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15-18 giugno 2010: i maggiori esperti del mondo del vino s’incontrano a Soave (Vr)

cantina sociale di Soave Borgo Rocca Sveva

Da martedì 15 fino a venerdì 18 giugno 2010 i riflettori mondiali del vino si accenderanno su Soave (VR), capoluogo della ricerca in viticoltura. Nella Cantina sociale di Soave (Borgo Rocca Sveva) si svolgerà infatti l‘Ottavo Congresso Internazionale “Terroir”, dove si discuterà di zonazione, territorio, ambiente e paesaggio in rapporto alla qualità e tipicità del vino.

Al convegno, i 150 maggiori esperti mondiali di vino. Promossa ogni due anni dall’O.I.V. (Organizzazione Internazionale della Vite e del Vino di Parigi), questa edizione, realizzata in collaborazione con il CRA di Conegliano, Regione e Veneto Agricoltura, vedrà la presenza di relatori provenienti da ventuno Paesi per una sessantina di interventi circa. Gli argomenti indicano quanto sia in evoluzione il vino e le sue declinazioni: le zonazioni storiche nel mondo, lo studio dell’ambiente attraverso nuovi modelli e strumenti, il clima nelle ere storiche e i cambiamenti climatici attuali, gli eventi geologici che hanno portato alla formazione dei suoli e la loro influenza sulla qualità dei vini, le aree viticole storiche del mondo, il paesaggio e il suo immaginario sulla qualità del vino, le tecniche colturali per massimizzare il valore dell’ambiente, il vigneto e la sua sostenibilità ambientale.

Un’occasione per scoprire il territorio. “Questa edizione – affermano Diego Tomasi e Antonio De Zanche, rispettivamente del CRA e Veneto Agricoltura – oltre alle sessioni ordinarie, che hanno reso celebre l’evento nel mondo, darà particolare risalto all’aspetto culturale e paesaggistico della viticoltura e del vino”. Per questo sono previsti tour conoscitivi in alcune tra le aree più prestigiose del Veneto abbinando alle visite enologiche momenti di conoscenza del territorio e delle sue tipicità come le “marogne” nel Valpolicella e il confronto tra paesaggi nuovi ed antichi a Collagù (TV),  nell’area del Prosecco.

(fonte Veneto Agricoltura)

Arev: necessaria la nascita di un Osservatorio della viticoltura europea

regioni viticole europee

Riuniti in seduta plenaria a Parenzo (Istria, Croazia), i rappresentanti politici e professionali dell’Arev – Assemblea delle Regioni europee viticole, dopo essersi scambiati le proprie esperienze in materia di attuazione della riforma dell’Ocm Vino, ed in conformità con le disposizioni prese ad Evora 2009, hanno adottato all’unanimità una risoluzione.

Ocm vino: una riforma zoppa. Constata la difficile situazione dei mercati vitivinicoli nella maggior parte delle regioni europee nonostante le importanti misure di estirpazione e di promozione promosse dal 2008, l’Arev teme che non siano realizzabili i maggiori obiettivi della riforma, che erano quelli di incrementare la produttività dei produttori europei, di recuperare quote di mercato sul mercato mondiale e di ristabilire l’equilibrio fra domanda ed offerte. Ha il timore che la deregolamentazione avviata accresca al contrario gli effetti nefasti al livello socioeconomico, in particolare per le piccole e medie imprese.

Riformare la riforma. In tale contesto, l’Arev esige che la valutazione degli effetti della riforma imposta alla Commissione in occasione del Consiglio dei ministri dei giorni 18 e 19 dicembre 2008, stipulata all’articolo 184 N.8 del Regolamento CE 1234/2007, non costituisca un semplice rapporto in itinere, ma un’occasione di decidere sulla necessità di riformare la riforma alla luce del suo impatto economico, sociale ed ambientale, cioè:

  • il mantenimento del quadro generale dei diritti d’impianto,
  • il mantenimento ed il rafforzamento del catasto viticolo,
  • il mantenimento delle regole di etichettatura che distinguono i Dop/Igp  e gli altri vini,
  • il mantenimento del dispositivo finanziario proprio del settore viticolo nel asse uno,
  • la libertà per gli Stati membri di orientare gli aiuti dell’Unione europea (promozione all’esterno o all’interno dell’Unione europea oppure in favore di vitigni a carattere particolare, come i vitigni a forte pendenza…).

Inoltre, l’Arev reitera la richiesta urgente per l’attivazione di un Osservatorio della viticoltura europea, che dia i mezzi di conoscere con precisione la situazione nelle diverse regioni e nei diversi Stati.

(fonte Arev)

A Cantine Aperte partecipa anche il Centro per la Viticoltura, l’Enologia e la Grappa di Conegliano (Tv)

Centro Regionale per la Viticoltura, l’Enologia e la Grappa di Conegliano

Con “Cantine Aperte”, domenica 30 maggio 2010 si muove l’Italia del vino, prodotto principe del nostro agroalimentare. E anche quest’anno Veneto Agricoltura farà la sua parte aprendo al pubblico il proprio Centro Regionale per la Viticoltura, l’Enologia e la Grappa  di Conegliano (Tv), istituito presso l’Istituto scolastico enologico “G.B. Cerletti” e dedito alla sperimentazione in viticoltura.

L’attività del Centro di Veneto Agricoltura è intensa: spicca in particolare la “Zonazione” dell’area del Piave (con la collaborazione del CRA-VIT di Conegliano), una complessa indagine che punta ad individuare tra l’altro la giusta vite in relazione al terreno, al fine di aumentarne la resa in termini di produzione vitivinicola; la selezione clonale (clonazione per innesto al fine di selezionare grappoli con forme, caratteristiche e propensioni specifiche); il recupero dei vecchi vitigni di cui sarà possibile la degustazione; le micro vinificazioni per il miglioramento del prodotto, e la ricerca nel settore grappa, in collaborazione con l’Istituto della Grappa Veneta.

Vino biologico: rinviata la decisione Ue

“Il rinvio della decisione comunitaria sul vino biologico fa, a dir poco, cadere le braccia: anche questa volta, come già per l’OCM vino, le sorti dei produttori vengono messe nelle mani dei Paesi non produttori. Il Veneto è il maggiore produttore di vino biologico e dovrebbero essere gli altri a chiederci che ne pensiamo, e invece ne dobbiamo subire le decisioni”. E’ sconcertato, e forse anche un po’ sconfortato, l’assessore all’agricoltura del Veneto Franco Manzato, per un rinvio “che non sembra preludere a nulla di buono, arenato – pare – sulla questione dei solfiti. Stiamo forse prendendo in giro i consumatori al massimo livello?”

Regole per il “vino biologico”: a decidere, che siano i produttori. Il problema è solo apparentemente semplice: attualmente in Europa e in Italia non c’è il “vino biologico”, ma il vino “prodotto da uve biologiche”. Questo perché non ci sono regole precise per quali trattamenti riservare in cantina a queste uve per poter definire “biologico” il prodotto finale. I solfiti sono un elemento che si produce naturalmente nella trasformazione dell’uva in vino e che serve a preservalo dalle alterazioni naturali. Fissare una quantità significa di fatto autorizzarne anche un utilizzo “dall’esterno”, “fissarlo per il vino biologico a un livello poco più basso di quello già oggi legale per il vino “normale” – dice Manzato – è semplicemente poco serio, tenuto conto che i solfiti non sono un medicinale per gli esseri umani e che creano in alcuni individui problemi di intolleranza. Facciamo decidere i produttori, quelli veri. Invito il nostro governo ad un’azione forte su questo tema che apre più di una crepa sul sistema biologico in generale”.

Il Veneto è leader nazionale nelle coltivazioni biologiche, con 18 mila ettari di superficie dedicata (il 2 per cento della Superficie Agricola Utilizzabile della regione). Sul totale dell’export nazionale di prodotti biologici, il Veneto detiene una quota del 40 per cento, costituita per il 90 per cento da ortofrutta e vino, quest’ultimo vero e proprio fiore all’occhiello e prodotto principalmente nelle DOC Lison Pramaggiore (l’area omogenea vitata biologica maggiore al mondo), nella DOCG Conegliano Valdobbiadene, e nelle DOC veronesi.

(fonte Regione Veneto)

Città del Vino: bene Galan su colline Prosecco patrimonio Unesco

“Esprimiamo il nostro appoggio al Ministro Galan per l’avvio del procedimento di candidatura delle colline del Prosecco tra i siti Patrimonio dell’Umanita’, un’iniziativa fondamentale per la tutela e la valorizzazione dei territori vitivinicoli italiani. E un segnale importante perche’ sarebbe il primo paesaggio vitato italiano tutelato dall’Unesco, mentre in Francia, Portogallo, Ungheria e Svizzera esistono gia”’: è quanto sottolinea Paolo Benvenuti, direttore generale delle Citta’ del Vino, l’associazione dei territori a piu’ alta vocazione vitivinicola in Italia, dopo l’annuncio da parte del Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Giancarlo Galan della richiesta di inserimento delle colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene nella lista propositiva dei siti Patrimonio Mondiale dell’Umanita’ dell’Unesco.

Viticoltura di montagna e delle isole? Praticamente eroica! Le Citta’ del Vino rivolgono il loro appello al Ministro Galan per ”valutare la possibilita’ di mettere a disposizione risorse specifiche per la tutela della vitivinicoltura cosiddetta ”eroica” di montagna e delle isole, di cui l’Italia e’ ricca di esempi, non solo come importante segmento produttivo del mondo del vino italiano, ma come strumento di conservazione della storia, della cultura e delle tradizioni locali e per il suo ruolo fondamentale nella conservazione del paesaggio rurale italiano”.

(fonte Asca)

15-17 maggio 2010: a Vino in Villa il mondo “garantito” si presenta

Dal 15 al 17 maggio il mondo “Garantito” si presenta a Vino in Villa, Festival Internazionale del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore. Molti i motivi per non mancare. Anzitutto la possibilità di conoscere il mondo Docg (Denominazione di Origine Controllata e Garantita) degustando per la prima volta la Docg Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore grazie a circa 100 aziende e 300 vini, cui si affiancheranno i 43 vini docg d’Italia, noti e meno noti, dal Piemonte alla Sicilia.

E ancora, l’opportunità di scoprire un grande artista del Cinquecento, Cima da Conegliano, grazie alla mostra Cima: Poeta del Paesaggio e alla visita delle colline del Prosecco, immortalate nelle sue opere, ora in lista per la candidatura a Patrimonio Unesco. Non mancheranno gli appuntamenti per chi ama la cultura con I Simposi. Per i professionisti, l’incontro più atteso sarà il lunedì per “l’Atto Unico”, ovvero l’interpretazione del piatto unico secondo la Scuola Internazionale di Cucina Italiana Alma. Un incontro all’insegna della modernità
e dell’alta cucina. Il Castello di San Salvatore, splendido borgo del XIII secolo, farà da cornice all’evento.

(fonte Consorzio Tutela Prosecco Conegliano Valdobbiadene)

Cantine “amiche dell’ambiente”

foto Adn Kronos

Non si butta via niente e si fa tutto in “casa”, proprio come una volta, lungo una via colorata di verde che permette di abbattere i costi e contrastare la crisi. E’ questa la filosofia della cantina “environmental friendly”, luogo in cui si uniscono tradizione ed innovazione all’insegna della sostenibilità ambientale, e dove le parole chiave sono due: risparmio da una parte e autoproduzione dall’altra.

Dalle bottiglie alleggerite alle etichette in carta riciclata alla bio-benzina. “L’ecosostenibilità è il tema più forte con il quale, nei prossimi anni, tutti i settori produttivi si dovranno confrontare”,  spiega Giacomo Mojoli, docente della Facoltà del Design del Politecnico di Milano. Ma nel mondo dell’enologia si moltiplicano gli esempi capaci di rispondere alla logica “green”: dalle bottiglie alleggerite alle etichette in carta riciclata fino alla bio-benzina ottenuta con l’etanolo, perché sempre di più, dal campo alla cantina, il vino può essere un alleato dell’ambiente e della sostenibilità. Secondo Giacomo Mojoli “stiamo andando oltre a quella che fino a poco tempo fa poteva essere una questione di élite, oltre il biodinamico e il biologico, perché l’ecosostenibilità è un tema che attraverserà tutta la produzione, una sfida non solo per le piccole realtà, ma per tutti, dal punto di vista delle scelte agronomiche, ma soprattutto di una visione complessiva di tutte le fasi produttive”.

Una logica “green” in cantina. E’ il caso delle cantine “environmental friendly”, che non si basano più solo sulla vitivinicoltura biologica e biodinamica – che per la difesa ed il nutrimento delle piante ammettono solo sostanze che si trovano in natura o che l’uomo può ottenere con processi semplici – ma si impegnano anche per la riqualificazione del territorio in cui operano, con pratiche che vanno, ad esempio, dall’inerbimento per salvaguardare i terreni dall’erosione al recupero dei terrazzamenti contro le frane. Ma non solo, perché tra le regole da seguire per le cantine ecosostenibili c’è anche la riduzione dei consumi idrici e del fabbisogno di acqua delle viti, con l’irrigazione dei vigneti  localizzata o attraverso sistemi di raccolta e conservazione delle acque, insieme all’utilizzo, quanto più possibile, delle energie rinnovabili, grazie all’abbondante disponibilità di risorse naturali nelle campagne, quali il sole e le biomasse (gli ammassi di materiale organico generato dai vigneti). Non per ultima, la riduzione delle emissioni e dell’inquinamento, dell’aria e dell’acqua, attraverso la manutenzione degli impianti e l’impiego di impianti di depurazione, e dell’ambiente in generale, con la raccolta differenziata.

Non va dimenticato il vasto settore della bio-architettura. Le nuove cantine sono ideate e progettate tenendo conto del loro impatto sull’ambiente. “La scommessa è sì pensare alla viticoltura sostenibile – prosegue Mojoli – ma più complessivamente questo significa pensare a cantine interamente sostenibili, dalla terra alla progettazione architettonica. L’aspetto agronomico dei vigneti è il fulcro attorno al quale deve girare il tutto, ma ciò che conta è l’aspetto generale della produzione, dall’energia all’acqua, dalle materie prime all’impatto delle emissioni di Co2 nell’ambiente. Se abbiamo già iniziato a pensare positivamente ad una vitivinicoltura sostenibile, ora è il momento di pensare all’impatto delle cantine ecosostenibili a tutto campo. E’ una sfida globale – conclude Mojoli – che dovrà tener conto e andare di pari passo con le ricerche e gli studi sull’ecosostenibilità. La novità sta nel fatto di vedere in modo multi-disciplinare il percorso che un’azienda può fare lungo la via dell’ecosostenibilità, allargando il ragionamento a tutta la filiera, e non solo all’aspetto agronomico”.

(fonte Veronafiere)

19 aprile: Sagrantino Day International 2010

Consorzio Tutela vini Montefalco

Lunedì 19 aprile 2010 torna il Sagrantino Day International, la degustazione internazionale organizzata dal Consorzio Tutela Vini Montefalco in collaborazione con l’Associazione Italiana Sommeliers e la Worldwide Sommelier Association.

Il Sagrantino Day International 2010 coinvolge 34 città italiane e straniere: da Torino a Londra, da Bruxelles ad Amsterdam, più di 3000 sommelier effettueranno in contemporanea una degustazione alla cieca di campioni di Montefalco Sagrantino DOCG, Montefalco Rosso DOC e Montefalco Sagrantino DOCG Passito provenienti da 19 aziende del territorio umbro in abbinamento a prodotti tipici (salumi, formaggi…). Si tratta di una manifestazione unica che trasforma i produttori in ambasciatori delle eccellenze enologiche. A ognuno di loro viene offerta la possibilità di presentare la denominazione in diverse sedi di degustazione italiane e straniere, rendendo possibile “l’incontro” tra il produttore e il sommelier professionista, uniti nell’esaminare uno dei vini autoctoni di maggior pregio: il Sagrantino di Montefalco.

Sagrantino

I risultati degli assaggi, condotti in modo tecnico e rigoroso dai responsabili AIS e WSA, verranno sintetizzati e fissati su schede di degustazione individuali, la cui compilazione verrà effettuata prima che le etichette delle bottiglie poste in assaggio vengano svelate. Questo procedimento proteggerà l’anonimato dei campioni di Montefalco fino al momento della scoperta delle etichette, creando i necessari presupposti per una valutazione quanto più possibile oggettiva dei vini in assaggio..

foto AIS

Le sedi interessate quest’anno dalle degustazioni sono 34. In Italia: Abano Terme, Pescara, Aosta, Arezzo, Belluno, Genova, Reggio Calabria, Modena, Siracusa, Montefalco, Casamassima (BA), Castellammare di Stabia (NA), Torino, Olbia, Udine, Potenza, Roma, Treviso, Varese, Venezia, Rovigo, Verona, Firenze, Savona, Crema, Rovereto, Isola d’Elba, La Spezia, Pesaro, Isernia. All’estero: Londra, Amsterdam, Bruxelles, Lussemburgo. Per informazioni relative all’adesione e partecipazione all’evento gli uffici del Consorzio Tutela Vini Montefalco sono a disposizione al numero di tel. 0742/379590 o email info@consorziomontefalco.it

(fonte Associazione Italiana Sommeliers)

Piccole Doc padovane crescono

Friularo

(di Marina Meneguzzi) Il nome dovrebbe derivare da ‘rabioso’, termine dialettale usato per descrivere un frutto che rimane sempre un po’ acerbo e pertanto un po’ astringente. Di certo è che il suo “carattere tenace” l’ha fatto attraversare pressochè indenne attraverso il flagello della fillossera. E’ il Raboso veneto, vitigno “principe” della Doc Corte Benedettine, la denominazione più giovane del padovano, sorta nel 2004. Un suo parente stretto, probabilmente un clone originatosi naturalmente, il Friularo, è invece il “re” della Doc Bagnoli, altra denominazione della provincia di Padova, nata nel 1995.

Una bellezza davvero “inebriante”. Oltre al vitigno che dà vita e corpo ai loro vini più importanti, al fatto di essere piccoline e piuttosto giovani, e per questo spesso si trovano unite nella promozione, le due Doc padovane condividono la filosofia del “benessere a Km zero”. Che le ha portate a realizzare, in collaborazione con Coldiretti Veneto, le bio-creme alle vinacce del Friularo e del Moscato fior d’Arancio. Che, a detta di Onorio Finesso, presidente del Consorzio Tutela vini Doc “Corti Benedettine del Padovano” e di Lorenzo Borletti, presidente del Consorzio Vini Doc Bagnoli, stanno avendo particolare successo. Come i loro vini, sempre di grande personalità, che pian piano si stanno conquistando il gusto degli enoappassionati.

Doc “Corti Benedettine del Padovano”.  Il territorio di questa Doc si estende nell’area sud-orientale della provincia di Padova e nella parte meridionale della provincia di Venezia, occupando il territorio che per oltre 700 anni, dal 12° all’inizio del 19° secolo, ha visto la presenza e l’opera dei monaci dell’Abbazia Benedettina di Santa Giustina di Padova.  Accanto a vitigni storici e autoctoni, come il Raboso, il Refosco, il Tai e il Moscato, quest’ultimo in prima fila in fatto di qualità nelle tipologie Moscato Spumante, Moscato e Passito, si coltivano con buoni risultati quelli internazionali, dunque Merlot, Cabernet, Chardonnay, Sauvignon, Pinot grigio e Pinot bianco. L’ampia gamma di vitigni presente nella Doc consente sia la produzione di vini da consumare giovani,  freschi e floreali, sia di vini a medio o lungo invecchiamento, eleganti, morbidi e più strutturati. 

Doc Bagnoli o Bagnoli di Sopra. “Per bever il Bon Vin in quei confini i se parte per sin da le Città…a Bagnoli se gode e no se paga. El Paron generoso accoglie tuti, con trattamento nobile, e cortese”. Così il drammaturgo veneziano Carlo Goldoni descriveva nel ‘700 il buon bere nel territorio di questa Doc. Che comprende terre di origine sedimentario-alluvionale e di medio impasto e calcarei. Fattori questi che, insieme alle sensibili escursioni termiche giornaliere estive causate dalla vicinanza del fiume Adige, determinano la forte aromaticità delle uve della zona, friularo in primis, presente nella zona da più di 500 anni. Base per la vinificazione di quasi tutti i rossi, il Friularo è proposto anche come monovitigno, in versione Passito (con uve appassite in fruttaio sulle “arele”, graticci fatti con canne palustri intrecciate e affinato in caratelli di rovere per almeno due anni) e, di recente, anche vinificato in bianco, nell’interessantissimo e già di successo Spumante Brut (sia Metodo Classico che Charmat).  Buona presenza nel territorio anche dei vitigni internazionali, che danno vini di pronta beva e di medio e lungo invecchiamento.


Boom di iscritti alle scuole di enologia

foto Istituto San Michele all'Adige

Per 6 giovani imprenditori su 10 la situazione economica della propria azienda migliorera’ nel 2010, mentre sono sempre di piu’ i giovani italiani che per i propri studi scelgono le piu’ importanti scuole enologiche del Belpaese: da San Michele all’Adige ad Alba, da Conegliano Valdobbiadene agli istituti agrari di Roma, Siena, Ascoli Piceno e Bolzano, dove, negli ultimi 5 anni, le iscrizioni fanno registrare una tendenza in forte crescita (86%) o comunque stabile (14%), con oltre 650 studenti iscritti ai corsi di studi (80% italiani, 20% stranieri), tra cui piu’ di 120 specializzandi in viticoltura ed enologia, spinti per lo piu’ dal fatto di avere alle spalle un’impresa di famiglia.

Lavorare nel mondo del vino. La fotografia degli istituti agrari in Italia e’ stata realizzata in occasione della rassegna Vinitaly, per dare ai giovani che si preparano ad entrare nel mondo del vino come figure specializzate al servizio delle aziende, o come liberi professionisti, esportando il know how italiano in tutto il mondo, la possibilita’ di confrontarsi con l’imprenditoria enologica, la ricerca, l’universita’ e le istituzioni. Lo afferma un comunicato della Citta’ del Vino, che spiega, secondo i dati Censis Servizi spa, che ”a diplomarsi in enologia e’ il 90% degli studenti, il 46% prosegue gli studi all’universita’ e il 44% si laurea in una disciplina legata al vino”. La maggior parte trova lavoro nel mondo del vino (41%), nell’azienda di famiglia con un ruolo imprenditoriale (20%), nei servizi alle imprese (19%), nell’insegnamento (9%) e nella pubblica amministrazione (8%), mentre il 10%, alla fine, cambia settore. Di questi, l’87% rimane in Italia, mentre il 13% si trasferisce in un altro Paese.

In futuro più attenzione ai servizi ricettivi e turistici. Secondo un’indagine Coldiretti/Swg sull’imprenditoria giovanile in agricoltura, piu’ di 100.000 sono le aziende in Italia guidate dagli under 35 (oltre un quinto di quelle europee), delle quali il 25% a conduzione femminile, con una superficie media di 9,4 ettari (oltre 54% in piu’ della media nazionale) e un fatturato medio di 18.720 euro (75% in piu’ della media nazionale). Per 2 giovani su 3, per crescere e svilupparsi le imprese agricole dovranno puntare soprattutto sulla trasformazione aziendale e sulla vendita diretta dei prodotti (67%), ma anche guardare ai servizi ricettivi e turistici (19%) e, solo al terzo posto, concentarsi sulla produzione (14%).

(fonte Asca)