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Solidarietà ai tempi di coronavirus. Alle famiglie di Vo’ Euganeo (Pd) un pacco dono dal Veronese

Colli Euganei

(di Maurizio Drago, consigliere Argav) Notizie buone in tempo di coronavirus.
Due imprenditori del Veronese si sono messi insieme e hanno confezionato a tutte le 1200 famiglie di Vò un pacco-dono contenente un pezzo di prosciutto (o una sopressa) e una bottiglia di amarone. Un segno di solidarietà che Walter Ceradini e Andrea Sartori hanno fatto al paese di Vò, primo focolaio del Veneto di coronavirus.

Walter Ceradini percorreva con la sua auto, qualche giorno fa, il tratto che da Soave portava a Thiene. Pensava a Vo’, quel paese di 3300 abitanti dei Colli Euganei, quelle 1200 famiglie nel cuore di uno tsunami, chiuse per prime in quarantena. Pensava: cosa posso fare per quel paese dove l’economia si basa soprattutto sul vino? Che ora è in ginocchio, ora è chiusa in quarantena? Cosa posso fare? Devo dimostrarlo con i fatti, già troppi lo dimostrano con le parole, vanno nei giornali o nelle televisioni a dare la loro solidarietà…Ma a quelle famiglie, tutte, c’è bisogno di qualcosa di più concreto…Un qualcosa di tangibile. Walter Ceradini è un imprenditore della terra, ha un vigneto e lavora la carne (produce insaccati nella sua azienda Il Vigneto dei Salumi).  Gli balena una idea: dimostrare che la solidarietà c’è, dimostrare che nei tempi del bisogno serve aiutare, ma senza farsi pubblicità. Ha chiamato il comune di Vò, ha sentito che ci sono 1200 famiglie e si è dato da fare, dando disposizioni ai suoi collaboratori: confezioniare 1200 pezzi di prosciutto crudo o sopressa accompagnati con una bottiglia di vino. E qui la solidarietà diventa contagiosa quanto il terribile virus. Walter chiede al suo amico imprenditore Andrea Sartori di Negrar (Cantine Sartori): regaliamo a tutte le famiglie di Vò un pezzo di prosciutto e una bottiglia di vino, a dimostrazione concreta che ci siamo.

Andrea, sollecitato dal suo amico Walter, produttore di uva che lui conferisce alla cantina Sartori, non ci pensa due volte! Vengono preparati 1200 pacchi: un “segno” per gli abitanti di Vo’. Un camion carico dei pacchi è entrato nel Comune di Vò e da qui è stata la consegna a tutte le famiglie che, inaspettatamente, hanno ricevuto il gradito regalo. Walter sottolinea: non voglio e non mi interessa fare pubblicità, penso alla crisi che ci sarà. Noi, giustamente, riteniamo giusto far conoscere questi gesti. Il sindaco Giuliano Martini questa volta sorride e ringrazia sentitamente questi imprenditori. Ci ricorderemo di questo gesto, ha sottolineato.

Emergenza nuovo coronavirus, Agriturist Veneto dice no a ospitalità persone in quarantena per inadeguatezza delle strutture

Leonardo Granata

Ospitare le persone in quarantena? Gli agriturismi veneti rispondono no. Se la Regione Toscana ha già stretto un accordo con le associazioni di settore, ricavando 2.000 posti letto in hotel, residence e agriturismi per persone affette da Coronavirus in isolamento o convalescenza, le strutture di Confagricoltura mettono le mani avanti e spiegano di non essere preparate e attrezzate per una simile evenienza.

Strutture inadeguate. “Un conto è garantire l’ospitalità a persone bloccate in Veneto e che non possono tornare nei rispettivi Paesi di provenienza, com’è accaduto ai braccianti agricoli romeni rimasti in Trentino senza alloggio – spiega Leonardo Granata, presidente di Agriturist Veneto, l’associazione degli agriturismi di Confagricoltura, e titolare dell’agriturismo Monte Sereo a Bastia di Rovolon -. Altro è ospitare, come hanno deciso in Toscana, persone in isolamento che non hanno, in casa, la possibilità di mantenere effettive distanze dai familiari conviventi; oppure positivi al Coronavirus che non hanno sintomi o hanno sintomatologie non gravi, o ancora persone guarite che escono dal percorso ospedaliero ma non hanno ancora raggiunto la completa negativizzazione e dunque la guarigione virale. Le nostre strutture non hanno gli spazi idonei, perché hanno al massimo 15 camere, e non sono neppure attrezzate per questo. Potremmo, invece, ospitare famiglie con bambini che hanno bisogno di spazi sani fuori dalla città. Ma attualmente questo non è concesso dalle norme”.

Diverso è il discorso relativo alla preparazione pasti o la consegna di cibo a domicilio: “È da un mese che siamo fermi, le spese sono tantissime e cominciano a esserci problemi di liquidità e qualsiasi soluzione potrebbe aiutarci – aggiunge -. Purtroppo però la legge regionale sugli agriturismi ci pone molti limiti e paletti. Non possiamo neppure preparare pasti preconfezionati da consegnare all’esterno, ad esempio, un’attività che potrebbe essere proficua per noi in questo momento”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

Covid-19 e virus della stupidità: distrutte le zatterine sperimentali per l’attività di educazione ambientale di Wigwam

Anche in tempi di emergenza globale di Coronavirus imperversante, gli atti di gratuita stupidità non si placano. La notte scorsa, almeno un paio di persone si è presa la briga di distruggere parte delle zatterine per le attività di educazione ambientale di bimbi e ragazzi di Veneto e Friuli Venezia Giulia che saranno lanciate in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua del 22 marzo 2020. Prototipi che Rete Wigwam sta sperimentando presso la propria sede nazionale ad Arzerello di Piove di Sacco (Pd).

Aiole galleggianti. Le zatterine, tenute in galleggiamento da bottiglie di plastica riciclate, sono delle vere e proprie aiole galleggianti che, nella loro finalità didattica, mirano a rendere consapevoli i più giovani ed attraverso loro, le rispettive comunità di appartenenza, sulla necessità di prendersi cura dell’ambiente, ad iniziare dal mantenimento in salubrità di fossi e rogge e del rispetto delle piante, erbacee e non, che assolvono alla fitodepurazione delle acque.

Nella mattinata del 17 marzo 2020 la sorpresa: la pozza dei Bimbi Botanici del Wigwam si è presentata con ormeggi tagliati, zatterine capovolte, piantine di fragole con la loro zolla disperse sul fondo e, in buona sostanza, lavoro da rifare. Tutt’intorno: mozziconi di sigaretta, lattine di bibite energetiche e bottiglie di vino frizzante sparpagliate qua e là, ovviamente, rigorosamente vuote.

Cosa dire? La stupidità del gesto si commenta da sola. Ma una considerazione va fatta perché questa, in fondo piccolissima cosa, rappresenta la metafora di ciò che il dilagare del Coronavirus Covid-19 sta rendendo palese a livello generale. Il meccanismo è lo stesso: il vuoto di valori genera il venir meno del senso civico, quindi disprezzo verso tutto ciò che è bene comune o, per ignoranza non si comprende oppure ancora, non è predabile per il proprio ottuso tornaconto.

I progetti per cui Wigwam sta sperimentando questi particolari ausili didattici chiamati “zatterine” hanno per titolo “Comunità Solidali e Sostenibili” con comuni, associazioni, Regione del Veneto e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e “Costruire Comunità Consapevoli” con Ministero dell’Ambiente, Guardia Costiera e Scuole e Comuni della Riviera Friulana. Si aggiunge, quale prezioso supporto per la comunicazione, UNAGA – l’Unione Nazionale dei Giornalisti Agroalimentari e Ambientali e le rispettive associazioni regionali, tra cui Argav. Dai titoli dei progetti traspare che non sarà solo educazione ambientale in senso stretto, bensì anche di educazione ad essere comunità solidale, unico vero vaccino contro la stupidità e il vuoto cosmico nelle coscienze.

Fonte: Servizio stampa Wigwam

Crisi del latte, proposte soluzioni d’emergenza per smaltire siero e sottoprodotti caseari. Associazioni di categoria: monitorare la filiera per evitare speculazioni, fornire liquidità alle aziende e dare priorità al made in Italy sugli scaffali.

