• Informativa per i lettori

    Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Policy nel menu
  • Post più letti

  • Archivio articoli

Riscoprire l’importanza delle buone consuetudini ai tempi del nuovo Coronavirus

(di Fabrizio Stelluto, presidente Argav) Poche righe per un breve saluto, poiché per il secondo mese consecutivo non avremo l’opportunità di incontrarci nel “covo” del Circolo Wigwam, ad Arzerello di Piove d Sacco (PD); quello che non era mai accaduto in tanti anni, succede per colpa del coronavirus, che obbliga noi, come tutti, a sospendere ogni attività.

Per questo, sento il bisogno di dire che ci siamo e con una gran voglia di ricominciare appena le condizioni generali lo permetteranno; al via, ripartiremo con più consapevolezza di prima, contando che i nostri rapporti ne escano rafforzati, perché una delle lezioni di questa pandemia è proprio il riscoprire l’importanza delle consuetudini che, se vissute bene, altro non sono che punti fermi nelle relazioni d’amicizia. Insieme, ne abbiamo costruite molte.

La “filiera della comunicazione” ai tempi del nuovo Coronavirus

(di Mimmo Vita, presidente Comitato Tecnico Scentifico Unaga) La filiera giornalistica, lo sappiamo bene noi che vi operiamo, è complessa. Magari andrebbe definita più correttamente “filiera della comunicazione”, specie al tempo del coronavirus.

Ho usato il termine filiera per due motivi. Il primo è per essere in sintonia con quanto ha indicato il Governo, nella ricerca di individuare le attività indispensabili; le ha chiamate appunto “filiere”, perché si tratta di una serie di comparti collegati e non un unico segmento produttivo. Esempio, ed è il secondo motivo, la filiera agroalimentare che aggrega molte aree operative, dall’impresa agricola che produce, al supermercato o il negoziante che vendono al consumatore finale del prodotto; il tutto passando per momenti di raccolta, trasporto, trasformazione, ancora trasporto, centri logistici di distribuzione, dettaglio. Tutti sono collegati l’un l’altro, ed indispensabili.

Chi, come me, opera per l’informazione all’interno di questa filiera, a maggior ragione se lo fa in un ente pubblico, sente forte il dovere di diffondere le notizie di cui è in possesso al fine di partecipare positivamente al processo di risoluzione, in questo caso dell’emergenza in corso. È certo che l’agricoltura e l’agroalimentare stanno dando un grosso contributo nell’aiutare ognuno di noi e le famiglie italiane ad affrontare una situazione impensabile e mai vista. Produrre e fornire cibo, sano e genuino, di alta qualità come quello italiano, e renderlo disponibile su tutto il territorio nazionale, è una sfida molto difficile e delicata. Se non ci avete mai pensato, quanta sicurezza dà alla popolazione sapere di poter uscire di casa e raggiungere i punti vendita per trovare ciò di cui hanno prioritariamente bisogno, il cibo!

Coldiretti ha segnalato un incremento del 47% delle vendite agroalimentari, con un’impennata per i formaggi. Contemporaneamente crescono le vendite online, specie di strumenti per la cucina. Si sta a casa, si vive di più assieme, si torna ad essere famiglia, e il momento della tavola torna ad essere centrale: anche cucinare aggrega. Informare sulle novità ed i servizi dell’agroalimentare è quindi funzionale a creare un clima sociale favorevole all’accettazione di questa restrizione della libertà personale che altrimenti rischierebbe di sfociare in comportamenti difficilmente gestibili.

Giornali, social, televisione, non mancano di perseguire questi filoni comunicativi. Noi giornalisti del settore agricolo e agroalimentare alimentiamo questo desiderio, offriamo statistiche, curiosità, indicazioni, novità. Segnaliamo anche le difficoltà, come quelle in cui si trovano ad esempio gli agriturismi (come tutto il settore turistico) o gli operatori della pesca, o il florovivaismo per fare un esempio, in ginocchio per le conseguenze del COVID-19. Tutto ciò perché sappiamo che, oltre a restare a casa – #iorestoacasa -, uno degli anticorpi più potenti a contrasto di questo nemico sconosciuto è l’informazione.

 

Emergenza nuovo coronavirus, via libera alla vendita di piante e fiori

“E’ consentita la vendita al dettaglio di semi, piante e fiori ornamentali, piante in vaso, fertilizzanti, ammendanti e di altri prodotti simili”. E’ grande la soddisfazione delle organizzazioni agricole sindacali per il chiarimento arrivato dal Governo in merito alle loro richieste per il settore florovivaistico.

Si guarda ad aprile con fiducia, ma restano ancora dei dubbi. In Veneto questo settore conta 1.500 aziende che impiegano qualche decina di migliaia di addetti, con un fatturato pari a 500 milioni – sottolinea Claudio Padovani, presidente dei florovivaisti di Confagricoltura Veneto – In marzo abbiamo perso gran parte del fatturato annuale, a causa dello stop delle vendite in una stagione cruciale, buttando milioni di piante e piantine al macero. La speranza è che ora, ricominciando a vendere ai garden e alla grande distribuzione, si possa recuperare un po’ in aprile, che insieme a marzo costituisce l’80 per cento del nostro fatturato annuo. Tuttavia, ci sono molti dubbi che derivano dalle disposizioni del decreto, in base al quale ci si può spostare da Comune a Comune solo per motivi di necessità, salute e lavoro. Si potrà fare per acquistare fiori o piante? E se sì, la gente si muoverà? Abbiamo inoltre un altro problema di non poco conto, che è quello di tutelare i dipendenti. La situazione è complicata e temiamo che ci saranno ripercussioni molto pesanti per tutte le nostre aziende. Sarà fondamentale, perciò, continuare la nostra azione sindacale per la tutela del comparto sia con la messa in atto di misure specifiche, come gli indennizzi per chi ha subito o subisce il blocco dell’attività, sia per consentire alle aziende di mantenere una sufficiente liquidità per proseguire l’attività”.

#balconifioriti”. “L’art. 1, comma 1, lettera f), del Dpcm del 22 marzo 2020 ammette espressamente l’attività di produzione, trasporto e commercializzazione di “prodotti agricoli”, Peraltro – continua il testo – tale attività rientra fra quelle produttive e commerciali specificamente comprese nell’allegato 1 dello stesso Dpcm “coltivazioni agricole e produzione di prodotti animali”, con codice ATECO “0.1.”, per le quali è ammessa sia la produzione sia la commercializzazione. Deve conseguentemente considerarsi ammessa l’apertura dei punti di vendita di tali prodotti, ma in ogni caso essa dovrà essere organizzata in modo da assicurare il puntuale rispetto delle norme sanitarie in vigore”, sottolinea Ettore Prandini, presidente Coldiretti. “Lanciamo ora un appello alla grande distribuzione, ai mercati e a tutti i punti vendita aperti affinchè promuovano la vendita di fiori e piante Made in Italy” e invitiamo tutti gli italiani a mettere fiori e piante nei propri giardini, orti e balconi come segno benaugurante della primavera che segna il momento del risveglio con la mobilitazione #balconifioriti”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto/Coldiretti Veneto

 

 

 

 

In attesa che vengano semplificati i voucher agricoli, prorogati permessi di lavoro a stranieri, salva la raccolta di asparagi e fragole

L’annuncio della proroga del permesso di soggiorno per lavoro stagionale, coinvolge un settore che in Veneto conta mediamente circa 70.000 lavoratori. Con questo provvedimento, le imprese potranno quindi continuare ad  impiegare  i lavoratori stranieri, il cui permesso era in scadenza, nella prossima campagna di raccolta di asparagi, insalata e fragole in Veneto.

27 mila lavoratori. Coldiretti rende noto che secondo la circolare del Ministero degli Interni tutti i permessi sono stati posticipati fino al 15 giugno. Si tratta di quelli in scadenza dal 31 gennaio al 15 aprile ai sensi dell’articolo 103 comma 2 del D.L. 18. Una esigenza che – sottolinea la Coldiretti – è stata resa piu’ urgente dal caldo inverno che ha anticipato la maturazione delle primizie proprio nel momento in cui la chiusura della frontiere per l’emergenza sanitaria ha fermato l’arrivo nei campi italiane di lavoratori dall’estero. La comunità di lavoratori più presente a livello regionale è formata da rumeni 14mila, 7mila nordafricani, 4mila indiani, 2mila polacchi. “Unità lavorative necessarie per i campi di ortaggi e frutta e per la cura degli animali in particolar modo”, precisa Coldiretti Veneto.

Rivedere il voucher agricolo. E’ ora necessaria pero’ – ricorda l’associazione – una radicale semplificazione del voucher “agricolo”, che possa consentire da parte di cassaintegrati, studenti e pensionati italiani lo svolgimento dei lavori nelle campagne in un momento in cui scuole, università attività economiche ed aziende sono chiuse e molti lavoratori in cassa integrazione potrebbero trovare una occasione di integrazione del reddito proprio nelle attività di raccolta nelle campagne. I voucher erano stati introdotti per la prima volta in via sperimentale nel 2008 proprio in agricoltura con la vendemmia per le peculiarità dell’offerta di lavoro nelle campagne. Nel corso degli anni successivi quello dei campi – sottolinea la Coldiretti – è stata l’unico settore rimasto legato all’originaria disciplina “sperimentale” con tutte le iniziali limitazioni (solo lavoro stagionale e solo pensionati, studenti e percettori di integrazioni al reddito) e gli accresciuti appesantimenti burocratici che ne hanno limitato l’utilizzo e per questo ora in una situazione di emergenza vanno eliminati. Il momento attuale – conclude la Coldiretti – rende necessaria una radicale semplificazione per favorire la diffusione di uno strumento con importanti effetti sull’economia e il lavoro e che si era dimostrato valido nel favorire l’occupazione e l’emersione del sommerso.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto

Emergenza nuovo coronavirus. Florovivaisti: “Lasciateci portare le piante a domicilio”

“Stiamo buttando migliaia di piantine al macero e perdendo centinaia di migliaia di euro di fatturato. Ma quello che ci fa più rabbia è vedere che i giganti del Web possono consegnare piantine a domicilio e noi no, e che i supermercati vendono piante e terriccio che si fanno arrivare dall’Olanda, mentre noi siamo costretti allo stop. Questo non è giusto. Servono regole uguali per tutti”.

In piena produzion con fiori, piante aromatiche e da orto. Lo sfogo è di Francesco Montagnese, referente dei florovivaisti di Confagricoltura Belluno e titolare del vivaio Top Green di Feltre: da più di un mese, come tutti i vivai del Veneto, è stato costretto a chiudere l’azienda e non può vendere neanche una piantina. “Per noi florovivaisti bellunesi i mesi primaverili costituiscono il 50 per cento del giro commerciale annuo – spiega -. Siamo in piena produzione con gerani, viole, petunie e tante altre piante da fiori, ma anche con tutte le piante aromatiche e le piantine da orto del periodo: insalate, cappuccio, verze, porri, prezzemolo, alberi da frutto. La gente di montagna aspetta questo periodo tutto l’inverno, per uscire di casa e comprare quello che serve per l’orto, il campo e il giardino, compresi terriccio e letame. Invece è tutto fermo. Qualcuno dice che noi potremmo portare le piante a domicilio, altri dicono di no. Facciamo parte del settore primario, quindi possiamo o no ritenerci inclusi tra le attività di prima necessità previste dal decreto? Visto che le piante sono in produzione, possiamo recapitarle a casa? Ci vorrebbe qualcuno che facesse chiarezza e ci desse risposte. Non possiamo rischiare la denuncia penale perché ci ferma la Finanza e ci dice che non siamo in regola”.

Concorrenza sleale. Montagnese, che ipotizza per questo lungo stop una perdita di fatturato pari a 80.000 euro, afferma”: O ci fermiamo tutti o nessuno, le regole devono essere uguali per tutti. Io troverei corretto che anche noi potessimo portare la merce a casa, rispettando le norme di sicurezza con mascherine e guanti. Voglio ricordare che in questo momento, in cui molte famiglie si attrezzavano per fare il proprio orto familiare, non è possibile per tanta gente di montagna trovare le piantine, con la conseguenza che non potranno produrre gli ortaggi a loro necessari per la prossima estate. Molte persone saranno costrette a comperare gli ortaggi prodotti chi sa dove e a che prezzo, anziché raccoglierli nel proprio orto. E questo sarà un danno soprattutto per gli anziani che hanno pensioni basse e devono fare economia per sopravvivere”. Montagnese ricorda, infine, che in questo momento così difficile i fiori possono anche alleviare la tristezza e la sofferenza: fanno bene al morale e alla salute. “Ho regalato tante bellissime orchidee all’ospedale Santa Maria del Prato per ringraziare medici, infermieri e tutto il resto del personale in prima linea per tutti noi. È stato bello ricevere in cambio un sorriso. Ed è quello che vorremmo di nuovo vedere sui volti delle persone, portando a casa piante e fiori”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura veneto

La stagione irrigua 2020 in Veneto apre il 15 aprile, ma il Consorzio Leb anticipa e inaugura la nuova sede

Efficientamento energetico, maggiore funzionalità e adeguamento antisismico: il Consorzio di bonifica di 2° grado L.E.B. – Lessinio Euganeo Berico ha completato i lavori di ristrutturazione della propria sede a Cologna Veneta, in provincia di Verona.

La rinnovata sede accoglie, al proprio interno, nuovi spazi e riconfigura quelli esistenti, secondo un modello di funzionalità delle postazioni operative in linea con gli attuali standard in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro. Il restauro ha comportato una spesa complessiva di €182.232,63 interamente finanziati dall’ente consortile. Il rinnovo della sede segue di poche settimane la pubblicazione del nuovo sito Internet e combacia con l’avvio della stagione irrigua, poiché la necessità di risorsa idrica per l’agricoltura rappresenta un’esigenza ancora più importante in relazione all’emergenza Coronavirus ed alla conseguente crescita di domanda di prodotti agroalimentari, riscontrata da alcune settimane; in questo contesto, sono state aperte le paratoie sul fiume Adige a Belfiore (Vr).

Principale arteria irrigua del Veneto, il canale L.E.B., che si sviluppa su 70 chilometri, garantisce acqua pulita ad oltre trecentocinquantamila ettari di campagna, attraversando i territori di 103 comuni, tra le province di Verona, Vicenza e Padova, nei comprensori dei Consorzi di bonifica Alta Pianura Veneta (con sede a San Bonifacio, nel veronese), Adige Euganeo (con sede ad Este, nel padovano), Bacchiglione (con sede a Padova). Grazie ad un complesso reticolo, composto da canali e condotte anche sotterranee, le sue acque irrigano anche parte della provincia di Venezia, nei territori della Riviera del Brenta fino a Chioggia. Nel complesso, tutti gli enti consorziali veneti si stanno preparando alla stagione irrigua, che ufficialmente inizierà il 15 Aprile ma che, vista l’emergenza Covid-19, richiede particolari accortezze già in questa fase.

Fonte: Servizio stampa Anbi

Vinitaly, salta l’edizione 2020, possibile un evento del vino il prossimo autunno

Per la prima volta nella propria storia, causa pandemia Covid-19, anche Vinitaly dovrà posticipare la sua 54ª edizione; con essa, sono rinviate anche le concomitanti Sol&Agrifood ed Enolitech. Le nuove date delle manifestazioni sono perciò riprogrammate al 18-21 aprile 2021, mentre Veronafiere concentrerà la seconda parte dell’anno 2020 al sostegno del business delle aziende italiane sui mercati. E’ quanto comunicato in una nota da Veronafiere, il cui Cda si è riunito ieri in convocazione straordinaria.

Un’emergenza sanitaria che ha avuto un Impatto dirompente anche sull’industria fieristica europea. «Il perdurare dell’emergenza Coronavirus a livello nazionale, con il susseguirsi dei decreti urgenti della presidenza del Consiglio dei ministri, e la più recente propagazione dello stesso a livello europeo e non solo, hanno reso improcrastinabili alcune decisioni. Per tali ragioni Il consiglio di amministrazione, d’intento con la direzione generale e il management, ha deliberato in merito a molteplici aspetti essenziali per il proseguimento dell’attività del Gruppo. Fra questi, la ridefinizione di obiettivi, strategie e investimenti per la messa in sicurezza dei prodotti, della propria clientela e del business dei settori correlati», ha sottolineato il presidente di Veronafiere Maurizio Danese. «Occorre ricordare – ha concluso Danese – che questa situazione complessa ha avuto un impatto dirompente anche sull’industria fieristica europea. Ad oggi, sono oltre 200 le manifestazioni sottoposte a revisione di calendario, con una perdita complessiva che sfiora i 6 miliardi di euro e 51.400 posti di lavoro a rischio, senza considerare l’indotto e la perdita di 39 miliardi di euro di export generati dalle rassegne internazionali per le PMI europee».

Un evento in autunno? Per il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani: «Oltre a lavorare con investimenti straordinari sui nostri eventi internazionali Vinitaly Chengdu, Vinitaly China Road Show, Wine South America (23-25 settembre 2020), Vinitaly Russia (26 e 28 ottobre 2020), Vinitaly Hong Kong (5-7 novembre 2020), Wine To Asia (9-11 novembre 2020) e le iniziative della Vinitaly International Academy, ci mettiamo a disposizione del settore e del sistema della promozione per considerare la realizzazione di un evento innovativo il prossimo autunno a servizio delle aziende».

La decisione del riposizionamento di Vinitaly al 2021 è stata presa d’intesa con i rappresentanti delle associazioni di settore: Ernesto Abbona, presidente di Unione Italiana Vini, Riccardo Ricci Curbastro, presidente di Federdoc, Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi, Sandro Boscaini, presidente di Federvini, Luca Rigotti, coordinatore settore vino Alleanza Cooperative e Matilde Poggi, presidente della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti.

Fone: Servizio stampa Veronafiere

 

Emergenza nuovo coronavirus. Nasce alleanza salva spesa “made in Italy”.

“Per affrontare l’emergenza Coronavirus nasce l’alleanza salva spesa made in Italy con agricoltori, industrie alimentari e distribuzione commerciale che si impegnano a garantire regolarità delle forniture alimentari agli italiani e a combattere qualsiasi forma di speculazione sul cibo dai campi alle tavole” Lo rende noto Ettore Prandini, il presidente della Coldiretti che ha promosso l’iniziativa insieme a Filiera Italia con l’adesione di Conad, Coop, Auchan, Bennet, Cadoro, Carrefour, Decò, Despar, Esselunga, Famila, Iper, Italmark, Metro, Gabrielli, Tigre, Oasi, Pam, Panorama, Penny, Prix, Selex, Superconti, Unes, Vegè.

#mangioitaliano“. Daniele Salvagno, presidente di Coldiretti Veneto, accoglie positivamente l’intesa dopo aver ribadito più volte ai tavoli istituzionali l’importanza strategica di sostenere il patrimonio agroalimentare. “Intervenendo subito con campagne promozionali come #mangioitaliano“, accordi e patti come questi tutelano una filiera allargata dai campi agli scaffali fino alla ristorazione che vale, a livello regionale, 44 miliardi di euro, e assicura  l’approvvigionamento di cibo all’intera popolazione”.

Nell’appello ai cittadini e alle Istituzioni si legge in particolare: “Ogni giorno 3,6 milioni di lavoratori coltivano, allevano, trasformano, trasportano e distribuiscono tutti i prodotti alimentari di cui il Paese ha bisogno. Prodotti che i consumatori trovano sempre a loro disposizione sugli scaffali. Anche in questi momenti di emergenza la catena produttiva, logistica e distributiva è riuscita a garantire i beni necessari per tutte le famiglie italiane. Il modo per ringraziare tutte queste persone del loro sacrificio e forte senso di responsabilità è uno solo: ogni volta che puoi chiedi e compra prodotti italiani. Noi dal canto nostro faremo la nostra parte. Vigilando insieme che lungo tutta la filiera sia premiato e valorizzato chi adotta pratiche commerciali corrette e trasparenti. Ed escludendo e denunciando chiunque possa pensare in un momento così delicato di speculare o approfittare di situazioni di carenza o di eccesso di prodotto abbassando il prezzo ingiustificatamente sui prodotti più richiesti. Chiediamo al Governo e alle autorità pubbliche di aiutarci nel lavoro di rifornire gli italiani dei beni essenziali, con provvedimenti semplici e chiari che permettano con la massima sicurezza possibile la continuità della raccolta, della produzione, della trasformazione e della distribuzione dei prodotti di largo consumo. Per questi obiettivi faremo tutti gli sforzi necessari e invitiamo tutte le altre organizzazioni dell’agroalimentare ad aderire a questi impegni e ad unirsi a noi in questa battaglia fatta nell’interesse di una filiera virtuosa, dei cittadini italiani e più in generale del nostro meraviglioso Paese”.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto

 

 

22 marzo 2020, in occasione della Giornata mondiale dell’Acqua, Wigwam e 9 comuni del Padovano insegnano ai giovani la cultura del fosso

Oggi, domenica 22 marzo, in occasione della Giornata mondiale dell’Acqua, ricorrenza istituita nel 1992 dalle Nazioni Unite in occasione della Conferenza di Rio per ricordare a tutto il mondo l’importanza di questa risorsa, 9 comuni del Padovano – Arzergrande, Bagnoli di Sopra, Brugine, Casalserugo, Legnaro, Ponte San Nicolò, Sant’Angelo di Piove di Sacco, Vigodarzere e Vigonza – insieme a Wigwam lanciano l’iniziativa “La cultura del fosso e il rispetto dell’acqua“.

A chi è rivolta. Soprattutto a bambini e ragazzi, l’iniziativa invita a realizzare un elaborato che descriva, narri, documenti il valore ambientale e/o storico, culturale dei fossi del territorio e dell’importanza dell’acqua attraverso parole, immagini e pensieri. Viene lanciata anche la proposta di arricchire terrazzo o giardino di orticelli, aiuole pensili e raccolta di acque piovane per le piccole irrigazioni con materiali di riciclo. Un compito da svolgersi a casa a cui seguirà, quando i tempi lo consentiranno, da un’escursione all’aperto.

Regolamento. Raccolta dei lavori entro il 30 Maggio 2020; a tutti sarà riconosciuto un attestato di partecipazione; gli elaborati migliori comporranno una pubblicazione presentata in un convegno intorno al 10 Settembre; il progetto, per Wigwam, è coordinato da un gruppo di operatori (Anita, Luca e Irene) che daranno supporto tramite la pagina FB Wigwam Green Children; info: direzione@wigwam.it | WhatsApp +39 333 3938555.

L’attività si inserisce nel progetto “Comunità solidali e sostenibili”, che ha per capofila l’associazione Wigwam Aps Italia ed è realizzato con il sostegno con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, nonché dalla Regione Veneto.

Fonte: Comune di Arzegrande/Legnaro

 

 

Emergenza nuovo coronavirus, in serbo aiuti al settore primario di concerto con Governo e Bruxelles

“Dobbiamo salvare i comparti dell’agricoltura ad ogni costo. La tenuta delle filiere del ‘made in Italy’ e della qualità dei prodotti a denominazione nonché delle attività di allevamento e di presidio del territorio sono la pre-condizione per evitare il tracollo dell’economia e del sistema sociale a causa delle conseguenze della pandemia di Covid 19. Ringrazio il Ministro delle Politiche Agricole Teresa Bellanova per aver condiviso buona parte delle proposte avanzate dalle Regioni, e in particolare dal Veneto, e per aver dato ampia disponibilità a mettere in campo tutte le risorse possibili per non arrestare l’attività delle aziende del primario”. L’assessore veneto all’Agricoltura, Giuseppe Pan, si dichiara fiducioso al termine dell’incontro in videoconferenza tra gli assessori regionali all’Agricoltura delle Regioni e Province autonome d’Italia e il ministro delle politiche agricole. Un incontro moderato per buona parte del tempo dallo stesso Pan, in sostituzione del collega governatore Michele Emiliano, impegnato su altri fronti istituzionali.

