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26 luglio 2019, a Bressanone (BZ) si degustano vini e prodotti di qualità della valle Isarco

Venerdì 26 luglio, dalle ore 19, nel centro storico di Bressanone (BZ) lungo il percorso dei famosi portici si svolgerà “Treff.wein – Incontro con il vino“, manifestazione organizzata dall’associazione Eisacktalwein. 
La serata è nata per far conoscere e degustare al pubblico i vini e le specialità gastronomiche della valle
Isarco. Grazie all’appoggio del comune di Bressanone e al sostegno fondamentale di Raiffeisen – Raiffeisenkasse Eisacktal e Valle Isarco Marketing la manifestazione è giunta alla sua 16ª edizione.

Programma. Ogni partecipante potrà scegliere a quali tavoli sostare, ciascuno dei quali ospiterà uno dei 16 piccoli vignaioli, nonché i responsabili delle 2 grandi cantine, appartenenti ad Eisacktalwein. Si potranno chiedere notizie sulle vigne, sui vini di ciascuno e sulle attività dell’associazione, fondata con l’obiettivo di fare rete per promuovere lo sviluppo della valle unendo le energie di tutti, nel rispetto delle diversità.
 Nei calici verranno versati soprattutto vini ottenuti da vitigni autoctoni:i bianchi che hanno reso famosa la valle Isarco in tutto il mondo, come il Sylvaner, il Kerner, il Grüner Veltliner, il Pinot Bianco, il Müller Thurgau e il Riesling. Ma anche vini rossi quali il Pinot nero e la Schiava, che nella zona sud del territorio danno ottimi risultati. Ogni bottiglia che verrà aperta racconterà i diversi terroir della valle Isarco: circa 400 ettari di vigneti che da 400 m. salgono fino alla quota di 970 metri s.l.m., con pendenze che variano dal 25 al 60%, e in alcuni casi oltre il 100%. Sono queste le superfici vitate più settentrionali d’Italia; vignaioli e viticoltori vi coltivano 13 diverse varietà di uve, l’89% bianche e l’11% rosse.

Info in breve. Orario degustazione: dalle ore 19 alle 23. 
Biglietto di ingresso: € 18,00
. Dove parcheggiare: Parking Brixen, via Dante 13 – Park Acquarena, via Mercato Vecchio 28 B.

Fonte: Servizio stampa associazione Eisacktalwein

Sicurezza alimentare. Come bisogna riporre gli alimenti in frigorifero?

Nella serie «100 secondi», realizzata dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe), una spiegazione di come riporre gli alimenti nei diversi scomparti del frigorifero. All’interno dell’elettrodomestico, infatti, si creano aree a temperatura diversa: gli alimenti vanno quindi posizionati negli scomparti in base alla loro specifica esigenza di conservazione, più o meno vicina agli 0 gradi centigradi.

 

Viticoltura nel Veronese, mercato e scelte vendemmiali 2019

Meno produzioni ma di maggiore qualità con un ritorno alla valorizzazione della vigna. E’ questo il messaggio, in sintesi, emerso dall’incontro “Analisi di mercato e scelte vendemmiali 2019” organizzato lo scorso 15 luglio da Coldiretti Verona alla Cantina Ca’ Rugate di Montecchia di Crosara (Vr).

Gli organizzatori. All’appuntamento sono intervenuti tutti i rappresentanti dei Consorzi di Tutela delle denominazioni veronesi che hanno delineato una panoramica della vitivinicoltura della provincia scaligera a qualche settimana dalla prossima vendemmia. Dopo i saluti di Franca Castellani, vice presidente di Coldiretti Verona, che ha evidenziato la necessità di alzare la qualità delle produzioni con il giusto riconoscimento alle aziende agricole, Domenico Bosco, responsabile settore vitivinicolo della Coldiretti nazionale, ha moderato l’incontro e introdotto i relatori. Daniele Salvagno, presidente di Coldiretti Verona ha detto, nelle conclusioni, che: “E’ necessario il confronto continuo tra i produttori e i Consorzi di Tutela il cui ruolo attivo nell’interpretare il mercato e orientare le scelte produttive è sempre più importante per garantire un’equa distribuzione, valore lungo la filiera”.

Valpolicella. Andrea Sartori, presidente del Consorzio di tutela vini Valpolicella, ha ricordato che “l’evoluzione della produzione è più veloce di quella del mercato. Negli ultimi 10 anni il territorio del Consorzio ha visto crescere la propria superficie vitata di circa il 30%, con un incremento produttivo che sfiora il 40%, e con un +50% di uve messe a riposo per Amarone e Recioto”. Quasi 8.200 sono gli ettari di vigneto e una produzione complessiva della DO di oltre 60 milioni di bottiglie. La produzione di Amarone è di circa 17 milioni bottiglie. “Il Consorzio, inoltre – ha aggiunto Sartori – in sede di assemblea dei soci ha di recente approvato misure straordinarie di riduzione sia delle rese (da 120 a 110 quintali/ettaro) che della cernita delle uve destinate all’appassimento e richiesto il blocco degli impianti per tre anni”.

Chiaretto e Bardolino. Il presidente del Consorzio di tutela del Chiaretto e Bardolino, Franco Cristoforetti, ha sottolineato il successo riscosso dal Chiaretto, con volumi quasi raddoppiati negli ultimi otto anni raggiungendo circa 10 milioni di bottiglie. In controtendenza invece il Bardolino che fa registrare una contrazione dei volumi (-7%) con una produzione di 15-16 milioni di bottiglie. “La doc Bardolino ha iniziato un percorso di valorizzazione che ha portato, lo scorso anno, all’approvazione da parte dell’assemblea dei soci del Consorzio di due disciplinari indipendenti del Chiaretto e del Bardolino, a sua volta suddiviso in tre sottozone. Tale proposta è in attesa dell’iter di approvazione che purtroppo non potremo ottenere per la vendemmia del 2019. Il Consorzio, inoltre, propone una riduzione della Doc Bardolino a 100 quintali ettaro, che sarà discussa all’assemblea della prossima settimana”.

Custoza. Luciano Piona, presidente del Consorzio di tutela vini Custoza, ha ricordato che è stato approvato il nuovo disciplinare che prevede da quest’anno la riduzione da 150 a 130 quintali per ettaro, una nuova possibilità di gestire la base ampelografica, identificando vitigni storici e autoctoni della denominazione e altri aspetti per la commercializzazione del vino. “Abbiamo avuto l’approvazione per la modifica del concetto di ‘taglio d’annata’ – ha detto – che può essere possibile con il vino dell’annata precedente ed entro il 31 dicembre. Il problema principale del Custoza rimane quello della commercializzazione i cui prezzi si attestano su valori che non riescono a remunerare adeguatamente le imprese”.

Lessini Durello. Una realtà in crescita è quella del Consorzio Lessini Durello rappresentato dal presidente Paolo Fiorini. “La denominazione è piccola ma è un gioiello – ha evidenziato – attualmente ci sono poco meno di 400 ettari vitati a Durella. I nuovi disciplinari, in attesa di essere approvati, prevedono una divisione: il vino prodotto con metodo Classico si chiamerà Monti Lessini, mentre la versione Charmat si chiamerà Lessini Durello”. Nel 2018 sono state imbottigliate 1,2 milioni di bottiglie con un trend in crescita che dovrebbe essere quest’anno di 1,5 milioni di bottiglie.

Soave. Importanti novità sono state espresse da Sandro Gini, presidente del Consorzio di tutela del Soave. “Vogliamo riportare il vino Soave a quella visibilità e importanza che ha sempre avuto nella storia – ha detto Gini – con un piano di produzione per un nuovo modo di pensare alla gestione della denominazione. Attualmente si imbottigliano circa 54 milioni di bottiglie in 7000 ettari ma il vino venduto è prodotto in 4000 ettari. Il cambiamento partirà da una nuovo modo di gestire i vigneti, che sono la base produttiva, e comprenderà tutta la filiera. Fondamentale è programmare e impostare il vigneto ancora prima della potatura: quindi scegliere quali vigneti sono più adatti per il Soave e quali per altri vini. La qualità si costruisce in vigneto”.

Lugana. Emanuele Urbani, vice presidente del Consorzio del Lugana, ha evidenziato che l’assemblea del Consorzio ha deliberato l’attivazione di una serie di misure sullo stoccaggio del vino, il controllo dei vigneti al terzo anno d’impianto e il blocco delle rivendicazioni. “A fronte di una dinamicità sul piano commerciale (nel 2018 +9% e nella prima metà del 2019 +15%)– ha precisato –la denominazione del Lugana ha dovuto affrontare per la prima volta uno squilibrio fra l’eccesso dell’offerta rispetto alla domanda di mercato. Ciò è riconducibile all’ampliamento della superficie vitata iscritta alla Doc Lugana: in otto anni, dal 2000, la superficie del Lugana Doc si è infatti quadruplicata fino ad arrivare a quasi 2.500 ettari”.

Arcole e Merlara. Stefano Faedo, presidente del Consorzio Arcole doc e Luigino De Togni, presidente della Doc Merlara hanno evidenziato le potenzialità delle loro denominazioni anche alla luce dei territori che rappresentano.

Venezie. In rappresentanza del Consorzio Doc delle Venezie, Giuseppe Cattarin ha evidenziato che il “2018 è stata la prima vera vendemmia della nuova Doc del Pinot grigio. Affronteremo la vendemmia di quest’anno con preoccupazione per il mercato ma con tranquillità per i risultati produttivi. Il Pinot grigio è un vitigno internazionale con concorrenti anche stranieri e noi esportiamo in Nord America, Regno Unito e Germania. Il nostro impegno è quello di allargare il mercato in nuovi paesi e valorizzare il prodotto anche in Italia”. “E’ importante fare una riflessione – ha concluso Cattarin – e ritornare al vigneto, senza vederlo solo come macchina produttiva ma come nuovo inizio”.

Nuovi strumenti di governo consortili. Domenico Bosco ha concluso che: “Molti Consorzi di tutela stanno applicando nuovi strumenti di governo inseriti nel Testo unico del vino, all’articolo 39. Tale indicazione è stata fortemente voluta dalla Coldiretti perché il successo delle denominazioni passa dal lavoro dei Consorzi e dal legame con i territori”.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Verona

Sostegno a carattere eccezionale dalla Commissione europea al settore avicolo italiano per i danni derivati dall’influenza aviaria

Lo scorso 18 luglio gli Stati membri dell’UE hanno concordato di fornire un sostegno extra ai produttori italiani di uova e pollame, colpiti dall’influenza aviaria nel 2017 e nel 2018 per un importo complessivo di 32,1 milioni di euro.

Tra il 1 ° ottobre 2017 e il 30 giugno 2018, sono stati confermati e notificati dall’Italia 45 focolai di influenza aviaria che hanno colpito anatre, tacchini, faraone, galli e galline. L’Italia ha adottato tutte le misure necessarie per controllare e monitorare la situazione e prevenire ulteriori epidemie, misure queste che hanno avuto un impatto su un gran numero di produttori di carni e di uova di pollame. Ciò ha comportato una perdita di produzione di uova da cova, uova da consumo, animali vivi e carne di pollame.

Il contributo a carattere eccezionale, fornito nell’ambito dell’Organizzazione Comune del Mercato della Politica agricola comune (Pac), darà sostegno ai produttori colpiti dai focolai che hanno subito perdite economiche ed ammonterà a 64,2 milioni di euro, essendo cofinanziato tra il bilancio dell’UE e quello italiano.

Fonte: Ag-press.eu

Grappa World Award, una distilleria trentina la regina della prima edizione del concorso dedicato alle grappe italiane, il 26 luglio la premiazione a Isera (TN)

E’ la Distilleria Pezzi di Campodenno (Trento), la regina della prima edizione del Grappa World Award, il concorso dedicato alle grappe italiane ideato dall’Associazione Nazionale Città del Vino nell’ambito del concorso enologico internazionale che si è svolto a Frascati dal 30 maggio al 2 giugno di quest’anno.

Spirito del concorso, il legame tra prodotto e territorio. La Distilleria Pezzi ha conquistato una Gran Medaglia d’Oro (punteggio 93.5) con Mèmora 1950 (grado alcolico 43%, maturata in piccole botti legno), e una Medaglia d’Oro (90.75) con la grappa Riserva Barrique 2019 (grado alcolico 41%). “Questa prima edizione del concorso dedicato alle grappe italiane – afferma Paolo Benvenuti, direttore dell’Associazione Città del Vino – è stata un vero e proprio “numero zero”, un esperimento destinato a crescere e a diventare un appuntamento annuale con la rassegna enologica internazionale delle Città del Vino. Vogliamo contribuire a promuovere la qualità dei nostri distillati più prestigiosi sempre mantenendo inalterato lo spirito del concorso, la valorizzazione del legame tra prodotto e territorio”.

La premiazione della prima edizione del Grappa World Award si svolgerà il 26 luglio a Isera (Trento) nella Casa del Vino della Vallagarina, alle ore 18. Interverranno, tra gli altri, il presidente delle Città del Vino Floriano Zambon, il coordinatore delle Città del Vino del Trentino Alto Adige Franco Nicolodi, l’ambasciatore delle Città del Vino Carlo Rossi. Al termine verrà presentato e sarà degustato un particolare drink dal titolo “Gocce di Spirito“.

Fonte: Servizio stampa Associazione Città del Vino

Tempesta Vaia, causa accesso problematico ai sentieri e sovraccarico di lavoro, regione Veneto proroga al 31 ottobre 2020 il termine per investimenti su sentieri, foreste e miglioramento montano finanziati con il Psr

La Giunta regionale del Veneto ha prorogato al 31 ottobre 2020 il termine per completare gli investimenti finanziati con i bandi del Programma di Sviluppo Rurale relativi a “Infrastrutture viarie silvopastorali, ricomposizione e miglioramento fondiario e servizi in rete”, nonché al “Recupero naturalistico-ambientale e riqualificazione paesaggistica di spazi aperti montani/collinari abbandonati o degradati” e alla misura “ Investimenti per aumentare la resilienza, il pregio ambientale e il potenziale di mitigazione delle foreste”.

Difficoltà segnalate dai beneficiari. L’ulteriore proroga delle scadenze per l’esecuzione dei lavori, inizialmente previste rispettivamente al 4 agosto e al 25 settembre è stata dettata dai problemi conseguenti la tempesta Vaia di fine ottobre 2018 e dalla volontà dell’amministrazione regionale di venire incontro alle difficoltà segnalate dai beneficiari. Gli uffici regionali e Avepa, l’agenzia veneta per i pagamenti in agricoltura, hanno accertato e confermato le difficoltà dei beneficiari ad ultimare gli investimenti finanziati entro i termini previsti a causa del problematico accesso ai siti e del sovraccarico di lavoro che devono fronteggiare le imprese alle quali sono stati commissionati gli interventi. “Il rinvio delle scadenze a fine ottobre 2020 è un provvedimento di buon senso per valorizzare l’efficacia dei bandi e consentire ai beneficiari di portare a buon fine i lavori intrapresi”, ha commentato l’assessore all’agricoltura Giuseppe Pan.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

 

Biometano, un convegno ad Albignasego (PD) sul futuro sviluppo

Il biometano ha un enorme potenziale e un ruolo strategico nella decarbonizzazione, anche se sconta un forte ritardo nell’avvio degli investimenti dovuto ad alcune incertezze normative e alla mancanza di una strategia progettuale condivisa tra i diversi attori della filiera. Per fornire agli agricoltori gli aggiornamenti sulle iniziative in atto per lo sviluppo del biometano in Italia, la sezione regionale di bioeconomia di Confagricoltura Veneto organizza un convegno dedicato al settore del biometano dal titolo “Il biometano – Strategico per la sostenibilità energetica, utile all’agricoltura italiana”, che si svolgerà giovedì 18 luglio alle 10.30 ad Albignasego, nella sede di Confagricoltura Padova.

Interventi. All’incontro interverranno Giovanni Musini, presidente della sezione regionale di bioeconomia di Confagricoltura Veneto; Donato Rotundo e Roberta Papili, dell’area sviluppo sostenibile e innovazione di Confagricoltura; Gabriele Lanfredi, presidente di Cnb, Consorzio nazionale bieticoltori. L’incontro è aperto agli agricoltori e ai titolari di impianti di biogas.

Favorire le riconversioni degli impianti esistenti. “Nei giorni scorsi Confagricoltura ha partecipato al tavolo istituzionale sul biometano agricolo per autotrazione, convocato dal ministero allo Sviluppo – spiega Giovanni Musini -. Noi abbiamo chiesto di favorire le riconversioni, anche parziali, a biometano degli impianti esistenti e, per il futuro, abbiamo sottolineato l’esigenza di favorire lo sviluppo di filiere dedicate (agricoltura, industria, trasporti, grande distribuzione) che siano in grado di assicurare al biometano quel valore aggiunto con investimenti nel settore. Occorre dare continuità a quanto previsto dalla legge di bilancio sull’incentivazione degli impianti a biogas, per garantire innanzitutto il prosieguo dello sviluppo degli impianti a biomasse e biogas di potenza fino a 300 kilowatt, mantenendo il livello di incentivazione del decreto ministeriale del 2016. In particolare il settore zootecnico potrà avere benefici non solo economici, ma anche di accettabilità sociale (emissioni odorigene sostanzialmente ridotte) e benessere animale”.

In provincia di Padova esistono attualmente 30 impianti di biogas. Con il biometano, gas ottenuto dalla purificazione del biogas, sarà possibile produrre energia green per autotrazione, dalle auto ai camion e ai trattori. “Tutti gli impianti a biogas costruiti nell’ultimo decennio, come quelli di Padova, possono trovare una via di sviluppo molto interessante perché il biometano potrà essere immesso in rete o venduto alle stazioni di servizio – spiega Musini -, valorizzando molti sottoprodotti dell’agricoltura e portando giovamento a decine di aziende cerealicole in crisi, dal Basso Padovano al Basso Veronese, dal territorio veneziano a quello rodigino. Particolarmente appetibile è il progetto “Agribio metano” delle associazioni bieticole italiane, che hanno proposto alle aziende di consociarsi in consorzi per creare nuovi impianti di biometano, ottenendo in cambio una valorizzazione maggiore della loro produzione rispetto ai prezzi di mercato. In Veneto potrebbero nascere una decina di consorzi, dando una sferzata a un settore che ha bisogno di innovarsi per sopravvivere”. Info e iscrizioni: segreteria@unioneagricoltoripd.it – Tel 049 8223511

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

Valpolicella, ufficiale il blocco totale degli impianti per i prossimi 3 anni, riduzione rese e cernite uve, misure utili all’equilibrio del mercato

Lo scorso 12 luglio la Regione Veneto ha pubblicato sul Bollettino ufficiale regionale (Bur) la richiesta del Consorzio di tutela vini Valpolicella per il blocco totale degli impianti per i vigneti della denominazione per i prossimi 3 anni.

La richiesta, nata con l’obiettivo di riequilibrare il mercato attraverso una gestione controllata della superficie vitata e della relativa capacità produttiva, è stata definita dal cda del Consorzio. “Il successo dei vini della Valpolicella è piuttosto recente e anche per questo ha bisogno di essere gestito al meglio. Negli ultimi 10 anni il territorio ha visto crescere la propria superficie vitata di circa il 30%, con un incremento produttivo che sfiora il 40%, con un +50% di uve messe a riposo per Amarone e Recioto. Servivano scelte coraggiose e coscienziose per garantire la corretta remuneratività della filiera e la tenuta del prezzo medio: per questo in sede di assemblea dei soci abbiamo di recente approvato misure straordinarie di riduzione sia delle rese che della cernita delle uve destinate all’appassimento e richiesto il blocco degli impianti. Una politica contenitiva, questa, in via di adozione anche da parte di altre grandi Doc italiane”, ha detto il presidente del Consorzio tutela vini Valpolicella Sartori.

La misura, prevista in vigore dal 1° agosto, contempla un periodo transitorio di 6/12 mesi per la messa a punto dei sistemi di controllo da parte delle strutture preposte. Il blocco riguarderà tutto il potenziale viticolo della denominazione (DO) Valpolicella; accanto alle varietà principali (Corvina, Corvinone, Rondinella) saranno infatti comprese anche tutte le varietà complementari ammesse nei disciplinari di produzione. Sono 2.300 i viticoltori della Valpolicella coinvolti nell’erga omnes gestita dal Consorzio; quasi 8.200 gli ettari di vigneto e una produzione complessiva della DO di oltre 60 milioni di bottiglie. La produzione di Amarone è di circa 17 milioni bottiglie per un giro d’affari di 334 milioni di euro, dato che sale a 600 milioni di euro se si considera l’intera denominazione. Prima Dop rossa del Veneto e tra le principali in Italia, la Valpolicella è un esempio di economia agricola, con un valore fondiario che in certe zone supera i 500 mila euro a ettaro e un forte impatto anche sul piano datoriale, con una spesa media aziendale per le retribuzioni dei propri addetti di circa 100mila euro per azienda.

Fonte: Servizio stampa Consorzio Tutela vini Valpolicella

Casa di Matteotti a Fratta Polesine (RO), meta di visita dei soci Argav, tutelata e finanziata dalla regione Veneto

La casa di Giacomo Matteotti a Fratta Polesine è un simbolo per tutta l’Italia. Il nome a cui è legata non può essere inteso come quello di un uomo di parte ma come quello di un simbolo della libertà e della democrazia. Per questo considero come un importante traguardo la legge regionale, approvata nei giorni scorsi in Consiglio, che ne sostiene la conservazione e ne apre un futuro di sempre maggiore valorizzazione”.

Museo di interesse regionale. Così l’assessore regionale del Veneto alla Cultura, Cristiano Corazzari, esprime la sua grande soddisfazione per la legge regionale che assicura fondi fino a 105.000 euro in tre anni (35.000 annui) alla cura della dimora, meta di una visita dei soci Argav lo scorso maggio, del parlamentare socialista, assassinato nel 1924 nei primi anni del regime fascista. “È fondamentale onorare la memoria di Matteotti per quello che rappresenta per la comunità polesana e per tutta Italia – prosegue Corazzari -. La dimora è già riconosciuta museo di interesse regionale e per la storia che racchiude è meta di molti visitatori, anche da altre regioni. L’intervento della Regione del Veneto è il volano per una ulteriore diffusione della sua conoscenza, una sua ulteriore affermazione in campo culturale come luogo della memoria e come sede di eventi collegati ai valori della nostra storia e della nostra cultura. La figura di Matteotti è una delle più illustri della provincia di Rovigo – conclude l’Assessore -. La casa dove ha vissuto, e che ne conserva il ricordo, con la dovuta valorizzazione può essere una ulteriore perla; un vero gioiello della memoria storica che favorisca la conoscenza di un territorio come quello polesano già così ricco di attrazioni naturalistiche, paesaggistiche, artistiche e architettoniche”.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

 

L’intelligenza artificiale si confronta con l’agricoltura trentina

Dopo il successo dello scorso anno, il Co.Di.Pr.A. (Consorzio di difesa produttori agricoli di Trento) e Fondazione Bruno Kessler hanno organizzato nuovamente il format “L’intelligenza artificiale scende in campo”.

