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Lutto in casa Argav

E’ mancata lunedì 28 dicembre scorso Edda, mamma del collega giornalista Argav Donato Sinigaglia, consigliere Unaga. Il  rito funebre sarà celebrato mercoledì 30 dicembre p.v. alle ore 10:30 a Rovigo nella chiesa di San Pio X. 

Il Presidente, il Direttivo, i giornalisti e i soci Argav esprimono a Donato e alla sua famiglia sentite condoglianze e vicinanza in questo momento di dolore.

 

 

Innovazione al servizio dell’agricoltore: nasce la soluzione per proteggere le imprese dal rischio Covid-19

La pandemia causata dal coronavirus ha notevolmente influito sulle nostre abitudini e ha causato, in alcuni casi e situazioni, ingenti perdite economiche, anche per le aziende agricole. Sin da subito cin Asnacodi, l’associazione a cui aderiscono tutti i Condifesa di Italia, si è attivata per trovare una soluzione innovativa per mettere al riparo le aziende agricole dal rischio Covid-19 che colpisce uno dei fattori fondamentali per l’attività agricola, il fattore umano.

Le attività di ricerca e sviluppo messe in campo e gli sforzi profusi hanno permesso di attivare celermente il fondo mutualistico AgrovsCovid-19. “Come Consorzio di Difesa – spiega Marica Sartori, direttore di Co.Di.Pr.A. – siamo stati elemento propulsore ed abbiamo fattivamente contribuito alla nascita di questo progetto convintamente proposto dalla nostra Associazione Nazionale e che vede attivare uno specifico strumento per dare un sostegno al reddito delle imprese agricole basato su un principio a noi caro, quello mutualistico. Crediamo fortemente nella capacità del nostro settore di trovare negli strumenti di Gestione del Rischio una soluzione di protezione anche rispetto a questi nuovi rischi, come è sicuramente quello portato dalla pandemia, che possono impattare in modo determinante sui risultati agro-economici delle nostre aziende agricole – spiega Sartori. Ecco che la proposta di partecipare alla costituzione del Fondo AgrovsCovid-19 per dare una soluzione a quello che è un rischio tremendamente impattante per il nostro tempo ci è sembrata da subito coerente rispetto alle nostre politiche. Il Fondo si basa, infatti, su principi di condivisione del rischio, di mutualità e solidarietà, essendo gli stessi agricoltori che costituiscono la dotazione del fondo attraverso il versamento di contributi associativi per la copertura mutualistica. Inoltre, la sua gestione particolare con coperture mutualistiche molto brevi (1 mese) è resa fattibile grazie all’utilizzo di un’innovativa piattaforma informatica in grado di gestire intelligentemente il flusso di dati ed i modelli matematici dell’andamento previsionale della pandemia – evidenzia il direttore”.

Agevolazioni. “Per sostenere convintamente il progetto e con l’obiettivo di dare un concreto sostegno rispetto a questa emergenza, – sottolinea Giorgio Gaiardelli, presidente del Consorzio – abbiamo deciso di dare un concreto aiuto alle imprese sostenendo, per le prime tre mensilità, l’onere dei contributi di adesione al Fondo e di iscrizione alla copertura mutualistica di una persona (Titolare o Legale rappresentante) per ciascuna delle imprese agricole associate che abbiano aderito alla campagna assicurativa 2020, con un livello di protezione più alto per quelle imprese che hanno già aderito ad altri specifici fondi mutualistici. Per le imprese aderenti alle polizze assicurative con estensione ai fondi mutualistici settoriali la soluzione attivata è stata quella massima, per gli altri la soluzione è quella a garanzie base. Riteniamo, infatti, strategico favorire lo sviluppo di questa innovativa proposta che, in modo assolutamente unico, per quanto conosciamo, fornire alle imprese agricole aderenti un sostegno economico, grazie agli aiuti solidali erogati dal Fondo sulla base del Regolamento, quando gli uomini chiave aziendali sono colpiti dal virus.

Fattore umano. Ma non solo – continua Gaiardelli – l’innovativa piattaforma informatica consentirà agli aderenti di individuare professionalità sostitutive in caso di mancanza degli uomini chiave per la continuità aziendale grazie alla messa a disposizione, da parte degli stessi aderenti ed in pieno stile mutualistico, del proprio fattore umano. Auspichiamo che con questa scelta di intervento i nostri assicurati possano comprendere nel primo periodo di gestione del Fondo la valenza dello strumento e, quindi, rinnovino l’iscrizione alla copertura, che altrimenti cesserà, anche nei periodi successivi ai primi tre mesi, estendendo inoltre le coperture mutualistiche anche a tutti gli altri soggetti chiave dell’azienda agricola. Tutte operazioni che potranno essere effettuate sulla piattaforma. Consideriamo che favorire l’implementazione e l’adozione di tali innovativi strumenti sia una valida azione di sistema perché consente al nostro comparto di essere pronto ad auto dotarsi di strumenti efficaci ed efficienti in un contesto nel quale – è evidente a tutti – sono in costante e rapido aumento gli eventi estremi ed imprevedibili e che portano con sé nuovi rischi per la redditività e sostenibilità delle nostre imprese. Sostenibilità per affrontare le sfide e gli imprevisti con serenità” – spiega Gaiardelli. 

Fonte: Servizio stampa Co.di.Pr.A.

Chioggia (VE), consegnati i riconoscimenti della prima edizione del Premio “Radicio de Vero”, indetto dal Consorzio di tutela del Radicchio di Chioggia Igp

Da sx il presidente del Consorzio di tutela del Radicchio di Chioggia Igp, Giuseppe Boscolo Palo, l’ex direttore di Opo Veneto e vicepresidente del CSO Italia, Cesare Bellò e il presidente di Opo Veneto, Adriano Daminato

Si è tenuta nei giorni scorsi, presso la sala convegni dell’Ortomercato di Chioggia, la prima edizione del Radicio de Vero, ossia il premio istituito dal Consorzio di Tutela del Radicchio di Chioggia Igp per riaffermare l’originalità di questo pregiato ortaggio, nel panorama dell’orticoltura regionale e nazionale, e allo tesso tempo premiare l’impegno e la costanza di uomini e donne che con il proprio lavoro hanno contribuito a far conoscere e valorizzare Chioggia e il suo territorio.

Un premio “Vero” di nome e di fatto. “In Veneto – ha spiegato il presidente del Consorzio di tutela del Radicchio di Chioggia Igp, Giuseppe Boscolo Palo –  si produce più di metà del radicchio di tutta Italia ed il Radicchio di Chioggia è primo per superficie coltivata e quantità di produzione, mentre in tutto il mondo si sono diffuse tipologie che lo imitano, ma non lo eguagliano. Unicità e autenticità vere, dunque, sono riassunte dall’oggetto del premio Radicio de Vero, ma anche il lavoro ne fa parte insieme al conseguimento di quella promozione del territorio chioggiotto di cui anche il nostro Radicchio è a tutti gli effetti ambasciatore”. E il valore dell’originalità è riassunto anche nel nome del Premio, dove la parola “Vero” sta per autentico, in quanto il vero Radicchio di Chioggia Igp è quello che, oltre a potersi fregiare dei loghi comunitari, ha alle sue spalle un secolo di storia ed è ottenuto da seme autoctono conservato gelosamente e tramandato dalle famiglie degli ortolani che lo coltivano secondo uno specifico disciplinare nel territorio di 10 comuni, delle provincie di Venezia, Padova e Rovigo. Ma de vero è anche il materiale con il quale è realizzato il premio. Un’eccellente opera d’arte che il Consorzio ha fatto realizzare dalla storica fornace Linea Valentina di Murano, proprio perché non poteva essere che un altro caratteristico storico mestiere artigianale della Laguna Veneta, riconosciuto in tutto il mondo, a realizzare un’opera preziosa per premiare l’impegno di coloro che, con il loro lavoro, si sono fatti portavoce della bellezza, della cultura, della ricchezza della città di Chioggia e del suo territorio.   

La scelta dei premiati è stata affidata ad una commissione formata dallo stesso presidente del Consorzio di tutela, Giuseppe Boscolo Palo, dall’assessore all’Agricoltura del comune di Chioggia, Daniele Stecco, dal presidente della Pro Loco di Chioggia e Sottomarina, Marco Donadi, e dal responsabile dell’ufficio stampa del Consorzio di tutela, il socio Argav Umberto Tiozzo.  Per la categoria Cultura, il premio Radicio de Vero è stato assegnato a Pierluca Donin, direttore di Arteven, il circuito teatrale del Veneto, e presidente dei 14 circuiti italiani, per essere il regista delle “Baruffe in Calle”: lo spettacolo itinerante, che ha compiuto 24 anni, il cui allestimento richiede la collaborazione di musicisti, comparse, barche storiche e soprattutto il coinvolgimento di Chioggia come scenografia naturale della commedia di Carlo Goldoni. “Per me – ha commentato Donin – è un grande privilegio ricevere un premio, il “Radicio de Vero”, che rappresenta uno dei simboli gastronomici della mia terra. Come nelle Baruffe, nel Radicchio di Chioggia Igp, è sedimentata l’immagine della Città, il suo passato, ma anche il suo presente e le Baruffe sono anche una rappresentazione culturale della tavola chioggiotta. Lo spettacolo finisce con un grande banchetto attorno al quale le famiglie dei pescatori si ripacificano. Quindi c’è un rapporto molto stretto tra il lavoro che stiamo portando avanti con il tetro, appena il Covid ci permetterà di tornare a calcare le scene, e l’impegno del Consorzio, ossia la tutela dell’immagine e della cultura di questa terra. E’ una responsabilità importante, ma della quale andiamo fieri”.  

Per la categoria Economia: il premio Radicio de Vero è andato a Cesare Bellò, in qualità divero esperto del settore ortofrutticolo. Ex direttore di Opo Veneto, vicepresidente del CSO Italia, Centro servizi ortofrutticoli, è di fatto “l’Uomo del Radicchio”, come gli è stato recentemente riconosciuto al MacFruit di Rimini. Un uomo che si è speso molto per i radicchi veneti e molto ha fatto anche per il Chioggia Igp.  “E’ sì, la mia è stata una vita spesa per il radicchio – ha commentato Bellò – e oggi vedermi premiato con il “Radicio de Vero” dà un significato a questo lavoro che ho portato avanti per tanti anni. Un lavoro che indubbiamente ha dato i suoi frutti: i radicchi sono stati la prima verdura ad essere chiamata per nome in Europa. Chioggia, Verona, Treviso, Castelfranco sono nomi geografici che oggi designano anche eccellenze del territorio veneto. Questa è la strada giusta perché il consumatore moderno non si accontenta più di indicazioni generiche, vuole conoscere l’origine e la provenienza di ciò che porta in tavola. Come per il vino si è passati dal sommario “vino da tavola” alla richiesta di etichette espressione dei territori, la stessa cosa deve continuare ad accadere per le produzioni orticole. La Comunità Europea ci affianca in questo, e le politiche europee non sono altro che i ‘desiderata’ dei consumatori europei, basta saperle interpretare e avremo un mercato. E sono convinto che questa situazione creata dal Covid non sia in tutto un male per il nostro settore: questa pandemia ci ha insegnato ad usare più tecnologia, penso al web come strumento capace di mettere in contatto tutto il mondo. E quindi, grazie a questo, anche la produzione locale può assumere una rilevanza internazionale”.  

šIl premio consegnato ai vincitori

Per la categoria Sport, il nome prescelto è stato quello di Franco Cerilli, riferimento importante nel mondo del calcio chioggiotto e non solo, grazie ad una carriera calcistica importante, costruita tra gli anni ’70 e ’80, indossando le maglie dell’Inter e del Lanerossi Vicenza, vivendo, con quest’ultima, la straordinaria annata del cosiddetto Real Vicenza, nel ‘78, segnata dallo storico secondo posto in serie A insieme a Paolo Rossi, scomparso in questi giorni. E proprio la vicinanza e l’amicizia di Cerilli con l’eroe del Mundial ’82, e il conseguente lutto, è stato il motivo per il quale l’ex calciatore chioggiotto non ha potuto presenziare alla cerimonia di premiazione. “Questo premio – ha concluso il presidente Giuseppe Boscolo Palo – rappresenta la volontà del Consorzio di non fermarsi neanche in questo momento dominato dalle paure create dal Covid-19. E’, anzi, rappresenta un modo per reagire e continuare con il nostro impegno di promozione di  questo straordinario prodotto della terra chioggiotta. Di continuare ad aggiungere pagine importanti a questa storia che ha quasi raggiunto la soglia dei 100 anni e che ancora deve andare avanti. Siamo convinti che ‘il prodotto promuove il territorio’ e questo territorio, lo abbiamo visto coinvolgendo gli altri storici mestieri della laguna, è una fucina di creatività, oltre ad essere una terra fertile nella quale l’orticoltura rappresenta un posto di eccellenza per le buone pratiche agricole e ambientali che continuano ad essere il faro di questa produzione. E’ questa la terra che vogliamo far conoscere e sempre più valorizzare”.  

Fonte: Servizio stampa Consorzio tutela Radicchio di Chioggia Igp/Speak Out

Vigneti e vini: bene il 2020 nel Veneto ma preoccupa la crisi per Covid-19

Il 2020 sarà ricordato come un anno infausto, ma non dai viticoltori veneti, protagonisti di un’ottima vendemmia, per la quale ci si prepara a fare il bilancio finale. In attesa di conoscere i dati analitici consuntivi, che saranno presentati da Veneto Agricoltura, Regione e Avepa il prossimo 23 dicembre (ore 10:30 sulla piattaforma ZOOM; iscrizioni su: https://trittico3_2020.eventbrite.it) in occasione del terzo focus del Trittico Vitivinicolo, gli esperti dell’Agenzia regionale anticipano in un nuovo Report (https://bit.ly/3gaX2VX) i dati riguardanti i prezzi delle uve raccolte e quelli di produzione complessiva, che per quanto riguarda l’uva hanno raggiunto i 13,8 milioni di quintali (+5,1% rispetto al 2019), di buona qualità, tanto da consentire la produzione di ottimi vini, in alcuni casi anche eccellenti, per i quali si stima un volume di 10,9 milioni di ettolitri (+5,6%), in controtendenza rispetto al dato nazionale che si è fermato a 46,6 milioni di ettolitri complessivi (-2% rispetto al 2019).

Il prezzo medio alla produzione dell’uva per l’intero Veneto è stato di 0,58 euro/kg, in linea con quello veronese (0,57 euro/kg), mentre a Padova la quotazione si è bloccata a 0,46 euro/kg. Treviso continua a detenere la leadership regionale delle quotazioni medie delle uve con un valore d’acquisto di 0,71 euro/kg. Le uve DOC e DOCG hanno mantenuto maggiormente le variazioni con segno positivo, mentre per quelle IGT ha prevalso il segno meno.

Segnali preoccupanti giungono invece dal mercato dei vini, il cui contesto mondiale risulta “ingolfato” a causa della pandemia da COVID-19. La crisi che si è innescata fin dal primo lockdown ha infatti rallentato le vendite interne ma anche quelle internazionali. Di conseguenza, nelle cantine risultano in giacenza notevoli quantitativi di prodotto invenduto del 2019, che “fortunatamente” non deve fare i conti con i vini della la vendemmia 2020, come accennato non eccessivamente abbondante.

Anche la crescita esponenziale dell’export di vino veneto (e italiano), a cui eravamo abituati ormai da molti anni, paga le conseguenze di questo prolungato periodo di forti restrizioni. Si pensi che nei primi sei mesi di quest’anno è stato registrato, dopo tanto tempo, un calo del -3,6% delle vendite all’estero. Il nuovo DPCM “Natale” non aiuterà certamente a raddrizzare la situazione. Anche il tema dell’export di vino veneto sarà affrontato durante il focus del prossimo 23 dicembre.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Due veronesi ai vertici dell’associazione veneta dei produttori biologici

Enrico Casarotti

Roberta Martin

Due veronesi ai vertici di Aveprobi, l’associazione veneta dei produttori biologici e biodinamici, che conta 440 soci in tutta la regione. Enrico Maria Casarotti, di Caldiero, è stato confermato alla presidenza, mentre Roberta Martin, di Isola della Scala, è la new entry nel ruolo di vicepresidente a fianco del bellunese Mauro Zanini.

Aveprobi, con sede a Villafranca, è stata fondata nel 1990 per tutelare e rappresentare gli interessi dei produttori, promuovendo progetti e iniziative, organizzando corsi di formazione e qualificazione e svolgendo attività di ricerca e formazione didattica nelle scuole. Un impegno che ha portato a una sensibilità e una consapevolezza sempre maggiori sulle tecniche di produzione biologiche. Secondo i dati recenti del Ministero delle politiche agricole, nel 2019 il Veneto ha registrato un incremento del 13% nel numero di operatori bio, passati da 3.524 a 3.971, e un aumento del 25,4% delle superfici biologiche, passate da 38.558 a 48.338 ettari. Il balzo maggiore lo ha fatto la viticoltura, con un +30,5% di superficie, seguita dagli ortaggi (+25,3%) e dai cereali (+17,9%).

Casarotti, che conduce un’azienda biodinamica frutticola e viticola a Caldiero, è enologo, esperto in viticoltura biologica e biodinamica, agricoltore, docente e nell’associazione rappresenta Coldiretti. “In questi anni abbiamo portato avanti moltissimi progetti, dalla banca genetica di piante da frutto della Lessinia, con il recupero delle vecchie varietà di mele e pere, alla creazione di una filiera corta dei cereali antichi – spiega -. I nostri proponimenti sono di continuare nella diffusione del biologico, che si fa con la formazione, la ricerca e le tante iniziative messe in campo. Stiamo realizzando a Isola Vicentina un progetto mirato alla biodiversità conla realizzazione di una Casa delle sementi, dove saranno disponibili tanti semi di qualitàdi vecchie varietà autoctone che sono state abbandonate. È stato avviato anche uno studio di fattibilità per la partecipazione a un bando pubblico per l’apertura di un mercato permanente di prodotti biologici in una zona residenziale di Verona. Ci piacerebbe inoltre realizzare dei cumuli in campagna per produrre del compost da letame animale e vegetale, in modo da nutrire il suolo con una sostanza organica molto ricca di sostanze ricostituenti. Continueremo inoltre con i corsi per insegnare a fare la buona agricoltura biologica. Tra questi cito quelli sulla canapa, sull’olivo, sull’agricoltura montana e sulla viticoltura biologica. Costituiremo, infine, un tavolo condiviso per il biologico tra tutte le associazioni agricole”.

Roberta Martin, che conduce con i familiari a Isola della Scala un’azienda di riso biologico e di cereali in rotazione, è in rappresentanza di Confagricoltura. “Al di là delle appartenenze, siamo uniti dal forte credo di lavorare per il bene comune di agricoltori, consumatori e territorio. Io coltivo biologico da vent’anni e posso dire che oggi, grazie alle tecniche ormai consolidate, vedo un coinvolgimento maggiore delle aziende. È molto importante anche il lavoro che stiamo facendo con l’Istituto tecnico agrario “Stefani-Bentegodi” a Buttapietra, dove è partito da due anni un corso post diploma per tecnici specialistici in agricoltura biologica. Noi collaboriamo con la programmazione e il tutoraggio esterno. Quest’anno hanno dovuto fare due classi perché c’era una grande richiesta. Questo vuol dire che anche nei giovani si stanno facendo strada una cultura e una sensibilità sui temi biologici che ci fanno ben sperare per il futuro”.

Il nuovo Consiglio direttivo di Aveprobi, che resterà in carica tre anni, è composto da Tiziano Quaini, Matteo Ducange, Marcello Volanti e Mattia Giovannini (Verona), Enrica Balzan (Belluno). Matteo Bordignon (Treviso), Riccardo Cazzadore, Giovanni Stoppa e Carlo Salvan (Rovigo), Giovanni Pinton, Paolo Marostegan e Giandomenico Cortiana (Vicenza), Nicola Zago (Padova), Matteo Dalle Fratte (Venezia).

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Verona

Venerdì 11 dicembre 2020, dalle 18 webinar Argav sulle novità dell’enciclica Laudato Sì

Il socio Efrem Tassinato in un recente incontro con Papa Francesco

Prosegue l’attività “a distanza” Argav indotta dalle condizioni sanitarie e dal rispetto delle disposizioni del Governo. Venerdì 11 dicembre p.v., dalle ore 18 alle ore 19:30, terremo un webinar ( videoconferenza) sulla piattaforma Zoom su un tema in sintonia con il periodo natalizio che, seppur fra molte difficoltà, ci apprestiamo a vivere: “E venne ad abitare in mezzo a noi: le novità dell’enciclica Laudato sì di Papa Francesco e l’impegno delle giovani generazioni per l’ambiente“.

Grazie all’interessamento della neosocia, Romina Gobbo, saranno nostri interlocutori Alfonso Cauteruccio e Christiana Ruggeri, rispettivamente presidente e vicepresidente Greenaccord onlus, associazione internazionale di ispirazione cristiana, nata per stimolare l’impegno di uomini e donne di qualsiasi credo e confessione religiosa sul tema della salvaguardia della natura. 

3 animaliste da mesi in sciopero della fame per la liberazione di “Fratello Orso”

foto profilo Facebook Fratello Orso

(di Michele Boato, presidente dell’Ecoistituto del Veneto “Alex Langer”, premio Argav 2019) Daniela Musocco è una signora di Vicenza di 61 anni, impiegata ed attivista della LAV, che dal 17 ottobre è in sciopero della fame (beve 4 litri di liquidi al giorno, una spremuta la matti, na e un brodo vegetale la sera) per la liberazione dei tre orsi, il famoso M49 “Papillon”, M57 e Dj3, prigionieri nel Casteller, la struttura di Trento dove sono assurdamente rinchiusi.

Le ho telefonato mercoledì 3 dicembre, dopo aver letto la notizia sul Corriere del Veneto del 21 novembre. Pensavo avesse smesso, invece mi ha detto “No, sono al 48° giorno di digiuno e non ho alcuna intenzione di smettere se non li liberano, ma c’è l’indifferenza più totale dei nostri rappresentanti, anche del Presidente Conte, che doveva essere l’avvocato degli italiani (evidentemente non il mio) e del Ministro dell’ambiente Costa, che si è dichiarato dalla parte degli orsi, salvo poi lasciarli in balia del Presidente della provincia di Trento Fugatti”. “Neanche il Presidente Mattarella ha speso una parola per questa deprecabile situazione” scrive su Facebook nella pagina “Fratello Orso” che aggiorna quotidianamente. Parlando con lei, ho scoperto che ci sono altre due ragazze della Valtellina che stanno facendo lo stesso sciopero della fame ad oltranza, ed hanno iniziato prima di lei, il 21 settembre, più di 70 giorni fa!

Daniela dice che gli orsi non vanno in letargo se sono in cattività, che sono sedati da mesi e perciò rischiano di morire. Potrebbero essere liberati col radiocollare, andare in letargo tranquilli, visto che quest’inverno non si scia ed essere poi controllati al risveglio. La pagina FaceBook “Fratello Orso” (che vi invito caldamente a visitare) raccoglie le testimonianze anche di una serie di artisti che la sostengono, da Donatella Rettore a Red Canzian (Pooh), a Fiordaliso, che condividono le tesi delle tre animaliste in sciopero: due orsi possano essere recuperati liberandoli nel loro habitat mentre il terzo ha bisogno di un’altra struttura. In Abruzzo si sono trovate soluzioni diverse (per esempio i cassonetti dei rifiuti anti-orso), che garantiscono il quieto vivere degli umani e degli animali. Mi pare veramente assurdo che Daniela e le due ragazze rischino la vita (e comunque la salute) senza che a Trento nessuno lo sappia.

4 dicembre 2020, webinar Argav su Bilancio UE 2021-2027 e futura PAC

Prosegue l’attività di Argav on web: venerdì 4 dicembre 2020, dalle ore 18 alle ore 19:30, si svolgerà sulla piattaforma Zoom l’incontro “L’Europa che verrà, il bilancio Ue 2021-2027 e futura Pac“. Ne sarà relatrice Laura Ambrosino, responsabile media e comunicazione Commissione Europea rappresentanza a Milano. Per partecipare all’incontro, cliccare qui: https://us02web.zoom.us/j/83805387524?pwd=SFFmdHhZRE4vVkRBV1MxZEhHcEN6Zz09. L’accesso è altrimenti possibile attraverso il sito www.zoom.us, cliccando su “Join a meeting” (barra in alto), quindi inserendo la Meeting ID: 838 0538 7524 e successivamente il passcode ARGAV 2020.

Sarà difficile dimenticare questo 2020: l’epidemia per Covid-19, oltre ad aver causato centinaia di migliaia di decessi in tutto il mondo e messo in un angolo tanti aspetti che tengono in piedi il tessuto sociale delle comunità, ha provocato un autentico sconquasso all’economia globale, compresa quella dei 27 Stati, membri dell’Unione Europea. In questi mesi le Istituzioni comunitarie non sono rimaste a guardare; ora però i Paesi europei attendono il varo degli strumenti economici annunciati, indispensabili per una rapida ripresa. E’ all’interno di questo quadro, che si svilupperà il webinar promosso d’intesa con la Commissione Europea – Rappresentanza a Milano e dedicato al bilancio europeo 2021-2027, agli strumenti economici collegati e ad alcune politiche di grande interesse per l’intera collettività, a partire dalla futura Politica Agricola Comune (P.A.C.) post 2020.

Un grazie particolare per l’organizzazione di questo incontro va ai soci Giancarlo Orsingher e Renzo Michieletto; un grazie al socio Mauro Poletto per l’assistenza tecnica.

 

Martedì 1 dicembre, incontro on line per indagare la storia del vivaismo, dei giardini e del paesaggio attraverso i cataloghi dei vivai

Martedì 1 dicembre alle ore 18 si conclude il ciclo di incontri online “La biblioteca incontra” dedicato alla valorizzazione del patrimonio librario e documentario della Fondazione Benetton Studi Ricerche. L’appuntamento conclusivo porrà l’attenzione sui cataloghi dei vivai, poco noti e indagati, ma in realtà fonti preziosissime per una storia del vivaismo, dei giardini e del paesaggio. Interverranno, insieme a Francesca Ghersetti, responsabile del centro documentazione della Fondazione Benetton, Filippo Pizzoni, aMAZING_sTUDIO e vicepresidente di Orticola di Lombardia e Franca Gambini, Accademia Agraria di Pesaro e presidente della Società Italiana Amici dei Fiori. Per partecipare all’incontro su Zoom ci si deve iscrivere attraverso l’apposito link pubblicato nei canali social e nel sito della Fondazione Benetton Studi Ricerche, www.fbsr.it. Gli iscritti riceveranno via email il link di Zoom per prendervi parte.

Nella storia dei giardini italiani sono noti – e sono stati studiati – i committenti e i progettisti; molto meno noti sono gli esperti orticoltori (quelli che gli inglesi chiamano plantsman), i capo–giardinieri e i giardinieri che hanno contribuito in maniera sostanziale alla realizzazione dei grandi giardini italiani. Ancor meno noti sono gli stabilimenti d’orticoltura e i vivai che dalla metà dell’Ottocento sono stati il primo motore di una stagione, in Italia, di grande crescita del sapere botanico, di evoluzione delle tecniche orticole e di impulso alla creazione di nuovi giardini, anche grazie alle innumerevoli specie esotiche introdotte in Europa, all’affermarsi del collezionismo botanico e allo sviluppo del verde pubblico urbano con la nascita di parchi pubblici in ogni città italiana.

Si tratta di un ambito ancora largamente da studiare, che offre notevoli spunti di interesse, nel quale la redazione e la diffusione dei cataloghi delle produzioni florovivaistiche giocano un ruolo di primaria importanza. Non solo per conoscere la nascita e l’evoluzione di un nuovo mercato, dal punto di vista economico e sociale, o come mezzi di promozione e informazione culturale, ma anche dal punto di vista della sperimentazione e della divulgazione di tecniche colturali innovative. Ma ancor di più, i cataloghi dei vivai rappresentano fonte primaria di studio e conoscenza nell’ambito di discipline come la storia dei giardini e del paesaggio o il restauro di parchi storici, consentendo di comprendere aspetti fondamentali quali, ad esempio, la moda del collezionismo botanico o l’evolversi dell’estetica e del gusto in materia di piante e giardini, dall’Unità d’Italia sino a oggi.

Si tratta di documenti preziosi, raramente disponibili anche nelle biblioteche di settore, presenti negli archivi e nelle biblioteche di professionisti e studiosi – come ad esempio in quella di Ippolito Pizzetti conservata in Fondazione Benetton – che meritano di essere adeguatamente studiati e valorizzati.

Fonte: Servizio stampa Fondazione Benetton

Anche le comunità venete Wigwam nella cucina del CiocheCiò, divenuto un libro con un’ottantina di ricette. A far la prefazione, la food blogger Benedetta Rossi.

Molti i veneti protagonisti del libro della cucina del Ciò-che-Ciò, ovvero fatta con quel che si ha: Marisa Saggiotto, operatrice della Comunità Wigwam del Colognese Veneto nonché presidente di Sezione Fidapa ed ancora Daniela Rapetta , Enrica Claudia De Fanti; Giovanni  Cecconi, Margherita Voltolina, Flavia Mognetti Cordioli, Massimo Zuliani, della Comunità Wigwam di Venezia; Michele Pigozzo della Comunità Wigwam della Terra Berica, nonché socio Argav.

Nel complesso, ben settantanove appassionati di cucina e del territorio, di 4 continenti diversi e in rappresentanza di 15 nazioni hanno contribuito a questa pubblicazione originale e creativa. Nel libro si trovano solo ricette preparate con quello che si trova in dispensa o con gli avanzi, l’essenza della cucina “ciocheciò”, ma anche l’idea di una forma alternativa di turismo relazionale e sostenibile. Ad ogni giro di pagina si troverà una foto, una storia, un ricordo, un piatto, un’immagine ed una ricetta, facilmente realizzabile anche da non provetti chef. Quasi 80 ricette, settantasette per la precisione, in 196 pagine a colori con la prefazione straordinaria di Benedetta Rossi, che ha condiviso lo spirito dell’iniziativa e di una filosofia che è alla base anche della sua attività di blogger di grande successo.“Dietro un piatto o una ricetta ci sono delle persone, c’è tutto un mondo, una storia, un territorio che avevamo dimenticato” scrive la famosa food blogger nella prefazione. Il coordinamento della pubblicazione è stato curato da Roberto Ferretti, Anna Monaldi, Yoko Moryama, Claudio Porchia e Marisa Saggiotto, le ricette sono introdotte da testi dei coordinatori del gruppo con le preziose illustrazioni del cartoonist Tiziano Riverso. Maggiori info al sito www.edizionizem.com

La presentazione libro. L’emergenza sanitaria e l’esperienza del confinamento a casa hanno confermato che la cucina e il cibo rappresentano uno straordinario momento di aggregazione. Nel web durante il lockdown sono nate diverse community, dove chef e appassionati di cucina hanno condiviso interessanti momenti di confronto, lezioni di cucina e di divertimento, riscoprendo antiche tradizioni popolari. Ciò che ha stupito di questa grande vivacità, che si è espressa soprattutto attraverso i canali social, è stato il carattere internazionale dei partecipanti, tutti accomunati dalla passione per la cucina e dalla voglia di condividere foto, video e ricette. Molte di queste iniziative si sono concluse con la fine dell’isolamento, mentre altre non si sono fermate e hanno proseguito e sviluppato ulteriormente la comunità. Fra queste ultime merita una segnalazione la rete della “Staffetta della Cucina Ciocheciò”, che si appresta a dare alle stampe il libro, che racchiude tutto il lavoro svolto durante il primo lockdown. Un gruppo non aperto a tutti, ma riservato agli amanti di un turismo basato sulla relazione, che favorisce l’incontro tra chi ama ospitare offrendo cose semplici, ma ugualmente interessanti, ed accompagnando le persone alla scoperta di ricette nuove, genuine, autentiche. Un gruppo che ha registrato una presenza di partecipanti in tutti i continenti ed ha quindi nel suo Dna una spiccata vocazione internazionale. Partita il primo maggio, la staffetta è terminata a fine giugno. Ogni partecipante, invitato da un altro che aveva già aderito alla staffetta, ha presentato un racconto, un ricordo accompagnato da una ricetta creata con ciò che si ha in casa, in pieno stile “Ciocheciò”. In questo modo il gruppo è riuscito a coinvolgere migliaia di persone e recuperato piatti e tradizioni perdute nel tempo. 

Una esperienza unica di cucina “Ciocheciò”, che il libro vuole ora rendere disponibile per un pubblico più ampio. Una cucina semplice, sostenibile, genuina e salutare, che utilizza prodotti locali, freschi e stagionali, che combatte gli sprechi, che favorisce la relazione e la socializzazione tra i membri della famiglia e della comunità. Una cucina comune in tutto il mondo, sia pure nella diversità dei prodotti impiegati e nelle differenti modalità di preparazione, in grado di unire persone di diversa cultura e provenienza geografica. Una filosofia di cucina che rappresenta una concreta risposta alle problematiche ambientali ed economiche sollevate dall’emergenza legata al Covid-19.