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Mercato ortofrutticolo di Chioggia, firmata la convenzione che ne affida la gestione fino al 2021 a Chioggia Ortomercato del Veneto

Chioggia Ortomercato del Veneto

Lo scorso 28 giugno gli amministratori di Sst Spa e Chioggia Ortomercato del Veneto Srl hanno sottoscritto la nuova convenzione per la gestione del mercato orticolo di Brondolo.

La nuova convenzione affida la gestione del mercato a Chioggia Ortomercato del Veneto fino al 31/12/2021, termine indicato dalla legge finanziaria 2019 che consente agli enti locali di rimandare le dismissioni delle proprie partecipate come inizialmente veniva richiesto dal decreto Madia. Scaduto questo termine, SST dovrà individuare tramite avviso pubblico il gestore del mercato, nel caso in cui il legislatore non riveda i parametri del decreto Madia, ovvero mantenere la partecipazione in Chioggia Ortomercato del Veneto in caso vi sia una specifica deroga normativa.

Dichiarazioni. “La nuova convenzione è importante per il Mercato orticolo di Chioggia e per il nostro settore agricolo perché chiude una fase di incertezza sia per le imprese chiamate ad operarvi sia per la stessa società di gestione. Con questa nuova convenzione, che sostituisce quella scaduta il 31/12/2017 e prorogata finora, abbiamo oggi lo strumento ideale per operare. Ho convocato un tavolo tecnico incentrato nel mettere a fuoco un piano di interventi per rendere più moderno il nostro Mercato Ortofrutticolo, in grado di essere scelto dalle imprese di commercializzazione per la qualità dei prodotti trattati e per i servizi che saprà erogare”, afferma l’amministratore unico Giuseppe Boscolo Palo. “Anche se la scadenza temporale prevista è a breve termine, vengono garantiti la continuità operativa e gli investimenti a prescindere da quale società gestirà il complesso dopo il 2021 e con il riconoscimento, da parte della proprietà, degli ammortamenti sulle opere strutturali che saranno eseguiti sia dagli operatori sia da Chioggia Ortomercato, così si liberano risorse che saranno reinvestite nel compendio del Mercato” riferisce l’amministratore unico Emanuele Mazzaro.

Fonte: Servizio stampa Chioggia Ortomercato

 

Mobilità sostenibile, regione Veneto firma convenzione con otto enti locali per realizzare altri 85 km di ciclovie, lavori tra il 2020/21

L’assessore regionale per Lavori Pubblici, Infrastrutture e Trasporti, Elisa De Berti, ha firmato lo scorso 9 luglio con gli amministratori di otto enti locali del Veneto le convenzioni per la realizzazione di otto tratti di piste ciclabili: si va dal terzo stralcio della pista ciclabile di Legnaro, lungo la Romea, alla progettata connessione delle piste ciclabili di pregio ambientale nel Camposampierese, tra Muson dei Sassi e Tergola, dalla valorizzazione della destra fluviale dell’Adige nel comune di Rovigo, al collegamento ciclopedonale a Verona tra le piste dei canali Biffis e Camuzzoni. I cantieri prenderanno il via tra il 2020 ed il 2021.

Gli otto progetti valgono complessivamente 14.425.000 euro e beneficiano di un finanziamento totale assegnato di 10.665.000 euro, grazie alle risorse del Fondo Sviluppo e Coesione, programmazione 2014-2020 (FSC 14-20); la quota rimanente resta in capo agli enti beneficiari. Con la realizzazione delle nuove otto tratte ciclabili in sede propria, la rete degli itinerari pedalabili del Veneto salirà a circa 1600 chilometri.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

Canapa, per il mondo agricolo veneto non è un capitolo chiuso, venerdì 12 luglio 2019 a Legnaro (PD) se ne traccia lo stato dell’arte

Nonostante la pronuncia della Cassazione di maggio, il Veneto si presenta come regione strutturata a portare avanti una genuina filiera della canapa, con il rilancio della coltura molto diffusa in Italia nel secolo scorso, ma dalle grandi potenzialità economiche dovute alle numerose applicabilità del prodotto. Ci penserà un convegno a fare chiarezza: appuntamento quindi il 12 luglio alle 9:30 a Legnaro (PD) in sala Agricoltura della Corte Benedettina della sede di Veneto Agricoltura per il convegno “Produrre canapa nella filiera alimentare e agro industriale” organizzato da Coldiretti Rovigo assieme ad altri attori.

