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Il contrasto al cambiamento climatico passa anche attraverso la filiera della birra

bicchiere birraIl CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria), nell’ambito delle attività del progetto Birraverde della Rete Rurale Nazionale ha sviluppato, secondo un modello di economia circolare, alcune soluzioni per il recupero e riutilizzo degli scarti di produzione della birra (trebbie, lieviti esausti e acque di processo), pari circa al 90% delle materie prime utilizzate.

In particolar modo, dal punto di vista energetico, le trebbie se trattate (essiccate) possono divenire pellet per la produzione di calore reimpiegabile nel ciclo produttivo della birra o biochar (carbone vegetale) a seguito di un processo termochimico di pirogassificazione condotto con reattore pirolitico su piccolissima scala. Per quanto riguarda il pellet, i ricercatori del CREA, dopo aver sottoposto i campioni di trebbie di alcuni birrifici artigianali laziali ad analisi chimica per valutarne il potere calorifico e il contenuto in ceneri, hanno confermato l’impiego delle stesse quali combustibile per uso energetico grazie agli alti contenuti di carbonio e idrogeno, che conferiscono alle trebbie un elevato potere calorifico.

Impianti di produzione di piccola scala. Il modello impiegato è basato su impianti di produzione di piccola scala, adatti per l’impiego nei microbirrifici. Tale modello di trasformazione consente anche di contenere i costi derivanti dall’acquisto di pellet presenti sul mercato, producendo dei margini economici anche in condizioni di scarso sfruttamento dell’impianto (160 h/anno di utilizzo). I ricercatori del CREA, inoltre, hanno effettuato alcuni test preliminari per verificare la possibilità di produrre biochar da trebbie sfuse e da pellet 100% di trebbie. Attraverso un processo di pirolisi le trebbie disidratate e quelle pellettizzate hanno prodotto il biochar (contenuto in Carbonio= 90%), in un processo cosiddetto zero waste.

Ad oggi il biochar viene considerato un buon ammendante agricolo, con alto contenuto di carbonio e azoto, in grado di favorire la ritenzione idrica e degli elementi nutritivi, riducendo quindi il fabbisogno di acqua e di fertilizzanti chimici. Grazie alla sua struttura compatta, non viene degradato dai microrganismi presenti nel suolo, favorendo così lo stoccaggio del carbonio nel terreno, evitandone quindi il ritorno in atmosfera sotto forma di CO2 (come nel caso dei residui di potatura). Il biochar, pertanto, risulta l’unica tecnica di mitigazione dei cambiamenti climatici carbon negative, in grado cioè di sequestrare più carbonio di quanto ne emetta per produrre energia (ad ogni kg di biochar prodotto corrispondono 3 kg di CO2 sottratti dall’atmosfera). Queste sue peculiarità hanno fatto sì che venisse inserito nell’agenda dei prossimi negoziati internazionali sui cambiamenti climatici come strategia di mitigazione del cambiamento climatico. Il CREA è attualmente impegnato in ulteriori prove per la caratterizzazione del biochar ottenuto e il suo impiego in agricoltura.

Fonte: Europe Direct Veneto

La laguna veneziana inquinata anche dai profumi, uno studio ne conferma la presenza

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da sx Marco Vecchiato e Fabrizio Stelluto

(di Marina Meneguzzi) Influenzati dalla piacevolezza dei sentori, solitamente non si pensa al profumo come ad una sostanza inquinante. A rendercene più consapevoli, è stato Marco Vecchiato, giovane laureato in Scienze Ambientali e ricercatore all’Università Ca’ Foscari di Venezia, che ha effettuato uno studio sull’inquinamento da profumi nella laguna veneziana, presentato ai soci Argav lo scorso settembre al circolo Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (Pd), nel consueto appuntamento di fine mese moderato dal presidente Fabrizio Stelluto (nella foto a sx insieme a Vecchiato).

Una quantità enorme di fragranze. Alla base della ricerca, il desiderio di Vecchiato di analizzare gli inquinanti emergenti, costituiti dai prodotti per la cura personale – saponi, cosmetici, profumi, shampoo, ecc. – usati in quantità massive ogni giorno (in Italia, utilizziamo 12,6 kg di cosmetici pro capite l’anno, contro i 10 kg usati in media in Europa) e composti da una molteplicità di fragranze sintetiche (ne esistono oltre 10 mila), impiegate in quantità diverse a seconda dei prodotti, ma di cui sono ancora ignoti gli effetti nell’ambiente, in cui vengono immesse attraverso le acque di scarico. Essendo Venezia priva di un sistema fognario adeguato alla raccolta delle acque reflue, una larga parte di queste sostanze viene riversata dapprima nei canali urbani interni e poi, da qui, può venire trasportata fino alle aree più esterne della laguna.

Sostante naturali e chimiche. Vecchiato ha selezionato 17 sostanze da analizzare, scegliendole in base a caratteristiche, stabilità e persistenza. Tra queste, vi sono alcuni composti salicilati (in chimica organica, nome generico dei sali e degli esteri dell’acido salicilico, al mondo ne esistono migliaia, molti dei quali di origine naturale). Vecchiato ci ha riferito che il loro impiego è in netto aumento, ad esempio la produzione mondiale di benzil salicilato (usato nella preparazione di aromi e profumi di genere comune), è passata da 5.700 t l’anno nel 2000 alle 8.500 t nel 2010.

Le analisi effettuate da Vecchiato hanno rivelato alte concentrazioni di profumi salicilati, specie nei canali interni della laguna, ma anche in quelli esterni, rivelando quindi un’alta persistenza di queste sostanze. Quando la marea è bassa, aumentano peraltro le concentrazioni, arrivando ad essere 500 volte superiori che in laguna aperta. Accertata la presenza di queste sostanze nelle acque della laguna veneziana, il passo successivo sarà quello di capire le conseguenze, e cioé se queste si sedimentano, si disperdono nell’aria o se vengono assorbite dalla fauna ittica. Alle prossime ricerche, dunque l’ardua sentenza.

 

 

3 e 4 novembre, a San Donà di Piave (VE) i consorzi di bonifica ricordano l’alluvione del 1966

brochure_convegno-alluvione1A 50 anni dall’alluvione del 4 novembre 1966, il Consorzio di bonifica Veneto Orientale ricorda il tragico evento con un convegno che si terrà nei giorni 3 e 4 novembre, nella propria sede a San Donà di Piave (VE).

Argomenti. “Il crollo delle difese idrauliche dei grandi fiumi alpini del Veneto e del Friuli” sarà l’argomento affrontato nell’incontro in programma giovedì 3 novembre, dalle ore 15 alle ore 19.30, mentre venerdì 4 novembre, l’incontro si svolgerà dalle ore 9.30 alle ore 13 e sarà dedicato all’argomento “Le più gravose alluvioni della bonifica veneta e friulana” (posti limitati a disposizione, necessaria la compilazione della scheda di adesione inserita nel programma).

Fonte: Servizio Stampa Unione Veneta Bonifiche

 

 

 

Lotta ai cambiamenti climatici, un altro passo avanti

gas serraNei primi giorni di ottobre, il Consiglio dell’UE ha ratificato l’Accordo di Parigi del dicembre 2015, che stabilisce il quadro per l’azione globale sui cambiamenti climatici. La decisione di ratifica è stata subito depositata presso il Segretariato Generale delle Nazioni Unite, che è il depositario dell’importante Accordo.Gli Stati Membri procederanno ora alla ratifica insieme all’UE, se hanno già completato le procedure nazionali, oppure successivamente ma “il prima possibile”.

L’Accordo entrerà in vigore 30 giorni dopo la ratifica da parte di almeno 55 Paesi che nel loro insieme rappresentino il 55% delle emissioni globali di gas a effetto serra. Sinora hanno ratificato l’accordo 63 Paesi, che rappresentano il 52,11% delle emissioni globali.

I principali elementi dell’Accordo di Parigi 2015. A quasi un anno di distanza, ricordiamo i passaggi salienti dell’Accordo. Obiettivo a lungo termine: mantenere l’aumento della temperatura media globale ben al di sotto di 2°C in più rispetto ai livelli preindustriali e di proseguire gli sforzi per limitarlo a 1,5°C; Contributi: a Parigi i Paesi hanno presentato precisi piani d’azione nazionali globali in materia di clima finalizzati a ridurre le rispettive emissioni; Ambizione: i Governi hanno deciso di comunicare ogni cinque anni i propri contributi per fissare obiettivi più ambiziosi; Trasparenza: i Paesi hanno accettato di comunicare – l’un l’altro e al pubblico – i risultati raggiunti nell’attuazione dei rispettivi obiettivi al fine di garantire trasparenza e controllo; Solidarietà: l’UE e gli altri Paesi sviluppati continueranno a fornire finanziamenti per il clima ai Paesi in via di sviluppo per aiutarli sia a ridurre le emissioni che a diventare più resilienti agli effetti dei cambiamenti climatici.

Fonte: Europe Direct

 

Venezia celebra “L’aqua granda” del 1966

banner_970x500Nel 2016 ricorre l’anniversario del cinquantennale dell’alluvione del 4 novembre del 1966. Fu un fenomeno di eccezionale portata che colpì, in particolar modo, Venezia e Firenze provocando ingenti danni al patrimonio culturale delle due città.

Per mantenere vivo il ricordo di quell’evento, la Città di Venezia, in collaborazione con il Comitato scientifico composto dai rappresentanti degli Enti e delle Istituzioni più rappresentative della città, promuove sul territorio metropolitano una serie di iniziative per far conoscere anche ai più giovani quello che fu l’episodio dell’ “aqua granda”.

Fonte: Comune di Venezia

Cinghiali: Giunta presenta disegno di legge con piani triennali di controllo e abbattimento

Terreno rovinato dai cinghiali in Lessinia IMG00617-20121127-1139 (1)

terreno in Lessinia su cui sono transistati dei cinghiali

Piani triennali di controllo dei cinghiali, abbattimenti selettivi nelle aree parco e nelle riserve naturali, indennizzi per i danni causati a coltivazioni e pascoli, sanzioni per chi immette o foraggia i temuti suinidi e, infine, centri di lavorazione della carne dei capi abbattuti o ceduti dai cacciatori. Questi i capisaldi del disegno di legge “Norme in materia di gestione della popolazione di cinghiale (Sus scrofa) nel territori regionale” che la Giunta regionale ha approvato e che ora viene trasmesso all’esame del Consiglio regionale.

Piani triennali di contemimento. “Di fronte alla proliferazione incontrollata della specie e ai tanti danni causati alle attività umane – dichiara l’assessore Pan – abbiamo predisposto uno strumento normativo organico, in linea con le norme vigenti per la fauna selvatica e il prelievo venatorio. La Giunta potrà così elaborare piani triennali di contenimento, validati dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. Nelle aree a caccia programmata si tratterà di piani di controllo numerico. Nei parchi e nelle riserve naturali regionali saranno possibili piani di abbattimento selettivo, così come già sperimentato in Lessinia. Non autorizziamo la caccia al cinghiale, perché il regime venatorio si è dimostrato essere una soluzione non efficace se non controproducente, ma  attività di controllo mirate e regolamentate”.

Nello specifico. Il disegno di legge della Giunta conferma l’indennizzo dei danni causati agli agricoltori (pur nei limiti delle disponibilità di bilancio) e la valorizzazione delle carni: ogni ambito di caccia o comprensorio alpino dovrà avere centri di sosta e di lavorazione dei capi abbattuti o prelevati. La Regione promuoverà iniziative di valorizzazione delle carni lavorate e favorirà accordi per destinarne una quota alla solidarietà e alla beneficenza alimentare. Infine, l’iniziativa legislativa proposta dalla Giunta dà la facoltà ai cacciatori che applicano la tecnica della ‘girata’, facendo ricorso ai cani da traccia, di poter recuperare i cinghiali feriti anche fuori dagli orari e dai giorni previsti dal calendario venatorio e di poterne gestire le spoglie. Chi verrà sorpreso a foraggiare o allevare cinghiali o loro incroci senza autorizzazione verrà multato con sanzioni fino a 950 euro e relativa confisca dell’animale.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

Terremoti. A Milano, la mostra che ne spiega origini e segreti.

mostra-terremotiDal 29 ottobre 2016 al 30 aprile 2017 il Museo di Storia Naturale di Milano ospiterà l’’esposizione “Terremoti. Origini, storie e segreti dei movimenti della Terra“.

Perché una mostra sui terremoti? L’’Italia è un paese ad alto rischio sismico, ma spesso ce ne dimentichiamo e torniamo a interrogarci su questo fenomeno solamente quando la terra trema, provando stupore di fronte alla potenza della natura e restando sorpresi nel constatare l’’attuale incapacità della scienza di prevedere i terremoti. La mostra aiuterà i visitatori a conoscere meglio questi eventi naturali, le cause che li scatenano, dove avvengono, con quale frequenza e le modalità con cui le onde sismiche si propagano, ma ci aiuterà anche a capire quali sono quelle semplici regole comportamentali da adottare per limitare i danni che un terremoto potrebbe provocare.

L’’esposizione si sviluppa attraverso 7 sale (anatomia del pianeta Terra, movimenti dei continenti e della crosta terrestre, faglie e terremoti, tsunami, prevenzione “cover-drop-hold on”, gli strumenti storici del geofisico, difesa strutturale dai terremoti-adeguare gli edifici con criteri antisismici e costruire con criteri antisismici) in un percorso avvincente fatto di immagini spettacolari, fotografie satellitari provenienti dalla NASA, diorami di grandi dimensioni, filmati, una vasca in cui viene simulata un’’onda di tsunami, una tavola sismica, sismografi e strumentazione antica e moderna, ma anche rocce e minerali provenienti dalla ricca collezione del Museo di Storia Naturale che illustreranno la diversità della crosta terrestre, in un costante dialogo fra la mostra e il museo che la accoglie.

Prevenzione. Una sezione sarà dedicata ai terremoti del passato più importanti e spaventosi – fra cui ricordiamo quello di Messina del 1908 riprodotto in un grande diorama –, un’’altra sezione riguarderà gli tsunami e vedrà la presenza di un modello in scala di boa per la sorveglianza di questi fenomeni, attualmente utilizzata a Stromboli. Grande rilievo sarà dato al tema della prevenzione, sia in campo ingegneristico in relazione alla costruzione con criteri antisismici e all’utilizzo di materiali all’’avanguardia come la carta in fibra di vetro che viene adoperata come rete di contenimento delle pareti, sia per quanto riguarda la conoscenza degli strumenti più innovativi atti a proteggerci in caso di terremoto, ad esempio saranno presenti degli speciali banchi di scuola progettati per reggere il peso della caduta di una tonnellata dall’altezza di sei metri.  Alla mostra sono collegati laboratori esperienziali e attività didattiche a cura di ADM, con percorsi personalizzati in base alle diverse età degli utenti. La mostra è promossa e prodotta dal Comune di Milano – Cultura e dal Museo di Storia Naturale di Milano, con l’Associazione di divulgazione scientifica Vulcano Esplorazioni e Silvana Editoriale.

La mostra in pratica. Orari. Da martedì a domenica: 9.00-17.30 (ultimo ingresso ore 16.45), lunedì chiuso. Biglietti. 10 € intero.7 € ridotto. 5 € ridotto scuole. 7 € adulto + 4 € bambini (dai 6 ai 14 anni) ridotto famiglia. 6 € adulto + 3 € bambini (dai 6 ai 12 anni) ridotto famiglia con visita guidata ADM. Infoline e prevendita biglietti Vivaticket Singoli 02 99 90 19 31 | http://www.vivaticket.it Gruppi e scuole 02 99 90 19 31 gruppi@bestunion.com. Prenotazioni visite guidate Singoli e famiglie 02 88 46 33 37 Gruppi e scuole 02 99 90 19 31 gruppi@bestunion.com Informazioni 02 88 46 33 37 – info@assodidatticamuseale.it Info point Museo di Storia Naturale 02 88 46 33 37 http://www.comune.milano.it/museostorianaturale/

Fonte: Servizio Stampa Museo di Storia Naturale

Ambiente. Conferenza dei servizi dice no a pirogassificatori nel trevigiano

Gianpaolo Bottacin

Gianpaolo Bottacin

“La conferenza dei servizi chiamata ad esprimersi sui progetti di realizzazione di pirogassificatori (alimentati a biomasse) a Paese e Gaiarine, nel trevigiano, ha dato parere negativo. Un esito che arriva dopo un lungo e attento lavoro istruttorio, svolto sulla base di dati tecnici oggettivi. Aveva fatto altrettanto qualche giorno fa anche la Commissione tecnica regionale in materia ambientale”. Commentando il parere contrario della conferenza di servizi, riunitasi ieri per l’esame dei progetti per i due impianti, l’assessore regionale all’ambiente, Gianpaolo Bottacin, sottolinea che il diniego viene dato dalle strutture della Giunta regionale al termine di un preciso iter tecnico come previsto dalla normativa statale.

Richiesta la riduzione degli incentivi. “La complessità della materia e i limiti sulle nostra possibilità di intervento su un tema che è per lo più di legislazione statale circoscrivono le nostre possibilità di intervento ma ho già chiesto al Governo in maniera formale di ridurre questi incentivi, per evitare che possano proliferare richieste di impianti che, per quanto legittime, non siano strettamente necessari e funzionali alle esigenze del territorio. Viceversa, si rischiano pericolose distorsioni”.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

Paesaggi terrazzati, se ne parla al terzo incontro mondiale in corso in Italia. Prima delle 10 tappe previste, la Valpolicella, nel veronese.

marogneDopo le edizioni cinese (Mengzi 2010) e peruviana (Cusco 2014), è in corso in  Valpolicella, terra dell’Amarone, la prima delle 10 tappe del III Incontro mondiale dell’International Terraced Landscapes (ITLA), che si sta svolgendo in Italia (6-15 ottobre 2016). Focus del meeting è comprendere e orientare il futuro dei paesaggi rurali terrazzati del mondo. L’incontro veneto è stato organizzato dalla Regione Veneto con l’Università di Padova, l’International Terraced Landscape Association e l’Università IUAV di Venezia.

Marogne. In Valpolicella, gli esperti mondiali hanno potuto ammirare i paesaggi terrazzati su cui si snodano 222 chilometri di marogne – i muretti di pietra che sostengono i vigneti in pendenza – e conoscere il percorso intrapreso dal Consorzio di Tutela Vini Valpolicella per il mantenimento di questi muretti a secco nel quadro dell’attività di sensibilizzazione dei propri soci verso progetti di qualificazione ambientale. Spiega Olga Bussinello, direttore del Consorzio: “Stiamo lavorando contemporaneamente su due fronti, in primo luogo stiamo perfezionando la pratica di  riconoscimento della Valpolicella come “Paesaggio rurale di interesse storico” e, sul fronte operativo, da tempo stiamo lavorando sulla sostenibilità ambientale, con il protocollo di certificazione di prodotto volontaria “Riduci Risparmia Rispetta” (RRR) che contempla non solo gli aspetti di conduzione agronomica, la biodiversità vegetale e animale, anche nel terreno, ma anche il rispetto della conformazione esistente del paesaggio e, quindi, la manutenzione degli elementi che lo disegnano, come appunto le marogne. Si tratta di una certificazione di area che considera il processo produttivo a tutto tondo: l’ambiente e le risorse, tra cui il paesaggio, e la tutela degli abitanti. Dall’annata 2016, dopo cinque anni di applicazione sul territorio, il protocollo è stato certificato: superato il controllo di un organismo terzo, il marchio RRR potrà essere apposto sulle bottiglie”.

Al termine delle 10 tappe, un manifesto da presentare al Governo. I convegni tematici che si svolgono durante l’Incontro mondiale ITLA sono finalizzati a raccogliere le idee degli esperti e degli attori che a vario titolo lavorano sui territorio per approdare a un documento finale, un manifesto, da presentare al ministro Martina. Un documento in cui verranno individuate le aree di intervento sui paesaggi terrazzati italiani e i soggetti che potrebbero portare un contributo. Durante il confronto svoltosi a Villa Spinosa (a Negrar in Valpolicella), particolare interesse ha riscosso tra gli esperti presenti il protocollo RRR per le sue basi scientifiche importanti e per contemplare il suolo quale risorsa “non rinnovabile” la cui tutela è irrinunciabile, tanto da individuarlo come protocollo di sostenibilità di cui generalizzare l’applicazione. La candidatura della Valpolicella a ‘Paesaggio rurale di interesse storico’ è stata accettata dal Ministero delle Politiche Agricole e il dossier, per arrivare al riconoscimento, è in via di definizione. Sottolinea Bussinello: “Una sfida non facile perché le denominazioni dei vini Valpolicella (Valpolicella, Ripasso, Amarone e Recioto) si estendono su ben 19 municipalità. Il paesaggio è patrimonio non solo dei viticoltori, ma anche di tutti gli altri cittadini dei 19 Comuni. Gli impegni di tutela e valorizzazione dovranno essere assunti non solo dai produttori vitivinicoli, ma anche dalle Amministrazioni!”. “I paesaggi, e in particolare quelli in pendenza e terrazzati in aree come la Valpolicella non sono oggi a rischio di abbandono, ma di ‘trasformazione’ per gli elevati costi di gestione e per la perdita della sapienza necessaria per la manutenzione e la costruzione dei muri a secco”, aggiunge Christian Marchesini, presidente del Consorzio.

Fonte: Consorzio Tutela vini Valpolicella

Corte dei conti europea: “Il trasporto marittimo nell’UE naviga in cattive acque” e denuncia gravi sprechi

Mose - Malamocco verso il mare

Mose – Malamocco verso il mare

Secondo una relazione appena pubblicata dalla Corte dei conti europea (n.23/2016, disponibile sul sito eca.europa.eu), un terzo dei fondi spesi dall’UE per strutture quali moli, banchine e frangiflutti presso porti marittimi dell’UE tra il 2000 e il 2013 è stato inefficace e non sostenibile. Un euro su tre (cioè 194milioni di euro) spesi per i progetti esaminati dagli auditor della Corte sono andati a progetti che duplicavano strutture già esistenti nelle vicinanze. Novantasette milioni di euro sono stati investiti in infrastrutture che non sono utilizzate o sono fortemente sottoutilizzate da oltre tre anni a contare dalla conclusione dei lavori.

L’analisi. Gli auditor della Corte hanno analizzato le strategie di trasporto merci per via marittima della Commissione e degli Stati membri dell’UE, nonché il rapporto benefici/costi conseguito dagli investimenti finanziati dall’UE in servizi portuali, che sono ammontati in totale a 17miliardi di euro in sovvenzioni e prestiti tra il 2000 e il 2013. Hanno visitato 19 porti marittimi in cinque paesi dell’UE (Germania, Italia, Polonia, Spagna e Svezia), constatando che le strategie a lungo termine poste in essere non hanno costituito una base solida per pianificare la capacità dei porti. Né l’UE né gli Stati membri disponevano di una visione strategica che indicasse quali porti necessitavano finanziamenti e per quali finalità, ed il finanziamento di tipi di infrastrutture simili in porti vicini ha condotto ad investimenti inefficaci e non sostenibili. Una nuova valutazione di cinque progetti già esaminati nel 2010 ha delineato un impiego delle risorse tutt’altro che ottimale: dopo quasi un decennio di attività, l’utilizzo delle infrastrutture finanziate dall’UE per questi porti era ancora inadeguato. In quattro porti, le aree portuali interessate erano ancora vuote o quasi vuote, mente in un altro porto non vi era alcuna attività.

Inefficienza e sforamento dei costi. “Il trasporto marittimo nell’UE naviga in cattive acque”, ha commentato Oskar Herics, membro della Corte dei conti europea responsabile della relazione. “Le valutazioni dei bisogni sono deboli e vi è un elevato rischio che il denaro investito vada sprecato. Nel complesso, ciò riguarda quasi 400milioni di euro di investimenti esaminati”. I progetti finanziati dall’UE controllati dalla Corte erano anche inefficienti, con casi di sforamento dei costi per 139milioni di euro, mentre 19 dei 30 progetti completati esaminati dalla Corte hanno fatto registrare ritardi giunti fino al 136% della durata pianificata inizialmente. Al momento dell’audit, sette dei 37 progetti controllati per la prima volta (beneficiari di finanziamentiUE per 524milioni di euro) non erano stati ultimati. Inoltre, il coordinamento tra la Commissione e la BEI per il finanziamento delle infrastrutture portuali non ha funzionato adeguatamente: la concessione da parte della BEI di sovvenzioni a porti non-UE limitrofi (adesempio, in Marocco) aveva ostacolato l’efficacia dei fondi dell’UE investiti in porti nell’UE. Poiché i finanziamenti UE a livello di progetto erano collegati alle realizzazioni, ma non ai risultati, le relative spese rimanevano ammissibili al cofinanziamento UE anche se alcune delle infrastrutture finanziate dall’UE non erano in realtà utilizzate.

Concorrenza e finanziamenti. In 14 porti esaminati vi erano inoltre molti collegamenti con l’entroterra (strade e ferrovie) mancanti o inadeguati. Detti collegamenti necessiteranno di ulteriori finanziamenti pubblici per assicurare il corretto sfruttamento degli investimenti iniziali nei porti. Infine, per quanto riguarda gli aiuti di Stato e le procedure doganali, la Commissione non ha intrapreso le azioni necessarie ad assicurare condizioni di parità concorrenziale tra i porti marittimi. Per evitare distorsioni della concorrenza nei mercati, i controlli sugli aiuti di Stato avrebbero dovuto essere più efficaci, verificando a posteriori se le condizioni alle quali erano state assunte le decisioni precedenti (adesempio, per le concessioni) fossero rimaste immutate, oppure stabilendo chiare linee guida su quali sovrastrutture destinate a utenti specifici potessero beneficiare di sostegno.

Raccomandazioni. La Corte ha formulato una serie di raccomandazioni, destinate per lo più alla Commissione. Vengono di seguito elencati i punti principali: rivedere l’attuale numero di 104 porti ed elaborare un piano di sviluppo portuale a livello di UE; valutare l’esclusione dai finanziamenti UE per infrastrutture portuali destinate, rispettivamente, al trasbordo e allo stoccaggio di container, nonché per sovrastrutture che esulano dal mandato pubblico; far sì che tutte le informazioni essenziali sui prestiti proposti dalla BEI siano condivise tra la BEI e la Commissione; ai fini del sostegnoUE agli investimenti, dare priorità ai porti e alle grandi vie di navigazione soltanto a condizione che vi siano un chiaro valore aggiunto UE e una sufficiente componente di investimenti privati; emanare orientamenti in materia di aiuti di Stato specifici per il settore portuale e monitorare e dar seguito alle precedenti decisioni in materia di aiuti di Stato; ridurre oneri amministrativi e ritardi, promuovendo “sportelli unici” nazionali per il rilascio di permessi e autorizzazioni; migliorare la competitività del trasporto marittimo rispetto ad altri modi di trasporto semplificando ulteriormente le formalità doganali e di trasporto via mare.

Il trasporto marittimo in cifre. Si stima che, nel 2013, il settore del trasporto marittimo europeo abbia contribuito per l’1% circa al PIL dell’UE e abbia dato lavoro a circa duemilioni di persone. Per 1200 porti marittimi commerciali in 23 Stati membri dell’UE transitano circa i trequarti delle merci scambiate con i paesi non-UE e oltre un terzo delle merci trasportate all’interno dell’UE.  Gli investimenti in infrastrutture portuali sono ammissibili al cofinanziamento dell’UE tramite il Fondo europeo di sviluppo regionale e il Fondo di coesione nell’ambito della gestione concorrente, nonché tramite le reti transeuropee di trasporto e il meccanismo per collegare l’Europa nell’ambito della gestione diretta della Commissione europea.Tra il 2000 e il 2013, dal bilancio UE sono stati erogati finanziamenti per circa 6,8miliardi di euro destinati agli investimenti nei porti. Inoltre, la Banca europea per gli investimenti ha finanziato, sotto forma di prestiti, investimenti nei porti per un ammontare di circa 10miliardi di euro.

Fonte: Servizio Stampa Corte dei conti europea