“In questo momento di crisi la filiera veneta del latte, dalle stalle al piccolo caseificio fino alle grandi cooperative e imprese, va tutelata da speculazioni, ribassi indebiti dei prezzi, distorsioni delle catene distributive. Se le stalle chiudono non riaprono più: gli allevatori rischiano di essere l’anello più debole”. Lo ha ribadito l’assessore all’Agricoltura della Regione Veneto, Giuseppe Pan, a conclusione del ‘tavolo bianco’ convocato ieri in videoconferenza, presenti tutti gli attori della filiera veneta.

Sicurezza dei lavoratori. “La prima richiesta espressa dal mondo dei caseifici – sottolinea Pan – è mettere in sicurezza i lavoratori, fornendo agli operatori della filiera lattiero-casearia mascherine, guanti e dispositivi di prevenzione e adottando moduli organizzativi che prevedano presenze alternate. Il mondo dei produttori, piccoli e grandi, sta dimostrando grande senso di responsabilità verso i lavoratori e verso i consumatori. E l’amministrazione regionale sta attivando tutte le strade e le risorse per garantire l’approvvigionamento di mascherine in Veneto, consapevoli però che la priorità nella distribuzione è rappresentata gli operatori del sistema sanitario”.

Misure emergenziali. “Produttori, caseifici e organizzazioni di categoria – aggiunge Pan – hanno espresso una sostanziale condivisione delle misure emergenziali già richieste dalla Regione Veneto, in particolare sulla possibilità di utilizzare il siero del latte e i sottoprodotti delle lavorazioni casearie come ammendanti per l’agricoltura e di attivare le deroghe per conferirli nei biodigestori, nonché sulla richiesta di stoccaggio temporaneo di latte e di congelamento delle cagliate. La filiera, inoltre, valuta positivamente l’intervento governativo a favore della polverizzazione del latte o della sua trasformazione UHT a beneficio degli stock Agea da distribuire agli indigenti. Ma, in questo momento così difficile, servono ulteriori misure straordinarie e tempestive per garantire liquidità alle aziende e per fronteggiare una fase emergenziale che potrà durare anche qualche mese”.

Controllo del prezzo del latte alla stalla, sblocco dei premi unici Pac, gestione del surplus di latte non ritirato e riorientamento della domanda del ‘fresco’ messa in crisi dalla chiusura del canale Horeca (hotel, ristorazione, caffè e pubblici esercizi), coinvolgimento della grande distribuzione perché sugli scaffali di supermercati e ipermercati arrivino latte, latticini e formaggi ‘made in Veneto’, tutela delle produzioni locali rispetto alle importazioni d’oltre frontiera: queste le richieste formulate, con diversi accenti, del mondo dei produttori e dei trasformatori. “Già da domani porterò le richieste e le proposte della filiera veneta, dai piccoli produttori alle grandi cooperative, al tavolo della Commissione politiche agricole della Conferenza delle Regioni e all’attenzione del Governo – ha assicurato Pan – Bene le prime misure adottate dal Consiglio dei ministri relative all’ammasso, al ricorso alla cassa integrazione e all’aumento del fondo indigenti per l’acquisto di latte crudo. Ma il Veneto, in questa fase, chiede di rallentare le importazioni di latte dai paesi esteri e fa appello ad una misura nazionale di sostegno economico e promozionale alla filiera alimentare del ‘made in Italy’. Da parte del sistema veneto, che è il terzo produttore in Italia di latte e formaggi dopo Lombardia ed Emilia Romagna e che esporta il 40 per cento dei suoi prodotti caseari, ci sono le potenzialità per adottare strategie condivise su conferimenti, lavorazioni e distribuzione, la disponibilità ad applicare misure di stoccaggio e a lavorare insieme nella prospettiva di dotare il Veneto di un impianto di polverizzazione”.

Fondi diretti regionali. “Chiederò al Presidente e al Vicepresidente della Giunta, che ha anche la delega al bilancio – ha promesso Pan – di verificare la possibilità di attivare fondi diretti regionali per favorire lo stoccaggio dei formaggi a denominazione di origine, a tutela delle rispettive quote di mercato, e di individuare una misura di aiuto rivolta in particolare ai piccoli produttori, per integrare il reddito delle stalle e dei caseifici più esposti ai contraccolpi della crisi”. Al tavolo dedicato alla crisi della filiera del latte hanno partecipato, oltre all’assessore Pan e ai tecnici della Direzione Agroambiente della Regione, Gianluca Fregolent e Alberto Zannol, i rappresentanti dei produttori (Arav, Aprolat e Comitati spontanei), i Consorzi di tutela dei formaggi D.O del Veneto, i piccoli caseifici (rappresentati da Confartigianato), le grandi cooperative (Lattebusche, Latteria Soligo) e le associazioni di categoria Coldiretti, Cia, Confagricoltura, Agriform, Agriveneto, Copagri e Confcooperative.

Confagricoltura: monitorare la filiera del latte per evitare speculazioni. “In un momento così difficile per la nostra economia, il Paese non può rinunciare a produrre beni alimentari e, perciò, riteniamo che non sia assolutamente possibile chiederci di produrre meno latte”. Così si è espresso Fabio Curto, presidente del settore lattiero caseario di Confagricoltura Veneto, al tavolo sul latte convocato da Pan: “Quello che va fatto, alla luce della chiusura totale del canale della ristorazione, è incentivare la promozione dei prodotti freschi italiani e aumentare la quotazione del Fondo indigenti per trovare uno sbocco dei prodotti invenduti. Chiediamo inoltre che tutta la filiera del latte venga monitorata, per evitare che vengano fatte speculazioni sulla pelle degli agricoltori italiani. Va incentivato, infine, l’utilizzo nella filiera di trasformazione di tutto il latte italiano, contrastando anche il boicottaggio alle frontiere nei confronti dell’agroalimentare made in Italy”.

Coldiretti: uscire dall’emergenza senza che nessun litro di latte sia sprecato.“Uscire da questa emergenza è obiettivo di tutti, anche potendo dire un domani, che nessun litro di latte è stato sprecato e neppure una stalla o caseificio sono stati chiusi. Servono misure straordinarie perché ciò che sta accadendo è fuori dalla normalità”. Da il saldo del pregresso Psr 2019 e l’anticipo Pac per dare liquidità alle aziende,  al confronto diretto con la GDO per privilegiare la produzione veneta e italiana sugli scaffali dei supermercati fino al coinvolgimento degli enti no profit a livello regionale,  sono alcuni dei punti strategici che Coldiretti Veneto ha sottoposto al tavolo di crisi della filiera lattiero casearia  convocato da Pan. L’associazione ha denunciato, inoltre, che il latte d’importazione viene comunque lavorato su territorio regionale e questo non è certamente un atteggiamento virtuoso nei confronti degli allevatori e del loro lavoro. Coldiretti ha già informato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ed il Ministro delle Politiche Agricole Teresa Bellanova ed allertato tutte la rete organizzativa a livello nazionale, con uffici provinciali e locali,  attivando una casella di posta sos.speculatoricoranavirus@coldiretti.it per raccogliere informazioni sulla base delle quali agire a livello giudiziario se non verranno fornite adeguate motivazioni. Per dare risposte ulteriori va considerata l’introduzione di nuovi modelli risolutivi, ad esempio la produzione che era destinata al canale Horeca deve essere collocata negli impianti predisposti alla trasformazione in UHT  e formaggi a media e lunga conservazione. Con l’aiuto pubblico si incentiverebbe l’impegno già capillare delle associazioni senza scopo di lucro che si prendono cura degli indigenti. Dal ragionamento non possono essere esclusi i Consorzi di Tutela permettendo loro, per quanto possibile, lo splafonamento dei limiti produttivi, senza ovviamente appesantire il mercato. L’appello è mettere da parte comportamenti ed interessi particolari per costruire insieme soluzioni che conducano a garantire un futuro alle imprese agricole e la possibilità ai cittadini di approvvigionarsi sempre e comunque di cibo sano e giusto”.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto/Confagricoltura Veneto/Coldiretti Veneto

 

 

#andratuttobene… ma poi ricordiamocelo, perché di Terra ne abbiamo una sola

Fabrizio Stelluto

(di Fabrizio Stelluto, presidente Argav) E’ arrivata un’emergenza grave, che può colpire tutti, da subito. Così, passano ovviamente in secondo piano emergenze ambientali, ben più difficili da combattere e che potrebbero mettere a rischio la vita del nostro pianeta tra 30, 50, 100 anni.

Il riscaldamento globale, lo scioglimento dei ghiacciai, l’oltraggio ai suoli, i rifiuti e le scorie, i carburanti fossili, le discariche incontrollate, le emissioni fuori regola, sono solo alcuni dei gravi fattori di rischio per la nostra salute. E l’agroalimentare? Ci viene assicurato che le forniture sono garantite. Eppure la quantità non può prendere il posto della qualità. Dobbiamo continuare a valorizzare i prodotti migliori, le filiere certificate, la vendita diretta, il biologico, le aziende rispettose della terra e del lavoro anche stagionale e precario, gli allevamenti che credono nel benessere animale. Le competenti autorità aiutino tutti, ma garantiscano il sostegno maggiore a coloro che, spesso a costo di grandi sacrifici, hanno investito nella lotta all’inquinamento e nelle energie pulite, che ci garantiscono buon cibo e buone bevande.

Se crediamo in tutto questo, noi giornalisti ” specializzati ” abbiamo un ruolo importante, che merita di essere valorizzato e rispettato. Per questo, ci mettiamo a disposizione come e più di prima per valorizzare le tante realtà imprenditoriali, virtuose e sociali, che operano nei settori di nostra competenza.

Appello dei produttori di latte: “Consumate formaggi freschi e veneti”

“Comperate formaggi freschi e veneti”. Gli allevatori padovani lanciano un appello ai cittadini perché sostengano stalle e produttori lattiero caseari che stanno vivendo un momento di grande difficoltà a causa dell’emergenza coronavirus. Con ristoranti, pizzerie e bar chiusi, il commercio di formaggi freschi come mozzarelle, ricotta, stracchino si è fermata e anche nei supermercati, sull’onda della paura, la gente sta facendo incetta di formaggi e latte a lunga conservazione.

Si mantengono parecchi giorni in frigo e sono sicuri, controllati e di qualità.“Abbiamo molte latterie in provincia che fanno formaggi freschi e non riescono a venderli, perché tutti i locali sono chiusi – spiega Matthias Paolo Peraro, allevatore di Gazzo referente degli allevatori dell’Alto Padovano per Confagricoltura Padova e segretario di zona di Cittadella -. Stanno meglio le cooperative, che lavorano il latte per il Parmigiano o formaggi stagionati, e rappresentano circa il 60 per cento degli allevatori padovani, e per il momento non registrano grandi problemi. In questi giorni hanno fatto scattare una bellissima catena di solidarietà: stanno infatti ritirando loro il latte in eccedenza delle latterie e dei caseifici che non riescono a smaltirlo. Il problema, però è che i magazzini si stanno riempiendo di formaggi stagionati e tutto questo poi creerà una paralisi del mercato in futuro. Credo, quindi, che occorra una grande promozione dei nostri prodotti locali: i formaggi veneti freschi si mantengono per parecchi giorni in frigo e sono sicuri, controllati e di qualità. A questo proposito dobbiamo puntare sulla salvaguardia della produzione italiana rispetto alle importazioni, perché in via ordinaria noi importiamo il 45% del fabbisogno. Per la tenuta della filiera del latte italiana, in futuro bisognerà darsi l’obiettivo dell’autosufficienza, trovando un modo di difendere il nostro prodotto”.

Il settore lattiero caseario veneto è terzo in Italia. La provincia di Padova concentra la maggior parte delle stalle nella zona dell’Alto tra Gazzo, San Pietro in Gu, Carmignano di Brenta, Piazzola sul Brenta e Cittadella, dove viene prodotto il 75% del latte della provincia (circa 220.000 tonnellate). Negli anni scorsi la produzione è aumentata sulla scia del momento favorevole del mercato, con i prezzi che sono arrivati oltre i 42 centesimi al litro. “Ora però bisogna frenare – dice Peraro -. Ho scritto una lettera a tutti gli allevatori dicendo che dobbiamo sforzarci di produrre un po’ meno per stare vivi oggi, piuttosto che continuare a produrre molto e soccombere domani. Ci sono molte speculazioni, che hanno fatto crollare i prezzi a 35 centesimi al litro. Le eccedenze rischiano di appesantire una situazione che si sta aggravando, purtroppo, con il passaggio delle ore. Dobbiamo limitare le mungiture, aumentare la quota di foraggi nelle razioni e sostituire il latte in polvere destinato all’alimentazione dei vitelli con latte munto. Dobbiamo fare volontariamente oggi quello che potrebbero obbligarci a fare domani”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Padova

