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1-3 e 8-10 settembre, due fine settimana ad Asiago per gustare i sapori della montagna con Made in Malga  

Foto Made in MalgaMancano poche settimane al via all’11^ edizione di Made in Malga, rassegna nazionale dei formaggi di montagna nata 12 anni fa ad Asiago con il Consorzio di Tutela Formaggio Asiago, la collaborazione dell’Amministrazione Comunale e delle Associazioni economiche dell’Altopiano ed oggi anche di Guru Comunicazione.

Il calendario delle Masterclass propone un ricco ed interessante programma di degustazioni tematiche di formaggi di montagna più ricercati (Bagòss, Bettelmat, Storico Ribelle, Bitto, Castelmagno, Comté, Beaufort d’Alpage) abbinati a vini estremi: l’Asiago DOP in diverse stagionature con i Riesling della Mosella e i vini estremi del mondo (2 e 10 settembre all’Hotel Paradiso), formaggi a latte crudo con bollicine di montagna, formaggi del Piemonte con vini della regione, formaggi francesi con vini dello Jura, Parmigiano Reggiano prodotto di montagna con vini delle isole del Mediterraneo e i vini libanesi di Château Musar e formaggi e vini della Valle d’Aosta. Prenotazioni ed il programma completo sono sul sito madeinmalga.it

Oltre ai formaggi nei banchi del mercato c’è la salumeria di montagna. Dall’Alto Adige lo speck artigianale, salamini tirolesi, würstel artigianali in varie versioni la bresaola, i salumi di cinghiale, di cervo e capriolo. La norcineria abruzzese, i salumi tipici della Sardegna, il Nero dei Nebrodi ed il Nero di Calabria. Ed infine mieli, panificati di montagna, confetture, liquori, aceti balsamici, té e tisane, erbe officinali e cosmetici derivati dall’attività agricola.

In contemporanea a Made in Malga nei giardini di piazza Carli si svolge il Mountain Beer Festival dedicato alle birre artigianali di montagna che ospita 10 birrifici dell’arco alpino italiano. La grande Osteria di montagna  è la sosta ideale per un ristoro con appetitosi piatti tradizionali: gnocchi con le patate di Rotzo, pizzoccheri, casoncelli, bratwurst, tortel di patate, arrosticini, tagliate di pecora e birre artigianali. L’Asiago Bistrot propone taglieri per gustare il formaggio Asiago DOP nelle diverse stagionature al naturale, in versione fuso “con la raclette” e nelle focacce farcite.

Made in Malga 2023 è un evento organizzato da Guru Comunicazione e dal Consorzio Tutela Formaggio Asiago con la collaborazione del Comune di Asiago e i mandamenti delle Associazioni di categoria dell’Altopiano Ascom, Coldiretti e Confartigianato. Partecipa alla manifestazione il Consorzio Parmigiano Reggiano con il prodotto di montagna. Con il supporto degli sponsor: Despar Aspiag service srl, Pool Pack (packaging alimentare), Caseificio Pennar Asiago, Stringhetto (confetture e cioccolato) e Caseificio Brazzale.

Fonte: Servizio stampa Guru Comunicazione/Consorzio tutela Asiago Dop

Alto Vicentino/3. Visita a Marostica, la città di Prospero Alpini (1553-1616), che per primo fece conoscere in Europa la pianta del caffè 

Marostica3(di Marina Meneguzzi, consigliere Argav) Il racconto della visita dei soci Argav nell’Alto Vicentino – breve, parziale ma intensa – effettuata lo scorso 10 giugno si conclude dove avevamo invece iniziato, con il tour del centro storico di Marostica, in compagnia di Ornella Minuzzo, dell’associazione “Terra e Vita”.

La città degli scacchi. Con poco più di 14 mila abitanti, Marostica vanta origini antiche, ma è durante la dominazione degli Scaligeri (1311-1387), la dinastia che governò Verona per oltre cent’anni, che acquistò prestigio. Dal 1387 fino al 1404 passò sotto il dominio milanese di Gian Galeazzo Visconti, poi divenne un possedimento della Serenissima fino al 1797. Quattro porte d’ingresso al centro storico, 24 torricelle d’avvistamento e una possente cinta muraria lunga circa 1800 metri che collega i due castelli medievali – il camminamento di ronda consente una spettacolare panoramica sulla città murata – sono tutto ciò che oggi rimane dei secoli in cui la zona fu contesa da Vicenza e le Signorie limitrofe. E’ nota in tutto il mondo per la partita a scacchi con pedine viventi che si svolge in piazza Castello, dotata nel 1460 dai veneziani di un lastricato, detto il “liston”, su cui nel 1954 venne inserita la grande scacchiera per la rinomata partita a scacchi che si tiene, ogni due anni e negli anni pari, il secondo fine settimana di settembre (ven-sab-dom). Una tradizione iniziata nel 1923, che si vuole ispirata ad un evento cavalleresco occorso nel 1454, e che oggi coinvolge oltre cinquecento figuranti.

Tra le testimonianze storico culturali presenti ricordiamo alcune chiese: quella di Sant’Antonio abate fu fondata nel 1383 dagli Scaligeri e custodisce una preziosa pala d’altare opera dei Da Ponte. Ha un chiostro francescano del ‘400 e una torre campanaria di origine romana. La chiesa del Carmine, edificata per volontà della comunità tra il 1618 e il 1619, ha una facciata in stile barocco, un’aula unica di forma quadrata e affreschi soffittali del Graziani. La precede una scenica scalinata. Dalla chiesa dei Carmini, parte un sentiero panoramico, totalmente selciato e servito di luce e acqua potabile, che si snoda lungo parco Salin e raggiunge il Castello Superiore superando un dislivello di 133 metri. Il Castello Superiore, con fondazioni di origine romana, venne eretto nel Trecento dagli Scaligeri sul colle Pausolino (248 metri), e fu distrutto durante la guerra di Cambrai (1508/1516). La chiesa di Santa Maria Assunta è il principale e più antico luogo di culto di Marostica e risale probabilmente al IV secolo. Rimaneggiata nel Seicento, accoglie numerose opere artistiche.

Prospero Alpini. Il Castello inferiore di Marostica, è un bell’esempio di architettura militare medioevale. Costruito nel XIV sec. dagli Scaligeri in pietra arenaria locale, all’interno ospita sale affrescate, arredi d’epoca e spazi espositivi. All’interno vi è anche il Museo dei costumi della partita a scacchi e la spezieria del medico e botanico Prospero Alpini (Marostica 1553 – Padova 1616), personaggio illustre della cittadina, celeberrimo medico e botanico, che all’età di 40 anni insegnò all’Università di Padova, dove si laureò nel 1578. Fu uno dei primi prefetti dell’Orto botanico patavino. Per tre anni circa, fu al seguito del patrizio veneto Giorgio Emo, console al Cairo per la Serenissima. In Egitto ebbe modo di conoscere numerose specie vegetali, spontanee e coltivate, di largo uso nella terapeutica egiziana. Da quest’esperienza, pubblicò nel 1591 e 1592 due volumi, “De medicina Aegyptiorum e “De Plantis Aegypti Liber”, in cui descrive e disegna, fra le altre, la pianta del caffè. Alpini fu il primo botanico a parlare di questa bevanda in Europa. Altro personaggio illustre della cittadina, il geografo economico, studioso delle questioni migratorie Bernardino Frescura (Marostica 1868-Padova 1925). La casa natale di Prospero Alpini si trova nell’omonima via del centro storico, appena fuori le mura (nella foto in alto, credits Musei Alto Vicentino).

L’editoriale. Il contrasto al granchio blu non può essere uno show-cooking

granchio blu

(di Fabrizio Stelluto, presidente Argav) Si è soliti dire che gli italiani mostrano il meglio di sé nell’emergenza; è vero, ma ora c’è anche l’eccezione, che conferma la regola: l’invasione dei granchi blu, una calamità affrontata comunicativamente in maniera superficiale, come la si potesse risolvere, abbuffandosi del crostaceo alieno (a Settembre organizzeremo un corso di formazione sui problemi del comparto ittico).

L’informazione estiva, attenta più al costume che ad approfondire le questioni, è scappata di mano agli stessi promotori dell’utilizzo del granchio blu in cucina ed ora corrono ai ripari, evidenziando quanto perderemo della nostra tradizione culinaria (e non solo), se non si riuscirà a respingere l’animale invasore (con buona pace di chi lo vuole proporre come eccellenza alimentare veneta!).

Accettarne opportunisticamente la presenza fa parte della furbesca italianità, che se pare contrastare il problema, in realtà non lo risolve. E’ lecito allora chiedersi perché la soluzione gastronomica in grande stile va bene per i granchi blu, ma non per gli assai più buoni cinghiali, divenuti un problema per gli agricoltori (e non solo)? Vogliamo provare a cibarci coi siluri e le nutrie (altrove già lo fanno), tornando per altro a riutilizzarne il manto per le pellicce di castorino? E poi, perchè i granchi blu sì e la farina di grilli (per altro allevati) no?

La verità è che il granchio blu è una calamità, che sta azzerando la molluschicoltura e cui non si potrà certo rispondere a base di scorpacciate bensì, ad esempio, (re)introducendo fauna ittica antagonista; bisogna, però, davvero fare presto, altrimenti è come se svendessimo gioielli di famiglia, perché dietro ogni prodotto del territorio c’è veramente la storia e la cultura di una comunità. Dietro il granchio blu italiano non c’è nulla.

Ben fanno i pescatori di Goro che, catturati gli indesiderati ospiti, li (ri)spediscono negli Stati Uniti, dove pare siano ricercatissimi dai loro palati (e già questo la dovrebbe dire lunga sulle caratteristiche gustative…).

Infine, una domanda: della presenza del crostaceo alieno ci si è accorti quest’estate o qualcuno, in anni recenti, ha fatto orecchi da mercante a segnali premonitori? Con una battuta amara, una cosa è certa: l’emergenza granchio blu, che pregiudica il futuro di un importante settore della pesca italiana e la vita dei suoi operatori, non lo si può risolvere a tarallucci e vino.

Granchio blu:  Zaia al porto di Pila. “L’ultima” pasta ai frutti di mare servita dai pescatori di Coldiretti. Presentato il dossier: perdite di vongole e cozze fino al 90%

Zaia che parla

Si è chiusa con la provocatoria “ultima spaghettata di cozze e vongole” tra reti divelte e gusci rotti di molluschi l’incontro con i pescatori di Coldiretti con il Governatore Luca Zaia al porto peschereccio di Pila, frazione di Porto Tolle, nella Bassa Polesana. I granchi blu, presenti in una nassa dedicata alla sua raccolta, rappresentano un vero disastro per le lagune veneziane e polesane e Zaia è stato il primo presidente regionale a chiedere al Governo lo stato d’emergenza. Questo fenomeno, per i molluschicoltori, è davvero un’emergenza e oggi il Governatore ha incontrato proprio loro, i pescatori, di Porto Tolle e non solo, che da qualche mese soffrono quella che è una vera invasione che purtroppo sta mettendo a rischio un intero comparto composto migliaia di lavoratori.  “Abbiamo chiesto stato calamità a luglio e stato d’emergenza ad agosto, che non basterà, ma aiuterà moltissimo – ha affermato Zaia -. Si stima dal meno 80 al meno 90% di produzione per il prossimo anno perché i granchi si cibano di vongole e cozze, anche le semine, rompendo le reti, è un cataclisma”.

Sono intervenuti all’incontro organizzato a pochi metri dai pescherecci anche il presidente del Consorzio pescatori Luigini Marchesini, il presidente della cooperativa Pila Giovanni Franzoso, il sindaco di Porto Tolle Roberto Pizzoli. Presenti, inoltre, tantissimi rappresentanti istituzionali, sia politici che delle forze dell’ordine. All’incontro tra i pescatori c’erano l’assessore Cristiano Corazzari e la consigliera Laura Cestari per la Regione, il presidente delle Provincia Enrico Ferrarese e numerosi componenti delle forze dell’ordine, presenti diversi sindaci e assessori del territorio a sostegno della situazione. Presenti i rappresentanti di Coldiretti dal direttore regionale Marina Montedoro, i direttori provinciali Silvio Parizzi di Rovigo e Giovanni Pasquali di Venezia oltre al responsabile di Coldiretti Impresapesca Alessandro Faccioli e la presidente di Venezia Tiziana Favaretto.

Nell’ultima pubblicazione di Veneto Agricoltura su dati del 2021, il Veneto vantava di essere la seconda regione italiana per produzioni di vongole veraci (39,5% del valore della produzione nazionale) un dato oggi a rischio a causa del granchio. La produzione del 2022, su dati del Consorzio di Scardovari si attesta sui 52mila quintali di vongole e 20mila quintali di cozze; nel 2023 la produzione fino a inizio giugno era del 10% in più rispetto al 2022, poi è arrivata la crisi del granchio blu. A spaventare sono le previsioni del 2024: si stima almeno un -80% fino al 90%. Fino a ieri raccolti 3.300 quintali di granchi prelevati dalle lagune (dato fornito dal Consorzio cooperative pescatori di Scardovari martedì 22 agosto) che sono tutti andati allo smaltimento. In media se ne raccolgono circa 130 quintali al giorno.
Coldiretti è tra i primi ad aver mostrato la versatilità gastronomica del crostaceo infestante, ma sa che non è questa la soluzione al problema: si stanno cercando delle filiere alternative, come l’utilizzo in impianti biogas.  Ma come è stato chiaramente detto stamattina non sono i granchi che rappresentano il nostro territorio, i pescatori vogliono continuare a coltivare cozze e vongole e pescare.

Il granchio è una specie aliena; il suo nome scientifico è Callinectes sapidus ed è diventato velocemente un’emergenza: Coldiretti ha sempre portato ai tavoli istituzionali il punto della situazione chiedendo più attenzione a questo fenomeno che ora ha dimensioni inquantificabili. Più volte Coldiretti ha ribadito che le lagune polesane erano in uno stato di sofferenza ambientale che ha provocato altri disagi, economici e sociali. Se non si raccolgono  più molluschi non c’è più lavoro per gli addetti. E probabilmente non ce ne raccoglieranno per molto tempo, perché le perdite riguardano sia il prodotto maturo che quello presente nelle nursery, le zone di semina, infatti questi crostacei indesiderati stanno mangiando avidamente e indistintamente quello che trovano nelle lagune. Coldiretti quotidianamente fa una ricognizione della situazione, che purtroppo si sta aggravando di giorno in giorno.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto

25 agosto – 3 settembre 2023, al via la 29a edizione del Film Festival della Lessinia (con una speciale anteprima il 24/8)

29FFDL_ANHADUn’edizione che guarda alla storia, partendo dallo sguardo romantico dei viaggiatori europei di inizio Novecento sulle montagne italiane, per aprirsi a temi di stringente attualità come l’impatto del turismo e dei cambiamenti climatici di massa sulle terre alte. Un’edizione che mette al centro la Lessinia e Bosco Chiesanuova, in provincia di Verona, pur ampliando notevolmente la sua connotazione internazionale, che investe sulla programmazione cinematografica e di pari passo arricchisce le proposte culturali, laboratoriali ed espositive. Il 29°Film Festival della Lessinia (FFDL) (in alto una foto di un film in concorso), quasi ad anticipare la trentesima edizione del 2024, ha scavato nelle “radici” che lo hanno visto nascere, crescere e affermarsi come la seconda manifestazione cinematografica internazionale del Veneto. Sono 122 gli eventi in programma a Bosco Chiesanuova dal 25 agosto al 3 settembre: dieci giorni a cui si aggiunge una serata di anteprima il 24 agosto (novità assoluta) nella piazza della Chiesa.

Sul grande schermo del Teatro Vittoria, il programma cinematografico (mai così ricco per numeri e provenienze) tesse rimandi e approfondimenti tematici con le altre iniziative culturali: le presentazioni letterarie e le tavole rotonde di Parole Alte, il calendario di laboratori ed escursioni, le quattro mostre, i concerti, le offerte enogastronomiche con il coinvolgimento delle realtà produttive locali. E lo sguardo sempre rivolto ai temi del green e della sostenibilità che anche quest’anno sono rimarcati dall’adesione al manifesto e al progetto del Verona Green Movie Land (VGML).

Anteprima. Il Festival apre con un’anteprima che guarda al futuro del cinema. Sullo schermo sotto il campanile di Bosco Chiesanuova, il 24 agosto, il Festival propone una selezione di cortometraggi girati in formato verticale in collaborazione con Vertical Movie Festival. Il richiamo allo sguardo verticale crea parallelismi con la verticalità dell’ambiente montano. Ma sono i temi del Festival, in particolare quelli ambientali, a essere raccontati con una nuova e potenzialmente “esplosiva” forma cinematografica che guarda soprattutto alle giovani generazioni. La serata ha come ospite Salvatore Marino, direttore artistico del Festival, la cui sesta edizione si svolge a Roma, a ottobre.

È l’attore Fabio Testi l’ospite speciale della ventinovesima edizione, protagonista della serata di apertura (25 agosto) della rassegna per ricevere il Premio Protagonisti del Tempo. In quell’occasione è l’interprete dei testi che accompagnano un evento cinematografico unico, realizzato con Cineteca di Bologna e Museo del Cinema di Torino. Il Festival proietta 13 cortometraggi di inizio Novecento del Grand Tour sulle montagne italiane, dal celebre film Ascensione al Cervino di Mario Piacenza del 1911, rari frammenti di pellicole che conducono sull’altopiano della Carnia, nelle cave di Massa e Carrara, lungo gli Appennini fino al Vesuvio e all’Etna. La colonna sonora originale è composta ed eseguita dal vivo da Thomas Sinigaglia alla fisarmonica.

I film. Il Festival presenta 90 film provenienti da 40 Paesi con 27 anteprime italiane, di cui 4 anteprime mondiali. È la programmazione più ampia della sua storia, selezionata da 1004 opere giunte in selezione da 107 Paesi. Una selezione di 37 film sarà disponibile sulla piattaforma online MyMovies.it. Inoltre, il Festival amplia lo sforzo nella valorizzazione delle cinematografie emergenti presentando, in una rosa di Paesi di tutti e cinque i continenti, opere provenienti in special modo dall’Africa Nera (Burkina Faso, Benin e Ruanda) e da Nepal, Palestina, Armenia, Kazakistan, Marocco, Colombia. Sono attesi in Lessinia come ospiti oltre 20 registi e registe assieme ad alcuni protagonisti dei film.

La sezione Concorso conta 12 lungometraggi e altrettanti cortometraggi in competizione per la Lessinia d’Oro al miglior film in assoluto (sostenuto dal Comune di Bosco), la Lessinia d’Argento al miglior lungometraggio (sostenuto da Europe-Direct della Provincia di Verona) e al miglior cortometraggio; il Premio della Giuria internazionale composta dai registi Micol Cossali (Italia), Irene Gutiérrez Torres (Spagna), Stefan Pavlović (Paesi Bassi), Pedro Figueiredo Neto (Portogallo) e Fanny Rösch (Germania). Altri riconoscimenti sono: Premio del Curatorium Cimbricum Veronese al miglior film di regista giovane; Green Planet Movie Award al miglior film della sezione FFDLgreen (sostenuto da Log To Green); Premio della Cassa Rurale Vallagarina al miglior film sulle Alpi; Premio MicroCosmo della gIuria dei detenuti del Carcere di Verona; Premio dei bambini; Premio del pubblico Cantina Musella. Ulteriori info: Film Festival della Lessinia

Fonte: Servizio stampa Film Festival della Lessinia

Unicarve, rinnovati i vertici, prossimo passo il Piano di settore per la zootecnia bovina da carne da portare alla Conferenza Stato-Regioni. Dal 20 al 25 agosto a Padova il Congresso Internazionale di Scienza e Tecnologia della Carne

Fabiano BarbisanL’Assemblea generale di Unicarve (Associazione Produttori Carni Bovine) si è riunita loscorso 26 giugno al Crowne Plaza di Padova in occasione del convegno nazionale della zootecnia bovina da carne, ed ha approvato il bilancio delle attività svolte nell’anno 2022, con un saldo positivo. E’ stato infatti registrato  un aumento della base associativa, e un incremento delle attività sul fronte dei servizi ai soci nonché la partecipazione a progetti di settore, di respiro nazionale ed internazionale.