Gruppo operativo. Sarà l’occasione di presentare il progetto e il gruppo operativo nell’ambito delle misure 16.1 e 16.2 del Psr 2014-2020 che hanno ottenuto la finanziabilità con il decreto di Avepa n. 42598/2019. Il convegno si svolgerà. A formare il gruppo operativo sono: l’associazione polesana Coldiretti Rovigo, la federazione regionale Coldiretti Veneto, Impresa Verde Rovigo S.r.l., Impresa Verde Treviso e Belluno S.r.l., il Crea di Rovigo, l’Università di Padova dipartimento Biotecnologie e tre aziende agricole quella di Christian Rigolin di Fiesso Umbertiano, quella di Diego Boccato di Ceregnano e l’azienda agricola Elia Barban di Castelfranco Veneto.

Il programma del convegno. Coordinerà i lavori Silvio Parizzi, direttore di Coldiretti Rovigo, capofila del progetto; il programma prevede la descrizione delle attività del gruppo e del progetto a cura di Dina Merlo, consulente di Impresa Verde Rovigo e Morena Umana, coordinatrice della sviluppo rurale di Impresa Verde Treviso e Belluno. Seguirà la relazione di Giampaolo Grassi del Crea di Rovigo che tratterà della sperimentazione agronomica e la scelta varietale, seguito da Lucia Bailoni dell’Università di Padova che si occuperà invece della caratterizzazione chimica e nutrizionale della canapa e impiego in alimentazione animale. Seguirà Alberto Bertin dell’ufficio legislativo di Coldiretti Veneto che porterà la riflessione sulla normativa e gli aspetti giuridici del progetto e chiuderà Alberto Zannol della Direzione agroalimentare della Regione, che relazionerà sul sostegno del Veneto allo sviluppo della filiera della canapa.

Le priorità e gli obiettivi. Con la canapa in Veneto, tramite un gruppo di imprese, si sta tentando di creare  una filiera vera e propria con l’impiego della canapa in tantissimi settori, dagli impieghi alimentari (con farine, olio ecc.), dalla cosmesi all’alimentazione animale fino all’abbigliamento e l’uso in bioedilizia. Tramite questo progetto già finanziato il gruppo operativo cercherà di dimostrare che puntare sulla canapa non è sinonimo di mettere in commercio sostanze stupefacenti, ma c’è tutto un mondo agroalimentare e produttivo attorno ad essa che merita di essere valorizzato e che non va abbandonato.

Fonte: Coldiretti Padova, Associazione Polesana Coldiretti Rovigo

 

Vino in Cina, l’Australia supera la Francia, Italia sempre lontana

Continua anche nel 2019 la riduzione dell’import di vino in Cina che già l’anno scorso aveva fatto segnare un -2% a valore a fronte di un -8% a volume. Nei primi cinque mesi di quest’anno, il calo è ancora più significativo: -14% se misurato in euro, -18% nelle quantità. Ma la diminuzione non riguarda tutti i vini. Se risulta pesante per i francesi (-31,5% a valori), gli spagnoli (-16,9%) e gli italiani (-12,5%), lo stesso non può dirsi per australiani e cileni che all’opposto crescono rispettivamente del 4,8% e 8,4%.

Il calo nell’import cinese di vini francesi ha riguardato i vini fermi imbottigliati – che rappresentano a volume il 95% del totale – diminuiti a valore di quasi il 34%, mentre ha risparmiato gli spumanti (principalmente Champagne), che all’opposto sono cresciuti di oltre il 24%. La stessa cosa, nel suo piccolo, ha riguardato l’Italia: mentre si sono ridotti gli acquisti a valore del 15% in seno ai vini fermi, quelli relativi agli spumanti hanno fatto registrare un +5%. “Il prezzo gioca un ruolo fondamentale negli acquisti dei vini da parte dei cinesi e gli accordi di libero scambio di cui godono australiani e cileni (che permette loro di entrare in Cina a dazio zero) li favoriscono rispetto ai competitor, anche nei confronti dei più blasonati francesi che fino a qualche anno fa sembravano immuni da queste logiche concorrenziali”, dichiara Denis Pantini, responsabile Nomisma Wine Monitor.
Ne è riprova quanto accaduto all’import di vini statunitensi in questi primi cinque mesi: la guerra commerciale combattuta da Trump con la Cina a colpi di aumenti tariffari alle frontiere ha portato le vendite di vini Usa sul mercato cinese a -54% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente: una bella botta per i produttori americani!

Investimenti australiani. E’ invece fuori di dubbio come l’Australia abbia deciso di investire pesantemente sul mercato cinese, tanto da farlo diventare il primo mercato di sbocco dei propri vini. Oggi il 40% dei ricavi derivanti dalle vendite oltre frontiera dei vini fermi imbottigliati australiani deriva proprio dalla Cina quando dieci anni fa tale incidenza non arrivava al 4%. “Ma il sorpasso australiano ai danni della Francia può anche essere interpretato come un cambiamento nelle modalità di consumo dei vini da parte dei cinesi, un segno di maturità e maggior consapevolezza negli acquisti, non più dettati solo dalla ricerca di status e notorietà, ma di qualità al giusto prezzo. E, in questo caso, il vino italiano può giocare la sua partita, a patto di farsi conoscere dal consumatore cinese” ha aggiunto Pantini.

La riduzione che ha interessato l’import dei vini italiani sul mercato cinese non ha fortunatamente trovato analogie sugli altri principali mercati mondiali. Restando in tema di mercati terzi, l’import di vini dall’Italia è cresciuto – sempre a valore e nei primi cinque mesi del 2019 – di quasi il 10% in Giappone, del 2% in USA, Svizzera e Norvegia e dell’1% in Canada. Percentuali significative di incremento in Corea del Sud (+18%) e Brasile (+4%), anche se il “peso” di questi mercati è ancora marginale sulle nostre esportazioni complessive (meno dell’1%). Sul fronte degli altri mercati – con dati però disponibili al primo quadrimestre 2019 – si evidenzia una buona crescita rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente delle importazioni di vino dal nostro paese in Russia (+9%), Francia (+4%) e Regno Unito (+2%), mentre in Germania si assiste – ormai purtroppo come consuetudine da alcuni anni – ad un calo del 2%.

Fonte: Nomisma Wine Monitor su dati doganali

Riqualificato a Segusino (TV) il “Trodo delle Acque”, escursionisti a piedi ed in bici ora più sicuri

da sx Denis Coppe e Carlo Stramare ricevano da Fabrizio Stelluto, presidente Argav, le tessere di soci onorari Argav al Wigwam di Arzerello di Piove di Sacco (PD)

Gli amici Carlo Stramare e Denis Coppe, da noi eletti “soci onorari Argav” per il legame pluriennale che ci lega agli “S-céch de Segusin“, ci hanno informato che lo scorso 29 giugno è stato inaugurato a Segusino (TV) il nuovo sentiero che attraversa il torrente Riù, affluente del Piave. Si tratta di un progetto di riqualificazione dello storico Trodo de le Acque che collega Segusino a Stramare. L’iniziativa, fortemente voluta dalla Pro Loco e dal Comune di Segusino, è stata realizzata grazie ad un finanziamento di oltre centomila euro ricevuti dal Consorzio Bim Piave.

Uno degli otto ponticelli installati lungo il sentiero (foto Giovanni Carraro)

Il sentiero, di circa 3-4 chilometri, collega il centro di Segusino con il borgo di Stramare, passando per la valle dei mulini, tra Riva Secca e Riva Grassa. Frequentato da camminatori e ciclisti, il sentiero è stato messo in sicurezza con la collocazione di otto nuovi ponticelli realizzati in acciaio e legno, che consentiranno agli escursionisti, a piedi o in bici, di attraversare in sicurezza anche durante le piene del torrente. I lavori di posa dei ponticelli non sono stati semplici, infatti, la soluzione più veloce ed economica, volta a tutelare la valle, è stata l’utilizzo di un elicottero.

L’intervento rappresenta un  progetto naturalistico e turistico di ampio respiro, che abbraccia la realizzazione di una nuova area sosta camper dotata di 25 stalli. I due progetti turistici mirano a promuovere il territorio segusinese e rientrano nel più ampio progetto provinciale della pista ciclabile “La Piave”, che collegherà il Veneto da nord a sud seguendo il corso del fiume Piave.

Elena Filini racconta la leggenda del diavoletto (foto Giovanni Carraro)

In occasione dell’inaugurazione, è stato proiettato il film “Vette, borghi e capitelli di Segusino”, documentario voluto dalla Pro Loco e dal Comune e realizzato in collaborazione con l’emittente televisiva Telebelluno. «L’idea è nata insieme al regista Giovanni Carraro alcuni mesi fa», spiega Gloria Paulon, sindaco di Segusino. «Una puntata tutta per noi che entra nel ciclo di documentari “Dolomiti e Prealpi Flash” non solo per parlare di sentieri della nostra area montana, ma anche di tradizioni e leggende”. Oltre alla visita dei numerosi capitelli che si incontrano lungo il sentiero, il nuovo filmato prevede, infatti,  inserti culturali che raccontano storia e leggende di due piccoli edifici sacri. Il primo è la chiesetta campestre di Maria Ausiliatrice a Milies, altro importante borgo della montagna Segusinese. «Questa struttura, che sorge su una piccola collina nella conca di Millies ai piedi del Monte Zogo, stava cadendo in rovina», spiega Elena Filini, una dei protagonisti del film. «Grazie all’intervento degli Alpini e degli Amici di Milies, sostenuti economicamente dal Comune e dalla generosità della popolazione, è tornata all’antico splendore. Durante il restauro sono emersi due antichi affreschi che erano rimasti celati negli anni sotto gli intonaci, una Madonna con il Bambino e un San Francesco». Il secondo inserto si riferisce all’oratorio di San Barnaba, che la gente del luogo ha sempre identificato erroneamente come figura femminile citandolo come “Santa Barnaba”. Qui la Filini racconta la leggenda del diavoletto posto sull’affresco dell’altare, che rappresentò per intere generazioni di contadini un monito a non bestemmiare.

veduta aerea del borgo di Stramare (foto Giovanni Carraro)

Stramare, borgo magico. Una tappa del video è tutta dedicata a Stramare, borgo che fino a pochi anni fa era completamente disabitato, ma che oggi sta lentamente ripopolandosi. L’inserto è curato da Mariano Lio, scrittore locale che ha all’attivo numerosi libri aventi come tema l’attività rurale e le tradizioni della valle di Segusino. «Sono stato coinvolto dal regista per parlare della storia dei primi carbonai che hanno fondato il borgo nel Seicento, ma anche di tradizioni popolari», racconta Mariano Lio. «Un paese che ha vissuto di agricoltura e alpeggio fino a metà del secolo scorso, dove l’unica regola era quella dell’aiuto spontaneo tra le famiglie sfociato in quell’Opera de Rodol che ha reso unico questo borgo».

Fonte: Pro Loco Segusino e Associazione Amici del Presepio di Segusino, Giovanni Carraro, autore del docu-film “Vette, borghi e capitelli di Segusino”

Colline del Prosecco patrimonio Unesco. Zaia: “Vittoria meritata e attesa di un intero territorio”

San Pietro di Barbozza ValdobbiadeneLe Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene sono patrimonio dell’Umanità. La 43° sessione del Comitato per il Patrimonio mondiale Unesco, riunita a Baku, capitale dell’Azerbaijan, ha iscritto le Colline trevigiane nella lista dei paesaggi culturali da tutelare come patrimonio dell’umanità.

La felicità della delegazione italiana a Baku alla notizia dell'assegnazione del riconoscimento Unesco alle colline del ProseccoI 97 chilometri quadrati di declivi vitati e di borghi della Sinistra Piave tra Conegliano e Valdobbiadene diventano così l’ottavo sito veneto e il 55° sito italiano sotto l’egida dell’Organizzazione mondiale delle Nazioni Unite per la cultura che tutela 1092 (ora 1093) luoghi ‘unici’ in 167 Paesi. L’Italia rafforza ulteriormente il proprio primato di Paese con il maggior numero di siti iscritti nel registro dei patrimoni dell’umanità. “Ci avevamo creduto sin dall’inizio, dieci anni fa, quando demmo avvio al percorso per candidare questa porzione così unica e particolare del territorio veneto a patrimonio dell’umanità e ora, grazie anche agli approfondimenti richiesti da Icomos, siamo riusciti a portare la palla in meta”, dichiara il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, presente a Baku insieme ai tre consulenti scientifici del dossier della candidatura, Mauro Agnoletti (docente di pianificazione del paesaggio rurale all’università di Firenze e coordinatore scientifico del catalogo nazionale dei paesaggi rurali), Amerigo Restucci (ex rettore dello Iuav di Venezia) e Leopoldo Saccon (architetto di Conegliano) e al presidente dell’Associazione temporanea di scopo per la candidatura, Innocente Nardi. “Il riconoscimento del massimo organismo mondiale per la tutela dei beni culturali – prosegue il presidente – consacra il lavoro di un intero territorio, il laborioso gioco di squadra, creato tra istituzioni, esperti, produttori e abitanti, per identificare e far apprezzare al mondo intero identità, valori e caratteristiche di un paesaggio plasmato dall’attività agricola e che si è conservato integro e autentico attraverso i secoli. Aver realizzato questo sogno, e averlo fatto insieme, esalta la gioia della vittoria”.

Colline di Farra di SoligoNuove opportunità di sviluppo. “L’iscrizione delle colline del Prosecco nell’esclusivo registro dell’ Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura – ribadisce Zaia –significa promuovere a livello internazionale un microcosmo fatto di natura e di cultura, di attività rurali e di insediamenti storici che hanno plasmato in modo  originale e inconfondibile i rilievi della Sinistra Piave. Il blasone Unesco consacra la particolare conformazione geomorfologica delle nostre colline e il ricamo di coltivazioni vitate, di ciglioni erbosi e terrazzamenti creato nei secoli dal lavoro di agricoltori eroici. D’ora in poi istituzioni, imprenditori e abitanti saranno ancor più impegnati nel conservare l’integrità di questo habitat, salvaguardandone la biodiversità e sviluppando le potenzialità attrattive”.

Farra di Soligo CollaguIl dossier. Il successo della candidatura –  avviata nel 2009 dall’Associazione temporanea di scopo costituita dal Consorzio di tutela del Prosecco di Valdobbiadene Conegliano, dalla Provincia e dalla Camera di commercio della Marca, nonché dall’Ipa composta da enti pubblici e stakeholders del territorio -va individuato in un insieme di fattori. Il dossier presentato a Baku si  è incentrato sulla qualità del paesaggio, traendo spunto dall’iscrizione dell’area nel Registro Nazionale dei Paesaggi Rurali storici del Ministero dell’Agricoltura e tenendo conto dei suggerimenti di Icomos. I consulenti scientifici del dossier della candidatura hanno messo in evidenza come i prodotti tipici abbiano una qualità non solo legata ai processi produttivi, ma trovano un valore aggiunto non riproducibile nel paesaggio.

Nel caso del Prosecco, già dal Medioevo la struttura mezzadrile ha creato appezzamenti di piccole dimensioni che si sono mantenuti fino ai nostri giorni, creando un mosaico di piccole vigne che si inframezzano al bosco. Questa struttura, in abbinamento alle sistemazioni del terreno, in particolare ai ciglioni erbosi che si arrampicano sulle ripidissime pendici collinari, documentati almeno dal 1600, contribuisce all’unicità dell’area e alla bellezza dei luoghi. Alle forme del paesaggio si associano poi le architetture degli impianti viticoli e le tecniche di allevamento, le quali, come nel caso della Bellussera, inventata a Tezze di Piave a fine Ottocento, conferiscono ulteriori elementi di diversificazione ed unicità rispetto ai paesaggi viticoli già candidati nella World Heritage List. La candidatura del Prosecco appare, al momento, l’unica, fra i siti viticoli iscritti nel Worl Heritage, a puntare sul paesaggio. Altro elemento fondamentale per il successo della candidatura è stata la capacità della Regione Veneto di mettere in piedi una struttura organizzativa ed un gruppo di lavoro molto efficienti, che in un tempo limitatissimo hanno realizzato un dossier davvero convincente.

Il futuro. Valorizzare l’iscrizione, assicurando la conservazione dei valori del sito e  promuovendo un turismo di qualità che faccia conoscere il paesaggio al grande pubblico è solo il primo passo. Il paesaggio rurale è un elemento fondamentale del nostro patrimonio culturale e della competitività di tutto il nostro sistema agricolo, che trova nel turismo un naturale complemento per lo sviluppo del territorio rurale. E’ però necessario che il successo ottenuto porti ad una crescita della consapevolezza riguardo al potenziale che il paesaggio rappresenta per tutto il paese. Valorizzare il registro nazionale dei paesaggi storici, trampolino di lancio per l’iscrizione nei programmi Unesco e Fao, proteggere il territorio rurale dall’abbandono, adeguando anche gli strumenti di tutela e promuovere le unicità dell’Italia nella prossima politica agricola comunitaria 2020-27, sono gli obiettivi più ambiziosi.

Il voto. A Baku il comitato per il Patrimonio mondiale Unesco, ha approvato a pieni voti l’iscrizione delle Colline delle Marca nel registro mondiale, facendo proprie le valutazioni consegnate dagli esperti di Icomos (Consiglio internazionale dei monumenti e dei siti) accompagnate da 14 raccomandazioni per il mantenimento dell’egida Unesco al sito: raccomandazioni che spaziano dalla mappa dettagliata dei manufatti di architettura rurale ad una migliore distinzione tra la ‘core zone’ e la cosiddetta ‘buffer zone’ (‘zona cuscinetto’), per mitigare l’impatto ambientale degli insediamenti produttivi; dall’approfondimento del modello socio-economico in vigore alla pianificazione della sostenibilità a lungo termine del paesaggio culturale; dell’elaborazione di un piano strategico per lo sviluppo sostenibile e coerente del turismo e del ricorso alle energie rinnovabili ad un maggiore coinvolgimento delle comunità locali nella gestione del sito.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

Cresce il sostegno europeo all’apicoltura

La Commissione europea destinerà nei prossimi tre anni 120 milioni di euro al settore apistico a conferma dell’essenziale ruolo svolto dalle api per l’agricoltura e l’ambiente.

Il finanziamento supera di 12 milioni di euro quello del periodo 2017-2019. Il sostegno dell’UE, raddoppiato dai contributi degli Stati Membri, si applicherà ai Programmi nazionali di apicoltura a partire dal 1° agosto 2019 e proseguirà fino al 31 luglio 2022. Questi Programmi sono concepiti a livello nazionale, in cooperazione con gli stakeholder del settore, allo scopo di migliorare le condizioni del comparto apistico e la commercializzazione dei loro prodotti. Le misure comprendono, ad esempio, la formazione per gli apicoltori, il supporto per avviare un’attività di apicoltura, la lotta contro i parassiti che danneggiano gli alveari e la ricerca o le misure per migliorare la qualità del miele.

Nel 2018, l’UE contava oltre 17,5 milioni di alveari distribuiti tra oltre 600.000 apicoltori. L’apicoltura è praticata in tutti gli Stati Membri dell’UE, che rappresenta il secondo produttore mondiale di miele. Le colonie di api sono essenziali per l’agricoltura e l’ambiente, garantendo la riproduzione delle piante mediante impollinazione, mentre l’apicoltura partecipa allo sviluppo delle aree rurali.

Fonte: Veneto Agricoltura Europa

Contro lo spreco di cibo scende in campo la “fantascienza possibile”

Una confezione in grado di cambiare colore in presenza di contaminazioni: un sistema che, oltre a garantire la salute, servirà a diminuire gli sprechi avvisando quali prodotti consumare per primi. E ancora, circuiti elettronici ingeribili, e digeribili, contro lo spreco alimentare. L’ Istituto Italiano di Tecnologia (Iit) lancia due progetti che i ricercatori del Centro di nanoscienze e tecnologia ipotizzano di poter concretizzare nel giro di qualche anno.

In prima fila c’è il nuovo studio sui cristalli fotonici: «elementi che negli ultimi tempi hanno suscitato grande interesse – spiega Giuseppe Paternò, coordinatore del progettoe che noi ora vorremmo utilizzare in grandi numeri per rilevare i batteri nei prodotti alimentari, soprattutto quelli a base di carne e uova». L’obiettivo è quello di arrivare ad una produzione su larga scala di questi cristalli fotonici che attualmente vengo utilizzati solo nel laboratori di ricerca. «Vogliamo – continua Paternò – fornire all’industria alimentare delle pellicole in grado di cambiare colore al primo attacco batterico, per esempio dell’Escherichia coli’. Sarebbe così possibile rimuovere tempestivamente la porzione di cibo che mostra segni di ammaloramento, scongiurando l’ampliamento della contaminazione».

Inchiostri organici. La riduzione dello spreco di cibo potrebbe venire anche dal progetto di cui è coordinatore Mario Carioni: realizzare circuiti elettronici non solo ingeribili (in medicina, dispositivi diagnostici da espellere a fine esame già esistono), ma anche assimilabili dall’apparato digerente. «Non si tratta di dar da mangiare circuiti elettronici – spiega Carioni – quanto piuttosto di giungere a sfruttare le proprietà elettroniche di ciò che già consideriamo cibo, come lo sono alcuni inchiostri organici, arricchendoli di altri materiali che possono diventarlo». Concretamente, dentro al cibo verrebbero inseriti dei sensori in grado di rilevare la decomposizione dell’alimento, realizzati su supporti cartacei del tutto simili a quelli dei tatuaggi per i bambini. Questi sensori comunicano poi all’esterno con un’etichetta intelligente o addirittura con il frigorifero o un’app del telefono. Ad alimentare l’impianto piccole celle fotovoltaiche in grado di sfruttare anche la luce artificiale.

Fonte: Garantitaly.it

Legata al cibo la storia dell’imprenditoria italiana

La recente classifica de “Le 100 famiglie imprenditoriali italiane” realizzata dalla testata economica “Forbes”, vede al primo posto assoluto la famiglia Agnelli, ma subito dopo, al secondo c’è la famiglia Amadori, alla guida della omonima azienda alimentare, e al terzo la famiglia Antinori, realtà fiorentina che ha fatto la storia del vino italiano, con oltre 600 anni di attività alle spalle. È la più nitida tra tutte le dimostrazioni di quanto la storia dell’imprenditoria italiana legata al cibo sia tramandata di generazione in generazione in un legame che non è solo genericamente legato al territorio, ma che affonda le proprie radici nei decenni e nei secoli passati. Scorrendo la classifica di Forbes nella top 10 figurano ancora nomi legati al cibo e al vino quali Bagnoli (Sammontana), Balocco, Barilla e Bauli. Non mancano poi, nei successivi piazzamenti, famiglie che hanno allargato la propria attività dal settore originario anche all’agroalimentare. Ecco allora, al n. 11, la famiglia Benetton, socia al 36% di uno dei gruppi leader del vino italiano, Zonin1821.

Molti i gruppi famigliari che hanno esteso al vino la propria storica attività industriale. Nel vino ha investito la famiglia Ferragamo, 38esima in classifica, con la Tenuta il Borro, nell’aretino, e con Castiglion del Bosco, a Montalcino, mentre al n. 42 c’è un altro pezzo di storia plurisecolare del vino italiano, legato alla famiglia Frescobaldi, altra realtà di riferimento della produzione enoica del Belpaese. Posizione n. 51, invece, per la famiglia Illy, leader del caffè, ma protagonista anche nel vino, con la cantina Mastrojanni, in pochi anni divenuta uno dei punti di riferimento della qualità del Brunello di Montalcino. Al n. 56 c’è la famiglia Lunelli, che vede oggi al vertice Matteo Lunelli, la cui storia è intrecciata a doppio filo con la spumantistica italiana, con le Cantine Ferrari, mentre al n. 62 c’è la famiglia Marzotto, anche in questo caso, legata soprattutto al mondo della moda, ma decisamente protagonista anche nel vino, con il gruppo Santa Margherita, una delle più importanti realtà del vino d’Italia. Chiudiamo con il 67esimo posto della famiglia Moratti, la cui fortuna si deve soprattutto al petrolio, con la Saras, ma che nel vino guida Castello di Cigognola, nell’Oltrepò Pavese.

Fonte: Garantitaly.it

Prosecco Doc, riclassificate le riserve vendemmiali ed obbligo del logo della denominazione sull’etichetta

Entro due anni tutti i soci del Consorzio Prosecco Doc dovranno apporre sulle loro etichette il logo della denominazione Prosecco Doc, fino ad oggi facoltativo. È una delle misure decise per contrastare i rischi di contraffazione e di uso improprio di denominazioni che richiamano l’origine italiana dei prodotti, il cosiddetto «italian sounding».

Riclassificazione riserve vendemmiali. Inoltre l’assemblea dei soci ha dato mandato al presidente Stefano Zanette di chiedere alla Direzione agroalimentare delle Regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia di riclassificare gli ettolitri della riserva vendemmiale da Prosecco a «vino bianco con o senza indicazione geografica», visto che le giacenze messe da parte come riserva vendemmiale si ritengono superflue e diventa opportuno riclassificarle in modo tale che il vino da esse ottenuto non sia più atto a produrre Prosecco. Ad essere esclusa dalla richiesta sarà soltanto la componente di riserve vendemmiali destinate a diventare Prosecco biologico. La decisione, prevista dalle leggi delle due Regioni, viene presa in un’ottica di regolazione delle vendite e di mantenimento del prezzi al di sopra di determinati valori. Per il Prosecco Doc fra gennaio e maggio 2019 gli ettolitri imbottigliati sono stati superiori del 5,5% rispetto all’anno precedente, in piena corrispondenza con le previsioni del Consorzio. «L’andamento climatico degli ultimi mesi ci ha fatto uscire indenni dal pericolo di gelate e la produzione va quindi a soddisfare i 180 quintali per ettaro previsti dal disciplinare. I pronostici sulla vendemmia 2019 e l’andamento del mercato, dunque, ci hanno indotto a chiedere la riclassificazione a ‘vino bianco’ ciò che era stato accantonato in via prudenziale», ha dichiarato Zanette.

Fonte: Garantitaly.it