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Cicloturismo, luci e ombre di un settore che presenta grandi potenzialità di sviluppo, specie nell’ambito della multifunzionalità in agricoltura

Un cicloturista su cinque sceglie l’agriturismo per le sue vacanze a due ruote. Nel 61 per cento dei casi è straniero e vuole girare l’Italia in bici per la bellezza dei paesaggi, il clima favorevole, l’ampia offerta culturale ed enogastronomica. Ama consumare prodotti di agricoltura biologica e locali. Ma il Veneto, come tutto il territorio nazionale, è ancora poco attrezzato per accoglierlo: poche strutture ricettive sono attrezzate per i ciclisti, pochi gli itinerari con la segnaletica adatta, scarse le informazioni e pure la promozione all’estero non è sempre adeguata.

Chiara Reato

Passi in avanti, ma c’è ancora molto da fare. Tanti operatori turistici si stanno accorgendo però delle grandi potenzialità offerte del cicloturismo, un’industria che in Europa crea un indotto di 44 miliardi (dati 2016 Enit), con 2,3 miliardi di gite in bicicletta organizzate e 20 milioni di pernottamenti. E a dimostrare l’interesse è il pienone di operatori e guide turistiche accorsi all’agriturismo Corte Carezzabella, a San Martino di Venezze (Ro), per la giornata dedicata a “Agriturismo, Cicloturismo & Territorio”, promossa lunedì 20 novembre da Agricycle Veneto, la rete degli agriturismi di Agriturist-Confagricoltura Veneto, che offre servizi dedicati ai cicloturisti. Chiara Reato, presidente di Agriturist Rovigo, ha spiegato i grandi passi in avanti compiuti dagli agriturismi del territorio creando la rete Agricycle, che si è data una carta dei servizi dedicati ai cicloturisti come ricoveri per le bici, mappe, piccola officina, colazioni energetiche. “I turisti a due ruote che ci bussano alla porta sono tanti – ha detto -, anche grazie a un territorio come il nostro che con i percorsi pianeggianti lungo i fiumi e il Delta del Po è alla portata di tutti, dalle famiglie ai bambini. Tuttavia è necessario specializzarsi e formarsi, perché il cicloturismo non ammette improvvisazioni. Anche il pubblico dovrebbe però fare la sua parte, curando i percorsi, la segnaletica e il territorio. Il degrado e gli argini non sfalciati ci creano imbarazzo con gli ospiti. Chiediamo più cura e sensibilità alla bellezza, perché il paesaggio è il nostro grande patrimonio”.

sala gremita al convegno Agricycle

Miopia istituzionale. Secondo Sandro Vidali, guida turistica che da anni conduce i cicloturisti alla scoperta del Delta del Po, manca ancora la capacità di investire nel cicloturismo come ha fatto l’Alto Adige con la Dobbiaco-Lienz, che sulla ciclabile ha costruito floridità e posti di lavoro: “Il nostro è un territorio che si presta molto a un turismo come quello in bicicletta, con i suoi 480 chilometri di argini fluviali e il Delta del Po. Bisognerebbe però fare scelte coraggiose per mettere in sicurezza il ciclista, ad esempio limitando il traffico nelle stradine che costeggiano i fiumi. E occorrerebbe lavorare sull’intermodalità dei trasporti, perché senza treni, bus e traghetti che trasportino i ciclisti da una parte all’altra del territorio non si crea attrattività. Invece qui è stato addirittura cancellato il traghetto tra Porto Levante e Albarella, che era il collegamento tra Venezia e Ravenna per tanti gruppi cicloturistici, ora costretti a percorrere la Romea con grandi rischi”.

Il turismo ha “bisogno” dell’agricoltura. Bisogna crederci di più, perché la domanda c’è, come ha confermato Pierfrancesco Rupolo, che dirige una delle due case editrici di guide cicloturistiche in Italia, che ha ricordato come l’indotto del cicloturismo in Italia sia in crescita continua. Michele Mutterle, referente nazionale della Fiab, la Federazione italiana degli amici della bicicletta che propone ogni anno 4.000 cicloviaggi, ha fornito i dati interessanti di una ricerca tedesca: un cicloturista compie vacanze della durata media di sette giorni, pedalando per 544 chilometri, cambiando spesso albergo e città. Un fermento confermato da Carmen Gurinov, guida sui Colli Euganei, Matteo Mingardo, promotore di eventi nell’ambito del turismo rurale, Alberto Zucchetta, consulente turistico e Diego Gallo, referente di Ogd Terme, che ha sottolineato come il turismo stia cercando “nell’agricoltura elementi per potersi rigenerare”. Le conclusioni sono state affidate ad Alberto Sartori, di Agricycle Veneto e Leonardo Granata, presidente di Agriturist Veneto: “Da due anni abbiamo iniziato a intessere sinergie tra i diversi operatori turistici ed è questa la strada giusta, perché dobbiamo sempre di più strutturarci e diventare professionali. La Regione Veneto sta mettendo sul piatto bandi molto interessanti, ora sta a noi dare concretezza ai nostri progetti”.

Fonte: Servizio Stampa Confagricoltura Veneto

PM10, un problema sottovalutato da tutti

(di Alessandro Bedin, consigliere Argav) Già da inizio autunno sono iniziati a Vicenza ed in molte località della pianura Padana, una delle aree più inquinate al mondo, gli sforamenti di PM10 (Materia Particolata, cioè in piccole particelle, nella misura di 10 millesimi di millimetro), ovvero il superamento del valore limite giornaliero nell’atmosfera di polveri sottili; e questo nonostante gli impianti di riscaldamento domestici fossero ancora spenti!

Un silenzioso veleno. Salvo non essere già assuefatti a questa triste realtà, ciò che non è ancora chiaro a tutti è che questo inquinante si deposita nei nostri polmoni  – e su quelli dei nostri figli e nipoti -, accumulandosi e ingenerando futuri problemi per la nostra e la loro salute. Di fatto, uccide più questo inquinante che non il fumo delle sigarette, anche se chi fuma è sottoposto a un surplus di rischio. I morti in Europa sono quasi mezzo milione all’anno, ma l’Italia detiene il primato con circa 80.000 morti (nel 2000 l’Organizzazione Mondiale della Sanità li stimava in 3.500 all’anno e nel 2014 in 30.000). Credo sia importante ricordare che lo smog colpisce di più i giovani, che le spese sanitarie hanno una incidenza notevole – 115 miliardi all’anno -, che non è solo un problema di polmoni ma anche di salute generale, perché le polveri sottilissime entrano nel “torrente sanguigno” del nostro corpo portando malattie croniche come quelle cardiopatiche, neurodegenerative, renali, sul sistema endocrino, ecc…

Serve un cambiamento culturale. La questione non è per niente semplice da affrontare, servono tanti interventi e collaborazione da parte di tutti. Un po’ di anni fa si accampavano le scuse che non c’erano i soldi e non c’era coordinamento nazionale e regionale. Ora ci sono entrambi: qualche tempo fa, infatti, è stato siglato un accordo tra Ministero dell’Ambiente e le principali regioni della pianura Padana coinvolte – Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna – mettendo “sul piatto” decine di milioni di Euro (16 dal Ministero e 2 per ogni Regione) per fronteggiare questa emergenza. Forse, quello che più manca, è un cambiamento radicale nelle abitudini e nelle comodità. Sicuramente servono più piste ciclabili, mezzi meno inquinanti, impianti più efficienti, ma anche, e soprattutto, un cambiamento culturale e tanto coraggio.

Carta di Sandrigo. Come quello che servirebbe, ad esempio, per realizzare in modo sistematico e continuativo boschi di pianura. La Carta di Sandrigo, a questo proposito, stilata in occasione degli Stati Generali dei Boschi Urbani tenutasi lo scorso 26 ottobre nella cittadina vicentina, dovrebbe essere presa come un riferimento da tutti gli amministratori locali; c’è ancora tempo per sottoscriverla (vedi link) ma soprattutto per programmare e adottare più iniziative possibili al riguardo. Come, ad esempio, adottare l‘incentivo chilometrico per l’uso della bicicletta per i trasferimenti casa-lavoro, già adottato in Francia, Belgio ed in alcuni comuni italiani. Si tratta di una azione concreta ed efficace per far cambiare decisamente e velocemente rotta rispetto a questo imperante disinteresse e sottovalutazione del problema.

Patata dolce: se ne parla il 24 novembre 2017 in un duplice evento a Rosolina (RO) e ad Arzerello di Piove di Sacco (PD), in cui si terrà il consueto incontro Argav-Wigwam

Venerdì 24 novembre 2017 sono in programma due eventi per “celebrare” la patata dolce: alle ore 9:45 Veneto Agricoltura propone a Rosolina (RO) presso il Centro “Po di Tramontana” un incontro tecnico; alle ore 19:00 l’Argav con APO Veneto-Friulana presenta ad Arzerello di Piove di Sacco (PD) nel Circolo Wigwam un momento di approfondimento con varie degustazioni della patata dolce di Zero Branco-Tv.

Tra le prime dieci colture al mondo, Veneto primo produttore in Italia. Tra le colture tradizionali autunnali c’è senz’altro la patata americana, che fa tanto “atmosfera di casa”. Non ci si crederà, ma la batata (Ipomoea batatas), meglio  conosciuta come patata dolce o patata americana, è tra le prime dieci colture al mondo. La sua “ecologia” richiede un clima sub e tropicale, aree dove è molto prodotta e consumata. In Italia è considerata una coltura di nicchia, prodotta in gran parte nel Veneto (quasi 250 ha per oltre 40mila t). La patata americana possiede ovviamente un alto contenuto di zuccheri e per questo risulta molto nutriente. Può essere lessata o cotta al forno e per questo si adatta a diversi usi culinari. Ottimi gli gnocchi serviti con la cannella. È utilizzata inoltre per impieghi industriali (produzione di fecola e alcool) e come coltura da foraggio. Una nicchia interessante quindi che fa sorgere l’esigenza di approfondire e migliorarne la gestione sia sotto il profilo varietale che agronomico e fitosanitario, per intercettare un crescente segmento di consumatori nazionali ed europei.

In Polesine. E’ attorno a questo importante tema che ruoterà il focus “Patata dolce, stato attuale e prospettive future” che Veneto Agricoltura organizzerà venerdì 24 novembre nel proprio Centro Sperimentale Ortofrutticolo “Po di Tramontana” di Rosolina (Ro), in via Mocenigo 7. Ore 09.45 – Registrazione partecipanti, ore 10.00 – Alberto Negro, direttore Veneto Agricoltura, Paolo Sambo, Università di Padova (coordinatore); ore 10.15 – Gianni Barcaccia, Univ. di Padova, Miglioramento genetico della patata dolce, Carlo Nicoletto, Univ. di Padova,Tecnica agronomica e aspetti qualitativi, Franco Tosini, Veneto Agricoltura, Tecnica vivaistica: esperienze condotte dal Centro “Po di Tramontana, Federico Nadaletto, OPO Veneto, Problematiche: gestione e difesa della coltura; ore 11.30 – Dibattito. N.B.: Crediti Formativi Riconosciuti 2,5 CFP – Collegio Periti Agrari;0,5 CFP – Ordine Dottori Agronomi; Acquisito anche il  riconoscimento CFP da Collegio degli Agrotecnici. Iscrizioni a questo link.

In Saccisica. Sempre il 24 novembre, alle ore 19:00, nel corso dell’incontro Argav-Wigwam, si terrà nel Circolo di Campagna Wigwam di Arzerello di Piove di Sacco (PD) un incontro di carattere divulgativo dedicato alla patata dolce di Zero Branco (TV). Giancarlo Babbo, responsabile tecnico settore orticolo APOVF (Associazione Produttori Ortofrutticoli Veneto Friulana) illustrerà le caratteristiche della patata dolce di Zero Branco (Prodotto Tradizionale della provincia di Treviso) e descriverà le particolarità che la distinguono dalle altre patate dolci coltivate nel Veneto.

Gli altri appuntamenti dell’incontro Argav-Wigwam. Oltre all’intervento di Giancarlo Babbo, che farà cenni anche sul radicchio rosso tardivo di Treviso, saranno ospiti della serata: Maurizio Galluzzo, coordinatore scientifico “Emergenza 24”, che presenterà questo nuovo network nazionale fra operatori della comunicazione per la gestione delle situazioni di crisi ambientale; Alessandro Manzardo, rappresentante italiano al “tavolo” ISO per la determinazione dei parametri di certificazione ambientale, che spiegherà come funziona questo organismo, il cui lavoro “sotto traccia” è di crescente importanza per lo sviluppo delle economie nazionali e di cui si è tenuta una recente riunione a Padova; Mariuccia Pelosato, neo presidente FIS Veneto (Fondazione Italiana Sommelier), che anticiperà le loro prossime attività; Leda Siliprandi, curatrice del Museo Storico del Bottone “Sandro Partesotti” di Vigorovea di Sant’Angelo di Piove di Sacco (PD), che parlerà della mostra “Il bottone racconta” in programma a Padova alla Gran Guardia di Padova dal 15 dicembre 2017 al 9 febbraio 2018; Luigi Bonato, titolare dell’azienda vitivinicola Le Rive di Ponte di Piave (TV) condotta, da oltre un secolo, dalla sua famiglia, che presenterà la propria produzione; Renzo Bettiol, titolare del Caseificio di Roncade (TV), che illustrerà alcune curiosità sui formaggi, Isacco Gerotto, chef executive di un importante gruppo alberghiero veneto, che illustrerà le ricette preparate insieme ad Efrem Tassinato, nostro anfitrione, per la serata: gnocchi di patata dolce di Zero Branco dei produttori associati APOVF, salsa al radicchio rosso tardivo di Treviso IGP dei produttori associati APOVF, torta di cardi e formaggio d’alpeggio del caseificio di Roncade, patate dolci di Zero Branco dei produttori associati APOVF cotte sul focolare, patate e caciottona DE.CO. Monte Faldo di Nogarole Vicentino dei produttori della Valle del Chiampo (VI), Vini azienda agricola Le Rive, caffè a tostatura artigianale Torrefazione Caffèsempre di Piazzola sul Brenta (PD).

Fonte: Servizio Stampa Veneto Agricoltura Europe Direct Veneto

Nella Bassa Padovana, l’azienda agricola famigliare Scudellaro “sogna” (e realizza) il proprio futuro

(di Marina Meneguzzi, vice presidente Argav) “Cari consumatori, siete voi l’ago della bilancia, quando andate dal macellaio oppure mangiate in agriturismo, chiedete da dove proviene la carne che vi stanno servendo, sono obbligati a dirvelo. Se la carne è italiana, può essere più cara, ma state tranquilli perché si tratta di una carne di qualità e sana, iper controllata”. A difendere con passione le produzioni zootecniche italiane, sicure e certificate rispetto alla carne d’importazione (secondo Coldiretti, proviene dall’estero il 45 per cento della carne bovina consumata nel Bel Paese), che non può essere controllata alla stregua della carne italiana in quanto arriva priva di “organi sentinella” (es. occhi, ghiandola del timo, ecc.), è una persona che ne ha ben donde. Si tratta di Virio Gemignani, direttore del Servizio Igiene e Produzione Alimenti di origine animale e coordinatore area veterinaria dell’Uls 6 Euganea, presente, insieme ad altre autorità e stampa, all’evento organizzato dall’azienda agricola Scudellaro di Pontecasale, frazione di Candiana (PD), per l’inaugurazione del nuovo punto vendita e del nuovo macello CE. Due locali aziendali, questi, che il dirigente sanitario, toscano d’origine ma veneto d’adozione (a lui si deve, peraltro, curiosamente, l’origine del Palio di Monselice), conosce molto bene, visti i controlli accurati di verifica normativa eseguiti dalla sua direzione nei mesi passati, che hanno ulteriormente certificato come il concetto di qualità sia nel Dna di questa azienda agricola famigliare della Bassa Padovana, il cui marchio oggi rappresenta la garanzia di un prodotto d’eccellenza che rispetta le regole.

il taglio del nastro al nuovo punto vendita azienda agricola Scudellaro

Una storia di vita, di lavoro e di scelte. Le nuove strutture inaugurate vanno a completare un sistema di allevamento che rimane fondamentalmente quello praticato fin dalla nascita dell’azienda, avvenuta quarant’anni fa per mano di Dionigi Scudellaro, presente all’evento insieme alla moglie, che iniziò allevando 2mila tra galline, anatre, faraone e tacchini, lasciati liberi di razzolare nell’aia e alimentati esclusivamente con prodotti coltivati nella campagna di famiglia. Questo è quanto avviene ancor oggi nell’azienda (ad oggi fortunatamente non toccata da casi di aviaria), “una delle 120 mila piccole-medie aziende che costituiscono l‘ossatura dell’economia padovana“, ha affermato durante la cerimonia Fernando Zilio, presidente della Camera di Commercio di Padova. A guidarla oggi sono i figli quarantenni Alberto e Mirco, che hanno sviluppato e modernizzato l’azienda, portando il marchio Scudellaro ad essere in Veneto sinonimo di qualità nell’allevamento degli animali di bassa corte.

coltivazioni azienda agricola Scudellaro

Affinché si avveri, il futuro deve prima essere sognato. I prodotti Scudellaro sono venduti in oltre cento punti vendita in Veneto, ma da oggi questi sono destinati ad aumentare, grazie al nuovo macello CE da lungo “sognato” da Mirco Scudellaro, definito da Chiara Brazzo, sindaco di Candiana, “un sognatore che guarda lontano”. Ha detto Mirco: “Oggi alleviamo circa 70 mila polli, 30 mila faraone, 15 mila anatre, 10 mila capponi, più altre varietà in numero minore, sempre in grandi spazi verdi, aperti e ombreggiati, e alimentati con mais, crusca, erba medica e orzo coltivati nei 100 ettari di terra di proprietà della famiglia. Decenni di esperienza come allevatori avicoli ci hanno portato alla convinzione che prima di tutto viene la salute e il benessere animale, il cui rispetto porta all’abbattimento drastico dell’uso di medicinali durante le fasi dell’allevamento, quindi a una maggiore qualità nel piatto. Il nostro impegno è quello di crescere, di arrivare a nuovi punti vendita sull’intera area regionale ed extra-regionale. La crescita in termini numerici ci garantisce la possibilità di mantenere inalterati i costi di produzione senza toccare la qualità che, anzi, dovrà aumentare ulteriormente. Restiamo fermi sul controllo dell’intera filiera di produzione, fornendo la tracciabilità dal chicco di mais al prodotto da mettere a tavola”. Il nuovo macello di 1600 metri quadri rappresenta l’avanguardia del settore in Italia ed è stato assemblato con le migliori attrezzature italiane e francesi, per garantire efficienza, attenzione agli aspetti legati alla sicurezza sul lavoro e all’igiene, nonché cura nella lavorazione delle carni a salvaguardia della qualità. L’azienda, infatti, non utilizza stimolatori per la crescita, ed il ciclo di vita degli animali è tre volte superiore a quello degli animali da allevamenti intensivi; inoltre, lo spiumaggio avviene manualmente per preservare l’integrità della pelle e la consistenza delle carni.

i cortili di razzolamento di oche e anatre azienda agricola Scudellaro

“Non ci vogliono far mangiare ciò che produciamo”, ha detto nell’incontro Roberto Betto, presidente CIA (Confederazione Italiana Agricoltori) di Padova, che ha denunciato le derive di un mercato globale che impone logiche legate più al guadagno che alla salubrità degli alimenti, e dunque alla salute delle persone, con pasti sempre più veloci e di minore qualità. Scherzando, ma non troppo, Betto ha lanciato lo slogan: “Più Scudellaro e meno McDonald’s“. Di fatto, oggi questo può essere possibile. Oltre a rifornire macellerie e ristoranti, l’azienda Scudellaro, infatti, ha inaugurato una nuova linea di prodotti pronti per essere portati in tavola o semplicemente da riscaldare, che sarà reperibile, oltre che nel nuovo punto vendita aziendale aperto al pubblico, anche nella grande distribuzione. Prodotti pensati per andare incontro a ritmi quotidiani sempre più serrati, ma soprattutto per mantenere alta la qualità di sempre. Per questo la trasformazione viene realizzata direttamente in azienda con cotture sottovuoto e a bassa temperatura in modo da preservarne profumi e valori nutrizionali ed è eseguita da cuochi preparati da un noto consulente di ristoranti, anche stellati, Pier Angelo Barontini. “Il nostro è un investimento importante sia in termini economici che in quelli di potenziamento aziendale, perché, a fianco dei nostri attuali dipendenti, con i quali abbiamo condiviso le scelte di questa nuova stagione, nasceranno nuovi posti di lavoro tra personale impegnato nell’allevamento, nella macellazione, nella preparazione dei nostri salumi e poi tra cuochi, banconieri, personale per la consegna della merce e ovviamente agenti”, ha aggiunto Mirco Scudellaro. Il costo dei prodotti Scudellaro si colloca in una fascia medio-alta di prezzo, ma si può far tesoro dei consigli dei nutrizionisti, che limitano il consumo di carne a poche volte la settimana, e seguire il motto, valido per chi scrive, del “poco ma buono”.

cortili di razzolamento polli azienda agricola Scudellaro

“Un pollo celestiale”. E se a dirlo è il parroco di Candiana, deve essere proprio vero! Il riferimento di don Leopoldo Zanon, intervenuto al taglio del nastro per la benedizione delle nuove strutture, era al pollo “latte&miele”, da lui assaggiato in occasione della sagra paesana, al suo arrivo a Candiana. Scudellaro è, infatti, anche una delle aziende che, dal 2007, conduce in collaborazione con l’Università di Padova questo sistema di allevamento, brevettato poi dalla CCIAA di Padova. Alla base c’è l’idea di allevare un pollo di altissima qualità che possa assurgere a immagine del territorio, sulla scorta di quanto accade in Francia con il “pollo di Bresse” a certificazione d’origine. Nel caso veneto, il periodo di allevamento è di 5 mesi, negli ultimi due mesi di vita i polli vengono alimentati aggiungendo all’ordinaria razione di cereali, latte in polvere scremato e miele millefiori dei Colli Euganei, che aumentano gusto e morbidezza delle carni.

Giornata degli alberi. L’Orto Botanico di Padova organizza nel primo pomeriggio la passeggiata “Alberi come universi”.

Oggi, martedì 21 novembre, nella Giornata nazionale degli alberi, l’Orto botanico di Padova organizza una passeggiata tra orto antico ed erbario, accompagnati da esperti.

Informazioni sull’evento. Ogni albero è un intero universo da raccontare. Ogni specie custodisce una storia evolutiva unica, nasce e cresce in specifiche condizioni ambientali e si lega profondamente alla storia e alle culture delle aree geografiche che abita. Si parte dalla biglietteria, alle ore 15. L’attività è compresa nel biglietto di ingresso all’Orto, con prenotazione consigliata chiamando il numero 049 827 3939 oppure tramite il link di prenotazione.

Fonte: Orto Botanico di Padova

Il “passante di Mestre” diventa più verde, messi a dimora oltre trentamila tra alberi, arbusti ed erbe palustri

Veneto Agricoltura ha avviato un importante intervento di forestazione e ripristino ambientale lungo il “passante di Mestre” in corrispondenza del casello autostradale di Scorzè-Ve. Il progetto, redatto dai tecnici del Centro dell’Agenzia regionale di Montecchio Precalcino (VI), prevede la messa a dimora di 18.000 alberi ed arbusti e di 15.000 piante erbacee tipiche delle sponde di stagni e zone umide. Tutte le piante sono prodotte da Veneto Agricoltura.

L’intervento riguarda un’area recentemente acquisita al demanio idrico, nella quale il Consorzio di Bonifica “Acque Risorgive” ha effettuato imponenti movimenti di terra allo scopo di creare terrapieni a protezione del vicino centro abitato di Cappella, e depressioni umide funzionali alla gestione delle emergenze idrauliche. Le zone umide saranno inverdite mediante l’impianto delle specie erbacee igrofile (che si sviluppano su suoli ricchi d’acqua), alcune delle quali rare e minacciate, con l’obiettivo di ripristinare un importante habitat. L’impianto di questa fascia di vegetazione è già iniziato e proseguirà anche nelle prossime settimane ad opera del personale del centro di Montecchio di Veneto Agricoltura. I terreni più asciutti, invece, ospiteranno varie tipologie di bosco planiziale. Il committente dell’intera opera è il comune di Scorzè con la sponsorizzazione della San Benedetto tramite la società fiorentina di green marketing “Treedom”.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

 

 

Internazionalizzazione prodotti italiani a Indicazioni geografiche, mentre il radicchio di Chioggia “sbarca” in Finlandia, l’Asiago rivendica tutela e riconoscimento in Cina, Giappone e Messico

Il Radicchio di Chioggia Igp si spinge sempre più a Nord. La settimana prossima, in occasione della Settimana della Cucina Italiana nel Mondo, il Consorzio di Tutela porterà in Finlandia il “Principe Rosso” per presentarlo in una serie di eventi enogastronomici e culturali in alcuni ristoranti della capitale e in una serata di gala nell’Ambasciata italiana a Helsinki.

Un mercato attento alle certificazioni di origine e di qualità ambientale. “Puntiamo all’internazionalizzazione della promozione verso il Nord Europa – spiega il presidente del Consorzio di Tutela del Radicchio di Chioggia Igp, Giuseppe Boscolo Palo – perché l’esperienza di questi ultimi anni alla Fiera Fruit Logistica di Berlino, ci ha fatto intravvedere ottime possibilità di affermazione del nostro prodotto in questi mercati, dove il consumatore è attento alle certificazioni di origine e di qualità ambientale. Invitandoci, la nostra Ambasciata ci ha assicurato che la società finlandese è estremamente interessata all’Italia, alla nostra cultura, ai nostri prodotti, soprattutto a quelli tipici regionali a denominazione di origine protetta e controllata che garantiscono lo stretto legame col territorio. Il radicchio di Chioggia, con la sua caratteristica chiusura a palla compatta è un ortaggio che può sopportare meglio di altre verdure a foglia il gelo invernale, inoltre il suo colore rosso-amaranto innervato di bianco può costituire un elemento di vivacità sulle tavole nordiche”.

L’altro lato della medaglia. “E’ in atto uno scontro globale, senza esclusione di colpi che richiede un intervento forte del sistema politico italiano e comunitario contro i tentativi di delegittimare un comparto di interesse nazionale come quello delle Indicazioni Geografiche. E’ questo il messaggio che il Consorzio Tutela Formaggio Asiago lancia dopo che, negli ultimi tre mesi, è stato protagonista di un’intensa azione di tutela che ha visto il pieno riconoscimento dei diritti di proprietà intellettuale ed una serie di vittorie legali contro tentativi di usurpazione ottenute in Cina, Giappone e Messico, paesi dove sono in corso i negoziati bilaterali con l’Unione Europea.

La sinergia tra prodotto e territorio è l’elemento distintivo e fondante dell’Indicazione Geografica, occasione unica e inimitabile di promozione economica e valorizzazione del genius loci. A confermarlo sono i numeri del comparto dei prodotti DOP e IGP italiani che oggi valgono 14 miliardi di fatturato alla produzione (vino escluso) e, nel 2016, hanno visto esportazioni per 7,8 miliardi di euro, con un peso del 21% delle tipicità sull’intero export agroalimentare (dati Qualivita). Un settore, quello delle DOP e IGP, non delocalizzabile, che fornisce un importante contributo alla fiscalità nazionale e la cui salvaguardia andrebbe inserita tra le priorità nazionali, in quanto asset strategico per l’economia del Paese. “Di fronte a chi oggi mette in discussione lo stretto legame tra denominazione e luogo geografico d’origine – afferma il presidente del Consorzio di Tutela, Fiorenzo Rigoni, – come le  recenti richieste di organizzazioni di produttori nordamericani indirizzate al presidente Trump di non riconoscere le Indicazioni Geografiche negli accordi commerciali, è necessario che il sistema politico italiano prenda atto dell’attacco globale in corso e agisca, di concerto con la Ue, per salvaguardare i diritti di proprietà intellettuale legati ai prodotti DOP e IGP, la cui tutela coincide non solo con la difesa di interessi economici vitali ma con la difesa di un valore non negoziabile: ovvero l’identità e la cultura di intere comunità locali”.

Fonte: Servizio stampa Consorzio radicchio di Chioggia Igp e Consorzio Tutela Asiago Dop

 

Soci Argav in visita all’azienda agricola Scudellaro di Pontecasale di Candiana (PD)

Oggi, sabato 18 novembre, i soci Argav sono in visita all’azienda agricola Scudellaro di Pontecasale di Candiana, nella Bassa Padovana, in occasione dell’inaugurazione di un loro nuovo ramo aziendale. L’azienda, che non pratica l’allevamento intensivo, ma all’aperto e nutre gli animali solo con cereali prodotti in sede, ha una storia pluridecennale. Ora la proprietà ha deciso di dotarsi di un macello CE tra i più moderni esistenti in Veneto, che assembla al meglio attrezzature italiane e francesi. La nuova struttura consentirà loro di commercializzare non solo in Veneto, come accade oggi, ma su più larga scala. Inoltre, sarà presentata una nuova linea di prodotti precotti, il cui ricettario è stato affidato al consulente per ristoranti Pier Angelo Barontini, che lavorerà direttamente in azienda con cotture a bassa temperatura e sottovuoto.

Pfas. Vietato per un anno il consumo del pesce pescato nelle acque superficiali dei 21 comuni della “zona rossa”

“I livelli di contaminazione riscontrati nelle specie ittiche di cattura, campionati nell’ultima fase del piano di monitoraggio, hanno suggerito l’opportunità di individuare misure di carattere precauzionale”. Ad affermarlo è l’Istituto Superiore di Sanità, che ha presentato ieri a Venezia i risultati del Piano di monitoraggio degli alimenti in relazione alla contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) in alcuni ambiti della regione del Veneto, realizzato e valutato in accordo con la Regione e in collaborazione con l’Istituto Zooprofilattico delle Venezie e l’Arpav.

Ordinanza di divieto di consumo. Quindi, sulla base dei risultati della ricerca, il Presidente della Regione del Veneto ha emesso un’ordinanza nella quale viene vietato il consumo di pesce pescato nelle acque superficiali in tutti i 21 Comuni della cosiddetta “zona rossa”. Il divieto è in vigore dal 10 novembre e lo resterà per un anno.

Gli alimenti esaminati. Complessivamente, sono stati prelevati 614 campioni di alimenti di origine vegetale e 634 campioni di alimenti di origine animale. Gli alimenti vegetali campionati sono stati: frutta (mele e pere da tavola), uva da vino, ortaggi (patate, radicchio, pomodori, asparagi, cipolle, lattuga/lattughino e altre verdure a foglia, fagiolini, zucchine, peperoni, zucca, piselli, cavoli, fagioli) e cereali (mais). Quelli di origine animale: muscolo e fegato di suini, avicoli e bovini da carne, oltre che latte, uova e pesci di cattura.

Esiti. Gli alimenti di origine vegetale sono risultati esenti da contaminazione rilevabile da PFOS e PFOA ad eccezione di alcuni campioni di mais, i cui livelli di PFOA erano in ogni caso estremamente bassi”; relativamente agli alimenti di origine animale, il latte, il muscolo bovino e quello avicolo hanno mostrato per PFOS e PFOA contaminazioni assenti o trascurabili. Il fegato, in particolare quello suino e le uova di produzione familiare hanno mostrato, in una percentuale significativa di campioni, livelli variabili di contaminazione per PFOS e PFOA. Il contributo di tali alimenti in termini di esposizione ai contaminanti risulta tuttavia estremamente ridotto anche nello scenario cautelativo adottato. Anche in alcuni campioni di muscolo suino è stata rilevata presenza dei contaminanti; i bassi valori riscontrati fanno comunque stimare come estremamente ridotto il contributo di tale alimento all’esposizione della popolazione ai PFAS”.

Conclusione. “La presente stima del contributo dei singoli alimenti all’esposizione a Pfos e Pfoa in rapporto agli attuali TDI (limiti cautelativi per l’esposizione cronica ndr.) stabiliti da EFSA (Ente Europeo per la Sicurezza Alimentare con sede a Parma ndr.) non ha messo in evidenza criticità sotto il profilo della sicurezza alimentare. Tale stima verrà perfezionata quando i dati sui consumi alimentari locali, raccolti nel contesto del biomonitoraggio attualmente in corso sulle persone saranno disponibili”.

Costi. Ha detto Coletto: “Abbiamo ricevuto dal Ministero della Salute la notizia di un primo stanziamento di due milioni di euro per la parte delle attività sanitarie. Non è molto, ma è già qualcosa, i costi si protrarranno per anni, perché stiamo attuando un vero e proprio screening sulle persone che durerà a lungo ed eroghiamo le eventuali cure necessarie in forma totalmente gratuita. All’appello mancano ancora gli 80 milioni promessi dal Governo per gli interventi acquedottistici”.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

Fieragricola di Verona 2018 sarà la capitale del latte e della zootecnia

Sarà Fieragricola la capitale del latte e della zootecnia, quando a Verona si ritroveranno, dal 31 gennaio al 3 febbraio 2018, tutti gli espositori della cosiddetta zootecnia di precisione: robot e impianti di mungitura, impianti per la preparazione e la distribuzione automatizzata dei mangimi, software e microchip per il controllo a distanza della mandria, degli impianti di ventilazione, dei sistemi per la pulizia delle stalle.

In mostra. Tre padiglioni su 10 saranno dedicati alle tecnologie e prodotti per la zootecnia, per la produzione zootecnica, le energie rinnovabili (padiglione 9); mostre e concorsi animali, animali da allevamento e genetica (padiglione 10); Eurocarne, salone delle soluzioni per la filiera corta delle carni, che avrà una forte interazione con tutto il segmento dell’allevamento e dell’ospitalità rurale (padiglione 12). Le nuove tecnologie digitali, insieme alle pratiche per migliorare il benessere animale, la multifunzionalità aziendale, l’applicazione di economie di scala (attuabili magari ricorrendo ai servizi per conto terzi), saranno la strada per produzioni più sicure sul piano della salubrità e della qualità e più sostenibili sul versante economico, ambientale e sociale.

I concorsi nel ring. Tre, in particolare, saranno i concorsi degli animali, realizzati in collaborazione con l’Associazione italiana allevatori, da sempre partner di Fieragricola. Accanto agli eventi consolidati, come il Dairy Open Holstein Show (appuntamento internazionale dedicato alla razza Frisona) e alla mostra nazionale della razza Bruna (nel 2020 impegnata proprio a Verona nella gara europea), la grande novità del 2018 sarà il concorso europeo della Limousine, forse la più prestigiosa delle razze da carne allevate in Italia.

Spazio a suini, bovini da carne, avicoli. Particolari eventi, inoltre, saranno dedicati alla suinicoltura (eventi di Crefis, il Centro ricerche delle filiere suinicole, e 3tre3), all’avicoltura, alla carne bovina e alla nutrizione, grazie alla partecipazione, fra gli espositori, di Assalzoo, associazione di riferimento nazionale per i produttori di mangimi.

Il Milk Day. Grazie alla collaborazione di Fieragricola con NewBusiness Media, il 2 febbraio sarà celebrato il Milk Day, con approfondimenti e studi dedicati a tutta la filiera lattiero casearia. Il futuro del latte. Ad ottobre 2017 Verona ha ospitato un incontro tra importanti gruppi internazionali, organizzato da Clal.it, portale di riferimento mondiale per il settore lattiero caseario, i cui dati evidenziano per il periodo gennaio-agosto 2017 un incremento delle consegne di latte nell’Unione europea dello 0,08% su base tendenziale. Così, se Germania e Francia hanno rallentato le produzioni, con una flessione rispettivamente del 2,3% e del 2,4% in confronto allo stesso periodo del 2016, segnano invece una tendenza positiva nelle consegne Italia (+2,9%), Irlanda (+8,1%), Polonia (+4,5%), Repubblica Ceca (+5%), Romania (+6,2%), Spagna (+0,8%), Bulgaria (+11,8%), Austria (+0,6%), Belgio (+1,4%), Lussemburgo (+0,4%) e Cipro (+9,8 per cento). Il livello complessivo della produzione nella Ue-28 nei primi otto mesi del 2017 ha raggiunto quota 105.652.000 tonnellate, 83.000 tonnellate in più su base tendenziale.

Lo scenario, secondo gli analisti del team di Clal.it, non dovrebbe influire negativamente sui prezzi, che si mantengono elevati in tutta Europa (Friesland Campina, realtà cooperativa olandese fra le più importanti al mondo, con oltre 18mila allevatori associati, ha garantito un prezzo per il latte crudo a ottobre 2017 di 41,75 euro per 100 chilogrammi, con un aumento di 1,25 euro rispetto al prezzo garantito per settembre; prezzo che sale a 49,50 euro/100 kg in caso di produzione biologica).

La proiezione del bilancio (domanda e offerta) in equivalente latte al 31 dicembre dovrebbe segnare per tutto il 2017 un saldo negativo. Tuttavia, Clal.it rileva un riequilibrio nelle produzioni di materia grassa (aspetto che potrebbe influire sui listini del burro) e una tendenza ad aumentare le produzioni lattiere dallo scorso mese di giugno. Qualora le esportazioni dovessero segnare una battuta d’arresto e le produzioni di latte dovessero aumentare notevolmente, non si può escludere una frenata dei prezzi. Per ora, il bilancio è soddisfacente. Nei primi otto mesi del 2017 sono infatti cresciute le esportazioni europee di formaggi (+6,8%), di SMP (+43,3%), di WMP (+1,9%), di latte per l’infanzia (+13,4%), di yogurt (+11 per cento). Sono diminuite, nei primi otto mesi di quest’anno, rispetto allo stesso periodo del 2016 le esportazioni di latte e panna (-8,1%) e di burro (-18,8 per cento). Una situazione che impone molta prudenza agli allevatori, i quali dovrebbero ad oggi puntare più sulla sostenibilità delle produzioni che sulla mera quantità.