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In Veneto nuove Doc e Docg

foto Veneto.to - prodotti della Strada dei vini Lison Pramaggiore

Sono state convocate per oggi, martedì 14 settembre 2010, le pubbliche audizioni programmate dal Comitato nazionale per la tutela e la valorizzazione delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche tipiche dei vini, relative al riconoscimento della Denominazione d’Origine Controllata e Garantita per il “Piave Malanotte” o “Malanotte del Piave”, della DOCG per il vino “Lison”, della nuova Denominazione d’Origine Controllata “Venezia” e per le connesse modifiche ai disciplinari di produzione delle DOC  “Vini del Piave” o “Piave” e “Lison – Pramaggiore”. Gli incontri si svolgeranno a Villa Foscarini Cornaro di Gorgo al Monticano, in provincia di Treviso, a partire dalle ore 10, con la discussione relativa al riconoscimento della DOCG “Piave Malanotte” o “Malanotte del Piave” e la modifica del disciplinare di produzione dei vini a DOC “Piave”. Seguirà alle 14,30 la discussione sul riconoscimento della DOC ”Venezia”, mentre è stata prevista per le 16,30 la pubblica audizione riguardante il riconoscimento della DOCG “Lison” e la modifica del disciplinare di produzione dei vini a DOC “Lison – Pramaggiore”.

E nei colli Euganei…Per mercoledì 15 settembre 2010 è stata convocata la pubblica audizione programmata dal Comitato nazionale per la tutela e la valorizzazione delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche tipiche dei vini, relativa al riconoscimento della Denominazione d’Origine Controllata e Garantita per il vino “Colli Euganei Fior d’Arancio“ o “Fior d’Arancio Colli Euganei” e la conseguente modifica del disciplinare di produzione dell’attuale DOC  “Colli Euganei”. L’incontro si svolgerà nel Rustico di Villa Draghi di Montegrotto Terme, in Provincia di Padova (Via Fermi, 1), con inizio alle ore 10.

(fonte Regione Veneto)

Vendemmia 2010: in Veneto il 20 per cento della produzione di vino nazionale

Veneto sempre più leader in Italia nella vendemmia e nella produzione di vino con circa il 20% del totale nazionale. Questo, insieme ai dati che vedono nel 2010 una raccolta, in regione, del 4,5% superiore al 2009, gli elementi più significativi emersi nel convegno dedicato alle previsioni vendemmiali nel Nord-Est d’Italia svoltasi lo scorso 1 settembre a Legnaro (PD) presso la Corte Benedettina (di Veneto Agricoltura) ed organizzato da Veneto Agricoltura – Europe Direct, con la collaborazione di Regione Veneto e Avepa.

A Verona e a Treviso i 3/4 della produzione veneta. Exploit di Vicenza. Per quanto riguarda i dati, la vendemmia 2010 consegna un Veneto lanciato verso un + 4,5% di raccolta uve rispetto al 2009 (nella sola provincia di Rovigo si assiste ad una contrazione significativa in termini percentuali: -17%). In particolare nelle province di Verona e Treviso, dove si concentrano i tre quarti della produzione vinicola veneta, si annuncia un discreto incremento della raccolta (+2,8% a Treviso con 4,2 milioni di quintali circa e +5% a Verona con 4,3 milioni di quintali circa). L’incremento maggiore si registra comunque a Vicenza (+10%) mentre nelle altre province, con l’esclusione di Rovigo, si annuncia un aumento medio del 3-4%. Complessivamente la produzione 2010 del vigneto veneto dovrebbe sfiorare gli 11,5 milioni di quintali di uva. Rispetto al grado zuccherino si stimano gradazioni mediamente inferiori rispetto al 2009.

Il Veneto in dettaglio. L’aumento quantitativo di Belluno si giustifica con l’aumento delle superfici destinate a produzione di uva. Dei 1500 quintali circa di uva raccolta metà saranno a bacca bianca. Padova si attesterà su una raccolta di 615.000 quintali su meno di 5000 ettari vitati: 245.000 i quintali di uva a bacca bianca il resto a bacca rossa. Continua la contrazione della superficie vitata a Rovigo che conta oggi 250 ettari. Dei 16.200 quintali prodotti 9.500 saranno a bacca rossa il resto a bacca bianca. Per Venezia si stima una produzione di uve di circa 790.000 quintali di cui 370.000 a bacca bianca. Vicenza, come detto, in grande spolvero (+10% sul 2009 con 1,37 milioni di quintali raccolti) soprattutto per quanto attiene le uve a bacca rossa dell’ovest vicentino e per la zona DOC Breganze. Per quanto riguarda Verona, che assomma una raccolta di 4,3 milioni di quintali circa, buono l’aumento delle uve a bacca rossa, in particolare la corvina. Relativamente a Treviso, dove la vendemmia rispetto al 2009 sarà ritardata di una decina di giorni, su 4,2 milioni di quintali prodotti (di cui 3,14 milioni a bacca bianca) si registra un leggero incremento di resa per le uve a bacca bianca (Prosecco, Pinot) e una leggera flessione delle rese ad ettaro per le uve a bacca rossa (Merlot, Cabernet).

Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige. Guardando alle altre Regioni del  Nord-Est da notare come la produzione nella Provincia Autonoma di Bolzano risulterà maggiore nel 2010 rispetto al 2009, mentre per quanto riguarda la Provincia Autonoma di Trento, considerato che Pinot grigio e Chardonnay costituiscono assieme il 50% dell’intera produzione, la vendemmia (70% uve bianche) sarà nel 2010 quantitativamente superiore (+5%) rispetto al 2009. Buona anche la produzione del Friuli Venezia Giulia, comunque superiore ai quantitativi raggiunti nel 2009. In particolare in Provincia di Gorizia si stima un quantitativo di 370.000 quintali (75% uve bianche) mentre a Trieste la produzione si attesta sui 14.000 quintali.

(fonte Veneto Agricoltura)

L’uva d’oro di Venezia torna a risplendere

L'isola di Mazzorbo

Torna a risplendere l’Uva d’Oro, o Dorona, antica uva delle isole della laguna di Venezia, riscoperta e salvata dall’oblio e forse dalla scomparsa grazie all’impegno di Veneto Agricoltura, del Centro di Ricerca per la Viticoltura di Conegliano e di imprenditori privati. Nel contesto del progetto di recupero della tenuta oggi chiamata Venissa, di proprietà del Comune di Venezia, che sorge nell’isola lagunare di Mazzorbo, è stato ricreato un vigneto di quest’uva, la cui vendemmia prenderà il via venerdì 3 settembre prossimo.

A vendemmiare, Luca Zaia e Paolo Baratta. A tagliare i primi grappoli, alle 11,30, saranno il presidente della Regione del Veneto Luca Zaia e il presidente della Biennale di Venezia Paolo Baratta, affiancati dai ragazzi down dell’Associazione Persone Down della Marca Trevigiana, già esperti vignaioli, enologi e creatori di etichette. La presenza di Baratta, vicepresidente del FAI, è tutt’altro che casuale: un’omaggio della cultura ad uno suo segmento, quello dell’enologia, della quale lo stesso presidente della Biennale è protagonista con la sua tenuta Monteti, sulle alture alle spalle del colle omonimo, nella Maremma Toscana, in Comune di Capalbio.

L’importanza delle uve autoctone. Il recupero di Venissa e dell’Uva d’Oro, a sua volta, è avvenuto sulla base del progetto di recupero e valorizzazione presentato da imprenditori del settore dell’enologia e della nautica (Gianluca Bisol e Alberto Sonino), giudicato il migliore tra i dodici presentati al Comune in risposta ad una specifica richiesta, e coinvolge associazioni ed enti culturali e scientifici internazionali. L’iniziativa, oltre alla valenza storico – culturale, vuole sottolineare la ricchezza e la straordinarietà dell’enologia del Veneto in generale, territorio unico al mondo per le radici identitarie, variegate e antiche della sua viticoltura. Dei circa 8 milioni di ettolitri di vino prodotti attualmente in Veneto, 3,2 milioni sono oggi a Denominazione e, di questi, quasil’85 per cento sono ricavati da uve autoctone e originarie (tra le più importanti: le rosse Corvina, Rondinella, Molinara, Raboso, e le bianche Glera e Garganega) dalle quali si ottiene una varietà di vini eccellenti e unici, in grado di coprire ogni esigenza e di abbinarsi ad ogni cibo.Proprio per sottolineare l’importanza delle uve autoctone nella produzione e nell’economia enologica del Veneto, all’evento parteciperanno produttori di fama mondiale come Gianluca Bisol, Raffaele Boscaini e Giorgio Cecchetto, impegnati nel recupero e nella valorizzazione degli antichi vitigni.

(fonte Regione Veneto)

Vendemmia in Sicilia: registrato il 50 per cento in meno sulla produzione

Secondo la legge di mercato se il prodotto diminuisce il suo prezzo dovrebbe aumentare. Così accade sempre quando ci sono periodi siccitosi o grandinate che compromettono il raccolto di frutta e verdura, anche se a volte la differenza di prezzo viene percepita più dai consumatori che dai grossisti che acquistano la merce dai produttori. E lo stesso sta accadendo in Sicilia per questa vendemmia. Lo rende noto Acli Terra Sicilia, l’associazione professionale agricola che ha condotto un’indagine a tappeto in tutta l’Isola per mettere in luce eventuali distorsioni nel mercato delle uve. E le ha trovate.

Riduzione per vendemmia verde ed esterpazione. “La campagna  2010 in Sicilia è certamente condizionata da alcuni fattori che hanno determinato una riduzione della produzione di uve di circa il 50%”, spiega il presidente, Nicola Perricone. Che prosegue: “Incidono sulla produzione sia la “vendemmia verde” che riduce, con circa 10.000 ettari interessati, la produzione di uva di circa 900.000 quintali, sia i premi per l’estirpazione definitiva che hanno ridotto la superficie vitata siciliana di 5000 ettari in due anni”. In questo contesto, gli aspetti positivi di un andamento climatico favorevole e di una eccellente qualità delle uve, potrebbero far presagire un incremento del prezzo dell’uva con conseguente incremento del reddito per le imprese. Ma in realtà ciò non accade.

Le uve? Pagate pochissimo. “Da una prima indagine non sembrano esserci, rispetto al 2009, marcati incrementi sui prezzi delle uve sia per i vitigni autoctoni che per gli internazionali”, annuncia, “allora, togliere materia prima dal circuito produttivo siciliano è un vantaggio per le nostre aziende o uno spazio in più per i produttori di altre regioni che rispetto al 2009 incrementano la produzione mediamente del 5%?” Secondo Perricone il problema è tutto commerciale, professionale e di organizzazione. “Non si può pensare di ridurre la produzione con interventi di piccola entità con il risultato che le uve siciliane vengono deprezzate”, spiega, “A questo punto chi non produce riduce le perdite, chi produce e realizza prodotto rischia invece di perdere due volte. Siamo alla paralisi… rischiamo tra cinque anni di ritrovarci senza imprese e senza persone che investono nel settore agricolo”.

Strategia in due mosse. “Prima di tutto, – spiega Perricone – l’impresa agroalimentare deve avere un management adeguato alle esigenze di un mercato globale e quindi necessita di interventi mirati come la possibilità di chiudere la filiera, l’orientamento al marketing, la formazione, l’introduzione delle innovazioni,  l’apertura verso nuovi mercati potenziali, il potenziamento di azioni di valorizzazione  del prodotto siciliano di qualità”. Il secondo passo: “Occorre  puntare  verso la creazione di organismi (anche a partecipazione pubblica) che, utilizzando personale qualificato e strategie mirate, svolgano l’azione di commercializzazione attraverso la tutela e la promozione per le aziende familiari di piccole dimensioni che non hanno cultura imprenditoriale ma che rappresentano il territorio, che nel complesso producono quantità e qualità, e che per le loro dimensioni e per cultura si affidano a pseudo commerciarti traendo dei prezzi a dir poco vergognosi”. “In definitiva”, conclude Perricone, “occorro interventi puntuali, con una politica di sostegno regionale e nazionale finalizzata a dare strumenti e opportunità alle numerose famiglie, ai tanti  giovani che dall’agricoltura vogliono trarre la loro fonte di reddito, che del territorio vogliono essere i promotori e gli attori principali”.

