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Il 2024 l’anno più caldo in Veneto degli ultimi 30. Meno giorni di pioggia, ma fenomeni più intensi

Il 2024 in Veneto è stato l’anno più caldo di tutto il trentennio di riferimento 1991-2020, con un’anomalia climatica pari a +1,4° C. Anche per quanto riguarda le precipitazioni si osserva un cambiamento nella loro concentrazione: meno giorni di pioggia ma più intensi, con periodi di siccità più lunghi e una maggiore frequenza di eventi meteorologici estremi con violenti temporali, grandinate, trombe d’aria, come avviene nel resto d’Italia. È quanto emerge dall’ultima edizione di ‘Statistiche Flash, numeri e grafici per capire il Veneto’, che focalizza l’attenzione sui cambiamenti climatici avvenuti nel tempo e sulle possibili soluzioni per ridurre le emissioni di sostanze inquinanti.

La situazione in Veneto rispecchia quanto osservato a livello nazionale e, in modo più ampio, su scala globale. Considerando le stazioni di ARPAV nel periodo di riferimento 1991-2020, la temperatura media annua sul Veneto è stata di 11,4°C, mentre nel 2023, si è attestata sui 12,7°C, esattamente come nel 2022: i due anni più caldi di tutto il periodo considerato. Relativamente al 2024, le prime stime indicano un ulteriore incremento, +1,4 °C rispetto alla media del periodo considerato, che porterebbe la temperatura oltre 12,8°C. È evidente quindi un tendenziale aumento, particolarmente accentuato a partire dal 2014, con ben 8 degli ultimi 11 anni con temperature medie sopra ai 12°C.

Per quanto riguarda le precipitazioni – si legge nel bollettino – il 2024 in Veneto è stato più piovoso del 38,5 rispetto alla media trentennale 1994:2023, con un picco nella stagione primaverile che ha visto un accumulo di precipitazioni quasi dell’87% al di sopra dello standard del periodo nel trentennio di riferimento. Rispetto agli eventi meteorologici più intensi, nel 2024 se ne sono registrati 54 contro una media di 49 degli ultimi 10 anni.

“Si passa da periodi di grande siccità a periodi di grande piovosità”, spiega l’assessore all’Ambiente Gianpaolo Bottacin. “Due facce della stessa medaglia che vedono la regione in campo già da anni. Basti pensare ad esempio a Piano di Mitigazione del Rischio Idrogeologico nato ormai 13 anni fa o al Piano di Tutela e Risanamento dell’atmosfera di cui la Regione Veneto si era dotata già vent’anni fa. I fenomeni meteo estremi registrati negli ultimi anni sono stati più rilevanti in termini di precipitazioni rispetto a quanto accaduto nel 2010 quando mezzo Veneto si allagò, ma non hanno dato gli stessi effetti al suolo proprio perché la Regione sta lavorando da anni su questo fronte”.

Rispetto ai cambiamenti climatici in atto, le azioni intraprese per la loro mitigazione si basano prevalentemente sul tentativo di ridurre le emissioni di gas nocivi e, in particolare dei gas serra, con il contenimento dei consumi di energia e con l’utilizzo di fonti rinnovabili e la contestuale diminuzione di quelle fossili.

Gli obiettivi posti dalla Commissione europea di coprire entro il 2030 almeno il 42,5% dei consumi energetici tramite fonti rinnovabili, si declinano a livello nazionale in una percentuale corrispondente pari a 39,4%, (contro il 19,2% rilevato nel 2022), attraverso un forte investimento nel settore elettrico. Questo dovrebbe portare ad una crescita della potenza annua installata degli impianti da fonti rinnovabili in Italia tale da raggiungere almeno gli 80.000 MW in più nel 2030 rispetto al 2020. Con il decreto 21 giugno 2024, sono stati definiti i singoli obiettivi regionali e, per il Veneto, si tratta di un incremento pari a 5.828 MW da raggiungere entro il 2030, sempre rispetto al 2020.

Un altro contributo al contenimento dell’inquinamento – viene evidenziato – può venire dallo sviluppo di aree verdi, perché gli alberi e le piante in genere svolgono un importante ruolo di assorbimento dei gas serra. Non a caso anche in Veneto i maggiori assorbimenti di CO2 equivalente sono concentrati nei comuni montani o comunque in prossimità delle zone boschive. “Come Giunta – ricorda Bottacin – abbiamo approvato la Strategia di Adattamento ai Cambiamenti Climatici, con lo scopo di coordinare tutti i piani regionali e affrontare la sfida che abbiamo di fronte: dal Piano Energetico, alla Pianificazione Urbanistica, al Piano di Mitigazione del Rischio Idrogeologico a quello dei Trasporti e così via”. Per maggiori approfondimenti: https://statistica.regione.veneto.it/

Fonte: servizio stampa Regione Veneto

Verona. Prima edizione “Premio Angelo Pangrazio”: vince l’inchiesta sui Pfas di Laura Fazzini

Con l’inchiesta “Come i Pfas hanno contaminato l’Italia” pubblicata su LifeGate, Laura Fazzini è la vincitrice della prima edizione del premio giornalistico “Angelo Pangrazio”. Classe 1983, veneziana di nascita e milanese d’adozione, Fazzini vanta collaborazioni con testate quali Osservatorio Diritti, Altreconomia, Lifegate, Lavialibera e Domani.

A consegnarle la targa e l’assegno di mille euro è stata Claudia Pelattieri, presidente dell’associazione “Amici di Angelo Pangrazio”, che – con la partecipazione del Sindacato giornalisti Veneto e della Fnsi – ha organizzato il premio incentrato sui temi dell’ambiente in memoria del giornalista Rai scomparso a 65 anni il 25 dicembre 2022.

Partecipata la cerimonia tenutasi lo scorso 22 febbraio a Verona nella sede di Fondazione Nigrizia e condotta dal giornalista del Corriere di Verona e di TeleNuovo, Lillo Aldegheri. Tra i presenti, la vicepresidente del Veneto Elisa De Berti, il presidente della Provincia di Verona Flavio Pasini, l’assessora alle Manifestazioni del Comune di Verona Alessia Rotta, il presidente del Parco del Delta del Po, Moreno Gasparini. Ospite di spicco il drammaturgo e attore bellunese Marco Paolini, intervenuto con un momento di riflessione anche sul ruolo del giornalismo di oggi e l’importanza della gestione delle risorse ambientali, fiumi in primis. «Serve una comprensione dei fatti per agire di conseguenza, al di là delle emergenze del momento» ha detto. Prima di lui, il professor Mauro Varotto, geografo dell’università di Padova (intervistato da Valentina Burati di TeleArena) ha parlato del legame tra Natura e uomo, toccando temi quali il cambiamento climatico, le migrazioni, rapporto tra “mondo” domestico e “mondo” selvatico.

Brevi note biografiche su Angelo Pangrazio
Veronese di Zevio, prima della pensione Pangrazio è stato inviato della Tgr Veneto, per anni punto di riferimento per la politica regionale. In precedenza aveva lavorato nei quotidiani l’Arena e la Cronaca di Verona e collaborato con diverse testate fra cui L’Unità, L’Espresso e il Giornale. Con Cierre Edizioni ha pubblicato l’inchiesta “Lupi a Nordest. Antiche paure, nuovi conflitti”, vincendo la 20esima edizione del premio letterario LeggiMontagna – sezione Saggistica.

Fonte: Sindacato giornalisti del Veneto

28 febbraio, al Wigwam di Arzerello di Piove di Sacco (Padova) corso di formazione giornalisti “Il mondo che cambia: specie aliene e invasive a Nordest”

Venerdì 28 febbraio p.v. al circolo di Campagna Wigwam (Via Porto, 8) ad Arzerello di Piove di Sacco (Padova) si svolgerà il corso di formazione giornalisti “Il mondo che cambia: specie aliene e invasive a Nordest”, con durata 18-30-20.30, organizzato da Odg Veneto in collaborazione con Argav.

Argomento affrontato
La biodiversità sul nostro pianeta è sotto attacco per diverse cause. La più silenziosa e forse meno nota è la diffusione di specie aliene, spesso inconsapevole conseguenza dei commerci mondiali, che quando assumono un comportamento invasivo vanno a compromettere i delicati equilibri degli ecosistemi. Un fenomeno non nuovo, ma che negli ultimi decenni di crescente globalizzazione ha assunto caratteristiche preoccupanti. Come si presenta oggi questa situazione e soprattutto quali sono  le concrete minacce al benessere dell’uomo? Quali strumenti e buone pratiche possono essere adottati per almeno contenere questi danni? La casistica delle specie alloctone; esperienze di gestione delle specie aliene in Friuli Venezia Giulia (nella foto il granchio blu).

Relatori
Fabrizio Stelluto, giornalista, presidente Argav; Marco Buzziolo, giornalista vicepresidente Argav Friuli Venezia Giulia; Gabriele Cragnolini, Commissario Corpo Forestale FVG e presidente sezione Udine di Italia Nostra

Testimonial
Rodolfo Laurenti, Direttore Consorzio di bonifica Delta del Po “Polesine, un territorio minacciato”

Le iscrizioni devono avvenire attraverso la piattaforma http://www.formazionegiornalisti.it entro il 26 febbraio p.v. Al termine del corso avrà luogo la consueta conviviale mensile.

L’AgriFoodTech in Italia: calano gli investimenti, ma cresce il numero di startup (nuove imprese). Tra le criticità, poca presenza femminile

Il settore AgriFoodTech italiano sta attraversando una fase di trasformazione: mentre gli investimenti subiscono una flessione del 38% rispetto all’anno precedente, cresce il numero di startup (nuove imprese), in aumento rispetto al 2023. È quanto emerge dal nuovo report sullo stato dell’AgriFoodTech in Italia elaborato da Eatable Adventures, filiale italiana del principale acceleratore del settore su scala globale per il Verona Agrifood Innovation Hub (Vaih), primo polo di sviluppo dell’ecosistema AgriFoodTech italiano sostenuto da numerosi partner, tra cui Fondazione Cariverona, UniCredit, Eatable Adventures, Veronafiere, Comune di Verona, Confindustria Verona, e istituzioni accademiche come l’Università degli Studi di Verona.

Nel 2024, gli investimenti si sono fermati a 103 milioni di euro, segnando un netto calo rispetto ai livelli record dell’anno precedente. Questo dato riflette una generale contrazione nei grandi round di finanziamento (cioè le operazioni finanziarie che consentono alle startup di raccogliere capitale per sostenere il loro sviluppo) e una maggiore cautela da parte degli investitori. Un calo in linea con il panorama globale ed europeo che subiscono pari merito una contrazione, anche se meno marcata rispetto allo scenario italiano, del 7% a livello mondiale e del 19% in Europa. Con 407 startup attive, in aumento rispetto alle 341 del 2023, e un focus crescente su tecnologie avanzate come Intelligenza Artificiale, Biotecnologie e IoT (acronimo di Internet of things,) l’AgriFoodTech italiano si conferma terreno fertile per innovazione e sostenibilità. Segnali di resilienza e un potenziale tecnologico ancora inespresso suggeriscono che il settore può ambire ad un ruolo di rilievo sul panorama globale.

Dove nascono le startup italiane?

Secondo le analisi di Vaih, le startup AgriFoodTech italiane sono concentrate prevalentemente nel Nord Italia, che ospita il 50% delle realtà attive: Lombardia (31%), Piemonte (10%) e Veneto (9,7%) sono in classifica insieme a Emilia-Romagna (11%) e Lazio (9,7%). Al contrario, il Sud Italia fatica a emergere nonostante il suo notevole potenziale agricolo, rivelandosi un ecosistema imprenditoriale ancora poco sviluppato.

L’identikit dell’imprenditore italiano e la forma dei team

I fondatori italiani di startup nell’AgriFoodTech si distinguono per un solido bagaglio accademico e tecnologico: il 38% possiede un dottorato di ricerca, mentre circa il 30% ha conseguito una laurea magistrale o un master. Il settore è guidato principalmente da fondatori con esperienze pregresse nell’imprenditoria (60%) e nell’agroalimentare (60%), un vantaggio che permette di affrontare meglio le sfide e di cogliere le opportunità del mercato. Il 73% delle nuove realtà innovative viene lanciato da imprenditori tra i 25 e i 45 anni, mentre solo il 6% riesce a lanciare un’attività prima dei 25 e dopo i 56 anni. L’Italia, dunque, possiede un potenziale straordinario, ma per garantire una crescita sostenibile e decisiva, è fondamentale attrarre e formare nuove generazioni di talenti, così da infondere nuova linfa vitale. Inoltre, i team sono piccoli: il 74% delle startup è composto da 1 a 5 dipendenti e solo il 6% dispone di più di 25 risorse.

Inclusività e scalabilità: le grandi sfide del futuro

Nonostante la crescita del numero di startup il report evidenzia alcune criticità: prima fra tutte una contrazione del numero di dipendenti pari al 27% (2995 risorse impiegate) dovuta principalmente alla chiusura di realtà nella fase di crescita e a team di lavoro piccoli. I grandi round di investimento, superiori a un milione di euro, sono in calo, mentre aumentano i round più piccoli, fino a 350.000 euro (nel 60% dei casi) e i cosiddetti “round mezzanini”. Questa tendenza riflette un approccio più prudente e strategico da parte degli investitori, influenzato anche dall’incertezza macroeconomica globale. Cresce l’attenzione verso i progetti in fase pre-seed (cioè il punto di partenza nel ciclo di via di una startup)  e seed (cioè quando una startup ha già sviluppato un prodotto o un servizio minimamente funzionante), caratterizzati da requisiti di capitale più modesti e minore rischio per gli investitori. Attualmente, il 58% delle startup AgriFoodTech si trova nella fase seed, un aumento del 15% rispetto al 2023. Tuttavia, molte di queste realtà faticano a superare le fasi iniziali di sviluppo, e solo il 2,3% raggiunge le fasi successive, evidenziando difficoltà nel processo di scalabilità.

Inclusività ancora lontana dall’essere raggiunta. Infatti, solo il 23% delle startup è fondato da donne, e il 36% dei team è composto da quote femminili. Questi dati evidenziano la necessità di promuovere una maggiore inclusività e diversità nel panorama imprenditoriale italiano. “Dopo il boom di investimenti nel 2023, il 2024 ci restituisce uno scenario più misurato e cauto, ma altrettanto promettente”, commenta Alberto Barbari, Regional VP Italy di Eatable Adventures. “Nonostante le sfide, l’ecosistema italiano ha tutte le risorse per affermarsi come leader globale dell’AgriFoodtech Made in Italy. La chiave è adottare un approccio sempre più Open all’innovazione, consolidando sinergie tra industria, università e startup. Rafforzare queste reti è essenziale per garantire un futuro più innovativo e sostenibile, attraendo e formando nuovi talenti, incentivando l’inclusività e creando un legame tra mondo accademico e imprenditoriale, così da infondere nuova linfa vitale all’ecosistema italiano”.

Fonte: servizio stampa Eatable Adventures

Regione Veneto, al via 8 bandi (scadenza 15 maggio) per le imprese agricole che guardano alla tutela di ambiente, biodiversità, acqua e aria

“Al via le domande per 8 nuovi bandi relativi a interventi CSR 2023-2027, con una dotazione economica di 21 milioni di euro, che permetteranno alle imprese agricole venete di avere a disposizione energie e risorse essenziali, con un occhio particolare alla tutela dell’ambiente, della biodiversità, del suolo, dell’acqua e dell’aria”. Ad annunciarlo, l’assessore regionale all’Agricoltura Federico Caner, all’indomani dell’approvazione da parte della Giunta regionale di otto bandi del CSR 2023-2027, dopo il via libera della competente Commissione del Consiglio regionale. 

I bandi riguardano quattro diversi interventi “a superficie”: conversione seminativi a prati e pascoli (SRA07); gestione attiva infrastrutture ecologiche (SRA10); allevatori custodi dell’agrobiodiversità (SRA14); mantenimento dell’agricoltura biologica (SRA29). Vanno ad integrare i bandi del Pacchetto Ottimizzazione Agronomica, già aperti per 30 milioni di euro, e attivano ulteriori risorse per 21 milioni di euro.
 
Nel dettaglio, il bando SRA07 promuove la conversione dei seminativi avvicendati a forme più estensive d’uso che non prevedono l’uso di fertilizzanti chimici di sintesi, diserbanti e altri prodotti fitosanitari, favorendo la tutela delle acque e dell’aria dall’inquinamento. La dotazione finanziaria è di 8.000.000 di euro.
 
Il bando SRA10.1 nelle sue 5 azioni prevede pagamenti per ettaro di superficie, per la gestione attiva di siepi allo scopo di migliorare la qualità delle acque, sostenere la biodiversità in aree agricole, riqualificare i paesaggi agrari. La dotazione finanziaria è di 5.000.000 di euro.
 
La misura SRA14 va a sostenere con 4 milioni di euro la conservazione delle razze animali a rischio di estinzione. Infine, il bando SRA29.2 va a incentivare con 4 milioni il mantenimento dell’agricoltura biologica. .
 
La scadenza di tutte le misure aperte è fissata al 15 maggio; la gestione operativa è affidata ad Avepa.

Fonte: servizio stampa Regione Veneto, assessorato all’Agricoltura

Anbi Veneto: l’apporto delle nevicate invernali alla stagione irrigua sarà esiguo

“Ad oggi le riserve nivali sono al di sotto delle medie del periodo e di recente formazione, pertanto, poco utili a garantire uno scioglimento graduale nel corso dell’estate.” Ad affermarlo è Silvio Parizzi, direttore di ANBI Veneto commentando i dati raccolti dal Centro Studi di ANBI Veneto nel Bollettino sulla disponibilità di risorsa relativo a gennaio 2025.

“Nessuno allarme ma le avvisaglie per il futuro non sono particolarmente floride”, continua Parizzi, “i depositi nivali languono, le temperature ancora sopra la media confermano il trend di surriscaldamento generale dopo il caldo record del 2024. Non destano preoccupazione le portate dei fiumi, in genere superiori alla media del periodo salvo le eccezioni di Livenza e Gorzone. Tuttavia, non ci stanchiamo di ricordarlo, senza opere d’invaso tutta questa risorsa è destinata ad andare a mare e potremmo rimpiangerla in primavera.”

In un contesto caratterizzato da temperature più alte rispetto alla media del periodo (+1°C a dicembre, +1,9°C a gennaio), ciò che desta attenzione dal punto di vista della risorsa è, dunque, la neve in montagna: Arpav parla di un deficit di precipitazioni nevose tra ottobre e gennaio pari al 34% nelle Dolomiti (-100 cm di neve fresca) e al 43% nelle Prealpi (-77cm). Sempre a gennaio, la copertura nevosa si è ampliata rispetto a dicembre, dal 20% al 45% della superficie montana; a 1.700 m la copertura è addirittura del 90%.  Purtroppo, la densità del manto nevoso in quota formatosi nell’ultimo mese si presenta leggera per il periodo; nel bacino del Piave, sottoforma di ghiaccio e neve sono immagazzinati 130 milioni di metri cubi di acqua, un valore che è tra i più bassi rilevati dal 2000 ad oggi.

Sul fronte delle precipitazioni, a gennaio si è interrotto la piccola tendenza negativa registrata tra novembre (-93%) e dicembre (-28%). Al 31 gennaio, infatti, sono scesi sul territorio regionale 75 mm di pioggia, un +27%, che è però è il risultato della media tra montagna – dove è piovuto anche l’80% in più rispetto al periodo – e pianura, dove le precipitazioni sono state inferiori anche del 40% nella vasta zona a sud dei Colli Euganei e su gran parte del territorio veneziano.

Superiori alla media del periodo le portate di Adige (+27%) e Brenta (+14%), appena sotto la media il Po (-1%), sotto la media Livenza (-10%) e Gorzone (-8%). In ogni caso si tratta di risorsa che finirà a mare in mancanza di invasi.

Fonte: servizio stampa Anbi Veneto

L’agricoltura altopolesana riflette su progetti di aggregazione cooperativistica per il mais, sull’impatto dei mutamenti climatici e sulla rivoluzione eco-tecnologica

Un incontro pregno di contenuti tecnici e programmatici, con oltre 200 partecipanti tra aziende agricole socie e simpatizzanti del medio e alto Polesine, in cui è emerso forte il messaggio della necessità di unire le forze cooperative per affrontare le nuove sfide dell’impatto dei mutamenti climatici e della rivoluzione eco-tecnologica.

La grande assemblea organizzata dalla cooperativa di servizi all’agricoltura Villa Nani di Castelguglielmo, che si è svolta a Runzi di Bagnolo di Po (Rovigo) il 10 febbraio scorso, si conferma come uno dei pochi punti di riferimento per l’aggiornamento e la carica motivazionale del settore primario di una vasta area del Polesine. Erano presenti anche l’assessore regionale Cristiano Corazzari e la consigliera Laura Cestari, entrambi con un intervento all’insegna dell’attenzione della regione Veneto all’agricoltura.

Titolo del convegno: “Il futuro dell’agricoltura tra innovazione, sostenibilità e cooperazione”. Tutta la prima parte è stata dedicata ai relatori tecnici di Agriges, Fmc agro Italia e Carla import sementi. Gli interventi hanno segnalato un cambio di passo per la concimazione, con prodotti biologici a base di microorganismi e alghe; ma anche la problematica della sempre più forte resistenza delle infestanti ai fitofarmaci, anche a quelli più potenti, che impone un cambiamento nelle tecniche di coltivazione. Infine i mutamenti climatici: un 2024 umido e piovoso ha compromesso la quasi totale produzione del seme di soia per il 2025, (una coltura molto importante in Polesine ai fini della rotazione agraria), che quindi non potrà essere seminata nei quantitativi programmati dagli agricoltori.

Nella seconda parte del programma assembleare è emersa con entusiasmo, passione ed energia tutta la forza e la competenza della vivace cooperativa Villa Nani, presentata dai suoi stessi dipendenti (seconda foto in alto). La segretaria amministrativa Elisa ha tracciato la differenza tra i servizi cooperativi e quelli di un qualsiasi soggetto privato: “Noi siamo qui per voi – ha detto – non incassiamo provvigioni e non abbiamo scopo di lucro: ci basta il bilancio in pareggio”. “Il primo valore per noi è l’Onestà – ha aggiunto il presidente Damiano Giacometti (prima foto in alto) – Non sto dicendo che gli altri non siano onesti, sto dicendo che noi lavoriamo con la massima onestà e trasparenza”. Quindi ha ricordato le prassi della coop: i pagamenti puntuali, le misurazioni accurate delle impurità della soia mai salite oltre il 10 per cento e così le tossine del mais, mai trovate delle penalità. I tecnici di Villa Nani, Alessandro Contato e Sara Canato hanno consigliato al pubblico dei concreti piani di concimazione per i cereali da provare subito, programmando gli acquisti dei mezzi tecnici. La cooperativa si mantiene più che mai vitale e si ingrandisce: nel 2025 partiranno i lavori per un impianto fotovoltaico finanziato all’80 per cento a fondo perduto; verrà poi modificato l’essiccatoio per il mais, con una struttura a colonna.

Per concludere l’intenso incontro, il presidente Giacometti e il presidente del Coordinamenti cerealicolo veneto Confcooperative, Emilio Pellizzari, si sono soffermati sul progetto “Grandi colture”, annunciando che il prossimo convegno nazionale del mais cooperativo sarà in Veneto, a Vicenza, il 10 marzo prossimo. Il messaggio arrivato forte e chiaro è all’insegna dell’unità cooperativistica e dell’aggregazione dell’offerta del prodotto. “Le aziende socie delle nostre cooperative come Villa Nani – ha detto Pellizzari – sono medio-piccole, sono di 10 ettari quelle che producono mais granella. Sono un patrimonio da difendere e devono trovare un loro spazio. Da sole non ce la possono fare, ma tutti uniti sì”.

Fonte: servizio stampa cooperativa Villa Nani

Lo spot di Aop Italia Zootecnica “In Europe We Care for beef” (In Europa ci prendiamo cura della carne) sul podio del Media Key Venice Award

Condividiamo con il nostro socio Giuliano Marchesin, dg dell’Associazione produttori carni bovine Unicarve, la bella notizia del riconoscimento ottenuto dallo spot realizzato per la campagna “In Europe We Care for Beef”, nell’ambito del progetto Eucarbeef promosso dall’Aop Italia Zootecnica, presieduta da Alessandro De Rocco, e che si è classificato al terzo posto su 10 partecipanti alla categoria al premio Media Key Venice Award, dedicato alla comunicazione veicolata su tutti i media on e offline e ai progetti dedicati alla “Sostenibilità e Green”.

Lo spot è stato candidato al premio dall’agenzia Ab Comunicazioni, che lo ha realizzato con la regia di Riccardo Lupo e la collaborazione del Gruppo Rialto Spa-Il Gigante, che ha messo a disposizione i negozi in cui è stato girato. Questi i criteri che sono stati valutati dalla giuria: originalità dell’idea creativa, capacità di catturare l’attenzione del consumatore, coerenza con l’obiettivo del brand e il messaggio, emozionalità e connessione con il pubblico.

Treviso, Giornate internazionali di studio sul paesaggio (20-21 febbraio) indagano la superficie più profonda della Terra. Venerdì 14 febbraio speciale conversazione on line

Sotterraneo/underground è il tema della ventunesima edizione delle Giornate internazionali di studio sul paesaggio, in programma giovedì 20 e venerdì 21 febbraio 2025 nell’auditorium di Palazzo Bomben a Treviso, e organizzate dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche, a cura di Luigi Latini, presidente del Comitato scientifico della Fondazione Benetton e docente di Architettura del Paesaggio all’Università Iuav di Venezia, e di Simonetta Zanon, responsabile ricerche e progetti sul paesaggio della Fondazione Benetton.

Le giornate saranno precedute, venerdì 14 febbraio, da una conversazione online (sulla piattaforma Zoom) con Robert Macfarlane, scrittore, critico letterario, professore all’Emmanuel College dell’Università di Cambridge, autore del libro Underland. Un viaggio nel tempo profondo (Einaudi, 2020). Il tema individuato per l’edizione 2025 dell’appuntamento pubblico che costituisce il principale momento di riflessione e confronto aperto sulle linee di ricerca nel campo del paesaggio della Fondazione Benetton sarà indagato da esperti, professionisti, studiosi provenienti da diversi ambiti disciplinari, con uno spazio riservato, come di consueto, allo sguardo cinematografico.

Cosa c’è sotto i nostri piedi?

Segreti, schemi, connessioni, tracce, come scrive Robert Macfarlane. Sottoterra la mappa delle relazioni tra gli esseri umani e la natura si fa complessa ma anche più nitida e dal mondo sotterraneo si può emergere con una maggiore consapevolezza.
Raccogliendo una serie di sollecitazioni provenienti dall’architettura del paesaggio, dall’ecologia, dalle scienze naturali, dall’arte ambientale, dall’antropologia e dall’area di studi emergente delle environmental humanities, si propone una riflessione sulla possibilità di spostare il nostro sguardo sul paesaggio dalla superficie alla sua dimensione profonda, suggerendo un’immagine più complessa e interconnessa della vita sulla Terra, fatta di relazioni intricate, invisibili e sotterranee che naturalmente coinvolgono anche Homo sapiens, ma non vedono questa specie protagonista assoluta e dominante. Un cambiamento di rotta che ci invita, ancora una volta, a riflettere sulla necessità di estendere il quadro delle indagini e degli strumenti progettuali che ci permettono di capire il senso contemporaneo del paesaggio, nei suoi aspetti sia teorici che operativi.

Auditorium Palazzo Bomben, via Cornarotta 7, Treviso. Ingresso libero, senza obbligo di prenotazione, fino a esaurimento dei posti disponibili. Traduzione simultanea italiano/inglese/italiano disponibile per tutti gli interventi. Diretta streaming nel canale YouTube della Fondazione Benetton.

La conversazione con Robert Macfarlane si svolgerà sulla piattaforma Zoom, con traduzione simultanea, è richiesta l’iscrizione attraverso il link pubblicato nel sito e nei canali social della Fondazione Benetton.

Fonte testo/foto: servizio stampa Fondazione Benetton

Agriturismo, settore in crescita che guarda sempre più alla specializzazione

Con tre tre aziende agrituristiche al giorno nate nel 2023, il fenomeno agriturismo ha assunto un peso sempre più importante nell’economia dell’accoglienza, divenendo sinonimo di una vacanza di qualità ed ecosostenibile. E’ quanto affermano Coldiretti e Terranostra Campagna Amica in occasione della pubblicazione del nuovo rapporto Istat sull’agriturismo in Italia, che fotografa un significativo saldo positivo tra nuove autorizzazioni e cessazioni e che testimonia un settore in crescita.

Un successo spinto da un’offerta sempre più qualificata, a partire dal turismo esperienziale legato ai singoli settori, dall’oleoturismo, all’enoturismo, dal turismo della birra, al turismo dei formaggi. Solo per il turismo del vino l’estate 2024 ha superato il record delle sei milioni di notti trascorse lo scorso anno tra le vigne, secondo le stime di Coldiretti.

Un altro esempio è rappresentato dai cammini che stanno emergendo come una delle principali tendenze nel turismo lento, offrendo brevi vacanze all’insegna della scoperta dei territori italiani. Cammini, ciclovie, ippovie, sentieri e vie di pellegrinaggio costituiscono una rete fitta di percorsi che permettono di esplorare gli angoli più nascosti del nostro paese.

Ma l’agriturismo è diventato anche centrale per la vita delle zone interne e rurali, luoghi dove il turismo non sostituisce le attività economiche locali, prevalentemente agricole e artigianali, ma le completa e permette attraverso le risorse economiche prodotte di manutenere al meglio borghi e paesaggi, proteggendo dai dissesti idrogeologici e dal rischio di spopolamento/ scomparsa.

“I nuovi dati evidenziano una ulteriore crescita in termini qualitativi ma anche quantitativi dell’agriturismo italiano, capace di far segnare sempre nuovi record e un costante segno positivo sotto ogni punto di vista – spiega la presidente di Terranostra Campagna Amica Dominga Cotarella -. La sfida è ora quella di arricchire ulteriormente la varietà dell’offerta come base per una destagionalizzazione della vacanza, allungando i periodi di permanenza e assicurando agli ospiti delle nostre strutture esperienze sempre più appaganti e formative”.

“Il 2024 si conferma un anno record per il turismo in Veneto, con oltre 20,5 milioni di visitatori e più di 71 milioni di giornate di soggiorno – aggiunge Diego Scaramuzza presidente regionale di Terranostra Campagna Amica  (nella foto in alto) – In questo scenario, l’agriturismo si distingue come eccellenza, con quasi 1.700 strutture attive e un ruolo chiave nella destagionalizzazione del settore. Nonostante le difficoltà climatiche e l’aumento dei costi, il settore ha saputo attrarre sempre più ospiti grazie a un’offerta autentica, fatta di natura, tradizioni e ospitalità familiare – continua Scaramuzza –  l’ospitalità agrituristica è in forte crescita, coprendo oggi circa il 70% delle strutture autorizzate, mentre la ristorazione agrituristica, pur consolidata, richiede investimenti importanti e il rispetto di normative stringenti”.

L’agriturismo è un modello vincente di turismo sostenibile e autentico, che Coldiretti e Terranostra continueranno a valorizzare per il bene delle imprese agricole e del territorio. Importanti  in tale ottica, i passi avanti fatti con le recenti normative contro la concorrenza sleale, dalle misure per l’emersione delle abitazioni private fino a quelle sulle false recensioni. Importante anche il nuovo piano strategico della Pac, con i bandi sulla diversificazione, mentre sul fronte delle azioni sindacali si è ottenuto lo sconto massimo (15%) sul pagamento dei diritti Siae.

Fonte: servizio stampa Coldiretti Veneto