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La Cultura del Fosso/3. Uno spaccato di vita rurale nella campagna dell’Ottocento a sud di Padova.

Ecco il terzo racconto legato a “La Cultura de Fosso“, progetto educativo 2019-2020 delle “Comunità Solidali e Sostenibili” realizzato dall’associazione Wigwam, con il contributo del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e della Regione del Veneto, la collaborazione di 9 comuni e la partecipazione di una ventina di associazioni. Il racconto, scritto da Gianni Xodo, è tratto dal suo libro “Rosmini a Correzzola. Dialogo in quattro scene”, ed in particolare tratta del “ripristino idraulico dei terreni paludosi, compresi fra Adige e Bacchiglione e Bacchiglione e Brenta, voluti dal duca Lodovico Melzi d’Eril“.

Il libro “Rosmini a Correzzola. Dialogo in quattro scene” nasce dal fatto storico che “Le cinque piaghe della Santa Chiesa”, il capolavoro ecclesiologico di Antonio Rosmini Serbati, fu composto in gran parte nel novembre del 1832 alla Corte Benedettina di Correzzola, nel Padovano. Da qui le notizie storiche sulle condizioni di vita delle popolazioni che vivevano in zone paludose e malsane. Esseri umani che abitavano in capanne e tuguri in zone acquitrinose, causa prima di febbri malariche. Così, nell’opera, ne parla il parroco don Giobatta Mozzato, che resse la parrocchia di San Leonardo a Correzzola dal 1813 al 1834: “Per cercare di comprendere la situazione sociale ed economica di questo territorio credo sia opportuno fare una distinzione abbastanza netta fra il nord e il sud della provincia di Padova. Al nord c’è la pianura alta, costituita da campagne antiche, densamente popolate, coltivate da tempi remoti e quindi assai sfruttate; al sud si estende la zona di bonifica, più fertile e meno abitata, che copre quasi la metà dell’intera provincia padovana. Questa situazione è caratteristica anche delle province vicine e questa diversità di terreni comporta una differenza fra il nord e il sud nelle colture, nell’estensione delle proprietà, nel tipo di popolazione agricola, tutti elementi strettamente connessi tra loro e interdipendenti. Per quanto riguarda le coltivazioni più diffuse al nord il granoturco eguaglia o supera il frumento, a causa del frazionamento notevole delle proprietà e della conduzione e sono diffusi la vite e gli alberi da frutto. Nei fertili terreni del sud di Padova è possibile effettuare una coltura estensiva e quindi il frumento supera il granoturco e i campi sono divisi da rari filari di viti.

La popolazione agricola della nostra provincia è molto varia, va dai mezzadri e dai coloni ai piccoli proprietari e coltivatori diretti del nord, dai medi proprietari o dei medi e grossi fittavoli, chiamati qui da noi “massariotti”, ai braccianti, detti “obblighi”, che sono contadini legati con contratto al proprietario del fondo e a sua completa disposizione, più diffusi qui nel sud della provincia, dove le proprietà sono molto più ampie. La condizione degli “obblighi” è tuttavia migliore rispetto a quella dei braccianti avventizi, perché per lo meno, godono di una relativa sicurezza rispetto alle oscillazioni dei prezzi, anche se spesso sono ridotti in servitù. I braccianti obbligati inoltre sono spesso anche piccoli fittavoli, i cosiddetti “chiusuranti”. Esistono poi i salariati fissi, che nella nostra area vanno sostituendo i coloni parziari e al gradino più basso ci sono infine i braccianti avventizi, pagati a giornata, chiamati “opere”. Sono costoro che conducono un’esistenza grama e stentata, perché lavorano ogni giorno solo nei momenti di più intensa attività agricola: all’aratura, alla semina e al momento del raccolto; ma devono passare lunghi periodi di inattività, arrabattandosi alla meglio con lavoretti saltuari di tipo artigianale (seggiolai, calzolai, “sgalmarari”, produttori di sbalzi), o dedicandosi addirittura alla caccia e alla pesca di frodo, per sfamare se stessi e le famiglie.

Per tutti questi gruppi sociali, esclusi forse i “massariotti”, le condizioni economiche sono assai infelici e addirittura tragiche quelle dei braccianti, sia per le abitazioni sia per l’alimentazione e le condizioni igieniche. Infatti le boarie sono in muratura, col tetto di coppi, le masserie sono anch’esse in muratura, pur mancando di fondamenta e col pavimento di terra battuta, le abitazioni dei braccianti sono nei casi migliori dei casoni alla cavarzarana col tetto coperto da canne palustri o da paglia, ma anche delle povere capanne, veri e propri tuguri, prive di finestre e di camino. L’alimentazione nelle nostre campagne è prevalentemente a base di polenta di granoturco (mais), di conseguenza la pellagra continua a mietere vittime e la denutrizione è assai diffusa diffondendo rachitismo e debolezze congenite, specie fra i bambini. La disoccupazione grava come un incubo, specie fra i braccianti che, nonostante un diffuso flusso migratorio verso altre zone, sovrappopolano ancora le terre del Padovano, per cui i salari non aumentano e c’è una concorrenza spietata per procurarsi posti di lavoro, anche i più disagiati e incerti. La Chiesa soccorre come può, ma le necessità e il bisogno sono diffusissimi.

Cenni sulla bonifica. Quanto auspicato da Rosmini e Mellerio nei loro dialoghi nella tenuta di Correzzola sin dal novembre del 1832 trovò piena attuazione nel 1857 con l’inizio dell’opera di ripristino idraulico dei terreni paludosi, compresi fra Adige e Bacchiglione e Bacchiglione e Brenta, voluti dal duca Lodovico Melzi d’Eril; egli fece venire a Correzzola l’esperto agronomo Luigi Alfieri (cugino del celebre drammaturgo Vittorio), che fece installare in località San Silvestro a Civè una macchina idrovora a vapore della potenza di 50 cavalli vapore; Alfieri in seguito fece istallare una seconda grande idrovora vicino a Brenta d’Abbà. Nei vent’anni successivi i Melzi d’Eril fecero installare altre 6 piccole macchine idrovore, dislocate in vari punti del tenimento, dove era convogliata l’acqua dagli scoli minori, esse la mandavano agli impianti più grandi di Brenta d’Abbà e di Civè , i quali attraverso la Chiavica Melzi la riversavano nel Canal Morto. Grazie all’installazione delle idrovore nel territorio di Correzzola si verificò un autentico salto di qualità e i problemi di bonifica furono in gran parte risolti, riscattando dalla millenaria condizione di degrado i terreni più bassi, tutto ciò comportò anche il miglioramento delle condizioni di vita di tutta la popolazione di queste zone sia sul piano economico come su quello sociale.

Rifiuti: maxi operazione dei Carabinieri del NOE di Treviso in contrasto del traffico illecito di rifiuti speciali. 9 arresti e sequestro di beni per oltre 1 milione di euro.

I Carabinieri del NOE di Treviso, diretti in quasi un anno di indagini dalla Procura Distrettuale Antimafia di Venezia, nella mattinata del 5 maggio scorso hanno dato esecuzione alle ordinanze di misura cautelare per il reato di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti a carico di 9 persone. In particolare, è stato dimostrato e fermato un traffico illecito di rifiuti provenienti da varie regioni, tra cui la Campania, diretti e poi scaricati in capannoni abbandonati del Veneto e dell’Emilia Romagna per poi essere dati alle fiamme.

L’indagine avviata nel febbraio del 2019, ha avuto origine da un monitoraggio condotto in ambito nazionale dal Comando Carabinieri per la Tutela Ambientale nell’ambito di una mirata azione di contrasto al fenomeno degli incendi, sia di alcuni impianti formalmente autorizzati alla gestione dei rifiuti, sia di diversi capannoni industriali dismessi. Questa particolare attenzione al fenomeno ha portato alla segnalazione dei Carabinieri della Compagnia di Legnago, che informavano il NOE di Treviso di alcuni movimenti sospetti di mezzi pesanti nei pressi di un capannone sito nella provincia veronese in disuso da anni. L’attività si è inizialmente sviluppata sotto la direzione della Procura della Repubblica scaligera per poi migrare, per la competenza dell’ipotesi di reato che si andava delineando, alla Procura Distrettuale di Venezia.

Profitti illeciti. Attraverso l’incrocio di numerosi servizi svolti sul territorio, l’ausilio di tecnologie ed un’approfondita analisi documentale, sono stati acquisiti elementi di responsabilità nei confronti di soggetti operanti nell’ambito del trattamento e trasporto dei rifiuti i quali, previa attribuzione di falsi codici dell’Elenco Europeo Rifiuti e nei formulari, gestivano illecitamente ingenti quantitativi di rifiuti speciali provenienti dalla Campania, dalla Toscana e da altre Regioni del Nord Italia. Le indagini hanno ricostruito importanti elementi in ordine a ben 25 trasporti illeciti e il deposito in capannoni in disuso in Veneto e in Emilia Romagna, tempestivamente sequestrati nel corso dell’attività e hanno individuato elementi di responsabilità per lo smaltimento di circa 2700 tonnellate di rifiuti, per lo più rifiuti speciali. In merito alle ditte che appaiono maggiormente coinvolte è stato possibile calcolare un illecito profitto di oltre 700 mila euro, desunto dallo smaltimento dei rifiuti del tutto irregolare ed effettuato anche con mezzi non autorizzati.

Risultati. Il blitz conclusivo effettuato ha visto all’opera, oltre al NOE di Treviso, supportato da un velivolo del 3° Nucleo Elicotteri di Bolzano, i militari dei NOE coordinati dai Gruppi Tutela Ambientale di Milano e Napoli oltre che personale dei Comandi Provinciali di Verona, Padova, Vicenza, Mantova, Milano, Monza/Brianza, Napoli, Salerno e Caserta. Risultati: 9 persone tratte in arresto e sottoposte agli arresti domiciliari con applicazione del braccialetto elettronico; 2 persone sottoposte all’obbligo di dimora; sequestro preventivo degli impianti, uffici, sedi legali ed operative di tre ditte delle quali due di trattamento e una di trasporto rifiuti, di 10 motrici/rimorchi variamente utilizzati per il trasporto e lo stoccaggio dei rifiuti, per un valore complessivo di circa 500 mila euro, della somma di oltre 700 mila euro a carico complessivo delle 3 ditte indagate, quale profitto del reato di traffico illecito di rifiuti.

Fonte: Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare

 

Giardini botanici veneti, le prime fioriture on line

La conservazione della natura, e in particolare della biodiversità vegetale, è uno dei principali obiettivi dei Giardini Botanici, che nel Veneto sono numerosi. Solo Veneto Agricoltura ne gestisce ben quattro: in Pian Cansiglio (Tv-Bl) il Giardino Botanico Alpino “G. Lorenzoni”; a Pieve del Grappa (Tv) il Giardino Vegetazionale Astego; a Galzignano (Pd) il Giardino Botanico dei Colli Euganei “Casa Marina”; a Rosolina (Ro) il Giardino Botanico Litoraneo di Porto Caleri, ognuno avente caratteristiche scientifiche e didattiche diverse. Purtroppo, in questo periodo anche i Giardini Botanici di Veneto Agricoltura non sono aperti al pubblico a causa dell’emergenza sanitaria per Coronavirus, ma sul canale YouTube sono a disposizione dei brevi video che ci mostrano, tra l’altro, le prime fioriture primaverili.

Ruolo di laboratori e aule didattiche. Fin dalla loro istituzione, tutti i Giardini Botanici hanno risposto allo scopo di sviluppare la ricerca scientifica nel campo vegetale, oltre a rappresentare per i tanti appassionati delle autentiche aule didattiche dove poter ammirare piante e fiori, spesso rari, dei nostri territori alpini, collinari e litoranei. Oggi più che mai, dunque, questi straordinari scrigni della natura, sono divenuti importanti punti di riferimento per la conservazione della biodiversità vegetale, visto che al loro interno si conservano, si studiano e vengono moltiplicate numerose specie a rischio di estinzione.

I Giardini Botanici moderni, e quelli gestiti da Veneto Agricoltura ne sono un chiaro esempio, vengono progettati e realizzati ricostruendo specifici habitat naturali che ripropongono quelli di appartenenza delle varietà di piante e fiori che vi trovano dimora. Una caratteristica, questa, che li rende allo stesso tempo dei laboratori e, appunto, delle straordinarie aule didattiche all’aria aperta, nelle quali poter osservare gli ambienti naturali e le specie minacciate di scomparsa, nonché sensibilizzare i visitatori sulla fondamentale importanza della biodiversità. La promozione di una cultura consapevole del valore inestimabile della biodiversità ha lo scopo di sviluppare una nuova coscienza nei cittadini, nella quale non si devono considerare incompatibili i valori della conservazione della natura e del progresso sociale sostenibile per l’ambiente rispetto a quelli di un indispensabile sviluppo economico.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

 

Latte, speculazioni sui prezzi denunciate dalle organizzazioni agricole di settore

“A due mesi dall’inizio dell’emergenza Covid alcuni industriali caseari continuano a speculare fortemente sul prezzo del latte, mettendo in grande difficoltà gli allevatori veneti. Sappiano che non staremo zitti e segnaleremo chi non rispetta i contratti, che spesso neppure ci sono, al portale del ministero istituito per contrastare le pratiche sleali”. Fabio Curto, presidente del settore lattiero caseario di Confagricoltura Veneto, denuncia così la speculazione sul prezzo all’origine del latte da parte di alcuni caseifici industriali, che in quasi due mesi è stato abbassato da 40 a 36 centesimi al litro.

Al monito si aggiunge anche Coldiretti Veneto. “A seguito delle denunce rilevate alla casella postale sos.speculatoricoronavirus@coldiretti.it e in base alle elaborazioni dei dati relativi alle fatture dei mesi di marzo e aprile rispetto ai pagamenti di febbraio, prima del coronavirus, gli allevatori veneti hanno perso almeno 7 milioni di euro, a causa della decisione unilaterale di molti caseifici di ridurre il prezzo del latte alla stalla, mettendo in forte difficoltà le imprese agricole già alle prese con aumenti dei costi di produzione. Si tratta di vere e proprie speculazioni messe in atto da industriali e trasformatori che usano come pretesto la chiusura del canale Ho.re.ca ma chiudono gli occhi sugli aumenti del consumo di prodotti lattiero caseari domestici”.

Riduzioni imposte in modo unilaterale. La domanda di prodotto da parte della Gdo e dei negozi di vicinato è notevolmente aumentata, compensando le altre perdite, aggiunge Confagricoltura Veneto. Addirittura, per alcuni prodotti caseari ci sono stati aumenti a doppia cifra in termini percentuali. Nonostante questo, ci sono caseifici industriali e privati che, dalla sera alla mattina, mandano lettere agli allevatori che impongono abbassamenti di prezzo in maniera unilaterale. Addirittura con effetto retroattivo di un mese rispetto al latte già consegnato. Ma ci sono anche situazioni in cui non c’è neppure un contratto e tutto viene comunicato a voce, in barba alle norme che impongono di fare contratti scritti e a scadenza annuale”.

Latte straniero. “Tutto ciò accade mentre su territorio regionale continuano a giungere ogni giorno numerose cisterne di latte straniero – continua Coldiretti –  che va a sostituirsi a quello munto nelle oltre 3mila stalle venete e che finisce negli stabilimenti dei trasformatori che riducono il prezzo agli allevatori, minacciando di non ritirare i quantitativi quotidiani prodotti negli allevamenti. E’ giunto il tempo di scoperchiare la pentola e dire ai consumatori i nomi di chi importa latte cagliate e impoverisce gli allevatori veneti con simili comportamenti, continuando a mettere in commercio prodotti che di veneto non hanno nulla. Agli industriali diciamo che i prezzi di marzo e aprile sono da noi considerati acconti e che, alla ripresa delle attività di domani, siano ripristinati i prezzi contrattualizzati prima della pandemia”.

Aiuti agli indigenti solo per aziende virtuose. “Tra gli industriali c’è chi si vanta di fare dop e “i prodotti più buoni”, ma poi sfrutta chi gli fornisce la materia prima di qualità – rimarca Confagricoltura Veneto -. Spiace constatare che in questi difficili momenti di emergenza, in cui la filiera zootecnica dovrebbe dare maggiori segnali di solidarietà e mettere da parte le naturali frizioni tra chi vende e chi acquista il latte, ci sia chi cerca di approfittare della situazione per innestare una spirale ribassista e speculativa. Confagricoltura Veneto propone anche che i fondi messi a disposizione per l’acquisto di prodotti lattiero caseari per l’aiuto agli indigenti vadano a vantaggio solo delle aziende virtuose, escludendo chi ha speculato sull’emergenza. Curto ringrazia invece il mondo cooperativo veneto “per il sostegno che continua a garantire agli allevatori. “Le maggiori cooperative sono state al nostro fianco anche nella battaglia portata avanti con la Regione Veneto contro l’allungamento della data di scadenza del latte fresco. Battaglia che abbiamo vinto proprio grazie alla coesione della filiera”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura e Coldiretti Veneto

Fase 2 emergenza Covid-29, ricordiamo uno dei comportamenti basilari per contenere il contagio

Nel primo giorno di inizio della Fase 2, riteniamo opportuno ricordare uno dei comportamenti base nel contenimento della diffusione del nuovo coronavirus (SARS-CoV-2), lavarsi spesso le mani con acqua e sapone o con gel a base alcolica. Di seguito pubblichiamo un video sulla modalità corretta per il lavaggio delle mani realizzato dal Laboratorio comunicazione della scienza dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie.

Fonte: Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie

Allarme siccità, neve in quota in rapido esaurimento, portata dei fiumi al di sotto della media del periodo

fiume Po (foto archivio)

Pubblichiamo volentieri l’interessante intervento del glaciologo Franco Secchieri, più volte ospite ai nostri incontri di approfondimento organizzati al Wigwam di Arzerello di Piove di Sacco (PD).

“Riuscirà questa poca pioggia primaverile (al Nord) a risolvere il problema della siccità che si prospetta per la nuova estate? Stiamo vivendo una situazione meteo climatica avara di precipitazioni e che non ha portato accumuli nevosi in quota sufficienti a formare quella riserva di acqua in forma solida, vitale per affrontare con una serenità “idrologica” la prossima stagione calda. Anni addietro, lo dico sulla base della mia esperienza nello studio dei ghiacciai, le misurazioni riguardanti l’altezza della neve venivano effettuate nel mese di Maggio, quando si riteneva che l’accumulo invernale avesse raggiunto il suo massimo spessore. Ora invece, con quasi due mesi di anticipo, il manto nevoso, ancorché modesto, pare essere in fase di rapido esaurimento”.

“Tutto questo si ripercuote sulle portate dei fiumi, il Po in particolare, ma non da meno potrà essere coinvolto anche l’Adige, che sono ben al di sotto della media del periodo. Per il Po, se la sua portata a Pontelagoscuro dovesse scendere sotto ai 600 m3 /s si potrebbe presentare anche la risalita del cuneo salino, come sostiene il direttore del Consorzio di Bonifica “Delta del PO”,Giancarlo Mantovani, con le inevitabili gravi conseguenze; attualmente la portata si aggira attorno agli 800 m3″.

“L’allarme siccità coinvolge necessariamente i ghiacciai ed il loro ruolo nelle dinamiche idrologiche che stanno mutando in conseguenza delle variazioni climatiche. Infatti la consistente riduzione delle masse gelate priva i bacini dei fiumi della pianura padana di una riserva d’acqua che potrebbe non essere più sufficiente ad riequilibrare il deficit idrologico estivo. Oltre a costituire un volano essenziale nel ciclo idrologico, i ghiacciai sono importanti testimoni naturali delle dinamiche del clima: è grazie a loro che siamo venuti a conoscenza dei mutamenti climatici del passato, anche più recente, attraverso la lettura e l’interpretazione delle loro tracce morfologiche che caratterizzano l’attuale paesaggio alpino d’alta quota, e non solo”.

“Le osservazioni effettuate soprattutto dal Comitato Glaciologico Italiano hanno messo in evidenza l’inizio di una generale riduzione dei ghiacciai alpini a partire all’incirca dalla metà degli anni ’80 del secolo scorso, dopo una piccola fase di avanzata durata poco più di venti anni. Questo ritiro ha avuto una accelerazione negli ultimi anni tanto da poter affermare, come viene ormai confermato dall’intero mondo scientifico, che le previsioni sono negative addirittura per la sopravvivenza di gran parte di essi, specialmente per quelli del settore alpino centro orientale a causa della minore quota media dei bacini di accumulo. Tutto questo si lega anche ad una diminuzione della quantità e della permanenza dell’innevamento nelle fasce altimetricamente più elevate. Poca neve accumulata nella stagione fredda significa poca acqua disponibile nella stagione calda“.

“Si tratta di un segnale preoccupante specialmente se si considera l’aumento della siccità estiva legata anche ad un incremento delle temperature. A questo si aggiunge l’allerta lanciata dagli studiosi sul possibile aumento di episodi meteorologici estremi, con conseguenze anche disastrose specialmente nell’agricoltura. Usciti (presto, si spera) da una emergenza sanitaria potremmo ritrovarci ad affrontarne un’altra di carattere ambientale. Su come correre ai ripari per affrontare un futuro critico dal punto di vista meteo climatico non è impresa facile. Purtroppo abbiamo perso una cultura dell’acqua che per quanto ci riguarda potremo far risalire ai tempi dell’impero romano. Anche la storia idraulica di Venezia non è da meno, ricordando a esempio la realizzazione di vasche per la raccolta e la conservazione dell’acqua piovana per un successivo utilizzo”.

“Se pensiamo che oggi sprechiamo l’acqua potabile per risciacquare il water dei nostri bagni o per innaffiare l’orto o il giardino non ne usciamo certamente con una bella figura. Basterebbe ricorre agli antichi metodi di raccolta delle acque piovane, ad esempio con la costruzione di adeguate vasche nelle case o nei condomini, per sfruttarla poi negli utilizzi domestici. Non si vorrebbe a questo punto pensare che una operazione del genere venisse impedita oppure ostacolata dal fatto che quell’acqua non passa attraverso dei contatori e, quindi…”.

“Pensando all’agricoltura, un grande ed importante ruolo nella gestione di quella che appare essere una emergenza idrica dovrà essere svolto dai Consorzi di Bonifica che si troveranno a disporre di una risorsa forse mai così povera come oggi, in rapporto anche allo sviluppo che l’agricoltura ha di recente avuto. Un altro ruolo non meno importante spetta anche alla politica per la gestione futura di un territorio che presenta problematiche sempre più accentuate riguardo alle diverse criticità ambientali. A cominciare dalle fasce più elevate del territorio che si stanno rapidamente evolvendo a causa delle mutazioni climatiche. Sto pensando anche all’aspetto paesaggistico là dove la neve ed il ghiaccio lasceranno il posto a nude pareti rocciose ed estese pietraie”.

“Riguardo alle montagne di casa nostra il pensiero va alle Dolomiti ed ai pochi ghiacciai ancora presenti e che continuano a caratterizzare quelle cime così importanti e così belle da essere divenute patrimonio dell’Unesco. Naturalmente anche i loro ghiacciai fanno parte di questo patrimonio dell’umanità che, purtroppo, sta perdendosi molto velocemente. Pensiamo alla Marmolada, ma non solo, perché ghiacciai anche di piccole dimensioni sono presenti in moltissimi altri Gruppi, dall’Antelao al Sorapis, dalle Pale di San Martino al Sassolungo, dalla Civetta alle Tofane, al Cristallo. A tale riguardo voglio ricordare la mia personale scelta di continuare a raccogliere foto, soprattutto aeree, di questi ghiacciai perché andando avanti di questo passo, quelle immagini finiranno per diventare testimonianze di un mondo glaciale perduto”.

Nuove soluzioni green per la tutela ambientale: canapa e miscanto per la sicurezza idrogeologica

canapa

Sperimentare l’utilizzo del miscanto – erba perenne, destinata a biomassa e capace di assorbire una grande quantità di anidride carbonica -per prevenire il dissesto idrogeologico nonché dimostrare la fattibilità tecnico-economica e la sostenibilità ambientale della coltivazione di miscanto e canapa su terreni a bassa produttività o comunque non utilizzati per la produzione di colture alimentari o mangimistiche: sono i due obiettivi del progetto europeo GRACE (GRowing Advanced industrial Crops on marginal lands for biorEfineries), finanziato dal bando comunitario “Horizon 2020 – Bio-Based Industry”, con durata quinquennale ed in corso in provincia di Piacenza.

Al progetto GRACE collaborano 22 partners provenienti da 8 nazioni diverse (tra cui il Consorzio di bonifica di Piacenza), in rappresentanza del mondo accademico, industriale, agricolo, delle piccole-medie imprese e di cluster tecnologici di stampo industriale. A collaborare con il Consorzio di bonifica di Piacenza c’è, in particolare, il Dipartimento di Scienze delle Produzioni Vegetali Sostenibili della piacentina Università del Sacro Cuore, anch’essa partner del progetto GRACE e grazie alla quale sono state realizzate coltivazioni di miscanto e canapa, a pieno campo, per dimostrare la fattibilità tecnica ed economica delle colture. Sono state inoltre realizzate prove parcellari per studiare l’efficacia di nuovi genotipi di miscanto e per valutare la sostenibilità di queste colture in condizioni di stress ambientale, anche impiegando moderne tecniche di agricoltura di precisione.

Innovazione “verde”. “Per noi lo scopo primario è quello di sperimentare le specie nel rinsaldamento delle pendici, grazie alle radici che, penetrando nel terreno, lo stabilizzano. È inoltre un’opportunità nel segno della green economy, perché il miscanto può svolgere anche un’importante funzione per il riequilibrio dell’ambiente. In questo, si conferma l’impegno dei Consorzi di bonifica ed irrigazione nella ricerca per l’innovazione come dimostrato anche dai sistemi ad alta efficienza, complementari all’attività di irrigazione”, ha affermato Francesco Vincenzi, presidente ANBI.

Fonte: Garantitaly.it

La Cultura del Fosso/2. Un equilibrio naturale da ripristinare e rispettare.

Ecco il secondo racconto legato a “La Cultura de Fosso“, progetto educativo 2019-2020 delle “Comunità Solidali e Sostenibili” realizzato dall’associazione Wigwam, con il contributo del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e della Regione del Veneto, la collaborazione di 9 comuni e la partecipazione di una ventina di associazioni. Titolo di questo secondo racconto, scritto da Adriano Smonker: “ll fosso in tutte le sue componenti rappresenta una dimensione da recuperare, essendo una vera miniera della biodiversità“.

Primavera dintorno brilla nell’aria, e per li campi esulta, sì ch’a mirarla intenerisce il core… Così Giacomo Leopardi nella poesia “Il passero solitario” che tutti abbiamo studiato da piccoli. Confesso che ancora adesso, che di anni ne ho più d’uno, ogni volta che si affaccia all’orizzonte la primavera mi vengono in mente questi bei versi, assieme alla visione di me bambino che costeggia la strada sterrata di via Giorato per andare a scuola nell’ex Municipio di Ponte San Nicolò (in provincia di Padova, ndr), lungo il fosso costellato già dai primi crocuse dalle prime violette. Eh si, mi vien da sospirare: c’era una volta il fosso… proprio come nelle favole, e mi vien quasi da commiserare i bambini di oggi che non l’hanno conosciuto.

Cosa mai può sapere, infatti, un bambino nato in questa nostra èra ultramoderna e super tecnologica, delle bellezze che si celavano dentro ad un umile fosso, dove il nonno giocava a rimpiattino d’estate e slisegava (scivolava ndr) sul ghiaccio con le sgalmare (tipo di zoccolo, ndr) chiodate d’inverno? Un tempo erano i fossi i veri luna park di noi ragazzi, con le loro rive ombrose piene di nidi, di richiami, di cori di raganelle la sera, e gli intricati canneti dove si mimetizzavano guardinghi ogni sorta di uccelli acquatici e le grandi pozze dove pescavamo a mani nude. Mi dite, per favore, dove sono finiti i fossi? Ebbene sì, purtroppo in gran parte sono scomparsi, seppelliti sotto montagne di cemento per farne marciapiedi, intubati come ammalati in fin di vita dentro enormi condotte, inquinati dai diserbanti o coperti da orribili teli neri di plastica per soffocarli del tutto fin nelle profondità. Un De profundis vero e proprio da funerale di prima classe.

Eppure, quanti proverbi e quante canzoni popolari ne decantavano la bellezza e la salubrità come fossero dei piccoli angoli di paradiso! La bela la va al fosso/ ravanèi, remulass, barbabietui e spinass/ tre palanche al mass/ La bela la va al fosso/ al fosso a resentar… (Sì, provaci oggi, a resentar!). Nel ferrarese si diceva che: a San Valentin el luth (il luccio) mena el codin. Da noi, ironicamente, si malignava: chi nasse tacà a on fosso, spussa sempre de freschin (chi nasce vicino ad un fosso, puzza sempre di pesce, ndr). E ad un cristiano poco osservante: basa sto Cristo o salta sto fosso. E via discorrendo. Altri tempi davvero.

I nobili della Serenissima che investivano fior di zecchini sulla terraferma ben sapevano dell’importanza dei fossi e relative canalizzazioni e, prima ancora di costruire le loro spaziose dimore, da bravi veneziani pensavano innanzitutto a sistemare i corsi d’acqua. Ancora oggi molte di quelle terre dissodate recano i nomi dei Contarini, dei Gradenigo, dei Priuli, dei Barbarigo, dei Pesaro, dei Grimani, assieme a quelle splendide fattorie agricole che sono state le loro ville, circondate da “Barchesse” spaziose per la raccolta dei prodotti dei campi. E lo stesso facevano i monaci e i numerosi Ordini religiosi maschili e femminili che pullulavano nel nostro territorio, con tanto di chiese, conventi e abbazie di prim’ordine. Pure il Prato della Valle, se ci pensate, fu bonificato da un veneziano, il Provveditore Andrea Memmo, che si inventò la famosa canaletta di scolo attorno all’isola “Memmia” appunto, per lo scorrimento delle acque.

Il fosso dunque, in tutte le sue componenti rappresenta una dimensione da recuperare nelle nostre campagne, essendo una vera miniera della biodiversità, un microcosmo insostituibile sia per la flora che per la fauna. E pare lo abbia capito finalmente anche la Regione Veneto che, se prima incentivava le colture intensive con l’abbattimento dissennato di alberi e siepi e l’interramento dei fossati per ampliare i campi arativi ora ne promuove il ripristino. In Normandia questo tipo di territorio lo chiamano “Bocage”, boschetto, un misto tra prato, bosco, terreno agricolo e prativo, con tutti i vantaggi che ne conseguono dal punto di vista sia ambientale che turistico.

Per la flora del fosso, sono tre le sezioni da osservare: la parte sommersa nell’acqua, dove radicano le ninfee e le piante palustri come l’iris, che svolgono attività di fitodepurazione; quella di superficie, dove si possono formare dei veri tappeti verdi di microalghe e di felci; quella di sponda dove crescono i fiori e ogni tipo di erbe e di piante, come l’equiseto e la valeriana. Per non parlare della fauna: nel fondale melmoso (il culo del fosso) proliferano ogni sorta di batteri, di anellidi, di larve e di molluschi; nell’acqua corrente vivono piccoli crostacei come le schie, edinsetti come le libellule, le zanzare, i ragni d’acqua (chiamati anche gerridi, dalle lunghe zampe per pattinarvi sopra) assieme naturalmente ai pesci, che sono dei vertebrati predatori, come le raìne, le tinche, le alborelle, i lucci e il pesce gatto.
Un mio coetaneo mi ha raccontato che una volta, d’inverno, quando l’acqua dei fossi era bassa e ghiacciava, poteva addirittura capitare che qualcuno di questi pesci rimanesse intrappolato nel ghiaccio e passasse così dal… frigorifero alla padella, per la gioia di un’intera famiglia. Tanta era la fame a quei tempi.

A metà strada, infine, fra l’acqua e la riva se la spassano gli anfibi come le rane, i rospi, i tritoni, simili alle lucertole. Senza contare gli alberi che crescono lungo le sue rive come il salice, l’ontano, il sambuco, il giunco, rifugio di infinite varietà di uccelli: merli, tordi, pettirossi, capinere, cince, fringuelli e relativi predatori come le civette. E’ la famosa “piramide ecologica” di cui tanto si parla e che si conclude con i mammiferi, dal tasso ai ricci, ai mustelidi come la donnola e la faina, così comuni un tempo nelle nostre campagne e flagello dei pollai.

Ecco, è tutto questo equilibrio naturale, fragile e delicato, che noi dobbiamo cercare di ripristinare e rispettare se non si vuole che una specie prevarichi sull’altra, a danno delle più deboli che possono persino essere estinte per sempre.

Per chi volesse leggere il primo racconto, può farlo a questo link

Da oggi sino a domenica 3 maggio 2020 l’Orto Botanico di Padova mette on line la primavera scientifica

Quest’anno la primavera scientifica dell’Orto botanico dell’Università di Padova è online, sul canale YouTube e sulla pagina Facebook dell’Orto. Da oggi, 30 aprile, ospiti nazionali e internazionali e un ricco cartellone di appuntamenti digitali dedicati alla salute delle piante e del Pianeta, all’interno del palinsesto culturale UNIVERSA, con il contributo della Fondazione Cariparo.

Giovedì 30 aprile. Dalla salute delle piante, la salute del Pianeta
Lucio Montecchio  Prima visioneore 11 – Facebook e YouTube. Lucio Montecchio, patologo vegetale ed esperto di alberi in un video racconto che apre la riflessione sul grande tema della salute delle piante: universo vegetale, biodiversità e salvaguardia del pianeta in una fitta trama che ci lega tutti, gli uni agli altri, indissolubilmente. Piante in viaggio / Gioco-racconto interattivo Andrea Vico e Telmo Pievani
In diretta – ore 15 – Facebook e YouTube. Andrea Vico e Telmo Pievani, autori di Piante in viaggio, invitano giovani e giovanissimi a giocare insieme a loro e a mettersi alla prova sui viaggi delle piante. Un quiz in diretta in cui sfidarsi a suon di piccoli e grandi interrogativi! Età consigliata: da 9 anni. Come rinascono le nazioni. Una riflessione su crisi e rinascita Jared Diamond in dialogo con Telmo Pievani
Prima visione – ore 17 – Facebook e YouTube. A partire dall’ultimo libro, Crisi. Come rinascono le nazioni, la voce del premio Pulitzer e grande antropologo Jared Diamond inquadra il nostro tempo e condivide con il pubblico una preziosa lettura delle possibilità di rinascita delle nostre società, in dialogo con il filosofo della scienza Telmo Pievani. International Jazz Day. Pansodia / Lungometraggio
Opera jazz collettiva di International Jazz Day Padova 2020. Ventiquattro ore di streaming sul canale YouTube dell’Università di Padova. Nella giornata che l’UNESCO dedica alla musica e alla cultura jazz, un’opera collettiva che mette insieme note, parole, immagini, movimenti di oltre 100 musiciste, musicisti, intellettuali, artisti, artiste, studenti e studentesse. Pansodia è l’omaggio dell’Università di Padova al jazz come modo di vivere insieme questo tempo presente, come una possibilità da non perdere e come un canto dedicato a quanti abbiamo perduto.

Venerdì 1 maggio. Le parole della poesia. Franco Arminio, Patrizia Valduga, Valerio Magrelli, Mariangela Gualtieri Prima visione – ore 17 – Facebook e YouTube. Un omaggio alla natura, una celebrazione dell’amore, una riflessione sulla forza della parola, un’ode al nostro tempo attraverso le voci di quattro protagonisti della poesia contemporanea.

Sabato 2 maggio. La lezione degli alberi. Giorgio Vacchiano Prima visione – ore 11 – Facebook e YouTube. Qual è la silenziosa lezione degli alberi? Un contributo a partire dai temi del suo libro La resilienza del bosco. Storie di foreste che cambiano il pianeta, una riscoperta del ruolo fondamentale del mondo vegetale negli equilibri ecosistemici e climatici della Terra. Quando le piante giocano in difesa, Renato Bruni, Prima visione – ore 12 – Facebook e YouTube. Il botanico Renato Bruni ci guida dentro l’universo vegetale per capire i piccoli e grandi trucchi che le piante usano per regolare la propria vita e difendersi dalle minacce alla propria salute. Pianeta sano, persone sane, Davide Pettenella e Lorenzo Ciccarese, Prima visione – ore 15 – Facebook e YouTube. La lotta alla deforestazione e la conservazione e il restauro degli habitat come strategie per raggiungere l’obiettivo “healthy planet, healthy people”. Un dialogo tra Davide Pettenella, docente di Economia e politica forestale, e Lorenzo Ciccarese, esperto di conservazione delle specie e degli habitat terrestri. Che natura per le città del futuro, Francesco Ferrini, Prima visione – ore 16 – Facebook e YouTube. Qual è il ruolo delle infrastrutture verdi e la loro capacità di aumentare la resilienza della comunità? Una riflessione di Francesco Ferrini, docente di arboricoltura generale e coltivazioni arboree, sull’importanza del verde nel fronteggiare e mitigare gli effetti del cambiamento climatico nelle nostre città. Nel contagio. Uomo ed evoluzione, tra paura e cambiamento, Paolo Giordano e Telmo Pievani, con Gioia Lovison In diretta – ore 17 – Facebook e YouTube. L’autore del saggio “Nel contagio” racconta la resilienza dell’uomo, in un momento storico che ci porta ad essere “un organismo unico, una comunità che comprende l’interezza degli esseri umani”. Assieme a lui il filosofo della scienza Telmo Pievani, per una riflessione sul tema del contagio anche sul piano evolutivo ed ecologico.

Domenica 3 maggio. Voci dall’Orto | Chi fu il cacciatore di piante che descrisse il caffè? Orto botanico di Padova, con Barbara Baldan Prima visione – ore 11 – Facebook e YouTube. La prima video intervista della serie Voci dall’Orto nella quale il prefetto dell’Orto botanico racconta le scoperte del medico e grande viaggiatore che descrisse per primo il caffè e aprì la via alla sua importazione in Europa. Voci dall’Orto | I segreti della terra. Orto botanico di Padova. Prima visione – ore 12 – Facebook e YouTube Qual è l’importanza degli elementi naturali per la salute delle piante? Un esperto giardiniere protagonista del primo appuntamento dedicato alla fondamentale importanza della terra. Gioca con l’Orto | Facciamo i colori con le piante / Video tutorial Orto botanico di Padova. Prima visione – ore 15 – Facebook e YouTube. Anche dalle piante più comuni e più utilizzate in cucina, si possono estrarre coloranti utili e del tutto naturali. I pigmenti possono essere estratti dalla corolla dei fiori, dalle foglie, dai frutti e anche da qualche radice. Non ci credete? Oggi ve lo proviamo! Età consigliata: da 6 anni. Il tesoro sotto terra / Cartone animato Gruppo Alcuni e Orto botanico di Padova Prima visione – ore 16 – Facebook e YouTube Il primo episodio di Mini Cuccioli all’Orto botanico, la serie di cartoni animati nata dalla collaborazione del Gruppo Alcuni con l’Orto botanico di Padova dedicata alle piante che hanno fatto la storia del Pianeta.

Fonte: Orto Botanico di Padova

Pesca sportiva: possibile ma in forma individuale

Tre le attività sportive individuali consentite dalle disposizioni di contenimento del Covid 19, c’è anche la pesca sportiva. I pescatori amatoriali possono utilizzare canne, esche e lenza. “Ma fino a domenica 3 maggio (compreso) non possono uscire dal territorio comunale di residenza o soggiorno”, ha spiegato l’assessore regionale all’Agricoltura e alla Pesca, Giuseppe Pan, con il supporto dell’Avvocatura regionale.

L’ordinanza n. 43 firmata nei giorni scorsi dal presidente Zaia interpreta e fa chiarezza del combinato disposto dei due DPCM del 10 e del 26 aprile: il primo consente sino al 3 maggio di svolgere attività motoria in prossimità della propria abitazione, il secondo autorizza passeggiate, jogging, attività motorie e allenamenti sportivi individuali senza più limiti di distanza dalla propria casa a partire dal 4 maggio. Pertanto l’attività di pesca sportiva individuale deve considerarsi inclusa nell’attività sportiva e motoria ammesse dai DPCM. L’ordinanza regionale chiarisce che tali attività sono consentite nel raggio territoriale del proprio comune.

Va rispettato il distanziamento sociale e vanno utilizzati i dispostivi di protezione, cioè mascherina e guanti. Si può pescare lungo fiumi, torrenti e laghi, ma non sono ammesse gare, competizioni, trofei e qualsiasi altra occasione di assembramento. E sino al 4 maggio i pescatori potranno esercitare la loro passione sportiva nell’ambito del proprio comune, anche utilizzando un mezzo di spostamento per raggiungere il luogo di pesca. Ma per andare a pesca in altri comuni del Veneto bisognerà aspettare la settimana prossima”.

Fonte: servizio stampa Regione Veneto