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26-27 febbraio, a Treviso le Giornate internazionali di studio sul paesaggio guardano al connubio con la salute

Giovedì 26 e venerdì 27 febbraio 2026, nell’auditorium di Palazzo Bomben di Treviso, la Fondazione Benetton Studi Ricerche organizza la ventiduesima edizione delle Giornate internazionali di studio sul paesaggio, dedicate al tema Healthscapes. Il paesaggio, il senso contemporaneo della cura e l’equivoco del benessere, e curate da Luigi Latini, presidente del Comitato scientifico della Fondazione Benetton e docente di Architettura del Paesaggio all’Università Iuav di Venezia, e Simonetta Zanon, responsabile ricerche e progetti sul paesaggio della Fondazione Benetton.

Una due giorni di incontri e dibattiti, che coinvolgerà una quindicina di relatori italiani e stranieri, – esperti, studiosi, professionisti provenienti da diversi ambiti disciplinari, dall’architettura del paesaggio all’ecologia, dalla biologia alla medicina, dalla psicologia ambientale alle neuroscienze –, e che riserverà uno spazio speciale anche al linguaggio del cinema, per proporre una riflessione sul legame tra benessere/malessere e paesaggio, tra salute e percezione dell’ambiente, e sul progetto paesaggistico come forma di cura e vicinanza attiva alla condizione umana.

Un’intenzione che si esplicita fin dalla scelta del titolo di questa edizione, la parola Healthscapes, sintesi di Health (Salute) e Landscapes (Paesaggi), che apre una prospettiva sulla correlazione, non scindibile, fra lo stato della salute e quello dell’ambiente e del paesaggio, e sull’impatto che il secondo può avere anche sulla cura delle persone. E questo passando dalla dimensione individuale a quella sociale, sino alla scala planetaria.

Spiegano i curatori: «Il neologismo Healthscapes, che unisce le parole “salute” e “paesaggi”, tiene insieme molte questioni collegate all’influenza che il paesaggio esercita, in modi diversi, sul benessere e la salute dei viventi. Si pensi, ad esempio, e non solo in prospettiva antropocentrica, alla salubrità/tossicità dell’aria, dell’acqua e del suolo; alla disponibilità o meno, nelle città, di spazi accessibili a tutti per l’esercizio fisico e la socialità, per coltivare il proprio cibo o, semplicemente, entrare in contatto con la natura e goderne i benefici, ampiamente dimostrati sia a livello fisico che psichico.

I luoghi incidono sulla salute anche in riferimento alla loro condizione, quando diventano fonte di spaesamento di fronte alla banalizzazione del paesaggio e di vero e proprio malessere per il degrado di ambienti nei quali si vive ma non ci si riconosce più.

Alla scala planetaria, si pensi agli effetti del clima sulla salute dei viventi e agli impatti che hanno avuto le sue variazioni nella storia della vita sulla Terra, tutte manifestazioni della connessione tra la salute del pianeta e quella dei suoi abitanti, riassunta nell’efficace espressione one health. Una salute “unica” messa a dura prova, soprattutto nelle giovani generazioni, anche dalle conseguenze, dal punto di vista psicologico, della consapevolezza degli effetti disastrosi dei comportamenti umani rispetto all’emergenza ecologica (ecoansia).

In questo quadro, il progetto di paesaggio, alle diverse scale, a partire dal proprio giardino, ha un ruolo decisivo nel disegno responsabile di luoghi dedicati alla cura dei nostri corpi e delle nostre menti e, prima ancora, di ambienti urbani concepiti per il benessere individuale e collettivo; inclusivi del mondo animale, vegetale e minerale; orientati al ripensamento radicale che l’attuale crisi ambientale rende non più rimandabile».

Informazioni. Auditorium Palazzo Bomben, via Cornarotta 7, Treviso. Ingresso libero, senza obbligo di prenotazione, fino a esaurimento dei posti disponibili. Traduzione simultanea italiano/inglese/italiano disponibile per tutti gli interventi. Diretta streaming nel canale YouTube della Fondazione. Agli architetti e agli agronomi/forestali iscritti ai rispettivi ordini professionali, che ne faranno richiesta, saranno riconosciuti i crediti formativi. Ulteriori informazioni: fbsr.it

Fonte: servizio stampa Fondazione Benetton Studi Ricerche. Foto: Lungomare di Malmo_Progetto e foto di Jeppe Aagard Andersen

27 febbraio, a Vicenza il corso di formazione giornalisti “Caso Pfas, inquinamento e acqua potabile”, organizzato dall’Odg del Veneto in collaborazione con Itp e Argav

C’è tempo fino a stasera per iscriversi al corso di formazione “Caso Pfas, inquinamento e acqua potabile”, che si svolgerà a Vicenza (Viacqua, viale dell’Industria 23) venerdì 27 febbraio dalle 9 alle 12 ed è organizzato dal gruppo di specializzazione “ITP-Italian Travel Press” in collaborazione con Argav, l’ Istituto “Nicolò Rezzara”, Viacqua e Unaga (Unione Naz. Ass. Giornalisti Agricoli). Le iscrizioni al corso, devono avvenire prioritariamente attraverso la piattaforma http://www.formazionegiornalisti.it .

