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La gestione dei rischi al centro del prossimo incontro del Consiglio dei Ministri agricoli europei

Dopo la pausa estiva riprendono i lavori del Consiglio dei Ministri agricoli europei. Dal 3 al 5 settembre a Tallinn, capitale dell’Estonia, che in questo semestre presiede l’UE, si svolgerà una riunione informale incentrata sul tema della gestione dei rischi post-2020 e sull’individuazione degli strumenti più efficaci da mettere a disposizione degli agricoltori europei.

Le difficoltà incontrate dagli agricoltori. L’argomento che i Ministri agricoli europei affronteranno a Tallinn, pur riguardando la PAC del post 2020, è già di grande attualità e molto sentito dagli imprenditori agricoli europei. Ormai da diversi anni, infatti, il comparto sta affrontando crescenti rischi di mercato e di produzione dovuti sia ad una maggiore volatilità dei prezzi sui mercati globali che ad una sempre più marcata incidenza dei cambiamenti climatici sulle produzioni. Tutto ciò va ad influire negativamente sui redditi e sulla competitività degli agricoltori, rendendo difficile la programmazione a lungo termine in azienda e ostacolando gli incentivi agli investimenti.

Ripresa fragile. Il settore agricolo europeo sta dunque subendo una forte tensione e, nonostante si sia assistito di recente a qualche sviluppo positivo in alcuni comparti, la ripresa resta fragile. Le diverse misure eccezionali adottate in questi ultimi tre anni si sono rivelate di grande aiuto, ma allo stesso tempo sono emerse con forza le carenze dell’attuale PAC. Per rendere il comparto meno vulnerabile, gli agricoltori europei necessitano dunque di strumenti più efficaci di gestione del rischio.

Gestione dei rischi: tante domande per un’unica strategia. Sul tavolo del Consiglio informale di Tallinn sarà posta una serie di questioni che saranno approfondite e discusse, vediamole in sintesi. Uno dei principali messaggi della riforma della PAC del 2003 era: “libertà di fare agricoltura”. Gli agricoltori europei hanno riconosciuto la loro responsabilità nella gestione dei rischi? La PAC ha fornito loro strumenti efficaci per farlo? L’ammontare della riserva di crisi dovrebbe essere aumentato? Per avere un reale impatto nell’affrontare le crisi di mercato, tale importo dovrebbe essere accumulato nel corso degli anni? Dovrebbe essere accumulato a livello di Unione Europea o di Stato Membro? I pagamenti diretti possono essere considerati uno strumento di gestione dei rischi? Un’ulteriore armonizzazione dei livelli di sostegno può aiutare i pagamenti diretti ad agire come una copertura a rischio reale? Qualora una parte dei pagamenti diretti venisse indirizzata al fondo di gestione del rischio, dovrebbe questa essere volontaria oppure obbligatoria per gli agricoltori?

Fonte: Veneto Agricoltura Europa

7-10 settembre 2017, ad Asiago (VI) torna Made in Malga

foto Made in Malga

Dal 7 al 10 settembre 2017, torna ad Asiago l’evento nazionale dedicato ai formaggi di montagna (e non solo) organizzato da Guru del Gusto ed il Consorzio di Tutela Formaggio Asiago in collaborazione con le Comunità dell’Altopiano.

Mostra mercato. Dal 2013, i banchi d’assaggio dei prodotti in vetrina alla manifestazione – formaggi di malga, birre artigianali, salumi, confetture e mieli – si trovano all’interno dei negozi e delle attività del centro di Asiago, creando così tra le vie un percorso del gusto a tappe dedicato alle specialità d’alta quota (orari giovedì 7 settembre dalle ore 12.00 alle 19.00, venerdì 8, sabato 9 e domenica 10 settembre dalle ore 09.30 alle ore 19.00, ingresso libero).

Mountain Wine Festival. In occasione di Made in Malga, Asiago ospita in piazza Carli la seconda edizione del Salone del vino di montagna e della viticoltura estrema, con oltre 150 etichette italiane ed estere in degustazione (ingresso libero con degustazioni regolate dall’acquisto di tcket, orari giovedì 7 e venerdì 8 settembre dalle ore 16.00 alle 22.00, sabato 9 settembre dalle 11 alle 22 e domenica 10 settembre dalle ore 11 alle ore 19.00). Lo spazio coperto in piazza Carli si trasforma nei quattro giorni nell’Osteria di Montagna, che proporrà piatti tipici di montagna, veneti e non: dalla tosela con polenta al pastin, dall’hamburger con carni di montagna agli gnocchi con le patate di Rotzo ai bigoli con ricotta affumicata e burro di malga, dai formaggi del caseificio locale Pennar al Monte Veronese Dop, dalla sopressa alle specialità molisane (caciovallo impiccato alla brace salsicce, pampanella), dai fagioli di Lamon alla torta locale Ortigara (orari giovedì 7 settembre dalle ore 16.00 alle 23.00, venerdì 8 e sabato 9 settembre dalle ore 10.30 alle ore 23 e domenica 10 settembre dalle ore 10.30 alle ore 19.00). Anche pizzerie, ristoranti e agriturismi del luogo offriranno nei giorni di festa specialità legate alla manifestazione.

Laboratori, escursioni e cani da guardia delle mandrie in sfilata. Nei quattro giorni di manifestazione saranno organizzati laboratori del formaggio e del vino (a pagamento, iscrizioni on line) e artigianali (gratuiti). Tra quest’ultimi, le proposte spaziano da come si fa il burro al formaggio, coroncine di fiori, saponi, i cuchi (famosi fischietti d’argilla), intreccio in Macramè, estrazioni di oli di montagna, ecc. E’ possibile anche prenotare delle escursioni storico-naturalistiche nell’altopiano di Asiago organizzate in collaborazione con le associazioni Asiago Guide e Guide Altopiano. Domenica 10 settembre, alle 11.15 e alle 15.45, ci sarà nelle vie del centro la sfilata del “Bovaro del Bernese“, il cane da guardia delle mandrie, a cura del Gr.a.b.ber (Gruppo amatoriale Bovaro del Bernese).

Fonte: Made in Malga

 

 

Influenza aviaria, Regione Veneto convoca il tavolo di crisi. Ma già si prevede la costruzione di altri super allevamenti.

Gli assessori all’Agricoltura e alla Sanità della Regione Veneto hanno convocato martedì 5 settembre la filiera avicola per fare il punto sulla epidemia di influenza aviaria in corso. Saranno esaminate le conseguenze della malattia, con particolare riferimento alle misure di contrasto poste in essere e agli impatti sulle attività e sul reddito delle imprese agricole interessate.

La rilevazione di un focolaio della malattia impone, ai sensi della normativa comunitaria, l’abbattimento di tutti gli animali dell’allevamento e la creazione di una zona di protezione, di 3 km di diametro dal focolaio, ed una zona di sorveglianza di diametro di 10 km dal focolaio. In queste zone oltre ad essere vietato l’ “accasamento”, cioè la reintroduzione di animali in allevamento, sono inoltre previsti limiti diversificati alla movimentazione degli animali anche a fini della macellazione. Il divieto di accasamento dura fino a 30 giorni dall’ estinzione del focolaio e, pertanto, oltre al danno diretto e immediato dovuto all’abbattimento e distruzione degli animali, gli agricoltori interessati si trovano a subire i danni “indiretti”, da mancati redditi, dovuti alla mancata possibilità di allevare gli animali.

Nel 2017, 16 focolai e 18 abbattimenti preventivi. “Al tavolo di crisi di martedì faremo il punto della situazione per gli allevatori veneti e nei giorni successivi incontrerò anche i colleghi assessori delle regioni Lombardia ed Emilia Romagna e della Provincia autonoma di Trento per valutare le azioni comuni ed i provvedimenti da richiedere assieme al Ministero in favore delle aziende colpite”, informa l’assessore Pan. Nel corso del 2017 la Regione Veneto è stata interessata da 16 focolai e 18 abbattimenti preventivi. Per i danni diretti (indennizzo degli animali e spese operative/connesse) sono già stati corrisposti 2.638.145,11 euro, cifra ancora provvisoria in quanto non comprende gli ultimi focolai/abbattimenti preventivi il cui dati sono ancora in corso di valutazione.

Interrogazione sull’impianto in via di realizzazione a Castelfranco. “Vista la nuova epidemia di aviaria che sta martoriando il Veneto, la Regione fermi l’autorizzazione in deroga alle distanze di sicurezza del mega allevamento da un milione di polli nel comune di Castelfranco”. A chiederlo, in una nota, è il consigliere regionale e vicepresidente della Commissione regionale Ambiente Andrea Zanoni, che ha depositato un’interrogazione a risposta immediata sull’impianto in via di realizzazione. “I casi nella nostra Regione sono sempre più frequenti – spiega Zanoni – il decimo riguarda un allevamento di San Pietro di Morubio nel Veronese verificato lunedì 28 agosto. Quest’anno, a differenza del passato, i focolai si sono manifestati non solo nel periodo autunnale di migrazione dei volatili, specialmente anatidi che arrivano dal nord Europa, portatori del virus, ma anche nel periodo estivo. La scorsa settimana ne sono stati scoperti altri due ad alta patogenicità in provincia di Verona e il Governatore ha firmato altrettante ordinanze introducendo misure di restrizione nelle aree coinvolte: una zona di protezione, con disposizioni molto rigide, e una zona di sorveglianza, più ampia, per monitorare e contrastare la diffusione del virus”.

Deroghe concesse in fatto di distanze di sicurezza. “Simili episodi suggerirebbero in via precauzionale l’adozione di misure urgenti – osserva Zanoni – tra le quali l’aumento delle distanze minime di sicurezza tra allevamenti, al fine di prevenire con maggiore efficacia il propagarsi del contagio; invece, si va nella direzione diametralmente opposta, concedendo una deroga illogica, arrivata oltretutto in tempi record, a un mese dalla richiesta. Un parere positivo, quello espresso dall’Unità Organizzativa Veterinaria e Sicurezza Alimentare della Regione che non appare sufficientemente motivato e che preoccupa i cittadini e gli allevatori della zona”.

Impatto ambientale e consumo del suolo. “La Regione dovrebbe anche tener conto delle preoccupazioni dei cittadini sia per l’impatto ambientale che per il consumo di suolo – continua il consigliere regionale – la raccolta firme indirizzata alle istituzioni ha già superato quota 3.500 in appena tre settimane. L’allevamento verrebbe realizzato tra i centri abitati di Sant’Andrea oltre il Muson, popolosa frazione di Castelfranco Veneto, e Monastiero, località altrettanto popolosa del comune di San Martino di Lupari, nel padovano”. “Si tratta di un progetto troppo impattante per il territorio – sottolinea il – poiché prevede una cementificazione di ben 7.084 metri quadri di terreno (pari a 23.377 metri cubi) per la realizzazione di quattro capannoni che conterranno 149.760 animali per ciclo per un totale annuo di quasi un milione, con un consumo d’acqua stimato in quasi nove milioni di litri, in un’area che da tempo soffre per la siccità e per l’abbassamento del livello delle falde acquifere e infine i rifiuti prodotti ammonterebbero a circa 1.384 tonnellate l’anno. A tutto questo si aggiunge l’emergenza aviaria”, conclude Zanoni.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto/Consiglio Regionale Veneto

Innovazione e cooperazione le chiavi di volta per lo sviluppo sostenibile della montagna, se ne parla ad Auronzo di Cadore (BL) venerdì 8 settembre 2017, modera il dibattito il socio Argav Edoardo Comiotto

Il giornalista socio Argav, Edoardo Comiotto ci rende partecipi di questo interessante evento, che si svolgerà venerdì 8 settembre ad Auronzo di Cadore (BL). Si tratta del convegno “Innovare in montagna, esperienze concrete di sviluppo sostenibile nella montagna bellunese“, che si terrà in malga Maraia (località Maraia, a 1.700 metri, raggiungibile con l’auto e poi a piedi in un percorso di poco più di duecento metri).

Programma. L’incontro è articolato in due momenti: workshop dalle 9,30 alle 13.30, moderato dal collega Comiotto, e dalle 14 alle 18 visita della malga che ospita l’evento. Nel dettaglio: ore 9.15, registrazione dei partecipanti e caffè di benvenuto. Ore 9.30, apertura dei lavori e saluti istituzionali: Marco Slongo (vicepresidente Confcooperative Belluno e Treviso), Daniele Galante (direttore Irecoop Veneto); L’allevamento e l’agricoltura di montagna: di nuovo protagonisti per la valorizzazione della “risorsa territorio”, Osvaldo Vecellio Del Frate (presidente Società Cooperativa Agricola Auronzo); Sinergia proficua fra attori locali: il caso Verzegnis, Elena Valent e Franco Suilli (Uti Unione territoriale della Carnia);  La cooperazione come risorsa per lo sviluppo della montagna, Claudio Agnoli (presidente Cadore Scs onlus). Ore 13, dibattito e chiusura dei lavori.

Gli interessati a partecipare possono mandare un’e-mail entro il 6 settembre a servizi.bltv@confcooperative.it. Per informazioni, si può chiamare lo 0422-910926 (Danila Attene, Confcooperative Belluno e Treviso).

Nuova Doc Pinot Grigio Delle Venezie, positivo l’esordio alla Borsa Merci

La Borsa Merci di Verona ha quotato lo scorso 21 agosto i prezzi delle uve della nuova Doc Pinot Grigio “Delle Venezie” tra i 68 e i 72 centesimi di euro a cui deve essere aggiunta l’Iva. Prezzi superiori a quelli del 2016 che erano, per la “vecchia” IGT Pinot Grigio, tra i 50 e 58 centesimi al kg.

Consorzio sempre aperto a nuovi associati. “Iniziano a vedersi gli effetti positivi della nuova Doc e del relativo Consorzio che ha tra gli obiettivi quello di mettere il Pinot Grigio in sicurezza e dargli il valore che merita, tutelando la redditività dei produttori e la reputazione del nostro vino, i prezzi delle uve sono interessanti e buona la redditività per ettaro”, commenta Coldiretti in una nota, che ha voluto fortemente questa nuova denominazione.  Ora è fondamentale aderire al Consorzio, direttamente oppure attraverso le organizzazioni, perché è necessaria la massima condivisione per un prodotto così strategico per il Nord Est”.

Il Consorzio di Tutela Doc delle Venezie, presieduto da Albino Armani, è stato costituito lo scorso mese di marzo dopo un periodo in cui l’ATS, Associazione Temporanea di Scopo, ha seguito tutto il processo della nuova Doc che comprende tre regioni: Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino. Nel Nord Italia si produce l’85% della produzione complessiva nazionale e il 43% di quella mondiale, con circa 2 milioni di ettolitri (260 milioni di bottiglie) distribuiti su oltre 20 mila ettari: circa 11.500 ettari veneti, 6.000 friulani e 2.800 nella provincia di Trento.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto

Film Festival della Lessinia, i vincitori 2017, Afghanistan protagonista

Wolf and sheep – Il lupo e le pecore

Vola in Afghanistan nei luoghi martoriati dalla guerra la Lessinia d’Oro, il massimo riconoscimento del Film Festival della Lessinia. La rassegna cinematografica dedicata a vita, storia, tradizioni nelle terre lontane si è conclusa sabato 26 agosto al Teatro Vittoria di Bosco Chiesanuova (VR) con la premiazione del lungometraggio Wolf and sheep – Il lupo e le pecore (Afghanistan, Danimarca, Francia 2016) della regista e sceneggiatrice afghana Shahrbanoo Sadat. 

Il palco dei vincitori

La motivazione data dalla giuria internazionale al miglior film in assoluto in competizione alla ventitreesima edizione del Festival scaligero è la seguente: “Il film crea un quadro complesso, emozionante e a volte buffo della quotidianità di un villaggio afghano, fatta di piccoli conflitti, pettegolezzi e amicizie. Il rapporto di un ragazzo e una ragazza, lasciati un po’ in disparte, ci conduce attraverso piccoli quadretti narrativi di lupi e pecore. L’abile direzione dei personaggi, prevalentemente attori non professionisti, ci proietta immediatamente in un mondo remoto senza però farcene sentire la distanza; si prova quasi confidenza. L’intelligente drammaturgia dell’opera, segnata dalla brusca interruzione della narrazione di queste giovani vite nel momento in cui diventano profughe, rivela una inusuale cifra autoriale che lascia aperte molte domande”.

Si ritorna in Afghanistan per la Lessinia d’Argento. A conquistare la migliore regia è stato infatti il regista e fotografo belga Pieter-Jan De Pue con il documentario The land of the enlightened – La terra degli illuminati (Belgio, Francia 2016), vicenda ambientata sulle alture del Pamir. “Lontano dal politicamente corretto – motivano i giurati –, il film apre le nostre menti sulle conseguenze ambivalenti e contraddittorie della situazione afghana. Attraverso la prossima generazione di adolescenti, e un esercito di giovani soldati catapultati in quel che resta di un Afghanistan segnato da continui conflitti, il film mostra il ritorno del mito di gloria e la nascita di una nuova guerra tra “signori”. Il regista si muove in un territorio complesso con straordinaria dedizione e preparazione, e riesce a realizzare un’opera forte e travolgente, sotto ogni aspetto formale. Attraverso un sapiente mix di elementi di osservazione e altri di messa in scena, lo spettatore non resta mai indifferente. Grazie anche al potente sound design e a un montaggio abile e avvincente, The land of the enlightened ci smuove costantemente”.

Altri riconoscimenti. Tra le 21 opere cinematografiche in Concorso, la giuria internazionale – composta quest’anno da Camille Chaumereuil (Francia), Petra Felber (Germania), Frode Fimland (Norvegia), Andreas Pichler e Sara Zanatta (Italia) – ha consegnato alla scrittrice e regista di Lucerna Alice Schmid il Premio per il miglior documentario a Das mädchen vom Änziloch – La ragazza dell’Änziloch (Svizzera 2016) per la capacità di intrecciare natura e mito con la quotidianità di una dodicenne. Il Premio per il miglior lungometraggio è stato attribuito a Die einsielder – Gli eremiti (Austria, Germania 2016) di Ronny Trocker, mentre migliore cortometraggio è risultato essere Dadyaa (Francia, Nepal 2016) di Pooja Gurung e Bibhusan Basnet, ambientato in un villaggio nepalese.

Premi speciali.
Al Film Festival della Lessinia il documentario My name is Eeooow – Il mio nome è Eeooow (India 2016) di Oinam Doren ha ottenuto il Premio del Curatorium Cimbricum Veronense alla memoria di Piero Piazzola e Mario Pigozzi al miglior film di un regista giovane. Migliore opera cinematografica sulle Alpi ad ottenere il Premio della Cassa Rurale Vallagarina è stata Oltre il confine. La storia di Ettore Castiglioni, documentario realizzato dal video-reporter Andrea Azzetti e da Federico Massa. Il Premio “Log to Green” per il miglior film ecosostenibile è andato al fotografo, regista e produttore Alessandro Pugno per Jardines de plomo – Giardini di piombo (Spagna, Italia 2017). Il Premio della giuria di MicroCosmo dei detenuti della Casa circondariale di Verona l’ha conquistato Árborg del giovane regista parigino Antoine Delelis. La giuria dei bambini ha scelto invece quale animazione preferita Our wonderful nature. The common chameleon – Natura meravigliosa. Il camaleonte mediterraneo (Germania 2016) di Tom Eshed. Infine, il Premio del pubblico Cantine Bertani è stato assegnato a Ritorno sui monti naviganti (Italia 2017) di Alessandro Scillitani.

Fonte: Servizio stampa FFDL

2 settembre 2017, i soci Argav visitano alcuni vigneti a Venezia

foto tratta dal sito La laguna nel bicchiere

Grazie all’interessamento del giornalista socio Gabriele Pasetti, i soci Argav potranno godere di un’esperienza unica ed originale a Venezia sabato 2 settembre: vendemmiare nell’isola lagunare di San Michele dalle viti autoctone, recuperate grazie al lavoro dell’associazione “La laguna nel bicchiere”.

Programma. Il ritrovo per i partecipanti (adesione alla segretaria Mirka Cameran entro il 29 agosto) è alle ore 9.45 davanti alla stazione ferroviaria Santa Lucia. Da lì , si passeggerà attraverso il centro storico fino alle Fondamenta Nuove, dove ci si imbarcherà sul traghetto per l’isola di San Michele, dove si visiteranno i vigneti e la cantina. Sarà possibile partecipare alla vendemmia, raccogliendo l’uva dai tralci e pigiandola nei tini. Per chi volesse, sarà possibile degustare un “disnar venexian” al prezzo concordato di € 15,00 cadauno. La visita terminerà nel primo pomeriggio dopo di che sarà possibile visitare l’attiguo cimitero monumentale, dove si trovano, fra le altre, le tombe dell’impresario teatrale Sergej Djagilev; dell’attore Cesco Baseggio, dei compositori Igor Stravinskij, Ermanno Wolf Ferrari, Luigi Nono, del poeta Ezra Pound, dello psichiatra Franco Basaglia, del pittore Virgilio Guidi, dello scrittore Josif Brodskij, dell’allenatore Helenio Herrera, degli artisti Armando Pizzinato, Zoran Music, Emilio Vedova, del commediografo Giacinto Gallina, dell’attrice, Lauretta Masiero. Prima di ripartire, ci sarà la possibilità di visitare (ore 16.30 ca.) anche il vigneto recuperato dal Consorzio Vini Venezia nel convento dei Carmelitani Scalzi, vicino alla stazione ferroviaria.

 

Pomodori, buona la produzione anche in Veneto, ma l’Industria fatica a ritirare il prodotto a causa del ciclo produttivo stravolto dal clima

Il tipico ciclo produttivo del pomodoro, uno degli ortaggi più consumati nel territorio nazionale, di fatto, è stato letteralmente stravolto da una stagione non troppo favorevole nella prima fase dell’ordinaria maturazione dei frutti, così da determinare un accumulo di prodotto proprio in queste ultime settimane.

Ridotti margini di profitto e calo superficie di produzione, ma sempre più “bio”. “Si tratta di un’annata del tutto inconsueta – commenta Coldiretti – che aggiunge un’ulteriore preoccupazione al settore, già pesantemente sofferente a causa della remunerazione sempre più bassa. Nel caso del pomodoro, i prezzi contrattati con l’industria sono in calo da anni, mentre i costi di produzione e, soprattutto, le difficoltà legate ai cambiamenti climatici, rendono sempre più ridotti i margini di profitto. Eppure il comparto, nonostante un calo di superficie, conta ancora 36.707 ettari totali dei quali il 6,6% garantisce un raccolto certificato ‘bio”: un salto di qualità che premia gli orientamenti colturali praticati dagli agricoltori impegnati ogni giorno a tutelare la salute dei consumatori.

Il Veneto è la quarta regione d’Italia per superficie vocata (2.121 ettari concentrati nelle province di Rovigo, Verona, Venezia) dopo l’Emilia Romagna  (24.866) la Lombardia e il Piemonte. Quest’anno, in particolare, i produttori si vedono restituire camion di pomodori in quanto gli stabilimenti non riescono a lavorarlo, con un ulteriore danno, oltre al modesto valore pagato in campo. L’ennesima occasione, quindi, in cui a rimetterci è l’imprenditore agricolo che si assume ogni giorno il rischio di impresa.

Etichettatura subito per bloccare la concorrenza sleale. Difficoltà non di poco conto, dunque, a cui si aggiunge un altro problema, sul quale Coldiretti da anni si batte: l’etichettatura dei trasformati. “Garantire al consumatore la possibilità di scegliere in modo consapevole è indispensabile per tutelare il made in Italy, quindi le aziende locali, ma al tempo stesso per non lasciar spazio a dubbi sul prodotto che si mette in tavola. L’etichettatura è l’unica soluzione per assicurare la trasparenza delle produzioni e permette di mettere la faccia sui prodotti senza dover temere confronti non alla pari, sia sul versante della qualità che della sicurezza alimentare”. Per Coldiretti, l’etichetta deve riportare obbligatoriamente la provenienza della materia prima impiegata per frutta e verdura trasformate, come i derivati del pomodoro, e chiesto, peraltro, dall’84 per cento dei consumatori, secondo la consultazione pubblica online sull’etichettatura dei prodotti agroalimentari condotta dal ministero delle Politiche agricole, che ha coinvolto 26.547 partecipanti sul sito del Mipaaf.

Fonte: Servizio Stampa Coldiretti Veneto

Apicoltura, la Giunta regionale del Veneto avvia modifica legge quadro del settore

Incrementare l’apicoltura favorendo l’inserimento di specie vegetali d’interesse apistico nei piani di rimboschimento e di difesa del suolo, semplificare l’attività amministrativa, aumentare la capacità della Consulta regionale per l’apicoltura di conoscere e tradurre le esigenze del territorio, recepire le recenti novità normative: sono questi gli obiettivi del disegno di legge approvato dalla Giunta regionale del Veneto e trasmesso al Consiglio regionale per il prosieguo dell’iter.

Semplificare la vita agli apicoltori. “A distanza di 23 anni era necessario rifare il tagliando alla legge 23 sull’apicoltura per sincronizzarla con le novità legislative sopraggiunte nel frattempo dal Parlamento nazionale e dall’Unione europea in materia di anagrafe apiaria, movimentazione di api e alveari nel territorio regionale e tra Regioni diverse e di utilizzo dei fitofarmaci”, afferma l’assessore all’Agricoltura Pan. “Le modifiche apportate dalla proposta della Giunta – aggiunge l’assessore – recepiscono istanze e suggerimenti che provengono dal mondo delle associazioni degli apicoltori e dalle organizzazioni professionali. Il primo intento della nuova proposta è semplificare la vita agli apicoltori e, nel contempo, potenziare la Consulta regionale. Infine, rafforzare compiti e funzioni del Centro regionale come organismo specializzato che monitora la salute delle api e mette a punto i piani di contrasto ai vari agenti aggressori, ultimi dei quali la vespa velutina e la grande siccità”.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

 

Ambiente, Regione Veneto approva tre bandi per il miglioramento della qualità ambientale rivolto a comuni e privati. Per quest’ultimi, incentivi per rottamazione veicoli inquinanti.

La Giunta del Veneto ha approvato tre bandi finalizzati alla tutela dell’ambiente, mettendo complessivamente a disposizione 1 milione e 300 mila euro. Si tratta di due iniziative dedicate ai Comuni, con cui si punta al miglioramento della qualità ambientale in tema di rifiuti e una riservata ai privati, finalizzata a contrastare l’inquinamento atmosferico derivante dal traffico dei veicoli.

Le iniziative dedicate ai Comuni. “Con il primo bando – spiega l’assessore all’Ambiente Bottacin – stanziamo 500 mila euro a sostegno di interventi di adeguamento di centri comunali di raccolta e implementazione delle dotazioni strumentali all’ottimale attuazione della raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani”. Gli interventi dovranno prevedere una spesa minima di 20 mila euro; il contributo regionale sarà nella misura del 50% e non potrà in ogni caso superare l’importo di 80 mila euro per intervento e per struttura richiedente. “Con il secondo bando – continua l’assessore – prevediamo invece l’assegnazione di finanziamenti, per un totale di 300 mila euro, per l’esecuzione di indagini ambientali su siti utilizzati per lo smaltimento di rifiuti solidi urbani a favore dei Comuni che siano chiamati a verificare la sussistenza di criticità ambientali derivanti dalla gestione delle discariche esistenti sul territorio di competenza o nel caso siano formalmente tenuti a intervenire in via sostitutiva e in danno del soggetto gestore inadempiente di provvedimenti ordinatori eventualmente assunti o qualora tale soggetto non sia più individuabile”.

L’iniziativa rivolta ai privati. Il terzo bando, infine, prevede la concessione di contributi direttamente ai cittadini per la rottamazione di veicoli inquinanti e la loro sostituzione con veicoli a basso impatto ambientale di nuova immatricolazione. In questo caso lo stanziamento è di 500 mila euro e potranno beneficiarne i privati che acquisteranno autoveicoli in linea con gli standard europei: 2.000 euro per autoveicoli bifuel (benzina/GPL o benzina/metano), 3.500 euro per autoveicoli ibridi (benzina/elettrica) e 3.500 euro per autoveicoli elettrici. “Nella predisposizione di quest’ultimo bando – conclude l’assessore – abbiamo voluto inserire anche delle differenziazioni sul reddito familiare, in modo da estendere il più possibile l’opportunità di programmare il cambio dell’auto. Il mio auspicio, peraltro, è che tali somme possano essere ulteriormente rimpinguate con analoghi importi statali, come previsto dall’accordo di programma per l’adozione coordinata e congiunta di misure di risanamento per il miglioramento della qualità dell’aria nel Bacino Padano, che abbiamo firmato alcuni mesi fa con il ministero dell’Ambiente” .

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto