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20 febbraio, incontro Argav al Wigwam di Arzerello di Piove di Sacco (Padova) dedicato a: “Crediti di carbonio e agricoltura, un’alleanza per il clima”. A seguire, la presentazione del libro “Io e Padova, bio-geografia urbana di una città europea” e dei biodistretti del riso piemontese e marchigiano

A febbraio, l’incontro conviviale mensile Argav è anticipato a venerdì 20 del mese, sempre con inizio ore 18.30, nella consueta sede del circolo di campagna Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (Padova), in via Porto, 8.

Parleremo di un tema di crescente attualità, “Crediti di carbonio e agricoltura: un’alleanza per il clima”. Relatori saranno Lorenzo Furlan, direttore Innovazione e Sperimentazione di Veneto Agricoltura, Marco Omodei Salè, responsabile Innovazione Sviluppo Sostenibilità CSQA. Introdurrà e coordinerà l’incontro Renzo Michieletto, vicepresidente Argav.

Il tema trattato

L’agricoltura gioca un ruolo chiave per la riduzione e l’assorbimento dell’anidride carbonica nella lotta al cambiamento climatico. In ambito agricolo questi crediti, che attestano la riduzione o la rimozione di anidride carbonica equivalente dall’atmosfera, possono essere generati attraverso pratiche come l’agricoltura conservativa, la riduzione delle lavorazioni del suolo, le rotazioni colturali, l’uso di colture di copertura, l’agroforestazione e una gestione più efficiente dei fertilizzanti. Tuttavia, il sistema presenta anche delle sfide: la misurazione, la verifica e la certificazione del carbonio sequestrato richiedono metodi rigorosi e costi non trascurabili; inoltre, è fondamentale garantire che i benefici ambientali siano reali, misurabili e duraturi nel tempo.

A seguire, avremo il piacere di ascoltare Corrado Poli, scrittore, già docente universitario, che presenterà il suo libro “Io e Padova, bio-geografia urbana di una città europea”. Conosceremo anche la realtà dei biodistretti del riso piemontese e delle terre marchigiane presentati da Franco Zecchinato, presidente della cooperativa “El Tamiso” di Padova e da Luigi Alberton, fondatore e Ceo Sherry Land srl benefit di Cittadella (Padova).

 

ANBI VENETO: derivazioni, a rischio 8 miliardi di produzione agricola e servizi ecosistemici per centinaia di milioni di euro

“I consorzi di bonifica sono contrari a qualunque contrapposizione tra fiume e territori: è necessario evitare che rigide applicazioni del Deflusso Ecologico mettano in crisi la rete idraulica secondaria, dunque, gran parte del territorio regionale. Diminuire in maniera drastica le derivazioni dei canali per aumentare le portate nei fiumi, avrebbe impatto drammatico su agricoltura, ambiente e paesaggio. La risorsa che scorre nella rete minore consente una produzione agricola pari a 8 miliardi di euro e circa 640 milioni di euro di servizi ecosistemici”. A lanciare l’allarme è Alex Vantini, presidente di ANBI Veneto, l’associazione dei Consorzi di Bonifica.

Il tema è il Deflusso Ecologico (DE), espressione che, secondo la definizione prevista nella Direttiva Quadro Acque (2000/60/CE), rappresenta il “volume d’acqua utile affinché l’ecosistema acquatico continui a prosperare e a fornire i servizi necessari”. Dal 1° gennaio 2027 sostituirà il Deflusso Minimo Vitale (DMV) che indica il valore di una portata minima necessario alla salvaguardia delle caratteristiche idrologiche dei fiumi. Il DE pertanto rappresenta un’evoluzione del DMV perché agli obiettivi idrologici affianca obiettivi ambientali. Il principio, in linea generale, è condivisibile. Tuttavia, lasciare più acqua nel fiume significa ridurre, talvolta in maniera drastica, le portate della rete secondaria, con effetti ecosistemici potenzialmente critici.

Il convegno nazionale, tenutosi in occasione di Fieragricola a Veronafiere, dal titolo, “Dal diritto all’acqua alla governance del territorio. Il deflusso ecologico come chiave di coesione tra istituzioni, consorzi e agricoltori”, promosso da ANBI, ANBI Veneto ed Edagricole e stato aperto dal presidente del Veneto Alberto Stefani, collocandosi in apertura di un 2026 che rappresenta l’ultimo anno di studi e sperimentazioni per la definizione del Deflusso Ecologico, che entrerà in vigore nel 2027. La norma riguarda tutta Italia ma in modo particolare il Veneto, terra solcata da numerosi fiumi ai quali fa riferimento una rete idrografica minore che innerva capillarmente il territorio. Si tratta di fiumi spesso di carattere torrentizio, con regimi molto diversi dai fiumi di Nord Europa che ispirano la direttiva. Piave e Brenta, per esempio, per rientrare nei parametri del Deflusso Ecologico dovranno veder aumentata la propria portata in maniera sensibile e per far questo sarà necessario diminuire, in certi casi azzerare, le derivazioni dei canali artificiali.

Nei tavoli istituiti presso le Autorità di Bacino Distrettuale i Consorzi di Bonifica sostengono l’adozione del “Flusso GEP” (Good Ecological Potential, Potenziale Ecologico Buono): un regime idrologico coerente con il raggiungimento della Direttiva Quadro Acque nei corpi idrici fortemente modificati o artificiali, considerando una condizione vicina alla migliore approssimazione del continnum ecologico.

Fonte: servizio stampa ANBI Veneto

Dal 24 febbraio, al via la terza edizione del corso gratuito per diventare “Tecnico specializzato in Turismo enogastronomico”, iscrizioni ancora aperte

Torna martedì 24 febbraio 2026 il corso di “Tecnico Specializzato in Turismo Enogastronomico” organizzato da British Consulting. Giunto alla sua terza edizione, il percorso formativo gratuito è rivolto a disoccupati di qualsiasi età, purché iscritti al Centro per l’impiego del Veneto, con l’obiettivo di formare nuove figure professionali da inserire nel contesto lavorativo del turismo.

Il corso si delinea su 120 ore di formazione volte a trasmettere competenze quali la realizzazione di strategie per la valorizzazione dei territori e delle risorse enogastronomiche, la progettazione di itinerari enogastronomici, l’organizzazione di eventi e la padronanza della lingua inglese per affacciarsi al mercato internazionale.

Il percorso formativo mira a creare nuove figure che elaborino, promuovano e gestiscano l’offerta di esperienze enogastronomiche immersive e personalizzate, in linea con i trend del mercato turistico. Secondo i principali report degli esperti del settore, infatti, nel 2026 si attende un aumento di viaggi internazionali e ricerca di offerte sempre più personalizzate e sempre meno verso mete troppo turistiche. Al contrario, l’attenzione del viaggiatore si concentra sull’esperienza diretto contatto con comunità e realtà più piccole e rurali.

Ecco perché il corso di “Tecnico specializzato in Turismo Enogastronomico” è rappresenta un’opportunità per acquisire le competenze necessarie a rispondere alle richieste di un mercato in continua crescita e ricco di possibilità come quello del turismo enogastronomico. Le iscrizioni al corso sono aperte. Per informazioni consultare il sito http://www.britishconsulting.it

Fonte testo e foto: British Consulting

Nasce la Glera del futuro: sette nuove varietà resistenti per sostenere il Prosecco Doc e Docg nel tempo che cambia

Sette nuove varietà resistenti, discendenti dalla Glera, pronte a rafforzare le prospettive del prodotto simbolo dell’export vitivinicolo italiano: il Prosecco Doc e Docg. Sono state presentate ufficialmente giovedì 29 gennaio scorso durante l’evento “La Glera del futuro”, organizzato da VCR – Vivai Cooperativi Rauscedo al VCR Research Center di Rauscedo (PN), alla presenza di oltre 200 tra produttori, tecnici, ricercatori e rappresentanti delle istituzioni.

Un momento importante per fare il punto non solo sugli aspetti più tecnici, ma anche su attualità, scenari futuri e tendenze del mercato, grazie anche alla presenza dei Consorzi Prosecco DOC, Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG, Asolo Montello DOCG e Colli Euganei DOCG, che tutelano il più esteso sistema vitivinicolo a denominazione d’Italia, un territorio che si estende “da Trieste in giù”, abbracciando tutto il Friuli-Venezia Giulia e il Veneto fino alla provincia di Padova.

Quattro di queste varietà nascono dal programma di miglioramento genetico autonomo di VCR e sono in fase avanzata di iscrizione al Registro varietale nazionale, con disponibilità prevista tra febbraio 2026 e fine 2027. Le altre tre derivano dall’attività di ricerca del CREA Viticoltura Enologia di Conegliano (TV) e saranno disponibili a partire dalla fine del 2027.«Disporre di una gamma di varietà resistenti — ha spiegato Yuri Zambon, direttore di VCR — significa poter rispondere alle diverse esigenze dei territori e alle differenti espressioni enologiche, mantenendo al centro l’identità della Glera».

Le varietà presentate appartengono alla famiglia dei Piwi, resistenti alle principali malattie fungine della vite come peronospora e oidio. «Le varietà resistenti — ha sottolineato Denis Pantini di Nomisma — rappresentano una risposta concreta alla crescente domanda di sostenibilità e leggerezza espressa dalle nuove generazioni di consumatori in tutto il mondo». Il loro utilizzo consente infatti di ridurre in modo significativo l’impiego di agrofarmaci, soprattutto in prossimità dei centri abitati, migliorando il rapporto tra viticoltura, ambiente e comunità. «Meno input, migliori output — ha aggiunto Riccardo Velasco, direttore del CREA VE — Oggi il miglioramento genetico, insieme alla digitalizzazione e a una difesa fitosanitaria meno impattante, è la strada più efficace per coniugare le esigenze produttive con la tutela della salute e dell’ambiente».

Le nuove varietà offrono inoltre una risposta concreta alle criticità legate al cambiamento climatico e rappresentano un potente fattore di innovazione e valorizzazione per l’immagine delle denominazioni. «Queste non sono varietà alternative alla Glera — ha affermato Diego Tomasi, direttore del Consorzio Conegliano Valdobbiadene DOCG —. Sono la Glera che si adatta al futuro». «Se vogliamo difendere paesaggi unici dove il vigneto è protagonista — ha aggiunto Michele Noal, presidente del Consorzio Tutela Vini Asolo Montello — dobbiamo permettere alla Glera di difendersi». «Il nostro territorio — ha evidenziato Gianluca Carraro per il Consorzio Tutela Vini Colli Euagnei — è sostenibilità reale, non dichiarata. Le varietà resistenti sono lo strumento più coerente per mantenere questa promessa».

Le caratteristiche enologiche e sensoriali delle nuove varietà rispondono a diverse esigenze produttive: Glera-R-VCR-2: accumulo zuccherino, acidità, complessità aromatica; Glera-R-VCR-4: acidità, freschezza, sapidità; Glera-R-VCR-5: massima tipicità varietale; VCR-15-1-1-99: acidità e intensità aromatica; VE 7_3_8 (Glaurum), VE 09_11_02, VE 13_04_05: produttività, freschezza, flessibilità enologica. Tutte sono caratterizzate da resistenza poligenica elevata a peronospora e oidio. «Qui al VCR Research Center — ha dichiarato Alessandro Leon, presidente di VCR — non presentiamo un’idea, ma qualcosa che nei nostri campi esiste già da oltre cinque anni: un’opportunità concreta di sostenibilità, qualità e innovazione al servizio della vitivinicoltura italiana».

«La Glera del futuro esiste già. Ora deve poter esistere anche nelle regole – commenta il direttore Zambon – Oggi l’Italia è l’unico Paese europeo a non consentire l’impiego delle varietà resistenti nelle DOC, a causa del vincolo previsto dall’art. 33 comma 6 del Testo Unico della vite e del vino. Un limite normativo, sul quale Parlamento e Governo hanno avviato un percorso di revisione. La forte presenza e attenzione dimostrata dalle istituzioni a Rauscedo lascia ben sperare in un aggiornamento normativo coerente con l’evoluzione della ricerca, delle esigenze ambientali e delle aspettative del mercato». La Glera del futuro è pronta. Ora tocca al sistema Paese accompagnarla nel suo percorso.

Fonte: servizio stampa Vivai cooperativi Rauscedo

A Fieragricola i buyer dall’africa alla ricerca di soluzioni per un’agricoltura più produttiva

L’agricoltura dell’Africa si è ritrovata a Fieragricola, la cui 117a edizione si è appena chiusa a Veronafiere. Missione: l’acquisto di macchine agricole, attrezzature e tecnologie per sostenere lo sviluppo locale del settore primario, che per il Continente africano significa accompagnare la crescita di un comparto che rappresenta il 30-35% del Pil, assorbe il 50% dell’occupazione e costituisce la fonte di sostentamento per il 70% della popolazione.

A Fieragricola, infatti, grazie alle operazioni di incoming organizzate in collaborazione con ITA-Italian Trade Agency e con i delegati esteri di Veronafiere, sono presenti delegazioni provenienti da Algeria, Angola, Egitto, Ghana, Kenya, Libia, Mozambico, Senegal, Tunisia (oltre a buyer provenienti da Albania, Armenia, Azerbaijan, Canada, Cile, Cina, Costarica, Croazia, Ecuador, Georgia, Grecia, Guatemala, India, Kazakistan, Macedonia, Moldavia, Perù, Polonia, Romania, Serbia, Spagna).

La delegazione keniota si concentra, in particolare, su quattro comparti: meccanizzazione, cerealicoltura, frutta, zootecnia. Ken Kimani, allevatore di bovini da carne in Kenya, con 7mila ettari in gestione, è a Fieragricola per «rafforzare la genetica animale e incrementare le produzioni, ma anche per cercare macchine agricole in grado di ottimizzare le prestazioni e ridurre i consumi, grazie a sistemi di agricoltura di precisione. Sono interessato anche a pannelli per il solare o il fotovoltaico, così da produrre energia in autonomia, perché in Kenya a volte l’approvvigionamento energetico è complesso».

In Africa, secondo le stime della Banca africana di sviluppo, circa 600 milioni di persone non hanno ancora accesso all’elettricità. Il continente non resta comunque fermo. Secondo l’Africa Market Outlook for Solar PV 2026–2029, nel 2025 l’Africa ha incrementato di circa 4,5 GW la capacità solare fotovoltaica, con un aumento del 54% su base annua. Il Sudafrica è stato il primo mercato con 1,6 GW di incremento, seguito dalla Nigeria con 803 MW, dall’Egitto con 500 MW e dall’Algeria con 400 MW, davanti a Marocco (+204 MW), Zambia (+139 MW), Tunisia e Botswana (+120 MW ciascuno), Ghana (+92 MW) e Ciad (+86 MW). Entro il 2029 l’Africa potrebbe segnare un’ulteriore accelerazione superiore a 31,5 GW di capacità solare cumulativa.

A caccia di innovazione nell’ambito della genetica e della genomica bovina è anche David Kosgey Kipchirchir, allevatore con 10mila bovine da latte e mille ettari coltivati. «Il mio obiettivo è incrementare la produzione di latte e migliorare la resilienza dei capi, attraverso un’accelerazione sul versante della genetica – afferma l’allevatore keniota –. Oggi la produzione media per capo si aggira intorno ai 30 litri al giorno; abbiamo la necessità di produrre di più per il mercato locale».

Kelvin Wanjira è un produttore di uva da tavola, caffè e latte nel centro del Kenya. «Sono qui per trovare soluzioni adatte al packaging nel comparto frutticolo, ma anche per migliorare il benessere animale e la resa media per animale – afferma Wanjira –. Sul fronte della meccanizzazione, invece, cerco trattori versatili per i vigneti e atomizzatori con soluzioni di IA per migliorare l’impatto ambientale e ridurre i consumi».

Samuel Waiganjo guida un’azienda agricola con un duplice indirizzo produttivo, uva da tavola e produzione di latte, ed è portavoce delle esigenze della comunità locale di agricoltori. «Sono a Fieragricola per cercare soluzioni sostenibili in termini di meccanizzazione agricola, attrezzature per la lavorazione del terreno, soluzioni per l’irrigazione sostenibile, ma anche per migliorare la gestione dell’allevamento da latte, dalle sementi alle tecnologie per la mungitura».

L’attenzione degli operatori del Nord Africa è molto marcata verso l’olivicoltura, «dove il processo di meccanizzazione si sta diffondendo rapidamente e sono necessarie attrezzature per la raccolta delle olive. Anche la cerealicoltura, fra macchine da raccolta, seminatrici di precisione, aratri e rotofrese per lavorazioni pesanti». Lo comunica Abdelmalek Chelali, general manager della società World Bee Seeds.

Gli operatori provenienti dall’Algeria agricola cercano partner italiani per consolidare la crescita nel segmento avicolo e puntano a incrementare le produzioni zootecniche, dal latte alla carne bovina. L’attenzione degli importatori tunisini, dove l’export delle macchine e dei mezzi agricoli italiani è molto dinamico, si concentra invece su trattori, attrezzature per il pieno campo (con particolare attenzione alla cerealicoltura), ma anche sistemi per la distribuzione dei mezzi tecnici, fertilizzanti e sistemi di irrigazione.

L’obiettivo è produrre di più. In Libia, Paese in cui le dimensioni aziendali consentono di coniugare quantità e qualità delle produzioni agricole, cresce la domanda di tecnologie e macchine. In Tanzania, invece, il governo ha varato un piano per acquistare 10mila trattori e istituire mille centri di assistenza, così da ampliare le superfici coltivate nel Paese, oggi ferme a 10,8 milioni di ettari contro un potenziale di oltre 44 milioni di ettari.

Fra i visitatori dall’estero presenti a Fieragricola 2026 anche la Camera di Commercio Agricola in Ghana, che associa circa 1.200 imprese. Il focus degli operatori, in questa 117ª edizione «Full Innovation», resta sulle macchine agricole, dalla semina alla raccolta, passando per le attrezzature dedicate a filiere specializzate come uva, mango, caffè, cacao. L’innovazione corre anche per le colture da esportazione. E le macchine agricole italiane, per la loro versatilità e affidabilità, sono fra le più ricercate e acquistate nel continente africano, che sa di dover correre per rafforzare le filiere agricole e le catene di approvvigionamento, contenere gli sprechi dal campo alla tavola, migliorare la catena del freddo e rafforzare l’export continentale, sfruttando le opportunità offerte dall’Unione Europea.

Fonte: servizio stampa Regione Veneto

11 febbraio, alla Biblioteca internazionale La Vigna di Vicenza si parla dei primi libri a stampa di soggetto botanico

Mercoledì 11 febbraio alle ore 17.30 si terrà alla Biblioteca Internazionale “La Vigna” l’incontro culturale “La botanica degli incunaboli” con il professore Francesco Mezzalira, che illustrerà i primi erbari figurati a stampa con illustrazioni xilografiche. L’ingresso è libero e gratuito fino ad esaurimento dei posti disponibili.

Incerti tra Medioevo e Modernità, i primi libri a stampa di soggetto botanico propongono illustrazioni realizzate mediante matrici intagliate nel legno, suggestive nello stile ancora primitivo che le caratterizza. I testi sono generalmente quelli della tradizione, ma inizia a comparire lo studio originale di alcune specie di piante che gli autori antichi non avevano descritto. La relazione integra e completa, sul versante delle opere a stampa, l’argomento della conferenza “Botanica e arte nel Rinascimento” proposta a “La Vigna” nell’ottobre 2025.

L’appuntamento fa parte del ciclo “I mercoledì della Vigna”, una serie di incontri culturali promossi dal Consiglio scientifico della Biblioteca “La Vigna”. Il programma propone temi legati a libri, storia, arte, scienza e cultura, con uno sguardo sempre attento alle collezioni della Biblioteca, per valorizzarle e farle conoscere al pubblico.

 

Fonte: servizio stampa Biblioteca Internazionale La Vigna

Filiera bieticolo-saccarifera a rischio estinzione. Coldiretti annuncia mobilitazioni e chiede il sostegno della Regione. Che risponde all’appello stanziando 600 mila euro per il settore

“Come Coldiretti esprimiamo fortissima preoccupazione per la tenuta della nostra filiera bieticolo-saccarifera. I dati 2025 di Veneto Agricoltura evidenziano per il settore bieticolo un forte calo delle superfici investite (-39%) scese a 4.730 ettari, con una conseguente riduzione della produzione complessiva del 27,1%, pari a 262,9 mila tonnellate, troppo poche per coprire i costi dello stabilimento di Pontelongo, in provincia di Padova” afferma Carlo Salvan, presidente di Coldiretti Veneto, che da Fieragricola lancia l’allarme all’indomani delle prime indiscrezioni sui dati della campagna 2026.

Le ragioni della disaffezione degli agricoltori verso questa coltura, che rappresenta ancora un asset strategico per tante regioni italiane, sono molteplici, ma principalmente le sempre maggiori difficoltà a difenderla dai patogeni per via della costante riduzione del numero di principi attivi efficaci, messi al bando dall’Unione Europea senza pensare a delle alternative più sostenibili per l’ambiente, ma altrettanto valide nella lotta fitosanitaria e il cambiamento climatico che mette a dura prova le semine e i raccolti. “Ciò che ci preoccupa di più ora è che se non riusciremo a incentivare gli agricoltori a credere ed investire ancora in questa coltura, non solo perderemo una filiera produttiva di cui abbiamo disperatamente bisogno, visto che siamo importatori netti di zucchero e ne consumiamo quantità elevatissime, ma che sarà a rischio almeno per questa campagna la piena attività dello stabilimento di Pontelongo che, al di là della storia centenaria, oggi è un vero e proprio presidio sul territorio” prosegue Salvan.

Lo stabilimento di Pontelongo dà lavoro a intere comunità, con ben 2.000 agricoltori conferenti per una produzione lordo vendibile generata di 17 mln e circa 100 dipendenti fissi e altri 100 stagionali. “Non possiamo permetterci né di perdere una coltura, né di mettere in difficoltà intere famiglie. Il problema ora rischia concretamente di trasformarsi da locale e prettamente “agricolo” a nazionale e sociale, con la messa a rischio di troppi posti di lavoro. Come Coldiretti ora chiediamo alla Regione Veneto, che ha già dimostrato vicinanza al settore durante la visita fatta allo stabilimento di Pontelongo poche settimane fa, di dare concretezza a questo sostegno. Dobbiamo trovare il modo di recuperare con urgenza risorse economiche per integrare l’aiuto accoppiato ad ettaro che grazie al recupero dei soldi della PAC potremo garantire per altri due anni ai nostri agricoltori – prosegue Salvan – “Dopo questo primo passo dovremo però pensare tutti insieme, a livello regionale e nazionale, ad una strategia di medio periodo che metta i nostri agricoltori nelle condizioni di coltivare le bietole senza timori e con reali garanzie”.

Coldiretti Veneto da tempo evidenzia come sia necessario muoversi su più fronti, partendo dall’attivazione di contratti di filiera pluriennali che vedano come attori, non solo gli agricoltori e gli zuccherifici, ma anche l’industria agroalimentare con sede in Italia che utilizza lo zucchero come materia prima per tutte le sue preparazioni e non valorizza il 100% italiano come valore aggiunto da cavalcare rispetto alle importazioni selvagge di zucchero dagli altri Paesi in cui viene prodotto con metodi dagli standard molto differenti da quelli nazionali, fino ad arrivare ad un coordinamento operativo reale tra le Regioni in cui è presente la filiera bieticolo-saccarifera, perché si facciano parte attiva nel chiedere al Governo un tavolo nazionale che coinvolga tutti gli attori del settore al fine di sostenere la filiera con azioni come un regime fiscale agevolato per gli stabilimenti produttivi nazionali per compensare le ingenti spese energetiche.

Alla chiamata di Coldiretti Veneto risponde subito Dario Bond, assessore regionale all’Agricoltura, che annuncia il proprio sostegno alla filiera bieticolo-saccarifera e ai produttori impegnati in una coltura strategica per il territorio. “Due settimane fa ho voluto incontrare direttamente i produttori dello stabilimento di Pontelongo, presidio produttivo, economico e occupazionale per il territorio. Insieme al presidente Alberto Stefani ho ascoltato le loro preoccupazioni per le criticità del settore – ha dichiarato Bond -. Da quell’incontro è emersa con forza la necessità di dare un segnale immediato: per questo, nel bilancio regionale abbiamo già previsto di inserire una cifra che dovrebbe attestarsi sui 600.000 euro. Ringrazio il presidente Stefani e l’assessore Filippo Giacinti per l’impegno e l’attenzione dimostrati verso questa filiera, che richiede risposte rapide e concrete”.

Fonte: servizio stampa Coldiretti Veneto/Regione Veneto

Approvati dalla Regione Veneto 15 progetti geotermici per l’area del Bacino Euganeo, in provincia di Padova

Con il Decreto n. 6 del 13 gennaio 2026, la Regione Veneto ha selezionato 15 interventi geotermici sperimentali che rappresentano l’esito del lavoro di monitoraggio, valutazione e pianificazione sviluppato negli ultimi anni sul Bacino Termale Euganeo, in provincia di Padova, nell’ambito del programma TREASURE, co-finanziato dall’Unione Europea.

Gli interventi prevedono la realizzazione di nuovi pozzi, l’utilizzo di pozzi esistenti e l’installazione di sonde geotermiche senza prelievo di fluido, con applicazioni destinate al teleriscaldamento, al riscaldamento di edifici pubblici e privati e al settore agricolo, in un’ottica di progressiva sostituzione delle fonti fossili con energie rinnovabili. La sperimentazione è stata progettata con particolare attenzione alla tutela del giacimento termale e alla salvaguardia dell’uso terapeutico dell’acqua, elemento centrale per l’identità e l’economia del territorio. Le attività di monitoraggio serviranno infatti a garantire che i nuovi utilizzi energetici non producano effetti negativi sulla qualità, sulla disponibilità e sulle caratteristiche delle acque termali, né sull’attrattività turistica del Bacino Euganeo.

Il progetto affonda le sue radici nella deliberazione della Giunta regionale n. 784 del 12 luglio 2024, con cui è stato avviato il ripristino del monitoraggio idrogeologico del Bacino Termale Euganeo e la valutazione del possibile utilizzo energetico della risorsa, in collaborazione con l’Università di Padova e il BIOCE (Bacino Idrominerario Omogenero dei Colli Euganei). Per sostenere queste attività, la Regione ha stanziato 230.000 euro destinati al monitoraggio ambientale e alla sperimentazione di progetti geotermici a prevalente interesse pubblico.

Ecoo l’elenco degli interventi approvati e la loro localizzazione. Abano Terme (4 progetti): Comune di Abano Terme – teleriscaldamento; Casa di Cura Abano Terme – riscaldamento; Lapietra S. Agata Srl – utilizzo agricolo; Società Agricola Mandruzzato Srl – riscaldamento e terapie animali. Montegrotto Terme (2 progetti): Comune di Montegrotto Terme – teleriscaldamento; S2 Srl – teleriscaldamento. Due Carrare(3 progetti): San Pelagio Snc – riscaldamento; Azienda Ortoflorovivaistica Simonetto Maurizio – utilizzo agricolo; Consorzio per la tutela dell’Asparago di Pernumia – utilizzo agricolo. Monselice (1 progetto): Consorzio per la tutela dell’Asparago di Pernumia – utilizzo agricolo. Conselve (1 progetto): Comune di Conselve – riscaldamento. Santa Caterina d’Este (1 progetto): Menin Antonio e C. Floricultura A.A.S. – utilizzo agricolo. Pernumia (2 progetti) per il Consorzio per la tutela dell’Asparago di Pernumia – utilizzo agricolo. San Pietro Viminario (1 progetto): Consorzio per la tutela dell’Asparago di Pernumia – utilizzo agricolo Regione.

«Con questi quindici progetti il Veneto rafforza il proprio impegno nella transizione energetica, puntando su una fonte rinnovabile come la geotermia che tutela l’ambiente, valorizza il territorio e contribuisce in modo concreto al miglioramento della qualità dell’aria», ha commentato l’assessore regionale all’Ambiente e al Clima Elisa Venturini. Che aggiunge: «La sostituzione delle fonti fossili con sistemi di riscaldamento geotermici consente di ridurre le emissioni in atmosfera, in particolare le polveri sottili, con benefici diretti per la salute dei cittadini e per il raggiungimento degli obiettivi climatici regionali».

Fonte: ufficio stampa Regione Veneto

Partnership tra Università di Padova e Consorzio di bonifica Adige Euganeo per formare figure professionali che studiano le calamità causate dall’acqua

Il Consorzio di bonifica Adige Euganeo e l’Università di Padova consolidano una collaborazione fondamentale nel settore della gestione del rischio idrogeologico. La sinergia si è concretizzata attraverso il contributo dell’Ente consortile al percorso formativo del Corso di Laurea Magistrale in Water and Geological Risk Engineering, gestito dal Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Ambientale (DICEA).

La direzione del corso è affidata al professor Pietro Teatini, figura di comprovata esperienza nel campo e già da anni in dialogo con il Consorzio di bonifica Adige Euganeo. Questo percorso accademico mira a formare nuove figure professionali capaci di ricoprire ruoli di leadership, a livello nazionale e internazionale, nell’analisi, nel monitoraggio e nella mitigazione dei rischi connessi ai fenomeni calamitosi di origine idrologica e geologica. Tali fenomeni includono sia gli eventi legati all’eccesso d’acqua, come alluvioni e frane, sia quelli connessi alla sua carenza, quali gli eventi siccitosi.

Il percorso formativo è incentrato sulla comprensione e sulla modellazione di sistemi geologici-idrologici-agro-forestali. L’obiettivo è di gestire su scala globale la pericolosità associata a questi fenomeni e i loro impatti sulla società, considerando i molti scenari determinati dal cambiamento climatico. Del resto, i dati evidenziano la criticità della materia: inondazioni, tempeste e smottamenti hanno colpito circa tre miliardi di persone tra il 1998 e il 2017, causando approssimativamente il 70% delle perdite economiche globali legate ai disastri. In un clima in continua evoluzione, la gestione dei rischi idrici e geologici continuerà a rappresentare una delle sfide cruciali per la società e per la pratica ingegneristica. Per questo, la laurea magistrale forma i nuovi leader globali nella scienza e tecnologia idrologica e geologica, fornendo un background interdisciplinare che include competenze all’avanguardia (dall’uso di satelliti, immagini aeree e monitoraggio remoto tramite droni, alla modellazione idrologica/idraulica/geologica, fino alla gestione dei big data) e una solida preparazione teorica (cambiamento climatico e ciclo dell’acqua, flussi d’acqua nell’ambiente, analisi dei rischi).

Nella formazione di questi studenti, quasi tutti provenienti da Paesi stranieri, il Consorzio di bonifica Adige Euganeo ha concorso fornendo una prospettiva territoriale reale. La partecipazione si è concretizzata con una lezione – tenuta presso il CPIA di Rovigo – che ha illustrato il ruolo strategico del Consorzio in un territorio fragile come quello compreso tra Adige e Bacchiglione, e le nuove sfide portate dal cambiamento climatico. A ciò si è aggiunta la visita ai principali impianti che insistono nell’area a ridosso della laguna di Venezia, dove il fenomeno della subsidenza è uno dei fattori che sta contribuendo a modificare il paesaggio. Gli studenti hanno potuto visionare l’idrovora Buoro a Cavarzere, il Ponte sospeso (sulla Strada Provinciale Chioggia Sp4, sito in cui l’abbassamento repentino del territorio è particolarmente evidente), il nodo idraulico delle Trezze, l’idrovora Casetta, l’idrovora Ca’ Bianca e l’idrovora Zennare (nella foto in alto) nel comune di Chioggia.

A conclusione della collaborazione didattica, uno studente del corso svolgerà uno stage presso il Consorzio per lavorare a un importante progetto previsionale. Tale opportunità sarà offerta nell’ambito di uno dei futuri interventi previsti dall’Ente, in particolare sul potenziale risezionamento del canale Legnosa nel territorio di Tribano per diversi chilometri. Lo studente dovrà creare un modello bidimensionale che sia in grado di prevedere i punti fragili del corso d’acqua in relazione ai diversi quantitativi idrici che possono interessare l’area, studiando i movimenti dell’acqua durante questi episodi. L’importanza di tali progetti con il mondo universitario risiede nell’apertura a un continuo dialogo, formativo non solo per i giovani studenti, ma anche per permettere una migliore circolazione e aggiornamento delle informazioni tra chi si occupa di ambiente e dei suoi mutamenti, attraverso la pluridisciplinarità di questi percorsi formativi.

Fonte testo e foto: servizio stampa Consorzio di bonifica Adige Euganeo

4-7 febbraio, Fieragricola dà appuntamento a Veronafiere

Con 816 espositori, 136 convegni e workshop, 11 padiglioni occupati per 52.000 metri quadrati, oltre a 6.000 metri quadrati di aree destinate alle più importanti mostre zootecniche a livello nazionale ed europeo e ai “Dynamic Show”, buyer e operatori del settore già accreditati da 28 Paesi, la 117ª Fieragricola, manifestazione internazionale di riferimento per l’agricoltura, dà appuntamento a Veronafiere dal 4 al 7 febbraio prossimi.

Il format di Fieragricola 2026 poggia su tre pilastri: trasversalità della manifestazione con tutti i principali settori dell’agricoltura rappresentati: meccanica, zootecnia, colture specializzate come vigneto, frutteto e oliveto, energie rinnovabili, servizi, multifunzionalità delle imprese agricole; alto tasso di innovazione come elemento di spinta per migliorare produttività, sostenibilità e competitività delle imprese agricole, celebrato anche dal claim della 117ª edizione di Fieragricola, «Full Innovation», e declinato nello specifico con un intero padiglione dedicato a Fieragricola Tech con focus dedicati ad agricoltura di precisione, digitalizzazione e robotica, smart irrigation, energie rinnovabili in agricoltura e biosolution. A rappresentare il terzo pilastro è la formazione, strumento insostituibile per traghettare l’agricoltura verso le nuove tecnologie, la transizione digitale ed ecologica, l’avvento dell’Intelligenza Artificiale nella raccolta, gestione ed elaborazione dei dati.

Oltre 130 convegni. Fieragricola dedica ampia attenzione a convegni, dibattiti, workshop: 136 eventi, che portano sotto la lente i grandi temi del settore, dal futuro della Politica agricola comune all’innovazione, dall’Intelligenza Artificiale alla robotica, dalla zootecnia alle energie rinnovabili, fino alle colture specializzate che sono il motore di un settore che in Italia fra agricoltura (72,2 miliardi di euro), silvicoltura (3,5 miliardi) e pesca (1,4 miliardi) vale complessivamente 77,1 miliardi di euro e costituisce la base per un sistema agroalimentare che realizza un fatturato complessivo di 700 miliardi, pari al 15% dell’intera economia nazionale.
 
Tra gli eventi in programma (il programma completo sul sito http://www.fieragricola.it) l’inaugurazione ufficiale di Fieragricola 2026, in programma mercoledì 4 febbraio ore 9-13 nella «Fieragricola Arena» del padiglione 7. Sempre mercoledì 4 febbraio, alle ore 12 nell’Area Forum Zootecnia del padiglione 9 la consegna del «Premio Contoterzista dell’anno 2025», organizzato dalla rivista Il Contoterzista – Edagricole in collaborazione con CAI Agromec. Alle ore 14:30 nella «Fieragricola Arena», Terra è Vita -Edagricole in collaborazione con ANBI-CER affrontano il tema «Uso sostenibile delle risorse idriche: le sfide dei Consorzi di bonifica alla luce della nuova normativa europea». Alle 15:15 nell’Area Forum Frutteto-Oliveto, la consegna del «Premio Innovazione Fieragricola», organizzato da Fieragricola in collaborazione con L’Informatore Agrario e che individua le aziende espositrici che hanno meglio saputo proporre tecnologie all’avanguardia.

Giovedì 5 febbraio, ore 9:30-10:45, nella «Fieragricola Arena» del padiglione 7, sarà presentata la ricerca «Full innovation», commissionata da Fieragricola e curata da Nomisma, con gli interventi di Federico Bricolo, presidente di Veronafiere, Paolo De Castro, presidente di Nomisma, Denis Pantini, responsabile Agrifood di Nomisma. La ricerca, in particolare, analizza il ruolo dell’innovazione dal punto di vista delle imprese agricole quale fattore strategico di sviluppo per affrontare le grandi sfide del settore, dai cambiamenti climatici a quelli di mercato. Parallelamente, la ricerca indaga su come è percepita dai consumatori l’innovazione per la produzione agricola ed alimentare.
 
Gli «Stati generali della zootecnia». Sul fronte zootecnico, Fieragricola ospiterà venerdì 6 febbraio (ore 11, Auditorium Verdi, Palaexpo -1) gli «Stati generali della zootecnia», organizzati da Veronafiere in collaborazione con Assalzoo, l’Associazione nazionale tra i produttori di alimenti zootecnici, che nel 2024 ha sviluppato un fatturato vicino a 9,9 miliardi di euro e che grazie a investimenti in ricerca e sviluppo nell’ordine del 150 milioni di euro all’anno contribuisce ad esplorare le nuove frontiere dell’alimentazione degli animali da reddito.

Fra gli eventi in programma nel ring, il 23° Open Holstein Dairy Show dedicato alla Black e Red Holstein (venerdì 6 febbraio) e le rassegne internazionali dedicate alle razze Jersey e Bruna (giovedì 5 febbraio). Venerdì 6 febraio, Anafibj, l’Associazione nazionale degli allevatori di Frisona Italiana, Bruna e Jersey, organizzerà la prima edizione della «Supreme Champions», una finalissima che incoronerà la regina assoluta fra le campionesse di razza Black e Red Holstein, Bruna e Jersey.

Sabato 7 febbraio la zootecnia d’eccellenza torna protagonista a Fieragricola 2026 con la Mostra Nazionale del Libro Genealogico della razza Bruna, uno degli appuntamenti più attesi e rappresentativi del settore, dove, allevatori, tecnici e appassionati potranno assistere a un evento che celebra la storia, la selezione genetica e il valore produttivo di una delle razze bovine più identitarie del panorama italiano. Grazie alla collaborazione con ANARB – Associazione Nazionale Allevatori Razza Bruna, Fieragricola si conferma ancora una volta il punto di incontro tra tradizione zootecnica e innovazione, valorizzando la qualità e la competitività delle filiere italiane.
Con AIA-ITALIALLEVA Associazione Italiana Allevatori va in scena una rassegna tecnico-divulgativa del patrimonio zootecnico italiano organizzata in collaborazione con le Associazioni Nazionali Allevatori di razza e specie.

Fonte: servizio stampa VeronaFiere