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Quale energia per l’UE del 2050?

Per raggiungere l’obiettivo di ridurre dell’80% le emissioni entro il 2050 la produzione energetica in Europa dovrà essere praticamente a zero emissioni di carbonio. Come ottenere questo risultato senza mettere a repentaglio le forniture energetiche e la competitività del settore è la domanda alla quale risponde la tabella di marcia per l’energia 2050, presentata dalla Commissione.

Partendo dall’analisi di svariati scenari, il documento illustra le conseguenze di un sistema energetico a zero emissioni di carbonio e il quadro strategico necessario per realizzarlo. Con questo strumento gli Stati membri dovrebbero essere in grado di fare le scelte appropriate per quanto riguarda il settore dell’energia e creare presupposti economici stabili per favorire gli investimenti privati, soprattutto fino al 2030. L’analisi si basa su scenari esemplificativi concepiti combinando in vari modi i principali elementi che concorrono alla riduzione delle emissioni (efficienza energetica, energie rinnovabili, energia nucleare e tecniche di cattura e immagazzinamento di CO2). Per quanto sia probabile che nessuno di questi scenari si concretizzerà, tutti mostrano chiaramente quali devono essere le opzioni che non ci faranno rimpiangere di non aver agito nei prossimi anni.

La tabella di marcia nei dettagli. La tabella di marcia per l’energia 2050 individua una serie di elementi che hanno un impatto positivo quali che siano le circostanze e indica i principali risultati da raggiungere, tra cui: la decarbonizzazione del sistema energetico è fattibile sia sul piano tecnico che su quello economico. Tutti gli scenari relativi alla decarbonizzazione consentono di raggiungere l’obiettivo di ridurre le emissioni e sul lungo periodo possono essere meno onerosi rispetto alle strategie attuali; l’efficienza energetica e le fonti rinnovabili sono elementi cruciali. A prescindere dai mix energetici cui si ricorrerà, occorre aumentare l’efficienza energetica e la quota prodotta da fonti rinnovabili per raggiungere l’obiettivo relativo alle emissioni di CO2 entro il 2050. Gli scenari evidenziano anche un incremento dell’importanza dell’elettricità rispetto ad oggi. Il metano, il petrolio, il carbone e il nucleare sono presenti in tutti gli scenari in proporzioni variabili, il che consente agli Stati Membri di mantenere una certa flessibilità nei loro mix energetici, a condizione tuttavia che si completino velocemente i progetti di interconnessione del mercato interno.

Investire prima per pagare meno. Le decisioni in merito agli investimenti nelle infrastrutture necessarie fino al 2030 devono essere prese adesso, poiché occorre sostituire quelle costruite 20-30 anni fa. Un’azione immediata può evitare di dover effettuare cambiamenti più costosi tra due decenni. L’evoluzione del sistema energetico dell’UE implica comunque un ammodernamento delle infrastrutture per renderle molto più flessibili. Basti pensare alle interconnessioni transfrontaliere, alle reti elettriche “intelligenti” e alle moderne tecnologie a basse emissioni di carbonio per produrre, trasportare e immagazzinare l’energia.

Contenere l’aumento dei prezzi. Gli investimenti attivati adesso prepareranno il terreno per ottenere prodotti al miglior prezzo in futuro. I prezzi dell’energia elettrica sono destinati ad aumentare fino al 2030, ma diminuiranno successivamente grazie all’abbattimento dei costi delle forniture, a politiche di risparmio e al progresso tecnologico. I costi saranno più che riscattati dagli ingenti investimenti che confluiranno nell’economia europea, dall’occupazione locale che ne scaturirà e dalla diminuzione della dipendenza dalle importazioni di energia. Tutti gli scenari della tabella di marcia raggiungono l’obiettivo della decarbonizzazione senza grosse differenze sul piano dei costi complessivi o della sicurezza degli approvvigionamenti. Occorrono economie di scala. A differenza dei singoli programmi nazionali, un approccio a livello europeo consentirà di ridurre i costi e garantire le forniture. Tutto ciò implica anche il completamento di un mercato energetico comune entro il 2014.

(Fonte: Veneto Agricoltura Europa)

Montagna, Finozzi (Regione Veneto), passo avanti verso Unioni montane di Comuni

Le Comunità Montane restano una realtà fondamentale per il territorio, ma vanno rilanciate e sostenute nella loro azione, ridefinendone ruolo e funzioni alla luce dell’evoluzione della normativa statale, a partire dalla modifica del profilo giuridico e del nome. Si trasformeranno infatti in Unioni montane di Comuni. E quanto prevede il disegno di legge che gli uffici della giunta regionale hanno messo a punto e su cui la Conferenza permanente per la montagna, convocata a Palazzo Balbi a Venezia dall’assessore all’economia e allo sviluppo montano Marino Finozzi, ha espresso piena condivisione.

L’obiettivo del testo di legge – ha sottolineato Finozzi – è stabilizzare le funzioni già attribuite fino ad oggi alle Comunità Montane e individuarne di nuove, mettendo un punto fermo alle alterne vicende che hanno coinvolto questi enti che ad un certo punto sembravano destinati alla soppressione. Per uscire definitivamente da questa situazione, ripristinata con un pronunciamento della Corte Costituzionale, assumeranno un nome diverso ma, almeno nella fase iniziale di applicazione della legge, non sono previste modifiche agli attuali assetti territoriali.

Le Unioni montane saranno enti locali, formati da comuni montani o parzialmente montani, anche appartenenti a province diverse, finalizzati alla conservazione e alla valorizzazione delle risorse montane, all’organizzazione e alla gestione dell’esercizio associato delle funzioni e dei servizi comunali. La normativa si affianca quindi all’altro disegno di legge della giunta regionale che riguarda il riordino degli enti locali, nella previsione che possano procedere di pari passo in quanto strettamente collegati. L’organizzazione indicata per le nuove Unioni montane prevede un’assemblea di sindaci, una giunta e un presidente nominato dall’assemblea. I rappresentanti degli enti montani veneti hanno espresso apprezzamento per i contenuti e la snellezza del testo di legge, a cui – attraverso l’UNCEM – saranno apportati solo i necessari aggiustamenti tecnici per poter essere licenziato in tempi brevissimi dalla giunta regionale e avviare l’iter in consiglio per l’approvazione. L’assessore Finozzi si è incontrato anche con i rappresentanti dei comuni parzialmente montani per un approfondimento sui servizi erogabili in forma associata solo per la parte montana del loro territorio.

(fonte: Regione Veneto)

Foreste trentine in salute, monitoraggio con il web gis

E’ un quadro sostanzialmente positivo dello stato di salute delle foreste in Trentino quello emerso a San Michele nell’ambito dell’incontro “Valutare lo stato di salute delle foreste: dal monitoraggio alle indicazioni gestionali” promosso dalla Fondazione Edmund Mach in collaborazione con la Provincia autonoma di Trento. Il monitoraggio si avvale delle segnalazioni in campo del personale forestale e del lavoro diagnostico e di elaborazione dei ricercatori della Fondazione che forniscono anche le indicazioni per gli interventi di controllo. Fino al 2004 i moduli per la segnalazioni dei danni in bosco erano cartacei, ma dal 2005 i dati sono gestiti tramite un sistema Web GIS che permette una ancor più precisa localizzazione degli eventi segnalati.

Gli insetti la causa maggiore delle problematiche. L’andamento riscontrato negli ultimi vent’anni dal monitoraggio effettuato dal Centro Trasferimento Tecnologico in collaborazione col Servizio foreste e fauna suggerisce una notevole efficacia delle scelte gestionali che hanno portato i boschi a reggere bene le avversità presenti, in particolare le patologie e gli insetti dannosi. Negli ultimi sei anni sono state registrate 4258 segnalazioni di problemi fitosanitari su tutto il territorio provinciale, 286 solo quest’anno: per il 70 % riguardanti problematiche provocate da insetti, per il 7 % patogeni fungini e per il restante 23 per cento da altre cause (deperimenti, mammiferi, danni abiotici cioè schianti, incendi, grandine, siccità). Le problematiche di più immediato impatto risultano essere state negli ultimi anni gli schianti da neve o vento che risultano concentrati soprattutto nel Trentino nord-occidentale e colpiscono oltre all’abete rosso, anche pino silvestre, larice e faggio, e gli attacchi del bostrico delle conifere (Ips typographus). Per quanto riguarda quest’ultimo sono stati rinvenuti 81 focolai con 75 ettari coinvolti, mentre per quanto riguarda la processionaria del pino negli ultimi tre anni le segnalazioni sono calate da 222 a 134.

(fonte: Iasma)

Attività assessorato all’Ambiente regione Veneto, 2011 incentrato su emergenza e riorganizzazione, nel 2012 si parlerà di “agenzia dell’acqua”, rifiuti e sicurezza idraulica

(di Marina Meneguzzi, socio ARGAV) Nella splendida cornice naturale del Centro Operativo Polifunzionale della Regione Veneto di Crespano del Grappa (TV), lunedì 19 dicembre scorso una nutrita schiera di giornalisti ha assistito al convegno-conferenza di fine anno organizzato dall’assessorato all’Ambiente della Regione Veneto in collaborazione con ARGAV.

Crespano del Grappa (TV), convegno-conferenza assessorato all'Ambiente regione Veneto-ARGAV

Qualità dell’aria: ricerca di “best practice” con regioni contigue ed europee. Quello illustrato da Nicola Finco, presidente VII Commissione Regionale Ambiente e dai dirigenti di tutte le strutture dell’assessorato guidato da Maurizio Conte, da Mariano Carraro ad Alessandro Benassi, da Marco Puiatti a Tiziano Pinato fino a Mario Viti e Luigi Alfonsi, è stato un anno di intensa attività, ad iniziare dalle azioni messe in campo per contrastare il fenomeno dell’inquinamento atmosferico sia a livello locale che dell’intero bacino padano nonchè a livello nazionale e comunitario sfociate, per quest’ultimo aspetto, nella partecipazione della regione Veneto al tavolo europeo tenutosi il 10 novembre scorso a Bruxelles dove per la prima volta 12 regioni europee si sono confrontate con l’UE in materia di qualità dell’aria.

Lo splendido scenario naturale del COP di Crespano del Grappa

Assessorato all’Ambiente, un apparato “leggero” rispetto alle altre regioni. “Il 2011 è stato il primo vero anno in cui si è messo in moto il lavoro dell’assessorato – ha commentato l’assessore regionale all’Ambiente, alla difesa del suolo e alle foreste Maurizio Conte. “Ed è stato un anno – ha continuato Conte – che ha guardato all’emergenza, soprattutto dopo l’alluvione dei primi di novembre 2010, ma anche di intensa attività, a partire dalla riorganizzazione delle strutture. Dopo aver ringraziato gli uffici per la professionalità dimostrata nell’affrontare l’emergenza, Conte ha detto che cercherà sempre la massima collaborazione tra le varie strutture operative, insieme all’impegno per rivedere le procedure amministrative in modo da avere effetti positivi anche per quanto riguarda la tempistica dei procedimenti. A tal fine è stato attivato anche un tavolo con Confindustria e il mondo imprenditoriale, perché – ha detto Conte – “le risposte nascono dal confronto”.

da sx Mariano Carraro, Fabrizio Stelluto e Maurizio Conte

Si prefigura una modifica del ciclo idrico integrato. L’assessore ha rilevato che il lavoro fatto nel corso del 2011 ha messo in luce aspetti importanti su cui riflettere: un esempio è l’idea di una “agenzia dell’acqua” per coordinare servizi che fanno capo a strutture diverse e uniformare scelte, tenendo conto anche delle modifiche che intervengono a livello nazionale ma salvaguardando comunque quanto realizzato sul territorio. Conte ha ricordato che è in dirittura d’arrivo la nuova legge sul servizio idrico che, fatto salvo il principio del controllo pubblico dell’acqua, prevede un coordinamento regionale con articolazione poi negli attuali ambiti territoriali.

Rifiuti, si guarda a confini regionali e non più provinciali. La Regione – ha aggiunto – sta operando anche sul fronte dei rifiuti, in vista di una pianificazione che metta insieme la gestione di quelli urbani e di quelli speciali, soprattutto per quanto riguarda l’utilizzo degli impianti di smaltimento. “Il problema – ha detto Conte – è che il ruolo previsto per le Province sta saltando alla luce di quanto si sta delineando a livello nazionale e occorrerà quindi rivedere il quadro in relazione a questi cambiamenti”.

Tra le priorità, manutenzione per la sicurezza idraulica. “Per il 2012 – ha continuato Conte – si punterà ad una ricalibratura sul piano normativo, avendo come obiettivo la semplificazione e ad una nuova pianificazione in settori strategici come le attività estrattive, la tutela dell’aria, la gestione dei rifiuti. Il settore ambientale – ha concluso Conte – ha bisogno di certezze tanto sul piano normativo quanto di gestione dei servizi e sconta la generale difficoltà di bilancio e la mancanza di risorse. L’impegno della Regione per il 2012 è di trovare da subito copertura in bilancio per determinate priorità, tra cui la sicurezza idraulica del Veneto per la quale si spera di poter avere almeno 50 milioni in più rispetto al bilancio 2011″.

Chiusura Anno Internazionale delle Foreste: lunedì 12 dicembre a Piazzola sul Brenta (PD), si celebrano le Foreste Regionali venete

foresta di Giazza

Il 2011 è stato dichiarato dall’Onu “Anno Internazionale delle Foreste”. Dopo numerose iniziative sul tema, siamo arrivati all’evento veneto di chiusura. Lunedì 12 dicembre, ore 09.30, a Villa Contarini (Piazzola sul Brenta, PD) Regione, Veneto Agricoltura e Fondazione Ghirardi, celebreranno le Foreste Regionali venete.

Un patrimonio unico, che supera i 16.000 ettari, costituito da nove foreste demaniali (Cansiglio, 4.350 ha, BL-TV; Sinistra Piave,1.461 ha, BL-TV; Malgonera, 274 ha, BL; Piangrande, 228 ha, BL; Valmontina, anche area wilderness,1.031 ha, BL; Giazza, 100 anni di storia, la prima foresta demaniale italiana, 1.476 ha, VI- VR; Val d’Adige, 3.907 ha, VR; Monte Baldo, 3907 ha, VR; la pineta di ValleVecchia, 153 ha, VE; e la foresta litoranea di Bosco Nordio, 150 ha, RO); dalle Riserve naturali regionali e altri territori in concessione da altri Enti. A Veneto Agricoltura, con legge, la Regione ha affidato la gestione di questo straordinario patrimonio, custodito, migliorato e valorizzato in tutti questi anni.

Foreste, indispensabili per la vita. Il workshop di lunedì prossimo intende proprio presentare e definire questo scrigno di bellezze, oggi quanto mai utili, anzi indispensabili, sia per la storica funzione ricreativa dei boschi, ma sempre più per quelle di difesa idrogeologica (anche della pianura!) e di produzione di legname (le foreste demaniali vengono gestite secondo rigidi piani selvicolturali che le preservano e migliorano). I lavori verranno introdotti dall’Assessore  regionale alle Foreste Maurizio Conte e dall’Amministratore Unico  di Veneto Agricoltura Paolo Pizzolato, mentre  i lavori saranno coordinati dal giornalista forestale Antonio Brunori. Le relazioni affidate a Giustino Mezzalira (Direttore della Sezione Foreste di Veneto Agricoltura) e ai tecnici dell’azienda regionale che interverranno su Cansiglio, Giazza, Monte Baldo, Valmontina, Bosco Nordio e ValleVecchia tra aree wilderness, filiere legno–energia, biodiversità e Rete Natura, foreste e turismo. In conclusione, col Presidente di Longarone Fiere Oscar De Bona, i nuovi scenari, tra cui la costituzione dei consorzi forestali.

(fonte: Veneto Agricoltura)

Sentenza storica, la laguna di Venezia è bene indisponibile dello Stato

foto Marina Meneguzzi

(di Fabrizio Ferrari, socio ARGAV) Lo scorso 14 febbraio è stata pubblicata la sentenza n. 3665 della Suprema Corte di Cassazione a sezioni riunite. Si tratta di una decisione storica che dichiara le valli della laguna di Venezia demanio indisponibile dello Stato. La questione valliva è storica  ed è stata oggetto di vaste ed ampie disquisizioni. Non v’è dubbio che la laguna di Venezia fosse tutta patrimonio pubblico costituendo essa lo strumento difensivo della Serenissima Repubblica. Con la caduta di Venezia  è avvenuta una  successione  di dominazioni e quindi di regimi giuridici diversi che hanno creato interventi incoerenti e irrazionali sul sistema lagunare.

Le dominazioni: 1796 – campagne francesi e caduta della Serenissima. 1798/1805 – prima dominazione austriaca. 1806/1814 – dominazione francese. 1814/1848 – seconda dominazione austriaca. 1848/1849 – governo provvisorio ‘Repubblica di Manin’. 1849/1866 – terza dominazione austriaca.  1866 – terza guerra d’Indipendenza, il Veneto – sui confini della Serenissima passa al Regno d’Italia. In verità, ciò che la Serenissima Repubblica concedeva sulle acque lagunari erano i diritti esclusivi di pesca, ovvero concessioni esclusive di esercizio della pesca in zone definite. Ciò avveniva quale remunerazione  per importanti servigi resi allo Stato, insomma una ricompensa in natura. Questi diritti non hanno mai  leso il regime idraulico naturale perché esso è la condizione di sopravvivenza della stessa laguna e, si badi bene, ch’essa è di fondamentale importanza per la vita della città di Venezia, unica e sola città al mondo collocata in un ambito lagunare.

I Savi delle Acque. La cura delle acque lagunari, del loro flusso e reflusso, fu  oggetto di scrupolosa attenzione al punto che Venezia istituì una specifica magistratura a tale scopo : I Savi alle Acque. Le norme emesse erano severissime. La piantumazione di un palo in laguna era punito con la morte perché : “palo fà palù“. Le chiusure dei fossati con canne palustri in laguna per esercitare l’acquacultura dovevano essere rimossi al termine della concessione e i pali dovevano essere a distanza ben definita. Per ogni modifica idraulica si consultavano i vecchi pescatori in quanto conoscitori della situazione idraulica e biologica dei luoghi . Nel 1791 la Serenissima definisce la conterminazione lagunare, ovvero il limite fisico del territorio lagunare. Con novantanove cippi viene definito il perimetro  di quello spazio fisico ch’è la Laguna di Venezia e nel quale si applicano le norme ad essa inerenti.

La successione dei regimi giuridici fù davvero devastante. Francesi e austriaci ben poco sapevano di laguna, poi l’arrivo dei piemontesi completò l’opera. Gli eventi bellici fecero il resto. Infatti le guerre per l’attenzione che impongono, e per i problemi che suscitano, sono momenti propizi per realizzare illeciti a danno della collettività. Così durante la prima e la seconda guerra mondiale porzioni di laguna furono sottratte al patrimonio pubblico. E’ interessante rilevare come il Catastico Lagunare realizzato durante la dominazione austriaca rappresenti un quadro demaniale assai diverso da quello successivo e a quello di oggi.

Ma ritornando alla sentenza, essa definisce la laguna quale “seno di acqua salsa che si estende dalla foce del Sile alla Conca di Brondolo, ch’è compresa tra il mare e la terraferma e possiede quindi quelle caratteristiche di unitarietà che non consentono di enucleare singoli beni acquei in esso ricadenti, al fine di farne risultare caratteristiche differenti“. La sentenza riprende poi l’articolo 28, primo comma, lettera c  del Codice della Navigazione laddove definisce  beni demaniali marittimi “le lagune, le foci dei fiumi che sboccano al mare, i bacini di acqua salsa o salmastra che almeno durante una parte dell’anno comunicano liberamente col mare“. E’ ancora interessante rilevare che il concetto di demanialità non si attribuisce solo ai beni dello Stato, ma anche a quelli delle regioni, delle provincie e dei comuni con ciò sottolineando che non è la titolarità del bene che ne determina la demanialità bensì la sua funzione.

La Suprema Corte di Cassazione si sofferma poi sul ruolo dei beni pubblici, sulla loro funzione costituzionale e sul loro uso, infatti essa dice: “ In definitiva le valli da pesca configurano uno dei casi in cui i principi combinati dello sviluppo delle persona, della tutela del paesaggio e della funzione sociale della proprietà trovano specifica attuazione, dando origine ad una concezione di bene pubblico, inteso in senso non solo di oggetto di diritto reale spettante allo Stato, ma quale strumento finalizzato alla realizzazione dei valori costituzionali.“  Con questa sentenza che fa seguito a quella della Corte d’Appello di Venezia del 2008, si chiude un capitolo storico di controversie sulla proprietà delle valli da pesca della laguna di Venezia che Davi Levi Morenos definì alla fine dell’ottocento questione secolare mai affrontata seriamente.

Orbene che sarà ora degli specchi d’acqua lagunari definiti “valli da pesca“? La  questione non è di poco conto e va vista nel più complesso regime lagunare. Il professor Dalpaos , illustre idraulico della Università di Padova , presentando nei giorni scorsi  all’Istituto Veneto di Lettere Scienze ed Arti  il suo volume “ Fatti e misfatti di idraulica lagunare“, ha evidenziato come nella laguna di Venezia vi sia  stato un perenne scontro tra il mare e la terra , ma oggi appare evidente che pure l’uomo, più di recente,  ha avuto un ruolo non secondario. Il Canale dei Petroli, costruito negli anni ’70 ha prodotto effetti devastanti non solo sul regime idraulico, ma anche in quello biologico con mutazioni significative nella flora lagunare. La profondità media del bacino che nel 1932 era di 50 centimetri  nel 2050 potrebbe giungere a 1,50 metri per effetto della sua subsidenza e per la mancanza di apporti di sabbie e limi fluviali. Insomma la città va difesa non dalle acque, ma nelle acque. Venezia diverrebbe così una città non nella laguna, ma nel mare. Su questo si gioca il suo futuro, la sua sopravvivenza. Non  tutti però oggi paiono esserne coscienti. La partita si gioca in questo secolo e non è di poco conto. Sapranno la scienza e le autorità di oggi dare le giuste risposte? Ai posteri toccherà giudicare.

 

Cansiglio (BL-TV), bosco “bonsai” a causa del numero eccessivo di cervi, al via il piano di controllo

Troppi cervi equivale a meno caprioli, galli cedroni e francolini. Troppi cervi, meno latifoglie e abete bianco. La causa? Il brucamento eccessivo. Andando avanti così potrebbe essere messa a rischio la biodiversità vegetale ed animale nella Foresta del Cansiglio (Bl – Tv) per il  sovra numero degli ungulati (circa 3.000 capi stimati a fine estate 2010). Questo il dato di partenza emerso ieri nel convegno “Impatto del cervo nell’ecosistema foresta” svoltosi a cura di Veneto Agricoltura nella Corte Benedettina di Legnaro (Pd).

La popolazione di cervi, cresciuta nel famoso bosco dell’Alpago a dismisura e senza freni naturali da diversi anni, incide in modo sempre più marcato sull’ecosistema foresta. Ogni primavera, nella Piana del Cansiglio, giungono in massa le popolazioni di cervi – ne sono stati contati circa novecento una sera, quest’anno -, i quali durante la cattiva stagione rimangono invece nelle aree limitrofe, più calde. Partoriscono 1 o 2 cerbiatti a fine primavera e in parte abbandonano poi il territorio con l’arrivo del freddo e, soprattutto, della neve. L’impatto sulla vegetazione è pesante. Vaste aree di bosco stentano infatti a rinnovarsi a causa dei brucamenti eccessivi del sottobosco. E il danno è facilmente riconoscibile per la forma a “bonsai” che assumono le piante colpite, soprattutto abete rosso e faggio. Il bosco così non può crescere.

Giù in atto attività di dissuasione. Durante l’incontro è emerso anche, ha sottolineato Michele Bottazzo, faunista di Veneto Agricoltura, che le osservazioni di quest’anno (2011) registrano un piccolo calo della presenza del cervo in Cansiglio (circa del 20%) dovuto probabilmente all’azione congiunta della messa a dimora delle recinzioni sui prati a pascolo e dall’attività di dissuasione mediante spari con dardi esplosivi per allontanare gli animali dalle aree più delicate. Ciò non significa che il pericolo sia scampato e che ci sia un calo del trend di popolazione. Probabilmente il cervo ha ampliato l’areale e si nasconde di più e meglio.