(fonte Acli Terra Sicilia)

Master sui vini di origine, iscrizioni al via

C’è tempo fino al 30 settembre per iscriversi al nuovo master universitario di primo livello finalizzato alla gestione del sistema vitivinicolo, in particolare ai vini di origine e alla tutela delle denominazioni. L’iniziativa formativa, organizzata dall’Istituto Agrario di San Michele all’Adige con la collaborazione istituzionale e scientifica della Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Milano, succede al master sui vini spumante, il primo a livello nazionale.

Il corso partirà nel tardo autunno e si svolgerà presso le strutture e i laboratori di San Michele all’Adige, ma sono previsti anche periodi di stage presso le aziende del settore. Si rivolge a laureati interessati alla promozione del settore vitienologico e alla tutela delle denominazioni protette. “Il percorso formativo rientra nell’ambito delle attività didattiche promosse del Centro istruzione e formazione ed è indirizzato a preparare esperti delle risorse viticole ed enologiche dei territori vitati italiani” spiega il direttore generale, Alessandro Dini.

Cinquecentocinquanta ore di didattica frontale e 200 ore di stages da effettuarsi presso enti e aziende del settore vitivinicolo. Dal punto di vista professionale il corso forma tecnici specializzati in produzione di uve, trasformazione ed elaborazione di vini, con competenze in analisi sensoriale e strumentale. Tra i grandi temi al centro del percorso formativo: i fattori del modello viticolo (clima, terreno, vitigno, tecnica colturale, modalità di vinificazione, cultura, usanze); la conoscenza fine del macro e micro clima; la cultura del territorio, la storia, il legame con le tradizioni alimentari; le tecnologie di produzione e di miglioramento dei vini di territorio.

Lavorare nel mondo del vino. I tecnici acquisiranno conoscenze specifiche sulla gestione economica del comparto, sul marketing e la comunicazione dei vini di territorio per portare un valore aggiunto sul mercato sia alla produzione che al consumo. Si approfondiranno i temi di tutela dei territori e delle loro espressioni attraverso gli strumenti normativi. Coloro che conseguiranno il master potranno trovare occupazione presso: aziende vitivinicole di media e grande dimensione; consorzi di tutela e promozione; associazioni di produttori; camere di commercio; pubbliche amministrazioni (Regioni, Province, ICE); enti e agenzie di sviluppo alle attività agricole; società di servizio alle aziende agricole e alle pubbliche amministrazioni; agenzie di comunicazione.

(fonte Istituto Agrario San Michele all’Adige)

Vendemmia 2010 in Veneto: produzione in crescita del 3-5 per cento

Qualita’ dell’uva buona e produzione in crescita tra il 3 e il 5% rispetto alla produzione dello scorso anno: queste le prime previsioni che arrivano dall’osservatorio privilegiato di Veneto Agricoltura, l’azienda regionale per i settori agricolo, forestale e agro-alimentare con sede a Legnaro (Padova). Oltre alle informazioni di tutti i produttori regionali, l’ente elabora quotidianamente i dati di Assoenologi e di altri analisti. già programmato per il prossimo 1° settembre,

S’inizia con lo Chardonnay. La vendemmia in Veneto prendera’ il via nei giorni compresi tra il 21 e il 23 agosto, a cominciare dai vitigni Chardonnay, concentrati soprattutto in provincia di Treviso, che da anni hanno l’onore dell’apertura stagionale. Le ultime uve ad essere tolte dal grappolo, attorno al 10 settembre, saranno le nere del veronese, da cui si ricava il Bardolino, il Merlot e il Cabernet. Entro gli ultimi giorni del mese prossimo la vendemmia in Veneto sara’ completata in tutte le province. Nel 2009 il vigneto veneto ha prodotto 1,1 milioni di tonnellate di uva da vino, che ha garantito alla regione la leadership a livello nazionale: anche in considerazione dell’aumento previsto, questo primato dovrebbe essere confermato nel 2010.

Sarà un’ottima annata? ”La stagione sta procedendo bene – assicura Renzo Michieletto di Veneto Agricoltura – nel senso che si e’ registrato un luglio molto caldo, mentre nelle ultime due settimane si registra una condizione ideale, con una buona escursione termica, in virtu’ di giornate assolate e nottate fresche. Tuttavia il ciclo vegetativo ha gia’ fatto il suo corso – aggiunge – e quindi le condizioni meteo che si verificheranno da qui all’inizio della vendemmia non muteranno il quadro”. ”Le previsioni vendemmiali – conclude Michieletto – sono costanti in tutta la regione, non esistono aree vinicole che registrano picchi o valori negativi. Anche le grandinate hanno rispecchiato le medie stagionali delle ultime estati e non hanno provocato danni particolari per qualche tipo di vigneto”.

Incontro sulle previsioni vendemmiali nel nord est e nuovo ruolo dei consorzi di tutela. Mercoledì 1 settembre 2010 a Legnaro (Pd), presso la Corte Benedettina si terrà a partire dalle ore 9,30 il tradizionale appuntamento dedicato alle previsioni della vendemmia nel Triveneto. L’incontro, promosso da Europe Direct Veneto, lo sportello europeo di Veneto Agricoltura, sarà anche l’occasione per approfondire, con l’aiuto di esperti, l’attualissimo tema del nuovo ruolo dei consorzi di tutela di fronte alle opportunità offerte dalla OCM vitivinicola riformata. Un’intera mattinata dedicata al vino, dunque, un’occasione da non perdere per tutti gli operatori del settore.

(fonte Ansa).

Giovani imprenditori: spopola l’“Erasmus agricolo”

Andare da 1 a 6 mesi in un’azienda agricola europea, oppure ospitare  nella propria qualche giovane imprenditore “in erba” straniero. Questo format, grazie ad un processo virtuoso di passaparola, attivato spontaneamente anche sui principali social network del web, sta facendo decollare il progetto. A rilevarlo è la Cia-Confederazione italiana agricoltori che sottolinea come stia prendendo molto piede l’iniziativa voluta dall’Unione Europea e denominata “Eye”, ovvero “Erasmus per i giovani imprenditori”.

Per gli stranieri, voglia di scoprire il made in Italy rurale. Si tratta -afferma la Cia- di una formula ben riuscita finalizzata a creare relazioni costruttive tra centinaia di giovani imprenditori europei. Il programma si rivolge a giovani imprenditori (ovvero ad imprenditori in essere da meno di 3 anni) e a nuovi imprenditori (quindi coloro che aspirano a diventarlo). Non solo. Il programma si rivolge anche ad imprese avviate e con esperienza che scelgono di partecipare in qualità di aziende ospitanti. L’“Eye” offre la possibilità ai giovani/nuovi imprenditori di trascorrere un periodo di lavoro, presso un’azienda di successo, in uno dei 27 Paesi dell’Unione Europea, inclusi i nuovi stati membri. Le aziende del comparto vitivinicolo italiano -evidenzia la Cia- sono in testa alle liste di preferenza degli stranieri, ma vanno molto forte anche gli agriturismi e le aziende multifunzionali. I giovani sono attratti dalla curiosità di scoprire le alchimie che portano al successo del “made in Italy rurale”.

Per gli italiani, desiderio di attivare link utili a “costo zero”. Gli italiani, invece, scelgono prevalentemente di essere ospitati in aziende del Nord Europa, ma l’Est sta diventando un orizzonte appetito, in particolare per attivare sinergie per nuovi business nel settore zootecnico e del “turismo verde”. Come organizzazione agricola -prosegue la Cia- monitoriamo costantemente questo progetto, perché è una grande e costruttiva opportunità che ci permette di analizzare le aspettative e le tendenze dei giovani imprenditori. Non ci limitiamo a questo: suggeriamo le mete degli scambi, con criteri precisi e utili. Altro aspetto da non snobbare è quello legato al portafoglio. Difficilmente i giovani riescono a fare esperienze del genere a “costo zero”: con questo “Erasmus” ciò, invece, avviene. La Commissione Europea ha infatti stanziato delle borse di studio per supportare economicamente gli imprenditori in partenza durante il periodo di permanenza nell’azienda del paese prescelto.

Borse di studio ancora disponibili. Il programma -conclude la Cia- viene curato dal nostro ufficio di Rappresentanza a Bruxelles. Scrivendo all’indirizzo cia.bxl@skynet.be è possibile ricevere supporto e maggiori informazioni sull’iniziativa, mentre per partecipare occorre iscriversi on-line al sito. Sono ancora disponibili borse di studio per imprenditori che intendano trascorrere un periodo all’estero ed intendano farlo entro giugno 2011.

(fonte Cia)

La viticoltura del futuro tra tecnologia e sostenibilità

foto HarvAssist

In futuro il viticoltore potrebbe utilizzare dispositivi mobili dotati di GPS come palmari e smartphone per ottenere in tempo reale informazioni riguardanti il proprio vigneto nella prospettiva di gestire la qualità delle uve rispettando l’ambiente. Già oggi però le nuove tecnologie dell’informazione supportano la viticoltura. In campagna, infatti, con metodi che stanno per essere diffusi su larga scala, è possibile prevedere il momento ottimale per la vendemmia, stimare il vigore delle piante e “l’intensità colorante” delle bacche evitando metodi distruttivi dei campioni e tempi di attesa per le analisi di laboratorio. Temi, questi, affrontati nel corso del terzo convegno nazionale di viticoltura che si è concluso nei giorni scorsi all’Istituto Agrario di San Michele all’Adige.

Vite: capace di assorbire anidride carbonica al pari di una foresta. La ricerca italiana si è ritrovata per aggiornarsi sui risultati acquisiti, sui programmi intrapresi e su quelli da intraprendere nell’unica vetrina che la comunità scientifica in viticoltura organizza per confrontarsi, mettere in mostra i progressi e consentire ai giovani di crescere. Vite decantata e celebrata, anche come risorsa ambientale, molto preziosa, grazie alla sua capacità di assorbire anidride carbonica al pari di una foresta. Il convegno è stato patrocinato dalla Provincia autonoma di Trento, dal gruppo di lavoro Viticoltura della Società di Ortoflorofrutticoltura Italiana e dall’Accademia Italiana della Vite e del Vino. Due le strade identificate dai ricercatori: migliorare la conoscenza del metabolismo della pianta e individuare i meccanismi di risposta messi in atto dalle stesse per meglio adattarsi alle diverse tecniche colturali impiegate e ai diversi contesti microambientali.

Gli argomenti trattati. “Alcuni temi molto sentiti –spiegano i ricercatori Duilio Porro e Marco Stefanini – hanno riguardato il contenimento della compattezza dei grappoli, la riduzione della produzione per ceppo, il ritardo della maturazione tecnologica e fenolica legati all’utilizzo della pratica di defogliazione in pre-fioritura. La possibilità di gestire la grande variabilità esistente in campo mediante telerilevamento basandosi anche su modellizzazioni climatiche e multi-spettrali, oltre che l’ottimizzazione delle risorse idriche e di fertilità del suolo, permettono al “sistema vigneto” di ridurre l’impatto sull’ambiente”. Sono state presentate, inoltre, innovazioni relative alla possibilità di riconoscere caratteri come il colore della bacca e l’aroma dell’uva in semenzali appena germinati tramite tecniche di biologia molecolare; sono stati approfonditi gli aspetti relativi alla distribuzione sostenibile degli agrofarmaci ed al bilancio del carbonio, le attività di miglioramento genetico volte ad ottenere nuove cultivar resistenti e/o tolleranti alle principali malattie fungine della vite.

L’innovazione nel vigneto. Presentati per l’occasione dall’Istituto Agrario progetti e programmi innovativi, molti dei quali si svolgono in Trentino, tra cui: HarvAssist, il portale web sviluppato nell’ambito della convenzione con Cavit, che individua il momento migliore per la vendemmia;  l’attività di miglioramento varietale e caratterizzazione fenologica e genetica a partire dalla collezione di germoplasma della vite che comprende 2000 vitigni provenienti da tutto il mondo; la sperimentazione condotta sul Teroldego per analizzare il suo comportamento vegeto-produttivo e sanitario; i risultati dell’attività di selezione clonale svolta in Trentino; l’analisi degli elementi minerali come strumento di tracciabilità delle uve; gli studi relativi agli assorbimenti fogliari e radicali dei diversi elementi minerali.

(fonte Istituto Agrario San Michele all’Adige)

San Michele – Stati Uniti: firmata intesa per le analisi dei vini

E’ stato sottoscritto a San Michele all’Adige, il memorandum d’intesa tra l’Istituto Agrario e il TTB “Alcohol & Tobacco Tax and Trade Bureau”, l’agenzia federale americana per l’alcool e il tabacco preposta ad effettuare controlli qualitativi e fiscali sui prodotti alimentari ed enologici importati negli Stati Uniti.

Un metodo unico per l’analisi dei residui degli antiparassitari nei vini. La convenzione formalizza un rapporto di dialogo e confronto che prosegue da diversi mesi in alcuni settori di reciproco interesse, vale a dire enologia, viticoltura, chimica analitica e chimica vegetale. Con questo accordo i due enti si scambieranno informazioni al fine di armonizzare i metodi utilizzati per l’analisi dei residui degli antiparassitari nei vini e, più in generale, per lo sviluppo di metodologie analitiche per la caratterizzazione varietale dei vini. La convenzione è stata firmata dal direttore generale dell’Istituto Agrario di San Michele all’Adige, Alessandro Dini, e dal direttore dell’American Alcohol & Tobacco Commission, William Foster. Presenti alla sottoscrizione anche il colonnello della Guardia di Finanza dell’Ambasciata italiana a Washington, Carlo Villanacci ed il responsabile tecnico della commissione, Jeff Ammon.

(fonte Istituto Agrario di San Michele all’Adige)

Viaggi studio Argav: la visita dei soci a San Patrignano

San Patrignano, colline a vigneto (foto Maurizio Drago)

(di Maurizio Drago) Lo scorso giugno, un gruppo di giornalisti ARGAV ha visitato  San Patrignano, la piu’ grande comunità terapeutica per il recupero dei tossicodipendenti del mondo, nel cuore della Romagna, a ridosso di Rimini e San Marino. Un tour-press  particolarmente interessante dove per una giornata si è vissuta la vita di oltre 1500 ragazzi tutti dediti a vari lavori, pronti ad uscire dal tunnel della droga.

La storia della comunità. La storia comincia nel 1978 quando Vincenzo Muccioli aveva  accolto nella sua casa  Betty, una ragazza tossicodipendente triestina. Da allora è stata data vita a una grandissima comunità dove oltre 20 mila ragazzi sono passati e sono ritornati alla vita. I giornalisti sono stati accompagnati nella visita da alcuni giovani, quasi tutti ex tossicodipendenti che hanno trovato in San Patrignano la loro casa e il loro lavoro.

San Patrignano, lavoro artigianale (foto Maurizio Drago)

La testimonianza. Come  Luca, meno di 30 anni, ex tossicodipendente. Di lui racconta  ai giornalisti una vita giovanile d’inferno. Il padre sempre occupato e dedito agli affari, la madre ipertesa e lui, solo,  ad affrontare il mondo dove – seppur con tutti gli agi possibili – mancava la presenza dei  genitori che gli dedicassero una benché minima parte del loro tempo. Si era aggrappato all’affetto della sua fidanzata che poco dopo lo aveva abbandonato. Ecco che, solo, iniziò a drogarsi: cocaina, metadone, eroina, spingendosi sempre oltre. “Tanto – era il  pensiero di Luca – sono certo che posso smettere di essere dipendente dalla droga a posso tornare indietro”- Non immaginava invece che era una strada senza ritorno, un processo irreversibile che porta alla distruzione del corpo e della vita. Gli rimaneva la via del recupero. Ma a San Patrignano gli avevano detto: per entrare qui devi decidere e dovrai stare alle regole della comunità. Per Luca ci vollero 8 mesi per decidere di entrare. Gli ci vollero quattro anni di terapia.  Terapia significa scegliersi un lavoro, dall’agricoltura all’artigianato, rispettare le buone regola di convivenza e di rispetto.  E’ uscito finalmente dal tunnel. Ora è responsabile di settore, vuole lavorare nell’ufficio stampa e relazioni.

San Patrignano, lavoro artigianale (foto Maurizio Drago)

I grandi numeri di San Patrignano. I numeri di  San Patrignano sono considerevoli: 370 ettari, 240 solo nella comunità romagnola, altri nelle comunità staccate di Trento, Cecina, Botticello, Talentino, frutto di numerose donazioni.  52 mestieri da scegliere: dall’artigianato artistico, alla pelletteria, ceramica, tessitura, dalla falegnameria, grafica all’allevamento di cani e cavalli. Possibilità di sport e benessere dopo il lavoro.  Una enorme palestra, grandi spazi per i vari giochi. Un centro medico con 50 posti letto, un asilo, scuole, un teatro, strutture abitative, un villaggio con 60 villette… San Patrignano riesce a recuperare il 50 % delle spese con le vendite dei suoi prodotti. Il rimanente 50% è frutto di donazioni e lasciti. La comunità, attualmente coordinata dal figlio di Vincenzo Muccioli, Andrea,  non accetta contributi e denaro dagli ospiti, né dalle loro famiglie.

San Patrignano, I vigneti (foto Maurizio Drago)

Il lavoro nell’agricoltura come terapia. Primeggia soprattutto il lavoro nel mondo primario, l’agricoltura. In particolare la vitivinicoltura, i prodotti lattiero-caseari, gli allevamenti bovini, suini, caprini, la coltura orticola. San Patrignano hauna linea di produzione del vino con  104 ettari di vigneti. Per la coltivazione ci si attiene a un preciso disciplinare. Per le vigne si usa solo rame e zolfo, come facevano i contadini. Non si usano diserbanti né altri prodotti chimici. La cura della vigna è attenta e assidua sino alla raccolta. “Bisogna ritornare a fare i contadini, con il loro concetto, sia pur agevolati dai moderni mezzi tecnologici” sostiene Angelo, responsabile della vitivinicoltura “il rispetto della pianta porta a una incredibile facilitazione nella lavorazione del prodotto”. Il 60% delle cultivar è costituito dal Sangiovese. Le altre sono Chardonnay e Sauvignon . Una produzione di un chilo di uva a pianta. Ci si avvale anche di importanti consulenti esterni come dell’enologo Riccardo Cotarella che gratuitamente si mette a disposizione.Una produzione lodevole e i numeri parlano chiaro. 500 mila bottiglie di vino in un anno vendute in tutto il mondo, con propri marchi e con numerosi riconoscimenti.

San Patrignano, la nascita di un vitellino (foto Maurizio Drago)

Gli allevamenti. Si allevano inoltre bovini, suini e caprini. Il giovane Marco è il responsabile della stalla. 500 capi tra mucche, tori e vitelli. 4 mila litri di latte di alta qualità  munti alle 5 del mattino e alle 5 del pomeriggio. Nella visita con i giornalisti nella stalla non è mancato l’evento di un vitellino appena nato. I ragazzi di San Patrignano si davano da fare  per aiutare il neonato quadrupede a bere  il colostro, il primissimo latte della mamma mucca. Non manca la produzione di formaggi, miele e orticoltura.

Squisito, la fiera del gusto e delle eccellenze. Si chiama Squisito e rappresenta una delle grandi manifestazioni sul mondo del cibo organizzata dai 1600 ragazzi di San Patrignano.  Si tratta di un tema che coinvolge tutta la filiera dell’alimentazione. Lo dice Stefano Bariani, uno dei responsabili che segue l’aspetto della promozione a San Patrignano.  Con lo slogan “ritorno alla semplicità’” Squisito è giunto alla sua settima edizione con un successo crescendo.

San Patrignano, I soci Argav nella mensa con i ragazzi (foto Maurizio Drago)

Al centro della mensa, una sedia vuota. I giornalisti ARGAV hanno poi pranzato nella grande mensa di San Patrignano, insieme con i ragazzi, proseguendo nel pomeriggio nella visita dei vari laboratori. All’inizio della sala una sedia vuota posta nel mezzo della grande tavola. Dinanzi la sedia  la tavola apparecchiata. “Questo è il posto dove si siedeva sempre Vincenzo Muccioli – ci dice un ragazzo – da quando è morto anche questo posto viene preparato. Ogni giorno.  Come se Vincenzo fosse qui, tutti i pranzi e tutte le cene”.  Anche questo è un simbolo di rispetto di un grande uomo che ha dato tutto per i ragazzi di San Patrignano.