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Ministero Agricoltura: approvati interventi economici a favore di zucchero, filiera ovicaprina, pesca e settore irriguo-bonifica per il Sud

Giancarlo Galan, Ministro delle Politiche Agricole

Il Cipe (Comitato Interministeriale per la programmazione economica) ha approvato la proposta di riparto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Giancarlo Galan, dei 100 milioni di euro destinati al settore agroalimentare nell’ambito del Fondo Infrastrutture (ai sensi dell’art. 2, comma 55, della Legge n. 191/2009, finanziaria 2010).

Le risorse sono destinate per 64 milioni di euro a copertura del fabbisogno per l’erogazione dell’aiuto nazionale alla quota zucchero prodotta in Italia nelle campagne di commercializzazione 2009/2010 e 2010/2011. Altri 4 milioni sono stanziati per interventi tesi a sostenere il rilancio della filiera ovicaprina. Tale intervento si affianca alle altre azioni definite dal Mipaaf nell’ambito del Tavolo di filiera, e che riguardano l’azione specifica per i formaggi ovini nell’ambito del Programma Indigenti 2011 e la definizione di un accordo interprofessionale ai sensi del D.lgs. 102/2005. Gli interventi a favore della ristrutturazione del settore della pesca, in particolare riferiti alla razionalizzazione della catena logistica e di commercializzazione avranno una dotazione di 15 milioni di euro. Altri 7 milioni di euro sono destinati al rifinanziamento dei Piani di settore, e 4 milioni di euro al rifinanziamento del Piano di azione del settore dell’agricoltura biologica. Ulteriori 6 milioni di euro sono destinati a supporto dei sistemi informativi e dei controlli nei settori agricolo e della pesca.

Fondi per il settore irriguo e bonifica per il Sud. Il Cipe ha inoltre approvato un importante programma di interventi nel settore irriguo e della bonifica, per un importo di circa 177 milioni di euro. Si tratta di infrastrutture, localizzate nel Sud d’Italia, strategiche non solo per l’agricoltura italiana, ma anche per l’assetto del territorio e la protezione del suolo, ruolo che, sempre più spesso, il complesso sistema irriguo è chiamato a svolgere. Gli interventi previsti, realizzati dai Consorzi di bonifica, coniugano obiettivi di risparmio e uso razionale della risorsa idrica, quando essa è scarsa, regolazione delle acque, quando esse siano eccessive e, infine, presidio del territorio, con opere di stabilizzazione di sponde e tratti franosi. Approvata anche una disposizione che scoraggia ritardi nella realizzazione delle opere, prevedendo la revoca dei finanziamenti nel caso in cui le procedure per l’appalto dei lavori non siano concluse entro 18 mesi dalla concessione.

(Fonte Ministero Politiche Agricole)

Domenica 21 novembre è la Giornata Nazionale dell’Albero

Il Ministero dell’Ambiente per la Giornata Nazionale dell’Albero 2010 in collaborazione con le Regioni, l’ANCI, l’UNCEM, il Corpo Forestale dello Stato, FareAmbiente e d’intesa con il Ministero dell’Istruzione e il Ministero delle Politiche agricole, propone la piantumazione in contemporanea, per il 21 novembre alle ore 12.00, in ogni Comune che aderisca all’iniziativa, di un numero di alberi proporzionale ai nati nella fascia di appartenenza del singolo Comune sulla base della popolazione residente.

In Veneto, Fare Ambiente patrocina e coordina l’evento. La piantumazione dovrà essere effettuata, in terreni che abbiano un particolare valore sotto il profilo dei temi cardine prescelti: la lotta all’illegalità e la piantumazione come cura del territorio per contrastare il dissesto idrogeologico. Gli alberi, forniti dal Ministero dell’Ambiente, dal Corpo Forestale dello Stato e dai vivai regionali, saranno messi a disposizione dei Comuni alcuni giorni prima del 21 novembre. Ogni Comune può aderire, molto semplicemente, attraverso un form, il quale, inserendo alcune informazioni, consentirà la registrazione online. Fare Ambiente è in prima linea anche e soprattutto in Veneto, patrocinando l’evento e coinvolgendo quante più amministrazioni possibili. Per info: Coordinatore Regionale Giovani di Fare Ambiente Dott. Marco Abordi, email: m.abordi@terrasrl.com

