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Siccità, appello Anbi Veneto a Regione: da rivedere modulazione derivazioni irrigue, in crisi idrica si disperde acqua dolce in mare

“È necessario che la Regione del Veneto riveda la modulazione delle derivazioni irrigue per far fronte alle rinnovate esigenze agricole e ai cambiamenti climatici in atto”. Ad affermarlo è Andrea Crestani, direttore di Anbi Veneto, l’associazione che riunisce i consorzi di bonifica e irrigazione.

Cosa succede. “La disponibilità di risorsa idrica che i consorzi  possono prelevare dai fiumi è indicata in decreti di concessione regionali che risalgono a vari decenni fa – spiega – quando la situazione climatica era ben diversa da quella odierna. Tali decreti, nella loro rigidità, non collimano più con le esigenze del mondo agricolo; i parametri devono essere aggiornati per soddisfare le nuove esigenze delle campagne, prevedendo anche forme di flessibilità. È evidente, infatti, che l’aumento dei prelievi va fatto tenendo in considerazione la disponibilità della risorsa. Per esempio – continua Crestani – nel 2017 questa disponibilità non c’era perché oltre alla mancanza di precipitazioni, mancava anche la neve in quota, i fiumi erano in secca e il livello d’acqua nei bacini montani era al di sotto della media. Quest’anno, per lo meno in questo periodo, invece la disponibilità d’acqua c’è, i fiumi infatti sono in morbida grazie allo scioglimento delle nevi in alta quota e i bacini montani sono in media all’80 % della loro capacità d’invaso. Oltre al danno, dunque, la beffa: abbiamo bisogno di acqua nei campi e al contempo stiamo perdendo molta acqua dolce che dai fiumi va direttamente a mare”.

Il caso più esemplare è quello del canale LEB, il principale canale irriguo del Veneto, che deriva acqua dal fiume Adige e la distribuisce in un territorio di oltre 350 mila ettari tre le province di Verona, Vicenza, Padova e Venezia. “Il LEB in questi giorni – spiega il direttore di ANBI Veneto – sta prelevando 21 metri cubi d’acqua al secondo e, a inizio maggio, coerentemente con quanto previsto dal decreto regionale di concessione, potrà aumentare la derivazione fino a 25 metri cubi, ma è sempre troppo poco rispetto alle attuali necessità irrigue dell’agricoltura. In questo inizio di primavera il bisogno d’acqua delle campagne è pari a quello di giugno-luglio, ma d’estate la concessione di derivazione del LEB è di 34 metri cubi al secondo, stiamo dunque prelevando 10 metri cubi in meno rispetto a quanto previsto in un’analoga situazione, pur in un periodo diverso dell’anno. L’acqua nell’Adige c’è, ma non possiamo prelevarne a sufficienza, e la stiamo dunque perdendo in mare.”

L’appello lanciato da Crestani segue la riunione dell’Osservatorio per la crisi idrica istituito presso l’Autorità di Bacino delle Alpi Orientali tenutasi venerdì 24 aprile nel corso della quale è stato riconosciuto lo scenario di “severità idrica bassa”: insomma possibile continuare a derivare acqua a uso irriguo, mentre è stato chiesto ai gestori idroelettrici dei laghi alpini di invasare tutta l’acqua possibile, mantenendo ovviamente un livello adeguato per far fronte a possibili rovesci. “È comunque da segnalare – spiega Crestani – che né l’amministrazione centrale, né quelle regionali hanno autorità per obbligare i gestori a invasare; i piani di riempimento e utilizzo
dell’acqua nei bacini alpini sono basati unicamente sulle esigenze legate alla produzione di energia idroelettrica”.

Fonte: Servizio stampa Anbi Veneto

Sino a tutto maggio 2020, i documentari del Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino liberamente disponibili on line

Céide Fields

La Fondazione Benetton Studi Ricerche rende liberamente disponibili, nel suo canale Vimeo, i film documentari prodotti e realizzati nell’ambito delle ultime edizioni del Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino, il premio a un luogo, organizzato ogni anno dal 1990.

