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17-19 ottobre 2021, a Verona una speciale edizione di Vinitaly. E Coldiretti mette in mostra il vigneto d’Italia.

grappoli veneti

Per la prima volta il Vinitaly (17-19 ottobre) apre in piena vendemmia con l’esposizione di tutti i grappoli d’Italia portati a Verona dalle diverse regioni nel salone “Vigneto Italia” creato dalla Coldiretti per scoprire la grande biodiversità e qualità dalle quali nascono le più prestigiose bottiglie del vino made in Italy. L’appuntamento è a partire dalle ore 9,30 di domenica 17 ottobre nella Casa Coldiretti di fronte all’ingresso della struttura fieristica (Ingresso Cangrande), nel padiglione 4 stand D3 con il presidente nazionale Ettore Prandini.

Un viaggio fra i grappoli che permette di conoscere, vedere e toccare con mano le antiche varietà di uva che sono la fonte dei grandi bianchi, rosati e rossi nazionali, i colori, le caratteristiche e le consistenze, curate dal sapiente lavoro di generazioni di viticoltori che garantiscono quelle proprietà uniche ed irripetibili dalla vigna alla tavola. Nel giorno di apertura sarà presentato nello stand della Coldiretti lo studio con la top ten delle denominazioni che hanno avuto il maggior incremento dei consumi in Italia.

Nei tre giorni della fiera saranno organizzati dalla Coldiretti momenti dedicati ai nuovi trend del mondo del vino, dalla produzione ai consumi, con una particolare attenzione all’internazionalizzazione e alla sostenibilità ma anche degustazioni e curiosità con la presentazione di indagini, ricerche ed esposizioni mirate.  Le nuove tecnologie e la difesa delle produzioni italiane saranno al centro dell’incontro “Nuove frontiere della viticoltura e tutela del Made in Italy” in programma lunedì 18 ottobre alle ore 11 nella sala Argento del Palaexpo al piano -1, con la presenza, tra gli altri, del presidente della Coldiretti Ettore Prandini, del Ministro delle politiche agricole Stefano Patuanelli, del governatore del Veneto Luca Zaia, del segretario generale della Coldiretti Vincenzo Gesmundo, Riccardo Velasco, direttore del Centro di Ricerca in Viticoltura ed Enologia Crea, Mario Pezzotti, presidente della Società italiana di genetica agraria, Riccardo Cotarella, coordinatore del comitato di supporto alle politiche di mercato del vino della Coldiretti, Attilio Scienza, professore dell’Università degli Studi di Milano,  Gabriella De Lorenzis, Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali di Milano. Le prospettive dei mercati internazionali verranno, invece, trattate alle 14 sempre lunedì 18 ottobre nella sala Argento del Palaexpo al piano -1 nel convegno su “Il vino italiano alla prova della ripresa post Covid” (diretta streaming su www.coldiretti.it) con il presidente della Coldiretti Ettore Prandini, Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere, i produttori Francesco Ferreri, che è anche coordinatore del comitato di supporto alle politiche di mercato del vino della Coldiretti, Giorgio Polegato (Astoria), Francesca Moretti (Terre Moretti) Gianmaria Cesari (Umberto Cesari), assieme a un esponente dell’Ice e a buyers internazionali.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto

 

 

Strategia forestale dell’UE: risultati positivi ma limitati

legname foreste

Sebbene negli ultimi trent’anni sia aumentata nell’UE la superficie coperta da foreste, il loro stato di conservazione è in peggioramento. Le pratiche di gestione sostenibili sono essenziali per conservare la biodiversità e contrastare i cambiamenti climatici nelle foreste. In una relazione speciale la Corte dei conti europea traccia un bilancio della strategia forestale dell’UE per il periodo 2014-2020 e delle principali politiche UE in questo ambito e segnala che la Commissione europea avrebbe potuto svolgere un’azione più incisiva a tutela delle foreste dell’UE, nei settori in cui quest’ultima ha piena competenza ad agire. Ad esempio, si poteva fare di più per combattere il disboscamento illegale e concentrare maggiormente sulla biodiversità e sulla lotta ai cambiamenti climatici le misure forestali attuate nell’ambito dello sviluppo rurale.

Le superfici boschive ricevono dal bilancio UE finanziamenti di gran lunga inferiori a quelle agricole, sebbene le due tipologie siano equiparabili per estensione. I finanziamenti UE per la silvicoltura rappresentano meno dell’1 % del bilancio della PAC e l’attenzione è posta soprattutto sul sostegno alle misure di conservazione e alle attività di piantumazione e ripristino delle superfici boschive. Il 90 % dei finanziamenti dell’UE per la silvicoltura è erogato tramite il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR). “Le foreste assolvono una pluralità di funzioni utili a fini ambientali, economici e sociali, per cui è in corso la fissazione di limiti ecologici, ad esempio, per l’utilizzo delle foreste a scopi energetici” ha dichiarato Samo Jereb, responsabile della relazione all’interno della Corte dei conti europea. “Le foreste possono servire da importanti pozzi di assorbimento del carbonio e aiutarci a ridurre gli effetti dei cambiamenti climatici (quali incendi boschivi, nubifragi, siccità) e del calo della biodiversità, ma questo solo se sono in buone condizioni. Spetta alla Commissione europea e agli Stati membri intensificare gli sforzi per assicurare la resilienza delle foreste.”

La Corte ha constatato che le principali politiche UE affrontano i problemi della biodiversità e dei cambiamenti climatici nelle foreste dell’Unione, ma il loro impatto è limitato. Ad esempio, sebbene il regolamento UE sul legno vieti la commercializzazione di legno e prodotti da esso derivati di provenienza illegale, il disboscamento illegale continua a essere praticato. Vi sono debolezze nell’applicazione del regolamento da parte degli Stati membri e spesso mancano controlli efficaci, anche da parte della Commissione. Il telerilevamento (dati di osservazione della Terra, mappe e fotografie georeferenziate) offre un grande potenziale per il monitoraggio efficace di grandi superfici con un buon rapporto tra costi ed efficacia, ma la Commissione non ne fa un uso sistematico.