Plurime sono le metodologie di intervento. Come sostenuto dal Prof. Maurizio Ramanzin (Università di Padova), l’approccio però del problema deve essere sistemico, valutando tutti i pro e contro, nella direzione della salvaguardia dell’intero ecosistema. Visione che porta alla necessità di intervenire con una certa urgenza. Il cervo poteva essere una risorsa, ha concluso Ramanzin, ora è un problema. E per questo il Piano di controllo del cervo in Cansiglio, approvato al fine di salvaguardare e tutelare l’ecosistema agroforestale da un’eccessiva presenza di ungulati e sottoscritto dalla Regione Veneto, dalla Regione Friuli Venezia Giulia, dal Corpo Forestale dello Stato dalle Province di Belluno e Treviso dall’Istituto Zooprofilattico delle Venezie  e da Veneto Agricoltura, prevede l’abbattimento nell’area demaniale del Cansiglio 40 capi annui a cura del personale di polizia delle Amministrazioni Provinciali e del CFS e il prelievo di 360 capi (120 per provincia) in modalità caccia, e per questo inserito nei piani venatori, nelle riserve limitrofe alla Piana.

(fonte Veneto Agricoltura)

Unione Veneta Bonifiche a “Geo Oikos”. Autogoverno e manutenzione del territorio: un’esperienza poco conosciuta, ma indispensabile

Conferenza stampa Unione Veneta Bonifiche

La manutenzione idraulica è la prima prevenzione al rischio di alluvioni e disastri idrogeologici: lo ha ribadito, a Verona nel corso del salone fieristico “Geo-Oikos“, l’Unione Veneta Bonifiche, che ha fornito i dati su come vengono utilizzati i proventi dai contributi di bonifica, imposti ai proprietari di immobili urbani ed extraurbani in base alle normative di legge, valorizzanti i principi di autogoverno e sussidiarietà.

Nel Veneto, i consorziati ai 10 enti di bonifica, sono circa 110.000 e, nel 2010, hanno versato euro 106.393.954,00 (59% da contribuenti agricoli, il restante da contribuenti urbani). Con tali risorse, che non gravano sui flussi della finanza pubblica, i consorzi, grazie ad una forza lavoro di 750 operai (+ 150 stagionali) e ad un migliaio di mezzi operativi, provvedono alla manutenzione (sfalcio e pulizia, espurgo degli alvei, manutenzione degli impianti idraulici, ripristino e sistemazione degli argini)  di circa 18.000 chilometri di corsi d’acqua, interessanti il 65% della superficie regionale, abitata da 4.358.000 persone, pari all’89% della popolazione del Veneto.

L’UVB ha anche presentato il Piano Quinquennale di Difesa Idraulica 2011-2016, che prevede interventi per euro 1.327.721.148,45. E’ stato evidenziato come, nel 2011, siano stati destinati ai consorzi di bonifica circa 23 milioni di euro (8 per le aree alluvionate), a valere sul bilancio 2010, per opere urgenti e indifferibili, cui vanno aggiunti 4 milioni e mezzo di euro stanziati dal Commissario incaricato per opere relative all’alluvione 2010. Il bilancio 2011 della Regione Veneto ha altresì segnato il totale azzeramento delle risorse finanziarie da destinare ad interventi infrastrutturali a tutela del territorio. Infine, l’Unione Veneta Bonifiche ha illustrato il “Patto per il Territorio“, che sarà siglato nei prossimi giorni con lìANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) Veneto per una sistematica collaborazione nei settori della pianificazione, manutenzione territoriale, regolazione delle acque.

(fonte: UVB)

Perfezionato e firmato l’accordo quadro espropri Pedemontana

Superato l’empasse con la Corte Costituzionale, l’accordo quadro sugli espropri della Pedemontana Veneta è stato firmato ieri a Mestre (VE) nella sede di Veneto Strade dalle tre organizzazioni agricole Coldiretti, Cia e Confagricoltura e dalla Regione Veneto rappresentata dall’assessore alla Mobilità Renato Chisso insieme al Commissario delegato Silvano Vernizzi.

La questione interessa le proprietà lungo l’asse che collega l’A27 Venezia – Belluno tra Conegliano e Treviso con l’A4 dopo Vicenza Ovest, interessando la zona altamente edificata ed industrializzata dell’Alta Pianura Veneta. Il tracciato è lungo 94 Km, di cui 43 in trincea, 36 in rilevato, 14 in galleria e 1 su viadotto. Gli svincoli (caselli), sono 17. In verità si tratta di un aggiornamento del protocollo in quanto l’intesa era già stata raggiunta nel marzo 2010, ma dopo la sentenza dei giudici costituzionali che avevano dichiarato l’illegittimità del valore agricolo medio (VAM) quale criterio per determinare l’indennità è stato necessario perfezionare il testo.

Nuovi parametri per rimborsare in modo equo gli espropri. In assenza di provvedimenti legislativi nazionali che indicassero le vie procedurali corrette, grazie al lavoro di concertazione tra i soggetti coinvolti e l’Avvocatura dello Stato, in poco tempo si è giunti allo studio di nuovi parametri che saranno in grado di riconoscere in modo equo gli imprenditori coinvolti nella sottrazione di terreno e aziende lungo l’arteria autostradale veneta friulana. Gli espropri interessano 7,8 milioni di metri quadrati (3,6 in provincia di Treviso e 4,2 in provincia di Vicenza). Le ditte coinvolte sono 2.843 (1.377 a Treviso e 1.466 a Vicenza) mentre i comuni  attraversati sono in totale 36 (14 a Treviso e 22 a Vicenza). “Un esempio di lavoro concertativo – conclude Coldiretti – che ha prodotto la prima e unica soluzione del genere in Italia. Mettiamo a disposizione delle altre regioni questo tipo di approccio risolutivo frutto della collaborazione tra amministrazione pubblica e parti sociali nell’interesse dell’intera collettività”.

(fonte Coldiretti Veneto)

Unaga organizza a Rimini sabato 12 novembre 2011 la 1ª giornata nazionale di formazione ambientale per giornalisti

Sabato 12 novembre 2011, nel Quartiere fieristico di Rimini, ECOMONDO – Città Sostenibile, sala Agorà si terrà la 1ª giornata nazionale di formazione ambientale per giornalisti, promossa dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti unitamente a Unaga – Fnsi.

Programma. 09.30 – 11.00 Accredito stampa – ingresso area “Città Sostenibile” (Padiglione D1). Visita percorso espositivo Città Sostenibile. 11.00 – 13.00 Workshop “Costruire sostenibile, risparmiando”, a cura di Unaga, Greenaccord, eAmbiente ed ECOMONDO, Coordina Gabriella Chiellino – Coordinamento Scientifico di Città Sostenibile e AD eAmbiente. Saluti iniziali: Simone Castelli – Direttore Business Unit Rimini Fiera, Elvisio Vinti e Roberto Zalambani – Consiglio Nazionale Ordine dei Giornalisti, Gruppo sulle specializzazioni del Cnog. Interventi: Mimmo Vita – Presidente Unaga, Luisella Meozzi – Presidente Greenaccord Emilia Romagna, Salvatore Bianca – Portavoce del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. Case histories e progetti innovativi: Wittfrida Mitterer – Istituto Nazionale di Bioarchitettura, Ricostruzione di un quartiere vecchio de l’Aquila; Antonio Brunori – PEFC Italia, La filiera “bosco-legno-carta” etica e responsabile;  Samuele Giacometti – autore del libro “Sa Di Legno”, presentazione;  Marco Battistella – Treviso Tecnologia, Tecnologia per la tracciabilità agroalimentare: il caso RFID from Farm to Fork (F2F);  Maddalena Spallacci – Gruppo Loccioni, Leaf Community: come misurare la sostenibilità. 13.00 – 13.30 Visita percorso espositivo Città Sostenibile. 13.30 – 14.30 Buffet Wigwam. 14.30 – 16.00 Visita guidata ECOMONDO – Energia, Clima, Rifiuti, Mobilità. Per accrediti e richieste di ulteriori informazioni sulle modalità di partecipazione scrivere a: zalambanir@fedemilia.bcc.it

(fonte Odg.it)