Perché la giornata dell’albero. La Giornata dell’Albero è un’occasione per richiamare l’attenzione di tutti, ma soprattutto dei più giovani, sull’importanza dei boschi e delle foreste, sul loro fondamentale ruolo di polmone verde per la Terra. Gli alberi, comparsi sulla Terra circa 300 milioni di anni fa, costituiscono un elemento indispensabile dell’ecosistema, per combattere i cambiamenti climatici, per ridurre il gas serra per il ciclo della vita e per garantire la sopravvivenza delle specie.
Circa 10 mila anni fa, finita l’ultima glaciazione, l’Italia era abitata da non più di 30-35 mila persone e i boschi ricoprivano quasi l’intera penisola. Con l’aumento della popolazione iniziò in modo sistematico ad essere utilizzato il legno per le costruzioni e tutti gli strumenti di lavoro e di trasporto; ciò, insieme al fiorire della pastorizia e dell’agricoltura, comportò la progressiva diminuzione del patrimonio boschivo. Attualmente la superficie forestale in Italia ha una estensione stimata (fonte Corpo Forestale dello Stato) pari a 10.467.533 ettari, corrispondente al 34.7% della superficie territoriale.

L’albero è anche uno strumento indispensabile per tutelare l’equilibrio idrogeologico del territorio. Infatti, la gran parte dei boschi (79,6%) non è toccata da fenomeni di dissesto. La distruzione degli alberi e delle foreste del pianeta non comporta soltanto gravi danni ecologici, ma fa scomparire anche un prezioso patrimonio culturale dell’umanità ricco di storia. Per i molti motivi che rendono l’albero fondamentale per la vita sulla Terra, su proposta del Ministero dell’Ambiente, è stato approvato dal Consiglio dei Ministri, il disegno di legge “Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani” con l’obiettivo, fra l’altro, di dare nuovo impulso alla Festa dell’Albero, festa di antiche tradizioni presente fin dal 1898 nel nostro Paese e nei ricordi di molti. Grazie a questo disegno di legge, il 21 novembre di ogni anno si celebrea per l’appunto la «Giornata nazionale dell’albero» al fine di perseguire, attraverso la valorizzazione dell’ambiente e del patrimonio arboreo e boschivo, l’attuazione del protocollo di Kyoto e le politiche di riduzione delle emissioni di CO2, la prevenzione del dissesto idrogeologico e il miglioramento della qualità dell’aria.

(fonte Fare Ambiente Veneto/Ministero dell’Ambiente)

Lettera aperta ai giornalisti italiani sull’alluvione nel Veneto del presidente Argav

Fabrizio Stelluto, presidente Argav

(di Fabrizio Stelluto, presidente Argav) Preg.mi Colleghi, cosa sta succedendo ai mass-media italiani?

Come giornalisti agroalimentari ed ambientali di Veneto e Trentino Alto Adige siamo avviliti e sbalorditi di fronte alla sostanziale disattenzione, con cui, a livello nazionale, si sta seguendo il dramma delle migliaia di sfollati (un termine, persino, desueto) veneti a seguito di un alluvione peggiore che nel ’66.

Sulle prime pagine dei quotidiani (non quelli locali), nella migliore delle ipotesi, c’è solo un richiamo; nelle pagine interne, i pezzi si fanno con le agenzie; ci si affida ai collaboratori locali, non ci sono inviati (almeno fino ad oggi); i servizi radiotelevisivi non sono in apertura; i talk-show (salvo qualche encomiabile eccezione) parlano d’altro. Eppure, qui, c’è un esodo di persone costrette a cercare ospitalità da amici e parenti o in ricoveri d’emergenza. Chiunque abbia vissuto l’incidente domestico della rottura di un tubo, sa cosa vuol dire avere una perdita d’acqua in casa; provate a pensare abitazioni, negozi, case rurali invase dall’acqua per giorni… e poi ci sono gli scantinati, che spesso raccolgono le memorie di una vita.

Professionalmente mi occupo, da anni, di comunicare i temi legati alla salvaguardia idrogeologica (sono Responsabile Comunicazione dell’Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni) e quindi so a quanti colleghi ho indicato situazioni di emergenza e quanti ne ho accompagnati in occasione di eventi calamitosi. Qui, invece, sul Veneto, è evidente un’ingiustificata incomprensione nazionale della tragedia. Eppure, con tutto il rispetto, non è franato un versante scosceso: si è allagata una città come Vicenza ed è stata messa in ginocchio una delle aree economicamente più vivaci del “mitico” Nordest (senza dimenticare le vittime). Vorrà pure dire qualcosa?