Un doppio momento di confronto: scoprire le potenzialità dell’intelligenza artificiale (AI) in campo agricolo e conoscere la relazione tra stile di vita e rischio cardiovascolare. Il tutto all’interno di Web Valley, il campus di FBK per introdurre i giovani all’AI. “Questi appuntamenti, ha spiegato Andrea Berti (direttore Co.Di.Pr.A.), ci permettono di fare il punto sugli sviluppi delle applicazioni sull’Intelligenza Artificiale in campo agricolo e ambientale. Momenti di condivisione con i diversi attori della filiera agricola e per creare rete che permettano di sviluppare il territorio. Grazie alla molteplicità di dati presenti a livello provinciale alle strutture organizzate, agli enti di ricerca come FBK, Fondazione Mach e Università di Trento e, soprattutto, un prodotto agricolo con elevate caratteristiche qualitative dobbiamo essere capaci di sviluppare esternalità positive per il settore, obiettivo da raggiungere introducendo tutte le possibili soluzioni tecniche e scientifiche”. Necessità di innovazione sottolineata anche da Romano Masè (dirigente Provincia Autonoma di Trento) che ha spiegato come la “Provincia crede sia fondamentale una forte spinta innovativa per l’agricoltura trentina, che può dare un grosso supporto allo sviluppo del settore mantenendo alti gli standard. Serve investire nel futuro facendo sempre più rete in maniera strutturata tra i diversi enti di ricerca presenti sul nostro territorio”.

Importanza di far rete per creare valore aggiunto. Cesare Furlanello (responsabile MPBA della Fondazione Kessler) ha introdotto i due eventi sottolineando l’importanza di creare rete per creare valore aggiunto, specialmente in un territorio come quello trentino. Il primo appuntamento ha visto Alberico Catapano (professore dell’Università di Milano) spiegare la connessione tra stili di vita e rischio cardiovascolare. Il professore ha cercato di dare una risposta alla domanda se in montagna è vero che si vive meglio. “Risposta difficile, ha spiegato Catapano, infatti entrano in gioco numerosi parametri da valutare, sicuramente due sono gli aspetti che possono ridurre il rischio cardiovascolare: uno stile di vita sano e alimenti di qualità”. L’incontro ha anche visto presenti Massimo Manfrini (TroteAstro), Luca Lovatti (CIF) e Francesca Fava (Fondazione Edmund Mach) che hanno portato l’esperienza trentina in campo alimentare.

Il secondo focus, invece, ha cercato di indagare le potenzialità dell’intelligenza artificiale per la nostra agricoltura. Fausto Milletarì (ricercatore NVIDIA) ha raccontato le frontiere dell’Intelligenza Artificiale e la sua applicazione nel mondo produttivo, partendo dall’impiego dei droni per il monitoraggio degli impianti industriali (riducendo i costi del 20%) per arrivare all’impiego di visori ottici al fine di ridurre l’impiego di diserbanti in agricoltura. L’evento è proseguito con Luca Coviello (Fondazione Bruno Kessler) che ha presentato i nuovi strumenti di analisi e coinvolgimento degli esperti per la Intelligenza Artificiale in Agricoltura. Stefano Corradini (Fondazione Edmund Mach) ha spiegato quali sono le risposte che la ricerca applicata può dare all’agricoltore. I modelli predittivi e i sistemi di supporto alle decisioni sono stati presentati da Steno Fontanari (MPA Solution) e, infine, Marco Baldo (Biogard) ha portato alla platea un caso pratico di tecnologia al servizio della sostenibilità: il caso della confusione sessuale.

Fonte: Servizio stampa Co.Di.Pr.A.