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30 settembre 2016, i soci Argav visitano l’Orto Botanico di Padova

Ingresso Orto Botanico Università PadovaVenerdì 30 settembre i soci Argav visiteranno l’Orto Botanico di Padova.

Una guida d’eccezione. Situato vicino alla Basilica di Santa Giustina e Prato della Valle,  è il più antico orto botanico universitario del mondo (fondato nel 1545), dichiarato dall’Unesco Patrimonio mondiale dell’Umanità. La grande varietà di piante, suddivise per tipologia e specie, ne comprende alcune molto rare ed antiche, come la palma di Goethe del 1585. Molto bello è il nuovo Giardino della Biodiversità, in cui sono riprodotte le diverse zone climatiche della Terra, progettato dall’architetto Giorgio Strapazzon, che in questa occasione sarà nostra guida d’eccezione.

 

 

 

Colline del Prosecco: presidente Zaia presenta logo e protocollo per la candidatura Unesco a “Patrimonio dell’Umanità”. Ed invita tutti a far gioco di squadra al fine di ottenere il riconoscimento.

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Lo skyline stilizzato delle colline di Conegliano e Valdobbiadene, trasformate in un “puzzle” di verdi, gialli, blu e oro, adagiato su uno striscio di terra, simbolo del territorio: è il nuovo logo delle colline del Prosecco, il paesaggio dell’Alta Marca che ambisce a entrare nella lista Unesco dei “patrimoni dell’umanità”. Lo ha presentato ieri il presidente della Regione Veneto Luca Zaia al palazzo Grandi Stazioni di Venezia, insieme al presidente dell’Associazione temporanea di scopo che ha promosso la candidatura, Innocente Nardi, i sindaci dei 28 comuni del comprensorio collinare, il presidente della Provincia di Treviso Stefano Marcon, i rappresentanti delle categorie economiche, gli esperti del comitato tecnico-scientifico che supporta la candidatura, la rappresentante del ministero dei Beni culturali Renata Codello e il consigliere del ministro per l’Unesco Pier Luigi Petrillo.

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Il momento della firma del protoccollo

Necessario un gioco di squadra compatto e unitario. “Il logo è una nuova ed importante tappa nel percorso della candidatura del paesaggio del Prosecco“, ha sottolineato Luca Zaia, che otto anni fa, da ministro all’Agricoltura, fu il primo lanciare l’idea del marchio Unesco per le colline trevigiane della Sinistra Piave. Il logo è stato predisposto in concomitanza con la chiusura del dossier tecnico-scientifico elaborato dal team di esperti, coordinati dall’architetto Pietro Lauretano, e con la firma del protocollo-dintesa-firmato-collineunesco tra i 28 comuni delle ‘Terre Alte’ della Marca e la Regione per la tutela paesaggistica del territorio”. Per il presidente del Veneto, il logo dovrà contrassegnare ogni bottiglia prodotta sulle colline di Conegliano e Valdobbiadene e ogni attività promozionale del territorio, come simbolo del lavoro corale e “coeso” di tutta una comunità. “Ora abbiamo bisogno di un gioco di squadra compatto e unitario – ha auspicato Zaia – perché la candidatura superi nel 2017 la valutazione nazionale ed entri nella selezione degli esperti Unesco di Parigi”.

Farra di Soligo, località Collagu

Farra di Soligo, località Collagu

L’iter. Ideata nel 2008, lanciata nel 2010 con l’iscrizione nella lista ministeriale delle “‘proposte”,  suggellata nel 2015 con l‘iscrizione nel Registro nazionale dei paesaggi rurali storici del  ministero per le politiche agricole e rilanciata in occasione del Vinitaly, la candidatura Unesco dei 440 chilometri quadrati delle colline di Conegliano e Valdobbiadene è il traguardo-simbolo di un paesaggio plasmato e conservato nei secoli grazie al lavoro sapiente  ed ‘eroico’ dell’uomo che ha saputo coltivare ogni zolla, trasformando le ripide rive, strappate ai rovi e alla boscaglia, in terrazze di pregiati vigneti costellate di borghi, pievi e casali in pietra vita.

Nei suoi dipinti, Cima da Conegliano inseriva sempre le “sue” colline, identificabili ancor oggi. “Questo è un paesaggio rimasto pressochè integro, grazie al lavoro manuale dell’uomo che l’ha saputo conservare – ha sottolineato Zaia – e rendere produttivo. I vigneti, a dispetto dei detrattori che dopo la tragedia di Refrontolo hanno accusato il prosecco di essere la causa dello sbancamento del territorio, sono stati e continuano ad essere l’elemento che ha consolidato i valori estetici di questo sito d’eccellenza e ne garantiscono la tutela per le generazioni future”. La continuità tra passato e presente è testimoniata dai paesaggi rinascimentali immortalati da Cima da Conegliano, Giorgione, Giovanni Bellini e dai grandi maestri della pittura veneta, come ha ricordato Amerigo Restucci, presidente dell’Accademia delle Belle Arti di Venezia ed ex rettore dello Iuav; e resta la cifra identitaria di un territorio-comunità, come ha sottolineato Ottavio Di Bella, responsabile della redazione del dossier tecnico-scientifico che sta per essere consegnato all’Unesco.

Candidatura non di un vino ma di un territorio. Anche la firma del protocollo d’intesa tra i 28 Comuni del comprensorio collinare del prosecco, che impegna le singole amministrazioni a condividere norme urbanistiche e regolamenti comunali per la tutela e la valorizzazione del paesaggio, è una ulteriore conferma della volontà del territorio della Sinistra Piave di rimanere fedele a sé stesso e di saper coniugare rispetto per l’ambiente, capacità produttive, innovazione scientifica”, ha sottolineato Zaia. Che ha concluso con un monito: “Ci sono tutte le carte in regola per  entrare nella ‘tentative list’ dell’Unesco, a patto che tutti ci credano: non  stiamo candidando un vino, ma il paesaggio, quel mix di natura, storia, cultura e arte che rende le colline dell’Alta Marca un sito unico al mondo per bellezza, cultura e produttività. Un sito che è la carta d’identità del Veneto e che merita di diventare patrimonio di tutta l’umanità”.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

Autunno, “foliage” e bramito dei cervi, nel bosco del Cansiglio, è di scena lo spettacolo della Natura

I cervi in Cansiglio (foto Mirka Cameran Schweiger)

I cervi in Cansiglio (foto socia Argav Mirka Cameran Schweiger)

A due passi dalla pianura, a 1000 metri di quota, il bosco del Cansiglio, che si estende su 6.000 ettari tra le province di Treviso, Belluno e Pordenone, aspetta gli amanti della natura, ancora più affascinante in questo scampolo di estate. Tra qualche settimana due spettacolari fenomeni della natura: il cambiamento dei colori della foresta e il bramito dei cervi.

La Foresta del Cansiglio, è un’area con caratteristiche uniche, dove si mescolano Storia antica (non solo geologica ma anche paleontologica), bellezze naturali, musei e una irrinunciabile cucina fatta di prodotti locali. Una foresta demaniale che, per vastità, è la seconda in Italia, con una sentieristica ramificata per decine di chilometri, in buona parte di facile percorrenza. Una foresta ricca di varietà botaniche e specie animali. Per cogliere gli aspetti peculiari del Cansiglio, soprattutto in questa stagione, basta avvicinarsi con spirito esplorativo, andando al di là dei numerosi punti ristoro presenti, che comunque offrono delle prelibatezze gastronomiche a base di prodotti a km zero.

Tra questi numerosi luoghi di ristoro, in un angolo strategico quale punto di osservazione panoramico o di partenza per entrare nella Foresta, merita di essere ricordata la Casa Vallorch, il Centro di Animazione Rurale e di Educazione Naturalistica di Veneto Agricoltura, classificato dalla Provincia di Belluno come Rifugio Escursionistico. Qui ha sede l’Associazione “Lupi, Gufi e Civette”, attiva da anni nel campo della didattica naturalistica e del turismo ambientale. L’Associazione propone una variegata attività di didattica in ambiente esterno per conto di Veneto Agricoltura.

Per prenotare escursioni guidate nella Foresta (tra qualche settimana si potrà ammirare lo spettacolare fenomeno del cambiamento dei colori e subito dopo il bramito dei cervi), visite guidate al Giardino Botanico Alpino “Lorenzoni”, al MUC (Museo dell’Uomo in Cansiglio) o più semplicemente per degustare i prodotti tipici della zona, contattare l’Associazione: 349 0945001;  lupiguficivette@gmail.com http://www.lupiguficivette.it.

Fonte: Veneto Agricoltura

21-23 settembre 2016, a PadovaFiere la 67a edizione di Flormart. Nell’occasione, Argav s’incontra per il Direttivo.

florovivaismoDal 21 al 23 settembre torna a PadovaFiere Flormart, 67a edizione del salone del florovivaismo, giardinaggio e architettura del paesaggio. Tra gli appuntamenti in programma, ne segnaliamo alcuni a carattere agro-ambientale.

Educazione al territorio. Giovedì 22 settembre Anbi Veneto e rete delle scuole agrarie e forestali del Triveneto firmano un protocollo d’intesa. Gli obiettivi sono quelli di promuovere negli Istituti agrari l’educazione alla tutela del paesaggio, della biodiversità, dell’uso corretto del suolo e delle risorse irrigue. Si stimolerà la conoscenza del territorio del Veneto, le sue fragilità e il fondamentale ruolo rivestito dell’agricoltura. Si elaboreranno quindi per gli studenti metodologie di apprendimento attivo con utilizzo di attività laboratoriali, attività di alternanza scuola-lavoro e sperimentazione diretta di processi ecologici. Queste attività porteranno a realizzare progetti sperimentali di ricerca-azione che potranno essere utilizzati come modello di educazione all’uso corretto del territorio da parte di altre strutture educative e formative regionali e nazionali. “La firma di questo protocollo è oggi più che mai di particolare importanza. In Europa, in Italia, ma soprattutto in Veneto sono noti gli effetti di un eccessivo consumo del suolo e dei cambiamenti climatici. Oggi è necessario avviare una gestione della risorsa idrica che agisca in prevenzione e solo trasmettendo una maggior conoscenza del territorio si può realmente avviare un corretto processo educativo”, dichiara al proposito Giuseppe Romano, presidente di Anbi Veneto.

Gli appuntamenti di Veneto Agricoltura. Sempre per giovedì 22 settembre, l’Agenzia regionale propone alle ore 11:00 un workshop dal titolo “Le infrastrutture verdi: uno strumento per ricucire il territorio” su come un nuovo tessuto agroforestale può cambiare il paesaggio e l’economia dei nostri territori nei prossimi anni, con due interventi: “Infrastrutture Verdi: Percorsi tematici ed Esperienze di Veneto Agricoltura” a cura di Federico Correale Santacroce (Veneto Agricoltura); “Le Infrastrutture Verdi e la Tutela della Biodiversità” a cura di Giustino Mezzalira (Veneto Agricoltura). Si parlerà anche delle esperienze avviate nell’azienda pilota e dimostrativa “Diana” (Bonisiolo di Mogliano V.to, TV) e presso ilCentro Vivaistico e per le Attività Fuori Foresta di Montecchio Precalcino (VI), sui temi più “caldi” sul fronte del cambiamento climatico e della mitigazione degli impatti attraverso l’agricoltura e le “Infrastrutture Verdi”.

Direttivo Argav. In occasione di Flormart, i consiglieri Argav si riuniranno per il direttivo all’interno della fiera mercoledì 21 settembre a partire dalle ore 17, con il seguente ordine del giorno: approvazione verbale precedente, comunicazioni del Presidente, comunicazione della Segretaria, domande iscrizione nuovi soci, prossime attività, varie ed eventuali.

Fonte: Servizio Stampa Anbi Veneto/Veneto Agricoltura

Cristina De Rossi, socia e consigliere Argav, vince il Concorso “Per fiumi e bonifiche del Mondo”, indetto dall’Associazione Naturalistica Sandonatese

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La premiazione di Cristina De Rossi, al centro vestita di bianco, vincitrice del primo premio al Concorso “Per fiumi e bonifiche del Mondo”

Con il racconto “Gli uomini della terra acquosa“, Cristina De Rossi, socia e consigliere Argav, ha vinto il primo premio al Concorso “Per fiumi e bonifiche del Mondo“, indetto dall’Associazione Naturalistica Sandonatese, presieduta da Michele Zanetti. La cerimonia di premiazione è avvenuta nel Centro Cultu­rale “L. Da Vinci” nell’ambito della terza edizione del Fiume Festival,  svoltosi a San Donà di Piave (VE) il 3-4 settembre scorso.

Il Premio si prefigge di raccogliere testimonianze che “raccontino i fiumi e le bonifiche”, scritti che ne descrivano la bellezza, la forza e il valore in forma di racconto, ma anche elaborati che raccontino vicende umane legate alle vie d’acqua e vicende relative alle culture, ai mestieri e alle storie di vita delle bonifiche. Documenti letterari che assumano il valore di testimonianze relative alle culture e alle civiltà fiorite lungo le sponde fluviali e nei territori il cui volto è stato ridisegnato da uomini coraggiosi. La Giuria, che ha decretato vincitrice Cristina De Rossi scegliendo la sua opera tra una trentina di opere, era composta da Antonella Benvenuti, scrittrice, Ulderico Bernardi, professore emerito di sociologia e scrittore, Annalisa Bruni, scrittrice, Edoardo Pittalis, giornalista e scrittore e Michele Zanetti, naturalista e scrittore.

A Cristina De Rossi vanno i più vivi complimenti dei soci e del direttivo Argav. Di seguito, pubblichiamo su sua gentile concessione il bellissimo racconto che l’ha vista vincitrice. Buona lettura

Gli uomini della terra acquosa, di Cristina De Rossi

Ada li aspettava, come ogni giorno. Dalla rampa del Sile, proprio dove l’ansa maestosa raccoglie maternamente il Musestre, seduta sull’erba che profumava di sole e bucato, scrutava in basso la strada che costeggiava i campi. E puntualmente, dopo i rintocchi della campana, arrivavano. Con passo stanco, quasi strascicato, si dirigevano verso l’osteria accoccolata sotto l’argine, che ne proteggeva le antiche pietre. Quei contadini le sembravano nobili cavalli di razza, con gli zoccoli consumati dal tempo e dalla terra. Velocemente scendeva i gradini di pietra dell’argine e raggiungeva la vecchia casa, con l’osteria del padre che si apriva prospiciente la strada principale, vicino alla piccola chiesa del paese.

Dentro era fresco e l’odore del vino si mescolava all’odore del legno sul soffitto. Il pavimento e il bancone, erano composti da centinaia di pietruzze colorate, dal grigio al rosso, formando un mosaico che culminava in una stella. Quelle piccole schegge, sassi frantumati, erano un regalo del Piave, delle cui acque il Sile, dicevano in paese, era figlio nascosto e illegittimo. Ma splendente.  Era possente in quel tratto, il Sile. E i contadini provavano per lui tutto il rispetto, che si deve a un padre e la venerazione, che si nutre per una madre. Ma anche un riverenziale timore. Sembrava sapessero, che la terra che coltivavano con sudore tutti i giorni dell’anno, apparteneva al Sile. Erano stati altri  uomini prima di loro a deviarne il corso, ad innalzare recinti, come per un toro, a privarlo della sua casa, del suo letto secolare. Sapevano però altrettanto che senza quel lavoro immane, in questi luoghi ci sarebbe stata solo miseria e malattia. E per vivere, bisognava sottrarre più terra possibile all’acqua, alle paludi, alla malaria, alla miseria. Venezia, la Serenissima, per prima aveva deviato fiumi e corsi d’acqua per salvarsi. L’acqua era vita, ma la terra rappresentava lo strumento per esprimerla. In osteria, quando si parlava del Sile, le voci degli uomini di terra e di acqua diventavano sommesse, rispettose, come in chiesa. Ma con Dio erano meno riguardosi.

Lo nominavano in ogni momento con cantilene e bestemmie, come preghiere celate per dimostrare potere e virilità, quasi che la terra, l’acqua e la vita fossero donne da comandare. E Ada, mescendo il vino, le sentiva quelle imprecazioni. Suo padre la rassicurava, dicendole che non doveva arrossire. Dio non si offendeva di certo, la rincuorava, vedendo la fatica immane e la fame che mordeva le viscere di quella gente semplice e ruvida, che  aveva visto passare la guerra sul suo Sile. E Dio stesso, la rassicurava il padre, aveva chiesto al fiume di accoglierne le lacrime, di mescolarle con la sua acqua, quasi ad avvolgerle in un abbraccio liquido e vivificatore.

Rideva quindi divertita, quando le mani scure e forti dei contadini battevano sul tavolo di legno consumato, chiudendo le loro dita nodose, dalle unghie cerchiate di terra, mentre “calavano” la carta vincente. Dal sussulto, sembrava che i rubini del vino rosso uscissero dai bicchieri di vetro, quelli piccoli, da ombre, insieme ai pezzetti di formaggio, disposti come soldatini allineati nei piatti bianchi, infilzati negli stuzzicadenti, che poi rimanevano magicamente a un lato della bocca, quasi danzando al muoversi delle labbra secche.

Al crepuscolo, i contadini si avviavano a casa, con il passo quasi meno stanco, come se  il vino li avesse resi più leggeri, con gli zoccoli alati. Ada puliva velocemente i tavoli rigati dalla quotidianità, macchiati dai cerchi dei bicchieri, come enormi occhi. Tavoli odorosi di tabacco trinciato forte, arrotolato pazientemente dentro le cartine bianche da cui usciva, disobbediente, con  fili che si appiccicavano alle labbra, come gli stuzzicadenti. Ada immaginava che i  contadini li ingoiassero e che Dio li premiasse con il Paradiso, a seconda di quanti ne avessero in pancia! Lavava i bicchieri, indovinando il contenuto dai rimasugli sul fondo: birra, mescolata all’anice o al limone, vino che ricordava una spremuta di fragole o il profumo asprigno degli acini di uva bianca e ancora ferrochina, marsala e grappa, regina incontrastata per curare tutti i mali, fisici o dell’umore. E Ada, nella sua immediatezza di ragazzina, riusciva a decifrarli, gli umori di quegli uomini all’apparenza duri come il cuoio vecchio. Penetrava dentro quei silenzi senza parlare, anticipando il cenno della loro mano verso le bottiglie dietro il bancone colorato. Intuiva, dall’espressione dei loro occhi, quale liquore o vino avrebbero bevuto, come un medico con la medicina giusta per curare l’infezione di una ferita, per ritemprare dalla stanchezza, per lenire la disperazione devastante dovuta alla morte prematura di un figlioletto.

Ada capiva i suoi “uomini di terra acquosa” come amava chiamarli. Riconosceva a distanza il loro sudore, un miscuglio di vino cotto dal sole, di erba, di acqua del Sile, fredda e dolce. Riusciva a vederla, quella dolcezza mista a femminilità, nascosta dentro le rughe profonde come i solchi dell’aratro. Uomini, solo uomini. Per le donne, i luoghi della vita erano altri: la chiesa, la casa, il fiume.

Ada, quella mattina, come tante altre albe, aprendo i pesanti scuri di legno scrutava il fiume che le scorreva vicino al cuore, tanto era pregnante la sua  presenza ed era felice, intravvedendo un pallido sole farsi largo tra stracci di nuvole. Dal profumo dell’aria capiva che l’acqua del Sile stava prendendo tepore. Per lei,  pur ragazzina tredicenne, il fiume non aveva segreti. Ne percepiva ogni mutamento, sfumatura, cambiamento di umore. Era come se tra  lei e l’acqua esistesse un filo trasparente e sottile, che li legava in ogni momento della giornata, al cambio di ogni stagione, al passare di ogni anno. Guardando e ascoltando il corso d’acqua, si sentiva ancora immersa nel liquido amniotico materno, come avvolta in un grembo sicuro, protettivo.

Il fiume la affascinava. Ada immaginava che nei gorghi insidiosi, in realtà volteggiassero ballerine in tutù e nelle lunghe e fluttuanti piante che muovevano la riva, si nascondessero angioletti con le gote rigonfie di soffi dispettosi. Il fiume la aspettava ogni mattina e Ada, con il suo lampor, non mancava mai all’appuntamento, come in osteria. Nelle mattine sciroccose o gelide, impugnava con orgoglio la tavola di legno, come fosse una tavolozza da pittore. Arrivava sulla riva del fiume e  camminava leggera sull’erba pulita e bassa, come se i contadini avessero passato la scopa, fatta con i pennacchi del Sile. Ada guardava ammirata i loro volti ruvidi, cotti dal sole e ispessiti dal freddo, nell’immergere i lunghi forconi per dragare il fiume, arpionando arbusti o pezzi di legno che odoravano di montagna. Ne ascoltava le voci roche dal fumo,  raccontare di cose semplici, di pace.

Durante la guerra – appena due anni prima e già sembrava un secolo –  Ada veniva mandata dal  padre a vedere se c’erano morti impigliati nella vegetazione. Per tenere il conto, diceva. Ma ora il fiume sembrava aver capito che la guerra era finita, e si beava dei canti delle donne e del continuo movimento delle barche, con i primi carichi di materiale da costruzione, ancora caldo di fornace. Le donne si chiamavano da una riva all’altra, con la cantilena tipica del miscuglio tra Venezia e Treviso.

Ada portava al lampòr anche la sorella più piccola, sistemandola vicino alle ragazze più grandi, quelle che lavavano da anni per i nobili. Si riconoscevano, svelte nel cercare di nascondere le mani gonfie dai geloni, squamate dal sapone, rosse e indurite dall’acqua del Sile, acqua madre e matrigna insieme. Ada posizionava con cura il lampor, dove finiva la riva e iniziava l’acqua. Con la precisione di una veterana, calcolava la distanza della tavola con la sporgenza al lato opposto, dove appoggiava le esili ginocchia. Sapeva che l’acqua le avrebbe comunque bagnate, ma si illudeva che il fiume capisse quanto dolore provava alla sera, soprattutto d’inverno, quando diventavano rosse e tumefatte.

Dal sacco di iuta da cui spuntavano i lembi della biancheria da lavare, estraeva un pezzo di sapone scuro, grezzo e lo incastrava nel quadrato in rilievo della tavola, così non scivolava. E iniziava a lavare, immergendo i panni nell’acqua, veloce e attenta a non mollare la presa, altrimenti la corrente beffarda se li portava via. Sembrava sorridere, il fiume, quando riusciva a strappare un grembiule, un fazzoletto, un asciugamano, per poi subito pentirsi nel vedere la paura negli occhi di Ada per la punizione, che le avrebbe inflitto la madre. E allora il suo amico fiume faceva impigliare i panni su una canna e li attorcigliava, in modo che lei non dovesse pericolosamente sporgersi per riprenderli. Ada si immaginava che gli angeli dalle gote sbuffanti la  aiutassero, soffiando fortecontrocorrente. E riprendeva a lavare con più vigore, cantando con le altre per non sentire le ginocchia dure come quelle di una vecchia e le mani ormai prive di forma, mani che, lei lo sapeva, avrebbero mostrato per sempre la sua simbiosi con il fiume.

Finito il bucato, dal fondo del sacco di iuta, volgendo lo sguardo intorno quasi con vergogna, estraeva un involto aprendolo solo da un lato, come per celarne il contenuto. Poi, velocissima, immergeva la mano nell’acqua prendendo con l’altra il sapone. E il fiume era pronto ad accogliere la sua intimità, le “sue robe”, come dicevano sottovoce e con pudicizia le donne più anziane. I pannolini, intrisi di sangue rosso vivo e via via più scuro, emanavano l’odore forte, ferroso, pregnante del ciclo, della cadenza, dei ritmi della vita. E l’acqua, in un guizzo, si colorava di quella essenza, diluendo e mescolando vorticosamente tra i gorghi quel liquido acerbo della natura femminile. Non sangue dei morti uccisi dalle pallottole nemiche, ma linfa vitale di una giovane donna, un dono che Ada segretamente consegnava al fiume. Vita in cambio di vita. E  il Sile era vita. Ed ella lo guardava con riconoscenza, provando il sacro rispetto, che si deve a una forza possente e ingovernabile.

Ma improvvisamente capì, con un brivido, che qualcosa sarebbe velocemente cambiato. Avvertiva con timore sconosciuto, che il suo fiume potesse essere in pericolo. Lo immaginava negli anni a venire, con  l’acqua densa e sporca solcata da barche sempre più grandi e potenti, con erbacce fitte e intricate a ricoprirne le rive franate e abbandonate all’incuria, scavato e depredato delle sue ricchezze, ostruito nel suo corso da alberi e vegetazione lasciati in balia della corrente, senza più voci, canti di uccelli, starnazzare di oche o del guizzo dei pesci a burlarsi dei pescatori. Il Sile, il suo fiume padre, le sembrava ora un figlio indifeso. E in quel preciso momento, Ada si sentì donna, adulta. Era questo il suo vero menarca. Lei, figlia del fiume, prese un po’ di acqua tra le mani e la cullò dolcemente, come per rassicurarlo. E si sentì immensamente madre.

 

 

10 settembre 2016, a Padova si parla di Parco Agropaesaggistico Metropolitano, incontro aperto a tutti

il-presidioNel gennaio 2014 si svolgeva a Padova il primo incontro organizzato da Agenda 21 del Comune di Padova “Verso il piano d’azione per l’agricoltura urbana ed il Parco agro paesaggistico metropolitano”. Di quel processo, e dei suoi risultati, non c’è più traccia. Eppure attraverso una serie serrata di incontri, svolti tutti tra gennaio e maggio 2014, decine di associazioni, cittadini, agricoltori e una qualificata rappresentanza di portatori di interessi locali, avevano delineato le linee guida del Parco Agropaesaggistico Metropolitano. Di cosa si tratta?

 Il Parco Agricolo Paesaggistico Metropolitano, (PaAM), è una idea di valorizzazione e tutela delle aree residue agricole che ancora esistono nel territorio, nella loro interconnessione con la città; una occasione per elaborare ed attuare politiche volte a migliorare la convivenza tra spazi urbanizzati e spazi agricoli ridefinendone le relazioni esistenti in un’ottica di sostenibilità ambientale, economica e sociale. Per riprendere il filo interrotto del discorso, alcuni dei partecipanti al percorso si sono costituiti in associazione per promuovere la realizzazione del Parco Agropaesaggistico Metropolitano di Padova e si incontreranno sabato 10 settembre alle ore 18.00 nella Sala Peppino Impastato di Banca Etica (via Tommaseo 7) a Padova.

Programma. 18.00 – Coltiviamo la CITTÀ e la sua BIODIVERSITÀ – Carlo Bettio (Slow Food Padova e PaAM) e Gabriele Baldan (Istituto Agrario “S. Benedetto da Norcia”). 18.15 – Coltiviamo le RELAZIONI e le PROGETTUALITÀ: quale rapporto tra AGRICOLTURA e CITTÀ? – Sergio Lironi (PaAM) e Viviana Ferrario (PaAM). 18.30 – Coltivando il BASSO ISONZO: qualcosa sta succedendo! – Moreno & Valentina (Azienda Agricola “Le Terre del Fiume”) e Andrea Turato (PaAM). 18.45 – Progetti dell’ISTITUTO AGRARIO – Paola Molari e Maurizio Pavan (Istituto Agrario “Duca degli Abruzzi”). 19.00 DIBATTITO – 3 DOMANDE-GUIDA: 1. Quali iniziative in atto conosci che vanno nella direzione del PaAM (agricoltura urbana e peri-urbana, difesa e valorizzazione del paesaggio, del suolo e dell’ambiente naturale, stop al consumo di suolo…)? 2. Quali iniziative sarebbe utile intraprendere per andare nella direzione del PaAM? 3. Il livello di comunicazione tra le persone e le realtà che si muovono nella direzione del PaAM è sufficiente? Come potrebbe essere migliorato? Info: APS PaAM Padova, via Gramogne 41, Padova  http://www.paam.it  –  info@paam.it  – cell. 3478748224.  L’evento è collegato alla “CENA PER TUTTI” organizzata da “ABRACCIAPERTE”, Padova, Piazza della Frutta – domenica 11 settembre 2016.

Fonte: Circolo Wigwam Il Presidio APS

Cansiglio (BL-TV), restauro ex base nato, entro il 2017 nuova fruizione della struttura a favore del territorio. E nel Bellunese, la Casera Valmontina diverrà rifugio escursionistico.

Cansiglio faggeta x webE’ stato stipulato in Pian Cansiglio (BL) il contratto tra Veneto Agricoltura e la ditta Eurocostruzioni srl di Padova per i lavori di restauro conservativo, del valore di 637.000 euro, dei fabbricati dell’ex base Nato in Cansiglio rimasti dopo la bonifica avviata dall’Agenzia regionale alcuni anni fa: quindi l’hangar e il relativo bunker (dimensioni interne m 18,35 per m 21,70, altezza m 5,39). Il tutto diverrà un “open space”, da allestire con tabellonistica e con sistemi multimediali per costituire sia una struttura museale a testimonianza della “guerra fredda”, sia uno spazio da adibire ad attività di educazione naturalistica e, più in generale, di fruizione sostenibile del territorio.

La Foresta demaniale regionale del Cansiglio è, infatti, area SIC (sito di importanza Comunitaria) e ZPS (zona di protezione speciale), inserita nella Rete europea Natura 2000. L’hangar sarà raggiungibile utilizzando una strada carrabile esterna, ma anche da una strada “per tutti” interna alla ex Base, chiusa al transito veicolare e recentemente riasfaltata. Il “bosco dei Dogi” avrà perciò, alla fine dei lavori cioè entro il 2017, un’importante struttura in più, in grado di ospitare al coperto, quindi con ogni tempo, un elevato numero di persone. Sono in piena attività anche i lavori di realizzazione del “Camper Service”, progetto che risponde all’esigenza di regolamentare la sosta dei camperisti in Cansiglio; siamo a buon punto e stanno nascendo, come previsto, le piazzole per la sosta di 30 veicoli, le colonnine per la fornitura di energia elettrica, l’illuminazione automatizzata, la vasca di scarico per le acque nere ed un punto di rifornimento acqua, nonché le sbarre e le postazioni per il pagamento automatizzato.

La casera diventà un rifugio. Veneto Agricoltura ha stipulato anche il contratto con  S.I.L.S. di Sauris (UD), per la ristrutturazione della Casera Valmontina, che diverrà Rifugio escursionistico e struttura di accoglienza per attività di educazione naturalistica. Il fabbricato è ubicato all’interno della Foresta regionale demaniale della Valmontina, che dal Comune di Perarolo di Cadore sale fino alle pendici del Monte Duranno; parte della Foresta è stata classificata 20 anni fa come “Area Wilderness”, tra le prime sulle Alpi, a testimonianza dell’eccezionale cifra naturalistica ed ambientale della zona. Valore dell’intervento 500.000,00 € su finanziamento regionale a valere sul Programma PAR FSC.

Fonte: Servizio Stampa Veneto Agricoltura

Nuovo strumento online per misurare costi ed emissioni dei viaggi in auto

Green Driving ToolIl “Green driving tool” è uno strumento a sostegno delle iniziative della Commissione Europea per la decarbonizzazione del trasporto in Europa. Accessibile via web, questo strumento interattivo permette di stimare i costi per il carburante e le emissioni di CO2 dei singoli spostamenti in auto tenendo conto di variabili come la tipologia di macchina, di motore, il carburante utilizzato e lo stile di guida.

Aumentare la propria consapevolezza. Tibor Navracsics, Commissario per l’Istruzione, la cultura, la gioventù e lo sport e responsabile del centro comune di ricerca ha dichiarato: “Il Green driving tool, sviluppato dal centro comune di ricerca della Commissione, aiuta i consumatori a scegliere con consapevolezza come spostarsi e a diminuire i consumi e le emissioni. Questo è un ottimo esempio di come la scienza possa intervenire a sostegno dei nostri obiettivi strategici e fornire strumenti pratici per affrontare le sfide sociali e rafforzare il ruolo dei cittadini”. Tutto ciò, in linea con l’obiettivo della Commissione di sostenere la transizione verso veicoli con emissioni ridotte o nulle delineato nella Strategia europea per la mobilità a basse emissioni

Fonte: Asterisco Informazioni

Mobilità sostenibile, nelle città metropolitane la preferenza va ai mezzi pubblici, ma resiste l’auto privata, meno bici, più pedoni

biciI Comuni italiani dell’Anci hanno commissionato un’indagine all’Istituto ‘Piepoli’ sulla mobilità sostenibile i cui risultati sono stati illustrati a Catania nel corso della II Conferenza nazionale sulla mobilità sostenibile, organizzata dalla stessa Associazione dei Comuni.

Mezzi pubblici modalità prevalente per gli spostamenti. Nonostante l’innegabile congestione del traffico delle automobili nelle Città metropolitane, il 44% dei cittadini individua nei mezzi pubblici la modalità prevalente per gli spostamenti. La ricerca, effettuata attraverso 1500 interviste telefoniche agli abitanti maggiorenni delle Città metropolitane italiane, replica quella già condotta lo scorso anno, facendo registrare un aumento del +3% di coloro che fanno di bus, tram e metropolitane il loro principale mezzo di mobilità.

Maggioranza degli automobilisti poco interessati a diventare più ecosostenibili. Resta forte l’incidenza dell’auto privata, utilizzata in modo prevalente dal 39% degli intervistati: il 57%delle famiglie, può contare su una automobile di proprietà, mentre aumenta del +5% la fascia di popolazione che non possiede neanche una macchina, arrivando al 20%. del totale. Solo il 17% degli intervistati possiede un’auto elettrica, ibrida o a gas, e il 65% degli intervistati non trova interessante passare a modalità di alimentazione più ecosostenibili.

Meno bici, più pedoni. Da segnalare che solo il 2% dei cittadini si muove in città utilizzando principalmente in bicicletta e la percentuale risulta essere ora la metà rispetto all’anno scorso. Aumenta invece del +4% la fetta di popolazione che effettua a piedi gran parte degli spostamenti (11%).

Fonte: Asterisco Informazioni

La “rigenerazione urbana” tedesca passa dal verde: un viaggio a Berlino per conoscerla

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Il gruppo di vicentini in viaggio a Berlino

(di Alessandro Bedin, giornalista socio Argav) Nell’ambito di un’attività formativa inerente al POR-FSE 2015, approvata con Decreto n. 2268 in data 26/11/2015 dalla Regione Veneto (Progetto n. 4280/1/2/784/2015 “operatore agricolo nella realizzazione del verde di alta qualità. Germania”), abbiamo avuto una splendida occasione per approfondire come la Germania e i tedeschi si pongono verso la cura del territorio attraverso attività di giardinaggio e di riqualificazione ambientale.

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I giardinieri tedeschi all’opera

Attraverso l’Ente di formazione Anapia Regionale del Veneto, abbiamo effettuato il nostro viaggio studio dal 26 giugno al 1 luglio 2016 con un gruppo vicentino composta da dieci persone (Dino Baggio, Zilio Raffaele, Davide Pozza, Giovanni Guzzo, Cristiano Festa, Emanuele Peruzzo, Roger Farronato, Renato Nicoli, Fabio Alessio ed io). Abbiamo toccato con mano come sia stupefacente la prestigiosa e continuativa attività di riqualidicazione del territorio e del paesaggio attraverso le Buga (Bundesgartenschau, ovvero Garden Show Federale) e Iga (Internationalgartenschau, ovvero Garden Show Internazionale) che, con cadenza biennale, dopo la Seconda Guerra Mondiale, dal 1951 ad oggi, hanno avviato un’attività di ricostruzione delle città tedesche attraverso la trasformazione di porzioni di territorio in parchi di decine se non centinaia di ettari.

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Il Giardino dedicato a Karl Foerster al Britzer Garten realizzato con la Buga del 1985

L’esperienza formativa è iniziata con la visita a Potsdam di due significativi siti. Il primo è il Volkspark (73 ettari) realizzato con la Buga del 2001 su una ex area militare, dove abbiamo visto sia aree mantenute naturalistiche (con prati fioriti e tronchi a terra per favorire la biodiversità) che zone arredate a piante perenni e rose in ottimo stato manutentivo, varie zone gioco e relax con un’alta partecipazione di cittadini. Quindi, abbiamo visto il giardino di Karl Foerster, la personalità più importante a livello mondiale in fatto di giardinaggio naturale dopo l’inglese William Robinson e prima dell’olandese Piet Oudolf (contemporaneo): un precursore per l’uso delle piante erbacee perenni e in particolare delle graminacee e delle felci.

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Rathenow – BUGA2015

Il viaggio studio continua. Si è passati, quindi, alla visita di 3 dei 5 siti inerenti la Buga 2015 (55 ettari complessivi) realizzati nelle cittadine di Rathenow, Premnitz e Brandenburgo an der Havel: ogni sito era più interessante dell’ altro, con aree gioco avveniristiche, splendide zone relax, composizioni di erbacee perenni e graminacee di altissimo livello. La prova del nove riguardo la permanenza nel tempo di questi eventi inaugurativi (Buga e Iga) ci è stata offerta dal Britzer Garten realizzato nel 1985: una “Fabbrica Verde” di 90 ettari con 30 giardinieri operosi intenti quotidianamente a mantenere più che decorosi gli spazi verdi con una altissima qualità delle composizioni ad erbacee perenni. Al suo interno, il Giardino dedicato a Karl Foerster, quello delle Api, delle Streghe e delle Fragranze. Una zona coltivata a piante spontanee, 10 ettari di lago, un trenino che accompagna i visitatori con difficoltà di movimento ma anche zone naturali e agricole. Tutto ciò dopo 31 anni dalla sua realizzazione e inaugurazione.

albero berlinoNon un costo ma un investimento. Un’ulteriore e significativa conferma di come in Germania la riqualificazione del territorio con opere a verde non sia considerato solamente un costo ma un investimento con ricadute ambientali, sociali e lavorative ci è stato offerto dalla visita dell’ultimo sito previsto dal programma formativo, ovvero l’Erholungspark, in parte realizzato, con il “Garten der Welt”, e in parte in corso di realizzazione per l’inaugurazione, con la Iga 2017, che l’anno prossimo sarà l’evento tedesco per eccellenza (13 Aprile – 15 ottobre 2017). Un intervento di riqualificazione e miglioramento del territorio di complessivi 100 ha: un sito paesaggistico di altissima qualità nel cuore di Berlino, visitare per credere.

DeflussoMantenimento e gestione degli alberi. In tutte le aree visitate ma anche nei parchi cittadini comunali abbiamo sempre incontrato personale impegnato a interventi di mantenimento delle opere a verde. Anche nel paesino più piccolo, è presente un’attenta gestione degli alberi con l’individuazione numerica di ogni soggetto, protezioni al piede e segnalazioni dei nuovi alberi messi a dimora protetti nel tronco con una resina traspirante e degradabile per proteggere le cortecce degli alberi dalle scottature (a seguito dell’esposizione al sole, dalla precedente condizione d’ombra del vivaio). In Germania si percepisce in modo tangibile e inequivocabile come gli alberi abbiano una loro dignità, una loro personalità, che esige rispetto, cura e attenzione. Significative le protezioni poste alla base degli alberi, con adeguata pacciamatura, come anche i sistemi di irrigazione provvisoria per i nuovi impianti caratterizzati da sacche con rilascio graduale dell’acqua (Treegator; brevetto statunitense).

perenneComposizioni di erbacee. In tutte le aree visitate è stata posta particolare attenzione alla realizzazione di zone ad erbacee perenni e graminacee, molto apprezzate nella cultura mittel-nord europea mentre in Italia spesso sono poco considerate o percepite in modo negativo.

introduzione germaniaConclusioni. Abbiamo raccolto una serie di dati sulle specie botaniche impiegate nelle composizioni più interessanti anche per il clima italiano, in modo da poter riproporre nella nostra realtà gli interventi più innovativi riguardanti il risparmio di risorse idriche, la resilienza delle specie erbacee e l’impiego delle stesse per la riduzione del deflusso superficiale delle acque piovane attraverso l’uso di cordoli forati e sistemi di drenaggio per facilitare l’infiltrazione delle acque meteoriche nel terreno e nelle acque di falda. Molte specie erbacee perenni e graminacee, infatti, grazie ad apparati radicali fascicolati, si prestano in modo particolare sia a consolidare scarpate di terreno che a facilitare l’infiltrazione profonda delle acque meteoriche. Abbiamo imparato buone tecniche di giardinaggio, ma tale esperienza dovrebbe essere fatta anche da amministratori, dirigenti e cittadini comuni per apprendere concetti fondanti quali l’appartenenza a un territorio che implica cura e attenzione; di come l’investimento per la realizzazione e il mantenimento di Opere a Verde abbia grandi implicazioni e ricadute per il miglioramento della vivibilità urbana con benefici ambientali, sanitari, microclimatici fintanto economici per l’incremento del valore degli immobili ma anche per l’indotto turistico di prossimità che ingenera.