Eletto in sede assembleare il nuovo Consiglio direttivo, che rimarrà in carica per i prossimi quattro anni, con la riconferma all’unanimità del presidente Fabiano Barbisan (nella foto in alto). Unanimità raggiunta anche per l’elezione del vicepresidente Fabio Scomparin, figura importante della zootecnia bovina da carne in Italia, in quanto presidente della Stalla Sociale di Monastier (TV), un’azienda in continua crescita, sia sotto il profilo della qualità, sia per lo sviluppo economico di strutture e attività connesse con l’allevamento, nonostante le difficoltà di mercato in cui si dibatte il settore. Insieme a Barbisan e Scomparin, sono stati eletti i consiglieri Casimiro Andretta, Giorgio Durante (presidente della Cooperativa Allevatori di Volpago del Montello), Marco Fortuna (presidente dell’OP Scaligera), Mario Paolo Guzzo, Roberto Marchetti (settore vitelli a carne bianca),  Andrea Mezzanato, Gabriele Pangrazio, Willy Pesce, Ignazio Scappin (presidente della Stalla Sociale di Bonavigo), Fabio Taschini. Riconfermati i Sindaci revisori dei conti: Franceso Scappini, presidente del Collegio, Paolo Mingardo e Lucio Leoni. Nominato anche il collegio dei Probiviri con presidente Mariano Patergnani, membri Roberto Meneghini e Giampietro Omenetto. Nella prima riunione del nuovo Consiglio è stato preso in esame il Piano Carni Bovine Nazionale, riconfermando la validità del progetto e condivisa la necessità di dar vita ad un “Piano di Settore per la Zootecnia Bovina da Carne”, da portare, quanto prima, all’approvazione della Conferenza Stato-Regioni.

Si svolgerà a Padova, dal 20 al 25 agosto, il 69° Congresso Internazionale di Scienza e Tecnologia della Carne (ICoMST). L’ultimo in Italia si è tenuto a Roma nel 2002. Dopo una lunga pausa di 21 anni, Padova e l’Italia tornano ad essere il riferimento mondiale per la zootecnia da carne. Il tema principale del congresso è “From Tradition to Green Innovation”. Saranno ospiti diverse organizzazioni accademiche provenienti da oltre 55 paesi che incarnano la collaborazione delle menti più brillanti nella scienza della carne, nella ricerca e nell’innovazione. Famosi scienziati, ricercatori e studiosi presenteranno lavori di ricerca avanzati, discuteranno dei temi caldi, scambieranno idee e condivideranno le loro esperienze su tutti gli aspetti della scienza e della tecnologia della carne. Parlando di tradizione e di innovazione sostenibile nell’ambito della produzione di carne, non poteva mancare il supporto del Consorzio Sigillo Italiano che su questi temi sta organizzando tutta l’attività basata sui disciplinari di produzione SQNZ (Sistema di Qualità Nazionale in Zootecnia). Il percorso verso la sostenibilità, come sinonimo di qualità ed eccellenza, passa anche attraverso la ricerca e lo studio di tutte le fasi produttive. La partecipazione al congresso da parte del Consorzio Sigillo Italiano, e di tutte le organizzazioni associate, vuole essere un punto di partenza per intrecciare relazioni con il mondo accademico al fine di sviluppare progetti che possano coinvolgere in prima persona gli operatori della filiera ed in particolar modo gli allevatori, vero fulcro e punto di partenza per le produzioni di qualità.La partecipazione del Consorzio Sigillo Italiano a ICoMST si è resa possibile grazie al contributo fondamentale del Consorzio Carni Qualità Piemonte che ha messo a disposizione le risorse del progetto di comunicazione finanziato con i fondi del bando 2 della misura 3.2 del PSR 2014-2020 della Regione Piemonte annualità 2022/2023.

Fonte: Servizio stampa Unicarve/Consorzio Sigillo Italiano

Previsioni vendemmiali 2023 nel Triveneto: qualità delle uve buona, ma non eccezionale, rese produttive in aumento di qualche punto percentuale per quasi tutte le cultivar

wine 3646190_1920Venerdì 18 agosto scorso sono stati presentati on line le previsioni vendemmiali 2023 nel Triveneto nel corso del secondo focus del Trittico Vitivinicolo Veneto, “storico” evento (49^ edizione) organizzato da Regione del Veneto e Veneto Agricoltura in collaborazione con Avepa, Arpav, Crea-Ve e Uvive. “Dovremmo affrontare sempre più tematiche relative ad eventi meteorologici estremi: si ripresenteranno annate siccitose come il 2022, o annate particolarmente piovose come quest’anno. La viticoltura regionale e italiana sta dimostrando di essere in grado di affrontare queste situazioni climatiche che non sono neanche più dei cambiamenti, ma la realtà attuale. Problema principale di questa annata sono state le malattie fungine, a cui i viticoltori hanno saputo rispondere bene, con ottimi risultati, grazie a trattamenti sempre più mirati e precisi. Per questo in Veneto ci si attende rese produttive in leggero aumento, così come la produzione complessiva, anche per l’incremento delle superfici vitate”, commentato Nicola Dell’Acqua, direttore di Veneto Agricoltura.

Un’annata che viene definita da più voci come difficile. “Gli elementi che hanno caratterizzato l’annata finora sono stati l’instabilità climatica e le frequenti precipitazioni, anche a carattere grandigeno, e l’alta pressione delle malattie fungine, peronospora su tutti e in particolare nei vigneti a conduzione biologica” – ha sottolineato Patrick Marcuzzo del Crea VE di Conegliano nel suo intervento, per poi entrare nel dettaglio dei dati raccolti da un panel di tecnici e agronomi delle più importanti cantine e produttori del Veneto. “Nelle aziende che applicano la difesa integrata, i danni causati dalla peronospora sono stati nell’ordine del -5/10% di perdita quantitativa, mentre nelle aziende che applicano il metodo di coltivazione biologica tali perdite sono state superiori, per lo più comprese tra il -10/20%. Superiore al 2022 anche l’incidenza di altre fitopatie come il mal dell’esca e la botrite, mentre la flavescenza ha avuto un incremento meno significativo. La grandine ha colpito duramente diversi areali produttivi, con perdite della produzione che hanno raggiunto anche il -20%”.

Rese produttive. Nel complesso, in virtù di una maggiore fertilità delle gemme e un maggiore ingrossamento degli acini per le buone disponibilità idriche, ci si attende un aumento delle rese produttive per la maggior parte delle varietà in tutte le province. Di conseguenza, considerando anche l’entrata in produzione di nuove superfici vitate, la produzione complessiva di uva raccolta in Veneto dovrebbe salire a circa 15,9 milioni di quintali, in crescita del +5/6%.

La vendemmia dovrebbe iniziare con 5-10 giorni di ritardo rispetto alle consuete date, a seconda delle cultivar più precoci o tardive. I primi grappoli saranno quelli delle varietà precoci (Pinot e Chardonnay per basi spumante) il cui inizio ufficiale è in programma tra il 28 agosto e i primi giorni di settembre, ma va detto che in alcune aree del vicentino e del padovano la raccolta potrebbe iniziare già dalla prossima settimana. Seguirà la vendemmia di tutte le altre varietà: la Glera (Prosecco) dovrebbe partire dal 15 settembre, Merlot dal 18, Corvina dal 20, Garganega dal 25, solo per citare alcuni tra i principali vitigni veneti.

Sintesi previsioni vendemmiali nel Triveneto. Nella provincia di Belluno la produzione viene prevista sostanzialmente in linea con quella dello scorso anno (+2/3%), salvo nelle zone colpite da grandinate. A Padova e Rovigo invece le previsioni sono più ottimistiche e ci si attende una produzione superiore del +10% rispetto al 2022 per le principali varietà. Fanno eccezione, nella provincia di Rovigo, il Merlot, la cui resa dovrebbe essere invariata, e il Pinot grigio, per cui si prevede una minor produzione (-10%) a causa degli estirpi dovuti agli attacchi di Flavescenza dorata. Nella provincia di Treviso ci si attende un incremento della produzione di Glera (+10%) e invece una riduzione dei quantitativi dei vitigni a bacca rossa (-3/5%), più elevati per le varietà non Doc/Docg, non tanto per questioni fenologiche e climatiche (fatte salve le zone colpite da eventi grandigeni) ma per scelte imprenditoriali di prediligere l’impianto di vitigni a bacca bianca. A Venezia, ottima fertilità, numero di grappoli e ingrossamento degli acini fanno prevedere un aumento produttivo soprattutto per Glera e Chardonnay, mentre più stabile dovrebbe essere la produzione delle varietà a bacca nera, sempre fatto salvo gli areali danneggiati dalla grandine. Gli stessi effetti positivi, a cui si aggiunge l’entrata in produzione di nuove superfici vitate, si prevede sosterranno la produzione in maniera più significativa anche nelle province di Vicenza e Verona. A Vicenza è atteso un aumento dei quantitativi raccolti di circa il +15% per tutte le varietà, mentre a Verona l’incremento di produzione dovrebbe attestarsi a circa il +10% per i principali vitigni coltivati e al +5/7% per le varietà minori, sia bianche che nere. Nel Nord Est, nelle due provincie autonome di Trento e Bolzano, ci si attende una maggior produzione di circa il +10/15%, da un lato per le condizioni meteorologiche più favorevoli rispetto al 2022 e dall’altro per l’entrata in produzione di nuovi vigneti. Quest’ultimo aspetto ha invece inciso poco o per nulla sui risultati previsti nella regione autonoma Friuli-Venezia Giulia, dove la produzione è attesa in crescita del +5/10%, esclusivamente per l’andamento climatico, laddove non si sono avuti fenomeni grandigeni o problematiche fitosanitarie (peronospora).

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Alto Vicentino/2. La tradizione contadina rivive nell’Ecomuseo della Paglia di Crosara di Marostica. Per chi desidera, possibilità di imparare l’arte dell’intreccio.

Cappelli Ecomuseo Crosaradi Marina Meneguzzi, consigliere Argav) Trecento anni, per la precisione dal 1640 al 1950. Tanto è durata la storia e il primato di Crosara di Marostica in fatto di lavorazione della paglia di frumento utilizzata per creare elegantissimi cappelli e borse di alta moda esportati in Italia e all’estero. A testimoniarne l’antica grandezza, offuscata soprattutto dall’avvento nel secondo dopoguerra delle materie plastiche, oggi è un piccolo e prezioso Ecomuseo, dal 2001 parte della rete museale dell’Alto Vicentino.

Situato al centro del paese, crocevia (da qui il nome Crosara) fra l’antica strada armentaria percorsa dalle greggi che salivano verso l’altopiano dei Sette comuni e le vie che collegano San Luca e Pedalto, altre frazioni di Marostica, l’Ecomuseo è un edificio a tre piani riqualificato (nella foto di apertura un particolare della prima sala, foto Marina Meneguzzi), un tempo sede del Comune e poi della scuola elementare. A custodirlo e ad arricchirlo quando possibile con un lavoro appassionato di ricerca e recupero di testimonianze, è “Terra e Vita”, in convenzione con il comune di Marostica. L’associazione è composta da un gruppo di appassionati desiderosi di non far perdere alla comunità la memoria di una tradizione popolare che ha segnato la vita di migliaia di persone di tutte le età, dai bambini agli anziani, coinvolte quotidianamente nel faticoso lavoro della coltura e dell’intreccio. In occasione della nostra visita all’Ecomuseo lo scorso 10 giugno, abbiamo avuto modo di incontrare alcuni componenti di “Terra e Vita”, i valenti e infaticabili Enzina Pizzato, referente della struttura museale, Luigi Chiminello e Mario Passarin, rispettivamente presidente e vice presidente dell’associazione, Alice Pizzato, voce e volto social dell’Ecomuseo nonché Celestina Pivotto, splendida ottantasettenne, una delle ultime mitiche “Maestre Trecciaiole” rimaste.

Nel museo sono esposti manufatti e attrezzi rari, documenti originali, fotografie storiche. In particolare, è possibile ripercorrere le numerose fasi della lavorazione della paglia: dalla coltivazione del frumento vernisso, cioè invernale, nelle masière, i muretti a secco costruiti per ricavare le banchéte, lingue di terra magra sottratta al declivio del monte, alla preparazione dei fastughi, ricavati dagli steli più sottili del frumento e quindi della drèssa, ossia la treccia, lavorata da abili mani femminili. Quella più importante, sottile e pregiata era chiamata maglina di Marostica (3 mm di larghezza), utilizzata per realizzare cappelli e borse raffinati, mentre le drèsse più grosse venivano usate per borse e cappelli di uso quotidiano. Attorno a questa produzione si sviluppò anche un mercato che viene raccontato mettendo in evidenza, ahimè, lo sfruttamento del lavoro femminile. In mostra anche alcuni momenti caratteristici della giornata del contadino al ritorno dai campi. Inoltre, nell’ultima sala, l’esposizione documenta la produzione di ciliegie di Marostica Igp, attuale eccellenza agricola del territorio.

L’Ecomuseo della paglia nella tradizione contadina di Crosara è custode della tradizione e al contempo è luogo d’incontro e di conoscenza tra generazioni diverse. Viene anche mantenuto un legame profondo con i paesani emigrati altrove che, quando tornano a Crosara, visitano sempre il museo. Ogni Primavera, l’associazione organizza corsi serali di intreccio della paglia, alla fine delle lezioni si sarà in grado di realizzare una borsa o un cappello e magari, chissà se tra i corsisti e le corsiste, si nascondi una nuova Maestra o Maestro d’intreccio!

Apertura solo domenicale, ore 15-18 (aprile, maggio, novembre e dicembre), dalle 16 alle 19 da giugno a ottobre. Chiuso da gennaio a marzo, festività natalizie e pasquali. Possibilità di laboratori didattici per le scuole. Per informazioni e prenotazioni: tel. 0424 72357 (domenica pomeriggio) Enzina (0424 702140), Luigi (0424 702213), email ecomuseopaglia@libero.it

18-22 settembre 2023, a Isera (TN) la prima edizione della Summer School intitolata alla memoria del giornalista, socio Argav, Sergio Ferrari e rivolta a giornalisti e blogger del settore agricolo

Sergio Ferrari

I soci Argav trentini Giancarlo Orsingher (vice presidente Argav) e Pietro Bertanza (direttamente coinvolto nell’organizzazione del percorso di studi) ci informano di un’interessante iniziativa dedicata alla memoria di Sergio Ferrari, compianto giornalista trentino, socio Argav: si tratta della Summer School che si terrà a Isera (TN) dal 18 al 22 settembre 2023 alla Casa del Vino della Vallagarina, rivolta a giornalisti pubblicisti/professionisti e blogger (max 15, min 10) già operanti sul territorio nazionale, che si occupano di comunicazione in ambito agricolo nei media generalisti. La Scuola di alta formazione è organizzata da Agriduemila Hub Innovation Srl, società  interamente partecipata da Co.Di.Pr.A. di Trento, in collaborazione con Cooperazione Trentina e Casa del Vino. 

Obiettivi del corso. I temi come paesaggio, agroalimentare, enogastronomia, sostenibilità e cambio climatico, ormai tutti interdipendenti tra loro, trovano nelle cronache giornalistiche, anche generaliste, uno spazio prima sconosciuto. Numerose ricerche hanno dimostrato che i consumatori sono diventati più critici verso la comunicazione tradizionale: migliorano le tecniche di zapping e di zipping degli spot pubblicitari e di ad-block su Internet. Al contrario, il 92% delle persone afferma di fidarsi abbastanza delle raccomandazioni di altri individui che ritengono più informati o più esperti di loro. Aumentano invece i consumatori che utilizzano specificamente i media digitali per informarsi prima di decidere un acquisto. Gli addetti ai lavori, i giornalisti, si sono resi conto che gli italiani hanno quasi del tutto dimenticato il loro passato rurale e tutte quelle nozioni che erano alla base della loro cultura generale sulla produzione degli alimenti. I giornalisti sono quindi chiamati a fare tra tramite tra mondo rurale e mondo urbano. A questo bisogno di conoscenze specifiche vuole rispondere la Scuola di alta formazione “Sergio Ferrari”, con una preparazione approfondita sui temi che attraversano la produzione agroalimentare in questi tempi di grande evoluzione delle tecniche produttive, offrendo ai giornalisti strumenti adeguati per comprendere problemi e soluzioniSono pertanto necessarie conoscenze tecniche specifiche che spesso mancano a chi scrive di agricoltura e che generano incomprensioni, leggende metropolitane o nei casi più gravi delle fake news. Il giornalismo di oggi è spesso generico e obbliga i cronisti a occuparsi di tutto, non consentendo quindi una trattazione di tematiche agricole all’altezza dei bisogni di informazione del consumatore contemporaneo. È soprattutto una questione di metodo: gli argomenti tecnico-scientifici possono essere affrontati solo da chi conosce i problemi ed è in grado di scrivere senza il rischio di errori grossolani.

L’ammissione è su presentazione di domanda e su approvazione del Comitato scientifico sulla base di specifici requisiti. Nei 5 giorni di studio, sono previste 3 ore di lezione mattutina frontale, una giornata dedicata a visite a centri di ricerca, tavole rotonde pomeridiane con partecipazione di speaker, realtà produttive e aziende locali, aperitivi con degustazioni di prodotti del territorio. Ulteriori informazioni inerenti alla partecipazione a questo link.

Fonte: Agriduemila Hub Innovation srl

Rischio nelle coltivazioni, agricoltori sempre più obbligati a tutelarsi contro i danni meteo e fitopatie. L’esempio di Condifesa Trento.

Mele danneggiate Condifesa Trento

Centinaia di ettari in Vallagarina ed in Valsugana, in provincia di Trento, per valori assicurati di oltre 40 milioni di euro, sono stati interessati, in maniera diversificata, dalle grandinate di luglio scorso. Per fare il punto sui danni e sulle operazioni di campagna peritali, Condifesa Trento ha dato appuntamento ai soci dei due territori per portare la propria solidarietà e vicinanza agli agricoltori che, in alcuni casi, hanno visto, in pochi minuti, compromesse le proprie produzioni agricole, frutto di un intenso anno di lavoro in campo. I momenti informativi hanno permesso di valutare con gli associati e con i tecnici delle compagnie di assicurazione la situazione attuale delle campagne in un aperto confronto, che possa aiutare gli agricoltori ad affrontare le attività di perizia che avranno corso nei prossimi giorni.

Uva danneggiata Condifesa Trento

“Le aree maggiormente colpite – spiega Marica Sartori, direttore del Consorzio – vedono danni particolarmente importanti, fortunatamente sono aree ristrette dal punto di vista della superficie colpita in maniera distruttiva, dove registriamo una forte copertura assicurativa. Inoltre, abbiamo oltre un terzo della superficie coperta da rete antigrandine in Valsugana, a tutto vantaggio dell’agricoltore che responsabilmente ha adottato una strategia efficiente di risk management, aumentando la sostenibilità e la resilienza ai cambiamenti climatici della propria azienda. In Vallagarina la coltivazione principe resta la vite dove abbiamo oltre 1.570 ettari assicurati”. “Approccio a 360 gradi necessario e che stiamo spingendo da tempo – evidenzia Giovanni Menapace, presidente di Co.Di.Pr.A. – molti territori hanno già intrapreso questa strada con successo. Non parliamo solo di rete antigrandine, ma anche di coperture anti pioggia per i ceraseti, impianti antibrina a basso consumo di acqua, sino all’impiego dei satelliti per stimare il danno”. “Tecnologia fondamentale – continua Menapace – per contrastare il cambiamento climatico che stiamo toccando con mano tutti i giorni”.

Fonte: Servizio stampa Condifesa Trento