Aiuti Covid-19. “Servono misure forti – riferisce Pan – L’idea centrale emersa è quella di lavorare, d’intesa con Bruxelles, ad un nuovo regime di aiuti, espressamente dedicati agli indennizzi per i danni conseguenti all’emergenza creata dal Coronavirus. Se la Ue ci concederà la deroga agli aiuti di Stato, le Regioni insieme al Governo potranno approntare appositi bandi, che potremmo denominare ‘aiuti Covid 19’, per indennizzare fino a 100 mila euro gli imprenditori agricoli e fino a 800 mila euro le imprese di trasformazione e di commercializzazione. Si tratterebbe di una misura aggiuntiva ai bandi del Programma di sviluppo rurale, parallela e ben più consistente rispetto al regime di aiuti ‘de minimis’, in grado di assicurare una vera boccata di ossigeno alle nostre filiere. La Regione Veneto, per parte propria, sta già verificando la sostenibilità economica di un tale impegno”.

Controlli su latterie e caseifici. “Inoltre – prosegue Pan – il Veneto ha sollecitato il Ministero ad intensificare i controlli degli Ispettorati qualità (ICQRF) su latterie e caseifici perchè rispettino prezzi e norme contrattuali negli acquisti di latte crudo ed evitino pratiche di concorrenza sleale, abbassando il prezzo stabilito contrattualmente a seguito di importazioni di latte dall’estero. In questo momento di grande difficoltà per tutto il settore lattiero-caseario il rispetto delle regole di conferimento e l’applicazione rigorosa delle relative sanzioni sono la prima misura anti-crisi”.

Fondo indigenti e rinvio scadenze di mutui e prestiti. Pan esprime apprezzamento e piena condivisione per la decisione del Ministero di attivare celermente acquisti per 70 milioni di euro per il ‘fondo indigenti’, in modo da garantire l’acquisto e la distribuzione ai più poveri e agli enti caritativi dei surplus produttivi di latte, formaggi, ortofrutta che il fermo di queste settimane sta generando. “Bene anche l’attivazione del fondo nazionale da 150 milioni per consentire al sistema bancario di rinviare scadenze di mutui e prestiti. Nel confronto con il Governo – prosegue l’assessore veneto, che era affiancato dal direttore della Direzione Agroambiente della Regione, Gianluca Fregolent e dall’Autorità di gestione del Psr, Franco Contarin – è stata richiesta particolare attenzione alle sorti dei settori ortofrutticolo, florovivaismo e lattiero-caseario. Nello specifico abbiamo chiesto, trovando sponda immediata nel Ministro, la proroga dei bandi relativi ai fondi europei e degli adempimenti e dei controlli OCM, l’aumento delle percentuali degli anticipi per le domande a superficie e strutturali, procedure snelle di accesso al credito agevolato e ad altri strumenti finanziari, e semplificazioni su Durc e Antimafia”.

Voucher, proroga patentini, Gdo e made in Italy. “Quanto alle specifiche proposte avanzate dal Veneto – conclude Pan – in particolare sulla reintroduzione dei voucher semplificati per la manodopera stagionale, la proroga dei patentini per i fitofarmaci e la richiesta di agevolazioni o di un vincolo di approvvigionamento preferenziale sui prodotti del ‘Made in Italy’ per la grande distribuzione organizzata, ho riscontrato grande attenzione da parte del Ministro e apprezzo l’impegno assunto di valutarne l’applicabilità insieme agli altri dicasteri coinvolti”.

Fonte: servizio stampa Regione Veneto