Programma

Il tema delle sostanze perfluoroalchiliche (PFAS), inquinanti “eterni” che minacciano la qualità delle nostre acque, continua a rivestire un’importanza cruciale per il territorio vicentino e veneto, oltre che per l’opinione pubblica regionale e nazionale. La complessità tecnica dell’argomento, unita alla sua forte rilevanza sanitaria e ambientale, rende il ruolo degli organi di stampa fondamentale nel garantire una corretta informazione ai cittadini.

Temi trattati negli interventi

Conoscere il contesto: acquisire conoscenze sui PFAS e sui fenomeni di contaminazione che interessano il vicentino e il Veneto. Comprendere i cambiamenti di scenario in atto: conoscere l’evoluzione normativa (nuove modalità di misura, nuovi limiti di legge, nuove sostanze da rilevare) e comprenderne l’impatto sui dati relativi alla qualità dell’acqua potabile. Individuare ruoli e competenze: conoscere i soggetti con ruoli di monitoraggio ambientale, di sorveglianza sanitaria, di tutele dell’acqua potabile, consultare le fonti di dati disponibili e individuare i soggetti che possono supportare il giornalista nell’interpretazione. Conoscere le azioni di mitigazione e prevenzione in atto.

Relatori

Carlo Ferrari, ingegnere chimico e funzionario tecnico di ARPAV (Agenzia Regionale per la Prevenzione e Protezione dell’Ambiente del Veneto); Francesco Trevisan, ingegnere civile idraulico direttore dell’Area Tecnica (e Procuratore Speciale) di Veneto Acque S.p.A.; Luca Lucentini, direttore del Reparto “Qualità dell’Acqua e Salute” dell’Istituto Superiore di Sanità; Mario Savio, responsabile del Servizio Sviluppo, programmazione e monitoraggio qualità acqua erogata presso Viacqua Spa.; moderatrice dell’incontro sarà Cristina Giacomuzzo.

Villa Nani coop, “Resilienza in campo”: all’incontro tecnico annuale presentato “Veneto grandi colture”, l’unione del cooperativismo agricolo di Rovigo, Verona e Vicenza

Sala gremita lo scorso 18 febbraio a “Le marachelle” di Badia Polesine (Rovigo), dove la cooperativa di servizi all’agricoltura, Villa Nani di Castelguglielmo ha organizzato il tradizionale incontro tecnico, quest’anno dal titolo: “Resilienza in campo, tecniche e strategie per difendere produzione e reddito agricolo”.

L’attesa e l’attenzione generale erano palpabili per un settore che sta arrancando tra cambiamenti climatici, cambiamenti dei mezzi tecnici, cambiamenti delle colture, cambiamento delle tecniche di lavorazione, nuove fitopatologie, necessità di nuovi investimenti. Serve resilienza. Ma il reddito agricolo ristagna e ha portato alla chiusura di molte aziende, che non hanno trovato il ricambio generazionale. Gli imprenditori agricoli cercano risposte.

Qui entra in gioco “Veneto grandi colture”, progetto di unione delle forze cooperativistiche agricole di tre province: Rovigo, Verona, Vicenza. La cooperativa Villa Nani, unica in Polesine, per bocca del presidente, Damiano Giacometti, ha dato l’annuncio dell’adesione. “Le grandi colture, come mais e barbabietola stano scomparendo – ha detto  Emilio Pellizzari, che cura il progetto, presidente del Coordinamento cerealicolo Veneto di Confcooperative – non si tratta più di parlare di prezzi, ma di che agricoltura faremo domani. I cambiamenti climatici hanno tolto i mesi di ghiaccio che pulivano i terreni, così ogni anno ci portiamo dietro insetti e infestanti dell’anno prima. Calano le produzioni. Non basta più lavorare insieme, dobbiamo unire le cooperative e insieme trovare delle soluzioni. Abbiamo fatto per primi in Veneto un contratto di rete per fare massa critica. Abbiamo bisogno di essere seguiti da qualcuno che ci aiuti a capire e usare le novità. Il progetto – ha concluso Pellizzari – sta lavorando sulla formazione di tecnici e agronomi e dei dipendenti delle cooperative. Abbiamo collaborazioni col Crea e con Veneto Agricoltura”.

Gli altri interventi hanno affrontato tematiche agronomiche. Marco Garutti Fmc Agro Italia, la multinazionale degli agrofarmaci, ha parlato di malattie fungine alle spighe del grano e di drammatica sempre maggior resistenza delle infestanti ai principi attivi commerciali. Paradossalmente, al di là dell’utilizzo di erbicidi in fase preventiva, la miglior lotta alla fitopatologie diventano le buone pratiche agronomiche quasi abbandonate (la rotazione, la pulizia dei letti di semina, la cura degli incolti). Ogni imprenditore agricolo dovrebbe conoscere la propria flora infestante e fare interventi mirati. Di iquesto ha parlato soprattutto Manuel Stona, titolare di Drone Power. I droni con sensori multispettrali possono costruire mappe dei singoli campi definite e precise, da cui dedurre lo stato della clorofilla, le carenze di azoto, il grado di incidenza della grandine, la maturazione dei frutti e tanto altro, rendendo possibile l’intervento chirurgico in campo e gli stessi trattamenti dall’alto, senza il calpestio del trattore. Isaia Beltrami di Pioneer Hi-Bred Italia, leader mondiale nella produzione e selezione di sementi, ha annunciato che nel 2026, centenario della fondazione e della commercializzazione del primo ibrido di mais, cambierà l’intero portfolio degli ibridi di mais. Il focus della ricerca genetica è tutto orientato alle piante resistenti agli stress idrici e alle alte temperature, in modo che non sviluppino funghi e conseguenti tossine.

Sul versante dell’approccio biosostenibile, Marta Delgado di Agriges, azienda italiana che produce biostimolanti e nutrienti, ha presentato concimi organici addizionati con alghe e microorganismi azotofissatori, che aiutano la pianta a sopportare l’attacco dei patogeni e gli stress idrici o l’asfissia radicale. Alessandro Contato e Sara Canato, tecnici di Villa Nani, hanno tracciato un programma di trattamenti standard per le colture del 2026. Un lungo pomeriggio ricco di informazioni e i partecipanti sono rimasti fino alla fine, che si è poi concluso con una cena conviviale con pubblico e relatori, tutti insieme.

Fonte testo e foto: servizio stampa Villa Nani

Il Consorzio difesa produttori agricoli di Trento celebra 50 anni: “Ogni giorno accanto a chi coltiva il futuro”

Non è solo un anniversario. È la storia di migliaia di famiglie, di stagioni difficili affrontate insieme, di eventi improvvisi e raccolti salvati. È il racconto di un territorio che ha scelto di proteggersi insieme. Con un evento partecipato e ricco di contenuti istituzionali e di visione, svoltosi lo scorso 19 febbraio, Co.Di.Pr.A., Consorzio Difesa Produttori Agricoli di Trento, ha inaugurato ufficialmente le celebrazioni per il 50° anniversario dall’inizio delle attività. “50 anni di protezione, ogni giorno accanto a te” è il chiaro messaggio che accompagnerà il percorso celebrativo del 2026, sintetizzando mezzo secolo di impegno al fianco delle imprese agricole nella tutela del reddito, nella gestione del rischio e nella costruzione di un sistema territoriale resiliente.

Nato nel 1976 dalla volontà di un gruppo di agricoltori lungimiranti con una forte vocazione mutualistica, oggi Co.Di.Pr.A. rappresenta un sistema che coinvolge oltre 15.100 aziende agricole, diventando un punto di riferimento nella gestione del rischio aziendale, nella protezione del valore delle produzioni e nella tutela della redditività economica. Durante l’evento, il presidente Giovanni Menapace ha ricordato come il Consorzio sia cresciuto insieme al territorio: “cinquant’anni non sono solo un traguardo, ma una responsabilità. Proteggere il futuro dell’agricoltura significa innovare senza perdere la nostra identità”. Momento particolarmente sentito è stato il passaggio simbolico tra i Presidenti che hanno guidato il Consorzio nel corso della sua storia, da Nerio Giovanazzi a Sergio Panizza, da Celestino Furlani a Giorgio Gaiardelli. Un filo continuo che lega memoria e visione, radici e futuro.

Nel corso degli interventi istituzionali è emersa con forza la centralità del sistema agricolo trentino e la necessità di rafforzare strumenti di tutela in un contesto segnato dal cambiamento climatico sempre più imprevedibile, dai mercati globali instabili e dalle nuove sfide ambientali e normative. Il messaggio condiviso è chiaro: la gestione del rischio non è più una risposta ai danni, ma una strategia strutturale di prevenzione, pianificazione e stabilità. “Cinquant’anni non sono solo un traguardo simbolico, ma il segno concreto della strategia, della determinazione e della capacità di un sistema che ha saputo crescere anche nei momenti più complessi, diventando oggi un punto di riferimento a livello nazionale” così l’assessore provinciale all’agricoltura, promozione dei prodotti trentini, ambiente, difesa idrogeologica e enti locali Giulia Zanotelli. “Co.Di.Pr.A. – ha aggiunto l’assessore – rappresenta un orgoglio per il Trentino, ma anche una grande responsabilità: quella di continuare a innovare e a rafforzare strumenti fondamentali come la gestione del rischio con la difesa attiva e passiva, l’efficientamento della risorsa idrica e il sostegno alle nuove generazioni. La Provincia autonoma di Trento c’è e continuerà a fare la propria parte, mettendo a disposizione risorse, strumenti e il valore della propria autonomia per difendere e sviluppare il comparto agricolo. Il futuro si costruisce con strategia, collaborazione e convinzione: istituzioni, consorzi, ricerca e imprese devono continuare a lavorare insieme per garantire stabilità, competitività e prospettive concrete alla nostra agricoltura”.

Il direttore del Consorzio, Marica Sartori, ha ripercorso l’evoluzione di Co.Di.Pr.A. in questi cinquant’anni, evidenziando come il cambiamento sia stato costante ma sempre coerente con la missione e la visione originaria. “Co.Di.Pr.A. è cambiato con il mondo. Dalla gestione manuale agli strumenti evoluti, dall’indennizzo alla gestione integrata del rischio. Tecnologia e dati non servono a cambiare identità, ma a difendere meglio il reddito agricolo”. Sartori ha sottolineato come il Consorzio abbia saputo trasformarsi nel tempo, passando da una logica prevalentemente reattiva, legata alla gestione del danno, a un approccio strutturato e preventivo, capace di integrare assicurazioni, strumenti mutualistici, analisi dei dati e modelli previsionali. “Negli ultimi anni – ha aggiunto il Direttore – il contesto è diventato sempre più complesso: eventi climatici estremi, nuove regole europee, mercati instabili. Per questo abbiamo investito in competenze, digitalizzazione e innovazione, rafforzando al tempo stesso il rapporto diretto con i soci. L’evoluzione tecnologica è uno strumento, non un fine: il nostro obiettivo rimane quello di accompagnare le imprese agricole con soluzioni sempre più efficaci, mantenendo intatto il valore originario della mutualità”. Un’evoluzione che non rompe con il passato, ma lo rafforza. Perché innovare, conclude il Direttore, significa proteggere meglio.

Tra i progetti più significativi del cinquantesimo anniversario, la realizzazione di mini-documentari in collaborazione con New Tell. “Non si tratta di semplici contenuti celebrativi – raccontato Carlo Dal Bosco produttore di New Tell – ma di un vero e proprio viaggio nelle fonti orali del Consorzio, costruito attraverso le testimonianze autentiche di agricoltori, amministratori, tecnici e partner che hanno contribuito alla crescita del sistema negli ultimi cinquant’anni”. Le interviste raccolte restituiscono la dimensione umana che sta dietro ai numeri e alle strategie: scelte coraggiose, momenti complessi, evoluzioni normative, sfide climatiche affrontate insieme. Un patrimonio non pensato come museo del passato, ma come strumento strategico per il domani.

Il cinquantesimo anniversario di Co.Di.Pr.A. assume un significato che va oltre la dimensione territoriale. In un contesto agricolo sempre più esposto ai cambiamenti climatici, alla volatilità dei mercati e all’evoluzione della Politica Agricola Comune, la gestione del rischio rappresenta oggi una leva strutturale per garantire stabilità e competitività alle imprese. “Cinquant’anni di attività non sono soltanto un traguardo storico, ma la conferma della solidità di un modello che ha saputo evolversi nel tempo – ha dichiarato Andrea Berti, direttore di Asnacodi Italia – il sistema Consorzi di difesa-Asnacodi Italia costituisce un pilastro della mutualità agricola italiana. L’esperienza di Co.Di.Pr.A. dimostra come cooperazione, competenza tecnica e visione strategica possano tradursi in strumenti concreti di tutela del reddito e di accompagnamento allo sviluppo. Celebrare questo anniversario significa rafforzare la cultura della prevenzione e della responsabilità condivisa, elementi essenziali per affrontare le sfide dei prossimi decenni”.

Un anno di iniziative, un impegno che continua. Il 19 febbraio segna quindi l’inizio di un calendario che attraverserà tutto il 2026: incontri istituzionali, approfondimenti su innovazione e tecnologia, assemblee territoriali con i Soci, fino all’evento conclusivo di dicembre. Perché il cinquantesimo non è solo memoria, è impegno verso le nuove generazioni, è tutela del lavoro agricolo, è protezione del valore del territorio. Come ha concluso il Presidente Menapace: “Il 50° non è solo storia: è il valore del lavoro agricolo protetto insieme”.

Fonte testo e foto: servizio stampa Co.Di.Pr.A.

20 febbraio, incontro Argav al Wigwam di Arzerello di Piove di Sacco (Padova) dedicato a: “Crediti di carbonio e agricoltura, un’alleanza per il clima”. A seguire, la presentazione del libro “Io e Padova, bio-geografia urbana di una città europea” e dei biodistretti del riso piemontese e marchigiano

A febbraio, l’incontro conviviale mensile Argav è anticipato a venerdì 20 del mese, sempre con inizio ore 18.30, nella consueta sede del circolo di campagna Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (Padova), in via Porto, 8.

Parleremo di un tema di crescente attualità, “Crediti di carbonio e agricoltura: un’alleanza per il clima”. Relatori saranno Lorenzo Furlan, direttore Innovazione e Sperimentazione di Veneto Agricoltura, Marco Omodei Salè, responsabile Innovazione Sviluppo Sostenibilità CSQA. Introdurrà e coordinerà l’incontro Renzo Michieletto, vicepresidente Argav.

Il tema trattato

L’agricoltura gioca un ruolo chiave per la riduzione e l’assorbimento dell’anidride carbonica nella lotta al cambiamento climatico. In ambito agricolo questi crediti, che attestano la riduzione o la rimozione di anidride carbonica equivalente dall’atmosfera, possono essere generati attraverso pratiche come l’agricoltura conservativa, la riduzione delle lavorazioni del suolo, le rotazioni colturali, l’uso di colture di copertura, l’agroforestazione e una gestione più efficiente dei fertilizzanti. Tuttavia, il sistema presenta anche delle sfide: la misurazione, la verifica e la certificazione del carbonio sequestrato richiedono metodi rigorosi e costi non trascurabili; inoltre, è fondamentale garantire che i benefici ambientali siano reali, misurabili e duraturi nel tempo.

A seguire, avremo il piacere di ascoltare Corrado Poli, scrittore, già docente universitario, che presenterà il suo libro “Io e Padova, bio-geografia urbana di una città europea”. Conosceremo anche la realtà dei biodistretti del riso piemontese e delle terre marchigiane presentati da Franco Zecchinato, presidente della cooperativa “El Tamiso” di Padova e da Luigi Alberton, fondatore e Ceo Sherry Land srl benefit di Cittadella (Padova).

 

ANBI VENETO: derivazioni, a rischio 8 miliardi di produzione agricola e servizi ecosistemici per centinaia di milioni di euro

“I consorzi di bonifica sono contrari a qualunque contrapposizione tra fiume e territori: è necessario evitare che rigide applicazioni del Deflusso Ecologico mettano in crisi la rete idraulica secondaria, dunque, gran parte del territorio regionale. Diminuire in maniera drastica le derivazioni dei canali per aumentare le portate nei fiumi, avrebbe impatto drammatico su agricoltura, ambiente e paesaggio. La risorsa che scorre nella rete minore consente una produzione agricola pari a 8 miliardi di euro e circa 640 milioni di euro di servizi ecosistemici”. A lanciare l’allarme è Alex Vantini, presidente di ANBI Veneto, l’associazione dei Consorzi di Bonifica.

Il tema è il Deflusso Ecologico (DE), espressione che, secondo la definizione prevista nella Direttiva Quadro Acque (2000/60/CE), rappresenta il “volume d’acqua utile affinché l’ecosistema acquatico continui a prosperare e a fornire i servizi necessari”. Dal 1° gennaio 2027 sostituirà il Deflusso Minimo Vitale (DMV) che indica il valore di una portata minima necessario alla salvaguardia delle caratteristiche idrologiche dei fiumi. Il DE pertanto rappresenta un’evoluzione del DMV perché agli obiettivi idrologici affianca obiettivi ambientali. Il principio, in linea generale, è condivisibile. Tuttavia, lasciare più acqua nel fiume significa ridurre, talvolta in maniera drastica, le portate della rete secondaria, con effetti ecosistemici potenzialmente critici.

Il convegno nazionale, tenutosi in occasione di Fieragricola a Veronafiere, dal titolo, “Dal diritto all’acqua alla governance del territorio. Il deflusso ecologico come chiave di coesione tra istituzioni, consorzi e agricoltori”, promosso da ANBI, ANBI Veneto ed Edagricole e stato aperto dal presidente del Veneto Alberto Stefani, collocandosi in apertura di un 2026 che rappresenta l’ultimo anno di studi e sperimentazioni per la definizione del Deflusso Ecologico, che entrerà in vigore nel 2027. La norma riguarda tutta Italia ma in modo particolare il Veneto, terra solcata da numerosi fiumi ai quali fa riferimento una rete idrografica minore che innerva capillarmente il territorio. Si tratta di fiumi spesso di carattere torrentizio, con regimi molto diversi dai fiumi di Nord Europa che ispirano la direttiva. Piave e Brenta, per esempio, per rientrare nei parametri del Deflusso Ecologico dovranno veder aumentata la propria portata in maniera sensibile e per far questo sarà necessario diminuire, in certi casi azzerare, le derivazioni dei canali artificiali.

Nei tavoli istituiti presso le Autorità di Bacino Distrettuale i Consorzi di Bonifica sostengono l’adozione del “Flusso GEP” (Good Ecological Potential, Potenziale Ecologico Buono): un regime idrologico coerente con il raggiungimento della Direttiva Quadro Acque nei corpi idrici fortemente modificati o artificiali, considerando una condizione vicina alla migliore approssimazione del continnum ecologico.

Fonte: servizio stampa ANBI Veneto

Dal 24 febbraio, al via la terza edizione del corso gratuito per diventare “Tecnico specializzato in Turismo enogastronomico”, iscrizioni ancora aperte

Torna martedì 24 febbraio 2026 il corso di “Tecnico Specializzato in Turismo Enogastronomico” organizzato da British Consulting. Giunto alla sua terza edizione, il percorso formativo gratuito è rivolto a disoccupati di qualsiasi età, purché iscritti al Centro per l’impiego del Veneto, con l’obiettivo di formare nuove figure professionali da inserire nel contesto lavorativo del turismo.

Il corso si delinea su 120 ore di formazione volte a trasmettere competenze quali la realizzazione di strategie per la valorizzazione dei territori e delle risorse enogastronomiche, la progettazione di itinerari enogastronomici, l’organizzazione di eventi e la padronanza della lingua inglese per affacciarsi al mercato internazionale.

Il percorso formativo mira a creare nuove figure che elaborino, promuovano e gestiscano l’offerta di esperienze enogastronomiche immersive e personalizzate, in linea con i trend del mercato turistico. Secondo i principali report degli esperti del settore, infatti, nel 2026 si attende un aumento di viaggi internazionali e ricerca di offerte sempre più personalizzate e sempre meno verso mete troppo turistiche. Al contrario, l’attenzione del viaggiatore si concentra sull’esperienza diretto contatto con comunità e realtà più piccole e rurali.

Ecco perché il corso di “Tecnico specializzato in Turismo Enogastronomico” è rappresenta un’opportunità per acquisire le competenze necessarie a rispondere alle richieste di un mercato in continua crescita e ricco di possibilità come quello del turismo enogastronomico. Le iscrizioni al corso sono aperte. Per informazioni consultare il sito http://www.britishconsulting.it

Fonte testo e foto: British Consulting

Nasce la Glera del futuro: sette nuove varietà resistenti per sostenere il Prosecco Doc e Docg nel tempo che cambia

Sette nuove varietà resistenti, discendenti dalla Glera, pronte a rafforzare le prospettive del prodotto simbolo dell’export vitivinicolo italiano: il Prosecco Doc e Docg. Sono state presentate ufficialmente giovedì 29 gennaio scorso durante l’evento “La Glera del futuro”, organizzato da VCR – Vivai Cooperativi Rauscedo al VCR Research Center di Rauscedo (PN), alla presenza di oltre 200 tra produttori, tecnici, ricercatori e rappresentanti delle istituzioni.

Un momento importante per fare il punto non solo sugli aspetti più tecnici, ma anche su attualità, scenari futuri e tendenze del mercato, grazie anche alla presenza dei Consorzi Prosecco DOC, Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG, Asolo Montello DOCG e Colli Euganei DOCG, che tutelano il più esteso sistema vitivinicolo a denominazione d’Italia, un territorio che si estende “da Trieste in giù”, abbracciando tutto il Friuli-Venezia Giulia e il Veneto fino alla provincia di Padova.

Quattro di queste varietà nascono dal programma di miglioramento genetico autonomo di VCR e sono in fase avanzata di iscrizione al Registro varietale nazionale, con disponibilità prevista tra febbraio 2026 e fine 2027. Le altre tre derivano dall’attività di ricerca del CREA Viticoltura Enologia di Conegliano (TV) e saranno disponibili a partire dalla fine del 2027.«Disporre di una gamma di varietà resistenti — ha spiegato Yuri Zambon, direttore di VCR — significa poter rispondere alle diverse esigenze dei territori e alle differenti espressioni enologiche, mantenendo al centro l’identità della Glera».

Le varietà presentate appartengono alla famiglia dei Piwi, resistenti alle principali malattie fungine della vite come peronospora e oidio. «Le varietà resistenti — ha sottolineato Denis Pantini di Nomisma — rappresentano una risposta concreta alla crescente domanda di sostenibilità e leggerezza espressa dalle nuove generazioni di consumatori in tutto il mondo». Il loro utilizzo consente infatti di ridurre in modo significativo l’impiego di agrofarmaci, soprattutto in prossimità dei centri abitati, migliorando il rapporto tra viticoltura, ambiente e comunità. «Meno input, migliori output — ha aggiunto Riccardo Velasco, direttore del CREA VE — Oggi il miglioramento genetico, insieme alla digitalizzazione e a una difesa fitosanitaria meno impattante, è la strada più efficace per coniugare le esigenze produttive con la tutela della salute e dell’ambiente».

Le nuove varietà offrono inoltre una risposta concreta alle criticità legate al cambiamento climatico e rappresentano un potente fattore di innovazione e valorizzazione per l’immagine delle denominazioni. «Queste non sono varietà alternative alla Glera — ha affermato Diego Tomasi, direttore del Consorzio Conegliano Valdobbiadene DOCG —. Sono la Glera che si adatta al futuro». «Se vogliamo difendere paesaggi unici dove il vigneto è protagonista — ha aggiunto Michele Noal, presidente del Consorzio Tutela Vini Asolo Montello — dobbiamo permettere alla Glera di difendersi». «Il nostro territorio — ha evidenziato Gianluca Carraro per il Consorzio Tutela Vini Colli Euagnei — è sostenibilità reale, non dichiarata. Le varietà resistenti sono lo strumento più coerente per mantenere questa promessa».

Le caratteristiche enologiche e sensoriali delle nuove varietà rispondono a diverse esigenze produttive: Glera-R-VCR-2: accumulo zuccherino, acidità, complessità aromatica; Glera-R-VCR-4: acidità, freschezza, sapidità; Glera-R-VCR-5: massima tipicità varietale; VCR-15-1-1-99: acidità e intensità aromatica; VE 7_3_8 (Glaurum), VE 09_11_02, VE 13_04_05: produttività, freschezza, flessibilità enologica. Tutte sono caratterizzate da resistenza poligenica elevata a peronospora e oidio. «Qui al VCR Research Center — ha dichiarato Alessandro Leon, presidente di VCR — non presentiamo un’idea, ma qualcosa che nei nostri campi esiste già da oltre cinque anni: un’opportunità concreta di sostenibilità, qualità e innovazione al servizio della vitivinicoltura italiana».

«La Glera del futuro esiste già. Ora deve poter esistere anche nelle regole – commenta il direttore Zambon – Oggi l’Italia è l’unico Paese europeo a non consentire l’impiego delle varietà resistenti nelle DOC, a causa del vincolo previsto dall’art. 33 comma 6 del Testo Unico della vite e del vino. Un limite normativo, sul quale Parlamento e Governo hanno avviato un percorso di revisione. La forte presenza e attenzione dimostrata dalle istituzioni a Rauscedo lascia ben sperare in un aggiornamento normativo coerente con l’evoluzione della ricerca, delle esigenze ambientali e delle aspettative del mercato». La Glera del futuro è pronta. Ora tocca al sistema Paese accompagnarla nel suo percorso.

Fonte: servizio stampa Vivai cooperativi Rauscedo

A Fieragricola i buyer dall’africa alla ricerca di soluzioni per un’agricoltura più produttiva

L’agricoltura dell’Africa si è ritrovata a Fieragricola, la cui 117a edizione si è appena chiusa a Veronafiere. Missione: l’acquisto di macchine agricole, attrezzature e tecnologie per sostenere lo sviluppo locale del settore primario, che per il Continente africano significa accompagnare la crescita di un comparto che rappresenta il 30-35% del Pil, assorbe il 50% dell’occupazione e costituisce la fonte di sostentamento per il 70% della popolazione.

A Fieragricola, infatti, grazie alle operazioni di incoming organizzate in collaborazione con ITA-Italian Trade Agency e con i delegati esteri di Veronafiere, sono presenti delegazioni provenienti da Algeria, Angola, Egitto, Ghana, Kenya, Libia, Mozambico, Senegal, Tunisia (oltre a buyer provenienti da Albania, Armenia, Azerbaijan, Canada, Cile, Cina, Costarica, Croazia, Ecuador, Georgia, Grecia, Guatemala, India, Kazakistan, Macedonia, Moldavia, Perù, Polonia, Romania, Serbia, Spagna).

La delegazione keniota si concentra, in particolare, su quattro comparti: meccanizzazione, cerealicoltura, frutta, zootecnia. Ken Kimani, allevatore di bovini da carne in Kenya, con 7mila ettari in gestione, è a Fieragricola per «rafforzare la genetica animale e incrementare le produzioni, ma anche per cercare macchine agricole in grado di ottimizzare le prestazioni e ridurre i consumi, grazie a sistemi di agricoltura di precisione. Sono interessato anche a pannelli per il solare o il fotovoltaico, così da produrre energia in autonomia, perché in Kenya a volte l’approvvigionamento energetico è complesso».

In Africa, secondo le stime della Banca africana di sviluppo, circa 600 milioni di persone non hanno ancora accesso all’elettricità. Il continente non resta comunque fermo. Secondo l’Africa Market Outlook for Solar PV 2026–2029, nel 2025 l’Africa ha incrementato di circa 4,5 GW la capacità solare fotovoltaica, con un aumento del 54% su base annua. Il Sudafrica è stato il primo mercato con 1,6 GW di incremento, seguito dalla Nigeria con 803 MW, dall’Egitto con 500 MW e dall’Algeria con 400 MW, davanti a Marocco (+204 MW), Zambia (+139 MW), Tunisia e Botswana (+120 MW ciascuno), Ghana (+92 MW) e Ciad (+86 MW). Entro il 2029 l’Africa potrebbe segnare un’ulteriore accelerazione superiore a 31,5 GW di capacità solare cumulativa.

A caccia di innovazione nell’ambito della genetica e della genomica bovina è anche David Kosgey Kipchirchir, allevatore con 10mila bovine da latte e mille ettari coltivati. «Il mio obiettivo è incrementare la produzione di latte e migliorare la resilienza dei capi, attraverso un’accelerazione sul versante della genetica – afferma l’allevatore keniota –. Oggi la produzione media per capo si aggira intorno ai 30 litri al giorno; abbiamo la necessità di produrre di più per il mercato locale».

Kelvin Wanjira è un produttore di uva da tavola, caffè e latte nel centro del Kenya. «Sono qui per trovare soluzioni adatte al packaging nel comparto frutticolo, ma anche per migliorare il benessere animale e la resa media per animale – afferma Wanjira –. Sul fronte della meccanizzazione, invece, cerco trattori versatili per i vigneti e atomizzatori con soluzioni di IA per migliorare l’impatto ambientale e ridurre i consumi».

Samuel Waiganjo guida un’azienda agricola con un duplice indirizzo produttivo, uva da tavola e produzione di latte, ed è portavoce delle esigenze della comunità locale di agricoltori. «Sono a Fieragricola per cercare soluzioni sostenibili in termini di meccanizzazione agricola, attrezzature per la lavorazione del terreno, soluzioni per l’irrigazione sostenibile, ma anche per migliorare la gestione dell’allevamento da latte, dalle sementi alle tecnologie per la mungitura».

L’attenzione degli operatori del Nord Africa è molto marcata verso l’olivicoltura, «dove il processo di meccanizzazione si sta diffondendo rapidamente e sono necessarie attrezzature per la raccolta delle olive. Anche la cerealicoltura, fra macchine da raccolta, seminatrici di precisione, aratri e rotofrese per lavorazioni pesanti». Lo comunica Abdelmalek Chelali, general manager della società World Bee Seeds.

Gli operatori provenienti dall’Algeria agricola cercano partner italiani per consolidare la crescita nel segmento avicolo e puntano a incrementare le produzioni zootecniche, dal latte alla carne bovina. L’attenzione degli importatori tunisini, dove l’export delle macchine e dei mezzi agricoli italiani è molto dinamico, si concentra invece su trattori, attrezzature per il pieno campo (con particolare attenzione alla cerealicoltura), ma anche sistemi per la distribuzione dei mezzi tecnici, fertilizzanti e sistemi di irrigazione.

L’obiettivo è produrre di più. In Libia, Paese in cui le dimensioni aziendali consentono di coniugare quantità e qualità delle produzioni agricole, cresce la domanda di tecnologie e macchine. In Tanzania, invece, il governo ha varato un piano per acquistare 10mila trattori e istituire mille centri di assistenza, così da ampliare le superfici coltivate nel Paese, oggi ferme a 10,8 milioni di ettari contro un potenziale di oltre 44 milioni di ettari.

Fra i visitatori dall’estero presenti a Fieragricola 2026 anche la Camera di Commercio Agricola in Ghana, che associa circa 1.200 imprese. Il focus degli operatori, in questa 117ª edizione «Full Innovation», resta sulle macchine agricole, dalla semina alla raccolta, passando per le attrezzature dedicate a filiere specializzate come uva, mango, caffè, cacao. L’innovazione corre anche per le colture da esportazione. E le macchine agricole italiane, per la loro versatilità e affidabilità, sono fra le più ricercate e acquistate nel continente africano, che sa di dover correre per rafforzare le filiere agricole e le catene di approvvigionamento, contenere gli sprechi dal campo alla tavola, migliorare la catena del freddo e rafforzare l’export continentale, sfruttando le opportunità offerte dall’Unione Europea.

Fonte: servizio stampa Regione Veneto

11 febbraio, alla Biblioteca internazionale La Vigna di Vicenza si parla dei primi libri a stampa di soggetto botanico

Mercoledì 11 febbraio alle ore 17.30 si terrà alla Biblioteca Internazionale “La Vigna” l’incontro culturale “La botanica degli incunaboli” con il professore Francesco Mezzalira, che illustrerà i primi erbari figurati a stampa con illustrazioni xilografiche. L’ingresso è libero e gratuito fino ad esaurimento dei posti disponibili.

Incerti tra Medioevo e Modernità, i primi libri a stampa di soggetto botanico propongono illustrazioni realizzate mediante matrici intagliate nel legno, suggestive nello stile ancora primitivo che le caratterizza. I testi sono generalmente quelli della tradizione, ma inizia a comparire lo studio originale di alcune specie di piante che gli autori antichi non avevano descritto. La relazione integra e completa, sul versante delle opere a stampa, l’argomento della conferenza “Botanica e arte nel Rinascimento” proposta a “La Vigna” nell’ottobre 2025.

L’appuntamento fa parte del ciclo “I mercoledì della Vigna”, una serie di incontri culturali promossi dal Consiglio scientifico della Biblioteca “La Vigna”. Il programma propone temi legati a libri, storia, arte, scienza e cultura, con uno sguardo sempre attento alle collezioni della Biblioteca, per valorizzarle e farle conoscere al pubblico.

 

Fonte: servizio stampa Biblioteca Internazionale La Vigna