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Sabato 29 maggio, ore 10.30, presentazione on line del libro di Mauro Varotto “Montagne di Mezzo. Una nuova geografia”

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La Biblioteca Internazionale “La Vigna” invita alla presentazione del libro di Mauro VarottoMontagne di Mezzo. Una nuova geografia” che si terrà su piattaforma zoom sabato 29 maggio alle ore 10.30 (link di collegamento scrivere a info@lavigna.it).

Il libro. Il Novecento ha portato a compimento nella montagna italiana il disegno della modernità. Abbandono e marginalità diffusi da una parte, divertissement turistico dall’altra hanno scavato divari territoriali profondi che richiedono oggi di essere ripensati. Obiettivo di questo libro è uscire da tale schema, puntando l’attenzione sui fenomeni sempre più diffusi di ritorno alle «terre alte» e inquadrandoli entro un’inedita cornice. Luoghi apparentemente perdenti sono tornati infatti al centro di movimenti di «nuova resistenza» ai modelli dominanti di standardizzazione, specializzazione e intensificazione produttiva che hanno decretato la crisi della montagna contemporanea o le sue effimere fortune. “Montagne di mezzo” traccia così i contorni di un’idea nuova di territorio, diversa da quella tuttora dominante nei media e nell’opinione pubblica, propone un alfabeto per dare valore a realtà minori, in posizione intermedia tra vette celebrate e fondivalle congestionati. Le montagne di mezzo non sono solo una realtà altimetrica, bensì luoghi che tengono insieme passato e futuro, rilanciando un’idea di abitare che concilia istanze climatiche sempre più stringenti, nuove energie sociali e modelli virtuosi di gestione e sviluppo della montagna.

Interventi. Danilo Gasparini, presidente del Consiglio Scientifico della Biblioteca Int. “La Vigna”, Raffaele Cavalli, consigliere scientifico della Biblioteca Int. “La Vigna”, Mauro Varotto, autore.

Fonte: Biblioteca Internazionale La Vigna

28 maggio, soci Argav in visita alla distilleria Bottega

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Nel rispetto delle normative sanitarie, i soci Argav riprendono le attività in presenza e lo fanno con la visita odierna all’articolata realtà di “Bottega” (soffieria, cantina, distilleria), uno dei brand vitivinicoli italiani più presenti nel mondo.

Programma. Ore 12,30: arrivo in soffieria e visita della struttura dove si producono le bottiglie in vetro soffiato per le grappe Alexander. Si trova a Pianzano di Godega S.U. (5 minuti dalla sede principale di Bibano). Ore 13,30: pranzo. Ore 14,30-16,30: visita della distilleria, della cantina (con degustazione delle diverse tipologie di Prosecco dalle autoclavi), degli spazi dedicati alle linee di imbottigliamento in piena operatività. Ore 16,30-18: degustazione selezione prodotti Bottega.

Montagna veneta in cerca di una nuova consapevolezza di sé con il progetto “Green Deal Cadore 2030”

unnamedUna comunità, 14 tavoli tematici, 250 partecipanti per decidere il futuro del Cadore. Lo scorso 22 maggio, in occasione di un incontro online nella sede della Magnifica Comunità di Cadore, ha preso il via il progetto “Green Deal Cadore 2030”, attraverso cui la storica istituzione sta elaborando in modo condiviso temi che saranno al centro dello sviluppo e del rilancio del territorio cadorino nei prossimi dieci anni.

Favorire lo sviluppo della montagna veneta. Ha aperto l’incontro il presidente della Magnifica Comunità di Cadore, Renzo Bortolot, che ha dichiarato: “E’ con soddisfazione e un certo orgoglio per il lavoro svolto che mi appresto a inaugurare la fase attuativa di questo progetto, tanto ambizioso quanto cruciale per il futuro della montagna veneta. Il Cadore si trasforma da oggi in un grande laboratorio di idee per guidare il cambiamento. Qui oggi si decide il nostro futuro. Mai come adesso il contesto è favorevole alla realizzazione delle idee progettuali che emergeranno dai tavoli tematici. Oltre a programmi economici mirati, come Next Generation EU, la nuova programmazione comunitaria 2021-2027, i fondi per la montagna e le Aree interne, possiamo contare sugli investimenti e la ricaduta dei grandi eventi internazionali in programma nei prossimi anni, come il Mondiale di canoa di Auronzo 2023 e le Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026. Il compito della Magnifica Comunità di Cadore è quello di accendere il motore dello sviluppo, coordinando e facendo collaborare tutte le componenti territoriali, per fornire le linee guida che i soggetti preposti dovranno attuare con progetti e iniziative di sviluppo”.

Tempi propizi per una nuova percezione e rappresentazione della montagna“. Sono poi intervenuti il presidente della Provincia di Belluno, Roberto Padrin, che si è augurato che questo progetto venga esportato anche in altre aree del bellunese, come nell’Agordino e nella Valbelluna. Elena Zambelli ha quindi portato i saluti istituzionali del presidente della Camera di Commercio Treviso – Belluno, Mario Pozza. L’intervento del noto antropologo Annibale Salsa, che per tutta la vita si è dedicato alla storia e alla civiltà delle Alpi, ha messo sul tavolo notevoli spunti di riflessione: “E’ molto significativo ed encomiabile che la Magnifica Comunità di Cadore prenda in mano l’iniziativa di questo progetto che si propone di imprimere una svolta epocale al Cadore. Nella tradizione alpina sono state sempre le Comunità dei Vicini e le Regole a farsi carico dei bisogni degli abitanti e a negoziare con i poteri esterni le libertà dei loro membri. Quando però queste nobili istituzioni hanno dovuto rapportarsi ai nuovi soggetti della modernità, il loro ruolo propulsivo è stato messo in discussione e la montagna ha iniziato ad essere sospinta verso il margine e la periferia. Oggi si sta riscoprendo il loro ruolo di interpreti autentici delle istanze del territorio. I tempi sono propizi per accompagnare il cammino verso una nuova percezione e rappresentazione della montagna onde farla uscire da una posizione di subalternità economica, infrastrutturale e sociale nei confronti delle pianure e dei centri decisionali posti lontano dai territori”.

Recuperare la forza morale adeguandola ai nuovi scenari“. Il prof. Salsa ha quindi proseguito affermando che: “Il fatto di essere in montagna non vuol dire esser marginali, questo è uno stereotipo da smontare. La marginalità non è necessariamente un fatto geografico, anche se ci sono delle componenti territoriali, è un fatto più che altro di tipo culturale e a ricaduta politico-amministrativo. Questo è il ripensamento radicale che le popolazioni montane devono porsi. Il Cadore, come altre realtà alpine, deve ritrovare una nuova consapevolezza di sé. Si danno per ovvie e scontate le risorse e le potenzialità, che sono tante, e che invece devono essere assunte a tema. Siamo a una svolta epocale negli stili di vita. La pandemia ha accelerato sulla riscoperta della montagna, ma bisogna distinguere tra montagna ideale e reale, nella quale entra in gioco la quotidianità, fatta di uno stile di vita che è necessario ripensare e riorganizzare per rendere la montagna uno spazio vivibile. Serve un’opera di rialfabetizzazione dei nativi e di alfabetizzazione degli esterni per andare incontro a un nuovo modo di vivere la montagna che ruota intorno al concetto di sostenibilità. Oggi si parla finalmente di sostenibilità ma non va dimenticato che quel concetto trovava nella prassi della quotidianità montanara un fondamento e un modus operandi consolidato. Si tratta oggi di recuperarne la forza morale adeguandola ai nuovi scenari. Serve una presa di coscienza. Bisogna cambiare modello culturale. Basta con la cultura della resa a una forma di progresso molto discutibile ritenuta ineluttabile. Basta con la cultura della rassegnazione. Mettiamo in moto un processo che guardi alla montagna con consapevolezza e senso di appartenenza, che non vuol dire solo identità, ma identificazione con il proprio territorio, che è il fattore che consente di evitare il senso di spaesamento che poi porta allo spopolamento”.

Ascolto attivo e arricchimento dell’idea progetto. È quindi intervenuto Luciano Gallo, presidente della società di consulenza Novia, partner tecnico della Magnifica Comunità di Cadore per la realizzazione del progetto “Green Deal Cadore 2030”.  Il prof. Gallo ha dichiarato che: “In questo mese di lavori, il tema centrale è la consapevolezza. Il Covid ha accelerato la crisi di un sistema, è finito un modello che non riesce più a generare sviluppo. E’ bene essere consapevoli che le questioni non evolveranno se torniamo come prima. Il domani va reinventato adesso perché per realizzarlo non basteranno dieci anni. Inizia un cammino che segna un cambiamento d’epoca”. Ha quindi spiegato che il progetto va nella direzione della sostenibilità ambientale, della rivoluzione digitale e dell’inclusione sociale. L’impatto atteso è quello di raggiungere un maggiore benessere diffuso in modo equo e sostenibile nel tempo, attraverso la realizzazione di progetti che potranno godere di finanziamenti importanti nei prossimi anni grazie al PNRR e alla Programmazione comunitaria 2021-2027. Tre assi portanti dei lavori che produrranno idee e progettualità per i cinque capitali del sistema territoriale: le Dolomiti, le infrastrutture fisiche e digitali; le imprese e il lavoro; il turismo e l’identità cadorina (Dolomiti, storia, arte e cultura); la comunità cadorina (persone, associazioni, famiglie); la scuola, la salute, la mobilità, i servizi comunali e di comunità. I 14 tavoli tematici, che sono stati costruiti all’insegna della diversità intorno a questi cinque capitali, sono tavoli generativi e progettuali, che dovranno generare idee progettuali. Due le regole: ascolto attivo e arricchimento dell’idea progetto. Ogni tavolo presenterà almeno un’idea progetto per la crescita del Cadore. Il coinvolgimento attivo di cittadini, amministrazioni, forze economiche, parti sociali, la Chiesa, le associazioni e il terzo settore rappresenta un traguardo importante che “Green Deal Cadore 2030” ha già raggiunto. L’adesione di soggetti istituzionali come la Regione Veneto, la Provincia di Belluno, i comuni del Cadore, la Camera di Commercio di Belluno è stato determinante per dare un forte impulso al progetto, che per l’approccio partecipativo bottom-up si presta ad essere esportato in altri territori che intendono affrontare e governare una fase di cambiamento, come sta facendo il Cadore.

Fonte: Servizio stampa Magnifica Comunità di Cadore

Microrganismi, nuove frontiere dell’agricoltura sostenibile, il tema del webinar Argav on line nel pomeriggio di oggi

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L’utilizzo di microrganismi in agricoltura è il tema del prossimo webinar Argav, con diretta su facebook.com/argav.giornalistiagroalimentariambientali, in programma alle 18.30 di oggi, martedì 25 maggio su Teams. A parlarne sarà Alessandro Marino Merlo, agro(eco)logo.

I Microrganismi effettivi o efficaci, Effective Microorganism in inglese, abbreviato in EM, sono miscele di microrganismi in grado di soddisfare tutte le esigenze delle piante come nutrimento, proteggendole inoltre dagli attacchi sia fungini che di altre malattie. Tali miscele sono composte da microorganismi solo naturali, senza nessuna modificazione genetica e permetterebbero non solo di coltivare senza chimica, ma anche di disinquinare terreni alterati da colture agrarie precedenti a causa dell’uso massiccio di pesticidi. Vale la pena di conoscere queste proposte, poiché potrebbero dare indicazioni preziose per il futuro, sia in agricoltura che per altri usi ancora in sperimentazione.

I webinar Argav sono in collaborazione con Anni Veneto, l’associazione che riunisce gli 11 consorzi di bonifica della regione.

Contrasto frodi alimentari, utile l’impronta digitale chimica dell’origano

OriganoL’origano ha un’impronta digitale chimica che ne rivela l’autenticità. A dirlo è uno studio dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe) sulle frodi alimentari in spezie ed erbe aromatiche, condotto in collaborazione con il gruppo Barilla e pubblicato sulla rivista internazionale Food Control.

Impronte digitali per smascherare le frodi. Spezie ed erbe aromatiche che usiamo per arricchire i nostri piatti spesso provengono da Paesi lontani. La complessità della filiera produttiva e il costante aumento della domanda offrono innumerevoli opportunità per frodi intenzionali o accidentali, con parziale sostituzione della materia prima originale con piante meno pregiate. A questo riguardo, l’origano è una delle erbe aromatiche maggiormente soggette a frode. Questa pianta originaria del Mediterraneo, per esempio, viene sostituita con foglie di oliva, sommacco, mirto, cisto o fragola, arrivando in alcune miscele fino al 70% di sostituzione con altre specie. “La complessità della filiera produttiva e il costante aumento della domanda offrono innumerevoli opportunità per attività fraudolente” spiega Roberto Piro, direttore della SCS8 – Valorizzazione delle produzioni alimentari dell’IZSVe. “In qualsiasi punto della catena di approvvigionamento possono infatti verificarsi frodi intenzionali o accidentali, con parziale sostituzione della materia prima originale con piante meno pregiate”.

Per contrastare questo fenomeno i ricercatori del Laboratorio di chimica sperimentale (SCS8) hanno messo a punto una metodica sperimentale di fingerprinting chimico che rileva l’impronta digitale dell’origano ed è in grado di identificare quantitativi di adulteranti compresi tra il 1,5 e il 30%, presenti nel campione per causa volontaria e involontaria. Per lo studio è stata utilizzata la spettrometria di massa ad alta risoluzione ad analisi diretta in tempo reale (DART-HRMS) combinata con l’analisi statistica, che ha permesso quindi di creare un modello di classificazione e di identificazione corretta dell’origano adulterato, con una specificità del 92% , una sensibilità del 95% e un’accuratezza del 94%.

Il modello funziona come un sistema di apprendimento su base empirica, proprio come accade per i sistemi di machine learning. I costituenti chimici di ciascun alimento o matrice emettono una serie di segnali caratteristici che vengono “insegnati” allo strumento. Ogni volta che i campioni sono sottoposti ad analisi, lo strumento impara a riconoscere i segnali dei prodotti genuini, distinguendoli da quelli adulterati. Questo metodo di riconoscimento intelligente dell’impronta chimica messo a punto dai ricercatori è ora utilizzabile per analisi di screening dei lotti di materia prima in ingresso.

L’Ue spinge verso metodi di fingerprinting chimico. Lo studio dell’IZSVe si inserisce in un filone di ricerca che le istituzioni europee stanno spingendo da qualche anno. Per combattere le frodi alimentari nel mercato alimentare europeo, l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (EFSA) e l’Unione Europea stanno incentivando lo sviluppo di tecniche analitiche sempre più accurate e rapide in grado di identificare le matrici alimentari.

Un report della Commissione ambiente, sanità pubblica e sicurezza alimentare del Parlamento europeo già dal 2013 invitava gli Stati membri a stimolare la ricerca sullo sviluppo e l’implementazione di metodi non-targeted che si basano sulla caratterizzazione dell’impronta digitale chimica e metabolica di un alimento genuino. Ma anche fuori dall’Europa, altri Paesi si stanno muovendo in questa direzione. Dello stesso avviso è la Convenzione della Farmacopea degli Stati Uniti d’America, che in un documento suggerisce di utilizzare metodi non-targeted per definire il fingerprinting chimico di un prodotto autentico e quindi di individuare per comparazione tutti quelli che hanno un’impronta chimica alterata che si discosta dal profilo originale. Alimenti e oltre: versatilità della spettrometria di massa DART-HRMS. Le agenzie internazionali si affidano sempre più alle capacità tecnologiche dei laboratori di ricerca per contrastare le frodi alimentari. Negli ultimi quindici anni l’impiego della spettrometria di massa DART-HRMS è sensibilmente aumentato per la sua capacità di verificare l’autenticità degli alimenti con un approccio non-targeted affidabile e veloce.