Per il pubblico, un modo per scoprire o riscoprire, attraverso i film, uno dei più originali progetti di ricerca dedicati al paesaggio della Fondazione, ma anche un’opportunità di compiere, in questa fase di chiusura, un viaggio attraverso diversi luoghi del mondo densi di valori di natura, memoria e invenzione. Fino a giovedì 30 aprile sarà visibile il documentario del Premio Carlo Scarpa 2018: Céide Fields, regia di Davide Gambino, in collaborazione con Gabriele Gismondi, dedicato a “I campi di Céide”, un luogo aspro, nella costa nord-occidentale dell’Irlanda, interamente affacciato a settentrione sull’oceano Atlantico, che nel secolo scorso ha rivelato la presenza ancora tangibile ed estesa di un paesaggio rurale del Neolitico, oggi forse la testimonianza più importante e remota del nostro processo di conoscenza delle origini del paesaggio coltivato e delle sue vicende ambientali lungo il corso dei millenni.

Da venerdì 1 a giovedì 7 maggio sarà la volta del film documentario realizzato con la Fondazione dal regista Ziyah Gafić nell’ambito del Premio Carlo Scarpa 2017 che ha designato il piccolo Jardín de Cactus nel nord-est di Lanzarote, isola dell’arcipelago canario. Questo luogo, l’antica cava di Guatiza trasformata in giardino, costituisce uno dei più significativi progetti dell’artista César Manrique (1919–1992), testimonianza esemplare di un fertile equilibrio tra natura e cultura.

Da venerdì 8 a giovedì 14 maggio, la possibilità di vedere il Diario da un viaggio di studio in Kazakistan e Uzbekistan, regia di Davide Gambino, realizzato in occasione del Premio Carlo Scarpa 2016 dedicato a Le foreste dei meli selvatici del Tien Shan. Un attraversamento nell’area geografica, storica e culturale della via della Seta che si dipana nel cuore dell’Asia Centrale, tra le foreste dei meli selvatici che popolano i dorsali della catena montuosa del Tien Shan al confine tra Kazakistan, Cina e Kirghizistan e le vallate uzbeche che conducono a Samarcanda. Oltre ai luoghi, i protagonisti del racconto sono i membri del comitato scientifico della Fondazione Benetton, impegnati nell’osservazione e nell’analisi delle realtà attraversate per individuare il luogo da designare.

Da venerdì 15 a giovedì 21 maggio si andrà virtualmente a Palermo, con la visione del documentario di Davide Gambino dedicato al sito di Maredolce-La Favara (Premio Carlo Scarpa 2015), un luogo che nel cuore del quartiere Brancaccio di Palermo conserva la memoria e le testimonianze tangibili di ciò che è stato il paesaggio nella civiltà araba e normanna in Sicilia, nel quadro più ampio di quel territorio che nella storia prenderà il nome di “Conca d’Oro”, e che nel corso delle trasformazioni recenti ha visto offuscarsi, se non addirittura dissolversi, il proprio carattere distintivo.

Da venerdì 22 a giovedì 28 maggio si potrà vedere il film documentario sui villaggi di Osmače e Brežani (Premio Carlo Scarpa 2014) sull’altopiano sopra Srebrenica in Bosnia-Erzegovina, realizzato con la Fondazione dal regista Ziyah Gafić. Insieme, i due villaggi compongono uno dei luoghi nei quali la guerra 1991-1995 ha devastato una convivenza multietnica e multiculturale di lunga durata e nel quale, oggi, un gruppo di giovani, allora bambini, sta cercando, con le proprie famiglie, di trovare la strada del ritorno e la trama della memoria, di rinnovare il legame necessario tra spazio da abitare, terra da coltivare, casa da ricostruire, condizione umana da conquistare. Ci aiuta a capire il “ritorno alla terra” come nuova vita degli ambienti fisici e umani, come energia ricostitutiva della convivenza, intesa non come distribuzione di posti ai diversi ma come compresenza di diversi nello stesso posto.

Nel canale Vimeo sono disponibili anche molti altri contenuti relativi alle attività di studio e ricerca della Fondazione nel campo del paesaggio, in particolare le videoregistrazioni delle sedici edizioni delle Giornate internazionali di studio del paesaggio.

Emergenza Covid-19, nuova ordinanza regione Veneto, vendita fiori nei negozi e nei mercati, riaprono anche gli orti sociali, take away anche negli agriturismi

“Riaprono gli orti urbani e i fiori si potranno vendere nei mercati agricoli oltre che nei negozi”. Coldiretti Veneto commenta il valore sociale ed economico dell’ordinanza firmata dal presidente Luca Zaia e in vigore già da ieri pomeriggio.

Segnali positivi. “La ripresa di alcune attività – afferma Massimo Bressan, presidente di Coldiretti Padova – come la coltivazione del terreno ad uso agricolo per autoconsumo e la vendita in esercizi anche commerciali, quali fiorerie, di prodotti florovivaistici come fertilizzanti, semi, piante ornamentali sono segnali positivi per le imprese agricole che si stanno preparando alla ripresa per recuperare le perdite subite a causa dell’emergenza sanitaria. Centinaia di imprenditori florovivaistici potranno finalmente consegnare i prodotti freschi ai garden e a tutti gli altri punti vendita. Abbiamo visto questa settimana, con l’iniziativa di distribuzione di piante e fiori con il Comune di Padova, di fronte al tutto esaurito, quanto fosse sentito il bisogno di portare un po’ di profumo e colore nelle nostre case”.

Con 450 aziende su 1.487 Padova è leader del settore florovaistico veneto che, nonostante il calo strutturale delle imprese, aveva registrato una sostanziale tenuta della produzione, il cui valore è di circa 215 milioni di euro con un patrimonio di 1,6 miliardi di piantine. In provincia di Padova, dove il florovivaismo è diffuso nel distretto di Saonara come in diversi centri della Bassa Padovana, le aziende fatturano poco meno di 70 milioni di euro. La produzione di fiori e piante vale in Veneto circa 52 milioni mentre quella vivaistica è a 29 milioni e il servizio di sistemazione di parchi e giardini offerto dalle imprese vale 126 milioni.

Take Away. “Bene l’apertura per il cibo da asporto anche mediante l’acquisto con contratti a distanza ove possibile – aggiunge Diego Scaramuzza, presidente regionale di Terranostra – una opportunità importante per gli agriturismi veneti obbligati alla chiusura per lunghe settimane. Dall’inizio della emergenza sanitaria il sistema agrituristico regionale ha perso 30 milioni di euro. Per evitare dubbi interpretativi abbiamo sollecitato la Regione del Veneto a confermare nel più breve tempo la possibilità del take away anche nelle realtà agrituristiche. Dalla crisi si esce ripartendo con la produzione – conclude Scaramuzza – ovviamente laddove è possibile, in attesa  dei finanziamenti e risarcimenti annunciati, ma che ancora non si sono visti”.​

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Padova

Allerta siccità. Piogge previste di poca entità, la Regione guarda per l’irrigazione ai bacini di accumulo idroelettrici di montagna

Diga (foto Anbi)

Adottare ogni soluzione utile per trattenere nei serbatoi idroelettrici montani tutta l’acqua possibile dei fiumi, che attualmente defluisce al mare: è quanto propone l’assessore all’Agricoltura e alla Bonifica della Regione Veneto, Giuseppe Pan, in considerazione dell’allerta siccità che si sta registrando nelle campagne venete che, dall’inizio dell’anno, registrano 120 giorni senza precipitazioni.

Piogge previste non sufficienti. “Con l’Autorità di distretto Alpi Orientali e l’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici abbiamo fatto il punto sull’andamento della stagione idrica e sul fabbisogno irriguo nei campi. La neve in quota (oltre i 1700 metri) si sta sciogliendo rapidamente a causa delle alte temperature e ingrossa le portate dei fiumi principali. Purtroppo gran parte di questa risorsa idrica finisce a mare, con scarso beneficio per la rete irrigua dei Consorzi di bonifica. Le piogge previste per la settimana prossima – non saranno in grado di dare sollievo alle colture, essendo limitate a 20-30 mm; le prime coltivazioni a soffrire, se non irrigate, sono la bietola e il mais appena seminati, insieme ai nuovi impianti dei vigneti”.

Richieste di acqua irrigua come fosse luglio. “Attualmente i Consorzi di bonifica stanno derivando il massimo possibile, nel rispetto di quanto autorizzato – rileva l’assessore – ma il netto anticipo stagionale sta determinando richieste di acqua irrigua da parte del mondo agricolo pari a quelle che di norma si registrano nei giorni caldi di luglio. A Bolzano, dove i frutteti stanno risentendo già della siccità, sono già stati attivati gli impianti di irrigazione. Se l’andamento climatico dovesse proseguire senza sostanziali variazioni dovremmo attivare i serbatoi idroelettrici montani, perché possano trattenere tutta l’acqua possibile. Una richiesta ai gestori che appare del tutto compatibile con il ridotto fabbisogno di energia elettrica di questo periodo, determinato dalla contrazione dei consumi per le misure di contenimento della pandemia da coronavirus. Ma nel medio-lungo periodo – conclude l’assessore – sarà necessario potenziare la politica di investimenti nel settore irriguo per valorizzare la risorsa idrica disponibile e aumentare la possibilità di invaso in ogni condizione dove ciò possa avvenire”.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

Da oggi, anche nel nostro sito i racconti sulla cultura del fosso raccolti dall’Associazione Wigwam per il progetto “Comunità Solidali e Sostenibili”

Da oggi iniziamo a pubblicare settimanalmente dei racconti che l’associazione Wigwam ha raccolto nell’ambito della didattica de “La Cultura del fosso”, progetto educativo 2019-2020 “Comunità Solidali e Sostenibili” realizzato dall’associazione Wigwam, con il contributo del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e della Regione del Veneto, la collaborazione di 9 comuni e la partecipazione di una ventina di associazioni. A Wigwam, e ad Efrem Tassinato che la presiede, va il nostro grazie per la gentile concessione degli scritti, preziose memorie di un tempo che, confidiamo, possa tornare, anche se in modo diverso.

Iniziamo dal racconto di Antonio Giraldo, “I fossi di scolo – La poesia di un umile fosso, un universo di biodiversità che fa ritrovare il senso vero della vita“.

Ho molti ricordi dei fossati nel mio essere bambino. Qui, dove abito ancora, era tutto un intreccio di fossi più o meno pieni, anche d’estate… Ricordo l’acqua che sembrava sorgiva da tanto limpida. Era corrente, con dentro, vari tipi di pesce, guizzanti e pieni di energia. Quando ancora non c’erano tutti questi divieti, seguivo mio padre che andava a rane, di notte. I fossi ne erano pieni e al calar della sera si udiva un coro, alternato o a tempo unisono… era bello ascoltarle. O quando era in arrivo un temporale, allora erano più insistenti e annunciavano la pioggia. Dai fossi uscivano anche i molteplici rospetti, che quando pioveva saltellavano ovunque destando allegria.

Mi ricordo le tante tartarughe con al seguito le tartarughe piccine con il loro camminare un po’ impacciato, che si rovesciavano al minimo filo d’erba un po’ più robusto. Allora la mamma tornava indietro a rigirarle. I ramarri, fermi fra l’erba a godersi il sole, destavano curiosità e nel contempo tenerezza.

Quante volte ho passato i pomeriggi all’ombra degli alberi lungo il fosso. Seduto ammiravo la meravigliosa natura e sospiravo perché ne comprendevo la grandezza. Immagini, visioni di altri tempi, quando bastava poco per essere contenti. I fossi, allora, venivano puliti e se non potevano i proprietari, ci pensavano le autorità comunali con l’impiego di persone a casa dal lavoro. Il fondo del fosso era pulito, sempre e le sue rive abbondavano di alberi che poi sarebbero serviti come combustibile d’inverno.

Ricordo che quando andavo, con la mia biciclettina rossa, a scuola comunale, (dove ora sono le medie) per arrivare fino in piazza, due profondi fossi laterali mi accompagnavano fino a dove ora c’è il bar e i magazzini Livio. Un po’ dappertutto c’erano i fossi, necessari per il defluire delle acque che, partendo dalla piazza, venivano convogliate fino allo Scolo e da lì, fino alla Schilla. Certo i fossi riportano anche immagini tristi quando nel 1966 arrivò l’alluvione. Ma anche in quel contesto ebbero la loro parte importante perché basta pensare a cosa sarebbe accaduto se non ci fossero stati… l’acqua sarebbe stata più alta e non ci sarebbe stato modo di farla defluire in fretta.

Anche oggi, nonostante il progresso e l’evoluzione, i fossi sono ancora importantissimi. Il vivere odierno, per svariati motivi, ha portato al loro riempimento, con tubi e fessure, per fare defluire l’acqua e quindi lo spazio riservato alla stessa non è più quello. In questo tempo è cambiato un po’ tutto, noi per primi. Non ci sono più tartarughe sulle rive dei fossi, né rospi, né rane. Il loro posto è stato preso dal granchio rosso della Louisiana.

Che bello sarebbe potere ancora udire quel gracidare sul far della sera e vedere i girini guizzare nei fossi, nell’acqua per la quale avevamo il rispetto più profondo essendo, essa, parte di noi, del nostro cibo, della nostra sete quotidiana, della nostra pulizia. I fossi, i fossi… dove vivo tuttora ne sono circondato ma è tutto un po’ lasciato andare come accade quando si vive senza amore.

Ambiente. Regione Veneto proroga ancora i termini collegati ai bandi auto.

Per ampliare la possibilità di accedere ai contributi previsti e non vanificarne la fruizione a causa delle attuali limitazioni nei movimenti, la regione Veneto ha deciso di estendere i termini per gli espletamenti burocratici collegati ai bandi 2019 e 2020 relativi alla rottamazione delle auto e a quello collegato alla trasformazione dell’alimentazione dei veicoli da benzina o gasolio a Gpl o metano.

Le nuove scadenze. La proroga si è resa necessaria a seguito dell’emergenza Covid-19 e dei conseguenti diversi provvedimenti emanati, che hanno messo in atto misure stringenti per contenere la diffusione del virus, con l’obiettivo di non limitare la possibilità di completare le operazioni collegate ai bandi, ovvero l’acquisto del mezzo e la presentazione della relativa documentazione. In relazione al bando rottamazione, collegato alla DGR 247/2020, attualmente ancora aperto con scadenza per presentare le domande già prorogata al 5 maggio 2020, la cessazione della circolazione del vecchio veicolo e l’acquisto del nuovo vengono posticipate da luglio al 1 settembre, mentre la presentazione della documentazione potrà essere fatta fino al 2 ottobre 2020.

La presentazione della documentazione collegata al bando rottamazione, di cui alla DGR 1235/2019, passa invece dal 30 aprile al 30 giugno 2020. Infine, la presentazione della documentazione collegata al bando per la trasformazione dell’alimentazione dei veicoli, di cui alla DGR 1619/2019, passa dal 1 giugno al 1 agosto 2020. “Sono bandi che presentano importanti incentivi, nel caso di quello ancora aperto che arrivano fino a 4.500 euro – afferma l’assessore Bottacin – era doveroso garantire che non solo la possibilità di presentare la domanda, ma anche tutte le operazioni conseguenti, andassero a buon fine e senza intoppi”.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

2019 anno pessimo per l’apicoltura europea, appello a Ue di Copa-Cogeca insieme a piano d’azione per scongiurarne la crisi

Di fronte a una situazione di mercato considerata critica, i produttori europei di miele membri dell’Organizzazione agricola europea Copa-Cogeca, hanno lanciato un appello alle Autorità dell’UE affinché vengano presi urgenti provvedimenti in grado di raddrizzare il difficile momento. L’appello è accompagnato da un piano d’azione che propone misure concrete per consentire a più di 650.000 apicoltori europei di rialzare la testa. Dopo un 2019 complicato, oggi la posta in gioco è molto alta, ovvero la sostenibilità economica delle stesse aziende apistiche europee. Questa situazione rischia di causare, tra l’altro, un’erosione irreversibile del grado di autosufficienza dell’UE per l’approvvigionamento di miele.

2019, anno nero per il settore apistico europeo. Il calo della produzione di miele nei principali Paesi produttori ed esportatori, situati nel sud e nell’est dell’UE, a causa delle cattive condizioni meteorologiche, non è stato seguito da un aumento dei prezzi. Questa situazione di mercato anomala non può essere considerata un problema di congiuntura economica. In effetti, dal 2013, i produttori europei di miele hanno dovuto far fronte a importazioni in continua crescita, soprattutto dalla Cina, a prezzi bassi (in media 1,24 euro/kg nel 2019) ai quali i nostri produttori non possono allinearsi. Nel 2018 i costi medi di produzione nell’UE erano di 3,90 euro/kg. Questa differenza di prezzo può essere spiegata solo dall’aggiunta di grandi quantità di sciroppo di zucchero, più economico alla produzione e difficile da rilevare con i controlli effettuati alle frontiere europee, nonché dalla definizione e dal metodo di produzione del miele in Cina, non conformi alle norme europee.

Il piano d’azione proposto. Se la situazione del mercato non dovesse migliorare, gli apicoltori europei che traggono una parte significativa del proprio reddito da questa attività non potranno più continuare, mettendo così a rischio l’esistenza di oltre 10 milioni di alveari nell’UE. Inoltre, il servizio di impollinazione reso dall’apicoltura in sinergia con gli impollinatori selvatici è fondamentale per l’agricoltura e per la biodiversità. La proposta di un piano d’azione In questo difficile contesto, il gruppo di lavoro “Miele” di Copa-Cogeca propone un piano d’azione di buon senso, il cui testo può essere richiesto alla redazione di Veneto Agricoltura  ufficio.stampa2@venetoagricoltura.org). Tra le proposte, a breve termine, l’Organizzazione europea chiede che l’UE garantisca che tutti i mieli importati provenienti da Paesi terzi siano conformi alla definizione europea di miele, soprattutto quelli di origine cinese. Viene richiesta inoltre l’introduzione dell’etichettatura (del Paese) di origine sulle miscele di miele, come sostenuto dalla maggioranza degli Stati Membri alla riunione del Consiglio Agricoltura e Pesca di fine gennaio. Al fine di rafforzare i controlli, il Copa-Cogeca chiede inoltre alla Commissione di lanciare un nuovo piano di controllo coordinato con gli Stati Membri sui lotti di miele di oltre 20 tonnellate importati da Paesi terzi, nonché la creazione di un laboratorio europeo di referenziazione per il miele in stretta collaborazione con il Centro Comune di Ricerca (CCR) e di un Osservatorio europeo del mercato del miele.

Presto una nuova pubblicazione di Veneto Agricoltura. L’Agenzia regionale sta realizzando una pubblicazione dedicata al mondo delle api e del miele (Quaderno n. 21) che affronterà e approfondirà vari argomenti di carattere normativo, organizzativo, strutturale, sanitario, economico, ecc. dell’apicoltura europea, nazionale e soprattutto veneta. Gli interessati a ricevere, nelle prossime settimane, la pubblicazione in formato pdf dovranno inviare una mail all’indirizzo sopra riportato.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura Europa

Viaggi in detrazione fiscale la proposta dei sindaci delle Città del Vino per l’enoturismo. L’associazione invita anche a bere italiano.

Colline del Prosecco

Mentre si valutano le modalità di ripartenza economica e sociale e si fanno ipotesi sulle prossime vacanze estive, se le faremo, dai sindaci delle Città del Vino arriva una proposta per riaprire i territori e far ripartire anche l’enoturismo, appena possibile.

L’Associazione Nazionale propone la defiscalizzazione delle spese per i viaggi degli italiani nel Paese, alla stregua di quanto accade con le spese mediche e sanitarie. Non appena sarà possibile e nel rispetto delle misure di distanziamento sociale previste – sottolinea Città del Vino – il desiderio di muoversi, viaggiare e riavvicinarsi alla “normalità” si diffonderà velocemente; si spera, già in estate, di fare una vacanza diversa nei nostri tanti e differenti territori. “Attendiamo le decisioni del governo per riorganizzare la vita sociale, i servizi, le attività e la riapertura dei nostri territori all’enoturismo, nel rispetto delle misure di tutela della salute pubblica – premette il presidente di Città del Vino, Floriano Zambon -. Nell’ottica del rilancio crediamo che poter detrarre le spese di viaggio e soggiorno, debitamente documentate, così come facciamo per le spese mediche incentiverebbe l’enoturismo e darebbe un contributo importante di solidarietà economica alla filiera e alle economie dei territori. Il provvedimento dovrebbe affiancare le iniziative del Governo per sostenere l’economia e le imprese. Il made in Italy – conclude Zambon – va tutelato prima che sia troppo tardi: l’agricoltura e il turismo sono due dei tanti pilastri dell’identità, del benessere e della bellezza italiana”.

#iobevoitaliano. E’ questo il messaggio che Città del Vino lancia sul web a sostegno delle aziende vitivinicole, custodi dei nostri territori enoturistici, che a causa dell’emergenza provocata dal covid-19 stanno vivendo una forte crisi economica e finanziaria, dovuta al ridimensionamento e alla riorganizzazione delle vendite e alla chiusura dei ristoranti e della filiera dell’accoglienza. L’invito a diffondere il messaggio #iobevoitaliano, nel rispetto del consumo moderato e consapevole, va a sostegno delle aziende vitivinicole e del loro importante contributo indiretto al mantenimento dei paesaggi italiani del vino. A questo invito si aggiunge, come stanno facendo anche altri Comuni, la campagna #iobevoirpino lanciata dagli Ambasciatori delle Città del Vino dell’Irpinia, in provincia di Avellino. Seguendo le disposizioni delle autorità sanitarie dobbiamo restare a casa ancora per qualche settimana, ma anche tra le mura domestiche possiamo godere di un buon vino italiano Doc e Docg e magari comprare più vino dei nostri territori da piccole e medie cantine di qualità; aziende vitivinicole che molto spesso offrono accoglienza enoturistica, quindi doppiamente penalizzate dalla crisi legata all’emergenza sanitaria.

Fonte: Servizio stampa Città del vino

A.A.A. Cercansi volontari per organizzare eventi la prossima estate in malga, ricavato in beneficenza pro emergenza Covid-19

Un allevatore padovano cerca volontari per la sua malga di montagna che organizzino eventi, o qualsiasi altra attività, per la raccolta di fondi da destinare in beneficienza a chi si trova in difficoltà in seguito all’emergenza coronavirus. È Matthias Paolo Peraro, allevatore di Gazzo referente degli allevatori dell’Alto Padovano per Confagricoltura Padova, deciso a fare la sua parte per aiutare chi si trova in difficoltà a causa dell’emergenza coronavirus.

L’idea. Peraro ogni anno porta un centinaio di vacche, più 40 altri animali tra cavalli, pony e asini, a Malga Calleda e Malga Duran nel Bellunese, ai piedi delle Dolomiti, e anche a Melga Melago, che si trova sull’Altopiano di Asiago. Di solito si sposta in malga, insieme alla compagna e socia dell’azienda agricola Manila Leonardo, da fine maggio fino a fine settembre. “Quest’anno siamo ancora nell’incertezza totale – dice -, però ci piace già pensare qualche idea che dia aiuto a chi ne ha bisogno. Lassù disponiamo di un pascolo di oltre 100 ettari, continuare con la nostra attività di agriturismo e vendita formaggi credo sarà più che possibile, dato che possiamo garantire distanze e precauzioni previste dall’emergenza. Poi ci piacerebbe appunto dare vita ad alcune manifestazioni con musica dal vivo, teatro o attività sportive e ludiche per i bambini, magari con spuntini o pasti tipici di montagna da consumare nei prati, il cui ricavato verrebbe devoluto in beneficienza ad associazioni o enti in prima linea contro il virus. Per questo chiediamo l’aiuto di volontari”.

Malghe abbandonate restituite al territorio. Nelle malghe, che si trovano a 1.600 metri di altitudine, Peraro produce e vende formaggi e stagionati di montagna, oltre latte, burro e salumi autoprodotti. Ogni estate di lì passano centinaia di escursionisti, alpinisti e turisti stranieri, che hanno anche la possibilità di pernottare e mangiare nell’agriturismo. “Quest’anno la situazione è ancora molto incerta – spiega Peraro -. Vedremo quando si potrà aprire al pubblico e come ma, avendo grandi spazi all’aperto, dovremmo avere meno problemi rispetto a negozi e ristoranti. Noi comunque andremo su già a fine aprile per sfalciare l’erba e pulire. Abbiamo recuperato quelle malghe abbandonate e restituite al territorio. Siamo orgogliosi di questo e non vogliamo mollare. Anche se abbiamo sempre più pressante il problema del lupo. L’anno scorso ci ha mangiato alcuni animali e quest’anno dovremo difenderci maggiormente, creando nuovi recinti più alti e resistenti”.

Senza pioggia agricoltura in difficoltà, Anbi invoca un piano pluriennale per interventi irrigui

Anche in questo momento di grave emergenza sanitaria i Consorzi di Bonifica sono all’opera grazie a squadre di pronto intervento attive in tutto il territorio, impegnate a mantenere i servizi essenziali soprattutto a servizio della filiera agricola a cui fa capo il comparto alimentare. Purtroppo questo inizio d’anno, come accadde nel 2017, è stato caratterizzato da poche precipitazioni. “Il 15 aprile è iniziata in Veneto la stagione irrigua e siamo già in emergenza idrica, ad affermarlo è il direttore di Anbi Veneto, Andrea Crestani, che traccia una panoramica sulla situazione delle campagne dal punto di vista della risorsa idrica.

Lo scenario. Quello che sta emergendo dall’Osservatorio della risorsa idrica delle Alpi Orientali per il momento è di criticità bassa; tuttavia, a fronte di un livello d’acqua invasata nei bacini montani al di sopra della media, in pianura, i fiumi registrano portate al limite del deflusso vitale e le campagne sono in stato siccitoso per la mancanza di piogge. Lo scorso 15 marzo si sono aperte le paratoie del canale LEB (la principale opera irrigua del Veneto, che attraversa le province di Verona, Vicenza e Padova trasportando acqua irrigua dell’Adige fino al Bacchiglione e irrigando anche parte della provincia di Venezia) e si sta dunque impinguando la vasta rete dei canali irrigui collegati, ma se nei prossimi giorni non pioverà non avremo i fiumi sufficientemente pieni per garantire le derivazioni al momento delle semine, e a quel punto il rischio è che si passi da una criticità bassa a una criticità media a un livello di criticità maggiore”.

Investimenti. Crestani ritorna sull’importanza di un piano pluriennale strategico d’investimenti per le opere irrigue. “La situazione attuale ci ricorda quanto siano importanti gli investimenti per rendere più efficiente la rete irrigua e fronteggiare al meglio i cambiamenti climatici. In Veneto abbiamo 15mila km di canali irrigui che servono oltre 600mila ettari di campagne. La maggior parte dell’irrigazione avviene a scorrimento, un sistema che non permette l’efficientamento della risorsa. I Consorzi della regione sono pertanto impegnati in un ampio piano di riconversione verso sistemi di irrigazione pluvirrigui che comportano un risparmio anche del 50% dell’acqua.”

Una riconversione importante ma anche onerosa. “I Consorzi di Bonifica del Veneto nel 2018 sono riusciti ad attrarre oltre 150 milioni di euro in finanziamenti statali per l’efficientamento irriguo. Però queste risorse non bastano è per questo che l’Anbi nazionale sta presentando al Governo un piano di investimenti strutturato e pluriennale. In questi giorni siamo giustamente tutti concentrati sulla crisi sanitaria dovuta al Coronavirus ma ricordiamoci che investire nell’irrigazione significa investire nell’agricoltura e mai come oggi è evidente quanto sia importante avere una filiera agroalimentare solida ed efficiente.”

Fonte: Servizio stampa Anbi Veneto