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Export vino: Veneto prima regione vitivinicola italiana

Il Veneto è la più importante regione vinicola d’Italia. Un’altra caratteristica peculiare del vitivinicolo veneto è la sua spiccata globalizzazione: basti pensare che circa il 27% del valore totale delle esportazioni nazionali di vino è creato in Veneto. Come dire che 1 bottiglia su 4 di vino italiano consumato all’estero proviene dal Veneto. I dati elaborati dagli esperti di Veneto Agricoltura, che ha anche in atto la zonazione di molte aree vitivinicole venete, segnalano che la vendemmia 2009 è stata pari a circa 1,1 milioni di tonnellate, in lieve aumento (+1,5%) all’anno precedente, pari ad una quantità di vino di circa 8 milioni di ettolitri, il 36% dei quali classificati come DOP, il 46% come IGP e il 17 come varietali.

In provincia di Treviso e Verona la maggiore concentrazione vitivinicola. La vitivinicoltura si presenta quindi come una delle realtà produttive più avanzate e dinamiche del settore agroalimentare veneto. Esso conta infatti, su una superficie “assestata” negli ultimi anni intorno ai 70.000 ettari, concentrati soprattutto in due aree specifiche: il 37% in provincia di Treviso e il 36% in provincia di Verona. Le aziende vitivinicole censite sono circa 52.000, molte delle quali di piccole dimensioni, ma che trovano nelle cantine sociali una valida organizzazione per la valorizzazione del prodotto. Negli ultimi anni vi sono stati significativi fenomeni di aggregazione che hanno ulteriormente potenziato la forza commerciale della cooperazione veneta. Attualmente sono 39 le cantine sociali presenti nel Veneto, alle quali fa riferimento una superficie produttiva di circa 40.000 ettari e un numero di soci complessivamente pari a 26.000.

(fonte Veneto Agricoltura)

La CO2 che piace: “bollicine” protagoniste al Vinitaly

foto Forum Spumanti d'Italia

Segmento trainante dell’intero comparto enologico italiano, la destagionalizzazione degli spumanti è una tendenza consolidata, una vera e propria “mania”, in linea con i gusti internazionali e con i bisogni di cucine mondiali diverse. E’ la Co2 che piace, simbolo di un bere moderno e capace di accontentare tutti, che sarà protagonista a Vinitaly, a Verona dall’8 al 12 aprile, uno degli eventi più importanti dell’enologia internazionale.

Nell’ultimo decennio il consumo di bollicine italiane è quasi raddoppiato: questo perché, se una volta erano relegate ai brindisi delle feste, oggi gli spumanti ricoprono tutto l’anno un ruolo da protagonisti, e rappresentano la scelta più gettonata, tra i più classici bianchi e rossi, non solo al momento dell’aperitivo, ma anche a tutto pasto. Grazie alla loro versatilità di abbinamento – dalla morbidezza elegante del Franciacorta al prestigio dei migliori spumanti trentini, dall’immediata piacevolezza del Prosecco alla dolcezza e classicità dell’Asti, fino alle tante etichette dell’Oltrepò Pavese – gli spumanti rappresentano una soluzione ideale che accontenta tutti e che va bene con quasi tutti i tipi di cibo, siano questi tradizionalmente italiani oppure etnici.

Italia terzo produttore al mondo di “bollicine”. Fondamentale è la variegata gamma di tipologie offerte dal Belpaese, grazie alla quale l’Italia è il terzo produttore al mondo con 360 milioni di bottiglie, dopo Germania e Francia: sono 278 le denominazioni d’origine che possono produrre un vino spumante, un numero assai ampio, spesso legato a produzioni limitate e addirittura localistiche (dati: Forum Spumanti d’Italia). Senza dimenticare la leva del prezzo, dalle etichette per le grandi occasioni alle bottiglie più easy e meno impegnative, l’ampia diffusione nei punti vendita e le etichette semplici e chiare.

La destagionalizzazione è la chiave del successo delle bollicine made in Italy, i cui consumi continuano a crescere, testimoniando un cambiamento epocale sulle tavole nazionali. Fra i meno giovani, al di là delle tipologie più famose e conosciute, gli spumanti italiani accontentano anche chi è alla ricerca costante di chicche enologiche, con produzioni legate a poco diffusi vitigni autoctoni – dall’Erbaluce di Caluso al Nerello Mascalese – ma sono in molti quelli che le scelgono semplicemente perché sono buone. Ma i principali consumatori sono soprattutto i più giovani, che le amano perché le sentono molto vicine al loro modo di essere: semplici, effervescenti e a volte molto chic, le nuove generazioni le preferiscono ai cocktails, ed iniziano a sceglierle anche al ristorante quando sono in compagnia.

La mania delle bollicine non riguarda solo il Belpaese. Nel mondo si consumano 2,6 miliardi di bottiglie l’anno e l’Italia con 190 milioni di bottiglie è il secondo esportatore dopo la Francia, con un fatturato export pari a 1,9 miliardi di euro (dati: Forum Spumanti d’Italia). Il loro successo mondiale è dovuto soprattutto al fatto di essere “paladine” del made in Italy accessibile, grazie ad una proposta forte di prodotti in grado di soddisfare in questo momento culture alimentari, gusti personali, possibilità econonomiche e abbinamenti a tavola assai differenti.
(fonte Veronafiere)

Al Vinitaly l’Informatore Agrario illustra le nuove leve di marketing per il vino

vigneti nella regione della Borgogna (Francia)

Venerdì 9 aprile 2010 in occasione di Vinitaly, l’Informatore Agrario in collaborazione con Sata Studio Agronomico organizza il convegno “Riduzione dei gas serra: nuova leva di marketing per il vino” presso il Centro congressi Arena Sala Rossini (tra i padiglioni 6 e 7).

Conoscere i nuovi metodi per valutare l’impronta carbonica della filiera vitivinicola. In un momento storico in cui il cambiamento climatico e la necessità di ridurre le emissioni di gas serra sancita dal protocollo di Kyoto portano le imprese a interrogarsi su come monitorare efficacemente il loro impatto ambientale, il convegno rappresenta la prima occasione nazionale per conoscere le esperienze all’estero e in Italia sui nuovi metodi per valutare l’«impronta carbonica» della filiera vitivinicola.

Calcolo emissioni gas serra: le esperienze dei Paesi dove è già realtà. Sistemi che, proprio a partire dal miglioramento dell’impatto delle attività produttive sull’ambiente, apportano vantaggi sul piano delle vendite e dell’immagine e possono consentire l’accesso a finanziamenti per lo sviluppo di attività strategiche e di territori viticoli. Significative le testimonianze in Paesi e in aziende per i quali il calcolo delle emissioni di gas serra è già realtà: dalla Champagne e la Borgogna in Francia alla McLaren Valley in Australia, da Dom Perignon all’Associazione grandi cru di Montefalco. Il convegno rappresenta anche l’occasione per conoscere la posizione dell’OIV (Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino) sull’armonizzazione del bilancio del carbonio.

(fonte Informatore Agrario)

Vinitaly: le novità della 44^ edizione

Business, promozione, informazione, sono queste le parole d’ordine del 44° Vinitaly, in programma a Verona dall’8 al 12 aprile 2010, rassegna di proprietà e organizzata da Veronafiere.

Novità per i visitatori. Per rendere più assistita la permanenza dei visitatori alla manifestazione sono stati attivati servizi via palmare o blackberry su viabilità, ricerca espositori, elenco degustazioni, ecc. Sul sito di Vinitaly, inoltre, si trova il nuovo spazio My Vinitaly, con tutti gli eventi, le degustazioni e i menù del Ristorante d’Autore, del Self service d’Autore, della Cittadella della Gastronomia e del Sol Goloso, con un carrello che permette di selezionare gli appuntamenti e stamparli o inviarli sulla propria posta elettronica.

Novità per la stampa. In occasione di questo Vinitaly viene inaugurata una piattaforma online dedicata ai giornalisti, dove trovare in modo organizzato comunicati, immagini, video, interviste, approfondimenti, le ricerche di mercato, così da avere a portata di click tutto il Vinitaly. Un servizio pensato per agevolare il lavoro degli operatori dei media, ma anche per dare la possibilità a chi non ha potuto essere presente di creare un proprio percorso all’interno della fiera.

(fonte Veronafiere)

Prosecco, “re delle bollicine” con Docg

Il primo di aprile 2010 segna lo spartiacque tra il prosecco Doc di Conegliano-Valdobbiadene e la nuova identita’ Docg Conegliano-Valdobbiadene Prosecco Superiore. Nell’area storica del “‘re delle bollicine”  italiane (15 comuni Docg, 2913 produttori, 166 case spumantistiche) e’ stato deciso di iniziare la commercializzazione del prodotto tutti assieme, appunto il primo di aprile, mentre per il prosecco Doc piu’ in generale la vendita e’ gia’ iniziata da qualche mese.

Il battesimo della Docg si terra’ l’8 aprile. Nella prima giornata del Vinitaly a Verona, alle 13 presso lo stand del Consorzio di Tutela al pad. 7 bis i3-i 4, i produttori Docg stapperanno la prima bottiglia, una maxi da 6 litri, di prosecco ricavato dalla vendemmia del 13 settembre. Nonostante le difficolta’ del momento, il prosecco Docg nasce sotto buoni auspici. Nel 2008, infatti, la produzione e’ stata di 57.434.000 bottiglie, con un giro d’affari di 370 milioni di euro. L’export rappresenta il 30%. I primi dati 2009, non ancora ufficiali, riscontrano un aumento delle vendite dell’8.8%, con 4.5 milioni di bottiglie in piu’.

L’arrivo della Docg e’ vista dai produttori con entusiasmo, ma anche con preoccupazione. La difficile situazione congiunturale, infatti, non consente di ottenere forse le quotazioni di qualche anno fa. ” La Docg e’ un progetto deciso dai produttori e siamo certi che dara’ nuove opportunita’ al vino di Conegliano Valdobbiadene – rileva il presidente del Consorzio di Tutela Franco Adami -. Nulla cambia rispetto a prima per le aziende, solo il costo della fascetta di garanzia facilmente assorbibile dagli imbottigliatori. Cambia invece per i consumatori che avranno garantito il prodotto e la sua provenienza”.

Tanti eventi per il lancio della Docg. Per mantenere il valore aggiunto del territorio di Conegliano Valdobbiadene e dare importanza alla G di garantita come elemento per la sicurezza del consumatore, il Consorzio sta avviando un piano di comunicazione che vedra’ la campagna pubblicitaria che accompagnera’ l’uscita del vino e l’organizzazione di eventi e manifestazioni. Fra questi, il piu’ importante e’ Vino in Villa (15-17 maggio castello di Susegana, Treviso) che avra’ come tema ‘Garantito!”. Invitate le 44 Docg d’Italia, ovvero i vini a Denominazione di Origine Controllata e Garantita che costituiscono il vertice della piramide qualitativa dei vini italiani. Le manifestazioni che promuovono il prosecco sono anche a carattere sportivo come le tre gare ciclistiche legate al Premio Primavera del Prosecco. Il 4 aprile si corre il 62/O Trofeo Piva sulle colline a cavallo tra Farra di Soligo e Valdobbiadene. Il 5 aprile appuntamento a Villa di Cordignano dove dal 1926 si celebra il Giro del Belvedere (10 giri ciascuno di 12 km), mentre il 30 maggio c’e’ il Trofeo Citta’ di San Vendemiano che vede i ciclisti confrontarsi lungo le strade delle colline della Marca Gioiosa.

Prosecco “venduto” anche in pacchetti turistici. Legati al Prosecco anche 5 pacchetti turistici per week end tra le colline del Conegliano-Valdobbiadene Prosecco Docg per scoprire in tre mosse arte, cultura ed enogastronomia nell’ ambito delle Mostre della Primavera del prosecco Docg e fissati tra il 3 e 5 aprile, 30 aprile-2 maggio e 29 maggio-1 giugno. Tra le rassegne sul prosecco o sul cartizze: S.Pietro di Barbozza (3-18 aprile), S.Giovanni (10-18 aprile), Refrontolo (10-24 aprile), Miane (fino al 2 maggio), Fregona (17 aprile-2 maggio), Saccol (23 aprile-2 maggio). Combai (7-16 maggio), Vittorio Veneto (14-29 maggio), Conegliano (1-2/8-9 maggio), Corbanese (22 maggio-6 giugno), S.Pietro di Feletto (29 maggio-13 giugno). Serravalle-Vittorio Veneto (11-20 giugno).

fonte (ANSA).

Sabato 27 marzo 2010: ad Avio (Tn) si pota un vigneto ultracentenario

foto I Dolomitici, Enantio franco di piede

Sabato 27 marzo 2010 grande evento ad Avio (Tn): i Liberi Viticoltori Trentini, i Dolomitici si ritroveranno in gruppo per potare il vigneto storico di Enantio che hanno appena “adottato”. Si tratta di un antico vigneto ultracentenario piantato prima dell’avvento della fillossera che è resitito fino ai giorni nostri e che d’ora in avanti verrà gestito dalla produzione alla vinificazione dagli undici Dolomitici in collaborazione con Terre dei Forti.

Pratiche viticole tradizionali vs pratiche viticole attuali. Il vigneto si estende su una superficie di 6.000 metri quadrati con un impianto risalente ai primi anni del secolo scorso. Qui, da oltre cento anni è stato coltivato l‘Enantio, su viti franche di piede sopravvissute alla fillossera, attraverso un sistema di allevamento che fin dagli anni Sessanta è rimasto verosimilmente intatto, con doppie pergole, “vaneze” tra un filare e l’altro, dove si coltivavano cereali e ortaggi per uso domestico e zootecnico e un pozzo ancora funzionante. L’interesse di questo vigneto è alto, sia sotto il profilo prettamente agro-enologico e della biodiversità, sia sotto il profilo etnografico.  «La salvaguardia del vigneto» secondo Antonella Mott, conservatore ambientale del Museo degli usi e costumi della gente trentina,  e il ripristino delle colture che un tempo venivano praticate tra un filare e l’altro, consentirebbe infatti di avviare progetti didattici legati alle pratiche viticole tradizionali vs le pratiche viticole attuali”.

Nella Terradeiforti, vigne rimaste indenni al passare del tempo. Il vigneto storico di Avio si affianca ad altre attrattive presenti nel territorio della Terradeiforti. Si tratta di piccoli appezzamenti, a volte di alcuni filari di vigna, rimasti indenni al passare del tempo, delle malattie e degli attacchi parassitari, all’ammodernamento delle tecniche di allevamento della vite e alle “mode” di produzione vinicola.Ad Avio, nella splendida cornice del Castello di Sabbionara e grazie alla collaborazione con il FAI (Fondo per l’Ambiente Italiano), è stato impiantato un vigneto di varietà storiche, già protagonista di visite guidate.  A Dolcè (Verona), nell’azienda Albino Armani esiste una “Conservatoria delle viti storiche”, vale a dire alcuni filari di una decina di specie rare di vite, autoctone, che qui – grazie all’interessamento del titolare e tramite l’Istituto Agrario San Michele all’Adige – vengono coltivate e con le cui uve si effettuano microvinificazioni e sperimentazioni. E a Brentino (Verona), dove l’azienda agricola La Prebenda già imbottiglia un particolare cru di Enantio, franco di piede, appunto, proveniente anch’esso da viti risalenti agli inizi del secolo scorso.

(fonte I Dolomitici/Terra dei Forti)

Valorizzazione dei sarmenti di vite nella Marca Trevigiana

Marco Abordi, Coordinatore regionale giovani Fare Ambiente Veneto

Valorizzare le potature da vite in modo compatibile con l’ambiente e la salute umana è possibile: questo il principale risultato del convegno “Valorizzazione dei sarmenti di vite nella Marca Trevigiana” tenutosi lo scorso 20 marzo a Motta di Livenza (Tv) e organizzato da Fare Ambiente Veneto e dalla locale associazione culturale “Laboratorio Livenza”.

Obiettivo del convegno. Il recupero di ingenti quantità di biomassa legnosa che residuano dalla potatura della vite e dei fruttiferi può contribuire alla differenziazione dell’approvvigionamento energetico e alla riduzione della produzione di gas serra, così come accade per le biomasse forestali, e va certamente valutato in un’ottica positiva.  Inoltre l’utilizzo di questa biomassa può rappresentare una soluzione quando motivazioni fitosanitarie consiglino la rimozione dei sarmenti in alternativa alla trinciatura “a perdere” (va ricordato che in Veneto la bruciatura in campo non è più consentita).

sarmenti da vite

I temi trattati. Il tema del recupero dei sarmenti a fini energetici è stato affrontato nel convegno  in chiave di fattibilità tecnica, economica e ambientale, con una disamina delle tecnologie attualmente disponibili per il recupero degli scarti di potatura, con la valutazione puntuale dei costi di raccolta e trasporto e con la verifica qualitativa delle emissioni in atmosfera derivanti dalla loro combustione i residui nelle ceneri e i possibili finanziamenti.

I relatori. Numerosi e di particolare interesse per il folto pubblico presente gli interventi dei relatori al convegno. Tra questi, Marino Berton dell’Associazione Italiana Energie Agroforestali (AIEL), Giustino Mezzalira di Veneto Agricoltura Tiziano Vendrame dell’ARPAV, che ha illustrato le relative emissioni in atmosfera, i rappresentanti dell’Osservatorio regionale sul compostaggio, che hanno illustrato le possibili alternative verso il compost, Enzo Mescalchin della fondazione Edmund Mach, fautori di un recente studio sui residui nelle ceneri, Bruno Tolfo della Cooperativa Agricola Livenza, che ha illustrato i risultati dell’esperienza diretta dei soci della cooperativa e Massimiliano Rossi della Regione Veneto, che ha illustrato i possibili finanziamenti a disposizione dalla regione.

Una risorsa destinata a una filiera corta e locale. “Stabilito che la ricerca e la sperimentazione sono a uno stato ormai più che avanzato”, ha spiegato il Coordinatore regionale di Fare Ambiente Marco Abordi, “ora è tempo di agire sulla realizzazione di impianti per l’alimentazione di edifici pubblici (scuole, palestre, piscine ecc.) o piccoli quartieri, in modo da legare la risorsa alla valorizzazione in una filiera corta e locale”. E’ fondamentale che, prima di calare sulla testa dei cittadini dei progetti pre-confezioneti, si attivi un processi d’informazione e partecipazione pubblica, per spiegare i reali rischi per l’ambiente e la salute umana, attivando un processo che porti alla condivisione del progetto senza causare falsi allarmismi e disinformazione”.

(fonte Fare Ambiente)

Approvato dal Consiglio dei Ministri il decreto per la tutela dei vino Do e Ig. Le associazioni di categoria agricole: bene, ma c’è ancora da lavorare.

Approvato dal Consiglio dei Ministri il 12 marzo scorso il decreto legislativo di riforma della legge 164/1992, il nuovo strumento normativo organico sulla tutela delle denominazioni di origine (Do) e delle indicazioni geografiche dei vini (Ig).

“Il decreto di riforma della legge 164 mette al centro la qualità dei vini, la tutela dei consumatori e il rafforzamento della redditività delle imprese – ha commentato il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia –  migliorando anche il sistema di controlli e adeguando le norme alla riforma dell’Organizzazione Comune di Mercato del vino e, soprattutto, alle rinnovate esigenze degli operatori del settore vitivinicolo, che sono chiamati ad affrontare le nuove sfide del mercato.

I principali contenuti del Dlgs. Eccoli: l’introduzione di strumenti di semplificazione amministrativa per gli adempimenti procedurali a carico dei produttori vitivinicoli; la promozione di un elevato livello qualitativo e di riconoscibilità dei vini a denominazione di origine e a indicazione geografica; la trasparenza e la tutela dei consumatori e delle imprese rispetto ai fenomeni di contraffazione, usurpazione e imitazione; la ridefinizione del ruolo del Comitato nazionale per la tutela e la valorizzazione delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche tipiche dei vini; la revisione del sistema dei controlli e del sistema sanzionatorio, sulla base di criteri di efficacia ed effettiva applicabilità.

Doc, Docg e Igt in Italia. Il 60 per cento circa della raccolta nazionale di uva è destinata a produzioni di vino tutelate da denominazioni. L’offerta nazionale conta già 41 Docg (vini a denominazione di origine controllata e garantita), 320 vini Doc (denominazione di origine controllata) e 137 vini Igt (indicazione geografica tipica).

Coldiretti: bene l’approvazione, ma avanti con i decreti applicativi. Occorre completare rapidamente la riforma della legge n.164 del 1992 con la predisposizione dei decreti applicativi e, in particolare è indispensabile procedere sulla strada della semplificazione amministrativa e della sburocratizzazione del settore i cui adempimenti sono diventati un autentico assillo per i nostri produttori – sottolinea la Coldiretti -. Che aggiunge: “Tra le norme approvate va giudicato positivamente l’obbligo di indicare l’annata di produzione in modo da assicurare maggiori garanzie al consumatore e da qualificare il prodotto destinato all’esportazione. L’Italia, infatti, è il primo produttore mondiale di vino che rappresenta la prima voce dell’export agroalimentare nazionale con 3,6 miliardi di valore delle esportazioni a fronte di un fatturato record di circa 10 miliardi di euro nel 2009″.

Confagricoltura: riforma necessaria ma da completare.”La vecchia legge ha favorito la riqualificazione delle produzioni DOC ed IGT  ma – rileva  Confagricoltura –  non ha potuto evitare  nel lungo periodo  una proliferazione di denominazioni ed un conseguente appiattimento del sistema”. “Il nuovo Dlgs – sottolinea Confagricoltura –  introduce alcuni degli elementi di semplificazione,  come da noi richiesti, ma non riesce completamente nell’intento generale di rilanciare l’efficacia della Legge 164/92 rispetto alle attuali esigenze dei produttori”. Confagricoltura fa presente anche come molti temi importanti siano stati rimandati ai successivi decreti attuativi, come  le semplificazioni del sistema di controllo e la rivisitazione del sistema sanzionatorio;  di fatto sono state solo accennati nel l’articolato ma non approfonditi. “La delega che il Governo ha ottenuto per riformare la legge  da un lato – spiega Confagricoltura – ha consentito di agevolare il percorso  di riforma già tentato, senza successo, in passato;  dall’altro però, con il vincolo di definire il procedimento  entro sei mesi, non ha consentito di discutere ed elaborare con maggiore dettaglio alcune sezioni fondamentali”.

(fonte Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali/Coldiretti/Confagricoltura)

Viti in pericolo: Napa Valley chiama, Istituto San Michele all’Adige risponde

contea di Napa

LIstituto Agrario di San Michele all’Adige corre in aiuto alla California, in particolare alla contea di Napa, per gestire il problema della recente apparizione di una infestazione provocata dalla tignoletta della vite, un insetto contro il quale in Trentino si ricorre da anni al metodo della confusione sessuale.

Premiata l’esperienza e la qualità di ricerca. La richiesta di supporto tecnico all’Istituto Agrario è arrivata direttamente dalla PPQ executive team, un omologo del nostro servizio fitosanitario responsabile di mettere in atto le misure di quarantena. Claudio Ioriatti, responsabile dell’area sperimentazione agraria e agricoltura sostenibile del Centro Trasferimento Tecnologico di San Michele, spiega che “l’invito a partecipare al gruppo di lavoro internazionale è stato particolarmente gratificante in quanto non solo riconosce l’esperienza dell’Istituto Agrario circa la biologia di un fitofago tradizionalmente infeudato alla viticoltura di casa nostra, ma qualifica il lavoro di ricerca e sperimentazione di San Michele in collaborazione con le due prestigiose istituzioni delle quali fanno parte gli altri due colleghi italiani: Bruno Bagnoli del CRA di Firenze e Andrea Lucchi del dipartimento di coltivazione e difesa delle specie legnose dell’Università di Pisa”.

Il metodo della confusione sessuale per combattere la tignoletta della vite. Il Trentino Alto Adige è riconosciuto come pioniere in Italia nell’applicazione di questa strategia di controllo, un metodo di lotta biologico che confonde sessualmente gli insetti dannosi per evitare la loro riproduzione. La tignoletta della vite, da sempre presente in Europa, è stata segnalata nel 2007 in Cile e dall’anno scorso rinvenuta per la prima volta in California. La sua presenza desta particolare preoccupazione in quanto, date le condizioni climatiche particolarmente favorevoli al suo sviluppo, rischia di minare l’efficacia delle strategie di difesa attualmente in essere con gravi ripercussioni sia sulla redditività della coltura sia per l’indubbio impatto ambientale conseguente alla necessità di mettere in atto un controllo chimico. Il gruppo di lavoro, che coinvolge esperti di tutto il mondo, si sta scambiando informazioni sulle attuali conoscenze per stilare le raccomandazioni operative con il duplice scopo di meglio delimitare la problematica e di definire le misure per tentare l’eradicazione del fitofago.

(fonte:Fondazione Edmund Mach Istituto Agrario di San Michele all’Adige)

Ritorno alle origini per il Soave: bye bye Chardonnay e Pinot Bianco

Trebbiano di Soave

E’ un vero e proprio ritorno alle origini per il Soave, in seguito alla recente modifica del disciplinare, approvata a fine gennaio dal Comitato Nazionale Vini. Il Soave Superiore Docg ed il Recioto di Soave dalla vendemmia 2010 potranno essere prodotti esclusivamente con vitigni storici quali la garganega e il trebbiano di Soave, vengono quindi esclusi lo Chardonnay ed il Pinot Bianco. Quest’ultimo non potrà inoltre essere utilizzato come vitigno base del Soave Doc. In vigna vengono ridefiniti i sistemi di allevamento con il recupero della pergola soavese con la tradizionale apertura nell’interfilare.

Forte identità territoriale con un marcato orientamento ai gusti di oggi. Le nuove tendenze di consumo più orientate a vini freschi e fruttati hanno suggerito una ridefinizione degli estratti fissandoli a 17 grammi/litri per il Soave Classico e Colli Scaligeri e a 19grammi/litro per il Soave Superiore Docg. Nell’ambito del Soave Superiore è anticipata l’immissione al consumo al 1° aprile mentre per la tipologia Riserva la data di commercializzazione è stata individuata nel 1° novembre. In entrambi i casi è stato tolto l’obbligo dell’affinamento in bottiglia. Le nuove regole vanno quindi sostanzialmente a ridefinire un prodotto dalla forte identità territoriale ma con un più marcato orientamento alle moderne tendenze di consumo.

Dati 2009: sostanziale equlibrio tra domanda e offerta
. «Le nuove regole – afferma Arturo Stocchetti, presidente del Consorzio di Soave –  giungono in un momento particolarmente significativo per la denominazione. Sul fronte produttivo i dati vendemmiali 2009 confermano un sostanziale nuovo equilibrio tra domanda ed offerta, dovuto sia alla costante azione di monitoraggio delle produzioni in vigna, sia alla decisione di ridurre a 130 quintali per ettaro le rese per il Soave Doc e per il Soave Classico. Per quanto riguarda la commercializzazione, nonostante un contesto internazionale difficile, soprattutto per i mercati inglese e tedesco dove nell’ultimo anno tante denominazioni italiane hanno mostrato segni di sofferenza, il Soave rimane un vino di riferimento». In merito all’imbottigliato i dati si riconfermano in linea con il 2008 – un risultato molto positivo in relazione al generale andamento dei mercati – diretta conseguenza questa dei contratti di vendita confermati per quanto riguarda il comparto della distribuzione moderna tedesca e inglese. Situazione analoga anche per il Soave sfuso che raggiunge le grandi centrali di imbottigliamento del Nord Europa e che, come per l’annata appena chiusa, si attesta intorno ai 50.000 ettolitri.

Nota positiva dal mercato interno. E mentre si rimane in attesa dei dati sul fronte statunitense, arriva una importante nota positiva dal mercato interno, spesso sottovalutato dai produttori del Soave. In base ai consuntivi relativi alla grande distribuzione e recentemente rilevati, si conferma infatti un’ulteriore crescita in volume e valore delle vendite pari ad +14% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, con una generale tenuta dei prezzi medi a bottiglia. In questo contesto di confortanti notizie il Consorzio ha avviato un’ importante azione promozionale che interessa nel 2010 soprattutto Stati Uniti e Canada, con numerosi progetti tesi alla valorizzazione e al sostegno delle aziende socie.

(fonte: Consorzio per la tutela vini Soave e Recioto di Soave)