L’UE ha adottato varie strategie per ovviare alla scarsa biodiversità e al mediocre stato di conservazione delle foreste dell’UE. La Corte ha però constatato che la qualità delle misure di conservazione destinate agli habitat forestali rimane problematica. Benché l’85 % delle valutazioni degli habitat protetti riportino uno stato di conservazione cattivo o mediocre, le misure di conservazione sono per la maggior parte finalizzate a mantenere tale stato anziché a ripristinarne uno migliore. In alcuni progetti di imboschimento, gli auditor della Corte hanno riscontrato raggruppamenti di monocolture, mentre la combinazione di specie diverse avrebbe accresciuto la biodiversità e la resilienza a nubifragi, siccità e infestazioni. La Corte conclude che le misure di sviluppo rurale hanno avuto un impatto modesto sulla biodiversità forestale e sulla resilienza ai cambiamenti climatici, in parte a causa dei limitati importi spesi a favore delle foreste (in pratica, il 3 % della spesa totale per lo sviluppo rurale) e delle debolezze nella definizione delle misure. La mera esistenza di un piano di gestione forestale – condizione per ricevere i finanziamenti FEASR – offre scarse garanzie che i finanziamenti siano destinati ad attività ecosostenibili. Inoltre, il sistema comune di monitoraggio dell’UE non misura gli effetti delle misure forestali in termini di biodiversità o di cambiamenti climatici.

Informazioni sul contesto. In forza degli accordi internazionali sottoscritti (la Convenzione delle Nazioni Unite sulla diversità biologica e l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, con il relativo obiettivo di sviluppo sostenibile n. 15), l’UE è tenuta a rispettare una serie di valori-obiettivo direttamente correlati alla biodiversità nelle foreste. Inoltre, i trattati dell’Unione europea invitano l’UE ad adoperarsi per lo sviluppo sostenibile dell’Europa. Tuttavia, la relazione 2020 sullo stato delle foreste europee è giunta alla conclusione che il loro stato di conservazione è, in genere, in via di deterioramento, come confermano anche altre relazioni e altri dati forniti dagli Stati membri. La Commissione ha reso nota la sua nuova strategia forestale dell’UE nel luglio 2021. La relazione speciale 21/2021 intitolata “Finanziamenti dell’UE per la biodiversità e la lotta contro i cambiamenti climatici nelle foreste dell’UE: risultati positivi ma limitati” è disponibile sul sito Internet della Corte (eca.europa.eu).

Fonte: Corte dei conti europea

24 ottobre 2021, in marcia a Cortina per tutelare le Dolomiti

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(di Luigi Casanova, presidente onorario Mountain Wilderness Italia Onlus) Domenica 24 ottobre alcune associazioni locali e con riferimenti anche nazionali hanno indetto una grande manifestazione a Cortina, titolata “Non nel mio nome“, contro alcune delle opere previste per le Olimpiadi 2026.

Se la più oscena di tutte riguarda la pista di bob (85 milioni già stanziati dalla Regione Veneto e non voluta dal CIO e CONI), preoccupano una lunga serie di altre opere che si stanno affacciando e progettando. In pratica si demolisce Cortina e si propone l’assalto definitivo alle Dolomiti con tre imponenti nuovi caroselli sciistici. Invitiamo quindi a partecipare alla manifestazione e all’adesione di associazioni o comitati, anche singole personalità, scrivendo due righe di adesione che saranno lette ad inizio manifestazione. E’ importante anche l’adesione di riviste, sia online che cartacee o altre situazioni che intendono tutelare le Dolomiti. Le adesioni, più sollecite possibile, devono pervenire scritte a peraltrestrade.cadore@gmail.com Info: Luigi Casanova (348.3592477) e Giovanna Deppi (348.7201103)di Domegge in Cadore. Informazioni sulle opere in corso di progettazione nei siti Per Altre Strade, Questo Trentino, Mountain Wilderness Italia, dal cui sito abbiamo tratto la foto pubblicata in alto a sinistra.

Nuove varietà di riso e viti resistenti ai cambiamenti climatici

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Nuove varietà di riso e viti  resistenti, pomodori con tolleranza a stress, meli con cicli vegetativi più lunghi. E ancora: flussimetri, stazioni meteo, elettrovalvole e modelli predittivi che indicheranno come comportarsi nei campi in caso di carenze idriche e situazioni meteo anomale. L’agricoltura si affida alla ricerca per affrontare la sfida dei cambiamenti climatici, che stanno stravolgendo le stagioni e i cicli delle colture, causando danni e perdita di redditività. Una ricerca che ha già un piede nel futuro con interessanti sperimentazioni, presentate nei giorni scorsi al convegno di Verona “Cambiamenti climatici e frutticoltura: subirne le conseguenze o gestirle?”, promosso da Confagricoltura Verona in collaborazione con Crédit Agricole, e moderato da Antonio Boschetti, direttore dell’Informatore Agrario.

Interventi. “I cambiamenti climatici, con frutta e orticole falcidiate da eventi sempre più violenti e imprevedibili, stanno mettendo a dura prova l’agricoltura, che anche quest’anno ha pagato un prezzo altissimo con intere colture decimate da grandine e tempeste, oltre che da gelate tardive e lunghi periodi di siccità – ha detto Alberto De Togni, presidente di Confagricoltura Verona -. Abbiamo già parziali risposte dalle tecnologie più avanzate per cercare di gestire gli eventi imprevedibili, ma la strada è ancora lunga. Dovremo sempre di più puntare su strumenti innovativi come app, big data, sensori, immagini satellitari e droni, che potranno rendere le coltivazioni italiane più adatte al clima che cambia”. Secondo Davide Leonardi, vicedirettore regionale di Crédit Agricole, “sarà importante garantire forme di sostegno dedicate in questo delicato passaggio, che sta avendo un impatto enorme sui bilanci delle aziende agricole”. Giordano Emo Capodilista, vicepresidente nazionale di Confagricoltura e Paolo Ferrarese, vicepresidente regionale, hanno auspicato più attenzione e sostegno per le imprese agricole e un’accelerazione sulla ricerca, che in Italia e in Europa vede ancora molti pregiudizi nei confronti delle tecniche più innovative. Stefano Vaccari, direttore del Crea, Consiglio per la ricerca e l’economia in agricoltura, ha spiegato che 2.213 persone stanno lavorando nell’istituto per la ricerca italiana, di cui buona parte impegnata sulle nuove frontiere che sono  la genomica, la precisione, l’energia e la sostenibilità. “I cambiamenti climatici stanno spostando i paradigmi e i punti di riferimento – ha chiarito -. Le gemme anticipano i tempi, le gelate arrivano in tarda primavera, tornano fitopatie che non si vedevano da vent’anni, come la maculatura bruna delle pere. Stiamo perciò lavorando per produrre nuove varietà di piante che si adattino alle nuove condizioni, senza però cambiare il prodotto, perché anche tra vent’anni i consumatori vorranno il Prosecco, i kiwi e le mele veronesi, l’Amarone.  Con il genome editing, che non è ogm perché si rafforzano le piante utilizzando il loro dna, stiamo ottenendo piante di glera resistenti alle malattie, altre allo stress idrico e altre ancora agli eccessi di calore. Stiamo lavorando anche sull’agricoltura di precisione con sistemi previsionali per la difesa delle colture, di simulazione per ottimizzare le risorse idriche, di previsione delle rese per i seminativi”.

Risparmio idrico. Raffaele Giaffreda, ricercatore della Fondazione Bruno Kessler, ente di ricerca al top in Italia con oltre 400 ricercatori e 11 centri dedicati alle tecnologie e all’innovazione, ha sottolineato che il 20 per cento del territorio europeo è già interessato da condizioni di scarsità d’acqua. “Dobbiamo mettere a punto sistemi di risparmio della risorsa – ha precisato – utilizzando sensori che monitorano il contenuto di acqua nelle piante, ma anche reti ad ampia copertura, stazioni meteo, big data. La sensoristica potrà aiutarci anche con le gelate, per capire quando e dove intervenire, oppure nel monitorare le temperature. Tutto questo, però non può ricadere solo sulle spalle degli agricoltori: serve un approccio multidisciplinare che veda in campo istituzioni, enti di ricerca e altri attori del settore”. Oltre a Lucio Fedrigo, direttore di Gestifondo Impresa, che ha illustrato i nuovi strumenti che affiancheranno gli agricoltori nella gestione dei rischi, erano presenti nel parterre numerosi esponenti della politica. Oltre a Elisa De Berti, vicepresidente della Regione Veneto, che vede nel Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) un’opportunità per spingere l’acceleratore sulla sostenibilità, era presente Marco Andreoli, presidente della Terza commissione della Regione Veneto, che ha puntualizzato come il Veneto abbia il 23% della superficie agricola assicurata per 1,25 miliardi, prima regione in Italia per valore. “I risarcimenti e gli interventi compensativi sono però sempre insoddisfacenti – ha chiosato -, basti pensare che per i danni da gelate di quest’anno, stimati in 220 milioni solo per il Veneto, il ministero ha stanziato160 milioni per tutta Italia, peraltro non ancora assegnati. Nel Psr noi continueremo a dare un sostegno per realizzazione di impianti antibrina, antigrandine e antinsetto. In dicembre lanceremo un bando da 150 milioni con il quale finanzieremo, tra l’altro, attrezzature per il risparmio idrico e investimenti volti alla prevenzione”. Infine l’eurodeputato Paolo Borchia ha espresso preoccupazione per la nuova Pac, la Politica agricola comune, “che dà sempre più oneri e compiti agli agricoltori, tirando però il cordone della borsa sui contributi. Anche gli obiettivi Ue sull’impatto climatico zero entro il 2050 sono poco credibili, in quanto non siamo dotati delle tecnologie necessarie per attuare la rivoluzione verde”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Verona

Biodiversità, in Pian Cansiglio (BL) la prima certificazione di prati e pascoli in Italia

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La tutela della biodiversità e il benessere animale rappresentano valori e impegni imprescindibili per garantire sostenibilità e risorse per le nuove generazioni. E’ in questo contesto che il CSQA, leader nella certificazione nel campo agroalimentare, ha rilasciato la prima attestazione in Italia riguardante i prodotti lattiero-caseari; attestazione attribuita al Centro Caseario e Agrituristico dell’Altopiano Tambre-Spert-Cansiglio (Bl) per prodotti derivanti da animali che vivono in prati e pascoli con alti livello di biodiversità.  L’iter certificativo, avvenuto secondo lo standard “Biodiversity Friend®” della World Biodiversity Association, ha verificato l’elevato livello di biodiversità di prati e pascoli del Pian del Cansiglio. L’importante comunicazione è avvenuta in occasione della Fiera e Festival delle Foreste, organizzata l’11-12 settembre scorso da Longarone Fiere, Regione del Veneto e Veneto Agricoltura, nella piana della foresta demaniale regionale del Cansiglio.

