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Giovani e ricerca, il sostegno di Veneto Agricoltura

Veneto Agricoltura, l’Azienda della regione per i settori agricolo, forestale e agroalimentare, sostiene da anni, con proprie risorse, il connubio ricerca universitaria-giovani, uno dei punti dolens del nostro sistema tecnico-scientifico, che sembra non riuscire a valorizzare le nuove leve interessate a mettere a disposizione dell’innovazione e della conoscenza i loro talenti.

Le borse di studio finanziate da Veneto Agricoltura. Di concerto con le strutture accademiche, Veneto Agricoltura assicura alle Scuole di Dottorato di Ricerca dell’Università degli Studi di Padova in Agripolis (Facoltà di Agraria e di Medicina Veterinaria) il finanziamento di tre borse di studio all’anno, per complessivi 153.000 €. Si tratta di lavori di alta specializzazione, importanti per lo sviluppo di tutto il settore primario, che necessita di queste attività e contribuzioni, all’estero molto più avanzate e certe che da noi.

Dottorandi e Dottorati presentano alcuni risultati finanziati con le borse di studio. Martedì 18 maggio Veneto Agricoltura e le Scuole di Dottorato, alla presenza dei massimi responsabili (l’Amministratore Unico dell’Azienda Paolo Pizzolato, i Presidi Giancarlo Dalla Fontana e Massimo Castagnaro rispettivamente di Agraria e Medicina Veterinaria, i Direttori dei Dottorati, etc), organizzano un incontro nel quale i Dottorandi presentano le attività svolte o in corso. Si parlerà per fare qualche esempio, di “Qualità e caratteristiche nutrizionali dei prodotti ottenuti da allevamento biologico di bovini in area montana(Silvia Miotello) e “Meccanismi di protezione della sostanza organica nel suolo e potenzialità di sequestro del carbonio” (Gianluca Simonetti); di “Conversione di residui agricoli in bioetanolo: il ruolo chiave dei microorganismi” (Lorenzo Favaro) e di “Distribuzione ottimizzata dei fitofarmaci nel rispetto dell’uomo e dell’ambiente” (Daniele Bondesan) e di “Gestione dell’acqua di fronte a scenari di cambiamento climatico” (Flavia Tromboni).

(fonte Veneto Agricoltura)

Biologico, la fertilità del suolo: incontro martedì 11 maggio a Rosolina (Ro)

Martedì 11 maggio ore 9.00 presso il Centro Sperimentale Ortofloricolo di Veneto Agricoltura “Po di Tramontana” a Rosolina (RO) importante momento di approfondimento per gli operatori di settore sulle componenti biologiche che determinano la fertilità dei terreni e la risposta delle coltivazioni. I proff.ri Roberto Causin, Maurizio Guido Paoletti e Tiziano Gomiero, dell’Università di Padova e Francesca Chiarini di Veneto Agricoltura illustreranno la complessità del suolo agricolo a partire dai microorganismi probiotici, alla fauna terricola come indicatore di fertilità, ai bilanci energetici ed i cambiamenti climatici; per continuare con una visita al campo catalogo dei sovesci autunno-primaverili.

L’ incontro rientra nell’ambito delle attività previste dal Piano regionale di intervento per il rafforzamento e lo sviluppo dell’agricoltura biologica, iniziativa che la Regione sviluppa in collaborazione con Veneto Agricoltura. Il Veneto, lo ricordiamo, è una delle principali regioni italiane sul versante della produzione biologica, e qui hanno sede le più importanti realtà nazionali della distribuzione bio.

(fonte Veneto Agricoltura)

Pesca in Alto Adriatico: luci ed ombre

Anche nel 2009 la flotta dell’Alto Adriatico si assottiglia un po’ (-0,7%). In particolare il Veneto perde 12 imbarcazioni, contro le 4 “pensionate” dal Friuli Venezia Giulia; l’unico aumento si è registrato per l’Emilia Romagna con 2 pescherecci in più.

Nonostante ciò, il Veneto registra un consistente aumento delle catture (+15% rispetto al 2008); Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia invece registrano un calo della produzione, rispettivamente di 3 e 5 punti percentuali. Di conseguenza il Veneto ha riportato un buon incremento dei ricavi (+20%); comunque discreto l’aumento per l’Emilia Romagna (+6,2%); a distanza invece il Friuli Venezia Giulia (+0,6%). Con 3.044 imprese attive che operano nel settore della pesca e della piscicoltura (sulle 5.396 totali presenti nelle Regioni dell’Alto Adriatico), il Veneto si aggiudica il primato, seguito dai romagnoli (1.922) e dai friulani.

2009 anno più produttivo rispetto al 2008. I dati,  a cura dell’Osservatorio Socio Economico della Pesca e dell’Acquacoltura di  Veneto Agricoltura, si riferiscono alla pesca marittima e lagunare nel 2009, che, nonostante la crisi della vongola, è stato un anno complessivamente più produttivo del 2008, periodo che ha pagato lo scotto della crisi carburante con riduzione di attività e produzione. E’ azzurro circa la metà del pesce pescato dagli italiani nell’Alto Adriatico, per una produzione totale di 25.756 tonnellate, con un ricavo di 57 milioni di euro. In evidenza, opposta, il fatturato dei mercati ittici di Venezia (54 milioni di euro, -5%) e Chioggia (46,4 milioni di euro, +2%).

(fonte Veneto Agricoltura)

Agrometeo: da Arpav un nuovo bollettino per l’agricoltura

foto Arpav

Da qualche settimana il Dipartimento per la Sicurezza del Territorio di ARPAV, in collaborazione con il Servizio Fitosanitario Regionale e Veneto Agricoltura, ha dato il via alla divulgazione di informazioni tecniche sulle colture erbacee tramite la pubblicazione di un bollettino specifico.Questo strumento per la razionalizzazione dell’attività agricola vede la luce dopo anni di verifiche e di varie applicazioni specifiche.

Le informazioni, suddivise in quattro aree territoriali, analizzano i periodi ottimali di semina delle colture primaverili – estive con particolare attenzione al mais, valutano eventuali rischi nelle prime fasi di sviluppo dovute ai parassiti ed i momenti utili per gli interventi di diserbo. Questi ed altri aspetti legati alle colture erbacee pubblicati nel bollettino sono affiancati da un servizio di allerta via SMS. Il bollettino è disponibile alla pagina internet www.arpa.veneto.it/upload_teolo/agrometeo/index.htm cliccando su “colture erbacee”. Chi fosse interessato a ricevere i messaggi di allerta via SMS può registrarsi (a titolo gratuito) fornendo il proprio numero di cellulare attraverso una mail all’indirizzo bollettino.erbacee@venetoagricoltura.org o chiamando il numero dedicato 0498293847.

(fonte Asterisco Informazioni)

A Rosolina (Ro), fino a giovedì 22 aprile in mostra le piante “vasofiorite”

Fino a giovedì 22 aprile presso il Centro Sperimentale Ortofloricolo “Po di Tramontana” di Veneto Agricoltura a Rosolina (RO) si potranno visitare i test primaverili su circa 150 varietà di specie (petunia, verbena, gazania, ecc.), tra cui anche alcune novità commerciali, in coltivazione a “bassa temperatura”, cioè che possono essere prodotte con minore apporto energetico, e quindi risparmio di costi da parte delle aziende.

Le novità riguardano perlopiù i vivaisti, i quali stanno lanciando sul mercato piante “vasofiorite” – ovvero da esterno, balcone o aiuola – con nuove colorazioni, portamento più consono al gusto dei consumatori, maggiore rifiorenza e durata, fiori più grandi, resistenza alle temperature estive, etc. Il tutto per proporre ai clienti una primavera fiorita e colorata, fuori dal grigio di questo lungo freddo inverno passato.

(fonte Veneto Agricoltura)

Allevamenti vacche da latte: Italia solo settima in Europa, in testa i Paesi dell’est

Allevamenti vacche da latte? In pole position stanno i paesi dell’Est europeo. L’Italia, infatti, è al settimo posto nell’UE, con 62.800 allevamenti nel 2007 (pari al 3%). In testa, Romania e Polonia, nelle quali si concentra il 70% degli allevamenti, seguite da Lituania e Bulgaria; solo dal quinto posto in poi si scorgono le potenze della vecchia Europa: Germania, Francia e appunto l’Italia.

In Italia oltre il 50% degli allevamenti di vacche da latte è concentrato in 4 regioni: Trentino Alto Adige (moltissimi piccoli allevamenti, quasi tutti in Alto Adige), Lombardia, Piemonte, Campania. Il Veneto, con 6.400 allevamenti (pari al 10%), si trova in quinta posizione. Il progetto di ricerca “Le vacche da latte – un confronto europeo”, è stato condotto dagli esperti di Veneto Agricoltura con l’obiettivo di confrontare il comparto degli allevamenti da latte tra i paesi comunitari, le regioni italiane e il Veneto.

Studiare le dinamiche europee del latte riserva anche qualche sorpresa. Dati Eurostat dicono che nel periodo 2000-2007 gli Stati più rilevanti dell’UE hanno registrato una continua variazione negativa degli allevamenti; l’Italia però fa eccezione, essendo l’unico Paese che ha mostrato una ripresa del 3% nel biennio 2005-2007, ma con una perdita finale del 24% rispetto al 2000, in linea con quella comunitaria. In questo trend negativo, il Veneto presenta uno dei dati peggiori, in quanto nel periodo 2000-2005 si è registrata la perdita di oltre la metà degli allevamenti; solo tra il 2005-2007, sulla scia dell’andamento nazionale, c’è stato un piccolo recupero che ha portato il numero finale al 57% rispetto al 2000.

Per quanto riguarda il numero di vacche da latte nel 2007
, nell’UE il 60% è distribuito in cinque Stati: l’Italia, con 1.900.000 capi (pari all’8%), viene dopo Germania, Francia, Polonia e Regno Unito, seguita dalla Romania, il primo Stato per numero di allevamenti, come detto. Il Veneto, con 154.100 capi, detiene una quota dell’8% del totale nazionale, anch’esso quinto dopo Lombardia, Emilia Romagna e Campania (che hanno il 50% delle vacche italiane), e Piemonte.

Un dato interessante è quello sulla variazione della consistenza media degli allevamenti nell’UE
nel periodo 2000-2007, ovvero il rapporto tra il numero di vacche da latte e allevamenti: qui Veneto (+31%) e Italia (+30%) fanno meglio della media UE (+21%) e, ancor più rilevante, dei principali Paesi produttori di latte, cioè la Germania (+29%), i Paesi Bassi (+27%) etc., fino al Regno Unito, che ha addirittura diminuito la propria consistenza del 5% rispetto al 2000. Per quanto riguarda la produzione di latte nel 2008, l’Italia si posiziona di nuovo al quinto posto della scala europea; su base nazionale il Veneto, con circa 1.040.000 t., sale al terzo, dopo Lombardia ed Emilia Romagna.

(fonte Veneto Agricoltura)

Pecora Alpagota: Veneto Agricoltura ne tutela la biodiversità

Pecora alpagota

La conca dell’Alpago, luogo ideale per la pastorizia, a metà strada tra Cortina d’Ampezzo e Venezia, a pochi chilometri da Belluno, ha dato il nome a una razza ovina autoctona di taglia medio-piccola, dalla caratteristica maculatura scura sulla testa e sulla parte inferiore degli arti, dal mantello folto, fine e ondulato che la ricopre totalmente. Come la maggior parte delle razze autoctone, si è drasticamente ridotta nel secolo scorso: oggi sono presenti in zona poco più di 2000 capi.

Da circa dieci anni Veneto Agricoltura, presso la propria Azienda Pilota e Dimostrativa “Villiago” a Sedico (BL), svolge un lavoro di recupero, conservazione e valorizzazione delle Razze Ovine Autoctone, tra cui anche la Razza Alpagota. Attualmente vengono allevate in purezza circa 40 pecore di razza Alpagota. Il lavoro di selezione previsto dal protocollo operativo consiste, tra le altre azioni, nel mantenere la razza in purezza, utilizzando solo montoni iscritti al Registro Anagrafico gestito dall’Ass. Allevatori di Belluno; nel controllare e selezionare, in base allo standard di razza, gli agnelli nati annualmente; nel valorizzare l’attività mediante atti divulgativi e partecipazione a Mostre e Fiere Nazionali e Locali. Da alcuni anni l’“Agnello d’Alpago” è presidio Slow Food ed il marchio, che garantisce la completa tracciabilità del prodotto, è stato registrato.

Alpagota: razza che regge il confronto con i più celebri pre-salé d’oltralpe
. Considerata ovino a triplice attitudine, cioè valida sia per la carne sia per la produzione di latte e di lana, oggi l’Alpagota è allevata quasi esclusivamente per l’ottima carne che può reggere il confronto con i più celebri pre-salé d’oltralpe. L’agnello d’Alpago è perfetto per esempio in abbinamento ai piatti poveri della tradizione locale, come la “patora”, zuppa di mais e legumi, e la “bagozia”, sorta di polenta fatta con patate, mais, legumi e anche salame e pancetta. La valorizzazione e la commercializzazione dell’agnello d’Alpago sono gestite dall’Associazione “Fardjma”, che ha sede a Tambre (BL) e raggruppa diversi allevatori della zona dell’Alpago.

Export vino: Veneto prima regione vitivinicola italiana

Il Veneto è la più importante regione vinicola d’Italia. Un’altra caratteristica peculiare del vitivinicolo veneto è la sua spiccata globalizzazione: basti pensare che circa il 27% del valore totale delle esportazioni nazionali di vino è creato in Veneto. Come dire che 1 bottiglia su 4 di vino italiano consumato all’estero proviene dal Veneto. I dati elaborati dagli esperti di Veneto Agricoltura, che ha anche in atto la zonazione di molte aree vitivinicole venete, segnalano che la vendemmia 2009 è stata pari a circa 1,1 milioni di tonnellate, in lieve aumento (+1,5%) all’anno precedente, pari ad una quantità di vino di circa 8 milioni di ettolitri, il 36% dei quali classificati come DOP, il 46% come IGP e il 17 come varietali.

In provincia di Treviso e Verona la maggiore concentrazione vitivinicola. La vitivinicoltura si presenta quindi come una delle realtà produttive più avanzate e dinamiche del settore agroalimentare veneto. Esso conta infatti, su una superficie “assestata” negli ultimi anni intorno ai 70.000 ettari, concentrati soprattutto in due aree specifiche: il 37% in provincia di Treviso e il 36% in provincia di Verona. Le aziende vitivinicole censite sono circa 52.000, molte delle quali di piccole dimensioni, ma che trovano nelle cantine sociali una valida organizzazione per la valorizzazione del prodotto. Negli ultimi anni vi sono stati significativi fenomeni di aggregazione che hanno ulteriormente potenziato la forza commerciale della cooperazione veneta. Attualmente sono 39 le cantine sociali presenti nel Veneto, alle quali fa riferimento una superficie produttiva di circa 40.000 ettari e un numero di soci complessivamente pari a 26.000.

(fonte Veneto Agricoltura)

Ue: lotta integrata obbligatoria dal 2014

La nuova normativa europea sui pesticidi impone grandi cambiamenti sull’uso dei fitofarmaci, ovvero di tutti quei prodotti, sintetici o naturali, che vengono utilizzati per combattere le principali avversità delle colture (malattie, parassiti, ecc.). La novità più rilevante consiste nell’obbligatorietà della lotta integrata almeno a partire da gennaio 2014.

Una difesa fitosanitaria a basso apporto di pesticidi. La direttiva stabilisce infatti di adottare tutte le misure necessarie per incentivare una difesa fitosanitaria a basso apporto di pesticidi, privilegiando il più possibile i metodi non chimici, affinché gli operatori del settore utilizzino prodotti solo se e dove serva scegliendo quelli a minor impatto. Considerata la modesta redditività delle colture erbacee, sono necessari degli strumenti di lotta a basso costo, che consentano innanzitutto di individuare in modo sufficientemente affidabile solo quando si presenta la necessità di strategie di controllo.

Un nuovo servizio informativo per imprenditori agricoli e tecnici del settore. A questo scopo Veneto Agricoltura in collaborazione con ARPAV e Servizio Fitosanitario Regionale ha avviato un nuovo servizio di informazione sulle problematiche delle colture erbacce (principalmente il mais), utilizzando, oltre alle metodiche tradizionali, la diffusa rete di rilevamento ambientale e le proprie aziende pilota, presenti sul territorio. L’innovativo servizio, rivolto in primo luogo agli imprenditori agricoli e ai tecnici del settore, fornirà informazioni sulle principali attività di monitoraggio (ad esempio allerterà nell’eventualità di attacchi di organismi dannosi) e sull’andamento dello sviluppo delle colture, al fine di permettere agli imprenditori agricoli tempestività di azione, fondamentale in caso di attacchi inaspettati, e quindi efficacia. Tutto questo è in linea con quanto richiesto dall’Unione Europea con le nuove normative che tendono, come detto, alla tutela della salute e dell’ambiente. I bollettini e tutti i dettagli sono disponibili sul sito www.venetoagricoltura.org.

Info: tel. 049/8293847; e-mail: bollettino.erbacee@venetoagricoltura.org

(fonte Veneto Agricoltura)

Acquacoltura: pesce gatto, a Rovigo produzione sperimentale “virus esente”

pesce gatto

Dal 1993 la produzione nazionale di pesce gatto Ictalurus melas è progressivamente crollata di oltre il 90%. Specie alloctona (cioè non autoctona), introdotta nel nostro territorio dal Nord-America all’inizio del secolo scorso per scopi alimentari, è causa della comparsa di due patologie virali (Iridovirosi e Herpesvirosi) diffuse probabilmente in seguito ad importazioni di pesce vivo infetto dall’estero.

Pesce gatto certificato. Tuttavia, negli ultimi dieci anni la produzione intensiva di pesce gatto nazionale è divenuta economicamente interessante; di conseguenza l’insufficiente offerta di prodotto non è riuscita a far fronte alla crescente domanda. Perciò il prezzo è aumentato mantenendosi sugli attuali 5-7 euro/kg in azienda per il prodotto adulto maturo. Per far fronte a questa situazione critica, Veneto Agricoltura ha verificato sul campo la possibilità di produrre quantitativi limitati di novellame di pesce gatto certificato, esente da patologie virali, da mettere a disposizione delle aziende private.

Produzione possibile, a patto che…La ricerca, condotta nell’arco di due cicli annuali consecutivi (2008 e 2009), ha dimostrato che la produzione di pesce gatto non infetto è possibile, operando anche in ambienti a bassa tecnologia d’impianto e di gestione, a condizione che sia presente una fornitura idrica proveniente da falda sotterranea e che il pesce immesso provenga da un’azienda sanitariamente certificata. La produzione è risultata sempre negativa alle indagini virologiche e non si sono manifestati episodi significativi di parassitosi. Il sito di produzione è stato creato artificialmente da Veneto Agricoltura presso la propria azienda pilota e dimostrativa “Sasse Rami” a Ceregnano (RO). È stata utilizzata esclusivamente tecnologia a basso costo di gestione ed a minimo impatto ambientale. Questa modalità è al momento l’unica che consente la produzione di quote significative di materiale ittico indenne dalle patologie sopracitate (Iridovirosi e Herpesvirosi).

(fonte Veneto Agricoltura)