Ma quale colpa hanno i veneti per meritare questo ostracismo? A Roma, tra il serio ed il faceto, mi hanno detto che è perchè non sono piagnoni. Allora è bene che si sappia: il veneto si rimbocca le maniche, ma piange il proprio dolore ed  è più amaro degli altri. Se davvero crediamo in un Paese unitario, aiutateci a farlo capire.

Il presidente Argav, Fabrizio Stelluto, è stato ospite di Radio Vaticana sabato 6 novembre scorso. Ad intervistarlo sulla situazione idrogeologica del Veneto è stato il giornalista, Federico Piana.

Presentata a Praglia (PD) la Carta della Natura del Veneto

foto Arpav Veneto

E’ stata presentata nei giorni scorsi al Centro Congressi dell’Abbazia di Praglia (PD), la Carta della Natura del Veneto. In scala 1:50.000 sono stati cartografati quasi due milioni di ettari di territorio regionale e sono stati identificati 90 habitat naturali, un numero che attesta la grande biodiversità presente nella regione, il totale degli habitat censiti in tutta Italia, infatti è oggi di 230. Gli habitat naturali ‘più diffusi’ in Veneto sono per il 49% coltivazioni e piantagioni arboree, 22% foreste, 8,4% cespuglieti e praterie; 5% acque di fiumi e laghi; 2,5% rupi ghiaioni e sabbie; 1% comunità costiere, 0,2% torbiere e paludi mentre il restante 12% di territorio corrisponde alle aree industriali e ai centri urbani.

Indicatori usati: vulnerabilità ecologica e pressione antropica. Lo studio nasce dalle indicazioni della Legge Quadro sulle aree naturali protette che prevede la realizzazione di uno strumento conoscitivo del territorio per individuare lo stato dell’ambiente naturale in Italia evidenziandone il valore ambientale e la vulnerabilità. Tra gli indicatori usati per conoscere lo stato delle risorse naturali vi sono ‘la sensibilità ecologica’ intesa come ‘vulnerabilità’ che evidenzia quanto un biotopo rischi il degrado perché popolato da specie in via di estinzione e la ‘pressione antropica’ vale a dire il ‘disturbo’ indotto su un biotopo dalle attività umane e dalle infrastrutture presenti nel territorio.

Situazione in Veneto. La ‘sensibilità ecologica’ risulta ‘bassa’ in pianura dove la natura cede il passo alle attività industriali e all’urbanizzazione, ‘media’ nelle zone collinari e decisamente ‘alta’ e ‘molta alta’ in montagna, nei fiumi e nella zona costiera. Per quanto riguarda la ‘pressione antropica’ è ancora la pianura, soprattutto nella zona tra Venezia e Padova a subire l’impatto più alto, mentre la natura ha la meglio sull’azione umana in montagna e nella laguna. Lo studio è stata curato dall’Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale – ISPRA e dall’Agenzia Regionale per la Prevenzione e Protezione Ambientale del Veneto – ARPAV in collaborazione con Regione del Veneto e Servizi Forestali.  Il volume ‘Carta della Natura del Veneto’ si può scaricare gratuitamente da www.arpa.veneto.it.

(fonte Asterisco Informazioni)

Maltempo in Veneto: danni per oltre 10 milioni di euro

In queste ore Coldiretti Veneto sta facendo la conta dei danni dell’ondata di maltempo che si è abbattuta su tutta la regione provocando esondazioni con campi allagati, semine perdute, coltivazioni, danni agli allevamenti e serre distrutte. E’ quanto emerge da un primo bilancio  sugli effetti del maltempo che ha colpito a macchia di leopardo città e campagne dove insieme ai disagi per la viabilità si registrano anche i problemi all’agricoltura.

La più colpita è Vicenza insieme a Verona dove non  hanno tenuto gli argini dei fiumi Alpone,  Chiampo, Tramigna  e Bacchiglione causando l’alluvione di 1.500 ettari nella provincia vicentina e 600 in quella scaligera con danni ingenti soprattutto ai centri abitati e agli insediamenti produttivi.

A Padova i comuni più provati sono Saletto e Ponte San Nicolò, dell’immediata periferia urbana, a farne le spese numerosi capi di pollame di un allevamento della zona. L’inondazione del Roncaiette potrebbe essere ancora più consistente se la falla non tiene. Non è stata risparmiato neanche il perimetro di Montagnana. Fortunatamente gli agricoltori sono intervenuti prontamente mettendo in salvo bovini e maiali, ma niente si è potuto fare per i campi di tabacco come gravi sono le perdite di serre florovivaistiche e fungaie.