Emergenza nuovo coronavirus, il 46 per cento degli italiani pensa che durerà almeno fino all’estate. Intanto, ci si può far arrivare la spesa a casa dai produttori di Campagna Amica.

Nei mercati di Campagna Amica arriva il “Pacco salva dispense” da consegnare anche a domicilio per aiutare a fare la spesa anche chi è costretto a restare a casa. È l’iniziativa dei produttori di Coldiretti che animano i banchi nelle piazze, negli spacci aziendali per rispondere alle nuove esigenze dei consumatori di fronte all’emergenza sanitaria che ha profondamente modificato le abitudini di acquisto.
A Vicenza, Padova nel trevigiano o dove ancora sono autorizzati, nell’assoluto rispetto delle prescrizioni igienico sanitarie previste dalla normativa in vigore per garantire la sicurezza sia degli operatori che dei consumatori, già da oggi sarà possibile ordinare on line la spesa direttamente alle aziende per trovarla già pronta sul posto. Un servizio opportuno, visto che all’indagine Ixe’/Coldiretti si evince che quasi 4 italiani su 10 (38%) hanno fatto scorte di prodotti alimentari e bevande per il timore ingiustificato di non trovali più disponibili sugli scaffali di negozi, supermercati e discount. La grande maggioranza degli italiani (61%) in questo periodo va a fare la spesa circa una volta alla settimana preoccupandosi di mettere nel carrello prima di tutto nell’ordine pasta, riso e cereali (26%), poi latte, formaggi, frutta e verdura (17%), quindi prodotti in scatola (15%), carne e pesce (14%), salumi e insaccati (7%) e vino e birra (5%). Infatti, nelle ultime tre settimane dell’emergenza Coronavirus gli acquisti di pasta sono cresciuti del 61% e quelli di farina addirittura dell’82% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno secondo un’analisi di Coldiretti su dati Nielsen che segnala anche un raddoppio per cibo in scatola e conserve e un balzo di oltre il 24% dei surgelati, quasi si temesse una lunga durata della pandemia.
Quasi 1 italiano su 3 (30%) si aspetta che l’emergenza duri almeno fino a Pasqua mentre il 46% pensa che dovremo fare i conti con il virus almeno fino all’estate, un 7% fino al prossimo autunno e infine i più pessimisti (5%) pensano che durerà per tutto l’anno mentre non si pronuncia il 12% della popolazione. Una situazione che – continua la Coldiretti – ha cambiato in parte anche le modalità della spesa con l’11% che ha aumentato l’on line mentre il 7% si è rivolto con maggiore frequenza ai servizi di consegna a casa.
Ordinazioni on line anche negli agriturismidi Terranostra – spiega il presidente regionale di Terranostra Diego Scaramuzza -, che scendono in campo per aiutare le fasce più deboli della popolazione a partire dagli anziani fino alle persone impossibilitate a muoversi preparando menù a base di tipicità locali e piatti della tradizione contadina. Le ordinazioni avvengono on line e recapitate in famiglia. Nei punti di Campagna Amica saranno fornite tutte le informazioni necessarie con capillare diffusione di volantini, annunci social e siti web. Una iniziativa per sostenere la campagna #MangiaItaliano per salvare il Made in Italy, difendere il territorio, l’economia e il lavoro. Un obiettivo sostenuto dalla grande maggioranza dei consumatori (82%) che è d’accordo sul fatto che in questa fase è importante acquistare prodotti italiani per tutelare una filiera agroalimentare che dal campo alla tavola garantisce il lavoro a 3,8 milioni di persone.​
Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto

Corte dei conti europea, politica agricola Ue in fase di transizione, continuità necessaria come anche norme più chiare

Si registrano ritardi nell’approvazione del quadro finanziario pluriennale (QFP) dell’UE per il 2021‑2027 e della politica agricola comune (PAC) per il periodo successivo al 2020. Per questo motivo, la Commissione europea ha proposto norme transitorie applicabili alla PAC nel 2021, per continuare a sostenere gli agricoltori dell’UE e lo sviluppo rurale dopo la scadenza dell’attuale politica nel 2020 e fino all’entrata in vigore della nuova PAC.

I ritardi rinvieranno di almeno un anno l’applicazione di una politica agricola dell’UE più ambiziosa, avverte la Corte dei conti europea in un nuovo parere. Questo tempo supplementare dovrebbe essere sfruttato per affrontare le sfide climatico-ambientali illustrate nel Green Deal, nonché per assicurare una solida governance della futura PAC e puntellarne il quadro di riferimento della performance, sostiene la Corte.

La proposta. La Commissione ha proposto di prorogare l’attuale quadro normativo e di continuare a finanziare la politica agricola in base agli importi proposti per il QFP concernente il periodo successivo al 2020. Il regolamento transitorio proposto mira a fornire certezza e continuità nella concessione del sostegno e ad agevolare la transizione dal periodo in corso a quello successivo. Le norme transitorie proposte per il 2021 partono dal presupposto che l’entrata in vigore della nuova PAC – inizialmente prevista per il 1° gennaio 2021 – sarà posticipata di un anno. La Corte ha esaminato se le norme proposte siano chiare sul piano giuridico e prudenti sul piano finanziario, analizzandone anche le implicazioni per la PAC post 2020.

La Corte dei conti europea. “Considerata la situazione del dibattito in corso fra il Parlamento europeo e il Consiglio, potrebbe risultare difficoltoso applicare il nuovo quadro normativo e i piani strategici per la PAC a partire dal 2022”, afferma João Figueiredo, il Membro della Corte responsabile del parere. “Il tempo disponibile prima di allora dovrebbe essere usato per affrontare le questioni sollevate dalla Corte, specie riguardo alle sfide in materia di clima e ambiente”.

La proposta della Commissione offre agli Stati membri la possibilità di prorogare di un anno i rispettivi programmi di sviluppo rurale, fino alla fine del 2021. La Corte sottolinea che gli Stati membri dovrebbero continuare ad affrontare le problematiche climatiche e ambientali puntando a livelli di risultato almeno pari, se non superiori, a quelli perseguiti fino ad ora, utilizzando eventuali nuove risorse finanziarie secondo le vecchie norme. La Corte osserva inoltre che si è prestata un’attenzione crescente ai pagamenti erogati ad agricoltori che non sono realmente tali ma che acquistano terreni agricoli per ricevere i pagamenti PAC; invita la Commissione e i responsabili delle politiche a usare l’anno supplementare per valutare i rischi correlati e la necessità di rivedere i criteri stabiliti nelle proposte legislative relative alla PAC post 2020. Precisa infine che la valutazione ex post dell’attuale periodo è rinviata alla fine del 2026; ne consegue che la Commissione preparerebbe la propria proposta per la PAC successiva al 2027 senza aver pienamente valutato la performance della PAC del periodo 2014‑2020.

Fonte: Servizio stampa Corte dei conti europea

Emergenza nuovo coronavirus, nessun problema di approvvigionamento cibo grazie anche alla rete Italmercati di cui fa parte il Mercato Ortofrutticolo di Padova

Francesco Cera, direttore del Mercato ortofrutticolo di Padova (Maap), rassicura sulla capacità di rifornimento di ortofrutta, pesce e generi alimentari sia al dettaglio che ad ambulanti e a supermercati.

Racconta Cera: “Abbiamo una filiera e un sistema logistico di consegne di generi alimentari collaudato. Siamo organizzati in una rete che si chiama Italmercati, capillare in tutte le città d’Italia e siamo ben organizzati per smistare i prodotti alimentari. Ogni direttore di mercato italiano, da Roma a Padova a Milano, si adopererà con i propri grossisti e produttori agricoli nonché operatori di facchinaggio della logistica che operano per tenere aperto il mercato e garantire gli approvigionamenti delle città”.

Fonte: Veneto Agricoltura

Emergenza Coronavirus, florovivaisti, appello a Zaia affinchè non chiuda i negozi di fiori, pena il fallimento della categoria

Floricoltura Tomasin

“Sono d’accordo con il presidente veneto Luca Zaia: si chiudano tutti i negozi, se può servire a fermare il virus. Ma si lascino aperti quelli con prodotti deperibili, come quelli del settore florovivaistico, o saremo protetti a chiudere”. L’appello viene lanciato da Roberto Tomasin, florovivaista di Confagricoltura Padova, titolare dell’Ortofloricultura omonima di Polverara, che a nome anche di altri grandi florovivaisti delle zone vicine, come Pietro Favaro di Arzergrande e altri di Piove di Sacco, spiega come milioni di piantine da orto e da fiore rischino di finire nelle pattumiere se le attività verranno chiuse.

In produzione milioni di piante orticole. “Si stanno considerando tutte le attività agricole come settore primario, ma il nostro no – protesta Tomasin -. Invece anche la nostra deve essere inclusa tra quelle che non vanno chiuse. In questo momento stiamo producendo milioni di piante di insalata, cavoli, verze, bietole, erbe aromatiche e altre stagionali. Tra poco partiremo con quelle da strapiantare con un clima più mite. Poi abbiamo viole, gerani, surfinia, bulbi. Tutta merce che, se non viene venduta nel giro di 15 giorni, va buttata via. Stiamo per perdere il fatturato più importante dell’anno e rischiamo di lasciare a spasso centinaia di dipendenti, che, essendo stagionali, non hanno neppure paracaduti sociali. Io ne ho 14, Favaro ne ha 52, altri anche di più. Un intero settore rischia di andare all’aria”.

Nei garden, stesse precauzioni usate nei supermercati. Tomasin e altri florovivaisti come lui lavorano soprattutto con grossi centri come Garden e Flover, che in questo momento sono chiusi, ma anche con le fiorerie (pure chiuse), i mercatini, gli ambulanti, le fiere e con gli allestimenti di interni, che pure sono al momento paralizzati. “Vorremmo che ci considerassero alla stessa stregua degli allevatori e del food – reclama -. Non vendiamo ferro, che può restare fermo per sei mesi, ma materiale deperibile. È inutile che ci abbiano dato la possibilità di circolare, se i nostri clienti hanno tutti chiuso baracca. Ci piacerebbe coinvolgere l’opinione pubblica e i politici, per trovare soluzioni ragionevoli. I garden sono grandi, spaziosi e con spazi aperti. Si trovino modalità per farci continuare a lavorare, con tutte le precauzioni che vengono messe in atto nei supermercati, altrimenti milioni di euro e centinaia di posti di lavoro andranno in fumo”.

Con 452 aziende su 1.487 Padova è leader del settore florovaistico veneto che, nonostante il calo strutturale delle imprese, registra un aumento della produzione complessa regionale, stimata a poco oltre 1,6 miliardi di pezzi. Il valore della produzione sfiora i 210 milioni di euro.​ “Pur essendo abituati a combattere contro avversità meteorologiche e fitopatologiche, nulla hanno potuto i nostri imprenditori contro il Covid-19. Fiere internazionali bloccate, eventi sul territorio pure, l’anticipo della stagione primaverile che ha velocizzato le fioriture  – spiega Paolo Vettoretto, presidente dell’associazione dei produttori florovivaisti del Veneto – le serre sono piene di prodotto invenduto. In questo contesto di azzeramento della marginalità è difficile prevedere che il settore trovi le risorse per poter investire, ammodernarsi, creare occupazione e crescere. Ed ancor più difficile sarà orientare il settore verso quella sostenibilità ambientale da tutti invocata. A tal proposito è bene ricordare che mai come in questi anni gli addetti al settore veneti sono stati il motore di diversi progetti che hanno fatto della tutela ambientale la vera grande priorità ed il grande valore aggiunto delle proprie produzioni, collocandosi in questo settore tra le aziende più all’avanguardia a livello europeo”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Padova/Coldiretti Padova