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Stasera a Noventa Padovana (PD) la finale di “Talent for food”, l’industria veneta del cibo entra nel 4.0

Premio per la migliore fotografia alla food blogger vicentina Daniela Boscariolo

Si terrà questa sera, a partire dalle 18, a Noventa Padovana (Pd) la finale di “Talent for food”, il primo food contest in Italia dedicato alle eccellenze della filiera agroalimentare, promosso dalla Sezione Alimentari di Confindustria Padova in collaborazione con Associazione Italiana Food Blogger (Aifb) e Dieffe Accademia delle Professioni. Nella sede di quest’ultima (via Risorgimento 29), i finalisti selezionati da una giuria tra 30 food blogger di tutta Italia si sfideranno in una prova finale di cooking dal vivo con le specialità di quattordici aziende venete di produzione e trasformazione alimentare: dalle farine alla birra, all’olio dei Colli Euganei ai salumi.

Cjarsons con ripieno alla padovana proposto da Annalisa Sandri

Obiettivo del food contest è quello di esplorare le nuove frontiere del marketing, promuovere la conoscenza (e l’export) delle specialità locali, allargare la platea di consumatori finali grazie alla viralità dei food blogger, vere icone social capaci di inchiodare ogni giorno ai fornelli milioni di utenti, dando ulteriore impulso a un settore che guida la ripresa (+6,9% la produzione a luglio, meglio dell’intera industria).

Scrippelle mbusse di Laura Gioia

Le ricette in gara. A sfidarsi saranno quattro piatti frutto della creativa contaminazione regionale: “Cjarsons con ripieno alla padovana” proposto da Annalisa Sandri del blog mancailsale.it (Udine), gli “Spaghetti alla chitarra” di Martina Olivieri del blog ricettedilibellula (Teramo), “Scrippelle mbusse” di Laura Gioia food blogger di essenzadivaniglia.it (L’Aquila), “Baccalà alla trasteverina” della romana Silvia Ferrante (silviaferrante.com). Al primo classificato un weekend termale per due, al secondo un corso di cucina presso Dieffe e al terzo un paniere di prodotti delle aziende venete che hanno messo a disposizione dei blogger le ‘mistery box’ di specialità tipiche locali. Sono: Agugiaro & Figna, Asiago Food, Az. Agr. Conte Emo Capodilista, Birrificio Antoniano, Bovis, Diemme Industria Caffè Torrefatti, Francesco Barduca, Lattebusche, Martelli Salumi, Molino Rossetto, Polo, Rossato, Società agricola Tesa, Valbona. Il premio per la migliore fotografia è già stato assegnato alla food blogger vicentina Daniela Boscariolo (“timoelenticchie”).

Giovanni Taliana

Nuove opportunità per l’industria del cibo veneta. “Parte da Padova un forte segnale di innovazione per una filiera di punta del made in Italy con un giro d’affari di 134 miliardi, 14,7 miliardi solo in Veneto – dichiara Giovanni Taliana, presidente della Sezione Alimentari di Confindustria Padova -. Vogliamo accompagnare l’industria del cibo nell’era digitale e delle nuove opportunità 4.0. La comunicazione social sta cambiando il rapporto con i fornitori e i consumatori finali, con ampi margini di crescita per i consumi interni e sui mercati. Perciò è fondamentale aiutare le aziende a comprenderne i linguaggi e a presidiarli per valorizzare un patrimonio fatto di qualità, tradizione, tipicità legate ai territori, elevanti standard di produzione, selezione di materie prime e sicurezza alimentare. Il successo del Talent ha superato le nostre aspettative. Da qui l’impegno a proseguire aggregando l’intera filiera agroalimentare, dal settore primario al produttivo alla distribuzione, per mettere in campo strategie comuni, allargare consumo di qualità e orizzonti di mercato”.

Baccalà alla trasteverina della romana Silvia Ferrante

Nuove forme di comunicazione. “Ci sono opportunità enormi per il settore alimentare – dichiara Anna Maria Pellegrino, presidente Associazione Italiana Food Blogger -. La collaborazione di Confindustria Padova con il mondo dei blogger è un’intuizione che ha il merito di spingere le imprese medie e piccole ad interagire con i professionisti delle nuove piattaforme web, da Instagram a Facebook, promuovere i loro prodotti con approcci immediati ed emozionali. Il talent ha permesso ai food blogger di testare la bontà dei prodotti forniti e diventarne i primi testimonial. È il futuro del marketing e del marketing territoriale per raccontare storia, saperi, esperienze e prodotti».

Spaghetti alla chitarra di Martina Olivieri

A fianco dei food blogger, docenti e allievi. “Siamo onorati di ospitare questo progetto strategico che mette in relazione le eccellenze del territorio padovano e i più dinamici attori della comunicazione digitale, i food-blogger, in uno show all’insegna di gusto e creatività che coniuga marketing e digital pr – sottolinea Federico Pendin, presidente Dieffe -. Ogni anno oltre duemila persone passano dalle nostre aule e laboratori per costruire e consolidare il loro futuro nel food & beverage. La nostra expertise sarà al servizio di questo evento che vede il contributo in prima linea di docenti e allievi che affiancheranno i food blogger realizzando menù degustazione per tutti gli ospiti della serata con gli stessi ingredienti della ‘mistery box’ riservata al cooking contest”.

Fonte: Servizio Stampa Confindustria Sezione Alimentari

29 settembre 2017, si parla di paesaggi agrari e ambiente nell’incontro Argav al Wigwam di Arzerello di Piove di Sacco (Pd), che il 2 ottobre ospiterà anche il neo direttivo Argav

Venerdì 29 settembre, a partire dalle ore 19, si terrà il consueto incontro di fine mese organizzato da Argav in collaborazione con Wigwam, nella sede dell’associazione ad Arzerello di Piove di Sacco (Pd) in via Porto 8. Ecco i relatori che daranno vita alla serata: Chiara Galliani, assessore all’Ambiente, al Verde, ai Parchi e all’Agricoltura del comune di Padova, Milo Cargnelli, presidente  di Pedalia, star up mestrina su “due ruote”, Andrea Olivi, presidente di Padova Fiere/Geo, che parlerà della svolta “green” della Fiera di Padova, Giancarlo Mantovani, direttore Consorzi di bonifica polesani, che parlerà della mobilitazione contro i danni della subsidenza nel Delta Po e Basso Polesine, un rappresentante del Consorzio Italiano Biogas, che parlerà della campagna “Biogasfattobene”, Pier Giovanni Zanetti, Associazione Lo Squero di Padova, che presenterà il volume di cui è co-autore “Paesaggi Agrari della Pianura Veneta”, Matteo Danesin, photo-editor del volume “Paesaggi Agrari della Pianura Veneta”. Dulcis in fundo, sarà presente Isabella Spagnolo, titolare di Iris Vigneti di Mareno di Piave. Sarà una serata di formazione e buona tavola grazie alle “arti culinarie” di Efrem Tassinato, giornalista enogastronomico e chef, presidente del Circuito Wigwam, in collaborazione con le aziende J&J Pride Srl di Fonte (Tv): spumanti, aperitivi e bevande ricavate dall’uva zero alcohol, Rimias Srl di Crespano del Grappa (Tv): funghi Shiitake freschi e in patè, Conselve Vigneti & Cantine di Conselve (Pd): vini Corti Benedettine del Padovano DOC, Mulino a pietra Michele Biolo di Abano Terme (Pd): farina di Mais Marano integrale.

2 ottobre, direttivo Argav. Dando il benvenuto ai colleghi giornalisti, i soci Gian Omar Bison e Alessandro Bedin e al socio aderente Giuseppe Melloni, la prima riunione del rinnovato Direttivo Argav si terrà alle ore 18,45 nella sede del Circolo di Campagna Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (Pd). L’ordine del giorno sarà il seguente: comunicazioni del Presidente, approvazione verbale precedente, Assemblea e Congresso Argav, rinnovo cariche Direttivo, comunicazioni della Segretaria, domande iscrizione nuovi soci, presentazione candidature e scelta Premio Argav 2017, programmazione prossime attività, varie ed eventuali.

“Mineralità nel vino? Impossibile da dimostrare, meglio parlare di terroir e cru”. A dirlo ai soci Argav in visita a Vignalta, Andrea Alpi del Seminario Veronelli

(di Gian Omar Bison, consigliere Argav) Il secondo appuntamento degli “incontri in cantina” promosso da Argav in collaborazione con Arte e Vino per i propri associati, si è svolto venerdì 22 settembre scorso nell’azienda Vignalta ad Arquà Petrarca (Pd).

I soci Argav ascoltano Michele Montecchio descrivere Vignalta

Dopo la prima uscita nel Veneziano a Mazzorbo (Venissa) dove abbiamo parlato di analisi sensoriale e tecnica della degustazione con Ottavio Venditto, il seminario arquatense di formazione professionale si è soffermato sulle caratteristiche e le differenze tra mineralità, sapidità e acidità nel vino. Tema controverso, di stretta attualità nella valutazione organolettica dei vini. Alla guida Andrea Alpi, direttore responsabile della didattica del “Seminario Permanente Luigi Veronelli”.

bottaia

Scopriamo Vignalta. Michele Montecchio, responsabile cantina, ci ha presentato una realtà vivace e già affermata nel panorama vitivinicolo nazionale la cui produzione è composta per il 75% da vini rossi, in particolare Merlot, Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc vinificati in solitaria ma soprattutto in uvaggi, con proporzioni e modalità diverse. Tra i bianchi significativo il Moscato Giallo che in queste zone di produzione dà vita al “Fior D’Arancio docg”. “Tutti i vini rossi e qualche bianco maturano in legno – ha precisato Michele Montecchio – e quindi sono impostati per ottenere una struttura importante. Usiamo tonneaux di rovere da 5 ettolitri convinti che la micro-ossigenazione sia adeguata,  il rilascio dei tannini gallici sia più delicato così come non eccessivo, invadente, il rilascio di sentori tostati e vanigliati tipici delle barrique (botti da 225 litri) essendo, su queste, maggiore il rapporto tra il vino e la superfice lignea”. Terreni gestiti tutti direttamente (il più lontano dal centro aziendale dista 20 chilometri), l’azienda, tramite pannelli fotovoltaici, è impostata per godere di piena autosufficienza energetica. “Per noi è importante – ha sottolineato Montecchio – così come la sostenibilità del nostro modo di coltivare e trattare la vite. Per i parassiti adottiamo un sistema di lotta integrata e si utilizzano prodotti di sintesi solo se inevitabile. Per vinificare, invece, utilizziamo convintamente lieviti selezionati”. Esportano il 40% dell’intera produzione, soprattutto verso gli Stati Uniti, il Canada e il Giappone.

Andrea Alpi, Seminario Permanente Veronelli

La parte didattica è poi proseguita con Andrea Alpi che ha affrontato il tema delle peculiarità e caratteristiche sensoriali dei sentori sapidi, acidi e minerali nel vino sottolineando come sia difficile parlare di mineralità nel vino legando aromi di pietra focaia e grafite, per citarne alcuni, ad una determinata composizione geologica dei suoli, descritti nella somelleria ufficiale, piuttosto che nel classico storytelling aziendale, in maniera talvolta casuale: marnosi, ciottolosi, calcarei, tufacei ecc. “Non esiste una relazione scientificamente provabile tra vino, materia organica e minerali, materia inorganica. Esistono terroir e magari cru espressione di microclimi, ambienti ed esperienze professionale sedimentate negli anni che insieme concorrono a dotare determinati vini di precise peculiarità. Il terreno e la sua composizione è importante per come si lavora, drena e trattiene l’acqua, scalda, ecc. non nel trasferire sentori gustativi specifici, minerali, nel vino”.

In degustazione guidata quattro vini: Brut Nature (non addizionato di liqueur dopo sboccatura) Metodo Classico VSQ, Agno Casto Colli Euganei Manzoni Bianco DOC, Gemola Colli Euganei Rosso DOC e Arqua Colli Euganei Rosso DOC. Il primo, metodo classico, blanc de noir ottenuto da uve friularo (Raboso) a bacca rossa che si vendemmiano verso metà ottobre, più acido che sapido, sboccato dopo 36 mesi sui lieviti ha esaltato i sentori floreali (glicine), fruttati (agrumi) e i classici biscotto e crosta di pane; il secondo, decisamente interessante, un’esplosione di frutta (susina, pompelmo bianco) e fiore. Ma soprattutto un gusto pieno sul palato, delicato ma molto persistente. Il Gemola 2013 e  l’Arqua 2011 (70% Merlot e 30% Cabernet il primo, 80% Merlot il secondo) condividono un fruttato classico di frutti a bacca rossa e un sentore erbaceo, più spiccato nel secondo. Speziati, pepati entrambi: il primo più pepe verde, il secondo nero. Il secondo più tannico ed acido.

Terzo incontro in Valpolicella. Il prossimo, di quattro appuntamenti formativi sul vino vedrà gli associati impegnati il 03 novembre presso l’azienda Aldegheri di Sant’Ambrogio di Valpolicella (Vr) per parlare con Marco Mitola, sommelier di Arte e Vino, di struttura, persistenza ed età evolutiva.

Pfas, dopo aver fissato i limiti più restrittivi al mondo (secondo il Ministero dell’Ambiente, possibilità già riconosciuta nel Codice ambientale), la Regione Veneto chiede al Governo lo Stato di Emergenza.

“Il Veneto ha deciso di applicare i limiti più drastici esistenti al mondo – più di quelli nazionali, della Germania, della Svezia, e di quelli del New Jersey -, rispetto all’inquinamento dell’acqua potabile da sostanze perfluoro-alchiliche (Pfas). La nostra Regione sarà l’unica d’Italia, tra le varie coinvolte, checchè ne dicano i Ministeri, ad avere suoi limiti volti alla difesa della salute dei cittadini. E’ una decisione ufficiale accompagnata da un’informativa. Gli atti conseguenti seguiranno nelle prossime ore, indietro non si torna”. Ad ufficializzare la decisione di imporre limiti molto stringenti alla presenza nelle acque potabili di queste sostanze inquinanti è stato lo scorso 25 settembre il Presidente della Regione, affiancato dagli Assessori all’Ambiente e alla Sanità e dal Direttore Generale di Arpav Nicola Dell’Acqua, nella sua veste di coordinatore della Commissione Tecnica Ambiente, che dallo scorso 13 giugno ha assorbito le competenze della Commissione Tecnica Pfas.

I nuovi limiti-obiettivo. “Imponiamo un filtraggio dell’acqua molto aggressivo che i Consorzi Acquedottistici dovranno applicare. Sono tutte strutture pubbliche e per questo stanzieremo i fondi necessari per coprire i costi, che calcoliamo in circa un milione di euro all’anno per installare i nuovi filtri e sostituirli quando sarà necessario. Soldi pubblici, che naturalmente chiederemo indietro a chi verrà condannato per l’inquinamento, secondo il principio del chi inquina paga”, ha aggiunto il Governatore. I nuovi limiti-obbiettivo indicano per tutto il territorio veneto, come limite guida tendenziale, 90 nanogrammi per litro, intesi come somma di Pfoa e Pfos, considerando il limite di 30 nanogrammi per litro come concentrazione massima di Pfos. Nei Comuni più colpiti, quelli nella cosiddetta “zona rossa” con oltre 200 mila abitanti nelle province di Vicenza, Verona e, in parte minore, Padova, viene fissato un limite-obbiettivo di performance per i Pfoa che non superi i 40 nanogrammi per litro. Per il “principio di precauzione” viene anche abbassata a 300 nanogrammi per litro la somma degli altri Pfas “a catena corta” (quindi ad esclusione di Pfos e Pfoa), anche se ancora nessun Paese al mondo ha posto questo limite specifico.

Chiesto lo Stato di Emergenza. Con una lettera inviata in data 19 settembre 2017 al Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e ai Ministri della Salute Beatrice Lorenzin e dell’Ambiente Gianluca Galletti, (il giorno successivo alla nota del Dipartimento Prevenzione del Ministero della Salute che respingeva la richiesta della Regione Veneto di fissare limiti nazionali per l’inquinamento da sostanze perfluoro alchiliche), il Presidente della Regione Veneto ha chiesto formalmente la deliberazione dello Stato di Emergenza, con poteri che implicano la gestione della situazione in forma commissariale. Nella lettera, il Presidente fa riferimento al “Documento di Sintesi Settembre 2016 – Giugno/Settembre 2017” sulla “Contaminazione da Sostanze Perfluoro Alchiliche”, dal quale risulta di tutta evidenza “che la situazione che si è delineata dai dati recentemente acquisiti, può essere affrontata solo con mezzi e poteri straordinari”.

Screening sulla popolazione, probabili anche nelle zone limitrofe a quella “rossa”. Rispondendo alle domande dei giornalisti, l’Assessore alla Sanità ha detto che “gli screening sul sangue delle persone proseguono regolarmente” e che “seguendo un principio di gradualità del rischio, potrebbero essere allargati anche alla zona contermine a quella rossa, alle persone in età pediatrica e agli anziani per un totale di esaminati di circa 350 mila persone”.

Ministero dell’Ambiente: “Ogni Regione può fissare in autonomia valori limite, già previsto dal Codice ambientale”. Gian Luca Galletti, ministro dell’Ambiente, ha affermato: “Oggi in Italia ci sono standard di qualità ambientale per le acque superficiali e sotterranee che includono – primi in Europa- anche i PFAS. Come dice inequivocabilmente il Codice ambientale all’articolo 101, la Regione nell’esercizio della sua autonomia può, tenendo conto degli scarichi massimi assimilabili, definire valori limite anche diversi. In sostanza – chiarisce il ministro – spetta alla Regione creare le condizioni di maggior tutela per il proprio territorio, conciliandole con le esigenze di sviluppo e armonizzandole alla legislazione europea e nazionale”. “Per aiutarla in questo lavoro – aggiunge Galletti – il ministero coordina ormai da un anno un gruppo tecnico in cui i rappresentanti della Regione Veneto e ARPAV possono confrontarsi sulle migliori pratiche disponibili e sulle soluzioni con i rappresentanti del mondo scientifico dell’Istituto Superiore di Sanità, di Ispra e di Irsa-Cnr, oltre che con i nostri tecnici. Abbiamo messo a disposizione fondi statali per le infrastrutture e l’approvvigionamento idrico di acqua non contaminata per la Regione Veneto. E’ proprio di pochi giorni fa il decreto che sblocca gli ulteriori 80 milioni promessi nell’ambito dei Fondi Sviluppo e Coesione, assieme agli altri 23 già disponibili (10 milioni circa per il distretto conciario e per gli interventi di corretta gestione dei fanghi e 13 sulle fognature e depurazione in un’area molto complessa per la concentrazione di Pfas). Per quanto riguarda la commercializzazione dei prodotti con sostanze chimiche che è disciplinata dal regolamento europeo Reach, l’Italia ha sostenuto in ogni sede la linea restrittiva dei composti Pfas: questa è stata approvata sulla più rilevante delle sostanze, il Pfoa, presente in abbigliamento come nei prodotti alimentari. Ciò vuol dire – chiude Galletti – che entro tre anni prodotti e articoli contenenti limiti superiori a quelli indicati non potranno essere più in commercio”.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto/Ministero dell’Ambiente

Fabrizio Stelluto confermato presidente Argav per il triennio 2017-2020

parte del direttivo Argav nominato lo scorso 23 settembre a Rovigo

Il giornalista veneziano, Fabrizio Stelluto, direttore dell’agenzia Asterisco Informazioni e volto televisivo di “7 Gold Nordest”, è stato confermato, all’unanimità, presidente di Argav (Associazione Regionale Giornalisti Agroambientali di Veneto e Trentino Alto Adige) al termine dell’assemblea congressuale svoltasi a Rovigo nelle sale della Biblioteca Vescovile; Stelluto, al terzo mandato, rimarrà in carica fino al 2020.

da sx, Gabriele Cappato, Fabrizio Stelluto, Emanuele Cenghiaro, Mimmo Vita

L’Argav è articolazione di Unaga (gruppo di specializzazione della Federazione Nazionale Stampa Italiana), di cui è intervenuto il presidente, Mimmo Vita; i saluti di Ordine e Sindacato veneti sono stati, invece, portati dal consigliere, Maurizio Romanato.

da sx Gabriele Cappato, Fabrizio Stelluto, Emanuele Cenghiaro, Maurizio Romanto (Assostampa Polesana e Sindacato Giornalisti Veneto)

Prossimi obbiettivi di Argav sono stati indicati la formazione continua, in particolare verso i giovani (giornalisti, blogger e studenti), su temi di crescente interesse per il territorio, quali la gestione delle risorse idriche, il consumo del suolo, la tutela ambientale; unanime è stato il richiamo alla necessità di maggiore professionalità nell’informazione agroalimentare, oggi concentrata troppo sulla spettacolarizzazione della cucina piuttosto che sulle problematiche legate alle materie prime.

i soci Argav intervenuti all’Assemblea elettiva a Rovigo

Il nuovo direttivo, conferme e new entry. L’assise ha anche scelto Marina Meneguzzi, Maurizio Drago e Renzo Michieletto come delegati al congresso Unaga, previsto a Siena in Novembre; oltre a loro ed al presidente, sono stati eletti nel rinnovato direttivo di Argav i giornalisti Paolo Aguzzoni, Alessandro Bedin, Gian Omar Bison, Emanuele Cenghiaro, Andrea Saviane, Beatrice Tessarin, Umberto Tiozzo, Gabriele Cappato, mentre Nadia Donato, Mirka Cameran e Giuseppe Melloni rappresentano gli associati; invitati permanenti sono i giornalisti Mimmo Vita, Efrem Tassinato (tesoriere Unaga), Donato Sinigaglia (consigliere Unaga), Sandra Chiarato (Coldiretti Veneto), Edoardo Comiotto (Confagricoltura Veneto), Giuseppe Boscolo Palo (presidente Consorzio Radicchio Chioggia) oltre al rappresentante del Sindacato Giornalisti Veneto.

 

 

26 settembre 2017, il Consorzio Italiano Biogas fa tappa a Padova per spiegare i vantaggi ambientali ed economici del “Biogasfattobene”

Il 26 settembre il Consorzio Italiano Biogas (CIB) organizza al Crowne Plaza di Padova (via Po 197) la tappa in Veneto del Biogasdoneright (Biogasfattobene) Tour, in cui verranno illustrate le buone pratiche dell’integrazione del biogas in agricoltura. Tutti gli interventi saranno improntati a evidenziare l’effettiva applicabilità del modello elaborato dal CIB, grazie anche alle esperienze delle aziende agricole.

Concrete novità per chi intende promuovere e applicare una nuova economia nel settore agricolo. Maggior redditività per l’azienda e più tutela del suolo e dell’ambiente sono i risultati dell’applicazione del Biogasdoneright (Biogasfattobene). Durante gli incontri si alterneranno le testimonianze di imprese agricole del territorio e i riscontri pratici portati da diversi studi. Si toccheranno temi chiave per un’agricoltura orientata all’innovazione e all’adattamento ai cambiamenti climatici in atto: fertilizzazione con il digestato, doppi raccolti e colture di integrazione, meccanizzazione e agricoltura di precisione, utilizzo efficiente dell’acqua. Infatti, i processi virtuosi generati dall’impianto biogas/biometano nell’azienda agricola sono in grado di cambiare le pratiche agricole, favorire l’inserimento di nuove tecnologie per le colture, intensificare gli agroecosistemi, aumentare lo stoccaggio di anidride carbonica.

Pomeriggio articolato in due sessioni, ore 16-18 per i  soci del Cib, ore 18-20 sessione aperta al pubblico e rivolta, in particolare, ad agronomi e imprenditori agricoli. Programma sessione dedicata ai soci del Cib, ore 16:00 Registrazione dei partecipanti, ore 16:15 Apertura dei lavori, Piero Gattoni – presidente Cib, 16:30 Sintesi delle Linee Guida sul Digestato (Manuale a cura del Cib) e DM 25.02.2016: cosa fare in caso di controlli. Aggiornamenti normativi (biometano, incentivi) Lorella Rossi – Area Tecnica Cib 17:30 Discussione. Sessione aperta al pubblico, ore 18:00 Apertura dei lavori, Piero Gattoni – presidente Cib, ore 18.15 Aspetti tecnici e agronomici del modello del Biogasfattobene® BDR – Inquadramento del modello, potenzialità e aspetti ambientali, Guido Bezzi – Servizi Agronomia Cib, BDR – Precision Farming e utilizzo efficiente dell’acqua, Damiano Cazzola – La meccanizzazione a supporto delle doppie colture, ore 19.40 Commenti e osservazioni Roberto Betto – Cia, Martino Cerantola – presidente Coldiretti Veneto, Giovanni Musini – Confagricoltura, Giustino Mezzalira – direttore ricerca Veneto Agricoltura, ore 20:00 Certificazione Biogasfattobene® e chiusura lavori Christian Curlisi – Direttore Cib. L’evento sarà accreditato dall’Ordine dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali di Padova per 0,125 cfp/ h presenza. Per maggiori informazioni e iscrizioni: www.consorziobiogas.it

Fonte: Servizio stampa Cib

 

 

 

 

 

Foreste, ogni anno distrutta una superficie boschiva pari alla superficie della Grecia

Oltre il 40% del territorio dell’Unione Europea (1,77 milioni di km2) è coperto da foreste. Diversamente da altre parti del mondo, nell’UE questa percentuale sta aumentando dello 0,4% all’anno. A livello mondiale, circa 60 milioni di persone dipendono direttamente dalle foreste per il loro sostentamento e 1,7 miliardi di
persone ne dipendono indirettamente. Purtroppo, però, la deforestazione e il degrado del patrimonio forestale nei Paesi in via di sviluppo rappresentano circa un sesto delle emissioni mondiali di CO2.

Una protezione dai cambiamenti climatici. Alla luce di questi pochi dati, ricordare che le foreste ci proteggono dai cambiamenti climatici – grazie all’azione di assorbimento di anidride carbonica presente nell’atmosfera per conservarla negli alberi, nella vegetazione e nel suolo – non è assolutamente una banalità. Anche le foreste europee partecipano alla sfida dei cambiamenti climatici e per questo vanno opportunamente gestite. L’UE, attraverso le sue Politiche forestali sta facendo la sua parte, come pure numerosi Stati Membri attraverso le loro legislazioni nazionali in materia. Inoltre, l’UE partecipa attivamente ai negoziati internazionali sul patrimonio forestale di tutto il pianeta condotti dalle Nazioni Unite. Ma tutto ciò è sufficiente? Si può fare di più?

Un patrimonio inestimabile sotto attacco costante. Ogni anno ben 13 milioni di ettari di foresta (la superficie dell’intera Grecia) vengono distrutti in varie parti del mondo, in prevalenza per far spazio a nuove coltivazioni, avviare attività estrattive, realizzare infrastrutture, ecc. Per non dire del flagello degli incendi, spesso dolosi, che solo in Italia – limitandoci ai mesi di giugno e luglio di questa torrida estate – hanno distrutto la stessa superficie del 2016, ovvero ben 26.000 ettari di boschi. L’UE chiede che a livello mondiale la deforestazione venga dimezzata entro il 2020 e interrotta entro il 2030 e che vengano contrastati con forza questi attacchi dolosi alle foreste. Propone anche di concordare a livello internazionale le modalità per risarcire i Paesi in via di sviluppo che s’impegnano ad interrompere l’attività di deforestazione. L’UE sta inoltre collaborando con una serie di Paesi esportatori di legname per migliorare la gestione del patrimonio boschivo e garantire la legalità delle importazioni europee
da tali Paesi.

Fonte: Veneto Agricoltura Europa

Export vino veneto, fatturato record nel 2016

Nel 2016 le vendite di vino veneto oltre confine sono cresciute del 9,1% (in valore) rispetto al 2015 arrivando, dopo sette anni di crescita continua, ad un fatturato record di due miliardi di euro. Anche i quantitativi commercializzati oltre confine sono risultati in aumento (+8,6% annuo, 696 milioni/kg/vino). Queste le stime che gli esperti di Veneto Agricoltura hanno tratto dall’analisi dei dati ISTAT sul commercio estero.

Riposizionamento verso l’alto dei prezzi dei vini fermi. Se nell’ultimo quinquennio i quantitativi prodotti si sono assestati intorno ai 6-7 mio/hl, in decisa crescita risultano il prezzo medio di vendita (+19,2%, 2,87 €/kg) e, conseguentemente, il fatturato totale (+38,6%). Nel complesso però, nonostante la forte ascesa del comparto dei vini spumante (grazie al Prosecco), le transazioni internazionali per i vini imbottigliati veneti si mantengono stabili in termini di quantità. Infatti, continua l’analisi di veneto Agricoltura, le vendite all’estero dei vini fermi in bottiglia registrano un calo dei quantitativi del -1,4% rispetto al 2015 e solo un rincaro dei prezzi medi, passati da 3,05 a 3,13 euro/kg (+2,6%), ha permesso un lieve aumento del fatturato (+1,1%). Di fatto, rimanendo sostanzialmente stabili i quantitativi esportati nell’ultimo quinquennio (compresi tra 380 e 390 milioni di kg), a variare nel periodo sono il valore del fatturato ed il prezzo medio (+17%) del vino veneto, conseguenza della chiara volontà da parte dei produttori di riposizionare i vini fermi in bottiglia ad una scala di prezzo più elevata sui mercati internazionali.

Le esportazioni complessive del vino veneto raggiungono 151 destinazioni nel mondo, anche se il 94% di queste si concentra in soli 20 paesi; e il 56% nei soli Regno Unito, USA e Germania. La leadership degli acquisti dal Veneto, bollicine e non, dicono dall’Agenzia regionale, va ai britannici, con un incremento annuo a doppia cifra rispetto al 2015 (+17,7%), mentre i mercati degli Stati Uniti e della Germania continuano ad andare a velocità differenti, con il mercato teutonico che si presenta in piena fase di stagnazione (+0,6%). Nelle posizioni di rincalzo si registra una discreta crescita di Paesi Bassi, Austria, Francia, Polonia e Belgio, mentre calano solo le esportazione verso Norvegia (-5,7%) e Giappone (-9,5%).

Prosecco, un “mito” per il mercato anglosassone. Nel Regno Unito, dopo il sorpasso dell’anno scorso del Prosecco ai danni dello Champagne in termini di valore importato, le “bollicine nostrane” consolidano ulteriormente la loro quota (+32,3%), imponendosi sempre più come lo spumante preferito dai britannici. Ad avvalorare l’esistenza del fenomeno “Prosecco” veneto negli UK e USA, basta rilevare che le esportazioni di spumanti verso questi paesi hanno registrato un incremento pari a quattro volte tanto il valore di cinque anni fa per quanto riguarda il primo e quasi un raddoppio per il secondo. In generale il comparto dei vini spumante nel 2016, vede salire i quantitativi esportati sul 2015 del +17,9%, con un prezzo medio annuo in rialzo del +6,1% (3,74 euro/kg) che ha spinto verso l’alto il fatturato, cresciuto del +25,1%.

Per le “bollicine”, i prezzi invece vengono contenuti. La quota di mercato degli spumanti sul totale dei vini veneti è salita nell’ultimo anno dal 30% a quasi il 35%, erodendo 5 punti percentuali a scapito dei vini fermi in bottiglia, scesi dal 64 al 59%, mentre resta stabile la quota del vino sfuso, ferma al 6% del totale. Dal 2009, anno di introduzione delle denominazioni del Prosecco Doc e Docg, le esportazioni sono quasi triplicate sia in termini quantitativi che di valore, mentre il prezzo medio ha avuto un andamento alquanto altalenante ed è cresciuto solo dello +0,7%: tutto ciò sembra indicare l’intento, da parte dei produttori veneti di vini spumante, di attuare una strategia aggressiva di penetrazione dei mercati internazionali basata su una politica di contenimento dei prezzi.

Le destinazioni finali dei vini fermi in bottiglia vedono in prima posizione della classifica la Germania, che però nell’ultimo anno mostra una variazione negativa del fatturato (-2,1%). Crescono debolmente le esportazioni di vini in bottiglia verso USA (+0,5%) e Svizzera (+0,7%), mentre il Regno Unito presenta un calo del -2,8%. Per il primo trimestre 2017, l’analisi dell’Agenzia veneta per l’innovazione nel settore primario evidenzia che, con un fatturato che sfiora i 470 mio/€, le esportazioni di vino del Veneto salgono del +7,9% sul 2016; andamento perfettamente in linea con quello nazionale, di cui rappresenta il 35,6% dell’intero fatturato italiano del settore.

Fonte: Servizio Stampa Veneto Agricoltura Europa

23-24 settembre, al via le Giornate europee del patrimonio, tema 2017 “Cultura e natura”. Sabato sera ingresso ai musei ad 1 euro, nel fine settimana oltre 1000 appuntamenti. Ed il 29 settembre, a Mestre (VE) organizzate 4 passeggiate patrimoniali, iscrizioni gratuite fino ad esaurimento posti.

Le Giornate Europee del Patrimonio tornano nei musei e nei luoghi della cultura di tutta Italia nel prossimo fine settimana. Sabato 23 settembre, con orari e costi ordinari nel corso della giornata e apertura straordinaria serale di tre ore al prezzo simbolico di 1 euro; domenica 24 settembre con orari e costi ordinari e molti eventi, dai voli in mongolfiera alle caccie al tesoro, dalle letture animate alle aperture straordinarie di siti normalmente non accessibili.

Il tema scelto dal Consiglio d’Europa per la nuova edizione è “Cultura e Natura”, un argomento di grande attualità che permette di approfondire l’interazione dell’uomo con l’ambiente che lo circonda, in un ampio arco cronologico che va dalla preistoria all’epoca contemporanea. Aderiscono all’iniziativa anche moltissimi luoghi della cultura non statali tra musei civici, comuni, gallerie, fondazioni e associazioni private, costruendo un’offerta culturale estremamente variegata, con un calendario che arriva a sfiorare i mille eventi.  Per visionare il programma completo è possibile consultare il sito internet del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali.

29 settembre, a Mestre (VE) passeggiate patrimoniali. In occasione delle giornate Europee del Patrimonio, il comune di Venezia propone quattro itinerariStorie mestrine all’ombra del leone di San Marco“, alla scoperta dei luoghi e del patrimonio storico-architettonico e ambientale di Mestre. Le passeggiate patrimoniali, organizzate dalla Direzione Sviluppo della città e Tutela delle tradizioni – Servizio Produzioni culturali e Rapporti con le università del Comune di Venezia, in collaborazione con lo Europe Direct del Comune di Venezia, il Consiglio d’Europa, l’associazione Guide turistiche di Venezia, la cooperativa Guide turistiche di Venezia, si svolgeranno a Mestre il 29 settembre 2017 dalle 16.30 alle 18. Ecco i percorsi:“Da Piazza Barche a Villa Erizzo passando per Maca’è”, punto d’incontro: ingresso centrale Centro commerciale Le Barche; “Nel cuore di Mestre: le antiche chiese di San Girolamo, San Rocco e San Lorenzo” con punto d’incontro l’ingresso della chiesa San Girolamo;“Quando a Mestre c’erano il Castelvecchio e il Castelnuovo: la Mestre più antica, da via Torre Belfredo a via Poerio attraverso Piazza Ferretto un tempo Piazza Maggiore”. Il punto d’incontro sono i giardini pubblici di via Torre Belfredo); e infine “Mestre come una Versailles in piccolo: da via Palazzo a Piazza Barche i luoghi di svago e di villeggiatura della Serenissima”, punto d’incontro via Palazzo, davanti al Municipio.Le iscrizioni si possono effettuare fino al 26 settembre tramite webform a questo indirizzo oppure mandando un’email a servizio.produzioni.culturali@comune.venezia.it o prenotando telefonicamente ai numeri 041-2748455 e 348-1537043, dal lunedì al venerdì dalle ore 10 alle 12. La partecipazione è gratuita sino ad esaurimento dei posti disponibili (massimo 30 per ciascuna passeggiata).


Paradossi italiani. Pfas, secondo il Ministero della Salute il problema esiste solo in Veneto, mentre quello dell’Ambiente chiede a tutte le Regioni di attivare piani di monitoraggio

“Il Ministero della Salute, con una nota della direzione generale della Prevenzione Sanitaria, ha respinto la richiesta a suo tempo avanzata dal Veneto di estendere a tutto il territorio nazionale i limiti di performance per l’inquinamento da sostanze perfluoro alchiliche (Pfas). Prendiamo atto che, secondo il Governo nazionale e i suoi organismi tecnici, questo problema in Italia non esiste”. Lo riferiscono in una nota stampa gli assessori all’Ambiente e alla Sanità della Regione del Veneto, dopo aver preso visione di una comunicazione giunta nelle scorse ore a Venezia.

Nessuna evidenza significativa di critcità nel Belpaese. “Il burocratese utilizzato per comunicarci questa assurdità – incalzano i due Assessori – non riesce a celare la triste realtà. La nota del Ministero recita: “non si ritiene condivisibile la proposta avanzata da codesta Regione, anche in considerazione del fatto che l’Istituto Superiore di Sanità – attivamente impegnato nel roll-out dei PSA in alcune filiere idropotabili – ha segnalato alla scrivente direzione generale che le valutazioni preliminari sinora effettuate sul pericolo di contaminazione da Pfas, sia per produzioni industriali pregresse (acque sotterranee captate in diverse zone industriali nell’area metropolitana di Milano), che per potenziali contaminazioni civili e industriali (acque superficiali captate da corsi d’acqua interessati da importanti fonti inquinanti antropiche civili e industriali, quali Arno e Po), non hanno evidenziato significative criticità”.

Ministeri “Torre di Babele” del dialogo. “Quindi, secondo loro, siccome quelle sostanze vengono usate solo qui, il Veneto deve arrangiarsi. Bene, siamo pronti a farlo, appena quello stesso Governo che nega l’esistenza del problema in Italia ci metterà a disposizione gli ottanta milioni, garantiti in campagna elettorale e mai visti, per intervenire sulle fonti di approvvigionamento e sugli acquedotti, progetti già pronti con una doppia valenza, sia ambientale che di prevenzione sanitaria”, affermano in una nota sampa i due Assessori. La Regione ha già speso molto, sia sul piano ambientale che su quello sanitario per garantire ai veneti la qualità di vita e di salute di cui hanno diritto, e continuerà a farlo. Ma non siamo più disposti a trovarci di fronte a lettere come quella in questione e a comunicazioni che evidenziano la Torre di Babele del dialogo tra Ministeri: mentre quello della Salute ci dice che il problema non esiste, quello dell’Ambiente, con una nota del maggio 2017, ha chiesto alle Regioni (le altre) di attivare Piani di Monitoraggio sui Pfas che, è bene dirlo, furono rilevati anche in altre parti d’Italia già nel 2013”.

Dell’Acqua nuovo coordinatore della Commissione Tecnica Pfas. Intanto, Luca Zaia, con un proprio decreto, ha nominato nei giorni scorsi il direttore generale dell’Arpav Nicola Dell’Acqua coordinatore della Commissione “Ambiente e Salute”, organismo che, con delibera del 13 giugno scorso, ha assorbito le competenze della “Commissione Tecnica Pfas“, fino a ieri tenuta ad interim da Domenico Mantoan, direttore generale dell’Area Sanità e Sociale Regione Veneto. Dell’Acqua, la cui nomina è già operativa, ricoprirà l’incarico gratuitamente.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto