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Stagione irrigua in Veneto, situazione non ancora critica, ma già l’acqua arriva dal Consorzio Leb nelle campagne di Verona, Vicenza, Padova e Venezia

un tratto del canale Adige Guà

E’ iniziata la stagione irrigua per il Consorzio Leb, che ha aperto le paratie venerdì 15 marzo scorso per consentire, attraverso i Consorzi di bonifica di primo grado (che costituiscono il Leb) Adige Euganeo, Alta Pianura Veneta e Bacchiglione, di irrigare oltre 82mila ettari di campagna nelle province di Verona, Vicenza, Padova e Venezia. Sono, infatti, 102 i comuni veneti che beneficiano del sistema irriguo Leb.

Al momento nessun problema di approvvigionamento acqua. Nel corso della passata stagione, ed in particolare durante i mesi invernali, sono stati realizzati tutta una serie di interventi di carattere tecnico e funzionale ordinari e straordinari, usufruendo anche di finanziamenti regionali, per la messa in sicurezza, manutenzione e ripristino della rete di distribuzione di acqua del canale affinché il flusso delle acque sia continuo e costante. “Nonostante il periodo sia siccitoso e non piova da oltre un mese – evidenzia Moreno Cavazza, presidente del Consorzio Leb – il livello del fiume Adige, da cui deriva l’acqua che gestiamo, consente la derivazione della portata concessa in questa stagione, che è di 12 metri cubi al secondo, e progressivamente in aumento, fino a massimi 34 metri cubi al secondo, nei mesi estivi. Infatti, in questi giorni, la portata media dell’Adige a Trento, che rappresenta il nostro punto di riferimento, è di 120 metri cubi al secondo. Per ora quindi non ci sono problemi ad approvvigionare i Consorzi di bonifica a noi collegati ma è importante un cambiamento climatico a breve con piogge. Se la siccità dovesse persistere – conclude il presidente – le portate del fiume Adige e quindi anche del canale Leb, beneficeranno dello scioglimento stagionale della masse nivali. E’ pertanto prematuro andare con previsioni climatiche a lungo termine ma teniamo costantemente monitorata la situazione”.

Serbatoi nivali e livello laghi di montagna, situazione non ancora critica. A questo proposito, l’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici per il Distretto delle Alpi Orientali (competente sui bacini dell’Adige, del Brenta-Bacchiglione, del Piave e del Tagliamento), riunitosi a Trento la scorsa settimana con una settimana d’anticipo a causa della situazione in atto, indica come i dati relativi ai serbatoi nivali (neve) ed al livello nei laghi di montagna segnalino una situazione non ancora critica, ma che va seguita con grande attenzione. Nello specifico, i manti nevosi sulle montagne del bacino del fiume Adige sono al 43% rispetto alla media del periodo; quelli del bacino Brenta Bacchiglione sono al 18% e quelli del Piave sono al 27%. In Veneto, il  lago di Pieve di Cadore è al 70% della sua capacità massima; il lago del Mis è al 62%, quello di Santa Croce è al 65%, mentre il bacino del Corlo è al 50%. “Alla luce di questi dati – commenta Andrea Crestani, direttore di Anbi Veneto – l’Autorità definisce l’attuale scenario come livello di severità idrica bassa, poichè la domanda d’acqua è soddisfatta, ma gli indicatori mostrano un trend sfavorevole con assenza di precipitazioni e temperature troppo elevate”.

Qualità agricola assicurata dalla disponibilità d’acqua. “La vitale importanza dell’acqua trattenuta nei bacini – aggiunge Massimo Gargano, direttore generale ANBI – è confermata anche dai dati del Friuli Venezia Giulia, dove la presenza delle riserve idriche dei laghi artificiali di Ravedis e Barcis garantisce una certa tranquillità. Per questo, ribadiamo la necessità di aprire i cantieri previsti dal Piano Nazionale Invasi, chiedendo al contempo il finanziamento di ulteriori progetti esecutivi, che i Consorzi di bonifica ed irrigazione hanno pronti. Diversa è la situazione nel bacino del fiume Isonzo, le cui caratteristiche idrologiche e la condizione transfrontaliera con la Slovenia sollecitano una sua infrastrutturazione per garantire disponibilità idrica costante alle campagne italiane.” “La sfida – conclude Francesco Vincenzi, presidente di ANBI – è tenere unito il Paese, anche nella gestione idrica, per non perdere la sfida della competitività nel settore agroalimentare, che vale 45 miliardi di export, l’86% del quale è irriguo, perché senza disponibilità d’acqua non c’è qualità agricola.”

Fonte: Servizio stampa Consorzio Leb e Anbi

Bonifica veneta eccellenza del Paese, ma i cambiamenti climatici impongono maggior attenzione al risparmio della risorsa idrica

Duecento amministratori tra agricoltori, rappresentanti dei cittadini e sindaci hanno affollato la sala dell’hotel Laguna Palace di Mestre (VE) al convegno organizzato lo scorso 7 marzo da Anbi e Coldiretti sul sistema della bonifica veneta quale eccellenza del Paese.

Consorzi di bonifica veneti, un modello virtuoso. “I numeri parlano chiaro – ha detto in apertura dei lavori il direttore dell’Anbi regionale Andrea Crestani – 12mila kmq di territorio servito (il 60% della Regione), quasi 5milioni di assistiti (l’89% della popolazione), 26mila km di canali irrigui e di scolo, circa 400 idrovore (delle 700 totali in Italia). Un esempio nazionale per professionalità, capacità d’intervento, progettualità e innovazione, il tutto sostanziato ulteriormente da conti in ordine, sprechi azzerati e senza oneri sul bilancio regionale”. Un biglietto da visita che non lascia dubbi sul modello virtuoso di controllo e manutenzione del territorio basato sull’ autogoverno, la sussidiarietà, l’autonomia finanziaria.

Un po’ di storia. Ha spiegato Massimo Gargano direttore dell’Anbi nazionale: “L’intuizione a cui si devono i moderni consorzi sta in un Regio Decreto n.12 del 1933 “Nuove norme per la bonifica integrale”, se non fu visionaria, per certo fu innovativa affidando agli abitanti di una certo comprensorio il compito di programmare le attività irrigue e idrogeologiche, segnalare le straordinarietà ma soprattutto prevenirle con la cura e la manutenzione del paesaggio nel rispetto dell’equilibrio naturale”. “Una legge regionale del 2009 mise i puntini sulle “i” disciplinando le funzioni, semplificando l’organigramma, aggregando ulteriormente, applicando il principio comunitario di precauzione e prevenzione del danno ambientale – ha sottolineato Giuseppe Romano di Anbi Veneto – anticipando con saggezza e preparando le strutture normativamente, dotandole di strumenti adeguati per quanto sarebbe accaduto negli anni successivi, eventi alluvionali e fenomeni atmosferici fuori dall’ordinario che hanno visto il pronto intervento di Sindaci schierati con la Protezione Civile, i tecnici consortili nonché i funzionari della Regione insieme ovviamente agli imprenditori agricoli. L’azione nel momento dell’urgenza ha scardinato gerarchie e favorito la consapevolezza che di fronte ai cambiamenti climatici non si è mai sufficientemente pronti nonostante i guanti e i caschetti in dotazione”.

Dissesto idrogeologico. Il presidio dei primi cittadini e la loro responsabilità rispetto al dissesto idrogeologico del 91% dei comuni è stato testimoniato da Maria Rosa Pavanello dell’Anci Veneto. Secondo i dati Ispra, oltre un milione di persone vive in aree a pericolosità da frana elevata e più di 6 milioni in zone a pericolosità idraulica. La popolazione più a rischio si trova in Emilia-Romagna, Toscana, Campania, Lombardia, Veneto e Liguria. Sul patrimonio di storia, abilità e competenza da difendere e valorizzare è intervenuto Daniele Salvagno, presidente di Coldiretti Veneto, che alla luce di quanto accaduto anche recentemente, dalle alluvioni ai tornado fino alla siccità, ha invocato soluzioni e politiche adatte. “Un ragionamento sul risparmio della risorsa idrica e la sua conservazione va avviato e ovviamente condiviso dai consumatori, dagli ambientalisti oltre che dagli attori principali della campagna”.

Di capitale umano ha parlato Onofrio Rota, segretario generale Fai Cisl: “Metteremo in campo un’agenda agroalimentare, industriale e ambientale riformatrice, che leghi le istanze della produttività con quelle della giustizia sociale. Il binario da seguire è composto dal lavoro, che deve essere sostenuto e ben contrattualizzato. La nostra strategia è la negoziazione con le istituzioni locali e non”. In chiusura il direttore Pietro Piccioni, non ha perso l’occasione di evidenziare la disponibilità di Coldiretti al dialogo per procedere, con la forma della concertazione, lungo un percorso di studio e ricerca per esaltare il ruolo degli enti consortili in una prospettiva di sviluppo ecosostenibile.

Fonte: servizio stampa Coldiretti Veneto

A base di Asiago Dop e speck Alto Adige Igp il nuovo finger food di McDonald’s

da sx Raffaele Bellini (chef di McDonald’s Italia – Tommaso Valle (direttore comunicazione McDonald’s Italia – Fiorenzo Rigoni (presidente Consorzio Tutela Formaggio Asiago) – Gaia Dall’Oglio moderatrice dell’incontro, fondatrice Sgaialand Magazine –Alberto Negro (direttore Veneto Agricoltura) -Mauro Rosati (direttore generale Fondazione Qualivita), Mario Ruonzi (licenziatario McDonald’s Italia).

275 tonnellate di Asiago Dop acquistate e 6,7 milioni di prodotti venduti (stima a fine ottobre 2019): sono questi i numeri della collaborazione tra McDonald’s e il Consorzio Tutela Formaggio Asiago, avviata nel 2010, che vede ora l’introduzione, in tutti i 580 ristoranti della catena, di un nuovo prodotto ispirato alla tradizione del cibo di strada rivisitato in chiave contemporanea: le Pepite all’Asiago Dop, finger food che vede l’eccellenza casearia veneto-trentina in combinazione allo speck Alto Adige Igp.

Il sodalizio tra McDonald’s e il Consorzio Tutela Formaggio Asiago si inserisce nel percorso che ha visto McDonald’s Italia avviare, grazie al supporto della Fondazione Qualivita, un progetto di promozione delle produzioni italiane di qualità Dop e Igp all’interno del proprio menù, con attività di informazione e formazione rivolte ai consumatori. Una scelta che conferma e rafforza il ruolo di McDonald’s come partner di rilievo per il comparto agroalimentare nazionale, visto che l’80% dei suoi fornitori sono aziende italiane e ogni anno l’azienda acquista 85.000 tonnellate di materie prime nostrane.

Interventi. “La partnership del Consorzio Tutela Formaggio Asiago con McDonald’s Italia, – afferma il presidente Fiorenzo Rigoni, – risponde al preciso obiettivo di promuovere l’unicità del nostro prodotto declinandola in linguaggi contemporanei che avvicinino sempre più i consumatori a questa eccellenza. Unire la tradizione e il forte legame con il territorio d’origine dell’Asiago Dop all’immagine giovane e internazionale di McDonald’s rappresenta una felice connubio nel quale il consumatore può scegliere la qualità di un prodotto d’origine anche nell’alimentazione fuori casa, sempre più diffusa tra gli under 30.” “La mia “idea folle” di tanti anni fa, la collaborazione fra produzioni italiane di qualità rappresentate dai Consorzi di tutela e McDonald’s, lanciata inizialmente da Qualivita come una sorta di sfida – afferma il direttore generale Mauro Rosati – oggi è diventata una realtà concreta e importante e lo dimostrano appuntamenti come questo. Infatti siamo qui per festeggiare 9 anni di collaborazione con una delle produzioni di eccellenza di questo territorio, l’Asiago Dop, che in questi anni ha avuto più di una occasione di essere proposto nei menu McDonald’s. L’ “idea folle” di allora, in questi anni si è affermata come un modo concreto di favorire la conoscenza delle eccellenze agroalimentari italiane, grazie a campagne marketing mirate su tutto il territorio nazionale, che raggiungono un pubblico prevalentemente giovanile. Voglio ringraziare ancora una volta McDonald’s di aver voluto accettare la sfida di allora, oggi è diventato un partner davvero importante per la promozione dell’agroalimentare italiano di qualità”. “Oggi siamo qui per celebrare la collaborazione con il Consorzio Tutela Formaggio Asiago, che ancora una volta ha dato vita a un prodotto apprezzatissimo dai nostri clienti che sta ottenendo un successo tale da farci decidere di tenerlo in assortimento per 7 mesi ulteriori” commenta Tommaso Valle, direttore della comunicazione di McDonald’s Italia. “Non solo siamo un partner concreto del settore agroalimentare italiano, nel quale investiamo ogni anno circa 200 milioni di euro, ma grazie ai nostri 580 ristoranti su tutto il territorio, vistati da un milione di persone ogni giorno, rappresentiamo anche un efficace mezzo di promozione e valorizzazione delle eccellenze del Made in Italy”. McDonald’s è presente in Veneto con 46 ristoranti in cui lavorano oltre 1.800 dipendenti.

Fonte: Servizio stampa consorzio tutela Asiago Dop

25 marzo 2019, l’associazione Kyoto Club festeggia il ventennale con un incontro a Venezia dedicato ad un’economia amica del clima, partecipazione libera previa registrazione entro il 18 marzo. Tra i moderatori delle tavole rotonde, anche il presidente Argav Fabrizio Stelluto.

Kyoto Club, associazione che opera da vent’anni per la sensibilizzazione e l’informazione sui temi dell’efficienza energetica, delle energie rinnovabili e della mobilità sostenibile, organizza lunedì 25 marzo 2019 a Venezia a Palazzo Labia (campo San Geremia-Cannaregio 275), dalle ore 14.00 alle ore 19.00, l’incontro “I primi 20 anni e i prossimi impegni per un’economia amica del clima“. L’evento è aperto alla partecipazione, previo invio email a Giacomo Pellini g.pellini@kyotoclub.org entro e non oltre le ore 13:00 di lunedì 18 marzo 2019.

Programma. Ore 14-14:30, registrazione partecipanti; ore 14:30-15:30 saluti e introduzione: “Per un’economia amica del clima“, introduce e modera: Catia Bastioli – presidente Kyoto Club, Vincenzo Boccia, presidente Confindustria*(invitato); Sergio Costa, ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare*(invitato), Massimiliano De Martin, assessore Urbanistica, Edilizia privata, Edilizia convenzionata, Ambiente, Città sostenibile comune di Venezia, Vincenzo Marinese, presidente Confindustria Venezia e Rovigo, Filippo Munaro, Munaro Editore – Architettura & Design;  “Il valore del bello e del Made in Italy (con parte delle royalties a favore di Kyoto Club); ore 15:30-16:30 Tavola rotonda. “Innovazione per la riduzione delle emissioni: buone pratiche dal territorio“, introduce e modera: Fabrizio Stelluto, presidente Argav, Andrea Bos, presidente Hydrogenpark, Andrea Razzini, direttore genarale Gruppo Veritas, Fabio Sacco, presidente Alilaguna, Davide Spotti, presidente e co-fondatore Regalgrid; ore 16:30-17:30, “I prossimi impegni per un’economia amica del clima“, introduce e modera: Maria Rosa Vittadini, IUAV, Gianluigi Angelantoni, vicepresidente Kyoto Club, Laura Bruni, coordinatrice Gruppo di lavoro Efficienza energetica Kyoto Club, Stefano Ciafani, presidente Legambiente *(invitato), Massimo Colomban, AU Quaternario Investimenti, presidente Kyoto Club 1999/2003, Francesco Ferrante, vicepresidente Kyoto Club, Ermete Realacci , presidente Fondazione Symbola, vicepresidente Kyoto Club 1999/2009; ore 17:30-18 Interventi dei partecipanti e conclusioni, modera Gianni Silvestrini, direttore Scientifico Kyoto Club. Ore 18:00 – 19:00 Aperitivo.

15 marzo 2019, gli studenti di tutto il mondo scioperano per avere ancora un futuro, climatico e non solo

(di Marina Meneguzzi, vicepresidente Argav) “Non fermarti, non arrenderti, datti da fare perché il mondo ha bisogno di persone migliori che facciano sì che la pace sia una realtà e non soltanto un’idea…Vale la pena farlo“, ha lasciato scritto al figlio l’alpinista Daniele Nardi, morto nei giorni scorsi sul Nanga Parbat insieme al compagno di cordata Tom Ballard.

Una sedicenna attivista climatica. La speranza che le future generazioni possano comportarsi in modo migliore di noi nel pensare al mondo che verrà, sembra essere, per fortuna, più che fondata se guardiamo all’esempio di Greta Thunberg, la sedicenne svedese divenuta simbolo mondiale per la sua protesta, culminata in un movimento studentesco globale a cui aderiscono anche gli adulti e, fra questi, oltre tremila scienziati, iniziata con uno sciopero scolastico che la giovane studentessa ha condotto per circa un mese la scorsa estate nel suo Paese per chiedere al governo di ridurre le emissioni di gas a effetto serra.

Sciopero mondiale. Domani, venerdì 15 marzo 2019, come Greta, gli studenti di tutto il mondo saranno in sciopero da scuola e dall’università per manifestare, senza bandiere, nel Global Strike For Future, evento che ha ricevuto l’adesione di una sessantina di Paesi e più di 500 città, per chiedere nuovamente ai capi di stato e di governo del mondo impegni concreti contro i cambiamenti climatici. Un impegno a ridare loro indietro il futuro che gli stiamo rubando.

13 marzo 2019, il direttivo Argav si riunisce al circolo Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (PD)

Questa sera, mercoledì 13 marzo 2019, alle ore 18:30 il direttivo Argav si riunirà nel circolo di campagna Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (PD) con il seguente ordine del giorno: approvazione verbale di febbraio 2019, comunicazioni del Presidente, comunicazioni della Segretaria, domande iscrizione nuovi soci, programmazione prossime attività 2019, varie ed eventuali.

 

Birra artigianale veneta: nascono disciplinare e marchio di qualità

Un marchio di qualità e un disciplinare per valorizzare la birra artigianale veneta. È iniziato il percorso che porterà alla realizzazione di Birra Artigianale di Qualità o semplicemente BAQ, il marchio fortemente voluto dalla Categoria Birrai di Contartigianato Veneto col supporto di EBAV (Ente Bilaterale di Artigianato Veneto).

Obiettivo: certificare la qualità dei birrai veneti attraverso un percorso specifico. Dopo la legge regionale 2016 sui birrifici artigianali e a fronte di un mercato in continua espansione, l’obiettivo è dunque quello di certificare la qualità dei birrai veneti, che potranno ottenere il riconoscimento al termine di un “percorso di qualità”, che vedrà in campo diversi attori, dai birrifici ai tecnici esperti in materia. Il disciplinare redatto per ottenere il marchio #BAQ è frutto di un lungo lavoro di studio e analisi operati dai birrai veneti per i birrai veneti.

Ivan Borsato

Il mercato della birra artigianale è in continua evoluzione, un contesto economico-produttivo che ha sempre più appeal e, proprio per questo, ha visto comparire molti più attori rispetto a quello che il mercato stesso è pronto a ricevere. In questo contesto, aumentare la qualità del prodotto, offrire garanzia al consumatore e comunicare al meglio le caratteristiche dei birrifici indipendenti veneti è una vera e propria necessità. Ecco da qui l’esigenza di stabilire delle “regole comuni”. “Il disciplinare serve a certificare l’impegno e la dedizione verso la professione di birrai indipendenti per la qualità, seguendo le tre “S”: Sistema”, “Sicurezza” e “Stabilità”. Ciò significa la capacità di organizzare in maniera ottimale il proprio ambiente di lavoro, dallo stoccaggio delle materie prime alla tracciabilità del prodotto finito, passando anche attraverso il layout di laboratorio. Un buon “sistema” limita lo spreco di tempo e di risorse, dando garanzia di continuità. Sicurezza: solo applicando le corrette prassi di igiene e sicurezza alimentare e ottimizzando i processi di pulizia e sanitizzazione, possiamo garantire un prodotto sicuro, libero da contaminazioni e difetti che potrebbero manifestarsi in futuro. Ed infine stabilità: Non possiamo scendere a compromessi, il controllo di laboratorio e l’autocontrollo interno sono tasselli fondamentali e irrinunciabili per garantire nel tempo stabilità del prodotto finito, anche dal punto di vista organolettico e sensoriale – spiega Ivan Borsato, presidente della Categoria Birrai – Per questo, più che il marchio, il vero obiettivo è il percorso che poterà i vari birrifici a ottenerlo. In questo modo, il consumatore potrà avere la certezza e la garanzia di un prodotto di massima qualità. Il passo successivo sarà poi la promozione e la diffusione del marchio, tramite iniziative ed eventi dedicati”.

Il disciplinare è rivolto a tutti i Birrifici Indipendenti che abbiano sede legale e produttiva in Veneto e che producano esclusivamente “birra artigianale” così come definita nella legge, associati a Confartigianato. I birrifici aderenti dovranno produrre almeno una birra che contenga una materia prima prevalente o un ingrediente caratterizzante con origine e tracciabilità nel territorio Veneto. Il progetto ha per ora un respiro regionale, ma punta ad essere esportato altrove. La qualità è un concetto indiscutibile e uno dei pochi argomenti che mette tutti i birrai d’accordo.

Fonte: Servizio stampa Confartigianato Imprese Veneto

Latte, nel 2018 in Veneto se ne produce di più ma hanno chiuso 130 allevamenti. Tra questi, soprattutto quelli piccoli, a danno del presidio del territorio.

La rivolta del latte in Sardegna riporta l’attenzione sul comparto anche in Veneto, che nell’ultimo decennio ha vissuto momenti di crisi molto pesanti. I dati del 2018 confermano il trend negativo dell’ultimo decennio, con la chiusura di oltre un centinaio di stalle in tutta la regione, e un’ennesima flessione del prezzo medio del latte crudo.

In un decennio, chiuse il 30 per cento delle stalle. Secondo l’elaborazione dati dell’Ufficio studi di Confagricoltura Veneto e Cgia, che ha preso in esame dati camerali e Agea sulle imprese che hanno indicato come attività prevalente l’allevamento di bovini da latte, l’anno scorso hanno chiuso 130 allevamenti, passando dai 3.636 del 2017 ai 3.506 del 2018. Un’emorragia continua, per il Veneto, perché le stalle sono diminuite in quasi un decennio da 4.938 del 2009 alle attuali 3.506, con una perdita di 1.432 strutture, pari a quasi il 30%. Anche il prezzo del latte è progressivamente calato, scendendo dal prezzo medio di 40,65 centesimi al litro del 2014 ai 36,78 dell’anno scorso, anche se il quadro negli ultimi anni è in miglioramento considerato che nel 2015 e 2016 (anni del passaggio dal regime delle quote latte al libero mercato) era sceso a 33,04, quando i costi di produzione superano i 42 centesimi.

In aumento invece la produzione di latte, che sale a quota 1.183.000 tonnellate contro le 1.179.000 tonnellate del 2017. A fare la parte del leone sono Vicenza, con 374.000 tonnellate prodotte e Verona con 304.000. Seguono Padova con 207.000, Treviso (164.000), Belluno (52.000), Venezia (48.000) e Rovigo (24.000).
“In questo momento il prezzo del latte non è malissimo, perché viene pagato 40 centesimi al litro – sottolinea Fabio Curto, presidente della sezione lattiero casearia di Confagricoltura Veneto -, ma il problema sono i contratti, che vengono stipulati sempre a breve termine, senza quindi dare stabilità e certezze ai produttori. Molti di questi contratti in primavera andranno ridiscussi e quindi non sappiamo se le industrie ci garantiranno ancora il prezzo attuale”.

Chiusura piccoli allevamenti incide sul presidio del territorio. Lodovico Giustiniani, presidente di Confagricoltura Veneto, osserva che “la produzione di latte in aumento sta ad indicare che, mentre stanno sparendo i piccoli allevamenti, quelli di dimensioni medio-grandi stanno cercando di strutturarsi ampliando le strutture e aumentando il numero di capi. Questo da un lato di traduce in una maggiore efficienza degli allevamenti, che cercano di tenere il passo con il mercato globale, ma dall’altro vuol dire perdere un po’ di presidio del territorio, che i piccoli allevamenti contribuiscono a garantire”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

Ambiente. Giovedì 14 marzo 2019 esplorazione nella laguna di Venezia dedicata al cambiamento climatico e alle misure di adattamento, partecipazione gratuita sino ad esaurimento posti

La Comunità Locale Wigwam della Città di Venezia e la Consulta Lagunare del Polo Nautico di S. Giuliano organizzano giovedì 14 marzo 2019 la prima esplorazione lagunare dedicata al cambiamento climatico e alle misure di adattamento. Si tratta di un’iniziativa aperta alla cittadinanza e con accettazione di adesioni fino a raggiungimento della capienza e che si comporrà di una parte “navigante”, di una di conferenza e di un convivio. Il tema generale sarà quindi: la laguna di Venezia è attrezzata per il cambiamento climatico? Cosa è stato fatto e cosa manca in termini di capacità di adattamento? 

Wigwam-Venice Resilience lab rappresenta il focus della comunità veneziana che promuove lo sviluppo solidale sostenibile offrendo occasioni per agire insieme, prima possibile con quello che c’è, e provare il piacere della collaborazione, a cittadini, istituzioni sociali, ambientali ed economiche, visitatori, professori, ricercatori, studenti, artisti, artigiani, e professionisti.

Il programma in generale prevede alle 13:30 l’imbarco alle Zattere Gesuati, per la gita navigante offerta dagli studenti dell’Università di Reims, cui farà seguito alle 19:00 a San Giuliano al Buffet “Ciò che Ciò”, offerto da Wigwam e dalla Consulta Lagunare. Richieste di adesione: ceccogio@gmail.com o con sms 335-1379177. Dalle 14:00 alle 17:30 escursione con motonave in laguna di Venezia e visita al MOSE con 34 studenti dell’Università di Reims. Il gruppo di studenti sarà accompagnato da: Jon Marco Church, Associate Professor (currently visiting fellow at the IUAV University of Venice), University of Reims Champagne-Ardenne IATEUR – BP 30 – 57 rue Pierre Taittinger – 51571 Reims Cedex, France www.univ-reims.fr

Tema della giornata: “Pathways of Adaptation to Climate Change”. Come è tradizione, in queste occasioni, oltre alla visita e alle spiegazioni per gli studenti,  si svolgerà un workshop a bordo con inviti a veneziani e veneti come occasione di incontro e confronto sui problemi della gestione sostenibile e solidale della laguna. In particolare, si parlerà della gestione del Mose in caso di crescita del livello del mare: limiti operativi, adattabilità e opportunità per la salvaguardia ambientale. Saranno presentati alcuni risultati modellistici delle possibili chiusure per livelli del mare crescenti ed alcuni potenziali utilizzi delle barriere mobili per la gestione ambientale della laguna (ricambio forzato delle acque in occasione di crisi anossiche, gestione di dispersioni di inquinanti, gestione della risospensione e perdita in mare dei sedimenti). Per lo sviluppo di questi temi saranno anche invitati il Provveditorato e il Consorzio Venezia Nuova affinché vi sia un contributo di valutazioni, cui seguirà un dibattito con domande e risposte. La visita al MOSE e il workshop sugli effetti del cambiamento climatico in laguna e sulla gestione delle barriere mobili si svolgeranno nelle lingue inglese e italiano.

Il programma nel dettaglio. Ore 14:00  – imbarco ai Gesuati Zattere e presentazione del Bacino di San Marco e del concetto di co-evoluzione di laguna e società/acqua e terra. Learning and Building with Nature: il ripristino delle strutture naturali biostabilizzanti. Ore 14:30 – visita in Arsenale alla controll room delle barriere mobili in arsenale ed al jack-up il mezzo di manutenzione delle paratoie. Ore 15:30 – trasferimento in bocca di Lido. Le trasformazioni storiche della bocca lagunare per consentire la navigazione: dalle garzine ai moli foranei, al Mose. Ore 16:00 – partenza per Lazzaretto Nuovo, Murano, Arsenale, Zattere. Provveditorato: Stato di attuazione del Mose. Con illustrazione ad opera dell’ing. Giovanni Cecconi degli effetti del cambiamento climatico in generale in Laguna e sulla gestione del Mose. Ore 17:00 – discussione e conclusioni della giornata. Ore 17:30 – sbarco alle Zattere. Dalle ore 19 alle ore 23, al polo nautico di San Giuliano (presiede e controlla i tempi un giornalista di WigwamNews o de Il Gazzettino). Ore 19:00 – Giovanni Cecconi – Linkman della Wigwam Local Community Città di Venezia e Direttore di Venice Resilience Lab | Lo stato di interramento della laguna media e i problemi associati alla navigazione in Laguna. ORE 19:30 –Roberto Mel– L’uso dei modelli matematici nella comprensione dei processi lagunari e nella progettazione delle soluzioni (in attesa di conferma). Ore 20:00 – Alessandro Sartori – Habitat e avifauna in laguna di Venezia, come riconoscerla? (in attesa di conferma). Ore 20:30 – Discussione conviviale. Ore 23:00 – Termine del workshop.

A questo evento faranno seguito nel corso del 2019 di altre 10 giornate dedicate ai problemi lagunari e ai metodi “win-win” per risolverli, normalmente collocate in ogni secondo o terzo venerdì del mese.

Fonte: servizio stampa Wigwam

Produzione salumi in Veneto, “Bechèr” porta al successo il gruppo Bonazza di Venezia

Crescita a doppia cifra per Gruppo Bonazza Spa di Venezia, che chiude il 2018 con un fatturato record di 50 milioni di euro e una crescita del 5% rispetto all’anno precedente. Di tutto rilievo la quota di Bechèr Spa, fiore all’occhiello della famiglia Bonazza, che registra un incremento del 3% e un ricavato pari a 34 milioni di euro.

Il gruppo. Dati che attestano l’efficacia delle strategie di business messe in atto negli ultimi anni dall’azienda e che pone l’accento sulla solidità di un gruppo imprenditoriale multibrand, che conta cinque stabilimenti dislocati tra le province di Treviso, Vicenza e Belluno, affermandosi così leader nella produzione di salumi in Veneto. Oltre a Bechèr, specializzata nella lavorazione della carne suina per la produzione di coppe, pancette, cotti ed arrosti, e Bonazza, specializzata nella produzione di wurstel, si aggiunge l’azienda di Perarolo di Cadore (BL) Unterberger acquisita nel 2013 per la produzione dello speck, oltre a Salumificio Vicentino specialista nella soppressa vicentina Dop.

Investimenti. Ad ampliare la capacità produttiva con nuove celle di stagionatura, è l’intervento completato ad ottobre presso il laboratorio di Ponzano Veneto (TV), che ha permesso di raddoppiare la produzione del comparto stagionato raggiungendo 1500 quintali a settimana, creando nuovi posti di lavoro nel territorio. Tra i prossimi obiettivi del gruppo, il potenziamento dei mercati esteri, che dimostrano già ottimi risultati in Portogallo, Canada, Polonia ed in particolare Gran Bretagna e Slovenia.“In pochi anni il brand ha fatto della ricerca e sviluppo di referenze sempre nuove il suo vero punto di forza ed oggi può contare su un’ampia varietà di prodotti privi di Ogm, derivati del latte e polifosfatisostiene Simone Bonazza, ceo di Becher spa – abbiamo inoltre investito sui mercati esteri, promuovendo il made in Italy nelle fiere di settore”. Nel vasto ventaglio prodotti proposti da Becher, la percentuale di insediamento nei vari canali distributivi si attesta per il 27% (+3%) a discount, 35% (+5%) Gdo, al dettaglio e ingrosso al 20% (+2%) e industria al 8%. Il Gruppo Bonazza nel 2017ha inaugurato Becher House, un ristorante dal look “industrial-vintage”, enoteca, birreria e caffetteria e che offre in degustazione i prodotti e le ricette più significative della tradizione culinaria veneta, rivisitate in chiave moderna dalla creatività dello chef, oltre ad un punto vendita. Il gruppo, che nasce nel 1955 a Venezia, è oggi gestito dalla famiglia Bonazza, Simone, Silvia, Samuele e Sara.

Fonte: servizio stampa Gruppo Bonazza Spa