Questi alti livelli di biodiversità assicurano un ambiente sano e un’alimentazione ricca di essenze per il bestiame al pascolo con ricadute eccellenti  sui prodotti lattiero-caseari da questi derivati. Si ricorda che “Biodiversity Friend®” è uno strumento di valorizzazione del territorio e dei suoi prodotti che permette di misurare l’eccellente valore ambientale del Cansiglio: nascono così latte fresco e ottimi formaggi, interamente provenienti da  un territorio che rappresenta un’eccellenza ambientale. “Siamo molto orgogliosi – dichiara Federico Caner, assessore Regionale all’Agricoltura – che sia stato riconosciuto e misurato attraverso un sistema di certificazione nazionale l’enorme valore ambientale di prati e pascoli del Pian Cansiglio. Un patrimonio ambientale veneto che assicura biodiversità del territorio, valore sociale e corretta gestione della fauna. Ci auguriamo che questo importante riconoscimento, che rappresenta una best practice dell’agricoltura veneta, possa aprire la strada ad altre realtà di questa come di altre aree montane del nostro territorio. Va inoltre ricordato che i prodotti veneti rappresentano una leva importante non solo dal punto di vista enogastronomico ma anche da quello turistico. Anche per questo tali eccellenze potranno fregiarsi del marchio “VENETO, THE LAND OF VENICE”  riservato ai prodotti tipici e di qualità della nostra regione”. Nicola Dell’Acqua, direttore di Veneto Agricoltura, ha sottolineato che “l’Agenzia regionale ha fortemente voluto e sostenuto questo progetto sui territori di proprietà della Regione Veneto per valorizzare una delle aree di maggior rilievo storico e naturalistico a livello regionale e nazionale. Siamo convinti che la sostenibilità sia volano anche per la crescita economica e sociale di un territorio”.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Deflusso ecologico, Anbi Veneto e Regione chiedono all’Ue di modificare l’applicazione della misura, in vigore dal 1 gennaio 2022, che rischia di nuocere all’ambiente, invece che migliorarlo 

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“I dati parlano chiaro, rilasciare più acqua nei fiumi, nel rispetto delle nuove portate previste dal Deflusso Ecologico, significa privare d’acqua vasti territori, abbattere la produzione agricola, con danni notevoli a PIL e lavoro, compromettere ambienti generati dall’acqua e habitat naturali, distruggere paesaggi di straordinario pregio culturale e turistico con ripercussioni sulla ricarica di falda e dunque anche sulle risorgive e i fiumi da esse alimentati.” Ad affermarlo è Francesco Cazzaro, presidente di Anbi Veneto, l’associazione dei consorzi di bonifica, al convegno nazionale “Emergenza per un territorio” di Anbi, Anni Veneto e consorzio di Bonifica Piave tenutosi giovedì 30 settembre a Quinto di Treviso, nel corso del quale si è affrontato lo scenario generato dall’applicazione del Deflusso Ecologico.

Uno scenario di crisi ambientale e occupazionale per vasta parte della Regione, a partire dai territori solcati dalle reti idrauliche che prelevano acqua dai fiumi Piave e Brenta, che risentirebbero drammaticamente della diminuzione di risorsa che dovrebbe essere lasciata nei fiumi. Uno scenario addirittura drammatico nelle parole del presidente della Regione del Veneto Luca Zaia che senza mezzi termini parla di misura che “ammazzerà il territorio” e che dimostra come “l’Europa, quando scrive le direttive, non tiene conto delle specificità dei territori”. Per questo motivo “la Regione, a fianco dei consorzi di bonifica” è pronta anche a “procedere per vie legali” per tutelare ambiente e territorio, fermo restando che il tema del Deflusso Ecologico “va risolto a livello nazionale”.

La data a cui consorzi di bonifica, istituzioni, mondo ambientale e attività produttive – a partire da agricoltori e idroelettrico – guardano con apprensione è il 1° gennaio 2022, allorché, con l’entrata in vigore del Deflusso Ecologico secondo quanto previsto dalla Direttiva Quadro Acque (Direttiva Europea 2000/60/CE), per rilasciare un quantitativo d’acqua nei fiumi anche 3 volte superiore rispetto all’attuale, si diminuiranno sensibilmente i prelievi delle reti di canali che innervano vasti territori e che hanno generato nei secoli ambiente, attività produttive e un paesaggio di straordinario pregio culturale e turistico. “Mettiamo a rischio le nostre eccellenze agroalimentari”, afferma il presidente nazionale di Anni Francesco Vincenzi.

I dati illustrati dal consorzio di Bonifica Piave dimostrano che sull’area del proprio comprensorio, in pratica tutta la provincia di Treviso, se storicamente le stagioni critiche dal punto di vista di risorsa (dove per criticità significa una riduzione della disponibilità di risorsa maggiore del 20% rispetto alla media) sono 1 ogni 20 anni (l’ultima il 2003), con l’applicazione del Deflusso ecologico sarebbero 2 ogni 3 anni, con una situazione di grande criticità (una riduzione di oltre il 50% sulla media) 1 anno ogni 2. “Con questi dati chiudiamo il Consorzio” ha spiegato il presidente del Consorzio Piave Amedeo Gerolimetto, “ma ne soffrirà anche il comparto agricolo perché significa che in 20 anni avremmo perso il 46% della produzione lorda vendibile (PLV)”.

Il consorzio Piave, oggi, per irrigare i 50 mila ettari di comprensorio, preleva al massimo 55 metri cubi al secondo di acqua a fini irrigui ma con benefici ecosistemici ben più ampi come l’alimentazione della falda. In caso di riduzione, ogni 1,1 metri cubi d’acqua in meno, significa privare d’acqua mille ettari di territorio. Danni anche nel caso di energie rinnovabili, soprattutto a monte dove, secondo le sperimentazioni di Enel Greenpower, si riscontrerebbe “un deficit di energia rinnovabile di 930 milioni di kWh pari al consumo annuo delle famiglie delle province di Treviso e Belluno senza tuttavia miglioramenti in termini di qualità ambientale”. Sottrarre all’ambiente quella stessa acqua che l’ha generato nei secoli comporterebbe inoltre impatti ambientali su risorgive, ricarica di falda, siepi e corridoi ecologici ai margini dei corsi d’acqua, fauna ittica. Nel comprensorio del Brenta, significherebbe la fine del patrimonio ambientale, paesaggistico, storico-culturale delle rogge realizzate dalla Serenissima 4-500 anni fa.

Un disastro ambientale causato da una misura che nasce con buone intenzioni di tutela ambientale, ma che puntando tutte le attenzioni sui fiumi dimentica i territori. I dati alla mano, incontrovertibili, sono la carta da giocare in sede Comunitaria. L’autorità di bacino delle Alpi Orientali, per voce del Segretario Generale Marina Colaizzi spiega che: “studi, dati e informazioni emersi sono fondamentali per rappresentare a Bruxelles la situazione di criticità, spiegando che l’agricoltura sta investendo nell’efficientare l’utilizzo dell’acqua ma che vi sono numerosi servizi ecosistemici che non sono comprimibili, rischiamo insomma un costo sproporzionato rispetto al beneficio del rilascio del deflusso ecologico. Siamo certi che con questi dati l’Europa accoglierà la richiesta di una gradualità nell’applicazione del deflusso e anche nel rivedere il valore di questo quantitativo di acqua da rilasciare nel fiume.”

Al convegno hanno partecipato oltre 300 persone tra amministratori, rappresentanti delle attività produttive, in primis agricoltura e idroelettrico, organizzazioni ambientali e ovviamente tecnici idraulici e consorzi di bonifica. Tra i relatori, oltre ai vertici nazionali di Anbi, la Regione del Veneto è stata rappresentata ai massimi livelli dal presidente Luca Zaia e dagli assessori all’Agricoltura Federico Caner e l’assessore all’Ambiente Gianpaolo Bottacin. Presenti inoltre, il presidente nazionale di Coldiretti Ettore Prandini, il Ministero delle Politiche Agricole rappresentato dal Direttore Generale dello Sviluppo Rurale Simona Angelini, i presidenti delle commissioni Agricoltura del Senato Gianpaolo Vallardi e Ambiente della Camera Alessia Rotta, tutte le Autorità di Bacino Distrettuale d’Italia, le organizzazioni agricole regionali e Legambiente.

Fonte: Servizio stampa ANBI Veneto

Riconquistare nelle città spazi pavimentati restituendoli alla natura e de-impermeabilizzazione dei suoli urbani tra i temi affrontati da “I maestri del paesaggio 2021”

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(di Alessandro Bedin, consigliere Argav) Si è tenuta anche quest’anno a Bergamo, “I Maestri del Paesaggio 2021“, manifestazione che nel mese di settembre arricchisce la città alta grazie ad Arketipos e lo stesso comune di Bergamo. In questa 11^ edizione (l’inaugurazione del secondo decennio) ci sono state varie novità e stimoli che fanno ben sperare per gli anni a venire.

Con la partecipazione straordinaria di Nigel Dunnett (1962), professore di Planting Design e Urban Horticulture presso il Dipartimento di Architettura del Paesaggio dell’Università di Sheffeld, in Inghilterra, una delle voci più autorevoli a livello mondiale per approcci innovativi ed ecologici nella progettazione del verde, è stata arredata Piazza Vecchia, oltre a una serie di altri vari allestimenti. Rispetto il decennio precedente quello che si apre ha definito un nuovo approccio: realizzare anche un lavoro permanente in modo che, anno dopo anno, questa occasione lasci un segno tangibile alla città di Bergamo. Durante la lectio magistralis di Nigel è stato sottolineato come sia quanto mai importante riconquistare nelle città spazi pavimentati restituendoli alla natura ma anche come anche i ritagli urbani possono essere la salvezza del domani. Per questo è importante il verde pubblico, chi se ne occupa e come i giardinieri siano le persone più importanti.

E’ stato ancora rilevato quanto si importante ed urgente ripensare le città in modo diverso, e in particolare il verde urbano, puntando su bassi input di gestione. Non è un caso che Nigel è l’autore del più grande giardino pluviale esistente in città (a Londra). Parallelamente alle esperienze di questo grande paesaggista c’è stata una mostra-laboratorio promossa dal Dipartimento di Ingegneria e Scienze applicate all’Università degli studi di Bergamo e dell’Orto Botanico “Lorenzo Rota” per sensibilizzare sul tema della de-impermeabilizzazione dei suoli urbani: “DePavimentiamoCi, prove di riconciliazione tra costruito e naturalità”. Ora è calato il sipario su questa manifestazione ma sono stati lanciati dei semi e un pensiero di entusiasmo di Nigel: “che cosa incredibile e potente è rendere felice le persone con piante e fiori”. Appuntamento al 2022 per un altro passo avanti nella riconquista di città più vivibili.

A Medaglino San Vitale (PD) aperto il museo della canapa

Particolare museo canapa

Fino alla seconda metà del secolo scorso la canapa era una coltivazione assai diffusa nella Bassa Padovana e ora, a Megliadino San Vitale, in provincia di Padova, un museo ne celebra la storia proprio mentre l’agricoltura riscopre questa pianta dai mille usi. Nato da un’idea dell’associazione “Il Ponte” e con l’appoggio dell’amministrazione comunale il museo della canapa raccoglie preziose testimonianze, dagli strumenti agli oggetti della vita quotidiana, di un passato in cui l’uso della canapa era rilevante per tutto il territorio del Montagnanese.

Il museo è allestito nella sala polivalente alla pineta comunale di via 28 Aprile. E un vero e proprio ecomuseo, parte del progetto #tuttamialacittà: le azioni di rigenerazione urbana del Volontariato per le comunità locali di Cavv-Csv di Venezia. L’iniziativa è finanziata dal Comitato di Gestione del Fondo Speciale Regionale per il Volontariato del Veneto. Al taglio del nastro, c’era il sindaco Silvia Mizzon insieme ai partner dell’iniziativa e agli agricoltori di Coldiretti Padova impegnati attivamente nel recupero della coltivazione della canapa insieme ad alcuni imprenditori. Con loro, Arianna Lazzarini, deputato nonché sindaco di Pozzonovo, Albero Zannol, dirigente della sezione agroalimentare della Regione Veneto e Anita Filippi dell’Associazione “Il Ponte” che si occupata dell’allestimento del museo.

Una pianta versatile. Il museo, aperto al pubblico,  effettua ricerche sulle testimonianze materiali, le acquisisce, le conserva e le espone per promuovere la coltura della canapa anche oggi perché dalla sua lavorazione non si producono solo fibre tessili ma anche farine, olio, prodotti cosmetici, materie prime biodegradabili e molto altro ancora. A questo proposito Coldiretti Padova da anni sta lavorando con un affiatato pool di imprenditori agricoli della zona, in particolare giovani, alla costruzione di una filiera della canapa dal seme ad uno dei tanti prodotti finiti che si ottengono da questa pianta. Una coltivazione, questa, che ben si adatta anche ai cambiamenti climatici degli ultimi anni, non teme la siccità e non richiede numerosi trattamenti. Inoltre, le radici di questa pianta favoriscono la bonifica del terreno perché sono in grado di asportare e trasformare gli elementi inquinanti. Per sfruttarne le potenzialità è necessario costruire una filiera produttiva che consenta anche di ottimizzare i costi di produzione, ha spiegato Paolo Roncon, responsabile ambiente e filiere innovative di Coldiretti Padova: “Con gli agricoltori interessati stiamo lavorando a soluzione che permettano lo sviluppo tecnologico di impianti mobili per la separazione della fibra dal canapulo, per abbattere i costi di lavorazione e favorire l’impiego della materia prima nella bioedilizia e nel settore tessile. La canapa è ideale per la produzione di alimenti e cosmetici, di semilavorati per le industrie e attività artigianali, di materiale organico per bioingegneria e bioedilizia, per la fitodepurazione, coltivazione per attività didattiche e di ricerca, coltivazioni destinate al florovivaismo e usi energetici per autoproduzione. La fibra di canapa può essere usata inoltre nel calzaturiero, nella pelletteria e nella produzione di accessori. Più controverso è l’aspetto che riguarda l’uso delle inflorescenze. La legge 242 infatti non nomina le infiorescenze ma neppure  ne vieta l’utilizzo. Questo fatto ha creato un ambiguità nell’interpretazione della norma dando vita al fenomeno della “cannabis light”, con tutte le contraddizioni del caso. Qualcosa si sta muovendo comunque: nel 2021 l’Ufficio Centrale Stupefacenti della Direzione Generale dei Dispositivi Medici e del Servizio Farmaceutico ha rilasciato le prime autorizzazioni alla coltivazione di Cannabis Sativa da sementi certificate di varietà consentite dalla normativa europea, per la fornitura di foglie e infiorescenze  a officine farmaceutiche autorizzate. Pertanto l’azienda agricola che intenda chiedere l’autorizzazione alla coltivazione deve necessariamente stipulare  un accordo di conferimento del materiale vegetale di partenza, vale a dire foglie e infiorescenze”.

Formazione. Coldiretti ha promosso anche uno specifico percorso formativo per gli agricoltori già impegnati nella coltivazione della canapa o interessati ad intraprendere anche questa strada. “Non un semplice ritorno al passato, – ha aggiunto in conclusione Massimo Bressan,  presidente di Coldiretti Padova- , ma la riscoperta sotto una nuova luce e con una maggiore consapevolezza di una coltivazione che può essere valorizzata sopratutto grazie alle nuove tecniche di coltivazione, all’innovazione tecnologica e ai nuovi sbocchi produttivi. C’è la possibilità di sfruttare il valore aggiunto che ci offre questa coltivazione, finora in gran parte inespresso. Dobbiamo sviluppare proprio il business, attraverso la rete d’impresa fra i produttori interessati. Oltre alle questioni legali dobbiamo lavorare anche al superamento della burocrazia per le imprese“. Prospettive approfondite da due imprenditori presenti all’inaugurazione, Maurizio Poloni, che ha affrontato gli aspetti relativi alla produzione in campo edilizio, e Michele Ruffin, attraverso esempi concreti di utilizzo della canapa nel calzaturiero, nella pelletteria e accessori. Lo storico Gian Antonio Lucca e la docente Alessandra Mistrello hanno ripercorso le vicende storiche della coltivazione della canapa. Nel museo della canapa si possono trovare gli strumenti del mestiere come la gramola, i pettini, la mulinello, il telaio e sono esposte le testimonianze vissute di tutto ciò che riguardava il trattamento di questa fibra naturale, dalle sementi al prodotto finito, dalle matasse alla realizzazione di cordame, tappeti, biancheria. Inoltre sono esposti i pannelli dove si ripercorrono le varie fasi della lavorazione della canapa.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Padova

Antonio Pigafetta e i primordi della globalizzazione alimentare, venerdì 1 ottobre incontro alla Biblioteca Internazionale “La Vigna” in occasione del Festival dell’Agricoltura 2021 a Bressanvido (VI)

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Nell’ambito del Festival dell’Agricoltura 2021, promosso dall’amministrazione di Bressanvido (VI) e di cui “La Vigna” è partner, venerdì 1 ottobre 2021 alle ore 17.30 si terrà alla Biblioteca Internazionale “La Vigna” di Vicenza (in contra’ Porta S. Croce, 3) l’appuntamento “Antonio Pigafetta e i primordi della globalizzazione alimentare”, un interessante incontro culturale durante il quale il prof. Francesco Mezzalira, naturalista studioso di storia degli aspetti scientifici dei viaggi di esplorazione, presenterà il suo nuovo libro “Storia naturale del viaggio di Antonio Pigafetta attorno al Mondo”. L’opera, che si inserisce nell’ambito delle celebrazioni per il 500° anniversario del viaggio di Pigafetta, è pubblicata con il patrocinio dell’Accademia Olimpica di Vicenza, dell’Associazione Pigafetta 500, del Consolato Onorario del Cile a Vicenza, degli Amici dei Musei di Vicenza e della Biblioteca Internazionale “La Vigna”.

Sono passati 500 anni dallo straordinario viaggio di Pigafetta con Magellano e con lo sguardo retrospettivo di oggi quell’impresa si configura, a livello simbolico e non solo, come l’inizio della globalizzazione, in particolare nel campo alimentare. Il tema è di grande rilevanza per le notevolissime implicazioni che la globalizzazione comporta e che devono essere valutate alla luce della loro sostenibilità. In appendice il volume propone la traduzione integrale in lingua inglese del testo, in modo da consentire una fruizione internazionale dei contenuti originali dell’opera. La ricca bibliografia e sitografia fornisce agli studiosi importanti informazioni per approfondire i diversi argomenti trattati. Interventi. Danilo Gasparini, presidente del Consiglio Scientifico della Biblioteca Int. “La Vigna”, Francesco Mezzalira, autore. L’autore. Francesco Mezzalira, laureato in scienze biologiche all’Università di Padova, è docente di scienze naturali al Liceo G.B. Brocchi di Bassano del Grappa e libero ricercatore nel campo della storia della scienza e delle rappresentazioni della natura. Oltre a svolgere attività di divulgazione in questo ambito come conferenziere, è autore di diversi saggi, tra i quali Bestie e bestiari (ed. Allemandi), Le immagini degli animali tra scienza, arte e simbolismo (ed. Angelo Colla) e Viaggi e scienza (ed. WBA project).

Modalità di partecipazione. In presenza: visto il numero limitato di posti, è richiesta la prenotazione obbligatoria presso la segreteria della Biblioteca Internazionale “La Vigna”: info@lavigna.it |Tel. 0444543000. Accesso consentito solo con Green Pass. Diretta Facebook: la conferenza verrà trasmessa in diretta sulla pagina Facebook della Biblioteca Internazionale “La Vigna”: https://www.facebook.com/bibliotecalavigna01

Il Festival dell’Agricoltura. Giunto alla settima edizione, il Festival dell’Agricoltura di Bressanvido propone, per l’anno 2021, il tema “Agroecologia: il paesaggio in tavola”. Il sistema agricolo presente nel territorio di Bressanvido e nei dintorni costituisce uno dei più significativi esempi di agroecologia, intesa come un insieme di scienza, pratica e movimento sociale, presente a livello nazionale. Infatti, la struttura paesaggistica basata sui prati permanenti, su un sistema idrogeologico costituito da una fitta rete di canali, finalizzato già dai tempi della Repubblica di Venezia al contenimento delle piene del Brenta e dalla presenza di piccoli- medi allevamenti dediti alla produzione del latte, consente di mantenere e migliorare lo stato degli ecosistemi, fornire prodotti lattiero-caseari di sicura provenienza e di altissima qualità e servizi ricreativi per la collettività. Non va poi dimenticato che le positività del sistema di Bressanvido si estendono anche alla montagna vicentina, poiché il legame creatosi durante la prima guerra con l’accoglienza in pianura di persone bisognose di allontanarsi dal fronte bellico dell’Altopiano, consente la monticazione delle mandrie con l’apertura delle malghe nel periodo estivo e che si conclude con la transumanza. Tutto questo ha positive ricadute sul corretto mantenimento di cotiche erbose, fondamentali per la caratterizzazione del paesaggio, per la salvaguardia dell’assetto idrogeologico montano e soprattutto sulla produzione di formaggi molto apprezzati dal consumatore e a forte valenza nutraceutica. Maggiori informazioni: http://www.festivalagricoltura.it/

Fonte: Biblioteca Nazionale La Vigna

Dal 16 ottobre al 20 novembre 2021 corso ambientale itinerante sul territorio fra Brenta e Saccisica

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L’associazione Intercomunale Brenta Sicuro, nell’ambito dei corsi dell’Università Popolare del Nordest sorta a Camponogara (VE), propone il corso ambientale itinerante “Ambiente e territorio fra Brenta e Saccisica”. Il corso, che si prefigge di far conoscere e apprezzare il territorio e, in particolare, le aree umide e i boschi bisognosi di tutela e rispetto, sarà condotto da Federica Cattaneo, guida naturalistica–ambientale, che porterà i partecipanti, in 6 lezioni, alla scoperta di aree poco conosciute e da preservare.

Le date previste, al raggiungimento del numero minimo dei partecipanti (numero massimo 25 persone) sono le seguenti: 16 ottobre: in aula; spiegazione del contesto ed introduzione generale, 23 ottobre: visita all’oasi di Cà di Mezzo di Codevigo, 30 ottobre: visita alla area umida di Cava Carraro a Campolongo Maggiore, 6 novembre: visita all’area di Brenta Secca a Corte di Piove di Sacco, 13 novembre: visita all’area umida di Camponogara lungo la futura idrovia, 20 novembre: visita al bosco di pianura di Polverara creato da Spiritus Mundi. Per informazioni ed iscrizioni al corso:tel. 041/51.58.030, 331.822.85.33, segreteria@unipopnordest.it oppure, fino al 03.10.21, nei seguenti orari dal martedì al venerdì, dalle 18:00 alle 20:30, sabato dalle 09:30 alle 12:30, domenica dalle 09:30 alle 12:30, presso la sede dell’Università Popolare di via Giovanni XXIII, n. 44 a Camponogara

I luoghi che si andranno a scoprire/1. L’oasi di Cà di Mezzo si estende per 28 ettari fra il Bacchiglione ed il canale altipiano. L’area faceva parte dell’antico alveo del Bacchiglione; un’antica palude che si stendeva fino al mare. Localizzata nel comune di Codevigo (PD). Scopo del progetto era di risanare la laguna attraverso la fitodepurazione di aree inquinanti in 5-6 giorni il tempo medio di “residenza dell’acqua e di deposito di materiali solidi”. Prima del progetto l’area era utilizzata a scopo agricolo ma era soggetta a costanti allagamenti. Oltre ad assolvere il prezioso compito di disinquinare le acqua in uscita e verso la laguna, l’area, naturalizzandosi, è diventata pregevole dl punto di vista ambientale con flora e fauna con cannuccia di palude che ospita molte specie di uccelli ed anellidi, il giunco, la Thypha ed i lembo di bosco costituito da salici. Molti i volatili presenti: dal tarabuso, uccello poco comune e difficile da osservare, alla cannaiola al picco maggiore. L’autorità ambientale della regione veneto ha indicato nel 2012 l’area come estremamente importante dal punto di vista naturalistico.

I luoghi che si andranno a scoprire/2. Cava Carraro. L’area, di proprietà privata, è situato a Bojon di Campolongo Maggiore. Ha una estensione di 15.000 mq e si trova in prossimità del fiume Brenta con vegetazione tipicamente palustre alimentata da una propria falda freatica e presenta una ricca varietà di flora e fauna. La vegetazione è composta da olmo, salice, pioppo, con alberi anche imponenti. Grande varietà a livello di arbusti e animali: dal corniolo con flora tipica delle paludi, al rospo comune, al tritone crestato al picchio rosso. Il P.A.T. (piano assetto territoriale) dei comuni di Piove di Sacco e Campolongo Maggiore ha stabilito che “le aree a ridosso del fiume Brenta costituiscono una importante connessione ecologica”.

I luoghi che si andranno a scoprire/3. Brenta Secca, di proprietà privata, è situata in parte a Bojon di Campolongo Maggiore e a Corte di Piove di Sacco. L’area è collocata in quello che era, dal 1507 al 1858, il letto del Brenta. Oggi è compresa fra l’argine destro del Brenta ed il vecchio sinistro, quello che ha delimitato il corso del Brenta fino a metà del ‘800. L’area è un residuo di palude bonificata dopo l’ultima diversione del Brenta attorniata da ampie coltivazioni. Solo fino a qualche decina vi erano vari stagni d’acqua, oggi presenta solo piccole zone umide con la presenza di carice, tipica specie, ninfea bianca cannuccia di palude. A metà del ‘900 nell’area vennero ritrovati reperti archeologici del primo millennio a.C. di epoca veneta. All’inizio del XXI secolo i ritrovamenti diedero l’idea al gruppo Archeologico Mino Meduaco di Campolongo Maggiore di progettare un’area naturalistica-archeologica che avrebbe notevolmente valorizzato le peculiarità ambientali e storiche. Dopo un forte, e totale, iniziale entusiasmo, accompagnato dall’impegno dei due comuni e delle due provincie, il progetto si è totalmente bloccato a causa della scarsa lungimiranza della politica. Oggi il progetto si è arenato e l’area è, sostanzialmente sconosciuta ai più ed a rischio di essere irrimediabilmente deturpata dalle coltivazioni che la circondano. Si rende, quindi, assolutamente necessario porre al centro dell’attenzione l’area affinchè possa essere preservata e valorizzata, magari con progetti legati al rischio idraulico, vista la conformazione dell’area.

I luoghi che si andranno a scoprire/4. Area umida di Camponogara. L’area, frutto di un lungimirante progetto del Consorzio di Bonifica Bacchiglione, ha una estensione di 36.600 m², lungo lo scolo Brentoncino. Ha il compito di immagazzinare le acque per permettere alle piante elofite, poste all’interno dell’area, di depurarle. La sosta prolungata delle acque permetterà di ridurre la presenza di sostanze come azoto e fosforo che risultano dannose per l’ecosistema della laguna. Prevista, inoltre, la ricalibratura e l’ampliamento della sezione dell’alveo dello scolo II Diramazione Brentoncino in comune di Camponogara, garantendo un maggior invaso delle acque per favorire la fitodepurazione delle acque e il miglioramento della sicurezza idraulica della zona. Un intervento di grande valenza, sia dal punto di vista ambientale che per quanto riguarda la sicurezza idraulica e una migliore gestione dell’acqua durante la stagione irrigua oltre che una importante fitodepurazione per le acque del Brentoncino. L’opera si colloca esattamente sul percorso della futura idrovia e ne anticipa, in qualche modo, alcuni indubbi vantaggi ed opportunità ambientali.

I luoghi che si andranno a scoprire/5. Bosco di pianura di Polverara. Il bosco, creato grazie alle determinazione dell’associazione Spiritus Mundi, nasce con l’intento di riporporre al naturalità del territorio, cosparso, fino a non molti decenni fa di estese estensioni di boschi. La piantumazione, progettata sulla base delle piante tipiche dei nostri territori, partirà dalle piccole pianatine che faranno il loro naturale percorso di crescita radicale ed aereo. Al termine il bosco diventerà fruito dai cittadini. L’azione di Spiritus Mundi prevede la realizzazione di molti boschi di pianura, sempre in collaborazione con le amministrazioni che concedono le aree per le piantumazioni. Un nuovo bosco diffuso che in futuro sarà protagonista positivo, al posto di anonime rotonde, diffuse aree artigianali semivuote ed abitazioni spesso anonime.

Fonte: Associazione Brenta Sicuro