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Mondiali Cortina 2021, lettera aperta delle Associazioni ambientaliste a Confindustria Belluno

foto Luigi Casanova

Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta scritta dalle Associazioni ambientaliste, organizzatrici della marcia a Cortina (BZ) lo scorso 19 luglio per denunciare l’impatto sulla montagna dei lavori per i Mondiali 2021, alla signora Lorraine Berton Vascellari, presidente di Confindustria Belluno Dolomiti.

Egregia signora, Presidente di Confindustria Belluno,
Lei ha toccato il punto centrale, dolente della montagna italiana. La montagna, definita in modo offensivo “periferia”, ha bisogno di investimenti. Se Lei avesse avuto l’umiltà di partecipare ad uno solo degli innumerevoli incontri organizzati dall’ambientalismo del Cadore nel corso del 2019 (prima della pandemia) avrebbe colto un accorato appello alla politica perché si investa nella montagna. Mentre qualcuno frequentava salotti noi elaboravamo documenti e studi su diversi aspetti della qualità del vivere in quota e sul rilancio dei nostri paesi.

Lei sarà certamente al corrente del fatto che in questi ultimi decenni, con una dolorosa accelerazione negli ultimi anni, la montagna nella sua complessità è stata dimenticata. Peggio, si è intervenuti togliendole sempre più servizi destinati alle persone: formazione scolastica, assistenza socio-sanitaria, trasporto pubblico, innovazione tecnologica. Sono queste le scelte che hanno di fatto accentuato la fuga dalle montagne, specialmente dei giovani, privati di un futuro in quota. Mentre ciò avveniva si sono costruite strade superveloci, si sono distribuiti contributi per i grandi alberghi, si sono portati impianti di risalita e bacini di innevamento artificiale anche nel cuore di aree protette: mentre si toglievano servizi essenziali alla persona, una minoranza imprenditoriale veniva sostenuta con fondi pubblici.

Nonostante questo, noi non abbiamo mai ostacolato l’industria dello sci laddove è rimasta sobria, laddove ha dimostrato attenzione naturalistica e paesaggistica, laddove si è ristrutturato o reso più efficiente l’esistente. Ci siamo invece opposti, con severità, ad ogni ulteriore diffusione della rete impiantistica anche perché, attraverso deroghe e una politica dello spezzatino, giorno dopo giorno le alte quote venivano ulteriormente antropizzate e il consumo di suolo raggiungeva livelli impressionanti. La montagna è divenuta protesi, purtroppo anche culturale, delle città, un luogo di ricreazione, toccata e fuga. Si è puntato sulla massa invece che sulla qualità dell’offerta, e oggi siamo costretti giornalmente a subire un traffico ormai insostenibile. Un problema che non si risolve certamente, come Lei auspica, con ulteriore cementificazione o con una nuova autostrada.

Detto questo, Lei lamenta l’avanzare del bosco, un nemico ormai inaccettabile. Ha mai provato a chiedersi perché il bosco sia arrivato in prossimità degli abitati, perché abbiamo perso paesaggi, prati, pascoli in quota? Certamente non lo fa l’antropologo da Lei osannato, Annibale Salsa. Eppure, anche per lui su questo tema si aprirebbe uno spazio di ricerca che risulterebbe utile a noi e al pigro mondo imprenditoriale. Il bosco avanza certo per lo spopolamento delle vallate. Guarda caso analogo fenomeno è presente anche in altre zone a turismo maturo: le vallate del giro del Sella, Madonna di Campiglio, Bormio. Succede perché abbiamo abbandonato la cura del territorio, bosco, prati, pascoli in quanto attività ritenuta non redditizia e troppo faticosa. E’ accaduto anche perché un’industria turistica invadente e miope ha privato i nostri paesi di risorse umane e ha modificato i “montanari” dal punto di vista antropologico. Troppi montanari, non tutti per fortuna, sono diventati salottieri. Questa è la dura realtà che dovremo, tutti insieme, affrontare.

Pensi un po’ con i soli soldi della pista di bob prevista per le Olimpiadi a Cortina, come avremmo potuto ridare dignità al territorio e al paesaggio. Avremmo potuto (e possiamo ancora) diffondere occasioni di lavoro incredibili, portandovi, sia in bosco che nell’agricoltura di montagna, innovazione, mantenendo sul territorio i giovani in fuga. Ma perché questo avvenga, come noi abbiamo più volte evidenziato, c’è bisogno di un programma sociale e di sviluppo complesso, non certo la semplificazione presente in due appuntamenti mordi e fuggi come sono i Mondiali di sci alpino o le prossime Olimpiadi invernali. Pensi quanto lavoro possiamo creare/diffondere ritornando, ovviamente con la tecnologia attuale magari mitigata negli effetti ambientali, a coltivare le nostre foreste, i pascoli, a riaprire gli spazi aperti e i paesaggi perduti, a ritornare ad una agricoltura salubre ed equilibrata, a potenziare la biodiversità presente nelle montagne italiane.

Dovremmo riportare attenzione alle sinergie fra le diverse filiere, turismo, agricoltura, legno, energia e servizi per fare in modo che il valore aggiunto derivante dalla lavorazione dei nostri beni comuni rimanga sul territorio. Ci aiuta su questo ambizioso progetto? Noi ci siamo e ci siamo sempre stati perché non abbiamo mai vissuto nei salotti del chiacchiericcio e dello champagne.

Lei ha anche irriso il nostro gesto simbolico di mettere a dimora un abete. Le spieghiamo, solo in modo sintetico, quanto profondi siano i contenuti di quel gesto simbolico. L’abete è una pianta semplice, idonea a vivere in alta quota, ha rappresentato la base qualitativa del vivere la montagna fino a 40–50 anni fa. Quindi è un simbolo identitario di noi ambientalisti e abitanti della montagna. Grazie abete.

L’abete è sobrio ma complesso nella sua vita. La società di oggi e quella dell’immediato futuro ha bisogno di ritornare alla sobrietà e alla capacità di leggere la complessità del nostro mondo, l’ambiente certo, ma anche l’intera società. Grazie abete.

L’abete è parte del 98% delle forme di vita del nostro pianeta. La componente animale rappresenta solo il 2%, delle forme di vita, meno dell’1% fa riferimento all’essere umano. Grazie abete.

L’abete, come tutte le piante, ci offre (in modo gratuito) protezione, sicurezza, ricreazione, salute e ristoro, assorbe CO2, fa parte di un ecosistema complesso. Questo ecosistema, noi umani, siamo abituati a leggerlo solo nella parte di pianta che svetta verso il cielo. Quando invece la vita di ogni pianta per due terzi si sviluppa dal suolo verso il basso, creando interazioni fondamentali. Grazie abete.

L’abete, come tutte le piante, lega la vita della terra a quella del cielo, al bisogno di luce, è quindi un simbolo che ci permette di valutare la complessità di ogni azione che imponiamo al territorio. Grazie abete.

Ovviamente i simboli raccolti nell’abete sono anche altri. Pensi quale errore, culturale e simbolico, si farebbe se si abolissero le feste degli alberi: la tempesta Vaia qualche messaggio nel merito dovrebbe averlo lasciato. Qualora lo ritenga utile, noi siamo disponibili ad un confronto programmatico, con l’associazione che Lei rappresenta, proprio perché siamo consapevoli che questo è il momento di investire in montagna, senza più consumarla e senza più offenderla. Con un solo obiettivo: potenziare la qualità del bene ambiente e del vivere di noi umani.

Cordiali saluti
22 luglio 2020
Le Associazioni:
Comitato Peraltrestrade Dolomiti
Gruppo Promotore Parco del Cadore
WWF Terre del Piave Belluno-Treviso
Italia Nostra Consiglio Regionale Veneto
Mountain Wilderness Italia
Ecoistituto del Veneto “Alex Langer”

Intelligenza artificiale per smascherare le contraffazioni alimentari sul web

Stop all’Amarone contraffatto in rete, grazie ad un sistema di intelligence online messo a punto dall’Università degli Studi di Trento e con la cabina di regia affidata al Comando Regionale Trentino-Alto Adige della Guardia di Finanza. È quanto prevede il protocollo di collaborazione firmato, tra gli altri, dal Consorzio Vini Valpolicella con il Comando Regionale Trentino-Alto Adige della Guardia di Finanza, la Provincia Autonoma di Trento e l’Ateneo, che vede per la prima volta i grandi rossi della Valpolicella sorvegliati speciali sul web.

La sperimentazione consentirà al Consorzio di attivarsi ulteriormente su due diversi fronti: da un lato sensibilizzando le proprie aziende associate a collaborare nell’identificazione di situazioni “borderline” e a rischio, dall’altro testando i nuovi sistemi informatici anticontraffazione come la tecnologia blockchain, software e algoritmi specificamente messi a punto con l’Università trentina, in grado di identificare siti web contenenti presunti prodotti falsificati ed eventuali illeciti nell’utilizzo di riferimenti alle denominazioni di origine. Si intensifica così l’attività di tutela della denominazione da parte del Consorzio che, a 2 anni dalla firma del protocollo di cooperazione con l’Ispettorato Centrale della Tutela della Qualità e della Repressione Frodi dei Prodotti Agroalimentari del Ministero delle Politiche agricole (ICQRF), ha contribuito con l’invio di 308 segnalazioni di casi sospetti di contraffazione di vini della Valpolicella – soprattutto Amarone – sul web.

Innovazione per la lotta alla criminalità. “La firma di questo protocollo conclude un percorso che ha caratterizzato il mio mandato, ponendo al centro la tutela delle nostre denominazioni, sempre più copiate e contraffatte“, ha dichiarato Andrea Sartori, presidente del Consorzio Vini Valpolicella. “La lotta alla criminalità organizzata – prosegue il Generale di Brigata Ivano Maccani, Comandante Regionale Trentino-Alto Adige della Guardia di Finanza – si può e si deve vincere anche con l’innovazione. Uno dei filoni messi in campo, riguarda l’analisi avanzata di dati online e l’esplorazione del web, sempre più nuova frontiera dei traffici illeciti e vetrina attraente anche per le organizzazioni criminali.” Dal 2018 ad oggi, sono complessivamente 54 le iniziative legali a livello internazionale promosse dal Consorzio e 48 i controlli inclusi nell’attività di vigilanza a livello nazionale. Con una spesa media nel triennio di oltre 150 mila euro l’anno, il capitolo ‘tutela e vigilanza’ rappresenta una delle voci di costo più importanti del bilancio consortile, oltre che una delle principali attività istituzionali perseguite dall’ente.

I partner dell’accordo. Oltre al Consorzio Vini Valpolicella, che farà da apripista a un format di tutela replicabile per altri prodotti dell’agroalimentare tricolore minacciati dall’Italian sounding, aderiscono al protocollo anche altri enti e associazioni: Provincia Autonoma di Trento, Procura Distrettuale della Repubblica di Trento, Procura della Repubblica di Rovereto, Comando Regionale Trentino-Alto Adige della Guardia di Finanza, Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Trento, Istituto Nazionale della Previdenza Sociale – Direzione Regionale Trentino-Alto Adige, Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro – Dir. Prov. Trento, Università degli Studi di Trento, CODACONS – Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori, CRTCU – Centro di Ricerca e Tutela dei Consumatori e degli Utenti, INDICAM – Istituto di Centromarca per la lotta alla contraffazione, Consorzio di tutela Vini del Trentino, Federazione Trentina della Cooperazione, Associazione Produttori Ortofrutticoli Trentini (APOT s.c.a), CGIL, CISL, UIL del Trentino, anche per conto delle proprie associazioni di tutela dei consumatori – rispettivamente Federconsumatori, Adiconsum, ADOC -, Cia, Coldiretti, Confagricoltura del Trentino, AcliTerra e l’Associazione Contadini trentini.

Fonte: Servizio stampa Consorzio tutela vini Valpolicella

Firmato il decreto che apre alle domande di riconoscimento dei vigneti eroici e storici

I vigneti eroici e storici, in base all’articolo 7 comma 3 del Testo Unico del Vino, vengono considerati patrimonio culturale. Il Decreto firmato dalla Ministra Teresa Bellanova, di concerto con i Ministri Franceschini e Costa, concretizza il percorso atteso da tempo perché i soggetti interessati possano presentare alle Regioni di competenza le domande per il riconoscimento dei vigneti storici o eroici.

Quali sono. Come indica il Decreto, si definiscono eroici i vigneti che “ricadono in aree soggette a rischio idrogeologico, o situati in aree dove le condizioni orografiche creano impedimenti alla meccanizzazione, in zone di particolare pregio paesaggistico e ambientale, nonché i vigneti situati nelle piccole isole”. Sono considerati viceversa storici “quei vigneti la cui presenza, segnalata in una determinata superficie/particella, è antecedente il 1960”. Vigneti la cui coltivazione è caratterizzata dall’impiego di pratiche e tecniche tradizionali “legate agli ambienti fisici e climatici locali, che mostrano forti legami con i sistemi sociali ed economici”.

Tipologie di interventi. Nei cinque articoli la norma, accanto alla definizione, affronta e definisce i criteri per l’individuazione dei vigneti storici ed eroici, e quelli per la definizione delle tipologie degli interventi. Ad esempio, fatte salve le aree già individuate dai piani paesaggistici regionali, i vigneti eroici devono possedere almeno un requisito tra: pendenza del terreno superiore al 30%; altitudine media superiore a 500 metri sopra il livello del mare, esclusi quelli situati su un altopiano; sistemazione degli impianti su terrazze e gradoni; viticoltura delle piccole isole. Per quanto riguarda i vigneti storici, sono individuati o dall’utilizzo di forme di coltivazione tradizionali legate al luogo di produzione, o per la presenza di “sistemazioni idrauliche-agrarie storiche o di particolare pregio paesaggistico”.

Fonte: Servizio stampa Mipaaf

Piccole e micro imprese agricole, contributi fino al 50% per l’acquisto di nuovi trattori

trattori all’olio di colza

Il 6 luglio è stato pubblicato un bando per il miglioramento della sicurezza delle imprese agricole che prevede contributi a fondo perduto fino al 50% della spesa per i giovani agricoltori, 40% per gli altri,  e con un tetto massimo di 60.000 euro per acquisto e il rinnovo di attrezzature con caratteristiche di tutela della sicurezza della persona e riduzione dell’inquinamento e del rumore.

Destinatari sono le piccole imprese e le microimprese agricole. L’Inail mette a disposizione 65 milioni di euro a fondo perduto – 20 dei quali finanziati dal ministero del Lavoro. Oltre all’acquisto è finanziabile anche il noleggio con patto di acquisto. Lo stanziamento è suddiviso in budget regionali e ripartito in due assi di finanziamento. Il primo, pari a 53 milioni di euro, è destinato alle micro e piccole imprese agricole. Il secondo assegna 12 milioni ai giovani agricoltori, anche associati. Il contributo è cumulabile con i benefici concessi per far fronte all’emergenza sanitaria ed economica da Covid-19. A questo link il bando.

Fonte: Millevigne

Giovedì 23 luglio 2020 l’Ordine degli Ingegneri veneziano presenta la “Carta di Venezia Climate Change” nella Scuola Grande di San Rocco a Venezia

Gli effetti di una passata alluvione in Veneto

L’Ordine e il Collegio Ingegneri Venezia presenteranno giovedì 23 luglio 2020 alle ore 17:30 la “Carta di Venezia Climate Change”, documento che definisce posizione, orientamenti e azioni concrete sul tema del cambiamento climatico. Si tratta di un lavoro multidisciplinare realizzato da una Commissione di ingegneri esperti. Il documento verrà presentato con un convegno a Venezia che si svolgerà nella Scuola Grande di San Rocco (registrazione dalle ore 17:00).

Il tempo per agire è adesso. Gli ingegneri Mariano Carraro e Maurizio Pozzato, presidenti dell’Ordine e del Collegio, commentano con soddisfazione il prezioso lavoro poiché “i cambiamenti climatici sono alla base del fenomeno dell’incremento acque alte a Venezia, paradigma dei rischi che corrono tutte le aree costiere italiane e del pianeta, ma che a Venezia, per l’insieme dei suoi elevati valori ambientali, paesaggistici, culturali, storici, evocano il culmine del rischio di perdita di un patrimonio che appare a tutti come insostituibile. “L’impressione è che questo importante tema non sia stato preso ancora di petto dai decisori, dalle amministrazioni e dai cittadini – evidenzia l’ingegner Sandro Boato, coordinatore della Commissione – che non ci riguardi direttamente, e vada sì affrontato, ma con una certa calma, come se fossero interessate solo le generazioni future; in realtà il tempo per agire è già scaduto, la temperatura del pianeta sta aumentando e continuerà a salire, solo con azioni drastiche e decise l’aumento potrà essere limitato, ma non certo evitato”.

Scenario di riferimento. È quindi necessario agire – avvertono gli ingegneri – rapidamente e in modo coordinato avendo come faro l’ONU e l’IPCC (Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico). L’ONU ha adottato la Strategia 2030 per lo sviluppo sostenibile. La nuova Commissione Europea ha adottato il programma Green New Deal e l’Italia ha adottato il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima. Sono tutti strumenti utili a fornire risposte efficaci per affrontare il problema e contenere i temuti effetti negativi. Entro il 2050, secondo il rapporto IPCC del 2018, dovranno essere azzerate le fonti di CO2, garantendo, nel contempo, la sostenibilità dell’economia del pianeta. Anche l’opinione pubblica è stata sensibilizzata su questo tema, basti pensare al movimento “Friday for future” organizzato dall’adolescente svedese Greta Tunberg. La “Carta di Venezia Climate Change” descrive lo scenario di riferimento, cioè come sta aumentando la temperatura, come si sta modificando il clima, rilevandone le cause e gli effetti. Sono le attività umane, nella loro molteplicità, la principale causa dell’aumento dei gas serra, che a loro volta causano l’incremento della temperatura. Ne sono responsabili i trasporti, le attività produttive, il riscaldamento e il raffrescamento degli ambienti di vita e di lavoro, la produzione di energia.

Abbandonare la consuetudine dell’usa e getta. “Siamo davanti a una sfida difficile che comporterà una modifica radicale ai nostri stili di vita – ribadiscono gli ingegneri – tra enormi disuguaglianze sociali ed economiche si dovranno contenere e ottimizzare i consumi di energia, evitando gli sprechi. Gli oggetti di uso quotidiano dovranno essere utilizzati più a lungo, la consuetudine dell’”usa e getta” dovrà essere rivista se non abbandonata, puntando a beni durevoli, per consentire ai nostri figli e nipoti di usufruire ancora delle risorse del pianeta. Attualmente consumiamo più di quanto il pianeta è in grado di rinnovare. Il giorno dell’anno in cui si supera tale limite è chiamato Earth Overshoot Day. Nel 2019 è stato il 19 luglio. Ciò significa che in sette mesi l’umanità consuma quello che la terra avrebbe a disposizione per un anno, sottraendo risorse a chi verrà dopo di noi.

Come affrontare la sfida per cercare di raggiungere risultati concreti? Bisogna agire su più fronti, coordinati e intervenire sulle cause del cambiamento climatico. Serve anche agire sugli effetti, per mitigare gli impatti, perché non si possono evitare. Sul fronte delle cause si dovrà agire riducendo fino ad azzerarle le emissioni di CO2 in atmosfera da tutte le fonti che la producono: industria, agricoltura, allevamento, trasporti. Un nodo fondamentale sarà costituito dalla transizione energetica. Si dovrà passare dalla produzione con utilizzo di combustibili fossili (attualmente la più diffusa) alla produzione da fonti rinnovabili come l’idrico (già ampiamente sfruttato) l’eolico, il solare termico, il fotovoltaico e altre fonti, con adeguati sistemi di accumulo. Tra le principali priorità dei progetti di ingegneria si dovrà pensare all’efficientamento energetico del patrimonio edilizio, sia pubblico che privato, per evitare le dispersioni di calore estive ed invernali. Anche il sistema dei trasporti dovrà essere fortemente modificato con l’incentivazione del trasporto collettivo, l’utilizzo di veicoli a trazione elettrica, la riduzione del pendolarismo favorendo il lavoro da casa poiché l’esperienza del Covid-19 ha dimostrato che in molte situazioni ciò è possibile”.

Sul fronte degli effetti del cambiamento climatico vanno adottate le misure di adattamento. Si dovranno piantumare grandi quantitativi di alberi nelle città e in tutto il mondo allo scopo di assorbire in modo naturale la CO2 prodotta. La disponibilità di acqua sarà sempre più scarsa, specie in alcuni periodi dell’anno. La gestione delle acque andrà quindi ottimizzata. Il territorio andrà salvaguardato e difeso dai rischi di frane, smottamenti, allagamenti. Le aree costiere più a rischio di inondazione dovranno essere adeguatamente protette da dighe e altri sistemi di difesa passiva. Le conseguenze più preoccupanti riguarderanno probabilmente l’innalzamento dei mari. L’area veneta potrebbe essere davvero colpita pesantemente. Con un aumento della temperatura di 3,2° le previsioni stimano un innalzamento del mare fino a un metro. Ciò comporterebbe l’allagamento di vaste aree territoriali e perciò dovrebbero essere protette da adeguate arginature di contenimento. In questo scenario preoccupante, nel condividere le indicazioni dell’ONU e dell’IPCC, gli ingegneri possono avere un ruolo attivo e propositivo. L’ingegneria, con le sue capacità multidisciplinari, lancia un appello a tutti i professionisti. Serve implementare le innovazioni e mettersi a disposizione per studiare progetti strategici e operativi.
La “Carta di Venezia Climate Change” invita tutti a mettere in atto alternative possibili per fornire le soluzioni tecnologiche più idonee ed efficaci ad affrontare il problema nel medio e lungo termine.

Fonte: Servizio stampa Ordine Ingegneri Venezia

Giardino Botanico Alpino e Museo dell’Uomo in Cansiglio aperti anche durante la settimana, in programma visite guidate, escursioni, laboratori per bambini, concerti

La piana, la foresta con i suoi numerosi sentieri segnati, il Giardino Botanico Alpino, il Museo dell’Uomo in Cansiglio (MUC), i tanti luoghi di ristoro presenti nell’area del Cansiglio (BL_TV) si preparano ad accogliere i visitatori e gli appassionati della montagna e della natura in generale. Le strutture, gestite da Veneto Agricoltura, hanno in serbo per i visitatori un sacco di sorprese e per questo resteranno aperti al pubblico, con orari diversificati, non solo nei fine settimana ma anche il mercoledì, giovedì e venerdì.

Oggi, domenica 19 luglio, presso il Giardino, si svolgerà la Festa della Fioritura, con visite guidate sia al mattino che al pomeriggio. La giornata prevede, inoltre, una serie di altre belle iniziative quali una caccia al tesoro per bambini dai 5 ai 10 anni (10:30-17:00), un incontro sui segreti della frutta e della verdura (16:00-17:00), una lezione per riconoscere le piante velenose (16:00-17:00) e infine un concerto con musiche di Vivaldi, Handel e Schumann (17:15-18:00). Domenica 26 luglio, sempre in Giardino Botanico, si terrà “Photomatching”, il tradizionale appuntamento rivolto agli appassionati di fotografia naturalistica. Sono previste, inoltre, due escursioni guidate: la prima alle ore 9:30 (ritrovo presso il MUC in località Pian Osteria) prevede una facile passeggiata che si snoda tra Cornesega e Valmenera alla scoperta di piante e animali selvatici; durerà l’intera giornata e per questo è previsto il pranzo al sacco; costo: 15 euro per gli adulti, 8 euro per i ragazzi (12-18 anni) e gratuita sotto i 12 anni. Informazioni e iscrizioni presso Prealpi Cansiglio Hiking snc: 3701107202 o prealpicansiglio@gmail.com. Al termine dell’escursione è possibile visitare il MUC. Una seconda escursione, comprendente la visita al MUC e ai villaggi cimbri, si svolgerà a partire dalle ore 14.00 con ritrovo dei partecipanti al Museo dell’Uomo in Cansiglio.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Domenica 19 luglio 2020, a Bosco di Sacco di Campolongo Maggiore (VE), si tiene la giornata a sfondo ambientale “Porte ed idee aperte”

Domenica 19 luglio, dalle 08.30 alle 18.30, l’Associazione Intercomunale Brenta Sicuro organizza a Bosco di Sacco, frazione di Campolongo Maggiore (VE) in vicolo Umbria 6, la prima edizione di “Porte ed idee aperte“.

Seduti all’ombra. Sarà l’occasione per scambiare idee e collaborazioni sui temi ambientali, sulla sicurezza idrogeologica del territorio, sul completamento di opere di salvaguardia, per rinnovare le “battaglie” che Brenta Sicuro persegue da 10 anni (manutenzione dei corsi d’acqua, completamento idrovia, rispetto e pulizia del territorio), partecipare alle indagini sulla qualità delle acque dei fiumi oppure fare, in tutta libertà, una piccola pulizia delle arginature e vedere la bella mostra fotografica “Laudato si” dedicata alle bellezze del Creato, e bruttezze (create dall’uomo, ndr).

Laboratori didattici. I ragazzi potranno partecipare a laboratori loro dedicati (offerta libera), disegnando ciottoli di fiume che, poi, assieme all’attestato di partecipazione, saranno consegnati al termine dell’esperienza. Tutte le attività saranno attuate nel rispetto delle disposizioni contro il contagio da Covid-19. Ulteriori informazioni: 347-2305979

Fonte: Associazione Intercomunale Brenta Sicuro

La cultura del fosso/10. Nei Colli Euganei, Parco naturale regionale, tutt’intorno scorre una ciclovia ma anche un antico anello navigabile che nessun guarda.

Ecco il decimo racconto legato a “La Cultura de Fosso“, progetto educativo 2019-2020 delle “Comunità Solidali e Sostenibili” realizzato dall’associazione Wigwam, con il contributo del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e della Regione del Veneto, la collaborazione di 9 comuni e la partecipazione di una ventina di associazioni. Il racconto, scritto da Gianluigi Peretti, si intitola “Per argin di fossi, fiumi e canali, il ciclo anello dei Colli Euganei“.

Inizio dicendo che considero la mia prima età quella dell’oro della mia esistenza. Perché questa premessa? Per il fatto di aver potuto vivere in quella che oggi chiamiamo la civiltà rurale, in campagna e poi a ridosso della campagna con i suoi fiumi, canali, lunghi e tortuosi fossati, stradine dove ogni tanto passavano vecchi contadini con i loro arnesi e prodotti su dei carretti. Erano gli anni della ricostruzione postbellica ma in quella landa veneta i rumori e i lavori delle città arrivavano affievoliti, come un’attività quasi estranea.

In seguito non sarebbe più stato così. Si sono conosciuti altri territori, altri paesaggi, altre città. Tra questi, quelli più suggestivi e vissuti sono stati i Colli Euganei, dotati di scenari incomparabili e inconfondibili, con un centinaio circa di alture. E’ stato scoperto l’anello ciclabile dei Colli, e percorrerlo almeno una volta anche senza il giro completo, risulta un’esperienza indimenticabile da ogni punto di vista, una vera riscoperta dell’ambiente per chi vive abitualmente tra carte, scartoffie, tavolino e computer quando ha sostituito la vecchia macchina da scrivere. Le mete turistiche sono numerose. Se si parte da Villa Molin alla Paltana di Padova, tra i capolavori dello Scamozzi e si prosegue per Battaglia Terme sull’argine del canale omonimo, si scopre come in passato le vie d’acqua fossero le strade privilegiate per uomini e merci.

L’incrocio di canali che proprio nel paese della “battaglia” tra acque (con relativo Museo delle navigazione) si riscontra, ne è chiaro esempio. Proseguendo si incontrano il maestoso Catajo, le città murate di Monselice ed Este (per i più il tratto più accidentato), quindi il Castello di Valbona, la località Bomba presso una vecchia fornace, sede del Museo geopaleontologico dei Colli, (che fa il paio con quello naturalistico in vetta al Gemola), e alla fine, lasciata Bastia, si scorge, dall’alto degli argini del Bacchiglione presso Cervarese Santa Croce, il Castello Carrarese di San Martino della Vaneza con annesso Museo del Fiume vicentino-padovano.

Abbiamo parlato di argini di canali (e fiumi) storici, ma oltre a questi, si comprende non solo l’utilità ma la necessità dei fossi e fossati, soprattutto oggi, in presenza di ricorrenti dissesti idrogeologici. Purtroppo la loro manutenzione, per molteplici ragioni, non è sempre all’altezza, per usare un eufemismo. Per fare un esempio calzante, come accennato, il percorso dell’anello dei Colli diventa alquanto precario tra Monselice ed Este, dove anche la segnaletica appare carente. Ma in ogni caso basta gettare lo sguardo tutt’intorno e si individueranno fossi maltenuti, addirittura tombinati o diventati quasi una discarica nel caso peggiore, ponticelli pericolanti. Il canale Bisatto presenta più o meno le stesse caratteristiche di quello di Battaglia.

Nei pressi di Vo’ Vecchio si respirano atmosfere d’altri tempi. Diversamente salendo da Bastia a Rovolon, volendo accorciare il percorso, si potrà ammirare la magnifica Abbazia di Praglia, dove tutto si presenta tenuto con cura, e si arriverà ad Abano e Montegrotto (con la suggestiva Villa Draghi). Da tenere a mente che una breve salita si troverà tra Bastia e il Monte Sereo, comunque affrontabile senza fatica.

Elencare i monumenti, le ville, i castelli e i musei non menzionati a portata di mano (o di manubrio) dei percorsi riferiti necessiterebbe di maggiore spazio, ma le conoscenze paesaggistiche appaiono sicuramente più interessanti, anche con i dovuti confronti. Una realtà rimane inconfutabile: dall’alto degli argini si prende consapevolezza non solo della validità ma della necessità dei fossati maggiori e minori e della loro continua manutenzione e pulizia (e dei tombini stessi, che talvolta ostruiscono il libero percorso d’acqua).

Per concludere quest’esperienza di almeno un giorno, diverrà un sicuro arricchimento per chi ama la natura e la sua conservazione, aiuterà a capire che la crescita e lo sviluppo cui l’uomo è costantemente rivolto non devono andare solo e sempre verso la cementificazione e l’erosione nel caso dei Colli, (Arquà Petrarca docet!), già in parte compromessi, ma pure alla salvaguardia di canali, fossi e fossati. Una salvaguardia che diventerà indispensabile quando i ghiribizzi del tempo atmosferico si accaniranno contro l’uomo e le sue costruzioni spesso speculative o addirittura narcisistiche. Un consiglio finale: evitare, se non in casi necessari, i tratti malamente sterrati e asfaltati per fruire pienamente di una natura più autentica.

 

 

“Salvaguardia del Creato o sindrome del sagrestano?” il titolo del webinar Argav on line venerdì 17 luglio 2020

Venerdì 17 luglio 2020, dalle ore 18 alle ore 19.30, sarà possibile collegarsi on line sulla piattaforma Zoom per seguire l’incontro web “Salvaguardia del Creato o sindrome del sagrestano?“, realizzato grazie all’interessamento della socia e consigliere Argav Beatrice Tessarin.

Coordinatore dell’incontro Fabrizio Stelluto, presidente Argav. Attraverso la testimonianza di esperienze dirette, l’incontro vuole approfondire il rapporto fra popolazioni autoctone e il loro ambiente, evitando un facile terzomondismo, ma analizzando anche il nostro Paese. I relatori saranno: Costantino Tessarin, fondatore Association for the Conservation of Bugoma Forest (Uganda); Ebe Giacometti, presidente Italia Nostra, Betty von Hoenning O’Carroll, presidente Cheetah Conservation Fund Italia, Carlo Alberto Pinelli, responsabile Asian Desk Mountain Wilderness.

Per partecipare al webinar ci sono due possibilità: 1) cliccare sul link sottostante, scaricando così l’app (in automatico) di Zoom su pc o su cellulare e accedendo alla stanza virtuale del webinar https://us02web.zoom.us/j/87891761186  2) entrare nel sito www.zoom.us, accedere alla sezione “Join a Meeting” (nel menù in alto a destra) inserire la user ID 878 9176 1186 

NOTA BENE: la sessione prenderà avvio appena gli organizzatori si saranno collegati, intorno alle 17,50 (l’evento inizierà comunque alle ore 18.00), perciò, qualora si dovesse provare ad accedere prima, non ci si deve preoccupare se il  tentativo non dovesse avere fortuna, si deve attendere qualche minuto.

Etichetta: al via origine obbligatoria per carni suine trasformate

Via libera al decreto che rende obbligatoria l’indicazione dell’origine delle carni suine nei prodotti trasformati come prosciutti e salumi. Il provvedimento già alla firma dei ministri Bellanova (Agricoltura), Patuanelli (Sviluppo Economico) e Speranza (Salute), dopo che è trascorso il periodo di 3 mesi per l’autorizzazione da parte della Commissione europea.

Il testo prevede che i produttori indichino in maniera leggibile sulle etichette le seguenti informazioni: “Paese di nascita: (nome del paese di nascita degli animali); “Paese di allevamento: (nome del paese di allevamento degli animali); “Paese di macellazione: (nome del paese in cui sono stati macellati gli animali). Quando la carne proviene da suini nati, allevati e macellati nello stesso paese, l’indicazione dell’origine può apparire nella forma: “Origine: (nome del paese)”. La dicitura “100% italiano” è utilizzabile solo quando ricorrano le condizioni del presente comma e la carne è proveniente da suini nati, allevati, macellati e trasformati in Italia. Quando la carne proviene da suini nati, allevati e macellati in uno o più Stati membri dell’Unione europea o extra europea, l’indicazione dell’origine può apparire nella forma: “Origine: UE”, “Origine: extra UE”, “Origine: Ue e extra UE”. La sperimentazione sarà in vigore fino al 31 dicembre 2021.

Un aiuto alla filiera suinicola. “L’Italia si conferma avanguardia in Europa e ci batteremo a Bruxelles perché si estenda l’obbligo a tutti gli alimenti. La strategia Farm to Fork va attuata anche per l’etichettatura obbligatoria a livello Ue. Firmiamo un decreto importante che sono convinta possa aiutare tutta la filiera suinicola a valorizzare le produzioni 100% italiane. Siamo al lavoro per garantire anche aiuti a un settore che ha fortemente risentito della crisi causata dalla pandemia e dalla chiusura dell’Horeca”, ha affermato la Ministra delle politiche agricole alimentari e forestali Teresa Bellanova.

Fonte: Mipaaf