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Asparagi di Verona, la qualità premia i produttori, il 50 per cento è esportato all’estero

 

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Al via la stagione degli asparagi di Verona. L’annata si prospetta buona per la qualità e stabile per la quantità a circa 15/20mila quintali di prodotto coltivato su 400 ettari in una ventina di comuni in pianura della provincia veronese.

Sul mercato si trovano asparagi bianchi e verdi precoci coltivati sotto tunnel come quelli in mostra al concorso che si è tenuto nei giorni scorsi al Mercato Coperto di Campagna Amica in Galleria Filippini. Alla prova hanno partecipato una ventina di aziende agricole, socie della Coldiretti scaligera, specializzate nella produzione di asparagi.  A decretare i vincitori sono stati gli allievi della classe 2^ della Scuola di formazione professionale Don Calabria di Bovolone che hanno valutato, con esperti, 29 campioni di asparagi bianchi e verdi. Il protocollo del concorso prevede analisi a crudo su parte dei turioni con esami visivi, olfattivi, gustativi e tattili. Gli asparagi risultati migliori sono profumati e dal sapore dolce con poca fibrosità. Nella categoria di asparagi di Verona varietà verde al primo posto si è classificato F.lli  Maestrello di Erbè, al secondo posto l’azienda agricola F.lli Pozzani di Cerea e a seguire Riccardo Bonfante di Gazzo Veronese. Nella categoria della varietà asparago bianco hanno vinto: F.lli Parisato di Zevio, F.lli Vesentini di Ronco all’Adige e Davide Fasoli di San Martino Buon Albergo. “Ci complimentiamo con i soci che hanno presentato ottimi prodotti in concorso. L’inverno caldo ha anticipato la partenza degli asparagi che è solo all’inizio ma a preoccupare sono la siccità e i costi di produzione elevati, tra fertilizzanti, energia per riscaldare le serre e gasolio. Ci auguriamo che i consumatori continuino a scegliere la qualità degli asparagi di Verona. La produzione, specie di verdi, è infatti per circa il 50% esportata in Germania, Austria e Inghilterra, mentre le varietà bianche sono più gradite a livello locale. Gli asparagi di Verona si possono acquistare nelle aziende agricole produttrici o nei mercati a km zero in città e provincia. I prezzi si stanno mantenendo in linea con il periodo, sostenute dalla non abbondanza di prodotto offerto sui mercati, a fronte di una domanda coerente con la stagione”, evidenzia Alex Vantini, presidente di Coldiretti Verona.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Verona

EFSA, ECDC, EURL: focolai di influenza aviaria nei volatili, basso il rischio per la popolazione

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La situazione relativa all’influenza aviaria continua ad evolvere in Europa e nel mondo, con nuovi focolai segnalati negli uccelli e occasionali infezioni nei mammiferi. Infezioni umane sporadiche sono state segnalate al di fuori dell’UE, dove il rischio per la popolazione rimane basso, secondo l’ultimo report sull’influenza aviaria dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) e del Laboratorio di riferimento dell’UE per l’influenza aviaria (EURL) presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie.

 I virus dell’influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI) hanno causato un aumento dei casi negli uccelli selvatici, in particolare nei gabbiani, nell’UE e sporadiche ma continue infezioni nei mammiferi. Il numero di focolai nel pollame tra dicembre 2022 e marzo 2023 nell’UE è diminuito rispetto al picco raggiunto nel novembre 2022. Una mortalità di massa anomala nei gabbiani è stata osservata in paesi come Francia, Belgio, Paesi Bassi e Italia. Il rischio di infezione nel pollame potrebbe aumentare nei prossimi mesi man mano che i gabbiani si spostano verso l’entroterra, con la possibilità che raggiungano aree di produzione avicola. Strategie di prevenzione efficaci dovrebbero essere attuate in queste aree.

Sorveglianza dei mammiferi suscettibili. Mutazioni associate all’adattamento genetico ai mammiferi sono state rilevate in alcuni dei virus circolanti sia nei mammiferi sia negli uccelli. Inoltre, i recenti eventi di mortalità di massa in mammiferi come i leoni marini suggeriscono una potenziale trasmissione del virus HPAI tra mammiferi. In questo contesto, gli scienziati dell’EFSA e dell’EURL raccomandano di estendere e rafforzare la sorveglianza nei mammiferi selvatici e d’allevamento, in particolare visoni e maiali, nelle aree a rischio in cui è presente l’HPAI.

Basso rischio per la popolazione generale. Sebbene siano state segnalate sporadiche infezioni di influenza aviaria nell’uomo, che possono causare malattie gravi ed avere esiti fatali, le infezioni umane rimangono un evento raro. La maggior parte delle gravi infezioni umane segnalate di recente da paesi al di fuori dell’UE sono state correlate all’esposizione non protetta a pollame malato e morto, in particolare negli allevamenti familiari o rurali. I virus circolanti si legano preferibilmente ai recettori di tipo aviario presenti negli uccelli e non ai recettori di tipo umano, e sono suscettibili agli antivirali. Il rischio per la popolazione generale in Europa è valutato come basso, e da basso a moderato per i lavoratori e altre persone a contatto con uccelli e mammiferi potenzialmente infetti e morti. L’ECDC, l’EFSA e l’EURL raccomandano l’uso appropriato dei dispositivi di protezione individuale in caso di contatto con i volatili. Le persone esposte a uccelli o mammiferi infetti dovrebbero essere sottoposte a test diagnostici e successivo monitoraggio, al fine di identificare tempestivamente potenziali casi di trasmissione.

Fonte: Servizio comunicazione IZSVe

30 marzo – 8 aprile 2023: il Trentino brinda alla sua “Divin Nosiola”

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Prendete l’unico vitigno autoctono del Trentino a bacca bianca, immaginate il passito che ne deriva dopo il più lungo appassimento naturale al mondo e l’occasione di assaporarlo tra degustazioni, passeggiate e proposte culturali nella sua terra, lo splendido scenario paesaggistico della Valle dei Laghi, zona dal clima mediterraneo a est di Trento. Tutto questo è “DiVin Nosiola: quando il vino si fa santo”, la prima manifestazione enologica trentina dell’anno, in programma dal 30 marzo all’8 aprile, che vedrà protagonisti la Nosiola e il Vino Santo, Doc trentina e presidio Slow Food. Per l’occasione si svolgeranno, oltre alle degustazioni dedicate, eventi e iniziative alla scoperta del patrimonio naturalistico e culturale della valle. Un appuntamento organizzato dal Consorzio Turistico Valle dei Laghi e dall’associazione Vignaioli Vino Santo Trentino Doc, con il supporto di Trentino Marketing, il coordinamento della Strada del Vino e dei Sapori del Trentino – nell’ambito della promozione delle manifestazioni enologiche provinciali denominate #trentinowinefest – e la collaborazione di APT Garda Dolomiti, Consorzio Vini del Trentino, Ecomuseo della Valle dei Laghi, Palazzo Roccabruna di Trento e Casa Caveau Vino Santo.

Coltivata soprattutto in Valle dei Laghi, ma presente anche sulle Colline Avisiane e in Vallagarina, la Nosiola è un’uva bianca che beneficia del clima mediterraneo di quest’area a Nord del Lago di Garda e dell’influsso dell’Ora, il vento che spira dal Lago verso l’entroterra. Il Vino Santo – da non confondere con il vino santo – è il passito che nasce dagli acini di questo vitigno: posti su graticci chiamati àrele in luoghi ben areati, sono lasciati appassire dalla vendemmia tardiva di metà settembre fino alla torchiatura durante la Settimana Santa, da cui questo affascinante prodotto prende il nome. A questo punto il mosto viene separato dalla parte torbida e lasciato riposare in piccole botti di rovere per almeno 50 mesi: in realtà, l’invecchiamento di solito arriva a 10 anni per un nettare davvero prezioso. Dal colore giallo ambrato, gusto piacevolmente dolce, profumo intenso e ampio, il Vino Santo Trentino Doc ha infatti una produzione annuale generalmente molto ridotta.

Iniziative. Per rendere il giusto omaggio ai suoi due gioielli vitivinicoli, “DiVinNosiola: quando il vino si fa santo” propone anche quest’anno un ricco calendario di eventi e iniziative. Tra gli altri, meritano una menzione speciale l’attesissimo Rito della Spremitura, durante il quale vengono torchiati i primi acini appassiti di Nosiola, il Trekking tra i vigneti della Nosiola e naturalmente le degustazioni dei due prodotti e delle relative grappe. Oltre a quelle in cantina e nella Casa Caveau Vino Santo, da non perdere le degustazioni a Palazzo Roccabruna, sede dell’Enoteca Provinciale del Trentino, nel cuore del capoluogo: un’occasione unica per degustare numerose espressioni di Nosiola, scoprendone la grande versatilità, e di Vino Santo, con moltissime annate storiche e bottiglie che possono arrivare anche a 30 anni. Ad arricchire questa esperienza enogastronomica, turistica e culturale, i Viaggi e le Esperienze di Gusto proposti dalla Strada del Vino e dei Sapori del Trentino. Nel primo caso, pacchetti composti da più giornate, e nel secondo, proposte da vivere in giornata, tra cantine, paesaggi e iniziative della manifestazione. Tutti i dettagli sul portale www.tastetrentino.it, dove i winelovers saranno aggiornati anche sulle cantine aperte nelle giornate dell’evento.

Fonte: Servizio stampa DivinNosiola

Siccità, inaugurazione lavori sistema Leb per ottimizzare l’acqua e contrastare l’emergenza idrica nelle campagne

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Ottimizzare l’acqua irrigua e distribuirla senza sprechi attraverso un’infrastruttura all’avanguardia per contrastare l’emergenza idrica nelle campagne venete. Questi sono gli obiettivi dei lavori di rifacimento e impermeabilizzazione dell’intero canale a cielo aperto L.E.B-Adige Guà, che consentiranno di “recuperare” 90 milioni di metri cubi di risorsa idrica all’anno, che diventeranno 120 milioni con il completamento della seconda tranche di lavori entro il 2025. Un intervento reso ancor più necessario dati i prolungati periodi di siccità e a seguito delle conseguenze della crisi climatica che stanno alterando i cicli colturali, evidenziando maggiori esigenze irrigue per mantenere la qualità del made in Italy agroalimentare e puntare ad una maggiore sovranità alimentare. A tagliare il nastro della prima opera irrigua realizzata con i fondi del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), avvenuto lo scorso 8 marzo a Belfiore in provincia di Verona, sono stati il Ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Matteo Salvini ed il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia. Grande partecipazione di pubblico, di autorità e di rappresentanti delle istituzioni.

Lungo 48 chilometri, in parte a cielo aperto (16,25 km) ed in parte in condotto sotterraneo (27,7 km), il canale Lessino Euganeo Berico (L.E.B)-Adige Guà è una delle più importanti infrastrutture irrigue d’Italia, la principale del Veneto. Preleva le acque del fiume Adige, a Belfiore, e nel suo percorso si dirama in un fitto sistema idraulico a beneficio di un comprensorio di 350mila ettari di campagne, di cui 90mila ettari irrigui, nelle province di Verona, Vicenza, Padova e Venezia. L’inaugurazione ha riguardato il primo stralcio di canale a cielo aperto lungo 4,6 chilometri da Belfiore a Veronella, i cui lavori di rifacimento sono stati finanziati per 20 milioni di euro dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti nell’ambito del PNRR. Gli interventi, che sono realizzabili solo nella stagione non irrigua (novembre – febbraio), interessano anche un secondo tratto lungo 8 chilometri da Veronella a Cologna Veneta completato entro il 2025. Per tale tratto l’importo finanziato è di 33 milioni di euro e la ristrutturazione consentirà un risparmio di ulteriori 30 milioni di metri cubi di acqua derivata per un totale, per l’intera opera a cielo aperto, di 120 milioni di metri cubi di acqua all’anno derivati.

Il sistema L.E.B è gestito dall’omonimo Consorzio di Bonifica con sede a Cologna Veneta in provincia di Verona. È un Consorzio di secondo grado in quanto costituito da tre Consorzi di Bonifica elementari: il Consorzio di Bonifica Alta Pianura Veneta con sede a San Bonifacio (VR), il Consorzio di Bonifica Adige Euganeo con sede a Este (PD), e il Consorzio di Bonifica Bacchiglione con sede a Padova. Il presidente Moreno Cavazza in apertura di cerimonia ha ringraziato tutte le autorità presenti, tra cui Ministro Salvini e il presidente del Veneto Zaia, e il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che ha permesso il rifacimento dell’opera, precisando: “Siamo soddisfatti e orgogliosi della conclusione del cantiere in anticipo rispetto alle previsioni progettuali nell’imminenza della riapertura delle paratoie e dell’avvio della stagione irrigua 2023. Abbiamo ottimizzato un’infrastruttura esistente e fondamentale per la nostra regione. È un risultato importante raggiunto grazie alla professionalità, all’efficienza e alla dedizione del personale del Consorzio, e di tutte le persone che hanno sin qui collaborato e delle imprese cui è stato affidato l’appalto. A questo impegno si aggiunge il progetto di ricerca e sperimentazione sviluppato dal Consorzio con le Università di Verona e Padova sempre volto all’ottimizzazione dell’acqua irrigua nelle campagne. L’attività sperimentale si sta orientando anche nella valutazione di fattibilità delle potenzialità energetiche dell’infrastruttura L.E.B sia sotto il profilo fotovoltaico che di micro-idroelettrico”.

Interventi. Francesco Cazzaro, presidente di ANBI Veneto ha detto: “L’importanza di questo canale risiede nell’essenza stessa dell’uso dell’acqua. Dove c’è acqua, c’è resilienza al cambiamento climatico, c’è produzione agricola di qualità, c’è vita, c’è collaborazione, cooperazione per gli obiettivi comuni, tenuta del tessuto non solo infrastrutturale ma anche sociale ed economico del territorio. Oggi il LEB rende concreta una parola che usiamo spesso senza magari ricordarne appieno il significato: sostenibilità”. Il presidente nazionale ANBI Francesco Vincenzi ha sottolineato: “Quella inaugurata oggi è un’opera pubblica, che è orgoglio della rete dei Consorzi di bonifica del Paese. È la prima realizzata con le risorse del PNRR a certificare l’efficienza del sistema per l’ambiente, l’agricoltura, l’occupazione”. Il presidente del Veneto Zaia sull’opera inaugurata ha sottolineato: “E’ un grande intervento e un modello di eccellenza del Veneto realizzato con i fondi del PNRR che andrà a interessare una vasta zona di quasi 100mila ettari. È fondamentale dare l’avvio a quello che ho definito il piano Marshall per l’acqua”. Bisogna investire sulla rete irrigua – ha aggiunto – per efficientare la distribuzione della risorsa. Il Ministro Salvini dopo aver evidenziato l’importanza di un’opera come il sistema LEB realizzato con grande efficienza, mettendo a frutto le risorse economiche pubbliche e dando così risposte concrete al territorio, ha spiegato che il 16 marzo sarà portato al Consiglio dei ministri: “il provvedimento che deve portare a una nuova coscienza idrica e a una nuova politica dell’acqua che ormai è oro. In Italia conteniamo solo l’11% dell’acqua piovana. Ho chiesto che nel decreto ci sia intanto un miliardo di euro per realizzare e chiudere alcuni piccoli invasi e dighe. Occorrerà una nuova coscienza ambientale superando le politiche dei no perché l’acqua è vita e non possiamo più permetterci di disperderla”.

Gli interventi di rifacimento del canale L.E.B sono stati illustrati dal direttore del Consorzio Paolo Ambroso:I lavori erano necessari poiché il tratto a cielo aperto, in cui si stanno eseguendo gli interventi, è stato realizzato tra il 1973 e il 1983. Oggi, grazie alle avanzate tecniche costruttive utilizzate per rendere impermeabile la struttura e agli innovativi sistemi di distribuzione dell’acqua, il rifacimento del canale permetterà di veicolare maggiori portate e garantirà al contempo una più efficace tenuta dell’infrastruttura elevandone gli standard di sicurezza. I lavori terminati nel canale sono stati realizzati in 270 giorni utili con 80 operai. Tutto il materiale preesistente delle vecchie lastre, pari a 17.900 metri cubi di inerte, è stato riutilizzato per fare lo strato drenante. Sono stati poi impiegati 287mila metri quadrati, pari a 42 campi da calcio, di geotessuti e geosintetici; 2.105.000 kg di acciaio di posa armature; 19.100 metri cubi di calcestruzzo portato 2.120 volte dalle betoniere. Insomma, un grande lavoro che siamo certi porterà un beneficio alle campagne venete”.

Confronto. Dopo la testimonianza del presidente di Collis Wine Group Pietro Zambon, si è svolto un confronto tra esperti moderato dal giornalista Maurizio Amoroso, vicedirettore News Mediaset, Tgcom24. L’assessore all’agricoltura del Veneto Federico Caner ha evidenziato che il vero tema è “immagazzinare l’acqua. Ora servono le risorse economiche che abbiamo stimato in circa tre miliardi di euro. Dobbiamo fare un piano strategico che coinvolga anche il settore agricolo per recuperare l’acqua e utilizzarla al meglio”. Il direttore generale di ANBI Massimo Gargano ha spiegato: “I Consorzi di bonifica dimostrano ancora una volta di essere un’eccellenza del Paese, che sa progettare e spendere le risorse affidate. Averlo dimostrato oggi alla presenza del Ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Salvini, del Presidente della Regione Veneto, Zaia, della rappresentanza delle imprese agricole e dell’Autorità di Distretto, costituisce motivo di grande soddisfazione per l’ANBI, che ripropone il Piano Laghetti, quale opportunità irrinunciabile per contrastare la siccità ed il dissesto idrogeologico.” Sono intervenuti anche il segretario generale Autorità di Bacino Distrettuale delle Alpi Orientali Marina Colaizzi che ha sottolineato che “Dobbiamo prendere coscienza e decidere come gestire e utilizzare l’acqua che è fattore essenziale della produzione”. Presente anche Attilio Toscano dell’Università di Bologna, il direttore generale per le dighe e le infrastrutture idriche del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti Angelica Catalano. Per il settore agricolo erano presenti: il direttore di Coldiretti Veneto Marina Montedoro che ha detto “Oggi la superficie interessata dall’irrigazione ammonta a 550mila ettari, pari al 50% del territorio regionale classificato di bonifica. La maggiore ricorrenza di periodi di siccità (2003 e 2012 e 2022), da un lato, e la riduzione della disponibilità della risorsa idrica, dall’altro lato, hanno posto il sistema dei Consorzi di bonifica di fronte alla necessità di progettare sistemi irrigui in grado di reggere ai cambiamenti climatici, tant’è che i Consorzi si sono posti come obiettivo il miglioramento dell’efficienza di utilizzo dell’acqua di irrigazione: per irrigare più terreni con la stessa acqua o ridurre l’impiego, ferma restando la superficie irrigua”. Il presidente di Confagricoltura Verona Alberto De Togni ha evidenziato: “Quello di oggi è l’esempio concreto e tangibile di quello che gli agricoltori hanno necessità per quanto riguarda la crisi idrica. Il L.E.B è un’opera che è stata pensata e realizzata decenni fa, ma è strategica e di grandissima utilità per il territorio. Mi auguro che nei prossimi anni vengano realizzati ulteriori interventi per il miglioramento della gestione dell’acqua, sia per quanto riguarda l’agricoltura, che per gli usi civili”. È intervenuto anche il presidente di Cia Veneto Gianmichele Passarini.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Verona

Vinitaly 2023: dal 2 al 5 aprile, quartiere fieristico al completo e business protagonista. Dal 31 marzo al 3 aprile, il bello e il buono del vino si sposta in città con “Vinitaly and the city”

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Un quartiere fieristico di oltre 100mila mq netti, diciassette padiglioni tra fissi e tensostrutture al completo, pronti a diventare il più grande centro b2b internazionale del vino italiano e non solo, con più di 4mila aziende in rappresentanza di tutto il made in Italy enologico e da oltre 30 nazioni. Vinitaly 2023, il salone internazionale in programma a Veronafiere dal 2 al 5 aprile, rinsalda il proprio posizionamento business e di servizio a sostegno di uno dei settori tra i più strategici dell’export tricolore e, per la 55ª edizione, rafforza ulteriormente il piano di sviluppo dell’unica manifestazione che ha contribuito a segnare crescita e successo del vino italiano sui mercati internazionali.

Brand globale di promozione. “A pochi giorni dalla conclusione del Roadshow straordinario di Vinitaly in 9 Paesi di tre Continenti, realizzato in collaborazione con Ice-Agenzia unitamente alla rete internazionale dei nostri delegati esteri, abbiamo definito la selezione dei top buyer che saranno in fiera – spiega il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo -. In questo momento di grande cambiamento, tra sfide e opportunità, Vinitaly rimane un brand globale di promozione, in grado di generare nuovi sbocchi. Infatti, nel corso delle 13 tappe realizzate tra Europa, America e Asia abbiamo toccato con mano l’ulteriore potenziale sia sulle piazze più consolidate sia su quelle emergenti. Un potenziale – conclude Bricolo – che mettiamo a disposizione delle aziende già da questa edizione, con l’obiettivo di completare la mappatura di nuovi importatori e operatori qualificati entro il 2024. Uno sforzo e un investimento importante e necessario per garantire competitività al settore”.

Sguardo sempre più ad Oriente. Per l’amministratore delegato della Spa fieristica di Viale del Lavoro, Maurizio Danese: “L’ascolto delle imprese italiane è stato fondamentale per il varo dei prossimi Vinitaly. Non è un caso, se i Paesi protagonisti nel Roadshow sono nella top 10 degli obiettivi di mercato dei nostri espositori.  Così come la scelta di presidiare sempre di più l’Asia: Cina, Giappone, Sud Corea ma anche Singapore, Hong Kong, Vietnam e altri sommano infatti il 20% dei prossimi target internazionali delle imprese italiane del vino. Un’area emergente – prosegue Danese – che con la Cina segnerà il grande ritorno a Verona, grazie a una selezione di oltre 100 top Buyer del Dragone, tra gruppi dell’horeca, principali importatori e player dell’e-commerce. Ma l’evoluzione quali-quantitativa della domanda estera riguarderà ovviamente tutti i mercati di sbocco ed emergenti, dagli Stati Uniti al Canada, dalla Corea del Sud passando per il Vecchio Continente fino al Sud America con la previsione di incrementare i top buyer del 40% sul 2022”.

In contemporanea, Enolitech e Sol&Agrifood. Business, quindi, ma anche comunicazione. Vinitaly, infatti, è un mega spot al vino italiano con quasi 4miliardi di audience generata sui media in Italia e all’estero nella settimana clou della manifestazione. Un ritorno intangibile di promozione indiretta che coinvolge anche gli altri due saloni che si svolgono in contemporanea a Verona – Enolitech con Vinitaly Design e Sol&Agrifood con B/Open e Xcellent Beers – che portano il totale espositivo in quartiere a più di 4.400 aziende.

Tante iniziative. Per quanto riguarda i temi e i format business, il 55° Salone internazionale del vino e dei distillati sarà preceduto, sabato 1° aprile, da Vinitaly OperaWine, la degustazione prologo con i 130 produttori portabandiera selezionati da Wine Spectator. Mentre il palinsesto fieristico vede la conferma delle principali aree tematiche (Vinitaly Bio, International wine hall, Vinitaly Mixology e Micro Mega Wines a cura del wine writer Ian D’agata), del matching del Taste and Buy, con operatori selezionati dalla rete fieristica in collaborazione con i Consorzi di tutela e del Tasting Express con le più importanti riviste internazionali di settore. Oltre 70 le degustazioni previste ad oggi dal calendario ufficiale della manifestazione (in aggiornamento su vinitaly.com). Tra queste, il walk around tasting dei Tre Bicchieri 2023 del Gambero Rosso (domenica 2 aprile) e dell’Orange Wine Festival (3 aprile) che vede la presenza di aziende top da 10 paesi, oltre al Vinitaly TastingThe DoctorWine Selection a cura di Daniele Cernilli (2 e 3 aprile), ideato per i buyer e gli operatori dell’horeca e ai focus di Young to Young ovvero: Le giovani cantine si raccontano ai giovani comunicatori, tre sessioni di degustazione con dieci giovani produttori firmate da Paolo Massobrio e Marco Gatti.

Spazio anche ai Concorsi. Il 22 marzo ritorna l’International packaging competitionVinitaly Design, il concorso che premia il miglior packaging per trend, design e innovazione di vini, distillati, liquori, birra e olio extra vergine di oliva seguito dal 5 StarsWines The Book e Wine without walls, i riconoscimenti per le aziende che investono nel miglioramento qualitativo dei propri prodotti.

Fuori saloneProsegue, inoltre, la distinzione tra operatori in fiera e winelover. A questi ultimi è dedicato Vinitaly and the city, il percorso di wine talk, tasting, mostre ed eventi del fuori salone nei luoghi più rappresentativi della città Patrimonio Unesco: Piazza dei Signori, Cortile Mercato Vecchio e Cortile del Tribunale. In programma dal 31 marzo al 3 aprile, Vinitaly and the city è organizzato da Veronafiere con la collaborazione di Comune di Verona, Provincia di Verona e Fondazione Cariverona.

Fonte: Servizio stampa Veronafiere/Foto: Credits Veronafiere/Ennevifoto

Biodiversità degli oceani: accordo globale sulla protezione e sull’uso sostenibile delle risorse e della biodiversità in alto mare

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Si sono conclusi i negoziati globali sullo storico trattato sull’alto mare per proteggere gli oceani, affrontare il degrado ambientale, combattere i cambiamenti climatici e prevenire la perdita di biodiversità.

Il nuovo trattato consentirà di istituire su larga scala aree marine protette in alto mare, necessarie anche per rispettare l’impegno mondiale assunto nel dicembre scorso dall’accordo sul quadro globale di Kunming-Montréal al fine di proteggere almeno il 30% degli oceani entro il 2030. Per la prima volta, il trattato imporrà anche una valutazione dell’impatto delle attività economiche sulla biodiversità in alto mare. La partecipazione dei paesi in via di sviluppo al nuovo trattato e alla sua attuazione sarà sostenuta mediante una forte componente di sviluppo di capacità e trasferimento di tecnologie marine, finanziata da varie fonti pubbliche e private e da un meccanismo equo per la condivisione dei potenziali benefici delle risorse genetiche marine.

Questo “trattato sulla biodiversità nelle zone non soggette a giurisdizione nazionale”, concordato in occasione della 5a conferenza intergovernativa di New York, è il frutto di un impegno globale protrattosi per oltre un decennio nel tentativo di trovare soluzioni a questo importante problema ambientale di portata mondiale. L’UE e i suoi Stati membri hanno guidato la coalizione di ambizione elevata della BBNJ (High Ambition Coalition), che ha rivestito un ruolo cruciale nel raggiungimento dell’accordo e che riunisce 52 paesi impegnati, al più alto livello politico, nella realizzazione di azioni ambiziose finalizzate alla protezione degli oceani. La coalizione era stata istituita a Brest in occasione dello One Ocean Summit 2022 dalla presidente von der Leyen insieme alla presidenza francese del Consiglio.

Prossime tappe.Ora che i negoziati si sono conclusi, l’accordo entrerà in vigore dopo la ratifica da parte di 60 Stati.  L’UE si adopererà per garantire che ciò avvenga in tempi rapidi e per aiutare i paesi in via di sviluppo a prepararsi all’attuazione dell’accordo. A tal fine l’UE si è impegnata a stanziare 40 milioni di € nell’ambito di un programma globale per gli oceani e ha invitato i membri della coalizione di ambizione elevata a fare altrettanto nei limiti delle loro capacità. L’adozione formale del trattato avrà luogo una volta completata la revisione giuridica nelle lingue delle Nazioni Unite.

Contesto.L’alto mare offre all’umanità inestimabili benefici ecologici, economici, sociali e di sicurezza alimentare e deve essere protetto con la massima urgenza. Le aree non soggette a giurisdizione nazionale coprono quasi i due terzi degli oceani del mondo, comprese le zone d’alto mare e i fondali marini al di fuori della giurisdizione nazionale. Contengono risorse marine e biodiversità e apportano all’umanità inestimabili benefici ecologici, economici, sociali, culturali, scientifici e di sicurezza alimentare, ma subiscono pressioni sempre maggiori a causa dell’inquinamento (compreso il rumore), dello sfruttamento eccessivo, dei cambiamenti climatici e della riduzione della biodiversità. Di fronte a queste sfide e in vista della crescente domanda futura di risorse marine per ricavarne, tra le altre cose, alimenti, medicinali ed energia, la stragrande maggioranza degli Stati ha convenuto sulla necessità di questo trattato sull’alto mare, che assume la forma di un nuovo accordo di attuazione nell’ambito della convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS) al fine di proteggere e utilizzare in modo sostenibile le risorse di queste zone. L’accordo porterà avanti l’attuazione dei principi vigenti in seno all’UNCLOS per conseguire una gestione più olistica delle attività svolte in alto mare. Questi principi comprendono il dovere di cooperazione, il dovere di proteggere e preservare l’ambiente marino e il dovere di effettuare una valutazione preliminare dell’impatto delle attività. Questo accordo di attuazione è il terzo di questo tipo, dopo gli accordi specifici sull’estrazione mineraria dei fondi marini (1994) e sulla gestione degli stock ittici transzonali e altamente migratori (1995). Il nuovo accordo permetterebbe all’UNCLOS di stare al passo con gli sviluppi realizzati e le sfide emerse da quando la convenzione è stata elaborata trent’anni fa e sosterrebbe ulteriormente la realizzazione dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, in particolare dell’obiettivo di sviluppo sostenibile 14 (“la vita sott’acqua”).

Fonte: Rappresentanza in Italia Commissione europea

Giuseppe Boscolo Palo riconfermato presidente del Consorzio di Tutela del Radicchio di Chioggia Igp

Giuseppe Boscolo e Martina Garbin a Fruit Logistica 2023

Giuseppe Boscolo Palo è stato confermato per un quarto mandato presidente del Consorzio di Tutela del Radicchio di Chioggia IGP. Sarà affiancato da un vicepresidente, il produttore e confezionatore Roberto Pavan, laurea in economia aziendale, amministratore delegato dell’azienda di confezionamento PEF Srl a Sottomarina, presieduta dal fratello Massimo che opera anche nella sede siciliana della società, dove è anche presidente del Consorzio della Carota Novella di Ispica IGP e vicepresidente del Consorzio del Pomodoro di Pachino IGP.

Conferme e nuove nomine. Del precedente direttivo confermati Vittorio Agostini, Roberto Boscolo Bacchetto, Michele Boscolo Nale e Claudio Ferro, con l’ingresso due giovani matricole: Alessandro Baldin e Martina Garbin (quest’ultima, nella foto in alto insieme a Giuseppe Boscolo Palo nello stand a Fruit Logistica di Berlino), che sta concludendo gli studi di Economia Aziendale e Management, affiancando il padre Patrizio nella gestione commerciale e di lavorazione del prodotto nello stabilimento in Valgrande a Cavanella.

Nuovo “Risorgimento” dell’ortofrutta veneta. «Questo nuovo Consiglio Direttivo – spiega Giuseppe Boscolo – è chiamato ad operare in un tempo che, dopo le incertezze operative ed economiche causate dalla pandemia, continua ad essere difficile per l’intero comparto orticolo, in special modo per il “Sistema Radicchio” in generale e per quello nella nostra area a Indicazione Geografica Protetta in particolareServe quindi un rinnovato impegno per un nuovo “Risorgimento” dell’ortofrutta veneta,  in sintonia con la Regione Veneto, attraverso un approfondito studio economico con Università di Padova e Veneto Agricoltura per ridefinire il sistema organizzativo del sistema Radicchi IGP del Veneto assieme ai tre Consorzi di tutela: il Treviso, il Verona e il Chioggia. Sono stati già mossi i primi passi nell’ incontro col dott. Alberto Zanol, responsabile della Direzione agroalimentare della regione, dove sono stati affrontati i temi del costo di produzione, della necessità di avere dati precisi su superfici, investimenti e quantità prodotte in Veneto. Sono infatti convinto – conclude il presidente del Consorzio – che la conoscenza produttiva e l’identificazione di quanto costa produrre possa portare ad una più marcata trasparenza nei rapporti commerciali a tutto vantaggio della redditività e quindi della sopravvivenza delle aziende agricole. Se a questo aggiungiamo la differenziazione che proviene dall’IGP, i cui dati produttivi sono in costante crescita, il settore agricolo del nostro territorio potrà tornare ad avere ancora soddisfazioni».

Fonte: Servizio stampa Consorzio di tutela Radicchio di Chioggia Igp

Siccità, grave deficit pluviometrico, portate dei fiumi nettamente inferiori alle medie storiche. L’emergenza idrica verrà trattata mercoledì 8 marzo nel confronto in programma a Belfiore (VR), dopo l’inaugurazione del primo stralcio del rifacimento del Canale Web

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“È fondamentale tutelare le risorse idriche che abbiamo a disposizione e potenziare la capacità di stoccaggio negli invasi esistenti mettendo in efficienza quelli penalizzati da masse di detriti, incrementare i sistemi di ricarica artificiale della falda e sfruttare la capacità che può assicurare la rete di cave dismesse in pianura. I dati ci dicono che possiamo parlare oggettivamente di emergenza perché lo dice la realtà, non perché si vogliono creare allarmismi. L’ultimo rapporto dell’ARPAV dice che nel mese di febbraio sul Veneto sono mediamente caduti 3 mm di precipitazione; la media del periodo 1994-2022 è di 60 mm”. Con queste parole il presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, anticipa alcuni dati del “Rapporto sulla risorsa idrica in Veneto” (al 28 febbraio di quest’anno) in pubblicazione a cura dell’ARPAV (https://www.arpa.veneto.it/temi-ambientali/idrologia/file-e-allegati/rapporti-e-documenti/idrologia-regionale/idrologia-regionale-rapporti-sulla-risorsa-idrica/2023).

Elevato deficit pluviometrico. Il documento riferisce che “gli apporti meteorici mensili sul territorio regionale sono pressoché nulli (-96%) e sono stimabili in circa 46 milioni di metri cubi d’acqua”. Per ritrovare una situazione simile bisogna tornare al 1997 con 4 mm. In tutti i bacini idrografici della regione di riscontrano condizioni di elevato deficit pluviometrico che variano dal -90% del Po al -98% di Adige, Lemene, Pianura tra Livenza e Piave, Sile e Tagliamento.  Nel periodo di un mese, l’indice SPI (quantifica l’impatto del deficit di precipitazioni in diverse scale di tempi) delinea segnali di siccità moderata sulla provincia di Rovigo, sulla punta meridionale di quella di Venezia, sulla zona dell’alto Garda e su una fascia tra Bellunese, Vicentino e Trevigiano. Ma sul resto del Veneto mette in evidenza siccità “severa” che diventa “estrema” in alcune aree del Veneziano. Per quanto riguarda i fiumi, alla data del 28 febbraio, le portate “si mantengono ancora nettamente inferiori alle medie storiche su tutti i principali corsi d’acqua”.

Piano irriguo in via di preparazione. “L’acqua è vita e per quanto riguarda la nostra parte per il Veneto la stiamo sostenendo – aggiunge il governatore -.  La Regione sta promovendo interventi e sta preparando un piano irriguo. Ma il problema non è solo di una regione ma comune; di fronte a quello che appare innegabilmente un cambiamento climatico è fondamentale una nuova visione, bisogna guardare ad una strategia a livello nazionale con la definizione di un piano straordinario che tuteli le nostre risorse idriche e indichi precisi interlocutori agli amministratori regionali e territoriali. In questa ottica apprezzo la via presa dal Governo verso la nomina di un commissario”.

Mercoledì 8 marzo, alle ore 9, è prevista l’inaugurazione alla presenza delle autorità del primo stralcio del rifacimento del Canale Leb a Belfiore (VR),  il principale canale irriguo del Veneto. L’intervento è stato sostenuto con fondi Pnrr -Ministero Infrastrutture e Trasporti. Dopo la cerimonia, è previsto anche un confronto tra Massimo Gargano, direttore Generale ANBI, Marina Colaizzi, Segretario Generale Autorità di Bacino Distrettuale delle Alpi Orientali, Elisabetta Pellegrini, direttore Struttura tecnica di missione Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Angelica Catalano,direttore generale per le dighe e le infrastrutture idriche, Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Francesco Battistoni, vicepresidente Commissione Lavori Pubblici della Camera, Marina Montedoro, direttore Coldiretti Veneto, Lodovico Giustiniani, presidente Confagricoltura Veneto, Gianmichele Passarini, presidente Cia Veneto, con le conclusioni affidate a Francesco Vincenzi, presidente nazionale ANBI, modera Maurizio Amoroso, vicedirettore News Mediaset, Tgcom24.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto/ANBI Veneto

Co.Di.Pr.A. – Condifesa Trento: partita la campagna “grandine” 2023

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Il 28 febbraio 2023 si è aperta ufficialmente la campagna assuntiva 2023 per tutti gli associati di Co.Di.Pr.A. – Condifesa Trento. “Siamo riusciti a completare tutte le operazioni previste dall’asta telematica – sottolinea Giovanni Menapace, presidente di Co.Di.Pr.A. – a tempo di record e con risultati ottimali per noi agricoltori. Un successo raggiunto in tempi complessi, dove il mondo agricolo deve fare i conti con i cambiamenti climatici, le nuove emergenze fitosanitarie, le dinamiche di mercato, nonché con un contesto geopolitico di continua crisi. Uno scenario complesso, dunque, dove si inserisce il mondo della gestione del rischio che sta vivendo una straordinaria e concreta evoluzione e trasformazione, anche attraverso l’attivazione del Fondo AgriCAT. Certamente noi agricoltori – continua il presidente – dobbiamo tenere alta l’attenzione e impiegare in maniera efficace tutte le soluzioni di difesa attiva e passiva che abbiamo a disposizione perché dobbiamo essere fautori di una nuova gestione del rischio a 360 gradi con un approccio sempre più responsabile e consapevole rispetto ai rischi che le nostre aziende agricole devono quotidianamente affrontare”.

Siccità. “Le condizioni di polizza sono pienamente in linea con quelle della scorsa campagna – evidenzia Marica Sartori, direttore di Co.Di.Pr.A. – un obiettivo rilevante raggiunto grazie all’importante lavoro di confronto tra gli operatori del settore. Inoltre, la celerità con cui abbiamo operato ha permesso di attivare già dal 28 febbraio 2023 la copertura dalle avversità atmosferiche delle produzioni agricole attraverso la polizza e i fondi mutualistici, così come era avvenuto negli scorsi anni e dare il miglior e tempestivo supporto ai nostri associati. Generali Italia si aggiudica l’asta sottoscrivendo delle condizioni di polizza collettiva ottimali per i nostri Soci, che prevedono, come per il 2022, la franchigia 30 a scalare 10. Un traguardo notevole, quasi unico a livello nazionale frutto di un lungo percorso intrapreso dal Consorzio per garantire, nel tempo, una sostenibilità nel medio-lungo periodo, anche di fronte ad annate particolarmente terribili, come fu quella del 2017. Particolare attenzione nella nuova polizza è stata dedicata all’avversità siccità, che, secondo i modelli previsionali degli esperti, diventa, purtroppo, un fattore di potenziale criticità, nonostante da molti anni la maggior parte degli appezzamenti della provincia di Trento sia dotata di impianti irrigui a goccia. Anche in questo caso, esperti a livello comunitario e nazionale sostengono che solamente una corretta sinergia tra approcci di utilizzo intelligente ed efficiente (agricoltura 4.0) della risorsa idrica, accompagnati a strumenti di tutela come la polizza collettiva, potranno garantire agli agricoltori protezione rispetto ai danni provocati da un fenomeno, quello delle scarse precipitazioni che, in qualche decina di anni, secondo gli scienziati, potrà portare parti del nostro Paese al rischio desertificazione. In tale prospettiva è fortemente impegnato anche il Ministero.” 

Online. Contestualmente con l’attivazione della campagna «grandine» si attiva la possibilità di sottoscrivere i fondi mutualistici, fondamentali per tutelare al meglio l’azienda agricola e permettere di tutelare il reddito anche dai danni legati alle fitopatie, come flavescenza e scopazzi, e dall’andamento altalenante del mercato. Importante novità al servizio dei nostri soci, proprio relativa ai fondi mutualistici, è l’attivazione per la campagna in corso della possibilità di sottoscriverli direttamente online attraverso il Portale del Socio, uno strumento di semplificazione che dalla sua attivazione ha visto continue implementazioni per diventare un vero e proprio sportello informativo aperto 24 ore su 24. Gli agricoltori più digital che, condividendo l’approccio del Consorzio all’evoluzione digitale, sottoscriveranno i fondi online saranno premiati con un bonus economico da impiegare in soluzioni innovative di coperture assicurative instant”.

Ulteriore importante novità per il nostro mondo – spiega il direttore – è l’introduzione del Fondo AgriCAT, una soluzione mutualistica nazionale che coinvolgerà tutte le aziende agricole percettori dell’aiuto accoppiato del nostro Paese. Per il 2023 il Fondo lavorerà in maniera complementare ma indipendente agli strumenti già ben conosciuti ed impiegati dai nostri soci. Le vere potenzialità di questo nuovo strumento saranno tangibili nei prossimi anni, e solo se riuscirà nel suo scopo principe, ovvero instaurare un cambiamento di approccio verso la gestione del rischio nelle aziende e nelle aree dove il risk management non è ancora sfruttato”. “Fortunatamente nel nostro territorio – conclude il presidente – l’attenzione verso le soluzioni di gestione del rischio è alta e le misure vengono ampiamente utilizzate, evidenziando la lungimiranza del settore agricolo trentino; basti pensare che i contributi europei che gli associati del nostro Consorzio ricevono per l’adesione a tali strumenti, polizze agevolate e fondi, complessivamente supera i 50 milioni di euro all’anno”.

Fonte: Servizio stampa Co.Di.Pr.A. Condifesa Trento

Frumento, in Veneto + 30% di semine a scapito del mais

mais sofferente per la siccità

Meno mais e più frumento. Gli agricoltori veneti quest’anno semineranno più grano, coltura che ha meno bisogno di acqua e che nel 2022 ha sofferto meno la siccità rispetto al granoturco. Si stima un 30% di semine in più, anche grazie alle ottime performance di mercato che nel 2022 hanno segnato un +43% del prezzo medio annuo per il frumento tenero e +34,8% per il frumento duro.

Differenziare le colture. “C’è molta incertezza sulla semina del mais, a causa della siccità – sottolinea Chiara Dossi, presidente della sezione Cereali alimentari di Confagricoltura Veneto -. L’anno scorso le perdite di produzione, in Veneto, sono state superiori al 30% e i costi sono andati alle stelle tra concimi e agrofarmaci. Perciò molte aziende in autunno hanno seminato frumento, che dà più garanzie di produzione e soddisfazione economica, mentre per la primavera stanno valutando di seminare girasole al posto del mais, che richiede meno acqua, ma anche soia, che ha costi minori di coltivazione e soffre meno la sete. Probabilmente aumenteranno anche le superfici di orzo, che ha segnato un ottimo andamento dei prezzi.

pannocchie rovinate dalla siccità

L’anno scorso, secondo i dati di Veneto Agricoltura, la superficie coltivata a frumento tenero in Veneto è stata di 96.000 ettari (+1%), con Rovigo capofila (23.800 ettari) seguita da Padova (20.700 ettari). Quella di frumento duro è stata di 19.400 ettari (+34%), con Rovigo in testa (12.650 ettari), seguita da Verona (2.850 ettari) e Padova (2.450 ettari). Per la soia 148.000 ettari di superficie (+5,3%), con Venezia prima provincia (36.150 ettari) seguita da Padova (33.800) e Rovigo (32.700). Per il mais 143.200 ettari la superficie (-3%), con Padova in testa (30.900 ettari), seguita da Venezia(28.900) e Rovigo (26.100).

I dati nazionali per il mais sono anche peggiori: le superfici sono scese al minimo storico di 564.000 ettari e la produzione si attesta a 4,7 milioni di tonnellate, la stessa del 1972. Un andamento negativo che ha coinvolto tutti i produttori europei, con una diminuzione di 21 milioni di tonnellate (-29%). “La carenza di mais comporterà problemi per gli allevamenti – sottolinea Chiara Dossi -, in quanto la granella viene utilizzata per i mangimi in molte specie di animali da allevamento come pollame, bovini e suini. E la mancanza sarà sentita soprattutto dalle filiere che necessitano di prodotto italiano, come alcune grandi aziende e i consorzi. Del resto, se la siccità e le alte temperature del 2022 dovessero diventare una costante, gli agricoltori saranno obbligati a cambiare rotta. E dovranno farlo anche le aziende dotate di impianti di irrigazione, perché senza acqua sarà difficile farli funzionare. Ma restiamo con la speranza che già quest’anno ci sia qualche precipitazione in più e un clima meno torrido. Al momento la situazione è sotto controllo, perché tra autunno e inverno le piogge non sono mancate e i terreni sono meno in sofferenza rispetto ad un anno fa. Però le falde restano molto scariche”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto