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Pfas, entrano in azione le colture agroforestali

Area Impatto sanitario PFAS Veneto

La presenza di sostanze perfluoroalchiliche (Pfas) in alcuni corpi idrici superficiali, sotterranei e negli scarichi di acque reflue di una estesa area del Veneto è questione, purtroppo, ben nota. Si tratta del più grave inquinamento delle acque della storia italiana: tre province interessate (Vicenza, Padova e Treviso), 350 mila persone coinvolte, gravi problemi di carattere sanitario e sociale. E poi indagini, processi, ricorsi che ormai si protraggono da un decennio.

Su questo drammatico quadro potrebbe inserirsi un interessante progetto europeo, “ZEROPOPs” (Costruire un futuro a basse emissioni di carbonio e resiliente ai cambiamenti climatici: ricerca e innovazione a sostegno del Green Deal Europeo), finanziato dal Programma Horizon 2020 – Azioni di Ricerca e Innovazione, appena presentato da Veneto Agricoltura d’intesa con altri 26 soggetti partner (enti di ricerca, università, agenzie territoriali, imprese) di 15 Paesi europei e Australia.

La proposta progettuale intende valutare l’impatto ambientale dei Pfas alogenati e le relative implicazioni socioeconomiche, nonché le tecnologie innovative per il rilevamento della presenza di queste famigerate sostanze e individuare soluzioni efficaci, con particolare attenzione al ruolo che possono svolgere il suolo e talune colture agroforestali nell’azione di mitigazione e phytoremediation.

Se il progetto sarà approvato dall’Unione Europea, il compito di Veneto Agricoltura sarà quello di individuare e gestire, in collaborazione con l’Università di Padova – DAFNAE, uno dei siti sperimentali del progetto che verrà realizzato all’interno della “zona rossa” nei terreni di Lonigo dell’Istituto Strampelli della Provincia di Vicenza; nel sito verranno testate diverse specie di salice e diverse metodologie di distribuzione dell’acqua prelevata dalla falda e dai corsi d’acqua. Inoltre, Veneto Agricoltura si occuperà dell’attività di comunicazione rivolta alla cittadinanza e di formazione verso i soggetti del sistema della conoscenza (consulenti, rappresentati dell’associazionismo, ricercatori, ecc.).

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

La Biblioteca Internazionale “La Vigna” invita a prendersi cura della cultura

La Biblioteca Internazionale “La Vigna” ricorda la possibilità di destinare il 2X1000 della propria imposta sul reddito delle persone fisiche alla Biblioteca.

Attenzione alla storia dell’agricoltura italiana. Affermano in una nota: “Crediamo che sia un’occasione straordinaria per contribuire alla valorizzazione del patrimonio culturale che il nostro fondatore, Demetrio Zaccaria, ha scelto di donare alla città e a quanti vogliono imparare sfogliando i libri della Biblioteca, proprio come lui stesso ha fatto. La nostra istituzione risulta regolarmente iscritta nell’apposito elenco delle associazioni culturali ammesse al beneficio, istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri (art. 97-bis, D.L. n. 104/2020). E’ sufficiente indicare il nostro codice fiscale (95004540241) nell’apposito riquadro presente nella scheda. Come ogni anno è possibile destinare alla Biblioteca anche il 5X1000.

Sul loro sito è disponibile il secondo numero del Giornale di agricoltura e gastronomia, la rivista curata dal Consiglio scientifico della Biblioteca. E’ un numero interamente dedicato ai CEREALI, i chicchi che stanno alla base dell’alimentazione delle civiltà. Il tempo e gli uomini hanno determinato innumerevoli progressi nelle tecniche di coltivazione e di selezione del prodotto e la Biblioteca Internazionale “La Vigna”, nei suoi libri, ha il merito di conservare la storia di questa formidabile evoluzione.Grazie ai saggi e alle ricerche di studiosi e ricercatori del settore, alle interviste curate dalla loro redazione e a un’ampia sezione dedicata alle fonti e alla letteratura, il tema dei cereali viene presentato sotto molteplici e interessanti aspetti, riprendendo le finalità di un’editoria ottocentesca che negli Almanacchi e nei Giornali trovava il modo di dar voce ai dibattiti, alle discussioni, ai cambiamenti in atto, allora, del mondo agricolo, ora anche in quello della gastronomia. E’ possibile leggere e scaricare la rivista a questo link

Fonte: Biblioteca Internazionale La Vigna

Latte: domanda mondiale in aumento, per il mercato prospettive di stabilità

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È un momento complesso per la zootecnia da latte in questa fase. Il prezzo del latte in Italia è sotto pressione per una maggiore produzione, mentre i costi di produzione negli ultimi mesi hanno subito un incremento, trainati in particolare dai rincari di mais e soia. Eppure, qualche cauto spiraglio di ottimismo potrebbe venire dall’aumento dei consumi dei prodotti lattiero caseari, dalla ripresa dell’export (in particolare dei formaggi) e dalla riapertura di Horeca e Food service, canali privilegiati per il consumo dei formaggi di qualità made in Italy. Fondamentale, inoltre, sarà mantenere in equilibrio le consegne di latte, cercando di limitare surplus produttivi, magari attivando una pianificazione comunitaria finalizzata a contenere la quantità e a orientare la materia prima verso produzioni a maggior valore aggiunto, come i formaggi. Lo rileva – sulla base dei dati Clal.it e TeseoFieragricola, rassegna biennale internazionale dedicata all’agricoltura, in programma a Veronafiere dal 26 al 29 gennaio 2022.

Costi di produzione del latte in aumento. I prezzi degli alimenti zootecnici sono cresciuti sensibilmente fra settembre 2020 e febbraio 2021, con una timida flessione in marzo. La soia è passata da una media in settembre di 374 €/ton a 558 €/ton a marzo (+49,2%, quotazioni medie mensili della Camera di Commercio di Bologna). Il granoturco è aumentato da 177 €/ton dello scorso settembre a 230 €/ton di media raggiunti a metà febbraio (+29,9 per cento). Il valore dell’alimento simulato (al 70% di mais nazionale e al 30% di soia) secondo le elaborazioni di Clal si aggira sui 30 euro per 100 chilogrammi di latte, contro un prezzo del latte alla stalla in Lombardia di 36,37 euro/100 kg.

Stock mondiali di mais e soia in diminuzione. Secondo le previsioni dell’Usda per l’annata 2020-2021 gli stock mondiali di mais e soia sono in contrazione, rispettivamente del 5,1% e del 12,8%, mentre i consumi salgono dell’1,5% per il mais e del 4,1% per la soia. Altro elemento da considerare – sottolinea Fieragricola di Verona – è rappresentato dalle imponenti importazioni cinesi. Nei primi due mesi del 2021, rileva Teseo by Clal, Pechino ha acquistato oltre 11 milioni di tonnellate di cereali (+270,25% rispetto allo stesso periodo del 2020). Tale trend, molto sostenuto, dovrebbe verosimilmente mantenere i listini di cereali e semi oleosi su valori elevati, con conseguenti costi alla stalla sensibilmente più alti rispetto allo scorso anno.

Le produzioni di latte. A livello mondiale le produzioni di latte dei principali paesi esportatori (Argentina, Australia, Bielorussia, Cile, Nuova Zelanda, Ucraina, Unione europea, Usa, Uruguay) sono cresciute dello 0,4% (fonte: Clal.it, dati gennaio 2021 e gennaio-febbraio 2021), con gli Stati Uniti primi in quantità (16.763.000 tonnellate prodotte, +0,5% rispetto a gennaio-febbraio 2020) davanti all’Ue (13.029.000 tonnellate). Dopo un aumento delle consegne di latte dell’1,6% nel 2020, l’Unione europea all’inizio di quest’anno ha rallentato, segnando un rallentamento dello -0,7% a gennaio 2021 rispetto allo stesso periodo del 2020. In particolare, il calo produttivo dei principali Paesi comunitari contribuisce a evitare il tracollo dei prezzi. La Germania, primo paese produttore dell’Ue, ha tagliato le consegne dell’1,7%, la Francia del 3,4%, i Paesi Bassi del 3,3% fra gennaio e febbraio su base tendenziale. In controtendenza, fra i “big player”, la Polonia: +0,5% a gennaio 2021 su base tendenziale e +2,3% nel 2020 rispetto al 2019 e l’Italia.

Domanda mondiale in aumento. Nel 2020 la domanda mondiale di prodotti lattiero caseari è complessivamente cresciuta del 2%, nonostante le difficoltà legate al Covid (logistica, maggiori costi di trasporto, Horeca e Food service in molti paesi chiusi per lockdown). A spingere il trade mondiale è stata prevalentemente la risposta sostenuta dal Sud-Est Asiatico e dalla Cina, che ha guidato la locomotiva con un +23,4% delle importazioni fra dicembre 2020 e febbraio 2021 su base tendenziale). Il mercato cinese si è dimostrato interessante anche per l’Unione europea, che nel periodo gennaio-dicembre 2020 ha messo a segno complessivamente un aumento dell’export del 3,5% sul 2019, grazie in particolare alle vendite di formaggi freschi (+17,5 per cento). Anche l’Italia ha visto crescere le vendite all’estero di formaggi: +1,7%, dopo una cavalcata del 7,5% nel 2019. Mozzarella fresca, grana padano e parmigiano reggiano, formaggi freschi e formaggi grattugiati sono risultate essere, sulla base dei dati elaborati da Clal per Fieragricola, le principali categorie vendute in volume. Molto positivo, in particolare, l’export lo scorso dicembre di Grana Padano e Parmigiano Reggiano (hanno un unico codice doganale) con un +12,7% su base tendenziale. Una domanda che appare in questa fase nuovamente dinamica dovrebbe sostenere il prezzo del latte o, in subordine, mantenerlo stabile evitando che il mercato collassi.

Ridurre le produzioni e privilegiare la specializzazione in Ue. I maggiori costi della razione alimentare con una conseguente minore marginalità economica, la progressiva chiusura di stalle, le difficoltà legate al ricambio generazionale e, non ultima, la “questione ambientale” sollevata dai cittadini stanno rallentando – almeno in questa fase – la spinta produttiva in Europa. Quale dovrebbe essere l’orientamento in Ue? Secondo il Team Clal, sarebbe consigliabile valutare sia sinergie con imprese di altri Paesi europei sia provvedimenti europei in difesa delle produzioni di latte, tesi cioè a mettere in equilibrio l’offerta con la domanda. Contemporaneamente, l’Unione europea dovrebbe privilegiare le produzioni di formaggi e prodotti ad alto valore aggiunto.

I numeri in Italia. L’Italia nel 2020 la produzione di latte ha superato i 12,65 milioni di tonnellate, con un’accelerazione del 4,4% sul 2019 e ritmi produttivi accelerati anche nel 2021: +3% a gennaio su base tendenziale.
A livello geografico, il blocco delle regioni del Nord produce l’84% del latte italiano e la Lombardia, da sola, rappresenta il 44% dei volumi nazionali. L’incremento delle produzioni ha portato l’autosufficienza al 90,9% e, secondo gli analisti di Clal, ai ritmi produttivi attuali l’Italia potrebbe raggiungere l’autosufficienza il prossimo anno. Con quali conseguenze? Presumibilmente, l’Italia ridurrebbe le importazioni di materia prima dall’estero. È possibile constatare, analizzando i dati di Clal, che negli ultimi dieci anni l’import di latte sfuso in cisterna (il cosiddetto “latte spot”) si è ridotto di un milione di tonnellate negli ultimi 10 anni. Solo nel 2020 la flessione è stata di 300.000 tonnellate e, se i prezzi del latte estero dovessero mantenersi su valori più elevati rispetto a quello italiano, sarebbe in effetti anti-economico acquistarlo.

Il Grana Padano. Osservatorio privilegiato dell’andamento dei mercati è il Consorzio di tutela del Grana Padano, primo formaggio Dop per quantità prodotta al mondo, regolata nelle proprie dinamiche a un piano produttivo specifico. «Grazie alla programmazione stabilita dai consorziati – spiega il direttore generale del Consorzio di tutela del Grana Padano, Stefano Berni – l’incremento produttivo a livello italiano non influisce direttamente sull’attività consortile». Tuttavia, diventa fondamentale approcciarsi al sistema lattiero caseario italiano senza trascurare due elementi chiave, secondo Berni. «Prima di tutto bisogna individuare i motivi per i quali il latte alla stalla è storicamente pagato di più rispetto al latte prodotto in Olanda, Francia o Germania – afferma –. Sono essenzialmente due. Il primo è che l’Italia è un Paese deficitario nella produzione di latte rispetto al fabbisogno: i costi di trasporto legati all’import, individuabili in circa 4 centesimi al litro, fanno sì che la produzione estera sia meno competitiva. Secondo fattore da considerare è il fatto che buona parte del latte italiano è destinato a prodotti di pregio come i formaggi Dop o latte alta qualità». Essenziale, secondo Berni, non inficiare tale equilibrio. «Se trasformiamo troppo latte in prodotti Dop o, comunque, ad elevato valore aggiunto – prosegue il direttore del Consorzio di tutela del Grana Padano – si rischia di non assicurare più il vantaggio competitivo che ha il prezzo del latte destinato a Grana Padano, come dimostrano anche i dividendi delle cooperative del 2020, tutti al di sopra dei 43 centesimi per litro di latte conferito». L’allerta deriva anche dall’avvicinarsi all’autosufficienza nella produzione di latte italiano, uno degli elementi che ha permesso di remunerare di più il latte alla stalla Made in Italy. Come evitare che il settore italiano perda competitività? «Si potrebbe seguire l’esempio attuato in Francia dalla cooperativa Sodial – specifica – attuando una diversificazione della remunerazione del prezzo del latte, con una quota A per la materia prima trasformata a Grana Padano e una quota B per il latte conferito dall’allevatore, ma che non verrebbe immesso nel circuito della Dop, ma sarebbe impiegato per commodity lattiere. In questo modo non porremmo alcun vincolo alle stalle, ma faremmo in modo di salvaguardare le produzioni a più elevato valore aggiunto, così da tutelare l’intero sistema produttivo italiano».

Fonte Servizio stampa Verona Fiere

Microfiliere sostenibili, dalla Lessinia, nel Veronese, l’esempio virtuoso della lana di pecora Brogna

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Due tonnellate di lana sucida, ovvero non ancora passata al lavaggio. È questo il quantitativo annuo medio che i soci dell’Associazione per la promozione e la tutela della pecora Brogna – nata nel 2012 allo scopo di scongiurare l’estinzione dell’ultima razza ovina autoctona della montagna veronese – riescono a raccogliere e a spedire a Prato, in Toscana, o a Biella, in Piemonte, per il lavaggio e la conseguente trasformazione del prodotto grezzo. La raccolta della lana viene effettuata a Roverè Veronese (VR), in Lessinia, nell’antico comune cimbro che funge da meta e da punto di incontro per dodici allevatori della provincia che conferiscono il prodotto, lo destinano a una valorizzazione ed evitano, altresì, che venga smaltito come rifiuto speciale. Tra loro ci sono anche Giuliano Menegazzi, di Erbezzo, e Cristina Ferrarini, di Sant’Anna d’Alfaedo.

Gli alti pascoli della LessiniaIl ruolo chiave dell’associazione. “L’associazione riunisce allevatori, ma anche tecnici del settore, ristoratori e trasformatori, con lo scopo di evitare l’estinzione di una razza autoctona, patrimonio di biodiversità culturale della Lessinia”, spiega Menegazzi, tra i soci fondatori. Il suo intento è quello di promuovere la valorizzazione dei prodotti ottenuti da questo prezioso animale, per consentire agli allevatori di continuare a presidiare il territorio, ritornando a dare così a questa zootecnia di montagna quel ruolo fondamentale di custode dell’ambiente che già ricopre da centinaia di anni e che è stato certificato recentemente anche dal Ministero delle Politiche agricole e forestali con l’inserimento degli Alti Pascoli della Lessinia nel Registro dei Paesaggi rurali di interesse storico». «Otto anni fa, quando siamo partiti, abbiamo creato tante iniziative e il coinvolgimento da parte degli allevatori, e non solo, è cresciuto costantemente. Nel 2012 c’erano 2500 capi certificati, oggi sono quasi 4000 quelli distribuiti in più di 40 allevamenti in Veneto. Una quindicina sono nati proprio dopo quel maggio del 2012, e per lo più grazie a iniziative di giovani. Tra questi anche io e Cristina». «L’associazione ha l’obiettivo di creare e diversificare le potenzialità della pecora Brogna, ad esempio individuando e seguendo le filiere di latte, carne e lana. Proprio parlando di lana, siamo arrivati al settimo anno consecutivo di raccolta» sottolinea Cristina Ferrarini, che da poco ha aperto un laboratorio di tintura naturale della lana di pecora Brogna e alpaca, con vendita di prodotti filati e lavorati, a Molina, piccolo centro montano nel comune di Fumane (VR).

Filati ottenuti con lana di Brogna e tinti con colori naturaliLa filiera della lana. «Tosiamo i nostri animali ogni primavera, da febbraio a giugno, per permettere alle pecore di affrontare i mesi estivi in una condizione di benessere,  – prosegue Cristina –, tuttavia la raccolta la organizziamo ogni due anni, a Roverè, comune baricentrico rispetto agli allevamenti distribuiti in provincia, per raggiungere il quantitativo necessario all’invio agli impianti di lavaggio che si trovano a Prato, purtroppo ancora per poco, e a Biella». «Una delle criticità della filiera è proprio legata agli impianti di lavaggio, riprende Menegazzi, con la chiusura prevista a fine anno di quello di Prato, in Italia rimane solo quello piemontese, tuttavia stiamo già pensando a delle alternative con gli amici allevatori della zona di Alpago. Dei circa duemila chilogrammi di lana sucida che raccogliamo qui a Verona, circa il 40% si trasforma poi in filato nelle aziende biellesi e la lana di pecora Brogna viene poi portata anche in Europa dalle lanivendole presenti in Liguria».

Pecore Brogna al pascolo in LessiniaL’artigianato e la filiera locale. A seguito di questa attività di tutela e valorizzazione della pecora Brogna sono nate alcune attività artigianali tra cui quella di Cristina. «Io, oltre ad allevare, coloro la lana con metodo naturale, utilizzando coloranti naturali derivati da fiori e piante che coltivo qui in Lessinia. Ci sono altre attività che sono nate sulla spinta di questa filiera, come una maglieria a Cerro Veronese, dove c’è anche una tessitrice che lavora con un telaio a mano, ma anche un’altra tessitrice e una filatrice a Verona città, una ragazza che si occupa come me di tintura naturale a Mantova, una magliaia a Torino e queste lanivendole, di cui parlava anche Giuliano Menegazzi, che tingono e producono filati a Genova». «Si sta creando un circuito interessante, sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo, aggiunge ancora Menegazzi, si tratta di un esempio di microfiliera con un potenziale molto elevato e che può esplodere in positivo negli anni che verranno. Sappiamo quanta attenzione ci sia nei confronti della sostenibilità economica e ambientale dei territori, specie quelli montani; delle opportunità offerte ai giovani, che qui stanno rispondendo molto bene; della salvaguardia del patrimonio rurale che è stato riconosciuto anche con la recente iscrizione degli Alti Pascoli nel Registro ministeriale. Con la pecora Brogna siamo sulla strada giusta».

Pecore di razza BrognaProdotti e caratteristiche della lana. Con la lana di pecora Brogna si producono i filati da aguglieria e maglieria di tipo pettinati e semipettinati; ritorti e a capo unico di diverse misure per consentire un’ampia gamma di lavorazioni. Poi c’è la maglieria con maglioni, berretti, scaldacollo; prodotti quali lanotti (piumini imbottiti di lana), trapunte (quilt) in collaborazione con un trapuntificio di Trento; con il recupero dello scarto della filatura, da cui si ricava un feltro pressato, anche ciabatte e altri prodotti per la casa. «Quali caratteristiche ha la lana Brogna? È una lana rustica, non troppo fine, al tatto risulta un po’ secca, ma ha un grande pregio: tende a non infeltrire e con i primi lavaggi si ammorbidisce. Ha un’ottima elasticità e si presta molto bene alla filatura e alla lavorazione. Tra i tecnici biellesi c’è chi l’ha paragonata alla lana delle Shetland, un paragone che ci ha riempito di orgoglio», conclude Cristina Ferrarini. Ulteriori informazioni: https://www.pecorabrogna.it/

Fonte: Servizio stampa Associazione promozione e tutela pecora Brogna

Visite a carattere ambientale, alcune proposte per i prossimi fine settimana

Giardino vegetazionale AstegoTornato il Veneto in area gialla e riaperte le porte a numerose opportunità, eccone alcune a carattere ambientale in programma nei prossimi giorni e proposte da Veneto Agricoltura nel rispetto delle vigenti normative anti Covid.

Domenica 2 maggio, nel Veneziano… La prima riguarda Bosco Nordio, la Riserva naturale integrale a Sant’Anna di Chioggia (Ve). I tanti appassionati della Natura domenica 2 maggio (ore 10:30-18:00) durante la giornata potranno percorrere i sentieri – tra l’altro impreziositi dalle numerose opere di LandArt presenti – cercando di risolvere enigmi e giochi alla portata di veri “naturalisti”. Il divertimento per i più piccoli (ma non solo) è assicurato. Quota di partecipazione: 3 euro per gli adulti; 1 euro per i bambini dai 3 ai 10 anni. Prenotazione obbligatoria: 345 2518596. Per gli amanti delle passeggiate lungo la battigia, nell’adiacente pineta o nelle vicine aree umide dove è possibile osservare una grande quantità di uccelli, ValleVecchia di Caorle (Ve) è il posto ideale, un’area straordinaria che può contare sulla più alta concentrazione d’Europa di progetti LIFE, il Programma per l’ambiente dell’Unione Europea, in corso di realizzazione da parte di Veneto Agricoltura.

….e nel Trevigiano. Anche il Giardino Vegetazionale Astego di Pieve del Grappa (Tv), dopo la prolungata chiusura dovuta sia al periodo invernale che alle restrizioni anti Covid, riapre finalmente al pubblico a partire da domenica 2 maggio (ore 10:00-18:00). Tante le novità. La prima è che da quest’anno Veneto Agricoltura ha affidato la gestione didattica della struttura alla locale Associazione “Salvatica”, che nei giorni scorsi ha presentato alla cittadinanza il ricco calendario delle attività programmate fino ad ottobre. In questo periodo di chiusura forzata, le maestranze dell’Agenzia regionale hanno ulteriormente arricchito e abbellito le aree a gradoni e i percorsi didattici esistenti, rendendo così sempre più interessanti e appetibili le giornate da trascorrere nell’incantevole struttura. Domenica è in programma alle 10:30 una visita guidata al Giardino e alle 14:30 una serie di laboratori per bambini con manipolazione dell’argilla. L’iscrizione è obbligatoria: www.iscrizioni.salvatica.it. Costo: 3 euro; 1 euro per i ragazzi dai 14 ai 18 anni. Va ricordato che fino ad ottobre il Giardino Vegetazionale Astego seguirà i seguenti orari: dal lunedì al venerdì ore 8:00-12:00 e 13:-17:00. Domenica ore 10:00-18:00. Per informazioni: http://www.astego.salvatica.it; 339 4038337.

Sabato 8 e domenica 9 maggio. Con il ripristino della “zona gialla”, anche l’M9, il Museo del ’900 di Mestre (VE), da questa settimana ha riaperto al pubblico. Finalmente è ora possibile vedere “dal vivo” l’allestimento “Foresta M9”, realizzato anche con la collaborazione di Veneto Agricoltura, finora visto solo attraverso la programmazione sui Social. I visitatori possono così “vivere” il bosco che popola il terzo piano del bellissimo Museo mestrino. Sabato 8 e domenica 9 maggio, grazie alla collaborazione di Veneto Agricoltura, i bambini potranno cimentarsi nel travaso delle plantule, le piantine nate dalle ghiande donate a M9 proprio dall’Agenzia regionale. Anche in questo caso la prenotazione è obbligatoria. Per partecipare è necessario prenotarsi scrivendo a: ufficiogruppi@m9museum.it.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Api, salvaguardia e innovazione, arrivano le arnie elettroniche

Arnia elettronica

Per salvare le api e gli ambienti naturali in cui questi fondamentali insetti vivono, oggi più che mai messi a repentaglio dalle più svariate forme di inquinamento, ogni nuova iniziativa che punti alla loro salvaguardia è accolta con grande interesse da parte degli addetti ai lavori. E’ il caso delle arnie elettroniche pensate proprio per monitorare sia le condizioni ambientali in cui le arnie stesse vengono collocate, sia le condizioni di salute delle colonie di api.

Le arnie elettroniche sono delle “casette” per le api dotate di sensori che permettono di contare il numero di api in entrata e in uscita, la temperatura interna ed esterna e il peso. I dati raccolti, trasmessi da una centralina in remoto, permettono di tenere costantemente sotto controllo lo stato sanitario e l’andamento delle colonie di api.

Installazioni in ogni provincia del Veneto. Grazie ad un progetto della Regione che prevede la creazione di una rete di rilevazione dati e di monitoraggio del settore apistico, Veneto Agricoltura installerà in alcune località di tutte le province venete nove arnie elettroniche con l’obiettivo di raccogliere dati e informazioni che confluiranno direttamente nel nuovo “Bollettino Apistico Regionale”, di cui sono già stati pubblicati i primi tre numeri (https://bit.ly/3wRoQaa). Le prime installazioni di arnie elettroniche saranno effettuate a Vallevecchia di Caorle (Ve) presso l’Azienda dimostrativa di Veneto Agricoltura.

Obiettivo la loro salute e degli ambienti in cui vivono. Questa interessante iniziativa regionale si collega ad un altro progetto, questa volta europeo, che vede al centro sempre le api e gli ambienti in cui questi straordinari insetti impollinatori vivono. Si tratta del progetto Interreg Italia-Slovenia “BeeDiversity”, (https://bit.ly/3mQ37e9) a cui partecipa anche Veneto Agricoltura, oltre ad altri soggetti del Friuli V.G. e della Slovenia, il cui obiettivo è proprio quello di migliorare la biodiversità tramite la gestione innovativa degli ecosistemi e il monitoraggio delle api. Tutti i dati raccolti sul territorio regionale grazie all’installazione delle arnie elettroniche contribuiranno, dunque, andranno  implementare anche gli studi in atto nell’ambito del Progetto “BeeDiversity”.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Il Film Festival della Lessinia è alla ricerca di nuovi amici e sostenitori

Film Festival Lessinia

Il Film Festival della Lessinia è alla ricerca di nuovi amici e sostenitori che possano tendere la mano verso la rassegna cinematografica internazionale che ormai da decenni racconta sul grande schermo la vita, la storia e le tradizioni delle terre alte e dei suoi abitanti.

L’appello è rivolto a quanti desiderano dare il proprio concreto contributo in vista della ventisettesima edizione, in programma a Bosco Chiesanuova (Verona) dal 20 al 29 agosto, con la direzione artistica di Alessandro Anderloni. Cittadini e cittadine ma anche aziende, enti e associazioni accomunati dalla passione per il cinema e per la montagna, in particolare per la Lessinia, che possano diventare moderni mecenati, condividendo attività e sinergie oppure attraverso una donazione liberale a favore della manifestazione.

La macchina organizzativa non si e’ mai fermata. «Stiamo percorrendo un tratto in salita, forse il più duro della storia del Film Festival della Lessinia. Ma andiamo avanti con la tenacia dei montanari e con la consapevolezza che dopo ogni salita c’è una cima che ci aspetta. Lassù vedremo le cose ancora più chiare e raccoglieremo l’insegnamento di questo momento difficile per guardare avanti», spiega Roberto Buttura, presidente dell’associazione che organizza la rassegna. Nonostante la pandemia, che ha portato alla chiusura dei teatri e alla sospensione degli eventi in presenza, in questi mesi di incertezza la macchina organizzativa del Festival non si è mai fermata: proseguono le ricerche dei cortometraggi, dei lungometraggi e dei film d’animazione che andranno a comporre il programma 2021, mentre alla fine del mese di aprile si chiuderà il bando di selezione delle opere cinematografiche internazionali che ambiscono a entrare nella sezione Concorso.

Diventare “Amica” o “Amico” del Film Festival della Lessinia è molto semplice: basta sottoscrivere una donazione liberale seguendo le indicazioni presenti sul sito internet ffdl.it. Partecipare a questa cordata dà diritto, tra le altre cose, a un abbonamento gratuito alla Sala virtuale per assistere alla rassegna cinematografica tramite piattaforma on line, a un invito riservato al Teatro Vittoria di Bosco per la cerimonia di chiusura della manifestazione, ad aggiornamenti e anticipazioni oltre alla possibilità di prendere parte a eventi esclusivi.

Fonte: Servizio stampa Film Festival della Lessinia

Sabato 24 aprile 2021, dalle 10 alle 12, webinar di Confartigianato Imprese Veneto sulle Comunita’ Energetiche dal museo del ‘900 di Mestre (VE)

Comunita energetiche

Sabato 24 aprile, dalle 10 alle 12, si svolgera’ in diretta zu ZOOM e Facebook un interessante incontro virtuale dedicato alle Comunita’ Energetiche organizzato da Confartigianto Imprese Veneto, che ha tra i propri obiettivi quello di favorire la transizione verso modi di produzione e consumo più sostenibili. In questo quadro, un compito significativo è ricoperto, per l’appunto, dalle comunità energetiche, ossia unioni di utenti – famiglie e imprese – che aderiscono volontariamente ad un contratto per concorrere a produrre, consumare e gestire energia rinnovabile attraverso uno o più impianti locali, condividendo i benefici economici e sociali che ne derivano.

Appuntamento dedicato a imprese, cittadini e decisori. Quella della produzione distribuita di energia è un’idea che accompagna Confartigianato sin dai primi anni 2000 e che oggi, grazie anche all’evoluzione tecnologica, è matura per una discussione più estesa che porti a riflettere sui cambiamenti che avvengono per effetto di applicazioni e soluzioni orientate a migliorare la qualità dei luoghi in cui viviamo oltre all’impatto e all’efficienza ambientale delle attività che svolgiamo. L’appuntamento è dedicato a imprese, cittadini e decisori ed è finalizzato a rafforzare la consapevolezza dello sviluppo urbano sostenibile, favorire la conoscenza della produzione distribuita di energia da fonti rinnovabili, stimolare il confronto tra gli attori: tra questi ultimi certamente le micro e piccole imprese nel duplice ruolo di partner tecnologici e di partecipanti attivi alle stesse comunità.

Programma. 10.00 – SALUTI Siro Martin presidente Confartigianato Imprese Città Metropolitana di Venezia, Transizione energetica e polo museale M9. Fabrizio Renzi consigliere delegato M9 District 10.20 – INTRODUZIONE Dario dalla Costa presidente Nazionale Federazione Impianti Confartigianato 10.30 – RELAZIONI La sostenibilità come obiettivo, il riciclo come strategia, il territorio come laboratorio, Stefano Munarin docente Università Iuav di Venezia. Le Comunità energetiche: scenari ed esempi, Francesco Causone docente Politecnico di Milano 11.10 – TAVOLA ROTONDA Gianni Pietro Girotto presidente Commissione Industria Commercio Turismo Senato della Repubblica, Roberto Marcato assessore allo Sviluppo Economico Energia Legge Speciale per Venezia – Regione Veneto, Massimiliano De Martin, assessore Urbanistica Edilizia Privata Ambiente Comune di Venezia, modera: Martina Zambon giornalista Corriere del Veneto CONCLUSIONI  presidente Confartigianato Imprese Veneto.

Le credenziali di accesso per poter seguire l’evento su ZOOM saranno inviate direttamente a tutti coloro, che procederanno all’iscrizione tramite Eventbrite. E’ comunque possibile seguire il seminario in diretta sulla pagina Facebook di Confartigianato Veneto (https://www.facebook.com/ConfartigianatoImpreseVeneto/).

Fonte: Servizio stampa Confartigianato Imprese Veneto

Domenica 25 aprile a Castelfranco Veneto (TV) gli “Oscar” al cioccolato italiano

Ferrowine

Le Tavolette d’Oro, gli “Oscar” al cioccolato italiano di qualità secondo le valutazioni di Compagnia del Cioccolato, arrivano alla cerimonia finale. Raggiunta la 19ma edizione del Premio, che vuole segnalare i migliori cioccolati nelle categorie – latte e latte ad alta percentuale di cacao, gianduia, fondente e origini, aromatizzati e speziati, praline, frutte ricoperte, spalmabili, cremini, cioccolati grezzi e le Tavolette speciali (cioccolatiere emergente, cioccolatiere internazionale, massa di cacao, Premi speciali) -, per la premiazione 2021 e’ stato organizzato qualcosa di davvero speciale. L’evento infatti si svolgerà in presenza nello store Ferrowine a Castelfranco Veneto domenica 25 aprile 2021 alle ore 16.00. Sara’ resa inoltre disponibile la diretta sulla pagina Facebook di Compagnia del cioccolato al link https://www.facebook.com/compagniadelcioccolato.

Le Tavolette d’Oro rappresentano i più autorevoli premi al cioccolato di qualità in Italia ed i giudizi degustativi sono stati assegnati secondo le schede di valutazione ideate da Compagnia del Cioccolato, attiva da più di 25 anni e con più di 1000 associati tra amanti del “cibo degli dei” a degustatori professionali, giornalisti del settore, esperti a vario titolo del food e raffinati gourmet. La Compagnia, sempre attenta alle problematiche legate al cioccolato di qualità, vuole con questi Premi fornire un’analisi completa dei cioccolati in vendita in Italia e un orientamento per i suoi soci e per tutti i consumatori. Per questa ragione sono stati assaggiati più di novecento tra cioccolati in tavoletta e altri prodotti al cioccolato, (dragées, cremini, gianduiotti, creme spalmabili, canditi e frutte ricoperte, praline ecc). I cioccolati che hanno superato gli 85 centesimi sono arrivati in finale e nella loro complessità rappresentano l’eccellenza del cioccolato italiano. Oggi vengono presentati i finalisti di ogni categoria e nella Premiazione finale saranno assegnate le Tavolette d’Oro per l’anno 2021 e “I cioccolati d’eccellenza” ai cioccolati finalisti di ogni categoria.

Una degustazione a distanza che però, quest’anno, si avvale della collaborazione di Spaghetti&Mandolino (https://www.spaghettiemandolino.it), l’e-commerce del migliore tipico d’Italia in cui si possono trovare le speciali box composte da alcuni dei prodotti premiati durante l’evento. Una Festa della Liberazione particolare, quella del 25 aprile 2021, in un momento che, si spera, possa essere il punto di svolta per tornare alla normalità che così tanto manca. Una normalità che per Compagnia del Cioccolato rappresenta la possibilità di tornare a fare didattica portando avanti la volontà di trasmettere tutta la conoscenza e l’amore per il cioccolato.

Fonte: servizio stampa Compagnia del Cioccolato

Subsidenza, Governo da’ il via ai progetti di trivellazione in Polesine, Anbi Veneto solleva la questione

“Apprendiamo con sorpresa che lo scorso 29 marzo il Ministero della Transizione Ecologica ha dato il via a diversi progetti di trivellazione per l’estrazione di idrocarburi, uno dei quali interessa il tratto di costa adriatica di fronte a Veneto ed Emilia-Romagna con la ripresa di estrazioni ad opera della società Po Valley Operation Ltd, tramite la piattaforma di Teodorico”. Ad affermarlo è Francesco Cazzaro, presidente di ANBI Veneto, l’associazione che riunisce gli 11 consorzi di bonifica della regione. 

“Appena tre anni fa – spiega il presidente di ANBI Veneto – , il Governo, sulla scia della Legge “Ravenna” del 1980, aveva rifinanziato, dopo anni sospensione, gli interventi di mitigazione, nel Polesine e nella vasta area costiera a confine tra Veneto ed Emilia-Romagna, dei danni causati dalla subsidenza, l’abbassamento del suolo causato dall’indiscriminato prelievo di gas metano avvenuto in quella zona tra gli anni ’30 e ’60 del secolo scorso. Tali finanziamenti, oltre a ristorare un territorio pesantemente colpito dal punto di vista economico e sociale, rappresentavano peraltro una rinnovata presa di coscienza di questo disastro ambientale causato da un’idea di sviluppo non sostenibile”. 

“La ripresa delle estrazioni a pochi chilometri dalla costa contraddice pertanto la Legge sulla subsidenza e la decisione di ristabilire i finanziamenti di mitigazione frutto di un grande lavoro di sensibilizzazione istituzionale coordinato da ANBI; ma ancor più – conclude Francesco Cazzaro – contraddice gli appelli allo sviluppo sostenibile più volte lanciati dal Governo”.