 300-500.000 euro a ettaro per la zona di produzione del Trento Doc, la Valpolicella, Bolgheri e la Franciacorta. Stime di poco inferiori per le aree del Prosecco Doc, del Lugana, del Chianti Classico e Montepulciano. Negli ultimi 15 anni, secondo le rilevazioni elaborate dal Crea, la grande maggioranza delle denominazioni ha incrementato le proprie punte di valore: si va da Montalcino (+63%) a Valdobbiadene (+16%), da areali nel bolzanino come Caldaro (+75%) o Canelli nell’astigiano (+58%) fino al Collio (+50%), all’Etna (+57%), ai filari montani della Valle d’Aosta (+114%). L’alto valore medio a ettaro (dato dalla presenza di ampi territori vocati a produzioni di successo, come Prosecco, Valpolicella, Lugana, Pinot grigio, Valdadige) associato all’estensione del vigneto (100.000 ettari circa) pone il Veneto in testa alla classifica generale dei valori fondiari.

Dichiarazioni. Per il presidente di Unione italiana vini (Uiv), Lamberto Frescobaldi: “Il vigneto Italia è ormai un brand globale specie nei suoi territori più vocati, e questo è un elemento di forza a cui gli investitori non possono sottrarsi. Notiamo come in genere l’ingresso di fondi internazionali o di famiglie facoltose nelle aree simbolo della viticoltura italiana sia in primo luogo una questione di prestigio, poi certamente un bene rifugio o un elemento di diversificazione degli asset. Ma alla base c’è la consapevolezza di investire sul valore nel senso più etimologico del termine, più che di aderire a un progetto remunerativo nel breve-medio periodo con il solo valore della produzione. In Italia si assiste a questo – ha concluso Frescobaldi -, e non è un caso se Bernard Arnault, presidente del gruppo Lvmh, ha recentemente acquistato Casa degli Atellani di Milano, vigna di Leonardo compresa”. Per l’amministratore delegato di Veronafiere, Maurizio Danese: “Il vino italiano è un capitale strategico del Paese e Vinitaly lo ha ribadito con un rapporto realizzato dall’Osservatorio assieme a Prometeia con i nuovi numeri di una filiera da 31,5 miliardi di euro l’anno. Il settore, che vanta la miglior bilancia commerciale tra tutti i comparti del made in Italy tradizionale, ha una propensione all’export doppia rispetto all’agroalimentare e questo ha un peso anche sul valore fondiario di un prodotto sempre più globale, sempre più riconosciuto come bandiera dell’Italian style. Non è un caso se per il Cbre, leader mondiale nella consulenza nel settore real estate, il volume degli investimenti nel vigneto tricolore è segnalato in crescita in tripla cifra nell’ultimo biennio”.

Vigneto italia, il presidio del paesaggio. Importante anche il ruolo sociale delle terre del vino. Secondo l’Osservatorio Uiv-Vinitaly, la viticoltura in Italia costituisce da sempre un baluardo a difesa del paesaggio: nonostante la crescita della viticoltura in pianura, tutt’oggi poco più della metà dei vigneti nazionali si colloca sopra i 300 metri di quota, con il 42% in collina (301-700 metri) e il 9% in montagna (sopra i 700 metri). Montagna che in alcuni areali (Valle d’Aosta, Liguria) è il luogo di maggiore presenza della viticoltura con quote superiori al 60%, ma che raggiunge incidenze ragguardevoli (pari o superiori al 30%) anche in altre regioni, come Campania, Basilicata, Calabria, Molise e Piemonte. In totale sono 62 mila gli ettari vitati in montagna, dato destinato a crescere in futuro per via dell’innalzamento delle temperature medie. Viticolture prevalentemente di collina (281 mila gli ettari complessivi) sono quelle abruzzese (96%), umbra (89%), marchigiana (85%) e toscana (81%), a cui si aggiungono le produzioni di alta collina in provincia di Bolzano (86%) e Trento (40%). Prevalenza di viticoltura pianeggiante in Veneto, Emilia-Romagna, Puglia, Sicilia e Friuli Venezia Giulia.

Fonte: Servizio stampa Veronafiere

La lotta degli Stati membri alla pesca illegale va intensificata

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L’UE è uno dei principali attori globali nel settore della pesca, sia in termini di flotta peschereccia (con circa 79 000 navi), sia in qualità di maggiore importatore al mondo di prodotti ittici (il 34 % del commercio totale a livello mondiale). In linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile, l’UE si è impegnata a porre fine alla pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata entro il 2020, ma non vi è riuscita. In ogni caso, non basta assicurare la legalità di un prodotto per garantire che quest’ultimo provenga da fonti sostenibili.

Sanzioni applicate in modo diverse in ogni Stato UE. “L’UE dispone di regimi di controllo per contrastare lo spaccio di prodotti ittici pescati illegalmente ai consumatori”, ha affermato Eva Lindström, responsabile dell’audit per la Corte dei conti europea. “Nonostante tali misure, però, questi prodotti continuano a finire nel piatto dei cittadini dell’UE. Ciò è fra l’altro dovuto al fatto che le verifiche e le sanzioni sono applicate in modo diverso a seconda dello Stato membro”.

Nel 2008 l’UE ha istituito un sistema di certificazione delle catture al fine di garantire la legalità dei prodotti della pesca importati. Secondo la Corte, tale sistema ha migliorato la tracciabilità e ha rafforzato i controlli sulle importazioni, ma i controlli eseguiti dagli Stati membri non sono uniformi. Il sistema di certificazione delle catture dell’UE è basato su documentazione cartacea, con il maggior rischio di frode che ne consegue, mentre sarebbe più efficace – sostiene la Corte – un’unica banca dati elettronica a livello di Unione. In realtà, la Commissione europea ha sviluppato un sistema informatico a livello di UE per svelare più facilmente le frodi e automatizzare i controlli, ma nessuno Stato membro lo utilizza. La Commissione ha proposto di renderne obbligatorio l’uso.

Cartellini “gialli” o “rossi”. La Commissione e il Consiglio, qualora reputino carenti i regimi di controllo in atto in paesi non appartenenti all’UE che esportano prodotti ittici nell’Unione, possono intervenire emettendo cartellini “gialli” o “rossi”. Quando viene attribuito un cartellino rosso a uno di questi paesi, gli Stati membri dell’UE sono tenuti a respingere tutte le importazioni di prodotti della pesca provenienti dai suoi pescherecci. La Corte ha riscontrato che il sistema dei cartellini si è rivelato utile, innescando riforme nella maggior parte dei paesi a cui è stato applicato.

Agli Stati membri spetta verificare l’attività di pesca condotta dalla flotta battente la loro bandiera e nelle loro acque. La Corte ha constatato che le verifiche nazionali hanno spesso rilevato casi di pesca illegale. Ciò nonostante, in alcuni Stati membri persistono, a causa di scarsi controlli, volumi di pesca eccessivi e una comunicazione incompleta delle catture. La dichiarazione errata delle catture costituisce l’infrazione più comune commessa dalla flotta dell’UE, a cui fa seguito la pesca in zone di divieto o senza contingenti assegnati e l’utilizzo di attrezzi illegali. È ampiamente dimostrato, stando alla Corte, che è problematico imporre il rispetto dell’obbligo di sbarco e che i rigetti illegali in mare continuano. La Corte ha inoltre constatato che i progetti finanziati dall’UE sottoposti all’audit avevano concorso a rafforzare il regime di controllo della pesca.

Quanto al sistema sanzionatorio, la Corte ha rilevato che la grande maggioranza delle infrazioni gravi individuate ha determinato l’avvio di un’indagine o di un procedimento penale, con la conseguente irrogazione tempestiva di sanzioni. Dall’audit è emerso però che non vi sono condizioni di parità nel territorio dell’UE. Ad esempio, la Corte ha osservato che l’ammenda media inflitta per un’infrazione analoga variava da circa 200 euro (Cipro, Lituana ed Estonia) a oltre 7 000 euro (Spagna). In alcuni Stati membri, le sanzioni non costituivano un adeguato deterrente contro la pesca illegale, in quanto non erano commisurate ai vantaggi economici ricavati dalle infrazioni. La Corte raccomanda alla Commissione di perseguire l’applicazione uniforme ed efficace di un sistema sanzionatorio dissuasivo. Andrebbe inoltre armonizzata l’applicazione del sistema di punti di penalità nei vari Stati membri.

Fonte: Corte dei conti europea

La quantità di rifiuti pericolosi nell’UE è ancora in aumento

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La produzione di rifiuti pericolosi aumenta e l’UE non può non affrontare la questione. I metodi da preferire per occuparsi dei rifiuti pericolosi sono il riciclo e il recupero di energia. Si dovrebbe ricorrere allo smaltimento solo come estrema risorsa. Ciononostante, oltre il 50 % del totale dei rifiuti pericolosi dell’UE viene ancora smaltito. In questa analisi, abbiamo mostrato che prevenzione e trattamento dei rifiuti pericolosi sono tuttora difficoltosi, ma presentano anche delle opportunità”, ha dichiarato Eva Lindström, responsabile dell’analisi sui rifiuti pericolosi per la Corte dei conti europea.

La normativa dell’UE definisce i rifiuti pericolosi come rifiuti che presentano una o più caratteristiche di pericolo, ad esempio esplosive, irritanti o tossiche. I rifiuti pericolosi sono potenzialmente nocivi per la salute delle persone e per l’ambiente. Il comparto manifatturiero (metallurgico in particolar modo), il trattamento delle acque e dei rifiuti, l’edilizia e il settore estrattivo sono responsabili complessivamente di oltre il 75 % dei rifiuti pericolosi prodotti nell’UE. Questi ultimi possono essere anche generati nelle case delle famiglie (ad esempio, lo sono certi medicinali, le batterie usate, i prodotti per la pulizia e le apparecchiature elettroniche). Nell’ambito della gestione dei rifiuti, a essere responsabili dell’attuazione delle disposizioni giuridiche dell’UE a livello nazionale sono gli Stati membri. La Commissione ha avviato numerose procedure di infrazione nei confronti di quegli Stati che non hanno recepito la normativa dell’UE nella legislazione nazionale o non l’hanno rispettata. La Commissione dispone di una panoramica dei fondi dell’UE per il trattamento dei rifiuti in generale, con 4,3 miliardi di euro di fondi stanziati per il periodo di programmazione 2014‑2020, ma non ne ha una simile per i rifiuti pericolosi nello specifico. I dati disponibili indicano che tali finanziamenti sono stati erogati principalmente tramite Orizzonte 2020 per ricerca e sviluppo di capacità. I fondi che costituiscono l’altro maggiore contributo al finanziamento della gestione dei rifiuti pericolosi sono il Fondo di coesione e il Fondo europeo di sviluppo regionale. A integrazione del bilancio dell’UE, sia il dispositivo per la ripresa e la resilienza, sia la Banca europea per gli investimenti forniscono finanziamenti per la gestione dei rifiuti, inclusi quelli pericolosi. Dall’adozione del regolamento sulla tassonomia nel 2020, l’UE ha smesso di finanziare l’incenerimento dei rifiuti pericolosi e il conferimento in discarica, attività ritenute non sostenibili, mentre ne ha promosso il riciclo.

Il modo migliore di far fronte alla questione è in primo luogo far sì che i rifiuti pericolosi non vengano prodotti. Questo principio è stato una priorità dell’UE fin dal 1991. L’azione dell’UE è stata incentrata sull’influenzare il modo in cui gli operatori economici progettano e realizzano i prodotti, sul rendere chi inquina responsabile dei propri rifiuti e sul fornire ai consumatori migliori informazioni. Nonostante tali iniziative, la quantità di rifiuti pericolosi prodotti nell’UE non sta calando. I rifiuti pericolosi devono essere trattati in appositi impianti, conformemente a regole e requisiti di sicurezza rigidi. L’onere amministrativo e i maggiori costi per gli operatori economici che ne conseguono rendono concreto il rischio di traffico illecito: gli stessi operatori non dichiarano i rifiuti prodotti come pericolosi e li scaricano abusivamente o li spediscono altrove in violazione della normativa. La Corte sottolinea che classificare e tracciare adeguatamente i rifiuti pericolosi aiuterebbe a prevenire trattamenti impropri e scorciatoie illecite, pur rilevando che i rifiuti pericolosi vengono classificati in modi differenti negli Stati membri. Secondo la Corte, inoltre, la Commissione europea potrebbe intensificare i propri sforzi per armonizzare la normativa UE applicabile. Allineare i registri elettronici nazionali dei rifiuti pericolosi al registro europeo previsto per la spedizione dei rifiuti aiuterebbe a tracciarli con maggiore efficacia durante tutto il loro ciclo di vita.

Idealmente, i rifiuti pericolosi dovrebbero essere preparati per essere riutilizzati o riciclati. Tuttavia, la maggior parte di tali rifiuti non è adatta al riutilizzo e il riciclo è limitato da impedimenti tecnici e dalla mancanza di opportunità di mercato per i rifiuti riciclati. Nell’analisi, la Corte evidenzia che migliorare le tecnologie e la capacità di riciclo creerebbe diverse possibilità: ad esempio, recuperare le materie prime critiche dalle apparecchiature elettroniche e da altri rifiuti sosterrebbe l’autonomia strategica dell’UE.

Il traffico illecito e lo scarico abusivo dei rifiuti pericolosi continuano a essere attività lucrative: secondo alcune stime, i ricavi annuali si attestano tra 1,5 e 1,8 miliardi di euro per il solo traffico illecito. I casi individuati, le indagini e le azioni penali sono rari, e le sanzioni sono modeste. Il ricorso alla digitalizzazione per meglio tracciare i rifiuti pericolosi e contrastare le false dichiarazioni, oltre a un sistema di sanzioni più dissuasivo, potrebbe limitare le possibilità di praticare il traffico illecito. Anche un divieto su tutte le spedizioni di rifiuti da smaltire, proposto dalla Commissione nel 2021, potrebbe contribuire a contenere tale tipo di traffico.

Fonte: Corte dei conti europea

L’innovazione ci salverà da siccità, inflazione e avversità, ma il clima farà sudare il PIL

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Il mondo della gestione del rischio in agricoltura si è dato appuntamento a Madonna di Campiglio (Trento) dal 20 al 21 marzo scorso per partecipare alla quinta edizione del Festival Agri Risk Management (FARM), un evento organizzato da Co.Di.Pr.A. Trento, Condifesa Bolzano e Asnacodi Italia. Un momento di importante confronto tra gli operatori del settore, ma non solo, per cercare di disegnare nuove strategie e trattorie di futuro all’interno delle quali trovare soluzioni alle sfide che il mondo dell’agricoltura deve affrontare: su tutte siccità e altri estremi climatici, andamenti di mercato complessi ed emergenze fitosanitarie.

Inverno 2022/23 tra i più caldi registrati in Europa. “Basti pensare l’aumento esponenziale dei costi di produzione, la situazione geopolitica complessa che stiamo vivendo, le fitopatie che colpiscono le campagne dei nostri territori, come flavescenza e scopazzi, e il conclamato cambiamento climatico; secondo i dati del sistema europeo Copernicus Climate Change Service (C3S) stiamo facendo i conti con il secondo inverno più caldo mai registrato prima in Europa dal punto di vista climatologico, con una temperatura superiore di 1,44 °C alla media della stagione 1991-2020; cosi ha raccontato Giovanni Menapace, presidente di Co.Di.Pr.A., durante il suo intervento introduttivo. Un mondo in veloce cambiamento e per restare al passo anche noi dobbiamo procedere con un cambio di approccio – ha concluso Menapace. Problematiche sottolineate anche da Michael Simonini, presidente del Consorzio di difesa di Bolzano, che ha voluto evidenziare come sia “possibile trovare soluzioni innovative anche grazie alla sinergia che si crea tra i vari componenti del nostro mondo, proprio come durante il Festival”.

Sulla necessità di cambiare passo è intervento Albano Agabiti, presidente di Asnacodi Italia, che ha sottolineato come la Politica Agricola Comune 2023-2027 (PAC) sia pienamente in linea con la necessità di trovare soluzioni sempre più efficaci per aumentare la resilienza delle aziende agricole. “Una PAC – ha spiegato Agabiti – che introduce 3 elementi di assoluta novità: le risorse a disposizione della gestione del rischio, l’AgriCAT, il primo fondo mutualistico nazionale a disposizione per tutte le aziende agricole italiane, e l’attenzione verso l’innovazione tecnologica”. Saluti introduttivi chiusi da parte di Alessandro Molinari, amministratore delegato e direttore generale ITAS Mutua, che ha voluto sottolineare come “il settore agricolo assicurativo privato non possa arrivare da solo a coprire tutte le richieste di rischio e che questa non sarebbe la soluzione più efficiente. I budget assicurativo e riassicurativo non sono stati sufficienti ad accontentare la richiesta del comparto, proprio per questo l’intervento e l’indirizzo pubblico è fondamentale, cosi come lo sarà AgriCAT”.

I lavori sono proseguiti con tre momenti distinti, la plenaria introduttiva, seguita da sei workshop e una plenaria conclusiva per riassumere i lavori dei diversi tavoli di lavoro e tirare le fila dell’intero convegno, che hanno permesso di presentare le novità del settore. Il compito di raccontare come l’Europa sia in prima fila per sviluppare soluzioni al servizio degli agricoltori è stato affidato a Kathrin Rudolf, componente della Commissione Europea, che ha sottolineato l’importanza degli interventi messi in campo a sostegno del settore primario. Dall’esposizione dei dati si è potuto evincere come l’Italia sia leader in questo settore. Elio Catania, senior advisor del Ministero dell’agricoltura della sovranità alimentare e delle foreste, è intervenuto sottolineando come “il nostro Paese è in una continua turbolenza da almeno 50 anni, siamo in ritardo in termini tecnologici, ma stiamo recuperando. Il ritardo inizia negli anni 2000 – ha continuato Catania – non abbiamo capito l’importanza di Internet, non è stata colta la rivoluzione del web. Andava messo in discussione l’assetto aziendale ma non l’abbiamo fatto. Abbiamo sotto-investito 2 punti di prodotto interno lordo all’anno in innovazione. Da quattro cinque anni recuperiamo, anche grazie agli interventi previsti da industria 4.0. Il mondo agricolo deve saper sfruttare il momento, ne abbiamo le possibilità e la vivacità e qualificata partecipazione ai lavori del FARM lo conferma”, ha concluso Catania. Maurizio Silvi, direttore filiale di Trento della Banca d’Italia, in dialogo con Cosimo Marsella (Banca d’Italia) e Michele Cascarano (Banca d’Italia) ha raccontato quali sono i contributi e le strategie di economia sostenibile che la Banca di Italia ha attivato a supporto del cambiamento che stiamo vivendo. Andrea Berti, direttore di Asnacodi Italia, ha chiuso la prima parte dei lavori evidenziando l’importanza del trasferimento di conoscenza e dell’innovazione tecnologica. Due focus da sempre al centro del Sistema Asnacodi Italia-Condifesa. “In questo momento di trasformazione è fondamentale per gli agricoltori – ha sottolineato Berti – efficientare le risorse pubbliche, comunicare e instaurare una corretta gestione del rischio che prevede un approccio a 360 gradi. Il settore agricolo rispetto ad altri ha un duplice vantaggio: importanti risorse pubbliche e un approccio di sistema per pianificare e attivare in anticipo le strategie da adottare nei momenti di crisi. Farm, incubatore di futuro, nel corso delle edizioni ha approfondito temi e valutato ipotesi e traiettorie di innovazione che dal giorno seguente sono diventati operatività in una contaminazione di stimoli di cui ai risultati presentati”.

Soluzioni da hacker! Il convegno è continuato con sei workshop che hanno visto i relatori confrontarsi sui temi caldi del mondo della gestione del rischio e della trasformazione digitale, in particolare, gli oltre 200 partecipanti da tutta Italia, del mondo universitario, della ricerca, di diversi settori pubblici e di società tecnologiche e digital si sono suddivisi in 6 tavoli di lavoro che hanno permesso di sviscerare l’AgriCAT, gli ecosistemi dell’innovazione, le innovative soluzioni digitali, le strategie di trasferimento di conoscenza, il cambiamento climatico e l’accesso al credito, il tutto declinato nel concetto di risk management come innovativo fattore di competitività del settore agroalimentare. “I temi discussi durante il Festival – ha sottolineato Giulia Zanotelli, assessore dell’agricoltura della Provincia Autonoma di Trento, sono quelli che si affrontano da qualche anno, alcuni hanno trovato risposta altri cercano risorse e appoggi normativi. Risorsa idrica, cambiamenti climatici, fitopatie e capacità di dialogo. Stiamo lavorando per trovare risposte, veramente concrete” – ha concluso l’assessore. Soluzioni che, hanno concordato tutti i partecipanti del festival, dovranno necessariamente passare attraverso l’innovazione tecnologica e digitale, in primis. Durante il Festival si è tenuta un’hackathon dedicata alle nuove metodologie, che il trasferimento di conoscenza può perseguire per comunicare un epocale cambiamento, e al mondo dei dati: raccoglierli, creare database, usarli e condividerli in totale sicurezza, anche mutuando l’approccio “citizen science” tra gli agricoltori per creare un modello “farmer science”. Guidati da specialisti del settore e da mentor, i partecipanti hanno avuto il compito di trovare soluzioni innovative in ambito agricolo e non solo. Le sfide proposte si sono poste l’ambizioso obiettivo di cercare di innovare i diversi settori di riferimento attraverso la contaminazione da altri comparti. Le tre sfide che hanno visto impegnato un nutrito gruppo di giovani, sono state: il modello “Citizen science” per sviluppare strategie di coinvolgimento dell’agricoltore nell’impiego intelligente della risorsa acqua, Fenometeo, un progetto che deve raccogliere dati e, l’ultima, trasferire un cambio di paradigma in modo digital: il Fondo AgriCAT. L’hackathon ha visto vincitori due progetti a parimerito, che hanno vinto un premio del valore di 2.000 euro e la possibilità di sviluppare i progetti presentati. Abbiamo bisogno delle nuove generazioni digitali, per un fondamentale aiuto ad entrare in confidenza con il futuro nel percorso della transizione digitale.

Patrocini concessi alla quinta edizione del Festival. Alto Patrocinio del Parlamento Europeo, Ministero dell’agricoltura della sovranità alimentare e delle foreste, ISMEA, ANIA, Provincia Autonoma di Trento, Provincia Autonoma di Bolzano, Ripartizione agricoltura della Provincia di Bolzano, Trentino Invest, HIT, Banca di Italia, Fondazione Edmund Mach, Fondazione Bruno Kessler, Università di Trento, Università di Padova, Coldiretti Trentino-Alto Adige, Confagricoltura del Trentino, CIA Trentino, APOT, AISAM e  FISI. Sponsor: ITAS (main sponsor), Gpi (sponsor Hackathon), Netafim, Hypermeteo, Radarmeteo, Deda Next, Delta informatica, Gi&Bi, Unicredit, Agrosit, AgriSompo, Studio legale Marchionni & associati, Wedo Group, Commfabrik, Arrigoni, Agrianaunia, Enogis, Khuen fruitprotection, AgriRisk, Asnacodi Servizi, Asnacodi Fondo, Bluarancio, Girlan, Ferrari Trento, Cavit, Rotalnord, Winsport, Distilleria Marzadro, Consorzi Agrari d’Italia, Horeca bevande, Vog, Val Venosta , Melinda, Mas dei Chini, Mannoia Eventi, IBF.

Servizio stampa Co.di.Pr.A.

Sol&agrifood e B/open, l’agroalimentare di qualità tra olio evo, bio, birre e sidri protagonista a Verona Fiere dal 2 al 5 aprile in contemporanea a Vinitaly

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Con 300 espositori provenienti anche dall’estero, Sol&Agrifood si conferma punto di riferimento internazionale per l’agroalimentare di qualità, per i comparti dell’olio extravergine di oliva, della birra artigianale e, new entry della 27ª edizione (Verona, 2-5 aprile) in contemporanea con Vinitaly, anche dei sidri. Ulteriore novità la compresenza di B/Open, rassegna b2b dedicata al biologico. Nel Padiglione C saranno presenti espositori in rappresentanza di tutte le regioni italiane; le collettive più numerose da Sicilia, Calabria, Abruzzo, Marche, Basilicata, Lazio, Umbria (Assoprol). Molto qualificata anche la partecipazione di aziende guidate da Italia Olivicola del CNO e dalla Confederazione italiana agricoltori (CIA); presenti anche aziende estere da Spagna, Turchia e Albania.

Inaugurazione. Come da tradizione, il convegno inaugurale si svolge nel secondo giorno della rassegna (3 aprile, ore 11,30 – Area Talk del padiglione Sol&Agrifood) e sarà incentrato sul tema “La sostenibilità è un costo o un’opportunità di business per le aziende agroalimentari?”. Sul concetto di sostenibilità la Commissione europea sta lavorando a un progetto di regolamento che ne disciplini l’utilizzo del termine, affiancandolo a un preciso disciplinare. Il sistema agroalimentare italiano è pronto a raccogliere la sfida? Ne parleranno Roberto Berutti (Commissione europea), Eugenio Puddu e Francesca Tognetti di Deloitte Italia, Gennaro Sicolo, vicepresidente Cia e presidente Italia Olivicola, Nicola Bertinelli, presidente Consorzio Parmigiano Reggiano. Le conclusioni saranno affidate all’On. Francesco Lollobrigida, Ministro dell’Agricoltura e della sovranità alimentare (invitato).

La birra artigianale, per essere pienamente apprezzata in tutte le sue favolose sfaccettature, va presentata e spiegata da professionisti che abbiano sia conoscenze tecniche vaste che una forte empatia nei confronti dei propri interlocutori. In questi ultimi anni, moltissimi gestori e addetti ai lavori operanti in contesti specializzati quali pub, ristoranti, birrerie e pizzerie a tema brassicolo hanno sostenuto e supportato il movimento birrario artigianale italiano con le loro capacità di diffusione culturale. 101 attività sparse in tutta Italia non sono solo alfieri per la commercializzazione di birra di qualità, ma anche luoghi ove si fa diffusione della “cultura brassicola“. “La “carica dei 101 ristoranti e pub: gli ambasciatori italiani della cultura birraria e del territorio” è il tema della tavola rotonda (3 aprile – Area Talk, Padiglione Sol&Agrifood – ore 16). Interverranno Natascia Tion, managing director di Ales&Co, Roberto Aliati, direttore commerciale di Aliati&Pedrazzini, Carlo Vischi, advisor specializzato in food&beverage, Carlo Schizzerotto, direttore generale del Consorzio Birra Italiana, Mauro Pellegrini, presidente di Unione Italiana Degustatori Birre (IDB). Modera: Lorenzo Dabove, in arte Kuaska.

Olivicoltura di montagna. Se da un lato l’olivicoltura si sta specializzando, in molte regioni italiane, è concentrata in aree marginali, in collina o in montagna. È un’olivicoltura che nasce dal passato, patrimonio storico, paesaggistico e ambientale che, purtroppo è in progressivo abbandono. Tanti i problemi, a partire dal frazionamento degli oliveti, per passare all’età avanzata degli olivicoltori, fino a costi di produzione sempre più insostenibili. Decine di migliaia di ettari destinati, in caso di abbandono, al rimboschimento. Occorre allora capire quale è e potrebbe essere il ruolo dell’olivicoltura di collina e montagna in Italia, a partire da una dimensione economica che eviti lo spopolamento e l’abbandono. Serve un’idea che dia dignità all’impresa olivicola, senza relegarla al semplice ruolo di custode del passato. “Far rinascere l’olivicoltura di collina e montagna: sogno o realtà?”, il tema dell’incontro (Area Talk – Padiglione Sol&Agrifood, 4 aprile, ore 15.00), al quale parteciperanno Marco Viola, presidente Assoprol Umbria, Raffaele Amore, presidente Consorzio Igp Campania, Pietro Di Paolo, Coop Larentana (Abruzzo), Giosuè Catania, presidente Consorzio Monte Etna. Le conclusioni saranno di Sebastiano Forestale, della Direzione generale delle politiche internazionali e dell’Unione europea. Modera: Alberto Grimelli

B/Open. Il mercato degli alimenti biologici ha raggiunto i 260 miliardi di dollari nel 2022 e in Italia vale 4,4 miliardi di euro dei quali quasi 3 di export (fonte: Nomisma). Iper e supermercati coprono la maggior parte delle vendite con 1,4 miliardi di euro a luglio 2022. Al secondo posto per dimensioni i discount, con vendite pari a 272 milioni, in crescita del +14% rispetto all’anno precedente. Al terzo posto i liberi servizi con vendite per 159 milioni di euro. L’e.commerce continua a crescere e fa segnare vendite che raggiungono i 78 milioni di euro (dati IQ Nielsen). Nel complesso, nel nostro Paese il comparto bio tiene meglio del convenzionale che, nel periodo gennaio-maggio 2022, ha fatto segnare una flessione delle vendite del 2,9% contro lo 0,4% del biologico. In valore, il cibo convenzionale perde l’1,9% mentre il bio cresce del 2,3%. Da questi numeri parte la tavola rotonda sul tema “La crescita del biologico e i consumi fuori casa: sinergie per la sostenibilità” (4 aprile – Area Talk – Padiglione Sol&Agrifood – ore 11.30). Moderato da Lorenzo Tosi, questo incontro si aprirà con un focus sulle dimensioni del settore nel 2022: il presidente di Assocertbio (Associazione degli Organismi di Certificazione del Biologico) Riccardo Cozzo, presenterà una recente indagine di scenario quantitativa, Riccardo Uleri, di Longino&Cardenal, offrirà una visuale reale dei trend del settore per trovare nuove chiavi di aggancio. Valentina Quattro, di ‘TheFork’, illustrerà i risultati di una recente indagine sulla sostenibilità svolta su più di 1000 utenti e ristoranti. Al Sottosegretario del Masaf, l’On. Luigi D’Eramo, il compito di delineare la politica per raggiungere gli obiettivi della “Farm To Fork”.

Artigianato alimentare e sostenibilità. La sostenibilità declinata tra ambiente, economia, sociale e culturale. Corollari che descrivono la necessità di conservare nella vita comune, non solo come testimonianza nei musei, il saper fare maturato in millenni di conoscenze e valori. Qui sta il ruolo dell’artigiano, già di per sé molto legato al territorio quindi garanzia di rispetto per l’ambiente e di presidio sociale ed economico, soprattutto in un paese baricentro della creatività mondiale come l’Italia. L’artigianato non è solo manualità, ma anche un continuo esercizio mentale perché la creatività dell’uomo resti sempre al centro della sua presenza attiva sul pianeta con la capacità di gestire l’intelligenza artificiale non di esserne gestito. Su queste premesse, si svilupperà la tavola rotonda sul tema “Il ruolo fondamentale dell’artigiano alimentare per la sostenibilità” (Area Talk – Padiglione Sol&Agrifood – 5 aprile, ore 11.30). Parteciperanno Francesca Petrini, CNA, Roberto Bava, già presidente della Compagnia del Cioccolato, Walter Massa, artigiano del vino e contadino, Giampaolo Sodano, presidente dell’Associazione dei Mastri Oleari e Massimo Spigaroli, norcino, patron dell’Antica Corte Pallavicina. Modera: Guido Stecchi, presidente dell’Accademia delle 5T.

Fonte: Servizio stampa Verona Fiere

A Vinitaly 2023, si parla della riforma degli alimenti a indicazione geografica (Igt), preoccupazioni in proposito da parte del mondo vitivinicolo

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C’è un grande dibattito nel mondo del vino sulla riforma degli alimenti a indicazione geografica, il nuovo impianto normativo al quale si sta lavorando in Europa e che entro fine aprile dovrebbe vedere l’approvazione del Consiglio dell’Ue. Sulla carta dovrebbe diventare, infatti, un testo unico sulla qualità, che andrebbe ad aggiornare e semplificare un sistema che in Italia vale 20 miliardi di euro. Ma c’è chi teme che per l’universo vinicolo potrebbe rappresentare un passo indietro, scalfendo perfino l’autonomia delle denominazioni del vino.

A fare il punto della situazione sarà il convegno “La riforma delle IG”, organizzato da Federdoc, Confagricoltura Veneto, Confagricoltura Venezia Giulia, Confagricoltura Trentino e Unione Agricoltori Altoatesini, che si svolgerà lunedì 3 aprile al Vinitaly di Verona nello stand di Confagricoltura. Il via alle 12.15 con i saluti di Lodovico Giustiniani, presidente di Confagricoltura Veneto; Alberto D’Attimis, presidente della sezione vitivinicola Friuli Venezia Giulia; Diego Coller, presidente di Confagricoltura Trentino; e Leo Tiefenthaler, presidente dell’Unione agricoltori e coltivatori diretti altoatesini. Seguiranno gli interventi dell’europarlamentare Herbert Dorfmann, componente Agricoltura e Sviluppo Rurale, e di Palma Esposito, funzionario dell’area politica Sviluppo economico filiera agroalimentare di Confagricoltura. La chiusura sarà affidata a Giangiacomo Bonaldi, presidente di Federdoc e Massimiliano Giansanti, presidente nazionale di Confagricoltura.

Preoccupazioni per il settore vino. “La proposta di riforma delle indicazioni geografiche ha l’intento di arrivare a un riordino generale, con termini procedurali e di tutela estesi a tutte le eccellenze dell’agroalimentare europeo, dai formaggi ai prosciutti – sottolinea Giangiacomo Bonaldi, che darà voce ai consorzi di tutela delle denominazioni italiane -. Inserire in questo contesto il vino, che si avvale di strumenti normativi specifici, ha destato preoccupazione in Federdoc e nel comparto in generale. Il nuovo regolamento potrebbe presentare delle opportunità, ma allo stesso tempo espone il settore a delle complessità che potrebbero indebolire la normativa sul vino. Il convegno punta a tracciare il quadro della situazione ed approfondire la questione, dato che a fine aprile sarà approvato il regolamento”. Sulla stessa linea Lodovico Giustiniani, presidente di Confagricoltura Veneto: “Oggi il vino ha un regolamento comunitario, che pone il suo punto di forza nell’essere specifico per il settore. Il punto debole, però, è che tutto il resto delle indicazioni geografiche rientra in un altro regolamento. Mettere tutto assieme, quindi, ha una sua logica nell’intento di potenziare la tutela e la promozione delle nostre eccellenze agroalimentari, ma è anche vero che nella proposta ci sono criticità che lasciano perplessi gli addetti ai lavori. Il dibattito è aperto a livello europeo e riteniamo anche noi che ci sia bisogno di confrontarci ancora sul tema”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

31 marzo 2023, Argav studia la crescente resistenza agli antibiotici, al Wigwam di Arzerello (PD) il corso di formazione giornalisti “Antibiotico-resistenza, una sfida al confine tra uomo, animali e ambiente”, iscrizioni piattaforma Sigef entro il 30 marzo

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Stasera, venerdì 31 marzo p.v., dalle 18.30 alle 20.30, al circolo Wigwam di Arzerello di Piove di Sacco (PD) si svolgerà il corso di formazione accreditato dall’Ordine dei giornalisti, organizzato da Argav in collaborazione con l‘IZSVe (Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezia) e che affronterà il tema “Antibiotico-resistenza, una sfida al confine tra uomo, animali ed ambiente”.

Di cosa si parlerà. A partire dalla seconda metà del XX secolo, lo sviluppo e l’impiego degli antimicrobici, nel linguaggio comune antibiotici, ha rivoluzionato l’approccio al trattamento e alla prevenzione delle malattie infettive e delle infezioni, permettendo l’evoluzione della medicina moderna. Questi farmaci vengono utilizzati per eliminare batteri o per impedirne la crescita e la diffusione. Alcuni batteri, però, presentano naturalmente oppure hanno acquisito nel tempo, meccanismi che permettono loro di difendersi, sopravvivere e moltiplicarsi anche in presenza di antibiotici. Il fenomeno si definisce antibiotico-resistenza (AMR, Antimicrobial resistance) e rappresenta un problema per la salute pubblica a livello mondiale, poiché la medicina umana e veterinaria avrà a disposizione sempre meno antibiotici, o meno efficaci, per contrastare le possibili infezioni microbiche. Con gli esperti dellIstituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie sarà tracciato lo stato dell’arte di questo problema complesso, poiché ha diverse cause, tra cui l’aumentato uso di questi farmaci, a volte inappropriato, sia in medicina umana che veterinaria, e l’uso degli antibiotici in zootecnia ed agricoltura.

Relatori. Ore 18:30 Carmen Losasso, responsabile del Laboratorio di Ecologia Microbica e Genomica dei microrganismi dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe), “L’AMR, una questione ecologica” Ore 19:30 Fabrizio Agnoletti, medico veterinario, direttore del Dipartimento di patologia animale e sanità pubblica e della struttura complessa SCT4 – Friuli Venezia Giulia dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe) “Il problema delle resistenza batterica agli antimicrobici: utilizzo degli antibiotici negli animali e rischio di trasmissione di batteri multiresistenti all’uomo”. Il corso dà diritto ai giornalisti partecipanti 2 crediti, obbligatoria l’iscrizione sulla piattaforma Sigef entro il 30 marzo p.v.

Convivio post incontro. Al termine dell’incontro di formazione ed informazione avrà luogo la consueta serata conviviale ARGAV–Wigwam, in cui si potranno degustare le birre dell’Oasi della Brussa, prodotte dal Birrificio artigianale B2O, i vini col fondo agricolo e Prosecco Valdobbiadene DOCG di Freeco, cichetti del Consorzio I Buoni Convivi e torte salate dell’Agriturismo Corte delle Giuggiole, aziende delle Comunità Locali Wigwam del Veneto. Non è previsto un costo di partecipazione, ma solo essere in regola con le quote associative ad ARGAV e/o FNSI e all’Associazione Wigwam, con possibilità di rinnovo o nuova iscrizione da regolarizzare anche nell’occasione. L’accettazione di partecipanti sarà fino ad esaurimento dei posti disponibili. Info e prenotazioni: arzerello@wigwam.it WhatsApp +39 333 3938555

Direttivo. Il corso sarà preceduto dal Direttivo Argav, che si riunirà alle 16:45.

30 marzo 2023, con un incontro aperto al pubblico, il microcredito apre a Padova. A sostenere il progetto anche la rete Wigwam, presieduta dal socio Argav Efrem Tassinato, coordinatore della presentazione.

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Venerdì 30 marzo 2023 alle 11:00, in un incontro pubblico presso l’ufficio della Delegazione di Padova dell’Istituto Nazionale dei Revisori Legali, sarà presentato lo Sportello informativo sul Microcredito che sarà attivato a Padova in piazzetta Modin n. 11. All’iniziativa, sostenuta anche da Rete Wigwam, presieduta dal socio Argav Efrem Tassinato, che modererà l’incontro, interverranno Roberto Marta e Marco Paoluzi per l’Ente Nazionale per il Microcredito, ente pubblico  non economico che si occupa di promozione, indirizzo, agevolazione, valutazione e monitoraggio degli strumenti microfinanziari, il delegato di Padova Roberto Adami e il presidente dell’Istituto Nazionale dei Revisori Legali, Ciriaco Monetta; Elena Appiani, International Director Lions 2021-2023; Luigi Sposato, presidente Eurointerim S.p.a.; i direttori di zona della BCC Roma Michela Basso, Mirco Galiazzo ed Emanuele Formiconi. Flavio Zelco a nome dell’UCID – Unione Cattolica Imprenditori e Dirigenti; Maresca Drigo, governatore del Distretto 108 Ta3 Lions. Per ulteriori informazioni scrivere a roberto.adami@studioadami.com oppure chiamare al numero 340 7899174.

Microcredito, strumento dalle radici antiche di grande attualità. Il microcredito nasce verso la fine degli anni ’70 del secolo scorso ed il suo esempio più noto è rappresentato dall’encomiabile lavoro compiuto da Muhammad Yunus in Bangladesh con la sua Grameen Bank. Concedendo piccoli prestiti a donne e famiglie che non avevano accesso al mercato del credito, Yunus ha sostenuto la rinascita e lo sviluppo di molte attività economiche. L’impegno di quest’uomo è stato riconosciuto a livello mondiale e gli è valsa l’assegnazione del Premio Nobel per la Pace nel 2006. Va anche ricordato che, nell’entroterra veneto, era molto diffusa fino a qualche decennio fa la Cassa Peòta, una forma di risparmio popolare (si faceva, cioè, musina ) che consentiva, tra l’altro, anche di dare piccoli prestiti ai soci per le loro necessità,  da restituire di norma in cinque-sei mesi con un piccolo interesse, in rate settimanali.

Il microcredito consiste nell’erogazione di un piccolo prestito concesso sulla fiducia e senza garanzie reali a persone escluse dal sistema bancario tradizionale. Il finanziamento è finalizzato prevalentemente alla realizzazione di piccole attività di impresa od al consolidamento di attività già esistenti. I programmi di microcredito investono sul valore della persona, sulle sue capacità e sulla sua utilità personale e mirano alla sua autonomizzazione economica e finanziaria.  Il microcredito non è solo uno strumento innovativo per lo sviluppo economico, ma un vero e proprio processo sociale che identifica una filiera produttiva in cui i due soggetti principali (erogatore e prenditore), cooperando con tutti gli altri soggetti presenti nella filiera, sviluppano una relazione di lungo periodo, basata sulla fiducia ed in relazione stretta con la comunità di appartenenza – in grado di (ri)generare le risorse impiegate e nuovo capitale sociale. Il microcredito si è dimostrato un importante strumento economico, dapprima nei Paesi in via di sviluppo e poi anche nei Paesi industrializzati, grazie alla sua capacità di rappresentare un’alternativa significativa alla crescente domanda di credito, sia di carattere sociale, sia per finalità produttive.

La recente diffusione in Italia di programmi regionali di microcredito, orientati all’inclusione finanziaria e sociale delle categorie più svantaggiate, conferma una fiducia istituzionale circa l’efficacia del microcredito come misura contro la povertà. Allo stesso tempo, il Microcredito rappresenta anche un’interessante strategia creditizia. L’offerta, integrata di servizi di assistenza e di monitoraggio, con particolare attenzione alla validità e alla sostenibilità del progetto, che accompagnano il soggetto beneficiario del prestito per tutta la durata del finanziamento, dalla fase pre-erogazione a quella post-erogazione, consentono l’avvio e la sopravvivenza di piccole realtà imprenditoriali considerate a rischio di emarginazione secondo la logica produttiva di mercato.

A chi è rivolto. Lo strumento del microcredito, nella forma di “microcredito imprenditoriale”, si rivolge a tutti coloro che intendono avviare o potenziare un’attività di microimpresa o di lavoro autonomo e/o che hanno difficoltà di accesso al credito bancario, quali lavoratori autonomi titolari di partita IVA da non più di 5 anni e con massimo cinque dipendenti, imprese individuali titolari di partita IVA da non più di 5 anni e con massimo cinque dipendenti, società di persone, società tra professionisti, s.r.l. semplificate e società cooperative, titolari di partita IVA da non più di 5 anni e con massimo 10 dipendenti.

Chi fosse interessato al finanziamento deve recarsi in una delle banche convenzionate con l’Ente Nazionale per il Microcredito (tra cui BCC Roma) e presentare la richiesta. Da quel momento, verrà assistito gratuitamente da un tutor di microcredito, aiutandolo innanzitutto a capire se l’idea imprenditoriale sia realizzabile. Poi lo stesso tutor sarà il punto di riferimento per la realizzazione dell’idea imprenditoriale e per chiarire eventuali dubbi.

Caratteristiche del finanziamento di microcredito. Si tratta di un mutuo chirografario, della durata massima di 84 mesi, incluso un eventuale periodo di preammortamento, per un importo massimo di € 40.000,00, che possono diventare € 50.000,00 se le ultime 6 rate pregresse sono state pagate e se lo sviluppo del progetto finanziato risulta in linea con il raggiungimento dei risultati previsti. L’operazione beneficerà di garanzia pubblica del Fondo di garanzia per le PMI (80% dell’importo finanziato).

Fonte: Servizio comunicazione rete Wigwam

Invitato alla trasmissione Porta a Porta, su RAI 1, il presidente Argav e vice presidente Unarga Fabrizio Stelluto ha parlato della siccità in corso

Stelluto a porta a porta

Il presidente Argav e vice presidente Unagara Fabrizio Stelluto (nella foto in alto del consigliere Maurizio Drago), è intervenuto lo scorso 23 marzo alla trasmissione di Bruno Vespa Porta a Porta su RAI 1 per parlare del problema della siccità, in corso in Veneto come in gran parte dell’Italia.

A questo riguardo, Stelluto ha affermato: “La questione è che i politici continuano a non rendersi conto del problema, se non a parole. In montagna c’è gente senz’acqua e da 15 giorni litigano su chi farà il Commissario – peraltro, sembra, senza risorse -. In Italia piove meno e per questo è indispensabile trattenere l’acqua sul territorio grazie alla realizzazione di bacini, invece di farla terminare in mare per poi dissalarla. L’ipotesi di utilizzare i dissalatori per irrigare l’agricoltura italiana non è sostenibile né economicamente, né energeticamente. Il territorio italiano è profondamente diverso da quello di Israele, Paese eccezionale perché riesce a trasformare il deserto in giardino. Noi però, il giardino lo abbiamo già, e dobbiamo preservarlo. Sono obiettivi completamente diversi“.

La veneziana Tiziana Favaretto è la prima donna presidente di Coldiretti Venezia

colla e favaretto

La nomina di Tiziana Favaretto alla presidenza di Coldiretti Venezia è motivo di orgoglio per il gruppo di Donne Impresa Veneto non solo per la sua militanza storica nelle file del movimento – commenta Chiara Bortolas responsabile regionale e nazionale delle imprenditrici di Coldiretti – ma per quanto rappresenta per l’agricoltura provinciale e veneta in termini di diversificazione aziendale, di impegno istituzionale e di offerta di servizi alla collettività.

Il profilo professionale e personale di Tiziana Favaretto – aggiunge Bortolas – è simile a molte altre colleghe che con responsabilità operano nei confronti del territorio, della società e per l’ambiente, una forza che è passione e conta il 25% delle imprese associate. Anche Marina Montedoro, direttore di Coldiretti Veneto, si congratula per l’incarico di guida della squadra veneziana e ringrazia Andrea Colla (in alto nella foto insieme a Tiziana Favaretto) per il suo mandato quinquennale di presidio da protagonista nelle iniziative sindacali e attività progettuali intraprese dall’Organizzazione. “Per le sue doti, capacità e competenze maturate in tanti anni di appassionato lavoro nel settore – dichiara Montedoro –   sono certa che Tiziana saprà essere un valore aggiunto non soltanto per la sua Venezia e per i suoi soci, ma anche per la federazione regionale”.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto