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Gli alberi secolari, un viaggio nella natura

"pianta santa" Longarone (Bl)

Cedri, querce, faggi: gli alberi monumentali del Veneto raccontano storie di luoghi che li hanno visti silenziosi custodi di ville e zone aperte, nelle quali fa da guida Anna Cassarino, un’artista che si e’ dedicata agli alberi dopo un ”viaggio di tre mesi in Messico e successivamente in Guatemala e Costa Rica, dove la natura si mostra in forme straordinarie: da allora ho indirizzato le mie competenze creative verso l’ecologia ed il suo rapporto con l’arte”. Un ‘viaggio’ che si sviluppa lungo le sette province venete e che merita, viste le distanze di essere suddiviso in piu’ momenti. ”Li ho scelti  come autorevoli rappresentanti della loro specie – dice Cassarino -, perche’ l’emozione che suscitano puo’ invogliare a conoscerli meglio e favorire l’immaginazione, risorsa di grande importanza per l’umanita”’. Una parte dei percorsi alla ricerca degli alberi secolari si snoda lungo il bellunese, il rodigino, il trevigiano.

Provincia di Belluno – Nella villa dove ha vissuto lo scrittore Dino Buzzati, a Belluno bassa, sulla strada per Feltre, e’ custodito un liriodendro di 200 anni, alto una trentina di metri, dalle foglie a forma di testa di gatto e dai fiori simili a tulipani: lo scrittore lo ha citato in un breve racconto. Ma quella che viene chiamata ‘la pianta santa‘ e’ a Longarone, a Fae’, poco prima della zona industriale: e’ una sequoia gigante, alta 33 metri, ha 170 anni ed e’ chiamata cosi’ perche’, investita dalla piena del Vajont, ha continuato a vivere. Nel comune di Chies d’Alpago, salendo verso il villaggio Mont, con una bella camminata lungo una mulattiera ci si trova davanti un faggio di circa 300 anni, alto 35 metri. Un tiglio nostrano dalla circonferenza di nove metri, di 300 anni d’eta‘, e’ nel comune di Lentiai, salendo a Stabie. Sul Passo Cibiana, c’e’ un larice di circa 300 anni col fusto biforcuto, alto 25 metri, mentre nel comune di Zoldo Alto, frazione di Costa, si trova un bell’acero di monte di circa 250 anni.

Provincia di Rovigo – Un frassino di 400 anni e’ visibile in una delle ville di Villadose, con il tronco basso e cavo. Due pioppi cipressini di circa 100 anni si trovano nella fattoria Moline, tra Roverdicre’ e Costa di Rovigo. A Lendinara, vicino alla chiesetta di San Rocco, vive un platano orientale di 300 anni, alto 36 metri, con un tronco dalla circonferenza di nove. Nel comune di Adria, prima di arrivare a Cavanella Po, lungo la strada si nota un grande leccio di circa 150 anni, davanti alla villa Papadopoli.

Provincia di Treviso – Nel giardino della villa della viaggiatrice Freya Stark, ad Asolo, ci sono alberi di circa 150 anni, e, scendendo via Foresto Vecchio, si incontra un castagno di 300 anni. Verso Vittorio Veneto, invece, c’e’ un faggio alto 35 metri, di circa 300 anni di eta’, nei pressi di una piccola baita nel territorio comunale di Miane, lungo la via del bosco di Madean, ricco di castagni, di abeti rossi e di faggi. A Tezze sul Piave, a Vazzola, da circa 200 anni c’e’ un albero di origine cinese, una sophora japonica pendula, soprannominato albero pagoda a causa del fogliame fitto, disposto come tegole sopra archetti che partono da rami tanto ondulati sa sembrare grossi serpenti, che fiorisce ad anni alterni con grappoli di fiori bianchi e profumati.

(fonte ANSA)

Premio Nazionale “La Città per il Verde” 2010: vince la Città di Cerea (Vr)

Il progetto vincitore

Con il progetto “Valorizzazione area fluviale del Menago in località Vallette” il comune Città di Cerea (Vr) ha vinto il I° premio dell’11° edizione del premio nazionale “La Città per il verde” che viene assegnato a Comuni e Province italiani che si sono particolarmente distinti per realizzazioni o metodi di gestione innovativi, finalizzati all’incremento del patrimonio verde pubblico. Il Premio “La Città per il verde” è un’iniziativa della casa editrice Il Verde Editoriale. I suoi partner istituzionali sono PadovaFiere e l’associazione Touring Club Italiano.

La premiazione avverrà il 10 settembre 2010 con una cerimonia al Salone internazionale di florovivaismo – Flormart, Fiera di Padova (9-11 settembre 2010), nell’ambito del Salone del verde tecnologico (T-Verde).  I vincitori riceveranno una targa di riconoscimento, l’autorizzazione ad apporre sulla propria carta intestata il logo del Premio, seguito dall’anno di assegnazione, e un abbonamento annuale alla rivista ACER. Inoltre ciascun ente vincitore riceve una copia dell’ultimo libro pubblicato da Il Verde Editoriale. Peugeot, sponsor principale dell’iniziativa, mette a disposizione di ogni vincitore, una 308 SW in comodato d’uso gratuito per un anno.

(fonte Valorizzazione area fluviale del Menago in località Vallette)

San Michele all’Adige in aiuto al Veneto contro le “cavallette nere”

Contro le Cavalletta nera (Barbitistes vicetinus)cavallette nere che stanno prendendo d’assalto i colli Euganei e Berici si sta muovendo anche l’Istituto Agrario di San Michele all’Adige. Gli entomologi del Centro Trasferimento Tecnologico sono stati invitati dal Parco regionale dei Colli Euganei, insieme all’Università di Padova, ad approfondire le conoscenze sulla biologia dell’insetto e a fornire un adeguato supporto tecnico agli agricoltori e ai residenti.

Da verde diventa nera in fasi di anormale diffusione. Si tratta di un’esplosione demografica del tutto singolare perché il “Barbitistes vicetinus“, specie autoctona e tipica delle zone collinari del Veneto ma presente anche in val d’Adige dove la situazione risulta però nella norma, è solitamente rara. La cavalletta è innocua, al massimo può spaventare o risultare fastidiosa. Normalmente ha una colorazione verde, ma in queste fasi di anormale diffusione diventa nera.

Fenomeno in fase decrescente. I danni provocati sono concentrati all’interno del bosco e solo marginalmente hanno interessato alcune coltivazioni di vite, olivo e ciliegio. “La pullulazione è un fenomeno comune in molte specie di animali che rientra in fase di latenza dopo alcuni anni. Per quest’anno – spiega Paolo Fontana del Centro Trasferimento Tecnologico di San Michele, uno dei massimi esperti nazionali di cavallette –  il fenomeno è attualmente in fase decrescente e il ciclo vitale dell’insetto è nella sua fase conclusiva”.

(fonte Istituto Agrario San Michele all’Adige)

Rapporti Africa-Europa. Nel “Nord-est” africano, opportunità per l’Italia

Incontro Argav-Wigwam 18/06/10: a parlare, da sx Katia Mazzucato, Fabrizio Stelluto, Giancarlo Scottà

(di Pietro Bertanza, Vice Presidente Argav) In questo caso lo dobbiamo proprio dire: il mal d’Africa esiste! Lo ha dimostrato Katia Mazzucato (manager italiana a capo del progetto Greenoil) durante l’incontro Argav-Wigwam di venerdì scorso (18/06/2010) moderato da Fabrizio Stelluto, Presidente Argav, nella splendida cornice del circolo di campagna ad Arzerello (Padova).

Benin e Togo : ad Ovest il “nordest” dell’Africa. L’imprenditrice italiana ha illustrato, ad una platea attenta e preparata, il suo progetto per la realizzazione in Togo e Benin di un’impresa agroenergetica per la produzione di olio da piante di Jatropha curcas destinato ad alimentare gli impianti dei consorziati Greenoil per la generazione in Italia di energia elettrica. Il programma di lavoro prevede la coltivazione di 15.000 ettari con una pianta non food, la Jatropha curcas appunto, nei territori lasciati incolti dell’Africa occidentale, che si potrebbe definire “il Nord-est africano”, e la commercializzazione dell’olio combustibile in Italia per una produzione totale di energia pari a 25MW. Progetto che prevede investimenti sino a 20 milioni di euro. Mazzucato non ha lasciato nulla al caso e lo dimostra con numeri, dati e competenza rispondendo alle continue domande degli astanti incuriositi e rapiti dal progetto.

Jatropha curcas

Utilità sociale. Non solo aspetti economici per il progetto: infatti, è stata dedicata particolare attenzione anche all’aspetto occupazionale e di sviluppo socio economico del comparto agricolo nei paesi africani. In particolare, le piantagioni sono state progettate per essere coltivate e gestite interamente manualmente e per consentire all’agricoltore e alla sua famiglia di realizzare proprie coltivazioni agricole nella modalità Intercropping (coltivazione di specie intrafilare) nelle aree dell’azienda agroenergetica. Ciò favorirà inoltre una maggiore fertilità del terreno.

La visione europea. L’incontro è proseguito con l’intervento di Giancarlo Scottà (deputato al Parlamento Europeo, vicepresidente della Delegazione all’assemblea parlamentare paritetica ACP-UE – ndr Africa Caraibi Pacifico, Unione Europea) che ha portato la sua esperienza in campo europeo. Scottà ha raccontato le sue visite in Africa e le varie opportunità anche per gli imprenditori italiani. L’onorevole ha continuato il suo intervento toccando un problema assai annoso: la definizione del rischio nei Paesi in via di sviluppo. Infatti molte sarebbero le potenzialità del territorio africano per l’agricoltore, ma che spesso non conosce bene la realtà o è legato a stereotipi di vecchia data che vuole l’Africa “il Paese nero”.

Incontro Argav-Wigwam 18/06/10: da sx, Katia Mazzucato, Fabrizio Stelluto, Giancarlo Scottà

La questione DO. La serata Argav è continuata all’insegna delle denominazione di origine e della nuova legge in via di approvazione in sede europea. Infatti Scottà è anche membro della commissione agricoltura europea. L’europarlamentare ha subito rassicurato che le diciture doc, docg e igt saranno mantenute e che non c’è pericolo per la Nutella. Ultima questione affrontata e che tiene banco in Europa è la Pac (Politica agricola comune) post 2013. Scottà ci ha solo riferito che sono stati presentati più di 1.200 emendamenti alla proposta di legge… Sarà un bel dibattito.

Alcuni numeri del progetto greenoil. 15.000 ettari piantati a Jatropha Curcas, 48.000.000 piante messe a dimora,
355.958 tonnellate di olio combustibile, 917.855 tonnellate di panello da usare come combustibile, 2.743 nuovi posti di lavoro fissi in Africa.

Come di consueto, al termine dell’incontro i presenti hanno potuto godere dell’ospitalità dello chef e padrone di casa Efrem Tassinato.

Estate in arrivo: stato delle risorse idriche italiane

Diga (foto Anbi)

“L’estate ormai alle porte ripropone il paradosso ambientale italiano: quest’anno, grazie ad un inverno e ad una primavera particolarmente piovosi, non c’è alcun problema di approvvigionamento idrico; anzi, c’è talmente tanta acqua che alcuni invasi hanno dovuto essere scolmati, rilasciando la preziosa risorsa verso il mare. E’ una ricchezza irrimediabilmente persa e che, invece, andrebbe immagazzinata come riserva, con evidenti benefici ambientali. Il Piano Nazionale degli Invasi, fatto di bacini medio-piccoli collinari o di pianura, resta però ancora nel libro dei sogni.”

Lo stato delle risorse idriche italiane. E’ quanto dichiara Massimo Gargano, Presidente dell’Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni (A.N.B.I.), di fronte ai rassicuranti dati sulle risorse idriche del Paese: i bacini del Centro-Sud, a riempimento pluriennale, racchiudono quantità idriche tali da essere un buon viatico anche per la prossima stagione irrigua; i grandi laghi del Nord segnano livelli superiori (Maggiore, Iseo, Garda) o in linea (Como, Idro) con le medie stagionali.

Un Piano Nazionale Invasi per evitare sprechi. “Ogni anno, in Italia, lasciamo terminare in mare, inutilizzati, 8.000 miliardi di litri d’acqua, che potremmo rimpiangere nei momenti di necessità. E’ una risorsa naturale, cui si deve attribuire anche un valore economico, considerato che condiziona fortemente il reddito agricolo: secondo stime del Consorzio Canale Emiliano Romagnolo, l’apporto irriguo comporta un incremento di valore produttivo nei campi che, a seconda della coltivazione, va dai 500 ai 3.000 euro ad ettaro.”

(fonte Anbi)

Incontri formativi Argav: il 15 giugno ad Arzerello si parla di Mose

Mose - Malamocco verso il mare

In vista della visita che i soci Argav faranno prossimamente ai cantieri del Mose, martedì 15 giugno alle ore 19:00 si svolgerà nella consueta sede del circolo Wigwam Arzerello di Piove di Sacco (Pd) una serata di confronto e dibattito su questa grande opera di ingegneria idraulica veneziana, tornata di recente sulla scena mediatica internazionale. A condurre l’incontro sarà il socio Massimo Marco ROSSI, che ha avuto modo di produrre numerosi materiali sulla questione ed esporrà ai presenti i propri risultati. Nell’occasione, chi desidera potrà fermarsi a cena con contributo di € 15,00 (necessaria conferma allo 049 9703015).

In Trentino più di 1000 grandinate negli ultimi 35 anni

Negli ultimi 35 anni, in Trentino, le grandinate sono state 1007, con 41.564 chilometri quadrati di superficie agricola cumulata colpita in tutto il periodo (il dato include ovviamente una stessa area colpita più volte dai chicchi). In questo arco di tempo è aumentata l’intensità delle grandinate, in particolare l’energia cinetica dei chicchi e la loro capacità di provocare danno alle aree agricole, mentre sono diminuite il numero di giornate con grandine e l’estensione della superficie coperta.

Grandine: fenomeno irregolare, nel tempo e nello spazio. A rilevarlo è la rete di monitoraggio dell’Istituto Agrario di San Michele all’Adige, una tra le più complete al mondo, che conta 35 anni di età e 271 siti per oltre mille chilometri quadrati di estensione. I risultati dei rilievi eseguiti dal 1975 ad oggi con pannelli impattometrici che conservano la “memoria” della grandinata in forma di tacche misurate poi in laboratorio, sono stati presentati nei giorni scorsi a San Michele nell’ambito di un seminario organizzato dal  Centro Trasferimento Tecnologico sui risultati del monitoraggio degli eventi grandinigeni in provincia di Trento. “La grandine è un fenomeno irregolare, nel tempo e nello spazio –spiega il ricercatore Emanuele Eccel –  dunque la sua manifestazione è fortemente variabile da un anno all’altro. Lo studio delle grandinate più intense è particolarmente importante: basti pensare che, nella media, la grandinata di maggior importanza di una stagione raccoglie in sé quasi la metà dell’energia cinetica di tutte le grandinate misurate nello stesso anno. Le serie dei dati raccolti ed analizzati indicano che la tendenza in questi 35 anni è stata di un aumento dell’energia della grandine, che si manifesta in modo chiaro in alcune misure, soprattutto quelle che si riferiscono agli eventi di maggiore intensità”.

L’anno 2003 ai primi posti per la grandezza di grandine misurata in Trentino. Lo studio apre la via a rilevanti considerazioni che coinvolgono il cambiamento climatico in atto e gli sviluppi attesi. Per quanto i modelli climatici indichino che le precipitazioni estive siano destinate a diminuire, il caso dell’estate estremamente calda e siccitosa del 2003 è emblematico: tale anno risulta ai primi posti in tutte le classifiche delle grandezze di grandine misurate in Trentino. Pare dunque che la presenza prolungata dell’anticiclone estivo – generalmente prevista dai modelli climatici per le estati del 21° secolo – non sia in grado di risparmiare il nostro territorio da questa minaccia, così impattante sul reddito agricolo delle colture sensibili come il melo e la vite.

(Istituto Agrario di San Michele all’Adige)

Zaia visita il MOSE

(di Fabrizio Stelluto, Asterisco Informazioni e Presidente Argav)

Imponente schieramento mediatico per la visita che il Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, ha svolto ai cantieri del Mose, la più grande opera idraulica moderna, destinata a preservare Venezia dalle alte maree fino a 3 metri. Il termine dei lavori, costati 4678 milioni di euro, è previsto per il 2014; attualmente lo stato di avanzamento ha raggiunto il 63%. Nel corso dell’incontro, Zaia ha più volte sottolineato come il Mose sia il principale committente della Regione dando occupazione a circa 3000 persone. Va infine evidenziato come siano già 12 i Paesi stranieri, che hanno chiesto di insediare un gruppo di studio all’Arsenale per seguire l’evolversi del cantiere e dell’attivazione del sistema Mose.

Cansiglio: “piano cervi” pronto entro giugno

cervi del Cansiglio

Come si sa il numero dei cervi nella foresta demaniale regionale del Cansiglio (BL-TV), gestita da Veneto Agricoltura, in questi anni ha subìto un’impennata. Molte le cause; e quindi nel 2009 ha avuto avvio la stesura del Piano di Controllo del Cervo della Foresta del Cansiglio a seguito del forte squilibrio tra la popolazione selvatica di questi ungulati e l’ambiente agro-forestale, con impatti negativi al patrimonio boschivo e prativo; a cui sono seguite consistenti richieste di risarcimento, a Veneto Agricoltura ed alla Regione, da parte delle aziende zootecniche della Piana del Cansiglio, per mancata produzione di foraggio.

100 mila euro per il ristoro danni dei cervi. Il Piano, redatto dall’Azienda regionale, ha come obiettivo principale quello di frenare la crescita della popolazione di cervi per limitare gli impatti negativi all’intero ecosistema. Un’attività complessa che ha previsto incontri con l’ISPRA (Ist. Superiore Protez. Ricerca Ambientale), Regione e Province; nello scorso settembre è giunta inoltre l’approvazione, da parte della Regione Veneto (DGR 2867 del 29.9.09), per l’assegnazione di fondi per ristoro danni (100.000 €).

Entro giugno ultimato il Piano applicativo. Attualmente si è in fase di ultimazione del Piano applicativo e del suo Regolamento. Veneto Agricoltura sta acquisendo i dati sulla situazione dalle province interessate, Belluno e Treviso, così come richiesto dall’Ispra. Entro giugno il Piano sarà ultimato. Sono state inoltre completate (Aprile 2010) le operazioni di liquidazione per i danni al foraggio arrecato dai cervi alle aziende zootecniche del Cansiglio, per gli anni 2008 e 2009.

Entro giugno 4 nuove recinzioni per la valutazione del danno al bosco. Da circa un mese sono state avviate anche le operazioni di monitoraggio della popolazione di cervi del Cansiglio e degli impatti alla vegetazione; attività necessarie per lo stesso Piano al fine di valutare la dinamica della popolazione e la sua efficienza. Ed anche (con il Dipartimento di Scienze Animali della Facoltà di Agraria dell’Università di Padova) le attività di valutazione dell’impatto dei danni sui prati. Sempre per giugno verranno predisposte 4 nuove recinzioni per la valutazione del danno al bosco che si sommano alle 5 già presenti.

(fonte Veneto Agricoltura)

In Veneto il direttore di Eustafor (European State Forest Organisation)

L’Eustafor (European State Forest Organisation) di Bruxelles, associazione nata per favorire negli Stati UE la presenza di requisiti per la gestione sostenibile delle foreste pubbliche, sarà presente in Veneto dal 7 al 9 giugno 2010 col suo massimo dirigente Martin Lindell, che parteciperà a un fitto calendario di visite presso le attività di Veneto Agricoltura.

Veneto Agricoltura diventa membro associato Eustafor. Sarà questa una tre giorni importante che sancirà per Veneto Agricoltura il ruolo di membro associato presso l’Eustafor in qualità di osservatore riconosciuto e come “organizzazione che gestisce foreste di proprietà pubblica”, in questo caso venete. Dopo un incontro tecnico presso la sede di Veneto Agricoltura a Legnaro (Pd), la delegazione muoverà alla volta del “Centro vivaistico di Montecchio Procalcino” (VI) e si recherà il giorno seguente verso il “Centro Forestale di Pian Cansiglio” (BL-TV) per visitare “la più bella faggeta d’Europa” e il giardino botanico. Il percorso prevede anche un giro delle Dolomiti col supporto dell’Università di Padova. L’ultimo giorno sarà dedicato all’Azienda di Veneto Agricoltura “Vallevecchia” (Caorle, VE), per visionarne, in particolare, i lavori di riqualificazione naturalistica, unici nel nostro paese.

(fonte Veneto Agricoltura)