Nella Marca trevigiana preoccupa il livello del Livenza e del Monticano che continua a salire. Le forti precipitazioni hanno allagato i campi di ortaggi senza creare, comunque, difficoltà serie alle coltivazioni di radicchio. Molto dipenderà dall’evoluzione del tempo che potrebbe aggravare una situazione già precaria. L’elevato rischio idrogeologico – sottolinea Coldiretti – dipende anche dalla sottrazione dei terreni per usi industriali, residenziali, civili ed infrastrutturali, oltre che all’abbandono delle zone marginali. Il rapido processo di urbanizzazione spesso incontrollata non e’ stato accompagnato da un adeguamento della rete di scolo delle acque ed è necessario intervenire per invertire questa  tendenza. Da non dimenticare anche la questione dei cambiamenti climatici in atto che – conclude la Coldiretti – si manifestano con maggiore frequenza alimentando eventi estremi, sfasamenti stagionali, con aumento delle temperature estive e una modificazione della distribuzione delle piogge.

(fonte Coldiretti Veneto)

Emergenza idrogeologica al Nord Italia: Consorzi di bonifica in prima linea

Vicenza: via XX settembre all'altezza della pasticceria Bolzani (foto 2punti.it)

Di fronte all’emergenza idrogeologica che sta colpendo il Nord Italia, Massimo Gargano, presidente Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni (A.N.B.I.) afferma: ” I Consorzi di bonifica sono in prima linea e continueranno a fare la loro parte, spetta però a Governo e Regioni operare scelte concrete per la prevenzione della sicurezza del territorio”.

L’Italia non può permettersi la perenne emergenza. “Stavolta il maltempo colpisce il Nord Italia e, per l’ennesima volta, siamo a piangere morti e contare i danni, scrutando il cielo – continua Gargano-. Da molte ore i lavoratori dei consorzi di bonifica sono impegnati, assieme alle altre realtà operanti sul territorio, a contenere le conseguenze di una situazione di grave crisi idrogeologica; abbiamo grande stima per l’opera della Protezione Civile, ma l’Italia non può permettersi di operare perennemente in emergenza. E’ necessario investire nella prevenzione.”

Ancora nello scorso febbraio, abbiamo presentato un Piano Pluriennale per la Riduzione del Rischio Idrogeologico, che prevede 1365 interventi, perlopiù immediatamente cantierabili in tutte le regioni italiane, per un investimento complessivo di 4.183 milioni di euro da reperire anche attraverso una proiezione quindicennale dell’impegno di spesa, che potrebbe realizzarsi mediante mutui.  “Siamo tuttora in attesa – conclude Gargano – di un cenno di disponibilità da parte del Ministero dell’Ambiente. Noi continueremo a fare la nostra parte, ma ci appelliamo a Governo e Regioni, affinchè si dia vita ad un programma di azioni concrete in grado di ridurre il sempre più grave rischio idrogeologico dando, alle comunità ed al territorio, quella sicurezza, elemento indispensabile allo sviluppo della vita sociale ed economica.”

(fonte Anbi)

Giornalisti Argav in Cansiglio, ospiti di Veneto Agricoltura

I soci Argav in visita alla foresta demaniale reg.le del Cansiglio gestita da Veneto Agricoltura (foto Mirka Cameran Schweiger)

(di Umberto Tiozzo, socio Argav) Il 2011 sarà l’anno delle foreste, così Veneto Agricoltura ha inserito, tra le novità dei percorsi didattici per le scuole della Regione, anche la foresta del Cansiglio. E una “scolaresca” abbastanza singolare, costituita da una delegazione di giornalisti dell’Argav, è stata qui ospitata in anteprima lo scorso 11 ottobre, accolta dall’Amministratore unico, Paolo Pizzolato, e dal Capo ufficio stampa, Mimmo Vita, promotore e organizzatore dell’iniziativa.

La Dr.ssa Paola Berto "fa lezione" ai soci Argav. Alla sua sx, Paolo Pizzolato, Amm.me Unico Veneto Agricoltura (foto Umberto Tiozzo)

Un bosco pubblico da sempre. Dei circa 4.500 ettari di foresta del Cansiglio, la cosa più interessante è la fustaia di faggio, che la rende unica in Italia e che, all’epoca della Serenissima Repubblica di Venezia, le è valso l’appellativo di “Gran Bosco da remi di San Marco”. Un bosco che è stato sempre pubblico – ha spiegato Paola Berto nella “lezione” introduttiva tenuta presso gli uffici di Veneto Agricoltura situati proprio al centro della piana – sin dall’epoca dell’imperatore Berengario I, ben prima dell’anno mille. Oltre al faggio ci sono abete rosso, abete bianco (pur se in quantità ridotta), e qualche acero, che in mezzo all’ocra scuro dei faggi si riesce ad apprezzare bene in questo periodo in cui si tinge di oro. Dalla foresta gestita in maniera sostenibile certificata è nato il progetto “Assi del Cansiglio” per la produzione di pavimenti in legno, una vera novità nel comparto forestale, che valorizza tutto il territorio.

Effetto visibile dellinvesione termica conifere verdi in basso e latifoglie bruno ocra piu in alto (foto Umberto Tiozzo)

Cansiglio (Canséi, in dialetto locale) non è solo foresta, ma anche agricoltura di montagna. Ci sono cinque aziende a conduzione familiare con indirizzo zootecnico, il cui latte (anche biologico) viene lavorato nella latteria di Tambre, i cui prodotti si fregiano dell’appellativo “Cansiglio”, e in quella di Fregona (latte alta qualità). L’attività turistica riveste nel luogo una certa importanza solo nei fine settimana: con l’autostrada si arriva velocemente ai piedi della foresta, quindi in una mezz’oretta si sale nell’altopiano. La forte pressione del sabato e domenica, con pochissima gente infra-settimana, non crea condizioni economiche favorevoli per uno sviluppo significativo dell’offerta turistica. I ristoranti sono numerosi, ma c’è carenza di strutture ricettive; inoltre la stagionalità è breve, con inverni estremamente rigidi ma senza neve ed estati piovose. Si registrano precipitazioni intorno ai 1800 mm/anno, concentrate in piogge intense: il Cansiglio è il primo contrafforte alpino che incontrano le correnti d’aria umida provenienti dalla pianura. Il microclima dell’altopiano è particolare, la forma a catino impedisce il movimento dell’aria, per cui quella fredda, che è più pesante, si deposita sul fondo, generando il fenomeno dell’inversione termica. Un fenomeno che ben si apprezza nella stagione autunnale, quando le latifoglie virano dal verde all’ocra evidenziando la loro presenza nella parte più alta del catino che sale verso i 1.400 metri, mentre i margini della piana a quota mille si mantengono verdi per le conifere.

"lama" dove ristagna l'acqua piovana (foto Umberto Tiozzo)

La morfologia dell’altopiano è tipicamente carsica, per cui qui non ci sono corsi d’acqua, che percola nel terreno permeabile e va ad alimentare le falde della pianura. L’unica acqua presente da quando qui ha iniziato ad insediarsi l’uomo è quella delle “lame”, piccoli avvallamenti detti doline che si formano, appunto, per il carsismo e si riempiono poi di sostanze argillo-limose, che, impermeabilizzandone il fondo, permettono il ristagno dell’acqua piovana. Questi sistemi umidi sono estremamente importanti per l’abbeveraggio del bestiame e perché spesso costituiscono l’unico rifornimento idrico per la fauna selvatica.

Faggeto del Cansiglio (foto Umberto Tiozzo)

Cansiglio, terra di Cimbri. Ritrovamenti archeologici testimoniano che l’uomo preistorico ha visitato il Cansiglio, successivamente (12mila anni fa) oggetto di frequentazioni stagionali da parte di cacciatori seminomadi provenienti dalla vicina pianura. L’uomo ha iniziato a fermarsi più stabilmente quando qui sono arrivati per lavorare il legname i Cimbri, popolazione di abili taglialegna provenienti dall’altopiano di Asiago, di origine bavarese. (Cimbro è italianizzazione dal dialetto medievale bavaro-tirolese “zimberer”: boscaiolo, carpentiere e ancor oggi, in tedesco carpentiere si dice “zimmerer”, n.d.r.). Il loro primo insediamento è stato a Vallorch, con una famiglia Azzalini nel 1796. Gli insediamenti erano di minime dimensioni, costituiti dalla casa e dalla “hutta”, piccolo fabbricato dove veniva lavorato il legno, con il quale d’inverno si costruivano scatole e setacci che venivano venduti per sopravvivere. Inizialmente si fermavano solo stagione estiva, poi, alla decadenza di Venezia che non permetteva il soggiorno stanziale, i Cimbri iniziarono ad essere un po’ più stabili, anche se si racconta che fino alla fine del 1800 le donne andassero ancora a partorire a Roana (oggi circa 120 km per la via più breve, 25-30 ore di cammino, percorribili ragionevolmente in 3-4 giorni). Oggi i Cimbri del Cansiglio, riuniti in associazione, hanno ricostruito alcuni dei villaggi e mantengono viva la memoria delle tradizioni conservando ancora il loro dialetto, riconosciuto come minoranza linguistica.

Sul sentiero forestale in mezzo ai faggi (foto Umberto Tiozzo)

Ogni anno si ricavano 5-6mila metri cubi di faggio e 4mila di abete rosso. Terminata la “lezione in aula”, dopo una veloce visita alla retrostante “Casema Bianchin”, base missilistica Nato ormai dismessa, che Veneto Agricoltura intende riqualificare per scopi dimostrativo-didattici, tutti in jeep su, lungo una stradina forestale, per una escursione in mezzo alla fustaia di faggio. Le aree a faggeta sono costituite da piante tutte più o meno della stessa età. Il ciclo vitale dura 160 anni, che inizia dalla germinazione spontanea del seme, quindi si interviene col taglio ogni 15 anni, fino ai 140, togliendo le piante più brutte e sofferenti, lasciando quelle più grosse e più belle, che devono arrivare verso il 160esimo anno d’età. Gli alberi vengono tagliati in modo tale che il vento passi tra loro modellandoli ben dritti (fronti di correnti forti piegherebbero, rovinandoli, i fusti). Partendo da 3000 piante ettaro si arriva a 50, di un’altezza attorno ai 30 metri. Dalle chioma espanse cade giù tutt’intorno il seme, che origina la “rinnovazione”: alcune piante si lasciano ed altre si levano e ricomincia il ciclo. I tagli di piante in giovane età danno legna da ardere, successivamente si ottiene legna da opera (imballaggi, tavolame per pavimenti, le già ricordate “Assi del Cansiglio”).

Vivaio Pian del Spin (foto Umberto Tiozzo)

Faggi: tutti simili ma sempre diversi. Dopo la gradita e gustosa pausa pranzo al rifugio Col Indes, raggiunto percorrendo la strada che lambisce la riserva orientata Pian di Landro-Baldassarre, la giornata è proseguita con la visita al vivaio Pian dei Spin. Il vivaio è diretto da Roberto Fiorentin, il quale ha spiegato ai giornalisti che qui si producono piante per la rinaturalizzazione e la ricomposizione ambientale e specie adatte agli ambienti montani, partendo da seme raccolto direttamente nei boschi e in aree ecologicamente omogenee. Sono circa 150 le specie legnose, tra alberi ed arbusti, che qui si producono e recentemente l’attività si è ampliata alle specie erbacee (fiori, erbe) che hanno più problemi di sopravvivenza; spesso, infatti, le specie più rare albergano tra quelle erbacee. L’attività vivaistica di Veneto agricoltura si propone di contemplare tutta la biodiversità geografica che c’è nella nostra Regione. Si parte perciò da piante che vivono nelle dune del litorale per arrivare a quelle che vanno oltre il limite della vegetazione arborea. L’obiettivo è mettere a disposizione degli utenti alberi e arbusti con la garanzia della diversità genetica degli ecotipi locali, cioè provenienti da specie legnose autoctone. Un esempio: alberi di faggio se ne trovano anche in Danimarca e non si riesce a distinguerli visivamente dai nostri, ma il loro corredo genetico è stato diversificato dai millenni di selezione genetica che c’è stata per l’adattamento ai diversi ambienti naturali. Se dicessimo che un faggio vale l’altro non si tutelerebbe l’aspetto genetico: una parte della biodiversità è proprio quella che non si vede, cioè quella scritta nel codice genetico selezionato dalla natura, e che fa la differenza.

Conifera al 3° anno di vita (foto Umberto Tiozzo)

Una talea, per radicare, deve avere piedi al caldo e testa al fresco. Dopo questa presentazione generale, il gruppo è stato guidato tra i diversi appezzamenti dal responsabile Massimo Cason, il quale ha spiegato che in questo vivaio di quota (Pian dei Spin è situato a 1.077 metri sul livello del mare) vengono sviluppate la filiera delle conifere, quella delle latifoglie e quella della propagazione vegetativa. Le conifere necessitano di almeno 1-2 anni di semenzaio prima del trapianto, dato che i primi stadi della plantula sono molto lenti. Ad esempio, per l’abete bianco ci vogliono tre anni in semenzaio per avere una piantina trapiantabile e poi almeno altri due in contenitore per ottenere una pianta di altezza idonea e un buon apparato radicale nel pane di terra. Le latifoglie, invece, vengono seminate direttamente in contenitore perché nel giro di 1-2 anni sviluppano bene apparato radicale e parte epigea. La moltiplicazione vegetativa si effettua in serra, ponendo le talee nei “letti caldi” cioè su bancali con base riscaldata e irrigazione nebulizzata. Gli addetti ai lavori dicono: “una talea, per radicare, deve avere piedi al caldo e testa al fresco”. Le foglie, cioè, non devono disidratarsi, mentre, perché si sviluppino gli ormoni che servono per la formazione delle radici, il substrato che ospita la talea deve essere tenuto a determinate temperature (18-25°).

I cervi in Cansiglio (foto Mirka Cameran Schweiger)

Il bramito dei cervi in amore. Ultima tappa, quando il sole già scivolava dietro le montagne, al giardino botanico alpino “G. Lorenzoni” dove, in un solo ettaro e mezzo, si trova il compendio della vegetazione presente in Cansiglio. Gli ambienti, realisticamente e sapientemente riprodotti, sono quelli della foresta, degli arbusteti, dei prati, dei pascoli, dei macereti, delle vallette rivali, delle rupi, degli ambienti umidi (lame e torbiere). Giornata finita? Macché! Rientrando oramai all’imbrunire dalla fugace visita al villaggio Cimbro, mentre ci si accingeva a risalire in auto per rientrare, ecco lo spettacolo unico e insperato: numerosi branchi di cervi scesi sui prati ai margini del bosco, il maschio circondato dalle sue femmine, quasi incuranti della presenza umana. E allora fuori di nuovo le macchine fotografiche e via con gli scatti. Infine, finalmente davvero tutti in partenza, accompagnati dal bramito dei cervi in amore.

Visita dei soci Argav a Redoro Frantoi Veneti di Grezzana: qualità e aggregazione i punti cardine

22/10/10, Grezzana (VR) I soci Arga in visita a Redoro Frantoi Veneti (foto Mirka Cameran Schweiger)

(di Pietro Bertanza, socio Argav). Lo scorso 22 ottobre 2010 a Grezzana (VR) il mondo dell’olio Redoro ha aperto le porte ai giornalisti Arga, tra i quali non poteva mancare una rappresentanza dell’Argav. Incontro tenutosi per la presentazione alla stampa del nuovo impianto produttivo eco-sostenibile per la molitura a freddo delle olive. Un’attrezzatura all’avanguardia, ma che rispetta le antiche tradizioni della molitura con macine che, grazie alla spremitura a freddo, riescono a migliorare le qualità organolettiche e nutrizionali dell’olio extravergine, tutto questo rispettando l’ambiente.

Dall’oliva all’olio (dop). Nell’innovativo impianto le olive, conferite dagli oltre 600 associati e provenienti dalla zona di Grezzana e Mezzane (VR), vengono pesate, classificate in base alla qualità e versate nella tramoggia che le porta a subire un lavaggio neutro. Dopo la pulizia da foglie e picciolo le olive affrontano una macinatura morbida al fine di non alterare le caratteristiche intrinseche del frutto. La polpa di oliva viene conservata in ambiente con atmosfera e temperatura controllata (specificatamente in azoto, per evitare ossidazioni del prodotto, e mai sopra i 27 °C come imposto dal disciplinare dop). In seguito avviene la separazione della parte solida (circa l’87%) da quella oleosa (il 13 %) che andrà a costituire l’olio extravergine di oliva.

Il nuovo impianto della Redoro Frantoi Veneti (foto Redoro)

Uno sguardo all’ambiente. La tecnologia implementata da Redoro tiene conto anche dell’impatto sull’ambiente: infatti, lo scarto della produzione dell’olio viene utilizzato per produrre energia pulita tramite una caldaia a biomassa e l’elettricità richiesta per trasformare l’oliva in olio viene generata da un impianto fotovoltaico. Alcuni numeri dell’impianto: 30 q/ora di olive, 13% resa media in olio, 15-18 °C temperatura del magazzino, 10% del fatturato Redoro costo dell’investimento.

La qualità parte dal campo. Daniele Salvagno – responsabile vendite e marketing Redoro, nonché vicepresidente di Federdop olio – subito ha voluto spiegare l’importanza della qualità per Redoro. L’ha fatto svelandoci i tre segreti che stanno alla base di un buon olio. Il primo è la letamazione con letame di bovino che avviene negli oliveti degli associati Redoro, il secondo sta nella potatura che deve essere fatta tutti gli anni e non ad anni alternati come succede in molti casi; infine, l’uso di atomizzatori e acqua durante la fioritura per aumentare l’allegagione dei frutti. L’importanza del legame con il campo è ovvia, infatti l’olio di qualità si fa in campo.

2011 anno delle foreste: scuola venete, tutte (virtualmente) in bosco!

foto Veneto Agricoltura

Tutti alla scoperta della Foresta del Cansiglio, di Val Montina nel bellunese, di Valle Vecchia a Caorle, di Bosco Nordio a Chioggia, dell’ecosistema del Monte Baldo e di altre aree di grande interesse naturalistico in gestione a Veneto Agricoltura. E’ questa la new entry tra i percorsi didattici proposti da Veneto Agricoltura alle scuole della Regione.

Attività didattiche per la scuola. D’intesa con l’Ufficio Scolastico Regionale, Veneto Agricoltura propone per l’anno scolastico 2010-2011 una serie di incontri di educazione naturalistica, ma anche, come già proposto negli anni passati, di educazione agroalimentare e all’Europa. Obiettivo del progetto “Attività didattiche per la scuola” è quello di illustrare la ricchezza del patrimonio naturalistico del Veneto, nonché l’importanza di una corretta alimentazione e il ruolo dell’Unione Europea e delle sue Istituzioni.

Esplorazione virtuale con qualche visita in loco. L’iniziativa si rivolge agli studenti delle scuole medie e superiori e comprende anche dei momenti formativi e di aggiornamento per gli insegnanti. Il nuovo percorso didattico di educazione naturalistica introduce gli studenti alla scoperta di alcuni siti ambientali veneti di importanza europea inseriti nella Rete “Natura 2000”. Gli esperti di Veneto Agricoltura condurranno così i ragazzi nell’esplorazione virtuale (ma sono previste anche visite in loco) di alcune tra le aree naturalistiche più belle del Veneto. Per gli studenti sarà un susseguirsi di scoperte di carattere storico, ambientale, naturalistico e geologico, in altre parole di tutti quegli elementi che fanno comprendere il grande patrimonio della biodiversità.

Come iscriversi. Gli incontri nelle scuole avranno una durata di circa un’ora e trenta e saranno gratuiti per un numero limitato di classi selezionate sulla base della priorità di iscrizione. Accanto agli itinerari educativi naturalistici, Veneto Agricoltura propone dei percorsi legati all’educazione agroalimentare (mangiare sano con i prodotti tipici del Veneto) e all’Europa, tenuti dagli esperti di Europe Direct Veneto, lo sportello europeo di Veneto Agricoltura. Info: tel. 049 8293760, oppure scaricare il catalogo con tutte le proposte didattiche per l’anno scolastico 2010-2011 collegandosi al sito di Veneto Agricoltura alla voce editoria.

(fonte Veneto Agricoltura)

Premio del Paesaggio del Consiglio d’Europa 2010-2011: entro il 31 ottobre 2010 la presentazione dei progetti

Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali promuove l’iniziativa “Segnala un progetto” nell’ambito delle attività previste per individuazione della candidatura italiana da sottoporre al Premio del Paesaggio del Consiglio d’Europa 2010-2011.Chiunque può contribuire all’iniziativa comunicando attraverso un’apposita form online le informazioni ritenute utili per l’illustrazione dell’intervento. La segreteria organizzativa individuerà il soggetto promotore che sarò invitato  a partecipare alla procedura di selezione. Progetti, piani e azioni sul territorio in linea con la Convenzione Europea del Paesaggio devono essere presentati alla segreteria organizzativa entro il 31 ottobre 2010 seguendo quanto previsto nel sito www.premiopaesaggio.it. Un questionario online permetterà di verificare le caratteristiche di rispondenza del progetto ai principi del premio: sostenibilità, ruolo esemplare, partecipazione pubblica, sensibilizzazione. Il premio non è destinato all’autore dell’opera ma all’amministrazione promotrice che la gestisce. Questa può tuttavia delegare professionisti che hanno preso parte al progetto a compilare la form ed inviare i materiali elencati nella procedura di selezione presente nel sito internet.

(fonte Ministero Beni e Attività culturali)