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Corridoio verde da Modena a Monaco

Un ”corridoio verde” tra Modena e Monaco di Baviera per promuovere la mobilita’ sostenibile: è il progetto, presentato al Parlamento europeo, al quale partecipano le Province di Bolzano e di Trento e Autobrennero Spa. Uno dei cardini del progetto sara’ l‘impianto pilota di produzione e distribuzione di idrogeno la cui costruzione e’ prevista all’uscita autostradale di Bolzano Sud, primo tassello di una rete di distributori d’idrogeno ogni 100 chilometri, per consentire l’approvvigionamento lungo un tratto di 600 chilometri di lunghezza.

Il ”corridoio verde” prevede l’utilizzo di diverse forme di energia rinnovabile. L’A22 pianifica al Brennero un parco eolico che dovrebbe fornire 10 Mw di energia all’anno e nei prossimi anni diverse amministrazioni comunali altoatesine si doteranno di autobus ad idrogeno.

(fonte Ansa)

Rischio idrogeologico in Italia: possibile prevenirlo nonostante le riduzioni della spesa pubblica

Eventi meteorologici violenti evidenziano la drammatica situazione di vulnerabilità per il territorio italiano (negli scorsi 9 mesi, le situazioni più gravi in Sicilia, Calabria, Toscana, Campania), cui non è garantito un’adeguata sicurezza idrogeologica; nei più recenti 80 anni si sono registrate ben 5.400 alluvioni e 11.000 frane. Secondo il Ministero dell’Ambiente, il 68,6% dei comuni (in Valle d’Aosta, Umbria, Molise, Calabria e Basilicata è il 100%) ricade in aree classificate ad alto rischio idrogeologico, che interessano il 7,1% della superficie del Paese (ha. 2.150.410); ci sono ben 3458 scuole e 89 ospedali minacciati da frane o inondazioni!

Prevenire o almeno ridurre il rischio idrogeologico è possibile. Ciò nonostante si registra, anche quest’anno nel Documento di Programmazione Economico-Finanziaria (D.P.E.F.), un’assoluta mancanza di attenzione per i problemi concernenti la manutenzione del territorio. Eppure si calcola che, annualmente, l’Italia spenda, in media, oltre un miliardo di euro per le emergenze, che vedono coinvolte circa 5.000 persone. Prevenire o quantomeno ridurre il rischio idrogeologico sarebbe possibile: infatti il 25% delle località, colpite da frana, è recidiva ed il 40% delle alluvioni si ripetono nei medesimi siti. Lo stesso Governo ha indicato in 44 miliardi di euro (27 per il Centro Nord, 13 per il Sud, 4 per il patrimonio costiero) il fabbisogno necessario per la sistemazione complessiva delle situazioni di dissesto sul territorio nazionale. A fronte di ciò l’Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni ha redatto e presentato un Piano pluriennale per la riduzione del rischio idrogeologico: gli interventi, elaborati dai consorzi di bonifica ammontano a 4.183 milioni di euro da realizzarsi attraverso mutui quindicennali: è una cifra importante pari, però, solo al 20% di quanto speso, nel decennio 1994-2004, per riparare i danni da catastrofi idrogeologiche.

Mercoledì 14 luglio a Roma Assemblea Anbi. In tempi di ripensamento della spesa pubblica, non è questo un modo virtuoso di allocare le risorse per poter risparmiare nell’immediato futuro (senza contare le vittime, che i disastri naturali comportano)? E’ questa una delle domande, che saranno al centro della Assemblea A.N.B.I. (Associazione Nazionale Bonifiche Irrigazioni) 2010 in programma mercoledì 14 luglio p.v. con inizio alle ore 9.30 nel Centro Congressi dell’ Hotel Parco dei Principi a Roma (in via Frescobaldi, 5).

(fonte Anbi)

Ghiacciai altoatesini ridotti del 30% tra il 1983 e il 2006

La superificie coperta da ghiacciai in Alto Adige si e’ ridotta di oltre il 30 per cento tra il 1983 ed il 2006. Il dato e’ rilevato dal catasto dei ghiacciai, presentato alla riunione estiva del Comitato glaciologico italiano tenutasi nei giorni scorsi a Bolzano. Rispetto al massimo avanzamento del XIX secolo si stima che le aree ricoperte dal ghiaccio si siano ridotte del 66,2 per cento. Attualmente i ghiacciai coprono poco piu’ dell’1,2 per cento della superficie altoatesina.

(fonte Ansa)

GAL del Polesine: presentati 3 bandi pubblici dei PSL 2007-2013

sx Faccioli, Peratello, Belloni e Fracasso

Con l’avviso di pubblicazione sul Bur del 9 luglio, i Gal polesani Delta Po e Adige aprono il bando relativo alla misura 311 azione 3 “Incentivazione della produzione di energia e biocarburanti da fonti rinnovabili” nell’ambito del Programma di Sviluppo Locale, Asse IV Leader del PSR Veneto 2007-2013.Gli altri due bandi, saranno pubblicati sul Bur il 16 luglio e riguardano la “Creazione e sviluppo di microimprese” (misura 312 azione 1) e la “Creazione e ammodernamento di microimprese orientate allo sfruttamento delle energie rinnovabili” (misura 312, azione 2).

I bandi sono stati presentati lo scorso 7 luglio in Camera di Commercio di Rovigo, alla presenza dei due presidenti dei Gal, Francesco Peratello per il Delta Po e Alberto Faccioli per l’Adige, di Lorenzo Belloni, che ha fatto gli onori di casa e di Stefano Fracasso, direttore di entrambi i Gal Polesani. I presidenti, hanno illustrato gli aspetti tecnici e le valutazioni che hanno portato alla stesura definitiva dei bandi, sottolineando l’importanza del lavoro svolto per la ricaduta sulle aziende del territorio, auspicando che anche in questa nuova programmazione Leader possa essere concretizzato al massimo l’impegno profuso per lo sviluppo dell’intera area dei Gal Polesani.

Grazie ai bandi, i due Gal metteranno a disposizione del territorio 1.200.000 euro di contributo pubblico, che si vanno ad aggiungere ai 2.830.000 euro, messi a disposizione con i 3 bandi precedenti, per complessivi oltre 4 milioni di euro. “Con il programma di sviluppo locale, hanno detto Peratello e Faccioli, si vuole aumentare la competitività, la qualità, la distintività del territorio, dell’ambiente e delle sue produzioni, elementi chiave per rafforzare la capacità del nostro territorio di agire e contrastare la crisi economica attraverso la valorizzazione delle eccellenti e peculiari risorse di cui dispone il nostro territorio. Questo obiettivo verrà concretizzato proprio attraverso le risorse del Leader del Gal, che attiverà fino al 2014 investimenti locali per oltre 18 milioni di euro sul territorio di competenza, da utilizzare in maniera sinergica con gli altri strumenti che l’Unione Europea ha messo a disposizione per il territorio.

Entro il 23 agosto, presentazione delle domande. ” I bandi pubblicati, riguardano la misura 311 azione 3, “Incentivazione della produzione di energia e biocarburanti da fonti rinnovabili”:  le domande potranno essere presentate ad Avepa, struttura periferica di Rovigo, entro e non oltre il termine di 45 giorni (entro il 23 agosto 2010). Gli altri due bandi, che saranno pubblicati sul Bur il 16 luglio, riguardano la “Creazione e sviluppo di microimprese” (misura 312 azione 1) e la “Creazione e ammodernamento di microimprese orientate allo sfruttamento delle energie rinnovabili” (misura 312, azione 2). I testi dei bandi sono già disponibili nei siti internet dei due Gal.

(fonte Gal Delta Po)

9 luglio 2010: a Caorle (Ve) giornata dimostrativa biocarburanti

Chi semina strade raccoglie traffico, chi diffonde traffico incrementa lo smog. Da tempo, nelle cronache e nei dibattiti tra esperti di mobilità e addetti al settore, o meno, imperversa questa sorta di equazione. Ma se non fosse esattamente così? E’ la  domanda che si sono posti coloro i quali stanno sperimentando nel mondo l’utilizzo di biocarburanti.

A Venezia, in futuro biocarburante per i vaporetti. Uno di questi studi si sta svolgendo a Caorle (VE), presso l’azienda pilota e dimostrativa di Veneto Agricoltura “Vallevecchia” con i progetti “Biosire”, finanziato dal programma comunitario “Intelligent Energy Europe (IEE)” di cui la Regione del Veneto è partner, ed Energycrops. Progetti che si propongono il primo di realizzare uno studio di fattibilità per una possibile transizione verso l’impiego di biocarburanti (da oli esausti vegetali e da oli vegetali puri) nei natanti a uso turistico che solcano la Laguna di Venezia, e il secondo finalizzato alla produzione di biocarburanti in area rurale.

Appuntamento a Vallevecchia il 9 luglio alle 9.30. Il tutto verrà presentato proprio a “Vallevecchia” il prossimo 09 luglio, nell’ambito di una giornata dimostrativa che inizierà con un meeting alle 09.30. Le filiere di produzione prese in esame sono due: il recupero e il riciclo di oli alimentari di cottura esausti per la produzione di biocarburanti; la produzione di olio vegetale puro da colture agricole oleaginose dedicate (in particolare colza). Nell’area espositiva appositamente allestita ci sarà inoltre modo di visionare le filiere di produzione. Tra i presenti oltre a Paolo Pizzolato, Amministratore Unico di Veneto Agricoltura e Renato Chisso, Assessore regionale alla Mobilità ed Infrastrutture della Regione Veneto ci saranno, tra gli altri, i relatori Giustino Mezzalira e Federico Correale di Veneto Agricoltura e Andrea Ballarin della Regione Veneto ed Eliseo Antonini di AIEL.

(fonte Veneto Agricoltura)

Comuni Ricicloni 2010: Ponte nelle Alpi (BL) al top delle località più virtuose

foto Legambiente

E’ il Nordest a fare la parte del leone per la gestione dei rifiuti in Italia: Ponte nelle Alpi, in provincia di Belluno, si piazza infatti al primo posto della classifica di Legambiente che ogni anno assegna gli Oscar del riciclo ai comuni che gestiscono al meglio i propri rifiuti. A livello regionale è il Veneto a svettare in cima alla classifica con una percentuale del 67% delle amministrazioni virtuose sul totale dei comuni, seguito dal Friuli Venezia Giulia con il 34,2%. Per diventare Comune Riciclone nel 2009, bisognava aver superato la soglia del 50% di raccolta differenziata. Ai comuni sotto i 10.000 abitanti delle regioni del Nord Italia la giuria ha invece imposto il superamento della soglia del 55%. Vincitore assoluto dell’edizione 2010 è quindi il comune di Ponte nelle Alpi (BL), 8.499 abitanti, che, oltre ad aver conseguito il 83,5% di raccolta differenziata, ha l’indice di buona gestione più alto in Italia: 87,28%.

Esperienze consortili: gli ATO che funzionano. La recente legge sugli Enti locali che vuol eliminare gli enti superflui ed inefficienti,  colpisce purtroppo anche le realtà più utili. Oltre la metà dei Comuni Ricicloni, infatti , si sono strutturati per la gestione dei servizi in sistemi consortili, esperienza positiva che riguarda circa 6,3 milioni di abitanti residenti nel nord Italia, efficace grazie alla distribuzione uniforme su ampie aree di territorio. Tre gli esempi più significativi premiati da Legambiente con il premio speciale “Cento di questi consorzi”: il Consorzio Intercomunale Priula, provincia di Treviso (243.721 abitanti e 78% di r.d.), Fiemme Servizi spa provincia di Trento (27.585 abitanti che raccolgono in modo differenziato il 77,6% del totale) e il Consorzio per l’igiene dell’Ambiente e del Territorio – TV1, provincia di Treviso (308,169 abitanti e 74,3% di raccolta differenziata).

I comuni sopra e sotto i 10.000 abitanti: in Veneto l’eccellenza. Il nordest si conferma l’area italiana dove i rifiuti vengono gestiti al meglio. Basti pensare che nella graduatoria dei comuni al di sopra dei 10.000 abitanti, nelle prime 27 posizioni troviamo solo comuni veneti e trentini ad eccezione di due comuni astigiani al 19° e 21° posto. La classifica dei comuni al di sotto dei 10.000 abitanti invece parla solo la lingua veneta: nei primi 30 posti, sono solo due gli intrusi, in 9a e 10a posizione (un trentino e un torinese). Di questi, 18 li troviamo in provincia di Treviso e, di essi, ben 12 appartengono al Consorzio Intercomunale Priula, che non casualmente dunque, si conferma come il migliore nella speciale classifica “Cento di questi consorzi”.

(fonte Legambiente)

7-8 luglio: a Ceregnano (RO) c’è “Agro-Innovare

Il 7 e l’8 luglio, nell’iniziativa organizzata dal settimanale L’Informatore Agrario e dal mensile MAD-Macchine Agricole Domani con Veneto Agricoltura e il Centro Inter-universitario di Ricerca in Agricoltura di Precisione dell’Università di Padova presso l’azienda Sasse Rami di Veneto Agricoltura a Ceregnano (Rovigo), dimostrazioni dal vivo delle potenzialità di tecniche colturali che coniugano risparmio energetico e protezione dell’ambiente.

L’agricoltura conservativa dà una mano a preservare l’ambiente dai danni dei gas-serra. Dalle più recenti sperimentazioni condotte in Italia risulta infatti che questa tecnica consente, attraverso un minor impiego di combustibile di origine fossile, la riduzione da 0,8 a 3 t/ha di emissioni di CO2 in atmosfera ogni anno. «In particolare, considerando una superficie nazionale a seminativi di circa 12 milioni di ettari e una potenzialità nell’adozione delle tecniche di lavorazione semplificata del 30% si possono limitare le emissioni di CO2 da 3,3 fino a 12,5 milioni di tonnellate all’anno, che significa dal 17 al 65% della riduzione nazionale prevista dal protocollo di Kyoto entro il 2012» spiega Luigi Sartori, del del Centro Inter-universitario di Ricerca in Agricoltura di Precisione dell’Università di Padova.

Protagonista delle “giornate in campo”, l’agricoltura conservativa. Le riconosciute potenzialità dell’agricoltura conservativa, utile anche per preservare lo stock di carbonio nel suolo,  la rendono  per la prima volta protagonista, insieme all’agricoltura di precisione, delle “giornate in campo” organizzate quest’anno da L’Informatore Agrario con Veneto Agricoltura e il Cirap. “Agro-innovare” evidenzierà in particolare i benefici delle due tecniche per garantire interventi altamente mirati e una gestione agronomica semplificata (lavorazioni ridotte, gestioni delle infestanti,ecc.). Partner delle giornate è Unacoma (Unione nazionale dei costruttori di macchine agricole). «L’agricoltura conservativa contrasta la tendenza a lavorazioni troppo energiche e permette il controllo dell’erosione e il miglioramento dell’efficienza dell’acqua e della sua qualità – dice Antonio Boschetti, direttore de L’Informatore Agrario. Tra i vantaggi economici rientrano la riduzione dei consumi di gasolio, di manodopera e delle potenze dei trattori impiegati».

Veneto Agricoltura: prove e confronti di lavorazioni in aziende pilota. In virtù della misura del PSR 214i azione 1 stanziata dalla Regione Veneto, Veneto Agricoltura, azienda della Regione per il settore agricolo, oltre alle giornate sulle macchine a Sasse Rami, sta effettuando un’intensa attività di prove e confronti di lavorazioni in aziende pilota e dimostrative.  «Una sperimentazione più organica, su centinaia di ettari, in condizioni pedo-climatiche differenziate, sarà avviata utilizzando tutte le realtà pilota e sperimentali di pianura della nostra azienda (Vallevecchia di Caorle, Diana di Mogliano Veneto, Sasse Rami di Ceregnano)» annuncia Paolo Pizzolato, amministratore unico di Veneto Agricoltura.

(fonte Edizioni L’Informatore Agrario)

Il Veneto di Mainardi, uomo e natura in laguna

Valle Averto (foto WWF)

E’ innamorato della laguna di Venezia, l’etologo Danilo Mainardi, e non solo per la sua bellezza, ma perche’, anche se con qualche evidente contraddizione, questo ecosistema, uno dei piu’ estesi (550 Kmq di superficie) e piu’ preziosi d’Europa e dell’intero bacino Mediterraneo, sa coniugare presenza umana e natura.

Zona di fermata per i migratori. ”In laguna, nonostante la presenza antropica, ho visto moltissimi cigni selvatici, ma c’e’ anche l’airone grigio, e in generale tutta la laguna e’ una delle zone di fermata piu’ importanti per i migratori”, afferma Mainardi, veneziano di adozione, milanese di nascita, laureato in biologia, gia’ docente di ecologia comportamentale alla Facolta’ di Scienze Matematiche Fisiche Naturali dell’Universita’ Ca’ Foscari di Venezia.

Fistione turco

Rifugio faunistico. ”La laguna di Venezia e’ straordinaria, e’ ricca di siti naturalistici, anche nei suoi dintorni – aggiunge – mi viene in mente ad esempio l‘Oasi del Wwf di Valle Averto, assolutamente splendida, attrezzata per una visita naturalistica ampia e complessa”. Situata nella laguna sud, Valle Averto e’ nata come Oasi naturale di protezione nel 1988 ed e’ gestita direttamente dal Wwf che vi ha istituito un rifugio faunistico. Dal 1989, ricorda l’etologo, l’area e’ riconosciuta d’importanza internazionale dal Ministero dell’Ambiente ed e’ inserita nella convenzione di Ramsar. Per la sua particolare importanza ambientale, l’Unione Europea ha contribuito all’acquisto di 83 ettari effettuato dal Wwf. Come postazione di birdwatching, vi si osservano il Germano reale, l’Alzavola, il Mestolone, il Codone ed il Fistione turco, divenuto simbolo dell’Oasi. E vi sono di casa l’Airone cenerino, la Garzetta, l’Airone bianco maggiore e l’Airone rosso. Sono stati inoltre osservati il Fenicottero, la Spatola, la Casarca, l’Aquila di mare e l’Aquila anatraia maggiore.

Tra il Lido e la laguna centrale di Venezia. ”Altrettanto affascinante e’ l’Oasi di Ca’ Roman al Lido di Venezia, gestita dalla Lipu”: unita all‘isola di Pellestrina dalla diga artificiale dei ‘Murazzi’, questo spazio costituisce il lembo meridionale dei lidi che, da Cavallino a Chioggia, separano la laguna di Venezia dal mare. D’inverno si possono osservare tra l’altro lo Sparviero, il Falco pellegrino ed il Falco di palude e numerosi uccelli provenienti dal nord Europa: lo Svasso piccolo, lo Svasso maggiore e lo Smergo minore. ”Non dimentichiamo l’Isola della Certosa – prosegue Mainardi – e’ un’isola affascinante, un esempio interessante di recupero e adesso dotata di un porto per barche a vela, con molti animali domestici e selvatici”. La Certosa si trova nella laguna centrale di Venezia, a meno di 250 metri da S. Pietro di Castello e a poco piu’ di 500 metri dal Lido. Anticamente era costituita da due piccole isole divise da un canale che venne interrato nel 1199 per erigere un tempio e un monastero. Sede di Agostiniani e Certosini, con la soppressione degli ordini religiosi fu destinata da Napoleone a uso militare e spogliata delle sue opere d’arte. Ora e’ destinata ad ospitare il Parco Urbano della Lagune di Venezia.

Isola del Lazzaretto Nuovo

Quarantena per uomini e merci. ”Anche l’Isola del Lazzaretto Nuovo, poco distante, e’ un luogo che amo – continua l’etologo – e’ interessante dal punto di vista archeologico, ci sono scritte affascinanti lasciate nei secoli da visitatori e abitanti, tombe di diverse epoche: qui avveniva una sorta di quarantena per uomini e merci, che venivano purificate affumicandole con vari tipi di sostanze”. L’isola conserva edifici monumentali, tra i quali il cinquecentesco Tezon Grande e una cinta muraria ottocentesca che delimita l’antico insediamento. Di proprieta’ demaniale e vincolato dal Ministero per i Beni e le Attivita’ Culturali, Il Lazzaretto Nuovo dal 1977 e’ in concessione ad un’associazione di volontariato, l’Ecos Club, che organizza visite guidate, incontri, mostre ed eventi in riferimento alle caratteristiche storiche e ambientali, alla cultura e alle tradizioni lagunari e marinare.

Convivenza tra uomo e natura. ”Questo mi affascina della laguna: la possibilita’ di integrare la presenza dell’uomo e il rispetto della natura – dice Mainardi – e’ un po’ come il problema dell’Orso Dino, del quale oggi tanto si parla: non e’ piu’ l’orso dolomitico, il ‘furmigarol’ di cui parlava Dino Buzzati, chiamato cosi’ perche’ ghiotto di formiche, e un po’ piu’ piccolo, come un grosso cagnone. Dino oggi fatica a trovare un suo territorio e quindi a distinguere il confine tra selvatico e domestico”. ” Uomini e orsi possono imparare a stare insieme, ma occorre grande esperienza da parte degli uomini, come in Canada – conclude – dove gli uomini hanno imparato a insegnare agli orsi a girare alla larga, destinando loro lo spazio di cui hanno bisogno: questo e’ il paradigma da utilizzare, piu’ in generale, in ogni habitat di convivenza tra uomo e natura”.

(fonte ANSA)

A Udine: energia elettrica grazie ai salti d’acqua delle rogge

Udine. Roggia.

Facendo seguito al “Patto dei sindaci”, sottoscritto lo scorso anno, il Comune di Udine sottoscriverà una convenzione con l’Università friulana e il Consorzio di bonifica Ledra Tagliamento per sfruttare i salti d’acqua delle rogge cittadine al fine di produrre energia elettrica.

Avviato uno studio di fattibilità. Considerato, infatti, che sono di proprietà comunale le strutture adiacenti alcune piccole cascate in città e che le rogge, gestite dall’ente consortile, appartengono al demanio idrico, la giunta comunale ha deciso di avviare uno studio di fattibilità per installare piccole turbine di produzione idroelettrica. La convenzione, che verrà siglata tra i tre enti, impegna il Comune a coordinare l’iniziativa e a rendere disponibili le strutture adiacenti i salti d’acqua, il consorzio a redigere uno studio di fattibilità e l’ateneo a fornire la propria collaborazione scientifica, di ricerca e di consulenza.

(fonte Anbi)

I soci Argav in visita al Mose

25/06/10 I soci Argav durante la visita al MO.S.E. organizzata dal Consorzio Venezia Nuova (foto Mirka Cameran Schweiger)

(di Beatrice Tessarin) Mosè salvò il popolo ebraico dalle acque del mar Rosso, mentre fuggiva inseguito dai carri da guerra degli egiziani. Il MO.S.E., con una straordinaria assonanza tecnologica (è infatti l’acronimo di “modulo sperimentale elettromeccanico”) dovrebbe salvare Venezia dalle acque dell’Adriatico, nonostante l’inseguimento degli strascichi dei partiti del “no”.

25/06/10 Visita Mose soci Argav (foto Beatrice Tessarin)

L’Arsenale il futuro centro operatativo di controllo del Mose . Per dare un’occhiata da vicino, il 25 giugno, una trentina di soci dell’Argav sono stati ospiti del Consorzio Venezia Nuova, che ha messo a disposizione un intero staff tecnico per accompagnare i giornalisti all’Arsenale restaurato (che diventerà il centro operativo di controllo del “sistema Mose”), sui cantieri aperti alla bocca di Lido (dove sono in costruzione i giganteschi cassoni di calcestruzzo) e nella laguna Nord, per visitare la ricostruzione dell’ambiente morfologico delle barene. Una squisita ospitalità che ha permesso di vedere cose normalmente precluse ai cittadini comuni, anche perché, nonostante le dimensioni ciclopiche, i cantieri (circa 15 chilometri) sono tutti fronte mare e riforniti via acqua con circa 1600 metri di lavori subacquei. Nel solo cantiere della bocca di Lido, lavorano 180 operai, ma sono circa tremila le persone impegnate nelle opere dirette e nell’indotto.

25/06/10 I soci Argav in visita ai cantieri Mose (foto Beatrice Tessarin)

Cos’è il MO.S.E. Il “progetto Mose” è un sistema di dighe mobili (4 in tutto), costituite da paratoie allineate (78 complessivamente) che vanno dai 3,6 ai 4,5 metri di spessore per un’altezza variabile dai 18,5 ai 29,6 metri e lunghe 20 metri e che si alzeranno dal loro alloggiamento sottomarino in caso di pericolo di marea superiore ai 110 centimetri (ma potrebbero funzionare anche per livelli inferiori) e andranno ad isolare la laguna veneziana, chiudendo le tre bocche di porto (Lido, Malamocco e Chioggia) che la collegano col mare Adriatico. Insomma, 1600 metri di dighe fantasma, che in mezzora risalgono dal mare: una cosetta da niente nei giochi per bambini, un problemino maggiore nei giochi per ingegnere idraulico, tenendo conto dell’ambiente naturale in equilibrio terra-acqua, dell’impatto ambientale sugli habitat, del fatto che tutto si deve mimetizzare e far vivere le attività portuali come se niente fosse. Eppure si può fare. Il Mose è al 63 per cento e sarà operativo nel 2014.

25/06/10 Visita Mose soci Argav (foto Beatrice Tessarin)

Le opere di difesa passiva. Il lavoro maggiore e forse meno eclatante è, però, cominciato nel 1987, col recupero del litorale, il restauro dei moli, il rialzo delle rive urbane, l’escavo dei canali, il consolidamento delle difese a mare contro le mareggiate, il ripristino dell’ambiente morfologico con la creazione di nuove barene in laguna. Tutte opere di cosiddetta difesa passiva che mirano ad impedire l’erosione marina, a rompere il moto ondoso, a ridurre gli effetti del vento per “aiutare la natura a difendere Venezia”, come dicono al Consorzio Venezia Nuova. E consentire così alla tecnologia del Mose di essere l’ultima barriera della città, da attivare in caso di fallimento di un efficace sistema di difese passive, che oggi sono all’85 per cento del progetto. Un costo complessivo di circa 4.700 milioni di euro. Deve funzionare per forza. Ma, l’insieme delle opere e delle sperimentazioni multidisciplinari di questi vent’anni sono forse il vero miracolo del progetto Mose, perché hanno permesso di accumulare una mole di sapere unico al mondo. Tutto l’ingegno, la creatività, la tecnologia, la biologia e le scienze ambientali, unite all’esperienza dei veneziani, alla conoscenza anche storica del loro territorio, hanno creato uno know how economicamente monetizzabile ed esportabile.

25/06/10 Visita Mose soci Argav (foto Beatrice Tessarin)

Venezia e l’acqua: da sempre una relazione complicata. Si dice che il mondo salverà Venezia, perché tutte le migliori menti mondiali hanno concorso per tutelare la città serenissima, ma è possibile che sia invece Venezia a salvare il mondo, esportando le sue ormai millenarie conoscenze di come si sopravvive ai bordi di un mare che si alza costantemente.