Il Laboratorio di chimica sperimentale dell’IZSVe utilizza questa tecnica da anni con successo, anche nell’ambito di altri progetti con differenti matrici alimentari, e i cui risultati sono al momento al vaglio di riviste internazionali. La tecnica ha trovato interessanti applicazioni anche nell’ambito della tossicologia forense per il rilevamento rapido di tossine in fieno causa di morte in bovini e della diagnostica  veterinaria per l’individuazione precoce di paratubercolosi, in collaborazione con l’università di Calgary (Canada), a partire dal siero di vacche asintomatiche. Negli ultimi quindici anni l’impiego della spettrometria di massa DART-HRMS è sensibilmente aumentato per la sua capacità di verificare l’autenticità degli alimenti con un approccio non-targeted affidabile e veloce. Il Laboratorio di chimica sperimentale dell’IZSVe utilizza questa tecnica da anni con successo, anche nell’ambito di altri progetti con differenti matrici alimentari.

Fonte: Servizio stampa IZSVe

Consorzio Agrario del Nordest verso l’adesione a Consorzi Agrari d’Italia

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Il Consorzio Agrario del Nordest, superando le divisioni preesistenti tra Consiglieri, lo scorso 11 maggio ha approvato all’unanimità in Cda la proposta di riesame del progetto di adesione a Consorzi Agrari d’Italia Spa.

La proposta sarà delineata al meglio e presentata per l’approvazione ai soci in assemblea deliberativa dal presidente Ettore Prandini insieme al direttore generale Pierluigi Guarise in condivisione con gli attuali soci di Consorzi Agrari d’Italia Spa, ovvero Bonifiche Ferraresi Spa ed i Consorzi Agrari dell’Emilia, del Tirreno, dell’Adriatico e del Centrosud.

Fonte: Servizio stampa Consorzio Agrario del Nordest

20 maggio 2021, maratona web veneta per la Giornata nazionale della biodiversità agricola e alimentare, con speciale tributo alle api

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Regione e Veneto Agricoltura, in occasione della Giornata nazionale della Biodiversità agricola e alimentare, organizzano nella mattinata di giovedì 20 maggio (ore 8:00-14:00)BiodiversiThon 2021”, una maratona online non-stop per far conoscere le diverse specificità della biodiversità agraria: da quella animale, a quella vegetale e microbica.

Ma che cos’è la biodiversità agraria? In estrema sintesi, si potrebbe dire che la biodiversità di interesse agricolo e alimentare è un patrimonio immenso, sia in termini economici che storico-culturali, che necessita di essere salvaguardato e promosso, ma prima ancora conosciuto. Da qui l’idea di realizzare “BiodiversiThon 2021”, un evento unico nel suo genere: per tutta la mattinata sul profilo Facebook di Veneto Agricoltura è in programma un fitto susseguirsi di interviste ad esperti, focus, collegamenti in diretta, presentazione di video, interventi di agricoltori e allevatori custodi, ecc. dedicati ai temi della biodiversità agricola e alimentare del Veneto.

Allo scoccare di ogni ora, a partire dalle ore 8:00, sarà approfondito un argomento diverso: il via verrà dato da “Buongiorno Biodiversità”, uno spazio introduttivo per presentare la situazione italiana e regionale in fatto di sostegno alla conservazione, l’uso e lo sviluppo sostenibile delle risorse genetiche in agricoltura. A seguire (ore 9:00), è in scaletta il punto sul ruolo delle Istituzioni in rapporto alla biodiversità agraria, a partire dalla Legge nazionale che dal 2015 disciplina il comparto attraverso precise disposizioni di tutela, conservazione e valorizzazione; in questo spazio interverranno rappresentanti del mondo istituzionale (Ministero, Regione, Veneto Agricoltura, ecc.), scientifico e accademico (Università, CREA, Istituto Sperimentale Zooprofilattico delle Venezie, ecc.) e politico (è previsto anche l’intervento dell’assessore regionale all’Agricoltura, Federico Caner).

Alle ore 10:00 i riflettori si accenderanno sulla biodiversità vegetale, ovvero sulle varietà antiche di frutta, vitigni, orticole, cereali, ecc. del Veneto. Sono previsti collegamenti con i Centri di ricerca di Veneto Agricoltura, ancora con il CREA, alcuni Istituti agrari regionali. Alle ore 11:00 sarà l’ora della biodiversità animale con focus sulle specie zootecniche venete a rischio di estinzione o per le quali si sta lavorando per incrementare la mandria regionale: da quella bovina (Burlina, Rendena, Grigia) a quella ovicaprina (Alpagota, Lamon, Brogna), da quella suina a quella equina. Nell’occasione, con l’aiuto di esperti, si parlerà di un mondo zootecnico antico da proteggere e salvaguardare. Alle ore 12:00, entra in scena la biodiversità microbica, argomento quanto mai di attualità, coordinato dagli esperti di Veneto Agricoltura (Centro per la qualità agroalimentare di Thiene, VI); tra gli ospiti l’IZSV di Legnaro (Pd) e la sua direttrice Antonia Ricci. In questo spazio si parlerà anche dell’importanza della sorveglianza epidemiologica per i centri di conservazione e per gli allevatori custodi nonché di un interessante progetto Interreg sui fermenti che ha dato importanti risultati.

Alle ore 13:00, collegamento con l’agriturismo “La Cascina” di Mestre (Ve), dove prenderà il via il rush finale di “BiodiversiThon 2021” con una serie di focus sulle Comunità del Cibo e, più concretamente, sulla valorizzazione della biodiversità a tavola. Nell’occasione, l’agrichef Diego Scaramuzza (presidente nazionale Terranostra) presenterà alcuni piatti e materie prime del territorio, tradizionali e DOP/IGP, mentre il sommelier Gianpaolo Breda di AIS Veneto illustrerà le caratteristiche di sette vini prodotti da altrettanti vitigni autoctoni. In chiusura BiodiversiThon celebrerà anche la Giornata mondiale delle api, in calendario sempre il 20 Maggio. Con gli esperti Giustino Mezzalira e Paolo Fontana verranno descritte e possiamo dire decantate (con video e foto) le funzioni indispensabili di questo insetto per gli equilibri e la salvaguardia dell’ambiente e dei suoi ecosistemi, anche quello agrario.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Disponibilità risorsa idrica in Veneto, costante nell’anomalia causata dal cambiamento climatico, con poche piogge ma intense

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“La quantità di pioggia è sempre la stessa, il problema è che non piove come vorremmo”. Il presidente di ANBI Veneto Francesco Cazzaro commenta con una battuta i dati sull’andamento delle precipitazioni nel mese di aprile forniti da ARPAV e raccolti nel Bollettino di ANBI Veneto sulla Disponibilità della risorsa idrica, pubblicato su anbiveneto.it.

Precipitazioni di aprile, andamento che riflette l’andamento annuale. “Dal punto di vista delle precipitazioni – spiega Cazzaro – il mese di aprile riflette bene l’andamento annuale della piovosità tipico di quest’epoca di mutamenti climatici: le precipitazioni, in termini di volumi d’acqua, sono nella media ma si concentrano in pochi eventi di forte entità che interrompono periodi siccitosi talvolta molto lunghi.” Gli apporti meteorici sul territorio in questo aprile si sono attestati perfettamente sulla media storica (1994-2020) del mese, pari cioè a 95 mm. Di questi, però, 73 mm (pari al 78% della piovosità del mese) si sono concentrati tra i giorni 11 e 13 e il resto si è concentrato soprattutto a fine mese, tra il 26 e il 27 e tra il 28 e il 30. Negli altri giorni zero, o quasi, precipitazioni: andamento atipico per un mese caratterizzato da clima variabile e piogge di debole intensità ma frequenti.

Dal punto di vista dell’agricoltura ve bene anche così: l’indice SPI che definisce il livello di siccità nelle campagne si attesta su valori di normalità dopo un marzo con siccità moderata e severa. I fiumi registrano portate più basse rispetto alla media: -16% per l’Adige, – 41% per il Po, -21% per il Brenta, -24% per il Bacchiglione. Sono dati che però non suscitano preoccupazione perché a influire su questi valori vi è il lento scioglimento delle nevi in alta quota, a causa delle temperature basse. Nevi che peraltro sono cadute copiosamente nell’inverno.

Significativo il dato sui depositi nivali al 30 aprile: l’indice di spessore delle nevi nelle Dolomiti era di 137 cm contro i 104 della media del periodo, mentre sulle Prealpi ammontava a 49 cm contro i 21 di media. Sempre in relazione al lento scioglimento delle nevi in quota, non preoccupano i dati relativi ai laghi alpini, che registrano volumi d’acqua invasata sotto la media del periodo (invasi sul bacino del Piave -40% rispetto alla media, e lago del Corlo sul bacino del Brenta a -73%). Soddisfacente infine anche la presenza di acqua nelle falde freatiche, anche in virtù delle infiltrazioni di risorsa dovute allo scioglimento delle abbondanti nevicate a cavallo tra dicembre e gennaio.

Fonte: Servizio stampa Anni

“Giù le mani dal Serprino” il monito al Governo di Consorzio e sindaci dei Comuni dei Colli Euganei contro la modifica dell’etichettatura dei vini

Fa il verso ad una pubblicità che spopolava tempo fa,  il provocatorio video “Giù le mani dal Serprino“, girato dal Consorzio per la Tutela dei Vini dei Colli Euganei di concerto con i sindaci dei Comuni del territorio e con il supporto di associazioni di categoria e Regione, per chiedere a gran voce al ministero dell’Agricoltura di rivedere la modifica del decreto sull’etichettatura dei vini. Il rischio, infatti, è quello che il nome Serprino possa essere utilizzato da chiunque in Italia, privando i Colli di uno dei prodotti più identitari del territorio. 

Se passasse la bozza di decreto, infatti, sarebbe possibile produrre ovunque con le uve Glera e Pinella “spumanti generici” nelle categorie “Vino spumante”, “Vino spumante di tipo aromatico” senza Dop e Igp, con i sinonimi “Serprino” e “Pinello” utilizzati attualmente solo per designare vini della Doc Colli Euganei. “Il Serprino oggi è esclusiva dei Colli Euganei, è nostro e vogliamo tenercelo, salviamo le piccole eccellenze italiane” è il grido lanciato dal Consorzio, che ha raccolto unanime consenso nei social e tra tutti i padovani. 

 

Lotta alle zanzare: approda in Italia MosquitoAlert, app di “scienza partecipata” che permette ai cittadini di contribuire con un click

MosquitoAlertUn’app per conoscere i tipi di zanzare che vedremo arrivare, puntuali e numerose, con l’arrivo dei mesi caldi, ma soprattutto per contribuire a combatterne le infestazioni. Il tutto con una semplice fotografia dell’insetto da inviare tramite l’applicazione MosquitoAlert alla Task Force che ha riunito a collaborare a questo progetto esperti dell’Università Sapienza di Roma e dell’Ateneo di Bologna, dell’Istituto Superiore di Sanità, dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie e del MUSE di Trento.

Già utilizzata in Spagna, l’app ha consentito di raccogliere migliaia di fotografie validate in tempo reale da esperti entomologi e utilizzate per tracciare l’invasione da parte di eventuali nuove specie, per identificare le regioni ed aree più infestate e dirigere gli interventi di controllo. Quest’anno MosquitoAlert è disponibile anche in Italia e contemporaneamente in altri 20 Paesi grazie al progetto europeo AIM-COST coordinato dalla prof.ssa Alessandra della Torre dell’Università Sapienza di Roma.

La Task Force di MosquitoAlert Italia si fa promotrice dell’iniziativa nel nostro Paese, senz’altro uno dei più infestati d’Europa, dove le zanzare non rappresentano solo una fonte di fastidio (spesso elevato), ma possono trasmettere virus capaci di provocare serie patologie all’uomo come il virus del West Nile, o quelli tropicali del Chikungunya o del Dengue. “Chiediamo ai cittadini di scaricare gratuitamente sul proprio telefono l’app MosquitoAlert e di ricordarsi, ogni qual volta avvistano o riescono a catturare una zanzara anche dopo averla colpita per autodifesa, di inviarne una fotografia tramite la stessa app” spiega il dott. Beniamino Caputo, ricercatore della Sapienza e coordinatore di MosquitoAlert Italia. “L’app consente anche di mandare semplici segnalazioni di punture o segnalare la presenza di raccolte d’acqua stagnante dove si possono sviluppare le zanzare e fornisce inoltre un indirizzo a cui inviare eventualmente l’intero esemplare. In cambio, gli utenti potranno conoscere la specie che li infastidisce e informarsi sui rischi sanitari connessi e avere accesso ad una mappa delle diverse specie presenti sul proprio territorio”. È proprio la primavera il periodo della prevenzione, in cui cioè intervenire con trattamenti nelle aree pubbliche e private (giardini, orti, terrazzi), per rimuovere, con prodotti idonei, o rendere inaccessibili alle zanzare tutte quelle piccole o grandi raccolte d’acqua in cui potrebbero deporre le uova e nelle quali si possono sviluppare le larve.

Collaborazione attiva dei cittadini. MosquitoAlert è un progetto di scienza partecipata (citizen science), come ormai ne esistono diversi che, grazie all’aiuto dei cittadini consentono di raccogliere preziosissime informazioni sulla biodiversità, sulle specie invasive, sui rifiuti in plastica, sulla qualità dell’aria e dell’acqua, sull’inquinamento acustico e luminoso. Le zanzare possono colpire meno l’attenzione di un bel fiore o di una farfalla, tuttavia rappresentano non solo motivo di forte fastidio per molti, ma anche un rischio per la salute pubblica a causa dei virus che tramettono con le loro punture. Ora, sono i ricercatori a chiedere una mano ai cittadini per conoscerle e combatterle meglio. Afferma il dott. Francesco Severini, ricercatore dell’Istituto Superiore di Sanità da sempre impegnato nella ricerca e nelle attività che tutelano la salute dei cittadini: “La qualità delle foto inviate è di fondamentale importanza per un’accurata e valida identificazione. Inoltre la possibilità di inviare l’esemplare fotografato ai laboratori di riferimento consentirà di identificare anche gli esemplari difficilmente riconoscibili senza un microscopio o perché parzialmente danneggiati”.

L’Università Sapienza è in prima linea nel progetto Mosquito Alert ITALIA che nasce dalla vasta esperienza del gruppo di ricerca di Entomologia Sanitaria del Dipartimento di Sanità Pubblica e Malattie Infettive e si propone di coinvolgere tutti gli studenti ed il personale dell’Ateneo nell’utilizzo dell’app. L’11 maggio scorso è partita la campagna social #SCATTALAZANZARA con il contributo degli studenti del corso di Laurea Magistrale in Comunicazione Scientifica Biomedica, coordinati dalla prof.ssa Michaela Liuccio. “L’obiettivo è sensibilizzare studenti e personale della Sapienza a contribuire alla ricerca fornendo fotografie e segnalazioni ai colleghi entomologi e, al tempo stesso, sensibilizzare ai rischi associati alle zanzare e alle misure di prevenzione individuale e pubblica”. Ai più volenterosi si chiede inoltre di conservare eventuali esemplari di zanzare in freezer, utilizzando il codice della foto inviata tramite MosquitoAlert, e di consegnarle presso il punto di raccolta nell’atrio del Dipartimento di Sanità Pubblica e Malattie Infettive.

Fonte: Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie