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Vendemmia 2025, com’è andata: i dati di Veneto Agricoltura

“Il comparto vitivinicolo veneto conferma nel 2025 il proprio ruolo di motore dell’agricoltura regionale e nazionale, mostrando segnali di crescita strutturale sul fronte produttivo, export e valorizzazione delle denominazioni di qualità, pur in un contesto internazionale complesso segnato da tensioni geopolitiche, dazi e mutamenti nei modelli di consumo”. A dirlo è stato l’assessore regionale all’Agricoltura Dario Bond partecipando all’ultimo focus del Trittico Vitivinicolo 2025 dedicato al consuntivo sulla vendemmia 2025, organizzato da Regione e Veneto Agricoltura in collaborazione con AVEPA.

I dati evidenziano nel 2025 un aumento della superficie vitata di circa 1.000 ettari, portando la superficie complessiva a 104.397,61 ettari. Il 75% dei vigneti è coltivato con varietà a bacca bianca, mentre il restante 25% è rappresentato da varietà a bacca nera. A questa superficie si aggiunge un potenziale viticolo di circa 5.000 ettari, derivante da autorizzazioni di reimpianto e di nuovo impianto, che costituisce una leva strategica per lo sviluppo futuro del settore. La varietà principale coltivata rimane la Glera, con circa 41.000 ettari, a conferma della centralità del sistema Prosecco, mentre tra le uve a bacca nera primeggia la Corvina, con 6.887 ettari.

La vendemmia 2025 registra una quantità complessiva di uva raccolta pari a 14.664.310,64 quintali, con un incremento del 6,8% rispetto al 2024. Nel dettaglio sono stati raccolti 11.468.420,05 quintali (+6,0%) di uve DOP, 2.485.186,45 quintali (-0,3%) di uve IGP e poco più di 700.000 quintali di uve varietali. Questo dato conferma la forte vocazione del Veneto verso le produzioni certificate e a maggiore valore aggiunto. Sul fronte dei prezzi, la quotazione media delle uve della vendemmia 2025 si attesta a 0,66 €/kg, con una lieve flessione dello 0,5% rispetto al 2024, in un quadro di sostanziale tenuta del mercato.

Le esportazioni. I dati al terzo trimestre 2025 indicano transiti in uscita per circa 2,16 miliardi di euro, con una crescita annua dello 0,5%. Il Veneto si conferma prima regione esportatrice di vino in Italia, con una quota di circa il 38% su un export nazionale che raggiunge 5,74 miliardi di euro. Il Prosecco cresce del 5% in volume, con una progressione anche in valore e con gli Stati Uniti che continuano a rappresentare un mercato trainante. Positivi anche i dati delle DOP ferme del Veneto, che nei primi nove mesi del 2025 mostrano una lieve crescita in volume a valore stabile sul 2024, rappresentando il 25% dei volumi e il 20% del valore dei vini DOP fermi esportati a livello nazionale.

“I dazi e le tensioni geopolitiche – ha aggiunto Bond – si innestano su un cambiamento strutturale dei consumi che impone al settore di ripensare strategie produttive e commerciali. Per quanto riguarda i dazi Usa, l’impatto appare contenuto e parzialmente ‘spalmato’ su tutta la filiera: gli spumanti resistono storicamente di più rispetto ad altri prodotti, mentre vini come l’Amarone vantano una clientela targettizzata e in grado di spendere. Fondamentale in questo quadro sono i Consorzi di tutela che devono avere lo scopo di proteggere il prodotto non solo dalle contraffazioni e dagli abusi, ma anche e soprattutto nel suo valore e nella sua distribuzione lungo la filiera. Rispetto ai mercati, serve anche una valutazione sulla diversificazione e sulle strategie da adottare: su questo la Regione sta accompagnando i produttori con le risorse per la promozione sui mercati dei paesi terzi”.

Ha concluso il direttore di Veneto Agricoltura Federico Caner: “Stiamo affrontando la problematica del cambiamento climatico anche nel settore vitivinicolo, mettendo in campo, nel vero senso della parola, molti progetti innovativi, anche all’interno delle aziende pilota e sperimentali dell’Agenzia veneta stessa. L’impegno da parte di Veneto Agricoltura è importante, e sottolineo che siamo a disposizione di tutti per sviluppare qualsiasi idea innovativa nel campo della viticoltura ed enologia, con l’obiettivo di affrontare al meglio il cambiamento climatico”.

Fonte testo e foto: servizio stampa Veneto Agricoltura

Bilancio UE 2028-2034: la Corte dei conti europea si esprime sulla nuova proposta per l’agricoltura

La Corte dei conti europea, istituzione addetta al controllo finanziario dell’UE, ha espresso il proprio parere sui progetti di regolamento che, una volta approvati, disciplineranno l’agricoltura e il settore agroalimentare dell’Unione dal 2028 al 2034. In un parere pubblicato il 9 febbraio scorso, ha fornito al Parlamento europeo e al Consiglio dell’UE il proprio parere di esperto indipendente sulle proposte della Commissione europea relative alla politica agricola comune (PAC) e all’organizzazione comune dei mercati (OCM).

Nel 2025, la Commissione Europea ha presentato un progetto di bilancio dell’UE per il 2028-2034, anche detto quadro finanziario pluriennale (QFP), per un totale di 2 000 miliardi di euro. Con una dotazione finanziaria di circa 865 miliardi di euro, il Fondo europeo costituirebbe la componente preponderante del prossimo QFP. La PAC, che è attualmente il più grande programma di spesa agricola dell’UE, sarebbe finanziata da questo nuovo Fondo unico sulla base di piani nazionali. È la prima volta, dalla creazione della PAC nel 1962, che non verrebbe istituito un fondo specifico per l’agricoltura. La proposta della Commissione segna inoltre un notevole cambiamento strutturale, in quanto elimina il tradizionale sostegno a due pilastri della PAC: uno per gli agricoltori e il settore agroalimentare e l’altro per lo sviluppo rurale.

La Corte osserva che le complicate modalità di programmazione e approvazione, combinate con un’architettura giuridica della PAC più complessa, rischiano di creare incertezza, rendendo i finanziamenti meno prevedibili per i beneficiari e ritardando l’erogazione dei fondi, e potrebbero in ultima analisi compromettere l’obiettivo della semplificazione. A seguito dell’accordo interistituzionale tra i presidenti del Parlamento europeo e della Commissione e la presidenza del Consiglio del novembre 2025, che ha stabilito di trasferire alcune disposizioni dal Fondo europeo al regolamento sulla PAC, la Corte ritiene che i legislatori dell’UE potrebbero trasferire altre disposizioni pertinenti al fine di rendere la politica più completa.

Tuttavia, si potrebbe anche generare una certa incertezza, poiché l’importo complessivo dei finanziamenti della PAC sarebbe noto solo dopo l’adozione dei piani nazionali nell’ambito del Fondo unico. Per i destinatari dei fondi, ciò potrebbe rendere imprevedibile, in fase di pianificazione, l’importo dei finanziamenti che possono attendersi. Inoltre, diverrebbe problematico anche confrontare la spesa per la PAC nell’ambito dell’attuale QFP e la potenziale dotazione nell’ambito del prossimo QFP.

Ulteriore incertezza deriva dalla scarsa chiarezza su quali interventi della PAC dovrebbero essere basati sulle realizzazioni e quali sul raggiungimento di traguardi e obiettivi, con conseguenti possibili incoerenze tra i diversi paesi dell’UE. A tale riguardo, la Corte sottolinea che la rendicontabilità e la tracciabilità dovrebbero essere garantite anche quando gli interventi sono basati su traguardi e obiettivi. In particolare, la tracciabilità dai conti ai beneficiari finali, quali gli agricoltori, è una condizione imprescindibile affinché la Corte dei conti europea possa svolgere il proprio ruolo.

Data la portata delle modifiche proposte e la flessibilità concessa ai paesi dell’UE nella preparazione dei rispettivi piani nazionali, è difficile formulare stime realistiche riguardo all’impatto che le proposte della Commissione potrebbero avere sulle dotazioni di spesa nazionali. Inoltre, la maggiore flessibilità consentita ai paesi dell’UE non dovrebbe mettere a rischio gli obiettivi comuni della PAC, quali un reddito equo per gli agricoltori, la tutela dell’ambiente e l’azione per il clima e la sicurezza alimentare: il nuovo assetto potrebbe creare disparità tra gli agricoltori e incidere negativamente sulla concorrenza leale e sul funzionamento del mercato interno. Per attenuare tale rischio, la Commissione dovrà rafforzare ed esercitare efficacemente il proprio ruolo direttivo.

La Corte ha formulato osservazioni sulla futura impostazione e attuazione della PAC al fine di garantire la sana gestione finanziaria, la rendicontabilità e il valore aggiunto dell’UE. Ha messo in guardia contro diversi rischi derivanti dall’incertezza e dalla scarsa chiarezza e sottolineato la necessità che i finanziamenti dell’UE restino tracciabili.

Fonte: servizio stampa Corte dei conti europea

Vinitaly 2026 sviluppa nuove leve di crescita per il business e investe negli spirits

Vinitaly 2026 sviluppa il proprio ecosistema di business e inaugura il nuovo Xcellent Spirits, un format B2B totalmente rinnovato che debutterà nella 58^ edizione, in programma a Veronafiere dal 12 al 15 aprile. Un progetto strutturale che segna l’ingresso dei distillati all’interno di Vinitaly, con un padiglione interamente dedicato.

Per Gianni Bruno, direttore generale vicario di Veronafiere: “Xcellent Spirits rappresenta l’avvio di un piano strategico pluriennale con cui Vinitaly intende valorizzare il settore, integrandolo stabilmente nella piattaforma fieristica. Un nuovo assetto pensato per svilupparsi nel tempo, in risposta all’evoluzione dei consumi e alla crescente rilevanza internazionale del comparto. Tra le novità anche il nuovo NoLo – Vinitaly Experience che verrà realizzato in collaborazione con Unione italiana vini”.

Realizzato da Veronafiere/Vinitaly in collaborazione con Gang of Spirits, società di professionisti specializzati nel settore, Xcellent Spirits sarà ospitato in un’area esterna esclusiva: una tensostruttura di oltre 1.000 metri quadrati ideata con l’obiettivo di creare connessioni dirette tra produttori, mercato e operatori professionali e per rappresentare l’intera filiera di riferimento.
L’offerta espositiva del padiglione si articola in due aree principali: Spirits, dedicata a distillati, liquori e vini aromatizzati e fortificati e Drinks & Mix, con soft drink, hard seltzer e ready to drink, per raccontare l’evoluzione del consumo contemporaneo e le opportunità per la mixology.

Accanto all’area espositiva, Xcellent Spirits propone un programma di eventi riservato agli operatori. Tra questi, l’Aperitivo all’italiana, con apertura straordinaria del padiglione fino alle 19.30 nelle giornate di lunedì 13 e martedì 14 aprile: due appuntamenti per facilitare e proseguire il networking tra aziende e buyer. Al centro dell’area sarà attivo il Temple Bar, uno spazio centrale gestito a rotazione dai principali bartender dei locali italiani, con preparazioni dal vivo e sessioni di mixology. Ogni giornata sarà caratterizzata da un tema specifico, che guiderà la carta dei drink realizzati con i prodotti degli espositori.

Completano il palinsesto le masterclass internazionali, con quattro sessioni quotidiane dedicate ad approfondimenti tecnici e al confronto con i protagonisti del settore. Gli incontri, guidati da master distiller e ospiti internazionali, offriranno un percorso formativo continuativo per tutta la durata della manifestazione.

Secondo Nomisma, su base doganale, nel 2024 l’export italiano degli spirits ha raggiunto 1,75 miliardi di euro, collocando il nostro Paese al quinto posto tra gli esportatori mondiali, dopo Regno Unito, Francia, Messico e Stati Uniti. Nel periodo 2019-2024 le esportazioni sono cresciute del 41%, una delle performance più elevate tra i primi cinque Paesi esportatori. L’Italia è leader, insieme alla Germania, nel segmento dei liquori, con un valore di 547 milioni di euro e una crescita del 25% nel quinquennio, superiore a quella tedesca (+19%).

Analogamente al vino, il 2025 si prospetta come un anno meno favorevole, con una flessione dell’export del 5% in valore nei primi dieci mesi. La Germania si conferma primo mercato di destinazione (21%), seguita dagli Stati Uniti (12%) e dal Regno Unito (8%). Nello stesso periodo, tra i primi dieci mercati di sbocco, spicca la forte crescita delle esportazioni italiane verso la Polonia (+70%).

Fonte: servizio stampa Veronafiere

A Veronafiere al via Sol Expo, vetrina internazionale dedicata alla filiera dell’olio d’oliva e dell’olivo. Tanti gli appuntamenti in programma fino al 3 marzo al pad. 12

Più di novanta appuntamenti in tre giorni tra attualità, formazione e gusto, in un viaggio che abbraccia l’Italia dell’olio d’oliva da Nord alle isole. SOL Expo taglia oggi il nastro della seconda edizione, in programma a Veronafiere fino a martedì (1-3 marzo 2026, pad. 12), pronta ad accogliere professionisti del settore, ma anche consumatori e foodies. Con 15 regioni produttrici presenti in quartiere e la presenza di 230 aziende da Italia, Slovenia, Spagna e Ungheria, oltre alle principali associazioni di settore, la rassegna rappresenta una vetrina internazionale interamente dedicata all’intera filiera, dall’olivo alla tavola.

In evidenza tra gli appuntamenti dedicati ai temi caldi del settore il convegno previsto nella mattinata di lunedì (2/3, ore 12, Area Talk), dedicato alle “Sfide di mercato per l’olio di oliva in un mondo che cambia”, un excursus sullo scenario globale dal cambiamento climatico ai cambiamenti produttivi e dai consumatori alle dinamiche di prezzo. Partecipano al dialogo Patrizio La Pietra, Abderraouf Laajimi, il direttore della North American Olive Oil Association, Joe Profaci, ed Evita Gandini, head of market insight di Nomisma che presenterà la nuova consumer survey realizzata dalla società di ricerche per SOL Expo. L’analisi sulla congiuntura economica e su scenari futuri e futuribili prosegue nel pomeriggio (2/3, ore 15, Area Talk) con “Dal mercato europeo a quello Mediterraneo fino al Mercosur: i venti che sferzano l’olivo e l’olio di oliva”, il talk che vedrà gli europarlamentari Dario Nardella (Commissione Agricoltura Parlamento europeo) e Stefano Cavedagna (Commissione Mercato Interno Parlamento europeo) confrontarsi con Patrizio La Pietra, Javier Olmedo, direttore della Fundation de Olivar, e Gennaro Sicolo, vicepresidente del Comitato consultivo del Coi.

È previsto invece per l’inizio della seconda giornata il Tavolo Piano Olivicolo Nazionale del Masaf (2/3, ore 9.30, Sala B), a cui seguirà “Quanta voglia di sostenibilità: dalla realtà scientifica alla narrazione per l’olio extravergine di oliva” (2/3, ore 11.30, Area Talk), con il punto di vista del ministro Francesco Lollobrigida, di Abderraouf Laajimi, e di Alessia Zucchi, ad Oleificio Zucchi. Tra gli appuntamenti istituzionali, la Giunta Nazionale di Fiepet Confesercenti, in programma nel primo pomeriggio del lunedì (2/3, ore 14.30, Sala A).

Ricchissimo il calendario delle degustazioni e dei tasting, che spaziano dagli approfondimenti regionali – con sessioni dedicate alle caratteristiche organolettiche delle diverse varietà – al pairing, dalla carne cruda battuta al dolce, dalla maionese all’intramontabile pasta in bianco, passando per proposte più elaborate come il risotto in “sinfonia olio e radicchio” o il “tortello in rosa”. Non mancano le incursioni nella mixoilogy, con le masterclass sui cocktail a base di olio a cura di Ludovico di Clemente e Bartenders Group, ma neanche le occasioni “ricreative”, come lo spettacolo teatrale “Strippaggio? Yes, please” (1/3, ore 15, Area Talk), che vede Samuele Nannoni e Lorenzo Testoni portare in scena i testi di Airo.

Fonte: Servizio stampa Veronafiere

2 marzo 2026, a Veronafiere il corso di formazione giornalisti “Dazi e welfare: nuovi equilibri per il lavoro agricolo”, organizzato da Org Veneto in collaborazione con Fondazione Enpaia e Argav

 

C’è tempo fino a oggi per iscriversi, attraverso il sito http://www.formazionegiornalisti.it,  al corso di formazione “Dazi e Welfare: nuovi equilibri per il lavoro agricolo”, che si terrà lunedì 2 marzo p.v. dalle ore 14 alle ore 18 nella sala B-galleria padiglioni 11-12 di Veronafiere ((ingresso da Re Teodorico), organizzato da Fondazione ENPAIA in collaborazione con Argav.

Programma

Il corso affronta temi come la lotta al caporalato, lavoro sommerso, diritti dei migranti, welfare ovvero modelli di sostenibilità e giustizia sociale e impatto dell’AI nella trasformazione del lavoro. Un esercizio di connessione tra etica e attualità con l’obiettivo di riaffermare il ruolo responsabile del giornalismo

Relatori

Massimo Fiorio, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuseppe Peleggi, Direzione Studi, Ricerche e Rilevazioni Statistiche Enpaia; Fabrizio Stelluto, presidente Argav; Umberto Geri, comandante Gruppo Carabinieri Tutela del Lavoro di Venezia; Francesco Gagliardi, giornalista professionista, responsabile Area Comunicazione Fondazione Enpaia, direttore www.previdenzaagricola.it. Moderatore: Michele Bungaro, giornalista professionista e coordinatore nazionale del corso di formazione ENPAIA

A Fieragricola, la 55ª Mostra nazionale della razza Bruna va a «Mirina». Diversificazione, qualità e turismo i fattori chiave per l’agricoltura di montagna

La 55ª Mostra nazionale della Razza Bruna, ultimo evento del programma della 117ª Fieragricola di Verona 2026 che si è tenuta dal 4 al 7 febbraio scorso, ha incoronato campionessa assoluta «Mirina», bovina nata il 28 luglio del 2019 e di proprietà della società agricola La Torre di Olzeri Adolfo e C., un allevamento multifunzionale con 70 capi totali (dei quali 35 bovine in lattazione) a Baceno, in provincia di Verbania-Cusio-Ossola.

Felicità alle stelle, suggellata da una pioggia di spumante nel ring di Veronafiere, proprio come meritano di essere festeggiate le grandi vittorie sportive. E così è per Luca Olzeri, 40 anni, titolare dell’azienda insieme al fratello Fausto, 20 ettari a valle e 150 ettari di pascolo a circa 1.700 metri di quota. Come in tutte le aziende agricole di montagna, il periodo estivo si passa in rigorosamente in alpeggio, per garantire un’alimentazione fresca di pascolo alle bovine. «La nostra è un’azienda agricola multifunzionale – spiega Luca Olzeri – perché trasformiamo il latte in latticini e formaggi sia nel nostro punto vendita, sia nei ristoranti e negozi di tutta la provincia. Abbiamo anche un agriturismo nel parco naturale Veglia Devero (la struttura si chiama Alpe Crampiolo, consente anche di adottare una mucca e di ritirare successivamente i prodotti caseari ottenuti dal latte dell’animale prescelto, ndr), con la possibilità di ristorazione e di pernottamento».

Nessun dubbio sulla scelta effettuata. «La multifunzione è una soluzione vincente, in particolare nelle nostre zone di montagna, perché ti permette di diversificare l’orientamento produttivo, poter contare quindi su redditi diversificati, e riesce inoltre a offrire la tua qualità direttamente ai consumatori», prosegue Olzeri. Un solco che permetterà un futuro anche alla zootecnia di montagna, che per l’allevatore di Baceno dovrà ispirarsi a tre fattori: «Diversificazione, qualità, turismo».

Grande soddisfazione per la conquista del titolo di campionessa assoluta a «Mirina» anche per Davide Errera, titolare dell’allevamento Corte Murata di Borgo Virgilio e fra i grandi vincitori delle più importanti mostre zootecniche nella razza Holstein, al quale è stata affidata la cura e la gestione della vacca nei giorni di sosta a Verona, in vista della gara a Fieragricola. «La mostra ha messo in luce capi con qualità notevolissime e sarà ricordata per la partecipazione di animali moderni, vale a dire funzionali, non estremi nelle dimensioni – analizza Enrico Santus, direttore di Anarb, l’Associazione nazionale allevatori di razza Bruna  –. Il giudice ha voluto dare un messaggio molto chiaro: arti e piedi devono essere in perfetta funzionalità, perché un animale deve durare in stalla. Qualità, arti e piedi, mammelle: sono i parametri per un animale sano, produttivo, completo e duraturo, perché la longevità resta uno dei grandi obiettivi per coniugare produttività, benessere animale e sostenibilità ambientale. Non ci deve essere dicotomia fra animale da mostra e animale da stalla, anzi. La bovina che vince qui deve essere quella che va bene anche in stalla».

Un altro significativo messaggio della 55ª Mostra nazionale della Bruna riguarda l’innovazione, claim peraltro adottato da Fieragricola per questa 117ª rassegna internazionale. «Per molto tempo si è pensato che le realtà svantaggiate interne avessero bisogno di meno tecnologia, mentre è esattamente il contrario – sostiene Santus –. Proprio nelle realtà più difficili come quelle di collina o di montagna, dove si fa una zootecnia eroica e di presidio del territorio, la tecnologia può aumentare molto la competitività di queste aziende. Abbiamo assistito alla diffusione in stalla di sensori, robot di mungitura e pensavamo fossero solamente tecnologie da pianura. Poi le abbiamo viste diffondersi nelle montagne e sono una delle risposte vincenti per mantenere gli allevatori in montagna, dove le antiche tradizioni devono potersi confrontare con l’aiuto fondamentale dell’innovazione tecnologica più avanzata».

Fonte testo e foto: servizio stampa Veronafiere

26-27 febbraio, a Treviso le Giornate internazionali di studio sul paesaggio guardano al connubio con la salute

Giovedì 26 e venerdì 27 febbraio 2026, nell’auditorium di Palazzo Bomben di Treviso, la Fondazione Benetton Studi Ricerche organizza la ventiduesima edizione delle Giornate internazionali di studio sul paesaggio, dedicate al tema Healthscapes. Il paesaggio, il senso contemporaneo della cura e l’equivoco del benessere, e curate da Luigi Latini, presidente del Comitato scientifico della Fondazione Benetton e docente di Architettura del Paesaggio all’Università Iuav di Venezia, e Simonetta Zanon, responsabile ricerche e progetti sul paesaggio della Fondazione Benetton.

Una due giorni di incontri e dibattiti, che coinvolgerà una quindicina di relatori italiani e stranieri, – esperti, studiosi, professionisti provenienti da diversi ambiti disciplinari, dall’architettura del paesaggio all’ecologia, dalla biologia alla medicina, dalla psicologia ambientale alle neuroscienze –, e che riserverà uno spazio speciale anche al linguaggio del cinema, per proporre una riflessione sul legame tra benessere/malessere e paesaggio, tra salute e percezione dell’ambiente, e sul progetto paesaggistico come forma di cura e vicinanza attiva alla condizione umana.

Un’intenzione che si esplicita fin dalla scelta del titolo di questa edizione, la parola Healthscapes, sintesi di Health (Salute) e Landscapes (Paesaggi), che apre una prospettiva sulla correlazione, non scindibile, fra lo stato della salute e quello dell’ambiente e del paesaggio, e sull’impatto che il secondo può avere anche sulla cura delle persone. E questo passando dalla dimensione individuale a quella sociale, sino alla scala planetaria.

Spiegano i curatori: «Il neologismo Healthscapes, che unisce le parole “salute” e “paesaggi”, tiene insieme molte questioni collegate all’influenza che il paesaggio esercita, in modi diversi, sul benessere e la salute dei viventi. Si pensi, ad esempio, e non solo in prospettiva antropocentrica, alla salubrità/tossicità dell’aria, dell’acqua e del suolo; alla disponibilità o meno, nelle città, di spazi accessibili a tutti per l’esercizio fisico e la socialità, per coltivare il proprio cibo o, semplicemente, entrare in contatto con la natura e goderne i benefici, ampiamente dimostrati sia a livello fisico che psichico.

I luoghi incidono sulla salute anche in riferimento alla loro condizione, quando diventano fonte di spaesamento di fronte alla banalizzazione del paesaggio e di vero e proprio malessere per il degrado di ambienti nei quali si vive ma non ci si riconosce più.

Alla scala planetaria, si pensi agli effetti del clima sulla salute dei viventi e agli impatti che hanno avuto le sue variazioni nella storia della vita sulla Terra, tutte manifestazioni della connessione tra la salute del pianeta e quella dei suoi abitanti, riassunta nell’efficace espressione one health. Una salute “unica” messa a dura prova, soprattutto nelle giovani generazioni, anche dalle conseguenze, dal punto di vista psicologico, della consapevolezza degli effetti disastrosi dei comportamenti umani rispetto all’emergenza ecologica (ecoansia).

In questo quadro, il progetto di paesaggio, alle diverse scale, a partire dal proprio giardino, ha un ruolo decisivo nel disegno responsabile di luoghi dedicati alla cura dei nostri corpi e delle nostre menti e, prima ancora, di ambienti urbani concepiti per il benessere individuale e collettivo; inclusivi del mondo animale, vegetale e minerale; orientati al ripensamento radicale che l’attuale crisi ambientale rende non più rimandabile».

Informazioni. Auditorium Palazzo Bomben, via Cornarotta 7, Treviso. Ingresso libero, senza obbligo di prenotazione, fino a esaurimento dei posti disponibili. Traduzione simultanea italiano/inglese/italiano disponibile per tutti gli interventi. Diretta streaming nel canale YouTube della Fondazione. Agli architetti e agli agronomi/forestali iscritti ai rispettivi ordini professionali, che ne faranno richiesta, saranno riconosciuti i crediti formativi. Ulteriori informazioni: fbsr.it

Fonte: servizio stampa Fondazione Benetton Studi Ricerche. Foto: Lungomare di Malmo_Progetto e foto di Jeppe Aagard Andersen

27 febbraio, a Vicenza il corso di formazione giornalisti “Caso Pfas, inquinamento e acqua potabile”, organizzato dall’Odg del Veneto in collaborazione con Itp e Argav

C’è tempo fino a stasera per iscriversi al corso di formazione “Caso Pfas, inquinamento e acqua potabile”, che si svolgerà a Vicenza (Viacqua, viale dell’Industria 23) venerdì 27 febbraio dalle 9 alle 12 ed è organizzato dal gruppo di specializzazione “ITP-Italian Travel Press” in collaborazione con Argav, l’ Istituto “Nicolò Rezzara”, Viacqua e Unaga (Unione Naz. Ass. Giornalisti Agricoli). Le iscrizioni al corso, devono avvenire prioritariamente attraverso la piattaforma http://www.formazionegiornalisti.it .

Programma

Il tema delle sostanze perfluoroalchiliche (PFAS), inquinanti “eterni” che minacciano la qualità delle nostre acque, continua a rivestire un’importanza cruciale per il territorio vicentino e veneto, oltre che per l’opinione pubblica regionale e nazionale. La complessità tecnica dell’argomento, unita alla sua forte rilevanza sanitaria e ambientale, rende il ruolo degli organi di stampa fondamentale nel garantire una corretta informazione ai cittadini.

Temi trattati negli interventi

Conoscere il contesto: acquisire conoscenze sui PFAS e sui fenomeni di contaminazione che interessano il vicentino e il Veneto. Comprendere i cambiamenti di scenario in atto: conoscere l’evoluzione normativa (nuove modalità di misura, nuovi limiti di legge, nuove sostanze da rilevare) e comprenderne l’impatto sui dati relativi alla qualità dell’acqua potabile. Individuare ruoli e competenze: conoscere i soggetti con ruoli di monitoraggio ambientale, di sorveglianza sanitaria, di tutele dell’acqua potabile, consultare le fonti di dati disponibili e individuare i soggetti che possono supportare il giornalista nell’interpretazione. Conoscere le azioni di mitigazione e prevenzione in atto.

Relatori

Carlo Ferrari, ingegnere chimico e funzionario tecnico di ARPAV (Agenzia Regionale per la Prevenzione e Protezione dell’Ambiente del Veneto); Francesco Trevisan, ingegnere civile idraulico direttore dell’Area Tecnica (e Procuratore Speciale) di Veneto Acque S.p.A.; Luca Lucentini, direttore del Reparto “Qualità dell’Acqua e Salute” dell’Istituto Superiore di Sanità; Mario Savio, responsabile del Servizio Sviluppo, programmazione e monitoraggio qualità acqua erogata presso Viacqua Spa.; moderatrice dell’incontro sarà Cristina Giacomuzzo.

Villa Nani coop, “Resilienza in campo”: all’incontro tecnico annuale presentato “Veneto grandi colture”, l’unione del cooperativismo agricolo di Rovigo, Verona e Vicenza

Sala gremita lo scorso 18 febbraio a “Le marachelle” di Badia Polesine (Rovigo), dove la cooperativa di servizi all’agricoltura, Villa Nani di Castelguglielmo ha organizzato il tradizionale incontro tecnico, quest’anno dal titolo: “Resilienza in campo, tecniche e strategie per difendere produzione e reddito agricolo”.

L’attesa e l’attenzione generale erano palpabili per un settore che sta arrancando tra cambiamenti climatici, cambiamenti dei mezzi tecnici, cambiamenti delle colture, cambiamento delle tecniche di lavorazione, nuove fitopatologie, necessità di nuovi investimenti. Serve resilienza. Ma il reddito agricolo ristagna e ha portato alla chiusura di molte aziende, che non hanno trovato il ricambio generazionale. Gli imprenditori agricoli cercano risposte.

Qui entra in gioco “Veneto grandi colture”, progetto di unione delle forze cooperativistiche agricole di tre province: Rovigo, Verona, Vicenza. La cooperativa Villa Nani, unica in Polesine, per bocca del presidente, Damiano Giacometti, ha dato l’annuncio dell’adesione. “Le grandi colture, come mais e barbabietola stano scomparendo – ha detto  Emilio Pellizzari, che cura il progetto, presidente del Coordinamento cerealicolo Veneto di Confcooperative – non si tratta più di parlare di prezzi, ma di che agricoltura faremo domani. I cambiamenti climatici hanno tolto i mesi di ghiaccio che pulivano i terreni, così ogni anno ci portiamo dietro insetti e infestanti dell’anno prima. Calano le produzioni. Non basta più lavorare insieme, dobbiamo unire le cooperative e insieme trovare delle soluzioni. Abbiamo fatto per primi in Veneto un contratto di rete per fare massa critica. Abbiamo bisogno di essere seguiti da qualcuno che ci aiuti a capire e usare le novità. Il progetto – ha concluso Pellizzari – sta lavorando sulla formazione di tecnici e agronomi e dei dipendenti delle cooperative. Abbiamo collaborazioni col Crea e con Veneto Agricoltura”.

Gli altri interventi hanno affrontato tematiche agronomiche. Marco Garutti Fmc Agro Italia, la multinazionale degli agrofarmaci, ha parlato di malattie fungine alle spighe del grano e di drammatica sempre maggior resistenza delle infestanti ai principi attivi commerciali. Paradossalmente, al di là dell’utilizzo di erbicidi in fase preventiva, la miglior lotta alla fitopatologie diventano le buone pratiche agronomiche quasi abbandonate (la rotazione, la pulizia dei letti di semina, la cura degli incolti). Ogni imprenditore agricolo dovrebbe conoscere la propria flora infestante e fare interventi mirati. Di iquesto ha parlato soprattutto Manuel Stona, titolare di Drone Power. I droni con sensori multispettrali possono costruire mappe dei singoli campi definite e precise, da cui dedurre lo stato della clorofilla, le carenze di azoto, il grado di incidenza della grandine, la maturazione dei frutti e tanto altro, rendendo possibile l’intervento chirurgico in campo e gli stessi trattamenti dall’alto, senza il calpestio del trattore. Isaia Beltrami di Pioneer Hi-Bred Italia, leader mondiale nella produzione e selezione di sementi, ha annunciato che nel 2026, centenario della fondazione e della commercializzazione del primo ibrido di mais, cambierà l’intero portfolio degli ibridi di mais. Il focus della ricerca genetica è tutto orientato alle piante resistenti agli stress idrici e alle alte temperature, in modo che non sviluppino funghi e conseguenti tossine.

Sul versante dell’approccio biosostenibile, Marta Delgado di Agriges, azienda italiana che produce biostimolanti e nutrienti, ha presentato concimi organici addizionati con alghe e microorganismi azotofissatori, che aiutano la pianta a sopportare l’attacco dei patogeni e gli stress idrici o l’asfissia radicale. Alessandro Contato e Sara Canato, tecnici di Villa Nani, hanno tracciato un programma di trattamenti standard per le colture del 2026. Un lungo pomeriggio ricco di informazioni e i partecipanti sono rimasti fino alla fine, che si è poi concluso con una cena conviviale con pubblico e relatori, tutti insieme.

Fonte testo e foto: servizio stampa Villa Nani

Il Consorzio difesa produttori agricoli di Trento celebra 50 anni: “Ogni giorno accanto a chi coltiva il futuro”

Non è solo un anniversario. È la storia di migliaia di famiglie, di stagioni difficili affrontate insieme, di eventi improvvisi e raccolti salvati. È il racconto di un territorio che ha scelto di proteggersi insieme. Con un evento partecipato e ricco di contenuti istituzionali e di visione, svoltosi lo scorso 19 febbraio, Co.Di.Pr.A., Consorzio Difesa Produttori Agricoli di Trento, ha inaugurato ufficialmente le celebrazioni per il 50° anniversario dall’inizio delle attività. “50 anni di protezione, ogni giorno accanto a te” è il chiaro messaggio che accompagnerà il percorso celebrativo del 2026, sintetizzando mezzo secolo di impegno al fianco delle imprese agricole nella tutela del reddito, nella gestione del rischio e nella costruzione di un sistema territoriale resiliente.

Nato nel 1976 dalla volontà di un gruppo di agricoltori lungimiranti con una forte vocazione mutualistica, oggi Co.Di.Pr.A. rappresenta un sistema che coinvolge oltre 15.100 aziende agricole, diventando un punto di riferimento nella gestione del rischio aziendale, nella protezione del valore delle produzioni e nella tutela della redditività economica. Durante l’evento, il presidente Giovanni Menapace ha ricordato come il Consorzio sia cresciuto insieme al territorio: “cinquant’anni non sono solo un traguardo, ma una responsabilità. Proteggere il futuro dell’agricoltura significa innovare senza perdere la nostra identità”. Momento particolarmente sentito è stato il passaggio simbolico tra i Presidenti che hanno guidato il Consorzio nel corso della sua storia, da Nerio Giovanazzi a Sergio Panizza, da Celestino Furlani a Giorgio Gaiardelli. Un filo continuo che lega memoria e visione, radici e futuro.

Nel corso degli interventi istituzionali è emersa con forza la centralità del sistema agricolo trentino e la necessità di rafforzare strumenti di tutela in un contesto segnato dal cambiamento climatico sempre più imprevedibile, dai mercati globali instabili e dalle nuove sfide ambientali e normative. Il messaggio condiviso è chiaro: la gestione del rischio non è più una risposta ai danni, ma una strategia strutturale di prevenzione, pianificazione e stabilità. “Cinquant’anni non sono solo un traguardo simbolico, ma il segno concreto della strategia, della determinazione e della capacità di un sistema che ha saputo crescere anche nei momenti più complessi, diventando oggi un punto di riferimento a livello nazionale” così l’assessore provinciale all’agricoltura, promozione dei prodotti trentini, ambiente, difesa idrogeologica e enti locali Giulia Zanotelli. “Co.Di.Pr.A. – ha aggiunto l’assessore – rappresenta un orgoglio per il Trentino, ma anche una grande responsabilità: quella di continuare a innovare e a rafforzare strumenti fondamentali come la gestione del rischio con la difesa attiva e passiva, l’efficientamento della risorsa idrica e il sostegno alle nuove generazioni. La Provincia autonoma di Trento c’è e continuerà a fare la propria parte, mettendo a disposizione risorse, strumenti e il valore della propria autonomia per difendere e sviluppare il comparto agricolo. Il futuro si costruisce con strategia, collaborazione e convinzione: istituzioni, consorzi, ricerca e imprese devono continuare a lavorare insieme per garantire stabilità, competitività e prospettive concrete alla nostra agricoltura”.

Il direttore del Consorzio, Marica Sartori, ha ripercorso l’evoluzione di Co.Di.Pr.A. in questi cinquant’anni, evidenziando come il cambiamento sia stato costante ma sempre coerente con la missione e la visione originaria. “Co.Di.Pr.A. è cambiato con il mondo. Dalla gestione manuale agli strumenti evoluti, dall’indennizzo alla gestione integrata del rischio. Tecnologia e dati non servono a cambiare identità, ma a difendere meglio il reddito agricolo”. Sartori ha sottolineato come il Consorzio abbia saputo trasformarsi nel tempo, passando da una logica prevalentemente reattiva, legata alla gestione del danno, a un approccio strutturato e preventivo, capace di integrare assicurazioni, strumenti mutualistici, analisi dei dati e modelli previsionali. “Negli ultimi anni – ha aggiunto il Direttore – il contesto è diventato sempre più complesso: eventi climatici estremi, nuove regole europee, mercati instabili. Per questo abbiamo investito in competenze, digitalizzazione e innovazione, rafforzando al tempo stesso il rapporto diretto con i soci. L’evoluzione tecnologica è uno strumento, non un fine: il nostro obiettivo rimane quello di accompagnare le imprese agricole con soluzioni sempre più efficaci, mantenendo intatto il valore originario della mutualità”. Un’evoluzione che non rompe con il passato, ma lo rafforza. Perché innovare, conclude il Direttore, significa proteggere meglio.

Tra i progetti più significativi del cinquantesimo anniversario, la realizzazione di mini-documentari in collaborazione con New Tell. “Non si tratta di semplici contenuti celebrativi – raccontato Carlo Dal Bosco produttore di New Tell – ma di un vero e proprio viaggio nelle fonti orali del Consorzio, costruito attraverso le testimonianze autentiche di agricoltori, amministratori, tecnici e partner che hanno contribuito alla crescita del sistema negli ultimi cinquant’anni”. Le interviste raccolte restituiscono la dimensione umana che sta dietro ai numeri e alle strategie: scelte coraggiose, momenti complessi, evoluzioni normative, sfide climatiche affrontate insieme. Un patrimonio non pensato come museo del passato, ma come strumento strategico per il domani.

Il cinquantesimo anniversario di Co.Di.Pr.A. assume un significato che va oltre la dimensione territoriale. In un contesto agricolo sempre più esposto ai cambiamenti climatici, alla volatilità dei mercati e all’evoluzione della Politica Agricola Comune, la gestione del rischio rappresenta oggi una leva strutturale per garantire stabilità e competitività alle imprese. “Cinquant’anni di attività non sono soltanto un traguardo storico, ma la conferma della solidità di un modello che ha saputo evolversi nel tempo – ha dichiarato Andrea Berti, direttore di Asnacodi Italia – il sistema Consorzi di difesa-Asnacodi Italia costituisce un pilastro della mutualità agricola italiana. L’esperienza di Co.Di.Pr.A. dimostra come cooperazione, competenza tecnica e visione strategica possano tradursi in strumenti concreti di tutela del reddito e di accompagnamento allo sviluppo. Celebrare questo anniversario significa rafforzare la cultura della prevenzione e della responsabilità condivisa, elementi essenziali per affrontare le sfide dei prossimi decenni”.

Un anno di iniziative, un impegno che continua. Il 19 febbraio segna quindi l’inizio di un calendario che attraverserà tutto il 2026: incontri istituzionali, approfondimenti su innovazione e tecnologia, assemblee territoriali con i Soci, fino all’evento conclusivo di dicembre. Perché il cinquantesimo non è solo memoria, è impegno verso le nuove generazioni, è tutela del lavoro agricolo, è protezione del valore del territorio. Come ha concluso il Presidente Menapace: “Il 50° non è solo storia: è il valore del lavoro agricolo protetto insieme”.

Fonte testo e foto: servizio stampa Co.Di.Pr.A.