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Dal summit internazionale sulla Politica agricola comune le linee per il futuro: innovazione digitale, efficienza logistica, ricerca genetica, aggregazione delle filiere

Maciej Golubiewski

«Grazie alla Politica agricola comune possiamo trasformare l’agricoltura in Europa e renderla più produttiva, più sicura, con una maggiore qualità e in questo l’Italia rappresenta un esempio virtuoso per molti altri Paesi, in quanto siete leader nel valore aggiunto e nella sostenibilità, utilizzate meno pesticidi, sapete come fare rete e aggregarsi in maniera efficace». Quello di Maciej Golubiewski (nella foto in alto, credits Veronafiere), capo di gabinetto della Commissione Ue all’Agricoltura e Sviluppo rurale, è un elogio all’Italia e alla sua agricoltura, in occasione del Summit internazionale sui 60 anni della Politica agricola comune (Pac), evento inaugurale della 115ª edizione di Fieragricola, appena terminata.

Psn. Allo stesso tempo, Golubiewski, nella tavola rotonda di confronto con il sistema agricolo italiano moderata da Roberto Iotti, caporedattore del Sole 24 Ore, rassicura l’Italia in merito alla validazione del Piano strategico nazionale che il ministero delle Politiche agricole ha inoltrato a Bruxelles per l’approvazione. Novità assoluta introdotta con la riforma 2021-2027 (in vigore dal 1 gennaio prossimo), il Piano strategico nazionale garantisce maggiore flessibilità nella declinazione delle misure della Pac. Sul tema, Golubiewski anticipa alla platea di imprenditori italiani del settore agricolo e della filiera agroalimentare di stare tranquilli. «Entro la fine di maggio riceverete la lettera di risposta dalla Commissione Agricoltura sul Piano strategico nazionale, ma non preoccupatevi. Il commissario Wojciechowski afferma spesso che l’Italia è un ottimo esempio di come coniugare sostenibilità e produttività». Parole che stemperano qualche critica piovuta dal mondo agricolo nazionale, che giudica la Pac non sufficientemente attenta alla tutela del reddito degli agricoltori, una delle priorità per le quali la Politica agricola comune è stata istituita già nei Trattati di Roma del 1957 e applicata a partire dal 1962.

Cosa pensano le associazioni di categoria. «Volevamo una Pac che rimanesse una politica agricola – ha commentato ieri dal palco della Gran Guardia di Verona il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti – oggi invece è diventata un mix di politiche agricole, ambientali, economiche e sociali, ma quando se ne vogliono far troppe si rischia di non raggiungere l’obiettivo. Abbiamo il 15% di risorse in meno rispetto alla precedente programmazione e non si garantisce il giusto reddito agli agricoltori». La sfida ora, per Giansanti, è legata all’innovazione «e l’agricoltura 4,0 è la risposta per un’agricoltura sempre più integrata, attenta a preservare le risorse ambientali e sempre più produttiva e competitiva». Il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, guarda oltre le critiche alla Pac per proporre un nuovo paradigma di sovranità alimentare europea. «La crisi in Ucraina di questi ultimi giorni ci dovrebbe insegnare che dobbiamo investire ancora di più in agricoltura per cercare di avere una forma di autosufficienza produttiva e garantire i cittadini, i consumatori e le nostre filiere – spiega Prandini -. In una logica di globalizzazione spinta negli ultimi anni abbiamo assunto una posizione secondo la quale ciò che non potevamo produrre autonomamente lo acquistavamo dall’estero. Oggi siamo chiamati a compiere investimenti e con le risorse del Recovery Fund dobbiamo puntare sul rafforzamento degli stoccaggi delle materie prime e sui bacini di accumulo per le risorse idriche. Dobbiamo aumentare le rese delle colture in campo e per farlo da un lato serve disponibilità di acqua e dall’altra dobbiamo investire sulla cisgenetica come risposta ai cambiamenti climatici e sulla logistica per non perdere la sfida della competitività con gli altri Paesi europei».Altro aspetto fondamentale in chiave globale è, per il presidente Prandini, «la reciprocità dei sistemi produttivi sia fra gli stessi Stati membri che fra Unione europea e altre aree del pianeta, per evitare forme di concorrenza sleale che penalizzano in ultima analisi gli agricoltori italiani». La missione è dunque quella di valorizzare le produzioni italiane e le filiere Made in Italy, a partire dal mais per la zootecnia e dai cereali per la produzione di pane, pasta, biscotti, sollecita Dino Scanavino, presidente di CiaAgricoltori Italiani. «Dobbiamo scommettere sull’innovazione, la digitalizzazione, la ricerca genetica, l’aggregazione di prodotto, la forza del sistema fieristico, l’enfatizzazione della biodiversità animale e vegetale, ma anche su aspetti che interessano i consumatori come il paesaggio, il territorio, la corretta gestione ambientale». E se la Pac è nata con l’Europa, «oggi la situazione è diversa da quella di 60 anni fa e la Politica agricola comune – puntualizza Scanavino – ha alzato l’attenzione su altri temi oltre alla mera produzione, perché si parla di ambiente, di qualità per il cibo, di sostenibilità, di Farm to Fork e di transizione ecologica. Abbiamo a che fare con una Pac che non premia la produzione, ma i comportamenti, ma il mondo oggi è alle prese con due emergenze: la pandemia e la guerra in Ucraina, rispetto alle quali sono venuti a mancare non il cibo, ma gas e petrolio, i cui prezzi sono schizzati alle stelle. Ma attenzione, perché la mancanza di energia potrebbe creare una crisi del cibo».

Tcnologia e ricerca investendo sui giovani. Per Franco Verrascina, presidente di Copagri, «con questa riforma della Pac si chiede agli agricoltori di fare di più dando di meno; per questo dobbiamo puntare su quello che chiede il consumatore, quindi qualità e sostenibilità ambientale, senza dimenticare quella economica». La direzione che il mondo agricolo e alimentare dovranno seguire è chiara per il presidente di Copagri: «Dobbiamo poi lavorare sulla sicurezza del cibo italiano e sul versante della salute. C’è sempre più richiesta per un cibo salutistico e per questo dobbiamo puntare sulla tecnologia e la ricerca, investendo sui giovani». Per Eduardo Cuoco, direttore di Ifoam Organics Europe, «gli agricoltori sono parte attiva della società e ci possono aiutare a ridurre gas serra, purché sostenuti ad intraprendere nuovi modelli di business di agricoltura sostenibile. In quest’ottica, la Pac dovrà dialogare con altri strumenti di sostegno per accompagnare il mondo agricolo verso produzioni più sostenibili e per strutturare filiere europee che garantiscano indipendenza dall’import e valore aggiunto alle produzioni locali, così da avere un sistema di resilienza europeo efficace sulle filiere alimentari».

Fonte: Servizio stampa Veronafiere

Mercati alle stelle per cereali e semi oleosi, Ismea: «Diversificare le produzioni»

cereali

«In questa fase di incertezza le imprese agricole devono diversificare le produzioni e le imprese di trasformazione diversificare le fonti di approvvigionamento, perché la soluzione dell’acquisto di materie prime nel breve periodo può mettere in difficoltà le aziende. Serve maggiore trasparenza dei mercati e rafforzare le filiere nazionali, cogliendo questa fase di tensione dei prezzi per ipotizzare nuove soluzioni operative». Sono queste le indicazioni che il prof. Angelo Frascarelli, presidente di Ismea ed economista agrario, consegna alla platea di Fieragricola di Verona (fino al 5 marzo) per fronteggiare un 2022 all’insegna della volatilità, nell’ambito del convegno «I mercati agricoli nel 2022: previsioni, attese e strategie».

Il boom dei prezzi delle materie prime, su tutti cereali (mais passato da 170 a 287 €/tonnellata, grano duro da 280 a 522 €/ton, grano tenero da 186 a 307 €/ton, orzo da 159 a 295 €/ton) e semi oleosi (soia da 357 a 627 €/ton, farina di soia da 320 a 549 €/ton, farina di girasole da 161 a 281 €/ton) stanno mettendo sotto pressione le catene di approvvigionamento a livello mondiale, con la previsione per buona parte del 2022 che i listini si mantengano su livelli alti. A tutto ciò si aggiungono le tensioni sui prezzi del gas, del petrolio e dell’energia, partita già da alcuni mesi. «L’agricoltura ha davanti a sé tre sfide enormi – ha dichiarato al convegno di Fieragricola Maurizio Martina, vicedirettore aggiunto della Fao e già ministro delle Politiche agricole -. La pandemia, i cambiamenti climatici e il conflitto che si è aperto fra Russia e Ucraina». Per l’Europa sarebbe assolutamente necessario impostare un piano di autonomia strategica, perché Russia e Ucraina sono player fondamentali dei mercati agricoli globali: insieme rappresentano il 30% del commercio di grano, il 32% dell’orzo, il 50% del volume totale dei semi oleosi, il 18% dei volumi totali del mais».

L’autonomia strategia per l’Europa. Di autonomia strategica il Consiglio europeo, ricorda Martina, «ne sta parlando dal 2020, come conseguenza della crisi pandemica; oggi il contesto è cambiato dal punto di vista strutturale, dobbiamo pensare al cambiamento climatico e alla questione ambientale non più come una variante temporanea, ma strutturale e con la crisi ucraina il tema dell’autonomia strategica deve riguardare sia l’agroalimentare che l’energia, senza per questo condannare a priori la globalizzazione, perché gli scambi internazionali hanno contribuito in questi anni a far uscire dalla povertà milioni di persone». Tensioni in vista dopo la guerra in Ucraina? «L’agricoltura è l’infrastruttura economicosociale più importante e decisiva, perché coinvolge 4 miliardi e mezzo di persone, che lavorano e vivono attraverso la loro partecipazione ai sistemi agroalimentari – puntualizza Martina -. Il Covid e la crisi climatica hanno portato nell’insicurezza alimentare 161 milioni di persone in pochissimo tempo, che si aggiungono agli oltre 800 milioni di persone che soffrono la fame. Ora l’instabilità geopolitica fra Russia e Ucraina potrebbe generare altre tensioni». Martina ricorda bene le rivolte del 2007-2008 nel Nord Africa, scatenate per i rialzi dei prezzi del grano e del pane. «Paesi come l’Egitto acquistano una buona parte del grano da Ucraina e Russia, dove acquisteranno in futuro? con quali conseguenze».

La domanda cinese e i cambiamenti climatici. I rialzi sui prezzi, in particolare per il mais, sono stati generati dall’import crescente della Cina, che detiene – precisa il prof. Frascarelli – il 65% delle scorte mondiali. Ma altre tensioni dei listini coinvolgono soia, frumento tenero e frumento duro, con prevedibili rincari su pane, pasta, prodotti da forno. «In questa fase a soffrire maggiormente sono le filiere zootecniche – ha spiegato il presidente di Ismea – in quanto i costi di produzione tra energia, mezzi tecnici, trasporti, razione alimentare sono cresciuti, comprimendo così la redditività dei produttori, in particolare di latte e di suini».

Fonte: servizio stampa Veronafiere

A Fieragricola l’appello di seminare più mais per colmare il calo di import dall’Ucraina

mais

«Serve una presa di coscienza generale da parte delle istituzioni e degli operatori e, visto che siamo in prossimità delle semine primaverili, dovremmo seminare almeno 70-80.000 ettari in più di mais per recuperare il prevedibile calo di importazione dall’Ucraina, vista la criticità attuale». A lanciare l’appello per una coalizione agricola finalizzata a incrementare le superfici italiane di mais dalla 115ª Fieragricola di Verona (rassegna internazionale in programma fino a sabato 5 marzo) è Giulio Gavino Usai, responsabile economico di Assalzoo, l’associazione di rappresentanza dell’industria mangimistica, che associa oltre 100 aziende per una rappresentatività del 75% della produzione nazionale di mangimi, occupa 8.300 persone e sviluppa un fatturato aggregato del settore superiore a 8 miliardi di euro (dato del 2020, fonte: Assalzoo), grazie a una produzione di 15,1 milioni di tonnellate di mangime composito.

Fra gennaio e novembre dello scorso anno, secondo i dati elaborati da Teseo.Clal.it, l’Italia ha importato dall’Ucraina circa 733.000 tonnellate di cereali, prevalentemente mais (600.000 tonnellate, pari al 13% degli acquisti internazionali), su un totale di 4,6 milioni di tonnellate di import cerealicolo nazionale, con il rischio oggi che le importazioni dai porti ucraini si blocchino. Di scarso impatto, invece, gli acquisti italiani di soia e semi oleosi dall’Ucraina (circa 72.000 tonnellate nei primi 11 mesi del 2021). Poco meno di 100.000 tonnellate di mais arrivano in Italia dalla Russia, mentre i principali fornitori sono Ungheria, Ucraina, Slovenia, Croazia, Austria e Romania. «Il nodo principale riguarda il mais – prosegue Usai – con l’Italia che dovrà cercare altri mercati in un sistema maggiormente concorrenziale e con il rischio che i prezzi si mantengano elevati». In termini economici, un rischio tanto per l’industria mangimistica che deve acquistare materie prime dall’estero quanto per gli allevatori, che vedono aumentare sensibilmente i costi di produzione alla stalla. Per il responsabile economico di Assalzoo è necessario da parte dell’Unione europea un cambio di passo. «Alcune varietà di cereali e semi oleosi prodotte negli Stati Uniti non hanno ancora l’autorizzazione all’import da parte di Bruxelles – sottolinea –. Poi abbiamo una questione legata al tasso di autoapprovvigionamento e su questo l’Unione europea dovremmo incrementare le rese in campo e aumentare le superfici e le produzioni». Con 6,79 milioni di tonnellate di mais prodotte nel 2020-2021, l’Italia ha un tasso di autoapprovvigionamento del mais pari al 55% (nel 2014-2015 era del 71,9%, fonte: Teseo), contro un tasso dell’Unione europea pari all’86,3 per cento.

Fonte: servizio stampa Veronafiere

Ad Expo 2020 Dubai, il Cile espone l’opera “Pigafetta Pinguinos”, creata da un’artista vicentina per celebrare la prima circumnavigazione del globo terreste con il legno delle foreste abbattute in Veneto dalla tempesta Vaia, se ne parla il 3 marzo alla Biblioteca La Vigna di Vicenza

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Giovedì 3 marzo alle ore 17.00 si terrà alla Biblioteca Internazionale “La Vigna” di Vicenza l’appuntamento culturale La Vigna ad Expo 2020 con PigafettaPinguinos di Margherita Michelazzo. Celebrazione del passato – solidarietà – sostenibilità per il futuro”.

Opera nata per celebrare la prima circumnavigazione del globo terrestre. Dopo la presentazione dei PigafettaPinguinos di Margherita Michelazzo alla 16° Giornata del Contemporaneo da parte della Biblioteca Internazionale “La Vigna”, attraverso una rete di relazioni e collaborazioni locali e internazionali, “La Vigna” ha accompagnato l’opera dell’artista vicentina ad Expo 2020 Dubai – Padiglione cileno. L’opera, nata per celebrare la prima circumnavigazione del globo terrestre, di cui resta una splendida testimonianza nel diario del vicentino Antonio Pigafetta, è diventata simbolo di rinascita, grazie all’impiego del legno di abete rosso delle foreste abbattute in Veneto dall’uragano Vaia, ed è stata scelta dalla Direzione Generale di Promozione di Esportazione del Cile ProChile per il proprio padiglione ad Expo 2020 Dubai “per i valori artistici, culturali e simbolici che il progetto contiene, in linea con il tema dell’Esposizione Universale “Connecting minds, creating the future”. La presentazione dell’opera e l’intervento di Antonio Brunori, segretario generale PEFC Italia, avranno modo di mettere in risalto l’importanza del recupero e della filiera del legno per un futuro sostenibile delle foreste e di conseguenza del pianeta. I Pinguini sono infatti stati realizzati con pannelli X-LAM, inseriti nella Filiera Solidale PEFC.

Ospite dell’incontro sarà Ana Principe, portoghese, coordinatrice del Progetto Marinheiros da Esperanca (che coinvolge le pediatrie di Portogallo, Spagna e Italia) che, nell’ambito delle celebrazioni dei 500 anni del primo viaggio intorno al mondo, è diventata una delle maggiori sostenitrici nella comunicazione del progetto e con la quale anche “La Vigna” ha avuto il piacere di collaborare nell’ambito di alcune iniziative dove ha potuto far conoscere il proprio patrimonio librario. Con un libro d’artista realizzato da Margherita Michelazzo, una specie di “Diario di bordo”, costruito con un tessuto di canapa antico di produzione vicentina, lo stesso tessuto che veniva utilizzato per la fabbricazione delle vele delle navi, Ana Principe sta raccogliendo autorevoli firme e messaggi per un futuro di Speranza, Sostenibilità e Solidarietà. Dopo i saluti inziali del presidente della Biblioteca “La Vigna” Remo Pedon e delle autorità (rappresentanti del Comune di Vicenza, Regione del Veneto, Consolato onorario del Cile in Vicenza, Associazione Pigafetta 500, Consorzio Legno Veneto) interverranno Ana Principe (Marinheiros da Esperanca), l’artista Margherita Michelazzo e Antonio Brunori (segretario generale PEFC Italia). Farà da moderatore Giustino Mezzalira (vicepresidente della Biblioteca Internazionale “La Vigna).

PartecipazioneIn presenza: sono richiesti Green Pass rafforzato, mascherina FFP2 e prenotazione obbligatoria presso la segreteria della Biblioteca Internazionale “La Vigna”: info@lavigna.it |Tel. 0444543000.

Fonte: Biblioteca Internazionale La Vigna

2-5 marzo 2022, a Veronafiere la 115a rassegna internazionale di agricoltura, anticipata oggi da un summit che celebra i 60 anni della Politica agricola comune

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Un Summit internazionale al palazzo della Gran Guardia di Verona celebra oggi, martedì 1 marzo, i 60 anni della Politica agricola comune (Pac) e guarda al futuro del settore primario. L’evento è organizzato da Fieragricola, il salone internazionale dedicato all’agricoltura, in programma dal 2 al 5 marzo 2022 a Veronafiere, con oltre 520 espositori da 11 Paesi e buyer in arrivo da 29 nazioni.

“Sessant’anni di Politica agricola comune: quali sfide per la Pac? La vision del 2050”, questo il titolo del summit che rappresenta una giornata di riflessione dedicata alla prima politica di aggregazione dell’Europa unita, applicata dal 1962. Oggi, in vista della riforma che entrerà in vigore a partire da gennaio 2023, sono molti i temi sotto la lente. Tra questi: garantire un reddito equo agli agricoltori; aumentare la competitività; riequilibrare la distribuzione del potere nella filiera alimentare; agire per contrastare i cambiamenti climatici; tutelare l’ambiente; salvaguardare il paesaggio e la biodiversità; sostenere il ricambio generazionale; sviluppare aree rurali dinamiche; proteggere la qualità dell’alimentazione e della salute. A discuterne un panel di relatori che vede, tra gli altri, Maciej Golubiewski, Capo di Gabinetto dell’Agriculture and Rural Development della Commissione Europea; Pekka Pesonen, segretario generale Copa-Cogeca; Paolo De Castro e Herbert Dorfmann, deputati Parlamento europeo. In collegamento Julien Denormandie, ministro francese dell’Agricoltura e dell’Alimentazione, e Stefano Patuanelli, ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali.

Cosa ci attende nel prossimo futuro. In una fase di incertezza per le tensioni geopolitiche, il climate change e il boom dell’energia e delle materie prime, il prossimo 2 marzo (Auditorium Verdi, ore 15), Fieragricola affronterà il tema dei «Mercati agricoli nel 2022. Previsioni, attese e strategie», con la partecipazione, fra gli altri, di Maurizio Martina, vicedirettore generale aggiunto della Fao, Angelo Frascarelli, presidente di Ismea, e i rappresentanti delle organizzazioni agricole.

Fonte: Servizio stampa Verona Fiere

Le Vigne Urbane, tra cui quelle di Venezia, protagoniste a Expo Dubai 2020

893a1605-1625059407 La Urban Vineyards Association (U.V.A.), l’associazione internazionale che a oggi riunisce 11 vigneti nati in città – ne fanno parte le vigne di Torino, Milano, Venezia, Siena, Catania, Palermo, Parigi, Lione, Avignone e New York – dal 28 febbraio al 3 marzo volerà negli Emirati Arabi e sarà fra i protagonisti di Dubai Expo 2020. All’interno del Padiglione Italia, nello spazio della Regione Piemonte, parteciperà alla più grande mostra espositiva mondiale per promuovere il vigneto urbano, un’eccellenza dal respiro tutto italiano, come modello di turismo e di sviluppo cittadino sostenibile.

Le azioni del progetto. La presenza all’Expo di Dubai ha come obiettivo quello di affacciarsi a una delle vetrine più importanti in fatto di innovazione e sviluppo, per promuovere la vigna urbana come esempio di rigenerazione delle città sia sul piano del turismo sia su quello della qualità della vita per i cittadini. Un unicum in grado di rivoluzionare le aree urbane e di diventare il simbolo di un modello di vita più sostenibile. Quattro le principali direttrici del progetto: diffondere una delle più preziose eccellenze enogastronomiche come il vino; sostenere una pianta con un ruolo centrale nell’aridocultura (o dry farming); dare vita a spazi di aggregazione verdi che ospitino piccole comunità in totale rispetto dell’ambiente e delle risorse naturali; sviluppare un asset turistico, dato dal mix fra sostenibile e smart, in piena linea con i trend di rinnovamento sociale e ambientale.

Tematiche di estrema attualità che saranno il focus della conferenza U.V.A. in programma mercoledì 2 marzo alle ore 13.30 (orario italiano) presso il Padiglione Italia, in occasione del Piemonte Regional Day. L’evento, fruibile anche in diretta streaming al link https://youtu.be/hJGJWegKSng sarà l’occasione per presentare a un parterre di grande prestigio l’Associazione, i suoi soci e la filosofia alla base del progetto U.V.A., ma anche per promuovere il vigneto di città come spazio urbano di nuova generazione, efficiente e innovativo e come nuovo asset per un futuribile modello di turismo intelligente, sostenibile e inclusivo. La presenza di U.V.A. a Dubai punta pertanto ad allargare la platea di soci e investitori in tutto il mondo, attestando la forte impronta italiana in un contesto sempre più internazionale. U.V.A. sarà tra i protagonisti all’interno dello spazio dedicato alla Regione Piemonte che, fin da subito, ha accettato con entusiasmo di collaborare per il legame a doppio filo che la lega all’Associazione. Il cuore di UVA ha infatti iniziato a battere proprio nella regione sabauda, in occasione della manifestazione “Vendemmia a Torino” del 2019: fondatore e presidente è Luca Balbiano, produttore vitivinicolo della provincia di Torino che dal 2009 gestisce Vigna Villa della Regina, la vigna metropolitana del capoluogo piemontese da cui tutto è iniziato.

Le vigne urbane riunite nella Urban Vineyards Association sono: Vigna della Regina all’interno di Villa della Regina a Torino, la vigna Clos Montmartre di Parigi, il Clos de Canuts a Lione, i vigneti ritrovati della Laguna di Venezia (due nelle isole di San Michele e Sant’Elena in monasteri del XIII secolo e un altro all’isola delle Vignole), la vigna di Castel di Pugna “Senarum Vinea” di Siena, la Vigna di Leonardo all’interno della casa degli Atellani a Milano, la Vigna del Gallo all’interno dell’orto botanico dell’Università di Palermo, i filari di San Francesco della Vigna a Venezia (foto in alto), il Clos all’interno del Palais des Papes di Avignone, i filari di Rooftop Reds impiantati sui tetti  di Brooklyn a New York, la Etna Urban Winery di Catania . Fanno parte di U.V.A. Anche: Amici di Villa della regina, Coldiretti Piemonte, Benedetto Carella, Associazione Nazionale Città del Vino.

Fonte: Servizio stampa U.v.a.

Siccità, senza nuovi invasi il 95 per cento dell’acqua piovana continuerà ad andare dispersa a mare

siccità

“In periodi siccitosi come quello che stiamo attraversando è ancora più intollerabile il fatto che in Veneto appena il 5% dell’acqua meteorica viene trattenuto sul territorio a fronte di un 95% che viene dispersa a mare. Non è più procrastinabile la realizzazione di invasi per trattenere la risorsa: serve realizzare bacini nuovi, a partire dal riutilizzo delle cave dismesse nella media pianura, ma serve anche realizzare piccoli invasi interaziendali. Per fare questo servono risorse e pianificazione. I Consorzi di Bonifica sono alle prese con un’importante azione di efficientamento della rete irrigua grazie a risorse del Piano di Sviluppo Rurale Nazionale per 150 milioni di euro a cui si aggiungeranno interventi per 300 milioni di euro che arriveranno con il PNRR. È strategico efficientare la distribuzione della risorsa ma proprio per questo è necessario trovare il modo di trattenerla.” Ad affermarlo è Francesco Cazzaro, presidente di Anbi Veneto, l’associazione che riunisce gli 11 consorzi di bonifica e irrigazione regionali, commentando dei dati sulla disponibilità della risorsa idrica riguardanti il mese di gennaio pubblicati nei giorni scorsi da Arpav, dati che evidenziano una generalizzata situazione di siccità con scarsità di depositi nivali in alta quota e livelli di risorsa nei laghi alpini, nei fiumi e nelle falde ben al di sotto delle medie del periodo.

Fonte: Servizio stampa Anni Veneto

25 febbraio 2022, incontro Argav-Wigwam all’insegna dello zucchero biologico

Barbabietole da zucchero

Venerdì 25 febbraio p.v., dalle ore 18.30 alle ore 20.30, nella consueta sede del circolo di campagna Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (PD), terremo il corso di formazione accreditato dall’Ordine dei Giornalisti (2 crediti) sul tema “Zucchero biologico: una buona carta da giocare per il veneto e l’italia”. Il corso è gratuito ed il numero massimo di partecipanti ammessi è 20 nel rispetto dei protocolli anti Covid. Per chi desiderasse i crediti, le iscrizioni vanno fatte obbligatoriamente attraverso la nuova piattaforma formazionegiornalisti.it.

Programma. Ore 18.30 – Saluti: Ordine Giornalisti Veneto/Sindacato Giornalisti Veneto Fabrizio Stelluto, presidente Argav. Relatori: Alessandro Benincà, direttore generale  Italia Zuccheri/Coprob, “Il mercato dello zucchero italiano dopo la riforma saccarifera comunitaria, prospettive future“; Piergiorgio Stevanato, ricercatore Dipartimento di Agronomia Animali Alimenti Risorse Naturali e Ambiente – DAFNAE Università di Padova, “I vantaggi ambientali ed economici della coltivazione della barbabietola da zucchero“; Giovanni Campagna, responsabile agronomico Coprob , “Dalla teoria al campo, lo zucchero italiano che ama le api”; Emidio Pichelan, storico locale e Roberto Franco, sindaco di Pontelongo, “Il ruolo dello storico zuccherificio  nello sviluppo sociale ed economico dell’area”; Efrem Tassinato, giornalista enogastronomico e chef, presidente Wigwam Clubs Italia, “I Burci, dolcetti di Pontelongo, che parlano di un territorio”. Coordinatrice: Marina Meneguzzi, giornalista, direttivo Argav.

Al termine del corso, ci sarà il consueto “secondo tempo”, avendo ospiti Luca Stevanato, ceo Finapp, spin off dell’Università di Padova per parlare di un tema di grande attualità: le più moderne tecnologie per la ricerca dell’acqua sotterranea. Lorenzo Busetto, pescatore titolare marchio Mitilla – Chioggia e Settimo Pizzolato, titolare Cantina Pizzolato – Valdobbiadene per presentare il progetto “Back to Basic”. A conclusione, sarà data illustrazione dello stato dell’arte del progetto CEP – Cantieri di Esperienza Partecipativa 2021-22 cui aderisce anche ARGAV., cui seguirà un “terzo tempo” con accompagnamento di cozze e vino.

Bottega apre in Friuli-Venezia Giulia una distilleria di whisky, nel Trevigiano il progetto di un nuovo liquorificio

Bottega

“Non potevamo, dopo aver immesso sul mercato grandi vini, grappe, gin e cognac, non pensare all’whisky”: lo dice con grande soddisfazione Sandro Bottega (sax nella foto con il presidente Argav Fabrizio Stelluto) a capo dell’azienda che porta il suo nome, intervenuto lo scorso 28 gennaio all’incontro Argav nel circolo di campagna Wigwam di Arzerello di Piove di Sacco(PD). L’investimento previsto dalla casa vinicola trevigiana, che già esporta in 148 Paesi nel mondo, è di quasi 3 milioni di euro all’interno del sito produttivo di Fontanafredda, nel pordenonese, uno dei 5 stabilimenti di proprietà di Bottega spa. Una parte dei 12 mila mq della sede friulana verrà adibita a distilleria.

Connotazione tutta tricolore. “Avremo il vantaggio – spiega Bottega – di avere a disposizione materie prime, quali luppolo, orzo, grano e cereali tutti italiani. Materie prime che garantiranno la differenza. Impianti sofisticati, realizzati da aziende italiane e metodi di produzione molto complessi ci permetteranno di creare sin dall’inizio circa 200 mila bottiglie che, nell’arco di 5 anni, porteremo a un milione. Gli impianti verranno completati entro l’estate del 2022 e questo porterà automaticamente ad assumere un bel po’ di persone oltre a quelle che stiamo individuando per la nostra sede principali di Bibano di Sant’Urbano (TV). Inizialmente con l’whisky punteremo a 7 milioni di euro di ricavi l’anno”. Il nuovo distillato di Bottega avrà un gusto che ricorderà i migliori vini prodotti dall’azienda veneta (dall’Amarone al Brunello, dal Cabernet al Chianti) poiché verrà invecchiato nelle botti che hanno ospitato i vini e quindi l’whisky avrà caratteristiche ancor più particolari.

Ulteriori aperture. Bottega aprirà un nuovo liquorificio di 10 mila mq in una località, al momento top secret, del trevigiano. Si andrà ad incrementare il numero dei Prosecco e terrazze Bar nel mondo, sette le nuove inaugurazioni, dall’hotel Principe a Lazise a 6 nuovi ippodromi dell’Inghilterra dopo quelli di Windsor e Bath (previsione di 20-22 milioni di euro d’incassi). Come azienda Bottega ha chiuso il 2021 con un fatturato di 67,7 milioni di euro, +50% rispetto al 2020 e con 8 milioni in più del 2019.

Fonte: Garantitaly.it

Un progetto di viti-cultura e agri-cultura per Venezia capitale mondiale della cultura e della storia del vino e del vitigno Malvasia

Malvasia-Venezia a La Vigna Vicenza presentazione progetto

Nei giorni scorsi si è tenuto nella Biblioteca Internazionale La Vigna un incontro fra l’associazione AIKAL di Venezia e Veneto Agricoltura per istituire un gruppo di lavoro che faccia luce sull’antico legame fra la Repubblica di Venezia ed il vino denominato “malvagia o marvasiae”, che ha segnato per oltre 500 anni la vita e l’economia della Serenissima, diventando un grande vitigno diffuso in tutta Europa, oggi coltivato in 30 località sparse nel mondo, di cui 17 in Italia. A dare il benvenuto, il presidente del comitato scientifico della Biblioteca Internazionale La Vigna, Danilo Gasparini, e Giustino Mezzalira, vicepresidente della Biblioteca. Il gruppo di lavoro è composto, tra gli altri, da Ettore Bonalberti e Mario Guadalupi di AIKAL, Michele Giannini e Stefano Soligo di Conegliano Veneto Agricoltura, ha proposto di organizzare nell’autunno 2022 un seminario di carattere internazionale sulla Malvasia, sottolineando il valore agri-culturale dell’iniziativa. Senza la Serenissima, oggi il vitigno e il vino Malvasia non esisterebbero.

Venezia, è stato detto dai presenti all’unanimità, può assumere il titolo di simbolo-emblema per raccontare il mondo produttivo dei vini “malvasiae”. Ettore Bonalberti ha presentato il progetto diviso in tre momenti: il seminario aperto, uno sviluppo etnografico scientifico del vitigno e vino “Malvasia”, un evento fisso che coinvolga la produzione dell’intero bacino mediterraneo. E’ stato condiviso che il progetto, duraturo, abbia una formula scientifica e divulgativa insieme con la città di Venezia quale punto di riferimento in base alla storia. Si è accennato anche alle nuove figure dei viti-cultori del terzo millennio in considerazione dell’ attualità e delle diverse prospettive generazionali. Oggi in Veneto sono solo 73 gli ettari coltivati con viti di Malvasia, ha detto Stefano Soligo. Giampietro Comolli, ex produttore di Malvasia, presidente del centro analitico CevesUni e dell’osservatorio economico Ovse, membro del comitato scientifico di AIKAL, ha illustrato la provenienza del vino originario, l’identificazione scientifica dei diversi vitigni sparsi nel mondo e, la peculiarità nell’essere una delle cultivar che più si è adattata e mutata naturalmente nei millenni di coltivazione, portando con sé caratteri solidi della Vitis Vinifera che non vanno persi, proprio con la ricerca della resistenza.

Venezia e la Repubblica sono stati il baricentro della conoscenza e della diffusione del vino Malvasia nel mondo. Un vino di pregio a un costo molto superiore ad altri, talmente noto da dare nome a calli e alle esclusive botteghe “malvagie” veneziane. Un vitigno derivante dalla grande famiglia viticola dei “muskat”, riconosciuto ampelograficamente e denominato in diverse varietà solo agli inizi dell’Ottocento. Comolli ha lanciato l’idea di un premio “Venezia” dell’eno-concorso internazionale delle Malvasie e la realizzazione di una “Vigna Urbana”, identitaria come hanno già altre metropoli turistiche internazionali. La Regione Veneto, già attivata e fortemente interessata al progetto, potrebbe assumere  il ruolo strategico nazionale per un “nomen vitis” legato alla storia millenaria della Serenissima di tutela della Vitis Vinifera come patrimonio di tutti, di incentivazione della presenza proattiva agricola in aree difficili disagiate al servizio di tutta la collettività anche di fondovalle e di pianura, presidio proattivo verso cambi climatici e situazioni ambientali difficili, prendendo  spunto da un grande vino di Venezia diventato il nome di un vitigno che coinvolge 17 distretti nazionali in quasi tutte le regioni italiane… e nelle terre che furono parti importanti della Repubblica, come la  Croazia e la Slovenia.

Si prevede, quindi, un programma che vada oltre il seminario in un’ottica di tutela e di riconoscimento dell’ ”icona” ampelografica ed enologica che il vino, prima, il vitigno poi, ha avuto per millenni di storia vitivinicola dell’intero Mediterraneo. La Biblioteca La Vigna può essere partner fondamentale in quanto da 40 anni promuove studi, ricerche, convegni su temi di agricoltura, di cultura e civiltà della viticoltura, di alimentazione e gastronomia, oltre a possedere una delle biblioteche al mondo più ricche con oltre 60.000 volumi, classificati e consultabili da ricercatori, derivanti da fondi privati e pubblici. Svolge anche azioni di ricerca etnografica, sociologica e storica collegata ai cicli della viticoltura-viticultura italiana e non solo che, diversamente, rischierebbero  di scomparire. Interessante anche la visita, aperta per appuntamento, dell’antico palazzo Brusarosco che all’ultimo piano riserva il meraviglioso spazio di 600 mq disegnato come una opera d’arte intera dell’arch Carlo Scarpa. L’incontro si è concluso con un brindisi a base di tre tipologie di Malvasia, effervescente, tranquilla e passita.

Fonte: Gruppo di lavoro Malvasia-Marvasiae-Malvagia & Venezia capitale mondiale