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Contraffazione agroalimentare: la Regione Veneto finanzia un progetto per la tutela dei prodotti tipici, allo studio provvedimenti cautelari di ritiro dalla vendita

Contraffazione alimentare, i pacchi di pasta polacchi che ricordano nell’imballo la pasta Zara

Con 87.500 euro complessivi per tre anni, la Giunta regionale del Veneto ha finanziato un progetto sperimentale per la tutela dei prodotti agroalimentari veneti dalla concorrenza sleale della contraffazione, affidandone la realizzazione all’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e nel sistema agroalimentare, fondazione nazionale istituita nel 2014 da Coldiretti per contrastare agromafie e contraffazioni e tutelare la filiera italiana agroalimentare.

Come si svilupperà il progetto. Gli esperti dell’Osservatorio, coordinati da Marcello Maria Francanzani, docente dell’Università di Udine, studieranno i flussi della contraffazione nel settore agroalimentare e testeranno uno strumento giuridico di intervento che consenta alle autorità giudiziarie italiane e dei Paesi europei di assumere provvedimenti cautelari nei confronti della merce contraffatta in distribuzione. “La prima difficoltà sta nel mappare il fenomeno della contraffazione creando un data-base delle sofisticazioni e delle concorrenze sleali che tuteli non solo i grandi produttori ma anche i piccoli produttori locali. La seconda è quella di far intervenire, tramite i gruppi antifrode, la Guardia di Finanza, i Carabinieri o la Polizia di Stato, nel ritiro dei prodotti contraffatti, con azioni giudiziarie che sventino la catena dei falsi. Per fare tutto questo bisogna prima di tutto creare uno schema di azioni a ventaglio e mettere a punto strumenti giuridici, che siano riconosciuti anche all’estero dalle magistrature straniere. Da qui l’idea di costruire un modello di intervento che salvaguardi e promuova il “made in Veneto” sia tra i produttori che tra i consumatori, con la capacità di agire direttamente fino agli scaffali di vendita, sia della grande che della piccola distribuzione, tutelando la filiera dei prodotti di sicura e certificata provenienza dal cosiddetto “italian sounding”, spiega l’assessore regionale all’agricoltura Pan..

La cartina di tornasole per verificare l’efficacia dell’iniziativa di tutela del “made in” verrà dalle azioni in giudizio che si riusciranno a proporre, davanti alle corti nazionali e straniere, per ottenere provvedimenti in difesa dei prodotti tipici veneti minacciati da concorrenza sleale o contraffazione fraudolenta.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

Inquinamento atmosferico, 11 Paesi UE su 28 superano i massimali, emissioni di origine agricola e del comparto trasporti le principali cause

Gli Stati Membri dell’Unione Europea hanno fornito le loro situazioni nell’ambito della nuova direttiva sui massimali nazionali in materia di emissione di gas a effetto serra (Direttiva NEC 2016/2284/UE). Si tratta di un aggiornamento fornito dall’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA) sullo stato di avanzamento, Paese per Paese, nella lotta al contenimento delle emissioni sulla base della Direttiva NEC.

Il resoconto dell’Agenzia fornisce anche una valutazione delle emissioni previste per il 2020 e il 2030 in relazione agli impegni di riduzione adottati da ciascuno Stato. In estrema sintesi, risulta che nel 2015 ben 11 Paesi su 28 hanno superato i massimali di inquinamento atmosferico, a causa principalmente delle elevate emissioni di origine agricola e del comparto dei trasporti.

Uccisione orsa KJ2, Cipra Italia chiede maggior serietà e impegno a Provincia di Trento e Ministero dell’Ambiente nella conservazione dell’orso bruno nelle Alpi centro-orientali

Nel merito dell’uccisione dell’orsa KJ2, riceviamo e volentieri pubblichiamo da Toio de Savorgnani, premio Argav 2016, uno scritto di Luigi Casanova, presidente onorario di Mountain Wilderness e vicepresidente Cipra Italia, importante rete alpina e significativa presenza nel campo delle organizzazioni di tutela ambientale, . La nota è stata approvata dal direttivo nazionale Cipra.

Luigi Casanova

L’uccisione dell’orsa Kj2 da parte della Provincia Autonoma di Trento è un fatto di inaudita gravità.

Pur non possedendo ancora elementi certi nella valutazione di quanto realmente accaduto nell’aggressione subita dall’escursionista il 24 luglio scorso (sembrerebbe che sia stata l’orsa ad essere stata importunata dall’uomo), con una disarmante e superficiale fretta il presidente della Provincia Autonoma di Trento ha emanato l’ordinanza di eliminazione del selvatico.

Tutto è stato deciso senza nemmeno tentare un approccio di confronto nella gestione dei selvatici con le parti sociali interessate al progetto LIFE URSUS, che ha permesso la reintroduzione degli orsi (il riferimento alle associazioni ambientaliste è diretto), quasi come se l’emotività elettoralistica potesse prendere il sopravvento (il prossimo anno si tiene il rinnovo del Consiglio Provinciale).

Al momento, dalle informazioni in nostro possesso, risulta che ogni singolo caso di aggressione di orsi in Trentino è stato motivato da disturbo diretto, disturbo provocato da esseri umani o da cani, quindi situazioni imputabili solo a comportamenti umani scorretti.

Con i suoi ripetuti comportamenti (vedasi caso Daniza e le recenti decisioni della Commissione dei 12 riguardo la caccia nei parchi e la richiesta di esclusività nelle decisioni della cacciabilità di specie protette), la Provincia di Trento si evidenzia come pessima maestra. Totale risulta essere l’assenza di equilibrio e competenze nella gestione dei vari episodi. Con un simile drastico intervento la Provincia di Trento interpreta in modo riduttivo, esclusivamente antropocentrico, la percezione della conservazione e gestione degli animali selvatici, dei valori della biodiversità.

Siamo in presenza di conseguenze che potrebbero avere ripercussioni anche nella gestione dell’URSUS marsicanus in Appennino. L’intera operazione della reintroduzione dell’orso nelle Alpi esce svilita, priva di credibilità e porterà l’Unione Europea ad esprimere dubbi sempre più motivati sulla capacità degli enti locali nel gestire progetti che hanno rilevanza internazionale ed in questo caso dovevano essere propedeutici alla diffusione della presenza dell’orso su tutto l’arco alpino. E’ con estrema tristezza che CIPRA si trova a dover commentare quanto avvenuto.

Si chiede pertanto maggior serietà e impegno alla provincia di Trento e al Ministero dell’Ambiente affinché ci sia una maggiore attenzione nell’applicazione del PACOBACE (Piano d’azione interregionale per la conservazione dell’orso bruno nelle Alpi centro-orientali).

Il valore culturale e la ricchezza che animali come l’orso esprimono, ci riportano al concetto di dignità e rispetto francescano di tutti gli esseri viventi e per questo non meritano facili fucilate, ma scelte gestionali più attente e razionali.

 

Verso un bilancio europeo adatto al futuro con il “Libro Bianco”

Con la pubblicazione di un documento di riflessione, la Commissione europea ha avviato il dibattito sul futuro finanziario dell’Unione.

Fare di più con meno risorse, una sfida quasi impossibile. Il documento di riflessione della Commissione sul futuro delle finanze dell’UE esamina le diverse opzioni a disposizione per definire un Bilancio UE in grado di raggiungere gli obiettivi prefissati e messi in evidenza sul “Libro Bianco sul futuro dell’Europa”. In pratica, il documento individua le possibili implicazioni finanziarie delle scelte disponibili. Günther Oettinger, Commissario per il Bilancio e le risorse umane, al riguardo taglia corto: “Se l’Europa deve affrontare nuove sfide, il denaro necessario deve pur saltar fuori da qualche parte. Le alternative sono due: spendere meno o trovare nuove entrate. Qualunque cosa si faccia, però, ogni euro investito mediante il bilancio dell’UE, deve dare un valore aggiunto e avere un impatto positivo sulla vita quotidiana delle persone”.

Scenari. Il futuro Bilancio dell’UE deve dunque affrontare una sfida difficile. A fronte di un ruolo importante, sia a livello interno che internazionale, su tante materie, compresa la leadership nella lotta ai cambiamenti climatici, l’UE si ritrova a fare i conti con un Bilancio che non solo arriva appena all’1% del PIL degli Stati che ne fanno parte, ma addirittura è destinato ad assottigliarsi per via della Brexit. Il documento della Commissione esamina questa sfida e presenta i principali elementi di discussione, strutturati intorno ai cinque scenari del Libro Bianco sul futuro dell’Europa, ovvero: 1) l’UE non cambia rotta; 2) gli Stati Membri faranno di meno insieme; 3) procederanno a velocità diverse; 4)faranno di meno ma in modo più efficiente; 5) faranno molto di più insieme. Ciascuno di questi scenari avrebbe conseguenze diverse per quanto riguarda il livello di spesa, gli obiettivi perseguiti e l’origine dei fondi da utilizzare.

Le opzioni vanno dalla riduzione della spesa per le politiche esistenti all’aumento delle entrate. Inoltre, il documento descrive gli elementi di base del Bilancio dell’UE e le tendenze e gli sviluppi principali in settori chiave come la coesione o l’agricoltura. Il documento affronta infine questioni trasversali come il valore aggiunto dei fondi UE o l’interazione tra questi e le riforme strutturali negli Stati Membri.

Non tagliare la spesa agricola. L’Organizzazione agricola europea Copa-Cogeca ha rivolto un invito alle Istituzioni UE di non operare tagli alla futura spesa agricola per consentire agli Stati Membri di raggiungere gli ambiziosi obiettivi prefissatisi in materia di lotta ai cambiamenti climatici, competitività imprenditoriale, crescita economica e occupazione. E’ impensabile, infatti, di fronte a queste grandi sfide in cui l’agricoltura europea è coinvolta in prima linea, anche solo ipotizzare dei tagli al capitolo agricolo dei futuri bilanci UE. Sfide, queste, che puntano allo sviluppo sostenibile dell’UE, nonché al miglioramento della resilienza del settore rispetto ai mercati agricoli e delle prestazioni economiche delle zone rurali. Per raggiungere questi obiettivi, il comparto agricolo e rurale dell’UE deve però poter contare su un adeguato futuro Quadro Finanziario Pluriennale (QFP). Guai dunque anche solo ventilare l’idea di tagliare i finanziamenti della Politica Agricola Comune (PAC). Soltanto un settore agricolo sostenibile e in buone condizioni economiche può infatti continuare a fornire beni e servizi di carattere pubblico e ambientale, di cui tutta la società europea ne beneficia.

Il reddito agricolo ha subito più riduzioni rispetto ad altri settori economici. Queste argomentazioni sono importanti anche alla luce della riduzione del 20% del reddito degli agricoltori registrato negli ultimi quattro anni, che corrisponde soltanto al 40% del guadagno medio degli altri settori economici. “Copa-Cogeca ritiene che la PAC debba continuare ad avere regole davvero comuni, in particolare per quanto riguarda il Primo Pilastro. I suggerimenti elencati nel documento di riflessione della Commissione riguardanti il cofinanziamento del Primo Pilastro della PAC sono dunque inaccettabili. Ci aspettano decisioni difficili, ma il ruolo rilevante del settore agricolo in quanto primo produttore di alimenti sicuri, nutritivi e di qualità va riconosciuto e dovutamente finanziato”.

Fonte: Europe Direct Veneto

Regione Veneto aderisce a piattaforma di garanzia del Fondo Europeo Investimenti a sostegno del credito agricolo

La Regione Veneto ha aderito alla piattaforma di garanzia “Agri” lanciata in Italia dal Fondo Europeo per gli Investimenti (FEI), emanazione diretta della Banca Europea per gli Investimenti (BEI). La Giunta regionale, su proposta dell’assessore all’Agricoltura, ha sottoscritto il protocollo che dà il via allo strumento finanziario, finalizzato a sostenere il credito agricolo. Al momento sono tre le Regioni che vi hanno aderito (oltre al Veneto, anche Puglia e Umbria), 11 le Regioni coinvolte, 157 i milioni stanziati, con un rapporto minimo di leva di 1 a 4 e con una percentuale di finanziamento garantito che arriva al 50%.

Il Fondo Agri risponde ad uno dei maggiori problemi per le imprese del settore primario: l’accesso al credito. La riduzione del valore delle ipoteche e le nuove regole imposte dal Basilea 3, associate alla crisi generalizzata dalla quale si sta provando ad uscire solo in questi mesi, sono fattori che inducono ad una stretta creditizia anche nel comparto agricolo e agroalimentare. A pagarne il conto sono in particolare le piccole e medie imprese, comprese quelle beneficiarie di contributi a fondo perduto, per esempio per il 30-50%, che spesso non riescono a trovare le fonti finanziarie per coprire il fabbisogno riconducibile al resto dell’investimento. Da qui l’iniziativa della Banca Europea per gli investimenti, promossa e caldeggiata dal commissario all’agricoltura Hogan, per porre in essere strumenti finanziari a sostegno delle regioni a forte vocazione agricola in Europa.

Veneto maggior investitore nel fondo di garanzia fra le regioni aderenti. “Il Veneto è stata la prima regione italiana a manifestare ufficialmente il proprio interesse per questa iniziativa, con una lettera inviata al FEI nel luglio dello scorso anno – ricorda l’assessore all’Agricoltura – e da allora ha sempre attivamente collaborato con il FEI per la configurazione tecnica dello strumento e per la stesura dei documenti dell’accordo. Inoltre, la Regione Veneto risulta il maggior investitore nel fondo di garanzia fra tutte le Regioni aderenti, poiché rappresenta da sola circa il 20% del totale dei fondi regionali stanziati”.

Funzionamento. Il meccanismo del fondo Agri funzionerà secondo lo schema seguente: le Regioni italiane che aderiranno, costituiranno una serie di fondi regionali conferendo agli stessi risorse del proprio Programma di sviluppo rurale e ne affideranno la gestione al Fondo Europeo per gli Investimenti. Questi stanziamenti costituiranno il fondo di primo rischio (junior), a valere sul quale verranno escusse le prime perdite; BEI, FEI e Cassa Depositi e Prestiti (CDP) stanzieranno a loro volta proprie risorse, al fine di creare un fondo di secondo rischio (mezzanine o senior), a valere sul quale potranno essere escusse perdite che dovessero eccedere la percentuale di leva applicata al fondo junior. Questo ulteriore stanziamento consentirà di dare alle garanzie che verranno emesse la caratteristica di essere ‘uncapped,’ ossia senza un limite verso l’alto, assicurando alle banche finanziatrici l’assoluta copertura delle perdite garantite.

Portafoglio finanziamenti. FEI, in base al mandato conferitogli dalle Regioni, selezionerà un gruppo di banche affidando loro il compito di costruire un portafoglio di finanziamenti a favore di imprese agricole e agroalimentari, che troverà supporto nelle garanzie emesse da FEI a valere sui fondi di garanzia sopra citati. Il tutto funzionerà in parte sulla base di un accordo generale, che regolamenterà le parti comuni ai rapporti con tutte le Regioni (la cosiddetta ‘piattaforma’), in parte sulla base di un accordo particolare stipulato da FEI con ciascuna Regione (i ‘termini specifici’), che regolamenterà l’uso dei fondi regionali singolarmente stanziati, sulla base delle esigenze differenziate di ciascuna di esse.

Uno strumento-volano per i finanziamenti. “L’attivazione del Fondo FEI – spiega l’assessore – consentirà alla Regione di creare finanziamenti in favore di imprese del primario per circa 6 volte rispetto alle risorse del Programma di sviluppo rurale effettivamente stanziate. Usando 15 mln di fondi FEASR, si creeranno portafogli di prestiti a PMI del settore per 92 mln . Se i fondi delle misure 4.1 e 4.2 del FEASR fossero stati utilizzati solo come contributi a fondo perduto, avrebbero generato aiuti per soli 15 milioni. Inoltre, con l’ulteriore intervento finanziario del Fei e della Cassa Depositi e Prestiti, le risorse regionali a favore delle PMI agricole potranno essere incrementate del 90%”.

I vantaggi dell’attivazione del fondo di garanzia sono molteplici, fa notare il referente delle politiche per il settore primario in Veneto: “Potremo raggiungere un maggior numero di destinatari e potremo anche risparmiare risorse, perché mentre l’erogazione del contributo a fondo perduto porta inevitabilmente alla dispersione di risorse pubbliche (non a caso erogate “a fondo perduto”), l’attivazione del fondo di garanzia, adeguatamente gestito, porta a risparmi qualora le perdite effettivamente subite nei portafogli siano inferiori a quelle ipotizzate sulla base della leva applicata”.

La leva applicata al Veneto (1 a 7) è la più elevata fra quella applicate alle regioni aderenti, “a dimostrazione – sottolinea ancora l’assessore – di come il nostro settore primario sia considerato uno dei più sani”. Avremmo potuto adottare anche un moltiplicatore maggiore, vista la sostenibilità del nostro sistema, ma – chiarisce l’assessore – abbiamo preferito mantenere una linea più prudenziale al fine di consentire alle banche finanziatrici di aprire linee di credito anche alle piccole e medie imprese con classe di rischio più elevata”.

La gestione del fondo sarà affidata direttamente al Fondo Europeo per gli Investimenti (che gode di un rating di tripla A), con benefici diretti per le banche selezionate e per le imprese, che potranno godere di costi di commissione azzerati. “Ipotizzando che i finanziamenti concessi dalle banche in virtù delle garanzie emesse possano mediamente rappresentare l’80/85% delle spese per investimento – esemplifica l’assessore – si può ipotizzare che lo strumento possa attivare, al netto di possibili riutilizzi di risorse non escusse, un complesso di investimenti quantificabile intorno ai 110-120 milioni. Una vera boccata d’ossigeno per il credito al settore primario, che potrà rappresentare un importante impulso agli investimenti proprio nel momento in cui l’agroalimentare sta dimostrando tutte le proprie potenzialità di crescita e di apporto all’espansione del PIL regionale”.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

Blue tongue, aviaria e West Nile, Regione veneto attiva sistema regionale di sorveglianza

La Regione, su proposta dell’assessore alla Sanità e di concerto con l’assessore all’Agricoltura, ha affidato ai ricercatori dell’Istituto Zooprofilattico  delle Venezie di Legnaro (PD) il compito di aggiornare in modo sistematico e continuativo la rete informativa “Resolve”, in modo da raccogliere e pubblicare in tempo reale i dati sanitari sulla diffusione delle epidemie animali e relativi studi epidemiologici.

Anche un’App per veterinari. “Una rete a vantaggio dei servizi veterinari, ma anche degli allevatori e delle relative associazioni – sottolineano i due assessori – perché raccoglierà le disposizioni delle autorità competenti, le informazioni relative ai focolai denunciati, i controlli effettuati, le vaccinazioni eseguite, gli interventi dei veterinari pubblici e privati, la mappa dei permessi di movimentazione dei capi”. Una applicazione consentirà ai veterinari di accedervi anche su dispositivo mobile (smartphone o tablet).

Monitoraggio e sorveglianza focolai di blue tongue, influenza aviaria, West Nile. “Lo scorso anno si sono verificati in Veneto numerosi focolai di ‘blue tongue’ e l’inizio del 2017 è stato contrassegnato da ripetute epidemie di influenza aviaria – spiegano i due assessori – I servizi veterinari e le autorità sanitarie necessitano di uno strumento efficace e aggiornato di monitoraggio per poter predisporre le attività di controllo e biosorveglianza e attivare anche interventi mirati di formazione e di esercitazione”.Per realizzare il sistema di sorveglianza continuativo, la Regione Veneto ha destinato all’Istituto Zooprofilattico delle Venezie 180 mila euro della quota accentrata del fondo sanitario.

La rete “Resolve”, così implementata, consentirà ai servizi sanitari delle Ulss di gestire in maniera informatizzata tutti i dati delle malattie, accedere ad informazioni dettagliate a livello locale, avere a disposizione una serie di report di tipo geografico e statistico per sorvegliare i focolai e valutare eventuali rischi di trasmissione. Inoltre, la valutazione dei livelli di biosicurezza degli allevamenti consentirà nei prossimi anni di censire le aziende anche in base alla probabilità di rischio di diffusione di malattie infettive, in particolare quelle trasmissibili all’uomo, come l’aviaria.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

 

Tre Riserve di Biosfera Unesco (Delta Po, Alpi Ledrensi e Judicaria, Appennino Tosco-Emiliano) unite in un concorso culinario che mira a valorizza i prodotti agroalimentari locali

Si chiama “UPVIVIUM – Biosfera gastronomica a Km 0” il concorso organizzato dalle tre Riserve di Biosfera (MaB) UNESCO dell’Appennino Tosco-Emiliano, del Delta Po (comprensiva dei Parchi Regionali del Delta del Po Veneto ed Emilia-Romagnae) e delle Alpi Ledrensi e Judicaria (comprensiva delle riserve del Trentino Alto Adige tra il Lago di Garda e le Dolomiti di Brenta), in collaborazione con “ALMA – Scuola Internazionale di Cucina Italiana”, rivolto agli esercizi di ristorazione dei propri territori.

Tema 2017/18, la “tavola conviviale”. UPVIVIUM vedrà protagonisti ristoratori e produttori agroalimentari impegnati assieme nell’ideazione di preparazioni gastronomiche che utilizzino e valorizzino le tipicità di ciascun territorio. Il tema prescelto per l’edizione 2017/18 del concorso è la “tavola conviviale”, che non solo valorizza il menù e la proposta del ristoratore, ma offre al cliente l’esperienza dello stare a tavola e del condividere con gli altri commensali il valore della pietanza assaggiata. Il concorso gastronomico non è quindi esclusivamente finalizzato alla strutturazione di un menù, ma mette al centro le potenzialità comunicative del convivio, che possono essere spese per il racconto e la valorizzazione dei prodotti locali di cui il piatto è composto.

Potranno partecipare tutti gli esercizi di ristorazione (ristoranti, agriturismo, rifugi, …) aventi sede all’interno dei Comuni, facenti parte delle tre Riserve di Biosfera UNESCO. I ristoratori interessati possono iscriversi entro il 31 agosto 2017, scaricando regolamento e moduli di iscrizione dal sito Upvivium. Saranno ammessi al concorso 20 esercizi di ristorazione al massimo per ciascuna Riserva di Biosfera (per un totale di 60), in base all’ordine in cui perverranno le iscrizioni.

Il concorso si svolgerà nei fine settimana, a partire da venerdì 6 ottobre 2017, fino a domenica 17 dicembre 2017 e sarà preceduto da una giornata di formazione gratuita per tutti i ristoratori, curata dai docenti di ALMA. I vincitori saranno scelti da giurie tecniche qualificate e le finali si terranno tra gennaio e marzo 2018, prima a livello locale in ciascuna Riserva di Biosfera presso istituti alberghieri, quindi i migliori 3 classificati per ciascun territorio si “sfideranno” in una finalissima presso la sede di ALMA a Colorno (PR). Vi sarà inoltre un concorso on-line, che darà voce ai clienti che hanno degustato i “piatti” in concorso.

Al vincitore la possibilità di accedere ad un corso di formazione personalizzato per due persone presso ALMA comprensivo di pernottamento e cena presso un ristorante stellato. Con Upvivium si intende favorire ed incrementare l’utilizzo delle produzioni agroalimentari locali, spesso elementi di conservazione della “biodiversità coltivata ed allevata”, sensibilizzando gli esercizi di ristorazione alla piena valorizzazione del proprio territorio e della cultura gastronomica locale nei menù offerti agli ospiti.

Fonte: Provincia autonoma di Trento

Uova al Fipronil: Regione Veneto avvia piano controlli nei centri imballaggio e lavorazione

In relazione alla presenza nelle uova di Fipronil (antiparassitario per cani e gatti, il cui utilizzo è vietato nella catena alimentare umana), rilevata in alcuni paesi europei, la Giunta regionale del Veneto ha disposto l’avvio di un piano di controlli a campione sugli stabilimenti di imballaggio e di trasformazione delle uova presenti nel proprio territorio.

I controlli, affidati ai Servizi di Igiene alimenti di origine animale delle Ulss, sono intensificati nelle tre province dove le attività di avicoltura sono più presenti: Rovigo, Verona e Vicenza. Organizzati secondo il piano e le modalità predisposte dal Ministero per la Salute, gli interventi di controllo hanno scopo precauzionale, al fine di garantire la salubrità delle uova e del pollame prodotti e distribuiti in Italia e la salute dei consumatori. “Il piano di controlli interesserà il 20 per cento dei 41 centri di imballaggio attivi in Veneto, e tutti i nove stabilimenti di trasformazione presenti – informano gli assessori alla Sanità e all’Agricoltura della Regione Veneto – Sulla base degli esiti di questa prima fase di campionamento, si valuterà se predisporre uno specifico piano di controllo regionale anche sugli allevamenti, tenendo contro dell’evoluzione della situazione epidemiologica dell’influenza aviaria”.

L’emergenza per il Fipronil nelle uova, va ricordato, prende le mosse in alcuni paesi europei, in particolare Belgio e Olanda, nei cui allevamenti di galline ovaiole risultano essere stati effettuati trattamenti di disinfezione con l’impiego di sostanze, quali il DEGA 16, addizionato illecitamente con il Fipronil, insetticida non autorizzato per gli animali di produzione alimentare, perché nocivo per l’uomo. Non si può escludere in via assoluta che trattamenti analoghi possano esser avvenuti anche negli allevamenti italiani – osserva la nota con cui il Ministero per la Salute sollecita piani di controllo regionali – visto che le autorità belghe in un primo momento avevano sostenuto che il disinfettante addizionato con Fipronil era stato commercializzato anche in Italia, salvo poi smentirlo successivamente.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

Frutticoltura, a Bolzano si studiano nuove tecnologie per ottimizzare lo stoccaggio

Sviluppare e ottimizzare le tecnologie di stoccaggio della frutta: questo l’obiettivo di uno studio discusso nei giorni scorsi presso il Centro di sperimentazione Laimburg (BZ), che illustra le principali novità della ricerca e dello sviluppo tecnologico in questo settore.

Tra coltivazione e consumo, un terzo dei prodotti viene perso. Lo stoccaggio svolge un ruolo di rilievo per contenere le perdite di prodotto, aspetto non certo secondario se si considera che circa un terzo dei prodotti alimentari viene meno lungo la catena tra coltivazione e consumo. La causa delle perdite di prodotto durante lo stoccaggio possono essere ricondotte a vari fattori fisiologici, tra i quali condizioni sfavorevoli di sviluppo, meteo, errori nella determinazione temporale del raccolto e fattori legati allo stoccaggio stesso.

Il quoziente di respirazione delle mele. Nell’ambito del progetto di ricerca “StoreWare”, finanziato con il programma europeo Interreg V, vari partner stanno individuando le misure più adeguate per minimizzare le perdite, mentre gli esperti del Centro Laimburg stanno lavorando ad una app denominata “FrudiStor” in grado di individuare i danni alle mele nella fase di stoccaggio. Il Centro Laimburg, inoltre, nel corso di un progetto di ricerca, grazie alle nuove tecnologie ha individuato il livello di criticità riferito al contenuto di ossigeno nelle mele ai fini del loro stoccaggio ottimale, ovvero il quoziente di respirazione. In tal modo è possibile evitare eventuali danni al prodotto. Infatti, se è vero che tramite l’atmosfera dinamica controllata DCA si riduce il contenuto di ossigeno nei frutti rallentandone la maturazione e migliorando così la possibilità di stoccaggio, è anche vero che una riduzione eccessiva di ossigeno può provocare processi di fermentazione.

Il grado di maturazione dei frutti può essere determinato non solo durante lo stoccaggio, ma anche direttamente sul campo coltivato. Tutto ciò grazie ad Harvista, un prodotto in grado di ritardare i tempi del raccolto già largamente in uso negli USA e in America Latina, che attualmente si trova in fase di test in Europa. Prima della messa a disposizione del prodotto nel 2020/21, il Centro Laimburg farà delle prove in modo da fornire ai frutticoltori altoatesini le relative indicazioni d’uso più adeguate. Nel corso del convegno si è parlato, altresì, delle opportunità e dei limiti connessi alla coltivazione in quota delle mele.

Fonte: Provincia Autonoma di Bolzano

Orso abbattuto in Trentino, per evitare soluzioni tragiche, obbligatorio conoscere e rispettare la Natura

(di Marina Meneguzzi, vice presidente Argav) Nella serata del 12 agosto scorso, gli agenti del Corpo forestale della Provincia autonoma di Trento hanno abbattuto l’orsa “KJ2” in attuazione dell’ordinanza emessa dal presidente della Provincia Ugo Rossi per garantire la sicurezza delle persone.

Il presidente ha affermato in una nota che “il documentato indice di pericolosità dell’esemplare, culminato nel ferimento di due persone, ha richiesto l’attuazione dell’ordinanza nel più breve tempo possibile. E che, sempre in funzione della prioritaria sicurezza delle persone continueranno in maniera intensiva tutte le attività condotte per ridurre il rischio di incidenti (informazione, comunicazione, prevenzione, monitoraggio e presenza sul territorio”.

Chi scrive non è in grado di verificare gli elementi che hanno portato l’orsa ad agire attaccando l’uomo e, di conseguenza, alla sua eliminazione. Ma ritiene che, troppo spesso, la visione dell’uomo rispetto al mondo vegetale ed animale pecchi di superiorità e mancanza di rispetto nonché sia piuttosto ondivaga, a seconda delle situazioni (si gioisce per la ricomparsa di animali ritenuti scomparsi, per poi dolersene subito se il loro naturale comportamento ci “danneggia”).

Ciò detto, per chi frequenta i boschi, la provincia di Trento ha più volte pubblicato norme di comportamento da osservare (scaribile qui),  in caso di incontri ravvicinati con gli orsi, ricordando che questi temono gli uomini e tendono a evitarli. Ma che, essendo animali selvatici, possono manifestare comportamenti aggressivi per difendersi, per proteggere la prole o se vengono colti di sorpresa. La prima raccomandazione che si fa è quella di prestare attenzione e di cercare di evitare incontri a distanza ravvicinata. Bisogna poi far sentire la nostra presenza (es. usando la voce o battendo le mani). Seguono nella pubblicazione altri suggerimenti utili, elaborati in raccordo con i maggiori esperti internazionali in materia, e approvati dallo Human-Bear Conflicts Expert Team del Bear Specialist Group dell’IUCN/SSC (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura).