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Il Premio “Radicio de Vero” 2021 va all’imprenditore Giancarlo Boscolo, al console Gabriele Altana e allo sportivo Marco Scarpa

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Lo scorso 17 dicembre, nella sala convegni dell’Ortomercato di Chioggia, si è svolta  la seconda edizione del Radicio de Vero, premio istituito dal Consorzio di Tutela del Radicchio di Chioggia Igp per riaffermare l’originalità di questo pregiato ortaggio nel panorama dell’orticoltura regionale e nazional e, allo tesso tempo, premiare l’impegno e la costanza di uomini e donne che con il proprio lavoro hanno contribuito a far conoscere e valorizzare Chioggia e il suo territorio.

Unico e autentico. “In Veneto – ha spiegato il presidente del Consorzio di tutela del Radicchio di Chioggia Igp, Giuseppe Boscolo Palo – si produce più di metà del radicchio di tutta Italia ed il radicchio di Chioggia è primo per superficie coltivata e quantità di produzione, mentre in tutto il mondo si sono diffuse tipologie che lo imitano, ma non lo eguagliano. Unicità e autenticità vere, dunque, sono riassunte dall’oggetto del premio Radicio de Vero, ma anche il lavoro ne fa parte insieme al conseguimento di quella promozione del territorio chioggiotto di cui anche il nostro Radicchio è a tutti gli effetti ambasciatore”. E il valore dell’originalità è riassunto anche nel nome del premio, dove la parola “Vero” sta per autentico, in quanto il vero radicchio di Chioggia Igp è quello che, oltre a potersi fregiare dei loghi comunitari, ha alle sue spalle un secolo di storia ed è ottenuto da seme autoctono conservato gelosamente e tramandato dalle famiglie degli ortolani che lo coltivano secondo uno specifico disciplinare nel territorio di 10 comuni, delle provincie di Venezia, Padova e Rovigo. Ma de vero è anche il materiale con il quale è realizzato il premio, un’opera d’arte che il Consorzio ha fatto realizzare dalla storica fornace Linea Valentina di Murano, proprio perché non poteva essere che un altro caratteristico storico mestiere artigianale della laguna Veneta, riconosciuto in tutto il mondo, a realizzare un’opera preziosa per premiare l’impegno di coloro che, con il loro lavoro, si sono fatti portavoce della bellezza, della cultura, della ricchezza della città di Chioggia e del suo territorio.

La Commissione. La scelta dei premiati è stata affidata ad una commissione formata dallo stesso presidente del Consorzio di tutela, Giuseppe Boscolo Palo, dal direttore del magazine Con i piedi per terra, Mauro Gambin, dal presidente della Pro Loco di Chioggia e Sottomarina, Marco Donadi, e dal responsabile dell’ufficio stampa del Consorzio di tutela, Umberto Tiozzo.

I premiati/1. Per la categoria Cultura, il premio Radicio de Vero è stato assegnato al console di prima classe a Zurigo, Gabriele Altana, per il suo personale impegno nella promozione del radicchio di Chioggia Igp in Finlandia nel 2017/18, quando al tempo ricopriva la carica di ambasciatore italiano. La presentazione del “Principe Rosso” alla Terza edizione della Settimana della Cucina Italiana nel Mondo e ad altre occasioni patrocinate dall’Ambasciata italiana sono state di fondamentale importanza per creare relazioni e opportunità commerciali. Ha commentato il console Altana:  “Lo dico da persona che ha girato il mondo, tutti ci invidiano questa ricchezza figlia di una biodiversità che non ha eguali e una cultura produttiva e di trasformazione della quale forse siamo poco consapevoli. Dire Italia significa dire qualità e il radicchio di Chioggia Igp appartiene a questa qualità in virtù di una storia orticola lunga secoli e un territorio di produzione che non ha eguali”.

I premiati/2. Per la categoria Economia: il premio Radicio de Vero è andato a Giancarlo Boscolo, imprenditore chioggiotto che agli inizi degli ’80 ha avviato la produzione di radicchio a Salinas Valley, in California, per fornire il mercato americano e inglese di prodotto fresco e confezionato in IV gamma, compreso McDonald’s, che iniziò proprio in quegli anni ad usare il suo radicchio come sostituto del “vecchio” cavolo rosso per dare colore e vivacità alle insalate in tutta la catena di fast food. Oggi il marchio Cultiva è riconosciuto in tutto il mondo per le produzioni di IV gamma ed è anche un brand consumer, Cultiva®, che distingue insalate e verdure ottenute da agricoltura convenzionale e biologica. E proprio per questo successo e per aver introdotto negli Usa un prodotto caratteristico del suo territorio, insieme alla secolare cultura orticola di Chioggia, il Consorzio di tutela del Radicchio di Chioggia Igp lo ha premiato con il Radicio de Vero. “Il radicchio mi ha portato fortuna nella vita – ha spiegato Giancarlo Boscolo – spero che anche questo Radicio de Vero me ne porti altrettanta. Mi onora questo premio e confido che questo appuntamento possa diventare sempre più importante per far conoscere l’unicità del Radicchio di Chioggia Igp e la secolare cultura orticola che sta alla base della sua produzione”.

I premiati/3. Per la categoria Sport, il nome prescelto è stato quello di Marco Scarpa riferimento importante nel mondo del calcio chioggiotto e non solo, grazie ad una carriera da giocatore e allenatore importante, alla quale dal 2013 si è accompagnata quella di osservatore per la Nazionale di calcio italiana. Ha lavorato a stretto contatto con tutti i ct degli Azzurri: da Cesare Prandelli, ad Antonio Conte fino a Roberto Mancini con il quale lo scorso luglio ha vinto gli Europei di Calcio a Wembley. “Il Radicchio di Chioggia Igp – ha spiegato, Marco Scarpa – è uno dei simboli della mia terra e per me è un grande onore ricevere questo riconoscimento, lo metterò in bacheca a fianco della coppa degli Europei a ricordare quanto il 2021 sia stato importante per la mia carriera professionale”.

Storia secolare. “Questo premio – ha concluso il presidente Giuseppe Boscolo Palo – rappresenta la volontà del Consorzio di continuare nell’impegno per la promozione di questo straordinario prodotto e della terra chioggiotta. Di continuare ad aggiungere pagine importanti a questa storia che ha quasi raggiunto la soglia dei 100 anni e che ancora deve andare avanti. Siamo convinti che ‘il prodotto promuove il territorio’ e questo territorio, lo abbiamo visto coinvolgendo gli altri storici mestieri della laguna, è una fucina di creatività, oltre ad essere una terra fertile nella quale l’orticoltura rappresenta un posto di eccellenza per le buone pratiche agricole e ambientali che continuano ad essere il faro di questa produzione. E’ questa la terra che vogliamo far conoscere e sempre più valorizzare”.

Fonte: Servizio stampa Consorzio tutela Radicchio di Chioggia Igp

Le “Mamme No Pfas”, premio Argav 2021, lanciano un appello agli agricoltori per collaborare insieme nel trovare una soluzione alla produzione di alimenti privi di Pfas

Da sx Stelluto, Cola, Zamboni e ZuccatoMotivazione premio Argav 2021

(di Marina Meneguzzi, consigliera Argav) “La nostra alimentazione da alcuni anni a questa parte? Non a km zero!” A dirlo, con grande nostalgia per i bei tempi andati, è stata Cristina Cola, che insieme a Michela Zamboni e Patrizia Zuccato, lo scorso 18 dicembre hanno ritirato a nome del comitato “Mamme No Pfas”, acronimo di Sostanze Perfluoro Alchiliche, il Premio Argav 2021, alla presenza dei soci, riuniti nelle sale di Osterie Meccaniche ad Abano Terme (PD) (nella foto in alto, insieme al presidente Argav Fabrizio Stelluto). Le tre “mamme” provengono rispettivamente dalle province di Vicenza, Verona e Padova, territori coinvolti in uno dei più grandi casi di inquinamento da Pfas al mondo, causato da oltre 40 anni, secondo la Relazione del Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri di Treviso (13 giugno 2017) che ha dato il via all’indagine da parte della Procura, dalla ditta Miteni di Trissino (VI), oggi fallita e sotto processo a Vicenza per reati ambientali (prossima udienza il 27 gennaio 2022) e che interessa un’area in cui vivono 350 mila persone. Il loro è un comitato spontaneo e apartitico di genitori, persone normali che hanno messo a disposizione del gruppo la popria esperienza professionale e, con determinazione e tenacia, difendono dal 2017 il diritto ad avere acqua pulita per la salute e il benessere di tutti.

Fiducia tradita. “il problema dell’inquinamento Pfas è emerso nel 2013, in seguito a controlli effettuati dall’Arpav (Agenzia Regionale per la Protezione e prevenzione ambientale del Veneto), che ha agito su indicazioni regionali in base a uno studio dell‘Isra-Cnr sulle acque potabili e sui fiumi Po, Adige e loro affluenti, ma non ci è stato comunicato ufficialmente dalla Regione Veneto fino a quattro anni dopo, è questo è davvero grave. La gran parte delle persone, noi comprese, si sono fidate del fatto che l’acqua è sempre stata dichiarata potabile e sicura, per cui l’abbiamo sempre bevuta e usata per lavare frutta e verdure, cucinare e lavarci i denti. Se fossimo state rese consapevoli del problema, avremmo potuto scegliere come comportarci. La nostra lotta è iniziata quando abbiamo ricevuto le analisi del sangue dei nostri figli, tutti contaminati da Pfas (nel sangue sono state ricercate le concentrazioni dei 12 Pfas più conosciuti, su oltre 4.000/7.000 presenti attualmente in commercio, ndr). Ricordiamo che, una volta entrati nell’organismo, queste sostanze possono provocare gravi problemi ia distanza di molto tempo: da un basso peso alla nascita a malattie della tiroide, dal cancro ai testicoli e ai reni, all’ipertensione all’ipercolesterolemia. Da allora, non ci siamo mai fermate”, hanno spiegato le tre “Mamme No Pfas”. Il loro è stato, e lo è tutt’ora, un lavoro d’inchiesta puntuale e serrato, che ha portato a risultati tangibili, di cui potete leggere nel sito mammenopfas.org, non ultimi i ricorsi accolti lo scorso aprile dal Tar dl Veneto presentati insieme a Greenpeace, che ha obbligato la Regione Veneto a fornire i dati completi relativi alla presenza di Pfas ngli alimenti, fino ad allora forniti parzialmente. Dalle elaborazioni emergono molte criticità: numerosi alimenti risultano infatti contaminati non solo per la presenza di Pfoa e Pfos, ma anche per tanti altri composti di più recente applicazione industriale. “Alla Regione Veneto, abbiamo chiesto e continuamo a chiedere che venga esteso a tutti il diritto di accedere alle analisi del sangue per i Pfas. Attualmente i cittadini residenti in aree contaminate (arancione) non hanno la possibilità di sapere la concentrazione di Pfas nel loro sangue, nemmeno a pagamento”.

Come devono comportarsi i cittadini? Continuano Cola, Zamboni e Zuccato: “Gli enti preposti dovrebbero mettere in atto misure che garantiscano una reale prevenzione, facendo tutto il possibile per azzerare l’esposizione ai Pfas della popolazione già contaminata. Riteniamo insufficiente la soluzione della Regione Veneto di mettere dei filtri negli acquedotti per depurare l’acqua dai Pfas. Con l’esclusione del divieto di consumo del pescato, non ci risulta siano state adottate altre misure di precauzione in seguito ai risultati delle analisi, nemmeno indicazioni ai cittadini per il consumo di prodotti “a km zero” che mostrano i livelli più elevati di contaminazione, come ad esempio uova, etc. La Regione Veneto con DGR n. 854 del 13 giugno 2017 ha stabilito che le acque ad uso zootecnico devono rispettare gli stessi limiti delle acque ad uso umano, indicati dal Ministero della Salute in 1.030 ng/l come somma totale di PFOA (500 ng/l) + Pfos (30 ng/l) + altri Pfas (500 ng/l). Questo valore appare chiaramente troppo elevato per garantire la sicurezza degli alimenti. Il più recente parere Efsa (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) 2020 fissa l’assunzione settimanale tollerabile attraverso la dieta a 4,4 ng/kg di peso corporeo per quattro molecole (Pfoa, Pfos, Pfna, Pfhxs). Non sappiamo, inoltre, se e come vengono effettuati i controlli e le verifiche del rispetto di tale norma. Molti pozzi sono stati fatti chiudere, ma la maggior parte dei pozzi privati non è dichiarata e, di conseguenza, non controllata. Inoltre, le gravi criticità interessano gli alimenti provenienti da tutta l’area attraversata dal fiume Fratta, e non solo dal tratto che ricade nella zona rossa”.

Collaborazione per trovare una soluzione.“La cosa preoccupante è che queste sostanze sono indistruttibili e persistenti e la loro capacità di bioaccumolo l’abbiamo vista direttamente nelle nostre analisi del sangue. Molti dei nostri ragazzi soffrono già di malattie alla tiroide. Il problema è molto grave, quando lo si coglie, capisci che bisogna lottare a livello globale per ottenere limiti zero e fermare le produzioni per salvare il salvabile. Con questo non vogliamo criminalizzare gli agricoltori e gli allevatori, che sono anch’essi vittime di questo grave inquinamento – le concentrazioni più elevate di Pfas nel sangue sono state riscontrate proprio nei dipendenti della Miteni e negli agricoltori – e vogliamo dire loro di non considerarci dei “nemici” ma di combattere insieme a noi nel trovare una soluzione. Intanto, nel chiedere che vengano fissati limiti nazionali il più restrittivi possibile per tutti i Pfas nelle acque ad uso umano, negli alimenti e negli scarichi industriali. All’incontro nella cittadina termale era presente anche il presidente di Cia Veneto, Gianmichele Passarini, che si è dichiarato solidale con loro, essendo gli agricoltori della zona, nonché le loro famiglie, direttamente coinvolti, ma che c’è necessità di riflettere con calma insieme per valutare come attuare la bonifica dell’area del sito industriale “ex Miteni” e della falda sottostante, problema di non facile soluzione.

Una lotta contro il tempo. Un problema di cui le “Mamme No Pfas” sono consce ogni giorno e a cui cercano di porre rimedio chiedendo aiuto alla ricerca scientifica. “Ci siamo impegnate a sostenere i costi per tutti i consulenti che ci aiuteranno a provare la colpevolezza dei responsabili.Per questo abbiamo fondato il Comitato Mamme No Pfas – Raccolta Fondi per Azioni Legali, a cui tutti possono partecipare con donazioni, anche piccole. Insieme al comune di Lonigo, abbiamo ingaggiato il prof. Philippe Grandjean, ricercatore al dipartimento di Salute Ambientale all’Harvard T.H. Chan School of Public Health di Boston, tra i massimi esperti mondiali sulle conseguenze dei Pfas sulla salute, che è stato consulente per lo stato del Minnesota, negli Stati Uniti, nel procedimento contro la 3M per l’inquinamento da Pfas nel 2010 nell’area metroplitana di Twin Cities, e presto verrà da noi. Noi non ci arrenderemo, siamo convinti che la nostra forza di genitori uniti potrà cambiare le cose, è un dovere morale che abbiamo nei confronti dei nostri figli, della nostra terra e delle generazioni future”. Un obiettivo che non possiamo che condividere e supportare, ringraziandole per la tenacia e il coraggio profusi nel perseguirlo.

Gennaio-settembre 2021: valore export vino veneto superiore a quello di Piemonte e Toscana messe insieme

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Poco prima di Natale sono arrivati dati ufficiali definitivi dell’ultima vendemmia nel Veneto. A fornirli è stata la Regione Veneto con il team del “Trittico Vitivinicolo”, costituito da Veneto Agricoltura e Avepa, in occasione dell’ormai “storico” focus di fine anno (svoltosi online causa pandemia) durante il quale è stato fatto anche il punto sull’export di vino veneto e l’andamento dei mercati internazionali.

La vendemmia 2021. I quintali di uva raccolta quest’anno in Veneto– hanno ricordato Luca Furegon di Avepa e Nicola Barasciutti della Direzione Agroalimentare della Regione del Veneto – sono stati poco più di 14 milioni, per l’esattezza 14,008 contro i 14,039 del 2020 (-0,22%) e i 13,159 del 2019 (+6,45%). Più in dettaglio, sono ben 11,415 i milioni di quintali di uva a Denominazione d’Origine (+14,88% rispetto al 2020) di cui 9,959 milioni di quintali di uva DOC (+15,68%) e 1,455 milioni DOCG (+9,68%), a conferma dell’altissima qualità complessivamente raggiunta dal vigneto veneto. Sono invece 11.746.774 gli ettolitri di vino prodotto nel 2021 nel Veneto, di cui il 71% DOC, il 10,44% DOCG e il 14,93% IGT, ovvero la quasi totalità della produzione regionale. Anche l’export di vino veneto sta andando a gonfie vele, visto che nei soli primi 9 mesi del 2021 le esportazioni hanno sfiorato 1,8 miliardi di euro, un valore addirittura superiore di quello registrato nell’intero 2019.

Isolamento e indipendenza non pagano. “Dal futuro incerto possono nascere straordinarie opportunità”. E’ questo il messaggio lanciato dall’assessore regionale all’Agricoltura del Veneto, Federico Caner. “Negli ultimi due anni abbiamo assistito a una forte alterazione delle dinamiche domanda-offerta del settore vino. Oltre ad una sofferenza immediata, l’effetto più negativo è stata l’impossibilità di programmazione sul medio e lungo termine. Gli operatori hanno però dimostrato una grande capacità di adattamento alle mutate condizioni economiche e di mercato, dando prova di “resilienza”, anche mantenendo una corretta gestione dei volumi e delle richieste, concorrendo ad eliminare fenomeni speculativi e di riduzione della qualità del prodotto”. “Per affrontare le sfide del futuro – ha continuato Caner – in un settore strategico per il Veneto come quello del sistema vitivinicolo serve un pensiero globale: isolamento e indipendenza non pagano. Al contrario è necessario fare squadra tra i diversi elementi della filiera perché tutte le componenti possano essere riconosciute, attraverso un’equa distribuzione del valore aggiunto. Non dobbiamo avere paura di puntare in alto. Per raggiungere importanti obiettivi – ha chiuso l’assessore – servirà puntare sul capitale umano, investendo in formazione e informazione, sulla comunicazione delle nostre produzioni, che sono il nostro primo biglietto da visita e dovremo continuare a mantenere elevata l’attenzione al territorio e alla sua sostenibilità”.

Ache quest’anno il Prosecco DOC ha fatto la parte del leone con una produzione di 5,285 milioni di quintali di uva su una superficie di quasi 29.839 ettari; segue distanziato il delle Venezie con 1,455 milioni di quintali di uva raccolta su una superficie di 10.453 ettari. Il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG raggiunge invece 1,126 milioni di quintali (8.688 ettari), mentre il Valpolicella gli 838 mila quintali (8.572 ettari). Poi via via tutti gli altri vitigni tra cui il Soave (669 mila quintali; 5.277 ettari), il Venezia (378 mila quintali; 2.869 ettari), il Garda (345 mila quintali; 1.385 ettari), ecc. L’export di vino veneto sta viaggiando su binari quasi sconosciuti alle altre Regioni italiane. Francesco Alberti del Sistema Statisto Regionale e Gianni Bruno, direttore di Vinitaly di VeronaFiere, hanno rimarcato la straordinaria performance raggiunta nel periodo gennaio-settembre 2021 dal vino veneto: il valore dell’export è stato di 1,786 miliardi di euro, superiore di quello di Piemonte e Toscana messe assieme.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Presepio Artistico di Segusino (TV), oggi l’apertura fino al 6 febbraio 2022

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Apre oggi al pubblico la 35a edizione del Presepio Artistico di Segusino (TV) e rimarrà aperto fino al 6 febbraio 2022. Gli orari di visita sono: domenica e festivi dalle 9:00 alle 12:00 e dalle 14:00 alle 19:00, prefestivi dalle 14:30 alle 19:00, feriali: solo su richiesta, per gruppi (previo prenotazione). Al momento, entrata con Green Pass ed in ottemperanza alle normative vigenti durante le giornate di apertura.Si entra scaglionati per gruppi di conviventi, mascherina obbligatoria. In caso di grande afflusso il tempo di permanenza nei locali sarà regolamentato dal personale di servizi (ingressi e percorso sono privi di barriere architettoniche).

Il titolo di questa edizione è “Mi curo di te”. Il curarsi degli altri, gli Amici del Presepio lo hanno scoperto, o meglio riscoperto, durante i mesi di lockdown quando molti volontari si sono adoperati per aiutare i vicini di casa o i compaesani più deboli, ad esempio, nel fare la spesa o nel procurare medicine, oppure compiendo tante altre piccole azioni che in tempo di “pace” non avrebbero avuto più di tanta rilevanza, ma che invece in tempo di pandemia hanno assunto un significato enorme per chi le riceveva. E questo ha fatto riscoprire il sentimento di solidarietà che c’era ai tempi della povertà e che gli anni di ricchezza economica ha pian piano fatto sempre più scemare.Il Presepio 2021 raffigura alcune piccole storie di vita in cui ogni persona, in qualche modo, “si cura dell’altro” attraverso azioni semplici, come quelle vissute durante il lockdown da pandemia, senza però riferimenti espliciti alla pandemia stessa.

Diversamente dalle passate edizioni, la Natività del Presepio Artistico di Segusino 2021 è immersa in un’ambientazione un po’ inusuale rispetto al solito, che richiama nello stile una borgata dell’Umbria. Con dei piccoli accorgimenti, farà capolino comunque anche il paesaggio veneto, unendo idealmente le due bellissime regioni italiane. Ritorneranno a Segusino anche alcuni presepi ed allestimenti di “Alla Scoperta dei Presepi e dei Borghi di Segusino”. Ulteriori informazioni e novità sulla pagina Facebook Presepio Segusino.

Fonte: Associazione Amici del Presepio Artistico di Segusino

Cavallino Treporti (VE) sperimenta la coltivazione di piante alofite per vincere il degrado e migliorare la località

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Giardino Botanico di Porto Caleri, limonium

Coltivare piante alofite, dotate di adattamenti morfologici o fisiologici che permettono l’insediamento su terreni salini o alcalini, oppure in presenza di acque salmastre, come ad esempio la salicornia o il limonium (quest’ultimo, foto in alto, presente nel giardino botanico di Porto Caleri, a Rosolina) per fermare il degrado e migliorare dal punto di vista paesaggistico e ambientale la località. E’ quanto si prefigge il comune di Cavallino Treporti, nel veneziano, che ha invitato il consulente Lorenzo Barbasetti e Marco Bozzato, quest’ultimo agricoltore di piante innovative, a presentare il progetto di innovazione e riqualificazione dei terreni incolti in occasione della seduta del Tavolo Verde al quale siedono i rappresentanti di categoria.

Obiettivi. Afferma il sindaco Roberta Nesto: “Questa tipologia di coltivazione si inserisce perfettamente tra le finalità della “Blue&Green Community”, valorizza l’aspetto ambientale del litorale ma soprattutto recupera quelle aree oggi incolte e abbandonate, senza destinazione. Potrebbe diventare anche parte integrante del percorso di riqualificazione dei terreni incolti dell’Interreg CREW capitanato dallo IUAV, che coinvolge anche le Università Ca’ Foscari e Padova, oltre ad un numero di enti locali, associazioni e amministrazioni pubbliche”.

Piante di barena. “I nostri terreni per tipicità e posizione non sempre sono coltivabili, o non c’è l’interesse di farlo. Il problema dell’incolto è sempre più sentito e va data soluzione quanto prima per evitare nuove situazioni di degrado. Tra le proposte ricevute, quella della produzione di piante alofite, piante di barena, potrebbe essere una soluzione concreta – spiega Anna Valleri, conigliera comunale delegata all’Agricoltura -. Queste piante darebbero nuova vita a quei terreni che, a causa dell’alta salinità, sono stati abbandonati perché improduttivi. Darebbero altresì alla località un nuovo aspetto, una nuova accoglienza, cura e riordino. Innovazione e nuove prospettive sono quindi la strada per il cambiamento e le risposte a questo problema”.

Il mondo rurale. “Gli agricoltori hanno colto positivamente questa proposta che tiene conto della tradizione locale e dell’ambiente, ma altrettanto della necessità di riqualificare queste aree abbandonate – aggiunge il vicesindaco, assessore comunale alle Attività produttive, Francesco Monica -. Nei prossimi mesi avvieremo la sperimentazione di questa coltivazione, con il loro aiuto, per valutare come queste piante possano diventare parte integrante del nostro ambiente”.

Fonte: sevizio stampa comune di Cavallino-Treporti

 

Regione Veneto. Bottacin presenta in Commissione Consiglio l’aggiornamento piano rifiuti Veneto approvato dalla Giunta e afferma: “Non apriremo né discariche né termovalorizzatori” 

Rifiuti speciali

“Se già da anni nella gestione dei rifiuti il Veneto risulta essere la Regione più virtuosa a livello nazionale e tra le migliori a livello europeo, significa che la pianificazione in materia è stata di ottimo livello. Per questo, nell’aggiornamento del piano rifiuti, abbiamo voluto procedere in assoluta continuità con quello precedente”. A dirlo, l’assessore all’Ambiente Gianpaolo Bottacin a margine dei lavori della Commissione consiliare competente in cui, nei giorni scorsi, è stato presentato l’aggiornamento del piano regionale di gestione dei rifiuti già adottato dalla giunta regionale.

Cosa riguarda. “Un aggiornamento che, ovviamente, non nasce dall’interpretazione unilaterale della Giunta – sottolinea l’assessore -, ma è stato condiviso con i principali stakeholders ed è calibrato con puntualità sui dettami della normativa europea, che prevede l’autosufficienza regionale con unico ambito territoriale omogeneo per quanto riguarda i rifiuti solidi urbani e la libera circolazione da e verso il territorio regionale per quanto riguarda i rifiuti speciali. In tal senso l’aggiornamento del piano si è concentrato su entrambi i fronti, anche se con margini d’azione più ampi relativamente al primo”. Sempre seguendo i dettami del legislatore europeo è stata inoltre garantita in toto la gerarchia di gestione dei rifiuti che prevede innanzitutto la riduzione a monte del potenziale rifiuto e poi, in ordine, l’allungamento del ciclo di vita dei prodotti, il riciclaggio dei materiali, il recupero di energia, il conferimento in discarica.

Obiettivi. “Ci siamo preposti come ulteriore obiettivo di arrivare entro la fine del decennio a una raccolta differenziata pari all’84% – prosegue Bottacin -, performance che, va detto, oggi è già realtà in vari comuni della nostra Regione, ma anche a una riduzione della produzione di rifiuto urbano residuo pari a 80 chilogrammi, rispetto agli attuali 119, per abitante all’anno”. Il raggiungimento di tali obiettivi garantirebbe infatti, a caduta, ulteriori importantissimi risultati, che l’assessore declina e sottolinea con forza, sgomberando il campo da mistificazioni sul tema: “rispettando tali linee, che sono assolutamente alla portata, non ci sarà la necessità di aprire nessuna nuova discarica, nemmeno in ampliamento rispetto a quanto già autorizzato, e nessun ulteriore termovalorizzatore né incremento di potenzialità degli stessi rispetto a quanto già autorizzato oggi. Ma, con il raggiungimento degli obiettivi di piano, prima del 2030 ci sarà il totale abbandono del ricorso alla discarica“.

Nel piano inoltre si prevede di arrivare alla tariffa unica regionale di conferimento del rifiuto residuo, con l’introduzione di un contributo incentivante per i territori virtuosi e di un contributo per il disagio per i territori che ospitano impianti di smaltimento. Per quanto riguarda invece i rifiuti speciali, pur non potendo le Regioni vincolarne i flussi, vengono previsti degli specifici focus in particolare per quanto riguarda il fine vita dei pannelli fotovoltaici, delle batterie al litio, dei veicoli convenzionali, dei rifiuti contenenti amianto, dei Pfas e ancora altro. “Ho apprezzato lo stimolo di alcuni consiglieri che, sia in Commissione sia attraverso alcuni emendamenti presentati nei giorni scorsi in Consiglio durante le votazioni per l’aggiornamento del DEFR, hanno voluto sottolineare l’importanza di alcune tematiche, in particolare legate all‘economia circolare, che, per il vero, erano comunque già presenti sia nel nostro vecchio piano che in quello in itinere. Le considero pertanto come un rafforzativo e un segno di apprezzamento della nostra azione. D’altro canto in ogni materia del mio referato – conclude Bottacin – ho voluto fin da subito che fosse rispettato un approccio massimamente scientifico nell’affrontare le diverse problematiche. Cosa che si può ritrovare anche in una lettura puntuale del piano: in tal senso potrei ricordare che, in relazione ai siti da bonificare, abbiamo ad esempio introdotto una metodologia di priorità di intervento, attraverso analisi multicriteriali, definita con la collaborazione dell’Università di Padova”.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

Alle “Mamme no Pfas” il premio Argav 2021

Logo mamme no pfas

Va alle “Mamme no Pfas” il premio Argav 2021. La cerimonia di consegna, alla presenza della coordinatrice Cristina Cola, è in programma oggi, sabato 18 dicembre, alle 12 alle Osterie Meccaniche di Abano Terme (PD).

Il premio. A decidere l’attribuzione è stato il direttivo di Argav, gruppo di specializzazione del Sindacato giornalisti Veneto e componente dell’unione nazionale Unarga. Si tratta di un riconoscimento, come spiega il presidente  Fabrizio Stelluto «destinato a persone e realtà, distintesi nel dare lustro alla regione su temi quali agricoltura, ambiente, agroalimentare, territorio, foreste, energia». Nel corso delle edizioni a ricevere il premio Argav sono stati, tra gli altri, l’attore  Marco Paolini, la scienziata Ilaria Capua, il poeta-musicista Bepi De Marzi e, più recentemente, Toio De Savorgnani (co-fondatore di Mountain Wilderness), Paolo Fontana (presidente della World Biodiversity Association),  Agostino Bonomo (presidente di Confartigianato Veneto), Michele Boato (Presidente Eco-Istituto del Veneto “Alex Langer”).

La motivazione del Premio Aragv  2021 alle “Mamme no Pfas”. “Per l’impegno costante in favore dell’acqua pulita. I fiumi e le falde del territorio veneto sono stati irrimediabilmente contaminati da sostanze tossiche chiamate Pfas, acronimo di Sostanze perfluoro alchiliche. Uno screening del 2017 evidenziava nei ragazzi tra i 14 e i 29 anni valori superiori fino a 40 volte quelli della popolazione non esposta. Quattro madri, preoccupate per la salute dei propri figli, decisero di cominciare ad agire assieme e non si sono mai fermate. Il gruppo è cresciuto e, con la tenacia che solo le mamme possono avere, ha portato  all’attenzione del mondo  il problema della contaminazione delle acque nella Pianura Veneta, fino a quel momento coperto da una coltre di omertà”.

Venerdì 17 Dicembre, Veneto Agricoltura festeggia con un libro i 100 anni di storia, mentre Paolo Fontana, premio Argav 2017, presenta la nuova edizione del libro “Il piacere delle api”

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100 anni di storia dell’agricoltura veneta racchiusi in un libro. Una sorta di racconto, da leggere tutto d’un fiato, che parte dagli anni difficili del primo dopoguerra e arriva ai giorni nostri. Una storia lunga un intero secolo, filtrata attraverso documenti storici, immagini e testimonianze, che racconta come l’agricoltura veneta abbia saputo costantemente rinnovarsi fino a raggiungere i primati assoluti riconosciuti oggi a livello mondiale. Sono questi, in sintesi, i contenuti di “Cent’anni di Veneto Agricoltura. Dall’Istituto di ricostruzione e rinascita agraria all’Agenzia veneta per l’innovazione nel settore primario (1920-2020)”, la pubblicazione che Veneto Agricoltura, “erede” istituzionale di questo immenso patrimonio fatto di storia ed esperienze, presenterà venerdì 17 Dicembre, alle ore 10:00, presso la Corte Benedettina di Legnaro (Pd).

Il volume (Ediz. Cleup, pagg.166), a cura della prof.ssa Elisabetta Novello dell’Università di Padova, ripercorre gli ultimi 100 anni di agricoltura nel Veneto visti attraverso i fatti della pubblica istituzione regionale: dalla costituzione dell’Istituto di ricostruzione e di rinascita agraria di Venezia e Treviso, passando per l’Ente di rinascita agraria per le Tre Venezie e via via fino all’Ente di Sviluppo Agricolo del Veneto (ESAV) e all’attuale Veneto Agricoltura. Nel corso delle celebrazioni, è prevista inoltre la proiezione del documentario: “Veneto Agricoltura: sperimentazione, innovazione e formazione per il settore primario” e un tavola rotonda dal titolo “Agricoltura veneta tra ripresa e resilienza“, alla quale interverranno, oltre all’assessore regionale all’agricoltura Federico Caner, anche i presidenti delle organizzazioni professionali agricole, rappresentanti del mondo universitario e della ricerca. L’ingresso è aperto al pubblico nel rispetto delle vigenti normative anti Covid.

Sempre venerdì 17 Dicembre alle ore 17.30 si terrà alla Biblioteca Internazionale “La Vigna” di Vicenza, in contrà Porta S. Croce, 3, la presentazione della nuova edizione, riveduta e ampliata, del libro “Il piacere delle api” di Paolo Fontana, entomologo e apidologo presso la Fondazione Edmund Mach in Trentino, presidente di World Biodiversity Association onlus, Premio Argav 2017, oltre che apicoltore da più di trent’anni. E’ un nuovo incontro del ciclo Liber&Lectio, una serie di incontri culturali promossi dal Consiglio Scientifico della Biblioteca “La Vigna” su temi attuali, ma con radici antiche, a rispecchiare il prezioso patrimonio della Biblioteca, con opere che dal XV secolo arrivano ai giorni nostri. Nel libro, l’autore dichiara il suo amore per la Natura, in tutte le sue manifestazioni e, in particolare, per le eccezionali comunità delle api. Questo suo sentimento è espresso con doti e strumenti che sa maneggiare con abilità: l’ironia e la penna. La rigorosità scientifica viene alleviata da continui riferimenti alla vita quotidiana, ma anche alla storia antica e ai primordi della scienza e della cultura umana. Un libro che non parla solamente di evoluzione, morfologia, biologia ed etologia dell’ape mellifera in modo accattivante e mai banale, ma si sviluppa in una trattazione originalissima della storia del rapporto tra Uomo e Api. Da qui, poi, Fontana esamina le nuove frontiere della moderna apicoltura, sempre più coinvolta nei problemi globali della crisi ambientale che sta intaccando la sostenibilità dei sistemi naturali. Interventi: Mario Bagnara, consigliere scientifico della Biblioteca Int. “La Vigna, Paolo Fontana, autore. Modalità di partecipazione: in presenza è richiesta la prenotazione obbligatoria presso la segreteria della Biblioteca Internazionale “La Vigna”: info@lavigna.it |Tel. 0444543000. In ottemperanza alle disposizioni governative vigenti, previste per tutti i luoghi di cultura italiani (rif. D.L. del 23 luglio 2021), dal 6 dicembre l’accesso alle attività della Biblioteca è consentito solo alle persone munite di Green Pass Rafforzato. Le disposizioni non si applicano ai bambini di età inferiore ai 12 anni e ai soggetti con certificazione medica specifica. Diretta Facebook: la conferenza verrà trasmessa in diretta sulla pagina Facebook della Biblioteca Internazionale “LaVigna”.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura/Biblioteca La Vigna

Attribuito a “Mamme No Pfas” il Premio Argav 2021, sabato 18 Dicembre 2021 la cerimonia di consegna

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Il Direttivo Argav, gruppo di specializzazione del Sindacato Giornalisti e componente dell’unione nazionale Unarga, ha deciso di attribuire alle ”Mamme No Pfas”, rappresentate dalla coordinatrice Cristina Cola, il Premio Argav 2021, destinato a persone e realtà, distintesi nel dare lustro alla regione su temi quali agricoltura, ambiente, agroalimentare, territorio, foreste, energia.

La consegna avverrà sabato prossimo, 18 Dicembre, alle ore 12.00 ca., nel corso di una semplice cerimonia prevista al ristorante Osterie Meccaniche, ad Abano Terme, nel padovano. Nel corso degli anni recenti, a ricevere il premio Argav. sono stati, tra gli altri, l’attore Marco Paolini, la scienziata Ilaria Capua, il poeta-musicista Bepi De Marzi e, più recentemente, Toio De Savorgnani (co-fondatore di Mountain Wilderness), Paolo Fontana (presidente della World Biodiversity Association), Agostino Bonomo (presidente di Confartigianato Veneto), Michele Boato (presidente Eco-Istituto del Veneto “Alex Langer”).

La motivazione del Premio Argav 2021 alle “Mamme No Pfas” recita: “Per l’impegno costante in favore dell’acqua pulita. I fiumi e le falde del territorio veneto sono stati irrimediabilmente contaminati da sostanze tossiche chiamate PFAS, acronimo di Sostanze Perfluoro Alchiliche. Uno screening del 2017 evidenziava nei ragazzi tra i 14 e i 29 anni valori superiori fino a 40 volte quelli della popolazione non esposta. Quattro madri, preoccupate per la salute dei propri figli, decisero di cominciare ad agire assieme e non si sono mai fermate. Il gruppo è cresciuto e, con la tenacia che solo le mamme possono avere, ha portato  all’attenzione del mondo il problema della contaminazione delle acque nella Pianura Veneta, fino a quel momento coperto da una coltre di omertà”.

Epidemia aviaria, Confagricoltura Veneto afferma: “E’ la peggiore mai vista”

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Il settore avicolo pagherà un alto prezzo con l’epidemia aviaria, che, oltre a enormi danni per le aziende agricole venete, comporterà anche una forte mancanza di prodotto. A dirlo è Michele Barbetta, rieletto presidente della sezione avicoltori di Confagricoltura Veneto per il prossimo quadriennio. Ad affiancarlo nel ruolo di vicepresidente sarà Diego Zoccante, veronese, titolare di un allevamento di 15.000 tacchini da carne a Bolca (VR) e presidente degli avicoltori di Confagricoltura Verona.

La più grave epidemia aviaria che si ricordi. “A partire dall’inizio degli anni Duemila, il Veneto è stato coinvolto in numerose epidemie di influenza aviaria, sia a bassa che ad alta patogenicità. Nel 2017 si era assistito all’ultima emergenza epidemica, nel corso della quale erano stati abbattuti milioni di volatili ed era stato disposto il divieto di allevamento all’aperto nelle aree a rischio. Ma quella che stiamo vivendo oggi è la più grande epidemia aviaria che si sia mai vista in Italia e in Veneto, che avrà tremende ripercussioni sul settore – sottolinea Barbetta, allevatore di Carceri (Padova), titolare di un’azienda agrozootecnica che comprende quattro allevamenti avicoli -. Innanzitutto ci troveremo presto di fronte a una considerevole mancanza di prodotto, a cominciare dalla carne di pollo e tacchino, perché siamo a quasi 8 milioni di capi abbattuti su circa 176 focolai, con il Veneto che conta il 90 per cento degli allevamenti colpiti in Italia. La conseguenza più probabile sarà che tutta la filiera, a partire dalla grande distribuzione, andrà a cercare carni altrove e quindi in Paesi competitor come l’Ucraina, l’Argentina e il Brasile. Oltre a perdere quote di mercato, il nostro Paese non potrà più garantire ai consumatori una carne di qualità, come quella nostrana. Una batosta quindi non solo per le aziende agricole, ma anche per i consumatori”.

Di questa terribile epidemia, al momento, non si vede la fine. “Questa è la peggiore in assoluto, sia per diffusione, sia per aggressività del virus, dal momento che può uccidere fino al 100 per cento degli animali di un allevamento – rimarca Barbetta -. Oltre al Basso Veronese, che conta il maggior numero di focolai, a soffrire è anche il Basso Padovano, che attualmente conta oltre 35 aziende agricole colpite. Il virus si è diffuso nonostante le rigide normative e i sistemi di sicurezza attivati dagli allevatori italiani, che sono costantemente soggetti a visite ispettive delle Asl. Probabilmente la causa va ricercata nel fatto che gli animali allevati all’aperto hanno più probabilità di essere contagiati da uccelli migratori. Il risultato è che moltissime aziende avicole si ritrovano da un giorno all’altro con fatturato pari a zero e ciononostante devono continuare a far fronte a spese ingenti per pulire e sanificare gli stabilimenti e pagare le bollette dell’energia elettrica, che hanno subìto rincari abnormi. Chiediamo perciò ristori tempestivi sia per gli allevatori che per il personale, dato che con le aziende chiuse e improduttive il lavoro verrà a mancare. Bisogna considerare che, per far ripartire un allevamento che ha perduto tutti gli animali, ci vorranno mesi. Nella speranza che nel frattempo si riesca a contenere l’epidemia”.

Fonte: Confagricoltura Veneto