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Università e territorio. 7 novembre, dalla riflessione accademica alle esperienze concrete, le idee prendono forma a Galzignano Terme (Padova)

Il Comune di Galzignano Terme e il MuCE, Museo dei Colli Euganei, tornano protagonisti di un percorso di collaborazione virtuosa con il mondo universitario. Venerd’ 7 novembre si terrà l’incontro “Ecosistema Euganei. Dialoghi aperti tra ricerca e territorio”, nell’Auditorium del MuCE nell’ambito del Progetto RINASCO, finanziato dal Bando per la Terza Missione 2024 dell’Università di Padova.

Un’iniziativa che riunisce alcuni tra i dipartimenti più autorevoli dell’ateneo — BCA: Dipartimento di Biomedicina Comparata e Alimentazione; MAPS: Dipartimento di Medicina Animale, Produzioni e Salute; TESAF: Dipartimento di Territorio e Sistemi Agro-Forestali; DAFNAE: Dipartimento di Agronomia, Animali, Alimenti, Risorse naturali e Ambiente; DSCTV; Dipartimento di Scienze Cardio-Toraco-Vascolari e Sanità Pubblica e il DNS: Dipartimento di Neuroscienze – in un lavoro condiviso che unisce medicina, scienze agrarie, ambiente e neurobiologia.

Un incontro interdisciplinare, dunque, che pone al centro un principio tanto semplice quanto cruciale: valorizzare l’ambiente per promuovere la salute. Dalla qualità del paesaggio e delle produzioni agricole, fino agli effetti che il benessere ambientale esercita sulla salute delle persone, il convegno intende aprire un confronto concreto tra accademia, istituzioni locali e mondo produttivo.

Ad aprire i lavori sarà la prof.ssa Antonella Peruffo, seguita da un intervento del prof. Claudio Giulivo, che offrirà una riflessione sulla storia di questo lungo percorso di collaborazione. I professori Benedetto Ruperti, Franco Meggio, Leonardo Cei, Sandro Mazzariol, Enrico Sturaro, Angelo Antonini, la dott.ssa Eleonora Fiorenzato e la prof.ssa Sofia Pavanello illustreranno i campi di ricerca coinvolti — dall’agronomia alle neuroscienze — per mostrare come la conoscenza possa tradursi in strumenti concreti di tutela e sviluppo sostenibile.

Dalle 16.30 in poi, i tavoli tematici daranno spazio al dialogo diretto tra università, amministrazioni, agricoltori e cittadini, in un confronto aperto. A seguire, gli interventi del dott. Leonardo Granata, presidente degli Olivicoltori Confagricoltura, e della prof.ssa Lucia Bailoni chiuderanno i lavori, aprendo simbolicamente la strada a un futuro in cui ambiente e salute saranno sempre più dimensioni intrecciate. La giornata si concluderà con un momento di networking presso il Golf Club Padova, occasione per consolidare relazioni e prospettive comuni.

Fonte: servizio stampa Comune di Galzignano/MuCe

Donne dell’Ortofrutta. In Veneto l’assemblea 2025 dell’associazione, in dialogo con le Donne dell’Olio e le Donne del Vino. Far rete e dare spazio ai talenti il leit motiv dell’incontro

Un clima di dialogo e condivisione ha caratterizzato l’Assemblea 2025 dell’Associazione nazionale Donne dell’Ortofrutta, ospitata a Villa Fiorita a Monastier (Treviso). Un appuntamento che ogni anno rinnova il senso di appartenenza e la forza della rete, offrendo uno spazio di riflessione, crescita e ispirazione per le professioniste del settore.

“Ogni Assemblea è un momento di ritrovo e di riconoscimento reciproco – ha dichiarato Maria Carola Gullino, presidente dell’Associazione –. Ringrazio tutte le socie per la loro partecipazione, in particolare, il gruppo del Veneto per l’impegno e la cura con cui hanno organizzato queste giornate. Occasioni come questa ci ricordano quanto sia importante lavorare insieme, mettendo da parte la competizione per crescere, imparare e contribuire allo sviluppo del settore ortofrutticolo in modo condiviso e solidale”.

Con 142 socie attive (136 ordinarie e 6 onorarie) e 17 nuove adesioni nel 2025, l’Associazione conferma la propria crescita e il ruolo di rete di riferimento per le professioniste del comparto, impegnate nel promuovere un modello di impresa sostenibile, innovativo e inclusivo.

L’apertura dei lavori assembleari ha visto l’intervento di Federico Caner, assessore all’Agricoltura della Regione Veneto, che ha portato il saluto della Giunta regionale, sottolineando come la collaborazione tra istituzioni, imprese e associazioni femminili rappresenti una leva fondamentale per lo sviluppo del sistema agroalimentare. “Il Veneto crede nel dialogo tra territori e nel protagonismo delle donne come motore di innovazione e sostenibilità,” ha affermato Caner. “La capacità di costruire reti, di fare squadra e di valorizzare le specificità locali è la vera forza della nostra agricoltura, anche di fronte alle sfide europee e globali che abbiamo davanti”.

Nel corso dell’Assemblea sono stati ripercorsi i principali progetti dell’anno: dall’edizione speciale del Premio Danila Bragantini dedicato al cambiamento climatico, al convegno “Women for Agroinnovation” a Macfrut, fino al percorso condiviso con CEFA e AIDDA per la redazione di un manifesto sulla parità di genere che sarà presentato a Marca 2026.

Momento centrale della due giorni è stato il confronto pubblico “Il Veneto accoglie: dialoghi e sinergie tra reti”, dedicato al valore della collaborazione tra esperienze femminili di filiere diverse ma unite dagli stessi obiettivi di crescita. “Abbiamo voluto creare uno spazio di contaminazione tra donne che innovano e condividono, per rafforzarci insieme, migliorare sia a livello professionale sia personale e rendere il nostro settore più forte e trasversale”, ha spiegato la coordinatrice della Regione Veneto Ilenia Nordera.

Dalle Donne dell’Olio è arrivato l’invito a condividere conoscenze per far emergere i talenti, perché – come ricordato dalla coordinatrice nazionale Maria Grazia Bertaroli – “creare opportunità significa far fiorire il meglio negli altri”. La delegata veneta delle Donne del Vino, Corinna Genesini, ha evidenziato l’importanza di fare rete e fare lobby, per rafforzare la presenza e la voce delle donne all’interno dei rispettivi comparti. Infine, la responsabile del Cantiere delle Donne Erika Faresin ha sottolineato come l’uso consapevole di linguaggi e strumenti di comunicazione differenti possa diventare un motore di emancipazione femminile e crescita collettiva.

L’assemblea è stata anche l’occasione per consegnare il Premio di Laurea Annabella Donnarumma a Alessia Ferraia. Il riconoscimento, dedicato alla socia prematuramente scomparsa a luglio 2022, premia le giovani eccellenze che si distinguono nel campo dell’innovazione, della comunicazione e della digitalizzazione nel settore ortofrutticolo.

La visita all’Azienda Agricola Corradi, realtà conferente della cooperativa OrtoRomi, ha chiuso la due giorni, offrendo alle socie l’occasione di conoscere da vicino un esempio di filiera sostenibile e innovativa. “Ospitare l’Assemblea Nazionale Donne dell’Ortofrutta ha rappresentato non solo un’importante occasione di incontro tra professioniste del settore ma anche valorizzazione del nostro territorio. Inoltre, grazie all’intervento delle altre associazioni coinvolte durante il Convegno, abbiamo portato un valore aggiunto al nostro interno, con un confronto autentico, naturale e sentito. Protagonisti assoluti alcuni prodotti dell’eccellenza veneta, che sono stati raccontati con passione e professionalità”, ha concluso Martina Boromello, socia veneta e marketing manager di OrtoRomi a nome di tutte le organizzatrici.

Si ringraziano i supporter che hanno contribuito alla realizzazione dell’evento: Banca delle Terre Venete, OrtoRomi, Terabona, Agrypack, WP Energy e Open Farm. Il prossimo appuntamento sarà nel 2026 nel Fucino, in Abruzzo, dove l’Associazione tornerà a riunirsi per una nuova Assemblea dedicata a innovazione, territorio e comunità.

Fonte: servizio stampa Associazione Donne dell’Ortofrutta

Dati in tempo reale dalle arnie digitali: il Trentino guida l’apicoltura del futuro

Il portale del socio di Co.Di.Pr.A. (Condifesa Trento) si arricchisce di nuove funzionalità, grazie alla collaborazione con Melixa e Agriduemila Hub Innovation. È stata attivata una nuova area dedicata all’interno del portale del socio che consente di accedere in tempo reale ai principali bioparametri ambientali e produttivi rilevati dalle arnie digitali che Melixa nell’ambito del progetto sviluppato con i partner messo a disposizione di oltre 15 apicoltori trentini. Monitoraggio giornaliero e in tempo reale del peso dell’arnia e quindi della produzione di miele, delle attività di volo, della temperatura, dell’umidità e delle condizioni ambientali diventano strumenti pratici per migliorare la gestione degli alveari, sviluppare strategie produttive innovative e contribuire alla tutela della biodiversità.

L’iniziativa si inserisce nel percorso di evoluzione della polizza collettiva per la copertura dei danni dalla mancata produzione di miele in essere con ITAS Mutua all’insegna dell’innovazione e dell’utilizzo del dato raccolto direttamente, grazie alle informazioni rilevate tramite la tecnologia. Una nuova frontiera per gli attori della gestione del rischio e per il Consorzio che vuole proporre nuovi strumenti ai propri Associati. In questo caso, i dati raccolti durante la sperimentazione saranno preziosi per individuare evoluti criteri di determinazione del danno e quindi di liquidazione dei risarcimenti in favore degli associati assicurati.

“Con questo progetto vogliamo, da un lato, continuare a rafforzare il percorso di digitalizzazione del nostro Consorzio, offrendo ai nostri associati nuove evolute funzionalità nel portale del socio, dall’altro, consolidare l’evoluzione degli strumenti assicurativi grazie all’integrazione dei dati ed all’introduzione di nuovi algoritmi per il calcolo del danno – racconta Marica Sartori, direttore di Co.Di.Pr.A.. Stiamo affrontando un cambiamento epocale nel modo di affrontare le sfide imposte dalla gestione del rischio in agricoltura, grazie all’avanzare eccezionale delle nuove tecnologie; siamo convinti che la straordinaria opportunità di collaborare con realtà come Melixa e Agriduemila fornisca la possibilità a Co.Di.Pr.A. di continuare ad essere interprete protagonista di questa transizione in favore degli associati non solo nel settore apistico ma in generale nel settore agricolo”.

“L’arnia digitale di Melixa è un esempio di tecnologia applicata al servizio dell’apicoltura – aggiunge Alessandro Zorer, responsabile Ricerca & Sviluppo e A.D. di Melixa – integrare questi dati nel portale del socio e nelle polizze assicurative significa avvicinare ancora di più l’innovazione al lavoro quotidiano degli apicoltori. Abbiamo colto con entusiasmo la possibilità di collaborare con Agriduemila e Co.Di.Pr.A. per l’installazione delle arnie digitali per rafforzare l’attività di monitoraggio che ci sta particolarmente a cuore. Le api sono vere e proprie sentinelle dell’ambiente che possono essere motore di innovazione agronomica e ambientale”.

“Come Agriduemila Hub Innovation siamo particolarmente soddisfatti di questa collaborazione – conclude Andrea Berti, amministratore delegato – investire in Melixa significa credere in un modello di agricoltura più consapevole, che usa i dati non solo per migliorare la produttività, ma anche per rafforzare la sostenibilità e la tutela della biodiversità. Siamo costantemente al fianco di Co.Di.Pr.A. per investire nelle nuove tecnologie e nel trasferimento di innovazione in favore degli agricoltori con progetti sul campo con l’obiettivo di migliorare la competitività e la redditività delle imprese. Oggi le grandi sfide imposte dal cambiamento climatico, dalle criticità dei mercati e dei contesti internazionali devono essere affrontate cogliendo tutte le opportunità che big data, intelligenza artificiale, capacità di calcolo e di previsione possono fornire anche a tutti gli attori del comparto agricolo”.

Questa iniziativa rappresenta un passo concreto verso un’agricoltura digitale più inclusiva, capace di fornire ai soci strumenti di nuova generazione per affrontare con maggiore consapevolezza le sfide legate al cambiamento climatico e alla gestione del rischio.

Fonte: servizio stampa Co.Di.Pr.A. Condifesa Trento

Film Festival della Lessinia, ecco i vincitori della 31a edizione

Vola in una delle terre più inaccessibili del pianeta la Lessinia d’Oro, il massimo riconoscimento in assoluto del Film Festival della Lessinia. Alla trentunesima edizione della rassegna cinematografica internazionale dedicata a vita, storia e tradizioni in montagna trionfa infatti il lungometraggio La route (Francia 2025) dell’etnologa e documentarista Marianne Chaud, presentato al Teatro Vittoria di Bosco Chiesanuova (Verona) in anteprima europea.

La Giuria internazionale ha dato questa motivazione: “Per le donne di questa regione isolata dell’India, partecipare all’attesissima costruzione di una strada significa letteralmente aprirsi un cammino verso il mondo moderno, nella speranza di trovare nuove opportunità, nuovi inizi e una maggiore indipendenza. Attraverso una fotografia mozzafiato e un racconto profondamente umano, il film dà voce a un’ampia varietà di donne impegnate in questo lavoro pericoloso e faticoso, mostrando al tempo stesso un incrollabile ottimismo, spirito di sorellanza e orgoglio. Al centro di tutto c’è l’opera straordinaria di Marianne Chaud. La regista che si è immersa giorno dopo giorno nella vita di queste donne, raccontandone la resilienza con compassione e autenticità. Siamo orgogliosi di assegnare la Lessinia d’Oro a un documentario che cattura, con rara sensibilità e potenza, questo momento cruciale per il popolo dello Zanskar”.

Lo Zanskar è una regione del distretto di Kargil, in Ladakh, tra le catene dell’Himalaya e il Karakorum. A un’altitudine media di 4.000 metri vivono genti dedite da sempre ad allevare bestie e coltivare i campi. È una delle terre più inaccessibili del pianeta, ma presto una nuova strada la collegherà al resto del mondo. Gli abitanti hanno venduto parte delle loro terre e delle loro bestie, e da pastori sono diventati operai. Ogni giorno raggiungono il cantiere della strada, in lunghe camminate e a bordo di automezzi, per spaccare rocce e livellare il tracciato con sabbia e ghiaia. Marianne Chaud si avvicina soprattutto alle donne che, pur nel duro lavoro, mantengono il loro sorriso, e ai bambini, ignari del cambiamento epocale che sconvolgerà la loro terra. Perché la nuova strada faciliterà gli spostamenti degli abitanti, ma ugualmente renderà agevole l’accesso a chiunque vorrà raggiungere quella regione. E allora cosa ne sarà dell’armonioso equilibrio che questa terra e la sua gente hanno conservato per generazioni?

La Lessinia d’Argento per il miglior lungometraggio è andato a My Sweet Land (Francia, Giordania, Irlanda, Stati Uniti 2025) della documentarista Sareen Hairabedian. Così si è espressa la Giuria internazionale: “Nelle montagne del Caucaso, dietro questo paesaggio mozzafiato, si cela un conflitto di lunga data tra due Paesi, senza una fine all’orizzonte. Cosa significa essere un bambino in un conflitto senza fine? Il film My Sweet Land esplora questa domanda attraverso la storia di un undicenne, la cui trasformazione mette in luce il devastante impatto della guerra sui bambini, i cui futuri vengono riscritti e plasmati dalla violenza. In riconoscimento della sua potente prospettiva e della narrazione sensibile, la Giuria assegna a My Sweet Land il premio per il miglior lungometraggio, la Lessinia d’Argento”.

L’Artsakh è una regione montuosa del Nagorno-Karabakh. Una terra con paesaggi “da cartolina”, eppure disseminata dalle mine delle guerre che hanno tormentato le montagne del Caucaso post-sovietico. Il film segue la quotidianità di un ragazzo di undici anni, Vrej, e quella della vita nel villaggio: si allevano le api, si cuoce il pane, si gioca alle bocce con le noci. La guerra è un ricordo che monopolizza le discussioni ed entra prepotente anche nei giochi dei bambini. Quando una nuovo conflitto scoppia in quella regione, Vrej è costretto a fuggire con la famiglia. In esilio sognerà la vittoria. Tornato al villaggio ricomincerà a giocare, tra le galline, le mucche e le macerie, ma lo manderanno presto a partecipare a esercitazioni militari perché, com’è scritto sul grande cartello pubblicitario, “strong army, safe future”, il futuro di Vrej sembra essere segnato: deve imparare le regole della guerra nonostante che lui e la sua gente nutrano la speranza per un futuro di pace.

Ad aggiudicarsi la Lessinia d’Argento per il miglior cortometraggio è stato Anngeerdardardor (Danimarca, Germania 2025) dello sceneggiatore e regista Christoffer Rizvanovic Stenbakken. Così si è espressa la Giuria internazionale: “Attraverso una piccola storia, il film Anngeerdardardor unisce il linguaggio della finzione e del documentario, aprendo i nostri occhi su una comunità di popoli indigeni in Groenlandia. Insieme al protagonista, cerchiamo disperatamente il suo cane e al contempo mettiamo alla prova la nostra moralità e amicizia. La Giuria premia il cortometraggio Anngeerdardardor con la Lessinia d’Argento”.La preoccupazione più grande di Kaali è trovare il suo amato cane da slitta. Il suo compagno a quattro zampe è scomparso. Insieme con l’amico Bartilaa, Kaali vaga per le vie di Tasiilaq, cittadina della Groenlandia orientale, alla ricerca del cane. Gli adulti non hanno tempo per aiutarlo, i suoi coetanei lo prendono in giro. «Credo che mi piacciono più i cani che gli umani», dice Bartilaa, e il suo pensiero è condiviso dal silenzio dell’amico. Finalmente i due ragazzi trovano il cane nel recinto di un’altra casa, riescono a liberarlo ma, inseguiti, Bartilaa verrà acciuffato dal proprietario della casa. Dopo aver nascosto il cane, Kaali torna a cercare l’amico, ma scoprirà che la realtà è diversa da quella che pensava: il cane non gli era stato rubato. Il papà l’aveva venduto perché troppo costoso da mantenere. Il ragazzo prega, accarezza il cane e infine decide di restituirlo al suo nuovo padrone. Una tenera storia di amicizia, nel bianco orizzonte della terra natale del regista che ha coinvolto nelle riprese i giovani della sua città.

Il Premio della Giuria è stato assegnato a La muraille (Francia, Svizzera 2025) della regista Callisto Mc Nulty. Questa la motivazione: “La Muraille ci fa scoprire un mondo nascosto nelle montagne della Spagna, circondato da un muro che separa i sani dai malati. Con curiosità inesauribile e un approccio visivo delicato, la regista ricostruisce il passato del sanatorio e lo collega al presente. Gli abitanti di dentro e di fuori ci fanno riflettere se questo luogo isolato sia più di una semplice prigione. Può trasformarsi in una casa o persino in un paradossale paradiso. Il modo in cui Callisto Mc Nulty raffigura una malattia fraintesa è altamente artistico e profondamente umano. Onoriamo il suo film La Muraille con il Premio della Giuria”. La lebbra è nell’immaginario collettivo associata alla paura del contagio e alle deformazioni mostruose che colpiscono chi ne è affetto. Ecco che i lebbrosi sono sempre stati emarginati e reclusi. Nel sanatorio di Fontilles, costruito nel 1905 in un luogo isolato sulle montagne del sud-est della Spagna, un muro separa il mondo dei malati da quello dei sani. La regista, dopo aver scoperto e letto centinaia di “lettere dall’altro mondo” scritte da un padre gesuita durante le sue visite all’ospedale a inizio Novecento, è salita a lassù a incontrare i malati, i medici, i dipendenti e gli abitanti del piccolo paese di Campell. Le testimonianze ci svelano i pregiudizi associati a questa malattia e lo stato d’animo di chi ne è affetto. Il sanatorio, che ancora oggi ospita degli ammalati di lebbra, non è descritto soltanto come un luogo di reclusione, ma anche come una casa dove molti si sono sentiti accolti. La muraglia che lo circonda perde quindi il suo ruolo di confine per diventare un’occasione di incontro.

Fonte: servizio stampa Film Festival della Lessinia

Delta del Po, aumento significativo degli ettari dedicati a risaia, +25,3% rispetto al 2024. Determinante il lavoro del Consorzio di Bonifica Delta del Po

Aumenta la superficie di risaie nel Delta del Po. È presto per parlare di un’inversione di tendenza rispetto al calo pressoché costante che si sta verificando da decenni ma, intanto, nel 2025, il computo degli ettari coltivati a riso riporta valori positivi nel confronto con il 2024: 595 ha rispetto ai 475 ha, un salto in avanti del +25,3%. Il dato è stato presentato lo scorso 20 settembre dal direttore del Consorzio di Bonifica Delta del Po, Rodolfo Laurenti, alla Festa del Riso di Porto Tolle nell’incontro pubblico “Il ruolo dell’acqua, tra agricoltura e territorio” dove ha dialogato con il responsabile del Centro Studi di ANBI Veneto (l’associazione dei consorzi di bonifica) Filippo Moretto sul valore ambientale della pratica irrigua.

Le risaie sono tornate nel tratto finale dell’Isola di Ariano, dove Po di Donzella e Po di Goro scorrono paralleli prima di sfociare in Adriatico. Questa terra, già un tempo vocata alla coltivazione del riso, ha visto negli anni abbandonare progressivamente questa pregiata coltura a causa dell’ingressione salina che sempre più costringe alla chiusura delle derivazioni.

L’avvio a fine primavera di un impianto irriguo presso l’idrovora Goro e, contestualmente, l’ammodernamento della rete irrigua con un’infrastruttura tubata di 3 km, hanno portato garanzia di risorsa – l’acqua di bonifica del canale Veneto – fino a Bacucco. I lavori, progettati e realizzati dal consorzio di bonifica, sono stati finanziati tramite risorse PSRN (Piano di Sviluppo Rurale Nazionale) per 9,8 milioni di euro che hanno consentito anche altri interventi nell’Isola di Ariano.

“120 ettari in più di risaia significa per il Delta del Po aumentare la produzione agricola di qualità ma anche riscoprire il suo paesaggio agricolo originario e quindi preservare la sua identità – spiega Laurenti. –  . È la dimostrazione di come risorse ben utilizzate possano portare a risultati concreti talvolta anche in brevissimo tempo.”

Fonte: servizio stampa Anbi Veneto

Consorzio di Bonifica Adige Euganeo: opera Pfas-Free sul Fratta, progetto a rilento, ma irrinunciabile per la tutela del territorio

Dal 2022, sono stati realizzati 7 km di condotta su quasi 17 dell’intera lunghezza dell’opera Pfas-Free. Nonostante ciò, il progeeto resta un punto fermo nell’agenda del Consorzio di Bonifica Adige Euganeo per scongiurare gli effetti dell’inquinamento da sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) del Fratta.

Tra i costi dell’inquinamento del Fratta, oltre all’emergenza sanitaria, vanno ascritti anche i quasi 50 milioni di euro del costo di realizzazione della Condotta “Pfas-free” (o “tubone”) che unirà i distretti irrigui Guà, Monastero e Fratta alle acque del Canale L.E.B. (Lessino – Euganeo – Berico) scongiurando di estendere ulteriormente il contagio. Come noto Il fiume Fratta-Gorzone è stato storicamente interessato dallo sversamento di inquinanti industriali, in particolare quelli provenienti dalla Valle del Fiume Chiampo.

La persistente presenza di PFAS, come evidenziato dai recenti monitoraggi (tra cui quelli condotti da Legambiente con il supporto di ARPAV), mantiene un allarme elevato. Le concentrazioni in diversi punti (Cologna Veneta, Vighizzolo d’Este, Cavarzere) superano i limiti normativi, ponendo un problema che interessa una popolazione stimata di circa 300.000 persone, residenti nella così detta “zona rossa”, l’area a massima esposizione sanitaria, nella quale ricadono anche i comuni di Cologna Veneta, Montagnana e parzialmente Urbana, Merlara, questi ultimi interessati direttamente dall’asta della condotta Pfas-free.

L’obiettivo primario è ridurre il rischio di contagio, evitando che le colture possano essere irrigate, specialmente durante i frequenti periodi siccitosi, con acqua contaminata proveniente dal Fratta/Gorzone.

Quest’opera fondamentale non solo stabilisce un modello per l’irrigazione di domani, ma sta richiedendo anche un notevole impegno realizzativo. Infatti, il costo iniziale del progetto, pari a 42 milioni di euro, è stato messo alla prova da una serie di difficoltà che ne hanno aumentato l’importo, richiedendo un impegnativo sforzo economico e gestionale. Inizialmente, con l’apertura dei cantieri nell’aprile 2022, successiva al conflitto russo-ucraino, i rincari delle materie prime avevano causato un aumento iniziale dei costi stimato in 9 milioni di euro. Tuttavia, grazie a una mirata ottimizzazione del progetto e all’ottenimento di risorse attraverso il Decreto Aiuti del Ministero delle Infrastrutture, la maggiorazione effettiva è stata contenuta a 2,5 milioni di euro. Tale necessaria revisione ha comunque rallentato l’avanzamento dei lavori.

Un ulteriore intoppo è sopraggiunto nel 2023 con l’idoneità del materiale di scavo, poiché si è reso indispensabile utilizzare sabbia di cava anziché il materiale di riporto inizialmente previsto per la ricopertura della trincea, una scelta cruciale per garantire l’integrità strutturale del tubo. L’uso di questo materiale, più costoso e complesso da gestire, ha comportato un incremento di circa 3 milioni di euro, coperti, in questo caso, con finanziamenti del Ministero dell’Agricoltura. Infine, l’opera ha subito i danni da alluvione nel maggio 2024. Lo scorso anno, ad aprile, era stato allestito il cantiere per gli interventi in microtunneling, tecnica che scava e posa le tubazioni contemporaneamente, il cui impiego era previsto per superare gli ostacoli lungo la distanza tra Cologna Veneta e Merlara, tra cui l’attraversamento della Strada Provinciale N.500, della ferrovia Mantova-Monselice, della SR10 e del corso del fiume Fratta. Tuttavia l’alluvione di maggio ha causato l’esondazione del canale Zerpano, allagando l’area del cantiere e danneggiando gravemente i macchinari. Questi equipaggiamenti, non in dotazione all’impresa appaltatrice Krea Costruzioni ma noleggiati da un’azienda specializzata, hanno subito danni tali da costringere al disimpegno, paralizzando di fatto parte dell’operatività.

Oltre al danno materiale, la situazione ha innescato una crisi temporale: la Krea Costruzioni ha richiesto un indennizzo per il tempo perduto. Per dimostrare la sua ferma determinazione a proseguire il progetto in tempi ragionevoli, il Consorzio di Bonifica Adige Euganeo ha raggiunto un accordo bonario, indennizzando l’impresa con oltre un milione di euro. Del resto, l’opera è unica nel suo genere e per il territorio rappresenta una risposta strutturale e urgente a un problema ambientale di vaste proporzioni, la cui necessità e l’impegno istituzionale sono giustificati dal grave rischio sanitario e ambientale che mira a mitigare. A completamento, la Condotta “Pfas-free” garantirà un miglioramento qualitativo delle disponibilità irrigue, permettendo l’immissione di fino a 2.500 l/s d’acqua.

L’opera è progettata per funzionare a bassa pressione e si configura come un modello per la gestione razionale delle risorse idriche e la lotta alla dispersione. L’acqua trasportata sarà di alta qualità e potenzialmente certificabile. L’espansione di tali progetti in tubatura rappresenta una straordinaria opportunità per evitare sprechi e contaminazioni. L’utilizzo di acque purificate e prive di inquinamento è, infatti, un fattore cruciale per il futuro del settore agricolo, contribuendo a valorizzare le produzioni e accrescere la fiducia dei consumatori. L’impegno mantenuto nell’affrontare le avversità conferma l’irrinunciabile priorità assegnata alla sicurezza idrica e ambientale del territorio.

Fonte: Ufficio stampa Consorzio di bonifica Adige Euganeo

Stagione irrigua in Veneto: a settembre, +23% di piogge, previsto invece un ottobre più secco della media

Con la fine di settembre si è conclusa, in Veneto, una stagione irrigua segnata da piogge più abbondanti rispetto alla media, dove i problemi maggiori alle campagne (ma anche ai centri abitati) sono stati causati da episodi di precipitazioni estreme.

I dati sulla piovosità del mese indicano un +23% di piogge rispetto alla media dei 30 anni: 132 mm contro 107 mm. A fronte di un giugno poco piovoso – 35%, luglio e agosto avevano segnato rispettivamente il +52% e +53% di piogge. Il mese di settembre ha registrato temperature miti ma di +1.3 °C superiori alla norma trentennale. La seconda decade del mese è stata molto calda, oltre il 90° percentile (evento raro) come spesso è avvenuto negli ultimi 5 anni (Fonte dati Arpav).

Le proiezioni relative al mese di ottobre, condotte dal Centro di Sperimentazione per l’innovazione Irrigua CeSpII istituito presso LEB Consorzio di Bonifica di II Grado Lessinio Euganeo Berico, presentano anomalie negative diffuse, in particolare nelle zone centrali e occidentali della regione, dove i deficit potrebbero raggiungere localmente valori elevati, indicando un mese più secco della media.

“I dati del bollettino di settembre confermano una tendenza ormai consolidata: il cambiamento climatico sta alterando profondamente il regime delle precipitazioni e le dinamiche idroclimatiche del nostro territorio. È sempre più urgente una revisione strategica delle infrastrutture idrauliche. I Consorzi di Bonifica stanno già operando con progettualità innovative, ma è il momento di investire con forza nella rete idraulica secondaria, che rappresenta l’ossatura del sistema di gestione delle acque della nostra Regione. Solo così potremo garantire sicurezza idraulica, disponibilità irrigua e tutela ambientale”, afferma Silvio Parizzi, direttore di Anbi Veneto.

“Non possiamo più permetterci di rincorrere le emergenze, la prevenzione è l’unica strada percorribile. Per questo, come ANBI Veneto, chiediamo alla politica di sostenere con lungimiranza le opere multifunzionali, la riconversione irrigua, la tutela delle risorgive e delle aree costiere, e di valorizzare il ruolo dei Consorzi di Bonifica come presidio territoriale. La sicurezza idraulica, la gestione sostenibile della risorsa e la difesa del suolo devono diventare priorità assolute. È tempo di passare dalla logica dell’emergenza a quella della programmazione”, ribadisce Alex Vantini, presidente di Anbi Veneto.

Fonte: servizio stampa Anbi Veneto

Lutto in casa Argav

Questa mattina è mancato improvvisamente Gianni Schweiger, socio Argav e marito di Mirka Cameran, responsabile della Segreteria Argav, colonna portante della nostra Associazione. Il Direttivo e i soci Argav si stringono intorno a Mirka e porgono a lei e alla famiglia le più sentite condoglianze per la grave perdita. Il commiato avrà luogo sabato 25 ottobre alle ore 9 nella Sala del Commiato della Casa Funeraria Brogio (via Matteotti, 67) a Cadoneghe (Padova).

24-25 ottobre, Valle dei Laghi (Trentino). Il Reboro incontra il Chianti Classico nella manifestazione dedicata al vino appassito

Dal 24 al 25 ottobre r si tiene in Trentino, nella Valle dei Laghi, “Reboro. territorio & passione”, manifestazione che celebra il Reboro, vino frutto dell’appassimento dell’uva fino al tardo novembre sfruttando, come avviene per il Vino Santo, l’Ora del Garda. Si tratta di un prodotto unico che nasce da un progetto condiviso tra i 6 vignaioli della Valle dei Laghi.

Un vino dal grande potenziale sia perché parte da un’ottima uva sia perché si presta a grandi invecchiamenti che lo fanno diventare un vino dalla forte riconoscibilità. Dopo la vinificazione il vino viene lasciato maturare per tre anni in botti di rovere. Si dà così il via ad un processo di maturazione che porta a un vino morbido ed elegante, dal grande potenziale di invecchiamento. Un vino di colore porpora con riflessi dorati, mentre l’aspetto olfattivo sa di frutta matura, di amarena, abbinato alle note eteree dell’appassimento; il profumo è sempre mediato dall’invecchiamento in legno dove deve rimanere almeno per un anno. Il Reboro viene prodotto con il vitigno Rebo, un vitigno locale, frutto dell’incrocio tra il Teroldego e il Merlot. Un incrocio realizzato oltre 70 anni fa da Rebo Rigotti, genetista e agronomo nato a Padergnone (proprio in valle dei Laghi) e per anni presidente dell’Istituto agrario di San Michele all’Adige.

Per l’edizione 2025 i Vignaioli del Vino Santo Trentino ospitano la Toscana, precisamente la zona del Chianti. Sarà infatti il Chianti Classico, rappresentato dall’associazione Greve in Chianti, il protagonista del gemellaggio 2025. Un gemellaggio tra due terre unite da antiche tradizioni vitivinicole che resistono nel tempo. La zona di produzione del Chianti Classico ha origini antichissime. Furono gli Etruschi che vi introdussero la coltivazione della vite. Dopo l’epoca Romana il territorio conobbe secoli di decadenza fino al XII sec. quando la sua vocazione vinicola riemerse grazie alle famiglie Ricasoli e Antinori contribuendo a rendere la denominazione Chianti una delle più antiche della Toscana. I primi documenti risalgono al XIII sec. quando nacque la “Lega del Chianti” e nel 1716 il granduca di Toscana Cosimo III emanò il bando di tutela basata su criteri geografici. Il vino Chianti Classico DOCG oggi come allora può essere prodotto solo in una specifica area della Toscana: la terra del Chianti.

Programma venerdì 24 ottobre. Ore 17.30 – Cantina Pravis – Lasino, “Un racconto DiVino”, masterclass guidata da Giuseppe Carrus di Gambero Rosso; ore 20.00 – Cantina F.lli Pisoni – Pergolese, “I sapori del rosso rubino”, cena gourmet preparata dal Master Chef Walter Miori con i vini Reboro e Chianti Classico che saranno gli indiscussi protagonisti. Saranno presenti anche studenti e insegnanti della Scuola CFP ENAIP Riva del Garda.

Programma sabato 25 ottobre. TREK&WINE Escursione enoturistica alla scoperta del territorio della Valle dei Laghi. Parcheggio di Via Guà a Pergolese – ore 9,30. Da Pergolese lungo il fiume Rimone e tra i vitigni, si raggiunge il lago di Cavedine passando dai vitigni del Rebo, quindi si raggiunge la Cantina Pedrotti dove ci sarà una degustazione di Reboro e di Chianti Classico accompagnata da un piccolo tagliere di prodotti locali. Si torna poi a Pergolese alla Cantina F.lli Pisoni per un brunch: un piatto di orzotto al Rebo accompagnato dai vini Reboro e Chianti Classico. Guidati da Federico Poli, accompagnatore di Media Montanga

Tutti in carrozza con il trenino della Valle dei Laghi. Orari: 10 -15 e 15 – 20, ritrovo a Sarche parcheggio centro commerciale Un viaggio evocativo e suggestivo alla scoperta del Reboro e del Chianti Classico, un’esperienza enoturistica tutta da vivere e da gustare in tre Cantine della Valle dei Laghi. In ognuna delle tre cantine si incontrano due vignaioli della Valle dei Laghi e due vignaioli di Greve in Chianti esi potrà degustare i 12 vini protagonisti dell’evento: 6 di Rebo e Reboro (uno per vignaiolo della Valle dei Laghi) e 6 di Chianti Classico (uno per vignaiolo di Greve in Chianti). Ogni degustazione sarà accompagnata dai prodotti della tradizione trentina e toscana ed è previsto il pranzo e la cena. Programma viaggio in Trenino. Prima tappa alla Cantina Giovanni Poli di Santa Massenza dove insieme alla Cantina Maxentia incontrerete due Vignaioli di Greve in Chianti. La degustazione preceduta dalla visita alla Cantina, sarà accompagnata da un piatto di prodotti tipici trentini

Alle 11.30 si parte per raggiungere la Cantina F.lli Pisoni di Pergolese passando da Padergnone e Calavino, arrivo alle 12 visita alla Cantina e alle 12.30 pranzo con un tagliere di prodotti dei territori trentini e un piatto di Orzotto al Rebo. Alle 13,30 partenza per la Cantina Pedrotti dove vi attende la degustazione di due dolci: la torta di fregoloti trentina e il castagnaccio toscano accompagnati dalla degustazione di un calice di Rebo, di Reboro e di due Chianti Classico. Alle 15 si ritorna a Sarche.

Wine Experience. Dalle 11 alle 19 nelle cantine della Valle dei Laghi F.lli Pisoni a Pergolese con Pravis, Gino Pedrotti a Pietramurata con Francesco Poli, Giovanni Poli a S. Massenza con Maxentia. Tre cantine dell’associazione Vignaioli Vino Santo aprono le loro porte per accogliere le altre tre realtà del territorio e in ognuna potrai incontrare anche due cantine dell’Associazione Greve in Chianti. Due vini simbolo, due territori uniti dalla passione per la viticoltura, raccontati direttamente dai loro vignaioli. Ogni calice sarà accompagnato da specialità gastronomiche tipiche delle due terre. Le cantine di Greve in Chianti sono: Castello Vicchiomaggio, Castello di Querceto, Fattoria Santo Stefano, Tenuta di Nozzole (Folonari), Conti Capponi (Villa Calcinaia), 20 € una degustazione (4 vini), 35 € due degustazioni (8 vini), 45 € tre degustazioni (12 vini)Non è necessaria la prenotazione, le degustazioni si acquistano direttamente nelle cantine.

Buono, pulito e giusto, alle 11,30 – Casa Caveau del Vino Santo, Padergnone, a tavola con il Reboro, il Chianti Classico e i cuochi dell’Alleanza Slow Food. Una degustazione in dialogo con Slow Food e con i cuochi dell’Alleanza, per scoprire il valore del cibo buono, pulito e giusto e l’importanza di custodire la biodiversità. Il cuoco dell’Alleanza Slow Food Fiorenzo Varesco, proporrà un assaggio di due piatti realizzati combinando olio extravergine di oliva, carne salada, noci del Bleggio, marroni di Drena e formaggi – protagonisti del Mese del Gusto. A chiudere l’esperienza un dolce. In abbinamento i vini protagonisti della manifestazione: Reboro e Chianti Classico. Tutte le informazioni sul sito: www.vinosantotrentino.it E’ possibile chiamare il 349-3365446 o scrivere via mail a: info@vinosantotrentino.it iscrizioni e info anche sul sito di Garda Trentino http://www.gardatrentino.it/reboro

Fonte testo e foto: servizio stampa Associazione vignaioli vino santo trentino

23 ottobre, Vicenza. Alla Biblioteca internazionale La Vigna forum dedicato alle sfide strategiche per il vino italiano. Al termine, proiezione all’Odeon del docufilm “La Vigna di Demetrio Zaccaria”

Giovedì 23 ottobre alle 16 nella Biblioteca internazionale La Vigna (Contra’ Porta Santa Croce 3, Vicenza) si svolgerà il primo Food Industry Monitor (Fim) dedicato al settore del vino e in particolare a “Le sfide strategiche per il vino italiano”. Il forum vuole essere un’occasione di confronto tra mondo accademico, istituzioni e imprese, con l’obiettivo di approfondire le prospettive strategiche del settore vitivinicolo italiano.

Fondata nel 1981 dall’imprenditore vicentino Demetrio Zaccaria, la Biblioteca internazionale La Vigna è un punto di riferimento di eccellenza per la ricerca e la documentazione nei settori vitivinicolo, agronomico e della cultura rurale, riconosciuta dal Ministero della Cultura di Eccezionale Interesse Culturale nel 2020. A testimonianza della rilevanza storica e simbolica di questa realtà, è stato realizzato il docufilm “La Vigna di Demetrio Zaccaria”, diretto da Manuela Tempesta e co-prodotto da Kublai Film, la cui prima proiezione si terrà a conclusione del Forum – alle ore 20.00 – presso il Cinema Odeon di Vicenza. Il film documentario, presenta racconta la visione e l’eredità del fondatore della Biblioteca Internazionale “La Vigna”, imprenditore illuminato che donò alla propria città la sua preziosa collezione di libri e il palazzo che la ospita. Un viaggio tra testimonianze, ricordi e riflessioni sul valore della cultura come responsabilità condivisa e motore di cambiamento.

Il forum, a questo link il programma è patrocinato da Confindustria Veneto e dalla Biblioteca Internazionale “La Vigna”, promosso da Ceresio Investors e con la collaborazione dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo. Per registrarsi sia al Forum che alla proiezione del Docufilm, è necessario iscriversi al seguente link: https://forms.gle/43xJqRQmowSiyqZ89

Fonte: servizio stampa Biblioteca internazionale La Vigna