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Un tempo la pianura padano-veneta era coperta da un’immensa foresta solcata da fiumi ed intervallata da estese paludi. Dopo millenni di alterne fasi di distruzione e di recupero, di tale foresta oggi non restano che pochi, sparsi lembi. Fortunatamente, da qualche anno si assiste alla realizzazione di numerosi progetti di ricostruzione degli habitat forestali planiziali e ad una intensa attività vivaistica collegata. Ne parleremo venerdì 24 febbraio, a partire dalle 18:30 fino alle 20:30, nel circolo di campagna Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco, nel corso di formazione giornalisti accreditato dall’Ordine dei Giornalisti “La rinascita dei boschi di pianura“. Per i giornalisti, che vogliono godere dei crediti, l’iscrizione è obbligatoria, entro il 23 Febbraio p.v., sulla piattaforma formazionegiornalisti.it (ente organizzatore: Sindacato Giornalisti del Veneto).
Coordina Renzo Michieletto, vicepresidente Argav. All’incontro interverranno: Stefano Pellizzon, vicepresidente Associazione Forestale di Pianura”, che parlerà de “La rinascita dei boschi di pianura: iniziative in corso”; Federico Correale, direttore Centri ed Aziende Agricole di Veneto Agricoltura, che tratterà l’argomento “Dal seme all’albero, l’attività vivaistica di Veneto Agricoltura per una forestazione sostenibile”. Il corso di formazione sarà preceduto dal Direttivo Argav (ore 17).
Viticoltura sostenibile. A seguire parleremo del progetto europeo Ecovinegoal per una viticoltura sostenibile ed avremo ospite per la degustazione finale l’azienda vinicola Villa Bogdano 1880 di Lison di Portogruaro (Venezia), con una selezione di etichette. La cantina non porterà solo i vini in degustazione ma sarà presente anche per testimoniare il suo ruolo nella continua custodia e salvaguardia della biodiversità all’interno delle sue vigne storiche e del bosco planiziale annesso riconosciuto Natura 2000. Alla guida di Villa Bogdano 1880 dal 2016 ci sono Domenico Veronese e l’amministratore Lucio Tessari. La Tenuta a corpo unico è delimitata da due fiumi e questa è una grande forza, perché nei secoli ha permesso di mantenere le caratteristiche originarie del terreno ed è ancora oggi un’oasi protetta. Nei 106 ettari di vigneti, che affondano le radici in un terreno argilloso e calcareo, si privilegiano le rese basse, con grande attenzione alla tutela dei vigneti antichi e alla valorizzazione delle varietà autoctone. Oltre al Tocai Friulano, ci sono vigneti di Refosco dal Peduncolo Rosso ed è stato reimpiantata la Malvasia. Queste scelte hanno permesso ai vini di Villa Bogdano 1880 di rafforzare la loro identità, aggiudicandosi premi e trovando uno spazio definito nel mercato internazionale. Dal 2022 è membro sostenitore della Old Vine Conference, associazione internazionale con sede a Londra che tutela e promuove le vigne storiche. Per maggiori informazioni: www.villabogdano1880.it . Una presenza questa che, nella serata, beneficerà del supporto del giornalista ed esperto di vini Gian Omar Bison, consigliere Argav.
Come di consueto, il “buon convivio” degli assaggi dei cibi e dei vini costì presentati, sarà preparato dallo staff del Circolo di Campagna Wigwam APS ospitante sotto la direzione del presidente Efrem Tassinato. Presenti anche alcune Comunità Locali Wigwam del Veneto che saranno rappresentate da alcuni produttori di eccellenza quali la Marco Bellavere Spa con le sue specialità dolciarie tipiche. Non è previsto un costo di partecipazione ma solo essere in regola con le quote associative ad ARGAV e/o FNSI e all’Associazione Wigwam, con possibilità di rinnovo o nuova iscrizione da regolarizzare anche nell’occasione. L’accettazione di partecipanti sarà fino ad esaurimento dei posti disponibili. Info e prenotazioni: arzerello@wigwam.it WhatsApp +39 333 3938555
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Mercoledì 22 febbraio alle ore 17.00, nella Biblioteca Internazionale “La Vigna” saranno presentati due libri sulla civiltà contadina scritti da due autori locali, Gianni Giolo e Piersilvio Brotto, ben noti per le trascorse collaborazioni con la Biblioteca. Grazie ai loro scritti, sarà possibile conoscere meglio la cultura contadina attraverso diverse prospettive e comprendere il modo in cui il mondo rurale è cambiato nel corso degli anni. Durante la presentazione il prof. Mario Bagnara, componente il Consiglio Scientifico della Biblioteca “La Vigna” e autore della prefazione di entrambi i volumi, dialogherà con gli autori. Ingresso libero.
Il primo libro, “La civiltà contadina: ieri e oggi. Un saggio sulla letteratura veneta” di Gianni Giolo, si distingue per la sua prospettiva letteraria e offre un’affascinante sintesi del mondo rurale passato e presente attraverso l’analisi di oltre sessanta scrittori veneti. Il professor Giolo, con la sua formazione classica e la lunga esperienza didattica, divide la trattazione in due parti: una pars destruens ed una pars construens, per giungere a una precisa conclusione personale. Nella prima parte, l’autore si concentra sulla critica del degrado delle tradizioni contadine, mentre nella seconda propone una visione più ottimista sulla speranza di un futuro migliore per il mondo rurale. Dopo la presentazione il libro verrà reso disponibile in formato pdf sul sito della Biblioteca, andando ad arricchire la sezione dei libri digitali con particolare riguardo al filone della civiltà contadina.
Il secondo libro, “Diario di Martino e Lucia. Il mondo contadino nel Veneto negli anni ’50 del ‘900” a cura di Piersilvio Brotto, è scritto come un vero e proprio dialogo tra un ragazzino di scuola elementare e il suo diario. Attraverso i suoi racconti, si scoprono le tradizioni e la vita familiare nella comunità contadina, evidenziando le componenti fondamentali della realtà del tempo: la famiglia, la scuola e la realtà parrocchiale. L’autore, laureato in filosofia e insegnante, ha una forte connessione con la realtà sociale della zona di S. Pietro in Gu (Pd) e una lunga esperienza come testimone appassionato e direttore editoriale di un periodico locale. Il libro presenta un originale apparato illustrativo, realizzato da Lanfranco Antonello utilizzando le foglie secche, per far rivivere le persone, gli animali e le case del territorio. Il ricavo dalla vendita del libro, per volontà dell’autore, verrà destinato alla Biblioteca “La Vigna”.
Fonte: Biblioteca Internazionale La Vigna
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L’Orto rinascimentale e il Giardino della biodiversità di Padova si arricchiscono di un nuovo nucleo espositivo che presenta per la prima volta al pubblico una significativa selezione del patrimonio storico dell’Università di Padova, finora destinato principalmente a ricerca e didattica e non visibile al grande pubblico. Tra botanica e medicina, chi visita il Museo può scoprire la storia dell’Orto, delle sue piante e di chi le ha raccolte, in un viaggio attraverso i secoli che inizia dalla sua fondazione, quando vi si coltivavano e studiavano le piante medicinali, e arriva fino al Novecento.
Si tratta di collezioni botaniche risalenti prevalentemente all’Ottocento e al primo Novecento, tra cui spicca l’erbario storico – uno straordinario archivio della biodiversità vegetale con circa 800.000 esemplari tra piante, alghe, funghi e licheni essiccati – e che conta anche 16.000 provette con semi di specie alimentari, medicinali e ornamentali, le tavole didattiche ottocentesche, modelli di funghi e sezioni di legni. Ad aprire la collezione di erbari l’Erbario assoluto, opera di fuse*, che reinterpreta le illustrazioni botaniche e gli erbari storici dell’Orto di Padova alla ricerca dell’essenza della pianta e delle sue metamorfosi. Le immagini sono elaborate attraverso algoritmi di machine learning che rintracciano i caratteri ricorrenti e salienti di fiori e foglie e ne colgono somiglianze e differenze, creando un’installazione artistica che unisce sensibilità umana e intelligenza artificiale e offre uno sguardo nuovo sul mondo vegetale.
Lungo il percorso, che si sviluppa su una superficie di 500 metri quadrati ed è curato dalla responsabile scientifica Elena Canadelli, si incontrano anche un esemplare di agnocasto risalente alla fine del Cinquecento e le prime edizioni di volumi che hanno fatto la storia della botanica e della medicina (da Vesalio a Mattioli, da Berengario da Carpi ad Alpini). Dopo quasi 500 anni dalla fondazione, arriva in Orto botanico anche la spezieria che il medico Francesco Bonafede avrebbe voluto attiva fin dal 1545: si tratta della farmacia di fine Settecento donata all’Università dal farmacista Giuseppe Maggioni con la sua strumentazione, le preparazioni e i farmaci che attraversano almeno tre secoli di storia della farmaceutica e della medicina. Un ambiente in cui immergersi scoprendo in un video la vita quotidiana dello Speziale.
Il percorso racconta la fitta rete di scambi di piante e semi dell’Orto, un importante centro di introduzione e coltivazione di piante medicinali, alimentari e ornamentali da varie parti del mondo: storia che viene ripercorsa ammirando le collezioni di erbari, ma anche con esperienze interattive come quella di Botanica senza frontiere, in cui si incontrano personaggi e luoghi, e quella della Storia illustrata, in cui si ripercorre la storia della medicina e della botanica in 12 tappe che passano anche da Padova, oppure il gioco che sprona a indovinare le piante introdotte per la prima volta in Italia e i protagonisti padovani ai quali ancora oggi sono dedicati i nomi di interi generi di piante.
Negli spazi del Teatro botanico recentemente restaurato si può assistere alla proiezione del film Goethe. La vita delle foglie, scritto e diretto da Denis Brotto, dove si racconta l’ideale ritorno a Padova oggi, nel 2023, del grande artista tedesco, interpretato da Giulio Casale: un’occasione per ripensare al suo viaggio in Italia, avvenuto nel 1786, e soprattutto alla genesi del suo celebre saggio La metamorfosi delle piante, pubblicato nel 1790.
Grazie al Museo il visitatore può mettere insieme gli elementi più importanti dell’Orto, ampliando lo sguardo alla storia della botanica e della medicina, conoscendo i suoi protagonisti e scoprendo ancora meglio il dialogo tra le geometrie rinascimentali dell’Orto antico, le serre del Giardino della biodiversità inaugurate nel 2014 e il ricco patrimonio archivistico e librario conservato al primo piano dell’edificio nella nuova “Biblioteca storica di medicina e botanica Vincenzo Pinali e Giovanni Marsili”. Il biglietto d’ingresso all’Orto consente di visitare anche il museo e la mostra durante gli orari di apertura.
Fonte: Orto Botanico di Padova
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Oggi, sabato 18 febbraio, i soci Argav saranno nelle terre del Broccolo fiolaro per visitare una giovane azienda produttrice della rinomata orticola di Creazzo (VI). Nel contempo, ci sarà modo di fare una passeggiata storico-ambientale e pranzare alla Pizzeria Bellavista. Il ritrovo è alle ore 11.00 in Via S. Chiara a Creazzo, quindi si inizierà con la passeggiata lungo dei percorsi pedonali storici in collina, con la partecipazione dell’assessore all’Ambiente di Creazzo Massimiliano Dandrea e del presidente della Pro Loco Michael Knapton.
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(di Giancarlo Orsingher, vice presidente Argav) «Comunità locali coordinate e associate tra loro che vogliono realizzare insieme piani di sviluppo sostenibili dal punto di vista energetico, ambientale, economico e sociale». Questo sono, in sintesi, le “Green communities” previste dal Pnrr (il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza finanziato dall’Unione europea) e la cui realizzazione è stata avviata nell’estate scorsa dal Dipartimento per gli Affari regionali e le Autonomie della Presidenza del Consiglio dei Ministri, in particolare con uno specifico bando che ha messo a disposizione 129 milioni di Euro per l’avvio di almeno 30 di esse.
Alla fine della valutazione le Green Communities ammesse a finanziamento su tutto il territorio nazionale sono state 35 (su 178 richieste inoltrate) e fra queste una spettava al Trentino. Ad aggiudicarsela è stata la Comunità Valsugana e Tesino, che con 29 punti in graduatoria, ha avuto la meglio sulla proposta della Comunità della val di Fiemme, fermatasi a 15 punti, e su quella del Primiero. Il progetto della Comunità Valsugana e Tesino prevede investimenti per un totale di 4.715.000,00 Euro, 3.772.00,00 dei quali finanziati dal PNRR e con l’importo rimanente messo in campo dalla Comunità Valsugana e Tesino e dai Comuni di Scurelle, Telve e Roncegno Terme. Per l’Alto Adige, l’intervento sarà realizzato dalla Comunità comprensoriale della val Venosta, unico soggetto ad aver presentato la domanda.
Gli interventi. Corposo e impegnativo il programma delle iniziative previste in Valsugana e Tesino, con ben 16 interventi, alcuni interessanti tutto il territorio della Comunità, altri focalizzati in particolare sulla valle del torrente Maso. In campo forestale è prevista la riforestazione di almeno 100 ettari di bosco schiantato da Vaia e poi colpito dal bostrico nei Comuni di Scurelle e Telve, i più colpiti dal danno. Al fine di una gestione ottimale delle risorse idriche, tutto il territorio della Comunità sarà interessato dalla mappatura dei sistemi di accumulo idrico in alta quota, con la realizzazione di due pozze-serbatoio, una sicuramente all’Aia del Buso (Scurelle), mentre la seconda sarà individuata dopo uno specifico studio che vedrà coinvolta anche l’Università di Trento. Lo studio riguarderà anche le modalità di smaltimento dei rifiuti nelle strutture turistiche sopra i 1.000 metri di quota e le possibilità offerte dalla fitodepurazione, oltre a un intervento pilota all’agritur Caserine, attualmente non allacciato alla rete fognaria e su una seconda struttura da individuare. L’ambito della produzione di energia da fonti rinnovabili ha in programma il censimento generale delle modalità attualmente in essere nelle strutture in quota con l‘installazione di pannelli fotovoltaici a malga Cere e al rifugio Caldenave, oltre alla conversione da gasolio a cippato dell’impianto di riscaldamento dell’Albergo SAT Lagorai in Val Campelle.

Turismo sostenibile. Estesa a tutto il territorio della Comunità Valsugana e Tesino, anzi dell’APT Valsugana Lagorai, è l’azione legata al turismo sostenibile, con la valorizzazione di pacchetti turistici per destagionalizzare l’offerta, lo sviluppo del prodotto turistico “Destinazione malghe”, la promozione della prima stazione sciistica senza impianti e la valorizzazione dei siti della Grande Guerra, in collaborazione con il Museo di Borgo, anche tramite audio-guide che consentano di apprezzarli al meglio. Sostanziosa è l’azione legata alla gestione sostenibile del patrimonio edilizio montano con interventi sullo stallone di malga Valsolero di Sopra, sulle pertinenze di malga Cagnon di Sotto, su Malga Trenca e con il recupero di due rustici di proprietà pubblica in Val Campelle da destinare a ospitalità rurale. Quattro antichi manufatti (non ancora individuati) saranno inoltre recuperati a servizio della pastorizia per prevenire i danni da lupo, sulla falsariga di quello recentemente realizzato nella zona dei Sette Laghi.
Per arrivare ad avere una “montagna smart” sarà svolto uno studio su tutto il territorio per verificare la copertura della rete a banda ultralarga con due progetti pilota, uno in Val Campelle e il secondo in un’area da definire, come pure sarà individuata la struttura turistica (pubblica) da certificare per l‘ottimale gestione dei rifiuti dopo che sarà stato elaborato un disciplinare da applicare in questo campo alle strutture turistiche in quota. Di nuovo tutta l’area sarà interessata dall’azione di “integrazione dei servizi di mobilità” con la definizione di un modello di mobilità intermodale sia per il fondovalle che per la montagna, l’acquisto di tre minibus e di una flotta di bici elettriche, la messa in rete di circa 150 chilometri di percorsi per mountain bike ed e-bike dotandoli anche di una decina di punti di ricarica. Un progetto pilota in Val Campelle prevede la razionalizzazione della mobilità automobilistica con un parcheggio “di attestamento” dal quale ciclisti e pedoni potranno arrivare alle aree di sosta che saranno gestite in maniera innovativa. Infine ci sarà spazio anche per l’agricoltura con il coinvolgimento di una trentina di aziende disponibili a sperimentare pratiche di agroecologia, che saranno messe in pratica anche con la collaborazione della Fondazione Edmund Mach e della Fondazione De Bellat.
Un grosso progetto quindi, anzi sedici diversi progetti in uno, che richiedono fin d’ora un grosso impegno da parte di tutti i soggetti coinvolti, a cominciare naturalmente dalla Comunità Valsugana e Tesino, titolare dell’iniziativa, che – come ci dice il presidente Enrico Galvan – dovrà anche fare i conti con la non indifferente mole di attività amministrativa e con i tempi stretti e vincolanti imposti dal PNRR. Il tutto infatti dovrà essere completato entro il marzo 2026.
Che cosa sono le Green Communities? Si tratta di comunità locali che intendono sfruttare in modo equilibrato le risorse di cui dispongono realizzando piani di sviluppo sostenibili dal punto di vista energetico, ambientale, economico e sociale comprendenti attività legate a: gestione integrata e certificata del patrimonio agro-forestale, gestione integrata e certificata delle risorse idriche, produzione di energia da fonti rinnovabili locali, sviluppo di un turismo sostenibile, costruzione e gestione sostenibile del patrimonio edilizio e delle infrastrutture di una montagna moderna, efficienza energetica e integrazione intelligente degli impianti e delle reti, sviluppo sostenibile delle attività produttive, integrazione dei servizi di mobilità, sviluppo di un modello di azienda agricola sostenibile. Tutti gli interventi devono essere progettati, realizzati e gestiti secondo il modello dell’economia circolare e nel quadro di obiettivi di riduzione dei consumi energetici, attraverso misure di efficientamento energetico e, dove possibile, ricorrendo all’uso di energie alternative e rinnovabili e in ciascuna fase degli interventi si dovrà porre particolare attenzione a non arrecare alcun danno significativo all’ambiente.
Articolo pubblicato su “Il Cinque” febbraio 2023
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Completato il dossier per la presentazione della candidatura della tecnica della messa a riposo delle uve della Valpolicella a patrimonio immateriale dell’Unesco. L’annuncio è stato dato nel corso di Amarone Opera Prima, la due giorni del Consorzio vini Valpolicella per celebrare il millesimo 2018 dell’iconico Rosso veronese, svoltasi lo scorso 4-5 febbraio al Palazzo della Gran Guardia a Verona.
Un profilo, quello dell’annata 2018, caratterizzato – secondo l’analisi realizzata per il Consorzio da Giambattista Tornielli, professore associato di Arboricoltura generale e coltivazioni arboree dell’Università degli studi di Verona – da un “andamento meteorologico nel complesso instabile, con temperature medie leggermente superiori alla media storica da marzo ad agosto e con piovosità superiore alla media specialmente nei mesi di marzo e maggio. Un fenomeno atmosferico che ha dotato i terreni di una buona risorsa idrica. Dal punto di vista fenologico, le principali fasi di sviluppo della pianta sono state in linea con il dato storico, con una maturazione solo leggermente anticipata, mentre i parametri tecnologici di maturazione sono stati generalmente bilanciati, con una buona dotazione di zuccheri e antociani anche se in alcuni casi con livelli di acidità inferiori alla media. La vendemmia per messa a riposo delle uve è così iniziata con qualche giorno di anticipo, con un decorso dell’appassimento piuttosto rapido (caratteristica comune negli anni recenti) che si è svolto comunque in assenza di problematiche fitosanitarie”. Sul fronte dei volumi, la produzione di uva è stata piuttosto abbondante con oltre 971mila quintali raccolti, dei quali circa 335mila messi ad appassire per la produzione dell’Amarone e del Recioto. “Nel complesso l’annata che approda sui mercati quest’anno ha tutte le carte in regola per esprimere appieno la tipicità del territorio della Valpolicella nei calici”.
Entro il 30 marzo si saprà l’esito della candidatura. Per quanto riguarda la candidatura Unesco, il Comitato scientifico ha redatto dieci pagine, che sintetizzano il lavoro di studio, analisi, raccolta di documenti e materiale video fotografico anche di archivio. Così come sono dieci gli anni di attesa di una comunità fortemente determinata a insignire il secolare appassimento come patrimonio immateriale dell’umanità. Un obiettivo che, se sarà centrato, riconoscerà alla Valpolicella anche il primato di iscrizione di una pratica di vinificazione negli elenchi tutelati dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura. Fulcro del dossier i quattro capisaldi identitari che secondo il Comitato scientifico, composto da enologi, giuristi e antropologi, asseverano l’istanza della Valpolicella. In questo territorio, infatti, la secolare tecnica della messa a riposo delle uve della Valpolicella – pratica che decreta l’unicità dell’Amarone e del Recioto – garantisce, cita il dossier, una “funzione educativa, ambientale, di riscatto sociale e di inclusione” e ovviamente “una funzione enologica”, perché “senza questa tecnica i vini del territorio non esisterebbero”. Tra i punti di forza, individuati anche l’estensione territoriale dell’appassimento praticato da “8mila persone” nei 19 comuni della denominazione. Per Pier Luigi Petrillo, coordinatore del Comitato scientifico, professore e direttore della cattedra Unesco sui Patrimoni culturali immateriali dell’Università Unitelma Sapienza di Roma: “Il dossier evidenzia che si tratta di una tecnica che rispecchia la storia sociale, politica, economica di questo territorio e ne manifesta la sua evoluzione. Il profondo radicamento culturale e identitario definisce la stessa architettura rurale della Valpolicella: un saper fare che da oltre 1500 anni identifica questa comunità”.“Il traguardo di oggi è il risultato di un grande lavoro di squadra – ha commentato il presidente del Consorzio vini Valpolicella, Christian Marchesini – che ha messo a fattor comune la valorizzazione della Valpolicella e la sua vocazione all’eccellenza. Una unità di intenti e di visione che ha riscontrato l’appoggio anche delle istituzioni, a partire dalla Regione Veneto e dal suo presidente, Luca Zaia. Ora confidiamo che i ministeri deputati a decidere la presentazione della candidatura sappiano riconoscere il valore antropologico e socioeconomico di questa tecnica. Non dimentichiamo, infatti, che la denominazione genera un fatturato di oltre 600 milioni di euro l’anno”. Il documento verrà ora trasmesso al ministero della Cultura, a quello dell’Agricoltura e alla Commissione nazionale per l’Unesco, l’organismo interministeriale coordinato dal ministero degli Esteri cui spetta il compito di scegliere, entro il 30 marzo, l’unica candidatura italiana da inviare a Parigi per la valutazione.
Amarone fa rima con ristorazione anche sul fronte del mercato. Oltre la metà del fatturato complessivo del re della Valpolicella (circa 350 milioni di euro) arriva infatti dall’Horeca, un partner del vino che lo scorso anno grazie a turismo e riaperture ha rappresentato una spinta decisiva per il prodotto enologico, a fronte di un calo delle vendite nella grande distribuzione. Sulla piazza interna – secondo l’indagine realizzata da Nomisma Wine Monitor per il Consorzio tutela vini Valpolicella – il fatturato della ristorazione nei primi 9 mesi del 2022 ha registrato una crescita tendenziale del 47%, a tutto vantaggio degli ordini di vino. L’indagine sul posizionamento dei vini della Valpolicella presso il consumatore italiano, realizzata da Wine Monitor su un campione di 1000 consumatori, inquadra tutta la centralità del canale horeca tra gli enoappassionati, con il 54% degli italiani che negli ultimi 2/3 anni ha consumato i prodotti della denominazione veronese, e il 43% lo ha fatto anche nei ristoranti; tra questi, il 26% si dichiara consumatore abituale (2-3 volte a settimana). È invece del 29% la quota di italiani – in prevalenza maschi, millennial, dirigenti/imprenditori – che ha bevuto Amarone fuori casa con una spesa media dichiarata di circa 40 euro, un prezzo che per 7 su 10 è ritenuto corretto. Un rapporto, quello tra clienti e Amarone, considerato “privilegiato” nel 51% dei casi e da consumarsi in particolare nelle occasioni speciali o formali (28%).
Calano i volumi, crescono i valori per le vendite di Amarone in Italia e nel mondo nel 2022. Con gli Stati Uniti, sempre più mercato estero di riferimento, che hanno messo la freccia e superato gli altri 2 top buyer (Canada e Svizzera). Complessivamente, secondo l’indagine realizzata per il Consorzio tutela vini Valpolicella da Nomisma Wine Monitor, l’Amarone fissa la propria ultima performance con una contrazione in volume del 7,2%, a fronte di un valore in crescita del 4%, a circa 360 milioni di euro franco cantina. Meglio il mercato interno – che incide circa il 40% sulle vendite totali – rispetto all’export: in positivo sia i volumi (+1,5%) che i valori (7,4%) per la piazza italiana; -13%, invece, il quantitativo esportato e una crescita valoriale dell’1,8%.“Il 2021 è stato un anno eccezionale sul piano delle vendite – ha detto Christian Marchesini – il 2022 è servito per consolidare la crescita, con risultati meno eclatanti ma comunque significativi. Lo testimoniano anche gli imbottigliamenti, che registrano un incremento del 12% rispetto al precovid (2019) per un’annata commerciale che è stata comunque la seconda migliore del decennio, con oltre 17 milioni di bottiglie immesse sul mercato. La denominazione – ha proseguito – si conferma in equilibrio, grazie anche a una stabilizzazione finalmente raggiunta sul fronte della superficie vitata dopo il blocco degli impianti del 2019”. Gli Stati Uniti guidano la classifica in valore dell’export, con un incremento del 24% e un’incidenza sulle vendite oltre frontiera del 14%. Seguono, a ruota, Canada – che sale in valore del 16% – e Svizzera (+2%). Tra i mercati di sbocco, Uk in leggera decrescita (-2%); male la Germania che perde quota (-15%), mentre incrementa ancora la Svezia (+6%). Riparte l’emergente Cina con +22% mentre frena la Danimarca, a -7%. “La crescita dell’Amarone sul mercato nazionale è legata soprattutto al recupero dei consumi fuori-casa e in particolare presso la ristorazione che ha potuto beneficiare del ritorno dei turisti stranieri, aumentati nei primi dieci mesi del 2022 di oltre il 90% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente”, sottolinea Denis Pantini, responsabile Wine Monitor di Nomisma.
Fonte: Servizio stampa Consorzio vini Valpolicella
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Le sfide legate ai mutamenti climatici richiedono misure emergenziali e azioni strutturate lungimiranti: in entrambi i casi servono risorse e pianificazione. Lo ha affermato il presidente di ANBI Veneto Francesco Cazzaro, nel corso dell’audizione con la 3^ commissione (Agricoltura) del Consiglio Regionale mercoledì 1 febbraio 2023. E’ stata una preziosa occasione per ripercorrere i grandi temi di questi mesi – siccità, caro energia, rinnovo delle concessioni di derivazione – e ribadire la necessità di investire in un piano per aumentare la capacità del territorio di trattenere risorsa (Piano Laghetti, 88 proposte d’intervento atti ad aumentare la capacità del territorio di trattenere risorsa, riducendone pertanto la dispersione a mare. Il piano prevede il recupero di cave dismesse, la realizzazione di bacini di pianura ad alto valore ambientale, l’allargamento delle sezioni dei canali e la bacinizzazione di corsi d’acqua verso il mare. Con il via libera della Regione, inizierà la caccia ai finanziamenti: 800 mln di euro complessivi, auspicando interventi da ministeri dell’Ambiente, dell’Agricoltura e delle Infrastrutture e trasporti). “Chiediamo alla Regione del Veneto di sostenere e accompagnarci nel percorso di ottenimento di risorse attraverso linee ministeriali, risorse fondamentali per affrontare le sfide che abbiamo davanti”, ha chiosato il direttore di ANBI Veneto, Andrea Crestani.
2022, anno più caldo di sempre, in Veneto è mancato il 30 per cento di pioggia. Il grave problema del 2022 infatti è stata la straordinaria siccità che caratterizzato fiumi, bacini di montagna, falde e depositi nivali. Con 771 mm di pioggia in media contro una media di riferimento di 1100 mm il 2022 è l’anno più secco degli ultimi 30 anni: -30%, peggio del record del 2015. L’anno idrologico (ottobre 2022 – ottobre 2023) si è aperto in Veneto con un deficit di piovosità di 92 mm rispetto alla media 1994-2021. L’inizio del 2023 è stato caratterizzato da diversi episodi di pioggia e nevi ma la situazione desta ancora apprensione soprattutto a causa dei bassi livelli delle falde acquifere; a metà gennaio, per esempio, gli acquiferi dell’alta pianura veronese segnavano livelli di 30-40 cm inferiori al precedente minimo storico per gennaio (2018). Alla data del 15 gennaio le portate dei maggiori fiumi veneti sono quasi ovunque inferiori rispetto alla media del periodo: Po -36% (a Pontelagoscuro), Bacchiglione -55% (a Montegaldella), Adige -15% (Boara Pisani), Brenta -20% (Bassano del Grappa). “Abbiamo un territorio che per mancanza di acqua, sia di pioggia che di acqua che scorre nei fiumi e nei canali, si sta modificando – spiega Cazzaro – , stiamo assumendo una colorazione del paesaggio tipica delle aree del sud Italia e, con questo trend, rischiamo di assumere caratteristiche proprie delle aree semidesertiche”.
Fonte: Servizio stampa ANBI Veneto
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Rotary Club Vicenza Palladio, con il supporto di Rotary Club Vicenza, Rotary Club Vicenza Berici, Rotary Club Arzignano e Rotaract, ha donato alla Biblioteca Internazionale “La Vigna” uno scanner planetario di ultima generazione, grazie al quale potranno essere digitalizzati libri antichi e documenti conservati dall’istituzione specializzata nelle scienze agrarie. Lo scanner donato è un modello Zeutschel OS15000 che prevede un tipo d’acquisizione ottica con ripresa dall’alto (a planetario) per formati fino all’A3. Sicuramente il primo vantaggio consiste nella possibilità di scannerizzare documenti delicati e antichi senza alcun rischio di danneggiamento per favorire una miglior conservazione dei beni. Grazie alla scansione digitale professionale, inoltre, viene data la possibilità di condividere quei beni che, per via della particolare sensibilità, resterebbero inaccessibili al grande pubblico.
La donazione è stata formalizzata mercoledì 25 gennaio scorso a Palazzo Brusarosco-Zaccaria alla presenza del presidente della Biblioteca “La Vigna” Remo Pedon, del presidente di Rotary Club Vicenza Palladio Luciano Cielo e del sindaco Francesco Rucco. “Con grande gratitudine – ha commentato Pedon – accogliamo questo dono che ci permetterà di dare avvio a importanti progetti di digitalizzazione del materiale bibliografico e documentario da noi conservato. L’interesse internazionale per le nostre collezioni antiche è accompagnato da un sempre maggior numero di richieste di digitalizzazione del materiale. Sicuramente questo strumento ci consentirà di soddisfare anche le necessità degli utenti più lontani e al contempo di lavorare in sicurezza al fine di conservare e valorizzare i nostri documenti. Il rispetto del libro antico in quanto oggetto prezioso, testimone di antiche tecniche di fattura complesse e articolate è infatti fondamentale in ogni operazione di digitalizzazione”.“Con la donazione di questo scanner planetario – ha aggiunto il presidente di Rotary Club Vicenza Palladio Luciano Cielo – il Rotary Vicenza Palladio, in collaborazione con gli altri Rotary Vicentini, intende contribuire alla digitalizzazione dell’immenso patrimonio di volumi della Bibliotec. Questo permetterà nel tempo di rendere consultabili i volumi tramite l’utilizzo di internet, rendendoli in tal modo facilmente disponibili alla consultazione in tutto il mondo, consentendo l’accesso alle informazioni a studiosi ed appassionati, anche con difficoltà motorie”. Anche il sindaco Francesco Rucco ha ringraziato il Rotary a nome del Comune di Vicenza, uno degli enti soci della Biblioteca “La Vigna”, insieme a Provincia di Vicenza, Regione del Veneto e Accademia Olimpica. “Il Rotary sta collaborando a diversi progetti importanti in città – precisa il sindaco – nel 2021 ha già donato uno scanner alla Biblioteca Civica Bertoliana e ora anche “La Vigna” potrà beneficiare del dispositivo. Questo significa voler tutelare e valorizzare un patrimonio culturale che dobbiamo trasmettere alle generazioni future, un patrimonio dal valore inestimabile”.
Fonte: Servizio stampa Biblioteca La Vigna
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Vale 7,7 miliardi di euro il comparto agricolo veneto nel 2022, un dato importante che segna addirittura un +18,4% sul 2021. Ad incidere maggiormente su questo valore non è tanto l’incremento delle produzioni quanto piuttosto l’aumento generale dei prezzi di mercato dovuto all’instabilità economica mondiale causata da una serie di fattori quali la guerra in Ucraina, l’aumento dei costi di produzione e dell’energia, l’inflazione, ecc. Come conseguenza, l’annata agricola 2022 nel Veneto registra buone performance sia per le coltivazioni erbacee (+10,9%) che legnose (+29,1%), mentre il settore zootecnico mostra un calo delle quantità prodotte, controbilanciato però proprio dall’incremento dei prezzi di mercato, con il valore della produzione che si stima in aumento del +18,1%.
Oltre 83 mila aziende agricole, guidate in gran parte da giovani. “In Veneto – sottolinea il presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, in occasione della pubblicazione del report di Veneto Agricoltura sull’andamento del comparto agricolo veneto nel 2022 – abbiamo oltre 83mila aziende agricole, il 7,3% di tutte le aziende agricole italiane. Possiamo dire, con orgoglio, che oggi sono perlopiù i giovani a rappresentare il settore, con un contributo importante nell’innovazione, fatta anche di digitalizzazione e informatizzazione, in un settore ritenuto talvolta solo legato agli aspetti più tradizionali e meccanici delle colture. Invece oggi la competitività passa per l’innovazione: il valore nei mercati delle produzioni agricole è infatti dato anche dalla capacità delle aziende di “raccontare” il prodotto, in tutti i suoi aspetti. Sostenibilità, ecologia, proprietà organolettiche, ma anche quel patrimonio intangibile e straordinario che lega i prodotti del Veneto con la propria storia. Quella civiltà contadina che ha saputo guardare al futuro mantenendo salde le proprie radici”.
Nuova Pac. L’assessore all’Agricoltura della Regione del Veneto, Federico Caner, intervenuto alla conferenza stampa, ha ricordato cheti tratta di “Un risultato raggiunto anche grazie al contributo della Regione, che sotto il profilo finanziario, strategico ed operativo ha sempre supportato le imprese agricole venete attive e i suoi 76mila addetti. Nel disegno regionale i fondi pubblici rappresentano un importante sostegno al settore primario. Nella programmazione 2023-2027 della PAC avremo a disposizione circa 500 milioni all’anno, quota importante che andrà ad alimentare la competitività delle nostre imprese agricole. Ora la vera sfida è anche quella di tutelare tutte le nostre produzioni, affinché il ‘Made in Veneto’ non rimanga solo un bello slogan sulla carta, ma diventi un vero e proprio brand capace di comunicare e assicurare qualità e autenticità di quello che di buono e sano viene prodotto nel nostro territorio”.
In dettaglio. Ecco i principali risultati raggiunti nei primi nove mesi del 2022 dai diversi comparti dell’agricoltura veneta, presentati lo scorso 1 febbraio da Alessandra Liviero, responsabile dell’Osservatorio Economico Agroalimentare di Veneto Agricoltura, in occasione della prima giornata di “Fieragricola Tech” svoltasi a Verona.
Cereali: l’annata è stata senz’altro positiva per i cereali autunno-vernini, visto che sono aumentati gli ettari coltivati a frumento tenero (96.000 ha, +1%), grano duro (19.400 ha, +34%) e orzo (21.500 ha, +20,4%). In calo invece le rese, compensate però dall’incremento delle superfici coltivate, ad eccezione del grano tenero la cui produzione è stimata in calo (-5,5%). Annata “no” per i cereali a semina primaverile che hanno dovuto fare i conti con il pessimo andamento climatico estivo: per il mais da granella sono calate le superfici coltivate (143.000 ettari, -3%) e soprattutto le rese (7,1 t/ha, -29,6%). L’aumento dei prezzi (+37%) ha solo parzialmente controbilanciato la riduzione della produzione (1 milione di tonnellate, -31,7%).
Colture industriali: anche per queste produzioni il 2022 è stato caratterizzato da un incremento generalizzato dei prezzi, tuttavia l’annata è stata negativa a livello produttivo. Le superfici coltivate a soia sono aumentate (+5,3%), ma le rese sono calate decisamente (2,4 t/ha, -19%) e di conseguenza la produzione (360 mila tonnellate, -15%). In aumento gli ettari a girasole (4.200 ha, +9,4%) e in calo quelli coltivati a colza (3.600 ha, -17%). Annata negativa per la barbabietola da zucchero che ha visto ridursi le superfici (7.000 ha, -21,4%) e soprattutto le rese (46,4 t/ha, -24%). Anche il tabacco ha registrato una riduzione sia degli investimenti (3.000 ha, -27%) che della produzione (-20%), e in questo caso l’aumento dei prezzi non ha controbilanciato l’aumento dei costi di produzione, compromettendo la redditività della coltura.
Orticole: gli investimenti hanno tenuto e sono stati registrati leggeri incrementi per la patata (3.500 ha, +1,4%), il radicchio (4.650 ha, +2%), la lattuga (1.100 ha, +2,6%) e la fragola (370 ha, +2%); incrementi maggiori per asparago (1.830 ha, +4%), zucchina (1.570, +10,5%), aglio (+14,5%). In calo invece le superfici coltivate a meloni (-13,6%), carote (-8,4%), fagiolini (-16,8%) e cocomeri (-12,8%).
Frutticole: ottima annata per tutte le produzioni, con rese in netto rialzo rispetto alla sfortunata stagione 2021: melo (+71,4%), pero (+415,6%), pesco (+669,6%), kiwi (+327,3%), ciliegio (+52,8%) e olivo (+495%). I prezzi unitari hanno avuto variazioni altalenanti, mentre le superfici investite a frutteti sono in calo di circa il 3% a livello regionale.
Vitivinicolo: ancora in crescita la superficie vitata nel Veneto (95.910 ha, +2%), della quale oltre l’83% riguarda aree in zone Doc/Docg, mentre quella a Igt scende al 13,7%. Complessivamente nel 2022 nel Veneto sono stati prodotti 15 milioni di quintali di uva (+7,4%) pari a 12,6 milioni di ettolitri di vino (+7,3% rispetto al 2021). Stabile il prezzo delle uve (0,76 €/kg, +0,7%).
Lattiero-caseario: in calo la produzione di latte (circa 12 milioni di quintali, -1,3%), come pure il numero di allevamenti (2.800). Il prezzo medio annuo del latte è stato di 45,8 €/hl (senza IVA e premi), con un aumento del 24% rispetto all’anno precedente.
Zootecnia: il comparto sta subendo gli effetti del forte aumento dei costi energetici e alimentari con un importante riflesso sui prezzi delle quotazioni all’origine e anche sulla produzione. Per la carne bovina, il Veneto si caratterizza per la produzione del vitellone da carne e in parte per il vitello a carne bianca. La produzione viene stimata in calo del 3,5%. Il numero di allevamenti da carne è stabile a circa 6mila unità. La produzione di carne suina, concentrata nelle province di Verona e Treviso, pone il Veneto tra le regioni della filiera di alta qualità IGP/DOP. Nel 2022 la produzione si è però ridotta a 779,5mila capi, di cui circa 690 mila grassi (-2%), circa il 7,5% del totale nazionale.
Bilancia commerciale agroalimentare veneta: dopo tre anni di segno positivo, il saldo nei primi nove mesi del 2022 è tornato negativo attestandosi circa a -690 milioni di euro, contro i +140 milioni di euro dello stesso periodo del 2021. Ad influire sul risultato, ancora provvisorio considerato che si riferisce ai primi tre trimestri del 2022, è stato il forte aumento delle importazioni (+32,4%) rispetto alla crescita delle esportazioni (+15,1%). Le cause di queste risultanze negative vanno cercate nell’incremento dei prezzi delle materie prime agricole e dei costi energetici che ha stravolto gli andamenti positivi registrati nel Veneto negli ultimi anni. Il Report “Prime valutazioni sull’andamento del comparto agroalimentare veneto 2022” può essere scaricato dal seguente link: https://bit.ly/3WSS5oF
Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura
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